Padova, città “di colore”

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Padova, città “di colore”
Padova, città “di colore”
Intervista a Cristina Toso,
consigliere comunale e vice-presidente delle Politiche Culturali
Padova sempre più colorata e variegata. E a confermarlo sono i
numeri: il 13% della popolazione infatti parla straniero. E la città ,in
tal senso, porta avanti una politica di accoglienza dell'altro attraverso
diversi servizi ed iniziative. Iniziative che è bene conoscere perché
spesso vengono "oscurate" da fatti di cronaca che prendono il
sopravvento o che fanno più notizia. In questo nostro viaggio ci
condurrà Cristina Toso, consigliere comunale e vice presidente alle
Politiche Culturali a Padova.
1) Padova, città multiculturale e multietnica. Come si pone il
Comune? Quali le attività più importanti che ha messo in atto a riguardo?
La Città di Padova è una realtà variegata, in cui i colori di culture diverse tra loro si mescolano e le donano
tinte e sfumature dell'arcobaleno. Una città, di 206.192 abitanti residenti, dei quali 26.582 persone provenienti
da altre parti del mondo, ossia il 13 percento della popolazione complessiva. Sono tunisini e algerini,
marocchini e siriani, turchi, ma anche indiani delle differenti zone dell'India (dal Rajastan al sud dell'India),
russi, armeni, brasiliani piuttosto che argentini, nigeriani, camerunensi, giapponesi e coreani che mescolano le
loro caratteristiche con francesi, inglesi, tedeschi, spagnoli, rumeni, moldavi e polacchi. Non sono solo
nazionalità ma anche cucine, costumi, consuetudini e religioni differenti che ogni giorno debbono convivere e
che ogni giorno si contaminano tra loro dando vita a nuova cultura, a nuove modalità di relazione. In un'ottica
di smart city l'Amministrazione comunale si pone come quel Ponte che rende la Città di Padova una Città che
accoglie. Una Città che realizza politiche pubbliche che insistono su più fronti: dal diritto di cittadinanza
all'alfabetizzazione linguistica, dai servizi di mediazione culturale alle persone ai servizi relativi alle abitazioni.
In una visione partecipativa, anche da una prospettiva di vita istituzionale, l'Amministrazione ha proposto e
realizzato, prima in Italia, la nascita della prima Consulta delle Comunità Straniere. La Consulta si traduce in
una Commissione consiliare, composta dai rappresentanti di tutte le Comunità Straniere, dalla Nigeria alla Cina,
dal Camerun alla Moldavia, dall'Albania al Marocco, che ha compiti di proposta, in particolare, su argomenti
che abbracciano a tutto tondo la vita cittadina. La città di Padova non si è fermata a questo ma ha improntato e
implementato alcune politiche pubbliche culturali che hanno come focus l'Europa. In questo periodo in cui ci
si rende conto che necessitiamo ogni giorno di più di una identità e coscienza europea maggiore. Queste
politiche pubbliche si sono concretizzate anche in quell'evento importante che è stato il Festival dell'Europa o
Europeade, che si è svolto a Padova dal 15 al 20 luglio 2012 con la cornice, in primis, di Prato della Valle che è
stato il focus centrale dell'evento. L'Europeade è il Festival del folklore e della cultura europea. Festival nato da
un'idea realizzata per la prima volta nel 1964 in Belgio, ormai gira l'Europa da 50 anni, ed e un evento che si
propone ogni anno in una città diversa. Quest'anno si è tenuto a Gotha, capitale della Turingia in Germania,
l'anno prossimo verrà realizzato a Kielce in Polonia, in un comprensorio di comuni che si trova a metà strada tra
Krakov (Cracovia) e Warswava (Varsavia). Per l'edizione 2012 la città scelta per ospitare l'evento è stata
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Padova, città nel cuore del Veneto. Gruppi e persone dai 27 Paesi Europei sono arrivati a Padova per ballare,
cantare e far conoscere le loro tradizioni.
L'Europeade, frutto di un lavoro di concertazione tra più responsabili e che mi ha visto prima proponente a
Padova, è stato un momento di incontro, scambio, confronto e l'occasione per arricchire il bagaglio di
conoscenze ed esperienze. L'organizzazione è individuata in comitato internazionale I.E.C. (International
European Committee), formato dai rappresentanti delle varie regioni europee, che danno delega a un comitato
organizzatore locale, che opera in collaborazione con e sotto la responsabilità del Comitato internazionale,
viene incaricato dell'organizzazione pratica sul posto. All'Europeade partecipano, ogni anno, circa 250 gruppi di
musica e di danza folkloristica provenienti da tutta l'Europa, per un totale di 4.000 artisti folkloristici europei.
