La Sicilia resta fuori dall`Europa

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La Sicilia resta fuori dall`Europa
ISSN 1974-2932 - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in abb. Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, Dr/CBPA - Catania
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w w w. i v e s p r i . i t
gior ni di Cronaca, Politica, Spor t e Cultura
N. 30 anno VI - 30 Luglio 2011 - € 1,50 - In abbinamento con la Gazzetta del Sud - € 1,00
Operazione Iblis
Le carte in mano al Csm
Bellini Festival
Tre i progetti. Si sfiora il ridicolo
Messina
Un nuovo commissario per l’ Atm
Favara
Le mani della mafia sull’aeroporto (che non c’è)
La Sicilia resta fuori dall’Europa
L’asse ferroviario Berlino-Palermo rischia di saltare: niente Ponte
Ennesimo scippo tra la solita indifferenza della nostra classe politica
Cronaca
2
Cronaca
3
Sommario
Sommario
w w w. i v e s p r i . i t
gior ni di Cronaca, Politica, Spor t e Cultura
Vignetta
Editoriale
3
7
Rubriche
8
Opinione
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Primo piano
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Catania
16
Catania
18
Catania
20
Catania
22
Catania
23
Catania
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Messina
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Messina
29
Palermo
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Palermo
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Trapani
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Agrigento
36
Messina
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Sacrifici necessari. Bere o affogare, di Nunzia Scalzo
Ve lo diamo noi il voto, a cura di Thor
L’Italia tra crisi politica e finanziaria, di Maurizio Ballistreri
Corridoio 1, forse non si fa più. E’ allarme, di Giovanni Iozzia
Dedicati a Bellini, non uno, ma ben tre Festival, di Fabio Tracuzzi
Inchiesta Iblis, il Csm chiede gli atti. La situazione è sempre più
calda e sfuggente, di Nunzia Scalzo
Centri commerciali naturali: arrivano 25 milioni di euro, di Antonio Borzì
Cannizzo, un assessore che nessuno vuole, di M.T.
Sommario
Adesso Fontanarossa ha un respiro europeo, di Melania Tanteri
Tassisti sul piede di guerra: “Pronti ad abbandonare l’aeroporto”,
di Simone Rausi
Atm, ultima fermata piazza Pugliatti?, di Giovanni Frazzica
Scuole siciliane, addio 1584 posti, di M.C.
Mission possible: riscontrare Ciancimino Massimo,
di Virginia Di Leo
Palermo: burocrazia elefantiaca, di Fabio Sortino
Quel cranio “trapanato”, ma 2000 anni prima di Cristo, di Enzo Tartamella
La mafia di Favara gestiva anche gli appalti non ancora fatti, di Franco Castaldo
Sapore di Sal...ina, di Massimiliano Cavaleri
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Sommario
40
Siracusa
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Il progetto internazionale di A.RE.S. Film & Media Festival, di Rosa Tomarchio
Avola: rabbia e disperazione tra i coltivatori, di Ro.To.
Enna
Palazzo Varisano riconsegnato alla città,
di Maria Cristina Graziano
Regalbuto
Sostegno agli imprenditori e alle famiglie in difficoltà, M.C.G
Il fatto
Sanità siciliana: situazione precaria, di Popularis
Fatti e fattacci
L’ “arvulu rossu. Ovvero, forse: un duello durato dieci secondi,
di Gaetano Marino
Acireale
Le Terme di Acireale a... Ferro e fuoco, di Marco Militello
Eventi
Successo per la terza edizione di “Teatri Riflessi”
Mostre
Gioco e storia in un Museo, di Ada Fichera
L’intervista
“Il Capitano Morello - Una vita per l’Italia, di Alberto Bucchieri
Libri
“Il comune sentire”, di Angelo Mattone
Cinema
“Harry Potter” e i doni della morte, di Rosario Lizzio
Televisione
Esercizi di stile. E forse non solo, di Canaletto
Offerte di lavoro
Attualità
Attenti alle “tigri”... anche se sono zanzare, di Fabrizio Grasso
Beach volley
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Iscrizione al Tribunale di Catania
n. 7/2006 del 3 marzo 2006
Iscrizione al R.O.C. N° 14257
DIRETTORE RESPONSABILE
NUNZIA SCALZO
e-mail: [email protected]
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Carmelo Rapisarda
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COORDINATORE redazione di trapani
Ignazio Crimi
REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE
Via Vecchia Ognina 142/B - 95127 Catania
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UFFICIO DI CORRISPONDENZA DI PALERMO
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UFFICIO DI CORRISPONDENZA DI TRAPANI
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UFFICIO DI CORRISPONDENZA DI MESSINA
Via Giordano Bruno, 106 isolato 146
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VIGNETTE
Riccardo Guardone
FOTO
Leo
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GRAFICA E IMPAGINAZIONE
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CONTATTI
Redazione: [email protected]
Foto: [email protected]
Lettere al direttore, quesiti: [email protected]
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Pallanuoto, la “catanesità” vincente
della Strano Light Nuoto Catania, di Umberto Pioletti
Manoscritti, foto, disegni ed altro materiale inviato non verranno restituiti,
anche se non pubblicati.
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la Gazzetta del Sud € 1,00 - Arretrati il doppio
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Questo numero è stato chiuso in redazione il 19/07/2011 alle ore 17
HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO
Maurizio Ballistreri, Antonio Borzì, Alberto Bucchieri, Canaletto, Franco Castaldo,
Stella Castelli, Massimiliano Cavaleri, Ada Fichera, Giovanni Frazzica, Pietro Frazzica,
Fabrizio Grasso, Maria Cristina Graziano, Giovanni Iozzia, Rosario Lizzio, Gaetano
Marino, Angelo Mattone, Marco Militello, Umberto Pioletti, Popularis, Simone Rausi,
Fabio Sortino, Melania Tanteri, Enzo Tartamella, Thor, Rosa Tomarchio
Per la foto del direttore a pagina 7, si ringrazia
Foto Mary, Via Duca degli Abruzzi, 18 Catania
Focus
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Rubrica
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(Ventitrè siti di cultura e bellezza). I teatri millenari per coltivare futuro,
di Enzo Trantino
I Vespri
sito internet: www.ivespri.it
EDITING
I VESPRI, SOCIETA’ COOPERATIVA
Grande successo della tappa catanese del campionato femminile, di U.P.
Sport
Sommario
Siracusa
Avviso agli abbonati: qualora il giornale non dovesse
arrivarvi potete inviare una segnalazione all’indirizzo
e-mail [email protected]
5
Cronaca
Editoriale
S
di Nunzia Scalzo
Sacrifici necessari
Bere o affogare
e oggi qualcuno si azzarda a criticare i signori della
Casta che hanno rotto ogni argine sia nel concedersi
privilegi da nababbi sia nell’imporre sacrifici assurdi
ai cittadini che li mantengono, è considerato una
specie di Anticristo,
un mostro, un nemico della democrazia della quale i politici e
i partiti sono considerati gli insostituibili
pezzi da Novanta. In passato, di fronte
agli sprechi e ai vantaggi dei politici ci si
indignava e basta, adesso l’indignazione si
è trasformata in rabbia e se il Parlamento
e il Governo non corrono ai ripari e non
si adoperano per qualche misura correttiva, non si arriverà alla rivoluzione solo
perchè gli italiani sono gente pigra, ma
al linciaggio ci si approssima ogni giorno
di più se è vero che un fantomatico precario, su Facebook, sta spopolando per i
suoi messaggi contro la Casta. E non è
certo un fatto da prendere sottogamba.
L’aria che si respira e il clima che si va
creando assomiglia sempre più a quello
d’inizio anni Novanta, quando la Prima
Repubblica subiva le prime picconate da
Mani pulite. A pagare fu soltanto Bettino
Craxi. A beneficiarne tutti gli altri. Solo
che a differenza di allora oggi c’è una
mobilitazione che parte anche o forse
soprattutto dalla Rete e gli effetti, come è
già successo, potrebbero essere superiori
a qualsiasi previsione o immaginazione.
Come non bastasse, la gente è a dir poco
inferocita per la manovra finanziaria del
governo che ruba a chi non ha e fa prosperare chi ha, e si colgono le prime avvisaglie di uno stato d’animo molto esasperato. Poi sono davvero ridicoli i politici
e i giornalisti che continuano a ripetere che la colpa di tutto questo
malcostume non va ascritta all’attuale esecutivo. Infatti non è così. Ma
cosa ha fatto l’attuale esecutivo per cambiare le cose? Una benemerita
mazza. La replica indignata di un politico è stata: “ma è sempre stato
così! Non capisco perché tutto questo clamore”. Ah beh, allora. Se non
capisce il perché del clamore è inutile anche parlarne. Stando così le cose
non ci sono molte alternative. Anzi ce n’è una sola: o bere o affogare. Il
nostro Parlamento ha deciso che è meglio bere. E giustamente. Peccato
però che dall’amaro calice colmo di veleno dobbiamo bere soltanto noi cittadini.
Loro, i politici, si guardano bene dal posarci le labbra. E questa è una cosa difficile da digerire, forse la cicuta si digerisce,
ma la presa per i fondelli no. Stupirsi del
fatto che la gente sia furibonda significa
vivere in una dimensione altra che non ha
nulla a che fare con la realtà e con questo
Paese. Quella dei politici appunto. Completamente scollati dai problemi reali del
Paese come quelli che propongono di tagliare il numero dei parlamentari, dimenticando o forse non sapendo neppure che
è un’operazione difficile da praticarsi dovendosi modificare la Costituzione. C’è
poi chi si batte per ridurre l’indennità di
carica, di tagliare i privilegi, di dimezzare
le auto blu, tutte cose fattibili, utili, ma
forse non immediatamente praticabili e
probabilmente si troverebbero sempre i
soliti trucchi per mantenere lo Status quo
ante. Alla gente che grida vendetta bisogna dare segnali di buona volontà, per
cominciare si potrebbe smantellare tutta
la macchina burocratica sopra le nostre
spalle e sopprimere gli enti inutili. Abbiamo un governo europeo, un governo
nazionale, un governo regionale, un governo provinciale, un governo comunale,
circoscrizioni varie, comunità montane e
una selva di enti inutili da tutti considerati tali, ma mai ufficialmente soppressi. E’
naturale che tutti questi passaggi si ripercuotono sui cittadini che sono costretti a fare i conti con una burocrazia
da esaurimento nervoso e spese allucinanti a causa di uno Stato che non
investe, e invece spreca. La gente è stanca. Ma stanca davvero. L’allarme
è già suonato. Ignoralo è da suonati.
“
L’aria che si respira
e il clima che si va
creando assomiglia
sempre più a quello
d’inizio anni Novanta,
quando la Prima
Repubblica subiva
le prime picconate
da Mani pulite
7
Rubriche
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Voto
Giulio Tremonti – Thor ride di gusto nella sua residenza pensando al ministro dell’Economia
“Giulietto” Tremonti, che aveva dichiarato “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”. La
nuova manovra comporterà una spesa aggiuntiva per le stremate famiglie italiane di oltre 1000 euro
al mese e Thor esclama “alla faccia del bicarbonato di sodio, per dirla con Totò, il quale avrebbe
perentoriamente ammonito Tremonti: “ma mi faccia il piacere, se ne vada!”.
0
Voto
a cura di Thor
1
0 – improbabile
Nino Rizzo Nervo – Thor legge un blog su internet in cui un internauta, in risposta ad una
dichiarazione di tale Nino Rizzo Nervo, consigliere di amministrazione della Rai, che aveva affermato” La Rai è morta, lo dico da anni”, ha detto “mai vista una Signora defunta che continua a pagare
fior di milioni ai propri consiglieri di amministrazione”. E Thor “parole vere, ma perché sto’ Rizzo
Nervo non si dimette?”.
Franco Battiato – Afflitto, Thor dice alla moglie Sif “il mondo dello spettacolo e la cultura in Italia
si sono omologati alla politica, con saltimbanchi e cialtroni, guarda i cosiddetti ‘intellettuali’ impegnati, che
fanno gli anti-politici e guadagnano montagne di soldi”. Poi, Thor, leggendo un’intervista all’Espresso del cantautore siculo Franco Battiato si rasserena. Dice Battiato riferito alla politica “Non si può sparare nel mucchio.
In generale, la detesto. Alcuni politici spendono in trucchi e illusionismi e negano le pensioni sociali. Quando
vedo famiglie che risparmiano 5 euro mi sento male…Il Paese si divide in tre micronazioni. Una schifosa,
un’altra disillusa, che se ne frega di chiunque e l’ultima, che è eccezionale. È incredibile che nessuno abbia
fatto una rivoluzione per liberarsi di manigoldi e cricche…Quella è gente capace di buttare via trenta milioni
di euro per una piscina il cui tetto crolla ancor prima dell’inaugurazione o stanziarne seicento per un G8 mai
realizzato. La moglie di un noto gentiluomo di Sua Santità attingeva direttamente ai finanziamenti statali. Non
so se è chiaro. Se mi sono spiegato”. E il dio del tuono grida “finalmente un intellettuale italiano serio!”.
8 – serio e fuori dai denti
8
Voto
1 – contraddittorio
8
José Manuel Barroso – Thor dice ai suoi amici Hogun il Fosco, Fandrall lo Spadaccino e Volstagg
il Vanaglorioso “quel Barroso non mi è mai piaciuto, sempre prono ai ‘poteri forti’ e poi con quella
faccia, sembra uno degli alieni di Star Trek!”. E gli amici chiedono “ma perché, o dio del tuono, c’è l’hai
con lui?”. E Thor “leggete cosa gli ha scritto giustamente Il Presidente della Regione siciliana Raffaele
Lombardo, in una lunga lettera, per scongiurare il pericolo del definitivo isolamento dell’Italia meridionale dal resto d’Europa”. L’allarme è scattato dopo l’analisi del progetto di bilancio comunitario per
il 2020 presentato lo scorso 29 giugno a Bruxelles, che prevede - per l’Italia meridionale - una radicale
rivisitazione dell’assetto del sistema di comunicazione. La Commissione propone di cancellare il vecchio “Corridoio 1” Berlino-Palermo, per sostituirlo con un nuovo “Corridoio 5” Helsinki-La Valletta.
“Sempre contro la bella e magica Sicilia” dice Thor!
1 – brutto e malevolo (per la Sicilia!)
7
Voto
Ferdinando Latteri – All’improvviso un velo di tristezza cala sugli occhi di Thor, che dice a Odino
“ l’onorevole Ferdinando Latteri è morto a 66 anni dopo una lunga malattia. La sua città, Catania, ha
reso omaggio a un personaggio poliedrico, impegnato su tanti fronti, da quello politico a quello della
ricerca universitaria. Proprio la sua lunga carriera accademica, iniziata nel 1975 con una cattedra presso
la facoltà di Medicina etnea e culminata con il doppio mandato di rettore sino al 2006, è stata ricordata
con particolare affetto dai colleghi e dalle tante generazioni di chirurghi che il professore ha formato.
Un gran signore, che con la politica ci ha rimesso, un bon vivant, tutto diverso dai quei politici grigi, che
vivono con l’avarizia del potere, un uomo di rara educazione, capace di sorridere senza rancore anche
quando qualche politicante minacciava di ‘prenderlo a pedate’”. E Thor conclude chiedendo a Odino
“Padere di tutti gli dei del Nord, prendilo nel Walhalla”.
