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Genten
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onese
■ Stefania Viti Kawachi
Tokyo riscopre i marchi
autoctoni. I consumatori
li affiancano ai “prediletti”
europei, perché adatti a
soddisfare le loro esigenze.
Il tariff quota continua
a penalizzare le scarpe
d’importazione
onostante Eurolandia stia vivendo uno dei momenti più
difficili della sua storia,
l’amore dei giapponesi verso i nostri
prodotti di moda e i grandi marchi italiani e francesi non accenna a diminuire. C'è chi, complice il post
terremoto – da segnalare comunque
la rapidità del recupero di fiducia nel
Sol Levante, anche considerando che
le previsioni subito dopo lo tsunami
procrastinavano il ritorno alla crescita
non prima di fine anno, invece già a luglio la produzione industriale ha fatto
segnare il quarto segno più consecutivo – sta sacrificando l'acquisto della
tanto agognata borsetta in pelle per la
più economica handbag in tessuto.
Ad ogni modo i big del lusso, grazie
anche al rafforzamento dello yen sull'euro che ha reso i nostri prodotti più
N
competitivi per il consumatore nipponico, hanno gioco facile. Prada, Miu
Miu, Valentino, Yves Saint Laurent,
Tory Burch, Marc by Marc Jacobs e
Ugg compongono la classifica dei
marchi più hot del momento per
scarpe e borse in pelle, stilata sulle
preferenze dei nostri intervistati.
«Celine e Christian Louboitin sono assolutamente il top. Proenza Schouler’s
PS1 è la it bag più forte del momento
e Reed Krakoff sta crescendo molto»
spiega Akiha Oda, marketing & communications assistant dell’esclusivo
select shop Restir Midtown di Tokyo
(http://www.restir.com).
A far da contraltare ai manufatti d'importazione c’è la vasta offerta di brand
autoctoni. I giapponesi infatti amano il
made in Japan: la tendenza, in atto già
prima dello tsunami, sta trovando ulteriori conferme nell'ultimo periodo.
Piacciono perché riescono a unire tecnica, funzionalità e affidabilità; tra i
punti deboli troviamo invece la mancanza di colori e di scelta nei tipi di
pellame. Molti marchi cercano di contenere i prezzi usando un numero limitato di materiali che però bilanciano
con una grande attenzione nei riguardi
dei dettagli. L’idea è che i brand locali
riescano ad affermarsi meglio quando
si presentano sul mercato con prodotti
dallo stile minimal, zen oriented. Yuko
Shibuya, senior buyer per il reparto
donna del famoso department stores
Takashimaya, consiglia “Genten”
(http://from-genten.kuipo.co.jp/), parola che in giapponese significa proprio “origine” o “basico”. «Per quanto
riguarda le borse – spiega – non credo
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Kumiko
Shimizu
che i marchi asiatici stiano crescendo
particolarmente. Certo, alcuni di loro
hanno le potenzialità per incrementare
le vendite, ma i clienti continuano a
preferire i prodotti europei o americani.
Un discorso diverso va fatto per le
scarpe, perché quelle d'importazione
sono molto care (in Giappone è tuttora
in vigore un tariff quota che penalizza
l'export di calzature europee, ndr). Un
numero crescente di giovani stilisti
giapponesi è sempre più apprezzato
dalla clientela, anche se la fetta di mercato resta piccola».
Il fattore prezzo continua a rappresentare la discriminante per la scelta dei
consumatori nipponici che però, almeno in questo momento, sono incentivati all'acquisto dall'euro debole.
La voglia di comprare ci sarebbe...
D’altra parte, si sa, l’accessorio è
quello che fa la differenza e, per un
popolo che apprezza il dettaglio come
quello giapponese, borse, scarpe,
portafogli, cinture e bracciali sono gli
elementi distintivi attraverso i quali
ogni ragazza esprime la propria per-
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Hiroyuki Kai
sonalità. All’inizio di stagione le riviste
pubblicano speciali su scarpe e borse
dal grande seguito, spiega Kumiko
Shimizu, stylist per conto di famose
testate femminili: «Appena si finisce di
indossare i sandali, tutte già desiderano gli stivali che acquistano anche
se fuori ci sono 40 gradi all'ombra».
