trust e negozi fiduciari - Ordine dei Dottori Commercialisti e degli

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trust e negozi fiduciari - Ordine dei Dottori Commercialisti e degli
Anno 11 – Numero 7
3 aprile 2013
NORMATIVA, GIURISPRUDENZA, DOTTRINA E PRASSI
IL NUOVO DIRITTO
DELLE SOCIETÀ
D IRETTA
DA
O RESTE C AGNASSO
C OORDINATA
DA
E
M AURIZIO I RRERA
G ILBERTO G ELOSA
IN QUESTO NUMERO:
• PRESENTATION OF THE JOURNAL OF
“ORIENTAL LAW”
• CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
• LA DISCIPLINA CINESE SUI MARCHI
ItaliaOggi
DIREZIONE SCIENTIFICA
Oreste Cagnasso – Maurizio Irrera
COORDINAMENTO SCIENTIFICO
Gilberto Gelosa
La Rivista è pubblicata con il supporto
degli Ordini dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili
di:
Bergamo, Biella, Busto Arsizio, Casale Monferrato,
Crema, Cremona, Lecco, Mantova, Monza e Brianza,
Verbania
NDS collabora con la rivista:
SEZIONE DI DIRITTO FALLIMENTARE
a cura di Luciano Panzani
SEZIONE DI DIRITTO INDUSTRIALE
a cura di Massimo Travostino e Luca Pecoraro
SEZIONE DI DIRITTO TRIBUTARIO
a cura di Gilberto Gelosa
SEZIONE DI PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E IMPRESA
a cura di Marco Casavecchia
SEZIONE DI TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
a cura di Riccardo Rossotto e Anna Paola Tonelli
COMITATO SCIENTIFICO DEI REFEREE
Carlo Amatucci, Guido Bonfante, Mia Callegari, Oreste Calliano, Maura Campra,
Matthias Casper, Stefano A. Cerrato, Mario Comba, Maurizio Comoli, Paoloefisio
Corrias, Emanuele Cusa, Eva Desana, Francesco Fimmanò, Toni M. Fine, Patrizia
Grosso, Javier Juste, Manlio Lubrano di Scorpaniello, Angelo Miglietta, Alberto Musy,
Gabriele Racugno, Paolo Revigliono, Emanuele Rimini, Marcella Sarale, Giorgio
Schiano di Pepe
COMITATO DI INDIRIZZO
Carlo Luigi Brambilla, Alberto Carrara, Paola Castiglioni, Luigi Gualerzi, Stefano
Noro, Carlo Pessina, Ernesto Quinto, Mario Rovetti, Michele Stefanoni, Mario
Tagliaferri, Maria Rachele Vigani, Ermanno Werthhammer
REDAZIONE
Maria Di Sarli (coordinatore)
Paola Balzarini, Alessandra Bonfante, Maurizio Bottoni, Mario Carena, Marco Sergio
Catalano, Alessandra Del Sole, Massimiliano Desalvi, Elena Fregonara, Sebastiano
Garufi, Stefano Graidi, Alessandro Monteverde, Enrico Rossi, Cristina Saracino,
Marina Spiotta, Maria Venturini
HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO
Emanuela Bianco, Matteo Cagnasso, Oreste Calliano Stefano Ferrero
INDICE
Pag.
EDITORIALE
Presentazione della Rivista cinese The Journal of “Oriental Law”
STUDI E OPINIONI
Much Ado About Nothing? The Corporate Social Responsibility as
Metaphor of Emerging Humanization of Transnational Contracts Law in
Global Markets
di Oreste Calliano
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
The Scope and the Effects of Mandatory Rules and Public Policy under the
1985 Hague Convention of the Law Applicable to Trusts and on their
Recognition
di S tefano Ferrero
O SSERVATORIO INTERNAZIONALE
The Chinese Trademark Law
di Matteo Cagnasso
9
12
35
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COMMENTI A SENTENZE
La capogruppo holding è responsabile per gli atti di contraffazione
commessi dalle sue controllate? Sì, secondo una recente pronuncia del
Tribunale delle imprese di Torino
di Emanuela Bianco
79
SEGNALAZIONI DI DIRITTO COMMERCIALE
89
SEGNALAZIONI DI DIRITTO TRIBUTARIO
92
MODALITÀ DI ABBONAMENTO
96
IL NUOVO DIRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
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SOMMARIO
EDITORIAL COOPERATION WITH CHINA
Presentazione della Rivista cinese The Journal of “Oriental Law”
STUDI E OPINIONI
Much Ado About Nothing? The Corporate S ocial Responsibility as Metaphor
of
Emerging Humanization of Transnational Contracts Law in Global
Markets
The Author analyzes the evolution of the Corporate Social Responsibility, from the
’70 to the present crisis, open to the search of new paradigms in company legal
strategies, presenting it as a metaphor of the development of new transnational
contracts law in global markets, respecting human rights and social issues.
di Oreste Calliano
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
The S cope and the Effects of Mandatory Rules and Public Policy under the 1985
Hague Convention of the Law Applicable to Trusts and on their Recognition
The 1985 Hague Convention is an important legal tool in the area of private
international law, creating a new bridge between the so-called trust and non-trust
States. In dealing with the determination of the law applicable to trusts and their
recognition, the Convention envisages some limits, such as mandatory rules and
public policy. The present work considers the scope and the effects of the relevant
provisions of the Hague Convention (namely, arts. 15, 16 and 18) and, through a
survey of the interpretations given by scholars and national judges, aims at
answering a fundamental question: do these limitations pose a real threat to the
actual operation of the Hague Convention?
di S tefano Ferrero
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SOMMARIO
O SSERVATORIO INTERNAZIONALE
La legge sui marchi della Repubblica popolare cinese
La legge sui marchi cinese è stata emendata nel 2001. L’Ufficio Marchi è
responsabile della registrazione e dell’amministrazione dei mar chi, il Consiglio per
la revisione e l’aggiudicazione dei marchi è responsabile per le dispute sui marchi.
Un marchio presentato per la registrazione dovrà mostrare caratteristiche evidenti e
dovrà risultare facilmente distinguibile, e non dovrà confligger e con i diritti
legittimamente ottenuti in precedenza da altri. Il diritto esclusivo di impiegare un
marchio registrato sarà limitato ai marchi registrati previa approvazione, e ai beni
per i quali il marchio registrato è stato approvato. Se uno straniero o società
straniera intende presentare domanda di registrazione di un marchio, o gestire
questioni relative ai marchi in Cina, devono fare affidamento su un'organizzazione
riconosciuta dallo Stato e qualificata per servire come un agente marchi. Chiunque
può, entro tre mesi dalla data in cui viene annunciato un marchio, sollevare
obiezioni. L'utente di un marchio è responsabile della qualità dei prodotti su cui
viene utilizzato il marchio. Per l’assegnazione di un marchio registrato,
l'assegnatario dovrà garantire la qualità dei prodotti su cui viene utilizzato il
marchio. Il licenziante deve vigilare sulla qualità dei prodotti su cui il licenziatario
utilizza il suo marchio registrato, e il licenziatario dovrà garantire la qualità dei
prodotti sui quali il marchio registrato deve essere utilizzato. Nel caso in cui marchi
registrati siano utilizzati per merci grossolanamente prodotte, spacciate per prodotti
di qualità, in modo da ingannare i consumatori, l'Ufficio Marchi potrà revocare
suddetti marchi. Il Dipartimento amministrativo per l'industria e il commercio ha il
potere di indagare su qualsiasi atto violi il diritto esclusivo di uso di un marchio
registrato.
di Matteo Cagnasso
COMMENTI A SENTENZE
La capogruppo holding è responsabile per gli atti di contraffazione commessi
dalle sue controllate? Sì, secondo una recente pronuncia del Tribunale delle
imprese di Torino
La sentenza affronta il tema della contraffazione indiretta con particolare
riferimento al caso dei gruppi di imprese, esaminando quale ruolo rivesta la holding
e come si configuri l’elemento soggettivo in capo alla stessa.
di Emanuela Bianco
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INDEX-ABSTRACT
Pag.
EDITORIAL COOPERATION WITH CHINA
Presentation of The Journal of “Oriental Law”
STUDIES AND O PINIONS
Much Ado About Nothing ? The Corporate S ocial Responsibility as
metaphor of emerging humanization of transnational contracts law in
global markets
The Author analyzes the evolution of the Corporate Social Responsibility,
from the ’70 to the present crisis, open to the search of new paradigms in
company legal strategies, presenting it as a metaphor of the development
of new transnational contracts law in global markets, respecting human
rights and social issues.
by Oreste Calliano
TRUST E FIDUCIARY AGREEMENTS
The scope and the effects of mandatory rules and public policy under
the 1985 Hague Convention of the Law Applicable to Trusts and on
their Recognition
The 1985 Hague Convention is an important legal tool in the area of private
international law, creating a new bridge between the so-called trust and
non-trust States. In dealing with the determination of the law applicable to
trusts and their recognition, the Convention envisages some limits, such as
mandatory rules and public policy. The present work considers the scope
and the effects of the relevant provisions of the Hague Convention (namely,
arts. 15, 16 and 18) and, through a survey of the interpretations given by
scholars and national judges, aims at answering a fundamental question: do
these limitations pose a real threat to the actual operation of the Hague
Convention?
by Stefano Ferrero
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INDEX-ABSTRACT
INTERNATIONAL OBSERVATORY
The Chinese Trademark Law
The Chinese Trademark Law was amended in 2001. The Trademark Office is
responsible for trademarks registration and administration, the Trademark
Review and Adjudication Board for trademarks disputes. A trademark
submitted for registration shall bear noticeable characteristics and be
readily distinguishable, and it may not conflict with the legitimate rights
obtained by others earlier. The exclusive right to the use of a registered
trademark shall be limited to trademarks which are registered upon
approval and to goods the use of a trademark on which is approved. Where
a foreigner or foreign enterprise intends to apply for the registration of a
trademark or handle other trademark matters in China shall entrust an
organization that is approved by the State and is qualified for serving as a
trademark agent. Any person may, within three months from the date a
trademark is announced, raise an objection. The user of a trademark shall
be responsible for the quality of the goods on which the trademark is used.
For a registered trademark to be assigned, the assignee shall guarantee the
quality of the goods on which the registered trademark is used. The licensor
shall supervise the quality of the goods on which the licensee uses his
registered trademark, and the licensee shall guarantee the quality of the
goods on which the registered trademark is to be used. If registered
trademarks are used on coarsely manufactured goods that are passed off as
quality goods, thus deceiving consumers, the Trademark Office may revoke
the registered trademarks. The administrative department for industry and
commerce shall have the power to investigate any act infringing upon the
exclusive right to the use of a registered trademark.
by Matteo Cagnasso
COMMENTS ON JUDGMENTS
Is the holding company liable for the act of counterfeiting committed by
its subsidiaries? Yes, according to a recent decision of the so-called
“Tribunale delle Imprese” of Turin
This judgment addresses the issue of indirect counterfeiting, paying specific
attention to the case of groups of companies and examining what role plays
the holding company and how the subjective element can be configured.
by Emanuela Bianco
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8
EDITORIAL COOPERATION WITH CHINA
Directors, Coordinators and the Scientific Committee are pleased to present the
important and influential Chinese law review The Journal of “Oriental Law” and to
announce the establishment of a close cooperation with its Editorial Department, in
order to enable a dialogue and a better understanding between our legal systems.
THE JOURNAL OF “ORIENTAL LAW”
Journal of “Oriental Law” is sponsored by the Shanghai Law Society and the
Shanghai People’s Publishing House. Each issue consists of about 1500 characters per
page; it is published bimonthly on the 10th and contains about 15 academic papers.
Journal of “Oriental Law” improves the exchange of academic ideas, for the
purpose to elaborate innovative academic theories, to solve practical problems, as well
as to publish manuscripts with high standards on originality and academic foresight. Its
authors and readers are mainly researchers, professors and students in law, engaged in
legislative, judicial, administrative and legal services’ staff, as well as in other groups
concerned with the research in law.
Journal of “Oriental Law” was founded in 2008. After five years it has gained a
certain influence in the Chinese legal theory and pratice. In 2012, on a statistics of 96
Chinese law journals (excluding journals of China Taiwan, Hong Kong and M acau),
according to the records of the “Chinese Academic Journal Impact Factor Annual
Report”, the Journal of “Oriental Law” has reached the fifteenth place for its influence.
Journal of “Oriental Law” publishes law issues. Readers can subscribe from the
China Post Group Corporation, or by directly contacting the Shanghai Law Society;
they can also retrieve the title of an article or the author’s name on www.cnki.net.
Journal of “Oriental Law” has a Chinese directory which is published in the following
website: www.sls.org.cn/Pages/Article.aspx?lm=010501&pg=0.
Journal of Oriental Law accepts authors’ submissions. Submission requirements
are published inside the back cover of the journal. Being the Journal of “Oriental Law”
only printed in Chinese version, we hope that your contribution will be translated in
Chinese. The length of each article should be about 15,000 words and contributions
should be limited to the study of law.
Journal of “Oriental Law” would like to receive articles which study, from a
legal point of view, the present situation of China and help to solve practical legal
problems in China’s development.
Editorial Department of “Oriental Law”
M arch 7, 2013
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EDITORIAL COOPERATION WITH CHINA
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EDITORIAL COOPERATION WITH CHINA
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STUDI E OPINIONI
MUCH ADO ABOUT NOTHING ?
THE CORPORATE SOCIAL
RESPONSIBILITY AS
METAPHOR OF EMERGING
HUMANIZATION1 OF TRANSNATIONAL
CONTRACTS LAW IN GLOBAL
MARKETS
The Author analyzes the evolution of the Corporate Social Responsibility, from
the ’70 to the present crisis, open to the search of new paradigms in company legal
strategies, presenting it as a metaphor of the development of new transnational
contracts law in global markets, respecting human rights and social issues.
di O RESTE CALLIANO
1. The developpement and taxonomy of the Corporate S ocial Responsibility
2
In 1931 A..A. Berle affirmed in the Harvard Law Review that public
companies’ managers acted as stockholder’s trustees and therefore, since they were
liable according to the Law of Trust, their scope was profit. In this he had been
influenced by the rule of Dodge v. Ford3, which in 1919 had stated for the first time that
a corporation is organized and managed primarily in view of stockholders’ profits.
1
Term linked to the respect of Human Rights at global level C.A. Williams, J.M. Conley,
Corporate Social Responsibility in the International Context: Is there an Emerging Fiduciary
Duty to Consider Human Rights? (2005) 7, University of Cincinnaty Law Review, p.75; A. A.
Dhir , Realigning the Corporate Building Blocks: Shareholder Proposals as a Vehicle for
Achieving Corporate Social and Human Rights Accountability (2006) 43, American Business
Law Journal, p. 365; S. Deva, Socially Responsible Business in India: Has the Elephant Finally
Woken Up to the Tunes of International Trends?, Common Law World Review, 2012,p.303.
2
A.A.Berle, Corporate Powers as Powers in Trust, Harvard Law Review, 44, 1931, p.1049.
3
“ A corporation is organized and managed primarily in view of stockholders’ profits”. Dodge
vs. Ford Motor Co., 204 Mich. 459, 1919.
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STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
E.M .Dodd replied from the same pulpit4, arguing that large “public” enterprises needed
by then to be considered institutions 5, i.e. a complex of rules regulating behaviours in
social relationships not more and not less than the State, and therefore a social actor
whose managers are not only shareholders’ representatives, but also fiduciaries of an
entity with many constituencies (among which, apart from workers, local communities
and the public opinion).
The debate between the two economic lawyers continued until 1955, when Berle
sensed a change of climate and, converging towards the institutional theses, admitted
that managers are responsible not only for turnover, but also for the “correctness” of
their own actions and for ”honesty”, i.e. for the ethical character of entrepreneurial
6
company strategies.
In 1975 Williamson introduced the theory of the efficient choice of enterprise
control structures based on the unavoidable presence of incomplete contracts 7 and
Jensen and M eckling8 presented the Agency Theory, which sees the enterprise as a nexus
of contracting relationships among many subjects, and foresees for managers (agents)
the obligation not only to act in the interest of those represented (principals), but also to
develop a shareholder value taking into account all bearers of interests at stake9.
From that moment the debate moved from a legal-economic round to an
organizational-entrepreneurial act , and extended to the issues of the relationship
between manager and organizational duties, of racial and gender discrimination on the
4
A.Baldassarre, La responsabilità etico-sociale dell’impresa privata”, in G.Conte (ed.), La
responsabilità sociale dell’impresa, Laterza, Bari, 2008, p. 28 f.
5
Within the multiplicity of definitions worked out by the various disciplines ( Sociology,
Anthropology, Economics, General legal theory), the one synthesized by L. Gallino seems more
comprehensive: : “Complesso normativo che regola e prescrive le forme di comportamento e di
condotta ” ( Normative complex regulating and prescribing behaviour and conduct forms - my
transl.), Dizionario di Sociologia, UT ET, Torino, 1978, ed.1993, p. 369; A.Panebianco,
Istituzioni, organizzazioni, in L’automa e lo spirito. Azioni individuali, istituzioni, imprese
collettive, il Mulino, Bologna, 2009; see also A.Gambardella, L’impresa e le istituzioni
imprenditoriali, in N. Acocella, Istituzioni tra mercato e Stato, Carocci, Roma, 1999, p.103 ff.
6
A. A. Berle, The Twentieth Century Revolution, Macmillan, London, 1955.
7
O. Williamson, Market and Hierarchies, New York, T he Free Press,1975; Idem, The
Economic Institutions of Capitalism. Firms, Markets, Relational Contracting, New York,
London, Free Press, 1985.
8
M. C. Jensen, W. Meckling, Theory of the firm: managerial behaviour, agency costs and
ownership structure, in Journal of Financial Economics,vol.3, n. 4, 1976.
9
The multi-fiduciary approach has been defined “ stakeholders’ paradox”, K.E. Goodpaste,
Etica d’impresa e analisi degli stakeholder, in R. E. Freeman, G. Rusconi, M. Dorigatti, Teoria
degli stakeholder , Fond. ACLI milanesi, Franco Angeli, Milano, 2007, p.80 f. T he text contains
original contributions by U.S. and Italian authors on this issue.
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STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
workplace, of investments in countries not respecting civil rights, of the environmental
effects of entrepreneurial decisions10.
But at the same time language becomed more indeterminate. The transplant11 of
concepts expressed by American doctrine into the continental European economic
system, among which Corporate Social Responsibility - CSR- and its translation into
economic-corporate language as “Responsabilità Sociale d’Impresa” - RSI – originates
a polisemic and amphibological term.
The Common Law doctrine highlighted various “states” of CSR, corresponding
12
to different levels of responsibility :
a) CS Obligation, which can be translated into the respect of legal limits
(criminal law, administrative law, labour law, tax law) and of the areas of enterprise
activity (contract law, competition law, consumer law) 13, the infringement of which
implies criminal, administrative, tax, civil responsibilities.
b) CS Responsibility, responsibilities towards the expectations of society, which
legally can bring to civil liability for the violation of collective or diffused interests 14,
c) CS Responsiveness, need for actions preventing future risks and damages
(proactive strategy) which can be connected to enterprise risk responsibility in the cases
foreseen by law (product unsafety15, product liability16, environmental liability17),
10
For an extensive view see ex multis S. Sciarelli, Etica e responsabilità sociale nell’impresa,
Milano, Giuffrè, 2007. For a view on the North-American debate see E. D’Orazio,
Responsabilità sociale ed etica d’impresa, in La Responsabilità Sociale d’Impresa: teorie,
strumenti, casi, Politeia, n. 72, 2003, p. 3-27.
11
A.Watson, Legal transplant: An Approach to Comparative Law, Scottish Acc. Press,
Edimburgh, 1974, 2^ ed., Athens, Georgia, 1993, It. transl. , Il trapianto di norme giuridiche.
Un “approccio” al diritto comparato, ESI, Napoli, 1984; R.Sacco, Introduzione al diritto
comparato ,Utet, T orino,1992, p.133; E. Grande, Imitazione e diritto: ipotesi sulla circolazione
dei modelli, Giappichelli, Torino, 2000.
12
S. P. Sethi, C. Falben, Business and Society, Lexington Books, London, 1987.
13
O. Calliano, Legal stategies for the internationalisation of SMEs. Proactive knowledge of the
legal framework and efficient use of contractual tools as a competitive advantage, in G. T ardivo
(cur.) Business policies and strategies in a global market. A framework for SMEs.Cases and
studies, ISASUT – DEA, Torino, 2002, p. 339 ff.
14
See P. G. Monateri, Manuale della responsabilità civile, Utet, Torino, 2001; see also the very
early comparative contribution of A. Gambaro (cur.) La tutela degli interessi diffusi nel diritto
comparato, con particolare riguardo alla protezione dell’ambiente e dei consumatori, Giuffrè,
Milano, 1976.
15
C. Joerges , Product safety law, internal market policy and the proposal for a directive on
general product safety, in M. Fallon, F. Maniet (eds.) , Securitè des produits et mécanismes de
controle dans la communauté européenne, Story Scientia, Bruxelles, 1993, pp.111-143; H.W.
Micklitz, S. Weatherhill, Consumer Policy in the European Community: before and after
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14
STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
d) ) CS Sustainability, that need a strategy directed18 at the evaluation of the
impact of firm’s activity on future risks/damages (innovation, joined effects in
production process and in product use) which can not always be calculated and
quantified yet, with the adoption by States of the precautionary principle19, and by
corporations of the principle of cautiousness, actionable before the European Court of
Justice ( BSE case) or International Courts.
e) CS Accountability, responsibility for missing or inadequate information to
shareholders and ,if the case, may be to other primary stakeholders ( responsibility for
social or environmental balance sheet) 20,
f) CS Issues Management, responsibility for change of corporate policies which
were declared, promised and not enacted or modified (case EPIC v. Facebook) 21.
As it appears, various levels of CSR exist, and not always they correspond to the
traditional concept of civil liability based on the principles of social sanction,
punishment, deterrence, compensation, risk distribution22.
Maastricht, in N. Reich, G. Woodroffe (eds.) European Consumer Policy after Maastricht,
Kluwer, Dordrecth, 1994, p.25-28.
16
O. Calliano, Responsabilità del produttore,circolazione dei modelli e tutele processuali, in G.
Autorino (cur.), Diritto comunitario,comparato e transnazionale, Department of Law of civil
and economic relationships in contemporary legal systems, Univ.of Salerno, 2000, II, p.223 ff..
17
R. Ferrara, F. Fracchia, N. Olivetti Rason, Diritto dell’ambiente, Laterza , Bari, 2000.
18
On the origin and development of the sustainable progress idea, S.Maffettone, La pensabilità
del mondo. Filosofia e governanza globale, Il Saggiatore, Milano, 2006, cap.VI. On political
aspects , Christie,D.Warburton, , From here to Sustanibility. Politics in the Real World, The
Real World Coalition , Earthscan Publ., London-Sterling VA,2001; R. Paltrinieri, M. L.
Parmigiani, Sostenibilità ed etica?Per una analisi socioeconomica della responsabilità sociale
d’impresa , Carocci, Roma, 2005.
19
Com.CE 2.2.2000; D.Freestone,E.Hey, The Precautionary Principle and International Law.
The Challenge of Implementation, Kluwer, The Hague,1966; G.Commandé (cur.) Gli strumenti
della precauzione: nuovi rischi, assicurazione e responsabilità, Giuffrè Milano, 2006.
20
F. Perrini, Responsabilità sociale d’impresa, Egea, Milano, 2006; M. Cisi, Il bilancio
ambientale, Giappichelli, 2003.
21
Case EPIC In re Facebook 5.5.2010 . T he Electronic Privacy Information Center turned to
the Federal T rade Commission against the changement of privacy policy by Facebook . Users’
personal data, initially guaranteed in terms of safety and confidentiality, have been distributed
by the social network to third parties such as Microsoft, Help,Pandora.
22
G.Ponzanelli,La responsabilità civile.Profili di diritto comparato,il Mulino,Bologna,1992.
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STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
2. Corporate ethics and market law
As has been highlighted 23, CSR is a different concept from Business Ethics24.
Business Ethics is included in the wider category of practical ethics.25
The crossroad of the relationships between Ethics and Law26 is one of the most
busy and multidirectional on the philosophical, anthropological, sociologic, economic
and general Law theory playing field. 27
From a comparative, factual approach 28 point of view, one can, for a start,
observe that the relationships between business ethics and behaviours subject to legal
evaluation can not be superposed: not anything that is ethical is legal, just as not
anything that is legal is ethical.
To this point, one can look at the case of the payment of a sum of money in
order to make a contractual relationship run smoother. If we indicate on the abscissa
what is ethical/non ethical, and on the ordinate what is legal/illegal, we will have these
four hypotheses:
ethical
legal
commission
illegal
payment of ransom
non ethical
private cut
corruptive sum
23
E.Epstein,Business Ethics,Corporate Good Citizenship and the Corporate Social Policy
Process:A View from the United States,Journal of Business Ethics,1989, pages 583-595;
L.Sacconi, Etica degli affari. Individui,imprese e mercati nella prospettiva di un’etica
razionale,Milano,Il Saggiatore,1991. Particularly chapter 5.
24
On this issue, see the classic W.M.Hoffman, R. E. Frederick, M.S. Schwartz, Business Ethics,
Readings and Cases in Corporate Morality, McGraw-Hill, New York, 4 th ed., 2000 ; on CSR
O. C. Ferrel, J. Fraedrich ,L. Ferrel, Business Ethics. Ethical Decision Making and Cases,
Houghton Mifflin Co.,Boston,New York,4 th ed.,2000,68-94.
25
E.Lecaldano,Etica,Utet,T orino,1995,2nd ed.T EA,1996 ,6.2. Il diritto e i sistemi codificati,
pages 110 and following.
26
For a first analysis see Carlos Santiago Nino,Derecho,moral y politica. 1994 , Italian
translation Diritto come morale applicata,Giuffrè,Milan,1999
27
See the various contributions of the Centre de recherche en éthique économique et des affaires
de la Fac. de droit d’Aix-Marseille, among which J.Y.Naudet,Éthique des affaires:de l’éthique
de l’entrepreneur au droit des affaires, in which O.Calliano,Protection des consommateurs et
éthique économuique, pages 275 and following. Librairie de l’Université, Aix-enProvence,1997. T he recent thought of Amartya Sen broadens horizons: The Idea of
Justice,Penguins Books, London,2009, Italian translation L’idea di giustizia, Mondatori,
Milan,2010.
28
R. Sacco, Introduzione al diritto comparato, UTET ,Torino,1992
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16
STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
One can deduce that corporate and/or managers’ ethics are useful/necessary in
the hypotheses of
legally acceptable, but socially and/or morally
unacceptable/unaccepted behaviours.
Corporate ethics can therefore carry out, in relation to law, various functions,
among which it is useful to remember:
a) Value function. The ethical discourse points out the values on which legal
rules are based (for example constitutional values: protection of work, protection of
savings, protection of health, protection of corporate activity),
b) Pre-legal function. In the ethical debate, social groups experiment, within
new sectors, values and principles awaiting to be worked out into legal rules (for
29
example the debate on bioethics) .
c) Trans-legal function. In the comparison among various social systems,
common ethical principles are worked out (doctrine of natural law and human rights)30,
or in the exchange among actors underlying different legal systems (Civil Law,
Common Law, M uslim Law, Traditional Law) 31 common legal-ethical principles are
worked out (for example the value of promise)32.
d) Hermeneutical function. Ethics are one of the interpretative tools of law and
its formants 33 (legislation, judge made law, customs, legal scholars). Corporate ethics
can be used in order to give a meaning to contractual good faith, to information
transparency, to fairness towards consumers.
3. The transition towards new paradigms
The financial-economic crisis which has struck the United States, virally
spreading to Europe and to the financial markets of the entire developed world is
29
S.Rodotà, La vita e le regole.tra diritto e non diritto,Feltrinelli,Milan,2006
A. Passerin d’Entreves,La dottrina del diritto naturale,Edizioni di Comunità,Milan,1962;
N.Bobbio,Giusnaturalismo e positivismo giuridico,Comunità,Milano,1965.
31
For all R.David,C.Jauffret-Spinosi, Les grandes Systèmes de droit contemporains
Dalloz,Paris,11th ed., Italian translation
I grandi sistemi giuridici contemporanei,
Calliano,Cendon,Citarella,La Rosa, Sacco (dir.),Cedam,Padova,2004;
A.Gambaro,
R.Sacco,Sistemi giuridici comparati, Utet, T orino,2nd ed.,2002.
32
R. Sacco, Alla ricerca dell’origine dell’obbligazione,in Antropologia giuridica,Il
Mulino,Bologna,2007,p.277. T he promise, the connection between I and You, therefore the
transition from the biologic brain to the mental I is put at the base of sociality by E.Bonicelli,
M. Di Francesco,Che fine ha fatto l’Io, chapter L’io e la responsabilità, ESR,Rome, 2010.
33
R. Sacco, Il concetto di interpretazione del diritto,T orino,Giappichelli,1947, reprint with
introduction by A.Gambaro, Giappichelli,Torino,2003 and idem,L’interpretazione,in Le fonti
del diritto italiano.Le fonti non scritte e l’interpretazione, Utet, Torino,1999 pages 159 and
following.
30
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
17
STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
considered a not only economic, but primarily cultural crisis 34, which will require a very
long transition, probably covering a manager’s entire working life 35. Beeing the
comparative scholar a factualist and not a foreseer, I keep to highlighting the data
emerging from some first glance analyses36.
a) Trust relationships between enterprise and consumers have changed,
consumption has gone down and settled on essential essential goods and services
and/or status consumption, which is variable and therefore not easy for a company to
plan37. From this, the deduction of the need for a radical change in the relationships
between enterprise and consumers, able to fully develop the aspects of “relational
capital” with all internal stakeholders, to the scope of creating cooperation and company
loyalty directed at socio-economic aims (keeping jobs, product and service quality in a
more correct quality-price relationship, rationalization of distribution systems,
innovation not only of products and processes but also of organization, involving all
interested actors).
