Pagina ragazzi per internet

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la pagina dei ragazzi
C iao ragazzi,
la nuova opera di misericordia
è detta Insegnare agli ignoranti ma poiché dare dell’ignorante a
qualcuno sembra un’offesa, ho provato a riscrivere il termine e il risultato è insegnare a chi non sa.
Il verbo deriva dal latino GNARUS e dal
greco GNOREZEI che significano CONOSCERE. La particella IN poi è privativa quindi
ignorare vuol dire NON CONOSCERE, NON SAPERE.
Difficilmente si è ignoranti a 360°, non si è ignoranti per mancanza
di cultura o istruzione e neppure perché si è maleducati ma perché
non si conosce qualche cosa: avvenimenti, notizie, dati, sentimenti...
La scuola ci aiuta ad ampliare le conoscenze ma non tutti vi possono accedere. Nel mondo molti bambini non vi possono andare per
sei motivi principali: la povertà, la guerra, la mancanza di scuole e
di insegnanti, la distanza delle scuole dalle proprie abitazioni, la
discriminazione di genere (in molti Paesi del mondo le bambine
non hanno accesso all’istruzione e sono costrette a rimanere
ignoranti).
Oltre però all’ignoranza dovuta alla mancanza di istruzione,
c’è anche l’ignoranza dovuta al non riconoscere che accanto
a noi ci sono dei testimoni che ci propongono degli esempi
di vita.
Ma, sapete che possiamo essere ignoranti anche riguardo alla
nostra fede? Vi siete mai chiesti perché partecipiamo alla catechesi? che cosa fanno i catechisti?
Un prete roveretano, filosofo e grande conoscitore dell’animo umano ha proposto di scoprire che la carità verso il prossimo si esprime
in tre forme. L’amore prende la forma di bene o CARITÀ TEMPORALE, quando viene incontro ai bisogni materiali del prossimo. Diventa
CARITÀ INTELLETTUALE, quando il bene è luce per le intelligenze:
comunicare la verità, insegnare, sciogliere un dubbio, smascherare
l’errore, ecc. Si trasforma in CARITÀ SPIRITUALE, quando accresce
nell’anima la vita soprannaturale: amministrare i sacramenti, annunciare il Vangelo, pregare, ecc.
Volete sapere chi è questo prete?
alle definizioni, scrivete sotto le iniEliminate le immagini che si riferiscono
come per incanto, scoprirete il nome.
ziali delle parole dei disegni rimasti e,
1.
2.
3.
4.
Sono dentro i ricci
Vola tra i fiori
Se l’accendi s’illumina
Scatta fotografie
5.
6.
7.
8.
Servono per colorare
Si porta in testa
Hanno i petali
Si suona con l’archetto
Insegnare a chi non sa ci mette in crisi primo, perché non sempre
accettiamo gli insegnamenti degli altri, secondo, perché anche noi
siamo, in ogni momento, insegnanti-testimoni nei confronti degli
altri. Dobbiamo impegnare il nostro cuore a vedere le reali necessità
di chi ci sta accanto e aiutare, senza prevaricare e senza imposizione,
a scoprire il bello del conoscere e della verità.
Soluzione:
Antonio Rosmini

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