DIRITTI DAL MONDO. Afghanistan/ 2-La guerra infinita

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DIRITTI DAL MONDO. Afghanistan/ 2-La guerra infinita
Scritto da DirittiDistorti
Domenica 20 Marzo 2011 11:33
La “missione di pace” cominciò con i bombardamenti sulle supposte “sacche di resistenza”,
rastrellamenti di civili nelle loro case e invio di prigionieri nel campo di detenzione americano di
Guantanamo da dove, attraverso i media, arrivavano immagini scioccanti: esseri umani umiliati,
vestiti con la tuta dei condannati a morte, mani e caviglie legate con lucchettoni, orecchie
coperte da cuffie isolanti, bocche chiuse da bende di garza, occhi bendati da occhiali oscurati,
le teste rasate a zero.....
I morti fra la popolazione civile, stimati a febbraio del 2002, superavano i 4.000, secondo le
stime del Professore di Economia del New Hampshire, Marc Herold, pubblicate sul New York
Times.
Tantissimi i bambini che persero la vita, ed anche un po’ di soldati delle truppe alleate,
specialmente americani.
Hamid Karzai giurò solennemente come Presidente, nominato dagli Stati Uniti, il 7 dicembre del
2004, presente anche l’ex re Zahir Shah, che un po’ a malincuore dovette lasciare il dorato
esilio, ottenendo in cambio di rientrare a vivere nel vecchio Palazzo Reale.
Per le elezioni si attese quasi un anno e, quando meno del 50% di afgani andarono a votare,
risultarono ininfluenti rispetto ai progetti di “pax americana” che tuttavia non resse.
Il 5 maggio 2006, di un venerdì infausto, una bomba a Kabul colpì i soldati italiani: 2 alpini
morti e 4 feriti, il giorno dopo ancora fu colpito un aereo degli alleati che lasciarono sul terreno
10 cadaveri e, passato qualche giorno, un auto dell’ UNICEF fu fatta oggetto di un attacco che
provocò 2 morti.
La risposta venne dagli americani che attuarono una sorta di decimazione con il
bombardamento del villaggio di Aizizi nella provincia di Kandahar dove i morti furono 70/80 e
non tutti talebani.
Seguitarono a morire anche americani, britannici, canadesi, nei mesi seguenti, mandati al
macello da governi impegnati a difendere gli interessi di petrolieri e fabbricanti di armi.
Il 3 ottobre toccò ancora agli italiani: 2 vittime in seguito ad un attacco contro un convoglio
I.S.A.F.
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La N.A.T.O. sganciò grappoli di bombe su Kandahar provocando una sessantina di morti, tutti
civili.
Il 6 marzo del 2007 venne rapito Daniele Mastrogiacomo, giornalista del quotidiano “la
Repubblica”, liberato il 19 dello stesso mese, dopo difficili e complesse trattative ostacolate da
Karzai che si oppose alle richieste da parte dei rapitori di liberare alcuni guerriglieri afgani.
Vinte le resistenze di Karzai, questi sembrò vendicarsi facendo prelevare dai propri servi segreti
Rahmatullah Hanefi, operatore di Emergency, che aveva svolto opera di mediazione nel
sequestro, ritenendolo coinvolto nel favoreggiamento dei ribelli.
La reazione indignata di Gino e Teresa Strada che arrivò a denunciare torture contro Hanefi
non impedirono al malcapitato di soggiornare per novanta giorni nelle celle dei servizi segreti,
dai quali poté uscire dopo che tutto il personale della O.n.g. per protesta lasciò il paese e dopo
che Mastrogiacomo manifestò a tutto il mondo la falsità della posizione pretestuosa del governo
afgano.
In quei mesi la N.A.T.O. si trovò impegnata in una vasta offensiva nel paese che causò la morte
di centinaia di civili e migliaia di sfollati che abbandonavano le proprie case per sfuggire ai
bombardamenti; non furono risparmiati i bambini, il 18 giugno ne furono ammazzati una
sessantina nel bombardamento di una “madrassa”, addirittura fu colpito con bombe un corteo
funebre a Bala Baluk, il 6 luglio, con 100 vittime civili.
