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LE TRAME E LE IMMAGINI DI TUTTI I FILM
12
n°
Specialeie
Bee Mov
L'amore è una bellisima malattia che può durare tutta la vita
L'amore ai tempi del colera
rivista programma dei cinema
poste italiane spa.
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spedizione in abbonamento postale
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dcb roma
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DICEMBRE
La Bussola
d'Oro
come d'incanto
NATALE IN
CROCIERA
Una moglie
bellissima
interviste: Adams, Mezzogiorno, Pieraccioni, De sica, REDFORD, pitt
PRossimamente
Alla ricerca di sé stessi sfidando la natura
selvaggia, cuore autentico dell’America
Non amo meno gli uomini ma più la
natura, Lord Byron
Si apre con questa citazione sulla natura
romantica di Byron, Into the Wild, il film
diretto da Sean Penn, tratto dal libro “Nelle
terre estreme” di Jon Krakauer, che celebra
la ‘wilderness’, un viaggio nella natura più
selvaggia alla ricerca dell’autenticità. Ma
sono anche Jack London, Tolstoj e Thoreau
che il regista cita come ispirazioni per
raccontare la scelta di Christopher McCandless,
il protagonista di questa storia vera. Appena
laureato, 24 anni, Christopher diede via i
24mila dollari che aveva in risparmi e senza
dire nulla alla famiglia si mise in viaggio in
autostop verso l’Alaska dove improvvisandosi
cacciatore, e con un sacco di riso, cercò
di sopravvivere, completamente isolato e
senza nessun aiuto, ai rigori di una natura
estrema. Ridotto a 35 chili fu trovato morto
dentro ad una carcassa di autobus dove
aveva trovato rifugio. In McCandless Penn
ha visto un ‘eroe’, un esploratore alla ricerca
della sua essenza interiore attraverso una
relazione più autentica con la natura. Facile
comprendere perché Penn si sia innamorato
di questo giovane americano inquieto. Lui
ribelle da sempre, fine autore che non ha mai
accettato compromessi, nemico di Hollywood
come della Casa Bianca, ha trovato il film
della vita. Un subbuglio di emozioni in un
paesaggio immenso, incontaminato, a volte
drammatico, a volte libero e leggero. Alla
bruttezza e alla durezza dei rapporti umani
e sociali, che Penn ha descritto nei suoi
film precedenti, si sostituisce uno stato di
contemplazione quasi totale, il paesaggio
come il vero spirito d’America. L’ultimo.
Into the Wild
(Usa, 2007)
Regia di Sean Penn
con Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William
Hurt, Jena Malone, Catherine Keener, Vince
Vaughn
148’, Bim, drammatico/avventura
25 gennaio 2007
prossimamente
4
8
10
Into the Wild
INTERVISTE
L'età barbarica
HITMAN L'ASSASSINO
Paranoid park
this christmas
32
36
38
40
42
44
irina palm
Lontano da lei
TRIPLICE INGANNO
20
la bussola d'oro
22
LEONI PER AGNELLI
RUBRICHE
12
COME D'INCANTO
24
14
LA PROMESSA DELL'ASSASSINO
26
IL MISTERO DELLE PAGINE
PERDUTE - National Treasure
16
NATALE IN CROCIERA
28
L'assassinio di Jesse James per
mano del codardo Robert Ford
18
una moglie bellissima
30
l'amore al tempo
del colera
8
14
CARAMEL
22
rivista programmma dei cinema • anno 18 n.12- DICEMBRE 2007
Free magazine nato il 1 giugno 1990 distribuito gratuitamente nelle sale cinematografiche italiane
Direttore responsabile
Grafici PATRIZIA MORFù patrizia.morfu[email protected]
piero cinelli
LUCA FODDIS
[email protected]
hanno collaborato a questo numero
Direttore editoriale
Paolo Sivori
Editore
primissima srl
via Lorenzo il Magnifico 50, 00162 Roma
tel. 0645437670 - 0645437693 • fax 0697603680
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Art direction BRIVIDO & SGANASCIA
Amy Adams
Giovanna Mezzogiorno
Leonardo Pieraccioni
CHristian De sica
ROBERT REDFORD
brad pitt
nicoletta gemmi, MARCO SPAGNOLI,
ENRICO MAGRELLI , boris sollazzo,
LORENZO CINQUE, LIVIA SAMBROTTA
46
48
50
52
I Dvd del mese
Dvd
LE BATTUTE
ANTEPRIME
26
pubblicità
intermedia
via Giano Parrasio 23 - 00152 Roma
tel 06.5899247/4534 fax 06.5819897
Calendario a cura di nicoletta gemmi
stampa PFG Grafiche • Ariccia (RM)
distribuzione nazionale CTE
Reg. Trib. Roma n. 73/90 del 1/2/1990
LA RIVISTA IN ESCLUSIVA
NELLE SALE ASSOCIATE ANEC
7 DICEMBRE
L'età barbarica
Terzo film - dopo Il declino dell’Impero Americano e lo straordinario successo de Le invasioni barbariche -, sul tema del ‘declino occidentale’, del regista canadese Premio Oscar
Arcand. La perdita di significato della vita di
un impiegato pubblico, ignorato dalla famiglia,
solo e frustrato, che evade dalla realtà immaginandosi come l’eroe di rocambolesche avventure galanti. Un film satirico, pungente, e in
ultima analisi drammaticamente pessimista.
(L’age des tenebres, Canada, 2007)
Regia di Denys Arcand
con Marc Labrèche, Diane Kruger,
Emma de Caunes, Rufus Wainwright
104’, Bim, commedia
HITMAN L'ASSASSINO
Agente 47, un killer professionista, il migliore
nel suo campo, ha alle calcagna un implacabile
agente dell’Interpol. Come se non bastasse,
durante l’ultimo incarico, l’omicidio di un
potente politico russo, resta invischiato in una
cospirazione su vasta scala, che mette sulle sue
tracce tutti o quasi i servizi segreti. Il lavoro si
complica ulteriormente a causa della relazione
con Nika, una bellissima prostituta.
Hitman è costato 70 milioni di dollari ed è
basato su una serie di popolarissimi videogiochi.
Il film si snoda attraverso locations suggestive
come Istanbul, Londra e Città del Capo in Sud
Africa.
(Francia/Usa, 2007)
Regia di Xavier Gens
con Timothy Olyphant, Dougray
Scott, Olga Kurylenko, Robert
Knepper
100', 20th Century Fox, azione
Paranoid park
Alex ha sedici anni, ha la passione dello
skateboard, e frequenta il liceo a Portland.
Assieme ad un amico inizia a frequentare
il Paranoid Park, una zona malfamata della
città in cui si confrontano i più abili esperti
in materia di skateboard. Una notte, proprio
presso il parco, Alex uccide accidentalmente
un agente. Sicuro di non avere testimoni,
decide di far finta di niente e non dire nulla
a nessuno. Dopo Elephant, Gus Van Sant
prosegue la sua ricerca all’interno dell’animo e
della sensibilità degli adolescenti.
(Francia/Usa, 2007)
Regia di Gus Van Sant
con Gabe Nevins, Daniel Liu,
Taylor Momsen, Jake Miller, Lauren
McKinney
85’, Lucky Red, drammatico
this christmas
La famiglia Whitfield si riunisce, dopo quattro
anni, per festeggiare il Natale nella grande casa della matriarca Ma’Dere Whitfield
(Loretta Devine). Figli, compagni dei figli,
zii e nipoti si ritrovano per la grande festa,
ognuno con un segreto che immancabilmente
verrà svelato in un crescendo di rivelazioni
tra rancori, rimorsi, separazioni, matrimoni e
gravidanze segrete, e cibi non digeriti.
(Usa, 2007)
Regia di Preston A. Whitmore II
con Laz Alonso, Sharon Leal, Idris
Elba, Lauren London, Loretta Devine
100’, Sony Pictures, commedia
8
7 DICEMBRE
irina palm
Maggie è una vedova il cui nipotino è affetto da una terribile malattia. Occorre molto
denaro per tentare di salvarlo e Maggie è disposta a tutto pur di aiutarlo. Per caso trova
una proposta di lavoro presso un sexy shop,
scoprendo a cinquant’anni di possedere un talento insospettato per intrattenere i clienti, e
diventando la mitica Irina Palm. Protagonista
Marianne Faithfull, cantante ed ex fidanzata
di Mick Jagger.
(Uk/France, 2007)
Regia di Sam Garbarski
con Marianne Faithfull, Miki
Manojlovic, Kevin Bishop, Siobhan
Hewlett, Dorka Gryllus
103’, Teodora, commedia
Lontano da lei
L’attrice Sarah Polley esordisce nella regia con
una intensa storia d’amore della terza età.
Fiona e Grant Anderson sono sposati da 50
anni ed hanno condotto insieme un’esistenza
felice. Quando alla donna viene diagnosticata
una grave forma di Alzheimer, i due vengono
separati e Fiona ricoverata. Grant, oltre a dover
accettare la lontananza dalla moglie per un
periodo prolungato, quando si reca alla casa di
cura per farle visita si trova anche di fronte
un’amara sorpresa. Lei non ricorda più nulla del
suo passato ed ha trovato conforto nell’amicizia
con un altro ospite della clinica, Aubrey, un
uomo muto costretto su una sedia a rotelle.
(Away from her , Canada, 2006)
Regia di Sarah Polley
con Julie Christie, Olympia Dukakis,
Deanna Dezmari, Clare Coulter
110’, Cde-Videa, drammatico
TRIPLICE INGANNO
1907, il periodo della Belle Epoque non fu
caratterizzato solamente da una esplosione della
voglia di divertirsi, ma anche da un’inarrestabile
ondata di criminalità. Per fermarla il Ministro
dell’Interno Georges Clemenceau decide di
istituire le ‘Brigate Mobili’, uno speciale reparto
composto da uomini super addestrati e tiratori
scelti, pionieri del nascente reparto di polizia
scientifica. Saranno conosciuti come ‘Le Brigate
del Tigre’. Protagonista Stefano Accorsi.
(Les brigades du Tigre, Francia,
2006)
Regia di Jerôme Cornuau
con Clovis Cornillac, Diane Kruger,
Stefano Accorsi, Olivier Gourmet,
Jacques Gamblin, Didier Flamand,
Philippe Duquesne
125’, Fonema, azione
10
7 dicembre
Si può ancora credere alle favole? Non sono troppo lontane, nella loro dimensione fatata, dalla
nostra vita, dai nostri problemi quotidiani, dal
nostro difficilissimo lieto fine? E se le mettessimo
alla prova, sbattendole direttamente nel nostro
incasinatissimo mondo? Magari in una città divorata dal traffico come New York, dove tra milioni
di persone è piuttosto difficile trovarne una che
creda alle favole?
Come d'inc
A
d Andalasia, paese animato delle
fiabe, la bella Giselle (Amy Adams)
sta per diventare principessa convolando a nozze con Edward (James Marsden),
il figlio della perfida regina Narissa (Susan
Sarandon). Risoluta a impedire il matrimonio, la regina cattiva spedisce con un incantesimo Giselle in un’altra dimensione:
nell’inferno del XXI secolo, nel bel mezzo del
traffico di Manhattan. Spaesata dall’ingresso
nel mondo caotico e tridimensionale in cui è
stata catapultata, la ragazza viene soccorsa
da Robert (Patrick Dempsey), un avvocato
divorzista (che non crede alle favole) e da
Morgan, la figlioletta di questi, che convince
il padre ad ospitare quella giovane donna
che sembra ‘scappata da un biglietto d’auguri’. Ma il principe Edward è sulle sue tracce, e
con l’aiuto di Pip, un generoso scoiattolino,
sbarca anche lui a New York, per cercare di
ritrovarla, nonostante gli ostacoli frapposti
dalla madre. Se Giselle fatica ad ambientarsi
a New York, Edward si muove decisamente
come un pesce fuor d’acqua. Provocando, con
il suo stile fiabesco, una generale ilarità. Giselle al contrario impara ad affrontare la realtà, affrancandosi dagli
stereotipi delle favole, e scoprendo
la propria femminilità. Grazie anche a Robert, sempre meno indifferente a quell’ondata di freschezza e
romanticismo che sconvolge la sua
routine quotidiana.
Una bella sfida, quella della Disney,
di rovesciare principi, principesse e
castelli fatati nelle strade ingorgate
di Manhattan, per vedere se riescono
a sopravvivere e ad ambientarsi nel
canto13
Come d’incanto
(Enchanted, Usa, 2007)
Regia di Kevin Lima
con Amy Adams, James Marsden,
Susan Sarandon, Patrick Dempsey,
Timothy Spall
Disney, commedia
mondo cinico e poco propenso a credere
alle favole di oggi.
Combinando l’animazione tradizionale e
la commedia sentimentale, Come d’incanto,
diretto da Kevin Lima (Tarzan), ha il pregio
di stravolgere, seppure con mano leggera,
la percezione del mondo fantastico, immergendolo nella realtà di oggi, dosando il tutto con leggerezza, umorismo, ritmo ed una
strepitosa colonna sonora firmata da Alan
Menken. Amy Adams, a cui è affidato il ruolo
di Giselle, è perfetta nei panni di principessa
dei cartoni animati, sguardo sognante e una
naturale predisposizione al canto. Divertenti
anche le parodie dei classici Disney presenti
nel film, una su tutte quando Giselle richiama gli uccellini gorgeggiando, come Biancaneve, da un appartamento di Manhattan.
