Maria Callas - Provincia di Imperia

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Maria Callas
Maria Callas
Maria Callas, nome d'arte di Maria Anna Sophia Cecilia Kalogheròpoulos (New York, 2
dicembre 1923 – Parigi, 16 settembre 1977), è stata un soprano statunitense di origine greca[1]. Nata
a New York da genitori greci, la Callas studiò ad Atene, dove cantò dal 1939 al '45, intraprendendo
la carriera internazionale dai tardi anni '40 agli anni '60.
Dotata di una voce particolare, che coniugava un timbro unico a volume, estensione e agilità
notevoli, la Callas contribuì alla riscoperta del repertorio italiano della prima metà dell'Ottocento (la
cosiddetta «belcanto renaissance»), in particolare Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, di cui
seppe dare una lettura personale, in chiave tragica e drammatica, anziché puramente elegiaca.
Sempre a lei si deve la riesumazione del soprano drammatico d'agilità e la restaurazione della
tecnica di canto Ottocentesca.
Tra i suoi cavalli di battaglia vi furono Bellini (Norma, Puritani, Sonnambula), Donizetti (Lucia di
Lammermoor), Verdi (Traviata, Trovatore, Aida), Ponchielli (Gioconda) e Puccini (Tosca,
Turandot).
Si dedicò inoltre con successo alla riscoperta di titoli usciti di repertorio quali Armida e Il Turco in
Italia di Rossini, Il pirata di Bellini, Anna Bolena di Donizetti, Alceste e Ifigenia in Tauride di
Gluck e La Vestale di Gaspare Spontini, sia pure senza rigore filologico, com'era nella prassi
dell'epoca, ossia tagliando e talvolta ritoccando le linee vocali.
I ruoli indissolubilmente legati al suo nome sono Norma di Vincenzo Bellini e Medea di Luigi
Cherubini.
Biografia [modifica] Infanzia e prima adolescenza negli USA (1923-1937)
I genitori, George Kalogeropoulos ed Evangelia Dimitriadou, si conobbero all'università dove
entrambi studiavano farmacia. George Kalogeropoulos era originario del Peloponneso ed era di
estrazione modesta. Evangelia Dimitriadou veniva invece in una famiglia abbastanza benestante: i
suoi genitori, di ascendenze greco-macedoni, si erano trasferiti da Istanbul a Stylis, per poi fissare la
loro residenza ad Atene. Nella società greca dell'epoca aveva una certa importanza il fatto che i
Dimitriadis fossero una famiglia di tradizioni militari. Il matrimonio era insomma, almeno in parte,
male assortito, e sarebbe stato motivo di frustrazione soprattutto per Evangelia Dimitriadou. Si
sposarono nel 1916, stabilendosi a Meligala. Nel giugno del 1917 nacque la primogenita, Yakinthy
(più tardi detta "Jackie"). Nel 1920 nacque l'unico figlio maschio, Vasili, che sarebbe morto nel
1923, vittima dell'epidemia di tifo che aveva colpito Meligala. Questa perdita lasciò tracce profonde
soprattutto sull'animo della madre, e fu alla base della scelta di trasferirsi negli Stati Uniti
d'America.
Sbarcarono qui il 2 agosto 1923, e si trasferirono in un piccolo appartamento di Long Island.
George Kalogeropoulos trovò lavoro nel settore farmaceutico di un drugstore.
Maria Callas, concepita in Grecia, nacque al Flower Hospital di New York il 2 dicembre, durante
una fitta nevicata. Il padre aveva già cambiato all'anagrafe il suo cognome da Kalogeropoulos in
Callas. La madre, che avrebbe voluto un maschio (che avrebbe battezzato Vasili, come il fratellino
morto) per quattro giorni rifiutò di vederla ed esitò a lungo prima di trovarle un nome. La bambina,
eccezionalmente robusta, pesava più di sei chili alla nascita.
Secondo l'usanza della loro religione, la bambina venne battezzata a tre anni d'età, nel 1926, presso
la chiesa greco-ortodossa di New York. A quest'età sembra già ben avviata alla carriera musicale: a
tre anni ascolta arie d'opera grazie alla pianola del padre e della madre, a quattro si è già
arrampicata sul pianoforte, dove comincia a mettere assieme le prime melodie. In My daughter
Maria Callas Evangelia Dimitriadou sostiene che, a quattro anni, la piccola Maria, cantando ignara
con le finestre aperte, avesse addirittura costretto gli automobilisti a fermarsi ad ascoltarla incantati,
bloccando il traffico.
La famiglia Callas abitava allora nel quartiere di Manhattan, nella 192a strada.
