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Ciao, io sono Danilo Maruca fondatore di drittoallameta.it il sito dove
trovi strategie per la tua crescita personale. Adoro i racconti e le storie
che mi ispirano e mi motivano. Perciò ho deciso di creare questa raccolta
di racconti per poterti ispirare e motivare. Inoltre il nostro cervello ha
bisogno di “riferimenti” per poter credere una cosa con totale
convinzione. Sono sicuro che hai degli obiettivi e dei sogni che vuoi
realizzare, perciò leggere aneddoti e racconti di persone che sono riusciti
a trasformare i loro sogni in realtà, ti darà un ottimo punto di riferimento
per poter credere di farcela.
Ricordati che I fratelli Wright sognarono un oggetto che potesse volare
nel cielo, oggi tutti noi possiamo vedere che il loro sogno era fondato.
Sicuramente le persone che li circondavano gli dicevano che era
impossibile eppure ti basta alzare lo sguardo al cielo per vedere che
NESSUNO PUO’ FERMARE LA FORZA DI UN SOGNO!!!
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Sommario
Il Coniglietto e il Potere della Mente ................................................................................................................. 4
Segui il tuo Sogno .............................................................................................................................................. 5
Lezioni di Vita..................................................................................................................................................... 6
Il Ragazzino e la Coppa del Mondo .................................................................................................................... 7
Una Lettera Straordinaria .................................................................................................................................. 8
Il Miracolo .......................................................................................................................................................... 9
La Candela che non Voleva Bruciare ............................................................................................................... 11
La parabola del ranocchio…............................................................................................................................. 12
Illumina l’oscurità ............................................................................................................................................ 13
Se Nessuno Crede in Te, Tu Credi in te Stesso ................................................................................................ 13
Il re e i due falchi pellegrini ............................................................................................................................. 15
SUONARE CON 3 CORDE.................................................................................................................................. 16
Discorso Motivazionale ................................................................................................................................... 18
Uno dei migliori consigli che esistano in campo di rapporti umani ................................................................ 19
L’incendio di Chicago ....................................................................................................................................... 20
Amare i Nemici ................................................................................................................................................ 21
Il Giudizio e il Maestro ..................................................................................................................................... 22
La Dea della Fortuna ........................................................................................................................................ 22
Ad un metro dall’oro ....................................................................................................................................... 23
Il Professore Universitario ............................................................................................................................... 24
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Il Coniglietto e il Potere della Mente
Un giorno un coniglietto decise di preparare una torta ma si
accorse di non avere lo zucchero, così pensò di andare dal suo
grande amico orso per chiederglielo in prestito. Camminando
iniziò a pensare “L’orso è un mio grande amico, sicuramente sarà
felice di prestarmi il suo zucchero…anzi, per ricompensarlo
preparerò una torta anche per lui!”.
Felice di questa idea continuò a camminare verso la casa dell’orso
e durante il tragitto pensava a come sarebbe stato felice l’orso
nel ricevere la sua torta. Continuò a camminare con tanta gioia
nel cuore dicendosi tra sé ”Ma l’orso è più grande di me…una
torta non gli basterà…gliene preparerò cinque”! Così, felicissimo,
continuò il suo cammino…ad un certo punto si rese conto che
cinque torte erano comunque poche per l’orso allora decise di
preparargliene dieci e in cuor suo si diceva “Si…gliene farò 10 così
sarà davvero contento!”, immaginando la reazione entusiasta
dell’orso davanti alle sue torte.
Il coniglietto sempre più esaltato da questa idea continuò il
percorso, ad un tratto però gli venne in mente che preparare
dieci torte sarebbe stato troppo faticoso “Ci vorrà tanto
lavoro.. e poi va a finire che all’orso non piaceranno le mie torte
o magari non apprezzerà il mio gesto….e poi in fin dei conti lui mi
presta solo un po’ di zucchero…e se non me lo vuole prestare?
Ma siamo amici, perché non dovrebbe prestarmelo? Non è che gli
chiedo tanto, non è giusto che non me lo presti...io lo
consideravo un amico perché si deve comportare così?….No
no…non gli farò nemmeno una torta così impara!” Cominciò così
ad alterarsi e con questo pensiero si diresse arrabbiatissimo verso
la casa del suo amico orso, bussò alla porta e quando l’orso aprì il
coniglietto gli gridò “sai che ti dico? vai a quel paese tu, le torte
ed il tuo zucchero!”.
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Segui il tuo Sogno
(Tratto da Brodo Caldo per l’Anima)
“Ho un amico di nome Monty Roberts che possiede una tenuta con
allevamento di cavalli a San Ysidro. Mi lascia usare la sua casa per
organizzare manifestazioni volte a raccogliere fondi per programmi a
favore dei giovani a rischio.
L’ultima volta che ero lì mi presentò dicendo: “Voglio spiegarvi perché
lascio che Jack usi la mia casa.” Tutto risale alla storia di un giovane che
era figlio di un addestratore di cavalli itinerante, il quale andava di stalla
in stalla, di pista in pista, di fattoria in fattoria e di allevamento in
allevamento per addestrare i cavalli.
