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Arte e cultura
Cernuschi, eroe del Risorgimento
diventato banchiere e mecenate
di Jacopo Brancati
A Parigi, nella avenue Vélasquez che fiancheggia il Parc Monceau,
immersa nel verde, una palazzina discreta si sottrae dallo stile
parigino delle altre costruzioni: la sua facciata bianca presenta
due medaglioni con le effigi di Leonardo da Vinci e Aristotele;
al centro, attraverso una grande finestra, si scorge il volto
di un Buddha.
Si tratta del Musée Cernuschi, uno dei più significativi musei d’arte orientale d’Europa. L’impressionante collezione
d’arte cinese antica fu iniziata e lasciata in eredità alla città di Parigi da Enrico Cernuschi (1821-1896) patriota ed
eroe del Risorgimento italiano, finanziere e intellettuale naturalizzato francese.
Un destino legato alla Storia
In seguito alle vicende della Repubblica Romana nel 1849,
Cernuschi si esilia in Francia dove, trovando un terreno adatto alla sua intelligenza, riesce in breve tempo a farsi una
posizione. Abbandonata la lotta politica in Italia, si dedica
all’economia e alla finanza in Francia. Partigiano del bimetallismo e del libero scambio, scrive diversi testi su questioni economiche dibattute all’epoca e fa parte dei fondatori della Banque de Paris, futura Paribas (Banque de Paris et des Pays-Bas).
Questa notorietà, unita ad operazioni finanziarie ben riuscite, gli permette di costruire una certa ricchezza che adopera per sostenere i suoi ideali e le cause nelle quali crede, prima fra tutte la lotta per restaurare in Francia la Repubblica;
unica forma di Stato che assicura la libertà ai suoi cittadini.
Il XIX secolo è un secolo di grandi cambiamenti, rivoluzioni e guerre ed è mosso da grandi ideali di libertà, eguaA fronte
Statua in bronzo del Buddha Amida. Giappone prima metà XVIII sec.
glianza e democrazia: le idee repubblicane. Nuovamente
la Storia si appropria della vita di Cernuschi: espulso dalla Francia per aver sostenuto il campo avverso a Napoleone III e rientrato in seguito alla caduta di questo a Sedan
nel 1870, è incaricato dal nuovo governo repubblicano del
vettovagliamento di Parigi assediata dai Prussiani.
Quando i parigini non accettano la capitolazione della città, egli offre la sua esperienza per la costruzione delle
barricate. È naturalizzato cittadino francese per acclamazione.
Ma la tragica storia della Comune inizia, Henri Cernuschi
e il suo amico Emile Duret sono presi nella tormenta della guerra civile. I tentativi di Cernuschi di mediare fra i
governativi di Versailles e i Comunardi non sono capiti.
Gustave Chaudey, amico e redattore capo del giornale “Le
Siècle”, di cui Cernuschi detiene la maggioranza delle azioni, si oppone alla Comune e viene fucilato dai rivoluzionari. Egli stesso è condannato a morte dai governativi per
essersi opposto all’Imperatore e solo fortunosamente sfugge al plotone d’esecuzione. I suoi sogni repubblicani sono infranti nuovamente. Deve allontanarsi da Parigi.
Fortemente scosso dagli avvenimenti e probabilmente per
sfuggire ad ulteriori persecuzioni, intraprende insieme a
Duret, critico d’arte animato dalle sue stesse convinzioni
repubblicane, un viaggio di tre anni che lo porterà a fare
il giro del mondo da ovest verso est, attraverso il Giappone, la Cina e l’India.
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Il viaggio in Oriente (1871-1873)
Cernuschi giunge in Giappone dalla costa ovest degli Stati
Uniti, con l’idea di compiere un viaggio “etnografico” alla scoperta dell’Oriente e del cambiamento che questo sta subendo in seguito alla penetrazione forzata degli occidentali.
