FRESATRICI AD ALBERO VERTICALE

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FRESATRICI AD ALBERO VERTICALE
FRESATRICI AD ALBERO VERTICALE
PER LA LAVORAZIONE DEL LEGNO
Le fresatrici usate nella lavorazione del legno sono costituite
essenzialmente da una incastellatura che porta un piano, sul quale poggia il
pezzo da lavorare, e da un albero motore, al quale è fissato l'utensile. Il
piano è di solito orizzontale, ma può essere inclinato; anche l'albero è di
solito verticale, ma può essere inclinato. Nella maggior parte dei casi
detto albero ha origine sotto il piano e lo attraversa; in altri casi può essere
invece posto al di sopra, portato da un apposito braccio.
I pericoli principali che possono colpire l'addetto alla fresatrice o altre
persone ad essa vicine sì hanno in occasione di:
— contatto delle mani con l'utensile spesso invisibile durante il moto;
— proiezione di utensile o parte di esso, in caso di allentamento o
rottura;
— proiezione di nodi, trucioli, polvere di legno;
— inceppamento e violento ritorno all'indietro del pezzo in lavorazione.
MACCHINA
Le fresatrici vanno installate in modo da avere attorno uno spazio
sufficiente per il deposito e il movimento del materiale da lavorare e di
quello lavorato, per l'eliminazione dei trucioli e degli scarti, per il movimento
degli addetti alle macchine. Nel posto dove questi si trattengono di solito,
nel pavimento va incorporato del
materiale antisdrucciolevole.
Va
curata
una
buona
illuminazione sulla zona di lavoro.
Il basamento non deve essere troppo
leggero, bensì robusto e proporzionato
in modo da resistere largamente alle
vibrazioni, anche nel caso in cui non
Fig. 1
sia ancorato al suolo.
II motore deve essere di tipo stagno alla polvere di legno.
Le pulegge e le cinghie con gli eventuali tenditori vanno
completamente racchiuse entro robusto riparo che serve altresì ad evitare
infortuni. Stagni alla polvere di legno devono risultare anche il
salvamotore e l'interruttore. L'interruttore, se non è sulla macchina, va
posto vicino ad essa e in posizione facilmente accessibile all'addetto.
I comandi non devono presentare parti sporgenti che permettano
l'azionamento involontario.
L'albero porta utensili non deve avere la tendenza a vibrare a vuoto,
e deve sporgere il meno possibile sopra la tavola; quando la sporgenza
supera i 25 cm è opportuno un controbraccio con supporto di trattenuta
(fig. 1).
Di sicura efficacia deve essere il dispositivo di bloccaggio dell'albero
in altezza, per evitare la discesa durante il moto che, portando l'utensile ad
urtare contro la tavola, provocherebbe la rottura dell'utensile stesso, con
proiezione dei frammenti.
Per l'aspirazione dei trucioli e delle polveri, va accuratamente studiata
la forma della cappa di presa e lo sviluppo delle tubazioni.
Utensili
Gli utensili di corredo alle fresatrici di solito sono numerosi e vanno
tenuti, ordinati, in armadietti o in cassette, a serie complete. Si possono
distinguere in coltelli e frese.
Tanto per gli uni quanto per le altre, è necessario che essi siano di
ottimo materiale, per. evitare che si rompano o si deformino durante il
moto; occorre altresì che abbiano una forma adatta e che vengano usati
ad una velocità appropriata. In tal modo si può evitare il rifiuto del pezzo,
gli infortuni gravi nel contatto con le mani ed anche ridurre al minimo la
fatica nell'alimentare la macchina.
Per la forma, è anzitutto importante che, nell'affilare gli utensili,
vengano date le giuste proporzioni ai tre angoli caratteristici dei
taglienti; la fig. 2 mostra, da sinistra a destra, tre forme errate. Quando
gli angoli A, B, C sono troppo piccoli si hanno, rispettivamente: attrito,
riscaldamento, usura; cattiva asportazione del truciolo; rottura del
tagliente. Invece, gli angoli devono essere all'incirca come nel quarto
disegno; gli esatti valori di A, B, C sono in relazione, caso per caso, alla
qualità di metallo dell'utensile e alla qualità del legno (o materiale
similare) da lavorare.