10 – alla memoria
10
Voto
Massimo D’Alema – Uno spot del vecchio e bellissimo carosello aveva come protagonista Calimero, a cui tutti davano addosso e che sconsolato diceva “c’è l’hanno tutti con me perché sono
piccolo e nero!” e, ai giorni nostri, dice Thor a Balder, “sembra la metafora di Massimo D’Alema. Da
Pippo Civati, consigliere regionale Pd della Lombardia e leader dei “rottamatori” con Matteo Renzi,
che ha detto “D’Alema è patrimonio dell’Unesco” a Carlo De Benedetti “con i suoi comportamenti
ammazza il Pd”, passando per Marco Travaglio che sul Fatto Quotidiano segnala “che ogni volta che
scoppia uno scandalo salta fuori il suo nome o quello di un suo amico”. E Balder replica: “quello è sulla
breccia dai tempi di Togliatti, 7 volte parlamentare, capogruppo del Pds, presidente del Consiglio e più
volte ministro e, oggi, presidente del Comitato per i servizi segreti, ma chi lo ammazza (politicamente)
quello?”.
7 – inossidabile (acciaio inox sovietico…)
Voto
Rubriche
1
9
OPINIONE
Opinione
WWW.IVESPRI.IT
Informazione quotidiana
Attualità, Politica, Cultura, Economia
Scienza & Salute, Hi tech, Sport, Dossier
Informazione quotidiana
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10
Opinione
L’Italia tra crisi
politica e finanziaria
In Europa non esistendo alcuna forma di unità politica, ma solo monetaria,
sono i singoli governi a dover dimostrare la loro credibilità
C'
di Maurizio Ballistreri
è ancora qualche osservatore politico che si at- “Mondo” di Pannunzio”, scopriva i trucchi della contabilità dello
tarda in vecchie e stereotipate analisi sulla crisi Stato fascista: il divario tra i bilanci di competenza, di cassa e il
del sistema economico nazionale e dei suoi ri- conto dei residui dal 1922 al 1929.
schi di default, cercandone le cause nel cosid- Il punto è che l’attuale crisi non è finanziaria ma politica, così
detto “keynesismo italiano” degli scorsi anni come è stato in Grecia e Portogallo, in Spagna e Belgio: gli Stati
‘70”, come se il grande economista inglese fosse stato l’antesi- Uniti sono ad un passo da un nuovo ’29, ma nessuno pensa che
gnano di quelle politiche pubbliche fondate su alto indebitamento l’Amministrazione-Obama non prenderà decisioni, nonostante il
pubblico, privilegi, malaconflitto con il Congresso.
burocrazia, alta tassazione
In Europa invece, non esiverso il basso, tutto per
stendo alcuna forma di unialimentare il clientelismo
tà politica, ma solo monepolitico. Dimenticando,
taria, sono i singoli governi
tra l’altro, che la crisi ecoa dover dimostrare la loro
nomica dei giorni nostri
credibilità, con il risultato
in Italia è stata alimentata
che la speculazione attacca
dalla “finanza virtuale”,
i titoli pubblici e quelli banfatta di cartolarizzaziocari dei Paesi che abbinano
ni, dell’attuale ministro
alti deficit e debiti sovrani
dell’Economia
Giulio
con i problemi politici e
Tremonti, durante la preistituzionali. Il caso dell’Itamiership di Berlusconi nel
lia è emblematico. Prima le
2001-2006. Già, le “cartosconfitte della maggioranza
larizzazioni creative”, atnelle elezioni amministratraverso le quali Tremonti,
tive e nei referendum, il
oggi severo custode del
crescente scontento sociarigore di Maastricht, cercò
le, gli scandali e la rottura
di monetizzare parte del
della coesione interna al
patrimonio immobiliare
governo.
pubblico: un espedienL’Italia dunque, ha bisogno,
te per sanare il debito,
per fronteggiare i problemi
un’operazione tecnica virfinanziari, di risolvere la
tuale perché è servita solo
sua crisi politica.
a prendere un po’ di fiato,
Forse l’ipotesi, che circola
a tamponare la falla, ma in
con insistenza nei palazzi
Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti
realtà ha rimandato semromani, di un accordo su
plicemente il problema, con entrate una tantum come i condoni di grande convergenza, con un governo politico qualificato da
e lo scudo fiscali , che hanno premiato gli evasori. I buchi del significative presenze tecniche, con la fissazione sin da adesso
bilancio pubblico italiano e l’aumento del nostro già stratosferico delle elezioni anticipate in primavera, appare lo strumento per
debito sovrano, ci rimandano alle dure critiche di Ernesto Rossi una risposta all’altezza della situazione. Un nuovo governo con
sulle colonne della “Riforma sociale”, dove il giovane economi- due obiettivi: fare, purtroppo, la manovra-bis e cambiare la legge
sta e futuro esponente del Partito d’Azione e collaboratore del elettorale. Il rischio è davvero il Titanic.
11
Opinione
12
Primo
piano
Corridoio 1, forse non si fa più. E’ allarme
A parte qualche intervento nessun segnale è giunto dai siciliani che sono attualmente ministri, sottosegretari
e parlamentari di Maggioranza.Un altro disimpegno, l’ennesimo, che porterà a nuovi “scippi” nei confronti dell’Isola?
di Giovanni Iozzia
I
l Corridoio 1 dei collegamenti
ferroviari europei, l’asse Berlino – Palermo, rischia di non
essere più realizzato secondo
il progetto originale. L’allarme
è scattato nel momento in cui è stata resa
pubblica la lista dei progetti da finanziare
acclusa alla comunicazione della Commissione europea sul budget 2014/2020. La
linea, giunta all’altezza di Napoli, invece di
continuare verso Messina, devierà in direzione Bari e poi, attraverso una “autostrada del mare” arriverà a La Valletta capitale
dell’isola di Malta. Dalla Commissione europea fanno sapere che nulla è ancora deciso e un quadro più chiaro non si delineerà
prima del mese di settembre quando l'esecutivo europeo presenterà una revisione dei
Una linea ferroviaria ad alta velocità
progetti prioritari, mettendo nero su bianco
la riallocazione dei finanziamenti.
Il Corridoio 1, nel progetto originale,
dovrebbe essere lungo 2.386 chilometri, i
lavori sono iniziati nel 1989 e dovrebbero
concludersi nel 2015; costo totale oltre 51
miliardi di euro. Si tratta di uno degli assi
prioritari inseriti nella lista dei Ten (Trans
european network) elaborata dall’Unione
Europea. Il corridoio unisce diversi importanti nodi europei lungo la direttrice Nord
Sud assumendo un ruolo fondamentale
per le comunicazioni con l’Europa centrale
e orientale intersecando il Corridoio 5 Lisbona - Kiev. Il Corridoio Berlino - Palermo
percorre verticalmente l’Italia, attraversando
il Nord Est a partire dal Valico del Brennero
e proseguendo, a circa metà percorso, lun-
go le regioni tirreniche, fino a raggiungere
la Sicilia. Le Regioni italiane interessate direttamente sono nove: Trentino Alto Adige,
Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio,
Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. La
sua realizzazione rappresenta, quindi, una
grande opportunità anche per il Mezzogiorno e può essere fattore di avvicinamento e
coesione fra le regioni meridionali dell’Italia
e quelle dell’Europa settentrionale e centroorientale, nello spirito della politica europea
di coesione economica e sociale.
Ma il punto essenziale è che alla base
della realizzazione del Corridoio 1 ci sono
due progetti di fondamentale importanza
per l’Italia: la galleria del Brennero e il Ponte sullo Stretto di Messina. Mentre il primo,
di cui peraltro i lavori sono già comincia-
13
Primo
piano
Il commissario europeo Siim Kallas
ti, non subirebbe nessuna ripercussione se
il progetto venisse modificato; il secondo
uscirebbe dall’elenco prioritario delle opere
infrastrutturali da realizzare. E oltre a perdere il Ponte, la Sicilia andrebbe incontro
al rischio reale di non possedere mai alcuna
linea ad alta velocità.
Infatti, oltre al prolungamento verso Palermo del progetto prioritario Berlino-Monaco-Verona, quello che è più importante è
che il progetto è anche finalizzato a realizzare una linea ad alta velocità Napoli-Battipaglia-Reggio Calabria in connessione con le
linee Messina-Palermo e Catania-Palermo,
includendo il progetto del ponte sullo Stretto di Messina.
Un vero e proprio disastro che la taglierebbe definitivamente fuori dai collegamenti
con il resto dell’Europea relegandola ancora
di più alla periferia.
Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, ha scritto una lunga lettera
al presidente della Commissione europea,
Josè Manuel Barroso, proprio «Per scongiurare il pericolo del definitivo isolamento
dell'Italia meridionale dal resto d'Europa».
Lombardo ha poi chiesto un incontro urgente sia al Presidente della Commissione
europea che a tutti i rappresentanti istituzionali che - in questa fase - hanno la possibilità di esprimere un parere utile a modificare
questa scelta: dal rappresentante italiano,
Antonio Tajani, al commissario dei trasporti Siim Kallas; dal commissario alle relazioni
esterne Catherine Ashton, al responsabile
14
Una ricostruzione del Ponte sullo stretto di Messina
delle politiche di vicinato, Stefan Fule, fino
al commissario per le politiche regionali Johannes Hahn.
Secondo Lombardo, non solo la proposta è contraria ai principi dell'ordinamento
europeo, ma contrasta in maniera stridente
con il regolamento comunitario 913, che
disciplina dal 2010 il traffico merci. L'anno scorso, infatti, tenendo già conto delle
adesioni nord europee, il Regolamento ha
tracciato per le merci un "Corridoio 4" che
corre da Stoccolma fino a Palermo.
Ma le ripercussioni più gravi, sottolinea
il Presidente della Regione Siciliana, riguardano il piano nazionale dei trasporti: senza
un collegamento di primo livello, nessuna
infrastruttura progettata a sud di Napoli
avrebbe più un "fondamento" economico:
dall'asse autostradale a quello dell'alta velocità, «passando per il ponte sullo Stretto,
per finire alla rete di porti ed aeroporti di
Calabria e Sicilia».
Tutte le opere realizzate, appaltate o solo
progettate, diverrebbero "antieconomiche"
per definizione: uno scenario antitetico rispetto la programmazione nazionale, che
prevede di dotare il mezzogiorno di un livello adeguato di infrastrutture. Una inversione
di tendenza che vanificherebbe investimenti già fatti per miliardi di euro: dalle opere
previste dalla legge obiettivo, all'appalto per
la progettazione e la realizzazione del Ponte
sullo stretto. Per scongiurare questo scenario, Lombardo ha deciso di sollecitare l'in-
Primo
piano
Asse o progetto prioritario
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30
Rete TEN-T
Asse ferroviario Berlino - Verona/Milano – Bologna – Napoli – Messina – Palermo[4]
Rete ferroviaria convenzionale trans-europea
Asse ferroviario ad alta velocità Paris – Brussels – Cologne – Amsterdam – London[5]
Rete ferroviaria ad alta velocità trans-europea
Asse ferroviario ad alta velocità dell’Europa sud-occidentale[6]
Rete ferroviaria ad alta velocità trans-europea
Asse ferroviario ad alta velocità dell’est[7]
Rete ferroviaria ad alta velocità trans-europea
“Betuweroute/Betuwe line”[8]
Asse ferroviario Lione – Trieste – Divača/Koper – Divača – Lubiana –
Budapest – confine ucraino[9]
Rete ferroviaria convenzionale trans-europea
Asse autostradale Igoumenitsa/Patras – Athens – Sofia – Budapest[10]
Rete stradale trans-europea
Asse multimodale Portugal/Spain – resto d’Europa[11]
Asse ferroviario Cork – Dublin – Belfast – Stranraer[12]
Rete ferroviaria convenzionale trans-europea
Aeroporto di Malpensa[13]
“Øresund fixed link”[14]
Asse ferroviario/stradale del triangolo nordico[15]
Asse stradale Regno Unito/Irlanda/Benelux[16]
Rete stradale trans-europea
“West Coast Main Line”[17]
Sistema di posizionamento Galileo[18]
Rete di posizionamento e navigazione satellitare trans-europea
Asse ferroviario merci Sines/Algeciras - Madrid - Paris[19]
Asse ferroviario Paris – Strasbourg – Stuttgart – Vienna – Bratislava[20]
Rete ferroviaria convenzionale trans-europea
Asse fluviale Rhine/Meuse – Main – Danube[21]
Rete fluviale trans-europea
Interoperabilità ferroviaria ad alta velocità nella penisola iberica[22]
Asse ferroviario del ponte Fehmarn Belt[23]
Autostrade del mare[24]
Rete marittima trans-europea
Asse ferroviario Athens – Sofia – Budapest – Vienna –
Prague – Nuremberg/Dresden[25]
Rete ferroviaria convenzionale trans-europea
Asse ferroviario Gdansk – Warsaw – Brno/Bratislava – Vienna[26]
Rete ferroviaria convenzionale trans-europea
Asse ferroviario Lione/Genova – Basilea – Duisburg –
Rotterdam/Anversa[27] (“il ponte dei due mari”)
Rete ferroviaria convenzionale trans-europea
Asse autostradale Gdansk – Brno/Bratislava – Vienna[28]
Rete stradale trans-europea
Asse ferroviario/stradale Ireland/United Kingdom/Europa continentale[29]
Asse “Rail Baltica” Warsaw – Kaunas – Riga – Tallinn – Helsinki[30]
“Eurocaprail” sull’asse ferroviario Brussels – Luxembourg – Strasbourg[31]
Asse ferroviario del corridoio intermodale Ionio/Adriatico[32]
Via navigabile Seine – Scheldt[33]
tervento del governo nazionale, attraverso il
Presidente del Consiglio dei ministri. Ma ha
anche preannunciato che la Sicilia chiederà
di partecipare a tutte le fasi di formazione
del parere che il governo italiano dovrà
esprimere sulla proposta della Commissione. Pesanti accuse partono anche dal segretario regionale della Cisl, Maurizio Bernava:
«E' evidente – dichiara - come le scelte di
Ferrovie dello Stato siano avallate dal Governo e condivise dall'Unione Europea che
ha deciso di investire sul corridoio 1 sino a
Napoli e poi dirottarlo a Bari per coprire i
paesi dell'area balcanica. La Sicilia e la Calabria non possono sopportare di perdere il
loro diritto alla mobilità». «La risposta deve
essere forte - ha aggiunto il leader sindacale
- e come Cisl, sia in Sicilia che in Calabria,
chiameremo all'appello tutte le amministrazioni locali per impegnare Anas e Governo
a completare le infrastrutture e il sistema
mobilita' per evitare l'emarginazione della
Sicilia e della Calabria. Mi preoccupa che
non vi sia una parola da parte della politica.
Forse non si comprende come i trasporti
siano strategici per lo sviluppo di un'area».
Poi, a parte l’intervento del capogruppo
all’Ars dell Udc, Giulia Adamo che ha tuonato «Siamo pronti a scendere in piazza e
protestare» e quello del segretario nazionale di Noi Sud, Arturo Iannacone «Il Ponte
sullo Stretto è un'opera fondamentale per
lo sviluppo del Mezzogiorno, chiediamo al
Governo di adoperarsi in sede europea af-
finché venga scongiurata l'ipotesi prospettata di una sua eliminazione dalle grandi
opere da realizzarsi nei prossimi anni», il
resto della politica non ha detto nulla. Nessun segnale è giunto dai siciliani che sono
attualmente ministri, dai sottosegretari e
dai parlamentari di maggioranza. Un altro
disimpegno, l’ennesimo, che porterà a nuovi “scippi” nei confronti dell’isola? Intanto,
mentre per il Ponte non si sa bene come sta
andando e come finirà, il lavori al Brennero sono partiti e procedono seguendo una
rigorosa tabella di marcia con l’impegno di
tutti. Un’Italia sempre più a due divisa e diversa: al Nord con i treni ad alta velocità, al
Sud con le littorine scassate che viaggiano
più lente di un vecchio mulo.
