Nuova evangelizzazione e pastorale

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Nuova evangelizzazione e pastorale
CONFERENZA EPISCOPALE SICILIANA
“NUOVA EVANGELIZZAZIONE E PASTORALE”
ORIENTAMENTI PASTORALI PER LE CHIESE DI SICILIA
DOCUMENTO CONCLUSIVO DEL 3°CONVEGNO
DELLE CHIESE DI SICILIA
Carissimi confratelli Presbiteri e Diaconi,
carissimi, fratelli e sorelle tutti,
Religiosi, Religiose e Laici,
delle sante Chiese di Sicilia,
1. Sono passati poco più di quattro mesi dalla conclusione deI 3° Convegno delle nostre
Chiese su “Nuova evangelizzazione e pastorale”, e ancora una volta, riandando con il
pensiero a quei giorni, eleviamo il nostro ringraziamento alla SS. Trinità per quanto in essi
ci è stato concesso di vivere e operare.
Il convegno nel suo svolgimento e, ancor prima, la lunga e laboriosa fase della sua
preparazione hanno messo un’altra volta in luce l’attualità di una Chiesa siciliana viva,
desiderosa e capace di comunicazione, dotata di un proprio stile di accoglienza improntato
al Vangelo, aperta alla conoscenza del territorio e del tempo nei quali vive la sua
provvidenziale collocazione, generosamente pronta a misurarsi con i grandi interrogativi
che da tale conoscenza le derivano e dai quali si sente vivamente interpellata in nome
della fedeltà alla sua originaria missione nei confronti del Vangelo.
Sono, tutte queste, altrettante ragioni perché, come Vostri Vescovi, noi sentiamo il dovere
di esprimere anche a Voi, dopo Dio, la nostra gratitudine. Ed è ciò che vogliamo fare
ispirandoci, in un modo che ci sembra quanto mai adatto alla presente circostanza, alle
parole con cui il beato Apostolo Paolo volle dare inizio a suo tempo alla sua lettera ai
Filippesi.
2. Anche noi, infatti, sentiamo il bisogno di elevare una gioiosa preghiera per voi, per aver
constatato il Vostro desiderio — così vivamente espresso dai Vostri Rappresentanti in
Convegno — di una rinnovata diffusione del Vangelo, qui nella nostra Sicilia, al presente
come alle origini della fede cristiana. Un tale desiderio ci trova per grazia di Dio tutti
accomunati, cosicché anche noi, come l’Apostolo, siamo veramente persuasi che lo
stesso Signore che ha realizzato in noi la santa opera dell’evangelizzazione, la porterò ora
a compimento attraverso la nostra e la Vostra fatica fino al giorno di Cristo Gesù. È giusto
dunque e doveroso che noi alimentiamo vicendevoli sentimenti di fiducia, essendo
consapevoli, non tanto delle nostre umane possibilità, quanto piuttosto, di quella comune
partecipazione alla grazia, che sappiamo essere stata concessa a noi e o Voi in vista della
difesa e del consolidamento del Vangelo (cf. Fil 1,3-7).
NUOVA EVANGELIZZAZIONE
UNA SFIDA PER LE NOSTRE CHIESE
3. Proprio questa rinnovata speranza nella potenza del Vangelo che opera in noi e in Voi,
deve renderci arditi di fronte alla grande sfida che l’urgenza di una nuova
evangelizzazione lancia alla pastorale di questa Chiesa di Dio che è in Sicilia. E una sfida
che ci interpella anzitutto come credenti, ossia come persone che dal dono del Vangelo di
Gesù hanno ottenuto la grazia di riconoscere e di credere all’amore che Dio ha per gli
uomini (cf. Gv 4,15-16). Ciò significa che nel raccogliere questa sfida da nient’altro
dobbiamo sentirci mossi che dall’obbedienza al mandato di Cristo di predicare il Vangelo
ad ogni creatura e dall’ardente desiderio di condividere la sua stessa solidale carità per
ogni uomo. E così infatti — immergendosi costantemente nell’amore — che la Chiesa
riscopre l’essenza della sua missione come diaconia, ossia come servizio al mondo1.
4. Tutto questo, accanto alla nuova presa di coscienza dell’intrinseca destinazione del
Vangelo al mondo e del diritto-dovere che la Chiesa ha di annunziano sempre e
dovunque, comporta anche che il nostro atteggiamento di annunciatori del Vangelo debba
essere quello di servire l’uomo secondo la linea e Io stile dell’incarnazione, in questo
senso si espresse a suo tempo il Concilio Vaticano II, presentando una Chiesa “non
mossa da ambizione terrena ma con un’unica mira: quella di continuare, sotto la guida
dello Spirito Paraclito, l’opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere
testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito
(GS 3).
5. Molto concretamente ciò significa che il bisogno di provocare noi stessi
all’autoevangelizzazione deve precedere sia il momento delle analisi degli ambienti a cui
siamo chiamati a dedicare gli sforzi della “nuova evangelizzazione”, sia quello della
predisposizione dei programmi, degli strumenti e dei metodi.
Bisognerà che ci inseriamo subito in un generale processo di conversione: una
conversione che coinvolga le persone nelle loro comunità, affinché queste possano fare
l’esperienza di quella “rinnovata Pentecoste” a suo tempo auspicata per tutta la Chiesa dal
Pontefice Giovanni XXIII. Dobbiamo convincerci che, senza questa sincera volontà di
conversione, non abbiamo il diritto di sperare che le nostre Chiese sappiano cogliere ciò
che oggi “lo Spirito dice” a ciascuna di esse (Ap 2-3) né, tanto meno, riusciremo a
impostare e promuovere una “nuova pastorale” all’altezza della “nuova evangelizzazione”.
Si dovrà acquisire chiarezza ed esattezza di vedute, capacità di scelte pastorali efficaci,
apertura e discernimento nell’utilizzare i nuovi strumenti di lavoro e i nuovi canali di
comunicazione che le moderne tecniche possono mettere a disposizione della nostra
causa, metodo e stile operativo improntati all’unità dei cuori e alla franchezza,
caratteristiche dei primi missionari della Chiesa. Dovremo soprattutto rendere disponibili le
nostre persone all’azione concretamente missionaria: un’azione che comporta sempre
“impegno faticoso”2, dedizione amorevole e costante, fedeltà a prova di delusione. Come
è possibile pensare che tutto ciò si possa conseguire senza quell’autenticità della vita
cristiana, personale e comunitaria, che con altra parola chiamiamo “santità”?
E’ alla luce delle forti urgenze prima indicate, ma anche delle imprescindibili attenzioni alla
coerenza appena richiamate, che abbiamo il dovere di raccogliere la formidabile
provocazione della “nuova evangelizzazione” all’annuncio di quel Vangelo che è sempre
nuovo e sempre portatore di novità, un’evangelizzazione che dovrò essere nuova nel suo
ardore, nei suoi metodi, nella sua espressione 3.
6. Con il presente Documento pastorale, che accompagna la pubblicazione degli Atti del
3° Convegno delle nostre Chiese, noi, Vescovi delle diciotto Diocesi siciliane, mentre
riprendiamo e ulteriormente promuoviamo la riflessione avutasi in Convegno sul
necessario rapporto tra le esigenze della nuova evangelizzazione e la pastorale,
intendiamo sia sospingerci e sospingervi sul cammino di conversione personale e
comunitario appena accennato, sia delineare un quadro di interventi pastorali
immediatamente possibili.
