Om Namah Shivaya | numero2luglio2012

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Om Namah Shivaya | numero2luglio2012
Om Namah Shivaya | numero2luglio2012
Semestrale di informazione dell’Herakhandi Samaj Italiano
Om Namah Shivaya | numero2luglio2012
Semestrale di informazione dell’Herakhandi Samaj Italiano
Parole del Guru
“Tenete a bada l’ego”
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Tratto da “International Haidakhandi Journal -n.5 - Inverno 2011-2012”
Tradotto da Giorgia
L’Herakhandi Samaj Italiano, questo sconosciuto!
Il Karmayoga dell’Ascolto
Om Namah Shivaya | numero2luglio2012
di Tulsa Singh
Notizie dai Centri. Cose fatte, cose da fare
Semestrale di informazione
dell’Herakhandi Samaj Italiano
La nascita di “Hairakhandi Love”
di Anandu Singh
Notizie dall’India
Cetra (Spring) Navaratri 2012 Haidakhan
Gruppo editoriale:
di Prem Das
Tulsa Singh
Giorgia Vigevano
Ramananda
Mahima
Satsang
Perché è̀ così importante trovare se stessi
in un momento come questo?
di Hari Krishna Doctor
Hanno contribuito
a questo numero:
Anandu Singh
Prem Das
Hari Krishna Doctor
Herakhandi Family
Ganga
di Giorgia Vigevano
Om Namah Shivaya | numero2luglio2012
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Parole del Guru
Parole del Guru
Tratto da “International Haidakhandi Journal -n.5 - Inverno 2011-2012”
Tradotto da Giorgia
“Tenete a bada l’ego”
Durante il Gurupurnima in Russia Shri Muniraj ha parlato degli Ashram:
Questo non è un concetto nuovo, gli ashram esistono da centinaia e migliaia di anni.
In tutte le ere (yuga) sono esistiti degli ashram. Per fare un esempio: se si vuole ottenere
la laurea, bisogna cominciare dalla scuola elementare e fare tutto il percorso per giungere all’università, ma è solo all’università che ci si può laureare. Quando si studia da
soli, si può anche non ottenere la laurea.
E’ buono essere sul sentiero spirituale, ricevere insegnamenti, fare pratica, japa e meditazione e studiare le scritture e i libri sacri. Si può fare da soli a casa propria ma è
solo in un ashram che si può ottenere il riconoscimento dagli altri per il servizio compiuto. Nell’ashram si compie un passo ulteriore. Capite ciò di cui sto parlando?
Ora parliamo delle differenze tra le persone: fin dalla nascita non pensiamo o sentiamo
le stesse cose, ognuno di noi ha pensieri differenti, diversi credi, convinzioni e punti
di vista. Per questa ragione è necessario che seguiamo lo stile di vita dell’ashram: perché
quando viviamo in un ashram ci focalizziamo principalmente sul Divino, ma dobbiamo anche lavorare, mangiare, pregare insieme agli altri e condividere con essi.
Non è possibile che tutti abbiano gli stessi pensieri e le stesse idee. Anche in politica
esiste l’opposizione. Quando facciamo qualcosa e siamo osteggiati, non è un male
perché abbiamo la possibilità di imparare e questo ci aiuta a migliorare noi stessi. Il
bene ed il male procedono di pari passo. Questo tipo di opposizione non è nuovo, è
stato presente in tutte le ere.
La cosa più importante è tenere a bada l’ego. Quando l’ego si riscalda le differenze
aumentano, solo a causa dell’ego. Nel passato si sono combattute molte guerre a causa
dell’ego. Allo stesso modo verranno le guerre atomiche, a causa dell’ego …… Nel
momento stesso in cui provate rabbia o giudicate un altro, guardate prima voi stessi
e considerate quanti errori avete compiuto. Notare gli errori e le debolezze degli altri
è la cosa più semplice ed invece è così difficile vedere i propri errori. E’ così facile parOm Namah Shivaya | numero2luglio2012
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Parole del Guru
L’Herakhandi Samaj Italiano, questo sconosciuto!
[Sezione dedicata all’informazione sull’HSI, curata da Tulsa Singh]
lare e così difficile fare qualcosa. Potete avere centinaia di pensieri nella mente, ma
non vi aiuteranno. Dovete fare qualcosa, realizzare qualcosa! E’ molto facile criticare
gli altri, che stanno facendo qualcosa di buono, ma se vi mettete alla prova vi renderete
conto di quanto sia difficile mettere in pratica e realizzare qualcosa.
Il Karmayoga dell’Ascolto
“La Verità è Uno” (Babaji)
Nell’estate del 2007 Paolo faceva parte del Direttivo del Samaj Italiano e insieme a
Ram Lota che era presidente, propose di organizzare a Cisternino durante l’estate due
giorni di confronto fra tutti i devoti di Babaji per affrontare in qualche maniera l’alto
livello di conflittualità presente nella Comunità dei devoti. Il Samaj diede a Tulsa
Singh, cioè a me che scrivo, il compito di organizzare e condurre questo lavoro. Io
organizzai i due giorni in otto unità di lavoro di un’ora e mezza ciascuna, due la mattina e due il pomeriggio. I temi principali erano la sensibilizzazione all’ascolto interpersonale, la gestione del conflitto e l’appartenenza.
Diedi a questo lavoro collettivo il nome di ‘Karmayoga dell’Ascolto’, per mettere l’attenzione sul fatto che per karmayoga non bisogna intendere solo azioni fisiche come
spostare pietre, ma anche azioni mentali come ascoltare l’altro mettendosi dalla sua
parte senza pregiudizi, cercando di comprendere le sue buone ragioni. Per qualcuno
quest’azione di spostare le pietre mentali che ci impediscono di accettare le persone
così come sono, e le cose così come accadono, risulta molto più faticosa che spostare
massi pesanti.
Fu un momento molto forte che costrinse tutti a riflettere sulla realtà relazionale che
i devoti di Babaji avevano creato nel tempo, sulle loro relazioni sia a livello di singoli
sia a livello di gruppi di appartenenza (gli ashramiti, quelli che vivono intorno all’ashram, i milanesi, quelli di Croce Mandir, i neri, i bianchi ecc.), e mise le basi per
un modo di rapportarsi orientato all’accettazione della persona, alla valorizzazione
delle differenze e delle peculiarità che ognuno porta con sé, all’appartenenza al tuo
gruppo senza maturare aggressività e rifiuto verso gli altri gruppi e infine alla possibilità
di viversi senza conflitti interiori il sentirsi appartenente a più gruppi.