2) Che riscontri avete avuto? quale la reazione dei padovani coinvolti e degli stranieri?
I
riscontri ci sono ogni giorno. Ad esempio, quando si accolgono i
giuramenti dei cittadini stranieri che acquistano la cittadinanza italiana. La
riconoscenza e la gratitudine sono i sentimenti che quasi sempre scorgo negli
occhi di coloro che incontro in questi frangenti. L'orgoglio da parte dei
padovani di esserci in queste trasformazioni e di non lasciare correre il carro
di Apollo da solo e vuoto. Tanto è vero che, in occasione, dell'Europeade
erano tantissimi i padovani presenti, oltre ai turisti. L'orgoglio di ammirare la
propria Città con il fascino di altri tempi e luoghi, ma l'attualità e veridicità di una Basilica, come quella di Santa
Giustina, a sfondo delle danze diurne e serali. Ma anche tutte le esibizioni avvenute nei quartieri e che hanno
colorato per qualche giorno il grigio di molti palazzi.
Anche lo strumento della Consulta delle Comunità Straniere ha avuto sinora un ottimo riscontro perché ha
permesso un luogo di partecipazione significativa, di persone-cittadini che hanno scoperto e introiettato
l'istituzione comunale nel modo più efficace disponibile., come propria.
Altri interventi significativi sono stati quelli di mediazione culturale ha dato molte soddisfazioni, anche se vi
sono alcune difficoltà, fisiologiche di una Città variegata come la nostra. Un modo che aiuta nella
comprensione, per un amministratore, di come sarebbe necessario affrontare le difficoltà. Difficoltà che si
esprimono nelle differenze linguistiche e di comportamento culturale: ad esempio nelle dichiarazioni dei
redditi. In questo, specifico campo, la mediazione linguistica è indispensabile. Lo stesso problema si è verificato
e, devo dire, risolto brillantemente attraverso l'uso di personale mediatore culturale, al momento del XV
censimento della popolazione (2011).
4) I rumeni rappresentano una presenza significativa in città... quali i progetti rivolti a loro?
La
Comunità Rumena è senz’altro una presenza significativa in città e, piuttosto consistente l'ultimo
censimento individua la presenza di questa comunità in 8.268 persone e pone la Città al quarto posto per
presenza in Italia. E' una presenza che viene abbracciata, in qualità di cittadini comunitari con le iniziative
cittadine per tutti i cittadini. Cosa vuol dire? Che non vi è una specifica iniziativa mirata ma una serie di azioni
positive che coinvolgono tutti i cittadini. Ad esempio, le azioni positive messe in atto dal settore servizi sociali e
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dal settore decentramento per tutti quegli aspetti di comunicazione informativa anche in lingua rumena atti a
consentire la fruibilità massima dei servizi. Ad esempio i servizi anagrafici, di stato civile che sono molto
delicati e abbisognano di informazioni precise sulle procedure amministrative che hanno impatto immediato
sulle persone. Oppure, per quanto riguarda la fruibilità dei servizi di mobilità pubblica che vengono espletati
da APS Holding e che vedono le comunicazioni anche in lingua rumena. Mi permetto di osservare che proprio
per l'implicita connotazione di cittadini comunitari vi è una particolare integrazione delle famiglie rumene
nella comunità patavina: i bambini molto spesso nascono in Italia, frequentano le scuole in Italia, e
proseguono nella ricerca di lavoro in Italia perché ormai naturalizzati italiani. I problemi si pongono, in
particolare, sul fronte dell'acquisizione della cittadinanza italiana che, a mio parere, andrebbe regolata in base
a un principio di ius soli moderato ossia in corrispondenza di nascita, residenza reale e percorso di studi di un
minimo di anni. Molto spesso, invece, i percorsi sono più complessi e presentano modalità diverse secondo le
diverse casistiche. Le azioni culturali che vengono messe in atto, invece, sono le più differenti rispetto a 15
anni fa, vi è una consapevolezza della presenza della comunità romena che non c'era. In particolare, la Festa
dei Popoli della terza domenica di maggio è un esempio importante di presenza costruttiva di scambio di
costumi, cultura e consuetudini della vita di ogni giorno: una mixitè che cambia i romeni cambiando i padovani.