Di conseguenza la frequenza scolastica del ragazzo alle superiori era
continuamente interrotta. Quando fu all’ultimo anno gli fu assegnato un
compito su cosa volesse fare da grande.
Quella sera scrisse un tema di sette pagine descrivendo il suo obiettivo di
possedere un giorno un allevamento di cavalli. Descrisse con dovizia di
particolari il suo sogno e addirittura disegnò lo schema di una tenuta di
ottanta ettari, indicando l’ubicazione di tutti gli edifici, delle stalle e della
pista.
Poi disegnò la pianta dettagliata di una casa di 400 metri quadri da
inserire nella tenuta di sogno di ottanta ettari. Elaborò con passione il
progetto e il giorno successivo lo consegnò all’insegnante.
Due giorni dopo il compito gli fu riconsegnato. Sulla prima pagina vi era in
rosso una insufficienza con un appunto che diceva: “Vieni da me dopo la
lezione.”
Il ragazzo che aveva il sogno andò dall’insegnante dopo la lezione e
domandò: “Perché ho preso un’insufficienza?” L’insegnante rispose:
“È un sogno irrealistico per un ragazzo come te. Non hai soldi. Provieni
da una famiglia itinerante. Non hai risorse. Possedere un allevamento di
cavalli richiede un sacco di soldi.
Devi acquistare il terreno. Devi pagare le fattrici e poi spendere molti
soldi per gli stalloni. Non hai nessuna possibilità di farcela.”
Poi l’insegnante aggiunse: “Se riscrivi il compito con un obiettivo più
realistico, rivedrò il tuo voto.”
Il ragazzo andò a casa e ci pensò su a lungo. Domandò a suo padre cosa
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fare. Il padre rispose: “Guarda, figliolo, devi decidere tu da solo. Tuttavia
penso che sia una decisione importante per te.”
Infine, dopo una settimana di riflessione, il ragazzo riconsegnò lo stesso
compito, senza alcun cambiamento, dichiarando: “Può tenersi
l’insufficienza, IO MI TERRO’ IL MIO SOGNO.”
Monty si rivolse poi al gruppo riunito e disse: “Vi racconto questa
storia perché voi vi trovate nella mia casa di 400 metri quadri in mezzo
alla mia tenuta di ottanta ettari. Ho ancora quel compito di scuola
incorniciato sopra il caminetto.”
Aggiunse: “La parte più bella della storia è che due estati fa quello stesso
insegnante portò trenta ragazzi in campeggio nella mia tenuta per una
settimana. Nell’andarsene, l’insegnante mi disse:
“Vedi, Monty, adesso posso dirtelo. Quando ero il tuo insegnante ero una
specie di ladro di sogni. In quegli anni ho rubato molti sogni ai ragazzi.
Fortunatamente tu hai avuto abbastanza fegato da NON RINUNCIARE al
tuo.”
Non lasciate che vi rubino i sogni. Seguite il vostro cuore, accada quel
che accada
Lezioni di Vita
Un ragazzino e suo padre passeggiavano tra le montagne…
All’improvviso il ragazzino inciampò, cadde e, facendosi male, urlò
:”AAAhhhhhhhhhhh!!!”
Con suo gran stupore il bimbo sentì una voce venire dalle montagne che
ripeteva :
“AAAhhhhhhhhhhh!!!”
Con curiosità, egli chiese: “Chi sei tu?”
E ricevette la risposta: “Chi sei tu?”
Dopo il ragazzino urlò: “Io ti sento! Chi sei?”
E la voce rispose: “Io ti sento! Chi sei?”
Infuriato da quella risposta egli urlò: “Codardo”
E ricevette la risposta: “Codardo!”
Allora il bimbo guardò suo padre e gli chiese: “Papà, che succede?”
Il padre gli sorrise e rispose: ”Figlio mio, ora stai attento:”
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E dopo l’uomo gridò: “Tu sei un campione!”
La voce rispose: “Tu sei un campione!”
Il figlio era sorpreso ma non capiva.
Allora il padre gli spiegò: “La gente chiama questo fenomeno ECO ma in
realtà è VITA.
La Vita, come un’eco, ti restituisce quello che tu dici o fai.
La vita non è altro che il riflesso delle nostre azioni.
Se tu desideri più amore nel mondo, devi creare più amore nel tuo cuore;
Se vuoi che la gente ti rispetti, devi tu rispettare gli altri per primo.
Questo principio va applicato in ogni cosa, in ogni aspetto della vita; la
Vita ti restituisce ciò che tu hai dato ad essa.
La nostra Vita non è un insieme di coincidenze,
è lo specchio di noi stessi.
Il Ragazzino e la Coppa del Mondo
Era il 1950, e al Maracanà il Brasile che ospitava i Mondiali aveva appena
perso la finale contro L’Uruguay per 2 a 1. Un certo João Ramos do
Nascimento giocatore del brasile torna a casa piangendo. Il suo figlioletto
vedendolo piangere gli chiese: "Perché piangi papà"? e lui gli rispose:
"Perché il Brasile ha perso la coppa del mondo" e il bimbo con sicurezza
affermò: "Papà ti prometto che un giorno vincerò la coppa per
te!!!"...otto anni dopo quel bambino Edison Arantes do Nascimento
conosciuto da tutti come Pelè alzò la coppa del Mondo al Cielo e dedicò
quella vittoria a suo padre.”