Dopo l’esperienza chiesi ai partecipanti di mandarmi qualcosa di scritto su quel momento e su quello che era loro successo dopo quel lavoro. Questa riflessione era un’ocOm Namah Shivaya | numero2luglio2012
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casione per chi aveva partecipato di mettere a fuoco il senso dell’esperienza, fissandola
con le proprie parole.
Ho sempre pensato che un giorno sarebbe stato utile confrontare gli scritti che mi
erano arrivati e dare una mia restituzione a tutti su questa esperienza di crescita collettiva. Per il bene comune era necessario cominciare a riflettere e meditare sulle cose
che venivano fatte, per non correre il pericolo di diventare bigotti e\o settari. Così nei
mesi a cavallo fra il 2007 e il 2008 ricevetti via mail alcuni commenti scritti che ora,
a distanza di più di cinque anni, vorrei condividere con tutti.
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vamo lo svolgersi dei fatti. Guidati da Settimo con abilità gli individui si sono confrontati in modo molto diretto ed efficace.
(Questo lavoro, che ha preso buona parte del tempo consisteva in un’esercitazione ad ‘acquario’, in cui veniva messo al centro un sottogruppo legato ad una particolare luogo o
centro di Babaji. Il resto dell’assemblea osservava in silenzio come questo sottogruppo interagiva. Questo lavoro dava un’immagine reale dei sottogruppi cui i devoti di Babaji si
sentivano appartenere)
Ho ricordi positivi di tutta la serie d’incontri. Sentivo l’attenzione e l’interesse crescere
tra tutti noi. L’ultima sessione credo che abbia messo a nudo un fattore essenziale per
I feedback
Paolo mi scrisse una lunga lettera, di cui riporto alcuni stralci in cui ripercorreva
l’esperienza.
“Sono stato il promotore di questa iniziativa. Ramlotha era appena tornato carico
di benedizioni da Herakhan e si era ritrovato scoraggiato nei soliti conflitti cistranesi, così gli proposi l’idea di una serie di incontri, con Settimo come focalizzatore
e guida.
Ero incuriosito e contento che la cosa fosse stata accolta, convinto che non ci sarebbe
stata certo una soluzione radicale all’intricata matassa di relazioni ‘patologiche’ della
valle, ma almeno avremo potuto sciogliere qualche nodo.
Ho un buon ricordo della mattinata iniziale (…) Ognuno di noi, secondo le indicazioni di Settimo (dividersi a un coppie e raccontarsi un lila), aveva dovuto raccontare
al vicino un lila che gli era capitato con Babaji. Così ho ascoltato l’incontro di Lele
con Babaji, una storia interessante che non conoscevo (… )
Poi siamo andati avanti (…) seguendo un filo che inizialmente era una tematica di
base scelta a priori e poi è diventata un’associazione libera.
Parlare d’altro che non i soliti problemi pratici, mi ha fatto sentir bene, ho percepito
anche l’innalzamento dell’umore e dell’energia del gruppo ed una certa euforia.
Siamo andati avanti nelle sedute seguenti isolando al centro del gruppo un altro piccolo gruppo formato via via dai componenti dei sottogruppi presenti, tipo quelli che
hanno una qualche responsabilità nell’andamento dei centri o quelli che fanno parte
della comunità specifica dei residenti della Bhole Baba City di Cisternino. Questi piccoli gruppi venivano guidati nelle loro relazioni interne e tutti noi all’esterno seguiOm Namah Shivaya | numero2luglio2012
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me. Non a caso mi sono ritrovato a confrontarmi con Susan, una nuova arrivata nel
gruppo di gestione. Certe peculiarità sue cozzavano apertamente con il mio senso pratico e forse per stanchezza o per senso d’impotenza mi sono spazientito per l’impossibilità di farmi capire in cose assai semplici.
La fine della seduta è stata segnata dall’intervento di E. G. che (…) si è scagliata malamente sul gruppo e su tutto il movimento accusandolo di ogni nefandezza nei suoi
confronti. Alcuni estranei sono intervenuti a dir la loro e la magia sembrava essersi
definitivamente rotta. (…) Lì, devo dire, ho avuto un attimo di scoramento e il dubbio
che tutto fosse stato vano. Non nascondo che ho anche pensato di aver avuto un’idea
idiota nel proporre gli incontri. (… )
Poi ho sentito che l’uscita allo scoperto di F. faceva parte del gioco e nonostante il dolore e la rabbia ho accettato la cosa.
A conti fatti il gruppo ha tenuto bene e sostanzialmente l’esperimento è riuscito.
Ricordo bene il confronto Susan-Shakuntala che mi è sembrato chiarificatore di una
situazione lunga e difficile ed altri assai interessanti.
Non è mancata qualche ondata di umorismo a condire fortunatamente le sedute. (...)
Credo che questo genere d’interventi sia prezioso, e il fatto che ci sia una persona
come Settimo che sappia guidare il complesso gioco di gruppo sia una fortuna.
Ho percepito una volta in più che le dinamiche interne all’ashram sono le stesse da
trent’anni. E questo non perché siamo rimasti fermi al palo, ma perché i meccanismi
di crescita delle persone all’interno di un ashram sono gli stessi per tutti.
I nuovi arrivati devono passare attraverso gli stessi giochi e per molti ancora pare non
esserci via d’uscita: anche se sono lì da anni stentano a comprendere la cosa. L’identificazione nei ruoli, nell’ego spirituale, porta inevitabilmente a personalismi, scontri
e conflitti. Con Babaji era la stessa cosa, però la Sua presenza rappresentava una soluzione continua ed anche un continuo perpetuarsi, attraverso i suoi lila micidiali, delle
medesime situazioni. Ogni nuovo arrivato doveva passare per le stesse dinamiche.
Se per la crescita personale occorre attraversare questi inferni credo che il nostro compito come gestori di centri spirituali sia di garantire per lo meno il buon funzionamento del ‘contenitore’ e poi succeda quel che deve. Il problema è che spesso i ‘gestori’
sono contenuti da un gioco più grande ed anche loro sono messi alla prova. Per quanto
riguarda Cisternino, l’esistenza di una forte comunità esterna all’ashram determina
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una costante critica e giudizio nei confronti sia di chi lavora nell’ashram, sia di chi lavora per l’ashram e sia di chi vive lì attorno e non fa un cacchio per nessuno. Una
specie di serie di scatole cinesi che complicano esponenzialmente le cose.
Le sedute con Settimo hanno confermato una volta di più che occorre non dar peso
alle voci. La forza che ognuno può trovare nel vivere in una comunità è paradossalmente
la forza che gli viene dall’essere un individuo solo e autosufficiente spiritualmente e
psicologicamente. Invece per molte persone la comunità diventa il capro espiatorio per
i propri fallimenti personali ed è fonte di frustrazioni e disillusioni continue.