Nel 1928, sfuggita al controllo della madre, la piccola Maria tentò di raggiungere la sorella
Yakinthy, intravista dall'altra parte, attraversando la strada di corsa: un'automobile la colpì in pieno,
trascinandola sotto le ruote per molti metri prima di riuscire a fermarsi. Trasportata subito
all'ospedale di St. Elizabeth, solo per miracolo si salvò dopo 22 giorni di coma. Questo fu un fatto al
quale sia la Callas che Evangelia Dimitriadou addussero molta importanza. La Callas confessò ad
Eugenio Gara che durante il lungo stato d'incoscienza strane musiche le ronzavano nelle orecchie.
La madre, sempre in My daughter Maria Callas, sostenne che dopo l'orribile incidente Maria
sviluppò un carattere completamente diverso da prima e fece risalire il "cattivo carattere", che sarà
famoso nel mondo, umbratile, ostinato e ribelle, proprio a questa circostanza.
Nell'anno 1929 il padre aprì una farmacia a Manhattan. La famiglia viveva con un certo decoro,
risentendo limitatamente del crollo di Wall Street, grazie soprattutto all'intraprendenza paterna.
Maria Callas seguì una brillante carriera scolastica, e parallelamente, dal 1931 prese lezioni di canto
(sotto la guida di una ignota "signorina Sandrina", che fu l'artefice della sua prima impostazione
vocale) e pianoforte. A proposito di questa prima formazione, nonostante le sue notazioni in merito
siano state molto laconiche, la Callas ebbe modo di mettere in luce il fatto che già in questa
primissima fase qualcosa la portava a quella sorta di "sincretismo" tra scuole nazionali di cui la sua
voce sarà il risultato: la signorina Sandrina infatti le insegnava sia il metodo italiano che quello
francese (finalizzato a sfruttare le cavità nasali). Per proprio conto (come ricorderà più avanti la
stessa interessata) aveva già preso l'abitudine di alternare solo due arie, la Habanera dalla Carmen
di Georges Bizet e Io son Titania, dalla Mignon di Ambroise Thomas: un'aria di mezzosoprano e
una di soprano di coloratura.
Di robusta costituzione, sviluppò molto presto un'importante disfunzione ghiandolare, che la porterà
ad un'abnorme crescita di peso, dalla quale non si libererà completamente prima del 1953. Nel 1937
i genitori si separarono e la madre, ritornata in Grecia nel settembre di quello stesso anno, riassunse
il cognome Kalogeropoulos.
In Grecia (1937-1945)
Una volta in Grecia venne ammessa al Conservatorio di Atene dove si diplomò in canto, pianoforte
e lingue, studiando con il soprano italiano Maria Trivella. L'11 aprile 1938 partecipò ad un
concerto-saggio con altri studenti. Il 2 aprile 1939, interpretò, in forma concertante, Santuzza in
Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, la sua prima opera completa, vincendo il premio che il
conservatorio metteva in palio. Cominciò così quella luminosa carriera che le farà guadagnare
l'appellativo di "Divina".
Sarà un susseguirsi di interpretazioni: le musiche di scena de Il mercante di Venezia al Teatro Reale
di Atene, fu Beatrice in Boccaccio di Franz von Suppé al Palais Cinéma; nei quattro anni successivi
(dal 1942 fino al settembre 1945) canterà Cavalleria rusticana, Fidelio, Der Bettelstudent (Il
principe studente di Millöcker), la sua unica interpretazione (Smaragda, 1943 e '44) di un'opera
contemporanea, O protomastoras (Il capomastro, di Manolis Kalomiris, da un dramma di Nikos
Kazantzakis), Tiefland di Eugen d'Albert e Tosca. Il momento più importante della sua carriera
greca, tutt'altro che trascurabile per la sua preparazione, fu decisamente il Fidelio. La Callas venne
chiamata, all'ultimo momento, per sostituire una cantante impreparata. In un'intervista a "Life" del
1955, Elvira de Hidalgo sostenne che per la prodigiosa memoria della Callas era del tutto normale
assimilare la parte di un'opera, anche difficile, in meno di una settimana: una dote di cui darà prova
nel corso della carriera in Italia. L'Arena di Erode Attico, come gli altri più importanti organismi di
Atene, erano al momento in mano all'occupante nazista. La Callas, diplomata in italiano, spagnolo e
francese, non conosceva il tedesco, e lo studiò appositamente con insegnanti greci, evitando
accuratamente di venire in contatto con i tedeschi occupanti. Grazie alla sua lettura, la recita del
dramma beethoveniano della libertà acquisì, in un clima di tensione spasmodica, un'enorme valenza
allusiva alle condizioni di allora della Grecia, pur non risparmiandole (soprattutto per iniziativa
della cantante sostituita) accuse di collaborazionismo per aver cantato sotto la direzione tedesca
dell'Opera di Atene. È peraltro noto che la Callas, la madre e la sorella nascondessero in casa alcuni
militari inglesi; circostanza relativamente alla quale non manca un episodio toccante, sembra reale,
che vedrebbe la Callas improvvisare "Vissi d'arte" al pianoforte durante un'ispezione fascista; i
militari, distratti dal suo canto, avrebbero desistito da più approfonditi controlli. Singolarmente
numerose e particolareggiate le testimonianze di conoscenti circa la condotta della Callas nei
difficili anni della guerra: impegnata a mantenere sé e la famiglia con i più disparati mestieri, si
adeguò a cantare in tutti i locali, anche di infimo ordine (compreso il postribolo di piazza Omonoia),
svolgendo nel frattempo lavori pesanti, e per un certo periodo fungendo da interprete presso
l'ambasciata inglese, ma non piegandosi mai ai più bassi commerci.
