Rezension über: Francesco Carbone, Da Hitler a Casablanca via

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Rezension über: Francesco Carbone, Da Hitler a Casablanca via
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Zinni, Maurizio: Rezension über: Francesco Carbone, Da Hitler a
Casablanca via Hollywood, Trieste: Edizioni Università di Trieste,
2011, in: Il Mestiere di Storico, 2012, 2, S. 182,
http://recensio.net/r/93c889a3bfb647188519801a2714c8e9
First published: Il Mestiere di Storico, 2012, 2
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182
i libri del 2011 / 2 - monografie
Francesco Carbone, Da Hitler a Casablanca via Hollywood, Trieste, Edizioni Università di
Trieste, 305 pp., € 14,00
Tra i tanti film che hanno messo radici profonde nell’immaginario collettivo, Ca�
sablanca di Michael Curtiz è sicuramente quello che ha trasceso in maniera più rapida
e, per certi versi, inaspettata i valori intrinseci della messa in scena o i significati storici
della sua realizzazione per assurgere nell’empireo della cinematografia mondiale. Questo
perché le premesse che ne avevano caratterizzato la gestazione e le vicende che ne avevano
accompagnato la preparazione sembravano condurre ad un classico film di propaganda
antinazista come spesso si erano visti durante la seconda guerra mondiale.
Un «miracolo cinematografico» legato indissolubilmente alla perizia del suo regista,
al carisma dei due protagonisti ma anche al clima che ne aveva animato le riprese e ne
aveva fatto, in maniera sotterranea, una sorta di bandiera dell’emigrazione ebraica ed
antinazista ad Hollywood. Francesco Carbone focalizza la propria ricerca proprio sul significato del film quale principale (ma non unico) esempio di un tentativo di resistenza,
umano prima ancora che artistico o politico, messo in atto da attori, tecnici e collaboratori costretti ad abbandonare l’Europa negli anni ’30 e ’40 per difendere se stessi e le proprie
convinzioni politiche o religiose dalla violenza nazista.
Il volume si situa, quindi, nell’ambito degli studi su cinema e storia, affrontando il
tema dei complessi rapporti fra cinema e Shoah non dal punto di vista della memoria,
come spesso è stato fatto in questi anni, quanto da quello della propaganda di guerra e
dell’emigrazione ebraica e antinazista negli Stati Uniti. Compiendo un’attenta disamina
delle vicende personali di molti dei protagonisti di questa pellicola, l’a. cerca di dare uno
spaccato non solo del sottobosco di professionisti che arricchì l’industria cinematografica
americana, ma anche delle difficoltà che molti di questi esuli incontrarono nell’inserirsi,
professionalmente ma non solo, in una realtà così diversa e, spesso, tutt’altro che accogliente (tolti i nomi di autori affermati quali, ad esempio, Wilder e Lubitsch, la maggior
parte degli ebrei europei che sbarcò ad Hollywood in quegli anni fu costretta per sopravvivere a lavori marginali spesso mal pagati e inferiori al livello delle loro qualità artistiche).
Il testo si sviluppa, così, attraverso una serie di capitoli e, all’interno di questi, di schede
informative che gettano luce sulle vicissitudini personali e professionali di personaggi più
o meno noti del grande schermo: dai più affermati attori Conrad Veidt, Paul Henreid e
Peter Lorre (i primi due antinazisti, il terzo ebreo) ai quasi sconosciuti S.Z. Sakall e Lotte
Palfi Andor, passando per il compositore Max Steiner e le facce «da cinema» di Curt Bois
e Marcel Dalio (questi ultimi ebrei).
Purtroppo questa messe di informazioni, spesso accattivante per l’addetto ai lavori,
raramente riesce ad elevarsi al di sopra di una minuziosa – e, per molti aspetti, fine a se
stessa – raccolta di aneddoti ed informazioni su fatti e persone, in grado sì di accrescere
l’aura mitica del film ma quasi mai di metterlo in risonanza in maniera profonda con i
temi storici poc’anzi accennati.
Maurizio Zinni