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Una Lettera Straordinaria
"Cara mamma, caro papà,
sono ormai tre mesi che sono tornata all'università e non ho ancora
trovato il tempo per scrivervi. Mi scuso per avervi trascurato, ma ora vi
voglio raccontare tutto. Prima di leggere, però, sedetevi; mi raccomando,
non continuate a leggere prima di esservi messi seduti, d'accordo?
Ora sto abbastanza bene. La frattura e il trauma cranico che mi sono
provocata saltando dalla finestra del dormitorio in fiamme, poco dopo il
mio arrivo, sono quasi guariti. Sono restata all'ospedale solo due
settimane e la vista mi è ritornata quasi normale. Anche le forti emicranie
che mi colpivano in continuazione ora non le ho più di una volta alla
settimana.
Fortunatamente il garzone del benzinaio che è in fondo alla strada aveva
visto tutto. È lui che ha avvisato i pompieri e chiamato l'ambulanza. È
anche venuto spesso a trovarmi all'ospedale e, visto che dopo l'incendio
non sapevo dove alloggiare, è stato così gentile da propormi di andare ad
abitare da lui. In realtà non è che una cameretta in un sottoscala, ma è
piuttosto carina. Lui è un ragazzo formidabile e ci siamo subito
innamorati. Abbiamo deciso di sposarci; non abbiamo ancora fissato la
data, ma lo faremo di sicuro prima che il mio pancione cominci a vedersi.
Eh sì, cari genitori, sono incinta. Io so bene a qual punto voi eravate
ansiosi di diventare nonni, e sono sicura che accoglierete questo bambino
con tutto l'amore e la tenerezza che mi avete riservato quando ero
piccola. La sola cosa che ritarda la nostra unione è la piccola infezione che
ha il mio fidanzato e che ci impedisce di effettuare le analisi prenuziali;
anch'io, scioccamente, mi sono fatta contagiare, ma tutto si risolverà
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presto con le iniezioni di penicillina che faccio ogni giorno.
So bene che accoglierete questo ragazzo a braccia aperte nella nostra
famiglia. È una persona molto gentile e, sebbene non abbia fatto molti
studi, è molto ambizioso. Anche se non è della nostra stessa razza e
religione, conoscendo la vostra larghezza di vedute sono certa che non
darete alcuna importanza al fatto che la sua pelle sia un po' più scura
della nostra. Sono sicura che lo amerete come io lo amo. Anche i suoi
genitori sono della gente per bene: sembra addirittura che suo padre sia
un famoso mercenario nel villaggio africano dove è nato.
Bene, ora che avete letto tutto, dovete sapere che non c'è stato alcun
incendio al dormitorio, non ho avuto né frattura cranica né commozione
cerebrale, non sono andata all'ospedale, non sono incinta, non sono
fidanzata, non ho la sifilide e non ci sono uomini dalla pelle scura nella
mia vita. È solo che sono stata bocciata in Storia e filosofia, e in questa
occasione mi è sembrato opportuno farvi riflettere sulla relatività delle
cose.
Vi abbraccio forte forte"
Il Miracolo
Questa è la storia vera di una bambina di otto anni che sapeva che
l'amore può fare meraviglie. Il suo fratellino era destinato a morire per un
tumore al cervello. I suoi genitori erano poveri, ma avevano fatto di tutto
per salvarlo, spendendo tutti i loro risparmi.
Una sera, il papà disse alla mamma in lacrime: "Non ce la facciamo più,
cara. Credo sia finita. Solo un miracolo potrebbe salvarlo".
La piccola, con il fiato sospeso, in un angolo della stanza aveva sentito.
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Corse nella sua stanza, ruppe il salvadanaio e, senza far rumore, si diresse
alla farmacia più vicina. Attese pazientemente il suo turno. Si avvicinò al
bancone, si alzò sulla punta dei piedi e, davanti al farmacista meravigliato,
posò sul banco tutte le monete.
"Per cos'è? Che cosa vuoi piccola?".
"È per il mio fratellino, signor farmacista. È molto malato e io sono venuta
a comprare un miracolo".
"Che cosa dici?" borbottò il farmacista.
"Si chiama Andrea, e ha una cosa che gli cresce dentro la testa, e papà ha
detto alla mamma che è finita, non c'è più niente da fare e che ci
vorrebbe un miracolo per salvarlo. Vede, io voglio tanto bene al mio
fratellino, per questo ho preso tutti i miei soldi e sono venuta a
comperare un miracolo".
Il farmacista accennò un sorriso triste.
"Piccola mia, noi qui non vendiamo miracoli".
"Ma se non bastano questi soldi posso darmi da fare per trovarne ancora.
Quanto costa un miracolo?".
C'era nella farmacia un uomo alto ed elegante, dall'aria molto seria, che
sembrava interessato alla strana conversazione.