La forma dell'utensile va anche studiata in modo da dare uno spessore
non eccessivo al truciolo. Ciò è indispensabile perché durante il moto lo
sforzo di taglio varia rapidamente a causa delle irregolarità del legno e la
successione degli urti si ripercuote: sull'utensile che si consuma e si
spezza; sulla macchina che vibra e consuma di più; sul pezzo, che può
venire rigettato all'indietro causa principale questa, degli infortuni alle
fresatrici; sull'apparecchio alimentatore o sulle mani che portano il pezzo
all'utensile, le quali vengono a contatto coi taglienti, se la protezione
non è perfetta. E' evidente che tali inconvenienti sono tanto più gravi
quanto maggiore è lo spessore dei truciolo e perciò questo non deve
superare 0,6 - 0,8 mm, senza per altro scendere a meno di 0,2 mm.
La riduzione dello spessore dei truciolo va realizzata in modo
automatico e sicuro; a tal fine, si diminuisce la sporgenza dei taglienti dal
corpo dell'utensile; inoltre, su di questo si ricava una superficie che
impedisce materialmente al pezzo di avvicinarsi all'albero sotto l'effetto di
qualsiasi azione, comunque violenta o improvvisa. E' chiaro che in
corrispondenza di tale superficie la sezione trasversale (orizzontale)
dell'utensile segue da vicino il contorno della circonferenza descritta dai
punto più sporgente dei tagliente (vedasi fig. 9 e 10 diametri d e D).
Nelle frese, tale forma va data in fase di costruzione (fig. 3); negli
utensili composti, occorre usare teste portacoltelli a sezione circolare
(per i taglienti diritti, fig. 4) oppure (per i taglienti curvi) inserire nel
gruppo delle lame, in corrispondenza del punto più sporgente del profilo,
un anello A o un disco limitatore D, di diametro appropriato cioè da 0,8 a 1,6
mm inferiore a quello della Circonferenza percorsa dal tagliente; per profili
alti, anche più di un disco [fig. 5). In talune teste portacoltelli piatte o a
disco, per la limitazione dello spessore del truciolo, sono predisposti
degli adatti settori registrabili (fig. 6).
ERRATI
Fig. 2
Fig. 3
Fig. 4
Fig. 5
Fig. 6
Fig. 7
Va però notato che, per gli utensili alti, l'applicazione di anelli o dischi
limitatori, se pur permette la riduzione dello spessore del truciolo e quindi
una notevole regolarità di lavoro, tuttavia lascia ancora, tra un tagliente e
l'altro, degli spazi vuoti che sono eccessivi ai fini della sicurezza. E'
pertanto preferibile usare sempre utensili che eliminano completamente
tali spazi (salvo quelli minimi indispensabili per l'allontanamento dei
trucioli) ed abbiano la forma del « solido di rivoluzione » cioè quello che si
ottiene facendo ruotare il tagliente attorno all'asse dell'albero; in detti
solidi, tutte le sezioni trasversali (orizzontali) sono circolari ed il profilo
longitudinale è quello dei tagliente. Ciò si può ottenere con le frese (fig 7,
in cui A fresa pericolosa, B fresa sicura) ed anche con i coltelli, sia montati
su bussole (fig. 8) sia montati su teste (nella fig. 9 si rileva la differenza fra
la testa cilindrica A e quella B, a solido di rivoluzione).
La precisione nella regolazione delle sporgenze dei taglienti va
controllata mediante gli appositi attrezzi, forniti con gli utensili.
Sempre per evitare sforzi di
taglio eccessivi, è anche opportuno
limitare l'altezza del truciolo cioè
sfalsare, in senso verticale, i vari
taglienti
che
formano
Complessivamente
il
profilo
richiesto; con ciò il pezzo non viene
attaccato contemporaneamente per
tutta l'altezza, bensì per tratti
parziali, in istanti successivi. Ciò è
senz'altro
realizzato
nella
costruzione di buone frese (fig. 3) e
va ricordato anche nel preparare
Fig. 8
utensili composti con coltelli e
portacoltelli.