(… )Per me il bilancio è super positivo e dato l’incremento delle presenze e dei problemi in valle, mi auguro che l’esperimento abbia un seguito.”
Ramananda mi scrisse questa mail di cui prendo alcune parti.
“Ricordo la concentrazione, una linea di fuoco e luce che passando attraverso il nostro
corpo, la nostra psiche, ci aiutava a vedere, non solo ascoltare. Ascoltare implica anche
altri sensi oltre all’udito, oltre alla concentrazione del capire razionalmente.
E’ come se venissero fuori le branchie. Il centro dell’attenzione si sposta sull’altro, su
quello che vuole comunicare. Il nostro ego sparisce. L’energia apre i sensi.
Le persone vivono momenti di grande disagio. Dicono a volte cose, ma vorrebbero
comunicare altro. La luce bianca passa attraverso la perfetta metà longitudinale del
mio corpo. L’ego è intrappolato. Si può quindi andare totalmente all’ascolto del vero
messaggio.
Le persone vivono momenti di grande disagio.
(…) Quello però era il limite del gruppo e in fondo abbiamo dato considerazione ad
uno al di là di tutto. Ognuno sa che potrà averne in egual modo e misura. E la dimostrazione è stata subito dopo con la deliziosa E.G. e il giorno seguente con fratello F.
(… )
Ho visto che ti sei giocato tutto nel rendere questo gruppo un vero gruppo. Mettendo
anche in discussione tutto quello che era stato fatto fino a lì. E insomma un rimbalzo
c’è poi stato anche su Villa. Anche se siamo maggiorenni e vaccinati ancora forse dobbiamo scartavetrare un po’ di follia indotta. E il miglior scartavetro che conosco è il
karma yoga.”
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Rambrosi mi scrisse: ”Quello che emerge per prima era una sensazione piacevole di
stare tutti, o quasi tutti, insieme senza dover decidere, valutare, discutere ecc. sulle
solite vicende ashramitiche e con le solite reazione quasi standarizzate. Stare insieme
come persone -e non come devoti con un certo sforzo di profilarsi, che ovviamente è
(anche) un mio problema.
E infatti questo relazionarmi con gli altri con gli occhi e il cuore aperto mi ha aiutato
a sciogliere un altro po’ le mie vecchie mura di difesa e di realizzare che io sono come
te e tu sei come me, cioè che siamo tutti solo esseri umani. E in questo senso mi sono
potuta avvicinare di più agli altri grazie al tuo seminario.
Nello stesso momento questo processo di umanizzazione, che sto vivendo coscientemente dal Gurupurnima dell’anno scorso, mi sgancia interiormente dal movimento
dei ‘devoti’ perché comincio a sentire tutti gli altri uguali come essere umani. “
Padam mi scrisse:
“Per me ci sono due livelli d’impressioni, uno è il ricordo, l’altro è l’effetto, latente o
visibile che sia.
Il ricordo è una piacevole sensazione di verità, o meglio, di voler essere, di avere piacere
di essere in verità, non una verità polemica e violenta, sbattuta in faccia per colpire,
offendere e (fondamentalmente in tutto) difendersi, ma una verità cercata per sentire
l’altro più vicino, per avere un incontro di cuori. Tant’è che ho vissuto anche dei momenti molto commoventi, ho visto Paolo commuoversi alle parole di Satya, quando
l’anno scorso li ho visti scontrarsi violentemente, sono venute fuori tante cose di
ognuno, le amarezze, le delusioni, le aspettative, siamo tornati tutti molto bambini.
Penso che cose del genere sono veramente un miracolo…
Per Croce, la sessione che abbiamo affrontato mi ha permesso di inquadrare alcune
cose molto importanti, naturalmente ne abbiamo parlato in alcuni satsang.
Gli effetti immediati penso che tutti li possiamo testimoniare, dal modo di porci rispetto
all’aggressione di quella donna di cui non so il nome, e all’intervento sconnesso di F., al
quale nonostante tutta l’inutilità e la dannosità dei suoi gesti, continuo a voler bene.
L’effetto che ora vedo su di me, almeno a prima vista, è che le riunioni con gli altri
fratelli non sono più una litania sconnessa, ma il piacere di sentirci vicini in verità e
rilassatezza, vedendo uno scopo comune di là dagli egoismi.”
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Lalla Meregaglia mi scrisse:
“…io ti sono grata per aver condotto con tanta professionalità e pazienza delle persone
ritrose a parlare dei loro sentimenti davanti a un pubblico silenzioso sì a parole, ma
probabilmente “carico” di tensioni accumulate e probabilmente già esternate in più
occasioni. Il fatto che i partecipanti riuscissero ad ascoltare ha reso la tua fatica un
successo: questo forse non era ancora capitato tra i devoti e la sensazione mia è che
più di un seme di cambiamento sia stato messo nella terra scelta da Babaji.”
Ricevetti anche qualche scritto con tonalità più pessimistiche come i due seguenti.
Enzo mi scrisse:
“Ho partecipato con interesse alle sessioni sul Karma Yoga dell’Ascolto(…) Devo dire
che il lavoro che hai fatto con noi è stato molto interessante (…. ) Purtroppo questo
lavoro, come le precedenti volte, si ferma nel momento in cui rimaniamo da soli.
Anche ultimamente ho assistito a degli scontri verbali soltanto perché uno vuole prevalere sull’altro, senza ascoltare. Nell’ottica di una crescita collettiva posso dire che
ben poco si riesce a mettere in pratica di quanto si apprende con te …”
Filippo mi scrisse:
“In breve direi che il gruppo mostra tante lacune e i diversi livelli di coscienza che
creano diverse prospettive e visioni del mondo tendono allo scontro e non siamo capaci di integrarle. Potremmo dire che a Cisternino ci sono situazioni particolari ma
la situazione di Cisternino pesa anche sul Samaj Italiano e certe dinamiche distruttive
paiono ormai croniche. Tutto può cambiare, almeno idealmente, (…)”.
Restituzione
Sono passati cinque anni da quei due giorni d’intensa esperienza e il seme dell’Ascolto
è germogliato ed è cresciuto, almeno all’interno dell’organizzazione dei devoti di Babaji. Quest’organizzazione oggi è formata da una associazione madre, il Samaj Italiano; quattro associazioni figlie, Herakhandi Samaj Cisternino (HSC)in Puglia,
Centro Spirituale di Pace Herakandi (CSPH) in Piemonte, Herakhandi Samaj Croce
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L’Herakhandi Samaj Italiano, questo sconosciuto!
