La lampada di Aladino

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La lampada di Aladino
OSSERVATORIO
La lampada di Aladino
Ferruccio Cremaschi
GIUGNO 2014
“C
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rescere in povertà economica condiziona moltissimo le opportunità lungo tutto il corso della vita.
È in questa situazione in Italia un milione circa
di bambini e ragazzi, il doppio di cinque anni fa,
nella pressoché totale indifferenza della politica e assenza di politiche. Compensare lo svantaggio di nascere e crescere poveri è
difficile. Lo è ancora di più se, non solo il reddito, ma anche le
risorse essenziali perché i bambini e i ragazzi possano sviluppare le proprie capacità cognitive, emotive, relazionali, non sono
distribuite in modo da compensare gli svantaggi”1.
Chiara Saraceno sintetizza così il rapporto appena presentato
da Save the Children “La lampada di Aladino”2. La ricerca è
stata sviluppata sulla base di un indice chiamato di povertà
educativa: povertà di risorse per la crescita e lo sviluppo delle capacità individuali. Gli indicatori che lo compongono riguardano sia le caratteristiche dell’offerta scolastica pubblica
(a partire dal nido) sia i dati di comportamento quali la dispersione scolastica, l’accesso alla cultura, la pratica sportiva,
la partecipazione ad attività culturali3.
Come tutti gli indici è parziale e imperfetto. Di questo ne
sono consapevoli i promotori che nelle proposte conclusive
rilanciano un appello (che mantiene l’allusione alla fiaba di
Aladino): “Strofina l’anello, promuovi la conoscenza e la ricerca”. L’assunto è che “per illuminare il futuro dei bambini bisogna adoperarsi sempre di più per rischiarare il loro mondo,
conoscere e far conoscere le loro condizioni di vita, abitudini,
aspirazioni”. Le dichiarazioni sulle necessità dell’infanzia si
sprecano ma ancora oggi le statistiche generali dedicano poca
attenzione alla condizione dei minori, ignorano il loro punto
di vista e soprattutto appare carente la raccolta di dati sugli
aspetti qualitativi del percorso educativo.
E già da queste considerazioni emerge un campo di lavoro e
di impegno che dovrebbe coinvolgerci tutti quotidianamente
e che è certamente la premessa per efficaci azioni di contrasto
alla povertà educativa: sapere è già agire.
L
e premesse da cui parte il rapporto sono quasi ovvie
per chi si occupa di infanzia: “Vivere in una famiglia
povera e in contesti privi di opportunità di sviluppo,
per molti bambini significa portare fin dai primi anni il
peso di una grave discriminazione rispetto ai coetanei, con conseguenze che nel tempo possono diventare irreparabili. Come in
un circolo vizioso, la povertà educativa alimenta quella economica e viceversa”. E ancora: “Oggi i nuovi strumenti per mettere in moto il genio dei più piccoli e liberare il loro futuro sono
le diverse opportunità educative, a cominciare dalla scuola, che
dovrebbero essere alla portata di tutti e che invece spesso sono,
in tutto o in parte negate ai più”.
Chiara Saraceno, nell’articolo citato, sottolinea due fenomeni
che appaiono con grande evidenza; il primo è la diseguaglianza territoriale: “Fin dalla prima infanzia, ai bambini e ragazzi
vengono offerte meno risorse proprio là dove sarebbe necessario offrirne di più: meno nidi, meno scuola primaria a tempo
pieno [...]. In altri termini, là dove le istituzioni educative, a
partire dal nido, avrebbero una maggiore responsabilità di offrire opportunità ed esperienze che le famiglie non sono in grado
di offrire, [l’offerta n.d.r.] è invece più povera e scarsa [...]”. Il
secondo fenomeno è “la scarsa considerazione in cui politici e
amministratori sembrano tenere i bisogni e diritti dei bambini
e minori [...]”.
P
er la struttura della ricerca e i dati relativi ai diversi
indicatori rinviamo alla lettura del rapporto limitando e concentrando la nostra attenzione sugli aspetti
più strettamente attinenti all’infanzia e ai servizi zerosei e soprattutto sulle azioni proposte ai diversi soggetti.
Il primo indicatore, sul quale ci soffermiamo, riguarda la copertura dei servizi per l’infanzia: “Il periodo che precede l’entrata
nella scuola rappresenta un momento cruciale nella vita dei bambini. Economisti, come il premio Nobel James Heckman, neuroscienziati, sociologi affermano che le disuguaglianze nei percorsi
educativi e lavorativi da adulti sono imputabili in larga misura
a opportunità educative, cognitive, socio-emozionali e fisiche che
si acquisiscono – o vengono a mancare – nei primissimi anni
di vita, prima dell’entrata nella scuola. La presenza di servizi
per l’infanzia, nidi e servizi integrativi e scuole materne rappresenta quindi un chiaro indicatore di opportunità educative, e
di converso, la loro mancanza indica un elemento di povertà”.