Il 23 luglio morì Zahir Sha, a Kabul nel suo vecchio Palazzo Reale, all’età di 92 anni.
Nel mese di novembre caddero altri due militari italiani ed altri soldati NATO nell’anno seguente,
con la popolazione stretta fra attentatati e bombardamenti, che in agosto colpirono anche gli
invitati ad una festa di matrimonio, per opera, questa volta, di forze inglesi.
Concentrandosi la repressione antitalebana nel Waziristan, dove si cercava l’imprendibile Bin
Laden, e nella regione di Nangahar, alla frontiera con il Pakistan, la crisi fu esportata anche lì,
con zone colpite per “errore” e conseguenti manifestazioni pro talebani.
Nel 2009 la situazione divenne ancor più incandescente, essendo l’anno delle elezioni
presidenziali, una farsa che Karzai e i suoi alleati avrebbero voluto rappresentare di fronte ad
una platea “epurata”, e che invece i talebani tentavano di impedire seminando paure nei
cittadini che avrebbero dovuto recarsi alle urne.
Nel primo caso si produssero raid e azioni belliche contro talebani, che in maggioranza non
erano talebani, se, come si disse per esempio, nel mese di giugno, circa 2000 “presunti”
talebani vennero trucidati, al di fuori di azioni belliche, dal vecchio “signore della guerra” Dostun,
un sanguinario senza ideali foraggiato dagli Stati Uniti.
Nel secondo caso si intensificarono gli attentati suicidi, a Kabul, nella provincia di Helmand, un
po’ in tutto il paese, indiscriminatamente, magari non toccando il nemico ma massacrando il
fratello.
In entrambi i casi si potrebbe dire, parafrasando Brecht, che da una parte e dall’altra a morire
toccava sempre alla povera gente.
L’Italia perse un altro uomo il 14 giugno, in un attentato a 50 Km. da Farah.
Gli attacchi dei talebani si intensificarono in vista delle elezioni presidenziali del 20 agosto, che
si svolsero nel massimo disordine, con attacchi ai seggi elettorali, dove persero la vita undici
persone, fra il timore dei cittadini a recarsi alle urne dove affluì solo il 40/50% degli elettori e
evidenti brogli che resero assai poco leggibile l’esito del voto, tanto che sia Karzai che il suo
contendente, Abdullah, poterono dichiarare, senza che vi fossero per entrambi elementi di
smentita, di aver avuto la maggioranza dei consensi.
L’ipotesi di brogli, ammessi dalla stessa Commissione elettorale, alla quale arrivavano i risultati
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con il contagocce, portò al differimento del ballottaggio al 7 novembre, rendendo ancora più
nebulosa la situazione ed aumentando il disordine e gli episodi di efferatezza contro la
popolazione inerme e sempre più disperata per le condizioni di vita che non riuscivano a
normalizzarsi, drammatiche per il gran numero di morti fra i civili, ed anche per le condizioni
economiche nelle quali questi erano costretti a tirare a campare, con la penuria di beni, anche
alimentari, con la difficoltà all’approvvigionamento, per la carenza di combustibile per riscaldarsi
e cucinare.
Il 4 settembre, nella regione di Kunduz, commandos talebani bloccarono e sequestrarono due
autocisterne di carburante e le lasciarono a disposizione della popolazione per il prelievo di
gasolio, così che una moltitudine si radunò intorno ai due mezzi, con taniche e contenitori di
ogni tipo, cercando di accaparrarsi quanto poteva del prezioso liquido.
Erano disperati, povera gente, che si affannava e affollava per sopravvivere e furono
bombardati da aerei della NATO che provocarono una strage: oltre 120 morti, la maggior parte
civili.
La inevitabile reazione fu cara anche per le truppe italiane, che il 17 settembre, a Kabul, in un
attacco a due blindati persero sei paracaduti.