Susan Sarandon interpreta una cattivissima
matrigna capace di avvelenare mele candite
e trasformarsi in autentico drago sputa-fuoco. Il mondo delle favole esce rinvigorito
e decisamente ringiovanito da questo film:
una nuova favola moderna dove niente è
scontato, a parte il divertimento.
14 dicembre
La promessa dell'assassino
Dopo A History of Violence, Cronenberg si trasferisce a Londra, all’ombra della mafia russa, con
una storia scritta da Steven Knight, autore di Dirty Pretty Things, trasformando Mortensen in
un’icona dell’ultraviolenza.
L
ondra, qualche giorno prima di Natale.
Una quattordicenne muore all’ospedale
dando alla luce una bambina e lascia
dietro di sé un diario. L’ostetrica (Naomi
Watts) prova a risalire ai suoi familiari finendo in un ristorante russo dietro a cui
si celano attività criminali: prostituzione,
droga, riciclaggio di denaro, il tutto gestito
da una famiglia della mafia russa. Seymon
(Mueller-Stahl) è il capo e Vincent Cassell è
suo figlio Kirill, debole, emotivo e depravato
per essere un valido braccio destro. E poi c’è
Nikolai, Viggo Mortensen, l’autista di fiducia.
Uomo imperturbabile, dal passato misterioso, che porta la sua biografia incisa sulla
pelle. Nikolai è completamente ricoperto di
tatuaggi.
Da una vita Cronenberg fa film sulla ricerca dell’identità e anche Eastern Promises
(titolo che, ha detto il regista, gli ha fatto
venire subito in mente “un profumo da quattro soldi”) segue questo filone. “Si tratta di
uno di quei mondi tutti chiusi in se stessi”,
ha dichiarato Cronenberg, “dove regole per-
14
fettamente arbitrarie, una volta stabilite, diventano come leggi della natura. Ero intrigato
dal clima denso, soffocante, come quello di
una serra che questa storia trasudava”. Dopo
A History of Violence, Cronenberg torna a
lavorare con Mortensen, con una nuova storia ultraviolenta, anche se questa volta di
pistole non se ne vedono. Ma la carica di
violenza che portano sopra e sotto la pelle i
personaggi, in questo spaccato di ‘ordinaria’
criminalità, che apre uno squarcio sulle attività delle mafie russe, è a dir poco inquietante. Dal Festival di Toronto hanno scritto:
“La scena del bagno turco diverrà famosa
come quella della doccia di Psycho”.
La promessa dell’assassino
(Eastern Promises, Usa/Uk, 2007)
Regia di David Cronenberg
con Naomi Watts, Viggo Mortensen, Vincent
Cassel, Armin Mueller-Stahl
96’, Eagle, thriller
14 dicembre
E’ il vessillo della ventennale
tradizione comicarola natalizia.
Dovunque vada è Natale. Non stiamo
parlando di Babbo Natale, ma di
Christian De Sica, una specie di
pifferaio magico che a Natale può
andare dove vuole, sicuro che il
pubblico salirà a bordo.
Natale in cro
Natale in crociera
(Italia, 2007)
Regia di Neri Parenti
con Christian De Sica, Fabio De Luigi,
Michelle Hunziker, Aida Yespica,
Alessandro Siani
Filmauro, commedia
ociera
C
on l’approssimarsi del Natale, Paolo (Christian De Sica), un affermato professionista, progetta di spedire la moglie Francesca
(Nancy Brilli) e il figlio in vacanza sulla neve per potersi dedicare indisturbato alla sua amante Magda (Aida Yespica). Un drammatico
contrattempo sembra mandare all’aria i suoi piani, quando suo cognato
Felice (Alessandro Siani) tenta il suicidio dopo essere stato piantato
dalla fidanzata. Con cinico opportunismo, Paolo vede proprio nelle
sofferenze del cognato la soluzione ai suoi problemi, offrendosi
di accompagnarlo in vacanza per distrarlo dalle sue sofferenze
amorose. In realtà il suo progetto è di spassarsela con l’amante,
alla quale prospetta una splendida crociera ai Caraibi, senza però
menzionare la presenza del cognato.
Nel frattempo il destino fa incontrare, o meglio scontrare con
comici incidenti, due personaggi che non potrebbero essere più
lontani tra di loro: Michela (Michelle Hunziker), una ragazza estroversa che adora gli animali, e Luigi (Fabio De Luigi), uno scapolo
incallito e piuttosto misantropo, la cui filosofia di vita
è riassunta nel libro di cui è autore: “Single è bello”.
Dopo una serie di incontri-scontri, nei quali si procurano involontariamente danni a vicenda, i due
si augurano di non dover mai più avere a che fare
l’uno con l’altro. Ma il destino ha altri progetti
su di loro: all’ insaputa l’uno dell’altro, Michela
e Luigi sono rispettivamente i testimoni della
sposa e dello sposo a un matrimonio che si
celebra su una splendida nave da crociera in
rotta verso i Caraibi.
17
Christian De Sica è il punto fermo di questa
ennesima commedia di Natale, firmata da Neri Parenti: sbruffone, cinico e maschilista, la
sua inossidabile e adorabile faccia di bronzo
è al centro delle storie che si intersecano
nella elettrizzante atmosfera della crociera
ai Caraibi,accanto a lui un cast ovviamente
stracomico: De Luigi, Siani e Hunziker, Yespica: due bellone tutte da ridere.
1 4 di c e m b r e
Una moglie bellissima
Dramma della gelosia per Pieraccioni innamorato. Credeva di aver sposato la belloccia del banco di frutta
e invece si ritrova a rosicare come ingombrante consorte di una reginetta di bellezza, contesa da fotografi
e giornali.
A
nghiari è un paesino tranquillo come
tranquilla è la vita di Mariano (Pieraccioni) e Miranda (Laura Torrisi). I
due si amano come solo le persone semplici
sanno fare e condividono la stessa attività
commerciale, un banco di frutta e verdura al
mercato del paese. Tutto scorre liscio fino
a quando un affascinante fotografo di moda (Gabriel Garko) che lavora per la rivista
“Beautiful Life” fotografa per caso Miranda
intenta a maneggiare gli ortaggi del suo
banco.
Nella testa del fotografo scatta qualcosa, la
bellezza di Miranda sembra perfetta per il
nuovo calendario della rivista che vuole dire
basta alle solite fidanzatine dei calciatori.
Malgrado le proposte dell’avvenente fotografo il progetto del calendario sembra non
realizzarsi, quando però partono tutti per le
Seychelles (che sia il set del calendario?)
l’incubo di Mariano si realizza in pieno.
Miranda comincerà a prendere conoscenza
con il mondo dorato della moda, tra alberghi
di lusso, yachts e la costante presenza del
bel fotografo che intimorisce e innervosisce
Mariano.
“Quando una ragazza vince Miss Italia e dal
chinotto passa allo champagne” dice Leonardo Pieraccioni “entra in una realtà che non
è più quella della porta accanto. Il mio film
vuole analizzare questa sorta di trauma…”.
Una moglie bellissima è la storia di come
la fama e il successo possono cambiare le
persone e i propri sentimenti. Sulla scelta
di Laura Torrisi (ex Grande Fratello) per impersonare Miranda, Pieraccioni non ha mai
avuto dubbi: “Durante uno dei miei viaggi
in treno sono rimasto colpito da una piccola
18
foto, era Laura con una cintura al posto del
reggiseno, mi sono detto voglio proprio lei!
E’ perfetta per Miranda.” Con il toscanaccio
alla regia, oltre ad essere il protagonista, ritroviamo anche gli amici di sempre: Massimo
Ceccherini, Rocco Papaleo, Francesco Guccini
(ritorno graditissimo) e Tony Sperandeo.
Una moglie bellissima
(Italia, 2007)
Regia di Leonardo Pieraccioni
con Leonardo Pieraccioni, Laura Torrisi,
Gabriel Garko, Massimo Ceccherini, Rocco
Papaleo, Francesco Guccini
Medusa, commedia
1 4 di c e m b r e
Dopo Harry Potter ed Il Signore
degli anelli, è una bambina la
nuova eroina del fantasy. Una
bussola che segna la verità,
ba m bi n i r a p i t i p e r s t r a n i
esperimenti, animali come angeli
custodi, un lungo viaggio nel
regno artico degli orsi, una
polvere magica con il potere di
mettere in contatto vari universi,
La bussola d’oro è il nuovo
kolossal della New Line che dopo
Il Signore degli Anelli ritorna
alla produzione di un grandioso
fantasy.
La Bussola
L
yra (Dakota Blue Richards) è una coraggiosa dodicenne che per salvare il suo miglior amico dalle grinfie di una pericolosa
organizzazione che rapisce bambini, si ritrova
coinvolta in un’epica avventura che la porterà
fino ai confini del Grande Nord. Perseguitata ed
inseguita dalla Signora Coulter (una perfida Nicole Kidman) a capo dell’Intendenza Generale per
l’Oblazione, Lyra dovrà infividuare l’origine della
misteriosa ‘polvere’ scoperta dal ricco scienziato
Lord Asriel (Daniel Craig) che nasconde un grande
segreto. La giovane avventuriera non sarà lasciata
sola nel fronteggiare i pericoli, il suo mezzo di
trasporto è la nave Nooderlight, un dirigibile, che
grazie all’aletiometro (la bussola d’oro del titolo
che ‘indica’ sempre la verità) saprà condurla nel
luogo esatto malgrado non indichi mai il nord.
Altri amici umani, e non, la affiancheranno: la
strega Serafina Pekkala (Eva Green), l’avventuriero
texano Lee Scoresby (Sam Elliot) e l’orso guerriero
Iorek Byrnison.
d'Oro
Lo sfondo di questa avventura è un mondo parallelo simile al nostro, - anche se gli oggetti e
le decorazioni sono in puro stile vittoriano -, dominato dalla dittatura del Magisterium decisa ad
imporsi in ogni angolo del pianeta. In questo
mondo alternativo ogni umano possiede un daimon, una creatura animale che ne rappresenta
l’anima (quello di Lyra si chiama Pantalaimon),
e mentre quelli dei bambini possono cambiare
aspetto, quelli degli adulti hanno una fisionomia
consolidata. Perdere il proprio daimon equivale
a perdere una parte di sé stessi ed è reputato
un accadimento gravissimo. La bussola d’oro è
basato sul primo libro della trilogia scritta da Philip Pullman e intitolata Queste oscure materie,
i cui contenuti si prestano ad una doppia lettura
quella fantasy adatta ai bambini e quella filosofico/religiosa per gli adulti. L’autore ha ammesso
di avere sempre pensato alla Kidman quando tratteggiava la Signora Coulter mentre Dakota (nome fortunato nel cinema) Blue Richards è stata
selezionata tra più di 10mila ragazzine. Il film è
ricco di simbolismi: la sfera indica la purezza ed
è rappresentata dalla bussola; l’ovale, in quanto
distorsione del cerchio, rappresenta il Male. Non a
caso è lo stemma del Magisterium. Daniel Craig si
ritrova a dividere la scena sia con Nicole Kidman,
dopo Invasion, che con Eva Green, dopo Casinò
Royale. La New Line ha già annunciato che se il
film avrà successo, La lama sottile e Il cannocchiale d’ambra, i due capitoli seguenti, verranno
girati insieme come avvenne per Il Signore degli
Anelli.
La bussola d’oro
(The Golden Compass, Usa/Uk, 2007)
Regia di Chris Weitz
con Nicole Kidman, Daniel Craig, Eva
Green, Jim Carter, Tom Courtenay,
Clare Higgins, Sam Elliott , Dakota Blue
Richards
01 Distribution, fantasy
2 1 di c e m b r e
“Abbiamo mandato tanti giovani
a morire nel nome di una bugia
colossale - ha dichiarato Robert
Redford, presentandolo - “il mio
film ricorda tutto questo e non
senza rabbia”. E’ un atto d’accusa
frontale contro il Governo
americano. E una scossa elettrica
nei confronti dell’indifferenza
dei giovani. Questa volta non è
il cane sciolto Michael Moore a
scendere in campo, ma alcuni dei
personaggi più rappresentativi
del cinema a stelleestrisce.
