I Sonetti lesbici di Sanja Sagasta

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I Sonetti lesbici di Sanja Sagasta
Ricerche slavistiche 12 (58) 2014: 129-146
JANJA JERKOV
I SO!ETTI LESBICI DI SANJA SAGASTA
Tra i fenomeni più interessanti della contemporanea civiltà croata figurano alcune espressioni di letteratura omosessuale e queer, che hanno visto la luce in seguito alla rottura traumatica del discorso dominante prodottasi nell’aprile del 2003 con il primo Queer Zagreb Festival ideato da un giovanissimo Zvonimir Dobrovi!.1
Solo un anno prima il Gay Pride che aveva tentato di sfilare per le
vie della capitale era stato accolto da violente manifestazioni di ostilità nonostante che ad esso avessero preso parte, a sostegno di quella
componente discriminata della popolazione croata, alcuni esponenti
della classe politica di allora: il Ministro degli Interni "ime Lu#in con
i parlamentari Furio Radin, Vesna Pusi! e $ur%a Adle&i!. Poiché tuttavia nel mondo globalizzato è molto difficile fermare un processo
di massa quando si avvia, anche il Movimento di Liberazione Omosessuale croato2 costituisce oggi una realtà. Prima di diventarlo, i gay
croati si sono dovuti, però, misurare con un doppio tabù: da un lato,
quello rappresentato dal monolitismo di un’autorappresentazione nazionale che ha fatto leva su un ruolo molto specifico della nazione,
quello di antemurale christianitatis (realizzatasi, in particolare, nella
forma del cattolicesimo militante), rivestito dalla Croazia nei lunghi
secoli della contrapposizione fra Occidente europeo ed Oriente otto-
(1) Una sintetica e agile ricostruzione in lingua italiana degli esordi del Queer
Zagreb Festival si legge in N. Mer#ep in Il Queer Zagreb Festival e la letteratura
queer croata, “eSamizdat”, VI (2008 ), pp. 167-181.
(2) Le sue lontane origini sono riconducibili alle prime organizzazioni Lila inicijativa, fondata nel 1989 per coordinare l’azione delle attiviste lesbiche e LIGMA
(Lezbijska i Gay-Men Akcija) del 1994. Si tratta, però, di gruppi che, a causa delle
difficili congiunture nelle quali hanno dovuto operare, non hanno lasciato una traccia sensibile nel tessuto sociale del paese.
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mano e islamico;3 dall’altro lato, dal portato di un pluridecennale sistema totalitario che, in quanto tale, ha sempre diffidato di ogni forma di individualismo e di violazione della norma e ostacolato di fatto, quando non represso, la germinazione di spazi di pensiero alternativo. Con la conseguenza che, mentre nell’Occidente i movimenti
gay e lesbici apertamente si organizzavano per essere riconosciuti come nuovi soggetti politici, negli anni ’70 gli omosessuali croati erano ancora avvolti da una impenetrabile coltre di silenzio, nonostante
che, anche in Croazia, i rapporti tra individui dello stesso sesso venissero nel 1977 formalmente derubricati dal codice penale. Emblematico in questo senso è il più volte citato imbarazzo che a distanza di
molti decenni continua a circondare la vicenda del presunto legame
sentimentale intercorso ai tempi della guerra partigiana fra Vladimir
Nazor e Ivan Goran Kova!i", scrittori entrambi cari alla pubblica opinione croata per non aver esitato a schierarsi a rischio della propria
vita contro gli invasori nazi-fascisti in anni di grandissima incertezza per il futuro della nazione.
Secondo quanto abitualmente si ritiene, la situazione in Croazia avrebbe cominciato realmente a cambiare dopo che negli anni ’80 il
dilagare dell’epidemia di AIDS ha imposto la necessità di avviare anche in quel paese un’efficiente campagna di prevenzione sanitaria, nel
corso della quale gli omosessuali sono stati per la prima volta ufficialmente menzionati, sia pure insieme a prostitute e tossicodipendenti.
Il fatto è che, come ogni nominazione, anche quella croata, ha prodotto effetti nel reale e reso dunque possibile che la campagna sanitaria
si trasformasse in occasione di presa di coscienza della propria identità omosessuale da parte di gruppi gay auto-organizzatisi.
Con lo scoppio della guerra civile nel 1991 la questione della liberazione omosessuale ha però subito un’importante battuta di arresto
poiché il paese, impegnato in un estremo quanto disperato sforzo per
la salvaguardia del proprio territorio, ha ceduto alla lusinga di un’autorappresentazione “forte”, nutrita di elementi di integralismo reli(3) In Serbia l’identificazione dominante si è specularmente costruita sull’immagine di un paese “proud, orthodox, strong, slave of a God, ready to die for faith”, B.
Stojanovi", Queer Resistance to Militarism, in The Malfunction. Ed. By M. Pua!a.
Belgrade 2007, pp. 9-10. Malfunction traduce l’originale serbo Kvar, che consuona
con Queer.