34
The term “crisis” shows its legal origin. It comes from the Greek κρινό which means judging
by a jury: i.e. deciding ,de-caedere, cut the knot, as in French trancher l’affaire. The term has
evolved, in medical language, to indicate the state of an organism faced with sickness up to a
catastrophic point, indeed a critical point, which put sit into danger pushing it to react and “take
a decision” to survive or die. Healing implies not a re-elaboration of the past, which would lead
to a new crisis, but a new condition, bio-psichic innovation. Critical condition, innovative
elaboration, decision are the anthropologic elements of the crisis. V. M.Serres ,Temps des
crises,Le Pommier, Paris, 2009, Italian translation Tempo di crisi,Bollati
Boringhieri,T orino,2010.
35
Developing new socio-cultural paradigms, such as the changing of consumption outlook, the
developing of a social coordination /cooperation ability, the establishing of an evaluated social
trust attitude needs a different educational approach, that, from the cognitive point of view start
from the early childhood – as the mirror neurons’ theory explains -, G. Rizzolati, C. Siniga glia,
So quello che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Milano, 2006; G. Rizzolati, M.
Fabbri-Destro, The mirror system and its role in social cognition, in Current Opinion in
Neurobiology, 18(2), 2008, 179-184, and, as the affective logic theory suppose , involves earlier
emotional and later logic cognitions, developed by parents-sons relationships, L. Ciompi,
L’ipotesi della logica affettiva , in G. Vallar (ed.), Apprendimento e memoria, Le Scienze,
quaderni, n.82, 1995, 58 ff.
36
From a managerial point of view see, Oltre la crisi, Harward Business Review Italia
2009;for a legal point of view see R. A. Posner, A Failure of Capitalism. The Crisis of ’08 and
the Descent to Depression , Harvard College, MA, 2009, Ital. transl.., Un fallimento del
capitalismo. La crisi finanziaria e la seconda Grande depressione, Codice ,T orino,2011.
37
M.C.Martinengo, Il” nuovo” consumatore.un cambiamento che viene da lontano,in Micro &
Macro Marketing 2009; p. 91 and following ; G.P.Fabris ,La società postcrescita,, above;
G. Sertorio,M.C.Maertinengo,Consumare.Lineamenti di sociologia dei consumi, Giappichelli,
Torino,2005.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
18
STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
b) Company organization appears to be unfit for the challenger of the crisis, and
one deduces that it will tend to change according to dimensions, internal structure,
governance varying according to products, markets, stakeholder quality38. Volatility of
stock exchange investment, mainly in connection with “catastrophic” events, will lead
to working out medium-long term strategies, controlled by internal, independent and
stable governance systems, involving middle management, workforce and consumers in
39
the strategic process .
d) The illusion that the efficient market is the “free market”, a market with
minimal regulations, appears to be substituted by the idea that the “free market” is the
market of free competition, i.e. the market guaranteed by area regulations (antitrust
rules) and by rules of law worked out by judges in order to solve critical cases and to
develop an efficient market law. An efficient market is in fact a well regulated market,
not a market without rules (see post-soviet Russia) or with inadequate rules and controls
(sub primes crisis in USA 40).
e) In order to contribute to the development of an adequate and efficient market
law (national, European, trans-national) the transnational legal scholar can not any
more be just the legal scholar of the nineteenth century of the time of codifications,
devoted to interpreting law and its enforcement (hermeneutic function), nor the legal
scholar of the twentieth century, aiming at interpreting opposed interests in society in
order to let the interest deserving more protection prevail (evaluation function), but he
must also be a “ scholar of legal strategies” stressed by the continuous technological,
economic and financial, managerial and organizational innovations: This “new jurist”
must be oriented to contribute, using interdisciplinary methods and open dialogue with
other social science contributions, in designing legal-economic frameworks developing
values, principles and rules suitable for innovation and socio-economic change, but
preserving human rights and specificity of each legal traditions ( legal strategies
41
elaboration function ) .
38
Harward Business Review Italia,Oltre la crisi,2009
C. Mayer, Firm Commitment.Why the corporation is failing us and how to restore trust in it,
Cambridge Univ. Press, 2013 who, remarking that the CSR of big industrial and financial
groups is effective as a plaster on a purulent wound, suggest a tree items agenda for restoring
trust in corporation : a) values publicly proclaimed by firm stakeholders and transferrable to
new generations of stockholders and managers b) more control on managing directors as trust
agent of stockholders and of potential investors c) refusal of the right of vote to short term
investors, not interested in a long term strategy.
40
G. Mulgan, The Locust and the Bee. Predators and Creators in Capitalism’s Future,
Princeton Univ.Press, 2013, assert that the capitalism must be civilized, even if institutions and
civil society beat it black and blue, i.e. evolving radically the company law and transforming
the corporation system in a responsible capitalism
41
See my Legal strategies , as above.
39
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
19
STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
Fundamentally, it’s about participating, in a “pronoietic”42 function, in working
out new paradigms in which market law plays an essential role, in terms of linguistic
precision, hermeneutic criteria and translation of values into operational rules. On the
other hand, legal scholars need to get acquainted, and in part they have already done it,
with the methodologies and instruments of social disciplines such as economic analysis
of law, managerial analysis of legal choices, economic and social psychology, economic
43
sociology and anthropology, economic history.
4. The role of debate on values as fundament of new legal rules
It can be assumed that the debate on ethic problems comes up in moments of
crisis and at times of transition from aged paradigms to new paradigms. 44 In these
phases the uncertainty about behavioural rules considered to be obsolete, but not yet
substituted, opens the search for new rules founded on new principles based on shared
values.
Some sketching examples on the historical process of development of the
company law45, using an enthimemathic approach46, may present the evolution from
values to legal rules.
The economic crisis in 1300 (plague pandemic, famines, wars, consequent
restriction of internal demand, as well as closure of Asian markets) brought medieval
merchants from the exaltation of the risk paradigm47 to a more careful development of
technological innovation (watches, cannons, portolano) and to working out the values of
circumspection and prudence as criteria of moral behaviour. The commentator Bartolo
42
The adoption of the term πρόνοια, prescience, prevision, prophecy, indicates a mental attitude
which is not only reasonable, but also strategic, and founds its evaluations, which can be
changed and improved, on intuitive intelligence.
43
The role and formation of a legal scholar are re-examined in critical terms by M.Vogliotti,Tra
fatto e diritto:Oltre la modernità giuridica,Giappicjhelli,Torino,2007; for the formation of a
legal
scholar of
European
dimension
see L.Moccia (cur..),I giuristi
e
l’Europa,Laterza,Bari,1997. For an olistic approach, that links scientific , social and humanistic
disciplines ( such as literature and music) see various contributions in Atti del Congresso
ISLL, Il contributo di Law and Humanities nella formazione del giurista, Benevento 31 maggio
2012, amongst my L’educazione musicale come base per la formazione del giurista europeo,
under publication.
44
F. Espamer,Paura di cambiare,Crisi e critica del concetto di cultura,Donzelli,Roma,2010.
45
G. Cottino, Il diritto commerciale tra antichità, Medioevo e tempo presente: una riflessione
critica, in G. Bonfante, G. Cottino, L’imprenditore, vol.1 del Trattato di diritto commerciale,
dir. da G. Cottino, Cedam, Padova, 2001, p. 287 ff.
46
Is an example, in a rethoric syllogism, to persuade using “ likelihoods and signs”(Aristotle).
On the use of rhetorics in historical interpretation see L. Canfora, L’uso politico dei paradigmi
storici,Bari, Laterza,2010.
47
B. Z. Zedar, Mercanti in crisi a Genova e Venezia nel ‘300, Jouvence, Roma,1981.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
20
STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
da Sassoferrato48 worked out the legal value of autonomy from imperial power
(emboded by the new M unicipalities, Universities, Unions), which made it possible to
develop the lex merchatoria 49, law of the global (European) trade, basis of the renewed
faith in exchanges among different markets.
In 1500 the Spanish crisis, caused by the high costs of wars and luxury
50
consumption, financed with American Silver , led to the request for safety. At the same
time, in England civil war spread out a strong social fear, basic value of the “ pactum
subiectionis” to the Leviathan of Thomas Hobbes, considered by some the basis of the
future bourgeois order51. The legal scholar Jean Bodin worked out the principle of
absolute sovereignty 52, which opened the way to the mercantilist ordonnances during
the Luis XIV age 53.
In 1660 the development of the trade of the United Provinces and the fear of the
block of the straights – access ways to the M editerranean and the Black Sea - led Huig de
Groot (Hugo Grotius) to develop the theory of free circulation on seas 54, basis of the
freedom of trade which legitimated the role of market rules maker of the Company of
the Western Indies (VOC), the first multinational, which, apart from economic and
military tasks, also carried out sovereign state roles, such as setting rules (negotiation of
international treaties), exercising judiciary and sanctioning powers55.
In 1700 the crisis of the Ancient Regime led, on the basis of the values of
rationalism, to the revolutionary bourgeois principles “liberté, égalité, propriété – later
48
A. Padoa Schioppa, Storia del diritto in Europa. Dal Medioevo all’età contemporanea,Il
Mulino,Bologna, 2007,p.154.
49
F. Galgano, Lex mercatoria, il Mulino, Bologna ,5th ed., 2010.
50
C. M. Cipolla, Conquistadores, pirati, mercatanti. La saga dell' argento spagnuolo, il
Mulino, Bologna, 2003
51
C. B. Macpherson , The Rise and Fall of Economic Justice and Other Essays, Oxford Univ.
Press., Oxford,1985, Ital. transl. Ascesa e caduta della giustizia economica, Edizioni Lavoro,
Roma, 1990, opposed by N. Bobbio, Thomas Hobbes, Einaudi,T orino,1989.
52
A. Padoa Schioppa, Storia del diritto in Europa,above, p.235 f.
53
Galgano, Lex mercato ria, as above.
54
Hugo Grotius, Mare Liberum (chapter 12 of De Indis) - Leiden, 1609.
55
De Vries and Van der Woude, The First Modern Economy. Success, Failure, and
Perseverance of the Dutch Economy, 1500-1815, Cambridge University Press, 1997, p.436-440.
F. Braudel, Civilisation matèrielle, economie et capitalisme (XV-XVIII siècle).Le temps du
monde,A. Colin, Paris,1979, Ital. transl. I tempi del mondo ,Einaudi,1982, p.205ff.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
21
STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
substituted by fraternité”56, which opened the way to Civil and Commercial
Codification and to national legal systems 57.
Is possible to infer from these historical sketching examples that new values
can appear in a state of necessity and in a phase of transition, while waiting for them to
58
be taken up as a basis for new principles and new rules of social behaviour , and, as a
consequence, of new market legal rules.
5. Tragic Choices and ethical-managerial choices
The decider is confronted with tragic choices 59 when there is a conflict of moral
values as to the impossibility of satisfying distribution of goods ( organs, vital
pharmaceuticals ) or services ( health, teaching ) considered to be essential60, while
resources are scarce.
Calabresi and Bobbit have compared methods of pure resource allocation
(market, casting lots, political choices, customs) with methods of evaluated allocation
(para-responsible decisional organs, meritoriousness, markets which are non-monetary
and neutral as to wealth distribution), bringing into evidence the procedural costs of the
decision, the tragic character of first degree decisions (whether to produce and how
much to produce) compared to that of second degree decisions (whom to distribute to, at
which price). The analysis of strong and weak points of the various allocation methods
leads authors to consider as plausible the combinatory and cyclical action of various
methods which, by sacrificing values in a conflict in different ways, pushes interest
groups to react periodically in order to let them come up again.
The consequence is that for the establishment of a morality a society needs to
depend on a moral conflict “a culture like ours (U.S.A., note by the author), which
implicitly recognizes contradictions in its moral scheme, has opted, using a strategy of
cycles, to remain sensitive to those values it continues to care for, just at the moment at
which they are more fragile, i.e. as they are ready to change in their moral meaning”.
56
G. Ajani, Sistemi giuridici comparati. Lezioni e materiali, Giappichelli, T orino, 2nd ed.,
2006, who point out the continuity among ancient regime and revolutionary regime rules, p.218
f. ; see also A. Padoa Schioppa, Storia, above, p.432 ff. and note 128 on the pre-revolutionary
judge made law granting petitions on freedom, safety and property right.
57
G. T arello, Storia della cultura giuridica moderna. Assolutismo e codificazione del diritto, Il
Mulino, Bologna, 1976; R. David, I grandi sistemi, , La famiglia romano-germanica, trad. it. O.
Calliano, A. La Rosa, above.
58
As a “ living law”, N. Luhmann, Das Recht der Gesellschaft, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am
Main, 1993, Ital. transl. L. Avitabile, Il diritto della società , Giappichelli, T orino, 2012 , p.524
59
G. Calabresi, Ph.Bobbit, Tragic Choices, W. W. Norton & Co., New York,1978, Ital. transl.
Scelte tragiche, Milano, Giuffrè,1986.
60
Foreward by C. M.Mazzoni , V.Varano,VII. Calabresi and Bobbit concentrate on the “ cultural
tragedies” in which there is a conflict among values considered fundamental in a society. p.3.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
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STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
The conclusion, not neutral from an ethical point of view, is that “People… as
soon as they gain consciousness of what, as a society, they are doing, bear the
responsibility of those allocations which will have to be done, and also of those which
have been done in our name.” 61
Do such tragic choices display an impact on company choices or business
ethics? Are there company ethics different from managerial ones? This is not the right
place to approach this issue62 but the questions are up-to-date.
If the corporation is constructed as a metaphor63 of an apparent connection of
relationships among subjects (women and men) and not as an autonomous subject, and
φρόνησις is chosen (prudence, wisdom, balance) as moral competence of managers64,
the ethical dilemma, be it an individual or group or collective choice, will always be
founded on evaluations or attempts to balance subjective values. M arket law may
contribute to highlight values, to let principles emerge and to adopt rules helping
managers in making the ethically most valid choice.
It might be useful to recall a few examples of ethic-strategic dilemmas:
a) The conflict between pharmaceuticals patenting and low cost diffus ion of lifesaving pharmaceuticals, brought into evidence by the contrast between WTO-TRIPs
rules and national rules on patents, led Novartis to a dispute with the Indian
government 65 about the patent for a pharmaceutical (Glivec®) considered not to be
innovative on the basis of sect. 3 d) of the 2005 Indian Act on Patents, and therefore
rejected. In 2007 the Court of M adras confirmed the decision. This led Novartis to
change its strategy, working out a programme of donation of pharmaceuticals to sick
people in developing countries; however, this strategy has been considered inadequate
61
Calabresi,Bobbitt, Tragic Choices, above, p.224
T he USA debate is well synthesized by Goodpaster , J.B.Mattews,Jr., A Corporation Have a
Conscience? in HBR January 1982, broght into evidence again by
W.M.Hoffman,
R.E.Frederick, Business Ethics, Readings and Cases in Corporate Morality, McGraw-Hill, New
York,3 rd ed.,1995,p.167.
63
F. Galgano, Le insidie del linguaggio giuridico. Saggio sulle metafore nel diritto,Il Mulino,
Bologna,2010, who deconstructs the process of creation of the “ legal person” as a “ subject”.
64
On which the excellent recent contribution by F.Cecchinato,Etica:la sfida dei manager. La”
phronesis” come competenza morale,Guarini e Ass.ti,Milan,2009, who, by the ethnosociologic
method of describing social practices, gives examples of cases and moral dilemma of managers.
The dialogue on this issue is faced by G.Salvini,L.Zingales with S. Carruba, Il buono
dell’economia. Etica e mercato oltre i luoghi comuni,EGEA,Milan,2010, confronting each other
on ethical dilemma of the present time, in a crisis period.
65
J. M. Mueller, Taking TRIPS to India- Novartis, Patent Law, and Access to Medicines, The
new England J. of Medicine,vol.356:541-546 Febr.8 2007.
62
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STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
and ethically not correct in view of the necessary diffusion of low cost life-saving
pharmaceuticals 66.
Other pharmaceutical companies are adopting different strategies: transnational
cooperation and distribution contracts with local pharmaceutical companies in order to
balance the loss of profit with the right to human life and health; price diversification in
markets of developed and undeveloped countries ; co-finance private international
funds turned to care of health of poor people.
b) The conflict between technological innovation and the right to human health
has found its expression in art. 7 d) of directive 85/374/EEC on producers’ liability for
damage by defective products, which , as a reason for excluding producers’ liability
(art.15 letter b), introduce the “development risk”, the risk for the producer to
introduce an unsafe product into the market when the state of scientific and technical
knowledge did not make it possible to discover the existence of the defect.
Cases like talidomide (’70ies in northern Europe), infected blood at SIDA in France,
asbestos as insulator, then recognized as carcinogenic in a leading Italian criminal
67
case , brought into evidence the ethical dilemma: protect consumers’ health and life or
stimulate innovation calling the enterprise to be responsible only when it knows about
the risk the product introduces into the market?
The introduction of the precautionary principle 68, at first notice of a
scientifically ascertained risk, which enables States to suspend free circulation of goods
and sets an obligation of further research and of disclosure of the risks to stakeholders
has, partially, solved the ethical dilemma, even if it was accused by U.S. scholars of
being a protectionist tool (GM O case).
c) The conflict between cost reduction, and therefore delocalization of
production in countries with low supply costs ( due to lack of social protection , non
recognition of workers’ human rights or environment protection ties/costs ) and design
of products respecting social rights, and therefore more expensive, seems impossible to
69
solve. Since international legislation on these critical subject dont exists , the problem
concerns controls and enforcement.
66
Site evb-berne declaration. V. V. Shiva,Protect or plunder,Nabu International
Agency,2001,Italian translation Il mondo sotto brevetto,Feltrinelli,Milan,2002.
67
N. Coggiola, voce Danno da progresso tecnologico, Digesto. Discipline privatistiche. Sez.
Civile ( R. Sacco ed.), Aggiornamento, UT ET, Torino, 2011, p. 279 ff.
68
U.Izzo, La precuzione nella responsabilità civile, Cedam, Padova, 2004, p.9-63. In the
environmental law see C. Sartoretti, La tutela dell’ambiente nel diritto comparato: modelli
costituzionali a confronto, in R. Ferrara, A. M. Sandulli (eds.), Trattato di diritto ambientale,
Giuffré, Milano, 2013.
69
UN Declaration of Human Rights ’79, Conv. against any discrimination against women ’94,
Declar. On the Rights of Indigenous Peoples. ILO’98 Decl. on Fundamental Principles and
Rights to Work, Conv. On abolition of forced labour, Conv. on Freedom of Association, Conv.
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STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
In absence of global bodies able to carry out such task of control, three paths
have been followed up to now:
α) Boycott by citizen and consumer organizations against corporations failing
to control respect of human and social rights, with consequent loss of image, market
shares and motivation of ethically sensitive management.
β) Evaluation of ethical behaviour by independent rating bodies on the basis of
ethical standards drafted and disclosed to the market (investors, consumers, public
institutions)70.
γ) The introduction into supply contracts, primarily international ones, of social
standards compliance terms, enabling producers to discharge the contract when the
connected rights are not respected. Normally a period of suppliers’ adjustment to the
required standards is foreseen, after which sanctions are applied. Such terms make it
possible, when an infringement is discovered, to intervene promptly and safeguard the
enterprise’s image and, if previously agreed with interested stakeholders and disclosed
to consumers, to create social reputation.
M arket law, understood as rules of contract and balance of interests, therefore
plays a critical role.
6. New rules for global markets and new codes of conduct for global
corporations
The term globalization is in itself ambiguous and polisemic. As the so-called
world-economy system 71 has been present at least since 1500 and has progressively
spread out with technological development, in particular of means of transport (from
sail ships to containers) and with the pressure towards searching for new land or new
natural resources. After the end of World War II the phenomenon progressively
on abolition of child labour, Conv. on non discrimination in respect of employment and
occupation ,’77 Decl. on social policy of multinational enterprises: OCSE ’76 Guidelines for
multinational enterprises, ’97 Conv. against corruption in International transactions. EU
art.177s Cooperation in sustainable economic and social development in developing countries,
art.174s Cooperation with third States for environment protection, ’97 Common action for the
enforcement of the Treaty on human trafficking and sexual exploitation of children, EP PE 2/02
Resol. European Code of conduct for ethical business . EC aids conditioned by democratic
terms and respect of social rights.
70
F.Perrini,La responsabilità sociale dell’impresa,Egea,2006,Misurare la responsabilità
d’impresa p.609 and following and Alcune iniziative internazionali di reporting.p.632 and
following.
71
I. Wallerstein, The Modern World-system, New York, vol. I, 1974; vol. II, 1980; vol. III,
1988, It. transl. Il sistema mondiale dell’economia moderna, il Mulino,Bologna, vol. I, 1978,
vol. II, 1982.
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STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
amplified, due to the gradual development of direct foreign investments, technology
transfers and lastly the information technology revolution.
OECD has presented an interesting taxonomy of economic phases, involving
transnational contracts evolution :
a) Internationalization phase: connected with the post-war re-opening of
markets, above all the European ones, to North-American products with consequent
development of international sale contracts, transport and international distribution
contracts.
b) Transnationalization phase of the ’70es connected with the economic
advantage of producing on site and the consequent development of direct foreign
investments, with joint venture companies agreements and development of licenses of
technology transfer.
c) Globalization phase72 of the ’80es-‘90es connected with the market
informatization and the development of an information and knowledge economy, with
working up of computer contracts, telematic contracts such as international funds
transfer and delocalization of information and production contracts (use of CAD-CAM).
To these traditional phases, I believe a new one should be added now:
d) Worldwide Access phase, (web 2.0) in which are developed social networks
(Facebook, 1 billion users prospected ) and on line services (search engines as Google the most relevant worldwide personal data bank-, e-advertising, info-commerce ). A
phase of open production and distribution in which more subjects can enter global
markets, co-produce informations, services and goods (open source software) and codecide economic actions (Buying Solidarity Groups, economic boycott, cracker
assaults) and social actions (Consumer social networks, No Global networks). Access
contracts and telematic services contracts are developed (on line advertising, site
creation and maintenance, data mining transfer), new economic subjects arise (Internet
73
Providers, peer to peer exchange facilitators, info-distributors) , new legal problems
outbreack (safety of privacy of personal data, of payments, of communications, defence
against aggressive technology, new free raider behaviours, such as domain name
grabbing).
In this phase, which is just starting and is therefore a transition one (towards
web 3.0 and 4.0), it is necessary to fix new principles (protection of on line privacy,
protection of network safety, protection of freedom of expression), new rules (how to
regulate the role of the new information distributors in civil, administrative, taxation
72
In French the expression globalisation is not frequently used, the expression mondialisation
has been preferred.
73
On which, see O. Calliano (ed.), Innovazione economico-aziendale e diritto di Internet,
Giappichelli,Torino,2013, with numerous contributions concerning this new phase of economy.
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CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
terms, which cybercrimes to punish, how to transform netiquette into transnational
shared and sanctioned behavioural rules) 74.
Values balancing the opposed interests at stake are required . Should privacy or
freedom of expression prevail? Consumer consciousness, or swiftness in contract
closing ? Free worldwide enterprise establishment or tax duties in the country where
one in fact operates? Economic-entrepreneurial innovation or National health protection
regulations ?
Obviously, in a new phase, balancing requires new values, or values revisited on
the basis of a socio-economic framework of reference.
Let us try to put things straight:
a) First of all, one can not talk of global market, but of global markets. If market
75
is an institution constituted by economic-social-psychological and legal elements,
global markets are those which, for the kind of enterprises, products and services, the
kind of consumers and users and the developed or developing legal rules, are global
institutions. Such are the new markets of ITC , multimedia, telematics, apart from the
more traditional ones of pharmaceuticals, arms, energies, anti pollution systems.
b) Enterprises operating in these markets are global corporations (multinational,
transnational corporations), which, in front of the crisis in regulatory power (in
commerce and taxation) of the old national States (above all Western) 76 and in response
to the hunger for direct foreign investments by developing countries, whose have led to
a regulatory race to the bottom (on environmental protection, social rights, taxation) ,
have developed strategies of production delocalization, but in reality strategies of
escaping from countries with a high degree of protection of workers’ rights, or with a
high degree of welfare, and consequent high level of taxation..
c) The absence or the scarce impact of rules on global markets has pushed global
corporations, and their partners which used to cooperate with their network, to regulate
commercial and productive relationships with transnational contracts. Based on private
77
autonomy, these contracts delocalize, or rather de-statalize, totally or partially ,
applicable law and competent court.
74
O. M. Calliano, I diritti dell’acquirente online e dell’utente di servizi telematici. Dalla
normativa comunitaria al diritto europeo telematico, E. Tosi ( ed.), La tutela dei consumatori in
Internet e nel commercio elettronico. Contratti-Responsabilità-Rimedi, Giuffrè, Milano, 2012, I,
59 ff.
75
L. Costabile, Il mercato,in N. Acocella, Istituzioni, above, p.25 f.; P. L. Scandizzo,Il mercato
e l’impresa:le teorie e i fatti, Giappichelli,T orino,2002.
76
N. Irti, Norma e luoghi. Problemi di geo-diritto ,Laterza, Bari, 2001; S. Cassese,La crisi dello
Stato, Laterza, Bari, 2002; Idem, Oltre lo Stato,Laterza, Bari, 2006; U. Allegretti, Diritto e
Stato nella mondializzazione, Città Aperta,Troina (En),2002.
77
A. Frignani, M. T orsello, Il contratto internazionale. Diritto comparato e prassi commerciale,
Cedam, Padova, 2010.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
27
STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
A new legal system still in shaping is therefore coming up, the transnational
law (a kind of new law merchant78), delegated, as to its conception and drawing up, to
enterprise lawyers and to the competent and powerful Law Firms79, new jurisperiti of
transnational law, and as to its implementation and enforcement, to Arbitration
Chambers and international arbitrators, new sacerdotes of global principles and
80
values .
d) The absence of democracy in the creation of these rules81, and even more the
absence of controls and sanctions have encouraged market actors and legal scholars to
bring up doubts on the legitimacy of the power of global corporations to create rules
which are equitable, discussed, and therefore can be shared among all actors , for global
markets.
From the case of Pakistani carpets, produced by children deprived of the
protection of human and social rights, which brought up a strong reaction by Dutch and
German consumers, which ended up in a long boycott and led to the creation of the first
social trademark “Rugmark”, to the boycotts against leading corporations, first
American, then European, of various sectors (foodstuffs, shoes, large distribution,
textiles, banks), a conscious citizen-consumer 82 emerged. He requires not only good
quality, or a good quality-price ratio, but also protection by the producer or distributor
of social, civil and environmental rights, i.e. social quality of products and services.
78
K. P. Berger, The Practice of Transnational Law, Kluwer, The Hague, London, Boston,
2001; F. Marrella, La nuova Lex Mercatoria. Principi Unidroit ed usi dei contratti del
commercio internazionale, Cedam, Padova, 2003.
79
Y. Dezalay, Merchands de droit. La restructuration de l’ordre juridique international par
les multinationales du droit, Fayard, Paris, 1992, Ital. transl. I mercanti del diritto. Le
multinazionali del diritto e la ristrutturazione dell’ordine giuridico internazionale, Giuffrè,
Milano,1997; U. Draetta, Dalla parte del legale d’impresa ,Giuffrè, Milano, 2004; P. G.
Monateri, A. M. Musy, L’impatto della globalizzazione sul sistema giuridico italiano e
sull’organizzazione degli studi legali, Il Sole 24 Ore, Milano, 2003; M. R. Ferrarese, Le
istituzioni della globalizzazione. Diritto e diritti nella società transnazionale, il Mulino,
Bologna, 2000.
80
A. Frignani, L’arbitrato commerciale internazionale: una prospettiva comparatistica, Padova,
Cedam, 2004; G. Recchia, Alle origini dell’arbitrato commerciale internazionale: l’arbitrato a
Venezia tra medioevo ed età moderna, Cedam, Padova, 2001.
81
A. Baldassarre, Globalizzazione contro democrazia , Laterza, Bari, 2002; S. Latouche,
Justice sans limites.Le défi de l’éthique dans une économie mondialisée, Fayard, Paris2003, Ital.
transl. Giustizia senza limiti. La sfida dell’etica in una economia mondializzata, Bollati
Boringhieri, T orino, 2003; U. Mattei, L. Nader, Plunder: When the Rule of Law is Illegal,
Blackwell, Malden, MA., 2008, Ital. transl. Il saccheggio. Regime di legalità e trasformazioni
globali, Bruno Mondadori, Milano, 2010.
82
Starting from F.Gesualdi, Manuale per un consumo responsabile, Feltrinelli, Milano, 1999 to
L. Leononi, R. Sassatelli (cur.), Il consumo critico,Laterza, Bari, 2008.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
28
STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
e) The effects in terms of loss of image and recreating reputation and “social
capitals” have encouraged global corporations to adopt more definite CSR strategies,
and to declare them officially in guidelines and ethical codes 83.
As to stakeholder management 84 (rights and duties of internal stakeholders),
codes have not always been an important bridge towards the organizational innovation
required by the new competitive challenges.
Lack of detailed rules, necessary in order to obtain coherent behaviours, frequent
confusion between company mission, social function, and ethical values to compose at
the contemporary presence of the frequently opposite interests of the various
stakeholders.
Some managerial dilemma: is better to loose a contract or to pay a bribe? ,
better to delocalize production or to reshape social rights?, better to keep up the
distribution network or to entertain direct relationships with consumers and thus reduce
costs and consequently prices? Lastly lack of sanctions in case of breach of code of
conduct rules or specification of sanctions set by non-independent subjects?
Particularly in front of the challenges of global markets, ethical codes have
shown their limits. Drawn without previous consultation with the representatives of
external stakeholders (consumer associations, distributors, specialized suppliers,
transnational partners), they have frequently shown to be a product of marketing activity
or external relations more than of far-looking strategic choices 85, connected with the
responsibilities the company is taking up and calling the internal and external subjects
with which the company cooperates to responsibility.