5) In termini di interculturalità come si pone la città? Si potrebbe fare di più? Per il ruolo che riveste incontra
spesso persone o famiglie straniere. Ricorda qualche episodio di
integrazione che l'ha particolarmente colpita?
Ogni Politica pubblica è perfettibile e migliorabile. Ad esempio,
si potrebbe più spesso avere l'opportunità delle azioni positive che
riguardano le biblioteche viventi che sono particolari iniziative in
cui i libri sono delle persone, e il catalogo contiene le storie che
queste persone raccontano. Iniziative, che veda le popolazioni di
altre nazionalità incontrarsi con le tradizioni loro e quelle della
comunità ospitante, ossia di quella padovana. Tra la mixitè, la
contaminazione delle differenti tradizioni nasce un modus vivendi e di relazioni molto interessante che porta a
migliorare decisamente la qualità della vita quotidiana di ciascuno. Certo ricordo l'episodio di una mamma di
tre bimbi, di provenienza marocchina, che oggi sono ragazzi maggiorenni e italiani. Questa mamma che
chiamerò Maria, è laureata in Lingua e letteratura italiana in Marocco. Era una collaboratrice domestica con
tante difficoltà economiche. Grazie a questo lavoro ha potuto far studiare i suoi tre figli e pagare il mutuo della
casa. Quando l'ho incontrata le prime volte era molto riservata e le conversazioni tra mamme per fortuna
riescono ad essere interessanti ugualmente. Poi un giorno leggo nel giornale della pubblicazione del bando per
mediatori culturali. Ritaglio l'articolo e glielo porto e le dico:- "Guarda Maria il Comune ha pubblicato questo. E'
interessante, prova a fare la domanda non si sa mai. Lei mi ha risposto che non aveva abbastanza titoli per
poter sperare (era già laureata)".
Morale: Lei oggi è mediatrice culturale, ha frequentato un Master Universitario di 1 livello per mediatore
culturale e, ogni volta che la penso, mi commuovo.
6) Lei ha avuto l'onore di partecipare insieme ad altre 6 donne italiane ad una convention a Londra. Può
spiegarci di cosa si tratta e che cosa è emerso dall'incontro?
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Sì, nel mio hike di politico padovano, come vice Presidente della Commissione alle politiche culturali e come
ambasciatrice di Pace dell'U.P.F. (Universal Peace Federation), che è una ong ossia una organizzazione non
governativa accreditata all'ONU, ho partecipato dal 7 al 10 ottobre al XIII° Convegno Mondiale delle Leaders
del Mondo: un'occasione unica. E' stata un'esperienza straordinaria che mi ha permesso di conoscere ed
incontrare donne di tutto il mondo, impegnate a vario titolo, non solo politico ma soprattutto istituzionale,
dalle Nazioni Unite al Parlamento Britannico, dalle Lionnes delle Filippine, alle responsabili di Organizzazioni
internazionali che operano nella striscia di Gaza, da donne impegnate ogni giorno nella trincea della
prostituzione e del degrado sociale a donne che, insieme, hanno deciso che mai come oggi, per un futuro di
Pace, la Madre e la Famiglia siano la chiave di volta affinché le strategie di Pace vengano realmente messe in
atto.
7) Cosa le piacerebbe realizzare per la città che non ha ancora fatto?
Mi piacerebbe riuscire a rovesciare i punti di vista culturali: non solo cultura d'élite ma un lavoro di rete
costante che consenta anche ai nuovi cittadini e residenti, che non sempre hanno avuto la fortuna di affinare il
loro spirito da giovani, di poter cogliere opportunità che diano la qualità di vita di cui tanto si parla.
Sono convinta che una Città dove i servizi non siano buoni non è una città dove si vive bene e dove le
persone possono percepire una buona qualità di vita. Perciò, un tessuto che costantemente cresce con tante
iniziative, semplici e complesse, anche nelle periferie. Ma non solo. La città di Padova si è caratterizzata nei
secoli per la presenza, non solo dei frati del Santo e, perciò, della Basilica del Santo ma anche per tutti gli altri
monasteri che nel tempo si sono trasformati cambiando funzioni e, a volte, anche fisionomia. Mi piacerebbe
riuscire a rendere evidente queste presenze, ancora vive, in alcuni casi, e ormai estinte in altri. Una targa, una
visita guidata danno consapevolezza e identità ai cittadini tutti italiani e stranieri.
A cura di Mariagrazia De Simone
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