Il farmacista allargò le braccia mortificato. La bambina, con le lacrime agli
occhi, cominciò a recuperare le sue monetine. L'uomo si avvicinò a lei.
"Perché piangi, piccola? Che cosa ti succede?".
"Il signor farmacista non vuole vendermi un miracolo e neanche dirmi
quanto costa…. È per il mio fratellino Andrea che è molto malato.
Mamma dice che ci vorrebbe un'operazione, ma papà dice che costa
troppo e non possiamo pagare e che ci vorrebbe un miracolo per salvarlo.
Per questo ho portato tutto quello che ho".
"Quanto hai?".
"Un dollaro e undici centesimi…. Ma, sapete…." Aggiunse con un filo di
voce, "posso trovare ancora qualcosa….".
L'uomo sorrise "Guarda, non credo sia necessario. Un dollaro e undici
centesimi è esattamente il prezzo di un miracolo per il tuo fratellino!".
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Con una mano raccolse la piccola somma e con l'altra prese dolcemente
la manina della bambina.
"Portami a casa tua, piccola. Voglio vedere il tuo fratellino e anche il tuo
papà e la tua mamma e vedere con loro se possiamo trovare il piccolo
miracolo di cui avete bisogno".
Il signore alto ed elegante e la bambina uscirono tenendosi per mano.
Quell'uomo era il professor Carlton Armstrong, uno dei più grandi
neurochirurghi del mondo. Operò il piccolo Andrea, che poté tornare a
casa qualche settimana dopo completamente guarito.
"Questa operazione" mormorò la mamma "è un vero miracolo. Mi chiedo
quanto sia costata…".
La sorellina sorrise senza dire niente..
La Candela che non Voleva Bruciare
(Di Bruno Ferrero)
Questo non si era mai visto: una candela che rifiuta di accendersi. Tutte le
candele dell'armadio inorridirono. Una candela che non voleva accendersi
era una cosa inaudita! Mancavano pochi giorni a Natale e tutte le candele
erano eccitate all'idea di essere protagoniste della festa, con la luce, il
profumo, la bellezza che irradiavano e comunicavano a tutti. Eccetto
quella giovane candela rossa e dorata che ripeteva ostinatamente: "No e
poi no! Io non voglio bruciare. Quando veniamo accesi, in un attimo ci
consumiamo. Io voglio rimanere così come sono: elegante, bella e
soprattutto intera".
"Se non bruci è come se fosse già morta senza essere vissuta", replicò un
grosso cero, che aveva già visto due Natali. "Tu sei fatta di cera e stoppino
ma questo è niente. Quando bruci sei veramente tu e sei completamente
felice". "No, grazie tante", rispose la candela rossa. "Ammetto che il buio,
il freddo e la solitudine sono orribili, ma è sempre meglio che soffrire per
una fiamma che brucia".
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"La vita non è fatta di parole e non si può capire con le parole, bisogna
passarci dentro", continuò il cero. "Solo chi impegna il proprio essere
cambia il mondo e allo stesso tempo cambia se stesso. Se lasci che la
solitudine, buio e freddo avanzino, avvolgeranno il mondo".
"Vuoi dire che noi serviamo a combattere il freddo, le tenebre e la
solitudine?".
"Certo", ribadì il cero. "Ci consumiamo e perdiamo eleganza e colori, ma
diventiamo utili e stimati. Siamo i cavalieri della luce".
"Ma ci consumiamo e perdiamo forma e colore".
"Sì, ma siamo più forti della notte e del gelo del mondo", concluse il cero.
Così anche la candela rossa e dorata si lasciò accendere. Brillò nella notte
con tutto il suo cuore e trasformo in luce la sua bellezza, come se dovesse
sconfiggere da sola tutto il freddo e il buio del mondo. La cera e lo
stoppino si consumarono piano piano ma la luce della candela continuò a
splendere a lungo negli occhi e nel cuore degli uomini per i quali era
bruciata.
La parabola del ranocchio…
C’era una volta una gara fra ranocchi il cui obiettivo era arrivare in cima
a una gran torre. Richiamata dall’insolito spettacolo, si radunò molta
gente per vedere e fare il tifo. Cominciò la gara, ma in realtà, la gente
probabilmente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la
cima, e si sentivano frasi del tipo: “Ma che pena… Non ce la faranno
mai!” E così alcuni ranocchi, sentendo questi commenti, cominciarono a
desistere, sfiduciati, tranne uno, che continuava a cercare di
raggiungere la cima. Ma la gente continuava:
“… Che pena!!! Non ce la faranno mai!…”
Sempre più ranocchi si diedero per vinti tranne il solito ranocchio,
testardo, che continuava ad insistere. Alla fine, tutti desistettero tranne
quel ranocchio che, solo e con grande sforzo, raggiunse alla fine, la
cima.
Sbalorditi e un po’ invidiosi gli altri ranocchi vollero sapere come avesse
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fatto e uno di questi, più curioso degli altri, si avvicinò per chiedergli
come avesse fatto a concludere quella difficile prova. Non ottenne
risposta: il ranocchio vincitore… era sordo!