Il contesto storico del viaggio è quello dell’apice dell’imperialismo e del colonialismo europeo. In seguito al bombardamento statunitense di Edo in Giappone nel 1853 e ai saccheggi della spedizione franco-britannica contro la Cina nel
1860, arrivano in Francia e Gran Bretagna le prime opere
d’arte orientale; la nobiltà e l’alta borghesia creano le proprie raccolte personali. Le collezioni in quel momento sono piuttosto frutto del saccheggio e sono guidate dal gusto
del trofeo più che dall’interesse scientifico. Attraverso i diversi mercanti stabiliti nelle concessioni europee in Oriente, gli oggetti arrivano in Europa ma si tratta per lo più di
copie e ninnoli vari, rari sono i pezzi di valore; si diffonde
comunque un certo gusto per le “cineserie” che fa comparire a Parigi e Londra diversi mercanti specializzati.
Cernuschi e Duret constatano l’inizio dell’occidentalizzazione dell’Oriente (“l’Europa si è insediata in Oriente” scriverà Duret nel suo libro Voyage d’Orient, edito nel 1874) e sono mossi dal desiderio di conoscere un mondo che sta per
cambiare inesorabilmente; vogliono andare alla scoperta di
una civiltà poco conosciuta e alla ricerca del legame fra arte occidentale e arte asiatica. La metodologia della ricerca,
la logica della collezione e la sua finalità si concretizzano durante le tappe del lungo viaggio. È la concezione stessa del
viaggio che crea e immagina la collezione e le sua finalità,
non il contesto storico; in questo risiede la novità.
Agli occhi di Cernuschi e Duret Giappone e Cina rappresentano una civiltà che ha raggiunto un grado più evoluto
rispetto al resto dell’Oriente e su questi paesi si focalizza
la loro attenzione. Cernuschi si interessa delle arti plastiche, bronzi e ceramiche, Duret si dedica all’approfondimento delle arti figurative, stampe e libri.
Ancora una volta il Cernuschi si rivela fine imprenditore ed
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eccellente logistico: nell’arco dei tre anni del viaggio raccoglie e spedisce in Francia circa 5000 pezzi, principalmente
bronzi e ceramiche. In Giappone si serve di una rete di mercanti europei (fra cui qualche italiano) insediati nel paese ma
anche di venditori locali che gli procurano lotti interi di bronzi. Eccezionale è l’acquisizione e il trasporto in Francia della
statua gigante del Buddha Amida risalente al secondo quarto del XVIII secolo, appartenente ad un piccolo tempio nella
regione di Tokyo e acquistato in maniera piuttosto disinvolta
da un monaco compiacente. In Cina i bronzi sono molto cari e Cernuschi deve acquistare pezzo per pezzo dai locali.
È un viaggio che si potrebbe definire “umanista”, dettato
dalle loro idee repubblicane, sulle tracce di una grande civiltà improntata sugli aspetti filosofici e religiosi del buddismo. In Cina i due intellettuali riescono ad addentrarsi nel
nord del paese verso la Mongolia e visitano anche templi
buddisti riconoscendo il ruolo di questa filosofia nello svilluppo della civiltà. La problematica morale legata al fatto
di sottrarre oggetti culturali al loro contesto è loro ben presente nonostante avanzino la giustificazione dall’incapacità cinese e giapponese di valorizzare e proteggere gli oggetti nel loro paese d’origine.
La collezione “repubblicana” e il museo
L’idea di realizzare un museo d’arte si fa strada molto presto nella mente di Cernuschi, egli immagina un “museo repubblicano”: un museo aperto al pubblico, ispirato ad una
pedagogia comparativa che ha come fine la possibilità per
gli artisti di conoscere, comprendere, impregnarsi dell’arte
delle civiltà orientali e di compararla a quella occidentale.
La sua collezione è costruita sul credo dell’universalismo
Composizione di libri, fotografia e bozze manoscritte da Cernuschi
per il suo libro sul bimetallismo.
Léon Bonnat. Ritratto di Enrico Cernuschi. Ritratto a olio, 1890.