Notizie dai Centri. Cose fatte, cose da fare
Mandir (CM) in Campania, Herakhandi Samaj Love Center (HLC) in Umbria; in
aggiunta a queste associazioni esiste la Fondazione Bhole Baba in cui confluiscono
le donazioni e le proprietà. Questi enti sono gestiti da gruppi che s’incontrano periodicamente e che lavorano bene insieme con un buon livello di ascolto e di partecipazione. Anche le assemblee dei soci sono occasione di scambi stimolanti in un
clima di rispetto reciproco.
A completare il quadro ci sono altre quattro associazioni chiamate amiche gestite da
devoti di Babaji e che potrebbero col tempo diventare affiliate: Hanuman Center in
Sardegna, Il loto Blu in Lombardia, Herakhandi Nidhi Center in Umbria, Centro
Lord Sada Shiva in Piemonte.
Oggi l’organizzazione dei devoti di Babaji raccoglie così nove associazioni e una Fondazione tutte orientate sempre di più ad un lavoro sociale di integrazione spirituale,
al di là di ogni tipo di diversità, per la crescita di un sentimento di fratellanza umana.
Sono questi fatti concreti che dimostrano come il seme dell’Ascolto sia germogliato e
abbia messo radici e, con la grazia del Signore e la guida sapiente di Muniraji, stia ora
dando i suoi frutti.
Molto c’è ancora da fare, ma ad ogni incontro si rinnova quel senso di unità che tiene
unità la famiglia di Babaji da più di trent’anni. Ieri buona parte del direttivo del Samaj,
che è formato attualmente da15 persone, era presente all’incontro che si è tenuto all’Herakhandi Nidhi Center: è stato un incontro molto bello e produttivo in cui ci
siamo confrontati con temi fondamentali, temi che rappresentano l’anima del nostro
movimento e che saranno il tema del prossimo articolo che scriverò in questa sezione
dedicata al Samaj Italiano.
“
Realizzare l’Uno attraverso l’azione è Karma-yoga,
attraverso il cuore è Bhakti-yoga, attraverso la mente è Jnana-yoga.
Questi yoga non sono forse le tre dimensioni della Verità?
Tulsa Singh
La nascita di “Hairakhandi Love”
di Anandu Singh
Nel 1986 in India nel deserto del Rajastan ero in preghiera e chiesi al Grande Spirito
Babaji di dirmi cosa dovevo fare nella vita, la risposta fu: “Torna in Italia, apri un centro in mio nome e fai nascere una creatura.”
Tornato in Italia, squattrinato e senza una compagna, il giorno di ferragosto del 1987
ero nell’ashram di Cisternino e ricordai le parole di Shastriji nel momento dell’istallazione della murti nel tempio: egli disse a tutti che questa rappresentazione della divinità aiutava a realizzare ogni desiderio spirituale.
Così mi recai in preghiera davanti alla murti e chiesi alla madre di ricordarsi delle parole di Babaji e del programma che aveva per la mia vita.
Scesi lungo la strada che porta al refettorio dell’ashram e dall’altra parte della strada
vidi una donna davanti al kutir del Baba e stranamente la vidi in astrale incinta mentre
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Notizie dai Centri. Cose fatte, cose da fare
Notizie dai Centri. Cose fatte, cose da fare
la voce interiore mi diceva di non preoccuparmi “E’ incinta di te”, ed io mi chiesi che
scherzo stesse combinando il Baba, poiché non la conoscevo affatto.
Mi sedetti al refettorio e vidi arrivare questa donna che si sedette di fronte a me, dopo
tre mesi esatti Aliana, la mia compagna rimase incinta. Ho scoperto poi attraverso
i libri dei Givaudan che le anime s’incontrano tre mesi prima dell’atto fisico del concepimento.
La creatura che Babaji mi aveva preannunciato è nata il giorno del Gurupurnima; il
suo gioco divino funziona come un orologio svizzero.
La nostra unione e il nostro amore erano il canale attraverso il quale il centro stava
per manifestarsi.
Alcuni mesi dopo Babaji mi riappare in meditazione dicendo “ Questo è il momento,
vai ed acquista questo luogo per l’ashram!”; in quel momento, però, avevamo solo
debiti, ma le vie del Signore sono infinite.
Il giorno dopo parto alla ricerca di questo luogo carico di speranze, arrivo a Pietralunga
e la seconda casa che vedo con un sensale m’ispira, chiudo gli occhi e quando li riapro
Babaji appare sull’unico pezzo di tetto rimasto nel rudere dicendomi:”Questo è il
luogo, questa valle si riempirà di persone e lavorerete nel nome di un unico essere superiore, Baghwan”.
Nel 1995 Shri Muniraji inizia la Murti di Sri Haidakhandeswari a HAIDAKHAN, e
quando gli chiediamo il nome del centro, si volta verso Ganga ed in hindi le chiede
come si dice Prem in italiano e quindi dice “Hairakhandi Amore” e poi dice ancora:
“Chiamalo Love così lo capiscono tutti”.
Nel gennaio del 1996 nella notte del mio compleanno, sogno di volare in piena libertà,
senza confini osservando l’infinito con un’unica direzione. Ad un certo punto questa
pace viene interrotta da un grande aereo che solca il cielo a distanza a grande velocità,
sento di andargli incontro ed entro nell’aereo come se fosse di pura energia, vedo un
posto libero, mi accomodo. Dopo qualche ora l’aereo atterra nella sacra terra, la Madre
India. In lontananza osservo un grande tempio e sento subito di entrarci, mi ritrovo
innanzi ad una lunga fila di devoti. Cantano i bhajan a Shiva, mi metto in fila in
attesa per ricevere il darshan da qualcuno che non riesco a vedere per via della folla di
devoti che ho davanti e sento provenire un immenso Amore. Mi trovo poco dopo innanzi a Guruji Shri Muniraj con accanto Shastriji innanzi al tempio dedicato a Shri
Babaji. Mi lancio ai suoi piedi, mentre mi alzo, colmo di beatitudine estatica, il guru
mi mette una mano sulla colonna vertebrale, dalla nuca al coccige svariate volte, come
un Padre con suo figlio. Mentre guardo il suo volto profondo come l’oceano, mi dice:
“Benedizioni per te e per tutta la tua famiglia, verrò a benedire il vostro centro.” Un
mese più tardi arriva un aerogramma dall’India di Shri Muniraj scritto esattamente
l’8 gennaio, il giorno del mio compleanno, ancora lo conservo come un cimelio devozionale del guru e con mia incredulità leggo: “Benedizioni a te e a tutta la tua famiglia, verrò a benedire il vostro centro.” Eravamo tutti testimoni delle siddha
spirituali del nostro maestro silenzioso ed inondati dal suo Amore. Sei mesi dopo sono
andato a prendere Guruji con Ganga ed altri devoti indiani a Pagialla e con lui a
bordo, la macchina appena partita si trasforma in una bella astronave, persino il motore si fa più silenzioso per rispetto di quella solennità, finalmente mi sono sentito
accettato per quello che sono dentro e non per quello che rappresento nel mondo.