The rhetorical language, the use of ambiguous and evocating terminologies –
since they are translated from other experiences, based on flexible principles and
different legal systems - ( see the concept of mission, which recalls a mission with a
86
naturally social aim, or of the misleading concept of credo ), even the use of the term
Code, which does not recall the coordinate American text, but the system of deontic ,
prescriptive and sanctioned civil or criminal rules daughters of the Civil Law
83
The new framework is in UN Human Rights Council, Giuding Principles on Business and
Human Rights: Implementing the United Nations ‘ Protect, Respect and Remedy’ Framework,
A/HRC/17/31 (21 March 2011).endorsed by the UNHR Council (16 june 2011),
http://wwwahchr.org/en/NewsEvents/Pages/Displaynews.aspx?NewsID=11164&LangID=E
84
See the analysis on the field by F. Cecchinato, Etica,la sfida dei manager, Guerrini, Milano,
2009. See also my Protection des consommateurs et étique économique , in J-Y Naudet (ed.),
Éthique des affaires: de l’éthique de l’entrepreneur au droit des affaires, Librairie de
l’Université d’Aix-en-Provence, 1997, p. 275-282.
85
See the interviews to managers, above, p.134 f.
86
A credo or a value statement is a sort of “Ten Commandments” for an organization, L. K.
Treviňo, K. A. Nelson, Managing Business Ethics. Straight Talk About How to Do It Right ,
John Wiley, New York, 2nd ed , 1999.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
29
STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
experience, have created the ambiguities frequently stigmatized even by economic and
managerial scholars. 87
As to stakeholder management 88 (rights and duties of internal stakeholders), codes
have not always been an important bridge towards the organizational innovation required
by the new competitive challenges.
Lack of detailed rules, necessary in order to obtain coherent behaviours, frequent
confusion between company mission, social function and ethical values to compose at
the contemporary presence of the frequently opposite interests of the various
stakeholders (is it better to loose a contract or to pay a bribe, better to delocalize
production or to reshape social rights, better to keep up the distribution network or to
entertain direct relationships with consumers and thus reduce costs and consequently
prices?), lack of sanctions in case of breach or presence of sanctions set by nonindependent subjects.
Particularly in front of the challenges of global markets, ethical codes have
shown their limits. Drawn without previous consultation with the representatives of
external stakeholders (consumer associations, distributors, specialized suppliers,
transnational partners), they have frequently shown to be a product of marketing activity
89
or external relations more than of far-looking strategic choices , conscious of the
responsibilities the enterprise is taking up and calling the internal and external subjects
with which the enterprise cooperates to responsibility.
The rhetorical language, the use of ambiguous and evocating terminologies –
since they are translated from other experiences, based on other principles and other
legal systems - (think of the concept of mission, which recalls a mission with a
90
naturally social aim, or of the misleading concept of credo ), even the use of the term
Code, which does not recall the coordinate American text, but the system of civil or
criminal rules of a deontic type, prescriptive and sanctioned by the Civil Law
experience, have created the ambiguities frequently stigmatized by scholars, even in the
economic-entrepreneurial field. 91
87
V. Vecchi (cur.), Il codice etico quale strumento per la diffusione di una cultura etica: alcune
indicazioni per una corretta redazione,in S. Sciarelli, above, p.242.
88
See the analysis on the field by F.Cecchinato,Etica,la sfida dei manager,Guerrini e
Associati,Milan,2009 .
89
See the interviews to managers, above, p.134 and following.
90
A credo or a value statement is a sort of “Ten Commandments” for an organization,
L.K.T reviňo,K.A.Nelson, Managing Business Ethics.Straight Talk About How to Do It Right
,John Wiley, New York, 2nd ed,1999.
91
V. Vecchi (ed.), Il codice etico quale strumento per la diffusione di una cultura etica: alcune
indicazioni per una corretta redazione,in S.Sciarelli, above, p.242.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
30
STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
7. A comparative sketching conclusion
Much Ado About nothing? I don’t believe this collective effort (economiccompany legal writing, active role of civil organizations, internal ethical committees,
managers’ consciousness 92) has only had a misleading or persuasive role. M y opinion is
that it has also represented and represents the attempt by global corporations to
legitimate their role of new market rules makers. In absence of global markets rules (the
case of Internet Law is symbolic93), global players have on the one hand developed
partial rules (of contractual origin) and common principles (founded on arbitration rules
and international trade practices), on the other hand accepted/proclaimed their so called
social responsibility.
CSR is therefore, in my view, the metaphor outlining three tendencies which
have become necessary for the development of global markets:
1) On the one hand, inside the company, the tendency towards a democratisation
of the organizational and decisional structure of global corporations. If the hyerarchic
structure has not seemed suitable for global markets, the network structure, hyperarchic,
requires a new corporate governance, mingling efficiency and sharing business
decisions.
Wherever Guidelines and the ethical Codes (Soft Law94), if worked out through
concertation, set values, principles and rules which can be claimed (requested) by
middle management with a peer to peer social control (think of the claimability of top
management’s ethical behaviour) or by workers’ and consumers’ representatives
involved in company management, following the German model of dual governance
introduced by EC Regulation nr. 2157 on the European company and translated into
Italian law by art. 2409-octies and following of the Civil Code (participation in the
supervisory body, which can supervise and report management’s non-ethical behaviours
to the shareholders’ meeting), the movement towards a process of gradual
democratizazion of the decisional structure of large companies is on its way.
2) The new role of stakeholder-consumers as socio-economic actors puts new
responsibilities on them: from consciousness about consumer choices with eco95
compatible consumption to responsibility for recycling and re-use , from fair trade
purchases to ethical and development-oriented investments. Furthermore, a new role of
cooperation with enterprise comes up: co-financer, co-project drawer, evaluator of
92
E. D’Orazio,Codici etici,cultura e responsabilità d’impresa,in la Responsabilità sociale
d’Impresa:teorie,strumenti, casi,in Politeia,nr.72-2003,p.127 and the numerous Acts of Politeia
Congresses,2003-05-06-09, on this issue.
93
See O.M.Calliano, I diritti dell’acquirente online, above, p.104 f.
94
A.Somma (cur.) Soft law e hard law nelle società postmoderne,Giappichelli,Torino,2009.
95
G. Viale,La civiltà del riuso,Laterza,Bari,2010.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
31
STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
quality, demanding as to recognition and enforcement of his rights, in order to make
enterprises efficient and the economic system competitive.
The emerging Consumer law in USA, then in Europe96 and lastly in new
developed countries ( Japan, Brasil, Cina, South Africa ), develops the rights and duties
of the global consumer.
97
3) Lastly, the tendency to gradual formation of the fuzzy law of global markets .
Why fuzzy? Because the present economic-cultural crisis is changing the present geoeconomic, and therefore political-cultural scenery.
In this field, comparatists can but adopt the abductive method and therefore,
picking up again the metaphor of sketches, as drafts98 of possible post-crisis sceneries,
detect possible lines of development.
a) The first sketch is that of the Four knights of the Apocalypse by A. Dűrer
(1494), which recalls the scenery of competition among geo-economic areas pointed at,
among others, by the economist M. Deaglio 99. Following this hypothesis, market law
would be a clash among opposite models100: means of global competition and therefore
Consumer Law, Antitrust Law and even CSR could be used as tools for a new “neoprotectionist phase”.
b) The second sketch-picture is the Swearing of the Batavians by Rembrandt van
Rijn (1661-2), which recalls the scenery, suggested by federalists, of a world
government 101, managing global problems (global markets, environment, peace and
development) on the basis of a Federal Global Law, with mechanisms of
implementation, enforcement, taxation.
c) The third sketch is the less known Allegory of Justice and Peace by Felice
Giani (1768-1823), in which between the two symbolic figures there is an aura of
serenity and harmony. It is the call towards multi-polarity and international cooperation,
where ambitions frequently clash with the limits of nationalism and scarce resources. In
96
O. Calliano, Some Preludes for a Critical Study on Lentos and Prestos of Private and
Comparative Law in the Concerto of European Integration Process: The Case of European
Consumer Law, Comparative Law Review, vol. 1,2, (2010).
97
See O. Calliano, Legal strategies XXX. The fuzzy logic introduce elements of resilience and
evolvement in a process.
98
On the basis of the principle that drawing is the “foundation of any art” (Vasari), the sketches
of general compositions played the role of study and model to present in order to give an idea of
the definitive composition. A. M. Forlani Tempesti, I disegni dei maestri.Capolavori del
Rinascimento: Il primo cinquecento toscano,Fabbri,1970 3 1893,p.7.
99
M.Deaglio,Postglobal,Laterza,2004.
100
A.Zoppini, La concorrenza tra ordinamenti giuridici,Laterza,Bari,2004.
101
From the first interventions of M.Albertini,Verso un governo mondiale, Il
federalista,1984,nr.1,p.3 and following, to L.Levi, How Will the World Be After the Storm?, The
Federalist Debate. Papers on Federalism in Europe and the World,2009,nr.2,p.4.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
32
STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
this view, global market law will be under the ties of international conventions, bimultilateral agreements, conflicting requirements, for global corporations, of quick
decisions and freedom from ties and rules for the protection of competitors. From here
comes the role of Transnational law and of the emerging Global Markets Law, which,
102
requiring new legitimation, afore the declining normative power of national States ,
needs an aura of harmony and trust which CSR is able to evoke and transmit.
Concluding, if institutions are the rules of the game of a society, which, by
reducing uncertainty, determine a stable structure of social relations which
organizations (among which, enterprises) are in need of in order to establish trust in
exchanges 103, and globalization is in need of a wide range change by institutions and the
global economic and political organization 104, on the basis of re-visited values, among
which fraternity and gift 105, CSR can be the metaphor, or better the catacrésis 106, of two
new cryptotypes107 not yet verbalized, connected and to the role of market rules maker
of the global corporation and to humanization of the transnational contracts law in
global markets.
Paraphrasing the Fernand Braudel’s conclusion of his Les jeux de l’echange 108,
in which is examined the changing of paradigms during the rising of the merchants’
capitalism, it is necessary that the society would be conscious , give the green light, in
102
On which M.R.Ferrarese,Il diritto al presente.Globalizzazione e tempo delle istituzioni,il
Mulino,Bologna,2002; S.Cassese, Il diritto globale.Giustizia e democrazia oltre lo
Stato.,Einaudi,Torino,2009.
103
D.C.North, Institutions, Institutional Change and Economic Performance, Cambridge Un.
Press,Cambridge,1990 Italian
translation Istituzioni,cambiamento istituzionale,evoluzione
dell’economia, Presentation by W. Santagata,Il Mulino,Bologna,1994.
104
A.Sen, Globalizzazione e libertà, Mondadori, Milan, 2002; W.T wining, General
Jurisprudence.Understanding Law from a Global Perspective, Cambridge Un.Press,
Cambridge, 2009, which introduces an agenda of research for the coming years.
105
See the re-visitation of fraternity, as an economic value in Pope Benedict XVI,Caritas in
Veritate,nr.34-42, 2009, and its historical re-elaboration in L.Bruni,A.Smerillli, Benedetta
economia. Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi nella storia economica europea., foreword
by S Zamagni,Città Nuova, 2008.
106
Catacrésis consists in the metaphoric use of a word in order to indicate something for which
language does not offer a specific expression. It is therefore an important factor in the
construction of the vocabulary of a language; in reply to a requirement of economicity, one uses
what already exists, instead of introducing new linguistic formations. B.Mortara Garavelli,
Manuale di retorica,Bompiani,Milano, 2nd ed.1997,p.147.
107
The emersion of which has been one of the tasks of comparatists, R.Sacco,Il diritto muto,
Riv.Dir.Civ.,1993, nr.6,I, p.689.
108
F. Braudel, Civilisation matérielle, economie et capitalisme (XV-XVIII siècle). Les jeux de
l’échange, Colin, Paris, 1981
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
33
STUDI E OPINIONI
CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY
advance, moreover unknowing in what a process is engaging, or what chain reaction is
triggering, for the future centuries.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
34
STUDI E OPINIONI
THE SCOPE AND THE EFFECTS OF
MANDATORY RULES AND PUBLIC
POLICY UNDER THE 1985 HAGUE
CONVENTION OF THE LAW
APPLICABLE TO TRUSTS AND ON
THEIR RECOGNITION
The 1985 Hague Convention is an important legal tool in the area of private
international law, creating a new bridge between the so-called trust and non-trust
States. In dealing with the determination of the law applicable to trusts and their
recognition, the Convention envisages some limits, such as mandatory rules and public
policy. The present work considers the scope and the effects of the relevant provisions
of the Hague Convention (namely, arts. 15, 16 and 18) and, through a survey of the
interpretations given by scholars and national judges, aims at answering a fundamental
question: do these limitations pose a real threat to the actual operation of the Hague
Convention?
di STEFANO FERRERO
1.Introduction
1.1. The 1985 Hague Trusts Convention.
Negotiated and concluded under the auspices of the Hague Conference on
Private International Law, the Hague Convention on the Law Applicable to Trusts and
on Their Recognition (hereinafter, the “Hague Convention”) entered into force on the 1st
of January 1992, initially among Italy, the United Kingdom and Australia.
So far the Hague Convention has been ratified by, or on behalf of, an increasing
number of States1 and it has a remarkable relevance even in States that have not ratified
it 2.
1
See Ha gue Conference on Private International Law, HCCH (online),
http://hccnet/index_en.php.; cf. H.Van Loon, ‘L'actualité de la convention de La Haye relative à
la loi applicable au trust et à sa reconnaissance’, Mélanges en l'honneur de Mariel Revillard
(Defrénois, Paris, 2007), p. 323.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
35
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
The Hague Convention is an instrument of private international law, creating an
innovative and unique bridge between common law and civil law systems 3, as expressly
pointed out in the Explanatory Report by Von Overbeck4. The latter is a useful and
authoritative tool for the interpretation of the Convention, although it lacks of any
5
compulsory force .
The Hague Convention does not introduce the institution of trust into the
substantive law of those domestic legal systems to which the trust concept is unknown6.
The purpose of the Convention is stated at its very beginning: “desiring to establish
common provisions on the law applicable to trusts and to deal with the most important
issues concerning the recognition of trusts” (Preamble), it “specifies the law applicable
to trusts and governs their recognition” (article 1).
Articles 13, 15, 16, 18 and 19 set out various limitations of different nature and
purpose; these provisions are usually referred to as “safeguard rules”.
2
See N.Malumian, ‘Case law on foreign trust recognition by Latin American countries’, (2010),
Trusts & Trustees, vol. 16, n. 8, pp. 666–671; F.Noseda, ‘The Hague Trust Convention – 25
years on’ in Trust in Prime Jurisdictions, A.Kaplan ed., 3 rd ed. (Globe Law and Business,
London, 2010), p. 27.
3
Cf., however, M.Lupoi, Trusts: A Comparative Study (Cambridge University Press,
Cambridge, 2000), p.327, who complaints about “a mutual misunderstanding of the respective
motives and needs of the two systems”.
4
A.E.Von Overbeck, ‘Hague Conference on Private International Law: Explanatory Report by
Alfred Von Overbeck on the Hague Convention on the Law Applicable to Trusts and on their
Recognition’, (1986), International Legal Materials, vol. 25, p. 593, par. 12.
5
See J.Harris, The Hague Trusts Convention: Scope, Application and Preliminary Issues (Hart
Publishing, Oxford, 2002), p. 89. See also Re Barton (deceased), Tod v Barton [2002] EWHC
264 (Ch), per Collins J, par. 30: “If there were any ambiguity in the Convention I have no doubt
that resort could be had to the Report (which superseded his previous report as rapporteur to
the Special Commission's first draft) either as an essential part of the travaux préparatoires or
because of Professor von Overbeck's standing in the field of private international law”.
Recently, the Report has been referred to in the Scottish opinion of 23 rd March 2012 of Lord
Hodge, Outer House, Court of Session, [2012] CSOH 55 (available at
http://www.scotcourts.gov.uk/opinions/2012CSOH55.html).
6
See L.Collin (ed.), Dicey, Morris and Collins on Conflict of Laws, 14 th Ed. (Sweet and
Maxwell, London, 2006), p. 1303, where the Author, however, correctly points out that the
Contracting States “must recognize it qua trust, rather than translating it into an analogous
institution in their domestic legal systems”; P.Matthews, ‘The Hague Trusts Convention: The
Present Position?’, (1992/93), The Offshore Tax Planning Review, vol. 3, p. 138; C.Mitchell,
Hayton and Mitchell Commentary and Cases on the Law of Trusts and Equitable Remedies, 13 th
Ed. (Sweet and Maxwell, London, 2010), p. 685; Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p.
335.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
36
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
1.2. The problem stated: mandatory rules and public policy in the Hague
Trust Convention.
Regarding both the determination of the applicable law (either according to the
7
settlor’s choice - art. 6 - or pursuant the most closely connection rule - art. 7) and the
recognition of trusts8, the Hague Convention preserves the application of domestic
mandatory rules in areas related to trust (art. 15), international mandatory rules (art. 16)
and public policy (art. 18).
The present work considers their scope and their – potentially fatal – effects. In
fact, if their presence can certainly incentivize the ratification of the Convention
(particularly by non-trust States, somehow relieved by the presence of these
safeguards)9, national courts might use these provisions to control or even distort the
actual functioning of the Convention.
A broad interpretation, which is possible given the quite loose and open
drafting10, might circumscribe the scope of the proper law of trusts and limit their
recognition, ultimately depriving the Hague Convention of much of its reach and
efficacy 11.
Therefore, the present work aims at answering a fundamental question: do these
limitations pose a real threat to the actual operation of the Hague Convention?
2. Mandatory rules
2.1. Mandatory rules and private international law
The ordinary functioning of conflict of laws rules (i.e., full effect given to the
applicable law, once determined) can be affected by the presence of the so-called
“mandatory rules”. Roughly speaking, this category of rules superimpose on the
applicable law.
See P.North & J.Fawcett (eds.), Cheshire and North’s Private International Law, 14th ed.
(Oxford Press University, Oxford, 2008), p. 1318.
8
See North & Fawcett, Cheshire and North’s Private International Law, cit., p. 1321.
9
See Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p.386. It has been correctly pointed out that
these rules, particularly art. 15, protect both civil law and common law systems: M.Lupoi,
‘Effects of the Hague Convention in a Civil Law Country’, (1998), Trusts and Trustees, pp. 1522.
10
E.Gaillard and D.T .Trautman,‘T rusts in No-Trust Countries: Conflict of Laws and the Hague
Convention on T rusts’, (1987), The American Journal of Comparative Law, vol.35, p.337
colourfully and critically call them a “potpourri of possibilities”.
11
Cf. Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 381; A.G.Paton & R.Grosso, ‘The Hague
Convention on the Law Applicable to T rusts and on their Recognition: Implementation in Italy’,
(1994), International and Comparative Law Quarterly, vol. 43, p. 661.
7
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
37
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
Traditionally, mandatory rules are distinguished between rules of “domestic” (in
Italian known as “norme imperative semplici”) and “international” kind (across Europe
known as “norme di applicazione necessaria o immediata” in Italy, “overriding
mandatory rules” in England, “lois de police ou lois d’application immédiate” in
12
France, “Eingriffsnormen” in Germany, “leyes de policías” in Spain) .
The application of the former is triggered only in a purely domestic situation.
They represent a limit to the parties’ autonomy to freely determine their contractual
rights and obligations. In such a case, therefore, the term mandatory is to be understood
as imperative, that is, non-dispositive.
Instead, international mandatory rules apply regardless the applicable law, also
in an international situation; not only do they prevail on a different intention of the
parties but also on the system of private international law to which they belong13.
The distinction can be found, in the contractual area, in the Rome I Regulation 14,
arts. 3 and 9 (earlier, in arts. 3 and 7 of the Rome Convention 15). Art. 3, which reads
“provisions of the law of that other country which cannot be derogated from by
agreement”, takes into account domestic mandatory rules. Art. 9 refers to international
mandatory rules, named “overriding mandatory provisions” and defined as those
“applicable to any situation falling within their scope, irrespective of the law otherwise
applicable” 16. Significantly, the recital No 37 of the Rome I Regulation states that “the
concept of ‘overriding mandatory provisions’ should be distinguished from the
expression ‘provisions which cannot be derogated from by agreement’ and should be
construed more restrictively”.
The preservation of mandatory rules is provided also in the UNIDROIT
Principles of International Commercial Contracts, 2010 Edition (available at
http://www.unidroit.org/english/principles/contracts/principles2010/integralversionprinc
iples2010-e.pdf). Art. 1.4 reads: “nothing in these Principles shall restrict the
application of mandatory rules, whether of national, international or supranational
origin, which are applicable in accordance with the relevant rules of private
Cf. Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 356. On the unsettled terminology see
F.Mosconi and C.Campiglio, Diritto internazionale privato e processuale, Parte generale e
contratti, 4 th ed. (Utet, Torino, 2007), pp. 244-5.
13
Cf. Gaillard and T rautman, T rusts in No-Trust Countries, cit., p.327. On the distinction
between the two categories see the clear analysis of O.Feraci, L’ordine pubblico nel diritto
dell’Unione Europea (Giuffré, Milano, 2012), p. 31 et seq.
14
Regulation (EC) No 593/2008 of the European Parliament and of the Council of 17 June 2008
on the law applicable to contractual obligations (Rome I).
15
Convention of the Law Applicable to Contractual Obligations 80/934/CEE Official Journal L
266.
16
Cf. J.Hill & A.Chong, International Commercial Disputes, Commercial Conflict of Laws in
English Courts, 4 th ed. (Hart Publishing, Oxford, 2010), p. 532 et seq.
12
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
38
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
international law”. The comment to the UNIDROIT article provides some examples:
“e.g. particular form requirements for specific types of contracts; invalidity of penalty
clauses; licensing requirements; environmental regulations; etc.” (mandatory rules of
national origin); “e.g. Hague-Visby Rules; UNIDROIT Convention on Stolen or Illegally
Exported Cultural Objects; United Nations Convention against Corruption; United
Nations Universal Declaration of Human Rights, etc. […] European Union competition
law, etc.” (mandatory rules of international or supranational origin).
In the Hague Convention, the reference to domestic and international mandatory
17
rules is located, respectively, in arts. 15 and 16 .
Unfortunately, while the nature and the scope of the two categories of mandatory
rules is fairly clear, in practice ascribing a certain provision to one of them is far from
easy18. In few cases fortunately the law itself expressly indicates the nature of the
provision. M ore often the mandatory character is only implicit and it follows from the
content and the purpose of the provision.
Rome I Regulation has made an attempt to more clearly define overriding
mandatory rules (art. 9.1): “overriding mandatory provisions are provisions the respect
for which is regarded as crucial by a country for safeguarding its public interests, such
as its political, social or economic organisation, to such an extent that they are
applicable to any situation falling within their scope, irrespective of the law otherwise
applicable to the contract under this Regulation”. Rather than a clear-cut definition, it
appears to be a guideline for the interpretation activity.
17
Cf. Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., par. 140, where it is
referred that the Fifteenth Session at the Hague began the discussion of the relevant articles in
the preliminary draft having in mind the Rome Convention, and par. 152. For an identical
solution under English law cf. Collin (ed.), Dicey, Morris and Collins on Conflict of Laws, cit.,
p. 1302, rule 159.
See, however, G.Contaldi, Il Trust nel diritto internazionale privato italiano, (Giuffrè, Milano,
2001), p. 170, who convincingly submits that art. 15 Hague Convention and art. 3.3 Rome
Convention operate on different levels and with distinct aims. Contra L.Rovelli, ‘Libertà di
scelta della legge regolatrice’, (2001), Trusts e attività fiduciarie, p.512 who advocates for a
total equivalence. In any case, it has been rightly pointed out that notwithstanding “la chiara
influenza esercitata dalla normative uniforme comunitaria su quella dell’Aja”, given the
peculiarity of the trust matter “sarebbe, tuttavia, improprio oltre che riduttivo trasferire
acriticamente tale corrispondenza di soluzioni sul piano strettamente interpretativo”:
M.E.Corrao, ‘Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 16’ in A.Gambaro, A.Giardina and
G.Ponzanelli, Convenzione relativa alla legge sui trusts e al loro riconoscimento, (1993), Le
nuove leggi civili commentate, p. 1294.
18
See, expressly on art. 16 of the Hague Convention, Corrao, Convenzione relativa alla legge
sui trusts, art. 16, cit., p.1295, where the Author - although supporting the drafting’s solution on
a theoretical basis (at p.1296) - points out that art. 16 does not provide any interpretative help,
making harder the activity of the interpreter at the application stage.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
39
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
In the end, “whether a particular rule of law is mandatory or overriding (or
neither) is a question of construction, which can only be answered by reference to the
law of which the particular rule forms a part”19. We will see infra that this is true also
in the Hague Convention context.
Crucial consequences stem from this characterisation. For example a trust (but
this is true for contracts as well) that is at variance with mandatory rules will be
20
prevented from producing its effects to the extent of the incompatibility .
Nevertheless, it must be pointed out that this does not mean that the trust is per
se null and void 21. Referring to art.15.e of the Hague Convention, a recent Italian
decision has expressly stated that “per effetto dell’applicazione di tale disposizione, un
trust istituito in violazione di norme inderogabili non sarà tuttavia di per sé nullo, ma
solo soggetto a quanto diversamente previsto dalla legge del foro” (Tribunale di
Alessandria 24th of November, 2009)22. We will consider this important aspect again
infra.
3. Article 15: domestic mandatory rules in areas related to trust.
3.1. The scope.
According to art. 15.1, “the Convention does not prevent the application of
provisions of the law designated by the conflicts rules of the forum, in so far as those
provisions cannot be derogated from by voluntary act”. “Voluntary act” should be read,
it has been submitted, as referring to a prior agreement 23.
Hill & Chong, International Commercial Disputes, cit. p.533. For some examples see the
comment to art. 1.5 UNIDROIT Principles 2010 (for instance, art. 1.7.2 - good faith and fair
dealing: “ The parties may not exclude or limit this duty”), Mosconi and Campiglio, Diritto
internazionale privato e processuale, cit., pp. 246-7 and Feraci, L’ordine pubblico nel diritto
dell’Unione Europea, cit., p. 36 n. 61.
20
Contaldi, Il Trust nel diritto internazionale privato italiano, cit., p.212 who distinguishes
between consequences under art. 15 and art. 16. More generally see Mosconi and Campiglio,
Diritto internazionale privato e processuale, cit., p. 249.
21
Cf., on the effects of art. 15, A.Vicari, ‘Il trust sham o simulato: questioni di diritto
internazionale privato’, (2010), Trusts e attività fiduciarie, vol. 6, p. 606 et seq., where the
Author convincingly excludes that the provision does not make ex se the trust null and void. In
the same sense I.Valas, ‘La Convenzione de l’Aja e la legge regolatrice straniera” in Trust –
Aspetti sostanziali e applicazioni nel diritto di famiglia e delle persone, M.Monegat, G.Lepore
& I.Valas eds. (Giappichelli, T orino, 2010), vol. 1, p. 69, who provides a useful example on
succession law. Cf. also Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p.366, specifically on art.
15.c Hague Convention.
22
Published in M.Lupoi ed., La giurisprudenza italiana sui trust, Trusts e attività fiduciarie,
Quaderni, 4 th ed. (Ipsoa, Milano, 2011), p. 157.
23
See Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., par.137; G.Thomas
and A.Hudson, The Law of Trusts, 2nd Ed. (Oxford Press University, Oxford, 2010), p. 1214.
19
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
40
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
The provision deals with the interaction of private international law rules 24 and it
is concerned with what we have referred to supra as domestic mandatory rules25.
Then, the paragraph identifies certain matters that are likely to be involved; the
enumeration is merely illustrative26, as it has been recognized by both English and
Italian case law. See C v C (Ancillary Relief: Nuptial Settlement)27, expressly rejecting
the submission of the appellant that was contending that art. 15 “only permits the
application of English conflict laws in the six instances defined by article 15 and that
article 15(b) (the personal and proprietary effects of marriage) cannot possibly extend
to the financial consequences of divorce” (at par. 20). In the same sense Tribunale di
Alessandria 24th of November 200928: “è bene sottolineare che l’utilizzo
dell’espressione ‘in particolare nelle seguenti materie’ induce a ritenere che l’elenco
non sia tassativo”.
It is suggested that an additional relevant matter may be company law,
particularly in case of use of the trust institution for financial and commercial
purposes29.
The rationale underpinning this provision is strictly linked to the versatile nature
of the trust that, more than other institutions, tends to coexist and to interact with
different legal areas 30. The nature itself of the trust, particularly of the equitable title,
which is a concept fundamental to understand the institution, stands on the border of
proprietary and obligational areas 31.
Clearly, interaction may cause discrepancies and, therefore, art. 15 - devised as a
compromise solution32 - calls for the overriding application of internal mandatory rules
of the law designated by conflicts rules of the forum.
The mode of operation of art. 15.1 is, in theory, clear-cut.
Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 355.
Gaillard and T rautman, T rusts in No-Trust Countries, cit., p. 330.
26
Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., par. 139.
27
([2004] EWCA Civ 1030, per Thorpe LJ, parr. 32-34.
28
Published in La giurisprudenza italiana sui trust, cit., p. 157.
29
Cf. Studio del Consiglio Nazionale del Notariato, Il T rust: diritto interno e convenzione de
l’Aja. Ruolo e responsabilità del notaio, (2006), Trusts e attività fiduciarie, p. 477.
30
Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., par.137. Cf. also C.
Jauffret-Spinosi, ‘La Convention de la Haye relative à la loi applicable au trust et à sa
reconnaissance (1 er juillet 1985)’, (1987), Journal de Droit International, vol.1, pp. 50-1: “la
portée d’application de cet article est d’autant plus importante que les buts du trust sont
nombreux et variés”.
31
Cf. J.E. Penner, The Law of Trusts, 7th ed. (Oxford Press University, Oxford, 2010), p. 37 et
seq.