Musicalmente, sono molto interessanti i numerosissimi concerti, dove oltre alle arie tradizionali e ai
canti popolari greci alternava alcuni brani, all'epoca di raro ascolto, di quello che sarà il suo
repertorio più tipico. Un aneddoto non verificabile vuole che la Callas abbia addirittura cantato da
sola il duetto Otello-Desdemona, dall'Otello di Rossini, alternandosi nelle due parti sia come
soprano che come tenore.
Nel 1945 tenne l'ultimo, acclamato concerto ad Atene, concludendo un settennio prezioso per
l'intensa esperienza accumulata e i successi mietuti.
Negli USA (1945-1947)
Ritornò quindi a New York, dove trascorse parte del 1945, tutto il 1946 e i primi mesi del 1947; qui
riassunse il cognome di Callas. La sua decisione fu certamente influenzata dalle durissime
condizioni della Grecia coinvolta nel secondo conflitto mondiale e dal desiderio di ritrovare il
padre; ma più di tutto contò il consiglio di Elvira de Hidalgo, che l'aveva spinta a raggiungere
l'Italia, l'unico paese in cui una cantante con i suoi mezzi poteva trovare una definitiva
consacrazione. Tuttavia la Callas esitò per lunghi mesi: raggiungerà l'Italia solo nel 1947, a vittoria
della Repubblica ormai avvenuta. Nel frattempo, a New York, nel mese di dicembre, ottenne
un'audizione al Metropolitan Opera Theater, ma con risultato negativo; le furono infatti proposti
Madama Butterfly e Fidelio; per la prima parte, oltre alla perplessità di sempre nell'affrontare ruoli
pucciniani, la Callas si sentiva fisicamente fuori ruolo; e declinò l'offerta del Fidelio perché non si
sentiva di cantarlo, come le era stato richiesto, in inglese.
Parallelamente, continuò a studiare canto, perfezionando la sua tecnica. Conobbe il sedicente agente
teatrale Eddie Bagarozy, da cui fu ingaggiata per cantare Turandot a Chicago nel gennaio del 1947,
con una nuova compagnia che, però, fallì miseramente: Bagarozy si rivelerà un imbroglione. La
moglie di costui, il soprano italo-americano Louise Caselotti, ha sostenuto, fino a pochi anni
addietro, di aver addirittura dato "lezioni di canto" alla Callas. Quello che è certo è che Bagarozy,
che aveva già avuto molti problemi col fisco ed era stato più volte denunciato per quella che
l'ordinamento statunitense definisce "frode postale", aveva coinvolto la Callas e altri cantanti (tra
cui il famoso basso italiano Nicola Rossi-Lemeni) in un'iniziativa che non sarebbe mai giunta in
porto, scappandosene, molto prosaicamente, con le prevendite. La Callas, un po' invaghitasi del
truffatore, aveva commesso l'imprudenza di firmare un contratto-capestro che prevedeva il
versamento al suo "agente" del 10% di ciascun proprio incasso. Anni dopo, quando la Callas sarà
ormai all'apice della carriera e della ricchezza, Bagarozy le intenterà causa cercando di far valere un
contratto divenuto una miniera d'oro, e mai fino allora scisso.