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Notizie dai Centri. Cose fatte, cose da fare
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All’arrivo a Villarosa, Muniraji è felicissimo, riconosce qualcosa
di familiare nell’atmosfera, le montagne, il suono del fiume.
I devoti lo aspettano suonando i bhajan sul piazzale ed appena scende gli viene posta al collo una mala di fiori ed in
quel tratto di strada che divide il parcheggio dall’ashram,
Guruji si guarda intorno e sorridente mi dice per tre volte
“You are a very lucky man”.
All’aarti della sera Shri MunirajI sprizzava di gioia, un altro
tassello si stava unendo al grande mosaico di Babaji, Hairakhandi
Love stava per nascere, erano passati dodici anni da quando Babaji mi era apparso
dicendo di costruire un centro in suo nome. All’indomani eravamo in duecentocinquanta persone a celebrare la venuta del Maestro e per molti era il primo incontro
con un Santo Uomo.
Scendendo al dhuni per iniziarlo, Guruji si sofferma ad osservare l’architettura del
dhuni ed il Sangam creato dai tre torrenti che scorrono a valle e si incontrano diventando un fiume. Il dhuni doveva essere acceso per la prima volta dal maestro, non appena il fuoco si sprigionò venne coperto da così tante offerte che non si riusciva a
vedere la persona accanto, tutti piangevano, si stropicciavano gli occhi ma lui, estatico,
seduto da grande yogi, non ha versato una lacrima, anche un bambino avrebbe visto
la differenza tra tutti noi immersi nella nostra valle di lacrime e lui oltre la gioia ed il
dolore, immenso come una montagna, presente nell’unire il cielo alla terra.
Alla fine della cerimonia Muniraj disse a tutti che il fumo dello yajna cura e tutti coloro che avevano problemi alle vie respiratorie sarebbero stati curati. Molte persone
hanno avuto la possibilità di incontrarlo personalmente e di avere risposta alle loro
domande.
Al tempio, più tardi, Muniraj fece alzare lo Shastra indiano che disse: ” Questo
luogo non si chiama solo Hairakhandi Love ma in questo ashram vive l’amore di
Haidakhan”.
Un grande bandhara celebrò la fine della cerimonia.
Grazie, grazie, grazie Shri Muniraj Gurumaharaji.
Sono passati sedici anni da quella iniziazione del centro, tanta gente è passata da questo
luogo, è nato come Healing Center in cui ci siamo presi cura degli esseri umani che
per la maggior parte non avevano mai conosciuto Babaji, con gli anni è sempre più
diventato ashram, con le puje che si eseguono regolarmente da residenti nel centro;
in questi anni è cresciuto un gruppo che ha formato un consiglio direttivo che presiede il centro e siamo entrati nel Samaj con l’intento di portare il nostro contributo
alla crescita del movimento di Babaji.
Ora una nuova fase sta nascendo, è importante fare un altro salto di qualità, unirsi
non solo per pregare o festeggiare, ma vivere insieme dedicando la vita alla crescita
interiore, all’armonia, a Babaji, unendo spirito e materia organizzandosi a vivere insieme con un’altra modalità, le strutture sono state create per poter accogliere questa
fase, ora l’energia sta lavorando per creare veridicità umana nei rapporti, per fare questo passaggio non basta essere devoti, ma avere un obbiettivo comune ed una frequenza di comunicazione che sia legata non alla protezione di se stessi ma all’unione,
l’amore.
Lavorare, avendo una propria responsabilità ed indipendenza economica, cantare e
suonare e crescere insieme, chiunque senta proprio questo può partecipare a questo
progetto comune.
Uno dei pochi voti che ci ha lasciato il Baba è il voto dell’unione e questo è il grande
lavoro che sta cercando di fare il Samaji Italiano.
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Notizie dall’India
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di Prem Das
E’ certo che i trascorsi mesi invernali sono stati molto tristi ,
per noi figli di Herakhan Baba, e ci hanno lasciati attoniti e
provati.
La malattia di Sri Muniraji e la dipartita di Ganga sono stati
una dura prova. Io e Vasanti abbiamo atteso Guruji al Suo
ritorno dalla Thailandia accudendolo per oltre un mese. Vorrei
potervi dire che questa è stata una delle esperienze più profonde della mia vita ma questo mi risulta difficile poiché lo
stato mentale in cui mi trovo è uno spazio di silente vacuità
dove non esistono concetti. La capacità di Guruji di danzare fra la terra e il cielo è
incredibile; passare dalla sofferenza fisica ed emotiva, al totale donarsi a noi, è stupefacente, il tutto immerso in un silenzio frastornante fatto di ore
ed ore a guardarLo sulla Sua poltrona con lo sguardo lanciato
in una dimensione a noi straniera. Allora il Suo essere
umano e terreno, dalla lacrima che gli scende sul viso, all’
essere goloso come un bimbo, mi è veramente apparsa
come un mimetizzarsi. La Sua essenza Divina ha demolito
la mia mente, che di colpo mi è apparsa come un territorio
arso da un’esplosione nucleare. Il senso di tutto ciò mi è sco-
nosciuto e confesso che mi ha fatto stare male ma un pensiero è cominciato a sorgere
piano piano dalle macerie: “così è”. Tutti i nostri tentativi di essere bravi, coesi, attivi,
pratici e produttivi, regolarmente disattesi, fino a disobbedire al nostro stesso Guru,
forse sono lo stato nel quale proprio Lui ci vuole. Slegati, vaganti e frastornati ma
pronti a scattare. Sì, credo che sia così, Babaji ci abbia messo in stand-by, soldati di
un esercito disastrato all’apparenza ma pronto a tutto, specialmente a buttare il cuore
oltre l’ostacolo, come solo noi italiani sappiamo fare. Tutto ciò in attesa che Lui decida
di tornare fra di noi.
Il mese di febbraio è trascorso fra alti e bassi, verso Shivaratri è sembrato che Guruji
avesse veramente imboccato la strada del pieno recupero per poi, invece, peggiorare
rapidamente come le nostre aspettative finchè un giorno, inaspettatamente, Guruji
ha deciso di tornare in ospedale più che altro per controllare che le decine di farmaci
che ingeriva gli fossero veramente di beneficio. In quel momento nessuno di noi pensava che Muniraji avrebbe avuto la forza e la salute di partecipare al Novaratri a Herakhan, cosa che poi è avvenuta regolarmente e che per me è stato un vero miracolo.
