Wilier Triestina: un marchio storico

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Wilier Triestina: un marchio storico
Bici d'epoca e bici d'oggi
Wilier Triestina: un marchio storico
Gli anni ruggenti della
Wilier-Triestina
Dal '46 al '51 Bassano del Grappa (VI) aveva nella Wilier-Triestina una squadra ciclistica coi fiocchi, che mise in luce un
certo Fiorenzo Magni, vincitore di tre giri d'italia e tre giri delle Fiandre.
di Luigi Zanaga
La squadra della Wilier-Triestina del 1946 da sx: Feruglio, Picolroaz, Angelo Degano, Giordano Cottur, Menon, Giovanni
Brotto, Antonio Bevilacqua e il direttore sportivo Giovanni Zandonà.
Già prima della fine dell' Ottocento non restava che il ricordo dei "nobili bicicli" sfoggiati dai giovani ricchi bassanesi che si
pavoneggiavano agli occhi delle loro belle spasimanti: era apparsa la bicicletta con le forme attuali, destinata a
rivoluzionare il sistema dei trasporti di massa fino all'avvento dell'automobile dei giorni nostri. Automobile che allora
balbettava i primi vagiti.
Bassano del Grappa: il famoso ponte degli alpini.
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Le vetrine in centro a Bassano di Soggiotto e Zaramella esponevano biciclette, anche se più accessibili, ancora molto
care, che si potevano avere anche a noleggio. Le biciclette erano in maggioranza di chiara marca straniera, come le
inglesi Townend, Brow, Coventry, Regent, le tedesche Opel e Francofort, di italiane le sole Italia e Fiat. Per i tubolari si
suggerivano Prinetti e Stucchi.
Pietro Dal Molin nel 1906 fonda la Wilier
Nel 1906 Pietro Dal Molin costruisce a Bassano del Grappa
il laboratorio per la costruzione di biciclette
e acquista il marchio inglese Wilier
A Pietro Dal Molin, artigiano e commerciante bassanese, nel 1906 viene l'idea di costruire in proprio le biciclette, e si
accapparra il marchio inglese Wilier, da appiccicare ai suoi cavalli d'acciaio. Pianta laboratorio lungo la sponda sinistra
del Brenta, verso S.Fortunato, quando ancora non era stato costruito il Ponte Nuovo, a ridosso dell'Osteria alla Colomba,
celebrata da una vecchia stampa bassanese con il suo campo di bocce, dove si giocava nelle torride serata estive con
l'aria della Valsugana rinfrescata dal fiume.
Il figlio Mario Dal Molin dopo la Grande Guerra
crea la "Ciclo Meccanica Dal Molin"
Mario Dal Molin attorniato dagli atleti della
neonata
formazione rosso-alabardata
e dai dipendenti dell’azienda
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Il modesto laboratorio si sviluppa gradualmente per il crescente successo che incontra la bicicletta, i cui costi
diminuiscono per la produzione di serie. Dopo la grande guerra'15 -'18, alla direzione dell'azienda troviamo il figlio Mario,
che la chiama "Ciclo Meccanica Dal Molin", e avvia anche altre attività parallele alla costruzione di biciclette, come
cromatura e nichelatura. L'altro figlio, Angelo, a sua volta apre un negozio di vendita di cicli ed accessori in via Roma,
all'altezza dell'Aquila.
Lo storico marchio Wilier
La Ciclo Meccanica Dal Molin, aveva avuto anche delle commesse belliche, raggiunge intorno al 1940 circa cento
dipendenti. La produzione, anche per sua natura, continua alacramente anche durante il periodo bellico, che vede negli
ultimi giorni di aprile del '45 lo stabilimento parzialmente distrutto da un bombardamento alleato.
