Scheda Paese STREAM 2013-2015

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Scheda Paese STREAM 2013-2015
DIREZIONE GENERALE
PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
Ufficio IV
Quadro Paese “Stream” 2013-2015
SENEGAL
1. Inquadramento e motivazioni della presenza italiana di cooperazione
Le Linee Guida e gli Indirizzi Programmatici DGCS-MAE 2013-2015 hanno confermato il Senegal come
Paese prioritario della Cooperazione italiana nell’Africa Sub Sahariana e quale zona di maggiore
concentrazione delle attività a livello regionale.
Nel panorama dell’Africa Occidentale, il Senegal è il Paese che ha conosciuto la più forte stabilità politica e
istituzionale: anche nel delicato passaggio delle elezioni presidenziali e legislative del 2012, si è consolidato
nel ruolo di piattaforma di stabilizzazione e di apertura nel quadro di un dialogo paritario e innovativo con i
principali donatori internazionali.
L’Accordo Quadro di partenariato Italia-Senegal firmato a Dakar il 7 Dicembre 2010 ha segnato il
rinnovamento dell’impegno italiano in Senegal attraverso modalità operative più efficaci e condivise con la
controparte locale. Il processo di concentrazione settoriale e territoriale iniziato sin dal 2009, ha permesso
all’Italia di consolidare le sue posizioni in seno al panorama dei donatori europei, portando a compimento la
definizione di tre settori prioritari di intervento: i) Agricoltura e Sviluppo rurale, ii) Settore privato e sviluppo
economico locale iii) Protezione sociale e genere. Dal punto di vista territoriale, la Cooperazione Italiana ha
fatto convergere i suoi sforzi principalmente nell’asse centro-sud nelle regioni di Dakar, Thiès, Kaolack,
Fatick, Diourbel, Sédhiou e Kolda, sostenendo in tal modo i percorsi di collegamento dalle regioni di
produzione a quelle di commercializzazione e scambio.
La presenza del Sistema italiano in Senegal, rafforzatasi dall’istituzione dell’Ufficio di Cooperazione nel
2006, si contraddistingue per una grande continuità di azioni manifestatasi anche durante il periodo di
maggiore crisi in Casamance. Inoltre, il Sistema italiano di cooperazione in Senegal è arricchito dalla
presenza delle ONG italiane, dai molteplici attori della cooperazione decentrata e dall’attivismo della
diaspora senegalese residente in Italia, oltre che dal contributo di alcune importanti fondazioni bancarie.
2. Altri donatori internazionali di rilievo, coordinamento e possibilità di divisione del lavoro, esercizi di
valutazione congiunta (harmonization - armonizzazione)
Il Senegal costituisce uno dei Paesi di maggior presenza di partners internazionali, anche per il suo
importante ruolo di piattaforma regionale. L’Italia partecipa attivamente al coordinamento dei donatori nel
quadro delle attività del Comitato di Concertazione dei Partner Tecnici e Finanziari del Senegal
(CCPTF/Groupe des 12), composto da 12 rappresentanti dei donatori bilaterali e multilaterali, ove siede dal
2010. Tale organo di impulso e di rappresentanza del processo di concertazione, allargato all’intera comunità
dei donatori del Paese (Groupe des 50) costituisce l’interlocutore più diretto del dialogo fra donatori e
Governo del Senegal. L’Italia aderisce ai gruppi tematici settoriali di Decentramento, Sviluppo Rurale,
Educazione, Casamance, Genere, Settore Privato e Microfinanza. L’Italia esercita il ruolo di Capofila in due
dei suoi settori di concentrazione: il gruppo Genere dell’Unione Europea, il Settore Privato (PME)
multiattore e la co-presidenza rispettivamente del gruppo Micro finanza e del Gruppo Genere multiattore.