Per ridurre lo spessore del truciolo mantenendo la stessa
asportazione di legno dal pezzo in un dato tempo, si può anche
aumentare il numero dei tagli in detto tempo cioè adottare utensili a
parecchi taglienti.
Per la velocità d'uso, la fig. 10 ricorda che s = a/nz, perciò per ridurre
Io spessore s del truciolo occorre, oltre ad aumentare il numero dei tagli z,
diminuire la velocità di avanzamento a e aumentare il numero dei giri n.
Però il numero dei giri non può essere aumentato oltre un certo massimo
determinato, per ogni utensile, in relazione alle sue dimensioni e alla
qualità del metallo. Per le frese di metallo speciale, di solito il numero
necessario di giri è inciso su di esse dal fabbricante. Per le frese senza
indicazione e per i coltelli, il numero di giri si ricava dalla massima velocità
periferica ammissibile v usando la consueta formula v = p Dn/60. Come
valore massimo assoluto, per gli utensili in buono acciaio si tiene, di solito
v = 40 m/sec; in tale caso, il numero massimo di giri consentito in
relazione al diametro di ogni utensile si può avere, oltre che dalla formula,
anche dal grafico di fig. 11; ad esempio, per diametro D = 22 cm il numero
di giri massimo risulta n = 3.500 giri al minuto. In ogni caso il valore del
massimo così ricavato va ridotto a poco più della metà quando si debbano
lavorare certi tipi di legni incollati, ricostituiti ecc..
Quanto alla velocità di avanzamento migliore per ogni spessore di
truciolo, essa si ricava dalla relazione di fig. 10 scritta sotto la forma s.n.z
= a. Ad esempio, per una fresa a 6000 giri e 4 taglienti, per uno spessore
di truciolo s = 0,5 mm si ricava a = 0,5 X 6000 x 4 = 12.000 mm/min cioè
la velocità di avanzamento va tenuta sui 12 m/min.
A
B
Fig. 9
s = a/nz
v= 60 p Dn/60
s = spessore del truciolo in mm
a = avanzamento in mm/min
n = numero giri al minuto
z = numero dei taglienti
v = velocità periferica in m/sec
d,D = diametri in cm
Fig. 10
Valori di D e di n per V= 40 m/sec
Fig. 11
Coltelli
I coltelli devono essere in materiale adatto, con facce ben levigate. In
alcuni casi, essi sono composti di due elementi di qualità diverse (fig.
12); di essi, la faccia di taglio A è molto dura e quindi fragile, mentre
l'altra è elastica; in tal modo gli urti vengono assorbiti. Al limite, il
coltello non si spezza ma si piega.
I coltelli non vanno mai usati per lavori su legno duro; non devono avere
sporgenze eccessive quali sarebbero necessarie, ad esempio, per fare
piattabande.
Lo spessore dei coltelli è in relazione al modo di fissaggio all'albero.
Quando il coltello è montato in una fenditura ricavata nell'albero della
macchina, lo spessore va tenuto pari a quello della fenditura diminuito
da 0,1 - 0,2 mm; l'albero, invece, dovrebbe avere diametro non inferiore
ai 50 - 40 mm. Comunque, tale sistema non dovrebbe essere usato che
eccezionalmente, per lavori brevi e poco pericolosi (fig. 13).
Fig. 12
Fig. 13
I coltelli vanno montati e orientati in modo da lavorare il pezzo al di
sotto e non al di sopra. Per ottenere l'indispensabile equilibratura, è
necessario
adottare
ferri
simmetrici
oppure
usarne
due
simmetricamente disposti oppure disporre il controferro in modo che il
coltello ne venga equilibrato. Una leggera intaccatura nei coltelli
contribuisce a garantire contro la sfuggita dall'albero durante il moto.
Altro sistema di fissaggio è quello a mezzo bussole; il principale
inconveniente consiste nel fatto che una leggera differenza nell'altezza dei
coltelli può provocare o la curvatura dell'albero o la sfuggita del coltello
più basso durante il moto. La fig. 14 dà alcune indicazioni sulle forme e
dimensioni raccomandabili per: flangia superiore (1), flangia inferiore (2),
anello dì pressione (3): la flangia inferiore può essere altresì munita di un
dente che corrisponda all'incavo di sicurezza praticato nel coltello (fig.
