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NAPOLI. «Vai
a darle un euro, vai».
Dal sito 'BOQBHF un video lancia
ombre su alcuni seggi delle primarie nei quartieri di Scampia, Piscinola e dell’area orientale. Una telecamera nascosta riprende episodi
di versamento di denaro davanti
ad alcuni seggi. La commissione di
garanzia è convocata per domani e
il video sarà acquisito dalla Procura. «Esamineremo il filmato – dichiara il procuratore aggiunto Alfonso D’Avino – premettendo che,
come si sa, non abbiamo alcun potere d’intervento per eventuali anomalie sullo svolgimento delle primarie che sono una votazione indetta da un’associazione privata.
Non risultano minacce, si tratterà
di valutare questo materiale».
Il consigliere comunale Antonio
Borriello, sostenitore di Valeria Valente dell’area Renzi-Giovani turchi (vincitrice con 13.419 voti rispetto ai 12.967 di Antonio Bassolino), è ripreso a San Giovanni a Teduccio dove la Valente vince 591 a
159. Nelle immagini Borriello consegna un euro a una donna. E ora ribatte: «Ho dato mandato ai legali
per promuovere querela nei confronti di 'BOQBHFche ha messo in
atto un’aggressione mediatica. Ho
dato un euro a uno o due cittadini
che sono andati a votare e l’ho fatto
davanti a tutti, non certo di nascosto».
Al seggio di Villa San Giovanni
la Valente vince con 300 voti contro i 45 di Bassolino. Nelle immagini arriva e saluta il capogruppo Pd
di municipalità Gennaro Cierro
che più tardi consegna denaro ad
alcuni votanti. E Cierro replica:
«Sto verificando gli estremi per adire le vie legali. Ero in presenza di sostenitori di Bassolino quando mi
hanno avvicinato persone che intendevano votare perché vicine a
me. Non avevano soldi, ho prestato
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le monetine per votare».
Altro episodio a Scampia, nel lotto T, dove alcune persone all’esterno invitano a votare Valeria Valente che raccoglierà 297 voti contro i
102 di Bassolino. Sempre a Scampia, in via Monte Rosa (dove Basso-
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lino prevale 292 a 177) il video riprende uno scambio di denaro all’esterno del seggio. Quinto episodio
a Piscinola (103 a 89 per la Valente) con uno scrutatore che esce dal
seggio e mostra un elenco di votanti a un uomo.
Tutte le immagini nelle prossime ore saranno esaminate dalla
Procura, ma Debora Serracchiani,
vicesegretario Pd, è tranquilla: «Se
le irregolarità saranno provate
prenderemo provvedimenti netti.
Nessuna circostanza può però inficiare l’esito chiaro delle primarie».
A parte Napoli (e il caso dei soldi), la minoranza del Pd considera
un «flop clamoroso» l’affluenza sia
a Roma sia a Trieste. È il segnale di
un’offensiva che verrà scatenata
anche nei prossimi giorni e conferma che la lotta interna prosegue.
Lo dimostra la lite feroce tra Rober-
to Speranza e il presidente del Pd
Matteo Orfini. Con scambi di accuse pesantissime. «Orfini non può dire che il calo sia dovuto alla mancata partecipazione dei rom e dei capibastone di Mafia Capitale. E’
un’offesa per chi non è andato ai gazebo chiedendo un Pd diverso», dice Speranza. Ribatte Orfini: «Sembra che Speranza abbia nostalgia
dei voti dei rappresentanti di Mafia capitale invece di sottolineare il
valore di un voto pulito». Per i bersaniani Renzi deve dire addio al
doppio incarico.
C’è comunque uno spazio scoperto a sinistra. Dove c’è già la candidatura di Stefano Fassina e dove si
affaccia il fantasma di Massimo
Bray, candidato di D’Alema. Ma
Bray adesso riflette e non è più sicuro di scendere in pista.
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ROMA.
Roberto Giachetti, si sente
un vincitore dimezzato?