In Italia (1947)
Grazie a Nicola Rossi-Lemeni venne in contatto con Giovanni Zenatello, direttore artistico
dell'Arena di Verona. Zenatello, incantato dalla sua voce, la ingaggiò per La Gioconda. Il 27 giugno
1947 la Callas arrivò a Napoli e da lì si recò a Verona per provare la parte. Qui fece due importanti
incontri: con Giovanni Battista Meneghini, suo futuro marito, grande appassionato di lirica e
possessore di una fiorente industria di laterizi e con Tullio Serafin, uno dei grandi direttori italiani
del tempo. Fu proprio Serafin a dirigerla in occasione del suo debutto all'Arena di Verona, che le
assicurò una certa visibilità, nonostante il successo non travolgente accompagnato però da critiche
generalmente favorevoli.
La consacrazione (1948-1950)
L'anno successivo fu a Firenze dove cantò nella Norma di Vincenzo Bellini, suo ruolo di
riferimento. Ma in questo primo periodo della sua carriera italiana la Callas, nel frattempo seguìta e
molto spesso diretta da Tullio Serafin, venne come confinata in un repertorio non congeniale, basato
su ruoli wagneriani (che non amava, come La Valchiria, Parsifal, Tristano e Isotta) e su Turandot e
Aida, eseguiti in molte città italiane con parziale successo di pubblico e di critica. Ma era ancora
una cantante di "nicchia", per intenditori, non molto nota al grande pubblico. La svolta della sua
carriera avvenne in modo del tutto fortuito e casuale: il 19 gennaio 1949 infatti venne chiamata
all'ultimo momento a sostituire il soprano Margherita Carosio, indisposta, nel ruolo di Elvira ne I
puritani alla Fenice, dove era stata scritturata per La Valchiria di Wagner. Fu un successo
memorabile, benché un critico, acidamente, notasse che, dopo l'impiego di una cantante wagneriana
per una parte tradizionalmente ritenuta "leggera" la prossima volta si sarebbe potuto far cantare
Gino Bechi nella parte di Violetta (La Traviata).
Dopo una corte molto intensa accettò di sposare Meneghini sebbene fosse molto più anziano di lei
rifiutandosi però di convertirsi al cattolicesimo; il matrimonio, tra il civile e il religioso, venne
celebrato in una sagrestia in totale solitudine, a parte la madre di Meneghini. Dopo il matrimonio
Meneghini lasciò la guida della sua azienda a dei suoi parenti, dedicandosi da quel momento in poi
alla carriera della moglie in qualità di suo agente.
L'ingresso alla Scala (1951)
Molto faticoso fu il suo ingresso alla Scala. La sua unica occasione, finora, era stata un'Aida nel
(1950) in sostituzione di Renata Tebaldi indisposta, accolta con perplessità per via della resa
scenica e dello "strano" e metallico timbro vocale. Da notare una certa ostilità della critica,
soprattutto da parte di Teodoro Celli, che in brevissimo tempo diventerà uno dei suoi più grandi e
consapevoli estimatori. Sovrintendente del teatro era allora Antonio Ghiringhelli, direttore artistico
Victor De Sabata. Colleghi come Mario Del Monaco e Giuseppe Di Stefano, con lei coinvolti nelle
trionfali tournée sudamericane della Scala, riuscirono a far breccia. Le tensioni con Antonio
Ghiringhelli, che aveva pianificato il periodo della propria sovrintendenza sul cosiddetto "star
system", che avrebbe dovuto avere come punte di diamante Renata Tebaldi, Mario Del Monaco,
Giulietta Simionato ed Ettore Bastianini (tutti cantanti sotto contratto con la Decca di Londra, la
diretta rivale della EMI), non sarebbero mai cessate. La Callas non solo riuscì a fare della sua
permanenza alla Scala un "dodicennio d'oro" parallelo a quello di Toscanini, ma spezzò l'artificioso
equilibrio creato dalla sovrintendenza, ponendosi (anche se non per volontà dei colleghi stessi) a
capo del quartetto principale, sdoppiandosi per giunta in due diversi cast stellari (anche per ragioni
di esclusività discografica), collaborando con Mario Del Monaco, con Giuseppe Di Stefano, con
Giulietta Simionato (sua grandissima amica) con Fedora Barbieri, con Ettore Bastianini e con Tito
Gobbi, anche lui grande cantante-attore. Parimenti, l'appoggio garantito da Wally Toscanini
suonava come una sorta di "benedizione" da oltreoceano da parte di Toscanini. La Tebaldi,
sentendosi tradita, preferì ricrearsi un equilibrio congeniale negli USA, ciò che non impedì
l'accendersi di una rivalità a distanza, fomentata dalla stampa.
Gli anni d'oro: 1951-1957
Cominciò così la parte più folgorante della sua carriera: inaugurò la stagione lirica alla Scala di
Milano nel dicembre del 1951 ove trionfò ne I vespri siciliani, continuando a mietere grandi
successi interpretando le più grandi figure femminili della lirica: da Norma a Lucia di
Lammermoor, ad Anna Bolena a Medea.
