Libano: racconti dal "fronte", concorso letterario per i militari

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Libano: racconti dal "fronte", concorso letterario per i militari
Libano: racconti dal "fronte", concorso letterario per i militari italiani
Domenica 10 Febbraio 2013 20:42
Le testimonianze dei soldati del contingente che prende parte alla missione UNIFIL.
Roma, 10 feb - ''Io sto vivendo in Libano, non sto facendo semplicemente una missione'': lettere
da un "fronte" che, fatte salve le esigenze di sicurezza per l'impegno in zona operativa, si rivela
ricco di umanità, scambi culturali e frammenti di vita vissuta. Accade in Libano, dove i militari
del contingente italiano che prende parte alla missione multinazionale Unifil dell'Onu, hanno
partecipato ad un concorso letterario indetto dal comando con l'obiettivo di ''cogliere il senso di
partecipazione e di coinvolgimento del soldato italiano impiegato nella missione''. L'iniziativa è
stata patrocinata della Società Dante Alighieri, organizzazione internazionale promotrice della
diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo che ha donato dei libri a tutti i
partecipanti. La stessa società presenterà gli elaborati al ''Premio Energheia'' giunto in Italia alla
diciannovesima edizione. ''Ti sembrerà paradossale, eppure - scrive il Capitano Anna Polico,
autrice dell'elaborato classificato al primo posto, intitolato "Il mio Libano"' e rivolto idealmente al
padre - star qui mi fa sentire incredibilmente bene. In questo paese, che mi affascina e mi
rapisce, tra questa gente che lotta per cercare di ricominciare con un'identità nuova e più forte,
tra gli occhi, pieni di speranza, di bimbi che imparano, giorno per giorno, a sorridere di nuovo e
donne che ascoltano quello che ho da dir loro con il volto rapito di chi segue un film affascinante
e lontano dalla loro realtà mi sento viva, tremendamente viva e fortunata''.
''C'è dolore e rassegnazione, ma tanta voglia di cambiare, di chiudere un passato tragico e
guardare avanti. C'è amicizia, ospitalità ma ancora tanta paura. Vorrei essere all'altezza di tutto,
vorrei non stancarmi mai di donare sorrisi, vorrei non dover valutare quale strada poter
percorrere: mi piacerebbe non aver limiti in questo paese incantevole'', prosegue l'autrice del
raccontro "Il mio Libano". Al secondo posto si è classificato il primo caporal maggiore Luca
Piscitelli, con "Walid", toccante testimonianza di un incontro con un bambino libanese che da' il
nome al racconto. Un evento abituale per le pattuglie italiane in missione ma che in quel caso
provoca un ritardo provvidenziale che salva tutti i componenti del gruppo da una frana. ''I miei
coetanei si ostinano a pensare, con qualche leggerezza, che la vita di un giovane militare sia
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fatta soltanto di caffè, cellulari e sigarette. Non è così! Il senso della vita - scrive - è tutto nei
valori nei quali credi: l'amicizia, la solidarietà, la consapevolezza di agire per un bene comune,
superiore ai piccoli interessi privati. L'orgoglio di partecipare a una missione di pace mi
ammansisce, mi fa vincere la struggente nostalgia del mio paese, mi restituisce il senso di
appartenenza ad una piccola comunità che persegue un nobile scopo: la pace!''.
Dopo essere stato improvvisamente abbracciato dal bambino, ''accarezzai la sua testa come un
padre fa con il figlio, fu un gesto istintivo, lui mi guardò e sorrise. Esisterà anche un istinto
paterno, a fronte di quello materno? Forse sì, se guardo alla spontaneità del mio agire in questa
circostanza'' Il ''piccolo e piacevole contrattempo mi ha tenuto lontano dai compagni,
apparentemente senza una giustificazione plausibile''. ''Sono, in pratica, solo - si legge nel
racconto - quando sento un frastuono, come di qualcosa di pesante che impatti al suolo. Il
bambino, forse spaventato, s'allontana. Quasi non me ne accorgo, preoccupato per il fragore
appena udito. Volgo lo sguardo dalla parte dalla quale è provenuto e mi accorgo che il boato è
causato da un fenomeno qui abbastanza frequente''. ''La pioggia degli ultimi giorni - spiega - ha
provocato l'ennesimo smottamento. Massi enormi sono disseminati ai lati della strada,
precipitati proprio nell'area in cui è previsto il nostro stanziamento per la giornata''.
''Per poco che ci fossimo spostati - è la testimonianza - avremmo avuto la frana addosso. Così,
in seguito, ho fatto credere di essere stato fortunato a sentirmi male proprio nel momento del
disastro. I miei compagni di squadra considerano una felice occorrenza il mio supposto malore''.
''Terminate le operazioni di sgombero quando ormai è sera, liberato un passaggio per ristabilire
la viabilità a una corsia, messa in sicurezza la zona, ritorniamo alla base. Sono molto stanco,
ma ciò non mi impedisce di fare una piccola ricerca sul web''. ''Digito su un motore di ricerca la
parola ''Walid''. Tra i risultati spunta quello che le assegna il significato di ''nuova nascita''.
Sorrido perche' effettivamente mi sento rinato. Non saprò mai quale sorte toccherà a Walid, se
è vero che così si chiama. Mi piace pensare che sia stato il suo abbraccio a salvare la mia
squadra dall'imminente frana. Il pensiero mi mette allegria. I bambini, tutti i bambini ci
salveranno dai disastri. Magari loro saranno più saggi di noi. Sebbene sia solo una speranza,
l'idea mi accarezza e mi concilia il sonno. Ora - è la conclusione del racconto del sottufficiale
italiano - sono di nuovo a casa perchè mi sento come protetto dall'abbraccio di Walid''.
Il Capo di Stato maggiore della Difesa visita i militari in Libano
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