Per facilitare il monitoraggio tecnico e finanziario delle iniziative di APS finanziate dai diversi donatori, il
Senegal ha adottato dal 2008 una Piattaforma di Gestione dei Finanziamenti Esterni, regolarmente alimentata
anche con i dati italiani. Nel 2010, l’OCSE ha condotto la seconda inchiesta sull’applicazione della
Dichiarazione di Parigi, sottolineando l’importanza dei progressi registrati e delineando il percorso da
seguire, secondo una strategia che l’Italia, assieme agli altri donatori, sta mettendo in atto.
In ambito UE, il Senegal è stato oggetto nel 2009 dell’applicazione della Fast Track Initiative on Division of
Labour (FTI-DoL) al quale l’Italia ha partecipato con il ruolo di supporting donor a fianco della Francia, a
sostegno della leadership dell’Unione Europea.
L’attivismo italiano in ambito UE é andato rafforzandosi nel 2010 e nel 2012 attraverso una maggiore
partecipazione al processo di Divisione del Lavoro. Gli incoraggianti risultati dell’autovalutazione dei
vantaggi comparati hanno dimostrato che l’Italia presenta delle caratteristiche di potenziale leadership nel
settore dello sviluppo rurale, PMI e genere, ponendo le basi per una potenziale cooperazione delegata.
Nel 2012 l’Italia ha sostenuto ed animato gli sforzi per una larga adesione alla programmazione congiunta
UE. L’estensione del ciclo di programmazione dell’Italia al 2013 ha permesso al nostro Paese di aderire
all’esercizio di stesura del “Documento Congiunto di Programmazione” assieme ad UE, Francia, Spagna e
Belgio relativamente al triennio 2014-2016. Al fine di rendere effettivo entro il 2017 l’avvio di una
Programmazione Congiunta, i summenzionati donatori – assieme anche a Germania e Lussemburgo – hanno
convenuto su alcune tappe chiave del processo, di cui la sincronizzazione della Programmazione ne
costituisce il punto centrale. I donatori UE si sono accordati sulla definizione di un diagnostico congiunto, il
cui contenuto è stato condiviso in fase di formulazione dell’XI° FES.
L’esercizio di armonizzazione è stato condotto a livello settoriale attraverso la definizione di documenti
congiunti. Tali road maps contengono l’indicazione degli obiettivi, risultati e indicatori specifici verso cui
l’azione dei donatori europei si andrà orientando nel periodo 2014-2016, in vista della realizzazione del vero
e proprio esercizio di Joint Programming a partire dal 2017. Si evidenzia che nel quadro di tale esercizio,
l’Italia ha svolto il ruolo di capofila nella concertazione per la definizione condivisa di priorità settoriali in
ambito di Genere, Protezione Sociale e Settore Privato.
3. Altre espressioni del Sistema italiano di Cooperazione presenti nel Paese (Ong, Università, enti
locali, settore privato) ed eventuali modalità di un loro coinvolgimento
L’Accordo quadro di Cooperazione Italia-Senegal del Dicembre 2010,riconosce pienamente il ruolo della
cooperazione decentrata e degli altri agenti di cooperazione, tra cui le ONG, come attori chiave del Sistema
Italia. La riflessione sul valore aggiunto del Sistema italiano di Cooperazione, è stata rilanciata nel 2010, in
occasione delle “Giornate della cooperazione italo-senegalese” e approfondita nella seconda edizione dello
stesso evento nel Dicembre 2012. I rapporti di coordinamento con questi attori della cooperazione sono
andati rafforzandosi attraverso la presenza di referenti per la ”cooperazione decentrata e la società civile”
presso l’Unità Tecnica Locale.
Attualmente sono in corso in Senegal 5 Progetti promossi, nei settori di tradizionale intervento delle ONG
italiane quali l’agricoltura, le energie rinnovabili, l’acqua e il rafforzamento delle organizzazioni dei
produttori e il genere. Tra le ONG idonee che operano nel Paese, anche con finanziamenti non italiani, si
citano ACRA, CISV, COSPE, COMI, CESES, WWF, LVIA, ENZO B., Green Cross Italia, MAIS. Le
riunioni periodiche e un continuo scambio di informazioni hanno favorito il coordinamento fra attività degli
attori no-profit e la cooperazione bilaterale. Inoltre, le nuove procedure concorsuali recentemente approvate
dalla DGCS, hanno offerto l’opportunità alle ONG italiane di orientare maggiormente le loro azioni verso i
settori di concentrazione dei programmi bilaterali, in modo da favorire ulteriori sinergie.