A Herakhan, intanto, fervevano i preparativi. In Gufa side è cresciuto, rapido come
un fungo, il Kutir del nuovo Babaji, proprio di fianco al Dhuni, maestoso ed impo-
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Notizie dall’India
Notizie dall’India
rimasti indifesi dalle strane energie egoiche che regolarmente danzano attorno alle
grandi anime come Sri Muniraji.
All’arrivo a Haldwani di sua nipote Paola, è stata aperta la Sua stanza e tutte le sue
cose sono state poi distribuite un po’ a tutti durante il Novaratri, come ricordo e
ultimo dono di un’ anima grande di cui non ci dimenticheremo mai.
Trascorso Novaratri è partito il progetto di ristrutturazione del tetto del Mandir di
Chillianoula, coordinato da Phullsing e tuttora in corso. A proposito di ciò, durante
un silenzioso pomeriggio Muniraji mi ha spiegato come mai questo lavoro si era reso
necessario: la ragione era nella fretta con cui era stato costruito la prima volta, 33 anni
orsono, con un direttore dei lavori molto speciale, Babaji stesso. La ditta specializzata
nella costruzione di templi fu messa sotto una tremenda pressione da parte di Babaji,
che ogni giorno presenziava i lavori, spingendo gli operai e il capomastro in particolare
ad accelerare i lavori, costringendoli a lavorare notte e giorno. Sri Muniraji e molti
altri non capirono la ragione di tutto ciò fino al giorno seguente il completamento
dell’opera quando, il capomastro, tornato finalmente a casa, morì colpito da un infarto
fulminante; chiaramente Babaji sapeva cosa sarebbe successo e credo che oltre il completamento dell’opera prima della morte del capomastro, Baba abbia voluto aiutarlo
a completare il meritevole accumulo di karma, con la costruzione di un luogo sacro.
Questo è il motivo per cui il tetto è durato “solo” 33 anni.
Come ultima considerazione di questo inverno in India vorrei cercare di descrivere
l’incredibile ondata di amore che è confluita attorno a Guruji in questo periodo: da
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Fotografie da: http://www.planetbabaji.com
nente, con una grande kirtan hall al piano terra e la camera di Babaji al piano superiore. Gorhari, nel mentre, era impegnatissimo con la Sua nuova Murti: una betoniera
con motore a scoppio nuova di zecca con la quale ha costruito, in men che non si
dica, nuovi muri di protezione dalla piena monsonica, sia in Gufa che a Fakirabad.
L’attesa per l’inizio di Novaratri è trascorsa in maniera inusuale, con il dubbio sulla
presenza di Guruji e senza sapere quante persone avrebbero partecipato alla celebrazione, poiché erano saltate tutte le comunicazioni per la mancanza di Ganga e a causa
delle condizioni di Guruji ma già una settimana prima dell’inizio si è capito che Herakhan sarebbe stata piena di devoti felici e benedetti dalla presenza di Sri Muniraji.
Guruji non ha preso parte a nessuna Puja e Havan ma la Sua presenza fisica è bastata
per ispirare e aiutare tutti noi a concentrarci nella preghiera.
E’ incredibile come Muniraji sia riuscito a ricreare una sorta di “normalità” nonostante
tutti i problemi trascorsi. Due giorni prima dell’inizio di Novaratri , le ceneri dell’amatissima Ganga Ram, sono state affidate al Gotami Ganga con una Puja alla quale
ha preso parte praticamente tutto l’ashram; molte lacrime si sono aggiunte alle acque
cristalline del fiume ma la consapevolezza del
gioco Divino ha aiutato un po’ tutti ad accettare la realtà. Ganga non è più fra noi fisicamente e la voragine lasciata dal suo Samadhi
va ben oltre la gestione materiale delle mille
cose che lei faceva: è sembrato quasi di essere
Notizie dall’India
Satsang
Perché è̀ così importante trovare se stessi
in un momento come questo?
di Hari Krishna Doctor
“
tutto il mondo, da tutti i Suoi devoti, ha vibrato l’energia costante di un supporto
che va decisamente oltre l’attaccamento al Guru. Sono rimasto stupito, leggendo a
Guruji le tantissime mail che arrivavano ogni giorno di come, in realtà, siamo quasi
tutti consapevoli di trovarci al cospetto di un essere straordinario, centro di un mandala divino apparso su questa terra per tutti noi, per il nostro progresso spirituale e
per la nostra liberazione.
Much love
Premdas
La sola rivoluzione è l’amore tutte le altre sono solo rivolte
J. Krishnamurti
Durante i periodi di grande cambiamento l’umanità si trova di fronte a nuove sfide
ed è costretta a sviluppare nuove capacità per affrontare le prove implicite in ogni trasformazione. Appare chiaro a tutti che stiamo attraversando un periodo in cui la crisi
non è soltanto
economica, politica ed ecologica, ma coinvolge aspetti profondi della psiche collettiva.
Da diversi decenni leggiamo che si attende una grande crisi, una rivoluzione che scuoterà tutto il pianeta per ristabilire giustizia armonia e un nuovo modo di vivere. Di
quest’argomento parlano grandi saggi e scienziati la cui opinione merita grande rispetto. Essi indicano soluzioni positive che partono dall’individuo stesso, permettendoci di riconoscere che il nemico da sconfiggere non è esterno a noi. Per questo non
dobbiamo farci confondere da quei complottisti deliranti o da ufologi paranoici che
diffondono maggior confusione e paura, senza proporre soluzioni costruttive. Paradossalmente anche loro svolgono, inconsapevolmente, l’utile compito di accelerare
l’inarrestabile processo in corso. E’ evidente che una società in cui ogn’uno è trincerato
nel suo ego, in cui il dio danaro domina, rinforzando l’egoismo e l’avidità che inevitabilmente producono speculazione e corruzione, non può funzionare a lungo. E’
come se l’uomo, schiavo dell’emisfero cerebrale sinistro, prigioniero del pensiero razionale basato sull’io e sul mio, avesse perso la visione d’insieme e l’interdipendenza
di tutti gli esseri. Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, ha fatto venire i nodi al
pettine e ha reso possibile che un numero sempre maggiore d’individui prendesse coscienza della situazione globale. L’uomo stesso è causa dei mali della società e solo un
risveglio interiore dell’individuo può condurre ad autentici cambiamenti. Per questo
il processo di autoconoscenza, di trascendenza dell’io e di realizzazione del sé è indi-
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Satsang
Satsang
spensabile per trovare il coraggio e la forza per affrontare questi momenti difficili senza
essere travolti dall’ansia collettiva. Lavorare su noi stessi e sviluppare la consapevolezza
non frammentata dal pensiero (usando il pensiero solo negli gli ambiti in cui è indispensabile senza divenire schiavi del servo) è un bisogno urgente dell’uomo d’oggi.