32
Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 361.
24
25
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
41
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
First, the interpreter must consider the matter, other than trust33, that, on a caseby-case basis, is somehow connected to and/or affected by the existing trust. Then, he
will apply the relevant conflicts rules of the forum, determining the law applicable to the
connected matter. It is to be pointed out that such law can be either the law of the forum
34
or the law of a third State . Next, the interpreter will have to find, within the identified
applicable law, the rules of mandatory nature referred to by art. 15 (i.e., the “provisions
[that] cannot be derogated from by voluntary act”). The final step is to coordinate the
two systems in case they do not coincide (fewer problems arise when the same law
governs the whole matter)35 or are at variance with each other. This concluding stage
proves itself to be particularly difficult where one of the two systems does not know the
trust institution at all36.
A controversial issue is whether art. 15 imposes on national courts an obligation
or grants a discretion. The English version reads: “the Convention does not prevent the
application”, whereas the French version – equally authentic – states that “la
Convention ne fait pas obstacle à l'application”. The expressions used do not coincide
and they leave some interpretative doubts; some scholars have advocated for the
discretional interpretation (to be preferred)37, others are in favour of the obligation
solution38. Under English law the issue has been conveniently solved in the Recognition
of Trusts Act 1987, s. 1(3) that expressly makes mandatory the application of both arts.
15 and 16, as expressly recognized in Re Barton (deceased): “Section 1(3) of the 1987
33
See Re Barton (deceased), Tod v Barton [2002] EWHC 264 (Ch), the English first case
reported on the Hague Convention and the Recognition of T rusts Act 1987 (significantly,
decided some 10 years after its entry into force): “the purpose of Article 15 is to preserve the
mandatory effect of the rules of the law designated by the conflict of laws rules for matter other
than trusts” (par.42). It is worth noting that ultimately the High Court excluded the application
of art. 15 in the case.
34
It has been submitted that these can be “the mandatory rules of the lex fori or of the lex situs
(or of the lex loci solutionis in a very rare case)”: D.Hayton, ‘The Hague Convention on the
Law Applicable to Trusts and on Their Recognition’, (1987), International and Comparative
Law Quarterly, vol. 36, p. 277.
35
See Gaillard and T rautman, Trusts in No-Trust Countries, cit., p. 330.
36
See M.B.Deli, ‘Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 15’, in A.Gambaro, A.Giardina
and G.Ponzanelli, Convenzione relativa alla legge sui trusts e al loro riconoscimento, (1993), Le
nuove leggi civili commentate, p.1288; Gaillard and T rautman, T rusts in No-T rust Countries,
cit., p. 330; Contaldi, Il Trust nel diritto internazionale privato italiano, cit., pp. 172-3.
37
North & Fawcett (eds.), Cheshire and North’s Private International Law, cit., p. 1322;
Thomas and Hudson, The Law of Trusts, cit., p. 1214. Harris, The Hague Trusts Convention,
cit., p. 362 convincingly submits that “the application of domestic mandatory rules under
article 15 should be regarded as discretionary”.
38
M.E.Koppenol-Laforce, Het Haagse Trustverdrag - Recht en praktijk (Kluwer, Deventer
1997), p. 270.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
42
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
Act gives mandatory effect to Article 15” (Tod v Barton [2002] EWHC 264 (Ch), per
Collins J, par. 40)39.
We can now proceed to examine the six matters expressly mentioned in the
provision.
“a) The protection of minors and incapable parties”.
It has been correctly argued that the scope of this matter is narrower than it
might appear prima facie. In fact, this area is strictly linked to capacity, which is a
40
preliminary issue excluded from the scope of the Convention .
It has been suggested that many issues considered in art. 15 would belong to the
“rocket-launcher” and, therefore, they would be excluded from the Convention as per
art. 441. This position has been well reasoned but it has the unconvincing result of
depriving art. 15 of too much of its relevance.
The exclusion certainly covers the capacity of the settlor (to create the trust) and
of the beneficiary (to receive the benefit), it does not embraces the capacity of the
trustee to act as such, i.e., to hold and manage the trust property42.
As to Italian law, it has been suggested that in case of a minor as beneficiary and
his parents as trustees, article 320 et seq. and article 374 et seq. of the Italian Civil Code
may be relevant 43.
“b) The personal and proprietary effects of marriage”.
This provision appears to be particularly referred to marital regimes in the form
of community of property and ante-nuptial contracts44.
As far as Italian law is concerned, the creation of a trust cannot exclude the
economic obligations between husband and wife as set out in art. 143 et seq. of the
Italian Civil Code, neither it can infringe the prohibition of creation of dowry as per art.
45
166bis of the Italian Civil Code .
Under English law, in a divorce-related case, it has been held that the statutory
powers to vary settlements under section 24(I)(c) of the M atrimonial Causes Act 1973
are provisions of the designated law which cannot be derogated from by voluntary act
But see, casting a doubt, Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 362 and p. 266.
Collin (ed.), Dicey, Morris and Collins on Conflict of Laws, cit., p. 1319 who, however,
specify that “ it might be applied to the capacity to act as a trustee”.
41
Harris, The Hague Trusts Convention, cit., pp. 361-2.
42
Art. 8.2.a; but not to receive property: cf. D.Hayton, A.Underhill, P.Matthews & C.Mitchell,
Underhill and Hayton, Law Relating to Trusts and Trustees, 18 th ed. (LexisNexis Butterworths,
London, 2010), p. 1367 and n.4.
43
Deli, Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 15, cit., p. 1290.
44
See Hayton, Underhill, Matthews & Mitchell, Underhill and Hayton, Law Relating to Trusts
and Trustees, cit., pp. 1367-8.
45
See Deli, Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 15, cit., pp. 1290-1.
39
40
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
43
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
within the meaning of article 15 (C v C (Ancillary Rilief: Nuptial Settlement) [2004]
EWCA Civ 1030, per Thorne LJ par. 42)46.
As to Swiss law47, the Federal Court, again in a divorce case, rejecting the
appeal against the decision of the first section of the Cour de justice du canton de
th
Genève of 4 of M arch 2010, partly basing its decision on art. 15 of the Hague
Convention, has recently held that the “principe de l'interdiction de l'abus de droit […]
faisait partie de l'ordre public positif réservé par l'art. 18 LDIP” and the “transfert
d'acquêts à un trust qu'un conjoint exécute dans des conditions permettant l'application
de l'art. 208 CC et celle, ultérieure, de l'art. 220 CC, action assimilable à l'action en
réduction de droit successoral, constitue une situation qui consacrerait un abus de droit
si l'on refusait au conjoint lésé la faculté de saisir de façon conservatoire les biens
devant garantir sa créance de participation” (Rybolovlev v Rybolovleva, Tribunal
fédéral, Ile Cour de droit civil, 26th April, 2012, available at www.trusts.ch).
“c) Succession rights, testate and intestate, especially the indefeasible shares of
spouses and relatives”.
This provision has a remarkable potential. On one hand, trusts can perform,
among others, useful estate planning and family functions. On the other hand, many
States, particularly civil-law48 and Islamic countries, provide for the protection of
certain classes of relatives, because of their close connection with the de cuius, by
reserving them a share of the deceased’s estate (the so-called “quota di legittima”,
“réserve héréditaire ou légitime”, “Pflichtteil”) 49.
Hence, the drafters of the Hague Convention were concerned with preventing
settlors from getting around the rules of forced heirship by creating a trust governed by
50
a law that does not envisage them. Collins J in Re Barton (deceased) stated that “an
46
For a critical comment of the decision see J.Harris, ‘Variation of trusts governed by foreign
law upon divorce’, (2005), Law Quarterly Review, vol. 121, p. 16, who contends that “arguably,
a better approach is for the English courts to invoke the law applicable to the trust to determine
whether to vary that trust upon divorce, subject only to the disapplication of that law where it
offends the forum's public policy, pursuant to Article 18”.
On the relationship between section 24 of the Matrimonial Causes Act 1973 and arts. 15, 16 and
18 of the Hague Convention see Harris, The Hague Trusts Convention, cit., pp. 264-270.
47
For the situation under Swiss la w see N.P.Vogt and D.Pannatier Kessler, Switzerland in
International Trust Disputes, S.Collins et alia eds. (Oxford Press University, Oxford, 2012), pp.
481-2.
48
But see Lupoi, A Comparative Study, cit., p.364 n.191.
49
For a recent survey on the matter see A.De La Rosa, Succession and Forced Heirship
Disputes in International Trust Disputes, S.Collins et alia eds. (Oxford University Press,
Oxford, 2012), p. 45 et seq. and P.Panico, International Trust Laws (Oxford University Press,
Oxford, 2010), p. 449 et seq.
50
T od v Barton [2002] EWHC 264 (Ch).
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
44
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
example of such a rule is the rule that matters of succession to personal property are
governed by the law of the testator's domicile at death. If he is domiciled in a country
which gives indefeasible rights of succession to children, then the relevant rules of the
country must be given effect notwithstanding the creation of a trust which purports to
override those rights”.
51
An example can clarify this matter . Let us suppose that Tizio, Italian national
and domiciled in Italy, has an estate (“patrimonio” or “patrimoine”, although these
civil-law legal concepts and the common-law notion of estate do not match)52 of 10. By
will Tizio creates an English trust (i.e., a trust governed by English law) transferring to
the trustee 8 and leaving all the remaining estate (equal to 2) to Caia, his spouse. Some
time later, Tizio passes away. According to Italian law, a wife is entitled to an
indefeasible part of the deceased husband’s estate that is – in the absence of children –
equal to half of it 53. Therefore, Tizio’s will is in breach of Italian succession law rule.
Caia is entitled - but not obliged - to bring an action (the so-called “azione di riduzione”
provided for in art. 557 et seq. of the Italian Civil Code) against the trustee or the
beneficiary to recover her indefeasible share (in our example, 5 – 2 = 3). Assuming the
jurisdiction of Italian courts, the judge would see that there is a matter, succession,
connected to or affected by the trust. Applying Italian (as the forum) conflict of law
rules, the judge would find that Italian law is the law applicable to the succession
matter54. Once Italian forced heirship rules have been considered “provisions [that]
cannot be derogated from by voluntary act”, they will prevail over the trust and allow
the spouse to enforce her right.
Notably - as we have mentioned supra - the consequence is not the voidness of
the trust, but only its adaptation to the Italian forced heirship rules as enforced by the
spouse. In practice, from the property previously poured into the trust enough assets will
be detracted in order to satisfy the indefeasible share.
This outcome (and the difference between voidness and adaptation) has been
th
clearly spelled out by Italian case law. Tribunale di Venezia 4 of January, 2005 (in La
giurisprudenza italiana sui trust, cit., p. 709) correctly distinguished between action for
declaration of nullity and “azione di riduzione” (and relying also on this distinction it
Cf. also the example given in Hayton, Underhill, Matthews & Mitchell, Underhill and
Hayton, Law Relating to Trusts and Trustees, cit., p. 1368, par. 100.195.
52
Cf. the cogent submission of P.Matthews, ‘From Obligation to Property and Back Again? The
Future of the Non-Charitable Purpose T rust’, in Extending the Boundaries of Trust and Similar
Ring-fenced Funds, D.Hayton ed. (Kluwer Law International, The Hague, 2002), pp .203-241.
53
Art. 540.1 of the Italian Civil Code (“A favore del coniuge è riservata la metà del patrimonio
dell'altro coniuge, salve le disposizioni dell'articolo 542 per il caso di concorso con i figli”).
54
Art. 46 of the Law 31 st of May 1995 No 218, “Riforma del sistema italiano di diritto
internazionale privato”.
51
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
45
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
concluded, somehow ambiguously, that the rules of forced heirship are not imperative
and mandatory principles of Italian law).
In the same sense, Tribunale di Lucca 23rd of September, 1997 (in La
giurisprudenza italiana sui trust, cit., p.987) had earlier held that a will trust created
affecting the “légitime” is not null and void, but simply entitles the heir to bring the
“azione di riduzione” to obtain his part of indefeasible share (claim not brought in that
55
particular case) .
M ore recently Tribunale di Urbino 31st of January, 2012 appears to have gone
even further, holding that – on the facts of that particular case – the trust performed the
lawful function of generational transition and it did not prejudice forced heirship rules at
all 56.
However, it has been submitted that “it is almost certain that an English court
will not permit a validly created inter vivos trust subsequently to be impugned by
foreign forced heirship rules, since an English court should only apply the law
applicable to succession to assets which the forum regards as part of the deceased’s
estate at death” 57.
Ultimately the whole matter turns on a question of characterisation58 that,
because it depends on the forum, makes particularly important where the claim is
actually brought, as well as the location of the assets and the residence of the
beneficiaries59.
For a positive comment of this decision cf. Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 370,
who rightly contends that “such an approach is highly constructive. It allows the law of
succession to make inroads into, but not to defeat, the trust altogether”.
56
Contra Tribunale di Torino 27 th of December, 2012, which has held that in case a trust
violates creditors’ and successors’ rights, these subjects are entitled to bring the actions
available under Italian law, such as the “ azione di riduzione”. Both the decisions are referred to
on http://www.il-trust-in-italia.it/.
57
Collin (ed.), Dicey, Morris and Collins on Conflict of Laws, cit., p.1319; in the same sense
and more extensively cf. J.Mowbray et alia, Lewin on Trusts, 18 th ed. (Sweet and Maxwell,
London, 2008), p. 420; Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 366 n. 1391 and pp. 368-9.
58
D.Hayton, ‘The Hague Convention on T rusts: a little is better than nothing but why so little?,
(1994), Journal of International Trusts and Corporate Planning, vol. 3, n.1, pp. 26-7; Mitchell,
Hayton and Mitchell Commentary, cit., p. 687; Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p.
366, who clearly distinguishes between testamentary trusts (where the question of forced
heirship must be characterized as succession matter) and inter vivos trusts (where the lex situs is
relevant).
59
Hayton, Underhill, Matthews & Mitchell, Underhill and Hayton, Law Relating to Trusts and
Trustees, cit., pp. 1369 par. 100.198; Mowbray et alia, Lewin on Trusts, cit., p. 421; Harris, The
Hague Trusts Convention, cit., pp. 369-370.
55
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46
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
“d) The transfer of title to property and security interests in property” 60.
This provision considers issues such as the transfer of equitable title to the
beneficiary - at least “for common law trusts” -61, whether the latter can terminate the
trust, the nature of the beneficiary’s interest.
Its scope can be properly understood only considering art. 4 of the Hague
Convention, pursuant to which “the Convention does not apply to preliminary issues
relating to the validity of wills or of other acts by virtue of which assets are transferred
to the trustee”.
Consequently, art. 15.1.d does not refer to the transfer of the legal title to the
62
trustee, issue outside the scope of the Hague Convention as per art. 4 .
“e) The protection of creditors in matters of insolvency” 63.
The provision does not specify whose creditor should be protected. It has been
unanimously held that the provision does not refer to trustees’ creditors, “for otherwise
there would be no ring-fenced fund, which ‘is an essential element of a trust, without
which its recognition would have no meaning’” 64. It is suggested that a different
conclusion should be reached in case of self-declared trust, where the capacity of settlor
and trustee coincide in the same person.
Therefore, this provision envisages two situations65.
The settlor might create a trust in order to secure his own assets from an existing
or expected insolvency. Art. 15.1.e aims at preventing this form of asset protection and,
It has been doubted that even under Italian law the “azione di riduzione” can be brought against
a trust created inter vivos eroding the “ quota di legittima”: cf. Deli, Convenzione relativa alla
legge sui trusts, art. 15, cit., p. 1291.
For the situation under Swiss la w see Vogt and Pannatier Kessler, Switzerland, International
Trust Disputes, cit., p. 483.
60
Note that the Dutch implementation of the Hague Convention has excluded the operation of
this provision (art.4 Wet Conflictenrecht T rusts 1995). See D.Hayton et alia (eds.), Vertrouwd
met de Trust: Trust and Trust-like Arrangements, (Tjeenk Willink, Deventer, 1996), p. 58.
61
Hayton, Underhill, Matthews & Mitchell, Underhill and Hayton, Law Relating to Trusts and
Trustees, cit., p. 1369.
62
See Collin (ed.), Dicey, Morris and Collins on Conflict of Laws, cit., p. 1320; Hayton,
Underhill, Matthews & Mitchell, Underhill and Hayton, Law Relating to Trusts and Trustees,
cit., p. 1369; Thomas and Hudson, The Law of Trusts, cit., p. 1215.
63
Note that the Dutch implementation of the Hague Convention has excluded the operation of
this provision (art.4 Wet Conflictenrecht Trusts 1995). See Hayton et alia (eds.), Vertrouwd met
de Trust: Trust and Trust-like Arrangements, cit., p. 58.
64
Hayton, Underhill, Matthews & Mitchell, Underhill and Hayton, Law Relating to Trusts and
Trustees, cit., p. 1370. Cf. also Collin (ed.), Dicey, Morris and Collins on Conflict of Laws, cit.,
p.1320;
65
On the specific case of protective trust and the possible implication of arts. 15 and 18 Hague
Convention, see Harris, The Hague Trusts Convention cit., p. 376.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
47
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
as a consequence, it safeguards settlor’s creditors66. The relevant domestic rules under
English law are sections 339-342 of the Insolvency Act 1986.
Under Italian law the creditor is entitled to invoke the special bankruptcy actio
pauliana of art. 67 of Regio Decreto 16th of M arch 1942 No 267 (“Legge
Fallimentare”) and the ordinary actio pauliana of art. 2901 of the Italian Civil Code 67.
Both the articles have been referred to by Tribunale di Alessandria 24th of November,
2009 (in La giurisprudenza italiana sui trust, cit., p. 156) and the use of the ordinary
actio pauliana as per art. 2901 Italian Civil Code has been expressly admitted by
Tribunale di Firenze 6th of June 2004.
Secondly, the provision envisages the protection of beneficiaries’ creditors who it has been suggested - will be entitled to attack the benefits that the beneficiary is
actually and currently receiving from the trust, but not the trust property itself68. It has
been contended that, in practice, under Italian law the beneficiary’s creditors could also
bring the so-called “azione surrogatoria” (subrogation) as per art. 2900 Italian Civil
Code69, a claim whereby the creditor stands in for his debtor in bringing those actions
that the latter omits or neglects to pursue against his debtors.
In the Italian case law art. 15.e has been often invoked with reference to the socalled “trust liquidatorio”, which arises when a company, instead of proceeding to its
dissolution through the ordinary winding-up process, creates a trust dedicated to the
same purpose. Sometimes Italian courts have sanctioned the “trust liquidatorio” with
nullity; however, as it happens also under art. 15.1.c, the consequence is not necessarily
the radical voidness of the trust70. It is worth mentioning the variety of solutions reached
by Italian courts.
Certain judges have considered the “trust liquidatorio” null and void ab
origine 71.
Sometimes it has been “rescued” by holding that it complies with art. 15.e
insofar it imposes upon bankruptcy the restitution of the property to the trustee in
bankruptcy (the “curatore”)72.
On asset protection trust cf. P.Panico, International Trust Laws, cit., p. 477 et seq., with an
interesting conclusion on protected trust structures in Italy (at p. 521 et seq.).
67
Cf. Deli, Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 15, cit., p. 1292; Contaldi, Il Trust nel
diritto internazionale privato italiano, cit., p. 175.
68
See Contaldi, Il Trust nel diritto internazionale privato italiano, cit., p. 176.
69
See Rovelli, Libertà di scelta della legge regolatrice, cit., p. 512.
70
See T ribunale di Alessandria 24 th of November 2009, in La giurisprudenza italiana sui trust,
cit., p. 157.
71
Cf. T ribunale di Mantova 25 th of March 2011, in Trusts e attività fiduciarie, 2011, p. 529.
72
T ribunale di Milano 29 th of October 2010, in La giurisprudenza italiana sui trust, cit., p. 53.
Cf. also Tribunale di Milano 30 th of July 2009, in La giurisprudenza italiana sui trust, cit., p.
197.
66
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
48
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
Tribunale di M ilano 16th of June, 2009 (in La giurisprudenza italiana sui trust,
cit., p. 226) accurately distinguished two situations: a “trust liquidatorio” created when
the settlor is already insolvent is void ab origine; if it is created before the settlor’s
insolvency arises, the trust, valid ab origine, terminates upon bankruptcy.
th
Tribunale di M ilano 29 of October, 2010 has stated that the act creating a “trust
liquidatorio” is null and void if it does not contain any disposition whereby, in case of
manifest insolvency, the assets are transferred to the procedure provided by law.
Recently, Tribunale Reggio Emilia, in the judgment delivered on the 2nd of M ay,
2012 (available at www.ilcaso.it) has questioned the ratio decidendi of the
aforementioned M ilan Court decisions: “le pronunce sopra indicate si basano su un
postulato che, però, non trova chiaro riscontro nell’ordinamento: l’assoluta
inderogabilità, per atto di autonomia privata delle procedure previste dalla Legge
Fallimentare”. The Court stated that Italian domestic law provides an entrepreneur in
default with certain legal instruments in order to avoid bankruptcy proceedings. The
latter, therefore, are not mandatory. Consequently, the Court has held that article 15 of
the Hague Convention could not apply in the case (“tale possibilità rende inapplicabile
l’art. 15 della Convenzione de L’Aja”).
Such an array of solutions shows the uncertainty of Italian courts when treating
the relationship between art. 15.1.e of the Hague Convention and Italian insolvency law.
However, it can be perceived a tendency towards the limitation of the scope of
application of the Convention provision.
“f) The protection, in other respects, of third parties acting in good faith”.
This provision is, at once, broader and narrower than the previous one, with
which it shares the same protecting rationale.
On one hand, art. 15.1.f generally refers to third parties, i.e., not necessarily
purchasers but any third party recipient of trust property. On the other hand, it adds the
73
bona fide requirement, absent under art. 15.1.e .
As to matters related to trust that could be relevant under this sub-article, it is
suggested that national courts might consider the rules concerning entries in public
registers, simulated transactions (“simulazione”, “scheingeschäft”, “simulation”
“simulación”) 74 and the “possession vaut titre” “possesso vale titolo” rule. The latter is
envisaged by French law (art. 2276 Code Civil) and Italian law (art. 1153 of the Italian
Civil Code). It has been rightly submitted that “il est donc certain que l’action en
73
Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., par. 145.
In the same sense suggested in the text, see Vicari, Il trust sham o simulato: questioni di
diritto internazionale privato, cit., p. 606: “le regole sulla simulazione rientrano certamente in
una o in entrambe queste categorie”, i.e., art. 15 letters e and f.
74
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
49
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
revendication (tracing) du bénéficiaire se heurterait en France à une disposition
impérative et que le tiers acquéreur de bonne foi serait protégé” 75.
3.2. Article 15: the effects.
It has been correctly pointed out that “article 15 is an extremely wise rule” 76.
The recognition of foreign trusts and, sometimes, the de facto introduction of trusts in
States to which the institution is unknown, are indubitably appropriate and welcome, but
they cannot lead to the absolute primacy of trusts on any other area they interact with.
Nevertheless, this provision is one of the most serious challenges to the
Convention77. The Von Overbeck Report warned that “not without reason it was said
that an hostile judge might always find in article 15 a means of frustrating the trust”78.
Was Von Overbeck’s remark prophetic?
First, it is worth noting that several offshore countries (where the Hague
Convention applies by way of the ratification by the United Kingdom) have passed
domestic statutory law that defends the validity of local trusts. This is the case, for
instance, of Bermuda: if the validity of a Bermuda trust (i.e., a trust governed by the
laws of Bermuda) is challenged before a Bermuda court on the basis of foreign forced
heirship laws, mandatory community property matrimonial laws and foreign bankruptcy
laws, the court will normally uphold the trust79. Therefore, several offshore jurisdictions
have basically defused art. 1580.
75
Jauffret-Spinosi, La Convention de la Haye relative à la loi applicable au trust et à sa
reconnaissance (1 er juillet 1985), cit. p. 58.
76
Lupoi, A Comparative Study, cit., p. 363; see also Jauffret-Spinosi, La Convention de la Haye
relative à la loi applicable au trust et à sa reconnaissance (1 er juillet 1985), cit., p. 51: “cette
exclusion de la convention est parfaitement justifiée”.
77
Koppenol-Laforce, Het Haagse Trustverdrag - Recht en praktijk, cit., p. 270.
78
Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., par. 139; see also
Hayton, The Hague Convention on the Law Applicable to Trusts and on Their Recognition, cit.,
p. 278: “ clearly, Article 15 is capable of being applied to negate much of the positive effect of
Article 11 on a trust that has already had to survive the effect of Article 4”. M.Lupoi,
Introduzione ai Trusts (Giuffrè, Milano, 1994), p. 148: “la sua applicazione giurisprudenziale
non sarà certamente agevole”.
79
Cf. P.Smith and B.Morrison, Bermuda in International Trust Disputes, S.Collins et alia eds.
(Oxford Press University, Oxford, 2012), p. 320. Similar results are achieved in the British
Virgin Islands, cf. A.di Iorio, British Virgin Islands in International Trust Disputes, S.Collins et
alia eds. (Oxford Press University, Oxford, 2012), p. 334. The situation is unclear in Guernsey,
cf. P.Buckle, Guernsey in International Trust Disputes, S.Collins et alia eds. (Oxford Press
University, Oxford, 2012), p. 383. On forced heirship claims in Liechtenstein see S.Wenaweser,
Liechtenstein in International Trust Disputes, S.Collins et alia eds. (Oxford Press University,
Oxford, 2012), p. 445.
80
For a critical comment on the offshore approach, particularly on Manx law, see Harris, The
Hague Trusts Convention, cit., pp. 371-2. On the trust-friendly approach taken by the legislator
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
50
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
Secondly, it seems that national courts, particularly those of civil law countries,
have not fought the trust institution by invoking this provision too easily. The earlier
review of domestic case law has shown that the cases in which judges have resorted to
art. 15 are generally limited to exceptional situations (it is indicative the interaction
between trust law and insolvency law as interpreted by Italian court applying art. 15.1.e
of he Convention).
Furthermore, paragraph 2 of art. 15 is still to be considered. A thorough
application of art. 15 requires a tripartite analysis: it is necessary (i) first, to determine,
within the forum legal system, the relevant conflict of laws rule, (ii) secondly, to
identify those mandatory rules of the determined legal system that can be relevant in the
constitution/operation of the trust and (iii) finally, to establish whether it is possible to
81
rescue the transaction affected by art. 15 paragraph 1 by way of paragraph 2 . Now we
consider the third step.
The Von Overbeck Report says that “this is [art. 15.2] an appeal to goodwill
rather than a rule of strict law” 82 and it has been noted that “it is also difficult to see its
value”83.
We respectfully disagree. It is submitted that par. 2 not only “invites the judge to
mitigate, where necessary, the effects of the first paragraph” 84, but it obliges the court
to seek for another way to save the settlor’s intention.
It has also been contended that “there is no obligation to do so” 85. The
observation seems correct insofar it means that the judge is not obliged “to give effect”
to domestic mandatory provisions. But, it is argued, there is an obligation to “try to”.
The point is of practical relevance: in case the judge of first instance simply overlooks
86
art. 15.2, the losing party may find in this refusal a ground for appeal .
in Malta (particularly, arts. 6A and 6B of the Trusts and Trustees Act, as amended in 2004) cf.
T.Fenech, ‘The Maltese Law Applicable to Trusts: balancing the application of mandatory rules
with freedom of disposition’, (2005), Trusts & Trustees, vol. 11, p. 36.
81
Deli, Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 15, cit. p. 1287.
82
Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., par. 147; see also North
& Fawcett (eds.), Cheshire and North’s Private International Law, cit., p. 1321: “ this is a very
vague exhortation”.
83
Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 379.
84
Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., par. 147.
85
Hayton, Underhill, Matthews & Mitchell, Underhill and Hayton, Law Relating to Trusts and
Trustees, cit., p. 1371.
86
In the sense of duty on the judge “di far salvi gli effetti legittimi del trust e così il trust stesso,
eliminati gli effetti in contrasto”, Valas, La Convenzione de l’Aja e la legge regolatrice
straniera, cit., p. 70 and the Studio del Consiglio Nazionale del Notariato, Il T rust: diritto interno
e convenzione de l’Aja. Ruolo e responsabilità del notaio, cit., p. 471 n. 29; Tribunale di
Alessandria 24 th of November 2009, in La giurisprudenza italiana sui trust, cit., p. 157:
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
51
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
In other terms, once the first paragraph has been successfully invoked, the
national court is required to apply the second paragraph as well 87. Certainly, this does
not mean that the application of paragraph 2 must necessarily save the trust.
Undoubtedly par. 2 cannot be a way to elude the application of par. 1.
The present interpretation is supported by the following arguments:
(i)
the literal argument and the travaux préparatoires. The
wording of the provision is compulsory (“shall try to”). We acknowledge
that the French text, equally authentic, adopts a less mandatory
terminology (“le juge s'efforcera de donner effet”). But notice should paid
to the fact that the expression “and have discretion”, contained in the
German delegation’s proposal, was deleted from the final version
88
approved .
(ii)
The systematic argument, concerning the kind of rules
envisaged by art. 15 par. 1: the trust is affected by mandatory rules
belonging not to the trust matter itself, but to different, ancillary matters.
They can interact, also substantially, with the trust but do not affect its
core. Therefore, the trust should be preserved as much as possible;
(iii)
Finally, the kind of operation required: “rescuing” a legal
act somehow vitiated is an operation not unknown to legal systems. For
instance, art. 1424 of the Italian Civil Code (“il contratto nullo può
produrre gli effetti di un contratto diverso, del quale contenga i requisiti
di sostanza e di forma, qualora, avuto riguardo allo scopo perseguito
dalle parti, debba ritenersi che esse lo avrebbero voluto se avessero
conosciuto la nullità”) allows a void contract, pursuant to certain
requirements, to produce the effects of a different contract. And, according
to art. 1418 of the Italian Civil Code (“Il contratto è nullo quando è
contrario a norme imperative”), a contract is void when it is against
89
mandatory, i.e., non-dispositive, rules .