Ritornò all'Arena nel 1952 (presentandosi con il nome di Maria Meneghini Callas), cantando in La
traviata e La Gioconda (1952), Il trovatore e Aida, e in Mefistofele nel 1954.
Si aprì così anche la strada della discografia: la EMI le offre un ottimo contratto e la Callas iniziò ad
incidere le opere fondamentali del suo repertorio, tra cui Lucia di Lammermoor di Donizetti,
Norma, Tosca, Manon Lescaut, La sonnambula; si segnalò, anche per il notevole coraggio del
produttore Walter Legge, dati i tempi, anche Il turco in Italia di Gioacchino Rossini. Nel frattempo
si esibiva in tournée in prestigiosi teatri quali l'Opera di Chicago, il Metropolitan di New York, il
Covent Garden di Londra.
Nel 1953 affrontò per la prima volta, al Maggio musicale fiorentino, la Medea di Luigi Cherubini, il
ruolo più suo, specialmente considerando che la Callas adattò ai propri debordanti mezzi una
versione particolarmente impervia dell'opera, con i numeri dell'originaria opéra comique di
Cherubini e i recitativi musicati nel XIX secolo da Franz Lachner. Nessuna ripresa di quest'opera
più aderente all'originale cherubiniano ha avuto modo di destare altrettanta impressione.
La "trasformazione" della Callas
Nel 1954, dopo aver tentato inutilmente diverse cure, riuscì a perdere 30 chilogrammi. La sua figura
cambiò drasticamente, la sua voce pur nella sgradevolezza timbrica raggiunse livelli di
notevolissimo livello; cantò in Norma, La Traviata e Lucia di Lammermoor a Chicago; a dicembre
fu a Milano ad inaugurare la stagione lirica con La Vestale e quindi a New York ove cantò Norma,
Tosca e di nuovo Lucia di Lammermoor. Si affidò, per la sua immagine alla stilista italiana Biki,
con la quale iniziò un rapporto di collaborazione che andò poi al di là della semplice fornitura di
abiti, ma ebbe più a che fare con la creazione di una divinità sofisticata ed elegante. Si parlò di
"trasformazione della Callas", ma rilevantissime furono le conseguenze sull'arte scenica, che la
Callas portò ad altezze inimmaginabili: libera e fluida nei movimenti, in condizioni di salute
sufficientemente buone, riconcepì le sue creazioni come in senso coreografico, imponendo un
modello di recitazione fortemente espressionistico, dalla gestualità nervosa.
Quasi tutte le sue serate, a partire dalla memorabile riesumazione del Macbeth (1952), risultarono
contrastate: agli applausi si mescolavano fischi e dissensi che il grosso del pubblico tuttavia tacitava
aumentando il frastuono. Unico parziale passo falso del periodo scaligero fu Il barbiere di Siviglia
(febbraio/marzo 1956); la sua Rosina non convinse del tutto, sia per l'insolito recupero di alcune
figurazioni dell'originaria tessitura contraltina (all'epoca, Rosina era interpretata quasi
esclusivamente da soprani leggeri), sia soprattutto, per la scarsa congenialità del personaggio[3].
La Callas divenne uno dei più grandi, controversi e durevoli miti del '900. La stampa, anche
scandalistica, contribuì a renderla popolarissima.
L'incontro con Onassis
Nel 1957, ad un ricevimento a Venezia organizzato in suo onore da Elsa Maxwell, incontrò per la
prima volta Aristotele Onassis. Nell'anno 1959 venne invitata, insieme al marito, da Onassis sul suo
yacht Christina per una crociera insieme a Winston Churchill e consorte, alla famiglia Agnelli e ad
altre personalità del Gotha internazionale: alla fine della crociera Aristotele e Maria apparvero
ufficialmente amanti.
La Callas si separò e poi divorziò da Meneghini, abbastanza tempestosamente, dopo poco tempo. In
realtà già da diverso tempo meditava di porre fine al matrimonio, per diverse cause dovute proprio a
Meneghini (innanzitutto per i continui tradimenti e la sottrazione sistematica di denaro della Callas
a favore dei propri parenti).