15).
Il montaggio migliore dei coltelli è quello sulle apposite teste
portacoltelli, il tipo più semplice di testa è quello prismatico a sezione
quadrata; un altro tipo si ottiene aggiungendo delle sporgenze triangolari in
corrispondenza degli spigoli; dalla fig. 16 si vede che, rispetto al primo
(disegnato a contorno tratteggiato) esso da: aumento dell'angolosi taglio,
riduzione della distanza dell'asse del bullone dalla periferia della testa e,
soprattutto, azione di rottura del truciolo.
Fig. 14
Le facce delle teste devono risultare perfettamente piane o con
concavità non superiore a 0,1 mm. Lo spessore dei coltelli deve essere di
almeno 10 mm; per il montaggio vanno usati solo bulloni, dadi e rondelle di
tipo speciale, escludendo assolutamente quelli di uso comune, il cui
materiale non ha le qualità indispensabili.
Con le teste portacoltelli quadre vi è la materiale possibilità che le dita
del fresatore entrino, di fianco, nello spazio percorso dai coltelli, venendo
ad essere mutilate; allo stesso modo, i pezzi in lavorazione possono
impuntarsi e venire rigettati in macchina.
Fig. 15
Fig. 16
Sono quindi preferibili le teste cilindriche a sezione circolare costante
(fig. 4) o le teste a solido di rivoluzione (fig. 9 B) in cui lo spazio pericoloso
risulta tutto occupato dal corpo del portacoltelli ed i coltelli ne sporgono
solo dei minimo strettamente necessario per la lavorazione; essi possono
essere più sottili di quelli per teste quadrate.
Per fare piattabande, le teste sono basse, a forma di disco; per ridurre
il peso, se ne fanno anche in duralluminio speciale, però oltre i 3000-4000
giri è, di solito, necessario usare quelli in acciaio (fig. 17 e 6).
Fig. 17
A velocità elevata, il fissaggio dei coltelli non può essere fatto
direttamente con bulloni o viti ma con sistemi che sfruttino le sollecitazioni
che si hanno durante il moto, specialmente la forza centrifuga; si usano così
cunei, mandrini ad espansione, eccentrici ecc.; le superfici a contatto,
anziché lisce, possono essere zigrinate (fig. 4, 6, 17).
Frese
Sono gli utensili veramente adatti per i) lavoro alle fresatrici,
specialmente per le alte velocità; va sempre tenuto presente che non
possono essere trattati con leggerezza ma richiedono delicatezza e
precisione.
Esistono vari tipi di frese a disco unico: per fare battute, tenoni,
piattabande, modanature e sagome varie. Anche alcuni dischi di sega
circolare possono essere utilizzati sulle
fresatrici, però solo entro determinati
limiti.
In ogni caso, per la sicurezza va scelta
la forma più piena possibile cioè quella
che ha i minori spazi vuoti fra le parti
sporgenti (fig. 7 B).
Quando si sovrappongono più frese
Fig. 18
una sull'altra, occorre disporre i denti non
sulla stessa verticale ma sfalsati in modo che il pezzo non venga attaccato
nello stesso istante su tutta l'altezza; con questo accorgimento, migliora
l'avanzamento, diminuiscono le resistenze ed il pericolo di rifiuto.
Per utensili di diametro rilevante, vengono talvolta usate le frese a
4 o a 6 conchiglie. E' necessaria una perfetta messa in opera, da
controllare ogni volta con l'apparecchio speciale di regolazione (fig. 18).
LAVORAZIONI
Durante il moto, le fresatrici da legno devono essere provviste di
mezzi di protezione atti ad evitare che le mani del lavoratore possano
venire accidentalmente in contatto con l'utensile. Tali mezzi devono
essere adatti alle singole lavorazioni ed applicate sia nei lavori con
guida che in quelli senza guida.