Nel redigere questo documento abbiamo voluto, con fedeltà ma anche con discernimento,
prendere atto del contributo di idee e di proposte che il Convegno dello scorso novembre
ha potuto offrire, pur nella consapevolezza che tale contributo, certamente assai
qualificato per il numero e per la qualità dei Convegnisti, non deve e non può essere
considerato né esaustivo né pienamente rappresentativo dell’intera ricchezza di
propositività delle nostre Chiese.
I PROBLEMI POSTI OGGI
ALLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE IN SICILIA
7. I risultati delle analisi socio-religiose acquisite in Convegno tracciano un quadro della
situazione sociale, morale e religiosa della Sicilia, complesso e problematico. Da un canto
ci troviamo di fronte a un patrimonio culturale di notevole rilevanza, anche per la sua
fondamentale radicazione nel Vangelo, dal quale emergono indubbi valori come quelli
dell’accoglienza e del senso dell’ospitalità, dell’amicizia, della famiglia, ed anche le doti
tipiche dell’uomo siciliano, quali la capacità di lavoro e la creatività personale, la resistenza
fisica unita a grande capacità di sofferenza, la concretezza della religiosità che sa tradursi
nei gesti e nei simboli di una ricca pietà popolare.
Ma si registrano anche elementi fortemente negativi, che in parto hanno tradizionalmente
convissuto con quelli positivi, certamente assai più numerosi, e in parte ne sono soltanto
manifestazioni deteriori o addirittura forme corrotte.
Ci riferiamo a quegli aspetti, cosi spesso impietosamente sottolineati, quali un certo diffuso
vittimismo, il familismo, la tendenza clientelistico, la troppo facile disponibilità a concedere
deleghe, quel malinteso senso dell’onore che arriva a generare violenza, la criminalità
mafiosa, certe forme di devianza religiosa che sconfinano nel magismo.
a) Indebolimento del senso cristiano e dei riferimenti etici
8. Un quadro dai toni così contrastanti rende necessariamente ambigua qualsiasi
valutazione globale della consistenza reale del cristianesimo nella nostra regione. Il che
diciamo, naturalmente, intendendo per “cristianesimo” non la semplice appartenenza
anagrafica o un vago riferimento culturale, bensì quell’adesione della mente e del cuore a
Cristo, sostenuta dalla fede nel mistero della sua persona e della sua mediazione di
salvezza, da cui devono necessariamente derivare un coerente, fondamentale
orientamento della vita, corrispondente agli insegnamenti di Lui, e l’aperta e franca
professione dei valori etici e spirituali che ne conseguono.
9. Non può sorprenderci pertanto la costatazione che, anche in Sicilia, la Chiesa conosca
oggi una condizione minoritaria e di diaspora non molto dissimile da quella che essa
sperimenta nel resto d’Europa. Tale condizione si caratterizza come diffusa ignoranza
religiosa e progressivo indebolimento, soprattutto presso le generazioni più giovani,
dell’autorevolezza e dell’attualità dei riferimenti etici cristiani. Essa inoltre si accompagna
da noi al degrado sopra accennato dello stesso patrimonio culturale tradizionale, degrado
in parte indotto dall’esterno, e in parte ai ritardi e alle distorsioni che si constatano nei
processi di inculturazione del nuovo.
b) Soggettivismo individualistico
10. Un fenomeno che, da tempo e un po’ dovunque, è andato caratterizzando
negativamente la vita sociale dei paesi occidentali, è il diffondersi e il radicarsi di una
mentalità esageratamente soggettivistica. E un male oscuro che da noi assume toni
ancora più esasperati per il suo innestarsi in un fondo tipicamente individualistico della
nostra cultura. Senza attardarci in analisi teoriche, ci limitiamo a denunciare l’antiteticità di
tale fenomeno con il messaggio evangelico che, al contrario, chiama gli uomini a riscoprire
e realizzare la comunità dei figli di Dio e a vivere la propria fede attraverso i gesti concreti
della condivisione e della solidarietà.
Del resto, chi potrebbe dire quante deile situazioni deficitarie, anche solo sul piano sociale,
economico e morale, possono essere imputate alla interpretazione egocentrica ed
individualistica del ‘bene’?
Purtroppo bisogna riconoscere che neppure i cristiani riescono a rimanere sempre immuni
da questa vera malattia della socialità, non esclusi quelli tra essi (gruppi ecclesiali e gli
stessi sacri ministri) che, portando la propria interpretazione Individualistica nel loro stesso
impegno pastorale, finiscono per arrecare grave pregiudizio non solo ad esso, ma alla
stessa credibilità dell’annuncia della Chiesa.
c) Degrado politico
11. Uno dei segni e degli effetti attuali più tristi della caduta del riferimenti etici e valoriall
nella nostra società e del conseguente degrado morale della vita pubblica, è costituito
dalla crisi politica che ha investito oggi il nostro paese e le sue Istituzioni.
In Sicilia li fenomeno è stato caratterizzato e forse accentuato da una sorta dl
predisposizione generalizzata a interpretare la politica in chiave clientelistica e
assistenziale: una interpretazione che, inibendo per lungo tempo la costituzione dl progetti
di vera utilità pubblica e saggiamente lungimiranti. ha finito per ritardare io sviluppo civile
dell’isola e li lancio di una economia più congeniale con le sue risorse. Anche se appare
oggi estremamente difficile districare dal groviglio delle responsabilità politiche i singoli
colpevoli, non è certo difficile indicare in tale colpevole ritardo un vero e proprio tradimento
della coscienza politica.
d) Mafia, mentalità e comportamenti mafiosi
12. Pur senza cimentarci con l’analisi, complessa e tutt’altro che pacifica, del fenomeno
della mafia, della mentalità e dei comportamenti ad essa collegabili, non abbiamo alcun
dubbio di Indicare In tale fenomeno una delle realtà più tristemente indicative del degrado
socio-culturale e, sotto certi aspetti, anche religioso della nostra terra.
A riguardo della mafia in particolare, in quanto distorto complesso di falsi valori e dunque,
prima ancora che per il suo nefasto potenziale dl delinquenza e antisocialità, è nostro
dovere ribadire la denuncia, altre volte espressa, circa la sua assoluta incompatibilità con
il Vangelo. Tale giudizio di incompatibilità, infatti, se appare in tutta la sua evidenza
quando è riferito alla efferatezza degli assassini e delle stragi da essa perpetrati, per i
quali delitti l’Episcopato siculo in diverse occasioni ha comminato e rinnovato la censura
della scomunica, riservandone l’assoluzione sacramentale alle dovute autorizzazioni, non
deve essere considerato meno comprovato se riferito al fenomeno in quanto tale. tale
incompatibilità con il Vangelo è intrinseca alla mafia per se stessa, per le sue motivazioni
e per le sue finalità, oltre che per i mezzi e per i metodi adoperati. La mafia appartiene,
senza possibilità di eccezione, ai regno del peccato e fa dei suoi operatori altrettanti operai
del Maligno.
