No Tav, il governo non cede: "Realizzeremo l`alta velocità" Grandi

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No Tav, il governo non cede: "Realizzeremo l`alta velocità" Grandi
No Tav, il governo non cede: "Realizzeremo l'alta velocità" Grandi opere, nuove regole
Italia paralizzata dai "no". Nel 2011 bloccate 331 opere. Mentre continuano le proteste contro la Tav,
il governo studia un ddl che blindi le Grandi opere
La protesta dei No Tav, troppo spesso sfociata in guerriglia e violenti scontri, è solo
l’ultima e più eclatante contestazione territoriali alla costruzione di opere di pubblica
utilità e agli insediamenti industriali.
Secondo uno studio curato dall’Osservatorio permanente Nimby forum (leggi
l'articolo), l'Italia è un paese paralizzato dalle proteste, dai comitati locali, dalle
associazioni e dai politici che, prontamente, cavalcano il malcontento per
opportunismo. Tanto per dare un'idea della gravità del problema: nel Belpaese sono
oltre 330 gli impianti contestati nel 2011, con un aumento del 3,4% rispetto al 2010.
Nel 26,7% dei casi sono proprio i politici del luogo ad animare la protesta. Per evitare
questo immobilismo, letale per l'economia locale e nazionale, il governo starebbe
vagliando la possibilità di cambiare le regole per le Grandi opere ricalcando il modello
francese.
Secondo un'indiscrezione pubblicata oggi dal Corriere della Sera, il presidente del
Consiglio Mario Monti starebbe pensando seriamente di stare una sterzata. Se ne
sarebbe già parlato durante l'ultimo Consiglio dei ministri, subito dopo che il ministro
dell'Interno Anno Maria Cancellieri ha invitato ad accelerare i tempi. Le continue
proteste contro l'alta velocità Torino-Lione sono sotto gli occhi di tutti. Una situazione
che imbarazza l'Italia anche a livello europeo. Proprio per questo, il ministro dello
Sviluppo economico Corrado Passera avrebbe avanzato la possibilità di introdurre
anche in Italia il cosiddetto Débat Public. Si tratta di una procedura in vigore in
Francia dal 1995 alla cui base c'è la "democrazia partecipativa". Un concetto che
avrebbe ridotto - dati alla mano - la conflittualità tra Stato ed enti locali dell'80%. Di
cosa si tratta? "Al momento di avviare l'iter per la costruzione di un'opera pubblica scrive Fiorenza Sarzanini sul Corsera - il promotore deve presentare uno studio di
fattibilità che tenga conto di tutti i fattori relativi alla realizzazione visto che
presentano forti sfide socioeconomiche oppure hanno un impatto significativo
sull'ambiente e sull'assetto del territorio". Insomma, prima che si inizi coi lavori
dovranno essere comunicati i tempi, il costo e le probabili conseguenze sull'economia
locale. Per farlo i promotori della Grande opera avranno sei mesi.
In Francia il Débat Public funziona. Passera ne ha illustrato i contenuti che potrebbero
essere modellati sulle esigenze dell'Italia. Resta il fatto che, come ha detto la titolare
delViminale, il governo deve agire con fermezza per arginare le schiere di violenti e i
contestatori di profezioni la cui prepotenza rischia di immobilizzare l'intero Paese. In
una intervista al Messaggero, il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha detto
chiaramente che"il movimento No Tav ha perso la connotazione di movimento legato a
un progetto ed è diventato il simbolo di una identità politica antagonista". Eppure
rischia, ancora oggi, di ritardare seriamente la realizzazione dell'opera. In una
intervista alla Stampa, il sindaco di Lione Gérard Collomb non ha infatti nascosto la
propria inquietudine: "Crediamo che la Lione-Torino si farà, perché lo Stato italiano si
è più volte impegnato a farla e naturalmente non dubitiamo che rispetti i patti.
Ma siamo preoccupati per i tempi".
Il governo ha comunque ribadito che non promuoverà unreferendum in Val di Susa
sulla Tav. Intervistato da Maria Latella, su Sky Tg24 il sottosegratario alla presidenza
del Consiglio, Antonio Catricalà, ha spiegato che dopo aver riesaminato il progetto dal
punto di vista giuridico, sociale e ambientale, il governo non ha trovato alcun "punto
oscuro". "Abbiamo il dovere morale, politico e civico per non essere allontanati
dall’Europa, da una credibilità che abbiamo riconquistato con estrema difficoltà", ha
chiarito Catricalà senza comunque chiudere il confronto con le istituzioni.
www.ilgiornale.it
04/03/2012