Lavori di ricostruzione nel fabbricato della “Ciclomeccanica
Dal Molin” dopo i bombardamenti subiti nel 1945
A liberazione avvenuta il Dal Molin riattiva lo stabilimento, ormai orfano della vecchia Osteria alla Colomba, e, finite le
commesse belliche per sua sfortuna ma per fortuna di tutti, riprende a sviluppare la produzione delle biciclette, intuendo
che saranno i più importanti mezzi di trasporto dell' Italia della ricostruzione. Il ciclismo ritorna come sport popolare e le
grandi marche (Bianchi, Legnano, Atala) lo ritengono il miglior veicolo pubblicitario per i loro prodotti. Per l'aspetto
sportivo Dal Molin si avvale degli amici del glorioso Veloce Club Bassano: i Lozzera, i Fontana, i Gazza, i Bizzotto, i
Meneghetti, che riescono ad allestire un forte squadrone di dilettanti equipaggiati con biciclette Wilier.
La famosa ammiraglia del dopoguerra al seguito dei corridori
La guerra era finita, ma il trattato di pace con l'Italia tardava ancora a venire, le sorti di Trieste tenevano in ansia tutti gli
italiani. Abbinare quindi al nome della sua bicicletta Wilier quello della città di S.Giusto divenne per Dal Molin un'idea fissa.
Nell'autunno '45- inverno '46, dalle idee ai fatti: la Wilier-Triestina diventa realtà, assumendo i colori sociali rossoalabardati triestini.In quel tempo matura anche una grossa novità industriale: la bicicletta sportiva viene ramata, con
brevetto rigorosamente brevettato.
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Sempre su consiglio degli amici del V.C.Bassano, nella primavera del 1946 viene approntata una squadra
professionistica dai costi modesti, imperniata su un celebre nome di ciclista triestino, Giordano Cottur, noto da queste
parti per aver vinto da dilettante le Bassano-Monte Grappa edizioni 1935-1936, succedendo nel libro d'oro nientemeno
che a Gino Bartali (vincitore nel 1934). Al triestino Cottur, assurto a simbolo della squadra, si affiancano l'altro triestino
Guido De Santi, i friulani Egidio Feruglio ed Angelo Degano, i trentini Picolroaz e Menon, nonchè i conterranei Antonio
Bevilacqua e Giovanni Brotto.Giovanni Zandonà, ex dilettante azzurro nel 1934 a Lipsia, ed allora sindaco del comune di
Loria, sale a dirigere la pattuglia rosso-alabardata nell'ammiraglia guidata da Walter Bizzotto con il meccanico tuttofare
Moratto.
Il primo Giro d'Italia 1946.
Dopo il rodaggio in alcune gare nella primavera del 1946, la Wilier-Triestina affronta il primo giro d'italia dopoguerra(15
giugno-7luglio).La sparuta pattuglia rosso-alabardata si inserisce nel duello di due grandi campioni e due grandi
case.Coppi(Bianchi)-Bartali(Legnano). Prima tappa del giro: Cottur s'invola e vince la Milano-Torino. Seconda tappa,
Torino-Genova: è Bevilacqua a farla da padrone vincendo tappa e maglia rosa.E' un trionfo inaspettato per WilierTriestina. Il Giro continua con altre lusinghiere affermazioni culminate con la vittoria simbolica di Cottur nella sua Trieste,
dopo l'odioso attentato di Pieris. Quell'anno il giro giunse anche a Bassano e la tappa Auronzo-Bassano è ricordata per
una delle più solitarie galoppate di Fausto Coppi: 180 km di fuga che non furono sufficienti a colmare il distacco da
Bartali, che mantenne 47" di vantaggio fino a Milano. Al trionfo sportivo fa riscontro un grosso boom industriale: le
vendite crescono a vista d'occhio, ed occorrendo nuovo spazio si dà mano alla costruzione dell'ala nord dello stabilimento,
con l'impiego, nel '47-'48 di circa trecento dipendenti ed una produzione di cento, anche duecento biciclette al giorno.La
Wilier-Triestina diventa concorrente dei colossi Bianchi, Legnano, Atala, Torpado....