Il 7 novembre, giorno previsto per il ballottaggio, Abdullah, il contendente di Karzai, si pronunciò
per il rifiuto del voto che riteneva, a ragion veduta, drogato, irregolare, così che il suo
abbandono produsse la nomina a Presidente di Karzai, senza che si potesse sapere quanti
cittadini afgani avessero espresso consenso verso l’uomo, che ancor più apparve messo lì dagli
americani, privo di reale potere, tanto che, già essendo avanzato di mesi il nuovo anno, non
riusciva a formare un Governo per la continua bocciatura, da parte del Parlamento della
maggior parte delle proposte di Ministri avanzate da lui.
Si chiudeva ormai il primo decennio del nuovo millennio, con l’anno che si è rivelato il più
cruento nel conflitto afgano e che ha segnato, con il nuovo ordine imposto dagli Stati Uniti, il
trionfo della illegalità, tutto è stato possibile a Kabul, imperversato dall’ offensiva di migliaia di
armati dell’I.S.A.F. e dell’esercito di Karzai.
Il 10 aprile vennero arrestati tre italiani di Emergency senza che si conoscesse bene l’accusa,
forse “collaborazionismo con i talebani” comunque senza uno straccio di prova, e per giorni non
si riuscì neanche a conoscere il luogo della loro detenzione, le condizioni di trattamento, il
rispetto dei protocolli internazionali, se fossero rispettati o meno gli accordi con l’amico Stato
italiano, che avrebbe avuto il diritto di conoscere la sorte di tre suoi cittadini.
Il Ministro degli Esteri Frattini ha preferito non sbilanciarsi, gran parte delle forze politiche hanno
taciuto, Gino Strada ha apertamente parlato di rapimento e gli operatori e dipendenti di
Emergency hanno sgombrato della loro presenza, evidentemente non gradita dal Governo di
Karzai, la zona di Laskhar-Gah dove inevitabilmente si chiuse quell’ospedale, scomodo perché
la conta e l’identificazione dei feriti rivelava che la maggior parte dei degenti non erano
pericolosi talebani, ma civili e bambini, che pure in tanti erano stati salvati dalle cure dello staff
di Strada.
Pure i talebani lanciarono l’offensiva nel 2010, subito dopo quella lanciata dalle truppe alleate,
intensificando dal mese di maggio gli attacchi ai convogli e nel mirino ci stavano gli italiani che
dal primo attacco sferrato il 17 maggio, fino all’ultimo del 31 dicembre, persero 10 uomini.
I civili afgani che hanno perso la vita, nel 2010, sono stati, secondo Afghanistan Rights Monitor,
oltre 2.700!
L’anno in corso sembra non prospettare scenari migliori: se gli attacchi e gli attentati delle forze
ribelli, che scattano fin dall’inizio di gennaio, provocano un centinaio di morti , l’offensiva della
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NATO supera questo numero, e, nonostante le condoglianze del generale David Petraeus,
tocca in larga parte la popolazione civile.
L’azione talebana, nei primi mesi dell’anno sembra mirata a colpire le forze di polizia, che
perdono 15 uomini il 12 febbraio a Kandahar e 37 a Kunduz il 14 marzo; i centri dell’economia (
40 vittime in attacco ad una banca il 20 febbraio ); gli eserciti occupanti: il 18 gennaio cade un
militare italiano a Bala Murghab ed un altro, il 37°, a Shindand il 28 febbraio.
La risposta delle truppe alleate se è dura verso i talebani in armi, con decine di morti nel mese
di febbraio, si rivela disordinata e indiscriminata nel colpire la popolazione inerme che continua
a pagare un prezzo esorbitante per una pretesa “liberazione”, tanto che il governatore di una
provincia afgana, il 22 febbraio, denuncia un bombardamento NATO che ha provocato 64
vittime della quali solo 13 appartenenti ai ribelli.
L’ennesimo, esecrabile episodio ha luogo il 2 di marzo nel distretto di Darah-Ye Pech nella
provincia orientale de Kunar: nel corso di un bombardamento della NATO vengono colpiti a
morte 9 bambini, di età compresa tra i sette e i tredici anni, mentre stanno raccogliendo legna
da ardere per le proprie famiglie che soffrono fortemente la penuria di combustibile.