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gioso e di intollerante etnocentrismo, che ha avuto ripercussioni negative sul modo di considerare qualunque “diversità”. Probabilmente tale sfavorevole congiuntura ha contribuito a far sì che la comunità lesbica croata continuasse, ancora nel 2004, a mobilitarsi in piccoli gruppi non interessati a far legame sociale tra loro.4 Come anche
al fatto che il dibattito in Croazia sulla decostruzione dell’identità sessuale sia naturalmente approdato a una confutazione dei presupposti
etnici sui quali la nuova identità nazionale è stata edificata. Nelle parole di G. Bosanac e Zv. Dobrovi!:
The patriotism of gay activism is a struggle for the civic definition
of national identity, which is still trying to find its place as much in
national culture as in human rights. National identity that a priori
limits human rights is unacceptable. Given that the rights of sexual
and gender minorities are still very much limited, it is no surprise that
the struggle to enhance the scope of these rights still depends in the
destabilisation of exclusively ethnic identities.5
(4) “The lesbian community operates in small closed groups. They are highly
stratified and do not allow for mixing of different social classes, professions, or social
ranks in general. Within the current scene, most lesbian women have no interest in
feminism or lesbian human rights. Political activism is not what the average young
woman in the lesbian community has on her mind. Being interested primarily in
sexual activity, they often absorb the sexism and machismo of the wider society”,
The Continuum Complete International Encyclopedia of Sexuality. A completely updated one-volume edition. New York 2004, p. 248. La voce Croatia è stata redatta
da un collettivo di autori: A. "tulhofer, V. Hir#l-He!ej, $. Mrk#i!, A. Kora!, P. Hoblaj, Iv. Ivkanec, M. Mamula, Hr. Tiljak, G. Buljan-Flander, S. Sagasta, G. Bosanac,
A. Karlovi% e J. Mimica.
(5) G. Bosanac, Zv. Dobrovi!, Gejevski aktivizem kot domoljubno dejanje, in Ugrabljena ljubezen/ Oteta ljubav/ Abducted Love. Priro%nik za pouk o domoljubju/
Priru%nik za nastavu gra&anskog vaspitanja/ Workbook for the teaching about civic
education. Uredila / Urednica / Edited by Tanja Petrovi%. Ljubljana 2011, p. 124. Merita di essere qui segnalato che, proprio grazie al Movimento omosessuale, questo
stesso dibattito identitario si è arricchito in Serbia di decise note antimilitariste. Ciò
che è realmente in gioco nelle discussioni è un’idea di società civile che rigetti gli ideali eroici della grande tradizione epica balcanica, ancora produttivi in molti discorsi
identitari: “To be gay, during the nineties, meant to be a traitor, social garbage, responsible for all evil in the country. Homosexual identity was an instrument for political disqualification. More or less this kind of disqualification exists in Serbian political life even today. But, during the War, the strong resistance toward all kind of hatred, violence, crimes, militarism, nationalism, racism, hate speech and very engaged
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Per tutte queste ed altre ragioni in Croazia non ha potuto svilupparsi
un dibattito analogo a quello che nei primi anni ’90 ha preso piede nel
resto del mondo fra i sostenitori di un queer c.d. teorico (affermatosi
negli USA, di ispirazione foucaultiana) e i sostenitori di un queer c.d.
esperienziale, irriducibile al primo (nella scia di pensatori come M.
Wittig, Guy Hocquenghem e, da noi in Italia, M. Mieli e nel quale gli
aspetti performativi prevalgono sugli aspetti teorici). Soprattuttto per
ciò che concerne la produzione letteraria, il queer croato si è nella sostanza mantenuto entro i limiti di un/dei discorso/i LGBT, laddove –
in situazioni diverse – i due discorsi si sono distanziati e anche di molto.
È questa la ragione per cui, dopo un tentativo di dar vita a una letteratura propriamente queer con la pubblicazione di storie come le
Poqueerene pri!e edite dalla casa editrice Domino nel 2004,6 è come
letteratura omosessuale che il discorso LGBT si è eminentemente realizzato in Croazia nello specifico di due raccolte poetiche: Igre ljubavi i ponosa (1998) e Sapfino ogledalo (2005) della scrittrice Sanja
Sagasta, che è stata la prima a dichiararsi scrittrice lesbica.7 Di Sapfino ogledalo fa parte il breve ciclo di Lezbijski soneti, composto da
4 sonetti intitolati ciascuno a una stagione dell’anno (Prolje"e ‘Primavera’, Ljeto ‘Estate’, Jesen ‘Autunno’, Zima ‘Inverno’) più un
quinto – caudato – dal significativo titolo di Plus otpadni!ki sonet
(‘Più un sonetto di scarto’).
Prolje"e
Smrt svemira je ra!anje papira
Nakon zime ostaje topla slatka krv
Da pri"a i pi#e satiru mira
Kako je svijet ljigav beski"men crv.
Vanjski je privid taj crv #to cvate
political activism and work in this field, came from queer people. Queer people used
the experience of being oppressed to show their solidarity to new victims, mostly discriminated for their national and religious identity”, B. Stojanovi$, Queer Resistance
to Militarism, cit., pp. 9-11.
(6) Ad esse faranno nel 2007 seguito le Queer bajke, anch’esse pubblicate dalla
casa editrice Domino.
(7) S. Sagasta, Sapfino ogledalo. AGM, Zagreb 2005.
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Bez cvije!a i raspjevanih leptira
I bez povorki snova da vas prate
Bez "ene u no!i koja vas dira
Probudit !ete se same ostavljene
U crvljem svijetu polugole izlo"ene
Tijelom i o#ima i nebom u$kopljene
%arkom bojom crvenih boja ismijane
Okovima za svoje kose okovane
Zbog lezbijstva na kri" razapete.
[Primavera // La morte del cosmo è nascita della carta / Dopo l’inverno
resta il caldo dolce sangue / Per raccontare e scrivere la satira del mondo /
Di come il mondo sia un verme viscido e invertebrato.