Per questa ragione, tuffi coloro che, in qualsiasi modo deliberatamente, fanno parte della
mafia o ad essa aderiscono o pongono atti di connivenza con essa, debbono sapere di
essere e di vivere in insanabile opposizione al Vangelo di Gesù Cristo e, per
conseguenza, alla sua Chiesa. Né potrà ritenersi escluso da questo giudizio chi,
trovandosi in una delle suddette condizioni, pretendesse di coonestarla con atti esteriori di
devozione o con elargizioni benefiche. Ai limite, siffatte manifestazioni dovranno essere
considerate strumentali e perciò false ed esse stesse peccaminose, Per questa stessa
ragione chiedere o accettare qualsiasi forma dl intermediazione a persone conosciute
come appartenenti o contigue alla mafia e in quanto tali, qualunque sia il vantaggio che se
ne voglia o possa ricavare, si deve ritenere che rientri sempre, quanto meno
indirettamente, ma non meno colpevoImente, nella fattispecie della connivenza e della
collusione.
Per questo stesso motivo lo Chiesa dichiara che sono in totale contrasto con il Vangelo i
presunti, pretestuosi e distorti valori propri della mentalità mafiosa, quali l’ “omertà”, alla
quale dovrebbe essere dato piuttosto li nome di complicità (oggi più che mai dettata e
imposta dalla paura),l’ “onore mafioso” che meglio dovrebbe dirsi Infame solidarietà coi
disonore, il prestigio del cosiddetto “uomo d’onore”, che sa farsi “rispettare” solo con l’uso
di una violenza indegna persino delle belve, la “famiglia mafiosa” il cui interesse (il più
delle volte solo economico) viene posto in cima a tutto, a costo di lacrime e di sangue.
Contro questa mentalità mafiosa e contro la violenza della mafia, noi Vescovi di Sicilia
intendiamo opporre, ancora una volta e più decisamente, la forza disarmata ma irriducibile
dei Vangelo, una forza che è per se stessa rivolta alla persuasione, alla promozione e alla
conversione delle persone, ma è nello stesso tempo intransigente nei non autorizzare
sconti o Ingenue transazioni per ciò che concerne li male, chiunque sia a commetterlo o a
trarne profitto. Don Giuseppe Puglisi ha incarnato pienamente questa duplice forza del
Vangelo: egli rappresenta un’indicazione per tuffi noi; li modello che ne deriva per li clero
di Sicilia e per ogni vero cristiano è la sfida che lanciamo a chiunque gli competa! Se
questa sfida dovesse bastare a giustificare per la pastorale delle nostre Chiese la qualifica
di pastorale di frontiera, noi la accettiamo, ma solo nel senso della duplice forza del
Vangelo appena rivendicato e con l’invincibile speranza di una redenzione sempre
possibile per tutti che da esso ci deriva.
e) Massoneria
13. Altro fenomeno di esercizio di potere occulto è quello della massoneria. Quali che ne
siano le osservanze e le denominazioni, si sa che essa esprime un tipico soggettivismo
corporativistico di matrice dichiaratamente illuministica e, per quanto concerne li piano
religioso-etico, più o meno scopertamente, un atteggiamento di fondo anticristiano,
espresso tradizionalmente in comportamenti e programmi culturali antitetici allo spirito del
Vangelo.
Non è da recente che anche in Sicilia la massoneria esercita una qualche attrattiva tra le
classi culturalmente e socialmente più elevate. Tale attrattiva sembra essere divenuta oggi
pericolosamente più forte, grazie al prestigio e al potere di cui godono I suoi adepti,
spesso saldamente insediati nei ruoli pubblici dello Stato e di certa imprenditoria, e
nonostante i crescenti sospetti da più parti avanzati (e spesso risultati fondati sui piano
giudiziario), sulla linearità legale e morale dei metodi di esercizio dei suddetti ruoli.
f) Magismo e sfruttamento della superstizione
14. Una forma dl soggettivismo, religiosamente autarchico, è quello che fa da supporto
alla mentalità magica, la quale pretende di porsi come alternativa alla mediazione della
Chiesa, fondata sulla semplicità della fede biblica. Si tratta di un fenomeno che presso di
noi ha radici remote, dentro quelle sedimentazioni di sottoculture che non sono state mal
raggiunte veramente dall’evangelizzazione.
In effetti questa mentalità intrisa da magismo trova spazio negli strati popolari
tradizionalmente più lontani dalla pratica ecclesiale, arrivando ad inquinare, a volte, la
stessa devozione popolare. E una mentalità incline alla credulità, a sua volta figlia
dell’ignoranza, che oggi viene facilmente sfruttata — anche attraverso una vera colluvie di
canali commerciali della televisione — da approfittatori senza scrupoli, sedicenti maestri di
altrettanto improbabili scienze occulte e paranormali, che non esaltano a strumentalizzare
alloro scopi gli stessi simboli sacri dei cattolicesimo.
g) Allontanamento e marginalità religiosa e morale
15. La tipologia delle forme e dei motivi della “lontananza” religiosa dei battezzati non
praticanti la fede e la vita ecclesiale, è troppo vasta per essere qui proposta anche solo
per accenno.
Pe sé il fenomeno è sempre coesistito con quello della fede praticata, e ad esso allude,
con significativa insistenza, li Vangelo mediante la ricorrente metafora delle pecore
disperse dai gregge, come anche con la parabola lucana del figlio prodigo e dei suo
fratello maggiore, i “lontani” sono I figli dl Dio dispersi. quelli che Gesù espressamente
dichiara di essere venuto a cercare. Essi interpellano e mettono in crisi ancora oggi la
nostra coscienza pastorale e missionaria.
Si pone a riguardo dei “lontani” un duplice problema: perché si sono allontanati? come
richiamarli alla casa comune?
Quali che possano essere le risposte ai due problemi, esse costituiranno sempre una
provocazione per il nostro modo di essere cristiani e di essere Chiesa, e dovranno in ogni
caso rendere noi più pronti e disposti nei loro riguardi di quanto essi stessi, I “lontani’, non
sono disposti a riavvicinarsi a noi e alla Chiesa.
Sono dunque in gioco, per un verso, l’autenticità evangelica delle nostre comunità: la loro
vissuta dimensione misterico-spirituale, la loro primaria identificazione come luoghi e
scuole di educazione permanente alla fede e alla carità, il loro stile di comunione e di
comunicazione; per altro verso è in gioco la loro consapevolezza di essere per definizione
comunità missionarie. L’imperativo che si passi da una concezione della pastorale come
conservazione e difesa dell’esistente a una pastorale della ricerca missionaria e
dell’annuncio, dice la sua estrema urgenza anzitutto4 per ciò che concerne l’attenzione ai
cosiddetti “lontani”.