In Senegal, dal 2008 al 2012, sono stati realizzati circa 51 Progetti di Cooperazione decentrata grazie ai
finanziamenti delle Regioni Abruzzo, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Toscana,
Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto. Un numero crescente di progetti di cooperazione decentrata
italiana nelle Regioni di Louga e di Ziguinchor hanno inoltre ricevuto finanziamenti da parte dell’Unione
Europea. Interessanti esperienze sono in corso di realizzazione nelle Regioni di Kaolack e Sedhiou, terreno
di concentrazione dei programmi bilaterali della cooperazione italiana. A titolo esemplificativo delle sinergie
realizzate, si possono citare le collaborazioni tra fondazioni bancarie, Università, ONG e i programmi DGCS
per la partecipazione di amministratori degli enti locali senegalesi a soggiorni di studio in Italia.
Nel prossimo triennio, si intende favorire l’orientamento delle azioni di cooperazione decentrata nelle regioni
di concentrazione della Cooperazione Italiana attraverso la possibilità di cofinanziamento di azioni puntuali,
in coerenza con i documenti di pianificazione locale.
4. Obiettivi generali della cooperazione italiana nel Paese, loro condivisione con la controparte e loro
coerenza con gli orientamenti internazionali in materia di efficacia dello sviluppo
L’obiettivo generale della Cooperazione Italiana in Senegal consiste nella lotta alla povertà attraverso
l’empowerment economico delle fasce più vulnerabili e degli agenti di cambiamento.
Da un punto di vista metodologico, l’Italia si prefigge di giocare un ruolo di impulso del coordinamento in
ambito UE e di agire in quanto Sistema di cooperazione multiattore, valorizzando l’apporto dei vari soggetti.
La progressiva concentrazione territoriale e settoriale dei programmi italiani, intrapresa nel 2010, sarà
rafforzata e consolidata nell’ambito del prossimo Programma Paese 2014-2016, sulla base di importi quanto
meno analoghi al precedente ciclo programmatico. Un esercizio di capitalizzazione delle lezioni apprese dai
Programmi pregressi, pur non ancora conclusi, sarà condotta di concerto con il partner nazionale, in modo da
identificare le procedure gestionali e le metodologie di realizzazione più virtuose.
I settori nei quali l’Italia ha concentrato il proprio intervento nel corso dell’attuale programmazione sono:
1. Agricoltura e Sviluppo rurale, con una dotazione finanziaria di 30 milioni di euro (Programma
PAPSEN “Progetto di appoggio al Programma Nazionale di Investimenti in Agricoltura - PNIA”);
2. Settore privato e sviluppo economico locale, con 24,7 milioni di euro (di cui 23,7 milioni di euro - 20
milioni di euro a credito e 3,7 milioni di euro a dono - per il Programma PLASEPRI “Piattaforma
d’appoggio al settore privato e alla valorizzazione della diaspora senegalese in Italia” ed 1 milione di
euro per il Programma CIDEL “Conoscenza innovativa e sviluppo locale”);
3. Genere e protezione sociale, per un ammontare di 8,7 milioni di euro (di cui 6 milioni di euro per il
Programma PIDES “Programma integrato di sviluppo economico e sociale” ed i restanti 2,7 milioni di
euro per il Programma PAEF “Programma a supporto dell'educazione elementare delle bambine”).