«No. Ditemi voi chi sarebbe stato
in grado — dopo Mafia Capitale, la
vicenda Marino, la sinistra che boicotta i gazebo — di portare 50mila
persone a votare. È un risultato importante da cui ripartire».
In verità pare siano molti meno.
E nel 2013 furono più del doppio.
«Cambia poco se sono stati 45 o
50mila. I nostri sono numeri veri.
Tre anni fa furono gonfiati».
Non sarà il caso di fare anche un
po’ di autocritica?
«Girando la città palmo a palmo,
ho visto tanta gente scottata, delusa, arrabbiata. Ma siccome rispetto
a quanto successo in città in questi
anni non c’entro niente — le responsabilità sono da cercare, semmai,
in un certo Pd locale — lo dirò con
chiarezza: io sono uno onesto, soprattutto libero, da ex radicale abituato a fare scioperi della fame per
battaglie importanti. E Roma lo è».
Digiunerà anche da sindaco, magari contro Renzi, se non le darà
i soldi che Roma chiede da anni?
«Intanto apriremo un tavolo governo-Campidoglio su una serie di
questioni essenziali. E io mi farò
sentire. Sbaglia chi crede che siccome io e Matteo siamo amici, sarò un
burattino nelle sue mani: gli ho già
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detto tanti no. Non ho intenzione di
smettere».
A proposito di Pd romano cattivo, caccerà chi ha avuto ruoli nel
partito e in Campidoglio?
«Con me la stagione della guerra
per bande, delle correnti che spartiscono, è finita. Le liste saranno aperte e pulite, piene di persone per bene che con generosità si mettono al
servizio di Roma. Solo chi fra i consiglieri non ha ombre o scheletri
nell’armadio sarà ricandidato».
La aspetta una campagna dura e
lei ha già detto che non si dimetterà da vicepresidente della Camera. Come farà a conciliare?
«L’ho già fatto da candidato alle
primarie. Ho però chiesto alla Boldrini di non presiedere le sedute riprese dalla tv per non turbare la
par condicio. Mi sembra morale».
L’accuseranno di poltronismo.
«Già dato, ma come si è visto la
gente è interessata ad altro. A sapere come si risolleva una città da anni abbandonata a se stessa».
I pronostici però non sono favorevoli. Come pensa di ribaltarli?
«Parlando con le persone. Consapevole che si tratta di una sfida
enorme. Sei mesi fa la partita sembrava chiusa, Roma consegnata ai
5 stelle, ora i dati ci dicono che è tutta da giocare. Punto sul desiderio di
riscatto risvegliato dalle primarie.
Ma senza vendere fumo».
La sua è dunque una corsa sui
grillini e il voto di protesta?
«C’è tanta gente davvero incazzata che però vuol credere in una
storia nuova. Io andrò a cercarla casa per casa, se sarà necessario».
Che squadra sarà la sua?
«Vorrei che il giudizio dei romani
non si fondi solo sulla mia persona.
Perciò, prima del voto, annuncerò
sia gli assessori, sia alcune figure
chiave dell’amministrazione».
Il vicesindaco sarà una donna?
«Vedremo. Ma vi stupirò. Amo le
donne, avranno ruoli importanti».
Ai gazebo è mancata la sinistra,
l’alleanza si può recuperare?
«Io mi rivolgerò alla città e agli
elettori, non al ceto politico. Non farò accordi di palazzo con quanti per
mesi mi hanno deriso e insultato.
Un candidato di centrosinistra ora
c’è, chi ha voglia di unirsi a questa
sfida sarà benvenuto».
Non teme che Marino o l’ex ministro Bray possano decidere di
scendere in campo?
«Bisogna essere chiari. Noi abbiamo la possibilità di andare al ballottaggio e vincere. Loro no. Ma possono fare in modo che non ci arrivi il
centrosinistra. Un po’ come in Liguria. Spero solo che a Roma saremo
un po’ meno tafazziani».
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