Alcuni di questi allontanamenti si pongono di fronte alla nostra considerazione anche
come marginalità dovute al particolare carattere morale che rivestono:
ci riferiamo ai fratelli e alle sorelle cadute in forme di miseria quali l’alcolismo, la
dipendenza da droghe, le devianze sessuali antiche e nuove. Nei confronti di questi
“lontani” le nostre comunità sono chiamate a imparare ancora una volta dal Maestro
l’amore per gli emarginati e ad inventare forme inedite di evangelizzazione della carità,
liberandosi, a loro volta, dalla miseria del pregiudizio e del perbenismo farisaico.
h) Povertà e marginalità sociale
16. Concludiamo questa rapida rassegna degli aspetti problematici che domandano con
urgenza l’intervento pastorale delle Chiese di Sicilia, rivolgendo la nostra attenzione alle
forme sociali della povertà e della marginalità che continuano a gravare sulla nostra
regione. Di fronte a tale vasto e multiforme fenomeno, oggi aggravato da una
disoccupazione la cui incidenza, in particolare nei settore giovanile, non ha precedenti,
oltreché dalla concomitante presenza dl tanti immigrati in cerca dl lavoro, le Chiese di
Sicilia continuano a dichiarare e programmare la loro disponibilità a essere “presenza per
servire” secondo la loro specifica missione. Tale rinnovata disposizione assume anzi,
nell’attuale rltiessione sulla nuova evangelizzazione, motivazioni e aperture che vanno ben
aldilà delle sole, sia pur drammatiche, contingenze locali.
17. Nuova evangelizzazione infatti non fa riferimento a verità astratte da apprendere e
credere, senza conseguenze o ricadute nei vissuto storico sia dei singoli che dei gruppi
umani di appartenenza e della grande collettività mondiale. Come Pastori della Chiesa
sappiamo che ci incombe il dovere di considerare, con l’amore stesso di Dio, le situazioni
di povertà sociale ed affettiva di tuffi i suoi tigli, nostri fratelli. Occorre provvedere ad una
generale educazione agli ideali della solidarietà e della carità secondo il Vangelo, a
inculcare il rispetto e l’accoglienza degli immigrati e di ogni emarginato, a formare e
organizzare un volontariato all’altezza dei bisogni urgenti, a promuovere valori come la
salvaguardia del creato, la legalità, l’impegno sociale e politico. Si tratta di compiti immani,
capaci di mettere in movimento risorse immense dl mente e di cuore: compiti che urgono
verso specifici interventi su singoli territori, ma che vanno sempre positivamente inseriti nel
contesto ideale della mondialità, che è il respiro stesso dei Vangelo5.
LE NOSTRE “UMANE” RISORSE
PER UNA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
18. Le risposte che le nostre Chiese in Sicilia sono chiamate a dare a questi problemi
dovranno naturalmente attingere in primo luogo a risorse di ordine spirituale e
soprannaturale. che dovremo impetrare con umiltà fiduciosa dal Datore di ogni bene (Cf.
Gc 1,17). Sono però risorse che nell’economia della grazia vengono attivate attraverso
mediazioni umane molteplici. In questo senso le nostre Chiese, con tutto ciò di cui sono
portatrici sia nell’ordine naturale che in quello della grazia. dovranno essere considerate la
principale risorsa nelle mani dl Dio.
A questo proposito va ricordato però che, proprio in ordine alla Nuova Evangelizzazione,
esiste un problema dl presa dl coscienza dell’appartenenza ecclesiale, su cui dovremo
tornare nella parte propositiva di questo documento.
19. E’ vero comunque che nel cammino di rinnovamento pastorale da intraprendere non
partiamo da zero: le nostre Chiese, anche sotto la spinta di sollecitazioni di alto profilo e
tensione spirituale — tra cui, ultime in ordine di tempo, le recenti Visite Pastorali del Papa
e lo stesso Convegno — vivono un momento dl forte propositività e anche di realizzazioni,
che possiamo chiamare infrastrutturali In ordine allo stesso auspicato rinnovamento
pastorale. Può essere utile fare dl queste ultime una rapida rassegna, cominciando, con
sentimenti di gratitudine verso i nostri venerati predecessori nell’episcopato, da questa
stessa Conferenza Episcopale Siciliana, che, a cento anni dall’inizio della sua attività, si
propone oggi, per grazio dl Dio, come autorevole struttura dl comunicazione e di
cooperazione pastorale ira le nostre Chiese.
20. A livello regionale va considerata anzitutto la grande ricchezza costituita dai diciotto
Presbitéri delle nostre Chiese locali, che con noi condividono il peso dolce e gravoso della
guida pastorale, carichi delle loro particolari tradizioni di santità sacerdotale vissuta.
Consideriamo anche con gioiosa gratitudine le numerosissime Famiglie religiose di ambo i
sessi, portatrici e alimentatrici di spiritualità, espressione spesso vivace e profetica della
diaconia della Chiesa.
Significativa dell’orientamento eminentemente pastorale della principale struttura
collegiale dei Vescovi di Sicilia è stata l’istituzione della Segreteria Pastorale della CiSl.,
organismo di animazione e coordinamento a carattere permanente, affidato alla
responsabilità diretta del Vescovo Segretario della Conferenza stessa, a sua volta
coadiuvato da un Presbitero, in qualità di Direttore del medesimo organismo. Dall’attività
intelligente, fortemente propositiva e organizzativa di questa Segreteria, come anche da
quella degli altri organismi di livello regionale: la Commissione Presbiterale e i vari Uffici
pastorali di settore più recentemente costituiti, è da attendersi per le nostre Chiese un vero
salto di qualità per un’autentica e fattiva cooperazione pastorale.
Si colloca, sotto certi aspetti, a questo stesso livello regionale la Facoltà Teologica di
Sicilia. Voluta a suo tempo con comune determinazione dalla Conferenza Episcopale
Siciliana, essa svolge ormai da diversi anni il suo ruolo di “centro accademico di ricerca e
insegnamento delle Chiese di Sicilia”6.
21. A livello diocesano dobbiamo considerare poi l’incidenza che in alcuni momenti hanno
avuto nella programmazione pastorale delle nostre Chiese gli organismi di partecipazione
ecclesiale voluti dai Concilio Vaticano il: i Consigli presbiterali, i Consigli pastorali
diocesani, i vari Uffici e Commissioni, nonché le varie Consulte diocesane. Anche se oggi
alcuni di questi organismi soffrono purtroppo di una certa crisi di identità e di fiducia — la
quale, almeno in parte, può essere messa In relazione con la scarsa valorizzazione che sI
è fatta dei loro ruoli specifici —, non si può non tenere conto della preziosità dell’apporto
che essi possono e debbono dare ai rinnovamento epocale della pastorale In
corrispondenza all’attesa dl nuova evangelizzazione.
22. Le Parrocchie, quali strutture di mediazione ecclesiale più immediatamente presenti
nel territorio, ma anche i Gruppi ecclesiali, assunti qui con denominazione la più
largamente comprensiva e dai punto di vista della loro funzione formativa, missionaria e
diaconale, sono le “risorse” pastorali basilari per Il futuro della Nuova Evangelizzazione.
Fanno bene sperare In tal senso il giudizio globalmente positivo espresso dalla gente
comune circa la loro presenza nel territorio, specialmente tra i ceti popolari, sia sotto Il
profilo della capacità di aggregazione religiosa sia sotto quello dell’impegno per i problemi
giovanili e dell’attività socio-ossistenziaie a favore dei poveri, degli emarginati, degli
Immigrati7.
Naturalmente dire Parrocchia (e, per certi versi, Gruppi ecclesiali) significa dire famiglie,
associazioni, confraternite, ecc. E significa anche Indicare in essa il luogo più normale dl
esercizio della diversificata ministerialità dei fedeli laici, sia nelle forme classiche della
catechesi, dell’iniziazione alla vita cristiana, della pietà popolare, della pratica della carità
fraterna, delle missioni popolari..., sia nella partecipazione alla vita del territorio, al lavoro,
all’impegno socio-politico e per la salvaguardia dell’ambiente, all’uso dei mezzi della
comunicazione: tutte realtà per le quali la Parrocchia deve costituire il luogo della
progettazione e della pianificazione, ma anche del confronto e della verifica, pur sempre
all’interno dei programmi pastorali diocesani e in piena armonia con essi.