Al contrario fuggire la realtà e cadere nelle illusioni e nelle paure dell’ego può condurre
alla catastrofe. Solo lo sviluppo della coscienza potrà far sì che questa rivoluzione conduca all’emergere di un mondo migliore e del Nuovo Piano di Coscienza. E, in questo
senso, la crisi che stiamo attraversando è invero un’opportunità positiva e necessaria.
Oltre vent’anni fa, prima dei grandi scandali della politica, prima delle torri gemelle
e della crisi economica, (per non parlare del terremoto che proprio in questi giorni
ha ferito tanto fortemente la mia terra natia distruggendo le vestigia degli antenati),
iniziavo la prefazione del mio primo libro, Il Respiro dell’Anima, con queste frasi che,
lette oggi, mi paiono particolarmente appropriate al momento che stiamo vivendo.
In questa nostra epoca l'uomo è di fronte ad un autentico bisogno di trovare sé stesso e di
controllare la mente per potersi confrontare con un mondo in rapido cambiamento che attraversa una crisi profonda. La ricerca di sé, che era prerogativa dei saggi, è ora divenuta
necessità vitale di tutti. Tale ricerca si presenta difficile per la generale confusione delle ideologie, l'inflazione dellinguaggio (sempre più parole che dicono sempre meno) e per la mancanza di sicuri punti di riferimento. Il grande sviluppo tecnologico del mondo Occidentale
e il progresso dell'uomo in molti campi è contraddetto dalle tragedie del Terzo Mondo che
toccano la coscienza dell'umanità tutta. Drammi individuali e sociali affliggono tutti i
paesi ed è possibile ipotizzare che la situazione si possa ancor più deteriorare, se si andrà
avanti di questo passo. Pare stia avendo luogo una grande lotta tra forze evolutive e forze
involutive. E' dovere di ogni uomo intervenire affinché le negatività attuali non prevalgano,
infatti è possibile presagire un mondo positivo solo qualora fossero le forze costruttive insite
nell'uomo a prevalere. La trasformazione come tutti i saggi insegnano parte dall'uomo stesso.
Molti individui, anche tra coloro che sono in posizione di "potere", paiono impotenti di
fronte all'incalzare di processi distruttivi e degenerativi ed incapaci di promuovere efficaci
rimedi. Si va diffondendo la sensazione d'essere in balia di forze che conducono verso pericoli
ancor più grandi, in un futuro prossimo, e il potere delle organizzazioni della malavita
provoca già una guerra all'interno degli stati. Nello stesso tempo molte manifestazioni positive fanno sperare in un mondo migliore. Si può notare il risveglio di una nuova coscienza
nei confronti della natura ed è ora più realistico sognare che gli ideali di un governo mondiale possano un giorno realizzarsi, liberando il pianeta dalle guerre. Esperienze umane e
scoperte scientifiche e tecnologiche, dimostrano che esiste un fermento evolutivo ricco di speranza. Secondo alcuni studiosi della psicologia del profondo proprio in tempi di trasformazione e caos l'uomo viene a trovarsi nelle condizioni ideali per prendere più rapidamente
coscienza di sé e dell'anima. Purtroppo nel materialismo imperante della cultura dei consumi, la religiosità, intesa come rapporto con il mondo interiore e come contatto intuitivo
con livelli superiori dell'essere è raramente presa in considerazione. Essa o viene considerata
una superstizione che non può sopravvivere di fronte all'illuminismo razionale, oppure,
tranne rare eccezioni, viene presentata solo a livello mentale che non conduce ad autentica
"trascendenza" e "rivelazione". A volte si considera un'ideologia trascurando il suo effettivo
rapporto con la vita, oppure, al contrario, si considera buono solo ciò che si può valutare in
termini materiali. Ma è nel campo interiore, non raggiunto dalle scienze e dalle filosofie
materialistiche, che da sempre l'uomo si trova a dover affrontare le realtà psichiche, e cioè
l'essenza stessa della sua coscienza e consapevolezza. E' certo questa la direzione in cui muoversi per trasformare noi stessi e trovare quelle risorse che ci permetteranno di agire correttamente nel mondo e collaborare al bene. Solo un cambiamento della coscienza dell'uomo
e la realizzazione dell'armonia da parte di ogni individuo può risolvere la problematica
ecologica, politica, sociale, psicologica e spirituale degli abitanti del pianeta.
Un certo grado di autocoscienza, va di pari passo con la salute psichica, indispensabile al
successo in ogni campo, da quello affettivo, a quello del lavoro e alla relazione positiva con
il reale che ci permette di godere della vita. La condizione mentale dell'uomo è generalmente
uno stato di grande confusione, tanto che la salute psichica appare spesso un ideale, anche
per gli individui cosiddetti "sani". Per ottenere vero equilibrio interiore e trovare il sentiero
che ci conduca a un più chiaro rapporto con la nostra coscienza, dobbiamo "prenderci in
cura". Abbiamo bisogno di trovare un giusto atteggiamento e avere efficaci strumenti per
sanarci. Essi ci sono necessari per sconfiggere la confusione, il condizionamento e giungere
all'autoconoscenza e alla liberazione che potranno concretizzarsi in una vita sana e felice.
Ognuno è responsabile della propria pace interiore, aspetto sostanziale se si vuol essere in
grado di creare e amare. Solo questo potrà produrre la pace individuale e collettiva.
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La trasformazione del mondo inizia con la trasformazione del Sé
Satsang
Herakhandi Family
Herakhandi Family
di Giorgia Vigevano
L’International Haidakhandi Journal viene pubblicato due volte all’anno ed è alla sua
quinta uscita. E’ a cura di Rob e Gaby, una coppia di devoti inglesi. Il Journal è sostenuto anche da Alok Banerjee in India, da Gayatri Devi e Lok Nath in America e da
Raghuvir. Viene pubblicato sul sito internazionale dell’Hairakhandi Samaj www.haidakhandisamaj.org e viene spedito in cartaceo in tutto il mondo. Ogni numero
affronta un diverso argomento sul quale i devoti di tutto il mondo sono chiamati a
intervenire. L'ultimo numero è stato dedicato anche al ricordo della nostra amata
sorella e amica, Ganga.
Ganga
di Giorgia Vigevano
Nella Herakhandi family lo scambio di informazioni si è infittito
quando, pochi mesi fa, Shri Muniraj è stato ricoverato per problemi al cuore; le comunicazioni
dall’India erano diventate giornaliere, ma proprio quando la salute
di Guruji stava migliorando, ecco
giungere dall’Italia nuove e sconvolgenti notizie su Ganga, nostra
amica e sorella, fedele servitrice
del Maestro per tanti anni: la sua
salute era irrimediabilmente compromessa ed era giunta prematuramente la sua ora di lasciare la
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Herakhandi Family
Herakhandi Family
veste terrena.