To conclude, art. 15 is a key provision in the Hague Convention. Potentially, the
threat to the Convention cannot be underestimated. Ultimately, the interpretation – not
easy – of both its paragraphs is decisive. So far, the concerns various scholars had
initially put forward appear to have been warded off by a sensible and sound judicial
application.
“quando poi la violazione sia tale da costituire ostacolo al riconoscimento del trust, il giudice
dovrà comunque cercare di attuarne gli scopi in modo alternativo” (emphasis added).
87
See Contaldi, Il Trust nel diritto internazionale privato italiano, cit., p. 214.
88
Cf. Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., par. 148; Deli,
Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 15, cit., p. 1293.
89
In the same sense cf. L.Santoro, Il Trust in Italia, 2nd ed. (Giuffrè, Milano, 2009), p. 110.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
52
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
4. Article 16: international mandatory rules.
4.1.The scope.
Art. 16 deals with the kind of rules that supra we have referred to as
90
international mandatory rules .
The first paragraph defines them as rules “which must be applied even to
international situations, irrespective of rules of conflict of laws”. The second paragraph
envisages rules of the same kind: “which have the same character as mentioned in the
preceding paragraph”. They represent a limit to both the proper law of the trusts and
their recognition 91.
The first paragraph considers the application of the international mandatory rules
of the forum92 and its presence is not surprising93: in the von Overbeck Report it is
clearly stated that “the respect for the forum’s laws of immediate application was
scarcely ever put in doubt” 94.
The second paragraph, much more contested during the drafting negotiations 95,
refers to the rules of a third State, which is “neither the State of the forum nor the State
the law of which is designated by the Convention’s conflicts rules” 96, provided that there
is a “sufficiently close connection with a case” (the French version reads “avec l'objet
90
Gaillard and Trautman, Trusts in No-Trust Countries, cit., p. 330; Hayton, The Hague
Convention on the Law Applicable to Trusts and on Their Recognition, cit. p. 278.
91
Cf. Corrao, Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 16, cit., p. 1297.
92
Cf. Mitchell, Hayton and Mitchell Commentary, cit., p. 687, who gives the example of a
beneficiary “ suing the trustee for failure to export to the beneficiary some heritage object whose
export is prohibited by the lex fori” and Hayton, The Hague Convention on T rusts: a little is
better than nothing but why so little?, cit., p. 27 (“e.g., rules prohibiting export of currency or
heritage objects or armaments”); for the suggestion that the rule against perpetuities may fall
within art. 16 see Jauffret-Spinosi, La Convention de la Haye relative à la loi applicable au trust
et à sa reconnaissance (1 er juillet 1985), cit., p. 53; contra Contaldi, Il Trust nel diritto
internazionale privato italiano, cit., p. 207 et seq., with reference to movables and immovable,
at least rebus sic stantibus (p. 212 n. 266).
93
See Corrao, Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 16, cit., p. 1298; North & Fawcett,
Cheshire and North’s Private International Law, p. 1322; Jauffret-Spinosi, La Convention de la
Haye relative à la loi applicable au trust et à sa reconnaissance (1 er juillet 1985), cit. p.53.
However, it is been noted that they are a “nebulous flexible concept for common law States”:
Hayton, Underhill, Matthews & Mitchell, Underhill and Hayton, Law Relating to Trusts and
Trustees, cit., p. 1371
94
Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., par. 153.
95
Cf. Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., par. 154 et seq. for
the troubled disc ussion of the Fifteenth Session on this paragraph.
96
Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., par. 151.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
53
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
du litige”) 97 and only “in exceptional circumstances”. A typical case of close connection
is when the assets forming the trust fund are located in a State different from the forum
and from the State’s governing law 98.
The third paragraph allows any contracting State, by way of reservation, to
declare that it will not apply the second paragraph, confirming the proximity of art. 16
and art. 7 of the Rome Convention (where a similar reservation is envisaged). Not
99
surprisingly, the United Kingdom has made the reservation, as did Canada , Hong
100
Kong, Luxemburg and Principality of M onaco . As to Switzerland, it has been
expressly noted, before the ratification of the Hague Convention, that “the application
of Article 16 par. 2 of the Convention does not create any problem for Switzerland.
SPILA Article 19 already allows the Swiss courts to take into account mandatory
foreign provisions in similar conditions, so that it would not be appropriate to adopt the
reservation provided in Article 16 par. 3 of the Convention” 101. Although Australia did
not make the reservation, it appears that its national courts are very slow in giving effect
to mandatory rules of third States102.
As already mentioned, the kind of rules considered in the first and in the second
paragraph is the same. However, the respective formulations are different.
Clearly, the mandatory rules of a third State “may” be applied (rectius, “effect
may be given to” 103): there is no obligation on the national court to do so104.
97
For a criticism of this provision, considered too generic, see Corrao, Convenzione relativa alla
legge sui trusts, art. 16, cit., p.1299. Correctly, it has been maintained that “l’objet du litige ne
veut pas dire seulement objet d’un procès en cours, l’interprétation peut être plus large”:
Jauffret-Spinosi, La Convention de la Haye relative à la loi applicable au trust et à sa
reconnaissance (1 er juillet 1985), cit., pp. 53-4.
98
Hayton, The Hague Convention on Trusts: a little is better than nothing but why so little?, cit.,
pp. 27-8.
99
Limited to the Province of Alberta: s.1.4 of the International Convention Implementation Act
1990.
100
See HCCH Online, http://www.hcch.net/index_en.php?act=conventions.status&cid=59.
101
L.Thévonoz, Ratification of the Hague Convention on Trusts and Codification of Fiduciary
Transfers (Schulthess, Zurich, 2001), p. 301.
102
Cf. M.Davies, Nygh's Conflict of Laws in Australia, 7 th Ed. (LexisNexis, London, 2002), pp.
376-9, 628.
103
According to Corrao, Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 16’, cit., p. 1300, this
expression appears to suggest that the rule should be only taken into account (“l’espressione
‘dare effetto’, infatti, sembra alludere ad una mera presa in considerazione delle norme in
esame”).
104
Cf. Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., p. 151; for a critical
comment of the provision cf. Corrao, Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 16, cit., p.
1299-1300. For a list of factors to be taken into account at the time of exercising the discretion
see Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 382.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
54
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
The wording of the first paragraph (“the Convention does not prevent the
application”) leaves open the doubt on whether there is an obligation or discretion on
the judge. The Von Overbeck report seems to tend to a duty, although it is not clear on
the point105. In the English version the expression is the same as in art. 15. This would
indicate the discretionary nature of the provision. However, the French text – equally
authentic – uses different phrases.
According to art. 15, “la Convention ne fait pas obstacle à l’application”;
according to art. 16, “la Convention ne porte pas atteinte”. A different wording is also
found in the Italian version, as implemented by the Legge 16th of October 1989 No 364
(in Supplemento Ordinario alla G.U. No 261 of 8th November 1989): art. 15 reads “la
Convenzione non costituisce ostacolo”, art. 16 “la Convenzione non pregiudica
l’applicazione”. Similarly, art. 15 of the Spanish translation (“el Convenio no obsta a la
aplicación”) differs from the wording of art. 16 (“el Convenio no impedirá la
aplicación”).
Notwithstanding the different wording, it is suggested that there is not a change
in the substance and, therefore, the provision does not create any duty on the court;
whether effect should be given or not depends on the discretion of the judge. It has been
suggested that “the word ‘must’ […] indicates that Art 16 is mandatory”106.
Respectfully, it is submitted that the observation is incorrect: the word “must” identifies
the kind of provisions of the forum the article deals with (mandatory rules), not the
nature (discretionary or mandatory) of the article itself.
This conclusion appears to be consistent with art. 18 of the Hague Convention,
which imposes no obligation as to the public policy limitation; a fortiori the position
should be the same for international mandatory rules.
Having said that, in practice it is not easy to envisage a case in which a national
judge would renounce to apply the international mandatory rules of the forum.
Two further issues should be addressed.
First, the provision does not consider the question of the reciprocity of the
107
108
reservation . As correctly suggested in the Von Overbeck Report , the reservation of
art. 16.3 does not have reciprocal effect. Therefore, a contracting State cannot refuse to
apply the mandatory rules of another contracting State that has made the reservation.
Secondly, considering the relationship between art. 15 and art. 16, what if the
domestic mandatory rules determined by the former are at variance with the
105
Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit. par. 150.
T homas and Hudson, The Law of Trusts, cit., p. 1215 n. 313.
107
Jauffret-Spinosi, La Convention de la Haye relative à la loi applicable au trust et à sa
reconnaissance (1 er juillet 1985), cit., p. 54 n. 63: “la question de la réciprocité de la réserve n’a
pas été évoquée”.
108
Cf. Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., par. 159. See also
Santoro, Il Trust in Italia, cit., p. 111.
106
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
55
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
international mandatory rules? It has been suggested that art. 16 should prevail over art.
15109. This position seems correct and it is in line with the solution proposed to same
problem arising in the contractual field 110.
Finally, the mandatory rules of the lex fori (art. 16.1) should prevail over the
111
mandatory rules of a third State (art. 16.2) .
4.2.The effect.
At the time the Convention was agreed, it was not easy to predict the actual
effect of art. 16 on the Convention itself. The potential effect is notable and, similarly to
art. 15 and art. 18, much depends on the attitude taken by national courts.
Although too readily resorting to mandatory rules “may dilute [the Convention]
to the point of ineffectiveness”112, an examination of, particularly, Italian 113, Swiss and
English case law has shown that whereas national courts have sometimes invoked art.
15, the use of art. 16 is almost absent114.
The restricted judicial application can be also explained by the problematic
determination of the rules that fall within the scope of this provision115.
One point is clear: the article concerns both international mandatory rules
belonging ratione materiae to the trust area (typical of trust countries116) and those part
of non-trust matters117. It has been submitted118 that the matters listed in art. 15 can be a
useful help to interpret the scope of art. 16. Although the matters of art. 15 are certainly
of particular relevance, this interpretation does not convince: the boundaries of the two
Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 384.
Hill & Chong, International Commercial Disputes, cit. p. 539.
111
Corrao, Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 16, cit., p. 1301.
112
Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 381.
113
For a comprehensive collection of Italian case law on trust, from 1899 to 2011, see M.Lupoi
(cur.), La giurisprudenza italiana sui trust, Trusts e attività fiduciarie, Quaderni, 4 th ed. (Ipsoa,
Milano 2011).
114
T homas and Hudson, T he Law of Trusts, cit., p. 1215: “there is, as yet, no English case law”.
Even more unlikely is the application of art. 16.2: cf. Contaldi, Il Trust nel diritto internazionale
privato italiano, cit., p. 206.
115
Cf. Contaldi, Il Trust nel diritto internazionale privato italiano, cit., p. 189, who points out
that art. 16 does not help in the hermeneutical activity; Harris, The Hague Trusts Convention,
cit., pp. 383-4.
116
See Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., par. 152; Corrao,
Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 16, cit., p. 1296.
117
See Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 381.
118
Corrao, Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 16, cit., pp. 1297-8. Contra see
M.Lupoi, Introduzione ai Trusts cit., p. 146 n. 663: “chi propone questa interpretazione si trova
poi a dovere disciplinare il concorso tra l’art. 15 e l’art. 16” and Contaldi, Il Trust nel diritto
internazionale privato italiano, cit., p. 192, who mentions company law as a possible source of
international mandatory rules relevant for this provision, at pp. 193-5.
109
110
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
56
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
provisions would become confused and art. 16 would be useless; the solution of the
Author in terms of prevalence of art. 16 as lex specialis in respect of art. 15 appears
weak.
But what are international mandatory rules relevant for trust? Tentatively and
generically, the Von Overbeck Explanatory Report mentions the laws “intended to
protect the cultural heritage of a country, public health, certain vital economic
interests, the protection of employees or the weaker party to another contract” and
119
“currency exchange regulation” . However, it has been correctly pointed out that the
examples given mostly concern the contractual area, not the trust sphere120.
As to English law, it has been contended that “the only obvious situation to
which this would apply […] would be if the trustees, beneficiaries, settlor or protector
of a foreign trust brought in an English court proceedings which were connected in
some way with assets whose sale, purchase or ownership was permitted by its
applicable law but prohibited by English law (examples would be arms, drugs, classical
architectural artifacts, and protected species)” 121. In Re Barton122 the High Court
excluded that the Texas law principle whereby “beneficiaries under a trust created by
will cannot put an end to it, even if there is only one beneficiary or even if all of several
beneficiaries consent” (at patent variance with the well-established English rule of
Saunders v Vautier 123) “is not so strongly rooted in policy that it must always be applied
in Texas irrespective of the foreign elements” (therefore, it is not an international
mandatory rule) and “the rule is not therefore one which is applied in Texas as a matter
of public policy” (paragraphs 24 and 25).
Under Italian law, national courts have recently held that the principle of the
“unitarietà della garanzia patrimoniale” established by art. 2740 Italian Civil Code is
not (anymore) a “principio supremo ed inderogabile” relevant as per arts. 15, 16 or 18.
th
Tribunale di Reggio Emilia 14 of M ay 2007 (in La giurisprudenza italiana sui trust,
cit., p. 546) held that “l’art. 2740 cod.civ. non costituisce più, da anni, un principio
supremo e inderogabile del nostro [italiano] ordinamento”. Tribunale di Bologna 1st of
119
Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, par. 149; cf. Gaillard and
Trautman, ‘Trusts in No-Trust Countries”, cit., p. 326, namely referring to art. 16: “typical
examples of such rules are exchange control regulations”.
120
Mowbray et alia, Lewin on Trusts, cit., p. 415: “ few of which, however, seem likely to affect
trusts”. Corrao, Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 16, cit., p. 1297:
“ tradizionalmente costituiscono oggetto di esemplificazione di norme imperative […] in ambito
contrattuale e, proprio per questo, di difficile comprensione se riferiti alla materia del trust”.
Contaldi, Il Trust nel diritto internazionale privato italiano, cit., p. 191 and n. 226.
121
A.J.Oakley, Parker and Mellows: the Modern Laws of Trusts, 9 th Ed. (Sweet & Maxwell,
London, 2008), p. 978.
122
Re Barton (deceased), Tod v Barton [2002] EWHC 264 (Ch).
123
Saunders v Vautier (1841) EWHC Ch J82.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
57
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
October, 2003 (in La giurisprudenza italiana sui trust, cit., p. 825) appears to exclude
that art. 2740 of the Italian Civil Code is a principle of public policy. Nor art. 182bis of
the Legge Fallimentare (Italian bankruptcy statute) can be considered a mandatory rule
of the lex fori (Tribunale di Reggio Emilia 27th of August, 2001, in Trusts e attività
fiduciarie, 2012, p. 61 et seq.).
Under Swiss law, the Federal Tribunal 124 has recently held – lacking any
precedent case law on the point - that the prohibition to create a “fidéicommis de
famille” pursuant to art. 335.2 Swiss Civil Code is not a norme impératif as per art. 18
of the federal law on private international law 18th of December 1987 (“Il y a lieu
d’admettre que l’art. 335 al. 2 CC n’est pas une norme d’application immédiate”). It is
true that this decision was delivered with reference to a fondation de droit
liechtensteinois but certainly it will have a relevant effect on trusts125. Ealrier, in the
Swiss explanatory report related to the proposal of federal decree approving the Hague
Convention126, it had been suggested (paragraph 1.4.1.1.7) that the conflict between
trust and art. 335.2 should be absent or limited. This conclusion has also received the
support of scholars; arts. 335 and 488.2 of the Swiss Civil Code (prohibiting various
institutions: fidéicommis de famille, substitutions fidéicommissaires and fondation de
famille) have been cogently excluded from being considered either mandatory rules or
public policy principles relevant to hamper the recognition of trust (even “interno”)127.
In the light of the above, it is sensible to conclude that international mandatory
rules actually affecting the trust are not easy to be found and national courts seem to
avoid the recourse to art.16 of the Hague Convention 128. This provision does not appear
to be a real threat to the Convention.
5. Public policy.
5.1. Public policy and private international law.
124
T ribunal Fédérale, Ire Court de droit civil 17 th of November 2009 n. 339 (available at
www.trusts.ch).
125
Cf. A.Peyrot, L'art. 335 al.2 CC ne relève pas de l'ordre public international Suisse, Centre
de
Droit
Bancaire
et
Financier
(online)
http://cms.unige.ch/droit/cdbf/spip.php?article657&lang=fr, who submits that “cette décision
désamorce le conflit qui existait jusqu’à présent entre la volonté de la Suisse de favoriser la
reconnaissance des trusts étrangers et l’interdiction des fidéicommis de famille contenu dans
son droit matériel”.
126
T ext available in Trusts e attività fiduciarie, 2005, p. 459.
127
F.Naef, La compatibilità del trust interno col diritto svizzero, (2007), Nuova rivista di Diritto
Commerciale e Processuale, p. 69
128
Cf. Contaldi, Il Trust nel diritto internazionale privato italiano, cit., p. 191 n. 227.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
58
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
The public policy limitation129 is a constant feature in almost all international
private law regimes, domestic 130 and international131, affecting the two aspects of
applicable law and recognition and enforcement of foreign decisions 132.
Although it operates as a limitation to the ordinary functioning of private
133
international law rules, as mandatory rules do , there is a significant difference
between the two categories. Whereas mandatory rules are positive rules in the sense
that, as we have seen, they apply notwithstanding, and displacing, the applicable law,
the effect of public policy is negative, because the governing law is wholly or partly
disapplied134. Under a different perspective, the public policy limit operates ex post,
whereas mandatory rules intervene ex ante 135.
Broadly speaking, the public policy limit is a safety devise whereby a legal
system can prevent the entry of foreign provisions, rules or decisions that are in contrast
or inconsistent with the fundamental and, therefore, vital values and social-ethical
principles of the Country. In other terms, “synthétiquement défini, l’ordre public dit
‘international’ ne constitue pas autre chose en effet que l’ensemble des valeurs que le
for considère à ce point fondamentales pour ce qui le concerne qu’il estime
129
On the different qualifiers, such as international, domestic and transnational public policy,
see Feraci, L’ordine pubblico nel diritto dell’Unione Europea, cit., p.20 et seq.
130
See, for instance, in Italy, Legge 31 st of May 1995, No 218, art. 16; in Switzerland, Federal
Act on Private International Law of 18 th December 1987, art. 17; in the U.S. the Uniform Trust
Code
(last
revised
in
2005),
section
107.1
(text
available
at
http://www.la w.upenn.edu/bll/archives/ulc/uta/2005final.htm); in the United Kingdom, art.
14.3.a.i of the Private International Law (Miscellaneous Provisions) Act 1995.
131
See, for instance, Regulation (EC) No 593/2008 of the European Parliament and of the
Council on the Law Applicable to Contractual Obligations (Rome I) OJ L 177/6, article 21;
Regulation (EC) No 864/2007 of the European Parliament and of the Council on the Law
Applicable to Non-Contractual Obligations (Rome II) OJ, art. 26
132
Feraci, L’ordine pubblico nel diritto dell’Unione Europea, cit., p. 8.
133
Cf. P.Lotti, L’ordine pubblico internationale, (Giuffrè, Milano, 2005), p. 83: “le norme di
applicazione necessaria possono rispondere alla stessa logica di fondo che ispira l’ordine
pubblico […]”. Feraci, L’ordine pubblico nel diritto dell’Unione Europea, cit., p. 49: “un filo
sottile lega l’ordine pubblico alle norme di applicazione necessaria”.
134
See Hayton, Underhill, Matthews & Mitchell, Underhill and Hayton, Law Relating to Trusts
and Trustees, cit., p. 1366; Hill & Chong, International Commercial Disputes, cit., p. 542.
135
Cf. A.Tommasi di Vignano, ‘Qualche considerazione sulle “ norme di applicazione
necessaria”’ in Annuario di diritto comparato e di studi legislativi, vol. XLII, tomo II (Istituto
Italiano di Studi Legislativi, Roma, 1969), p. 178; Mosconi and Campiglio, Diritto
internazionale privato e processuale, cit., p. 240 and pp. 245-6; Feraci, L’ordine pubblico nel
diritto dell’Unione Europea, cit., p. 53.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
59
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
indispensable de les opposer comme obstacle à l’application de la loi étrangère dans
son ordre interne” 136.
The greater complexity with this notion, i.e., the extreme difficulty to attribute it
a precise meaning and stable contents, even in the specific area of private international
law, derives from its two main characteristics.
On one hand it is of indeterminate nature, that is, incapable of an abstract and a
priori definition. However, certain areas can be particularly relevant. For instance, see
the UNIDROIT Principles of international commercial contracts, 2010 Edition
(available
at
http://www.unidroit.org/english/principles/contracts/principles2010/integralversionprinc
iples2010-e.pdf), comment to art. 1.4, where the following examples of general
principles of public policy are given: “e.g. prohibition of commission or inducement of
crime; prohibition of corruption and collusive bidding; protection of human dignity;
prohibition of discrimination on the basis of gender, race or religion; prohibition of
undue restraint of trade; etc”.
On the other hand, it is bound to change over the time, together with the
137
evolution of the society . This is, however, not an exclusive prerogative of public
policy: it concerns also mandatory rules. As Danckwerts L.J. picturesquely stated: “the
law relating to public policy cannot remain immutable. It must change with the passage
of time. The wind of change blows on it” (in Nagle v Feilden [1966] 2 Q.B. 633).
This vagueness makes the hermeneutical activity of interpreters and judges
highly ticklish: the discretionary leeway in the interpretation and application of the
138
ordre public is broad . However, the relevant provisions (such as art. 18 of the Hague
M.Forteau, ‘L’ordre public transnational ou réellement international’, (2011), Journal du
Droit International, Vol. 1, p. 5.
137
See Lotti, L’ordine pubblico internationale, cit., p. 42 et seq.; Mosconi and Campiglio,
Diritto internazionale privato e processuale, cit., p. 235, where some useful examples are given;
Feraci, L’ordine pubblico nel diritto dell’Unione Europea, cit. p. 9 et seq.
138
Cf. Mosconi and Campiglio, Diritto internazionale privato e processuale, cit., p. 234 and p.
237; Feraci, L’ordine pubblico nel diritto dell’Unione Europea, cit., p. 27. Judges in the same
State may reach opposite conclusions in a short period of time. For example, the French
Supreme Court has recently held (Cour de Cassation, 7 th of June, 2012, judgments nn. 756 and
755, available at http://www.courdecassation.fr) that foreign judgments allowing adoption by a
same sex couple are contrary to French public policy, whereas in a previous decision of 2010
(8 th of July 2010, n. 791) it had ruled that an American judgment permitting the adoption of a
child by the female partner of the mother was not contrary to French public policy and could be
recognized in France.
136
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
60
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
Convention) are normally worded in restrictive terms and public policy is usually
considered a subsidiary and an extrema ratio resource 139.
6. Article 18.
6.1. S cope.
The provision reads as follows: “The provisions of the Convention may be
disregarded when their application would be manifestly incompatible with public policy
(ordre public)”. Although it has been hastily submitted that it “raises no particular
140
problems” , it seems to us that the wording itself triggers some delicate interpretative
issues.
First of all, the provision does not qualify the public policy as limited to the one
of the forum. Can, therefore, national courts apply art. 18 in case of manifest
incompatibility with the ordre public of a third State141?
On the point the Von Overbeck Report is silent142. Some scholars seem to
consider only the forum public policy (“this affords more leeway for intervention by the
lex fori”) 143. However, compared with the wording of other analogous provisions (such
as art. 21 of Rome I Regulation and art. 26 of Rome II Regulation, which expressly
refer to the public policy of the forum), a literal interpretation leads to leave the door
open to third state’s public policy.
On balance, it is suggested that the latter is the correct interpretation; it is
consistent with art. 16 that, as we have seen supra, refers to mandatory rules of third
states too, subject to two provisos (that the third state has a sufficiently close connection
and authorizing contracting States to opt out).
139
Cf. the European Court of Justice case law, particularly Krombach v Bamberski, Case C7/98, [2000] ECR I-1935 and Gambazzi v DaimlerChrysler Canada Inc., Case C-394/07, [2009]
ECR I-2563: “ recourse to a public policy clause can be envisaged only where recognition or
enforcement of the judgment delivered in another Contracting State would be at variance to an
unacceptable degree with the legal order of the State in which enforcement is sought inasmuch
as it infringes a fundamental principle. The infringement would have to constitute a manifest
breach of a rule of law regarded as essential in the legal order of the State in which
enforcement is sought or of a right recognised as being fundamental within that legal order”
(Gambazzi case, par. 27, confirming what the ECJ had held in the Krombach case at par. 37).
140
Lupoi, A Comparative Study, cit., p. 365.
141
Of a friendly foreign state or the place where the trust is administered, as suggests Harris,
The Hague Trusts Convention, cit., p. 393, in the light of contractual English case law.
142
Von Overbeck, Hague Conference on Private International Law, cit., par. 164.
143
Hayton, The Hague Convention on the Law Applicable to T rusts and on Their Recognition,
cit., p. 280. In the same sense the proposal of Swiss federal decree approving the Hague
Convention, cit., par. 1.4.2.2.3.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
61
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
In any case, in practice it seems unlikely for national courts to look at public
policy principles other than those of the forum144. The research in national case law,
particularly English and Italian, has revealed not precedent of a court invoking a third
state’s public policy.
Further aspects of the provision are more straightforward. First, the application
145
of art. 18 is not mandatory but discretionary (“may”) , although a State whose own
public policy is manifestly infringed is unlikely not to invoke it.
Secondly, the limit affects any provision of the Convention, i.e., those
concerning the applicable law and the recognition of trusts146.
Thirdly, the public policy exception should be invoked only as extrema ratio,
when the incompatibility is manifest. The drafters were well aware of the potential
disruptive effect of this exception on the Convention and expressly indicated a high
threshold, so that art. 18 should be interpreted restrictively147.
Having said that, it remains to understand when the limitation operates. As we
have noted, the nature itself of public policy makes difficult a general and a priori
definition of its boundaries 148. Nevertheless, one point is clear. As it has correctly
pointed out149, the State called for to recognize the trust without knowing this institution
in its domestic legal system should not trigger the application of art. 18.
This is because, on one hand, the non-existence of a certain legal entity does not
amount per se to the infringement of the state’s public policy150. On the other hand, a
Cf. Collin (ed.), Dicey, Morris and Collins on Conflict of Laws, p. 1320; Harris, The Hague
Trusts Convention cit., p. 393; Hayton, Underhill, Matthews & Mitchell, Underhill and Hayton,
Law Relating to Trusts and Trustees, cit., p. 1373.
145
Hayton, Underhill, Matthews & Mitchell, Underhill and Hayton, Law Relating to Trusts and
Trustees, cit., p. 1373; see also Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 392.
146
Cf. M.E.Corrao, ‘Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 18’, in A. Gambaro – A.
Giardina – G. Ponzanelli, Convenzione relativa alla legge sui trusts e al loro riconoscimento,
(1993), Le nuove leggi civili commentate, pp. 1314-1315.
147
For example, in the case Oakley v Osiris T rustees Limited and Others (2005-07) MLR 24,
the Manx court held that the governing law of a trust being different from that of its
administration is, although inconvenient, not manifestly incompatible with public policy.
148
For a list of cases of English public policy see Hayton, Underhill, Matthews & Mitchell,
Underhill and Hayton, Law Relating to Trusts and Trustees, cit., p. 1373, n. 3 and pp. 299-300.
For a comprehensive examination of trusts against public policy see Thomas and Hudson, The
Law of Trusts, cit., p. 187 et seq. and P.H.Pettit, Equity and The Law of Trusts, 11th Ed. (Oxford
University press, Oxford, 2009), p. 221 et seq.
149
Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 391; Corrao, Convenzione relativa alla legge
sui trusts, art. 15, cit., p. 1311.
150
Contra J.Schoenblum, ‘The Hague Convention on trusts - much ado about very little’ (1994),
Journal of International Trust and Corporate Planning, Vol. 3, p. 18; but cf. the accurate
remark of Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 391, n. 1508.
144
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
62
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
different conclusion would simply strike non-trust countries out of the scope of the
Convention and ultimately it would “negate the point of the Convention” 151.
Likewise, “the fact that a technique necessitated by the trust is unfamiliar in a
given State is not in itself a ground to invoke public policy” 152 and “non può costituire
valido motive per rigettare, a titolo di ordine pubblico, la legge straniera competente in
base alle soluzioni accolte dalla Convenzione la mera circostanza che detta legge
discipline il trust in modo difforme rispetto alla regolamentazione prevista, per lo stesso
istituto, dall’ordinamento dello stato del foro” 153.
Apart from that, it has been suggested that there are certain areas that need a
specific protection and they are likely to contain public policy principles. This is the
case of succession law, which in several legal systems envisages forced heirship rules.
For instance, it seems that under M altese Law the right to légitime is considered a
matter of public policy154.
Another example may be the provisions envisaging personal responsibility of the
individual entrepreneur in company law 155.
It has been also contended that art. 18 could be triggered in case of infringement
of the “fundamental English property right” represented by the rule against
perpetuities156 and in case of fraud on the law 157.
Under Swiss law, it has been suggested that a purpose trust (today increasingly
admitted, particularly by offshore jurisdictions, see infra), inadequately covering a trust
Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 39, n. 1507.
Collin (ed.), Dicey, Morris and Collins on Conflict of Laws, cit., p. 1320; Hayton, Underhill,
Matthews & Mitchell, Underhill and Hayton, Law Relating to Trusts and Trustees, cit., p. 1372.
153
Cf. Corrao, Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 18, cit., p. 1314.
154
Cf. P.Vella Sciriha, To Trust or not To Trust – The New Law, (PEG Ltd, Malta, 2004), p.
109. Conversely, see, under Swiss la w, Thévonoz, Ratification of the Hague Convention on
Trusts and Codification of Fiduciary Transfers, cit., p. 213: “ indefeasible shares are not part of
Switzerland’s international public policy”.
155
Cf. Corrao, Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 18, cit., p. 1315.
