audit francese su torino-lione - Istituto Grandi Infrastrutture

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L’AUDIT SULLE GRANDI INFRASTRUTTURE
FRANCESI POSTICIPA LA LIONE-TORINO
Le Moniteur nel Bulletin del 10 marzo anticipa una sintesi delle conclusioni dell’Audit su di un
centinaio di grandi opere ferroviarie, stradali e fluviali, tra cui le grandi infrastrutture europee,
richiesto dal Governo all’Inspection Générale des finances e al Conseil général des Ponts et
Chaussés, nell’intento di stabilire le priorità di realizzazione su base oggettiva.
Con riferimento all’opera di più diretto interesse del nostro Paese, la Lione- Torino, lo studio
evidenzia l’elevato costo di realizzazione della sistemazione generale transfrontaliera (stimato in 8
MD di Euro per la parte francese (ad esclusione della linea TEV Lione-Sillon, cioè del Tunnel di
cui almeno 5 a diretto carico dello Stato) ed indica un approccio per tappe con conclusione non
meglio indicata, ma “probabilmente dopo il 2020”:
1ª fase: realizzare per il 2007 il potenziamento della linea attuale con messa a norma del tunnel
esistente, comprese le opere di sicurezza indispensabili. Attuare in parallelo una nuova
regolamentazione anche tariffaia del traffico stradale transalpino di passeggeri per trasferirlo su
ferrovia (c.d. autostrada ferroviaria).
2º fase: una volta ultimata la fase 1ª, fare una politica di “veglia attiva” che consenta di decidere in
base ai volumi di traffico ferroviario del momento e potenziali nell’arco alpino, gli ulteriori
investimenti per la realizzazione di ulteriori opere.
L’audit prospetta che, tenuto conto dei limiti di capacità propri dello snodo di Chambéry, l’avvio
dei lavori del tunnel (nuovo) di Chartreuse sia da prevedere solo quando il traffico merci classico
sia strutturalmente cresciuto raggiungendo 13 ML di tonnellate nel tunnel storico del Moncenisio.
3ª fase: il calendario degli interventi per far fronte alle esigenze del traffico merci classico potrebbe
essere accelerato in caso di successo dell’autostrada ferroviaria (cioè del traffico passeggeri) a costi
accettabili per le finanze pubbliche, “cosa che al momento non sembra acquisito alla luce
dell’esempio svizzero”.
La parola passa ora al Governo che deve assumere gli orientamenti anche in vista del dibattito finale
in Parlamento previsto per maggio.

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