Sii sempre Sordo a chi ti dice che Non Puoi Farcela
Illumina l’oscurità
(Tratto dal Film :”Io sono Leggenda”)
Bob Marley era convinto che si potessero curare l'odio e il
razzismo con iniezioni di amore e di musica nella vita delle
persone. Un giorno doveva suonare in una manifestazione per la
pace ma due uomini andarono a casa sua e gli spararono. Due
giorni dopo, è salito su quel palco è a cantato. Qualcuno gli ha
chiesto: "perché?" e lui rispose:" le persone che cercano di
peggiorare questo mondo, non si prendono un giorno di riposo.
Come potrei farlo io? Illumina L'oscurità!!!"
Se Nessuno Crede in Te, Tu Credi in te Stesso
“Ora gioco col numero 0 perché mi ricorda sempre quello che
pensavano di me quando frequentavo l’high school, ai tempi del
college e anche nell’NBA. Quindi ora gioco con il numero 0
perché mi ricorda che devo
scendere in campo e combattere. Ogni giorno.
C’erano 2 scuole e alla fine arrivò Arizona, decisi di andare
proprio là. Mi ricordo che mio padre mi disse: “Oh no, non
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dovresti scegliere quella. Hanno
pregiudizi e quando leggeranno le tue carte spareranno a ‘zero’
,diranno che
giocherai ‘0’ minuti.” Ma questa idea non mi dispiaceva…
Se devo giocare ‘zero minuti’ allora andrò proprio ad Arizona e
me li conquisterò tutti. Tanto nessuno crede in me in nessun
caso. NON si trattava più nemmeno di basket, si trattava di
dimostrare che si sbagliavano e
per questo ci ho dato dentro, sempre più forte fino a che non ho
esordito per la prima della stagione.
In realtà ho iniziato a prendermela con questo sport. Sai, se il
numero ‘0’ deve
rimanermi incollato addosso, dimostrerò a tutti che si sbagliano
fino a che non uscirò dal college.
E’ stato duro, e ci sono stati momenti in cui ho sofferto molto.
Insieme a tutte le
difficoltà della vita, nel basket sono passato dalle stalle(‘zero’)
alle stelle.
Il mio gioco è fatto di spettacolo, ma quando scendo in campo si
risveglia la
tigre che è in me.
Passai le prime 40 partite della mia carriera nell’ NBA in panchina
e anche se
qualcuno si infortunava o eravamo sotto di venti non c’era verso
di togliere la tuta…
Mi sentivo inutile, depresso. Avevo perso fiducia in me stesso.
Sarò bravo abbastanza? Questo genere di dubbi mi perseguitava.
Non si erano accorti del mio talento, ma neppure di quanto
lavorassi duro. Ma una videocassetta dei tempi del college mi
ricordò che sì, ero in grado di giocare
a basket.
Potevo restarmene lì ad amareggiarmi in panchina, invece iniziai
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ad allenarmi ed allenarmi ad osservare i
giocatori e quello che facevano in campo. E quando finalmente
venne il mio
turno, era come se sapessi già cosa fare.
Dall’ assoluto anonimato, conquistai i riflettori e da allora non mi
sono più voltato indietro.
L’unico modo che hai per capire se vali qualcosa è crederci fino in
fondo. Questo è il mio messaggio. Se nessuno crede in te, tu credi
in te stesso.”(Gilbert Arenas )
Il re e i due falchi pellegrini
Una volta un re ricevette in regalo due magnifici falchi. Erano
falchi pellegrini, i più begli uccelli che avesse mai visto. Diede i
suoi preziosi falchi al suo capo falconiere per allenarli.
I mesi passarono e un giorno il capo falconiere informò il re che,
anche se uno dei falchi era maestosamente volato altissimo nel
cielo, l’altro uccello non s’era mosso dal suo ramo dal giorno in
cui era arrivato.
Il re convocò guaritori e stregoni da tutte le terre per prendersi
cura del falco ma nessuno riuscì a farlo volare.
Presentò allora il caso ai membri della sua corte, ma il giorno
successivo, il re vide attraverso la finestra del palazzo che
l’uccello non si era ancora mosso dal trespolo.
Avendo provato ogni cosa, il re pensò tra se e se “forse ho
bisogno di qualcuno che conosca meglio la campagna per capire
la natura di questo problema.” Così chiamò la sua corte e disse
“andate e portate un contadino”.
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In mattinata, il re fu elettrizzato di vedere il falco volare alto
sopra i giardini del palazzo e disse ai membri della corte
“portatemi la persona che ha fatto questo miracolo!”
La corte velocemente andò dal contadino e lo accompagnò di
fronte al re. Il re quindi gli chiese “dimmi, come hai fatto a far
volare questo falco?” Con la testa inchinata il contadino disse “è
stato molto facile sua altezza, ho semplicemente tagliato il ramo
su cui l’uccello era seduto”.
Siamo Tutti Nati per Volare
SUONARE CON 3 CORDE
(Tratta da:”Tutta un’altra vita” di Lucia Giovannini)
Era il 18 novembre 1995, e il celebre violinista Itzhak Perlman si esibiva al
Lincoln Center di New York City. Camminava con le stampelle, a causa
della poliomielite avuta da bambino. Il pubblico attendeva pazientemente
che attraversasse il palcoscenico fino ad arrivare alla sedia.