Leoni per
L
a storia si svolge su tre fronti,
ugualmente tesi ed emozionanti,
ognuno presenta degli importanti
ostacoli personali. In un ufficio del
Congresso, il Senatore che aspira alla
Presidenza Jasper Irving (Tom Cruise) sta
per fornire una storia sensazionale su una
nuova strategia bellica ad una giornalista
televisiva che svolge delle ricerche (Meryl
Streep): i due portano avanti un feroce gioco
tra gatto e topo utilizzando arguzia, fascino
e vari sotterfugi. Alla West Coast University,
un professore un tempo idealista, il dottor
Malley (Robert Redford) si confronta con
uno studente capace e smaliziato (Andrew
Garfield), che ha bisogno di una spinta
perché rischia di non sfruttare tutto il suo
enorme potenziale. Nel frattempo, dall’altra
parte del mondo, nel cuore della battaglia
in Afghanistan, due ex studenti di Malley,
Arian (Derek Luke) ed Ernest (Michael
Peña), vivono sulla propria pelle i dibattiti
e i discorsi dei mentori e dei politici in un
ultimo combattimento per la sopravvivenza,
con delle conseguenze strazianti che avranno
ripercussioni sulle vite di tutti.
dford, un’icona del cinema liberal, protagonista indimenticabile di alcune delle pellicole
più coraggiose degli anni 70 (Il candidato,
Tutti gli uomini del Presidente), non si è
lasciato sfuggire l’occasione di firmare la
sua settima regia. ”E’ una delle migliori sceneggiature che abbia mai letto, è brillante e
lucidamente coinvolgente”. Ha affermato Redford. Leoni per Agnelli
non è un film sulla guerra, è un
film su come la guerra incide
nella nostra società. Un atto d’accusa non solo contro la classe politica ma
anche contro il cinismo
dei media e l’indifferenza e il disimpegno
della popolazione, e
contemporaneamente
un atto d’amore nei
confronti del proprio
paese, chiamato a risvegliare le coscienze.
Ha detto Cruise: “Leoni
per agnelli vuole spingere le persone a discutere, a dialogare, a confrontarsi su quello che
sta accadendo. Ogni cittadino americano ha
delle responsabilità, il film pone le domande,
la mia speranza è che si vogliano trovare delle
risposte”.
Matthew Michael Carnahan (The Kingdom)
dopo aver passato una notte insonne guardando alla tv un servizio da Baghdad su
alcuni soldati americani morti affogati nel
fiume Tigri ha deciso di scrivere la sceneggiatura di Leoni per Agnelli. E Robert Re-
Leoni per Agnelli
(Lions for Lambs, Usa, 2007)
Regia di Robert Redford
con Tom Cruise, Robert Redford, Meryl
Streep, Derek Luke, Michael Peña, Peter
Berg, William Mapother, Andrew Garfield
88’, 20th Century Fox, drammatico
Agnelli
21 dicembre
CARAMEL
(Francia, 2007)
Regia di Nadine Labaki
con Nadine Labaki, Yasmine Al Masri, Joanna
Moukarzel, Gisèle Aouad, Adel Karam
96’, Lady Film, commedia/drammatico
Un salone di bellezza di Beirut: in quel microcosmo colorato
e pieno di sensualità, dove gli uomini sono banditi, tra
colpi di spazzola e il profumo di caramello, donne di diverse
generazioni, parlano di loro stesse, si scambiano confidenze e
si raccontano la loro storia. Si parla di sesso e di maternità,
con la libertà e l’intimità propria delle donne. C’è Layale, che
è innamorata di Rabih, un uomo sposato; Nisrine, una giovane
musulmana che sta per sposarsi ed è angosciata dal segreto
di non essere più vergine; Rima che non riesce ad accettare
di essere attratta dalle altre donne; ed infine Rosa, che ha
sacrificato i suoi anni migliori e la sua felicità per occuparsi di
sua sorella maggiore.
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servizio è attivo da Tim, Vodafone, Wind e telefono fisso. E’ attivo il trasferimento di chiamata e l’invio del numero tramite sms gratuito.
21 dicembre
In questo seguito del campione
di incassi “Il mistero dei templari – National treasure” ritroviamo il cacciatore di tesori
Benjamin Franklin Gates (Nicolas Cage) in una nuova caccia
brillante e piena d’azione, che
lo porterà in giro per il mondo
alla scoperta di vicende e tesori
fino ad ora tenuti segreti.
Il mistero delle pagine
perdute - National Treasure
(National Treasure:
book of secrets, Usa, 2007)
Regia di Jon Turteltaub
con Nicolas Cage, Jon Voight, Harvey
Keitel, Diane Kruger, Justin Bartha,
Helen Mirren
130’, Disney, avventura
Il mistero delle
Q
uando ricompare una pagina mancante dal diario dell’assassino di
Abraham Lincoln, John Wilkes
Booth, il trisavolo di Ben, viene inaspettatamente implicato quale congiurato principale coinvolto nell’omicidio del
presidente. Determinato a provare l’innocenza
del suo progenitore, Ben segue una pista internazionale che lo porta da Parigi a Londra e
infine in America. Nel percorso, Ben e i suoi
collaboratori non solo scopriranno verità sorprendenti, ma si troveranno anche a seguire le
tracce dei misteri meglio custoditi al mondo.
Nella sua missione per scoprire la verità e salvaguardare il nome di famiglia, l’archeologo sarà aiutato da
Abigail Chase (Diane Kruger), la bella archivista già
vista in azione nel primo episodio. Insieme violeranno
i cancelli di Buckingham Palace e della Casa Bianca per
cercare la chiave che potrebbe far luce non solo sull’assassinio di Abraham Lincoln, ma su una serie di misteri
che hanno insanguinato la storia americana. Il Mistero
delle pagine perdute – National Treasure è un avventura
ricchissima di effetti speciali, sapientemente equilibrata tra
storia e finzione in un mix già collaudato con altri film di
grande successo come Il Codice da Vinci. Dietro a questa grande macchina c’è il principe dei produttori e campione di incassi
Jerry Bruckheimer insieme al regista/produttore Jon Turteltaub.
L’abilità di Cage consiste nell’aver dato all’archeologo Ben Gates
uno spessore all’Indiana Jones. Come Indy anche Cage costruisce
attorno al suo personaggio un carisma a metà tra il brillante e il
duro. Gates è uno strampalato ma travolgente, sempre in azione e
pieno di ironia, uno che se la sa cavare in qualsiasi situazione. Nel
ricchissimo cast anche Harvey Keitel, Ed Harris, Diane
Kruger, Helen Mirren e Justin Bartha.
pagine perdute
2 1 di c e m b r e
Per alcuni era il Robin Hood del
West. Per altri solo un bandito
che rapinava banche, assaltava
diligenze e treni. Per colui che
gli sparò alle spalle era un
idolo. Una leggenda.
L'Assassinio di Jesse James
per mano del codardo Robert Ford
(The Assassination of Jesse James By
the Coward Robert Ford, Usa, 2007)
Regia di Andrew Dominik
con Brad Pitt, Casey Affleck, Sam
Shepard, Mary-Louise Parker, Paul
Schneider, Jeremy Renner, Zooey
Deschanel, Sam Rockwell, Garret
Dillahunt
158’, Warner Bros., western
L'Assassinio di
per mano del codardo Robe
S
ul finire degli anni sessanta dell’Ottocento la famigerata banda dei fratelli
James imperversa nello stato del Missouri, tra rapine e assalti ai treni. Gli ultimi
ribelli della guerra civile sono al servizio del
più carismatico dei fratelli James: Jesse,
bandito professionista dal grilletto facile, lo
sguardo glaciale e i modi affabili. Figlio di
un pastore e ultimo dei tre fratelli James
è venerato e invidiato dal più piccolo dei
cinque Ford, frustrato per il credito minore
ricevuto in seno alla banda. Robert, poco
più che ventenne, spera di farsi apprezzare
e reclutare dal carismatico leader. L’ostinata
diffidenza di James per Robert trasformerà
l’ammirazione in odio. Nel 1881 Jesse ha 34
anni. Mentre sta programmando la prossima
rapina, continua la guerra contro i suoi molti
nemici che cercano di catturarlo per ottenere
il denaro – e la gloria – derivanti dalla taglia
che pende su di lui. Ma la minaccia più seria alla sua vita potrebbe arrivare proprio da
coloro di cui si fida di più. E mentre l’odio
e la voglia di rivincita accecano sempre di
più Robert Ford, il ragazzo si fa usare da
quegli uomini di legge che vogliono James
morto. Ford accetta l’incarico e con un colpo
di pistola spara alle spalle di Jesse. Era il tre
aprile 1882.
Prodotto da Brad Pitt, diretto da Andrew Dominik, interpretato da un eccellente cast su
cui spiccano due attori in stato di grazia:
Pitt (Coppa Volpi a Venezia 64) e Casey Affleck, che fa veramente scintille, tratto dal
libro di Ron Hansen e musicato da Nick Cave, L’assassinio di Jesse James per mano
del codardo Robert Ford è più un dramma
psicologico che un film western. L’opera di
Dominik è diversa dalla moltitudine di film
sul famoso fuorilegge e sul suo poco famoso
e disprezzato assassino. Tyrone Power e Henry Fonda erano i fratelli James nel popolare
film di Henry King; poi nel 1940 Fonda torna
a vestire i panni di Frank James nel film di
Fritz Lang (qui Bob Ford era John Carradine)
e nel 1957 ci prova anche Nicholas Ray
con La vera storia di Jess il bandito
interpretato da Robert Wagner. Ma qui
siamo in un’altra atmosfera. Niente azioni eroiche e mito della frontiera. Piuttosto due uomini, uno alla fine della sua
esistenza (anche se ha solo 34 anni)
stanco e paranoico, e l’altro che a soli
20anni si sente schiacciato e ignorato,
e nutre un amore e una necessità di rivalsa su chi è così diverso da lui. Dialoghi sfuggenti, a bassa voce, paesaggi
enormi, mozzafiato, campi lunghissimi,
scene ripetute, una natura primitiva e
indomabile. E soprattutto due uomini
abituati a combattere gli altri, ma che
ospitano i peggiori nemici dentro loro
stessi.
Jesse James
ert Ford
21 dicembre
Quanto a lungo sei disposto ad
aspettare per amore? Tratto da un
famosissimo romanzo di Gabriel
Garcia Marquez, L’amore ai tempi del
colera scommette che un sentimento
profondo può durare per sempre. Una
delicata e romantica storia d’amore,
ambientata in Colombia negli anni a
cavallo tra l’800 ed, il 900.
L'amore ai tempi d
30
del colera
S
i può attendere per cinquantatrè anni,
sette mesi e undici giorni la realizzazione
di un amore? Sembrerebbe incredibile,
eppure Florentino Ariza (Javier Bardem)
dovette aspettare tanto per realizzare il suo
sogno d’amore con Fermina Daza (Giovanna
Mezzogiorno), la più bella ragazza del Caribe.
Lui è un giovane telegrafista, dall’animo
sensibile e incline alla poesia, che un giorno
si innamora di Fermina Daza, una ragazza
bellissima figlia di un uomo le cui ricchezze
hanno dubbie origini. Florentino non ha
dubbi: Fermina è la donna della sua vita.
Pertanto prende il coraggio a due mani e
le scrive una lettera appassionata. Così ha
inizio il loro amore, un amore fatto di dolci
parole, di sguardi sfuggenti e di sonate di
violino notturne. La loro corrispondenza
si fa sempre più fitta, i loro sentimenti
diventano vivi e profondi. Finché lui le
chiede di sposarlo. Ma quando il padre di
Fermina scopre la loro storia trasferisce la
figlia in un’altra città, per troncare subito
la relazione. Le vite dei due innamorati
prendono due strade diverse, Fermina sposa
uno dei personaggi più ricchi e illustri
della città e Florentino comincia a lavorare
nella compagnia fluviale dello zio, facendo
una rapidissima carriera e concedendosi
molte avventure. Sembra che ormai per il
loro amore sia stata scritta la parola fine.
Ma la vita riserva ancora molte sorprese.
Si ritroveranno? C’è ancora qualcosa che li
lega? O quei sentimenti così forti dopo tanto
tempo si sono completamente esauriti?
Una produzione internazionale: un regista
inglese Mike Newell (Quattro matrimoni e
un funerale); uno sceneggiatore sudafricano
Ronald Harwood (Il pianista); un cast misto:
europeo e sudamericano. “Giovanna incarna
perfettamente la mia idea di Fermina” dice
il regista Mike Newell, “è dotata di un’aura
straordinaria tra il fiero e l’aristocratico, di
un non so che di misterioso e nascosto”. Fermina è un personaggio molto moderno per
i suoi tempi, per essere una donna di fine
‘800 ha una determinazione assolutamente
attuale, “E’ forte e coraggiosa” spiega Giovanna Mezzogiorno, “decide di sposare un
uomo e mantiene la sua scelta anche dopo
aver capito di aver sbagliato, paga il prezzo
della sua coerenza”. Una donna che riesce
con il suo fascino a mantenere vivo nel cuore di Florentino un sentimento immortale
come l’amore. Quando i due si incontreranno saranno travolti dalla passione.
“L’ amore e il sesso non finiscono a 40 anni, come
il cinema fa spesso
credere”, afferma
con convinzione
Giovanna Mezzogiorno, “in questo
film mostriamo
due 70enni che
fanno sesso, ho
passato ore al
make up, mi
si vede invecchiata anche
da nuda”.
L’amore ai tempi
del colera
(Love in the time of cholera, Usa, 2007)
Regia di Mike Newell
con Giovanna Mezzogiorno, Javier Bardem,
Benjamin Bratt, Catalina Sondino Moreno
139', 01 Distribution, drammatico
Amy Adams
Cenerentola a New York
di Marco Spagnoli
Alla vigilia delle nozze con il suo Principe azzurro, una principessa del mondo delle favole
viene spedita in un universo parallelo, misterioso e inquietante … la New York di oggi.