È un’apparenza esteriore questo verme che fiorisce / Senza fiori e farfalle
che cantano a squarciagola / E senza stuoli di sogni ad accompagnarvi
/Senza una donna di notte che vi tocchi
Vi sveglierete da sole abbandonate / Nel mondo verminoso esposte
seminude / Nel corpo castrate e negli occhi e nel cielo
Schernite per il colore ardente dei rossi / Incatenate con catene ai propri
capelli / Crocifisse in croce per essere lesbiche.]
Ljeto
U svim godi$njim dobima tjeskobe
Dok vrijeme zatvara neumoljivo krug
Dok nam nevidljivosti kosti drobe:
Ti si samo moj osun#ani vilinski lug,
Pijesak more svjetlost crne kose trava.
Na sprudu moje lezbijstvo je umorno
Pa u tvom naru#ju sigurno spava:
Ljubavi krug je iza nas, sve sumorno
Preobu#eno je u smisao voljenja!
Dvije zagrljene "ene morske stijene
Smiju se tom ciklusu postojanja,
Jer prkosimo vremenu, svakoj su$i
I ki$i, zimi i ovom zlu, poretku
Dajemo boje, a duge na$oj du$i.
[Estate // In tutte le stagioni dell’angoscia / Finché il tempo chiude
inesorabile il suo cerchio / Finché le invisibilità sbriciolano le nostre ossa; /
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Tu sei soltanto il mio assolato boschetto di vile
Sabbia mare luce dei capelli neri erba / Sulla duna il mio lesbismo è stanco /
E nel tuo abbraccio dorme sicuro: / Il cerchio dell’amore è dietro di noi,
tutto il fosco
È rivestito del senso dell’amare! / Due donne abbracciate, rupi marine / Se
la ridono di questo ciclo dell’esistenza,
Perché sfidiamo il tempo, ogni siccità / E alla pioggia, all’inverno e a
questo male, all’ordine / Diamo colori, e arcobaleni alla nostra anima.]
Jesen
(u duginim bojama)
Ta opet uzalud nas Bog opominje dugom
Nakon silnih ki!a nismo sprali rat
A sljepo"a nam caruje zlom tugom
Koljemo se i dok otkucava nam sat.
Ima ih mnogo koji ne vide boje
#to nam ih nebo posla da istkaju mir
Jer ljudi su slijepi. Dajem o$i moje
Svijetu, time bacam ih u rije$ni vir.
Bojte se vi jednoumnici praznine
Gnjeva, ki!a, vjetra, vatre i vode
Jer bijes duge nikad ne"e da mine!
Otvori %eno du!u za nebeski svod,
Razvij si svoj stijeg duge na jarbolu,
Pa sigurno ne"e tonuti tvoj brod.
[Autunno (nei colori dell’arcobaleno) // E nuovamente invano Dio ci
ammonisce con l’arcobaleno / Dopo le forti pioggie non abbiamo lavato la
Guerra / E la nostra cecità regna con mala afflizione / Ci scanniamo anche
mentre batte la nostra ora.
Ci sono molti che non vedono i colori / Che il cielo ci ha inviato per tessere
la pace / Perché la gente è cieca. Do i miei occhi / Al mondo, con il che li
butto nel gorgo del fiume.
Abbiate paura, voi che pensate una sola cosa, del vuoto / Della collera, delle
piogge, del vento, del fuoco e dell’acqua / Perché la furia dell’arcobaleno
non passerà mai!
Apri, donna, la tua anima alla volta celeste, / Dispiega il vessillo del tuo
arcobaleno sul pennone, / E di sicuro non affonderà mai la tua nave.]
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Zima
Svatko si sam svoju zlu sudbinu tka,
Mraku okre!emo brutalno le"a,
Pakao izgara tminom koja ne zna
Da su nam tijela #ista bijela pre"a;
Da mi ostavljamo tragove u snijegu,
Da smo i ove zime neplodni pauci,
Lezbijke, jer grizemo led u muci,
A leden nas vjetar ubija u bijegu.
Pa zastajemo osupnute la"ama,
O$trom la%nom krivnjom, golim granama,
Na#ete sigama i krvlju, ranama.
Nas nemilo gone ljudi, vragovi,
Ali jednom kada se me!ava smiri
Ostat !e na$i neizbrisivi tragovi!
[Inverno // Ognuno si tesse il proprio amaro destino. / Al buio voltiamo
brutalmente la schiena, / L’inferno arde di una tenebra ignara / Che i nostri
corpi sono un puro filato bianco
Che lasciamo tracce nella neve. / Che anche quest’inverno siamo ragni
sterili, / Lesbiche, perché mordiamo il ghiaccio nel tormento, / E il vento
glaciale ci uccide nella fuga.
E ci fermiamo sbalordite per i bastimenti. / Per un acuto e menzognero
senso di colpa, per i rami nudi, / intaccate da lame di ghiaccio e dal sangue,
da ferite.
La gente ci insegue nemica, spietata, / Ma una volta che la bufera si plachi /
Resteranno le nostre tracce indelebili!]
Plus otpadni!ki sonet
Moje su %ene samo zla sudbina,
Sve je to od raznih poreme!aja,
Od pre#vrstih odluka i bljuvotina,
Smoga, inata, gu%ve i saobra!aja.
Ovaj je grad stara pijana birtija.
Moja glava procjenjuje i svira,
Ona lupa u ovaj smrad, u njemu sija
Ko lampa no!nih, palih leptira.
Ako je %ena jedina blaga utjeha;
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Nije te!ko sna"i se do sumraka,
Hvata ih se na o!tre udice osmjeha,
Samo im poka#e! namazane usne,
Pa one mlate sisama punim mlijeka;
Ali, mojoj bolesti ipak nema lijeka:
Dijagnoza glasi – neizlje$iva samo"a!