A fronte
Drago, bronzo giapponese del XIX secolo, scuola Kimoro Toun.
“Tigre”, vaso in bronzo risalente al XII secolo a. C.
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dell’umanità e dell’arte e seguendo le idee nate dalla Rivoluzione francese per cui l’arte del passato, in particolare quella religiosa e feudale, dovesse essere messa al servizio della creazione di una nuova arte democratica e dell’invenzione di una nuova società.
Anche la classificazione delle opere d’arte era improntata
alle idee repubblicane: tutti gli strati della società erano rappresentati, si trovavano cosi opere d’arte e oggetti delle vita di tutti i giorni e tutte le espressioni umane, dalla metafisica alla religione. Le regole adottate dal Cernuschi seguono a grandi linee quelle espresse dal teorico dell’arte Winckelmann per il quale “la storia dell’arte deve mostrare origine, sviluppo e declino di una civiltà”.
L’acquisto in blocco della collezione d’arte occidentale del
milanese Michele Cavaleri è realizzato al fine di costituire
il secondo pilastro del suo museo comparativo, per identificare affinità e divergenze fra arte occidentale e orientale
e trovarne i punti di contatto e sviluppo.
Quando Cernuschi torna a Parigi nel 1873 fa costruire la
villa di avenue Vélasquez dall’architetto olandese Bowens
van der Boijen non tanto come villa privata ma come museo. Vuole uno stile sobrio, materiali di costruzione semplici ed economici, volumi interni e decorazioni basati esclusivamente sui pezzi delle sue collezioni e le tappe del viaggio compiuto. A partire dal 1875 la sua dimora è aperta su
richiesta ai visitatori e diventa a tutti gli effetti un museo.
Una testimonianza assai notevole di questa singolare dimora ci è offerta dal lavoro fotografico di Durandelle che nel
1883 fotografa tutti gli interni della casa del Cernuschi.
La sua vita mondana, cosi come le feste tenute nella sua
casa museo dove le tout Paris si riuniva, ebbero una eco
notevole; la sua attività di economista lo portò nuovamente alla ribalta, la sua attività di finanziere continuò a permettergli di sostenere le cause politiche e umanitarie che
più gli stavano a cuore (nel 1895 lasciava 100.000 lire all’orfanotrofio dei Martinitt come riconoscenza per il loro sacrificio durante le 5 giornate di Milano); solo la sua vita privata era e rimane tuttora un mistero. Cernuschi non amava essere “sotto i riflettori”: le fotografie che lo raffigurano
sono rarissime, mai si fece fotografare in mezzo alla sua
collezione o nella sua casa, malgrado la sua fortuna e notorietà rimase sempre molto riservato. Alla sua morte lasciò
per testamento la sua casa e la collezione alla città di Parigi che lo “aveva accolto quando era bandito dalla sua patria d’origine” per perpetuare la sua memoria.
L’attuale Musée Cernuschi è solo in parte basato sulla collezione originaria; già all’inizio del XX secolo, quando lo studio dell’arte orientale si era affermato, parte degli oggetti
erano stati ritirati perché sospetti. Gli esperti si resero conto che alcuni di essi erano copie storiche di originali antichi (imitazioni cinesi del XVIII secolo di vasi del III secolo);
altri non furono più d’interesse avendo abbandonato l’idea
della “collezione repubblicana”.
La collezione, che fu orientata verso l’arte cinese antica, comprende oggi circa 900 opere di estremo valore: dai bronzi arcaici del XV secolo a.C., alle statue funerarie delle dinastie Wei
e Sui. Questo grazie ad una sapiente politica di acquisizione
e alle donazioni di ammiratori, mecenati e collezionisti.
Il sogno repubblicano del Cernuschi si è consolidato in Francia e in seguito è stato realizzato in Italia, il suo museo ha
ottenuto infine dalla comunità nazionale e internazionale quel
riconoscimento tanto ambito.

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