Le donne li prediligono basici a inizio
stagione e più modaioli a metà, ma
senza dubbio lo stivale è il must che
ogni ragazza giapponese deve possedere. «Per questo autunno – prosegue – la tendenza è verso la suola
piatta, borse comode, design confortevole. Le donne da noi hanno un fisico delicato e i tacchi eccessivi o le
it-bag sono, in verità, troppo pesanti
per loro. Penso, infatti, che andranno
sempre di più i prodotti belli, eleganti
ma anche pratici». Un buon esempio
di marchio che, secondo Shimizu, riesce a interpretare bene il desiderio
della giapponese e a fonderlo con le
nuove tendenze è Salon (http://www.
salon-btq.com/salon).
A riscontrare il favore della clientela e
Mihara Yasuhiro
degli addetti ai lavori ci sono poi i prodotti dei select shops locali come
Beams, United Arrows, Estnation,
Strasburgo e Tomorrowland, per citarne alcuni. L’idea è che questi manufatti, pensati da giapponesi per
giapponesi, riescano a soddisfare le
esigenze dei consumatori. «Ciò dipende da una questione sia di design
sia di taglie disponibili» sostiene Hiroyuki Kai, stylist per riviste maschili
giapponesi che tra i marchi da seguire
propone “Moto” (http://www.motostyle.jp/): «Un brand di Aoyama, il
quartiere chic di Tokyo, prodotto da
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due fratelli il cui punto forte è riuscire a
mescolare la pelle con altri materiali
come l’argento» spiega. L’elenco continua con Yoshida (http://www.yoshidakaban.com/top.html), produttore di
borse molto popolare in Giappone già
da alcuni anni, apprezzato per design
e rifiniture; Goro’s (http://www.5pr.net
/goro/), famoso soprattutto per il suo
stile etnico, per borse, cinture e portafogli; Akm (http://akm163.jp), presente
nel grande centro commerciale di
Omotesando Hills e che sembra lancerà presto una nuova linea utilizzando le stesse pelli di Hermés; Visvim
Yoshida
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(http://visvim.tv/) azienda di scarpe
sportive che oltre a riscuotere successo in patria ha organizzato una
buona rete commerciale all’estero.
Completano la lista Mihara Yasuhiro
(http://www.miharayasuhiro.jp/) e Factotum (http://www.factotum.jp/) due
nomi già conosciuti e apprezzati dal
pubblico internazionale.
Che i marchi locali vadano molto bene
lo conferma Jun Yoshida, responsabile
borse e scarpe da donna del Matsuya,
uno dei department stores più famosi
della capitale. «Per quanto riguarda la
pelletteria c’è molta fiducia da parte
dei consumatori: sono curati nei dettagli, e questo per i giapponesi è molto
importante». Hirofu (http:// www.hirofu.co.jp/) e Pelle Borsa (http://www.
pelle-borsa.com /index.swf) sono tra i
più popolari, grazie ai loro manufatti
comodi e facili da usare, a un buon
assortimento e a un ottimo servizio
post-vendita. E le scarpe? Secondo
Yoshida, il mercato nipponico chiede
Matsuya (Ginza, Tokyo)
Mihara Yasuhiro
(Tokyo Fashion Week)
98.99.
Tokyo Fashion Week
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un prodotto simile a quello presentato
dal marchio italiano “L’Autre Chose”,
del calzaturificio Boccaccini di Porto
Sant'Elpidio, che riesce a mantenere il
giusto equilibrio tra classicità e novità,
riuscendo così a proporre calzature
che possono essere indossate sia per
uscire che per andare al lavoro.
L'alternativa alle griffe europee da un
lato e alla riscoperta del made in Japan
dall'altro è identificata dai tokyoiti modaioli nella moda americana. Sono
proprio i nomi della grande Mela – Alexander Wang, 3.1 Phillip Lim, Marc Ja-
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cobs e così via – quelli con le maggiori
potenzialità per continuare a crescere
nel mercato. Sembrano invece fermi al
palo, quando si parla di stili e tendenze, i brand asiatici e in particolare
quelli cinesi. Nonostante la Cina sia la
grande fabbrica mondiale, sulla quale
tutti (compresi i giapponesi) fanno affidamento, molti department stores preferiscono non inserirne i prodotti nelle
loro selezioni e ci vorrà ancora del
tempo prima che acquistino un potere
d’immagine tale da poter competere
con i grandi della moda internazionale.