ELEMENTI DI DIFFICOLTÀ E LIMITI
23. Nel fare il bilancio delle nostre “umane risorse” disponibili per il rinnovamento della
pastorale, il Convegno ha messo giustamente in evidenza alcuni limiti riscontrabili nella
nostra realtà ecclesiale, soprattutto per ciò che concerne l’impegno di evangelizzazione.
24. Viene fatta notare in primo luogo — e In termini piuttosto generali — una carenza,
indicata come “forte”, del modello missionario. Si tratterebbe di un atteggiamento di
chiusura, vissuto da molte delle nostre comunità, in qualche modo coliegabile con
‘mdlvidualismo sopra denunziato e che porterebbe a considerare la stessa fede come fatto
solamente personale o da vivere tuttal più in gruppo autogratlficante. Inutile dire quanto
questo atteggiamento si allontani dalla conformità a quel modello missionario a suo tempo
ribadito come Irrinunciabile per la stessa autenticità ecclesiale8.
25. Altro elemento dl grave disturbo per Il decollo missionario delle nostre comunità, viene
lndlvlduato In certo persistente clericalismo riguardante sia la visione che la prassi del fatti
religiosi. Si tratta, come si sa, dl atteggiamenti mentali che portano principalmente a
considerare la gestione pastorale come affare esclusivo dei preti, assegnando al laici li
ruolo dl destinatari e di semplici esecutori. Al limite, un atteggiamento del genere
tenderebbe perfino ad escludere I fedeli laici dalla possibIlità dl impegnarsi nelle forme piO
esigenti della spiritualità cristiana.
Atteggiamenti e comportamenti di tal genere sono ancora presenti sia presso alcuni
presbiteri (e qui conta assai poco Il fattore età) sia presso non pochi fedeli laici 9. Inutile
dire quanto anacronistici e in ultima istanza quanto poco giustiflcablii siano dal punto di
vista ecclesiologico, tali modi di vedere, I quali, tra l’altro, non fanno che perpetuare nel
fedeli laici l’abitudine a disinteressarsi dell’azione pastorale- Molti di essi, di fatto — non
senza un qualche adattamento dl comodo — stentano a considerare un dovere
collaborare per essa, ritenendosi già abbastanza bene inseriti nelle ioro comunità come
“cristiani praticanti” per il semplice fatto della loro ordinata frequenza dei sacramenti e
degli altri momenti dl formazione spirituale.
26. La tendenza a riservare ai clero ogni responsabilità dl tipo pastorale comporta
ovviamente, insieme con l’attribuzione lmpropria delle competenze, una distribuzione non
equilibrata del lavoro nel suo insieme. Tale squilibrio poi è aggravato da noi dalla scarsità
del clero al punto da rendere la stessa distribuzione del lavoro drammaticamente
insufficiente.
Una situazione del genere, quasi fatalmente causa dl stress, innesca una catena dl
difficoltà e diremo-re, che condizionano, oltre alla serenità personale degli operatori
pastorali, la stessa organicità e, alla fine, i buoni frutti dei lavoro pastorale.
Il più delle volte derivano da tale stato di cose sia una certa generalizzata difficoltà a
programmare nei tempi lunghi, con la conseguente abitudine a improvvisare, sia la scarsa
capacità dl stare ai programmi diocesani e perfino, in alcuni confratelli presbiterl, lci non
sufficiente disponibilità (oggettiva ma anche soggettiva) all’esercizio dei ruoli primari del
loro ministero.
27. Una forte attenzione va data Infine alla situazione e alle condizioni della
comunicazione nelle nostre Chiese. Senza misconoscere i non pochi progressi realizzati in
quest’ambito negli ultimi anni, non si può non osservare li molto, anzi il moltissimo, che
resta ancora da fare sia a livello delle attuazioni pratiche sia a livello della conversione di
mentalità.
Quest’ultimo aspetto è Indubbiamente Il più urgente e, nello stesso tempo, quello che
impone scelte programmatiche particolarmente coraggiose, perché bisognose di tempi
ragionevoimente lunghi. Esso comporta intatti un impegno formativo non indifferente.
trattandosi praticamente di dover ripensare tutta la pastorale (che altro non è in definitiva
che “comunicazione” dei mistero di salvezza!) tenendo conto dei radicale, tumultuoso e
generale mutamento della “cultura della comunicazione” verificatosi negli ultimi tempi.
28. Né va disatteso l’aspetto della comunicazione di massa (uso del mass-media), che
comporta, oltre allo sforzo formativo personale, quello organizzativo ed anche economico,
perché relativo all’accesso a strumenti tecnici particolarmente onerosi.
L’aspetto della comunicazione nella Chiesa è forse quello nel quale oggi si gioca, più che
in ogni altro, non solo la “novità” ma la stessa possibilità dl realizzazione
dell’evangelizzazione. Esso è anche quello che esige, prima di ogni altro, che le nostre
Chiese mettano in atto Il maggiore sforzo di collaborazione.
LE LINEE PROGRAMMATICHE
PER UNA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
29. lI bilancio, fin qui fatto, della situazione delle nostre Chiese, in vista dei loro
rinnovamento pastorale, ci consente ora di tratteggiare alcune linee programmatiche
comuni, che si ispirano in molta parte a suggerimenti e proposte avanzati in Convegno.
Ma prima dl proporre i contenuti di questo quadro di comune riferimento vogliamo ribadire
quella che è la scelta di fondo dei nostro metterci in cammino, ossia il Vangelo della carità.
Diciamo dunque ancora una volta con Paolo che “l’amore di Cristo ci spinge, al pensiero
che uno è morto per tutti..., perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per
colui che è morto ed è resuscitato per loro” (2 Cor 5,15).
30. Non è per nulla superfluo, né va dato per scontato, riaffermare che centro propulsore
della nuova evangelIzzazIone rimane l’esperienza della carità di Colui che ci ha amato e
ha dato se stesso per noi (ct. Gal 2,20), e che suo oggetto immutabile è la comunicazione
pasquale di questo stesso amore con cui Dio ha “tanto amato gli uomini da dare il suo
Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv
3,16).
La nuova evangelizzazione dovrà dunque “lasciare sprigionare la forza e la vitalità del
Vangelo della Carità di Dio, della Buona Notizia di Cristo nei cuore dell’esistenza pubblica
e privata degli uomini del nostro tempo, affinché penetri e fermenti, liberi e potenzi ogni
esperienza umana”10.
E così che il Vangelo della carità realizza il contenuto essenziale della nuova
evangelizzazione. Esso esprime infatti alla radice “la totalità della verità su Dio, su Cristo,
sulla Chiesa, sull’uomo” (Il Papa alla Conferenza Episcopale Latina-Americana): di questo
annu ndo ha bisogno il nostro tempo come ogni tempo, la nostra terra come il mondo
Intero.