15
Catania
Dedicati a Bellini, non uno, ma be
Solite storie di Sicilia. Una rassegna teatrale, il Bellini Opera Festival di Enrico Castiglione (l’unico che andrebbe sostenuto) e
e da tenere a Giardini Naxos: siamo al ridicolo. Un esempio di come da noi in Sicilia i soldi vengono spesi senza alcun criteri
C
di Fabio Tracuzzi
ome non ricordare la famosa
scenetta della
lettera nel film
“Totò Peppino
e la malafemmina”. Il “letterato” Totò che detta una lettera
“capolavoro” allo scrivano Peppino De Filippo. “Punto, punto
e virgola, punto, punto e virgola,
punto punto e virgola….ma si
fai vedere che abbondiamo, poi
pensano che noi del Sud siamo
tirchi”. E la stessa cosa sembra
succedere adesso con il Bellini
Festival, non uno, non due, ma
tre. Tre addirittura. “Facciamo
vedere che abbondiamo”.
Ma facciamo, invece, un po’
d’ordine. Una rassegna teatrale,
non proprio un festival quindi,
in onore e memoria di Vincenzo Bellini è stata già annunciata
dall’assessore alla Provincia regionale di Catania Ciampi. Un
secondo lo sta organizzando il
maestro Alberto Veronesi, direttore per anni dell’Orchestra
Sinfonica Siciliana (spesso salvata da fallimento da contributi
speciali della Regione) e adesso
Veronesi, sostituito, vuole continuare a lavorare con la Regione Sicilia con questo festival
dedicato a Vincenzo Bellini che
si dovrebbe svolgere, se otterrà i finanziamenti (ma sembra
proprio di si) niente poco di
meno che a Giardini Naxos,
ridente località turistica ma che
non si capisce che cosa abbia
in comune con Vincenzo Bellini. E ultimo, ma non ultimo,
il festival organizzato e diretto
dal maestro Enrico Castiglione
giunto al suo terzo anno di vita.
16
L’interno del Teatro “Bellini” di Catania. A destra, Enrico Castiglione
Il primo anno si svolse a Catania e fu un successo straordinario, lo scorso anno in Francia, a
Puteaux, cittadina dove Bellini è
morto, e quest’anno torna a Catania dal 3 al 23 settembre dopo
un’apertura con una serata di
gala dedicata a Vincenzo Bellini
e al 150 anniversario dell’Unità
d’Italia che si svolgerà al Teatro
Antico di Taormina inserito nel
cartellone di Taormina Arte di
cui Enrico Castiglione è direttore artistico per la sezione musica e danza. Una serata alla quale
parteciperanno i più grandi interpreti della lirica.
Che dire? I soliti pasticci alla
siciliana, dove tutto si butta in
politica senza mai pensare a razionalizzare la spesa e le idee. A
Torre del Lago si svolge ogni
anno, da anni, un grande festival dedicato a Puccini. Ma è
uno e unico. E nessuno pensa
a crearne un altro in alternativa
e se, diciamo di più, qualcuno
ci pensasse sarebbero le stesse istituzioni a fargli cambiare
idea. Come? Semplice: niente
appoggio morale e soprattutto
finanziario. Qui in Sicilia invece
tutto è diverso, c’è spazio per
tutti e per tutto. Basta essere
nelle grazie di questo o quel politico, basta avere la spinta giusta e tutto diventa realizzabile
anche a costo di rendersi ridicoli. E, infatti, la realizzazione
di un festival dedicato a Bellini,
finanziato dalla Regione (Assessorato al Turismo?) e realizzato
a Giardini oltre che improponibile lo troviamo ridicolo. Senza
alcun dubbio pensiamo di poter
affermare che l’unico Festival
che andrebbe sostenuto è quello ideato, diretto e organizzato
dal maestro Enrico Castiglione e dovrebbe essere messo
in condizioni come in qualche
modo hanno fatto a Taormina,
di poter programmare a lunga
scadenza e dare un senso anche
turistico alla manifestazione.E
Castiglione che ha comunque
avuto l’idea di far nascere il
festival, nato nel corso di una
colazione di lavoro nell’estate
del 2008 tra lo stesso Enrico
castigliane e l’allora sovrintendente al Bellini Antonio Fiumefreddo. E, in effetti, nella
prima edizione del Bellini opera
festival fu trovata collaborazione tra tutti gli Enti istituzionali
che riuscirono a mantenere,
economicamente parlando, il
festival. Cosa che invece non si
verificò lo scorso anno tanto è
vero che Castiglione fu costretto a dei tagli e si optò solo per
le rappresentazioni in Francia.
E quest’anno ci saranno i soldi?
Chi può dirlo. Castigliane dice:
“Il Festival sarà organizzato in
collaborazione con tutti gli enti
istituzionali, Regione, Provincia,
Comune Camera di Commercio,
Teatro Bellini”: Ma Castiglione,
lo conosciamo bene, è un gran-
Catania
a ben tre Festival
tenuto) e uno organizzato da Veronesi
cun criterio: basta una raccomandazione politica e il gioco è fatto
de entusiasta e soprattutto un
grande ottimista. In effetti, di
questa collaborazione con gli
Enti ci sono ancora ben poche certezze. Lo stesso Teatro
Bellini, pur essendoci stato già
un primo incontro tra lo stesso
Castiglione e il sovrintendente
Rita Gari, non ha ancora deciso
se e come interverrà. Rita Gari
sui tre festival belliniani preferisce non prendere posizione.
Una sola frase: “I fatti si commentano da soli, non devo aggiungere altro”. Ci sembra sin
troppo evidente che la signora
Gari non gradisce questa speculazione nel nome di Vincenzo Bellini. Enrico Castiglione è
invece più sarcastico”Ho sentito dire di una manifestazione
balneare che si svolgerà a Giardini Naxos nel nome di Bellini.
Scherzi a parte non abbiamo
per niente gradito che il maestro Veronesi abbia usato per
la sua manifestazione lo stesso
nome già scelto da me e fatto
legalmente registrare, Bellini
Opera Festival. Non glielo consentiremo e ci faremo sentire. E
comunque per me non ha senso
organizzare un secondo festival
belliniano, non ha proprio alcun senso”
- Se è per questo ce ne sarebbe anche un terzo
“Gli spettacoli teatrali organizzati dalla Provincia non costituiscono un problema. Non
si tratta di un festival, ma una
semplice rassegna. E l’assessore Ciampi rispondendo a un
mio invito li ha già spostati in
avanti”.
- Avrà la collaborazione del
teatro Bellini per il suo Festival?
In effetti viene un po’ difficile
pensare a un Festival dedicato al
Cigno catanese senza il coinvolgimento del Teatro dell’opera
della città.
“Ci stiamo lavorando. Il Bellini ha grosse difficoltà finanziarie dopo i tagli della Regione
e stiamo cercando quindi una
soluzione che possa stare bene
a tutti”: Gatta ci cova. Conosciamo bene Castiglione e una
risposta così diplomatica non è
da lui. Staremo a vedere anche
perché, ma in questo Castglione non c’entra, quanti sono gli
Enti che oltre ad aderire moralmente all’invito metteranno
poi mano al portafogli E il Festival dovrebbe cominciare tra
due mesi.
Un festival belliniano organizzato nei tempi giusti potrebbe essere un ottimo elemento
di promozione turistica, come
sono i festival dedicati a Verdi
e a Puccini. Ma, e ci dispiace
dirlo, in quelle regioni i soldi li
spendono, ma bene.
Qui magari ne spendiamo
anche di più ma con l’unico
scopo di accontentare il raccomandato di turno.
Viva Bellini. Viva la Sicilia.
17
Catania
Inchiesta Iblis, il Csm chiede gli atti. La situ
Questo processo è stato usato come un grimaldello per giochi politici e di potere che definire spo
quelle voci ficcanti, icastiche, tacitiane, ma vere, che l’hanno sempre considerato un mezzo assai ef
L'
L’aula dove si siunisce i Consiglio superiore della magistratura. A de
di Nunzia Scalzo
inchiesta Iblis, quella che
vede indagato tra gli altri il
Presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo e
suo fratello Angelo, la cui posizione è stata recentemente stralciata per volontà dei vertici dell’ufficio della Procura della
Repubblica di Catania, il facente funzioni dottore Michelangelo Patanè e il dottore Carmelo
Zuccaro, torna a rubare la scena e ad agitare le
sue catene come un fantasma. Il Consiglio superiore della magistratura ha richiesto gli atti
dell’inchiesta attraverso i quali si è pervenuti
allo stralcio della posizione dei fratelli Lombardo e alla revoca della delega agli assegnatari
del processo. Non sono chiari i motivi. O forse sì. L’unica cosa incontrovertibile, alla luce
dei nuovi fatti, è che questa inchiesta è sempre
stata usata come un grimaldello per giochi politici e di potere che definire sporchi è voler es-
18
sere ottimisti, e trovano conferma quelle voci
ficcanti, icastiche, tacitiane, ma vere, che l’hanno sempre considerata come un mezzo assai
efficace per colpire il Presidente della Regione
e toglierselo di mezzo. Tale circostanza fa luce
anche sulle posizioni di tanti aspiranti mezzi
uomini di potere, politici o pseudopolitici che
tentano e lottano per piazzare l’uomo giusto al
posto giusto e curare gli interessi. Ovviamente
i loro. Del tutto incuranti delle conseguenze
che tali vicende si portano dietro non soltanto per l’uomo Raffaele Lombardo, con cui si
può empatizzare oppure fregarsene di meno,
quanto piuttosto per i siciliani tutti, costretti a
subire umiliazioni e a vivere dei ritardi che questa terra per un motivo o per un altro si porta
dietro come una zavorra. Se dunque, al di là di
ogni posizione ufficiale c’è sempre stato chi
ha escluso categoricamente qualsiasi possibile
interferenza con le vicende della nomina del
Procuratore Capo, adesso sembra che questo
stesso qualcuno non soltanto si sia già ricredu-
to, ma addirittura si è convinto che è proprio
così. E’ indubbio che sulla testa di qualcuno
incombe una affilatissima spada di Damocle,
la sfida è capire su chi: sui vertici dell’ufficio
della Procura della Repubblica di Catania,
Michelangelo Patanè e Carmelo Zuccaro? O
su quella degli ex titolari del processo Iblis e
in particolare del Sostituto dottore Giuseppe
Gennaro, candidato alla corsa per la poltrona di procuratore Capo? Il tempo e i giochi
sotterranei faranno luce. Una cosa comunque
è certa: che il Consiglio chieda gli atti è un
segnale forte e importante, e denuncia anche
estrema fluidità nella situazione che riguarda
la nomina del nuovo procuratore alla procura etnea. Quello che sembrava un panorama
già definito nella corsa alla poltrona di Capo e
metteva a confronto solo due grossi big della
magistratura, come l’attuale Procuratore generale Giovanni Tinebra e il sostituto Giuseppe
Gennaro, è improvvisamente cambiato. Già la
situazione iniziale, anche se con notevoli sfor-
Catania
situazione è sempre più calda e sfuggente
nire sporchi è voler essere ottimisti. Nello stesso tempo trovano conferma
assai efficace per colpire il Presidente della Regione e toglierselo di mezzo
tura. A destra, Giuseppe Gennaro e Giovanni Tinebra
zi, dava la possibilità di formulare qualche delucidazione in ordine alla vicenda, ma ora, con
la scesa in campo di Giovanni Salvi, il quadro
si è del tutto modificato. Sul nome di Giovanni Salvi, esponente di Md (Magistratura democratica), si rincorrono numerose voci e dicerie,
tutte comunque lo indicano come fortemente
interessato a ricoprire il posto di Procuratore
distrettuale a Catania. Ma forse non sono soltanto dicerie se a quanto pare lo stesso Salvi,
già designato dalla V commissione del Csm
(quella preposta all’assegnazione degli incarichi direttivi), al posto di Procuratore aggiunto
niente poco di meno che alla procura di Milano, pare abbia chiesto al Csm di soprassedere
nel passaggio al plenum per non pregiudicare
le sue possibili chance per Catania. Se tutto
questo fosse vero, come sembra sia, rappresenta già di per sé una grossa anomalia che
esporrebbe Giovanni Salvi, se nominato, a sicuri ricorsi da parte di tutti gli altri concorrenti
per via del trattamento che ha tutto il sapore
di essere un favore.
Non si riesce a immaginare, infatti, sulla
base di quale criterio o di quale determinante
argomento, il Consiglio abbia potuto pretermettere una regola da sempre rigorosamente
osservata secondo la quale i candidati, designati dalla Commissione a ricoprire un determinato posto, dispongono di un termine
rigorosamente perentorio e scadenzario dalla
ricevuta comunicazione per poter eventualmente rinunziare alla designazione. Si vede
però che le strabilianti ed eccezionali qualità
umane e professionali del candidato Salvi giustificano l’inosservanza di una regola tanto austera. Come dire: Parigi val bene una messa! In
ogni caso, che si pervenga o no alla nomina di
Salvi, la sua presenza impegnata nella corsa alla
poltrona di Procuratore Capo rende incerto il
panorama per gli altri due candidati, Giovanni
Tinebra e Giuseppe Gennaro, ai quali oltre a
sottrarre i voti di Magistratura democratica,
sui quali ciascuno dei due avrebbe sicuramen-
te potuto sperare, dirotta in altra direzione almeno altri due voti, cioè quelli dei componenti
laici del Consiglio di aria di Sinistra, scardinando così i già fragili equilibri. Senza contare i
voltafaccia palesi dei cosiddetti amici e i giochi
sotterranei di amici e nemici, le cui conseguenze si colgono nell’assegnazione di posti e
ruoli a personaggi improbabili e spuntati fuori
quasi dal nulla. In ogni caso il quadro che ne
deriva crea condizioni di possibile equivalenza numerica di voti tra i due candidati residui
che, ovviamente, rende ardua ogni previsione
e lascia immaginare o prevedere un risultato
affidato al voto del traditore dell’ultima ora.
Solo una cosa è certa allo stato, l’intrecciarsi
di contatti, incontri (spesso maliziosamente
mal organizzati e quindi non riusciti), mercanteggiamenti e promesse, scambi non sempre
andati a buon fine, sono tutte grandi manovre
consumate dietro le quinte e delle quali fortunatamente il Csm resta all’oscuro. Forse.
19
Catania
Centri commerciali naturali: arri
La Commissione Legislativa Attività Produttive dell’Ars ha approvato il finanziamento. Ma come cam
I
di Antonio Borzì
centri commerciali naturali sono stati da tempo
indicati da più parti come
una delle vie principali
per uscire dalla crisi del
commercio in Sicilia. Una
soluzione che ha convinto le diverse associazioni di commercianti che
hanno invogliato i propri iscritti ad
operarsi per creare dei consorzi. I
diversi commercianti siciliani si sono
associati fra di loro, il tutto in base
alle varie zone di appartenenza, per
poter usufruire dei futuri finanziamenti promessi dalla regione siciliana
al fine di cercare di risollevare il settore. Somme che sono arrivate in questi
giorni dopo l’incontro della Commissione Legislativa Attività Produttive
dell’Ars che ha approvato un finanziamento da 25 milioni di euro. Delle
risorse provenienti da fondi comunitari e che potranno aumentare del 30
per cento nel caso in cui la Regione
vedrà un’ampia partecipazione al
progetto. Ad aderirvi potranno essere tutti i consorzi già iscritti alle liste regionali per tempo e che hanno
presentato i propri progetti legati alle
zone di appartenenza. Quindi potrà
essere divisa una torta complessiva di
circa 32 milioni di euro.
Ma cosa si dovrà fare con questa
somma? Cosa sono veramente i centri commerciali naturali? Come cambieranno la fisionomia e il modo di
approcciarsi del cittadino al commercio tradizionale? Delle domande che
restano di difficile soluzione e che
devono però ottenere delle risposte
vista l’importanza data a questo mezzo per uscire dalla crisi. Una crisi, che
è giusto ricordarlo quale premessa
fondamentale, provocata in gran parte dalla proliferazione smisurata della
grande distribuzione organizzata che
con i suoi megastore ha completa-
20
L’ interno di un Centro Commerciale di Catania.
mente attratto gran parte degli acquirenti che hanno preferito la grande
concentrazione di firme e il comodo
parcheggio alle difficoltà tradizionali
del commercio in centro città. Delle
difficoltà che i diversi amministratori
isolani hanno affrontato con scarsa
decisione e che adesso presentano il
costo salato.