C
andidata all’Oscar due anni fa per Junebug,
purtroppo mai uscito in Italia, Amy Adams è
la protagonista di Come d’incanto diretta dal
regista di Tarzan Kevin Lima e prodotto dalla Walt Disney Pictures. La storia è quella di una principessa del
mondo delle favole che viene spedita in un universo
parallelo, misterioso e inquietante, lontano dal suo
Principe Azzurro… la New York di oggi. A salvarla da
un contatto – quantomeno – complesso e difficile con
la nostra modernità, un avvocato reso cinico dalla vita
e dalle delusioni d’amore interpretato dall’affascinante
Patrick Dempsey, noto al grande pubblico per il suo
ruolo in Grey’s Anatomy. “Credo nell’esistenza del Principe Azzurro: sebbene in manifestazioni diverse da quelle
esilaranti che James Mardsen ha nel nostro film. Io l’ho trovato.” Dice con
un sorriso convinto l’attrice nata a Vicenza da padre militare,
ma anche attore dilettante.
Amy Adams è anche tra i
protagonisti di La guerra
di Charlie Wilson in uscita il prossimo 1° febbraio
con Julia Roberts, Tom
Hanks e Philip Seymour
Hoffman.
Cosa la divertiva di più
dell’interpretare una sorta di ‘Cenerentola a New
York’?
A parte il fatto di potere
recitare con Patrick Dempsey?
Scherzi a parte, mi attraeva
molto il recitare con lui, però,
la cosa che più mi interessava
era potere dare vita ad un nuovo personaggio della grande
tradizione Disney. Io
non credo che lei
sia, poi, così vicina a Cenerentola. E’ una principessa molto più
‘moderna’ che
si muove in un
p u nt o d i
32
equilibrio tra la favola romantica e un mondo molto
più cinico in cui viviamo come adulti. Lei è l’espressione di un incontro tra razionalità e cuore e come
altre prima di lei rifiuta il mondo da dove proviene,
operando una scelta. Un po’ come Ariel de La Sirenetta
che, per amore, rinuncia al mare per andare, anche lei,
con il suo principe. E’ un concetto moderno: le donne
si ribellano al mondo che è imposto loro. Principesse
o meno che siano. In questo senso Come d’incanto è
una favola realistica…
Qual è il suo rapporto con la tradizione disneyana?
Sono cresciuta amando i personaggi Disney come tutte
le ragazze e i ragazzi della mia generazione. Per me,
però, lei non è una principessa, ma soprattutto una ragazza come tante alla ricerca di sé stessa e dell’amore.
Per me lei è una persona vera, non una caricatura. Non
è Cenerentola o Biancaneve, ma è soltanto una giovane
donna ad un punto di svolta della sua vita.
Il suo personaggio canta e balla proprio come Cenerentola…
Effettivamente per quello che riguarda l’elemento di
musical assomiglia molto a Cenerentola. Nonostante
io abbia una formazione sia nel campo della danza che
del canto, non avevo mai recitato prima in produzioni
di questo livello. Io ho sempre ballato, ma cantare e
ballare nel centro di Manhattan circondata da centinaia
di persone è decisamente stata un’esperienza davvero
unica. Detto questo, però, la mia principessa preferita
è proprio Cenerentola. Mi piace la sua ‘etica professionale’ e l’idea che tutto sia possibile: non importa quale
sia il tuo livello sociale ce la puoi fare.
Parliamo di Patrick Dempsey?
La perfetta incarnazione dell’uomo moderno che, suo
malgrado, diventa un ‘principe azzurro’ ideale, ma – al
tempo stesso - tridimensionale. Un uomo così è quello
che può aiutare noi donne a scoprire chi siamo davvero. Credo che noi donne dovremmo imparare a guardare
all’amore in modo più realistico. Il messaggio di questo
film è mantenere il proprio cuore sempre aperto alla
possibilità dell’amore. La mia idea dell’amore? Qualcuno
che ti ‘scaldi’ i piedi a letto e con cui mi senta sempre
a mio agio. Con cui possa ridere, piangere e che sia
gentile con me e con gli altri e mi accetti per quello
che sono.
Vince Vaughn
Mio fratello non è figlio unico…
32
di Marco Spagnoli
“Questi ragazzi mi hanno fatto letteralmente impazzire! E’ stata davvero una faticaccia!” Scherza
Vince Vaughn quando parla dell’esperienza con il cast di attori straordinari con cui ha diviso
il set del divertente Fred Claus – un fratello sotto l’albero. Diretto dal regista di Wedding
Crashers David Dobkin il film che racconta la storia del fratello – fino ad oggi – sconosciuto
di Babbo Natale è stato interpretato da Vaughn al fianco di tre vincitori del Premio Oscar come
Kathy Bates, Kevin Spacey e Rachel Weisz, nonché di due attori nominati alla statuetta e talenti
unici come Paul Giamatti e Miranda Richardson.
“Sono tutti interpreti fantastici.” Spiega Vaughn “con cui
è stato molto divertente girare questo film. E’ il talento
di tutte queste persone ad avere enfatizzato il suo tono
comico e ad averlo fatto diventare un film particolarmente riuscito.”
Cosa l’ha spinta a girare Fred Claus – un fratello
sotto l’albero?
Quando mi ha chiamato David Dobkin per lavorare anche
sulla sceneggiatura non potevo dire di no. Ci eravamo
così divertiti per Wedding Crashers che sapevo di avere
davanti davvero una buona occasione per fare un film
piacevole e diverso dai tanti film natalizi su Babbo Natale.
In che senso?
La scena che trovo più commovente è quella finale in cui
nelle famiglie tutti si scambiano i doni e i bambini sono
felici. In più il momento particolarmente interessante
per me è stato quello in cui ho il mio monologo riguardo
al fatto che non esistano bambini cattivi. Mi piace pensare che i ragazzi sappiano che tutti quanti meritano un
regalo e che le persone debbano avere fiducia in loro.
E’ un messaggio positivo molto importante. Trovo Fred
Claus un film molto riuscito, ma penso anche che la
terza
parte del film sia veramente ottima. La
adoro! Così come trovo molto divertente la gag in cui scopriamo che
il personaggio di Kevin Spacey, da
bambino, aveva chiesto il mantello
di Superman…
Si può dire che questa sia un’altra commedia molto riuscita
della sua carriera…
E’ una cosa un po’ strana: negli
ultimi anni ho sempre pensato
di volere tornare ad interpretare un dramma, ma – alla
fine – le cose più interessanti e
divertenti che mi sono arrivate sono state soprattutto le commedie.
Del resto credo che nel mondo le
cose siano già sufficientemente
34
complicate e che sia piacevole pensare di potere fare
ridere la gente. Sinceramente non pianifico mai nulla
della mia carriera. Preferisco rispondere emotivamente
al momento e a quello che mi succede. Forse, oggi, sono
più nel mood di volere fare delle commedie. Quando ero
giovane, invece, preferivo tematiche molto più dark.
Oggi le cose sono un po’ cambiate. Desidero fare ridere,
anche se non modello la mia carriera su una strategia
particolare. Sono aperto a tutte le proposte.
Lei è diventato anche produttore…
Sì, perché mi interessa dare vita a progetti che, altrimenti, potrebbero non vedere mai la luce. Nel caso
di Fred Claus, io sono co-produttore del film, perché
scrivo sempre la mia parte e le mie battute e collaboro
alla realizzazione della sceneggiatura. Mi piace fare il
produttore anche se, alle volte, come attore è altrettanto piacevole tornarsene a casa dopo avere girato
le tue scene sul set e non stare a preoccuparsi della
lavorazione del film.
Parliamo della sua partecipazione al capolavoro Into
the Wild?
Ho sempre ammirato molto Sean Penn e quando mi
ha chiesto di lavorare con lui, che considero un attore strepitoso, mi sono sentito onorato. Credo che Into
the wild sia un film molto poetico e commovente. Un
film molto semplice, ma anche perfetto, illuminato da
una fotografia bellissima. La cosa che preferisco di quel
film resta, però, l’interpretazione di un grande vecchio
del cinema americano come Hal Holbrook. Decisamente
molto toccante: evidentemente il frutto delle ottime
scelte di un attore e un regista di così grande talento
come Sean Penn.
E adesso un altro film sul Natale…
Sì, ma è molto diverso: Four Christmases racconta la
storia di me e Reese Whiterspoon, figli, entrambi, di
genitori separati. Non crediamo al matrimonio, non
vogliamo figli e non festeggiamo nulla. Per motivi vari, però, a Natale siamo obbligati a passare da tutti e
quattro i nostri genitori. Il tema del film è se il nostro
rapporto e l’amore riusciranno a sopravvivere a quattro
natali diversi.
G. Mezzogiorno
L’Amore fino alla
“E’ stato un set fantastico per dare vita ad uno dei libri più importanti della letteratura latinoamericana. E ce l’ho messa tutta per dare il meglio di me. Del resto interpreto un personaggio
dall’età dei diciassette ai settantadue anni.”
Giovanna Mezzogiorno è entusiasta della sua esperienza ne L’amore ai tempi del colera, adattamento
cinematografico del regista Mike Newell del celebre
romanzo scritto dal premio Nobel, Gabriel Garcia Marquez. “Quello che ho adorato del romanzo è il suo essere estremo, irreale
ed intriso di umanità e fisicità:
nel film ci sono momenti di grande commozione, ma
anche scene divertenti cui il pubblico reagisce ridendo
tanto, perché è una storia profondamente intrisa dello
humour di Marquez che il regista Mike Newell, da inglese, ha voluto sottolineare con grande eleganza. E’ una
pellicola leggera e fatalista che trae il meglio da un
libro fondato su sentimenti difficili da incontrare nella
vita. E’ per questo che, poi, quando li trovi tutti insieme
si sublimano in romanzi straordinari e, possibilmente,
anche in grandi film.” Quella del set internazionale de
L’amore ai tempi del colera rappresenta una prova
importante per la carriera dell’attrice che ha da poco
concluso anche l’esperienza di girare in Sicilia, Shooting Palermo film diretto da Wim Wenders che segna
il ritorno del regista tedesco allo stile narrativo de Il
Cielo sopra Berlino.
Cosa significa confrontarsi con un personaggio che
è anche un’icona della letteratura di un intero continente?
Tutte le persone che hanno lavorato a questo film erano pienamente consapevoli di doversi confrontare con
uno dei più importanti romanzi di sempre scritti in
spagnolo.
Il nostro approccio era pieno di attenzione e di grande
rispetto per il testo originale. E’ stato un adattamento
che ha richiesto due anni di lavoro e solo il montaggio
ha avuto bisogno di un anno intero. L’universo emotivo e narrativo del libro e, dunque, del nostro film
era estremamente complesso: era necessario trovare un
giusto punto di equilibrio tra vari elementi. La chiave
era dare vita ad un’opera cinematografica completa, ma
che, evidentemente, non durasse sei ore e non fosse
eccessivamente prolissa. Alcune parti sono state necessariamente asciugate e rese adatte ai tempi cinematografici. Io stessa, anni fa, avevo letto il romanzo di
cui mi ero innamorata e non avrei mai voluto vedere un
film che non fosse nato nel pieno rispetto
della storia e dei personaggi ideati da
un autore dall’enorme talento come
Marquez. Devo dire, però, che non
sono mai stata preoccupata, perché mi sono subito resa conto di
stare lavorando con persone che,
quotidianamente, esprimevano,
come me, una grande cura nei
confronti del film cui stavano
lavorando e dell’originale.
fine del mondo
di Marco Spagnoli
Come?
In maniere molto diverse che si declinano dalla
sceneggiatura ai costumi, fino arrivare al set e alla
ricostruzione di un’intera epoca. Basti dire che sono partita un mese prima dell’inizio delle riprese e
abbiamo avuto il grande lusso di fare ‘le prove’ per
tutto il tempo.
Parliamo di Mike Newell…
E’ un regista di film commerciali come il penultimo Harry Potter: non è un autore, ma rappresentava la scelta perfetta per questa produzione in virtù
del suo gusto e delle sue sensibilità europee e non
americane. E’ stata la scelta migliore che la produzione potesse compiere. Se fosse stato chiamato un
intellettuale a sviluppare l’adattamento di Marquez
il risultato sarebbe stato, forse, di una pesantezza
‘enorme’. Mike riassume in sé tutte le qualità migliori
che un regista deve avere per dare vita ad un film
del genere.
Qualcuno dice che il miglior adattamento di un
romanzo richiede necessariamente qualche ‘tradimento’, restando, però, fedeli allo spirito dell’originale…
Sono d’accordo: come spettatrice mi piace vedere
l’adattamento cinematografico di un libro che ho
amato. Mi incuriosisce molto. Sono, invece, ‘sospettosa’ dei remake. Le trasposizioni ti lasciano un
margine di libertà, mentre i remake e i sequel spesso soffrono molto per via di lacci e laccioli che gli
adattamenti di romanzi, invece, non hanno e che,
spesso, risultano, invece, quasi ‘sacrosanti’. Il cuore
di un lavoro del genere è tutto nella sceneggiatura.