1) Promozione della piena soggettualità eccleslale nelle nostre Chiese
31. E’ la prima urgenza; e costituisce un problema che riguarda sia le comunità che ogni
singolo cristiano. Ciò diciamo non solo per riferimento all’attuale scarsità numerica del
personale cosiddetto ecclesiastico — clero e religiosi — ma per rispetto anzitutto dello
statuto stesso dell’essere cristiano, che implica di necessità la piena appartenenza alla
Chiesa, la quale, nella sua totalità dl Chiesa universale e nella sua più immediata
realizzazione locale e particolare, è per sua natura missionaria, ma anche carismatica e
ministeriale, sia pure nel riconosciuto ordinamento gerarchico dell’autorità al suo interno,
ed è soggetto unico ed unitario di ogni sua conseguente attività.
32. Invitiamo perciò tutti Voi, fratelli e sorelle delle nostre sante Chiese particolari, a
ripensare la Vostra personale vita cristiana riconsiderando fino in fondo questo aspetto
imprenscindibile del Vostro far parte della vita di esse e della responsabilità che tale
appartenenza comporta di fronte a Dio e agli uomini in ordine alla missione. La consegna
della Buona Novella è un debito di “tutti” i cristiani: un debito che ognuno di noi ha
contratto in special modo con la Chiesa particolare che l’ha generato alla fede, all’allo di
completare la propria iniziazione cristiana; ed è un debito di gratitudine e fedeltà a Dio da
sciogliere facendo fruttificare per altra seminagione il seme della Parola, accolto un giorno
nel proprio cuore.
Certo, l’evangelizzazione avviene per mille canali e mette in movimento carismi e ministeri
assai diversi
tra loro e con differenti gradi di responsabilità, ma tutti nella Chiesa hanno li proprio ruolo e
nessuno deve presumere di poter delegano ad altri11. In altri termini, il rinnovamento della
pastorale esige che si prenda interamente coscienza del fallo che, nelle Chiese in cui
siamo stati collocati dalla Provvidenza, tutti siamo impegnati in prima persona e che a
nessuno è consentito di defilarsi in una professione prlvatlstica della propria fede.
Nello stesso tempo si vuole che i carismi personali e quelli di singole comunità e gruppi —
sempre validi se autenticamente ecolesiall — non siano mai interpretati in modo
lndividuallstico ma armonizzati nell’unità dei cuori, e non siano vissuti in chiusura
intimistica ma professati con la franchezza che viene dallo Spirito12.
33. in questo recupero di autentica ecclesialità, ogni cristiano dovrà rIprendere dunque
coscienza di quanto sui piano della propria ricchezza e potenzialità spirituale lo accomuna
a tutti gli altri fratelli di fede, pur nella distinzione dei compiti e dei gradi gerarchldi: ossia le
radici trinitarie della comunione ecclesiale, l’intelligenza profetica del mondo e della storia,
la ricchezza di senso salvifico-escatologlco che gli proviene dall’esperienza della
preghiera soprattutto iiturgica, l’energia e i’intraprendenza spirituale alimentata
dall’assidua frequentazione della comune Mensa eucaristica.
34. In questo contesto va ribadita l’urgenza di ravvivare con la grazia dello Spirito la vita di
comunione nella Chiesa a tutti I livelli. ~ anche nella capacità di vivere personalmente la
comunione eccleslaie, ma anche nei modo di interpretare pastoralmente tale comunione,
che si gioca infatti il futuro della nuova evangelizzazione e la nostra credibilità di
evangelizzatori (Gv 17,21).
Sola una Chiesa che vive e celebra il mistero della comunione, traducendola in una realtà
vitale sempre più organica e articolata, può essere soggetto di una efficace
evangelizzazione 13.
Naturalmente non si tratta più soltanto di ribadire la verità di questo assunto, ormai
largamente condivi-so e invocato; vogliamo piuttosto che esso si traduca nell’orientamento
profondo del vivere ecclesiale: in stile dl condivisione e cooperazione, nella concreta
esperienza umano-divina di conoscenza, di amicizIa, di cordiale comunione che il
cammino fatto insieme può produrre 14.
35. Tutto ciò non potrà avvenire, se non si verificheranno alcune imprenscindibili
condizioni, quali:
— l’accoglienza in obbedienza di fede degli autentici carismi e ministeri di ognuno quali
doni dello Spirito per l’edificazione comune15;
— una pastorale organica che sIa espressione della comunione della Chiesa locale,
immagine della comunione trinitarla, ma anche segno effettivo del suo nativo carattere
missionario16;
— la valorizzazione degli organismi di partecipazione diocesani (Consiglio presbiterale,
Consiglio pastorale, Consiglio di Amministrazione, Collegio dei consultori, Consulta
dell’apostolato dei laici, ecc.) e parrocchiali, come anche del più recenti organismi di
partecipazione di livello regionale;
— la partecipazione dei laici alla missione della Chiesa, una partecipazione ricca del suo
specifico patrimonio dl esperienza e della peculiare sensibilità che essi sogliono avere per
le Istanze poste dai contesti sociali e culturali nei quali vivono la loro vocazione cristiana.
Se ne dovrà rispettare, anzi promuovere, la creatività delle iniziative, l’espressività più
propria alla loro esperienza, pur nella doverosa armonizzazione del loro originale apporto
con le esigenze di organicità della pastorale 17.
2) Costruzione dl comunità vere scuole permanenti di fede
36. “Ogni nostra comunità — è stato già auspicato in un Documento della Conferenza
Episcopale Italiana — dovrà diventare scuola permanente dl fede, per tutte le età, per tutte
le condizioni, per tutte le situazioni della vita” 18.
La nuova evangelizzazione potrà raggiungere i “lontani” — o comunque realizzare più
profondamente e speditamente il suo scopo —, se riuscirà prima a trasformare
profondamente (a cristificare) noi, i “vicini”. E tuttavia la proposta concreta che Intendiamo
fare può riguardare immediatamente anche i cosiddetti lontani.
37. PensIamo intatti, raccogliendo una delle domande più insistenti del Convegno, a
precisi Itinerari di vita dl fede, da proporre a tutti i battezzati, atti a far ricuperare loro quel
cammino catecumenale che per lontane ragioni storIche non è stato più disponibile di
tatto. Non si tratta di far ripercorrere le tappe dell’iniziazione cristiana a chi ha già ricevuto i
relativi sacramenti. quasi che tale iniziazione non abbia avuto veramente luogo; né
intendiamo accettare il suggerimento pedagogico di chi metodologicamente vorrebbe
lasciare quasi in sospensione l’evento sacramentaie (Il quale, in quanto atto dello Spirito,
non ripete la sua soprannaturale efficacia né dalla piena comprensione del mistero né da
ottimaii disposizioni di coscienza del destinatario): si tratta bensì di mettere in movimento,
mediante uno specifico, serio e fervente accompagnamento mlstagogico, quanto già Io
Spirito ha deposto come un seme e di tavorirne la germinazione e la fruttificazlone.