Per capire bene in che modo dovrebbero intervenire i centri commerciali naturali si possono leggere
le norme d’attuazione per gli stessi.
Delle norme che stabiliscono come
i centri commerciali naturali “sono
l'insieme di attività terziarie private fra loro vicine e comunque ricadenti in un ambito urbano definito
che, agendo in rete come soggetti
di un'offerta commerciale integrata,
hanno lo scopo di: riqualificare l'immagine e migliorare la vivibilità urbana negli spazi in cui opera, accrescere
le capacità attrattive delle attività che
ne fanno parte, migliorare il servizio
offerto ai consumatori ed ai turisti”.
Insomma con quei fondi dovranno
essere anche offerti dei servizi concreti che non puntino soltanto al
miglioramento della condizione lavorativa degli iscritti ma anche a quello
delle condizioni del centro cittadino
in cui operano. Delle soluzioni molto
importanti visto anche il degrado che
ampie fette di tessuto urbano conoscono a causa della carenza di fondi
delle amministrazioni comunali.
Fra le attività che possono essere
promosse dai centri possono essere
inseriti “eventi, creazione e registrazione del marchio, realizzazione delle
vetrofanie, pieghevoli, calendari fotografici, registrazione del dominio
internet, feste in occasione del Natale
e di altre occasioni”. In particolare le
norme di attuazione indicano attività
Catania
arrivano 25 milioni di euro
ome cambieranno la fisionomia e il modo di approcciarsi del cittadino al commercio tradizionale?
quali quelle di animazione per animare il territorio urbano di riferimento
oppure la comunicazione pubblicitaria congiunta nei mezzi di informazione cittadini per la promozione
delle attività proposte dalle attività
commerciali. Un occhio di riguardo
anche al miglioramento dell’arredo
urbano e al turismo. L’attrazione di
altri acquirenti, si pensa soprattutto
ai crocieristi, potrebbe rappresentare
un’importante soluzione per differenziare le fonti di finanziamento per le
attività commerciali. Quindi un ampio
ventaglio di possibilità d’intervento
per questi consorzi. Ma se, come ha
affermato nei giorni scorsi l’assessore
regionale alle attività produttive Marco Venturi, sono più di 130 i centri
commerciali naturali isolani le somme
saranno sufficienti? Perché di cose da
fare ve ne sono tante e soprattutto la
via per ottenerle è difficile da compiere. La concertazione con l’ammi-
nistrazione comunale di riferimento
invece potrebbe essere la vera chiave
di volta per tentare di vincere o almeno attenuare la crisi. Ben vengano
i centri commerciali naturali ma le
armi a disposizione dei consorzi per
fronteggiare questioni ormai storiche
come quelle dei parcheggi in centro
città sembrano ben poche. Eppure
le risposte ai problemi si ripetono
da tempo, l’attuazione di un sistema
di trasporto pubblico veramente efficiente è ormai un ritornello che si
sente ma per cui poco o nulla si fa.
Bisogna insomma permettere ai cittadini di recarsi nei negozi mentre gli
stessi commercianti devono intervenire in modo concreto per attrarre gli
stessi. Non rimane che aspettare cosa
si farà con questi centri commerciali naturali da tempo annunciati e che
adesso trovano finalmente le risorse,
poche, stanziate dalla Regione grazie
alla comunità europea.
Marco Venturi
21
Catania
Cannizzo, un assessore che nessuno vuole
Il responsabile delle Attività produttive e la sua battaglia contro gli abusivi raccoglie critiche da tutti gli schieramenti.
“Abusi da debellare, ma occorre un piano ben preciso”. E qualcuno comincia a parlare di mozione di sfiducia
C
e l’hanno proprio tutti con
lui. Non c’è
distinzione
tra maggioranza e opposizione quando
si tratta di polemizzare con
l’assessore alle Attività produttive del Comune di Catania, Franz Cannizzo, bersaglio
ormai da tempo di lamentele,
accuse e strali lanciati da ogni
parte dell’aula consiliare, da
destra come da sinistra.
L’esponente tecnico della giunta Stancanelli, titolare
della delega al Commercio,
avrebbe peccato, infatti, soprattutto nell’ultimo periodo,
di quella sindrome dell’annuncio di cui è stato accusato
tante volte lo stesso primo
cittadino dai suoi detrattori,
per aver avviato “finte” rivoluzioni, annunciato attività
non seguite ad azione, per
non aver, in particolare, fatto nulla, se non a parole, per
rimettere in moto il commercio in città, già compromesso
dalla concorrenza spietata dei
numerosi centri commerciali
e oggi letteralmente sopraffatto dalla crisi.
E, mentre chiudono le attività commerciali e l’abusivismo sembra essere diventata
l’unica arma per affrontare
una situazione a tratti drammatica, l’assessore pare voler
concentrare l’attenzione solo
sulle paninerie ambulanti, i
famosi camion dei panini che,
certamente, hanno bisogno di
una regolata (cento camion
dei panini in città sembra
davvero un numero eccessivo
22
Franz Cannizzo
e senza alcun controllo sanitario), così come è bene, anzi
benissimo, accertare la qualità
dei cibi serviti ai clienti, spesso di dubbia provenienza o
non conservati perfettamente, o le licenze di vendita, ma
che non costituiscono certo,
sicuramente non da soli, il
principale problema da risolvere per risollevare la città
dalla crisi nera.
Questo quanto criticato
a Cannizzo dai consiglieri
comunali, insieme alla sua
assenza dall’aula consiliare e
all’evasività nelle risposte date
alle interrogazioni.
“Bisogna collegarsi a facebook, chiedergli l’amicizia,
e poi forse si potrà interagire con l’assessore Cannizzo
– ha ironizzato il capogruppo dell’Mpa a Palazzo degli
Elefangti, Salvo di Salvo, nel
corso di una recente seduta dell’assise cittadina. L’assessore non riesce ad avere
un progetto sul commercio
a Catania – ha continuato;
siamo d’accordo con la lotta
all’abusivismo, ma questa va
fatta secondo un criterio, non
a macchia di leopardo come si
sta facendo”.
Assenza di un progetto
ma anche assenza di reali passi avanti, secondo Di Salvo,
come dimostrerebbe la mancata presentazione di importanti regolamenti, fondamentali tentativo di regolamentare
le attività produttive.
“Sarebbe bene che la maggioranza presenti una mozione di sfiducia nei confronti di
Cannizzo” – ha subito colto
la palla al balzo il consigliere
del gruppo misto, Francesco
Montemagno ma, a dare una
via di uscita all’assessore, è
stato invece il consigliere del
Pdl Manlio Messina, che ha
ricordato come in programma
vi sia una seduta di Consiglio
comunale sull’argomento del
commercio, richiesta da quasi
l’unanimità dei consiglieri (42
su 45), al termine della quale
si potrà decidere come muoversi.
“Una seduta per capire
proprio quali sono le attività
poste in essere dall’assessore
“sceriffo” – ha spiegato – che
non risponde alle interrogazioni e non viene in Consiglio”. Ha parlato di politica
degli annunci Messina e non
ha escluso azioni di critica
maggiore in caso di fallimento della seduta dedicata al
commercio. Un velato riferimento alle dimissioni? Forse.
In ogni caso, qualsiasi velo lo
ha tolto Valeria Sudano, capogruppo del Pid, secondo cui
a Cannizzo non resterebbe
che dimettersi, dato il commissariamento della Regione
per l’approvazione del piano
commerciale.
“Un assessore che non può
fare programmazione perché
questa è commissariata – ha
affermato la Sudano – dovrebbe dimettersi”. Davanti a
tutto questro, l’assessore non
si scompone. “Questa opposizione strumentale da parte
di qualcuno non aiuta il lavoro
che stiamo portando avanti –
ha affermato. C’è un momento recessivo – ha aggiunto – e
stanno chiudendo parecchie
attività commerciali, ma io
sto creando tutte le premesse
per potere agevolare queste
attività, come fatto ad esempio con il centro commerciale
naturale di via Etnea e come
stiamo cercando di fare per il
centro storico”.
M.T.
Catania
Adesso Fontanarossa
ha un respiro europeo
Il nuovo piano presentato dalla Sac tende alla definitiva eliminazione del caos
che regnava di fronte all’aerostazione. Soste razionalizzate grazie ai nuovi stalli
a pagamento anche per i periodi brevi. Mancini:” Guardiamo all’immagine e al futuro”
di Melania Tanteri
U
Un piano tutto nuovo
che promette di adeguare lo
scalo etneo agli standard europei. È il piano viabilità e
parcheggi della SAC, attivo
da appena cinque giorni, presentato dal presidente della società che gestisce l’aeroporto
di Fontanarossa e che promette di eliminare
il caos di fronte ad arrivi e partenze, dando
ordine all’area aeroportuale. Sollecitato e approvato dall’Enac, il nuovo piano ha infatti
come obiettivo la fluidità della circolazione
dei mezzi, pubblici e privati, all’interno del
sedime aeroportuale e la razionalizzazione dei parcheggi allineando così lo scalo di
Fontanarossa - il più grande del sud Italia,
Il nuovo parcheggio P1
sesto su scala nazionale (dopo Fiumicino,
Malpensa, Linate, Venezia e Bergamo) con
un numero sempre crescente di passeggeri agli standard di riferimento europei.
Le novità. Il nuovo Piano viario prevede la
razionalizzazione della sosta, con la realizzazione di nuovi stalli vicini all’ingresso dell’aerostazione, P1 e P2, destinati in particolare
alla sosta breve di chi di reca in aeroporto
per accompagnare o prendere i passeggeri:
nel primo, in cui sono stati ricavati 90 stalli,
la sosta massima è 24 ore, nel secondo, in
cui gli stalli sono 205, la sosta massima è 7
giorni. Per quanto riguarda le tariffe, lasciare
l’automobile in queste due aree per il primo
quarto d’ora è gratuito, fino a un massimo di
35 euro per 24 ore. I due parcheggi, molto
vicini all’ingresso dell’aeroporto, si sommano all’area di sosta delimitata dalle strisce blu
– regolati dagli appositi parcometri e sorvegliate dal personale Sac Service - di fronte al
vecchio scalo – ovvero il P3, e alle aree di
sosta preesistenti, P4 e P5, più indicati per la
sosta breve.
Il primo dei due, provvisto di ben 1092, è
a pagamento per gli utenti e, mentre il secondo, più piccolino (66 stalli, riservato in parte
agli operatori aeroportuali . Per quest’ultimi,
così come per gli Enti di Stato, saranno dedicati esclusivamente due parcheggi sinora
destinati ai visitatori: PO1, provvisto di 120
stalli e il PO2, provvisto di 60 stalli.
23
Catania
Anche la viabilità ha subito, con il nuovo piano, una piccola rivoluzione: da lunedì,
infatti, sono interdetti al transito nella zona
degli arrivi, i mezzi privati e non autorizzati,
proprio per evitare quel groviglio di automobili in doppia fila che, oltre a intasare la
circolazione nella zona aeroportuale, offriva
anche un immagine pessima della città ai turisti in arrivo a Catania. La zona degli arrivi,
quindi - come in quasi tutti gli aeroporti, è
diventata un’area di transito esclusivo per
mezzi pubblici - taxi, autobus urbani, extraurbani e turistici – per gli enti di Stato e
i mezzi di soccorso. A rendere evidente le
nuove regole, una sbarra automatica che negherà, fisicamente, l’accesso ai soliti allergici
a regole e cartelli.
Per quanto riguarda la zona delle partenze
e viabilità e sosta sulla rampa, è invece stato
istituito il divieto
di sosta delle auto private e sarà consentito solo il carico e scarico veloce dei bagagli;
in realtà una regola già esistente che, però,
fino a ieri, nessuno sembrava voler rispettare, conscio della difficoltà che i pochi uomini
della Polizia Municipale, preposti alla sorveglianza, incontravano nel verbalizzare tutti gli
Il cartello che indica i prezzi del nuovo parcheggio P1. A destra Mancini e Cannizzo a
Tassisti sul piede di guerra: “Pronti ad abbandonare l’ae
Iniziato il test del nuovo piano di viabilità aeroportuale. I tassisti denunciano la sicurezza del
e scendono in piazza coi sindacati. Quello spazio è una trappola e non è stato nemmeno coll
Inutili i tentativi di mediazione dell’assessore Cannizzo e del presidente della Sac, Gaetano M
di Simone Rausi
ettimana caldissima, e non di
certo a causa delle temperature torride di Luglio, per l’aeroporto catanese. Iniziato il test
per il nuovo piano di viabilità
e la rimodulazione dei parcheggi è scattata la protesta
dei tassisti che promettono
addirittura di abbandonare lo
scalo di Fontanarossa. Prima
di addentrarci nei meandri
della contestazione facciamo
un doveroso passo indietro.
Lo scorso Maggio il presidente Sac Gaetano Mancini
aveva salutato il progetto di
riqualificazione con entusia-
Parcheggi dei taxi vuoti
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smo: «fermeremo gli abusivi
e allineeremo Fontanarossa
agli standard europei». Accesso vietato ai mezzi privati,
zona arrivi delimitata da una
sbarra, nuovi parcheggi per
incentivare la sosta breve e
un nuovo terreno trasferito
da Comune a Sac per lo stallo
dei taxi. E qui nascono i problemi. Il terreno in questione
si trova in uno spiazzale del
quartiere di S. Maria Goretti in
una zona adiacente l’aeroporto. Otto autovetture possono
sostare dinanzi la zona arrivi
alimentando il ricambio coi
Catania
Cannizzo alla presentazione del nuovo piano
re l’aeroporto”
zza del nuovo parcheggio
eno collaudato”
etano Mancini
nuovi taxi in arrivo dal suddetto parcheggio ogni qual
volta un automobile parte con
un cliente. Una soluzione che
sulla carta sembra poter funzionare ma che secondo gli 80
tassisti che lo scorso 8 Luglio
hanno indetto una giornata
di sciopero è assolutamente
improponibile. Gli interventi
dell’assessore Cannizzo e dello stesso Mancini non sono
serviti a placare gli animi degli autisti che, dopo quasi un
mese, sono ancora sul piede
di guerra. «Il parcheggio che
ci è stato dato non è all’ae-
indisciplinati della sosta. Non sarà più cosi,
adesso, però, dal momento che i Vigili Urbani, in seguito alla convenzione siglata fra SAC
e Comune proprio in occasione dell’istituzione del nuovo piano della viabilità, avranno
un ufficio a disposizione all’esterno dell’area
arrivi, che consentirà ai vigili di rendere
più efficaci la prevenzione e i controlli per
fronteggiare le ripetute infrazioni al codice
stradale. Sempre in seguito alla convenzione, inoltre, all’interno dell’aerostazione sarà
operativo un desk accoglienza del Comune –
fino a oggi assente nonostante l’importanza
dello scalo di Fontanarossa - con personale
bilingue che informerà i viaggiatori.
“L’intervento che abbiamo realizzato –
ha spiegato il presidente della Sac, Gaetano
Mancini, in occasione della conferenza stampa di presentazione del nuovo piano – ha
come finalità quella di evitare tutto ciò che,
fino a ieri, avveniva davanti agli arrivi e alle
partenze, che provocava, oltre a un danno
alla circolazione nei pressi dell’aerostazione,
anche un danno all’immagine della città. Le
previsioni – ha aggiunto – ci dicono che, nel
2014, all’aeroporto di Fontanarossa, atterreranno 7 milioni e mezzo di visitatori in più e,
roporto ma noi all’aeroporto
lavoriamo» ci dice un autista.