E’ vero: il cinema non è ‘letteratura illustrata’, ma
– al tempo stesso – devi riuscire a cogliere e raccontare lo spirito dei personaggi: Fermina deve essere
Fermina e Florentino deve essere Florentino. Sono
leggende. E’ chiaro, però, che ognuno di noi ha la
‘sua’ Fermina nella testa.
Chi è per lei questa donna?
Una figura femminile dura, forte. E’ un personaggio
poco romantico, quasi tragico che ha il coraggio di
pagare per le sue scelte. E’una donna che segue quello che fa con coerenza per tutta la vita.
Quanto è stato importante il contributo di Marquez alla nascita di questo film?
Molto, perché il film è stato girato in inglese e lui ha
‘approvato’ personalmente la sceneggiatura e controllato la traduzione dei dialoghi.
Da Gabriel Garcia Marquez e Mike Newell al prossimo set con Wim Wenders al fianco di Dennis
Hopper, Lou Reed e Patti Smith…
Un’altra esperienza molto interessante e rilevante sia
per la mia vita che per la mia carriera. Un film da cui
mi aspetto molto, perché Wenders sembra essere tornato al suo cinema dei primi tempi. Quello in grado
di combinare un lato visionario e filosofico con un
grande romanticismo. Palermo è stata ripresa come
nessuno ha mai fatto prima: credo che sarà ricordata
come un’opera molto importante all’interno della sua
filmografia, ma non solo.
La trama?
Non si può raccontare e Wim, in questo senso, è
molto protettivo. Mi rendo conto del perché: senza
conoscere il contesto narrativo ed emotivo, potrebbe
apparire un po’ folle…
Anche in questo film lei era l’unica italiana?
Sì, Wenders aveva visto dei miei film e mi ha voluto incontrare. Mi ha chiamato, abbiamo
pranzato insieme a Palermo e, senza farmi
un’audizione, mi ha chiesto se volevo
lavorare con lui.
Questo è un momento molto importante della sua carriera…
Come attrice so di essere migliorata,
perché ho lavorato con due maestri
diversi tra loro recitando in inglese e
perché ho faticato molto, senza risparmiarmi mai. Apprezzo molto la fiducia
che mi è stata data da Mike Newell
che ha addirittura rinunciato
ad un’attrice anziana affidandomi il mio ruolo
anche all’età di settant’anni. Sono sinceramente molto felice.
Alle volte mi chiedo
se sono troppo rigida con me stessa nel
volere ostinatamente
mantenere un basso
profilo. L’importante,
per me, è cercare di
dare sempre il giusto
peso alle cose senza
sottovalutare, né sopravvalutare mai il mio
lavoro.
37
Calendario a
Simpatico e intelligente come al solito, Leonardo Pieraccioni, ci racconta come sono andate
le riprese e quale è il risultato finale della sua ultima ‘fatica’ (le virgolette le ha chieste
espressamente), Una moglie bellissima. La storia di una coppia felicemente sposata, che vive e
lavora ad Anghiari provincia di Arezzo, la cui vita viene sconvolta da un fotografo che propone
alla donna di fare un calendario. Fama e denaro in cambio di una esistenza, quella attuale,
che non sarà più la stessa. Marito compreso. Per ridere e pensare dal 14 dicembre al cinema,
distribuito da Medusa.
Pieraccioni l’ultima volta che ci siamo sentiti erano sei mesi fa per la presentazione
di inizio riprese di Una moglie bellissima.
Come è andata? Qual’è il risultato ottenuto?
Solitamente quando si scrive una sceneggiatura così in scioltezza come è avvenuto
per Una moglie bellissima, film ideato
da me e Giovanni Veronesi, parto molto
ottimista. Ora che il prodotto è finito mi
sembra molto meglio rispetto a quello
che mi immaginavo. Sono molto felice
soprattutto perché, come ricorderete, in
fase di presentazione del film ho speso parole
grosse sulle credenziali e sulle potenzialità interpretative di Laura Torrisi, che è la moglie
bellissima - la protagonista principale -,
e ora posso confermare tutto quello che
dissi allora. In Italia ha più potenziali
di essere creduto uno che è uscito
da Alcatraz che uno che è uscito dal
Grande Fratello, per cui ho dovuto
non proprio difenderla fisicamente
ma quasi, per capire poi, perfettamente, che se l’avevo scelta
dopo circa 140 provini c’era un
motivo.
Quindi Mariano, ovvero lei,
e Miranda sono una credibile
coppia sposata e molto innamorata...
Sì devo dire che rappresentiamo
perfettamente questa coppia di
sempliciotti che vengono travolti
dall’arrivo di un ‘ciclone alla rovescia’. Questi due, che vendono
frutta e verdura al mercato, hanno
la vita sconvolta da questa ‘proposta
indecente alla ribollita’ che il fotografo, interpretato da Gabriel Garko, fa a
Miranda proponendogli un calendario in
cui lei appare decisamente poco vestita.
Non vogliamo sapere come andrà
a finire questa proposta indecente perché gli spettatori lo scopriranno al cinema. Ma, questo
escamotage della storia specchio
attualissimo tra l’altro dei nostri
tempi, serve per riflettere, come
accade spesso nei suoi film, sull’amore, sulla durata e sulla profondità dei sentimenti?
Assolutamente sì. Il passaggio dalla roulotte allo yacht, se vogliamo
semplificare possiamo dire il passaggio al cosiddetto mondo scintillante dello spettacolo, è un modo
anche per raccontare la sindrome
del ‘Fidanzato di Miss Italia’. Nel
mio film c’è una ragazza che passa automaticamente dal banco di
frutta e verdura ai salotti televisivi. Sono degli sconquassamenti notevoli e se non sono supportati dal
talento provocano solo dei danni.
Nel film questo passaggio provoca
un terremoto famigliare che lascia
un amaro in bocca micidiale. E una
delle tracce del film vuole raccontare anche questo.
Mentre il suo Mariano, il personaggio che lei interpreta è un
ingenuo?
E’ un personaggio completamente
diverso da quelli che ho interpretato negli altri miei film. Solitamente ero l’omino normale che doveva
conquistare una ragazza di bellezza
straordinaria e su questa equazione
comica nascevano le gag. Mariano, invece, è tutto un altro personaggio. E’ un personaggio come
evidentemente nella vita non ci
sono più. E’ un uomo che conosce
il perdono e che conosce il senso
puro dell’amore. Laddove la moglie
inciampa in questo specchietto per
le allodole che è il mondo dello
spettacolo lui rimane abbarbicato
al banco di frutta e verdura dove
continua a lavorare e dove continuerà a lavorare per sempre.
Pieraccioni lei ha confessato
varie volte di soffrire della sindrome del cabarettista, ovvero ha
bisogno che la gente rida molto spesso. Eppure non mancano
mai nei suoi film i momenti di
riflessione. Cosa prevale In una
moglie bellissima?
Pur rimanendo una commedia in
Una moglie bellissima ci sono più
momenti dolenti che nei film precedenti. In questo film quando c’è
il momento clou della crisi amorosa
e quindi della tristezza, immediatamente dopo però - anche nella
stessa scena - c’è una battuta, un
divertimento, un qualcosa che riporta il tutto alla commedia. La
commedia ha dei momenti sentimentali molto struggenti ma mai
faticosi. Come diceva il poeta, ‘il
mio dolore sa farmi divertire’. E
quindi il dolore di Mariano, ogni
tanto, lo diverte.
di Nicoletta Gemmi
distanza, esce un’altra visione
della provincia...
Io faccio il pop loro fanno il classico. Ma voglio anche farvi i discorsi da zia Pina sulla provincia.
C’è un’altra qualità della vita. E
quando uno che vive in città vuole
fare un complimento al quartiere
nel quale abita dice sempre la stessa cosa: che in quel quartiere c’è
l’edicolante che lo riconosce, che
c’è l’ortolano, il farmacista che,
insomma, sembra un
paese.
E poi la sua combriccola di amici
lo aiuteranno a superare la crisi...
Certamente, la solidarietà della
provincia salta fuori e non solo gli
amici non sbeffeggiano il povero
Mariano quando il calendario della
moglie è in tutte le edicole o viaggia sui camion ma è come se tutto
questo per loro non esistesse.
Un inno alla vita di provincia...
In molti film italiani visti ultimamente, vedi La ragazza
del lago o La giusta
39
L.Pieraccioni
alla ribollita
Christian De Sica
A Natale la commedia
Per il Natale 2007 la famiglia del cinepanettone targato Filmauro si imbarca su
una nave di lusso, destinazione Caraibi. Il mattatore è sempre lui: Christian De Sica.
Intorno al quale ruotano Nancy Brilli, Aida Yespica, Alessandro Siani, Michelle
Hunziker, Fabio De Luigi. Diretto da Neri Parenti, Natale ai Caraibi esce con 800 copie
il 14 dicembre, ed è basato sullo schema ‘classico’ di due episodi che si incrociano solo
alla fine del film. Tradimenti, incomprensioni ed equivoci scateneranno conseguenze
imprevedibili e paradossali, estremamente comiche.
De Sica partiamo dal
suo personaggio. Ci
racconta
chi è Paolo?
Paolo è
un maschilista,
prepotente,
maleducato,
smargiasso,
imbroglione...
Uno che tutti i
miei colleghi del
cinema si rifiutano di
inter-
pretare ma con il quale invece io ci
vado a nozze. E ci vado con gioia
perché cerco di rendere simpatico
questo mostro. E Paolo, come molti
personaggi dalla svariate connotazioni negative che io ho fatto in
vari film di Natale, alla fine viene
punito. Giustamente.
Insieme a lei nel suo episodio
ci sono Nancy Brilli, Ayda Yespica, mentre la Hunziker ha a che
fare con De Luigi. Una presenza
femminile forte e più comica del
solito?
E’ vero, verissimo. In questo senso
è un film curioso rispetto ai precedenti. La Yespica e la Hunziker sono
assolutamente protagoniste. I due
episodi sono costruiti in maniera
molto diversa. Mentre quello
della Hunziker e di De Luigi è rivolto ad un
pubblico di giovani, di bambine e di
donne, costruito
con molti animali, con molte gag
meccaniche e con
una ironia alla
Love Actually,
il mio, invece, è
una farsa. E’ un
episodio più severo, ha i toni da
pochade, molto più parlato,
40
molto recitato, più vicino a quello
che io ho fatto in passato. Mi sono
divertito molto a farlo e il film è
venuto molto comico. Ora non mi
rimane che sperare di ripetere il
successo dell’anno scorso.
Com’è andata sulla nave, con
3.200 passeggeri che sono stati
anche coinvolti nella lavorazione?
E’ stata una tragedia. Una tragedia
perché la nave è bellissima e mi sarebbe tanto piaciuto godermi un po’
questa crociera. Ho fatto due volte il
giro dei Caraibi sottocoperta. Quando
arrivavamo nei porti e tutti scendevano io rimanevo a bordo per girare
in santa pace. Durante la navigazione
avevo a che fare con 3.700 persone,
mettiamoci anche l’equipaggio, passeggeri, fan sfegatati che mi venivano
a bussare in camera, mi volevano vedere. Di conseguenza io non riuscivo
a fare nulla: niente passeggiata lungo
il ponte; per andare al ristorante serviva la guardia del corpo; per arrivare
sul set dovevo sempre passare per la
sala macchine così evitavo la folla.
Ecco, sotto questo aspetto è stato
un po’ faticoso perché sono stato 15
giorni chiuso in cabina. Detto questo
però se io fossi stato un anonimo mi
sarei divertito da morire perché devo
dire che è davvero entusiasmante fare
una crociera.
finisce in crociera
di Nicoletta Gemmi
Molte persone avranno un loro backstage
privato del film...
Potete scommetterci, era tutto un telefonino
che scattava foto, digitali piazzate ovunque
e videocamere come funghi.
Come è andata con il gruppo di quest’anno?
E’ andata benissimo. Voglio spendere due
parole per Fabio De Luigi che trovo assolutamente fantastico. Per me è l’unico attore
aristocratico che abbiamo nel nostro paese.
E per il resto, riprendendo il discorso che ho
iniziato prima, ribadisco che la Hunziker e la
Yespica saranno una bella sorpresa. Non sono
le due bellone tout court ma hanno tutte e
due, seppur in maniera diversa, dei tempi
comici. Michelle è proprio una provetta attrice brillante, perfetta per la commedia, e
Aida - oltre ad una bellezza dirompente - ha
una comicità naturale, messa in evidenza dal
suo accento sud-americano, che a mio avviso
è molto, molto divertente.
Lei interpreta sempre il seduttore, comunque un uomo che ha una bella moglie e un’amante più giovane. Premesso
che porta splendidamente i suoi anni, lei
stesso ha ammesso che la devono truccare
da quarantenne... Le pesa il passare del
tempo?