Dopo un’analisi della situazione nelle diverse regioni, emerge la conclusione: “I servizi per l’infanzia non devono soltanto
EDITORIALE
Fin dalla prima infanzia,
ai ragazzi vengono offerte meno risorse
proprio là dove sarebbe necessario offrirne di più
Chiara Saraceno
“La Repubblica”, 13 maggio 2014
I
l rapporto non si limita a fornire dei dati e a suggerirne
una lettura. Per un buon uso de “La lampada di Aladino”,
si conclude con una sezione “Illuminazioni” in cui viene
proposta una serie di azioni e si avvia una campagna di
sensibilizzazione e di iniziative territoriali4.
Oltre alla campagna di raccolta dati; dalle altre proposte, anche se vanno lette in modo complessivo, selezioniamo le più
direttamente rivolte all’infanzia:
• “Segui la luce, programma interventi strategici e di lungo
respiro”. Immediata è la richiesta che coinvolge il Governo
e le forze politiche: varare il nuovo piano per l’infanzia. È
necessario definire e varare al più presto il nuovo Piano
per l’infanzia e l’adolescenza, costruito dall’Osservatorio
infanzia e condiviso tra tutti i livelli istituzionali;
• “Strofina la lampada, intervieni subito a scuola e fuori”.
Rifinanzia il piano nidi: per assicurare la graduale attivazione dei servizi per la prima infanzia su tutto il territorio
nazionale, dobbiamo garantire il rifinanziamento e l’erogazione effettiva dei fondi del Piano Straordinario per i
nidi, interrotto nel 2010.
• “Libera il genio nei quartieri difficili”. Libera le risorse per
l’infanzia: per garantire un investimento adeguato sui bisogni educativi dell’infanzia e dell’adolescenza, bisogna fare
in modo che tali risorse non siano computate nel patto di
stabilità perché rappresentano un investimento duraturo
ed essenziale per la crescita dell’intera società europea [...].
Diventa comunità educante: le scuole sono presidi fondamentali di legalità, sviluppo e coesione sociale, oltre che
di apprendimento e cittadinanza attiva, ma non possono
essere lasciate sole nella assunzione di una responsabilità educativa. Save the Children ritiene che è sempre più
urgente sostenere l’assunzione di questa responsabilità
condivisa, rafforzando la rete delle realtà locali, familiari,
associative, culturali, produttive, che va a comporre il quadro della “comunità educante” [...].
D
alla consapevolezza della situazione e dalla definizione di obiettivi di grande rilievo segue naturalmente un articolarsi di azioni e interventi ai diversi
livelli: c’è spazio per tutti, serve l’impegno di tutti!
1
C. Saraceno, Il capitale bambino, La Repubblica, 13 maggio 2014.
Save the Children, La lampada di Aladino, 12 maggio 2014, il testo è scaricabile all’indirizzo web: http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Pubblicazioni/
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Il primo e sperimentale Indice di Povertà Educativa – IPE è articolato su 14
indicatori ritenuti significativi: 1. Copertura dei nidi e servizi integrativi pubblici; 2. Classi a tempo pieno nella scuola primaria; 3. Classi a tempo pieno
nella scuola secondaria di primo grado; 4. Istituzioni scolastiche principali
con servizio mensa; 5. Scuole con certificato di agibilità/abitabilità; 6. Aule
connesse ad internet; 7. Dispersione scolastica; 8. Bambini che sono andati
a teatro; 9. Bambini che hanno visitato musei o mostre; 10. Bambini che
hanno visitato monumenti o siti archeologici; 11. Bambini che sono andati a
concerti; 12. Bambini che praticano sport in modo continuativo; 13. Bambini
che utilizzano internet; 14. Bambini che hanno letto libri.
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Nel maggio 2014 Save the Children ha lanciato “Illuminiamo il Futuro”, una
campagna per dare educazione e opportunità ai bambini che vivono in povertà in Italia. Un milione di bambini infatti vive in povertà assoluta, ovvero
senza beni e servizi indispensabili per condurre una vita quotidiana accettabile. L’educazione può illuminare il loro futuro. Per questo Save the Children
ha creato i “Punti Luce”, spazi per dare ai bambini opportunità e speranza.
Per saperne di più sulla campagna e su come puoi attivarti visita: www.savethechildren.it
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GIUGNO 2014
esserci, devono anche raggiungere standard minimi di qualità.
Per i più piccoli, è essenziale avere accesso a una pedagogia che
sia finalizzata al gioco, che fornisca stimoli cognitivi ma anche
socio-emozionali – il moto, la salute, l’inclusione (la lingua utilizzata, ad esempio, laddove in presenza di bambini immigrati)
– e che favorisca la partecipazione attiva dei genitori nel percorso formativo e di crescita. È quindi importante poter contare su
uno spazio fisico accogliente, e su un servizio che si faccia carico
anche dei bisogni nutritivi dei bambini, garantendo il servizio
refezione. Fondamentale appare inoltre il ruolo degli educatori,
in particolare la loro formazione insieme alla possibilità di poter
fare affidamento su incentivi economici e su materiali pedagogici
adeguati. I servizi per l’infanzia di qualità, infine, devono poter
essere accessibili a tutti i bambini, a prescindere dalla loro condizione economica o dall’origine straniera”.
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