Si sedette, appoggiò le stampelle al suolo, rimosse i rinforzi dalle gambe,
si sistemò nella sua posa caratteristica, un piede piegato all’indietro,
l’altro spinto in avanti, si piegò verso il basso per prendere il violino, lo
trattenne fermamente con il mento, e fece un cenno col capo al direttore
d’orchestra per indicare di essere pronto. Era un rituale familiare per i fan
di Perlman: il genio storpio che non dava importanza alla sua invalidità
prima che la sua musica sublime trascendesse ogni cosa. Ma questa volta
fu diverso. Questa volta qualcosa andò storto.
Poco dopo aver suonato le prime note, una delle corde del suo violino si
ruppe. La si poté sentire spezzarsi con uno schiocco secco, esplose come
un colpo di pistola attraverso la stanza. Non c’erano dubbi su ciò che
significava quel suono. Non c’erano dubbi su cosa avrebbe dovuto fare.
Era ovvio, avrebbe dovuto posare il suo violino, rimettere i rinforzi per le
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gambe, prendere le stampelle, alzarsi in piedi, dirigersi faticosamente
dietro le quinte e prendere un altro violino o cambiare la corda del suo
violino.
Ma non lo fece. Perlman Chiuse gli occhi per un momento, e poi segnalò
al direttore d’orchestra di iniziare da capo. Il pubblico era ammaliato.
Tutti sanno che è impossibile suonare un brano sinfonico con solo tre
corde.
Io lo so, e voi lo sapete, ma quella notte Itzhak Perlman si rifiutò di
saperlo.
Suonò con una tale passione ed un tale potere ed una tale purezza che lo
si poteva vederlo modulare, cambiare e ricomporre il pezzo nella sua
testa.
Quando finì ci fu un silenzio reverenziale, e poi il pubblico si levò, come
una cosa sola. Erano tutti in piedi, urlavano e applaudivano, facendo tutto
ciò che potevano per mostrare quanto apprezzavano ciò che aveva fatto.
Egli sorrise, si asciugò il sudore dalla fronte, alzò il suo archetto per
quietare il pubblico, e poi disse: “Sapete, talvolta è compito dell’artista
scoprire quanta musica può ancora creare con ciò che gli è rimasto”………..
Ci sono giorni in cui hai tutte e 4 le corde, e le cose ti vanno bene ma ci
sono giorni in cui una corda ti si spezza. In quei giorni è fondamentale il
modo in cui reagisci. Sei pronto ad accettare di suonare con 3 corde? Sei
capace di farlo davanti ad un pubblico enorme? Sei così determinato che
userai ciò che ti rimane per suonare ancora la tua melodia? Davanti ad un
tradimento di un amico, di fronte ad un problema, davanti ad una
malattia che ti costringe a letto, di fronte ad un rapporto finito male
ricordati che è sempre il modo in cui scegli di reagire che fa la differenza.
Di fronte alle sfide è sempre il tuo Atteggiamento Mentale che conta.
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Discorso Motivazionale
(Discorso realmente fatto da Livio Sgarbi)
“Voi vi allenate ogni giorno, più ore al giorno, per che cosa? Per non
perdere? Per non fare brutta figura? Entrate negli spogliatoi, vi cambiate
e scendete in campo ogni sacrosanto giorno per provare schemi, tattiche,
e per prepararvi al grande giorno che si rinnova di torneo in torneo, e
questo lo avete fatto sotto la pioggia battente e sotto il sole più cocente.
E tutto ciò per che cosa? Per sperare che in partita le cose vadano bene?
Ogni settimana ci sono decine di persone che vi guardano e che
proiettano in voi il loro desiderio di successo che forse non realizzeranno
mai, ma che hanno sognato fino all'esaurimento. Voi siete una minoranza
di persone che si sono sudate il privilegio di diventare ciò che ogni
italiano ha sognato di diventare almeno una volta nella sua vita: uno
sportivo professionista. Sapevate che solo un giocatore su ventimila
riesce a diventare professionista? Questa squadra non è formata da
persone normali, ma da persone che hanno superato una durissima
selezione. Non credo che abbiate fatto tutto ciò per entrare in campo e
sperare di vincere, sperare di non fare brutta figura. Credo che dentro
ognuno di voi batta il cuore di un lottatore, di un guerriero che ha già
saputo superare
enormi difficoltà, con un orgoglio personale tale da scendere in campo e
dimostrare chi è veramente. Onorate tutti gli sforzi che avete fatto per
trovarvi oggi dove vi trovate. Onorate il privilegio di potervi misurare
ogni partita con voi stessi. Onorate il gruppo di cui fate parte. Onorate i
vostri compagni di squadra e, soprattutto, onorate voi stessi. L'unica
cosa che vi è data di fare è entrare in campo con l'atteggiamento di chi
vuole vincere, indipendentemente da chi vi troverete di fronte. Si gioca
per vincere, non per non perdere!"