«Il manufatto con design asiatico sta
sicuramente crescendo – conclude
Misha Janette, stylist, blogger, giornalista ed esperta di moda, una delle personalità più influenti ed interessanti del
panorama fashion di Tokyo – Mi sembra però che sia stato finora relegato a
una estetica “etnica”, tipo lo "stile del
sud-est asiatico" o lo "stile cinese". Per
quanto riguarda i prodotti in pelle, ci
sono molti artigiani di talento che
sanno fare il loro mestiere. È solo che
hanno bisogno di lavorare sul prestigio
o sulla immagine di lusso». ■
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A Japanese price
Tokyo is rediscovering its ‘home-grown’ brands. Consumers are matching
them with their European “favourites” because they meet their practical needs.
The tariff quota continues to penalise imported shoes
espite the fact that Euroland is going
through one of the most difficult periods in
its history, the love that the Japanese have
for our fashion products and top Italian and French
brands is showing no signs of waning. However,
aided and abetted by the post-earthquake period –
after noticing a rapid upturn in the level of trust in the
Land of the Rising Sun, also considering the fact that
predictions right after the tsunami procrastinated
that there would not be a return to growth levels before the end of the year, whereas, in July, industrial
production gained its fourth consecutive sign – there
are those who are sacrificing the purchase of the
much coveted leather handbag for a much cheaper
fabric version. In any case, the top brands in luxury
circles, thanks also to the strengthening of the Yen
over the Euro that has made our products more
competitive for Japanese consumers, have got it
easy. Prada, Miu Miu, Valentino, Yves Saint Laurent,
Tory Burch, Marc by Marc Jacobs and Ugg represent the hottest brands of the moment when it
comes to leather bags and shoes, based on the preferences of the people we interviewed.
«Celine and Christian Louboitin are undoubtedly top
of the list. Proenza Schouler’s PS1 is currently the
most popular it bag and Reed Krakoff is doing really
well» explained Akiha Oda, the Marketing & Communications Assistant for the exclusive Restir Midtown select shop in Tokyo (http:// www.restir.com).
In contrast to imported goods is the vast range of
home-grown brands. In fact, the Japanese are rediscovering the charm of “Made in Japan”: the
trend, which began before the tsunami struck, has
been confirmed more and more just recently. They
like them because the are able to combine technique, functionality and reliability; among the weak
points, however, we find a shortage of colours and
choice when it comes to the type of leather. Many
brands are trying to keep their prices down by
using a limited number of materials which is balanced out, though, with great care taken over the details. The idea is that local brands are able to make
a name for themselves more easily when they introduce products onto the market that have a minimal style, Zen-oriented. Yuko Shibuya, the
senior buyer for the women’s department for the
famous Takashimaya chain of department stores,
recommends
“Genten”
(http://
fromgenten.kuipo.co.jp/), a word which, in Japanese
means “origin” or “basic”. «As far as bags are
concerned – she explained – I wouldn’t say that
Asian brands are expanding particularly. Obviously, some of them have the potential to increase
their sales, but the customers still prefer European or American products. It’s a different matter
when it comes to shoes, because those that are
imported are really expensive (a tariff quota is still
D
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in force in Japan which penalises exports of European footwear). A growing number of young Japanese designers are becoming more popular with
the clientele, even though the market share is still
only small».