«Come possiamo alimentare
il ricambio se dal parcheggio non riusciamo a vedere i
taxi che partono? Non possiamo svolgere il nostro lavoro
come si deve. Noi vendiamo
chilometri e perdiamo soldi,
i nostri clienti invece perdono un sacco di tempo». «Quel
parcheggio è un inferno» prosegue un collega «è uno spazio in mezzo al nulla. Non è
stato nemmeno collaudato e
non è neanche a norma. I taxi
sono tutti incolonnati in mezzo alle sterpaglie, se dovesse
scoppiare un incendio si arriverebbe al disastro. Il torrente
porta zanzare, topi e scarafaggi, le canne bloccano lo scarico refluo e quando piove è
peggio di una piscina. Non ci
sono servizi igienici adeguati,
il caldo in estate è insopportabile. C’è solo un vigilantes
se questo è vero, è indubbia la valenza socioeconomica dello scalo etneo e come questo
sia fonte di sviluppo, non solo per Catania,
ma per tutte le provincie che serve”.
Ancora da sciogliere, però, il nodo taxi,
ovvero la protesta montata dagli operatori delle auto gialle a causa del trasferimento
nell’area di accumulo, fino a ieri posizionata
davanti agli arrive e oggi, proprio in seguito
al nuovo piano, spostata di qualche centinaio di metri dall’aerostazione. Una protesta
ancora in corso, dovuta principalmente, alla
lontananza dell’aera di accumulo e al sistema
elettronico che dovrebbe regolare la rotazione dei taxi di fronte agli arrivi, dove, le auto
hanno a disposizione una loro corsia preferenziale con alcuni stalli dedicati. “Mi spiace
davvero – ha concluso Mancini - soprattutto
dopo gli incontri, le trattative e gli accordi
condivisi e sottoscritti nel corso di più di un
anno di lavoro e mi auguro che prevalga il
buon senso, dal momento che questo Piano
della viabilità è stato approvato dall’Enac e
da qui non si può tornare indietro”.
Sulla questione, però, sembrano esserci
alcuni spiragli di apertura che potrebbero
portare, nei prossimi giorni, a un accordo.
che è pagato per sorvegliare il nulla». I tassisti si sono
mobilitati con il sindacato di
riferimento e hanno già raccolto centinaia di firme per
opporsi al dislocamento nel
S. Maria Goretti. Attaccano la
stampa accusata di sottovalutare il problema e manipolare
le informazioni e si scagliano
con le amministrazioni e la
Sac, accusata di aver tolto lo
spazio taxi precedente solo
per poter fatturare più soldi
con i parcheggi a pagamento. Alla protesta dei tassisti si
aggiunge anche quella degli
Nnc, mini pullman adibiti al
trasporto di turisti. «Noi possiamo parcheggiare solo negli
stalli a pagamento» ci dice un
autista. «Come li faccio arrivare fin lì i clienti anziani con
le valigie? Oggi aspettavo 16
persone alle 12 ma il loro
volo è ritardato fino alle 15.
Ha idea di quanto mi costa il
parcheggio? Stanno chiedendo il pizzo a chi lavora!». E
mentre ci si avvicina al mese
più caldo dell’anno in termini
di traffico aereo e veicolare in
quel di Fontanarossa, i tassisti minacciano un ultimatum:
«Se non ci verrà proposta una
soluzione migliore e non ci
metteranno in condizione di
lavorare, abbandoneremo in
massa lo scalo di Fontanarossa. Vogliamo fare rumore,
vogliamo l’attenzione della
stampa nazionale». Risaliamo
nella nostra autovettura e ci
rechiamo alla cassa automatica del nuovo parcheggio. La
macchinetta non ha resto a
sufficienza e, mentre andiamo in cerca di un’anima pia
in grado di scambiarci la maledetta banconota, il prezzo
della nostra sosta continua a
salire.
A Fontanarossa il tempo è
denaro…
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Messina
Atm, ultima fermata piazza Puglia
Il sindaco Buzzanca vorrebbe liquidare l’Azienda e aumentare il contributo ai servizi pubblici. Alligo
V
di Giovanni Frazzica
enerdì, 15
luglio, nel
corso di un
incontro
con i capigruppo ed i rappresentanti
sindacali dell'Atm, il sindaco Giuseppe Buzzanca,
ha annunciato la nomina
del nuovo Commissario
straordinario dell'Atm: il
dottore Santi Alligo, attuale segretario generale del
Comune di Messina che,
per questa nuova incombenza, non percepirà alcun
emolumento aggiuntivo e
che già in passato, come
si evince dal suo curriculum, ha diretto l'Azienda
trasporti di Taormina, che
è comunque un’esperienza
nel settore. Il segretario
generale quindi sostituirà
il dottore Giuseppe Russo,
attuale commissario, che il
30 giugno aveva ultimato
(indenne) il suo mandato
ed aveva fatto sapere che
“non intendeva beneficiare di ulteriori proroghe".
A rendere non appetibile
l’incarico di capo della più
importante municipalizzata messinese è la grave
situazione finanziaria ed il
groviglio di situazioni pregresse, mai risolte, che si
trascinano nel tempo. Per
questo, riferendosi al futuro dell'Atm, pare che Buzzanca abbia detto più volte
che "la soluzione passa dalla liquidazione dell'Azienda”, ma questo suo dire
non ha incontrato il gradimento dei sindacati, anche
di quelli che non gli sono
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pregiudizialmente ostili.
“Siamo delusi e preoccupati – hanno detto a caldo
i sindacalisti appresa la volontà di liquidare l’Azienda
- perché riteniamo che la
politica dei pannicelli caldi
proposta dall’Amministrazione comunale non entra
nel merito vero del problema che, alla luce dell'incontro, diventa ancora più
drammatico”.
“Bisogna
fare chiarezza – sostiene
Tonino Genovese, segretario generale della Cisl di
Messina – non basta cambiare il commissario, con
tutto il rispetto per il dottor
Alligo, in questa situazione
occorre un piano finanziario e organizzativo per rilanciare l’attività lavorativa
ed i servizi, ricordando in
ogni momento che stiamo
parlando di un’Azienda
pubblica”. E Lillo Sturiale
aggiunge: “L'aumento del
contributo annuo da parte
del Comune e il cambio del
commissario straordinario
non possono certamente
bastare a salvare un'Azienda che affonda, sommersa
da circa 50 milioni di euro
di debiti. L'Atm ha bisogno di un manager che,
nelle more del riassetto dei
conti, sappia governare la
riorganizzazione interna
ottimizzando le risorse
ed eliminando gli sprechi
e i privilegi che ancora
sopravvivono all'interno
dell'azienda stessa”.
Già a fine giugno Pino
Foti e Silvio Lasagni erano intervenuti in rappre-
sentanza della Cgil e della
Uil indirizzando una nota
all’assessore
Regionale
Trasporti, al sindaco di
Messina, al prefetto ed al
commissario straordinario
Atm per aprire la cosiddetta “vertenza Atm Messina”.
“I bilanci di quell’azienda, come è noto, maturano
da anni disavanzi, ma chi
è preposto non li certifica
né li approva – scrivevano i
rappresentanti di Cgil e Uil
nel loro documento -. Sia
perché è impossibile certificare servizi resi senza
uno straccio di contratto
sia per il timore che anche
questi, come dovrebbero,
finiscano nel bilancio comunale. Ma questa prassi
produce, come si è visto,
due effetti complementari e pericolosissimi, da un
lato una deresponsabilizzazione dell’Azienda, ov-
Giuseppe Buzzanca
vero la rinuncia da parte
della proprietà di fissare
obiettivi di risanamento
e quindi di effettuare seri
controlli ed imporre conseguenti sanzioni, e dall’altro un aumento incontrollato dei costi che una
Messina
gliatti?
i. Alligo nuovo commissario
azienda abbandonata a se
stessa in queste condizioni
logicamente produce”. In
effetti nel momento in cui
ha comunicato il nome del
nuovo commissario ed ha
parlato di liquidazione, il
sindaco Buzzanca ha anche
annunciato che “secondo
un percorso già stabilito
attingendo ai finanziamenti, per garantire i lavoratori
e aumentare il numero degli autobus, il contributo
garantito all'azienda passerà dai 13 milioni di euro
di quest'anno ai sedici per
l'anno prossimo". Questa offerta, che ha lasciato
praticamente indifferenti, almeno in apparenza,
i sindacati, ha ricevuto il
plauso immediato dell’assessore provinciale Maria
Rosa Cusumano che ha
scritto: “In riferimento
all’intervento del sindaco
di Messina, Giuseppe Buz-
I servizi pubblici a Messina hanno proprio bisogno di aiuto
zanca sulla vertenza Atm
esprimo grande apprezzamento circa l’operato del
primo cittadino messinese
su una difficile situazione
com’è quella che investe
ormai da tempo l’azienda
trasporti. Buzzanca mostra
ancora una volta concretezza riuscendo ad attivarsi per tempo e dando così
risposte immediate alle
esigenze della città. L’aumento del contributo in favore dell’Atm, che passerà
da 13 a 16 milioni di euro
C’era una volta il tram…
Messina ha una consuetudine antica col tram. La prima linea tranviaria, infatti, è datata 1887. Il sevizio collegava Messina a Barcellona
Pozzo di Gotto, poi la linea subì diverse contrazioni fino alla definitiva
soppressione avvenuta nel 1952. La ripresa di interesse nei confronti
del tram inizia il 13 settembre del 1996 allorché la Provincia e il Comune, con un accordo, stabiliscono di ripristinare la linea tranviaria.
La pubblicazione del bando di gara del concorso internazionale per la
progettazione di massima della linea tranviaria è del 30 aprile 1997.
La posa della prima pietra avviene nel luglio 1998, poi 57 lunghi mesi
di attesa. Il progetto finanziato con i fondi dell’Unione Europea, ha
superato tutte le pastoie burocratiche ottenendo tutti i visti necessari
e i pareri favorevoli. I lavori sono iniziati a fine luglio 1998 mentre
era sindaco Franco Providenti, ex magistrato, eletto nel 1994, fervido
sostenitore del tram, convinto che avrebbe rivoluzionato e risolto i
problemi della viabilità cittadina.
P.F.
per l’anno prossimo, è un
segnale importante che
l’Amministrazione comunale ha saputo dare senza
tentennamenti”.
Una boccata d’ossigeno, in un momento in cui
ognuno porta al sindaco
un cerino acceso sperando
che si bruci. E l’Atm non
è l’ultimo, anche se è grave perché nessuno riesce a
capire come si è formato
il mega-deficit: sono stati
i parcheggiatori o i lavoratori Lsu posti a carico
dell’Azienda a far peggiorare i conti? I sindacati giurano di no. E’ stato il tram?
Su questo tema la città nei
prossimi mesi si dovrà interrogare profondamente,
perché i costi eccessivi del
tram, cui non corrispondono adeguati ricavi, stanno affossando l’Atm e, nei
prossimi anni potrebbero
affossare anche il Comune.
Ma questa è un’altra storia.
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Messina
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Messina
Scuole siciliane, addio 1584 posti
A rischio le sedi decentrate. Nella Città dello Stretto si perdono 328 unità.
Mozione urgente di Picciolo (Pd) per salvare in extremis le classi
A
llarme rosso
per il prossimo anno
s c o l a s t i c o,
perché per
molte sedi decentrate o disagiate si profila il rischio
chiusura o l’accorpamento
in barba a tutti i programmi
di numero massimo di allievi
per classe e agli impegni di
decentramento sul territorio.
E’ uno dei tanti frutti della
riforma Gelmini su cui ha
posto l’attenzione il deputato
regionale Giuseppe Picciolo che ha già presentato una
mozione d’urgenza, condivisa dagli onorevoli Galvagno,
Gucciardi e Laccoto, allertando la Quinta Commissione legislativa dell’Ars che
data l’assoluta priorità della
questione si è già attivata per
trattare l’argomento subito.
In pratica, nell’ambito
della riorganizzazione degli
organici del personale Ata
(assistenti tecnico-amministrativi) e del personale docente sono stati operati tagli
con una perdita complessiva
di 1584 posti di lavoro di cui
1173 collaboratori (bidelli),
322 assistenti amministrativi
e 89 assistenti tecnici.
Siccome i plessi scolastici raggruppano più sedi e
complessivamente avranno
a disposizione 3-4 bidelli, chi
aprirà la scuola nelle sedi decentrate; e nelle isole minori
o in quelle montane considerate sedi disagiate? Risulterà
carente anche il personale di
segreteria come quello per i
laboratori. Solo per fare un
esempio, a Messina sono
stati tagliati 328 posti. Alla
fine ci sarà necessità di accorpare le classi (mentre la
norma prevede il massimo di
30 alunni per classe); quindi
classi sovraffollate; vigilanza
da esternalizzare; laboratori
senza assistenti tecnici; uffici
amministrativi decimati.
La Sicilia può far valere
le sue prerogative razionalizzando le rete scolastica in
forza della legge regionale 6
del 2000 e in questo senso
l’on. Picciolo richiama l’attenzione del presidente della
Regione Raffaele Lombardo
e della Commissione competente dove ha formalizzato la
mozione. A proposito della
recente notizia sulle assunzioni annunciate con esultanza, il deputato Picciolo,
dichiara indignato: “Ma di
quali assunzioni parliamo?
La Sicilia sarà la Regione,
assieme alla Puglia, più pena-
Giuseppe Picciolo
lizzata dai tagli previsti per i
posti in organico del personale docente e Ata già dal
prossimo anno scolastico. I
circa 100.000 precari storici
che già da 10 anni occupano
questi posti vacanti negli organici, verranno spediti tutti
a casa dai tagli del Governo
nazionale. A fronte di ciò, le
67.000 immissioni in ruolo,
forse in tre anni, in base alle
carenze organiche e ai posti
vacanti avverranno, prevalentemente, al Nord, viste le
disponibilità storiche regionali e provinciali”.
Conclude il deputato del
Pd: “Purtroppo, anche questa volta, probabilmente,
subiremo la sopraffazione
dello strapotere politico della
Lega Nord che comporterà la chiusura di moltissimi
plessi scolastici in Sicilia, in
particolare, nelle piccole sedi
disagiate e nelle isole minori.
A seguito dell’approvazione
della mozione da parte di tutto il Parlamento auspichiamo
una fortissima presa di posizione del Governo Regionale
avversa a tale ‘modus operandi’ del Ministro Gelmini“ .
M. C.
29
Palermo
Mission possible: riscontrare Ciancimin
Il neo pentito Stefano Lo Verso dovra’ deporre su un episodio fondamentale per il processo, che ruota attorno al mancato
A
di Virginia Di Leo
Al processo al generale dei
Ross Mori, che si celebra
dinanzi alla 4° sezione penale dei tribunale di Palermo,
sulla trattativa Stato/mafia,
è stata ammessa la deposizione di due pentiti
di mafia: il già ascoltato Giovanni Brusca e il
nuovo pentito di mafia di Stefano Lo Verso. e
ha deciso di ascoltare anche il neocollaboratore di giustizia Stefano Lo Verso. Il pentito
Giovanni Brusca proprio di recente era stato
interrogato a Roma dai pm del processo Mori.