A seconda dei casi possono essere usate una o più delle misure di
sicurezza di seguito ricordate oppure anche delle altre purché dì sufficiente
efficacia. In generale, si parte dalla constatazione che, per portare il pezzo
contro l'utensile, sono necessaria tre azioni (fig. 19): pressione orizzontale
PV
Fig. 19
contro l'utensile PO, pressione verticale contro il banco PV, spinta
orizzontale di avanzamento o alimentazione A e si cerca di affidarne almeno
qualcuna ad un dispositivo materiale, liberando le mani del fresatore; in
proposito, va ricordato che la prima azione è quella che fino ad ora ha
dato luogo al maggior numero di infortuni permanenti, localizzati alla
mano sinistra.
Lavori con guida rettilinea
E' anzitutto indispensabile che le due parti della guida siano situate
esattamente nello stesso piano e che, dalla parte dell'utensile, i bordi siano
in buono stato e quanto più vicini ad esso. Se l'utensile sporge,
anteriormente, di parecchio oltre la guida, si fissa a questa un'altra guida di
legno duro in cui si ricava una feritoia dalle dimensioni strettamente
indispensabili per l'esecuzione del lavoro.
Non va mai omesso il riparo in legno o metallo dietro la guida; spesso
serve allo scopo la cappa di presa per l'aspirazione purché robusta quanto
è necessario per trattenere l'utensile e sue parti in caso di allentamento o
rottura (fig. 1 e 24).
Per tenere pressato il pezzo contro la guida, sostituendo così l'azione
delle mani, si usano pressori, in legno o metallici, agenti in senso verticale
ed orizzontale. In fig. 19 sono illustrati dei pettini in legno elastico,
preferibilmente frassino o faggio; i tagli per ottenere i denti sono fatti nella
direzione delle fibre; occorre dare [a giusta inclinazione al pettine e curare
che i denti conservino sempre tutti la stessa lunghezza. L'esecuzione dei
pressori in metallo può essere più varia; si va dalle semplici molle,
ricavate da lamine di acciaio inclinate (fig. 20) a pressori assiali (fig. 24) o
ad apparecchi più complessi (fig. 21).
Fig. 20
Fig. 21
Fig. 22
Fig. 23
Fig. 24
Esistono vari apparecchi che permettono la contemporanea messa in
opera dei pressori orizzontali e verticali, con ampie possibilità di
registrazione e di adattamento alle varie condizioni di lavoro. Il più
conosciuto è quello dell'Istituto Nazionale Svizzero per l'Assicurazione
Infortuni (fig. 22 e 26); tale apparecchio, con i suoi accessori, serve anche
per lavori senza guida (fig. 31).
II pressore orizzontale può essere omesso quando risulti
sufficientemente protetta la zona, attorno all'utensile, nella quale andrebbe
a finire la mano sinistra in caso di scivolamento durante l'azione premente.
Il sistema più semplice consiste nell'applicare alla guida un riparo in legno,
posto un poco sopra l'utensile e sporgente alquanto oltre il cerchio
descritto dai denti (fig. 23); esso è efficace solo per utensili il cui
bordo superiore risulti posto a poca altezza sopra il banco, per cui sia
praticamente esclusa la possibilità del passaggio della mano sotto il riparo.
Migliori risultano gli schermi trasparenti infrangibili (piani o curvi) estesi a
sufficienza sul fronte e sui lati, applicati a dispositivi che ne rendano facile
la registrazione e il ribaltamento per il cambio dell'utensile o altre
operazioni; la fig. 24 mostra, in posizione alzata e abbassata, uno schermo
del genere, portato dallo stesso sistema di leve che porta i due pressori
verticali.