Un altro insostenibile “errore”, dopo tanti, che questa volta induce lo stesso Karzai ad esprimere
una forte protesta nel corso di un incontro con Ivan Simonovic, assistente del Segretario
Generale delle Nazioni Unite.
“Come Presidente dell’Afghanistan-ha dichiarato Karzai- è mia responsabilità proteggere la mia
gente. Le continue perdite di civili non sono più accettabili da parte del Governo e del Popolo
afgani”.
Sono passati quasi dieci anni nel paese degli aquiloni, dove gli aquiloni non volano più da un
pezzo, dal giorno in cui George Bush gridò al mondo “O con noi o con i terroristi”, era il 20
settembre 2001, di giovedì, e il mondo gli andò dietro in armi, chi affrontando il mare su navi
corrazzate, chi facendo rullare i motori di un cacciabombardiere, tutti con la grinta del guerriero,
cantando “Endurig Freedom”, Pace Duratura…quasi dieci anni e l’unica cosa duratura è la
guerra.
Sono passati quasi dieci anni dal giorno maledetto in cui Kualid, il bambino “che non riusciva a
sognare” raccontato da Vauro Senesi, tirò fuori da un nascondiglio l’aquilone giallo dorato, un
regalo che i talebani proibivano, ma che ora, partiti gli uomini di Omar, poteva volare nel cielo di
Kabul e Kualid gli correva dietro, felice anche perché era tornato a sognare, poi un lampo
accecante, il buio, “una infermiera bionda a controllare il moncone della sua gamba sinistra,
amputata sopra al ginocchio. Si addormentò sprofondando in un sonno profondo. Senza sogni”.
Dieci anni………..
Dall’ospedale di Emergency, nel corso dell’ultimo di questi maledetti dieci anni:
“Roqia è uscita un attimo per prendere una bacinella d'acqua, e in un secondo si è trovata per
terra. Un proiettile le ha perforato il ginocchio destro, facendole esplodere l'ultima parte di
femore”.
Roqia ha dodici anni.
“Akter Mohammed è arrivato con il padre Wali Jan, un uomo di almeno 60 anni con una folta
barba bianca.
Un proiettile, uno solo, gli ha passato la testa da parte a parte, mentre si trovava alla finestra,
qualche scelto tiratore ha visto una sagoma e ha sparato, poi i soldati sono entrati in casa e in
un angolo, sotto la finestra, hanno visto il risultato del proiettile esploso contro quella sagoma
che appariva alla finestra. Un bambino di 9 anni.
Se ne sono andati senza una parola”.
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“Khudainazar è un ragazzino di 11 anni, con la faccia sveglia.
Era fuori dalla sua casa, a Nadalì: era andato a riempire le taniche di acqua.
Improvvisamente ha sentito un gran bruciore e ha lasciato cadere l'acqua che stava
trasportando.
E' arrivato, dopo mille peripezie ed un viaggio estenuante, al nostro ospedale con una ferita da
proiettile che è entrato nell'inguine sinistro ed è uscito dal gluteo destro.
Proiettile sparato da "stranieri vestiti da guerra".
(Testimonianze di Peace Reporter)
E tanti altri bambini sono morti, in particolare a causa delle mine, nel solo 2009 le vittime in
giovane età sono state 1.050, pochi giorni fa i nove ragazzini che raccoglievano legna.
Tanti i Kualid che non torneranno a sognare.
Il bilancio dall’inizio delle operazioni:
Da 15.000 a 35.00 circa le vittime civili
2.300 militari delle forze alleate caduti in attentati e combattimenti ( in maggioranza
americani: 1239, gli italiani 37 )
68.000 i talebani uccisi o catturati
7.000 le vittime fra soldati e poliziotti afgani.
“Enduring Freedom”: la guerra continua!
Claudio Valentini
20-03-2011
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