Ma dopo l’audizione all’aula bunker di Rebibbia l’ex boss di San Giuseppe Jato ha fatto
sapere di avere ricordato altri particolari sul
cosiddetto ‘papello’, cioè la lista delle richieste
avanzate dai boss allo Stato e alcuni particolari sull’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino e per tale motivo i pm che sostengono
l’accusa nei confronti di Mori hanno chiesto
di risentirlo. Il neo pentito Stefano Lo Verso
dovrà deporre su un episodio fondamentale
per il processo, che ruota attorno al mancato
blitz per la cattura di Provenzano dell’ottobre
del ’95; infatti costui ha riferito di avere saputo dal boss di Corleone che il giorno della
mancata cattura aveva incontrato il mafioso
Luigi Ilardo, l’ex boss poi divenuto confidente
dei carabinieri: fu proprio lui a parlare del
summit con Provenzano che – per la procura
– avrebbe potuto portare alla cattura del capomafia. Secondo gli inquirenti, invece, il blitz
non scattò perché tra il Padrino Binnu e l’Arma era in corso una trattativa, parte del più
ampio dialogo tra mafia e Stato, in nome della
quale Provenzano doveva restare libero. Questo è quanto dovrebbe entrare formalmente
agli atti del processo. Il Tribunale ha anche
ammesso alcune carte, sequestrate dalla procura negli archivi del maxi processo, appartenute all’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, uomo chiave tra i protagonisti della
trattativa, che ne dimostrerebbero i saldi rapporti con esponenti delle istituzioni tra i quali
l’ex generale del Ros Antonio Subranni che,
invece, ha sempre negato di averlo conosciuto. Brusca verrà quindi sentito il 10 ottobre in
videoconferenza a Palermo. con le stesse mo-
30
dalità deporrà, il 25 ottobre, Stefano Lo Verso.
Lo Verso viene sentito perche’ avrebbe raccontato agli inquirenti di avere gestito, per alcuni anni, la latitanza del boss mafioso Bernardo Provenzano, arrestato nel 2006 a
Corleone (Palermo). Lo Verso ha raccontanto
è sta raccontando fatti ed episodi che riguardano molti politici siciliani tra cui l’attuale Ministro Saverio Romano, ma questa è un’altra
storia. Per quello che riguarda il processo Mori
Lo Verso ha detto ai magistrati di un incontro
avvenuto nel 1995 tra lo stesso Provenzano e
l’informatore Luigi Ilardo, proprio a Mezzojuso. Questa diverrà quindi la verità “vera” di
Giovanni Brusca. Brusca fornirebbe particolari che collocherebbero con certezza attorno
al 16 luglio 1992, dunque tre giorni prima della strage di via D’Amelio dove perse la vita il
magistrato Borsellino e gli agenti della scorta,
la consegna del cosiddetto “papello”. Brusca
intende così riscontrare saldamente la versione del dichiarante Massimo Ciancimino a proposito della presunta consegna del documento detto il “papello” nel periodo compreso tra
le stragi di Capaci e di via D’Amelio. Invece
l’ex uomo d’onore di Bagheria Stefano Lo
Verso, vivandiere del boss Bernardo Provenzano e suo uomo di fiducia per due anni, tra il
2003 e il 2004, durante la latitanza, dovrà deporre su un episodio fondamentale per il processo “Mori” , incentrato - stando al capo
d’imputazione originario, mai modificato nonostante da tempo l’accusa punti sulla “trattativa” - sulla mancata cattura di Provenzano,
possibile (secondo il confidente Luigi Ilardo e
il suo referente Michele Riccio, colonnello del
Ros) già il 31 ottobre del 1995: il nuovo collaboratore sostiene infatti che Provenzano gli
parlò di un proprio incontro con Ilardo, avvenuto giusto quel 31 ottobre di sedici anni fa.
Per l’accusa rappresentata dai magistrati palermitani Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo, dopo le torrenziali dichiarazioni di Massimo Ciancimino (che in atto si trova agli arresti
domiciliari) che hanno portato il processo verso altri obiettivi, sarebbe un punto fondamentale, visto che proprio attorno alle dichiarazioni “incrociate” di Ilardo e Riccio sul mancato
A sinistra Massimo Ciancimino. A destra, Mario F
blitz di Mezzojuso ruota il dibattimento. Il
confidente Ilardo fu poi ucciso, alla vigilia
dell’avvio ufficiale della propria collaborazione, ma Riccio ha deposto a lungo nel processo. L’accusa sostiene dunque che Provenzano
aveva una sorta di “salvacondotto” (parole di
Ciancimino jr che in tal modo viene pienamente riscontrato nel suo racconto) proprio
in virtù della cosiddetta trattativa e della “gratitudine” del Ros per la cattura di Totò Riina,
propiziata - sostiene sempre il figlio di don
Vito - dallo stesso “Binu” ( che cosi’ facendo
avrebbe tradito e consegnato Riina alla giustizia dello Stato). I giudici del Tribunale di Palermo hanno ammessa anche la produzione
documentale: in particolare, agli atti del processo entreranno i documenti sequestrati a
Vito Ciancimino dopo il suo arresto avvenuto
nel 1994. All’interno della 500 pagine ci sono
anche biglietti di auguri, tra cui due del generale dei carabinieri, in pensione, Antonio Subranni. Il Tribunale “ritenuta la rilevanza delle
prove documentali” ha ammesso la documentazione. I documenti sono stati ritrovati dai
pm. Ingroia e Di Matteo negli archivi dell’aula
bunker dell’Ucciardone. La questione non è
da poco per i Subranni considerato che la fa-
Palermo
mino Massimo
mancato blitz per la cattura di Provenzano
a, Mario Fontana in alto e Antonio Ingroia sotto
miglia continua a frequentare assiduamente le
stanze del potere nazionale. Infatti il figlio del
generale, Ennio, è un membro del Roc, il Reclutamento operativo centrale dei nostri servizi segreti; mentre la figlia del generale Subranni e’ la portavoce ufficiale del ministro della
Giustizia, Angelino Alfano, oggi segretario
nazionale del PDL. Sicuramente avrete notato quella biondina che con ansia e tensione sta
guardinga accanto e in bella vista del già Ministro della giustizia in tutte le interviste tv .
Bene. E’proprio lei Danila Subranni. Ricorderemo di avere letto, lo scorso agosto 2010, sui
maggiorenti quotidiani nazionali, di un’infuocata polemica sulla portavoce del ministro della Giustizia, oggetto d’interrogazioni parlamentari a Strasburgo (Sonia Alfano) e a Roma
(Peppe Lumia). Il colonnello Michele Riccio, il
principale accusatore, degli imputati Mori e
de Donno, ha parlato chiaramente delle sue
difficoltà nelle indagini per la cattura di Provenzano, aggiungendo che queste difficoltà
avevano anche un nome e cognome: Mario
Mori e Antonio Subranni ( all’epoca diretto
superiore del Mori) . Sarebbero stati loro, secondo il colonnello Riccio, a creare difficoltà
dopo che lo stesso Riccio aveva fornito le informazioni confidenziali ricevute dal boss di
Caltanissetta Luigi Ilardo. La materia è dunque assai bollente! e per questo alcuni parlamentari hanno ritenuto inopportuno che Da-
nila Subranni, la voce del ministro
Guardiasigilli, continui a ricoprire il suo ruolo.
Intanto il processo al colonnello Mori è stato
rinviato, come detto, al prossimo 20 settembre
, per l’audizione dei consulenti grafologici della difesa di Mori, che dovranno riferire sui documenti forniti da Massimo Ciancimino, oggi
scarcerato e posto agli arresti domiciliari dopo
che dal 21 aprile con l’accusa di calunnia nei
confronti dell’ex capo della polizia Gianni De
Gennaro e successivamente per detenzione di
esplosivi era stato posto in stato di custodia
cautelare in carcere. Nel frattempo il neo pentito Lo Verso per provare la sua attendibilità
ha fatto scoprire agli inquirenti un cimitero
di mafia a Ficarazzi. Le dichiarazioni del pentito hanno infatti permesso ai carabinieri di
scoprire ( è il caso di dirlo) , sotto uno spesso
strato di terra, un cimitero di mafia a Ficarazzi, nel palermitano. Da quando, l’11 febbraio
scorso, il boss Lo Verso si è presentato alla
caserma dei carabinieri di Ficarazzi, letteralmente con il sacro libro della Bibbia sotto
braccio, non ha più smesso di parlare. E il ritrovamento di resti umani è la prima conferma della sua attendibilità. Al dunque il piatto
processuale è servito e si può andare in scena
con le nuove audizioni autunnali che si presentano come una rivincita dell’attendibilità
del giovane Massimo sui suoi detrattori che lo
vogliono fanfarone e pallonaro ad ogni costo.
31
Palermo
Palermo: burocrazia elefantiaca
Secondo Mario Fillippello, presidente di Assoconfidi Sicilia, la Camera di Commercio di Palermo
e’ l’unica a dovere ancora fornire all’assessorato regionale all’Economia
circa 100 certificati camerali. Una situazione che crea stallo e problemi agli imprenditori siciliani
I
di Fabio Sortino
casi di malaburocrazia si moltiplicano a dismiusa e siccome,
come si sa, piove sempre sul
bagnato adesso ci si mette anche la Camera di Commercio di
Palermo a creare difficoltà e a rallentare il lavoro di imprenditori. Infatti è “l’unica a dovere ancora fornire all’assessorato regionale
all’Economia circa 100 certificati camerali:
questo ritardo blocca il pagamento di otto
milioni di euro, cioè l’anticipo dei 24 milioni
di contributi relativi al 2008 per ‘abbattimento interessi sul credito ottenuto con garanzia
dei Confidi’, per i quali le imprese siciliane
hanno presentato circa 35 mila istanze”.
Lo dice Mario Filippello, presidente di Assoconfidi Sicilia. Mario Filippello, il presidente dell’associazione che raggruppa circa
centomila imprese sul territorio siciliano,
ha denunciato il ritardo della sola Camera
di Commercio nella presentazione di cento
certificati camerali all’assessorato regionale
all’Economia. Certificati che consentirebbero alle imprese che lo hanno richiesto, lo
sblocco di otto milioni di euro di contributi.
Solamente un anticipo, rispetto ai 24 milioni
complessivi relativi al 2008, che interesserebbero ben 35 mila istanze.
Una vicenda che secondo il massimo vertice di Assoconfidi non potrebbe definirsi
in altro modo se non paradossale. Un’altra
piaga sulla pelle degli imprenditori, che oltre alla malaburocrazia, si vedrebbero privati
anche di queste agevolazioni economiche.
Impossibile, dunque, che “anche chi dovrebbe stare dalla parte delle imprese – accusa
Filippello – , ne ostacoli l’attività a causa di
ostacoli e disservizi”.
Il presidente della Camera di Commercio
di Palermo Roberto Helg ha replicato che
sarebbe la legge a creare questi ritardi. Legge che da sola, la Camera di Commercio di
Palermo, non può superare: “Filippello – ha
detto Helg – avrebbe fatto bene a chiedere
prima a noi dei chiarimenti. La Regione ha
32
Da sinistra Mario Filippello e Roberto Helg
chiesto 1600 certificati. Su questi, la mancata
presentazione di 99, e non cento, è avvenuta perché queste aziende non sono in regola
con i pagamenti camerali. I pagamenti - continua Helg – sono dettati da decreti ministeriali. La legge ci obbliga a non poter dare
questi certificati in assenza dei pagamenti.
Se c’è una legge, la devo rispettare: dura lex,
sed lex”.
Ma la situazione dovrebbe essere presto
sbloccata. Helg ha prospettato una risoluzione in tempi brevi, facendo appello agli organismi nazionali della Camera di Commercio:
Ma sentiamo cosa ne pensa il Presidente di
Assoconfidi Mario Filippello. “E’ dal 2009
che 34.000 istanze di iscrizione sono bloccate alla camera di Commercio di Palermo.
Ma la cosa più grave – dice Filippello – è che
da sei mesi sono erogate col contagocce, col
cosiddetto metrodo a campione circa 1600
iscrizioni”. “Se si dovesse procedere secondo le regole, queste iscrizioni dovrebbero
essere annullate e rifatte nuovamente, il che
comporterterebbe enormi danni a queste
imprese al già morente tessuto imprenditoriale siciliano”. Ma cerchiarmo di capire le
cause e soprattutto i danni. “La mancata erogazione di 100 certificati camerali – afferma
ancora il Presidente provoca una paralisi di
una buona parte del tessuto imprenditoriale
siciliano, per un danno di circa 8 milioni di
euro e tutto questo, ripeto, solo per una burocrazia elefantiaca e inerte.
Ma quali sono le motivazioni?
“Intanto carenza di dipendenti e di organizzazione. Poi alla Camera di commercio
sostengono per 99 di queste iscrizioni camerali non sono stati pagati i diritti annuali e sarebbe questo il motivo per cui non
vengono erogati i certificati. Ora, a questo
punto, continua il Presidente di Assoconfidi la Camera di commercio dovrebbe aprire
un contenzioso contro queste imprese, cosa
che nessuno si assume la responsabilità di
fare. Così si resta in questa fase di stallo e
vengono bloccate 34.000 istanze. Intanto da
Palermo stanno facendo istanza alla camera
di Commercio di Roma.
Le cifre parlano chiaro, circa 20 mila e
20 imprese in meno nel 2009, con gravi crisi
un po' in tutte le provincie. Si salva in parte
solo Ragusa. Si nota una pesante crisi anche
nel settore delle imprese individuali e delle
imprese artigiane.
E se la burocrazia contribuisce la situazione non può che peggiorare.
Siracusa
TRAPANI
CATANIA
Progettazione civile e industriale
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bonifiche di inquinamento ambientale
sicurezza del lavoro
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33
Trapani
Quel cranio “trapanato”
ma 2.000 anni prima di Cristo
Nel museo di Partanna l’esposizione di un reperto senza precedenti: è la prova di un itervento chirurgico
del tutto eccezionale. Ci si chiede: ma i chirurghi dell’epoca avevano la consapevolezza di ciò che facevano?
E'
stata
la
musealizzazione (finalmente)
soprattutto
di un cranio “particolare” e di
tanti altri interessanti reperti risalenti tra l’antica e la tarda Età
del bronzo a rilanciare una scoperta avvenuta a Partanna (nel
Belìce) agli inizi del XIX secolo.
“Particolare” nel senso che
si tratta del cranio “trapanato”
di un uomo (vissuto XXII-XI
secolo a.C.) in Sicilia in una
comunità situata in una zona
mistica per via della presenza
di numerose sorgenti e in una
enclave di grande suggestione
naturalistica.
“Trapanato”,
comunque,
non equivale alla perforazione
della testa di un essere umano
con un attrezzo assimilabile a
quelli attuali. Più sconvolgentemente si tratta dell’asportazione
di una parte della parete ossea
effettuata con un tecnica e una
attrezzatura oggi inaccettabili
e nemmeno immaginabili, con
attrezzi litici (molto verosimilmente selci) o metallici.
(Il termine “trapanato” fu
usato da Ippocrate per indicare
un attrezzo utile ad intervenire
sul cranio.)
Praticamente, il reperto archeologico di Partanna oltre
alla straordinarietà della data
alla quale risale, è la prova di un
evento chirurgico ancora oggi
assolutamente eccezionale.
La prima domanda che si
34
di Enzo Tartamella
pongono oggi archeologi e
osservatori è quella se i “chirurghi” del tempo avessero la
consapevolezza di ciò che facevano, ovvero se si trattava di un
rito quindi in totale assenza di
“scientificità”.
Esami relativamente recenti
effettuati con attrezzature moderne e di laboratorio propendono per la volontarietà, nel
senso che il “medico” era perfettamente cosciente e consapevole di ciò che andava facendo.
Si consideri che il cuore fino
alla soglia del Rinascimento era
considerato con il congegno
organico in assoluto più importante del corpo umano, sia come
deposito del sentimento, sia della ragione; insomma di tutto. La
testa era ritenuta una parte del
corpo quasi secondaria. Dunque, era il cuore l’organo “sacro” e non violabile di un essere
umano; sulla testa no si poteva
intervenire chirurgicamente alla
stregua di un arto fratturato o di
una qualsiasi parte del corpo.