[Più un sonetto di scarto // Le mie donne sono solo una ria sorte, / Tutto ciò
dipende da vari scompigli, / Da determinazioni troppo salde e da vomiti, /
Da smog, puntiglio, calca e traffico.
Questa città è una bettola avvinazzata. / La mia testa valuta ed è piena di
musica. / Batte in questo lezzo, in esso rifulge / Come un lume di insetti
notturni caduti.
Se la donna deve essere l’unico mite conforto; / Non è difficile farcela sino
al tramonto, / Li prendi agli ami aguzzi del sorriso,
Basta che mostri loro labbra dipinte, / Ed eccole dimenarsi con le tette piene
di latte / Ma, al mio male non c’è però rimedio:
La diagnosi dice: solitudine inguaribile!]
Se si eccettuano le più o meno dirette allusioni alla condizione di donne che amano le donne, la lettura dei sonetti qui riprodotti pone due
quesiti sostanziali: 1) possiamo parlare, nel caso della Sagasta, di una
scrittura propriamente “lesbica”? Se sì, 2) quali ne sarebbero i tratti
distintivi?
La risposta a questi interrogativi implica l’aver prima definito che
cosa si debba intendere per omosessualità femminile e/o per “lesbismo”. Impresa niente affatto scontata a tener conto del fatto che, come osserva lo psicanalista E. Laurent, “on voit qu’il y a autant d’homosexualités qu’il y a d’étoiles dans le ciel…”.8 Inoltre i discorsi delle teoriche femministe e/o lesbiche e quelli della clinica psicanalitica
– ossia i due tipi di discorso che più e meglio di altri hanno cercato
di rendere conto del fenomeno in oggetto – sono assolutamente inconciliabili sull’eziologia della omosessualità femminile. Se, infatti, M.
Wittig rifiuta il discorso psicanalitico perché questo parte dall’idea
che l’eterosessualità costituisca il fondamento di ogni gruppo umano
organizzato, laddove per lei:
(8) E. Laurent, La sexualité dans les défilés du signifiant, “La Cause freudienne”,
XVII (1986), p. 74.
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sarebbe scorretto dire che le lesbiche si associano, fanno l’amore, vivono con le donne, perché ‘donna’ ha un significato solo nei sistemi
eterosessuali di pensiero e nei sistemi economici eterosessuali. Le lesbiche non sono donne (non è più donna chi non è in relazione di dipendenza personale con un uomo)9
la clinica psicanalitica procede molto più prudentemente, introducendo alcune fondamentali distinzioni. Innanzitutto quella fra omosessualità maschile e femminile, poiché tende ad annoverare la prima
dal lato della perversione10 e la seconda da quello dell’isteria, considerando cioè quest’ultima come uno dei possibili esiti del complesso
processo di acquisizione simbolica che un soggetto femminile deve
portare a compimento per installarsi in maniera passabile nella sua
scomoda posizione di donna. In secondo luogo, distinguendo fra lesbiche che amano una donna in quanto simile o in quanto Altra (in
quest’ultimo caso, come fa notare Lacan, una lesbica che si identifica con il padre e ama una donna sarebbe un’etero-orientata a pieno titolo).11 Nell’opinione di Freud, al quale va il merito di averci lasciato la prima descrizione di un caso di omosessualità femminile (descrizione che ancora oggi costituisce un testo di riferimento per la clini-
(9) M. Wittig, The straight mind, “Feminist issue”, 1 (Summer 1980), pp. 108111. La traduzione in lingua italiana di R. Fiocchetto è stata pubblicata nel “Bollettino
del Collegamento Lesbiche Italiane”, (febbraio 1990). Una sua versione è disponibile on-line.
(10) A condizione di intendere per perversione una delle maggiori categorie nosografiche, accanto alla nevrosi e alla psicosi, vale a dire senza schiacciare l’atto del
perverso su quello del pervertito. In altri termini, la perversione non può essere ridotta alla sola aberrazione del congiungimento sessuale rispetto a criteri socialmente stabiliti.
(11) Nel corso del suo seminario Encore, J. Lacan ha sostenuto la tesi secondo
cui le donne che amano una donna in quanto Altra da sé, sono soggetti il cui modo
di godere non si fonda su quello tradizionale del legame Padre-Madre, ma sulla scoperta che nell’Inconscio non c’è rapporto sessuale che possa scriversi fra degli esseri i quali, per legarsi, hanno solo la parola. Di conseguenza il fallo viene da queste
donne ridotto a strumento che ratifica il fallimento del rapporto. Amare la propria
partner come Altra significa per loro amarla di una logica diversa da quella del fallo, una logica appunto “altra”: in questo senso esse sono etero-orientate (cfr. J. Lacan,
Encore. Séminaire 1972-1973. Publication hors commerce. Document interne à l’Association Lacanienne Internationale et destiné à ses membres. Paris 2009).