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Uno dei migliori consigli che esistano in campo di rapporti
umani
Una volta affittavo la grande sala di delle feste di un albergo di
New York per venti sere per ogni ciclo di lezioni, al fine di tenervi
una serie di conferenze. All’inizio di un nuovo ciclo di lezioni venni
a sapere che quell’anno mi chiedevano per l’affitto della stanza
una somma triplicata per rispetto a quella dell’anno prima. Ma la
notizia l’ebbi quando già gli inviti erano stati stampati e distribuiti
e gli annunci erano stati fatti. Ovviamente non mi andava giù di
dover pagare cos’ tanto, ma a cosa sarebbe servito esporre le mie
ragioni all’amministratore dell’albergo?. Io volevo una cosa, loro
un’altra. Così lascia passare un paio di giorni e poi mi presentai
dal direttore.
Sono rimasto un po' scosso quando ho ricevuto la sua lettera,”
esordii, "però capisco il suo punto di vista. Se fossi stato al suo
posto, avrei fatto anche io lo stesso, Il suo dovere d direttore
dell'albergo è di ricavare il massimo profitto possibile. Se non lo
facesse, la licenzierebbero. Adesso prendiamo un pezzo di carta e
mettiamo giù nero su bianco vantaggi e svantaggi che le
deriveranno se insisterà ad aumentare i prezzi.” Presi un foglio e
tirai una riga verticale al centro. In testa alla prima colonna
scrissi: “Vantaggi” e in testa alla seconda “Svantaggi”. Sotto i
vantaggi scrissi queste parole: “Sala delle feste libera”. Spiegai
“Certo sarebbe un vantaggio avere la sala a disposizione per balli
e riunioni varie. Un grosso vantaggio che la porterebbe a
guadagnare di più. Se occupo io la sala per venti sere per
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stagione, ovviamente lei perde delle occasioni. Adesso
consideriamo gli svantaggi. Prima di tutto se continua ad alzare il
prezzo con me finisce con il perderci perché non posso pagare
una cifra così alta e quindi sarò costretto a trovare un'altra sala.
Questo sarebbe controproducente per lei perché le mie
conferenze attirano sempre gente colta e distinta. Queste
persone le fanno un ottima pubblicità. Se lei investisse
cinquemila dollari in pubblicità non riuscirebbe ad attirare nel suo
albergo tanta gente quanto ne attiro io con le mie conferenze. E
mentre continuavo a parlare scrissi altri svantaggi, poi diedi il
foglio al direttore e dissi :”confido che esaminerà con calma
vantaggi e svantaggi e poi mi farà sapere cosa ha deciso”. Il
giorno dopo ricevetti una lettera, la sala mi sarebbe costata solo il
cinquanta per cento in più rispetto all’anno prima. Notate che
avevo ottenuto quello che volevo senza accennare
minimamente a quello che desideravo io ma ho analizzato la
situazione solamente dal punto di vista del mio interlocutore.
Supponiamo che io avessi fatto la cosa piu’ umana e naturale e
sarei entrato nell’uffico del direttore gridando:”Ma come le viene
in mente di aumentare l’affito?, Io non pago!” Cosa pensate che
sarebbe accadduto? Ci saremmo solo litigati.
Quello che segue è uno dei migliori consigli che esistano in campo
di rapporti umani: ”tutto sta nel riuscire a vedere le cose dal
punto di vista del nostro interlocutore”
L’incendio di Chicago
La mattina dopo il grande incendio di Chicago (1871), un gruppo di
commercianti stazionava in State Street e osservava i resti fumanti di
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quelli che erano stati i loro negozi. Si riunirono per decidere se impegnarsi
nella ricostruzione o lasciare la città per ricominciare in un altro posto
della nazione. Tutti, tranne uno, decisero di lasciare Chicago. Il
commerciante che optò per la permanenza puntò il dito contro le macerie
del suo negozio e disse: ”Signori, costruirò su questo stesso punto il piu’
grande magazzino del mondo, anche se dovessero ancora radermelo al
suolo”
Marshall Field, questo il nome del commerciante, mantenne la sua
promessa.
Amare i Nemici
Un uomo aveva deciso di curare il praticello davanti alla sua casetta, per
farne un perfetto tappeto verde “all’inglese”. Dedicava al suo prato tutti i
momenti liberi. Era quasi riuscito nel suo intento, quando, una primavera,
scoprì che nel suo prato erano nati alcuni tarassachi, dai brillanti fiori
gialli.
Si precipitò a sradicarli. Ma il giorno dopo altri due fiori gialli spiccavano
nel verde del prato.
Comprò un veleno potente. Niente da fare.
Da quel momento la sua vita divenne una lotta contro i tenaci fiori gialli,
che ad ogni primavera diventavano più numerosi.
“Che posso ancora fare?”, confidò scoraggiato alla moglie.
“Perché non provi ad amarli?”, gli rispose tranquilla la moglie
L’uomo ci provò. Dopo un po’, quei brillanti fiori gialli gli sembrarono un
tocco d’artista nel verde smeraldo del suo prato.
Da allora vive felice.
Quante persone ci irritano… Forse dovremmo provare ad amarle.