Non ho mai nascosto la mia età, ho 56 anni
e credo di portarli piuttosto bene. Come attore direi che non mi pesa per niente perché
continuo a fare i ruoli che amo e non sono io
che mi devo adattare alla parte. Anche perché gli attori comici o gli attori brillanti, come nel mio caso, sono un po’ senza età, sono come dei cartoni animati, sono asessuati.
Se ripensiamo anche ai vecchi film con
Totò e Peppino, ce ne sono
alcuni dove loro hanno già
settantanni ma li vediamo
uscire con soubrette molto più giovani, ed erano
accoppiate che non stonavano affatto. Quando
sei un attore comico, al
quale il pubblico vuole
molto bene, sei credibile perché sei tu, e
sei senza età.
A proposito di affetto: prima ci ha
raccontato quello che è avvenuto sulla nave inoltre ogni anno, a Natale, la
gente le dimostra che aspetta questo
appuntamento cinematografico. Che cosa significa per lei?
E’ la vera soddisfazione della mia carriera, è il pubblico che mi ha sempre fatto
andare avanti. Noi comici diventiamo persone di famiglia. A me per strada moltissimi ragazzi mi dicono ‘Ciao zio’ o ‘C’è zio
Christian’... per me è un privilegio e una
ricchezza enorme anche perché hanno l’età
dei miei figli, quindi mi fa ancora più
piacere.
Robert Redford
Redford scende
“Quando ho letto la sceneggiatura sono rimasto subito impressionato dalla sua
eleganza ed intelligenza. Non riguardava soltanto la guerra in Iraq o i tanti argomenti
che venivano affrontati in maniera così chiara e precisa, ma affrontava qualcosa di
molto più profondo: gli effetti e le conseguenze di quello che è successo in America
negli ultimi anni sui media, sul sistema educativo e sulla politica.”
E
’ questa la motivazione principale che ha spinto Robert
Redford a tornare dietro alla
macchina da presa a sette anni di
distanza da La leggenda di Bagger Vance per dirigere
Leoni per Agnelli,
film presentato
in anteprima
mondiale alla
Festa del Cinema di Roma con tutta la
sua dirompente
carica politica
“Sapevo di trovarmi davanti
ad una sfida
particolarmente
complessa in virtù di una sceneggiatura con molti
dialoghi, ma
sapevo
anche
d i
po-
tere contare sulla disponibilità di
Tom Cruise e di Meryl Streep per
affrontare insieme un film che ci riguarda tutti da molto vicino a causa
di quello che ci è successo negli ultimi sei anni.”
Cosa è cambiato nel suo cinema politico dagli anni Settanta a oggi?
Ho seguito e raccontato i tempi in
cui ho vissuto o – almeno – ci ho
provato. Non ho voluto fare soltanto film politici, perché io non sono
un politico di
professione.
Il mio lavoro è quello
d i
intrattenere
l e
p e r s o ne e
non solo
obbligarle a
riflettere su
tematiche sociali e di attualità. Nutro, però,
un forte interesse
nella politica sia come artista che come
cittadino. Quando le
decisioni che vengono prese dal governo
del tuo paese sono
42
in grado di cambiare radicalmente
la tua vita, ti trovi davanti a due
scelte. O te ne interessi, oppure
no. Nel mio caso, ho voluto occuparmene e, quando ho iniziato la
mia carriera, ho pensato che volevo
mettere in alcuni dei miei film le
cose che ho imparato attraverso le
mie esperienze: i miei sentimenti e,
in particolare, l’amore che provo per
il mio paese. Sono nato e cresciuto
in America e ritengo che la nazione
dove vivo abbia moltissime virtù e
me la prendo come una questione
personale quando vedo tali qualità
abusate o depredate da qualcuno.
La ragione per cui ho iniziato a fare
film politici è stata quella di volere guardare alla situazione del mio
paese seguendo un punto di vista di
entertainment. Ho deciso che avrei
come puntato una freccia su certe
situazioni che si verificavano negli
Stati Uniti, aggiustando, di tanto
in tanto, la mira. Per mostrare come eleggiamo i nostri politici, nel
1972 ho interpretato Il candidato.
Il messaggio che volevo mandare
al mondo in maniera un po’
comica e dark, era
e in campo
che la gente sembrava molto più interessata
nell’estetica dei politici che nella loro etica
e, soprattutto, nelle loro idee. Poi è venuto Tutti gli uomini del Presidente che ha
rappresentato uno dei momenti più alti del
giornalismo americano: quando dei giornalisti furono tanto eroici da riuscire a proteggere, tramite il proprio lavoro, il nostro
Primo Emendamento. Questo in un momento
in cui l’amministrazione di Richard Nixon si
stava muovendo rapidamente in direzione del
totalitarismo e la nostra Costituzione veniva
abusata. Poi ci sono stati altri film come I
tre giorni del Condor che rifletteva sugli effetti di avere un’Agenzia governativa potente
e fuori da ogni controllo. Oggi le cose sono
molto cambiate, perché con internet e la televisione via cavo le fonte di informazioni
sono così tante da consentire meno opportunità per la loro manipolazione e alterazione.
Leoni per Agnelli, quindi, non necessitava di affrontare le cose che accadono nel
mio paese, bensì sentivo il bisogno di porre
una serie di interrogativi riguardo a quanto
abbiamo perso negli ultimi anni in termini
di vite umane, di sacre libertà, di stabilità
finanziaria e di rispetto da parte del resto
del mondo.
Una riflessione a tutto campo…
Ma non sugli elementi in sé, bensì sulle condizioni che hanno portato il verificarsi di determinati eventi. Volevo porre delle domande
soprattutto sui legami tra i media e il nostro
governo, tra i media e la gente e in quale
misura centrino l’educazione e la cultura. La
cosa che trovo più preoccupante è l’idea
che il futuro appartiene ai giovani. Questi ultimi devono operare una scelta:
diventare politicamente attivi o continuare a disinteressarsi della politica
in quanto disgustati e disillusi.
Una scelta ‘necessaria’?
Assolutamente. Se i giovani americani non cambieranno, allora è possibile intravedere una triste continuità
con la situazione attuale. Mentre se
si impegneranno per il loro paese e
il proprio futuro potranno arrivare,
finalmente, a cambiare le cose.
43
di Marco Spagnoli
Brad Pitt
Un bandito a H
L’ha prodotto (insieme a Ridley Scott) e interpretato, e si è aggiudicato la Coppa Volpi
come migliore attore per la sua interpretazione. Insieme a lui, un cast superlativo,
su tutti uno straordinario Casey Affleck nei panni di Robert Ford.
“
Vuoi essere come me, o vuoi
essere me?” chiede Jesse a
Robert in una scena chiave, e
intorno a questo interrogativo ruota
questo film, al quale la definizione
di western va piuttosto stretta. “Un
film - ci dice Pitt - che analizza
un omicidio e ne esplora le sue conseguenze. E’ una storia
guidata dalla
psicologia
dei personaggi.
Del resto
ci sono
già stati
una ventina di
film su questa storia
e decine di attori hanno portato Jesse James
sullo schermo, quello
che mi ha interessato di questo
progetto
era
proprio questo taglio che Dominik
gli ha dato come regista e come
sceneggiatore”.
Lei è cresciuto a Springfield nel
Missouri, il film è girato in quei
luoghi ed è soprattutto lì che
Jesse James è una leggenda. Cosa conosceva di questo personaggio?
“Non conoscevo quasi nulla della
storia di Jesse James. O meglio
non sapevo molto di quello che
raccontiamo in questo film, ovvero
gli ultimi due anni della sua vita.
Ho voluto fare questo film perché
Jesse James e Robert Ford, ricordiamoci che Ford è protagonista
del film tanto quanto James, sono
due personaggi fenomenali da interpretare. Il rapporto tra loro due è
complesso, intrigante, ci puoi ritrovare tutto. Per sintetizzare potrei
dire che è la storia di un uomo che
viene visto da tutti come un eroe
e di un altro che, a differenza, ha
solo vent’anni, ma è sempre stato
trattato con sufficienza. Ford è uno
che non è mai stato preso sul serio,
è sempre visto come un ragazzino,
e messo da parte. Non da Jesse però che, negli ultimi anni della sua
vita, capisce quanto Ford lo ammiri,
lo ami e lo odi allo stesso tempo. Il
fatto di essere cresciuto in Missouri
non ha avuto grande importanza,
a parte la gioia di poter recitare
con questo accento, cosa che non
capita quasi mai”.
Quali differenze fondamentali
ci sono tra Jesse James e Ro-
44
bert Ford?
“Le difficoltà che hanno questi
personaggi vengono raccontate nel
film da un punto di vista esterno,
attraverso le dinamiche che scattano tra di loro. Bob Ford è uno che
ammira, adora Jesse, perché lo vede forte, con una armatura che lo
rende impenetrabile, invulnerabile,
alle debolezze. Al contrario Jesse
non vede l’ora di togliersela questa
armatura perché lo isola dal mondo, dalla sua famiglia, dalla moglie
e dai suoi due figli. Per questo tra
i due si sviluppa un rapporto così
particolare e controverso”.
Ma Brad Pitt come considera Jesse
James: un criminale o un eroe?
“Niente di tutto ciò. Quello che mi
ha conquistato della sceneggiatura
e di conseguenza del libro di Ron
Hansen è che non ci sono i buoni e
i cattivi. Non mi interessava minimamente un’operazione manichea.
Noi raccontiamo degli esseri umani.
Certo Jesse, negli anni che prendiamo noi in considerazione, era un
uomo con molti nemici, che si doveva nascondere, cambiare identità
e si capisce che è destinato ad una
fine tragica”.
Il film ha avuto una lavorazione
piuttosto lunga e complicata. Doveva uscire già un po’ di tempo
fa... Che problemi ci sono stati?
“Questo è un film complesso e
complicato che non fa parte del
panorama dei film di oggi. E’ una
sorta di ritorno alle pellicole che si
facevano negli anni ‘70. La prima
ollywood
versione del film durava circa cinque ore e
mezza: ne abbiamo realizzato trentaquattro
edizioni differenti fino ad arrivare a quella
attuale. Questo è il tipo di cinema che io
voglio fare. Ora penso che il film sia bellissimo”.
Jesse James è un personaggio realmente
esistito. Dominik ha messo in evidenza
che lei si è preparato con grande attenzione, che cercava soprattutto l’autenticità...
“Ogni volta che un film ha un significato
storico bisogna essere i più autentici possibile, e dal punto di vista della recitazione ci
sono accorgimenti che magari nessuno nota,
ma che noi attori facciamo per noi stessi, per
entrare meglio nel ruolo. Casey, per esempio,
che è un vero talento, non si è mai lavato i
denti per tutto il periodo delle riprese, per
entrare meglio nel personaggio…”.
In questo film lei è sia attore che produttore, cosa è più difficile? Un giorno sarà
anche regista?
“Non ho le capacità per fare il regista, e poi
ce ne sono già tanti. Quello che mi interessa
è partecipare a storie vere, poter scegliere,
e poter raccontare quello che magari nessuno prende in considerazione perché non lo
considera commercialmente vincente. E’ un
privilegio davvero raro questo, non è male
fare il produttore”.
Chi è per lei un pistolero di oggi, uno alla
Jesse James?
“Non ci sono più persone come Jesse. Valori
come l’amicizia, la fedeltà, che erano codici
di vita per Jesse, si sono persi. E di certo
non sono le persone come Bush, anche se
amano atteggiarsi da cowboys, a poter essere avvicinati a persone come James”.
45
di Nicoletta Gemmi
DVD
DEL
MESE
DVD DEL ME
di Marco Spagnoli
Il gran
rifiuto di èCelestino
Qualcosa
Intervista
a Ferzan Ozpetek
Dopo Il Codice da Vinci un film ripropone un altro caso di eresia, condannato dalla Chiesa e tenuto nascosto per secoli.
Potrebbe diventare un piccolo caso editoriale anche per quello che riguarda l’home video la pubblicazione in Dvd de La profezia
di Celestino, film ispirato al celeberrimo
bestseller New Age uscito nei primi anni Novanta. Quasi venti anni prima de Il Codice
Da Vinci, infatti, lo scrittore James Redfield
si era confrontato con un altro scandalo che
aveva toccato da vicino la Chiesa mettendola in crisi, ovvero il ‘gran rifiuto’ fatto da
Papa Celestino V, citato anche da Dante.
Ed è intorno alla misteriosa ed enigmatica
visione avuta dal Papa che ruota il romanzo di Redfield incentrato sul ritrovamento,
nella foresta pluviale del Perù, di un antico
manoscritto del VI secolo a.C. Il testo profetizza grandiose trasformazioni per l’umanità e eventi che si verificheranno negli
ultimi anni del XX secolo. Sulle tracce della
pergamena, oltre al protagonista, sono anche la Chiesa stessa e il governo peruviano,
allarmati dall’impatto che certe rivelazioni
potrebbero avere sulla popolazione. Sia i
politici che i religiosi di tutto il mondo sono determinati a far sparire il manoscritto.