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ca),12 l’omosessuale-donna è un soggetto che, in conseguenza della
delusione subita dal padre da cui si è sentita umiliata e svalorizzata,
ne assume immaginariamente la posizione maschile amando una persona dello stesso sesso allo scopo di dimostrare provocatoriamente al
genitore come vada amata una donna. Nel caso di Sidonie Csillag,
pseudonimo con cui l’anonima paziente di Freud accettò molti decenni più tardi di veder pubblicate le sue memorie, l’identificazione al
padre era totale e si accompagnava ad altri elementi che pure ricorrono nella vita amorosa di questi soggetti: un modo di vivere la delusione paterna tale da azzerare ogni possibilità per la figlia di desiderare altrove; l’indelebile alterazione della posizione sessuata che ne
consegue; la sfida al padre e, correlativamente a questa, l’idealizzazione dell’oggetto amato; l’acting-out amoroso e il passaggio all’atto suicida come manifestazioni di un tratto melancolico che sale alla
ribalta quando l’immagine narcisistica dell’omosessuale-donna va in
frantumi (quando cioè il rifiuto della donna amata non rinvia più al
soggetto omosessuale un’immagine di sé “piena”, ovvero non rimanda l’illusione di soddisfare la propria partner meglio di un uomo).
Nell’affrontare questi aspetti clinici della strutturazione di un’omosessuale-donna, occorre tuttavia fare una precisazione metodologica
importante. Non si può confondere un testo poetico con il discorso
di un paziente all’interno del transfert sul suo analista. Un sonetto non
è un sintomo nevrotico. Come osserva Freud,
I poeti sono però alleati preziosi, e la loro testimonianza deve essere
presa in attenta considerazione, giacché (…) nella conoscenza dello
spirito essi sorpassano di gran lunga noi comuni mortali, perché attingono a fonti che non sono state ancora aperte alla scienza.13
Se dunque, come sembra esplicitamente sostenere Freud, il funzionamento dell’inconscio in qualche modo converge con la pratica della
lettera, possiamo provare a interrogare il sapere poetico dei Sonetti
lesbici di Sanja Sagasta leggendo questi ultimi con gli strumenti del
sapere psicanalitico. La speranza è che gli sconfinamenti che ne na(12) S. Freud, Psicogenesi di un caso di omosessualità femminile, in Id., Opere.
1917-1923, vol. 9. L’Io e l’Es e altri scritti. Torino 1994, pp. 141-166.
(13) S. Freud, Il delirio e i sogni nella Gradiva di Wilhelm Jensen, in Id., Opere.
1905-1908, vol. 5. Il motto di spirito e altri scritti. Torino 1992, p. 264.
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scano possano metterci in grado di cogliere alcuni elementi strutturali del soggetto lirico destinati, qualora ci servissimo della sola logica dell’analisi letteraria, a restare nell’ombra.14 Le pagine che seguono costituiscono dunque una proposta di lettura del ciclo di S. Sagasta nell’intento di far emergere il suo principium individuationis,
ossia la logica che li informa. Il metodo impiegato è quello di procedere a una decifrazione dei significanti portatori di effetti di soggetto
lirico, ossia a una lettura che – come in un ascolto analitico – prenda
quei significanti “alla lettera”. Per significante si intende qui l’unità
funzionale dell’organizzazione dell’inconscio: puro simbolo concatenato con altri simboli e che vale solo per le sue connessioni con essi;
non diversamente da ciò che succede in poesia quando le parole, concatenate in quel modo specifico fra loro, creano inedite risonanze altrimenti estranee alla semplice sequenza delle stesse parole finalizzate
alla funzione comunicativa.
Al di là dei più appariscenti accenti dolorosi per il destino di profonda solitudine cui è condannato l’Io lirico (Probudit !ete se same ostavljene / (…) Okovima za svoje kose okovane / Zbog lezbijstva na
kri" razapete; Dijagnoza glasi – neizlje#iva samo!a!) e di denegazione del rimpianto per una maternità rifiutata (lesbiche come neplodni
pauci), il motivo che maggiormente colpisce nei sonetti di Sagasta è
senza dubbio quello della sfida. Quest’ultima può esprimersi come
sfida al tempo, alla siccità o alla pioggia, all’inverno, al male, all’ordine costituito in sé (Jer prkosimo vremenu, svakoj su$i / I ki$i, zimi
i ovom zlu, poretku) o anche come scherno (Dvije zagrljene "ene…
smiju se tom ciklusu postojanja) o come minaccia:
Bojte se vi jednoumnici praznine
Gnjeva, ki!a, vjetra, vatre i vode
Jer bijes duge nikad ne"e da mine!
Jesen
(14) Il soggetto lirico non è mai un soggetto in carne ed ossa, ma una funzione
del testo poetico. Edipo o Amleto non sono personaggi reali, bensì i protagonisti di
testi tragici che dicono qualcosa di importante sul funzionamento del desiderio nell’essere umano.
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Quali che ne siano le diverse declinazioni, la sfida è in primo luogo
sfida contro la Legge: quella del Padre della norma eterosessuale.
Sapfino ogledalo si apre con un’Invokacija a nuove divinità:
Zazivam Razli!itost,
Invoco la Diversità,
Boginju lika sokolice,
La dea dal volto di falco-femmina,
"enu da mi bude vodilja. la Donna mi sia guida
Drag Queens da me ma#u Le Drag Queens mi ungano
mirisnim uljama
di olii profumati
È necessario che Platone e Aristotele – ossia i maîtres à penser del
c.d. fallologocentrismo – siano deferiti in giudizio (Pozovite Platona, Aristotela na sud), che le donne riscrivano i vecchi miti e rivestano il proprio corpo con l’abito della storia (Obucite !ene povijest)
per segnare l’esistente del loro esserci (Tkajte !ene i zastave / Da ih
utaknemo u ovu zemlju / U ovaj zrak / I u na"e tijelo, “Tessete, donne, anche le bandiere / per piantarle in questa terra / In quest’aria / E
nel nostro corpo”).