Si tratta di eventi di portata
internazionale che stupiscono e
sembrano inverosimili. Per cui il
“trapananto” del Belìce appartiene al nostro territorio, ma di
fatto è il testimone di un fenomeno universale suscettibile di
interesse da parte di qualsiasi
cittadino della Terra.
Di tanto in tanto vengono
diffuse notizie che potrebbero
far riconsiderare completamente
parte della storia umana antica,
come l'amputazione di un brac-
cio. Questo intervento chirurgico ha avuto successo, ed è stato
compiuto da uno dei talenti più
straordinari che la storia medica
ricordi. Soprattutto considerando gli strumenti a disposizione
in quel tempo. Quello che però
viene da chiedersi è: possibile
che questo chirurgo ante litteram non sia stato un genio, ma
solo un utilizzatore di una conoscenza medica che spesso non
riteniamo possibile per l'uomo
del Neolitico?
Nella tomba di ButhiersBoulancourt, risalente al Neolitico e collocata a circa 60 chilometri da Parigi, gli archeologi
hanno ritrovato segni di una conoscenza medica utilizzata circa
6900 anni fa per effettuare l'amputazione di un avambraccio.
Il paziente sembra essere stato
anestetizzato, e non ci sono segni di infezione. Il taglio è stato
pulito e la ferita è stata medicata, secondo quanto afferma
il French National Institute for
Preventive Archaeological Research (Inrap). C’è da aggiungere
che in realtà sono stati ritrovati
altri esempi di amputazioni simili, in Germania ed nella Repubblica Ceca.
Ritorniamo adesso a Partanna. Per quanto riguarda contrada Stretto, la tomba classificata
T1 fa parte di una vasta necropoli che interessa tutta la zona
e i cui reperti archeologici sono
ascrivibili a quella che è stata denominata “Cultura del Bicchiere campaniforme siciliano”.
Una stanza del museo. In alto, una immagine ester
Trapani
o
magine esterna e notturna del museo di Partanna
Si tratta dei resti frammentati di una ventina di individui di
ambo i sessi (ma soprattutto uomini), di età compresa tra i venti
e i quaranta anni, trasferiti dalla
loro collocazione originaria. I
teschi sono stati definiti di “elevata capacità cranica”.
Una notizia delle abitudini
alimentari del tempo è stata ottenuta dall’osservazione dell’apparato masticatorio che evidenzia una alimentazione a base di
carni crude o semi-crude e di
graminacee; accertata anche la
deficienza di ferro e le anemie
conseguenti.
Il cranio trapanato fu rinvenuto nel 1988 a seguito di uno
scavo disposto dalla Soprintendenza ai Beni culturali di Trapani con la collaborazione del
professore Sebastiano Tusa. Fu
trovato in una tomba a grotti
celle artificiale. A fianco ai reperti ossei furono ritrovati al
elementi di corredi funerari di
terracotta e di selci.
Scattò una lunga serie di
indagini rilevando anzitutto le
caratteristiche del reperto. La
trapanazione era stata praticata
in forma ovale e con una linea
continua senza zig-zag nel parietale destro di 72 x 59 millimetri.
Particolare importante: l’esame TAC ha evidenziato che i
bordi sono ricoperti da tessuto osseo neoforato (formatosi
subito dopo l’asportazione),
indice di un processo di guarigione in atto. Più pratica mente,
non solo l’uomo aveva superato
senza patire infezioni i postumi
dell’intervento operatorio, ma il
suo apparato si era adoperato
ricostruendo il tessuto osseo e
quindi consentendo (come accertato scientificamente in casi
analoghi) il reinserimento del
soggetto nella vita sociale della
comunità.
Un esito che sa di fantascienza o di miracolo.
Con l’inaugurazione dei locali dove vengono custoditi i
reperti (alla presenza tra gli altri
dell’On. Sebastiano Missineo
assessore regionale ai Beni Culturali e all’Identità siciliana, del
direttore della Soprintendenza ai
beni culturali e ambientali Sebastiano Tusa, del sindaco Antonio Cuttone e del vice presidente della Provincia Regionale di
Trapani, On. Enzo Culicchia)
Partanna definisce un proprio
percorso.
“Si apre una lunga stagione
turistica di tipo culturale- Dice il
sindaco Cuttone- Nella zona insistono Selinunte ed altre realtà
archeologiche antiche e arcaiche
come il Monte Polizzo Salemi,
nonché la vicinissima Gibellina
con la sua fama di avanguardia
mondiale. Si spera di convogliare
nel Belìce un flusso di visitatori
che potranno anche beneficiare
di un territorio quasi incontaminato ricco di tradizioni agricole
e culturali”
Partanna (in provincia di
Trapani) ha un territorio che si
estende tra i fiumi Modione e
Belìce. Il Centro abitato si erge
su una collina a circa 414 metri.
Secondo i dati dell’ultimo censimento, conta 11.471 abitanti.
Il territorio comunale misura
circa 82,42 chilometri quadrati.
Il paesaggio è prevalentemente
collinare, coltivato a vigneto ed
uliveto.
“Nell’ultimo decennio il Comune ha promosso una fattiva
collaborazione con la Facoltà
di Archeologia dell’Università
di Cordoba (Spagna) e grazie al
supporto di alcune cooperative
specializzate nel settore, vengono organizzati, nel periodo
estivo campi-scuola e campagne
di scavo con attività didattiche
formative e seminariali rivolte
a studenti e ricercatori universitari” -sottolinea l’onorevole
Enzo Culicchia già sindaco per
quattordici anni di Parttanna.
Non possiamo non constatare
un sempre maggiore afflusso
di visitatori e un collaterale aumento di B&B. I nostri giovani
hanno uno spazio dove potersi
investire”.
Ne è già una prova la costituzione del PAM (Prima Archelologia del Mediterraneo). E’
un’associazione Onlus, presieduta da Sebastiano Tusa, sorta
d’intesa con il comune di Partanna, l’Università degli Studi
Suor Orsola Benincasa di Napoli, l’Università di Cordoba e
con le Soprintendenze del Mare
e di Trapani.
L’associazione, oltre alla
promozione, la conoscenza e
la valorizzazione dei siti archeologici del territorio, intende rilanciare gli studi di archeologia
mediterranea in una prospettiva
multi-areale, multi-disciplinare e
con una prospettiva antropologica comparativa tra passato e
presente, in modo che si possa
far avanzare gli studi sulla conoscenza della comune civiltà
mediterranea.
Nel 2010 la Provincia Regionale di Trapani ha aderito all’associazione, assegnandole anche
la consulenza scientifica e la redazione della prestigiosa rivista
“Sicilia archeologica”, che sarà a
breve di nuovo in edicola.
“L’Associazione si è particolarmente impegnata per la
realizzazione, a Partanna, di due
realtà prestigiose quali il Museo
Archeologico Preistorico del
Basso Belice, ubicato nel castello Grifeo, e l’area archeologica
di contrada Stretto” -dice con
orgoglio il vice presidente Vito
Zarzana.
35
Agrigento
La mafia di Favara gestiva anche
Decapitata la nuova famiglia mafiosa favarese e azzerato il nucleo di favoreggiatori dell’ex latitante, Giuseppe Falsone.
Le attenzioni anche sull’aeroporto di Agrigento, lavori mai cominciati ma già nelle mani dei clan. I verbali delle intercettazioni telefoniche
I
di Franco Castaldo
l blitz della Squadra Mobile di Agrigento ha arrestato
dieci persone per mafia e tra
i catturati c’è pure chi ha falsificato i documenti di identità del boss
di Campobello di Licata per garantirgli
una sicura latitanza. Questi gli arrestati: Carmelo Cacciatore, Francesco Caramazza, Liborio Parello, di Agrigento;
Carmelo Marotta e Giovanni Vinti, di
Ribera; Giuseppe Maurello, di Lucca Sicula, Antonino Perricone, di Villafranca Sicula; Salvatore Morreale, Calogero
e Antonino Pirrera, di Favara. Solo per
Antonino Pirrera sono stati disposti gli
arresti domiciliari, in considerazione della
sua età (73 anni). Dalle carte dell’inchiesta
emergono particolari interessanti soprattutto attraverso le intercettazioni. Come
questa: Francesco Caramazza e Antonino
Pirrera, ritenuti esponenti della mafia di
Favara come contestato loro con l’ordinanza Maginot avevano le idee chiare
e volevano sfruttare al meglio le grandi
occasioni di impresa che il territorio agrigentino aveva (ed ha) a disposizione. Ed
avevano “puntato”, con fameliche attenzioni, i lavori di realizzazione dell’aeroporto di Agrigento, mai operativamente
iniziati e già oggetto degli appetiti mafiosi. Ma non solo: sono chiari riferimenti a
lavori progettati o in via di realizzazione
in provincia di Agrigento quali il centro
commerciale di Villaseta, il raddoppio
della Strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta, e appunto la realizzazione di
un aeroporto in provincia di Agrigento.
Questo il colloquio intercettato: Pirrera:
…inc… ma vi siete mossi… per là? Qua..
Caramazza: per dove? Pirrera: di questo
lavoro che deve iniziare?…inc… i mezzi
tuoi… Caramazza: ma dove? quali lavori sono? Pirrera: con i mezzi che hai …
inc… Caramazza: c’era… c’era questo
lavoro del paese e l’hanno bloccato. Pirrera: ah… chi l’ha bloccato? Caramazza:
36
A sinistra, Antonino Pirrera e Francesco Caramazza. A destra, un
l’hanno bloccato …inc… gli è arrivata
una lettera all’U.R.E.G.A. di Agrigento…
tanta… i Carabinieri l’hanno mandata…
dice che facendo lavori grossi, si incrementa… (pausa) quella settimana quando
hanno bocciato l’aeroporto era riportato
sul giornale… non ne fanno più aeroporto… era scritto sul giornale… Pirrera:
perché? Caramazza: bocciato! Nell’altro
giornale, che noi non prendiamo mai,
che è quello “il ventiquattro ore” non
l’ho preso mai questo giornale io, che ci
sono tutte le leggi… lo sa quando fanno
le leggi? Pirrera: si, si Caramazza: l’ha letto l’ingegnere Pullara e mi ha detto “lo
sai” dice “che gli hanno revocato i progetti dell’autostrada?” dico “e perché ingegnè?” Pirrera: “per non dare spazio…
chissà” dice… Caramazza: “per non
dare spazio… tant’è, tant’è…” Pirrera:
minchia …inc… (si accavallano le voci)
Caramazza: questo ponte che stanno sistemando, ziu Nì, deve essere abbattuto
Pirrera: ah! Caramazza: per progetto…
se fanno l’autostrada… questo ponte va
a terra… ponte non ce ne deve essere
più là perché hanno calcolato che deve
venire così quell’autostrada… perché lo
stanno sistemando Ziu Nì? Pirrera: e perché lo stanno sistemando… perché non
l’abbattono! Sempre così è… Caramazza:
perché è incremento per loro… è incremento Pirrera: …inc… per te stesso…
inc… Caramazza: è da cinque anni che
perdono tempo (cugliunianu) là Pirrera: minchia qualcuno si era fatto i mezzi
nuovi… Caramazza: se li può infilare nel
culo! (pausa) Pirrera: qualcuno si era fatto i mezzi nuovi Caramazza: minchia…
mezzi nuovi Pirrera: …inc… chiacchiere… Caramazza: no …inc… per loro…
no… chiacchiere non lo so… Pirrera: …
inc… incominciare là… Caramazza: un
poco di lavoro qua c’era… un poco di
lavoro… che qualche padre di famiglia
…inc… dice che lo devono dividere in
cinque lotti perchè è tre milioni questo
lavoro Pirrera: si …inc… Caramazza:
…inc… là sotto la stazione… lo sà là…
hanno preso e l’hanno fermato, figli di
puttana! Quella settimana l’hanno fermato, basta lavoro! Pirrera: …inc… Caramazza: questi… eh, questi, questi della
D.D.A., quelli di Palermo… gli hanno
Agrigento
che gli appalti non ancora fatti
telefoniche
destra, un cartello pubblicitario che esorta all’impegno per l’aeroporto di Agrigento
scritto… Pirrera: …inc… che capiscono
che …inc… (ci sono cani che abbaiano)
Caramazza: …inc… l’aeroporto ...inc…
ziu Nì… che c’era dieci anni di lavoro!
Pirrera: lo so. Caramazza: dieci anni.
Pirrera: s’arricchivano qua tutti arricchivamo! Caramazza: solo solo tutti questi
alberghi che c’erano al Villaggio Mosè.
Pirrera: al Villaggio Mosè Caramazza:
perché un albergo quante persone fa lavorare ziu Nì, camerieri, macellai… Pirrera: camerieri …inc… minchia ne mette
commesse di tutte cose… si aprono negozi, altre cose… Caramazza: …inc…
Pirrera: …inc… minchia, perciò …inc…
Caramazza: a Villaseta hanno fermato il
centro commerciale, quante persone dovevano lavorare? C’è una fame nera… c’è
una crisi da noi, una cosa paurosa… in
questi giorni sono andato quattro giorni a
Milano per lavoro… ma ne ho visti lavori ziu Nì, tantissimi, non hai dove girarti
prima che vedi cantieri da qua all’altra
parte… facevano palazzi, ziu Nì… non
gli posso dire, non gli posso dire come,
camion, trattori, impastatrici, le persone
sembravano formiche… e quanti paler-
mitani ci sono che lavorano ziu Nì, catanesi, di tutti questi paesi nostri di queste
montagne, calabresi …inc… tutti Pirrera: …inc… calabresi Caramazza: eh, eh,
quante persone ci sono, quante persone
mancano… minchia quello mi ha detto
“la Calabria è rimasta sola” Pirrera: …
inc… calabresi Caramazza: tutto là che
facevano i carpentieri… Caramazza: loro
avevano fatto all’inizio… come mezzi
no… perché quel cornuto ce l’ha i mezzi!
C’è stato uno di questi Brucculeri che è
fallito…
Nella suddetta conversazione, Pirrera chiede a Caramazza se per i lavori di
realizzazione del progettato aeroporto in
provincia di Agrigento questi si era mosso
per ottenere l’eventuale appalto, ma in realtà Caramazza riferisce che il progetto di
costruzione dell’aeroporto non verrà realizzato. In effetti, per come emerge dalla
informativa delle Squadre Mobili di Palermo ed Agrigento, alla data dell’ottobre
2008, i lavori più significativi in provincia
di Agrigento in corso d’opera o di progettazione erano il centro commerciale di
Villaseta e quello di Castrofilippo, non-
ché il raddoppio della SS 640 Agrigento –
Caltanissetta e l’aeroporto; per successive
scelte di natura politico-amministrative il
progetto di realizzazione dell’aeroporto
in provincia di Agrigento non ha avuto
più seguito. Pirrera e Caramazza nella
conversazione in esame fanno una dettagliata ricostruzione dei possibili guadagni che imprese operanti in provincia di
Agrigento possono, in astratto, ricavare
dall’aggiudicazione d’importanti commesse come quelle sopra riferite. Per
altro, risulta ormai accertato processualmente che in occasione dei lavori del
centro commerciale di Castrofilippo, si è
realizzata una piena infiltrazione mafiosa sia nella fase della progettazione, che
nella fase della realizzazione del centro,
attraverso esponenti mafiosi o imprese
ricollegabile direttamente a Giuseppe
Falsone, tra cui le imprese riconducibili ai
fratelli Morreale di Favara; Trattasi pertanto di un colloquio avente ad oggetto la
pianificazione di interventi da effettuare
in provincia di Agrigento anche mediante
l’utilizzo di imprese riconducibili all’organizzazione mafiosa.
37
Messina
Sapore di Sal...ina
Ricco weekend per l’isola eoliana fra convegni di Marevivo,
TeleThon e Confartigianato, l’anteprima nazionale di un film
e la selezione provinciale di Miss Italia.