I programmi e le modalità dl questi itinerari dl fede, dl cui qui si dà semplicemente
Indicazione, dovranno essere messi a punto dalle nostre singole Chiese dopo il
necessario periodo di studio e sperimentazione; ma possiamo fin d’ora prevedere che per
essi si potranno e si dovranno valorizzare al massimo le suggestioni preziose rilevablii dal
Rito della Iniziazione Cristiana degli Adulti (RICA).
inutile dire quanto da questo progetto ci si possa legittimamente aspettare per la ripresa di
autenticità cristiana delle nostre comunità. Esso potrebbe suscitare una vera rivoluzione
nei nostri metodi catechisticl e stili liturgici, nonché nelle motIvazionI delle attività di
servizio alla promozione umana condotte dalle nostre comunifà. Occorre mobilitare fin
d’ora disponibilità e propositività 3) Formazione permanente degli operatori pastorali
38. E’ stata la domanda più corale e insistente espressa dai Convegno. La tacciamo
nostra.
Si vuole una formazione profonda, capillare, costantemente aggiornata, per tutti gli
operatori, siano laici che chierici,
L’istanza prima della Nuova Evangelizzazione è una conversione della mente nei confronti
del proprio stesso ministero: un servizio della parola mai pienamente conosciuta e
compresa, ma da cercare con sempre rinnovato amore; un servizio reso al mondo,
anch’esso sempre da riscoprire e conoscere, per amarlo con maggiore consapevolezza.
4) Promozione della Famiglia a luogo e soggetto prlvilegiato di pastorale
39. “I coniugi cristiani in forza del loro ministero non sono soltanto l’oggetto della
sollecitudine pastorale della Chiesa, ma ne sono anche il soggetto attivo e responsabile in
una missione di salvezza che si compie con la loro parola, la loro azione e la loro vita” 19.
Non c’è dubbio che se la Famiglia si realizza per quello che è, ossia primo nucleo della
Chiesa e chiesa domestica, la sua collocazione nel progetto e nell’azione pastorale della
Chiesa locale assume un significato dl assoluto rilievo. Basti pensare che è in seno ad
essa che normalmente si dovrebbero acquisire le prime nozioni religiose e I primi e più
incisivi modelli della vita cristiana. Sotto certi aspetti si può affermare che tutto Il bene di
cui la Chiesa dispone ha In qualche modo origine dalla famiglia. Per questo ci sembra che
già, anche solo per questa sua funzione al suo proprio interno, peraltro insostituibile, si
dovrebbero riconoscere alla famiglia una centralità nella Chiesa e una dignità dl Intervento
pastorale ben più impegnative e significative di quanto dl fatto non le vengano
normalmente riconosciute.
Ma la famiglia, oltre che essere luogo originario dl spiritualità e di preghiera, può e deve
realizzare anche oggi, se cristIanamente formata e attraverso i suoi molteplici rapporti
amicali o di moderno vicinato, una vivace e penetrante opera dl cooperazione alla
pastorale della Chiesa. Senza dire che esistono poi campi e ambiti di competenza che
sono specifici dei coniugi, sia sui piano dell’esperienza sacramentale che dl quello sociale
e della specifica etica e bioetlca che li riguarda, come già riconosceva Il Concilio20.
Queste considerazioni debbono convincercl tutti che la riorganizzazione della “nuova
pastorale’ che vogliamo e dobbiamo promuovere e che costituisce indubbiamente una
vera rivoluzione, non potrà non tenere conto di questa centralità del ministero coniugale e
della famiglia. Questo certamente Intendeva il Santo Padre, quando a Puebla affermava
che l’evangelizzazione del futura dipende in gran parte dalla chiesa domestica.
Urge pertanto aiutare la famiglia a scoprire e a vivere questa sua privilegiata ma anche
esigentissima collocazione. Il progetto di Itinerari di fede, or ora annunciato, dovrà
prevedere percorsi differenziatI e specIfici anche in questo particolarissimo ambito.
5) Un impegno maturo per la pastorale giovanile
40. “Protagonisti dell’azione di rinnovamento devono essere anzitutto i giovani, chiamati a
farsi costruttori di una nuova società, Spesso, nel Sud, molti di loro si autoemarginano,
non pochi vivono disorientati, la maggIor parte non si sente accolta nelle esperienze
sociopolltiche”: cosi annotava il Documento dei Vescovi italiani Chiesa italiana e
Mezzogiorno: sviluppo nella solidarietà (n. 30).
Purtroppo occorre riconoscere che spesso i giovani sperlmentano sentimenti simili, anche
nel loro Incontro con le comunità ecclesiali: pertanto qui viene messo in discussione e
interpeilato anche il loro impegno pastorale nei confronti di essi.
In effetti, da sempre, questo è stato un campo priviIeglato dell’attività apostolica delle
nostre Chiese. Ma le odierne analisi della problematica giovanile, divenuta con I’avvento
dei cosiddetto Villaggio globale assai più complessa che nel passato, fanno esigere un
impegno pedagogico dl profilo indubbiamente assaI più elevato.
Oggi, I giovani costituiscono una vera sfida per la Chiesa. Per questo I problemi giovanili,
da quelli che considerano la loro preparazione alla vita e il disagio sociale che il riguarda,
a quelli del loro inserimento nella vita vissuta della Chiesa come della Società civile,
debbono rientrare nei normale dibattito e diventare oggetto delle attenzioni pastorali di
ogni comunità ecclesiale. Ma va riaffermato con forza che I giovani costituiscono e
debbono costituire, Insieme con tutti gli altri fedeli, l’unico “soggetto” della missione della
ChIesa, attraverso Io specifico loro proprio, di profezia e di futuro, donato dallo Spirito alla
Chiesa.
6) Evangelizzazione della cultura
41. E’ stato questo il grande Imperativo lanciato alla Chiesa da Paolo VI21. Esso deve
tradursi informe concrete di inculturazione del Vangelo, come impegno della comunità
cristiana di permeare di esso il pensiero, gli orientamenti e le scelte, la sensibilità, lo stile
di vita, le istituzioni e l’organizzazione sociale degli uomIni e delle donne che vivono al suo
interno e fuori di essa. Non si tratta perciò né dl un progetto di appropriazione della
cultura, Integrlsticamente motivato, e neppure di una specie pastorale destinata alle élites
colte. Anzi, diversamente dalla pastorale di settore, la pastorale della cultura deve fare in
modo di attraversare in profondità tutti i settori, sforzandosi di incidere sulle concezioni e
sui modelli di comportamento che stanno alla base dl ciascuno di essi 22.
Un tale progetto, certamente “ambizioso”, ma necessario, coincide in realtà con gli obiettivI
stessi della nuova evangelizzazione: come tale esso è ultimativamente affidato alla
testimonianza profetica di ciascun cristiano che viva secondo il Vangelo. Tuttavia non c’è
chi non veda come in un ambito di così decisiva importanza la collaborazione, a livello
diocesano e regIonale, possa risultare feconda e acceleratrice tanto dei processi dl
comprensione della realtà siciliana quanto della elaborazione dl adeguate proposte, meni
e metodi di dialogo con la stessa.
Per questo la Conferenza Episcopale Siciliana ha recentemente costituito un Ufficio
regionale per la cultura, la scuola e l’università con il compito di stimolare la creazione di
analoghi uffici diocesani e coordinare successivamente l’attività nei due accennati
processi.
Auspichiamo il decollo effettivo di questa attività, I cui Inizi appaiono già promettenti.
7) Coerenza con la vocazione ecumenico della nostra Terra
42. La nostra isola ha una vocazione ecumenica naturale, più volte collaudata sui piano
storico. Vero crocevia e crogiolo di civiltà e culture, essa ha sviluppato un’autentIca
attitudine all’accoglienza e alla tolleranza.
