Uovo sodo

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Uovo sodo
Uovo sodo
Dal punto di vista della qualità nutrizionale, l’uovo sodo rappresenta la peggiore modalità di
preparazione di questo alimento, in quanto lo si sottopone per un tempo troppo lungo ad una
temperatura elevata, in un mezzo acquoso. Oltre i 120° C è inevitabile la formazione di solfuri, la
cui presenza viene evidenziata da un colorito verdastro, facilmente identificabile dopo aver tolto il
guscio. Questi solfuri hanno un notevole grado di tossicità per il fegato e rendono difficilissima la
digestione dell’uovo. Per limitare questo inconveniente, il fuoco deve essere tenuto al minimo
durante la cottura, in modo che l’acqua non arrivi alla temperatura di 100° C.
L’impegno epatico ai limiti della tossicità, le proteine denaturate e imbibite di acqua, nonché lo
zolfo ed il contenuto di iodio e ferro, fanno di questa modalità di impiego dell’uovo una delle più
intense stimolazioni della funzionalità tiroidea.
L’uovo sodo è controindicato nelle patologie epatiche e colecistiche, in alcune forme di
gastralgia, nella stitichezza cronica. Al contrario, insieme al formaggio, può essere utile per
coagulare la massa intestinale nelle dissenterie. Sarà pericoloso in soggetti francamente ipertiroidei
o che hanno una tiroide tendenzialmente iperfunzionante.
L’uovo sodo è molto utile in alcune precise situazioni cliniche, ma è anche un alimento “difficile”
per la sua complessità digestiva, per cui va impiegato con attenzione, dopo una valutazione accurata
delle condizioni generali del paziente.

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