156
Collin (ed.), Dicey, Morris and Collins on Conflict of Laws, p. 1321; North & Fawcett (eds.),
Cheshire and North’s Private International Law, p. 1323; Harris, The Hague Trusts
Convention, cit., p. 356 n. 1344. Gaillard and T rautman, Trusts in No-T rust Countries, cit., p.
331 maintain that a rule against perpetuities should come into play under Article 15 (in the same
sense Hayton, The Hague Convention on the Law Applicable to T rusts and on T heir
Recognition, cit. p. 277, who at p. 280 gives the following example of public policy under art.
18: “ rules against remoteness, accumulations and inalienability to property situate in the forum
other than on a temporary or incidental basis”). However, it seems difficult to regard a rule
against perpetuities a matter related to trust, i.e., a matter of succession. It appears rather a
matter of trust, therefore out of the scope of art. 15 and possibly within art. 16.
157
In the context of forced heirship rules, P.Matthews, Enforcing non-trust Judgments in T rust
States (1996), Trusts and Trustees, p. 10.
151
152
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
63
TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
totally controlled by the settlor for his own benefit, would violate Swiss public policy,
“because they allow the settlor to create a separate estate by allocating it to a totally
fictitious purpose” 158.
Apart from specific examples, all in all the public policy assessment turns on the
concrete evaluation of the actual effects produced on the relevant case by the
application of the provisions of the Convention (governing law and recognition).
Consequently, it is suggested that resorting to art. 18 should cause the
disapplication of the incompatible provision not in its entirety but only to the extent that
159
such incompatible effects are neutralized . The manifest incompatibility requirement
and the assessment of the consequences of the application concur in confirming the
narrow interpretation of the public policy exception160.
6.2. Effect.
Ultimately, it clearly depends on the law of each contracting State to determine
which rules possess the status of public policy relevant under art. 18 of the Hague
Convention. Unfortunately, the fragmentation in this field is not redressed by an upper
and common court vested with the authority to interpret the Convention (as the
European Court of Justice does on European legislation).
In any case, art. 18 does not appear to be a serious threat to the Hague
Convention. As we have seen, the wording of the provision expressly requires a
restrictive interpretation. Consistently, it seems that national courts have been, so far,
extremely slow in applying this limitation.
The role of art. 18 has been reduced to little importance161.
However, the limitation has been applied by Tribunale di Reggio Emilia 27th of
August, 2001, cit. This decision held that it is without effect for violation of public
policy the clause contained in a trust instrument whereby the beneficiary challenging the
trust instrument automatically loses his capacity of (potential) beneficiary. The rationale
underpinning this conclusion reflects the idea that this kind of clause aims at preventing
a beneficiary from resorting to the court. The decision, it is argued, is well grounded,
considering that art. 24 of the Italian Constitution162 establishes the inviolability, as
T hévonoz, Ratification of the Hague Convention on Trusts and Codification of Fiduciary
Transfers, cit., p. 187 n. 33.
159
Cf. Corrao, Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 18, cit., pp. 1310-1311.
160
Corrao, Convenzione relativa alla legge sui trusts, art. 18, cit., p. 1310.
161
Cf. Contaldi, Il Trust nel diritto internazionale privato italiano, cit., p.136 et seq., who
carries out an exhaustive and interesting survey of possible cases of infringements of public
policy under Italian law (e.g., limitation of liability in case of use of trusts in business activities,
trusts as security device, voting trusts), concluding that (p. 142) “la clausola dell’ordine
pubblico non assuma un rilievo particolare per questo istituto”.
162
“ Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa
è diritto inviolabile in ogni stato e grado del processo”.
158
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TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
fundamental right, of the “principio di difesa” (right to bring an action and to stand
against an adversary action). The principle, therefore, unquestionably possess the status
of public policy.
The Italian experience is a noteworthy example of the full acceptance in the
domestic legal system of a foreign institution previously unknown, with a change in the
163
public policy assessment .
Initially trusts had been considered void for being contrary to public policy
(Tribunale di Oristano 15th of M arch, 1956, in La giurisprudenza italiana sui trust, cit.,
p. 1008).
After the entry into force of the Convention, Italian case law made a revirement
and, overcome some uncertainty, today the admission of the so-called “trust interno” (a
trust created with all its components located or related to Italy, apart from the governing
law) is well settled164.
It is interesting the comparison with Spain, which is not party to the Hague
Convention. The Spanish Supreme Court has recently excluded the recognition of the
validity of a foreign trust, “negocio jurídico ampliamente utilizado en los países del
Common Law con diversas finalidades; pero […] desconocida en derecho español,
tanto material como internacional privado” 165.
A final, specific, issue must be considered. Under English trust law, according to
the “beneficiary principle” for a trust to be valid it must be for the benefit of specific
beneficiaries. The immediate consequence is that a private purpose trust is invalid166
(trust for charitable – public - purposes are an established exception to the rule under
English law).
This position has been legislatively altered in certain offshore jurisdictions,
notably in the Cayman Islands, with the creation of the so-called STAR trust (Special
Trusts (Alternative Regime) Law 1997, today consolidated in Part VIII of the Trusts
See recently M.Lupoi, T rusts in Italy: A Living Comparative Law Laboratory, (2012), Trusts
& Trustees, vol. 18, n. 5, pp.383–389.
164
T ribunale di Bolzano 23 rd of July, 2011, in Trusts e attività fiduciarie, 2012, p. 178;
Tribunale di Reggio Emilia, 27 th of August, 2011, in Trusts e attività fiduciarie, 2012, p. 61 (“ la
questione appare superata dalla giurisprudenza italiana formatasi sull’argomento”, at p. 67);
Tribunale di Milano 16 th of June 2009, in La giurisprudenza italiana sui trust, cit., p. 222. See
M.Lupoi, ‘Trust’, Diritto Civile, S.Martuccelli and V.Pescatore Cur. (Giuffrè, Milano, 2011),
pp. 1803-4. The matter still gives rise to some discussions among the scholars: see L.Gatt, Il
trust c.d. interno: una questione ancora aperta, (2011), Notariato, vol. 3, pp. 280-293.
165
T ribunal Supremo, Sala de lo Civil, 30 th of April 2008, n. 338/2008, in Trusts e attività
fiduciarie, 2008, p. 667. On trust and Spanish law see B.Ubertazzi, Il trust nel diritto
internazionale private italiano e spagnolo, (2006), Trusts e attività fiduciarie, p. 531 et seq.
166
Penner, The Law of Trusts, cit., p. 243 et seq.
163
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TRUST E NEGOZI FIDUCIARI
HAGUE CONVENTION
Law, 2001 Revision). In the essence, this reform enables a settlor to create a purely
private purpose trust.
The question arises spontaneously: are non-charitable purpose trusts against
English public policy? In other words, can English courts invoke art. 18 of the Hague
Convention to refuse recognition to foreign private purpose trusts on public policy
grounds?
The answer is uncertain. According to some authors, private purpose trusts do
167
not infringe English public policy ; it is suggested that this solution is not persuasive,
for the following reasons. As it has been cogently argued, under current English law
private purpose trusts are not allowed168. The right-duty relationship between the trustee
and the beneficiary is “key to the trust” and “the right-holder in a trust must have a
direct interest in the performance of the trust obligation. If there is no right-holder in an
NCP trust, or there is one, but without such an interest, it is not a private trust as that
institution is understood in English law” 169.
This is, however, not enough to exclude recognition of a foreign private purpose
trust. The question is: is this a public policy rule? “It is hotly debated whether the
‘beneficiary’ principle in English law is or is not a rule of public policy. Whoever is
right, however, the argument creates uncertainty, and provides a basis for a judge who
does not like the idea of an NCP trust to refuse to recognise it” 170.
It is submitted that it is171. We cannot help recalling the words of M illett J. in the
case Armitage v Nurse: “there is an irreducible core of obligation owed by the trustees
to the beneficiaries and enforceable by them which is fundamental to the concept of
trust. If the beneficiary have no rights enforceable against the trustees there are no
trust” (Armitage v Nurse [1998] Ch 241). Although stated in a different context
172
(validity and scope of exemption clauses) , the decision affirms the principle in
Cf. Hayton, Underhill, Matthews & Mitchell, Underhill and Hayton, Law Relating to Trusts
and Trustees, cit., p. 1374, although admitting that “the matter is far from clear”; T homas and
Hudson, The Law of Trusts, cit., p. 1166, although in extremely doubtful terms and with not
entirely convincing arguments.
168
Penner, The Law of Trusts, cit., p. 251-3; Matthews, From Obligation to Property and Back
Again?, cit., p. 203-241; P.Matthews, ‘The New Trust: Obligations without Rights?’ in Trends
in Contemporary Trust Law, A.J.Oakley ed. (Oxford Press University, New York, 1996), p. 4.
Contra D.Hayton ed., Hayton & Marshall Commentary and Cases on the Law of Trusts and
Equitable Remedies, 11 th ed. (Sweet and Maxwell, London, 2001), par. 3.208 - 3.213 who are in
favor of a “enforcer principle”, rather than “ beneficiary principle”.
169
Matthews, From Obligation to Property and Back Again?, cit., p. 203-241.
170
Matthews, From Obligation to Property and Back Again?, cit., p. 203-241.
171
Contra Harris, The Hague Trusts Convention, cit., p. 396.
172
Cf. Penner, The Law of Trusts, cit., p. 339 et seq.; see also S.Ferrero, “ I am Sorry”, said the
Trust Exculpation Clause, (2012) 4 BusinessJus 22 (available at www.businessjus.com)
167
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imperative terms. And, it is argued, it seems hard to reconcile the lack of a core element
vital for the concept of trust (by excluding enforceable rights of beneficiaries), with the
respect of English public policy. Indeed, there would be no trust at all.
It has been pointed out173 that English courts should not use public policy to
negate a foreign trust with different characteristics from an English trust, considering
that non-trust Contracting States are requested to recognize an institution unknown in
their internal legal systems.
The argument is attractive but, with respect, it appears to miss the mark, for the
following reason. The non-existence of the institution cannot be per se a ground for
invoking public policy; on this point the Author is right. This is because, as already
noted, the public policy limitation turns on the assessment of the actual effects: only an
ex post evaluation of the effects will determine whether the limit operates or not. And
through an ex post evaluation it appears that a foreign private purpose trust would
produce actual effects incompatible with the existence of a fundamental rule of the
English legal system (such as the beneficiary principle), so that English public policy
would be infringed. The comparison and the a fortiori point put forward by the Author,
therefore, does not convince because it compares two aspects that operate at different
levels and overlooks the mode of operation of the public policy limit.
It has also been contended174 that M illet J dictum, “recited like a magic spell by
every critic of STAR trusts”, has been misused (putting “things back-to-front”) by those
who negate the recognition of STAR trusts in England. The Writer points out that M illet
J was referring to English trusts and “the question is not whether a STAR trust satisfies
the English requirements for a valid trust—manifestly it does not—but whether it
satisfies Cayman law, as to which there can be no doubt that it does”.
With due respect, it is submitted that this reasoning is shaky. On one hand,
M illet J did refer to English trusts; in fact, this represents the reason for which the
irreducible core of trust is a principle of English trust law.
On the other hand, the question is not whether a STAR trust satisfies the English
requirements for a valid trust (as correctly suggested by the Author), neither if it
satisfies Cayman law. The question is whether a STAR trust can pass the “exam” of
English public policy or, in other terms, whether the beneficiary principle is or not a
public policy rule under English law 175, capable of stopping in limine foreign trusts
A.Duckworth, ST AR Wars: Smiting the bull, (1999) Trust Law International, p. 158, in a
heated exchange of articles with Prof. Paul Matthews; Duckworth’s opinion is endorsed by
Harris, The Hague Trusts Convention, cit., pp. 395-6).
174
G.Cooper,
Exploding
ST AR
T rust,
at
http://clients.squareeye.net/uploads/3sb/events/230409_cooper_star.pdf.
175
The Author, although acknowledging that “there may be some STAR trusts that offend
against public policy”, laconically argues that “the mere fact that the powers of enforcement are
173
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HAGUE CONVENTION
without beneficiaries from entering the English jurisdiction. Again, it is suggested that
the answer is affirmative: if the infringement of the fundamental beneficiary principle is
so serious and tranchant to negate the existence itself of the trust, it appears reasonable
to characterise the principle as expression of English public policy.
In conclusion, it is suggested that STAR trusts should not be recognized by
English courts (or by national courts of other contracting States, which in certain
situations may invoke, as per art. 18, not the public policy of the forum but the public
policy of England as third State) by invoking art. 18 of the Hague Convention, at least
as long as there is not any beneficiary appointed.
7. Conclusion: long life to the Hague Convention!
Because of the peculiar matter regulated, the Hague Convention represents a
fascinating and complex instrument of private international law.
Arts. 15, 16 and 18 envisage safeguards whose presence is necessary, both for
trust and non-trust States. In one of the first contributions it was authoritatively “hoped
that, by natural progression, increasing familiarity with trusts and with international
aspects of trusts will lead courts in non-trust States and trust States increasingly to
restrict the scope of what is considered the proper interest of the State, and so to have
less and less recourse to Articles 13, 15,16 and 18” 176.
The present work shows that the three articles considered pose to the interpreter
and the judge challenging and often unsettled problems.
Nevertheless, it is suggested that the wish for a limited use of these safeguards
177
has been granted . Article 16 and 18 appear to be of almost no application. Article 15
does not seem to be, today, a serious threat to the smooth and satisfying operation of the
Hague Convention, but rather a suitable, rectius inevitable, device of coordination
among different legal areas.
given to someone other than beneficiaries does not seem to me to come with any sensible
meaning of ‘public policy’”.
176
Hayton, The Hague Convention on the Law Applicable to T rusts and on Their Recognition,
cit., p. 282.
177
Cf. the conclusion of Valas, La Convenzione de l’Aja e la legge regolatrice straniera, cit., p.
72 on the acceptance of the trust institution in Italy. In the same sense Noseda, T he Hague Trust
Convention – 25 years on, cit., p. 29: “ there are more escape clauses than there are clauses
dealing with the recognition of trust. However, it would appear that the worst fears expressed
by the critics of the Convention in the aftermath of its adoption in 1985 did not materialize”.
Interestingly, the Author points out, considering the example of Switzerland, that “the worst
obstacle to the international circulation of trusts in the civil law world might be the taxman,
rather than the courts or parliaments”.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
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OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
LA LEGGE SUI MARCHI DELLA
REPUBBLICA POPOLARE CINESE
La legge sui marchi cinese è stata emendata nel 2001. L’Ufficio Marchi è
responsabile della registrazione e dell’amministrazione dei marchi, il Consiglio per la
revisione e l’aggiudicazione dei marchi è responsabile per le dispute sui marchi. Un
marchio presentato per la registrazione dovrà mostrare caratteristiche evidenti e dovrà
risultare facilmente distinguibile, e non dovrà confliggere con i diritti legittimamente
ottenuti in precedenza da altri. Il diritto esclusivo di impiegare un marchio registrato
sarà limitato ai marchi registrati previa approvazione, e ai beni per i quali il marchio
registrato è stato approvato. Se uno straniero o società straniera intende presentare
domanda di registrazione di un marchio, o gestire questioni relative ai marchi in Cina,
devono fare affidamento su un'organizzazione riconosciuta dallo Stato e qualificata per
servire come un agente marchi. Chiunque può, entro tre mesi dalla data in cui viene
annunciato un marchio, sollevare obiezioni. L'utente di un marchio è responsabile della
qualità dei prodotti su cui viene utilizzato il marchio. Per l’assegnazione di un marchio
registrato, l'assegnatario dovrà garantire la qualità dei prodotti su cui viene utilizzato
il marchio. Il licenziante deve vigilare sulla qualità dei prodotti su cui il licenziatario
utilizza il suo marchio registrato, e il licenziatario dovrà garantire la qualità dei
prodotti sui quali il marchio registrato deve essere utilizzato. Nel caso in cui marchi
registrati siano utilizzati per merci grossolanamente prodotte, spacciate per prodotti di
qualità, in modo da ingannare i consumatori, l'Ufficio Marchi potrà revocare suddetti
marchi. Il Dipartimento amministrativo per l'industria e il commercio ha il potere di
indagare su qualsiasi atto violi il diritto esclusivo di uso di un marchio registrato.
di MATTEO CAGNASSO
La legge sui marchi della Repubblica popolare cinese venne adottata il 23 agosto
1982, allo scopo di abrogare i "Regulations on Trademark Administration" promulgati il
10 aprile 1963, e ogni altra fonte relativa all'amministrazione dei marchi con essa
confliggente (art. 64). Il testo subì due emendamenti, decisi il 22 febbraio 1993 ed il 27
ottobre 2001, durante, rispettivamente, il trentesimo incontro del Comitato permanente
del Settimo Congresso Nazionale del Popolo ed il ventiquattresimo incontro del
Comitato permanente del Nono Congresso Nazionale del Popolo. Scopi della legge sono
il miglioramento dell’amministrazione dei marchi, la protezione legale del diritto
esclusivo all’uso dei marchi, e l’incentivo offerto a produttori e distributori volto a
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
69
OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
LA LEGGE CINESE SUI MARCHI
“garantire la qualità dei loro beni e servizi e preservare la credibilità dei marchi, così da
proteggere l’interesse dei consumatori, dei produttori e dei distributori e di promuovere
lo sviluppo del mercato socialista” (art. 1).
La registrazione e l’amministrazione dei marchi per l’intero territorio nazionale
sono affidate all’Ufficio M archi, posto sotto la direzione del Dipartimento
amministrativo per l’industria e il commercio presso il Consiglio di Stato. Il Consiglio
per la revisione e l'aggiudicazione dei marchi, posto sotto la medesima autorità del
Dipartimento amministrativo per l'industria e il commercio, è costituito allo scopo di
regolare le dispute legali relative ai marchi (art. 2).
Al soggetto titolare di un marchio registrato presso l’Ufficio M archi cinese è
garantito il diritto all’uso esclusivo del marchio (art. 3). Al richiedente è altresì concesso
il diritto di apporre la denominazione “marchio registrato” o un segno che indichi il
marchio come registrato (art. 9). Per ottenere tale diritto di esclusiva, la persona fisica o
giuridica o l’ente interessato devono depositare apposita domanda presso l’Ufficio
M archi (art. 4) e pagare la relativa tassa (art. 63). I marchi registrati includono marchi
distintivi di beni o servizi, marchi collettivi e marchi di certificazione. M archi collettivi
sono registrati a nome di un gruppo, un’associazione, o qualsiasi altra organizzazione
per l’uso commerciale da parte dei suoi membri, volto ad indicarne l’appartenenza. Un
marchio di certificazione nasce come segno distintivo di un’organizzazione che eserciti
la propria supervisione su una particolare categoria di beni o servizi, impiegata da un
soggetto per la propria produzione di beni o servizi, in modo da certificarne l’origine di
provenienza, le materie prime impiegate nel processo di produzione, le modalità di
manifattura, la qualità, o altre specifiche proprietà (art. 3). È concesso a più di un
soggetto richiedente di depositare una domanda comune per il diritto di sfruttamento
esclusivo di un unico marchio, che risulti il medesimo, da esercitare congiuntamente
(art. 5). I beni per i quali lo Stato cinese richiede un marchio registrato possono essere
posti in commercio solo dopo aver ottenuto la registrazione del marchio (art. 6). Il
titolare di un marchio è responsabile della qualità dei beni o servizi di cui il marchio è
segno distintivo: infatti, il Dipartimento amministrativo per l’industria e il commercio,
agendo a qualsiasi livello attraverso il proprio controllo sull’amministrazione dei
marchi, ha il potere di porre fine a ogni pratica ingannevole per i consumatori (art. 7).
Se un soggetto straniero intende registrare un marchio, la procedura sarà regolata
da specifici accordi esistenti tra il paese di provenienza del richiedente e la Repubblica
popolare cinese, o ancora da trattati internazionali dei quali la Cina e il paese di
provenienza del richiedente sono firmatari, o ancora secondo il principio di reciprocità
(art. 17). La domanda di registrazione dovrà essere presentata attraverso
un'organizzazione riconosciuta dallo Stato idonea al ruolo di agente marchi nel territorio
nazionale (art. 18). Qualora un agente o un rappresentante intenda registrare a proprio
nome un marchio di un suo cliente, se questi si oppone, il marchio non sarà registrato ed
il suo uso sarà proibito (art. 15).
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
70
OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
LA LEGGE CINESE SUI MARCHI
Per marchio la legge intende “ogni segno visibile che serva a distinguere i beni
(o servizi) di una persona fisica o giuridica, o altro ente, da quelli di un’altra, inclusi
ogni lavoro, disegno, lettera dell’alfabeto, cifra, simbolo tridimensionale e
combinazione di colori, o ogni altra combinazione di quanto sopra (citato)” (art. 8). Il
marchio sottoposto a valutazione per la registrazione dovrà possedere caratteristiche
rilevabili e prontamente distinguibili, e non dovrà risultare in conflitto con i diritti
legittimamente ottenuti in precedenza da altri soggetti titolari di marchi registrati (art.
9).
Non possono essere considerati marchi (art. 10) segni identici o simili:
1) al nome dello Stato, alla bandiera nazionale, all’emblema nazionale, alla
bandiera o a decorazioni militari della Repubblica popolare cinese, a luoghi che siano
sede di organi dello Stato centrale, a nomi o disegni di edifici storici;
2) al nome dello Stato, alla bandiera nazionale, all’emblema nazionale, alla
bandiera militare di un paese straniero, ad eccezione dei segni il cui utilizzo sia
consentito dal governo del paese in questione;
3) alle bandiere o agli emblemi di organizzazioni internazionali intergovernative,
ad eccezione dei segni il cui utilizzo sia consentito dall’organizzazione in questione o
non risulti fuorviante per il pubblico;
4) a marchi ufficiali o timbri di ispezione che indichino controllo e garanzia,
quando non risulti diversamente consentito;
5) al simbolo della Croce Rossa o della M ezzaluna Rossa.
Non sono inoltre considerati marchi registrabili segni che risultino discriminanti
verso qualunque nazionalità, che comportino una pubblicità esagerata e menzognera,
risultino dannosi per l’etica socialista o i costumi, o abbiano altre influenze moralmente
nocive, o siano nomi geografici cinesi o stranieri noti al pubblico, ad eccezione dei nomi
geografici aventi altri significati o costituenti parte di un marchio collettivo o di un
marchio di certificazione (art. 10). Un segno non può essere registrato come marchio
qualora esso rechi solo il nome generico, il design o il numero di modello di un
prodotto, o qualora esso si limiti ad indicare direttamente caratteristiche del prodotto
(qualità, principali materie prime impiegate, funzione, uso, peso, quantità), e,
soprattutto, quando non risulti avere un carattere distintivo (art. 11). I requisiti essenziali
per la registrazione risultano la presenza di caratteristiche distintive e l’immediata
riconoscibilità: qualora un segno tra quanti indicati come non validi per la registrazione,
in seguito a quanto stabilito dall’articolo 11 della Legge M archi, acquisiti, tramite l’uso,
caratteristiche distintive e facilmente distinguibili, esso risulterà valido per la
registrazione (art. 11). Nessun segno tridimensionale può essere registrato come
marchio, qualora esso indichi semplicemente la forma inerente alla natura del prodotto,
o la forma determinata dalla necessità di ottenere effetti tecnici o di conferire al prodotto
un valore sostanziale (art. 12).
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
71
OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
LA LEGGE CINESE SUI MARCHI
L’uso e la registrazione di un marchio sono proibiti quando esso risulti la
riproduzione, l’imitazione o la traduzione di un altro marchio notorio registrato in un
paese straniero, per simili o identiche categorie di prodotti, il cui utilizzo comporti
confusione per il pubblico. L’uso e la registrazione di un marchio sono altresì proibiti
quando, per differenti categorie di prodotti, la riproduzione, l’imitazione o la traduzione
di un marchio notorio registrato in un paese straniero comportino un effetto fuorviante
nei confronti del pubblico, tale da compromettere l'interesse del titolare di tale marchio
notorio (art. 13). Un marchio è considerato notorio in base a determinati presupposti: in
particolare, il grado di riconoscimento da parte del pubblico nelle sue aree di diffusione
commerciale, la durata del suo impiego e di quanto e in quali aree geografiche sia stato
reclamizzato, le protezioni ricevute come marchio notorio (art. 14). Sono ammesse
indicazioni geografiche, quando attestino l'origine del prodotto, speciali qualità,
credibilità o altre caratteristiche determinate primariamente da fattori naturali o umani
tipici della regione geografica di provenienza del prodotto. Qualora l'indicazione
geografica riportata nel marchio non risulti veritiera, producendo così un effetto
fuorviante per il pubblico, il marchio non sarà registrabile, a meno che non si dimostri
che il richiedente abbia agito in buona fede (art. 16).
Il richiedente dovrà indicare la classe cui il proprio prodotto appartiene, e la
designazione del nome commerciale (art. 19). Le informazioni dichiarate nella domada
di registrazione, o ad essa allegate, dovranno risultare veritiere, accurate e complete (art.
26). Nel caso in cui il richiedente la registrazione del marchio o il soggetto registrante
rilevino un errore ovvio nella domanda o nella relativa documentazione, essi potranno
effettuare una richiesta di correzione, compiuta e successivamente notificata alle parti
interessate dall'Ufficio M archi, purchè tale errore non risulti di diritto sostanziale (art.
36). Il diritto esclusivo di utilizzo di un marchio registrato è limitato al marchio oggetto
di registrazione e ai prodotti per i quali l’uso del marchio è approvato (art. 51). Qualora
si intenda registrare il medesimo marchio per diverse classi di prodotti, una richiesta di
registrazione dovrà essere inviata per ciascuna classe (art. 20). Allo stesso modo, un
marchio registrato impiegato per un diverso prodotto della medesima classe richiederà
una domanda di registrazione separata (art. 21), e l'apporto di cambiamenti del segno
registrato come marchio, o di qualunque altra informazione relativa (art. 23), richiederà
l'invio di una nuova domanda (art. 22).
Il richiedente che faccia domanda per la registrazione di un marchio in Cina,
entro sei mesi dalla data di registrazione di tale marchio in un paese straniero, per il
medesimo prodotto, potrà ottenere la priorità, secondo quanto stabilito da accordi
stipulati con il paese d'origine del richiedente, trattati internazionali di cui la Cina e tale
paese siano firmatari, o ancora sulla base di un principio di priorità mutualmente
accettato. La rivendicazione di priorità dovrà contenere una dichiarazione scritta inviata
assieme alla domanda di registrazione, e una copia dell'originale richiesta di
registrazione operata in precedenza, da inviare entro un limite di tre mesi, a pena di
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
72
OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
LA LEGGE CINESE SUI MARCHI
decadenza (art. 24). La richiesta di registrazione di un marchio utilizzato per un
prodotto che sia stato esposto, per la prima volta, in una esposizione internazionale
promossa o riconosciuta dalla Repubblica popolare cinese, potrà beneficiare della
priorità se compiuta entro un limite di sei mesi dalla data dell'esposizione di tale
prodotto. La rivendicazione della priorità dovrà essere comunicata per iscritto al
momento della richiesta di registrazione, e, entro un limite di tre mesi, dovrà essere
dichiarata e provata la data dell'esposizione, e dovranno essere prodotte prove che
attestino l'uso del marchio sul prodotto indicato, a pena di decadenza del diritto di
priorità (art. 25).
La registrazione del marchio è subordinata a un esame preliminare della
domanda di registrazione da parte dell'Ufficio M archi, che ne rende pubblica
l'approvazione (art. 27). In un periodo di tre mesi, a partire dalla data in cui
l'approvazione di un marchio sia stata resa pubblica, chiunque ha facoltà di effettuare
opposizione alla sua approvazione. Qualora entro tale limite di tempo nessuno abbia
sollevato obiezioni, il marchio viene registrato, con il rilascio di un apposito certificato
di registrazione, e la registrazione viene resa pubblica (art. 30). Al contrario, qualora sia
stata sollevata obiezione, l'Ufficio M archi, esaminati i fatti ed ascoltate le parti in causa,
può compiere le opportune investigazioni e verifiche ed emanare una decisione. Se
l'obiezione è giudicata non giustificata, l'Ufficio M archi procederà all'approvazione per
la registrazione del marchio. In tal caso la data a partire da cui il richiedente potrà
esercitare il proprio diritto di esclusiva sarà determinata dallo scadere dei tre mesi
successivi al momento in cui l'approvazione sia stata resa pubblica. Se l'obiezione
sollevata è accolta, l'Ufficio M archi non procederà all'approvazione (art. 34). Alla parte
insoddisfatta è data facoltà di rivolgersi al Consiglio per la revisione e l'aggiudicazione
dei marchi, la cui decisione viene comunicata a entrambe le parti in forma scritta (art.
33). Data una decisione da parte del Consliglio circa le obiezioni sollevate, non è
ammesso presentare i medesimi fatti e le medesime ragioni in un altro procedimento
(art. 42). In caso di rifiuto la parte soccombente può adire alla Corte del Popolo entro
trenta giorni dalla notifica della decisione. La Corte può imporre alla parte coinvolta nel
processo di riesame del marchio di partecipare al procedimento come soggetto terzo
(art. 33).
Qualora sia approvata la registrazione di un segno che non possa essere
considerato un marchio registrabile ai sensi degli articoli 10, 11 e 12 della Legge
M archi, o di un marchio registrato a fini ingannevoli o, per altre ragioni, considerati
illegittimi, l'Ufficio M archi è obbligato a cancellare suddetto marchio registrato. Inoltre
qualsiasi soggetto interessato ha facoltà di adire al Consiglio per la revisione e
l'aggiudicazione dei marchi per richiederne la cancellazione. Se sia stato registrato un
marchio in violazione degli articoli 13, 15, 16 o 31 della Legge M archi, il proprietario
del marchio o chiunque interessato ha facoltà, entro un limite di cinque anni dalla data
di registrazione, di adire al Consiglio per la revisione e l'aggiudicazione dei marchi
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
73
OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
LA LEGGE CINESE SUI MARCHI
affinchè ne decida la cancellazione. Se la registrazione del marchio sia avvenuta in mala
fede, il proprietario del marchio notorio ha facoltà di agire per chiederne la
cancellazione oltre il limite di cinque anni. Chiunque intenda contestare un marchio
registrato per ragioni diverse da quelle precedentemente esposte ha facoltà di farne
richiesta al Consiglio entro il periodo limite di cinque anni dalla registrazione (art. 41).
