Silvio Colagrande LEMBI DI CIELO

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Silvio Colagrande LEMBI DI CIELO
Silvio Colagrande
LEMBI DI CIELO
Milano, Fondazione Don Gnocchi - Centro S. Maria Nascente. 7 marzo 2009.
«Sei finalmente tornato fra noi. Hai lasciato per un momento i tuoi “lembi di cielo mattutino e
ventoso di primavera” inondando la mia anima e il mio cuore di un’emozione indescrivibile. Hai
riportato fra noi l’energia prorompente e cristallina del tuo sorriso, lo sguardo penetrante dei
tuoi occhi, il profumo della tua anima. È come se il tempo non fosse mai trascorso.»
Ora voglio dirti soprattutto che i miei sentimenti e le mie emozioni sono stati davvero forti dentro
di me, quando è stata riaperta la tua bara: ero di fianco al tuo viso e ho potuto osservarti bene; i
tuoi lineamenti erano ancora intatti ed era molto ben conservato il lavoro del tuo amico dentista.
Stranamente i capelli in particolare erano rossicci, così come su tutti i tuoi vestiti si era diffuso
questo colore. Dalla tua persona emanava un profumo che sapeva di violette e sottobosco: non
trovo le parole per descriverti le sensazioni e le emozioni che ho provato.
C’erano altre persone intorno alla tua bara: mi è dispiaciuto molto che non abbiano fatto entrare
Anna insieme a me, perché desideravo condividere con lei quel momento. Ho provato ancora a
chiudere il mio occhio destro con il palmo della mano e sono rimasto ad osservarti solo con il tuo:
mi sono detto “è un evento davvero straordinario e unico: ti stai guardando con i tuoi occhi.”
Ho sentito profondamente in queste emozioni l’intensità del legame di fede che mi ha unito a te,
da quel 29 febbraio del 1956. La consapevolezza che questo legame è fondamentalmente di anima
e di cuore, non mi ha impedito in quel momento di percepire la sua concretezza materiale, fisica.
Sento che quel tuo lembo di cornea che vive nel mio occhio sinistro assume una nuova
dimensione, come qualcosa di più grande e pesante fisicamente della sua consistenza biologica: ho
la sensazione che rappresenti il mio contatto reale con il tuo corpo soprattutto in questo
momento. Mi viene la tentazione di allungare una mano, per passarla delicatamente sul tuo viso,
ma non posso farlo. Ancora di più ho sentito quanta realtà di vita ci fosse in tutti i pensieri e
sentimenti con i quali ho cercato nel tempo di coltivare il legame tra il tuo pensiero, il tuo viso
sorridente, che avevo conosciuto per la prima volta a Inverigo, nei miei costanti tentativi di ricerca
della tua via nel mio quotidiano, spesso per me faticoso e non privo di sofferenze.
Ho sempre cercato di seguire il tuo insegnamento: la propria voce interiore suggerisce e guida
nella ricerca della strada appropriata ad esprimere se stessi. Credo di averlo fatto cercando di
rispondere a te con i modi e le scelte mie, vissute in prima persona nel bene e nel male.
Una risposta mia, sincera e genuina al tuo grande dono, non poteva che scaturire dal mio più
profondo intimo, come espressione di quella unicità della persona, che tu stesso avevi sempre
messo in primo piano. I molti suggerimenti che ho ricevuto da altri, mi hanno sempre dato la
sensazione che fossero adempimenti formali e apparenti convenienze, senza quella partecipazione
interiore di cui sentivo il bisogno.
…