Nel 1947 una brillante stagione
Con il 1947, visti i brillanti risultati e confermati i migliori, la squadra viene rinforzata con l'arrivo di Ausenda, dei fratelli
Vincenzo e Vittorio Rossello e, nei dilettanti con il V.C.Bassano, con la promessa friulana Giuseppe Doni, che sarà
azzurro a Reims ed olimpionico a Londra nel 1948, prima di passare fra i professionisti. Nel 1947 ancora una brillante
stagione di risultati e soprattutto un crescente successo commerciale.
Era ora di lanciare il guanto di sfida ai colossi nazionali che si erano accapparrati i più forti corridori dell'epoca. Si
ingaggia un certo Fiorenzo Magni, che, dopo un brillante avvio da giovanissimo ed una oscura parentesi nel periodo
bellico e postbellico, andava alla ricerca della propria personalità. Anche in questo caso Dal Molin, divenuto nel frattempo
commendatore, ha fortuna. Magni sarà il terzo grande del ciclismo italiano e mondiale, ingigantito invece che stritolato nel
duello con Coppi e Bartali.
Al Giro del 1948 Magni grande protagonista.
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A Magni si affiancono Afredo Martini, Giulio Bresci, Luciano e Sergio Maggini, che, con i riconfermati Cottur, Bevilacqua,
Feruglio e De Santi, si presentano all'avvio del 31° giro d'italia il 15 maggio 1948. Al Giro, Magni, grande protagonista
nelle tappe del sud, difende strenuamente la maglia rosa dall'assalto di Coppi nella scalata del Pordoi. Coppi accusa
Magni di spinte preordinate in salita, la giuria gli fa eco penalizzando Magni di due minuti in classifica. Coppi, ritenendo
mite la punizione, si ritira con la squadra a Trento. All'arrivo dell'ultima tappa, al Vigorelli di Milano, Magni accolto da
fischi, vince tappa e giro. Secondo è Cicchi, " lo scopino di Monsummano" ad appena 11". Strano destino quello di
Magni, che pur fra i grandissimi campioni, vincerà altri due giri d'italia, oltre che il memorabile trittico nel Giro delle
Fiandre, che gli valse l'appellativo di " Leone delle Fiandre". Nel Giro del '48 la Wilier aveva vinto altre due tappe, con
Cottur e Luciano Maggini, oltre alla classifica a squadre, piazzando Cottur al 3° posto, Bresci al 7° , Martini al 10° , Feruglio
al 16° e De Santi al 31°.Parallela all'attività in Italia, la Wilier-Triestina svolgeva un'intensa attività in Argentina e Sud America
con una forte equipe di professionisti locali che collezioneranno decine di vittorie. Per la storia i più noti sono stati Jorje
Olivera, Angel Castellani e Alberto Garsia.
Al Giro del 1949 Cottur vince la classificaa squadre
e Magni vince il suo primo giro della Fiandre
Nel 1949 la Wilier-Triestina, oramai impostasi a livello nazionale, riconferma i suoi effettivi ed affronta un stagione che
darà buoni frutti, nonostante l'imperversare dei mostri sacri Coppi e Bartali. Erano gli anni del ciclismo ruggente, con la più
grande concentrazione di campioni che lo sport del pedale abbia mai conosciuto. Luciano Maggini rivince il G.P.Industria
e Commercio di Prato, mentre Magni coglie il suo primo giro delle Fiandre. Al Giro, vittoria per la classifica a squadre con
Cottur 3°, Martini 6°, Bresci 10°. Non partito per indisposizione Magni, con l'innesto, a completare la squadra all'ultimo
momento, dello sconosciuto dilettante Sante Carollo, che per la sua precaria preparazione, sarà presto " maglia nera",
simbolo dell'ultimo in classifica, di grande prestigio e popolarità in quei tempi, quando la radio metteva in onda a fine tappa
il Giringiro e la voce di Mario Ferretti apriva i collegamenti con la frase storica " Un uomo solo al comando...."In quel
ruolo il buon Sante, soppintò la fama dei vari Malabrocca e Pinarello che lo avevano preceduto. Magni assente al Giro,
viene incorporato nella nazionale per il Tour, che vede il dominio di Coppi e Bartali.
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