Esso contiene nove punti base per raggiungere la Conoscenza in una prossima era di
consapevolezza spirituale. Capitolo per capitolo, il protagonista svela una alla volta
le chiavi che conducono a scoprire il fine
ultimo dell’esistenza. Il Manoscritto, a detta
di coloro che ne hanno letto dei tratti sulle
poche copie che circolano clandestinamen-
te, contiene un messaggio
che dovrebbe svelare all’uomo
l’essenza della vita ed il futuro dell’umanità’. Il governo
peruviano, in accordo con le
autorità ecclesiastiche locali,
sta però cercando di bloccarne la diffusione. Infatti,
secondo il governo e la chiesa, il Manoscritto, la cui versione ritrovata contiene solo
otto delle nove illuminazioni,
promulga teorie pericolose
sia per la religione che per la
società civile e quindi la sua
diffusione deve essere stroncata a tutti i costi. L’esercito
viene mobilitato ed i seguaci
del testo proibito vengono
ricercati alla stregua di pericolosi rivoluzionari. Chi viene
trovato in possesso di copie
del testo o di singole parti di
esso viene incarcerato o addirittura passato per le armi.
Tratto da questo classico della
moderna letteratura New Age, il film rilancia
questa affascinante vicenda, senza nessun
preconcetto mistico o teologico. Diretto da
Armand Mastroianni, regista con una solida
e trentennale esperienza tra cinema e televisione, il film è interpretato da un cast
ragguardevole tra cui Thomas Kretschmann
La profezia di Celestino
Di Armand Mastroianni con Thomas Kretschmann, Hector Helizondo, Annabeth
Gish, Jurgen Prochnow
Audio DD 5.1: Inglese, Italiano
Sottotitoli: Italiano
Extra: Making of, Backstage, Trailer
Medusa Home Entertainment - € 17,90
58
(Il Pianista, King Kong), Hector Helizondo (Pretty Woman, Se scappi ti sposo),
Annabeth Gish (X files), Jurgen Prochnow
(U-boot 96).
ESE
L’Enigma nascosto nella Luce
Intervista a Steven Spielberg
Come è nato Incontri ravvicinati del terzo tipo?
Avevo già scritto qualcosa del film prima di realizzare Lo Squalo. Mi
interessava unire l’idea di raccontare l’era del Watergate e l’idea degli UFO nell’America contemporanea. Dopo lo scandalo che costrinse
Nixon a dimettersi, ovviamente, la mia idea era quella di descrivere un
complotto per nascondere al mondo la realtà degli UFO. Non ho mai
pensato a Incontri ravvicinati come ad un film di fantascienza. Semmai
di “Speculazione Scientifica’.
Lei credeva negli UFO quando ha iniziato a lavorare alla sceneggiatura?
Sì. Negli anni Settanta ero quasi un devoto del fenomeno. Ero convinto
che il nostro pianeta fosse stato visitato dagli alieni nel ventesimo
secolo.
E oggi?
Le cose sono un po’ cambiate: la domanda che mi sono posto è perché
con tutte le telecamere installate e presenti nel mondo, gli avvistamenti siano diminuiti in maniera così significativa rispetto a prima? Oggi,
sono un po’ più scettico rispetto a quando ho fatto il film.
Come ha scelto il titolo?
I produttori mi davano del matto, ma in realtà mi basavo sugli studi
di un eminente ricercatore che lavorava per l’esercito, J.Allen Hynek,
che aveva smontato il 90% dei racconti riguardanti gli UFO. Con quella
definizione Hynek aveva parlato di quel restante dieci per cento in cui
aveva incluso fenomeni altrimenti inspiegabili se non con l’incontro di
un’intelligenza extraterrestre. Insomma, gli Incontri ravvicinati del
Terzo Tipo che davano il titolo al mio film erano quelli in cui gli alieni
erano stati incontrati ‘davvero’. In questo senso quando ho iniziato a
scrivere il film sono partito proprio dall’incontro finale per poi sviluppare a ritroso tutto il resto.
Nel film lei ha scelto come attore il grande regista francese
François Truffaut. Perché?
Perché nel suo cuore Truffaut era ancora un bambino: una delle persone più oneste che io abbia mai conosciuto. Era ancora vicino alle
cose che rendono i bambini degli eterni ottimisti. Ho sempre pensato
a lui per quel ruolo dopo averlo visto recitare nel suo film Il ragazzo
selvaggio e dopo avere collegato questa sua onestà a tutti i film che
ha diretto come regista. Tutti gli attori che ho scelto, a partire da
Richard Dreyfuss, portavano con sé qualcosa della loro
infanzia: la capacità di credere in qualcosa che agli
occhi di un adulto smaliziato può non avere alcun
senso. Le cose cui credono i bambini non devono
avere senso affinché i bambini ci credano davvero
profondamente.
Si dice, però, che lei avesse contattato in precedenza altri attori…
E’ vero: per due motivi. Prima di tutto perché ero
convinto che avrebbe rifiutato. Poi perché non riuscivo a trovare il coraggio di telefonargli…
Qual è la scena più importante di questo
film per lei?
Quella in cui il ragazzino apre la porta
e viene investito da una luce arancione. Negli anni Settanta aprire la
porta con fiducia alla curiosità era
un’esperienza sicura, mentre oggi,
forse, non lo è più. Per me quella
è un’immagine dall’alto valore simbolico riguardo a quello che solo un
bambino può fare: fidarsi della luce, mentre un adulto chiuderebbe la
porta a chiave. L’ottimismo dell’infanzia gli fa, invece, aprire quella porta
e la luce che lo investe è la fusione di
tutto: quel bambino voleva sapere di più
quella luce e io con lui. Incontri ravvicinati è un film sui bambini che aprono le
porte e trovano splendide fonti di luce.
Incontri ravvicinati del terzo tipo
30th Anniversary Ultimate Edition - 3 dischi
Di Steven Spielberg con Richard Dreyfuss,
François Truffaut, Teri Garr
Audio: Italiano Dolby Digital 5.1 e DTS, Inglese
Dolby Digital 5.1
Sottottioli: Italiano, Inglese.
Extra: Trailer dell’Edizione Definitiva, Steven
Spielberg - 30 anni di Incontri Ravvicinati,
Trailer cinematografico originale, Trailer
dell’Edizione Speciale, Audio rimasterizzato in
digitale e video anamorfico, Documentario del
1977 “Watch the Skies”, Scene eliminate
Sony Pictures Home Entertainment -€ 32
Nel Wyoming, una serie di strani fenomeni annuncia il possibile arrivo sulla Terra di
un’astronave extraterrestre. Gli esperti della
Nasa localizzano il punto di contatto, ma
alcuni civili sapranno trovare quel posto da
soli, spinti da una forza potente e misteriosa. Il Dvd riunisce le tre versioni di Incontri
ravvicinati del terzo tipo: il film originale
del 1977 inedito in home video, la Special
Edition, distribuita fino ad oggi solo in VHS,
rimontata del regista nel 1980 con nuove
scene aggiuntive e la Collector’s Edition, la
versione definitiva di Spielberg del 1998, con
il finale originale. In più l’Anniversary Edition
contiene un libretto con immagini e curiosità
e nuovi fantastici contenuti speciali tra cui
un eccezionale documentario di oltre un’ora e
mezza per scoprire tutto sul film.
DVD DEL MESE
I FILM DI NANNI MORETTI
di Marco Spagnoli
N
atale sarà l’occasione di un vero e proprio
evento per quello che riguarda il mercato
Intervista
a Ferzan Ozpetek
dell’home video. Nanni Moretti, uno dei
registi italiani più amati e – sicuramente – uno
dei pochi considerati ‘di culto’ pubblica, finalmente in Dvd, una prima serie di titoli diretti dallo
stesso regista romano tra il 1978 e il 1989.
Un’edizione per il mercato home video di film introvabili e, ormai, altrimenti assenti dal mercato
video e – per questo interessantissimi, arricchiti
di contenuti speciali curati dallo stesso cineasta,
che aiutano lo spettatore a comprendere da vici-
ECCE BOMBO (1978)
Di e con Nanni Moretti, Luisa Rossi, Glauco Mauri
Audio DD 2.0: Italiano
Sottotitoli: Inglese, Italiano per non
udenti
Extra: Special su I notturni Maestri Cantori, Intervista a Nanni Moretti, Trailer
Cinematografico Originale
no la filosofia e la stessa visione del cinema di Moretti.
Oltre a Ecce Bombo, Sogni
d’oro, Palombella Rossa viene
pubblicato anche Il portaborse
diretto dall’amico di sempre Daniele Luchetti in cui Moretti interpreta per la prima volta una
figura politica di grande rilievo,
gettando le basi per la straordinaria interpretazione che – come attore – ha dato qualche anno più
tardi di Silvio Berlusconi ne Il caimano.
Le giornate di Michele, studente universitario, i suoi rapporti con i genitori e la sorella
Valentina, quelli con le ragazze e la sua vita
di gruppo. Lui e i suoi amici discutere del
più e del meno ai tavoli di un bar o parlare
dai microfoni di una radio privata.
SOGNI D’ORO (1981)
Di e con Nanni Moretti, Piera Degli Esposti, Laura Morante
Audio DD 2.0: Italiano
Sottotitoli: Inglese, Italiano per non udenti
Extra: Special sul film: Pubblico di merda,
Trailer Cinematografico Originale
Grazie al successo ottenuto con il suo secondo film, il giovane regista Michele Apicella è
chiamato a partecipare a cineforum, dibattiti,
tavole rotonde, interviste televisive, per sentirsi
dire quasi dovunque che si ripete, che distorce la
realtà giovanile, che i suoi film non saranno mai
capiti “da una casalinga di Treviso, da un pastore
abruzzese, da un bracciante lucano”. Michele si
difende gridando di essere l’unico, e il migliore,
ma si sente bene soltanto a casa, dove può sfogarsi con la madre insegnante. Intanto prepara
un altro film, “La mamma di Freud”….
PALOMBELLA ROSSA (1989)
Di e con Nanni Moretti, Silvio Orlando, Mariella Valentini, Asia Argento,
Audio DD 2.0: Italiano
Sottotitoli: Inglese, Italiano per non udenti
Extra: Intorno al film, L’ultimo campionato,
Venezia 1989, La musica, Trailer cinematografico originale
Michele Apicella, un deputato comunista trentacinquenne, giocatore di pallanuoto, sta at-
traversando una profonda crisi, sia per ciò che
riguarda la sua fede politica che la sua stessa
vita poichè ha perduto la memoria per un incidente e non si ricorda neppure chi è. Mentre gli
altri non sembrano rendersi conto del suo stato,
Michele partecipa ad una partita contro la squadra di Acireale, durante la quale, gli affiorano
improvvisamente nella memoria i ricordi della
sua vita passata.
IL PORTABORSE (1991)
Di Daniele Luchetti
Silvio Orlando, Nanni Moretti, Giulio Brogi,
Anne Roussel, Angela Finocchiaro
Audio DD 2.0: Italiano
Sottotitoli: Inglese, Italiano per non udenti
Luciano Sandulli è professore di lettere in un liceo
del sud. Abita una vecchia casa dalla splendida architettura, ma in condizioni disastrose, perché vive
di uno stipendio modesto. Arrotonda le poche en-
trate, accettando di scrivere libri, articoli e rubriche
varie a nome di uno scrittore piuttosto noto, ma al
momento in crisi. Forse proprio per la qualità non
banale di quegli scritti, Sandulli viene scoperto dal
Ministro Cesare Botero, che lo convoca e gli propone di trasferirsi a Roma: dovrà scrivere i discorsi e i
vari interventi pubblici del Ministro e le sue dichiarazioni ai giornali e alle varie emittenti.
58
Quattro pilastri della
cinematografia morettiana per evidenziare
ancora una volta il
grande talento di questo regista e attore,
diventato una delle
icone del cinema italiano contemporaneo.
Gli altri titoli diretti da Moretti seguiranno nei
primi mesi del 2008.
L’eletto
Di Guillaume Nicloux con Monica Bellucci,
Catherine Denevue, Moritz Bleibtreu
Audio DD 5.1: Italiano, Francese
Sottotitoli: Italiano non udenti, Inglese
Extra:Interviste, Galleria Foto
01 Distribution - € 23,50
Liberamente tratto dal romanzo “Le Concile de pierre.”di Jean-Christophe Grangé, il film racconta la storia di una madre
che agisce spinta unicamente dall’amore. A fare da contrappunto alla bellezza
vulnerabile di Monica/Laura c’è il personaggio algido
e glaciale di
Sybille, interpretato
dalla sempre
affascinante Catherine
Deneuve.
DVD
Hostel Part II
Di Eli Roth con Lauren German, Edwige Fenech, Ruggero
Deodato, Luc Merenda, Heather Matarazzo, Bijou Phillips,
Jay Hernandez
Audio DD 5.1: Italiano, Inglese,
Inglese per non vedenti
Sottotitoli: Italiano, Inglese, Inglese per non udenti, Danese,
Finlandese, Hindi, Norvegese, Svedese.
Extra: Commenti del regista, del cast e dei cineasti, Dietro le
quinte, Scene eliminate, Intervista radiofonica ad Eli Roth,
Errori sul set
Sony Pictures Home Entertainment - € 22,50
Tre giovani americane vengono invitate a trascorrere una
vacanza in Slovacchia. Giunte nell’ostello in cui devono
soggiornare si rendono conto però di essere finite nelle
mani di un gruppo di sadici. Scopriranno presto che la
loro crudeltà è pari solo alla loro fantasia nell’escogitare
sempre nuove e terrificanti torture...