Il ribelle rivolgersi del soggetto a un’altra Legge si illumina nei
Lezbijski soneti del riverbero delle grandi narrazioni lesbiche che avvolgono il mondo e ne denunciano i meccanismi striscianti con cui
esso giorno dopo giorno produce norme tese ad assicurare la dominazione del genere maschile e dell’eterosessualità. Nella polemica implicita (ma non per questo meno decisa) contro l’omofobia, il soggetto poetico di Sagasta si pronuncia, di fatto, a favore di un’idea di
genere come dato “naturale” e, correlativamente, di Legge eterosessuale come costruita. È l’implicazione sottesa, in Ljeto, all’immagine di due donne che si amano, salde e potenti come due rocce marine (Dvije zagrljene !ene morske stijene). Sostengono questa interpretazione le continue associazioni nel ciclo delle donne-amanti con i
simboli del sole, della luce, dei colori, del calore della passione. In
Prolje#e l’essenza delle donne (evocata in opposizione implicita al
vanjski privid che definisce il mondo eteronormato) si accompagna
a visioni di fiori, di farfalle dai colori sgargianti (cvije#a i raspjevanih leptira) e di schiere di sogni (povorke snova); in Ljeto la metafora dell’osun$ani vilinski lug presentifica l’amata nel cui abbraccio il
soggetto lirico riposa al sicuro, mentre entrambe le protagoniste mollemente si abbandonano sulla duna del proprio lesbismo; in Jesen i
colori dell’arcobaleno gay si trasformano per dissolvenza in quelli
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della bandiera della pace; nel drammatico Zima le lesbiche che hanno preso la decisione di non tradire se stesse si stagliano su uno sfondo di lande ghiacciate percosse da un vento gelato.
Nella sua presa di posizione contro la società normalizzatrice, Sagasta rinnova il lontano dibattito che nel secolo dei Lumi aveva opposto in Francia J.-J. Rousseau a D. Diderot: il primo convinto assertore che le leggi fossero il prodotto dei costumi;15 il secondo (Supplément au voyage de Bougainville) convinto, al contrario, che la legge,
in quanto organizzatrice della materia, li precedesse.16 L’idea del pensiero omosessuale (si passi la generalizzazione) che l’essere umano
nasca omosessuale o eterosessuale si oppone alla dottrina psicanalitica per la quale invece la Legge dell’inconscio è una Legge strutturale dell’uomo e non ha niente a che vedere con la Legge della società
civile. La Legge simbolica primordiale nasce dall’interdetto dell’incesto posto dal Padre dell’Edipo e sovrappone il regno della cultura
al regno della natura, in balia della legge dell’accoppiamento. Siccome: “nessun potere (…), senza le nominazioni della parentela, è in
grado di istituire l’ordine delle preferenze e dei tabù che annodano e
intrecciano attraverso le generazioni il filo delle discendenze”, la Legge simbolica coincide, di fatto, con l’idea stessa di linguaggio.17
Rifiutando tale logica,18 i Sonetti lesbici di Sagasta si prefiggono
di raggiungere il punto-limite dell’ordine simbolico in cui gli esseri
(15) “l’ordre social est un droit sacré qui sert de base à tous les autres. Cependant
ce droit ne vient pas de la nature; il est donc fondé sur des conventions”, J.-J. Rousseau, Du Contrat social ou Principes du droit politique, in Id., Oeuvres politiques.
Paris 1989, p. 250.
(16) “A. Qu’entendez-vous donc par des moeurs? B. J’entends une soumission générale et une conduite conséquente à des lois bonnes ou mauvaises. (…) B. Je croirais volontiers le peuple le plus sauvage de la terre, le Tahitien qui s’en est tenu scrupuleusement à la loi de nature, plus voisin d’une bonne legislation qu’aucun peuple
civilisé”, Diderot, Supplément au voyage de Bougainville ou Dialogue entre A. et
B, in Id., Oeuvres philosophiques. Textes établis, avec introductions, bibliographies
et notes par P. Vernière. Paris 1956, pp. 504-505.
(17) J. Lacan, Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi, in
Id., Scritti, vol. 1. A cura di G. Contri. Torino 1974, p. 270.
(18) Cioè quella di cui è portatrice la lingua del Padre, con tutte le conseguenze
che, al livello inconscio, scaturiscono dal funzionamento di essa come operatore sessuale che separa e che differenzia (Maschio/Femmina, Madre/Padre, Padre/Figlio,
ecc.).
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Janja Jerkov
parlanti sono presi per mostrarne l’insufficienza strutturale. Le asperità della lingua poetica che li caratterizza – e nella quale la sovracondensazione delle immagini resiste a una ricostruzione piana dei loro
nessi – frantumano gli effetti di senso immaginario delle rappresentazioni del discorso corrente. I versi si accaniscono contro l’immagine fallicizzata del corpo femminile per sottrarla alla gabbia dei sembianti sociali, agli stereotipi della bellezza e della giovinezza. Le donne dei Sonetti lesbici sono scarmigliate, sanguinanti, infuriate:
Tijelom i o!ima i nebom u"kopljene (Prolje!e);
Nam nevidljivosti kosti drobe (Ljeto);
bijes duge nikad ne#e da mine (Jesen);
Na!ete sigama i krvlju, ranama (Zima);
Moje su $ene samo zla sudbina (Plus otpadni"ki sonet).
Le loro chiome, che per la cultura eterosessista costituiscono un oggetto erotico prelevato dall’erastes sul corpo dell’amata, ricordano
piuttosto i temibili serpenti sulla testa di Medusa. Se paragoniamo i
capelli dell’amata morta del sogno di A. G. Mato" nel sonetto Utjeha kose19 con quelli di cui, nella visione di Prolje!e, la violenza degli uomini si serve per incatenare le lesbiche, la differenza d’uso dello
stesso simbolo apparirà in tutta la sua rilevanza.