Per questo il vivo perdurare all’interno delle nostre tradizioni religiose e culturali di filoni
risalenti ad antiche presenze, deve poter offrire, oggi, opportune basi per un dialogo
rispettoso e proficuo sia — e soprattutto
— con le Chiese sorelle dell’Ortodossia sia con le parti meglio disposte del mondo
islamico, fornendo in ogni caso notevole contributo alla cultura tipicamente evangelica
della tolleranza e della pace23.
INTERVENTI OPERATIVI IMMEDIATI
43. Il quadro testé delineato degli Impegni che le nostre ChIese, avvlandosi alla scadenza
deI 20 mIllennio, intendono assumersi in vista della nuova evangelizzazione in Sicilia non
deve essere considerato una mera dichiarazione di intenti. AI contrario, è giunto Il
momento di decidere alcuni interventi immediatamente operatlvi, intendendo cosi
predlsporre alcuni elementi prevI, che riteniamo particolarmente urgenti in vista di un
futuro, ma non lontano, più articolato progetto di rinnovamento Pastorale delle nostre
Chiese.
Si tratta in realtà di distinti programmi dl lavoro, che la Segreteria pastorale regionale
dovrà avviare attivando, a seconda delle occorrenze, la collaborazione deglI Organismi
regionali competenti (Centri accademici. Commissioni e Uffici regionali).
44. Un programma dl ricerca e di studio finalizzato all’acquisizione dl indicazioni pastorali
scientificamente fondate sui seguenti nodi tematici individuati dal Convegno:
— pietà popolare24. É nostra Intenzione pervenire alla stesura di un Direttorio regionale
su questa Importante materia;
— comunicazione nella Chiesa e comunicazione della Chiesa. In ordine ad essa si
dovranno vaiorizzare gli espertI, ecclesiastici e laici, esistenti nelle nostre Chiese, ed
altresì promuovere la preparazione scIentifica dl altri ancora per la formazione sia dei
nostri operatori pastorali che degli altri fedeli laici Impegnati nelle professioni rnassmedlall;
— Cammino neocatecurnenale e Movimenti carismaticl: loro rapporti con la pastorale e la
vita llturgica della Diocesi e della Parrocchia. É innegabile che esistono difficoltà di
comprensione e di reciproca accoglienza tra gli esponenti o I membri dei suddetti gruppi
ecclesiali e quelli delle comunità parrocchiali e degli organismi diocesani (e viceversa). Per
quanto si tratti dl difficoltà che solo raramente assumono il carattere di tensioni visibili, sta
di fatto che i rapporti tra le due realtà pastorali non sono normalmente organIci e
convergenti. Per questo riteniamo non più differibile, in vista dell’auspicato rinnovamento
pastorale, l’avvio di un fraterno e sereno processo di chiarificazione.
45. Un programma di formazione permanente destinato ai Presbiteri. SI tratta di
predisporre, attraverso le opportune consultazioni su sGala regionale, un serio programma
unitario di formazione permanente del presblteri e il relativo progetto attuativo, che
preveda anche forme e modi di avvicendamento e sostituzione temporanea del Confratelli
impegnati nello studio. In un momento successivo, dopo che sarà predisposto il
programma, daremo l’avvio all’attuazione dello stesso.
46. La realizzazione dl una struttura dl livello regionale per il Iaicato cristiano. Essa dovrà
dedicarsi, alla luce e in applicazione dei recenti Documenti del Magistero, allo studio e alla
soluzione dei problemi legati alla formazione spirituale dei laici secondo la loro specif icità
secolare. Si dovranno approfondire gli aspetti di tale specificità in ciò che concerne li loro
quotidiano impegno di animazione cristiana della società, nella prospettiva professionale,
amministrativa, economica, politica, ma anche le vie e le forme della necessaria
qualificazione dei fedeli laici nei ruoli, maschili e femminili, assegnabili o dl loro spettanza
all’interno della comunità ecclesiale.
47. La realizzazione di un Centro di documentazione, ricerca e sperimentazione pastorale
della Segreteria Pastorale della Conferenza Episcopale Siciliana da costItuirsi sotto la
direzione scientifica della Facoltà Teologica di Sicilia.
48. Cosa ha detto Io Spirito alle nostre Chiese dl SicIlIa? Cosa ancora dirà? Occorre
essere aperti ad ogni sua ispirazione e docili ad ogni sua Indicazione che possa guidarci
nel cammino di profondo rinnovamento.
Vorremmo che comlnciassero a stabilirsi In questa nostra tribolata ed amata Isola quei
“cieli nuovi” e quella “terra nuova” che saranno certamente degli ultimi tempi, ma che
possono già inIzialmente attuarsi in migliori forme di giustizia, In una vita ispirata da
maggior amore, in una società che promuova la pace.
Non è utopia irrealizzabile questa, se tutti i Sacerdoti, Religiosi, e Laici compiremo la
missione eccleslale e sociale che Il Signore ci affida, se saremo capaci di utilIzzare
organicamente le tante energie di menti e di cuore che il Signore ha profuso negli abitanti
di questa terra.
Su questa convergenza dl intenti, sulla conseguente sinergia dl azione, sul cammino da
compiere insieme, guidati dalla Vergine Odigitrla, su voi tuffi, noi Vescovi delle Chiese di
Sicilia, per intercessione di Maria, la tutta Santa, Colei che ci precede sulla via della fede,
della speranza e dell’unione con Cristo, invochiamo le divine benedizioni.
Pasqua di Resurrezione 1994
† Salvatore card. Pappalardo,
Arcivescovo di Palermo, Presidente C.E.Si.
† Salvatore mons. Nicolosi,
Vescovo di Noto, Vice Presidente C.ESI.
† Rosario mons. Mazzola,
Vescovo di Cetalù, Segretario C.E.Si.
† Luigi mons. Bommarito,
Arcivescovo di Catania
† Ignazio mons. Cannavò,
Arcivescovo dl Messina, Lipari e S. Lucia del Mela
† Salvatore mons. Cassisa,
Arcivescovo di Monreale
† Giuseppe mons. Costanzo,
Arcivescovo di Siracusa
† Giuseppe mons. Malandrino,
Vescovo dl Acireale
† Carmelo mons. Ferraro,
Vescovo di Agrigento
† Vincenzo mons. Manzella,
Vescovo di Caltagirone
† Alfredo M. mons. Garsia,
Vescovo dl Caltanissetta
† Emanuele mons. Catarinicchia,
Vescovo di Mazara del Vallo
† Pio mons. Vigo,
Vescovo di Nicosia
† Ignazio mons. Zambito,
Vescovo di Patti
† Sotir mons. Ferrara,
Vescovo di Piana degli Albanesi
† Vincenzo mons. Cirrincione,
Vescovo di Piazza Armerina
† Angelo mons. Rizzo,
Vescovo di Ragusa
† Domenico mons. Amoroso,
Vescovo di Trapani
† Francesco mons. Sgalambro,
Vescovo Ausiliare dl Messina, Lipari e S. Lucia del Mela
† Francesco mons. Miccichè,
Vescovo Ausiliare di Messina, Lipari e S. Lucia del Mela
† Salvatore mons. Gristina,
Vescovo Ausiliare di Palermo.

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