Kanta racconta:
“Durante la luna piena del 9 gennaio 2012, la nostra
amata Ganga è stata accompagnata dalla sua famiglia
naturale, la famiglia di Babaji e gli amici di lunga
data, con rispetto e immenso amore, nel suo cammino
fuori dalla vita terrena……… Molti simboli significativi hanno accompagnato il suo viaggio di ritorno a Babaji. Ha lasciato il corpo lunedì 9 gennaio, la prima luna
piena dell’anno 2012. Lunedì nel calendario indiano è dedicato
a Shiva e nove è il numero sacro. Durante gli ultimi giorni della sua
vita Settimo le ha letto i nove capitoli della Bhagavad Gita. La sera della sua morte, nove
membri della famiglia di Herakhan si sono trovati per cantare i bhajan per lei...
… Ha passato i suoi ultimi giorni in coma in un ospedale a Milano. C’era sempre qualcuno al suo fianco. Si dice che quando una persona è in procinto di morire possa trovare
difficile lasciarsi andare mentre si trova insieme agli amici più cari e ai membri della famiglia e forse è stato lo stesso per Ganga: Moti Ma, la sua sorella spirituale che ha camminato accanto lei nella vita, è rimasta al suo capezzale la domenica sera, e il lunedì
mattino fino al pomeriggio.
Solo quando Moti Ma è stata
sostituita da altri amici per un
breve intervallo, Ganga ha lasciato il corpo…
Ecco, dunque, la testimonianza di Moti Ma:
“Sono appena tornata da Milano. Questi ultimi sei giorni
sono stati così intensi ed è stato
così bello stare con la mia
amata Gangaji e con tutti i devoti che hanno saputo darsi amore e conforto
a vicenda e ne hanno dato molto anche a me.
Lunedì 9, il giorno del suo passaggio, ci siamo
trovati in nove la sera a casa di Lalla per cantare i bhajan per lei. Ci ha aiutato a calmare
un po’ il dolore perché sentivamo lo spirito di
Ganga presente in mezzo a noi.
La mattina seguente Bhawani, Patrizia e Bernadette
le hanno messo un sari bianco e le hanno profumato
il corpo. Phull Singh le ha fatto il Chandan e le ha
messo della Vibhuti sulla fronte.
Sembrava pacifica come
una dea e una vera
santa. Siamo tutti convinti che Shri Muni
Raj ji sia venuto per
riceverla e portarla direttamente da Babaji.
Sicuramente è in pace.
Siamo noi che soffriamo,
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mi manca cooooooosì tanto – è impossibile descriverlo…
...Ieri si è tenuta la cerimonia del funerale in chiesa a Gavirate, la sua città
natale… L’atmosfera era carica
d’amore, e tristezza per noi e felicità
per la sua pace. Per favore date il mio
amore e la mia gratitudine a Guruji.
Ha fatto un lavoro così grande per la
mia amata piccola grande sorella. Ho
timore di venire a Haldwani senza
Ganga. Non riesco ad immaginarlo.
Certe volte non mi sembra vero, desidero che non sia vero e invece…”
Kharku, accorso ai piedi del Guru,
scrive attingendo alle profondità del
suo cuore:
“Muniraji è rimasto molto in silenzio
e profondamente in preghiera nelle ultime due settimane dopo l’operazione.
Era concentrato su Ganga, la sua famiglia, i suoi amici e su tutti noi che
siamo stati in contatto con lei. Non mi
sento libero di dire troppo ma so che
Lui l’ha seguita passo dopo passo sulla
strada, durante la sua malattia e durante il passaggio e anche dopo il suo passaggio. Lui e
con Lui tutti noi abbiamo perduto una Cara Sorella, una devota ricca di dedizione, amore,
devozione e forza con la volontà e la capacità di servire Muniraji e tutti noi, come offerta
al Divino Babaji.
Oggi Ganga Ram celebra la sua puja; i suoi resti mortali diventeranno cenere che sarà portata al Gotama Ganga fra qualche tempo, per essere immersa nel fiume sacro da cui lei ha
preso il nome e per tornare a fondersi nel mare della coscienza. Jai Ganga Mata ki jai!
E’ circondata dalla famiglia e dagli amici. In tutto il mondo i devoti di Babaji pregano
per il suo viaggio e ricordano i momenti vissuti con lei e come lei sia riuscita a toccare la
loro vita, la vita dei nostri amici, come abbia servito Muniraj sempre al posto giusto,
sempre pronta, e come sapeva cantare…..!”....
“…Gangaji è stata mia amica, la mia confidente, la mia amante, la mia Sorella Guru;
abbiamo condiviso il servizio a Muniraji e poi, rispondendo alla chiamata, è diventata la
sua devota ideale. Sempre, e dico sempre, era lì, pronta – fino all’istante in cui ha perso
conoscenza non ha smesso di chiamare me e gli altri, per controllare consigliare e pregare
per il nostro amato Shri Muniraji.
Anche dopo il suo Passaggio è venuta da me, dolcemente e con gentilezza, per prendersi
cura del nostro amato Guruji. Ganga si è occupata di Muniraji in modi in cui molti di
noi non sarebbero in grande di fare, mostrando un amore e una devozione da cui dovremmo tutti sentirci ispirati. E’ stata la sua pujarini, la sua guardiana e la sua infermiera.
Ci sapeva accogliere vicino al Guru e, contemporaneamente, tenerci a distanza. Serviva
noi servendo Lui, preparava la nostra puja, cantava l’Arati e i bhajan ed è diventata parte
delle nostre vita e della vita dei nostri figli... Ha servito con tutta la sua energia, tutto il
suo cuore, tutta la sua volontà, desiderando l’Amore, desiderando di immergersi nel Divino
in lei, cercando una comprensione più profonda e la libertà dalle cose del mondo. Per
favore ricordatela nella preghiera, fate che la sua devozione
vi ispiri sempre.”
Kanta ricorda: “Una volta Ganga mi ha raccontato che era stata a Gangotri, la sorgente
della sacra Ganga, nell’Himalaya. Le ho
chiesto di raccontarmi la sua esperienza e
mi ha detto che l’unica cosa che aveva desiderato alla presenza di quegli imponenti
ghiacciai era stata: “Signore, voglio stare
vicino a te.”
Ci manchi tanto, Ganga, ma sappiamo
che ora sei insieme a Babaji e risiedi nella
Luce, cara amica, sorella, compagna!
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