Nel ciclo Serviranje queer identiteta che apre il libro e di cui la poesia Zastava na#eg pisanja (‘Il vessillo della nostra scrittura’) costituisce un’importante dichiarazione di poetica, l’autrice esorta le “sue”
donne a imbrattarsi di fango:
Ma$emo blatom lica
Jer ova je ilovaca rodne
grude na"e slovo
Slu"ajte $ene zemlju
Spalmiamoci di fango i volti
Ché questa creta del suolo
natio è la nostra parola
Ascoltate donne la terra
(19) “Gledao sam te sino#. U snu. Tu$nu. Mrtvu. / U dvorani kobnoj, u idili cvije#a, / Na visokom odru, u agoniji svije#a, / Gotov da ti predam $ivot kao $rtvu. // Nisam plako. Nisam. Zapanjen sam stao / U dvorani kobnoj, punoj smrti krasne, / Sumnjaju#i da su tamne o!i jasne / Odakle mi nekad bolji $ivot sjao. // Sve ba", sve je
mrtvo: o!i, dah i ruke, / Sve "to o!ajanjem htjedoh da o$ivim / U slijepoj stravi i u
strasti muke, // U dvorani kobnoj, mislima u sivim. / Samo kosa tvoja jo" je bila $iva, / Pa mi re!e: Miruj! U smrti se sniva”, A. G. Mato", Utjeha kose, in Id., Sabrana
djela, svezak V. Pjesme, Pe"alba. Ur. Dr. Tadijanovi#. Zagreb 1973, p. 56.
I Sonetti lesbici di Sanja Sagasta
Pi!ite "ene zemlju (…)
I tkajte grudnjake
od trava !uma
Vi vje!tice pisarice i
pau#ice;
Svaki tekst mora se tkati
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Scrivete donne la terra (…)
Tessete i vostri reggipetti
di erbe di boschi
Voi streghe donne-scriba e
ragni-femmine;
Ogni testo deve essere tessuto
La Natura è per Sagasta matrice originaria di ogni scrittura, modello
di una nuova estetica (estetika ru!no"e) che si oppone a quella del bello e del gusto, giacché rifiuta il carattere fallico-narcisistico della “bella forma”:
Zazivam vilenjake
$to daju i oduzimaju "ivot
Boga !to nas spu!ta
i pod nju
Da progovore mojim
ustima
Da ispi!u ovu estetiku
ru"no%e
I podare nam novi dan
Invokacija
Invoco i vilenjaci20
Che danno e tolgono la vita
al Dio che ci ha abbassato
in terra e sottoterra
Che parlino con le mie labbra
Finiscano di scrivere questa
estetica del brutto
E ci donino un nuovo giorno
Invocazione
Il soggetto lirico di Sagasta strappa al brutto dell’essere la maschera
della mediazione simbolica che l’estetica della forma gli imponeva.
Sangue (krv), angoscia (tjeskoba), disordine (poreme"aj), vomito
(bljuvotina), ragni (pauci), puntiglio (inat), calca (gu!va), traffico
(saobra"aj), lezzo (smrad) prendono il davanti della scena. L’intero
universo è ridotto a viscido verme (ljigav beski#men crv).21 In Invo(20) Nella mitologia serba e croata i vilenjaci sono esseri metaumani. Allevati dalle vile, possiedono doti soprannaturali: non cadono vittima degli incantesimi, sono
più forti degli altri uomini e sanno curare con le erbe così come le madri adottive hanno loro insegnato. Vilenjaci vengono anche detti gli umani che si uniscono alle vile
nonché il frutto di tali unioni, cfr. N. Panteli%, s.v. Vilenjak, in $. Kuli!i%, P. &. Petrovi%, N. Panteli%, Srpski mitolo$ki re#nik. Beograd 1970, p. 69.
(21) È interessante ricordare che già nel 1929 l’immagine del verme era stata usata
da G. Bataille nel suo sforzo di dare vita a una nuova arte a partire dalla materia di
cui non si ha idea, da ciò che non fa senso, che “non ha diritti suoi in alcun senso e
si fa schiacciare dappertutto come un ragno o un verme di terra [c. m., J. J.]”, G. Bataille, s.v. Informe, in Id., Documents. Bari 1974, p. 165. A differenza di Bataille che
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Janja Jerkov
kacija, che figura in testa alla raccolta, l’Io avanza fino al luogo della propria caduta, in un deserto inospitale ove i sembianti venendo
meno lasciano trasparire la sua essenza di oggetto di scarto: izrod plastike (“prodotto degenere di plastica”), nedono!"e (“frutto di parto
prematuro”).
Tutto Sapfino ogledalo è un tentativo di recuperare, contro ogni
idealismo estetico, la materia informe al discorso poetico. La decostruzione evidente dei processi di sublimazione caratteristici dell’opera d’arte, si traduce nella raccolta in un’“estetica dell’urto”22 volta
a condurre il lettore all’incontro-scontro con il suo impossibile, con
il luogo spaesante in cui la mediazione simbolica tradizionalmente
esercitata dalla forma letteraria si dissolve rivelando il disgustoso e
l’orrido che la sottende:
Ja govorim ruglo
Ma!em le!evima
I pokazujem vam "ivot.
Invokacija
Io parlo con scherno
Sbandiero cadaveri
E vi mostro la vita.