The price is still proving to be a discriminating factor when Japanese consumers have to choose
but, at least for now, they are still keen on buying
thanks to the weak Euro. It would seem that people still want to buy... On the one hand, as everyone knows, it is accessories that make all the
difference and, for a nation that appreciates detail
like the Japanese do, bags, shoes, purses, belts
and bracelets are the distinctive elements that
every young girl uses to express her own personality. At the start of every season fashion magazines publish special issues dedicated to popular
bags and shoes, explained Kumiko Shimizu, a stylist who works for a number of leading women’s
magazines: «As soon as they’ve finished with wearing sandals, they all want boots, straightaway,
which they buy even when its 40 degrees in the
shade». Women prefer the basic styles at the start
of the season which get trendier towards the middle, but without a doubt the boot is a ‘must-have’
for every Japanese girl. «For this Winter – she went
on – the tendency is towards flat soles, roomy
bags and a comfortable design. Women here have
a delicate physique and so, to tell the truth, excessive heels or it bags are too heavy for them. In
fact, I think that products that not only look nice
and are elegant, but also practical will become
more popular». A good example of a brand which,
according to Ms. Shimizu, manages to interpret
the desires of the Japanese well and match them
with the latest trends is Salon (http://www.salonbtq.com/salon).
So, gaining the favour of both the clientele and ‘insiders’ are the products that are found in local select
shops such as Beams, United Arrows, Estnation,
Strasburgo and Tomorrowland, to mention just a
few. The idea is that these products, designed by
Japanese for the Japanese, manage to meet customer-requirements. «This depends on a question of
both style and the sizes that are available» sustained
Hiroyuki Kai, a stylist for Japanese men’s magazines
who, among the brands, suggested reading “Moto”
(http://www.motostyle.jp/): «This is a brand based in
Aoyama, the chic district of Tokyo, set up by two
brothers whose strong point is being able to mix leather with other materials like silver» he explained. The
list continues with Yoshida (http://www.yoshidakaban. com/top.html), a company that makes bags
that have become very popular in Japan over the
last few years and which are well-rated for their design and finish; Goro’s (http://www. 5pr.net/goro/),
famous, above all, for its ethnic style, for bags, belts
and wallets; Akm (http://akm163.jp), based in the vast
shopping centre in Omotesando Hills, which seems to
be planning on launching a new range using the same
leather as Hermés; Visvim (http://visv- im.tv/) a company that makes sports shoes which, besides being
a big success at home, has also set up a good sales
network abroad. Rounding off the list is Mihara Yasuhiro http://www. miharayasuhiro.jp/) and Factotum
(http://www.factotum.jp/) two names that are already
well-known and appreciated internationally.
Confirmation that local brands are doing well comes
from Jun Yoshida, the person responsible for
women’s bags and shoes at Matsuya, one of the capital’s most famous department stores. «As far as
leather goods are concerned consumers put a lot of
trust in them: they are accurate in the details, and
this is really important for the Japanese». Hirofu
(http://www.hirofu. co.jp/) and Pelle Borsa
(http://www. pelle-borsa.com /index.swf) are among
the most popular, thanks to their products that are
comfy and easy to use, a good selection and an excellent after-sales service. And shoes? According to
Yoshida, the Japanese market is looking for a product that is similar to those presented by the Italian
brand “L’Autre Chose”, from the Boccaccini shoe
factory in Porto Sant'Elpidio, which manages to
maintain the right balance between classicism and
innovation, so being able to offer shoes that can be
worn for both going out and going to work.
Tokyo’s ‘followers of fashion’ can also find an alternative to European labels and the rediscovery
of ‘Made in Japan’ in American fashion. It is precisely the brands in the Big Apple – Alexander Wang,
3.1 Phillip Lim, Marc Jacobs and so on – that are
the ones which have the most potential if the market continues to grow. It would seem, however,
that the ones that are at a standstill, when it comes
to styles and trends, are the Asian brands and
those in China in particular. Despite the fact that
China is the world’s biggest factory, which all the
rest (Japan included) depend on, many department stores prefer not to include their products in
their product ranges and it will still take some time
before they gain power in terms of image that will
enable them to compete with the ‘biggies’ in international fashion circles. «Products with an Asian
design are undoubtedly growing – concluded
Misha Janette, a stylist, blogger, journalist and fashion expert, one of the moist influential and interesting personalities of the fashion panorama in
Tokyo – It would seem, though, that, until now,
they have been relegated to an “ethic” look, a sort
of "South-East Asian style" or "Chinese style". As
far as products made out of leather are concerned,
there are lots of talented craftsmen who know their
stuff. It’s just that they need to work on the prestige
or luxury image». ■
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