Nei casi fin qui illustrati l'avanzamento è ottenuto a mano; talvolta,
invece, esso è motorizzato, il dispositivo alimentatore oltre all'azione di
avanzamento, realizza anche quella di
pressione in un senso, cioè quello
verticale od orizzontale, a seconda del
modo come è applicato sulla macchina;
pertanto, va abbinato ad un altro
dispositivo che realizzi la terza azione
necessaria, cioè la pressione nell'altro
senso, rispettivamente quello orizzontale
o verticale (fig. 25). Gli alimentatori ben
costruiti e installati eliminano il ritorno
del pezzo all'indietro. Occorre però che
siano provvisti di ripari atti ad
eliminare
i
pericoli
da cinghie,
.
ingranaggi ecc. o da schiacciamento fra il dispositivo di
avanzamento (rullo) e il pezzo in lavorazione. Per lavori su piccoli pezzi,
trova applicazione la norma di carattere generale secondo la quale: la
lavorazione di pezzi di piccole dimensioni alle macchine da legno, ancorché
queste siano provviste dei prescritti mezzi di protezione, deve essere effettuata
facendo uso di idonee attrezzature quali portapezzi, spingitoi e simili. Così le tre
azioni PV, PO, A, non sono più impresse al pezzo ma all'attrezzo interposto fra
pezzo e mani; l'eventuale contatto con l'utensile viene subito non più dalla
mano ma da detto attrezzo; questo va altresì concepito in modo da evitare il
rifiuto del pezzo.
Nei lavori a guida rettilinea, trovano impiego soprattutto: dei fissapezzi
su slitta scorrevole lungo guide fissate al banco o anche degli spingitoi che
hanno forma variabile a seconda di quella del pezzo (fig. 26) ma sono
sempre forniti di impugnature o maniglie per migliore salvaguardia della
mano. La figura 27 illustra un tipo molto efficace di serrapezzo.
Lavori con guida curva
La guida è una sagoma S su cui viene fissato il pezzo o i pezzi da
presentare all'utensile; essa viene fatta scorrere sulla tavola e premuta
contro un anello d'appoggio folle sull'albero (AS in fig. 28 e AA in fig. 5, a
destra) o, in mancanza, contro un pezzo d'appoggio fissato alla tavola e
passato attorno all'albero stesso (AS in fig. 29). Per la sicurezza, occorre
soprattutto:
— che la base del portapezzo sia munita di impugnatura razionale, in
modo che la mano non possa scivolare,
— che i mezzi per trattenere il pezzo alla base siano sicuri, a superfici
scabre, in buono stato,
— che l'utensile sia munito di adeguata protezione, di solito del tipo
a cuffia o a corona portata da braccio fissato alla tavola.
Lavori senza guida
Rispetto ai casi precedenti il pericolo è maggiore ma non mancano i
mezzi preventivi, fra cui alcuni dei dispositivi alimentatori e pressori visti
fin qui, oppure altri dispositivi similari. E' opportuno che il pezzo non poggi
contro l'albero ma, invece, contro un apposito anello oppure pezzo di
appoggio, come per i lavori con guida curva.
Per la protezione dell'utensile, tra i tipi più semplici si può ricordare
quello a disco soprastante l'utensile folle sull'albero. Di solito il disco a è
in materiale trasparente infrangibile (fig. 30); l'efficacia è in relazione alla
altezza del disco dalla tavola e del suo diametro rispetto a quello
dell'utensile. Un altro tipo è quello a corona o anello, tutto in legno o parte
in legno e parte in metallo, portato da un braccio regolabile, fissato alla
tavola o direttamente (fig. 28 e 29) o per mezzo di un braccio (fig. 31);
affinché il riparo sia efficace, è necessario che la sua altezza dalla tavola
sia ridotta al minimo consentito dal pezzo da lavorare e che il suo bordo
esterno sporga di qualche centimetro oltre la circonferenza percorsa dai
taglienti dell'utensile. Il riparo può essere dotato di una certa elasticità e
servire così anche da pressore verticale.
Talvolta, il riparo può essere esteso anche alla parte superiore e
completato con un canale per convogliare i trucioli: vedasi la fig. 1 in cui
è indicato anche un fissapezzi montato su carrello a slitta guidata.
Portapezzi e spingitoi sono necessari, al solito, per i piccoli pezzi e
sono utili in molte altre occasioni, assumendo una grande varietà di tipi.
Per la lavorazione di pezzi curvi, è altresì utile applicare una tavoletta
sagomata a forma di becco d'uccello, che serve per appoggio del pezzo
vicino all'utensile (fig. 31).