Invocazione
Nella loro ricerca di una nuova lingua poetica (ova je ilova"a rodne
grude na!e slovo), capace di dire la “natura” del femminile e dell’omosessualità, i Sonetti lesbici alimentano il mito di un’essenza originaria, animalesca, pre-edipica, pre-discorsiva del soggetto donna e,
nello specifico, della donna-omosessuale. Nello spazio lirico irrompe
la pulsione; il corpo, proiettato in primo piano,23 si pone come prius
rispetto alla lingua del Padre e a qualsivoglia ordine simbolico che da
quella lingua scaturisce. Sono corpi fatti essenzialmente di ossa, di
sangue, di peli, di occhi, di braccia, di bocche dipinte, di mammelle
cercava in qualche modo di lavorare ciò che non si lascia mettere in forma, il verme
di Sagasta è decisa metafora.
(22) M. Recalcati, Il miracolo della forma. Per un’estetica psicoanalitica. Milano
2007, p. 77.
(23) Sull’importanza del coinvolgimento del corpo nella scrittura femminile ha
scritto H. Cixous: “Je n’ai jamais osé créer dans des textes de fiction un vrai personage d’homme. Pourquoi? Parce que j’écris avec le corps et je suis une femme, et un
homme est un homme, et de sa jouissance je ne sais rien”, H. Cixous, De la scène
de l’Inconscient à la scène de l’Histoire: Chemin d’une écriture. Textes réunis et presents par F. Rossum-Guyon et M. Diaz-Diocaretz. Amsterdam 1990, p. 31.
I Sonetti lesbici di Sanja Sagasta
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che si dimenano; corpi esposti al ludibrio e alla violenza dei persecutori, corpi ardenti di desiderio… quelli raffigurati dalla Sagasta –
corpi la cui carnalità costituisce nella sostanza l’unica possibilità per
il soggetto di incontrare l’altro. Eppure proprio qui, su questa linea
di frontiera, sulla linea del rifiuto della Legge del Padre, l’eroina lirica di Sagasta rivela non solo di essere a quella lingua assoggettata,
ma di riconoscersi in tale assoggettamento. La forma del sonetto, scelta per esprimere la ribellione d’artista, è infatti quanto di più codificato e di più tradizionale vi sia in ambito poetico. Certo, Sagasta infrange sistematicamente le regole del genere. I suoi sonetti ne declassano la nobiltà, iniettandovi a tutti i livelli disordine tassonomico: dalla sessualizzazione della materia che lacera la serenità disincarnata
della forma letteraria alla pulsazione temporale che inquadra la materia lirica (il richiamo alle stagioni dell’anno),24 introducendo nella forma il preannuncio della sua stessa decomposizione e del suo disfacimento. Benché, sul piano della struttura superficiale, l’Autrice rimanga nella sostanza legata a una partizione in ottava-premessa e sestina-conseguenza, le numerose riprese di natura retorica che istituiscono collegamenti anche omofonici all’interno delle singole parti del
sonetto e tra sonetto e sonetto creano dinamismi contrastanti e inaspettati che investono l’intero ciclo minando i presupposti canonici
della forma-base. E se la predilezione del verso libero, rispetto all’endecasillabo (giambico) o agli equivalenti funzionali di esso (decasillabo, dodecasillabo), partecipa del più generale sregolamento prodottosi nella lirica croata del XX secolo, il ricorso a uno schema rimico
che, nelle terzine (ddd eef, efe ghg, eee fgf, efe ghh i), non corrisponde ad alcun tipo di quelli segnalati da M. D. Stefanovi!25 dice qualcosa in più: dice di una poetica in cui il sovvertimento della regola
anche al livello formale ne costituisce il principio essenziale. Ma al
tempo stesso dice anche che, proprio per il fatto di essere forzata,
quella regola è paradossalmente dal poeta riconosciuta e, nella for(24) Già nei sonetti che hanno ispirato Le quattro stagioni di A. Vivaldi queste ultime sono presentate come metafora delle diverse stagioni della vita.
(25) M. D. Stefanovi!, Sonet u savremenoj srpskoj i hrvatskoj poeziji (1945-1980),
in Sonet u evropskom pesni!tvu. Zbornik radova. Beograd 2001, pp. 305-331. Parzialmente riedito e rielaborato in ". #or$evi!, Srpski sonet (1768-2008: Izbor, tipologija). Beograd 2009, pp. 369-371.
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Janja Jerkov
zatura, eternizzata. Singolare modo di introdurre il lettore, al di là del
linguaggio poetico e delle sue leggi, alla dimensione traumatica di
quel reale irriducibile che abita ciascuno di noi?
SA!ETAK
Analiza Lezbijskih soneta Sanje Sagasta, kada je izvedena uz pomo" psihoanaliti#kog znanja, mo$e otkriti neka su%tinska obilje$ja istih soneta – obilje$ja koja se u protivnom ne bi ukazala u punom zna#enju. Tako, na primjer, izazov Ocu kao organizacioni princip teksta (kako na planu sadr$aja, tako i na formalnom planu) mo$e pokazati svoju va$nost. U poricanju Simboli#kog zakona koji je Zakon jezika, S. Sagasta
pothranjuje mit o predjezi#noj su%tini lezbejskog subjekta, gone"i vlastito eksperimentiranje do krajnje to#ke simboli#kog poretka, kako bi dokazala njegovu nedovoljnost iz perspektive $ene. Ali, ista #injenica odbijanja jezika Oca pokazuje da je lirski subjekt, u stvari, njemu pod#injen i da ru%enje pravila predstavlja poseban na#in
ovjekovje#enja istog jezika.

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