Nel caso in cui la domanda non risulti conforme alle disposizioni della Legge
M archi della Repubblica popolare cinese, o il marchio risulti identico o simile ad un
marchio già registrato, o ne venga richiesta la registrazione per l'uso sullo stesso tipo di
beni o su beni simili, l'Ufficio M archi è obbligato a rifiutare la richiesta (art. 28).
Qualora due o più richiedenti presentino domanda per la registrazione del medesimo
marchio o di un marchio simile, per l'uso sullo stesso tipo di beni o su beni simili,
l'Ufficio M archi dovrà procedere all'esame e alla registrazione della domanda
antecedente le altre. Nel caso in cui le domande siano state depositate nel medesimo
giorno, l'Ufficio M archi dovrà procedere all'esame e alla registrazione del marchio usato
in precedenza rispetto agli altri (art. 29). Il rifiuto della registrazione viene notificato
dall'Ufficio M archi al richiedente in forma scritta. Al richiedente è concesso un periodo
di quindici giorni dal ricevimento della notifica della decisione per rivolgersi al
Consiglio per la revisione e l'aggiudicazione dei marchi, per ottenere una revisione della
domanda, la cui decisione viene successivamente comunicata in forma scritta (art. 43).
In caso di rifiuto il richiedente, entro un limite di trenta giorni dalla notifica della
decisione, potrà adire al Tribunale del Popolo (art. 32). Qualora il richiedente la
registrazione di un marchio, ricevuto un rifiuto da parte dell'Ufficio M archi, non chieda
il riesame della domanda, o, qualora ricevuto un rifiuto da parte del Consiglio per la
revisione e l'aggiudicazione dei marchi non faccia ricorso presso il Tribunale del Popolo
entro i termini previsti dalla Legge M archi, tali decisioni avranno immediata esecuzione
(art. 34).
Dal momento in cui la registrazione del marchio è approvata, la durata del diritto
esclusivo su di esso è fissata in dieci anni (art. 37). Il rinnovo della registrazione deve
essere effettuato mediante apposita domanda entro sei mesi dalla data di scadenza della
validità della registrazione precedente; la concessione del rinnovo è resa pubblica. Un
ulteriore periodo di sei mesi è garantito al richiedente che non abbia rispettato il
precedente limite di tempo; in caso contrario, il marchio viene definitavente cancellato.
Il periodo di validità previsto per il rinnovo di un marchio è di dieci anni (art. 38). Per la
cessione di un marchio registrato il cedente e il cessionario devono stipulare un
contratto di cessione, ed insieme inviare apposita domanda presso l'Ufficio M archi.
L'assegnatario deve inoltre garantire la qualità dei beni per i quali intende utilizzare il
marchio cedutogli. Una volta approvata, la cessione sarà resa pubblica: da tale momento
l'assegnatario acquisterà il diritto esclusivo sul marchio registrato oggetto della cessione
(art. 39). Il proprietario di un marchio registrato ha facoltà di concludere un contratto di
licenza per autorizzare l'uso del proprio marchio. Il contratto di licenza dovrà essere
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
74
OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
LA LEGGE CINESE SUI MARCHI
inviato presso l'Ufficio M archi per effettuarne la registrazione. Il licenziante è tenuto a
supervisionare la qualità dei beni su cui il licenziatario utilizzerà il marchio in licenza,
ed il licenziatario ha l'obbligo di garantire la qualità di tali beni. Il nome del
licenziatario, e l'origine dei beni su cui il marchio registrato concesso in licenza è
utilizzato, dovranno essere specificati sui prodotti (art. 40).
Nel caso in cui il titolare del diritto di esclusiva su un marchio registrato alteri il
marchio, o i propri dati di registrazione (in particolare il proprio nome o indirizzo
dichiarati nella richiesta di registrazione), assegni il marchio per proprio conto o cessi
l'uso del marchio per un periodo di almeno tre anni consecutivi, l'Ufficio M archi
imporrà la rettifica al titolare del marchio registrato, che, se non sarà prontamente
eseguita entro il limite imposto, comporterà la revoca del marchio registrato da parte
dell'Ufficio M archi (art. 44). Qualora il marchio sia utilizzato su beni grossolanamente
prodotti falsamente presentati come prodotti di qualità, al fine di ingannare i
consumatori, il Dipartimento amministrativo per l'industria e il commercio, agendo ad
ogni livello, dovrà, in merito a ciascun caso specifico, ordinarne la rettifica entro un
determinato limite di tempo, e potrà comunicare una nota sulla situazione e imporre una
multa. l'Ufficio M archi provvederà alla revoca del marchio registrato (art. 45). In caso
di revoca di un marchio registrato, è data facoltà al titolare di presentare ricorso presso il
Consiglio per la revisione e l'assegnazione dei marchi entro quindici giorni dalla
notifica della revoca del marchio, e, in caso di ulteriore rifiuto, presentare ricorso presso
il Tribunale del Popolo entro trenta giorni dalla notifica della decisione del Consiglio
(art. 49).
Quando un marchio registrato sia revocato, o, in caso di mancato rinnovo della
registrazione, cancellato, l'Ufficio M archi non potrà approvare una successiva richiesta
di registrazione per un marchio identico o simile fino a che sia passato un anno dalla
data di revoca o cancellazione (art. 46). In caso di violazione dell'articolo 5 della Legge
M archi, circa l'invio di una domanda congiunta di registrazione da parte di due o più
soggetti richiedenti per l'esercizio congiunto del diritto di esclusiva su un medesimo
marchio registrato, il locale Dipartimento amministrativo per l'industria e il commercio
potrà ordinare al responsabile di inviare una richiesta di registrazione entro un limite di
tempo stabilito, e potrà imporgli il pagamento di una multa (art. 47). Quando un
soggetto, in violazione della Legge M archi, falsamente presenti un marchio come
registrato, violi l'articolo 8 della Legge M archi circa la definizione dei segni che per
legge possono essere considarati marchi registrabili, utilizzi il marchio su beni
grossolanamente prodotti falsamente presentati come prodotti di qualità al fine di
ingannare i consumatori, il locale Dipartimento amministrativo per l'industria e il
commercio dovrà imporre al trasgressore la cessazione dell'uso del marchio, ordinare la
presentazione di una richiesta di registrazione entro un limite di tempo stabilito, e potrà
far comunicare una nota sulla situazione e imporre il pagamento di una multa (art. 48).
È data facoltà a colui al quale sia stato imposto il pagamento di una multa, in
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
75
OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
LA LEGGE CINESE SUI MARCHI
applicazione degli articoli 45, 47 e 48 della Legge M archi, da parte del Dipartimento
amministrativo per l'industria e il commercio, di presentare ricorso presso il Tribunale
del Popolo entro quindici giorni dalla notifica della multa. Se il soggetto sanzionato non
presenti ricorso entro tale limite o non contesti l'applicazione della sanzione, il
Dipartimento amministativo per l'industria e il commercio potrà adire al Tribunale del
Popolo per ottenere una sentenza esecutiva della propria decisione (art. 50).
Costituiscono violazione del diritto esclusivo di utilizzo di un marchio registrato:
1) l’utilizzo di un marchio che risulti simile o identico a un marchio registrato,
sul medesimo prodotto o su un prodotto ad esso simile, senza l’autorizzazione del
titolare del marchio registrato in questione;
2) la vendita di beni in violazione del diritto esclusivo di utilizzo di un marchio
registrato;
3) la contraffazione o la realizzazione senza permesso della raffigurazione di un
marchio registrato, o la vendita di tale raffigurazione;
4) l’alterazione di un marchio registrato senza il consenso del suo proprietario,
nonché la vendita sul mercato di beni contraddisitinti da tale marchio contraffatto;
5) la lesione, con ogni altro mezzo, dell’altrui diritto esclusivo di utilizzo di un
marchio registrato (art. 52).
Se una contesa sorge a causa di un atto di contraffazione ai sensi dell’articolo 52
della Legge M archi, la legge prevede che essa sia sanata mediante consultazione. Nel
caso in cui le parti rifiutino, o la consultazione delle parti contendenti non abbia esito
positivo, il titolare del diritto di esclusiva del marchio contraffatto, o chiunque abbia
interesse, potrà agire presso il Tribunale del Popolo, o richiedere al Dipartimento
amministrativo per l’industria e il commercio di gestire la questione. Nel caso in cui
stabilisca l’avvenuta contraffazione, il Dipartimento potrà imporre al contraffattore
l’immediata cessazione della contraffazione, confiscare e distruggere i prodotti
contraddistinti dal marchio contraffatto e gli strumenti specificatamente utilizzati per
produrre tali prodotti e contraffare la raffigurazione del marchio registrato, e,
eventualmente, imporre il pagamento di una multa. Qualora la parte non sia soddisfatta
della decisione del Dipartimento, entro quindici giorni dalla notifica della decisione
potrà ricorrere presso il Tribunale del Popolo. Se, invece, il contraffattore non decida di
effettuare il ricorso allo scadere del termine, o di contestarne la decisione, il
Dipartimento potrà richiedere al Tribunale del Popolo una sentenza esecutiva della
propria decisione. Il Dipartimento amministrativo per l’industria ed il commercio,
chiamato a gestire la contesa legale, potrà, su richiesta della parte, mediare il
raggiungimento di una soluzione circa l’ammontare della compensazione per la
violazione del diritto di uso esclusivo del marchio. Se la mediazione fallisce, la parte
potrà agire presso il Tribunale del Popolo (art. 53).
Il Dipartimento amministrativo per l’industria e il commercio ha il potere di
indagare ciascun atto sospetto di contraffazione di marchi registrati, e, nel caso esista il
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
76
OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
LA LEGGE CINESE SUI MARCHI
sospetto dell’avvenuta contraffazione, di trasferire il caso presso l’autorità giudiziaria
competente (art. 54). Nel caso in cui il Dipartimento amministrativo per l’industria e il
commercio, al di sotto o al di sopra del livello di provincia, sulla base di prove o di
informazioni circa la violazione della legge, conduca indagini su una sospetta attività di
violazione del diritto altrui su un marchio registrato, potrà esercitare i seguenti poteri e
funzioni:
1) interrogazione delle parti volta a determinare i fatti relativi la violazione del
diritto esclusivo d’uso del marchio;
2) esame e riproduzione dei contratti, delle fatture, dei libri contabili delle parti,
e di altro materiale relativo alla violazione;
3) ispezioni in loco nei locali dove la parte sospettata di violazione della legge
compia tale attività di sospetta violazione;
4) ispezioni di articoli connessi alla violazione, chiusura o sequestro degli
articoli che siano provati essere impiegati in violazione al diritto esclusivo d’uso del
marchio registrato.
Le parti hanno l’obbligo di assitere e cooperare con il Dipartimento; non è
consentito loro di rifiutare, o di impedirne lo svolgimento delle indagini (art. 55).
Il risarcimento previsto in caso di violazione dei diritti su un marchio registrato è
costituito dall'ammontare dei profitti che il contraffattore ha realizzato a seguito della
contraffazione, per l'intero periodo di tempo in cui tale contraffazione sia durata, o
l'ammontare delle perdite subite dal danneggiato titolare dei diritti sul marchio dovute
alla contraffazione. Sono incluse le spese affrontate dal danneggiato per porre fine alla
contraffazione. Nel caso in cui tali profitti o perdite risultino di difficile determinazione,
il Tribunale del Popolo potrà decidere la somma da versare in risarcimento a seconda
delle circostanze del caso specifico, per un ammontare non superiore a 500.000 yuan. Il
risarcimento non è previsto qualora un soggetto in buona fede venda beni che
comportino una violazione dei diritti altrui su un marchio registrato, potendo egli
provare di avere ottenuto tali beni legalmente e potendo identificare il rivenditore (art.
56). Qualora un soggetto trasgressore utilizzi senza permesso un marchio identico a un
marchio registrato di proprietà altrui sulla medesima categoria di prodotti, o sia
responsabile di contraffazione di un marchio registrato, o della vendita di un marchio
contaffatto, o, ancora, della distribuzione, in mala fede, di prodotti contraddistinti da un
marchio contaffatto, ciò costituisce un reato, e comporta, oltre al risarcimento del
danno, responsabilità penale (art. 59).
Qualora il titolare di un diritto di esclusiva per l'uso di un marchio registrato, o
chiunque altro interessato, provi che un soggetto terzo violi o sia in procinto di violare il
proprio diritto di esclusiva in modo tale per cui, se non fermato prontamente, rischi di
provocare un danno irreparabile ai suoi legittimi diritti e interessi, questi potrà adire al
Tribunale del Popolo, prima di agire in giudizio contro il trasgressore, per richiedere la
cessazione dell'attività illecita e l'adozione di misure volte a preservare la sua proprietà
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
77
OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
LA LEGGE CINESE SUI MARCHI
(art. 57). Per porre fine alla violazione il titolare di un marchio registrato, o chiunque
interessato, in condizioni in cui le prove possano essere mancanti o risultare introvabili
in futuro, prima di agire in giudizio contro il trasgressore, ha facoltà di adire al
Tribunale del Popolo al fine di ottenere un provvedimento che permetta la
conservazione delle prove. Il Tribunale del Popolo deve prendere la propria decisione
entro un limite di 48 ore dal momento in cui riceve la richiesta. In caso la richiesta
venga accolta, la decisione diverrà immediatamente esecutiva. Il Tribunale del Popolo
può ordinare al richiedente di fornire una fideiussione; in caso contrario, può respingere
la richiesta. Se il richiedente in seguito non agisce a tutela del suo diritto entro 15 giorni
dalla emanazione del provvedimento di conservazione delle prove, il Tribunale del
Popolo dovrà annullare la misura adottata (art. 58).
I funzionari dello Stato preposti alla registrazione, alla amministrazione e alla
revisione dei marchi dovranno essere imparziali nell'applicare la legge, onesti,
disciplinati e devoti al proprio compito. Essi non potranno lavorare per agenzie di
mandatari marchi o impegnarsi nella produzione e nella vendita di beni (art. 60). Le
richieste di registrazione e di revisione dei marchi dovranno essere esaminate senza
ritardi (art. 35). I Dipartimenti amministrativi per l'industria e il commercio sono
chiamati a organizzare e migliorare sistemi di sorveglianza interna per sorvegliare e
controllare come i funzionari degli organi dello Stato preposti alla registrazione, alla
amministrazione e alla revisione dei marchi applichino le leggi ed i regolamenti
amministrativi, e ne osservino la disciplina (art. 61). Nel caso in cui i funzionari
trascurino il proprio dovere, abusino del loro potere, si comportino negligentemente per
guadagno personale, violino la legge, accettino denaro o beni di valore da una parte in
causa, o perseguano interessi illegittimi, e il caso risulti tale da costituire un reato, tali
funzionari saranno responsabili penalmente; qualora il caso non risulti un reato, la legge
prevede l’applicazione di una sanzione amministrativa (art. 62).
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
78
COMMENTI A SENTENZE
LA CAPOGRUPPO HOLDING È
RESPONSABILE PER GLI ATTI DI
CONTRAFFAZIONE COMMESSI DALLE
SUE CONTROLLATE? SÌ, SECONDO UNA
RECENTE PRONUNCIA DEL
TRIBUNALE DELLE IMPRESE DI
TORINO
La sentenza affronta il tema della contraffazione indiretta con particolare
riferimento al caso dei gruppi di imprese, esaminando quale ruolo rivesta la holding e
come si configuri l’elemento soggettivo in capo alla stessa.
di EMANUELA BIANCO
La sentenza in commento è molto interessante in quanto tratta il tema dei gruppi
di imprese nel diritto industriale e più precisamente dell’eventuale responsabilità della
società capogruppo holding per gli atti di contraffazione commessi da una delle sue
controllate.
1. In primo luogo, i fatti
Nel 2008 l’attrice Edico s.r.l. ha evocato in giudizio Thomson S.A. (già
Thomson M ultimedia S.A.), M SI s.r.l. in liquidazione (già Thomson M ultimedia Sales
Italy s.r.l.), Chiale s.a.s. di Verano Chiale & C., Pampiglione s.r.l. in liquidazione,
Unieuro s.p.a., esponendo che l’attrice è titolare del brevetto italiano per invenzione
industriale n. IT 1.241.291 depositato in data 22.11.1990 e concesso il 29.12.1993,
avente ad oggetto un “Dispositivo di selezione e memorizzazione di segnali
radioelettrici”, che consente l’automatica sintonizzazione e memorizzazione delle
stazioni televisive diffuse in una determinata zona favorendo l’organizzazione delle
stazioni, individuate secondo un ordine con possibilità per l’utente di riprogrammare la
sequenza delle stazioni memorizzate se quella scelta dal produttore non corrisponde alle
sue necessità.
L’attrice ha appreso che Thomson S.A. esporta in Italia, anche attraverso
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
79
COMMENTI A SENTENZE
RESPONSABILITÀ DELLA CAPOGRUPPO E CONTRAFFAZIONE
Thomson M ultimedia Sales Italy (ora M SI), distribuisce, offre in vendita e comunque
pone in commercio, anche attraverso le società Pampiglione s.r.l. e Chiale s.r.l.,
televisori e videoregistratori dei modelli specificamente individuati, comprendenti un
dispositivo per i televisori e “Riordino Automatico dei Programmi” per i
videoregistratori, che interferiscono con il brevetto di cui è titolare.
In data 16.11.2002 l’attrice ha depositato ricorso cautelare al fine di ottenere nei
confronti di Thomson S.A., Thomson M ultimedia Sales Italy, Pampiglione s.r.l. e
Chiale s.r.l. un provvedimento di sequestro e di inibitoria della produzione e
commercializzazione di tali prodotti, autorizzato in data 12.12.2002 dal Tribunale.
Il giudizio di merito viene svolto anche nei confronti di Unieuro s.p.a., in quanto
cessionaria dell’azienda di Pampiglione s.r.l. e ad essa succeduta a titolo particolare nel
corso del procedimento cautelare.
Nel corso del giudizio l’attrice ha chiesto di accertare e dichiarare che la
produzione, commercializzazione, pubblicizzazione dei televisori, videoregistratori e
ricevitori televisivi dotati della summenzionata funzione di auto-programmazione
costituiscono violazione del brevetto Edico, nonché illecito concorrenziale ed illecito
generico, di inibire la prosecuzione degli illeciti, di imporre una penale per ogni
violazione o ritardo nell’esecuzione dei provvedimenti, di condannare le convenute al
risarcimento dei danni, di disporre la pubblicazione della sentenza.
In particolare, per quanto qui di interesse, Thomson S.A., costituendosi, ha
eccepito che non sussiste la sua legittimazione passiva in quanto è la holding del
Gruppo Thomson e come tale la sua attività non può certo consistere nella produzione
e/o commercializzazione e/o esportazione dei prodotti di cui Edico lamenta la
contraffazione, né la holding può essere considerata responsabile per le attività delle sue
controllate.
Espletata la fase istruttoria e la consulenza tecnica d’ufficio, con sentenza
emessa in data 26.10.2012, il Tribunale di Torino ha accertato e dichiarato che i
televisori ed i videoregistratori Thomson dei modelli indicati da parte attrice
interferiscono con l’ambito di protezione del brevetto Edico. Per l’effetto ha dichiarato
Technicolor SA (già Thomson SA), M SI s.r.l. in liquidazione (già Thomson M ultimedia
Sales Italy s.r.l.), Chiale s.a.s. di Verano Chiale & C., nonché Pampiglione Guglielmo,
Pampiglione Ignazio, Pampiglione M ichele e M ainero Gemma, questi ultimi quali soci
della cessata Pampiglione s.r.l. in liquidazione, responsabili della contraffazione del
brevetto italiano IT 1.241.291 di titolarità della Edico s.r.l..
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
80
COMMENTI A SENTENZE
RESPONSABILITÀ DELLA CAPOGRUPPO E CONTRAFFAZIONE
2. In diritto
Il brevetto per invenzione è l’istituto giuridico attraverso il quale l’ordinamento
assicura all’inventore il diritto di utilizzazione esclusiva dell’invenzione per un certo
periodo di tempo. Si costituisce con la brevettazione, in assenza della quale il diritto
assoluto, valevole erga omnes, non sorge.
L’oggetto del diritto di brevetto non va inteso in senso positivo, ma negativo, in
quanto il brevetto non conferisce una facoltà di fare, ma di vietare. La facoltà del titolare
di attuarlo fa parte dei propri diritti di libertà, costituzionalmente garantiti. Ciò che il
1
brevetto aggiunge è il potere di escludere i terzi da questa attuazione.
Rilevante, ai nostri fini, è individuare in che cosa consiste la facoltà di vietare e,
in particolare, quali siano i soggetti responsabili di atti di contraffazione brevettuale. Il
dettato normativo a cui fare riferimento è l’art. 66 II comma del Codice della Proprietà
Industriale (D. Lgs. 2005 n. 30, per brevità “c.p.i.”); il quale testualmente recita:
“In particolare, il brevetto conferisce al titolare i seguenti diritti esclusivi […]
il diritto di vietare ai terzi, salvo consenso del titolare, di produrre, usare, mettere in
commercio, vendere o importare a tali fini il prodotto in questione.”
Ai sensi di legge, la violazione dei diritti sul brevetto (a) può essere commessa
dal produttore, utilizzatore (non soggetto privato per uso personale, espressamente
escluso dalla legge), commerciante, fornitore, venditore, esportatore o importatore e (b)
può essere di due tipi: diretta o indiretta. La contraffazione diretta può a sua volta essere
integrale, non integrale, per equivalenti o evolutiva. 2
Per valutare l’eventuale responsabilità della società madre in un gruppo di
imprese, è necessario soffermarsi sulla contraffazione indiretta.
Quest’ultima, altrimenti definita contributory infringement (o dal tedesco
mittelbare Verletzung), nasce nell'ambito della dottrina generale dell'illecito per
comprendere alcune forme di compartecipazione e complicità nella violazione della
privativa per fornitura di mezzi di per sé non brevettati, ma destinati ad attuare l'oggetto
brevettato. Ciò implica che sia normalmente richiesto: a) che la violazione del brevetto
sia portata a compimento dal soggetto che ha ricevuto dal fornitore compartecipe i
mezzi per porla in essere, b) che il compartecipe ne sia a conoscenza e quindi ricorra un
qualche nesso psicologico tra la sua condotta e il fatto illecito compiuto dal destinatario.
Questa figura tende ad essere tipizzata come fattispecie autonoma di
contraffazione, specificamente costruita all'interno del sistema dei brevetti, con lo scopo
SCUFFI, FRANZOSI, FITTANTE , Il codice della proprietà industriale, 2005, 355.
La contraffazione non integrale si verifica quando gli elementi essenziali sono presenti nella
realizzazione altrui e le eventuali differenze non essenziali non valgono ad escludere la
contraffazione. La contraffazione per equivalenti incorre quando gli elementi essenziali del
trovato non sono identici ma l’insegnamento fondamentale, ossia l’idea inventiva, è però
presente nella realizzazione altrui. Per contraffazione evolutiva si intende, invece, il caso in cui
si apportano delle modifiche a miglioramento di invenzione precedentemente brevettata.
1
2
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
81
COMMENTI A SENTENZE
RESPONSABILITÀ DELLA CAPOGRUPPO E CONTRAFFAZIONE
di rafforzare la privativa riservando al titolare tutto il mercato dei prodotti creato dalla
sua invenzione. M a essa conserva alcuni agganci alla sua origine storica. Questa
impostazione si evince dalla formulazione dell'art. 26 CBC (c.d. Convenzione di
Lussemburgo sul brevetto comunitario), poi recepito dalle leggi dei principali paesi
europei (Germania, Regno Unito, Francia). Infatti: a) la norma è titolata
significativamente "contraffazione indiretta dell'invenzione", ed è eliminato il
riferimento di un "contributo" ad un altrui illecito; b) la contraffazione indiretta è
integrata già dal solo fatto della fornitura od offerta di fornitura dei mezzi inerenti ad un
elemento essenziale, senza necessità di attendere che essi vengano effettivamente
destinati all'uso illecito; c) se i mezzi forniti si trovano correntemente in commercio
occorre che la loro fornitura sia accompagnata dall'induzione nella contraffazione (dolo
specifico).
E' dunque certo che, nella CBC, per integrare un’ipotesi di contraffazione
indiretta, non occorre più il perfezionamento di una contraffazione diretta da parte di
colui che riceve i mezzi.
M aggiori discussioni solleva il problema dello stato soggettivo del contraffattore
indiretto. L'art. 26 CBC richiede che egli "sappia o risulti evidente dalle circostanze che
quei mezzi sono idonei a tale utilizzazione e destinati ad essa". La portata di questo
requisito è oggetto di opinioni diverse e rappresenta uno dei punti nodali di
interpretazione della fattispecie.
M entre negli U SA (dove la figura è maggiormente studiata) e negli altri paesi
anglosassoni, dove più è sentita l'influenza della dottrina del contributory infringement
sviluppata negli USA, si accentua l'importanza del requisito soggettivo, in paesi più
vicini alla nostra tradizione e in particolare in Germania si tende a svalutarlo,
sfumandolo notevolmente e centrando la ricostruzione della fattispecie su elementi di
carattere prevalentemente oggettivo.3
3
In USA il contributory infringement è codificato nella sec. 271(c) del Pat. Act 1957, norma
che ha origine dall'applicazione ai brevetti della disciplina generale dei torts. Poiché la sec.
271(c) prevede che il contraffattore indiretto deve conoscere effettivamente che il componente,
materiale o apparato da lui fornito è prodotto o adattato per un uso "in infringement of such
patent", si ritiene che egli debba effettivamente conoscere anche l'esistenza del brevetto e che la
combinazione alla quale il componente è destinato ne costituisce contraffazione (Aro Mfg. Co.
v. Convertible Top Co. 377 U.S. 476, 488-91, Supr. Ct. 1964, con decisione raggiunta a stretta
maggioranza con 4 giudici dissenzienti; la successiva giurisprudenza delle corti inferiori dà
semplicemente per scontato questo requisito richiamandosi a Aro II: Preemption Devices v.
Minnesota Mi. & Mfg Co., 803 F.2d 1170 (CAFC 1986); Trell v. Marlee Elecs. Corp. 912 F.2d
1443, 16 USPQ2d 1059, CAFC 1990; in dottrina si rileva l'equivocità della volontà storica del
legislatore sul punto, e anche dei precedenti che con la sec. 271c si sono voluti recepire,
CHISUM, Patents, 17.03.2).
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
82
COMMENTI A SENTENZE
RESPONSABILITÀ DELLA CAPOGRUPPO E CONTRAFFAZIONE
Nei paesi anglosassoni, talvolta il requisito della conoscenza è stato giustificato4
richiamando la necessità di evitare che il titolare, invocando l'esclusiva contro la
commercializzazione dei "mezzi", possa impedire attività che non realizzano un
sostanziale sfruttamento dell'invenzione. Il venditore che non sa che il prodotto da lui
fornito è destinato ad uno sfruttamento illecito svolge la sua attività commerciale senza
avere alcuna intenzione di sfruttare le utilità del brevetto altrui. A questa ricostruzione si
può però obiettare che la condotta del fornitore, di fatto e sul piano oggettivo-causale,
agevola la contraffazione posta in essere dal destinatario, e che questa attività di
agevolazione, anche se non consapevole, potrebbe essere colposa (si pensi all'ipotesi
che i mezzi venduti non siano idonei ad alcun altro uso alternativo lecito).
Si vede, dunque, come è solo considerando tale figura di illecito come una
particolare forma di compartecipazione, sia pure autonomamente tipizzata, che si può
ricostruire in termini logicamente coerenti il requisito soggettivo. In effetti, il fornitore
non “partecipa” all'illecito del destinatario se non è a conoscenza della sua condotta, o
se alternativamente non ne ha agevolato il comportamento illecito con una condotta
colposa (la ignoranza colposa assume dunque rilevanza). Diversamente gli effetti della
5
condotta di quest'ultimo non possono essergli attribuiti.
L'esistenza di un puro e semplice nesso di causalità su un piano meramente
oggettivo (come condicio sine qua non) tra attività agevolatrice e fatto della
contraffazione non appare sufficiente, proprio perché l'attività di fornitura dei mezzi non
rientra di per sé nell'esclusiva brevettuale. La mancata conoscenza del brevetto è poi
irrilevante (integra uno stato di ignoranza colposa) stante la pubblicità dei brevetti. Può
essere interessante, a questo punto, uno sguardo alla ricca esperienza tedesca.
Al principio espresso in Aro II si richiamano anche alcuni autori di lingua inglese per sostenere
che il contraffattore indiretto deve essere quantomeno consapevole dell'esistenza dell'altrui
brevetto (BENYAMINI, Patent Infringement in the EC, 216; contra VICTORIA , Eipr, 1979, 91).
L'art. 26 CBC è da costoro interpretato nel senso di richiedere la conoscenza da parte del
fornitore responsabile di contraffazione indiretta che i mezzi da lui offerti o forniti sono
destinati ad un uso in contraffazione del brevetto, dal che essi ricavano anche la necessità che il
contraffattore indiretto debba essere a conoscenza del brevetto. Quest'ultimo finirebbe poi per
essere l'unico elemento soggettivo richiesto nel caso in cui i mezzi forniti siano specificamente
adattati o comunque esclusivamente idonei all'utilizzazione dell'invenzione brevettata
(BENYAMINI, cit., 219).
4
Cfr. ad. es. SCHLICHER, Patent Law: Legal and Economic Principles, 8.03.4.