Maria Callas e Onassis concepirono un bambino, Omero, nato e morto pochi istanti dopo a causa di
un'insufficienza respiratoria. Omero fu sepolto nel cimitero di Bruzzano, alla periferia nord di
Milano. Durante il parto La Callas fu assistita da una suora e dalla fidata cameriera Bruna Lupoli
(tuttora vivente a Feltre); Onassis non c'era, come non c'era il giorno della tumulazione, in quanto si
trovava in crociera a Porto Rico sul Christina con Sir Winston Churchill. Per molti anni non si è
creduto che la Callas avesse avuto un bambino, in quanto secondo le testimonianze di Meneghini,
era impossibilitata ad avere figli a causa di una deformazione congenita; in realtà fu operata due
volte dal professor Palmieri in una clinica di Milano, probabilmente per effettuare una
retroversione, intervento che le consentì di restare incinta. Inoltre ci sono diverse foto della Callas
in stato interessante, una la ritrae a Parigi nel 1960 al sesto mese di gravidanza e a dissipare ogni
dubbio c'è la foto al piccolo scattata poco prima dell'ultimo addio (il 4 aprile 1960) dalla stessa
Maria, dopo che lo aveva vestito con le sue stesse mani con un camicino bianco di lino e una
piccola cuffietta di pizzo.
Il declino (1958-1965)
Le sue condizioni vocali, già a partire dal 1958, mostrarono segni di logoramento dovuti al
superlavoro, alle crescenti tensioni psicologiche, al peggiorare delle condizioni fisiche (sempre state
precarie) e alle difficoltà di imporre la propria arte. Quell'anno segnò anche l'inizio di una fase
critica della sua carriera: il 2 gennaio a Roma, ad una serata di gala alla presenza di alte autorità
quali il presidente della repubblica Giovanni Gronchi, dopo il primo atto di Norma, diretta da
Gabriele Santini, la Callas accusò un malore e interruppe la recita.
In maggio entrò in conflitto con il sovrintendente della Scala di Milano, Antonio Ghiringhelli; a
novembre, per prese di posizione giudicate inaccettabili da Rudolf Bing, direttore del Metropolitan
Opera, fu obbligata alla rescissione del contratto. Nel 1959 diradò vistosamente gli impegni.
Nell'agosto del 1960, con una linea vocale cospicua ma intaccata da un forte vibrato e dal registro
acuto indebolito e accorciato, cantò Norma ad Epidauro, in settembre incise nuovamente l'opera e il
7 dicembre inaugurò la stagione lirica della Scala nella parte non protagonistica di Paolina nel
Poliuto di Gaetano Donizetti.
Nel 1964, dietro forti insistenze di Franco Zeffirelli cantò in Tosca al Covent Garden di Londra e
successivamente Norma a Parigi. Ebbe maggior successo nella pur affaticata parte di Tosca, meno
impegnativa vocalmente, essendo coadiuvata dal grande collega e amico Tito Gobbi. Nel 1965
decise di ritornare sulle scene e cantò Tosca a New York: il ritorno fu trionfale. Maria sembrò aver
ritrovato lo splendore degli anni precedenti e ciò la indusse a cantare cinque recite di Norma a
Parigi, ma sia la voce che il fisico non ressero, tanto che il 29 maggio terminò la scena dell'atto II
del tutto sfinita e l'ultima scena venne annullata.
Gli ultimi anni (1966-1977)
Impegnata con il Covent Garden di Londra per quattro rappresentazioni di Tosca, riuscì a tenere
solo quella di gala, in presenza della regina; fu poi costretta a rinunciare a tutte le altre dietro ordine
del suo medico personale per problemi fisici. Questa fu l'ultima volta che la Callas cantò in un'opera
integrale. Sul piano della vita privata il momento era altrettanto critico: Aristotele Onassis rifiutò di
regolarizzare la loro unione, e in più, nel 1968, sposò Jacqueline Kennedy, la vedova di John
Fitzgerald Kennedy, presidente degli Stati Uniti d'America assassinato a Dallas.
A seguito di questo evento il suo mondo crollò di schianto; si susseguirono periodi di depressione
alternati a momenti di euforia, quando ebbe l'occasione di tornare alla ribalta, nel 1969, come
protagonista del film Medea di Pier Paolo Pasolini.
L'ultima tournée con Giuseppe Di Stefano (1973-'74)
Nel 1973 iniziò un tour mondiale insieme a Giuseppe Di Stefano, che si concluse nel 1974 a
Sapporo (Giappone). Sarà la sua ultima esibizione in pubblico. Seguendo i consigli di Di Stefano, la
Callas tentò di riorganizzare l'assetto vocale aprendo la gola e puntando sull'intatto registro di petto.
Nonostante non fosse naturalmente in grado di tornare agli antichi fasti, affiancata da un collega
amico e sostenuta dall'incoraggiante amore del pubblico, riuscì a recuperare abbastanza da
concludere la tournée (a Seul in Corea) in condizioni vocali nettamente migliori rispetto a dieci anni
prima.