Fig. 27
Fig. 28
AS
Fig. 30 -
Fig 29
Fig. 31
USO E MANUTENZIONE
Per evitare incidenti e infortuni, la macchina, gli accessori e gli utensili
vanno accuratamente revisionati a intervalli regolari. Per la prima,
meritano particolare attenzione la efficacia e la gradualità di funzionamento
del freno, lo stato dei supporti dell'albero e del suo sistema di
innalzamento, l'esattezza dell'indicatore della velocità.
La verticalità dell'albero si controlla facilmente con una squadretta,
facendolo girare a mano. Il numero di giri va regolato tenendo presente, in
ogni caso, il massimo consentito dall'utensile e dal materiale.
Il foro ricavato nella tavola attorno all'albero va sempre tenuto ridotto
al minimo tenendo in opera il maggior numero possibile di anelli (fig. 31).
Per ogni tipo di lavoro e per ogni qualità di legno, va scelto l'utensile
più adatto, che va mantenuto sempre affilato correttamente. Specialmente
per le frese, l'affilatura dei taglienti deve essere frequente ed essere
eseguita esattamente come indicato dal fabbricante per avere gli angoli
giusti e il lavoro di tutti i denti. L'affilatura difettosa provoca l'eccessivo
riscaldamento dell'utensile durante il lavoro, il suo indurimento, la
diminuzione di resistenza del materiale, fessure; non bisogna affilare oltre
un certo limite per non indebolire troppo la fresa e provocarne la rottura a
seguito della riduzione di sezione. Se fa fresa è poco affilata, la
pressione di taglio diventa il doppio od il triplo ed aumenta il pericolo di
rifiuto (nonché la potenza richiesta al motore).
Prima di iniziare il lavoro occorre provare per un certo tempo l'utensile
a vuoto, aumentandone gradualmente la velocità. Inoltre, controllare l'esatta
regolazione della guida, dei dispositivi di pressione orizzontale e verticale
nonché quella di avanzamento, delle protezioni davanti e dietro all'utensile
e sgombrare la tavola da ogni oggetto estraneo.
La posizione del corpo rispetto alla macchina va scelta in modo che
il corpo non si trovi sulla probabile traiettoria del pezzo in caso di rigetto
all'indietro. Per guidare il pezzo non si devono tenere dita aperte, ma,
invece, usare il pugno chiuso.
Il legno va esaminato prima di metterlo in macchina per scartare quello
con nodi o fibre disposte in modo non regolare. Non vanno eseguite passate
troppo profonde. Il pezzo va portato contro l'utensile gradualmente; la
velocità di avanzamento può essere aumentata successivamente e poi
mantenuta costante su un massimo ragionevole. Non fare retrocedere il
pezzol
Ad ogni interruzione del lavoro, occorre fermare la macchina; non
allontanarsi da essa fino a che l'utensile non sia completamente fermo (a
meno che sia completamente inavvicinabile in tutti i suoi punti) ; non
abbreviare la frenata, afferrando con la mano l'estremità dell'albero.
Vanno evitate: maniche lunghe sciolte, cinturini, catenelle, sciarpe,
cravatte, ecc.. Sono indicate scarpe robuste, con puntale rinforzato e suole
antisdrucciolevoli.
Con legnami di qualità scadente o che comunque diano luogo a
proiezione di nodi o di frammenti di truciolo, non bisogna esitare ad usare
schermi facciali, robusti e trasparenti, per la protezione degli occhi e del
volto.
Lo spazio attorno alla macchina va tenuto sgombro.
FRESATRICI AD ALBERO SOPRA IL BANCO
Tralasciando di ripetere quello che può essere comune ad altri tipi di
frese, va notato che la protezione all'utensile deve essere abbastanza
robusta per trattenere i trucioli e non deve impedire la visione del lavoro.
Nella fig. 32 è riportato un dispositivo in cui la protezione esercita anche la
funzione di pressore e di presa per l'aspirazione di trucioli e polvere.
Fig. 32
NORME LEGISLATIVE PRINCIPALI
D. P. R. 27 aprile 1955 n. 547: art. 113, 114 ed altri,

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