Da Amèlie Nothomb alla metafisica del tubo applicata al

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Da Amèlie Nothomb alla metafisica del tubo applicata al
Da Amèlie Nothomb alla metafisica del tubo applicata al paesaggio
{mosimage} Christian De Iuliis, giovane e originale architetto che vive in Costiera amalfitana
(Minori), ha scritto questo articolo che riprende le “teorie” tratte dal libro “Metafisica dei tubi” di
A
mélie Nothomb
. E' anche sua la foto che ritrae alcune “idee” dai contorni metafisici applicate sulla cittadina
costiera. Amélie Nothomb racconta del primo periodo della sua vita, da zero a tre anni. Gli
eventi di quegli anni sono una meditazione filosofica sulla vita e la morte.E per De Iuliis “
il tubo è il singolo ma anche il tutto, è un pensiero ma è pure corpo, è sé stesso ma anche
malinconica citazione".
“In principio era il nulla. E questo nulla non era né vuoto né vacuo: esso nominava solo se
stesso. E Dio vide che questo era un bene. Per niente al mondo avrebbe creato alcunchè. Il
nulla non solo gli piaceva, ma addirittura lo appagava totalmente. Dio aveva gli occhi
perennemente aperti e fissi. (…) Non c’era niente da vedere e Dio non guardava niente”.
Pur nel suo nulla Dio esisteva, la sue stessa esistenza era un concetto metafisico,
esisteva solo nella stessa consapevolezza di farlo.
Cognizione della quale Dio non aveva bisogno, non c’era bisogno di una conferma,
nessuna relazione poiché il nulla non offriva paragoni e nulla c’era da osservare per
affermare un esistenza in relazione. Il nulla era perfetto ed autosufficiente e Dio era una
realtà esistente senza essere percepibile, senza guardare, né essere osservato.
“La vita inizia laddove inizia lo sguardo. Dio non aveva sguardo. Dio aveva solo tre occupazioni:
la deglutizione, la digestione e, conseguenza diretta, l’escrezione. (…) Dio apriva tutti gli orifizi
necessario al passaggio degli alimenti, solidi e liquidi. Ecco perché, a questo stadio della
crescita, chiameremo Dio il tubo.
Esiste una metafisica dei tubi”.
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Da Amèlie Nothomb alla metafisica del tubo applicata al paesaggio
Il tubo è esso stesso un’entità metafisica, abitante solitario di una dimensione senza
abitanti, il tubo è il singolo ma anche il tutto, è un pensiero ma è pure corpo, è sé stesso
ma anche malinconica citazione. Il tubo è il particolare ma anche la quinta di questa
scenografia senza tempo, palcoscenico che calpestiamo; un’architettura paradossale e
fuori contesto, un interrogativo angosciante aperto come un baratro davanti ai nostri
occhi.
La foresta dei tubi che ci avvolge è il paesaggio irreale, lo spazio che ci ospita. I tubi si
flettono attorcigliandosi; intorno a noi, si fanno labirinto di pregiudizi e di relazioni da
dove è impossibile scappare.
“I tubi sono straordinari miscugli di pieno e di vuoto, sono materia cava, una membrana di
esistenza che ricopre un fascio di inesistenza”.
Io, l’uomo e la donna che mi camminano accanto, siamo tubi, che Dio ha creato a sua
immagine e somiglianza, ansiosi di spalancare la nostra bocca e deglutire tutto ciò che
qualcuno ci spinge dentro, insaziabili. Deglutiamo, digeriamo, espelliamo.
“I tubi aperti ingoiano. Quando hanno deglutito ne chiedono ancora”.
Il tubo è acritico. E’ la sua stessa natura metafisica ad impedirgli qualsiasi giudizio di
valore. Esiste in quanto tubo tra i tubi, la sua unica ragion d’essere è uno sguardo tra i
suoi simili. La sua esistenza, eterna, gli basta a giustificare la sua creazione.
“E tu, che cosa ti credi di essere ? Sei un tubo venuto fuori da un altro tubo. In questi ultimi
tempi hai avuto la gloriosa impressione di evolvere, di diventare materia pensante. Tutte
fesserie. (…) Ricordati che tubo sei e che tubo ritornerai”.
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Da Amèlie Nothomb alla metafisica del tubo applicata al paesaggio
N.B.: Le parti in corsivo sono tratte dal libro “Metafisica dei tubi” di Amèlie Nothomb (ed.
Voland, Roma 2002)
www.christiandeiuliis.it
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