SiCKO
Di Michael Moore – Documentario
Audio DD 5.1: Italiano, Inglese
Sottotitoli: Italiano, Inglese
Extra: Scene addizionali, La prima a Los Angeles, Video
clip, Interviste, Trailer
01 Distribution - € 23,50
Sicko è un commovente ritratto del sistema sanitario statunitense raccontato dal punto di vista di alcune persone comuni,
che si trovano ad affrontare delle sfide straordinarie e strazianti nella loro ricerca di un’assistenza medica di base. Il premio
Oscar Michael Moore mostra come il sistema sanitario statunitense sia all’ultimo posto tra le nazioni sviluppate, nonostante
abbia un costo per persona maggiore di ogni altro al mondo. Il
regista cerca delle risposte in Canada, Gran Bretagna e Francia,
dove tutti i cittadini ricevono un’assistenza medica gratuita.
Alla fine, Moore riunisce un gruppo di eroi dell’11 settembre,
degli addetti alle squadre di salvataggio che ora soffrono di
malattie debilitanti e a cui sono state negate le cure mediche
negli Stati Uniti. Lui li accompagna in un posto decisamente
inatteso, in cui riceveranno le cure necessarie che non sonodisponibili nella nazione più ricca della Terra.
Shrek Terzo
Di Chris Miller, Raman Hui
Audio DD 5.1: Italiano, Inglese
Sottotitoli: Italiano, Inglese
Extra: La guida di Shrek per essere dei buoni genitori,
L’annuario del Liceo di Artie, Le scene eliminate, Il
video musicale del ballo di Ciuchino, DreamWorks e i
bambini: un sacco di giochi ispirati a Shrek, Shmash
Ups: crea il tuo personale video di Shrek, La magica
sfera di cristallo di Mago Merlino
Paramount Home Entertainment - € 22
Quando suo suocero si ammala, Shrek intraprende una
travolgente avventura con Ciuchino e il Gatto con gli
Stivali per trovare il legittimo erede al trono. I personaggi più amati da grandi e piccini ritornano insieme a un Mago Merlino un pò confuso,
un impacciato Artù, una scatenata banda di principesse e... a inattesi nuovi arrivi.
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LE BATTUTE
di Boris Sollazzo
Matrimonio alle Bahamas
Lezioni di cioccolato
“Faccio un’inversione a U. Anzi, come dite voi a Roma, un’inversione
aho!”
“L’Italia è un paese arretrato, solo chi
va in tv ha rispetto”
“Perché è di Milano e fa il tassista a Roma?”
“Facevo il militare qui e poi ho incontrato mia moglie alla parata”
“Incontrato…scontrato! Mi ha messo sotto con il carro armato. Lo sbarco
in Lombardia!”
“Sai che ho chiesto a Cecilia di uscire?
Mi ha detto che si sposa a settembre”
“Ma come, a me ha detto che è sposata
e ha due figli”
“A me invece ha detto che è lesbica”
“Non farmi restare così, sui carboidrati ardenti!”
“I veri precari siamo proprio noi ladri”
“Se devi arrestà qualcuno, arresta la caduta dei capelli. Se sulla tua testa ce passa un piccione, ce fa er nido”
“Sò andato a comprà i regali!”
“Se, a rubarli sei andato…”
“Rubare? Mò coi prezzi che ce stanno, er ladro sò io? La verità è che il
mago (Solange) ce l’ha con me perché gli è morto il parrucchiere”
“Se dall’Egitto venite qui in Italia,
neanche lì ve la passate tanto bene”
“Proverbio dice: cammello non parla di neve”
“Tu dici che ci provi con tutte, perché con me no?”
“Perché tu ci staresti”
“E la prospettiva è così desolante?”
“Venire a letto con me è desolante. E parlo di quando sto in
forma”
Across the universe
“Oscar ha rimesso la testa a posto”
“Perché aveva rubato anche quella?”
“Vieni dall’Inghilterra? Ero di stanza lì, me la sono spassata”
“Sì, lo so, penso di essere tuo figlio”
“In Italia si dice: donne e buoi, sono cazzi tuoi”
“Io non avrò figli, se ci pensi è puro narcisismo. Si fanno
piccole copie carbone di se stessi per dire: Ha gli occhi di sua
madre, la bocca di suo padre!”
“Cosa è venuto a fare alle Bahamas, se non la amas?”
“Dopo tutto c’hai un bel fisico. Di che segno sei, dello scarabocchio?”
Milano - Palermo: il ritorno
“Io ti conosco”
“Pure io. Questa è la seconda scampagnata che se famo”
“Cos’è questo?”
“Gioco facile facile per Stefano, regalo di Nonno Turi”
“Questa è una pistola, tiri il grilletto e bum, divento grande. Regalo di
Mamma Rosaria. Gioco facile facile per Toni”
“Il mio sangue per il suo, per me vivere o morire è lo stesso dolore”
“E che sei un poeta, un
eroe? Sei solo
uno sbirro”
“E’ quello che fai che determina quello che sei”
“No, è quello che sei che determina quello che fai, ho ragione
Jude?”
“Mmm…diciamo che non è importante quello che fai ma il
modo in cui lo fai?”
“Cosa farai quando lascerai gli studi?”
“Quello che fa ogni irresponsabile che lascia gli studi: andare
a New York. Qui la cosa più eccitante è stata
l’automazione del bowling! Pensa al Village:
ottima musica, orge…”
“Siete tutti pulitini… ma di quelli che potrebbero ammazzare la nonna a martellate”
“Avete memoria per i visi?”
“Sì, certo”
“Bene, perché in bagno non c’è
lo specchio”
“Motivi per non buttarti
nelle braccia dell’esercito?”
“Sono un omosessuale travestito
pacifista con
una macchia
nei
DEL MESE
polmoni”
“Basta che non hai i piedi
piatti. Arruolato”
“Che alternative hai se non
parti?”
“Il Canada o la prigione, e mi
fanno schifo entrambe”
“Montreal è forte!”
“Ma parlano francese”
“Allora impara il francese o
muori”
“Non sembri troppo sballato”
“Sì, infatti, dal collo in giù funziona tutto”
Factory Girl
“Insomma, la gente dice che Warhol è un freak senza talento”
“Beh, sta cambiando il modo in cui guardiamo il mondo, no?”
“Andy, nei tuoi film cosa speri di ottenere?”
“Cerchiamo solo di essere pessimi, ma facendolo bene”
“Andy, alcuni dicono che il tuo lavoro è solo pornografia”
“Ah, si. Non è pazzesco?”
“Farò un intero libro sui piselli”
“Il suo ultimo libro si chiamava “Cicatrici”. Ma “Cazzi” suona
molto meglio, non ti pare?”
“Questo qui è il mio”
“Magari possiamo beccare il Presidente. Eh?”
“Il “glande” di un grande! Brigid, devi chiamare tuo padre”
“Non ne posso più. Voglio morire”
“Perché vuoi morire?”
“Perché non mi fanno più credito da Bonwit Teller. Perché ho
appena rubato trenta dollari di mutande da Bergdorf e credo
che lo farò di nuovo”
“Io sono un’attaccabrighe. Un teppista. Un vero figlio di
puttana. Perciò se ti crea un problema, tanto io lo ficco dove
posso, che ti piaccia o no”
Boygirl- questioni di sesso
“Sul serio?”
“Si, mi sembrerebbe di farlo con James Bond!”
“Beh, tu mi conosci, piccola, io sono il tuo 009 e mezzo, con la licenza
di trivellare, tienti forte baby!”
Irina Palm
“Qui la parola ‘hostess’ è un eufemismo. Sai che cos’è un eufemismo?”
“No”
“Neanch’io lo sapevo. Me l’ha spiegato il mio avvocato. E’ quando usi
una parola per un’altra. Per esempio qui ‘hostess’ vuol dire puttana. Che
tipo di hostess sei? Regolare, perversa, piccoli trucchetti speciali?”
“Siediti. La prima volta è sempre la più imbarazzante. Dopo di che fai
seghe a tutta l’Inghilterra. Dammi la tua mano”
“Miki dice che sono la miglior mano destra di Londra”
“Miki...?”
“Il manager”
“A Soho?”
“Sexy World. Io sono Irina Palm. Sono la migliore”
Leoni per agnelli
“L’unica cosa buona del giorno è che la sera
finisce”
“Lei è qui perché mi ha definito il futuro del
mio partito”
“L’ho fatto otto anni fa”
“Le sono comunque grato”
“Visto com’è andata è sicuro che le abbia
fatto un favore?”
“Mi concede un’ora intera di faccia a faccia?
Allora siete disperati”
“No, siamo determinati”
“Dobbiamo accelerare l’offensiva. Come diceva Von Clausewitz: mai combattere un nemico troppo a lungo, si adeguerà alle tue tattiche”
“Sunniti e sciiti si fanno la guerra da 1300 anni e ora fanno la pace solo per uccidere gli americani? Questa è la vera notizia!”
“Ecco la specialita’ della casa! Le ho chiamate uova fritte, fatte al chi se ne fotte”
“Spesso l’alta cucina deve tutto alla presentazione, non trovi?”
“I professori non sono altro che venditori”
“E lei cosa sta vendendo?”
“Te. A te stesso”
“Ho gia’ trovato un vestito da turbina per il ballo. Un misto
di aristofreak sballato di Beyonce’, piu’ l’individualita’ antidepry di Gwen Stefani, con uno spruzzo di stilish troiagerie’
dell’’Aguilera. Tutto il mio look e’ very Madonna, prima che
invecchiasse naturalmente”
“Mai visti leoni di tal fatta comandati da agnelli”
“Io confesso che vederti addosso lo smoking mi fa sentire così
eccitata. Perche’ non lo facciamo all’aperto tesoro?”
“Dopo l’11 settembre tutto il mondo era con noi. Dopo sei anni, non è
mai stato così scomodo essere americani”
“Il brutto dell’essere adulti e che lo diventi senza accorgertene, e nel
frattempo hai preso decine di decisione. Sei un uomo, ora, e sei solo”
Per Boldi è già Natale
C
Foto di Giambalvo & Napolitano
ipollino travolge il box office, dimostrando contro tutti i pronostici che lo davano per spacciato
senza De Sica, di non essere da meno
a nessuno.
La sera del 15 novembre si è svolta al
cinema Adriano l’anteprima V.I.P. di
Matrimonio alle Bahamas distribuito
da Medusa. La pioggia non è riuscita
a fermare l’entusiasmo di tutto il cast
del film da Massimo Boldi a Lucrezia
Piaggio accompagnata dal’ ‘bellissimo’
Donald French. Presenti anche Claudio Risi, il regista del film, e il fratello
Marco. Supergettonate come al solito
Victoria Silvstedt e Linda Batista
che hanno catturato gli obiettivi dei
fotografi con due stereotipi di bellezza differenti ma entrambi travolgenti.
Non poteva mancare Enzo Salvi, l’in-
guaribile Cipolla, e Loredana De Nardis. Matrimonio alle Bahamas è stato applaudito anche da un parterre di
personaggi del mondo della tv, tra cui
la bella Lorena Bianchetti e Solange,
Barbara De Rossi accompagnata dalla figlia Martina e dal marito BranKo.
Matrimonio alle Bahamas ha esordito
nelle sale il 16 novembre con incassi a
dir poco natalizi: 3 milioni di euro nel
primo weekend.
Massimo Boldi
Marco e Claudio Risi
Lorena Bianchetti
Victoria Silvstedt
Donald French
Massimo Boldi
Lucrezia Piaggio
Raffaello Balzo
Un western italiano
contro la mafia
Foto di Giambalvo & Napolitano
G
iovedì 22 novembre grande anteprima ad inviti per salutare l’arrivo
nelle sale di Milano Palermo - il ritorno, seguito di Milano
Palermo - solo andata, entrambi diretti da Claudio Fragasso
e quest’ultimo grande successo del 1995. Piazza della Repubblica a
Roma e il cinema Warner Village Moderno erano stati addobbati a
tema del film. Presente buona parte del cast a cominciare da Raoul
Bova accompagnato dalla moglie Chiara Giordano, Giancarlo Giannini
e Romina Mondello, Simone Corrente insieme all’attrice Giulia
Bevilacqua, Enrico Lo Verso, Luigi Maria Burruano e la fidanzata. Il
film è uscito nelle sale il 23 novembre, distribuito dalla Walt Disney
Studios Motion Pictures Italia. Tantissimi gli invitati alla
prima, tra i quali segnaliamo: Franco Califano, l’allenatore
della Roma Luciano Spalletti e sua moglie, il calciatore della
Roma Rodrigo Taddei, l’attore Enzo Salvi, Tony Sperandeo
con la figlia, Raffaello Balzo e la fidanzata Klizia, una super
in forma Rita Rusic, Max Biaggi, Massimo Bonetti.
Giulia Bevilacqua e Simone Corrente
Raoul Bova e
Chiara Giordano
Giancarlo Giannini e
Romina Mondello
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