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Il Giudizio e il Maestro
C’è un ragazzo che per il suo quattordicesimo compleanno riceve
un cavallo, e tutti nel villaggio dicono: “Che meraviglia, ha
ricevuto un cavallo!”, e suo padre dice: “Vedremo”. Due anni
dopo cade dal cavallo e si rompe una gamba, e al villaggio dicono:
“È terribile” e il maestro e suo padre dice: “Vedremo”. Poi
scoppia la guerra e tutti i giovani devono andare a combattere
tranne il ragazzo che ha la gamba ridotta male e tutti al villaggio
dicono: “Che meraviglia”… E suo padre dice…
– “Vedremo”.
La Dea della Fortuna
Nell’antica Babilonia c’era una sala speciale dove si radunava, quasi tutti
i pomeriggi, un gran numero di uomini, la maggior parte in età matura,
per discutere temi sempre interessanti. Il sole quel giorno era appena
tramontato e tra gli uomini prese la parola Arkad dicendo: perché
pensiamo che la Dea della Fortuna sia interessata alle scommesse in una
corsa di cavalli? Io la considero una dea di amore e dignità, alla quale
piace aiutare coloro che hanno bisogno e ricompensare coloro che lo
meritano. Non la cerco nelle sale da gioco, dove si perde più denaro di
quanto se ne guadagna, bensì in altri luoghi dove le azioni degli uomini
sono piu’ valorose e meritevoli di ricevere una ricompensa. Forse
l’uomo non riceve sempre una ricompensa, però, se insiste di solito può
aspettarsi di ottenere un beneficio (…) ho imparato che la fortuna non si
tratta di un avvenimento che può succedere ma per attrarre la fortuna è
necessario approfittare immediatamente delle occasioni che si
presentano. La fortuna prende la forma di un’opportunità. La fortuna
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può sorriderci solo se approfittiamo delle occasioni che si
presentano…alla fine Arkad concluse il suo discorso affermando:
“Agli Uomini D’Azione sorride sempre la Dea della Fortuna”
Ad un metro dall’oro
Durante la corsa all’oro, anche uno zio di R.U. Darby fu preso da quella
“febbre” e si trasferì nell’ovest per scavare e diventare ricco. Comprò pala
e piccone e dopo alcune settimane di lavoro, venne ricompensato con la
scoperta di una vena d’oro. Gli servivano altri macchinari per portarlo in
superficie e così, nascose la cava e tornò a casa. Subito rivelò il “colpo” ai
parenti e ad alcuni amici. Misero tutti insieme i soldi necessari e Darby e
suo zio, ritornarono alla miniera. Il primo vagone del minerale fu estratto
e spedito a una fonderia. La resa dimostrò che avevano trovato una delle
miniere più ricche di tutto il Colorado. Qualche altro vagone d’oro e
avrebbero potuto saldare tutti i debiti e diventare ricchi. Le trivelle
scavavano instancabilmente. Le speranze di Darby e dello zio si
rafforzavano sempre di più ma poi accadde qualcosa: scomparve la vena
del minerale aurifero. Continuarono a scavare, cercando disperatamente
di ritrovare la vena, ma non ci riuscirono.
Infine, decisero di rinunciare. Vendettero le macchine ad un negoziante
per poche centinaia di dollari e tornarono a casa molto delusi. Il
negoziante, si rivolse ad un ingegnere minerario, che gli suggerì di
riprendere a scavare ad appena un metro da dove i Darby si erano
fermati. I suoi calcoli erano giusti, il negoziante trovò l’oro ad appena un
metro da dove i Darby si erano fermati. Il negoziante era felicissimo e
ricavò milioni di dollari dalla miniera d’oro……..
Non arrenderti, rischieresti di farlo un’ora prima del miracolo. (proverbio
arabo)
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Il Professore Universitario
Un giorno un professore, stava tenendo una lezione all’università. Gli
studenti erano tutti attratti dalle sue parole, e quando il professore prese
un bicchiere e lo riempì per metà d’acqua, tutti si aspettavano che egli
facesse la classica domanda: ”Mezzo pieno o mezzo vuoto?” Invece…
il prof. prese il bicchiere e chiese: ”Quanto pesa?”
Uno studente rispose:”300-400 grammi”
Il professore lo guardò con intensità negli occhi e gli rispose: ”Dipende da
quanto tempo lo tengo in mano, se lo tengo per pochi secondi non è un
problema…se lo tengo per qualche ora avrò un braccio indolenzito e
sentirò dolore, se lo tengo una giornata intera avrò il braccio
paralizzato…ma il peso del bicchiere non cambia è sempre lo stesso”
Questa riflessione spiazzò gli studenti che ora pendevano tutti dalle
labbra del professore, che con totale sicurezza continuò:” Tutte le
preoccupazioni, i dubbi, le lamentele e i pensieri negativi che nutrite nella
vita hanno delle conseguenze…se le alimentate per poco non è un
problema ma se le alimentate un po’ più a lungo inizieranno a paralizzarvi
e a bloccarvi, ricordate di posare il bicchiere “
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Sono sicuro che questi racconti ti abbiamo Ispirato. Per questo ti invito a venirmi a
trovare su drittoallameta.it.
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