Durante la tournée, l'amicizia con Giuseppe Di Stefano, compromessa da problemi familiari del
tenore, ovvero la prematura morte per tumore della ventunenne figlia Luisa, s'incrinò. Stando a
quanto pubblicato nel libro "Callas nemica mia" scritto da Maria Girolami, ex moglie di Di Stefano,
il rapporto tra la soprano ed il tenore non fu di sola amicizia platonica e, sempre stando a questa
fonte, uno dei motivi del "ritiro" della Callas fu anche quest'ultima delusione sentimentale. La
Callas si ritirò nella sua casa di Avenue Georges Mandel 36 a Parigi, evitando contatti con
conoscenti e amici; nemmeno Giuseppe Di Stefano, Giulietta Simionato, Fedora Barbieri riuscirono
più ad avvicinarla. Gli ultimi anni della sua vita furono funestati da lutti: nel marzo del 1975
Onassis morì dopo essere stato operato alla cistifellea; il 2 novembre dello stesso anno Pier Paolo
Pasolini morì assassinato; il 17 marzo 1976 si spense Luchino Visconti.
La morte (16 settembre 1977)
Maria Callas in un francobollo commemorativo dello stato di Saint Vincent e Grenadine Lapide del loculo in cui sono custodite le ceneri di Maria Callas nel cimitero parigino di Père Lachaise. Il 16 settembre 1977, intorno alle 13.30, la Callas cessò di vivere. Nonostante sia stato varie volte
ripetuto, la Callas non si è suicidata; le sue condizioni fisiche erano da tempo estremamente
compromesse. Il referto medico indicò l'arresto cardiaco come causa del decesso. La grave
disfunzione ghiandolare della giovinezza e il drastico dimagrimento vennero citati più
frequentemente come cause della sua morte. Oltre a vari disturbi, negli ultimi anni si era aggiunta
anche l'insonnia cronica; la Callas aveva cominciato ad assumere dosi sempre più massicce di
Mandrax (metaqualone), che si procurava sottobanco (ad esso si riferiscono gli altrimenti misteriosi
riferimenti alla "droga" che costellano le ultime pagine del suo diario).
Molto meno chiaro è tutto il contorno, e quali siano state le responsabilità dell'oscura pianista greca
Vasso Devetzi — sorta di "dama di compagnia" stabilitasi in casa sua negli ultimissimi anni, della
sorella, Yakinthy Callas, e della madre, Evangelia Dimitriadou. Esecutore testamentario risultò alla
fine, grazie ad un testamento depositato subito dopo il matrimonio presso lo studio legale
dell'industriale, Giovan Battista Meneghini, che alla sua morte, lasciò a sua volta la cospicua eredità
della Callas alla propria governante, o compagna, Emma Brutti.
Resta inoltre irrisolto il mistero sui gioielli della Divina, i famosi collier, gli orecchini con brillanti e
rubini, a quanto pare scomparsi dopo la sua morte. Le uniche due persone che potrebbero far luce su
questa vicenda, Ferruccio Mezzadri, per 20 anni fedelissimo autista, e Bruna Lupoli, la cameriera
storica della Callas, non ne hanno mai parlato.
La cremazione
Forti divisioni creò anche la decisione della cremazione (condivisa dalla Callas da viva; "Fai
spargere le mie ceneri nel mare Egeo. Abbraccerò il mio Aristo attraverso il mare..." disse a Bruna),
non consigliata dalla religione cristiana ortodossa alla quale la Callas si era serbata fedele negli
anni. Da notare, nella biografia di Giovanni Battista Meneghini Maria Callas mia moglie, il mistero
circa la firma semi illeggibile sulla liberatoria, "un certo Jean Roire, o Jean Rouen": si tratta
semplicemente del compagno della Devetzi, Jean Roire, che s'incaricò di accompagnare la salma ai
forni, secondo la prassi, insieme con gli operatori necrofori. Vivo è il sospetto che le ceneri della
Callas siano andate perdute durante la loro permanenza al cimitero Père Lachaise di Parigi; non
esiste prova che le ceneri sparse in mare dal ministro della Cultura greco (e non dal sindaco
ateniese) durante una cerimonia nel 1979, fossero effettivamente le sue.
Vocalità e personalità interpretativa [modifica] Estensione vocale di Maria Callas: da fa diesis grave a mi naturale sovracuto Per la Callas fu ripresa la definizione di soprano drammatico d'agilità, categoria vocale in cui
rientravano le primedonne ottocentesche (Maria Malibran, Giuditta Pasta). I suoi più diretti modelli
furono Ester Mazzoleni, Claudia Muzio (da cui riprese l'artificio dello schiarimento e dello
scurimento delle vocali), Rosa Ponselle (quest'ultima da lei molto ammirata), soprani
dall'autorevole linea di canto e dalle simili scelte di repertorio.