La strategia adottata nella programmazione in corso é volta a sostenere la lotta alla povertà attraverso
l’identificazione di meccanismi e percorsi di cambiamento, tra cui l’approccio territoriale alla pianificazione
degli interventi di sviluppo, l’empowerment economico delle donne e dei giovani, il sostegno al settore
produttivo agricolo e privato di tipo sostenibile. A ciò si è aggiunto un progressivo rafforzamento della
presenza italiana nel quadro del dialogo politico con la controparte, in particolare sulle tematiche di genere
che ha permesso l’affermazione dell’Italia nel panorama dei donatori soprattutto a livello europeo.
Alignment: I programmi della Cooperazione Italiana in Senegal si collocano all’interno della strategia del
Governo per la riduzione della povertà, (Strategia Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale - SNDES).
L’importanza della definizione di un quadro settoriale chiaro e coerente è testimoniata dal fatto che i
programmi in corso e quelli realizzati prevedono il sostegno alle Autorità senegalesi nella formulazione e
applicazione delle strategie settoriali (Lettre de Politique Sectorielle sur la Décentralisation, Stratégie
Genre, PMI etc). Pur non aderendo stricto sensu alla modalità di aiuto al bilancio, i programmi attuati ex
Art.15 del Regolamento di Esecuzione L.49/87, si conformano al principio dell’esecuzione nazionale e
impiegano strumenti e procedure del Paese ricevente, tra cui il nuovo Codice per gli appalti pubblici adottato
dal Senegal nel 2008 e recentemente aggiornato.
La misura dell’impatto di genere è una tematica trasversale all’insieme dei Programmi della Cooperazione
Italiana, nonché l’oggetto di interventi specifici, volti a favorire l’inclusione delle tematiche di genere nelle
politiche pubbliche a vari livelli.
Il ruolo degli enti locali e di una visione pianificata del territorio ha caratterizzato l’insieme degli interventi
italiani, anche attraverso un loro parziale riorientamento verso lo sviluppo economico locale. La strategia di
sviluppo dei territori è diventata uno degli assi portanti del processo di rilancio dell’economia.
Ownership: In materia di consultazioni con la cotroparte locale, la seconda edizione delle Giornate della
Cooperazione italo-senegalese del Dicembre 2012 ha ribadito la necessità di definire un meccanismo
formalizzato di consultazione con il partner senegalese, in particolare con il Ministero dell’Economia e delle
Finanze (MEF), per una valutazione congiunta dello stato di realizzazione del quadro di cooperazione. In
occasione della formulazione del nuovo Programma Paese, si prevede di procedere a consultazioni con la
controparte locale, sia in ambito settoriale, che nel dialogo diretto con il MEF senegalese.
5. Settori prioritari d’intervento e risultati attesi
I nuovi Programmi per il triennio 2014-2016, che potranno usufruire di importi analoghi al precedente ciclo
di programmazione, terranno conto delle esperienze già realizzate e proporrano una sintesi della metodologia
sino ad ora utilizzata. Di conseguenza, la Programmazione in fase di definizione, come quella del triennio
precedente, si concentrerà su tre ambiti prioritari con ripartizione delle risorse disponibili:
1. agricoltura e Sviluppo rurale per migliorare la produzione e commercializzazione dei prodotti
ortofrutticoli a favore del consumo locale;
2. settore privato e sviluppo economico locale per rafforzare l’accesso ai servizi di economia sociale di
prossimità e di economia innovativa;
3. protezione sociale e genere per ridurre la povertà attraverso l’empowerment delle donne e dei giovani e
la promozione di una istruzione inclusiva.
Il nuovo Programma Paese verrà attuato soprattutto attraverso programmi bilaterali, sia con fondi a dono che
a credito, gestiti direttamente dal Governo senegalese. La maggiore disponibilità dei fondi a credito ha
determinato una diversa ripartizione delle risorse nei citati macro-settori, che impegneranno pertanto circa 15
milioni di Euro a dono (per la maggior parte destinati alla Protezione sociale e Genere, e all’Istruzione) e
circa 30 milioni di Euro a credito (ripartiti tra Settore privato e sviluppo economico locale e Agricoltura e
Sviluppo rurale).

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