5
Cfr. Cass. S.U., 1.11.1994, n. 9410 secondo la quale “l’azione di contraffazione di brevetto
puo’ indirizzarsi nei confronti di quanti hanno posto in essere un atto concorrente nella
realizzazione dell’illecito e nella produzione del danni”, in un caso in cui l’elemento
univocamente destinato alla contraffazione indiretta in oggetto era costituito dalla concessione
in licenza di un brevetto in realta’ nullo per difetto di novita’ poiche’ anticipato da quello
oggetto di contraffazione.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
83
COMMENTI A SENTENZE
RESPONSABILITÀ DELLA CAPOGRUPPO E CONTRAFFAZIONE
In Germania, prima della riforma che ha adeguato la legge nazionale alla CBC e
alla CBE (c.d. Convenzione sul brevetto europeo), e che ha introdotto una norma
parallela alla CBC in materia di contraffazione indiretta (art. 10 PatG.), la mittelbare
Patentverletzung era sostanzialmente costruita come compartecipazione nell'illecito. Dal
punto di vista soggettivo, la giurisprudenza richiedeva la conoscenza o quantomeno la
colposa ignoranza dell'esistenza di una tutela brevettuale e della destinazione dei mezzi
6
consegnati ad un uso contraffattivo.
Con l'introduzione dell'art. 10 PatG si considera ora sufficiente dimostrare che il
fornitore è consapevole che i mezzi forniti o offerti sono idonei e destinati all'attuazione
dell'invenzione. M a quando ciò risulti evidente in base alle circostanze non occorre più
neppure la prova della consapevolezza. Anzi, si ritiene che in un caso del genere la
prova della ignoranza (siccome comunque colposa) sia priva di rilevanza. La idoneità
dei mezzi finisce per risolversi nella necessità che i mezzi corrispondano ad un elemento
essenziale dell'invenzione. La destinazione contraffattoria dei mezzi può risultare da
circostanze obiettive, ad esempio dall'ordinativo del destinatario, dalle comunicazioni di
questi al fornitore, dal fatto che il destinatario si sia già predisposto per attuare
l'invenzione, o l'abbia già fatto in conseguenza di precedenti forniture. Quando i mezzi
forniti sono esclusivamente idonei (o adattati) all'uso illecito, la destinazione
normalmente sussiste. La conoscenza o l'oggettiva evidenza in base alle circostanze sono
intese con riferimento al fatto materiale della idoneità e destinazione dei mezzi
all'attuazione dell'invenzione. Non investono anche la qualificazione giuridica della
fattispecie, il fatto cioè che su quella invenzione sussista una tutela brevettuale e
7
l'utilizzatore non sia abilitato ad utilizzare l'invenzione.
In definitiva, in questa ricostruzione, il requisito psicologico assume importanza
solo per correlare la condotta del venditore o dell'offerente allo sfruttamento dell'oggetto
del trovato da parte del destinatario dei mezzi. Dunque o egli è a conoscenza della
destinazione dei beni che fornisce (e con ciò trae profitto consapevolmente
dall'invenzione), oppure esistono circostanze obiettive dalle quali risulta evidente tale
destinazione. Ciò implicherà uno stato di colpevolezza (e quindi di cooperazione colposa
nell'altrui illecito), per non aver l’offerente rilevato questa destinazione illecita che
risultava evidente e per aver agevolato, con condotta colposa, l'altrui condotta illecita.
Secondo parte della dottrina italiana, 8 anche nel nostro ordinamento, pur in
assenza di una disciplina specifica che recepisca la norma sulla contraffazione indiretta
dell'art. 26 CBC, essa viene riconosciuta e sanzionata. Ciò, in primo luogo, secondo
un’interpretazione storica che muove dalla legge invenzioni, in particolare valorizzando
BERNHARDT - KRASSER, Lehrbuch des Patentrechts, 4. Aufl., 590; critico HESSE, Grur Int.,
1972, 148.
7
BERNHARDT - KRASSER, 595.
8
Cf. GUGLIELMETTI GIOV., L'invenzione di software, 2 ed., Milano, 1999, 114 ss..
6
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
84
COMMENTI A SENTENZE
RESPONSABILITÀ DELLA CAPOGRUPPO E CONTRAFFAZIONE
i criteri della legge delega n. 260/78, i quali imponevano di adeguare la legislazione
interna alle convenzioni internazionali per evitare una disparità di trattamento tra
brevetto nazionale e brevetti riconosciuti dalle convenzioni cui la legislazione doveva
armonizzarsi. Alla medesima conclusione, sarebbe, inoltre, possibile pervenire
applicando e opportunamente adattando alla fattispecie i principi generali sul concorso
9
nell'illecito.
Quanto al profilo dell’elemento soggettivo, occorre che il fornitore "sappia o
debba sapere" che i mezzi da lui forniti sono idonei alla contraffazione e destinati ad
essa,10 il dover sapere è inteso con riferimento alla univocità della destinazione in base
alle circostanze.11 Non sembra, tuttavia, che con ciò si voglia intendere una
consapevolezza della esistenza del brevetto, che nessun autore sottolinea essere
necessaria. Del resto il sistema di pubblicità legale determina la conoscibilità delle
privative e quindi sussiste una presunzione di colpevolezza in chi operi
commercialmente ignorandone l'esistenza. La destinazione all'uso in contraffazione è
dunque intesa con riferimento alla materialità della condotta. Altri richiedono che i
mezzi forniti siano addirittura "esclusivamente" utilizzabili per la contraffazione e non
per usi alternativi leciti e si disinteressano dell'elemento soggettivo.12
3. Il ruolo della holding nella contraffazione indiretta
Nell’ambito della trattazione del contributory infringment, particolarmente
interessante è valutare se si possa parlare di contraffazione indiretta anche nel caso di
gruppi di imprese, quale ruolo rivesta la holding e come si configuri l’elemento
soggettivo in capo alla stessa.
9
Secondo autorevole dottrina, l’istituto della contraffazione indiretta potrebbe essere
presupposta dalle disposizioni in materia di sanzioni per la contraffazione, che possono
riguardare non solo i prodotti in contraffazione, ma anche i “mezzi specifici che servono
univocamente a produrli o ad attuare il metodo o processo tutelato” secondo l’art. 124, 4
comma c.p.i. Cfr. VANZETTI-DI CATALDO , Manuale di diritto industriale, 7 ed., Milano, 2012,
463 ss.; GALLI, Commentario al Codice della Proprieta’ Industriale, Milano, 652.
10 SENA , I diritti sulle invenzioni, 3 ed., 405.
11 Cfr. VANZETTI-DI CATALDO, Manuale di diritto industriale, cit., 463 ss., i quali parlano di
specifica consapevolezza della destinazione o di oggettiva ed univoca destinazione. In
giurisprudenza, Trib. T orino, ord. 6.5.2004, su GADI 2005, n. 4812, secondo la quale
“ costituisce contraffazione di un brevetto avente ad oggetto una stampante la produzione e
commercializzazione di cartucce per inchiostro che appaiono presentare univoca destinazione ad
essere utilizzate nella stampante rivendicata”(enfasi nobis).
12 MANGINI, Invenzioni industriali, 28, arg. dal concetto di "mezzi specifici" dell'art. 81 I co. e
85 II co l.i.; GIANN . GUGLIELMETTI, Le invenzioni e i modelli industriali dopo la riforma, 77.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
85
COMMENTI A SENTENZE
RESPONSABILITÀ DELLA CAPOGRUPPO E CONTRAFFAZIONE
Nel caso di specie, il Tribunale di Torino ha ritenuto, infatti, sussistere la
legittimazione passiva di Thomson SA, ora Technicolor SA., e l’ha condannata per
contraffazione a titolo di concorso con la sua controllata.
E’ opportuno ricordare che la Thompson SA, società avente sede in Francia, è la
holding di un gruppo che annovera circa duecento società insediate in trenta Paesi e
garantisce le funzioni centrali del gruppo.
Tra le società del gruppo Thomson vi è la Thomson M ultimedia Sales Italy s.r.l.,
ora M SI s.r.l. in liquidazione, avente sede in Italia e controllata al 100% dalla
capogruppo Thomson SA.
E’ pacifico e documentato giudizialmente che Thomson M ultimedia Sales Italy
s.r.l. ha commercializzato in Italia i televisori ed i videoregistratori Thomson dei
modelli indicati da parte attrice.
Come noto, la società capogruppo controllante e la società controllata
costituiscono autonomi soggetti giuridici e la holding non produce e non
commercializza direttamente e personalmente televisori e videoregistratori. Essa svolge
le funzioni centrali del gruppo, quali il controllo operativo, il controllo giuridico, la
gestione della tesoreria, mentre non provvede direttamente e personalmente alla
produzione e alla vendita dei televisori e dei videoregistratori (gli utili risultanti dal
bilancio derivano da partecipazioni nelle controllate e da servizi svolti per le medesime
e non da ricavi per vendite di beni).
Secondo il Tribunale di Torino, la Thomson SA risponde dell’illecito commesso
dalla controllata Thomson M ultimedia Sales Italy s.r.l. a titolo di concorso. Per quanto
la società capogruppo non abbia materialmente compiuto l’atto illecito –
commercializzazione di televisori e videoregistratori in contraffazione del brevetto
attoreo – ha comunque concorso nel medesimo “in quanto l’atto non sarebbe stato
13
compiuto se essa non avesse voluto.”
La sentenza parrebbe, dunque, affermare che Thomson SA ha fornito alla sua
controllata “i mezzi” per poter agire in contraffazione e di questo ne era pienamente a
conoscenza o comunque risulta evidente dalle circostanze. Infatti, la Thomson SA ha il
controllo della Thomson M ultimedia Sales Italy s.r.l., di cui possiede il 100% delle
quote, ha il controllo operativo ed il controllo giuridico della società controllata; anche
l’apposizione del proprio marchio sui prodotti venduti dalla controllata (tutti i televisori
ed i videoregistratori oggetto di causa recano il marchio Thomson, registrato a nome
della società capogruppo) costituisce emblema di solidarietà. La scelta di immettere sul
mercato quei prodotti sarebbe dunque della holding. Secondo la sentenza in commento,
accertata la presenza di atti contraffattivi in capo alla controllata, sussisterebbe anche la
legittimazione passiva e indi la responsabilità della Thomson SA a titolo di concorso
nell’illecito.
13
V. T ribunale delle Imprese di T orino, sentenza 26 ottobre 2012, p. 19, inedita.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
86
COMMENTI A SENTENZE
RESPONSABILITÀ DELLA CAPOGRUPPO E CONTRAFFAZIONE
Secondo la prospettazione del Tribunale di Torino, la Thompson avrebbe
integrato gli elementi essenziali, oggettivo e soggettivo, della contraffazione indiretta,
ancorchè la sentenza non qualifichi espressamente gli atti contraffattivi come indiretti,
ma parli più genericamente di concorso nell’illecito.
La questione riguardante l’applicabilità della responsabilità prevista ex art. 66
c.p.i. ai gruppi di società pare dunque appuntarsi su due distinti criteri.
Il primo: la sussistenza dei requisiti propri della contraffazione indiretta, ossia il
fatto che la controllata abbia ricevuto i “mezzi” per porre in essere la contraffazione (nel
caso di specie, peraltro, la controllata aveva effettivamente posto in essere la condotta
contraffattiva) e il fatto che la holding fosse a conoscenza dell’illecito (effettivo o
presumibile con certezza dalle circostanze).
Il secondo: la verifica della presenza del rapporto organico e soprattutto la
presenza dell’interesse del gruppo, inteso come interesse di più società, non solo di
quella o quelle che direttamente hanno ottenuto vantaggi dalla commissione
dell’illecito, ma anche della holding controllante nella prospettiva della partecipazione
agli utili. A tal proposito, assumono rilevanza i cosiddetti vantaggi compensativi:
quando una società controllata si arricchisce a seguito di atti di contraffazione,
l’interesse o il vantaggio si riflettono su tutto il gruppo e sulle società che lo
compongono.
Anche nel caso in cui l’atto illecito venga commesso dalla sola controllata la
responsabilità della holding deriva dalla considerazione per cui sussisterebbe comunque
un interesse della stessa, in quanto interesse del gruppo.
Appare dunque che, in presenza di gruppi d’imprese, il perseguire l’interesse di
gruppo attraverso la commissione di atti contraffattivi realizzi una delle condizioni
richieste ai fini della imputazione della responsabilità ex art. 66 c.p.i. e pare, inoltre,
potersi qualificare tale responsabilità come una ipotesi di contraffazione indiretta.
Dall’interpretazione di una nozione così ampia dei criteri ascrittivi di cui all’art.
66, II comma c.p.i. e della contraffazione indiretta, peraltro non espressamente
14
codificata nel nostro ordinamento, consegue una forte espansione della responsabilità
in capo a tutte le società del gruppo sulle quali si è riflesso il vantaggio.
Ciò si spiega essenzialmente con il fatto che la realtà economica vede sempre più
il prosperare dei gruppi di società, la cui caratteristica è quella di corrispondere, sotto il
profilo economico, ad un complesso unitario ed organizzato ispirato da indirizzi
14
Come anzidetto, la Convenzione di Lussemburgo prevede all’art .30 una norma espressa, ma
detto articolo non è stato ripreso dalla legge italiana e, secondo autorevole dottrina, è di difficile
applicazione analogica al brevetto nazionale fin quando la Convenzione non entrerà in vigore.
Cfr. VANZETTI-DI CATALDO , Manuale di diritto industriale, cit., 466 ss..
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
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COMMENTI A SENTENZE
RESPONSABILITÀ DELLA CAPOGRUPPO E CONTRAFFAZIONE
strategici unitari, che ripete gli schemi di imputazione della responsabilità civile da fatto
illecito esistenti all’interno di una singola unità aziendale complessa.
Pertanto, concludendo, la holding può essere chiamata a rispondere per gli illeciti
derivanti da atti contraffattivi commessi da società appartenenti al gruppo.
M olto interessante sarà valutare se questo principio, affermato dal Tribunale di
Torino, verrà confermato dalle Corti Superiori.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
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SEGNALAZIONI
DIRITTO COMMERCIALE
SEGNALAZIONI DI
DIRITTO COMMERCIALE
NO RMATIVA
Registro delle imprese – Il D.M . 6 marzo 2013 individua i criteri e le modalità di iscrizione delle società di mutuo soccorso nella sezione del Registro delle imprese dedicata
alle imprese sociali e nella novella terza sezione dell’Albo delle società cooperative. Le
disposizioni del D.M . “acquisiscono efficacia decorsi sessanta giorni dalla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale”, (art. 6).
Il Decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 19 marzo 2013, n. 66.
I NDICAZIO NI INTERPRETATIVE E APPLICATIVE
CONSOB
S ocietà cooperative – La Consob ha diffuso alcune proposte di modifica al Regolamento Emittenti, determinate dalle recenti disposizioni normative – D.Lgs. 18 giugno 2012,
n. 91 e D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in L. 17 dicembre 2012, n. 221 – che
hanno apportato alcune variazioni al Testo Unico della Finanza, con particolare riferimento agli obblighi informativi ed alla disciplina del voto di lista per le società cooperative.
Il documento, in consultazione dal 22 marzo sino al 5 aprile 2013, è pubblicato sul sito
www.consob.it.
CONSIGLIO NAZIONALE DEL NOTARIATO
Consorzi, società consortili e requisiti soggettivi – Il Consiglio Nazionale del Notariato ha divulgato lo Studio n. 248-2012/I, in cui si approfondisce il requisito soggettivo
previsto dall’art. 2602 c.c., ampliando poi il campo d’indagine alla partecipazione “a figure denominate «consortili» da parte di soggetti pubblici”, nonché ai consorzi misti ed
ai consorzi fidi, concludendo con alcune osservazioni sul rapporto tra liberi professionisti e scopo consortile.
Il testo dello Studio n. 248-2012/I, reso noto il 21 marzo 2013, è disponibile sul sito
www.notariato.it.
Contratto di rete – È stato pubblicato lo Studio n. 5-2013/I sul tema “Le pubblicità del
contratto di rete: ques tioni applicative”, nel quale si esaminano il contratto di rete ed i
relativi profili pubblicitari, con precipuo riferimento alla rete con soggettività giuridica.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
89
SEGNALAZIONI
DIRITTO COMMERCIALE
Il documento n. 5-2013/I, divulgato il 21 marzo 2013, è consultabile al sito
www.notariato.it.
Avviso di convocazione nelle s.p.a. non quotate – Lo Studio n. 15-2013/I approvato
dal Consiglio Nazionale del Notariato approfondisce “Le modalità di pubblicazione o
comunicazione dell’avviso di convocazione nelle s.p.a. non quotate”, definite nel documento come “la prima tappa per la formazione del procedimento assembleare”.
Lo Studio n. 15-2013/I, diffuso il 21 marzo 2013, è reperibile sul sito www.notariato.it.
O IV
Principi italiani di valutazione – L’Organismo italiano di valutazione ha divulgato
l’exposure draft della prima parte dei Principi Italiani di Valutazione (PIV) concernente
“La rete concettuale di base (Conceptual framework)”. In essa sono esposti “i concetti,
le definizioni e i principi generali” a cui faranno riferimento i PIV, di cui essa è parte
integrante e rispetto ai quali si colloca in posizione sovra ordinata. Le indicazioni del
Conceptual framework devono “essere ricordate e rispettate in sede di applicazione
delle linee guida relative a specifici principi di valutazione”.
Il documento, in relazione al quale possono esser inviate lettere di commento sino al 19
giugno 2013, è pubblicato sul sito www.fondazioneoiv.it.
GIURISPRUDENZA
Concordato con riserva – Il Tribunale di Novara ha precisato che “la prorogabilità del
termine indicato dall’art. 161, ult. co., L.F., è stata fissata, nell’estensione massima, a
60 giorni, così non escludendo un’estensione inferiore, che contemperi le esigenze
dell’impresa con quelle del ceto creditorio, tenuto conto, altresì, della necessità di
scongiurare un uso meramente dilatorio dello strumento offerto dal legislatore”.
La decisione del Tribunale di Novara del 19 marzo 2013 è consultabile sul sito
www.ilcaso.it.
Bancarotta fraudolenta preferenziale e restituzione finanziamenti ai soci – La Corte
di legittimità ha stabilito che “integra il reato di bancarotta preferenziale la restituzione
ai soci, effettuata in periodo di insolvenza, dei finanziamenti concessi dai medesimi alla
società”. Inoltre, tale delitto deve esser valutato congiuntamente con la mancata tempestiva richiesta di fallimento, “riconducendo la consapevole decisione di prolungare la
vita della fallita all’obiettivo di consentire l’esecuzione dei pagamenti preferenziali e
soprattutto di quelli effettuati in favore dei soci, di per sé rivelatori dell'assenza di alcun effettivo intento di "rimettere in piedi" la società”. Siffatta scelta ha “inciso
sull’entità del dissesto, consentendo la sottrazione delle risorse impegnate nei pagamenti preferenziali, atteso che l’aggravamento del dissesto medesimo deve essere valuIL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
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SEGNALAZIONI
DIRITTO COMMERCIALE
tato nell’ottica della soddisfazione concorsuale dei creditori”, nel caso di specie penalizzata dai precedenti rimborsi ottenuti da alcuni creditori.
Corte di Cassazione penale, 21 marzo 2013, n. 13318.
S ocietà a partecipazione pubblica – Le Sezioni Unite civili hanno ribadito che “spetta
al giudice ordinario la giurisdizione in ordine all’azione di r isarcimento dei danni subiti da una società a partecipazione pubblica per effetto di condotte illecite degli amministratori o dei dipendenti”, e ciò in quanto non è configurabile, “avuto riguardo
all’autonoma personalità giuridica della società, né un rapporto di servizio tra l’agente
e l’ente pubblico titolare della partecipazione, quand’anche totalitaria, né un danno direttamente arrecato allo Stato o ad altro ente pubblico idonei a radicare la giurisdizione della Corte dei conti”.
Corte di Cassazione, SS.UU., 25 marzo 2013, n. 7374.
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
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SEGNALAZIONI
DIRITTO TRIBUTARIO
SEGNALAZIONI DI DIRITTO
TRIBUTARIO
INDICAZIONI INTERPRETATIVE E APPLICATIVE
Consulenza giuridica – Imposta di registro
Il decreto legge 22 giugno 2012, n.83, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto
2012, n.134 (cosiddetto “decreto crescita”) e il decreto legge 18 ottobre 2012, n.179
convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n.221 (“decreto crescitabis”) recano misure urgenti per la crescita del paese perseguendo, tra gli altri, l’obiettivo
di consentire anche alle società non quotate l’accesso alla raccolta del capitale di debito.
In particolare, la finalità dell’intervento legislativo in esame, preso atto della circostanza
che la crisi economica ha notevolmente ridotto la capacità di fornire prestiti da parte
delle banche derivata anche dalle nuove regole internazionali in tema di patrimonio di
vigilanza (regulatory capital) e di rischio di credito o rischio di insolvenza (risk
weighted assets), è quella di ridurre i vincoli normativi, civilistici e fiscali, che finora
hanno limitato il ricorso al mercato dei capitali mediante l’emissione di strumenti di
debito quale fonte di reperimento delle necessarie risorse finanziarie, ulteriore e
complementare rispetto al sistema bancario e alla raccolta presso i soci. L’intento del
legislatore è, quindi, quello di ridurre sensibilmente la disparità esistente nella
previgente disciplina civilistica e fiscale tra società italiane non quotate, rendendo
possibile anche per queste ultime l’emissione di strumenti di debito da destinarsi ai
mercati domestici ed internazionali, attraverso la riforma relativa alle caambiali
finanziarie e ai titoli obbligazionari
(Agenzia delle entrate, circolare 6 marzo 2013 n. 4/E)
Prova avvenuta cessione intracomunitaria - Franco fabbrica
Per la realizzazione di una cessione intracomunitaria, con la conseguente emissione di
fattura non imponibile Iva, devono sussistere i seguenti requisiti: 1) onerosità
dell’operazione; 2) acquisizione o trasferimento del diritto di proprietà o di altro diritto
reale sui beni; 3) status di operatore economico del cedente nazionale e del cessionario
comunitario; 4) effettiva movimentazione del bene dall’Italia ad un altro Stato membro,
indipendentemente dal fatto che il trasporto o la spedizione avvengano a cura del
cedente, del cessionario o di terzi per loro conto.
IL NUOVO DIRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
92
SEGNALAZIONI
DIRITTO TRIBUTARIO
Tali requisiti devono ricorrere congiuntamente; in mancanza anche di uno solo, la
cessione sarà da considerare imponibile IVA secondo le disposizioni contenute nel
D.P.R. n. 633 del 1972.
(Agenzia delle entrate, risoluzione 25 marzo 2013, n. 19/E)
G IURISPRUDENZA
IRAP: presupposto soggetti passivi
Presupposto dell’IRAP è la capacità contributiva derivante dalla potenzialità economica
espressa dall’apparato produttivo esistente; Deve ritenersi non sussistente nell’ipotesi di
contribuente professionista che esercita la libera professione senza un’autonoma attività
organizzata, senza collaboratori stabili né beni strumentali.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 6923 del 20 marzo 2013)
Accertamento IVA
Per le imprese minori in regime di contabilità semplificata, l’accertamento mediante i
parametri non richiede l’articolazione di una motivazione analoga per accertamenti nei
confronti di imprese in regime di contabilità ordinaria considerata inattendibile
dall’Amministrazione finanziaria. La diversa ratio della diversa disciplina risiede – per
vero – nel fatto che il contribuente che opta per il regime semplificato è edotto di
esporsi ad un accertamento, a sua volta, semplificato sulla base di parametri contabili,
non potendo offrire all’Amministarzione lo scudo di una contabilità ordinaria
( Corte di Cassazione, sentenza n. 6926 del 20 marzo 2013)
Residenza fiscale: soggetti passivi d’imposta
La soggettività passiva alle imposte sui redditi del cittadino italiano in relazione alla
residenza fiscale nello Stato deve essere verificata in ragione di tre presupposti,
considerati in via alternativa: l’iscrizione nelle anagrafi delle popolazioni residenti, la
residenza o il domicilio nello Stato, ai sensi dell’art. 43 del Codice Civile.
Conseguentemente, l’iscrizione del cittadino nell’anagrafe dei residenti all’estero
(AIRE) non è l’elemento determinante per escludere la residenza fiscale in Italia,
allorchè il soggetto abbia nel territorio dello Stato il proprio domicilio, inteso come sede
principale degli affari ed interessi economici, nonché delle proprie relazioni personali,
in base a vari elementi presuntivi – fra i quali, l’acquisto dei beni immobili, la gestione
di affari in contesti societari, la disponibilità di almeno un’abitazione nella quale
trascorra diversi periodi dell’anno, l’intestazione presso una banca avente sede in Italia
di conti correnti continuamente implementati.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 6598 del 15 marzo 2013)
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
93
SEGNALAZIONI
DIRITTO TRIBUTARIO
Accertamento: necessità di contraddittorio con il contribuente
L’accertamento standardizzato non integra una presunzione semplice qualificata idonea
a legittimare l’accertamento, ma costituisce sostanzialmente una piattaforma presuntiva
sulla quale l’ufficio deve “costruire” i requisiti di gravità, precisione e concordanza,
attraverso l’allegazione di elementi convergenti. Indispensabile quindi è il
contraddittorio con il contribuente.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 6234 del 13 marzo 2013)
Notificazione: sede legale e sede effettiva.
In tema di notifiche alle persone giuridiche, in caso di divergenza tra la sede legale e
quella effettiva, la prevalenza del principio di effettività deve, comunque, essere
coordinato con la tutela dell’affidamento dei terzi, con la conseguenza che in caso di
divergenza tra la sede legale e quella effettiva, la prima non può essere ritenuta prima di
rilevanza essendo consentita una mera equiparazione. Conseguentemente, deve ritenersi
correttamente eseguita la notificazione presso la sede legale la cui modificazione non
sia iscritta presso il registro delle imprese nonché presso la residenza del legale
rappresentante, avvenuta ai sensi dell’art. 145 del Codice di Procedura Civile.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 5499 del 6 marzo 2013)
Amministrazione Finanziaria e accertamento induttivo
L’agenzia delle entrate, pur in presenza di una contabilità formalmente e
sostanzialmente regolare, può procedere ex art. 39, comma 1, lettera d) D.P.R. n.
600/1973 all’accertamento di un maggior reddito avvalendosi di prove presuntive,
purché gravi, precise e concordanti. Nel caso di specie l’omessa indicazione nelle
fatture dei dati prescritti dall’art. 21 del D.P.R. n. 63/1972 (le fatture non recavano
l’indicazione della natura, del periodo e dell’importo delle prestazioni professionali),
integra quelle gravi irregolarità che, ai sensi dell’art. 39 del D.P.R. n.600/1973,
legittimano l’Amministrazione finanziaria a ricorrere all’accertamento induttivo del
reddito imponibile.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 6527 del 14 marzo 2013)
OSSERVATORIO COMUNITARIO
Imposta sulla cifra d’affari
L'articolo 13, parte B, lettera d), punto 6, della Direttiva n. 77/388/CEE del Consiglio,
del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati
membri relative alle imposte sulla cifra di affari- Sistema comune di imposta sul valore
aggiunto: base imponibile uniforme, e l'articolo 135, paragrafo 1, lettera g), della
Direttiva n. 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
94
SEGNALAZIONI
DIRITTO TRIBUTARIO
comune d'imposta sul valore aggiunto, devono essere interpretati nel senso che un
fondo d'investimento nel quale confluiscono gli attivi di un regime di pensioni di
vecchiaia non rientra nella nozione di "fondi comuni d'investimento", ai sensi di
dette disposizioni, la cui gestione può essere esentata dall'imposta sul valore
aggiunto alla luce dell'obiettivo di tali direttive e del principio di neutralità fiscale,
qualora gli affiliati non sopportino il rischio della gestione di detto fondo ed i contributi
versati dal datore di lavoro al regime di pensioni di vecchiaia costituiscano per lui un
mezzo per ottemperare ai propri obblighi giuridici nei confronti dei suoi
dipendenti.
(Corte di Giustizia Unione Europea, sentenza n.424 del 7 marzo 2013)
Gestione di Fondi Comuni d’Investimento
L'articolo 13, parte B, lettera d), punto 6, della Direttiva n. 77/388/CEE del Consiglio,
deve essere interpretato nel senso che le prestazioni di consulenza in materia di
investimento in valori mobiliari fornite da un terzo a una società di investimento di
capitali, gestore di un fondo comune d'investimento, rientrano nella nozione di
"gestione di fondi comuni d'investimento" ai fini dell'esenzione prevista dalla citata
disposizione, anche se il terzo non abbia agito in esecuzione di un mandato, ai sensi
dell'articolo 5 octies della Direttiva n. 85/611/CEE del Consiglio, del 20 dicembre
1985, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed
amministrative in materia di taluni organismi d'investimento collettivo in valori
mobiliari (o.i.c.v.m.), come modificata dalla Direttiva n. 2001/107/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 21 gennaio 2002.
(Corte di Giustizia Unione Europea, sentenza n.275 del 7 marzo 2013)
Codice Doganale Comunitario e dazi all’importazione
L'articolo 561, paragrafo 2, del Regolamento n. 2454/93 della Commissione, del 2
luglio 1993, che fissa talune disposizioni d'applicazione del Regolamento n.
2913/92 del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario, come
modificato dal Regolamento n. 993/2001 della Commissione, del 4 maggio 2001, deve
essere interpretato nel senso che l'esonero totale dai dazi all'importazione previsto da
tale disposizione per un mezzo di trasporto utilizzato a fini privati da parte di una
persona stabilita nel territorio doganale dell'Unione europea può essere concesso
soltanto se tale uso privato è stato previsto in un contratto di impiego che lega tale
persona al proprietario del veicolo stabilito fuori di detto territorio.
(Corte di Giustizia Unione Europea, sentenza n.182 del 7 marzo 2013)
IL N UOVO D IRITTO DELLE SOCIETÀ – N. 7/2013
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