Aveva in natura un timbro assai scuro di contralto, con alcune zone opache e aspre. Con l'esercizio
e la tecnica, servendosi di due passaggi di registro, era giunta a compattare la gamma, che andava
dal fa diesis grave (fa#2), nell'aria Arrigo! ah, parli ad un core nei Vespri siciliani, al mi sovracuto
(mi5), ancora nei Vespri siciliani, nella Traviata, in Lucia di Lammermoor e in molte incisioni.
Grazie alla tecnica agguerrita era in grado di emettere vocalizzi di grande precisione a piena voce
(anche i sovracuti erano emessi con lo stesso volume delle note medie), per quanto non raggiunse
mai la fluente abbondanza sonora dell'amica-nemica Tebaldi.
Come hanno notato unanimemente tutti i critici dell'epoca, il timbro presentava, come quello delle
sue antesignane ottocentesche, disuguaglianze timbriche, che tuttavia conferivano inedita (e
ineguagliata) varietà alla linea melodica, consentendo un gioco espressivo estremamente
frastagliato. Il timbro rimase l'aspetto più contestato della sua vocalità; come notò tra i primi
Giacomo Lauri Volpi in veste di critico, la sua arte era fondata sui forti contrasti, tra momenti di
abbandono estatico e violente accensioni retoriche, durante i quali in specie nell'enorme registro
acuto e sovracuto le note acquisivano una specie di fosforescenza e di inaudita violenza; il registro
centrale, o medium risonava spesso velato, piuttosto dissonante, a causa dell'intensivo ricorso al
falsetto, per sottolineare smarrimento o debolezza del personaggio, mentre le note gravi potevano
essere considerate troppo brutali, o viriloidi. Per queste caratteristiche si è spesso parlato delle "tre
voci" di Maria Callas. Secondo la testimonianza di Walter Legge, la Callas doveva la particolarità
del suo timbro "imbottigliato" ad una conformazione non comune dell'arco palatale, che si sarebbe
presentato come un arco a sesto acuto, e non a tutto sesto come nella gran parte delle persone.
Risonando nella cavità facciale, secondo le prescrizioni belcantistiche, cioè immascherandosi, la
voce non acquisiva il consueto squillo, ma trasparenza e luminescenza particolarissime; uno
strumento dalle qualità timbriche di inedita astrazione, capace di un buon legato, per quanto certo
non purissimo.
All'epoca, una parte del pubblico era ancora incline ad identificare il canto di coloratura con una
certa frivolezza, e ciò indubbiamente la frenò dall'esibire compiutamente le sue doti. L'arte della
Callas fu comunque un fatto molto più complesso, coinvolgendo anche l'aspetto scenico delle parti
che interpretava e portando ad una sintesi del tutto inedita tra canto e recitazione. Fu la prima
cantante lirica ad interessare registi importanti all'opera; a parte gli esperimenti del Maggio
musicale fiorentino (Armida di Rossini, con le scene di Alberto Savinio e le coreografie di Léonide
Massine, 1952), ebbero importanza storica le collaborazioni con Luchino Visconti (che la
considerava la più grande attrice vivente) alla Scala, e quelle successive con Franco Zeffirelli,
Margherita Wallmann, Alexis Minotis. Le sue interpretazioni riportarono il melodramma all'epoca
d'oro, come notarono i critici (Teodoro Celli, Rodolfo Celletti, Eugenio Gara, Massimo Mila); ma
soprattutto lo reinserirono a pieno diritto (come segnalò l'interesse dimostrato per la sua arte da
parte di Eugenio Montale, Mario Praz, Ingeborg Bachmann, Luchino Visconti, Pier Paolo Pasolini,
Federico Fellini, Carmelo Bene e moltissimi altri) tra le espressioni artistiche più alte, facendone
quasi un genere d'attualità, in grado di rinnovarsi incessantemente e attirare un pubblico molto più
giovane nei teatri, nonché di fornire spunto ad analisi critiche ed estetiche molto complesse (come
dimostrò il dibattito che coinvolse anche Mario Praz ed Ettore Paratore circa la sua Medea
cherubiniana).
Fortuna Maria Callas ha dato nuovo impulso alla riscoperta di titoli desueti, al miglioramento delle scuole di
canto, e alla maturazione di una nuova consapevolezza tecnica da parte dei cantanti.
Stando alle vendite dei dischi, Maria Callas è oggi la cantante lirica più nota al mondo

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