Varie iniziative a Santa Marina in occasione
dell’arrivo della nave scuola “Vespucci”
di Massimiliano Cavaleri
M
are, musica, cinema,
ambiente,
solidarietà, dibattito politico, artigianato, bellezza siciliana, patriottismo: Salina
non ha dimenticato proprio
nulla pochi giorni fa in un
week-end particolarmente
ricco grazie ad una serie di
iniziative promosse dal Comune di Santa Marina insieme con associazioni e privati,
in occasione del passaggio
dell'Amerigo Vespucci, fra le
navi più celebri e belle della
Marina italiana. L'isola eolina
ha mescolato bene la visita
della nave scuola da parte di
circa un centinaio di studenti
con il saluto – cocktail delle
autorità a bordo del veliero,
che ospita circa 350 persone
fra marinai cadetti e ufficiali e più volte si è avvicinato
al porto per farsi ammirare
38
meglio dai salinoti,
date le difficoltà per attraccare, come ha ricordato il suo
comandante Giacomo Paolo
Reale. A seguire una serata
dedicata ai 150 anni dall'Unità d'Italia, festeggiati in piazza
con un concerto della banda
locale con pezzi sulla storia
del paese, che ha preceduto
l'anteprima nazionale del film
“Win win” di Thomas McCarthy, con Paul Giamatti e
Amy Ryan prodotto dalla Miramax, sul tema della durezza e disprezzo per le regole
capace di cambiare la vita di
una famiglia di periferia del
New Jersey e portare fortuna
a un team di wrestling.
Nel pomeriggio nel Salone
delle Conferenze del Comune l'associazione ambientalista Marevivo, che quest'anno
compie 26 anni di attività
con comune denominatore
la tutela del mare, delle coste
e del paesaggio, ha promosso insieme con Bnl per Tele-
Thon un convegno
dal titolo “Mediterraneo:
un'area di risorse”. Coniugare ambiente e solidarietà, ma
anche riflettere sui nuovi scenari nel “mare nostrum” con
le potenzialità che si aprono per scambi più proficui
e intese utili all’obiettivo di
politiche comuni nella tutela ambientale e della risorsa
pesca e nella valorizzazione
del patrimonio culturale e
archeologico, in cui la nostra
legislazione può rappresentare un solido caposaldo. E in
questo ambito, la straordinaria peculiarità dell’arcipelago
eoliano, un tempo crocevia
di fiorenti traffici di alcune
mercanzie e oggi sinonimo
di bellezza paesaggistica, di
mare incontaminato, terra di
testimonianze storiche uniche, di tesori museali: un patrimonio universale riconosciuto dall’Unesco. Questi gli
spunti emersi dall'incontro
– dibattito cui hanno preso
parte il presidente regionale
di Marevivo Mario Cavaleri,
sindaco e vicesindaco di
Santa Marina Massimo Lo
Schiavo e Luigi Follone, la
responsabile Club Unesco
Salina Valeria Piccinini, il
deputato Ars Beppe Picciolo, lo storico ed esperto di
emigrazione dell'Università
di Messina Marcello Saija e il
soprintendente ai Beni Culturali di Messina Salvatore
Scuto. Fra gli ospiti, giunti
sull'isola grazie alla collaborazione del comm. Vittorio
Morace e del suo delegato
di area Nunzio Formica di
Ustica Lines, anche l'ingegnere capo del Genio Civile
e commissario straordinario
del Consorzio Autostrade
Siciliane Gaetano Sciacca,
direttore Area Sud Italia Bnl
per TeleThon Luigi Leonetti
e il suo coordinatore siciliano
Angelo Saeli.
L'indomani incontro promosso da Confartigianato
sul tema “Turismo, innovazione e identità: quale futuro
per un nuovo sviluppo delle
isole Eolie”, che ha visto la
partecipazione di numerosi
Messina
Le premiate
insieme
col
sindaco
Lo Schiavo,
il giornalista
Cavaleri
e l’assessore
Armao
esperti fra cui il presidente
regionale e il segretario generale di Confartigianato rispettivamente Filippo Ribisi
e Cesare Fumagalli, il vicepresidente di Confartigianato
Imprese Messina Maria Grazia Bonanno, l'assessore provinciale Sviluppo economico
e Attività Produttive Giuseppe Martelli, il presidente della Camera di Commercio di
Messina Antonino Messina,
il presidente dell'associazione siciliana Paese Albergo
Salvatore Scalisi e il direttore
di Confartigianato Messina
Carlo Canzonieri, promotore
dell'evento, moderato da Mario Cavaleri della Gazzetta
del Sud.
Si sono accesi i riflettori
su diversi aspetti del futuro
delle sette isole: a cominciare dalla necessità di una “rivoluzione culturale” capace
di portare un turismo che si
riconosca con l'identità siciliana; investire sulla formazione dei giovani (e non solo
parrucchieri ed estetisti); il
problema trasporti ancora
insufficienti; favorire piccole e medie imprese volano
dell'economia, soprattutto
nel settore agro-alimentare,
nautico e turistico, in particolare quello crocieristico.
Contestualmente via Risorgimento, corso principale
di Santa Marina, si è trasformato per una giornata in una
piccola fiera dell'artigianato
con l'esposizione di prodotti e varie lavorazioni tipiche del “made in Sicily”. In
piazza anche l'inaugurazione
del locale “Le Papagaye” dello scultore e pittore Sergio
Santamarina. Tra lo sfondo
azzurro del mare eoliano e
il profumo di gelsomino del
Rapanui, storico ristorante e
disco club di Salina immerso
nel verde, la selezione provinciale di Miss Italia è stata un
tripudio alla bellezza, quella
del paesaggio, dell’accogliente resort e naturalmente delle
splendide quindici candidate
capaci di mettere in difficoltà
la giuria presieduta dall’assessore regionale Gaetano
Armao e di cui hanno fatto
parte anche il sindaco Lo
Schiavo, il giornalista Cavaleri, l'artista Santamarina, l'organizzatore d'eventi Sergio
Occhino, il dentista Alberto
Micalizzi e la psicologa Simonetta Longo. Poi il verdetto
ha comunque dovuto farne
primeggiare una e la prescelta Chiara Salvo, miss Rapanui
2011, ha avuto l’approvazione dell’intera platea a conferma di un giudizio condiviso
che ha accomunato anche le
altre premiate Miss Rocchetta Emanuela Bartolone (collega giornalista), Miss Peugeot Giusy Napoli, Miss Wella
Manuela Giunta .
La manifestazione è stata
organizzata da E-Motion per
la Sicilia Eventi di Salvatore
Gentile, esclusivista del concorso nazionale per la Sicilia Est e da oltre trent’anni
a fianco di Enzo Mirigliani
patron di una selezione che
coinvolge oggi come ieri,
rappresentando per le potenziali miss una passerella di assoluto rilievo non solo nazionale. La 23enne Salvo è una
studentessa universitaria di
Villafranca Tirrena con l’ambizioso progetto di riuscire a
fare la fotomodella nella speranza che sia trampolino per
passare poi al mondo del cinema. Le potenzialità ci sono
tutte... Ottima la conduzione
della serata da parte delle
giornaliste Patrizia Casale e
Marika Micalizzi che hanno
interrogato via via le candidate per farle conoscere e apprezzare meglio dal pubblico
e dalla giuria.
La serata ha coinvolto anche Telethon e Marevivo, che
hanno raccolto fondi per la
ricerca scientifica e distribuito gadget al ricco parterre.
Per il Rapanui, anfitrione Domenico Giuffrè, la
conferma di aver realizzato
nell’isola un riferimento di
prestigio capace di offrire un
valore aggiunto a ogni iniziativa anche per le prelibatezze
tipiche che si accompagnano
a questi eventi e la conclusione, d’obbligo, in malvasia
per gustare meglio il sapore
di sal...ina.
39
Siracusa
Il progetto internazionale di A.RE
All’Antico Mercato di via Trento, in Ortigia a Siracusa, dal 27 luglio al 2 agosto, si animerà un percorso multise
S
di Rosa Tomarchio
i ripropone con sette
mesi di anticipo, sperimentando una vetrina
estiva, A.RE.S. Film &
Media Festival, evento di
caratura internazionale che si caratterizza per la capacità di connettere film
di frangia, di ricerca, giovane e sperimentale, con uno sguardo nuovo sulla
contemporaneità, agli ambiti dell’Innovazione Tecnologica e della Responsabilità Sociale. All’Antico Mercato di
via Trento, in Ortigia a Siracusa, dal 27
luglio al 2 agosto, si animerà un percorso multisensoriale per diffondere sul
territorio il valore della più innovativa
cultura visiva e cinematografica e dei
linguaggi multimediali come veicolo di
coesione sociale e creando al contempo
un contenitore culturale capace di generare un circuito virtuoso di scambio
e confronto con altri partner locali ed
internazionali.
La scrematura è d’obbligo, ma i pubblico non è di nicchia tout court. “Il
concorso internazionale di film esclude
solo la fiction e non opera una distinzione di genere dei film partecipanti perché
crediamo che un’opera, qualunque sia
la forma attraverso la quale viene resa
esplicita, vada valutata per la sua qualità,
il suo valore, l’idea che l’ha generata, il
linguaggio con cui è in grado di parlare
al mondo. – spiega il direttore artistico
Antonio Casciaro che lo scorso dicembre, in occasione della seconda edizione
Ares, ha ricevuto la medaglia al merito
da parte del presidente della Repubblica
Giorgio Napolitiano -. Per tali ragioni, il concorso prevede riconoscimenti
trasversali che puntino a far emergere i
caratteri di innovatività, di originalità, di
capacità analitica e di pregnanza sociale
dei diversi lavori a concorso”.
“Il nostro progetto internazionale è
legato a selezioni di opere sperimentali,
di animazione, documentari, video-arte
(Best of collections), da altri film festival
40
internazionali – aggiunge il sociologo
Casciaro – ed in questa edizione 2011,
A.RE.S. Film & Media Festival propone
collezioni da tre film festival europei caratterizzati da una forte spinta alla sperimentazione (La Boca del Lobo, Madrid;
Signes de Nuit, Parigi, BuSho Festival,
Budapest) insieme ai quali abbiamo costituito un circuito transnazionale (Cine
Trans Europe) che vuole resistere ad un
cinema portatore di emozioni e concetti paludati e sempre uguale a se stessi,
di modelli narrativi dominanti e riduttivi e che si impegna invece a difendere
un ‘Cinema della differenza’ che guarda
ai linguaggi audiovisivi più innovativi e
articolati, capace di interpretare la complessità del reale”.
Innovazione tecnologica e multimedialità. E’ il perno attorno a cui ruota
Ares, Arte e Scienza dell’Immagine’,
slogan della manifestazione che lancia la
sfida epocale: coniugare l’arte al sociale.
E’ l’essenza concettuale di un festival articolato e poliedrico che per sette giorni
si proporrà di fecondare e rivitalizzare
la città di Siracusa offrendo un inedito
ed originalissimo intreccio tra cinema,
linguaggi multimediali, nuove tecnologie applicate al settore dell’audiovisivo e
del sociale, arti visive e sonore.
A.RE.S. Film & Media Festival è una
macchina di idee in continuo work in
progress. Promuove processi e prodotti
inediti, inerenti al campo dei nuovi media e dell'applicazione delle innovazioni
tecnologiche all'arte filmica, con la selezione e la presentazione al pubblico di
una mostra di installazioni multimediali
dal titolo ‘Osmosi’ ed una rassegna internazionale di film Machinima e che
quest’anno ha come titolo ‘Poesia Visiva’ e ‘Narrativa’. “Non a caso, la mostra
multimediale invita ad incontrarsi artisti, scienziati, ricercatori ed operatori,
in un’operazione che sia anche esperimento e momento di studio sul focus
dell'osmosi – suggerisce il direttore
artistico Casciaro -, osmosi riferita al
fenomeno fisico della compenetrazione
e fusione operante nei settori delle arti,
dei media e delle tecnologie, delle scienze presente anche negli eventi sociali,
urbanistici e nell'architettura”.
Immagini/movimento e Musiche/
collaborazioni visive saranno invece le
due tematiche che dettano le linee guida
della rassegna di Machinima: film creati
con software per videogames, che, anziché utilizzare un videogame per scopi
ludici, ne ‘forzano’ i convenzionali modi
d’uso per esplorare nuove possibilità di
tipo narrativo.
La scelta di presentare all'interno
dell'edizione 2011 anche il best of del
Rimusicazioni, Film Festival di Bolzano,
nasce dall’interesse per l’aspetto sonoro
spesso non adeguatamente valorizzato
nella cultura cinematografica. Si proietteranno quindi film, già noti oppure
rari, rimusicati da compositori, gruppi,
sound-designers, performers e foley artists (rumoristi) di tutto il mondo, lavori
che spazieranno dall’accompagnamento
Siracusa
.RE.S. Film & Media Festival
o multisensoriale per diffondere sul territorio il valore della più innovativa cultura visiva e cinematografica
Il progetto di A.RE:S. A destra Antonio Cappuccio ed Elio Casciaro
classico al jazz, al rock, al rumorismo,
alla sonorizzazione documentaristica,
alla sintesi granulare in surround 5.1.
Non mancano le chicche di questa
edizione 2011. I laboratori di cinema
con gusto: Stratificazioni ed intrecci
identitari. Durante la manifestazione
sarà realizzato un ciclo di laboratori
volti a mettere in luce le affascinanti
connessioni istituibili tra le arti visive, il
cinema, il cibo, il paesaggio, le tradizioni agricole e di produzione agroalimentare del nostro territorio, come pure
connessioni più metaforiche legate alla
lentezza, alla meditazione, al piacere
di rinnovare la memoria dei sapori locali. Tali laboratori si comporranno di
‘sperimentazioni culinarie’, con maestri
pasticceri, panificatori e chef locali che
inviteranno il pubblico alla riscoperta
di cibi e gusti tipici delle nostre terre e
di contestuali viaggi visivi (con opere
documentaristiche dei maestri De Seta
e Saitta, del siculo-americano John Turturro, del giovane emergente augustano
Diego Panarello).
Le suggestioni saranno legate alla
Sicilia, le sue affascinanti tradizioni
agricole, enogastronomiche, folkloristiche e musicali. Intensi i momenti di
confronto pubblico. Animate le tavole
rotonde sul liet motiv pregnante che è
Responsabilità, Ambiente e Partecipazione volte a scandagliare, attraverso
un dibattito aperto e la partecipazione
di attori culturali di alto profilo, temi di
responsabilità sociale, di sostenibilità
ambientale, di democrazia deliberativa,
come pure di sviluppare una discussione
partecipata sul trittico memoria, radici e
multiculturalismo e sugli inediti intrecci
istituibili tra immagini, suono e spazi di
riflessione intimistica e pensiero critico.
“L’obiettivo – spiega Antonio Casciaro
- è quello di far emergere quella linea
trasversale che il Festival propone sin
dalla prima edizione del 2009: la capacità di rispondere alle scottanti questioni
della società contemporanea attraverso
la ricerca di soluzioni complesse da non
poter essere più lasciate a meri operatori del sistema politico tradizionalmente
inteso. È necessario allargare la base
attiva del pluralismo democratico, coinvolgendo differenti competenze in un
percorso integrato volto ad un costante
miglioramento della qualità della vita”.
Importanti i partneriati di Ares.
L’Ordine degli Avvocati di Siracusa,
col presidente Sebastiano Grimaldi; il
Collegio Siciliano di Filosofia col presidente Elio Cappuccio; l’Aics di Siracusa del presidente Liddo Schiavo, il
Csve e Nuova Acropoli, i maestri del
gusto siciliano doc Brancato di Siracusa e Andrea di Palazzolo. Tra gli ospiti
eccellenti, il regista Pasquale Scimeca,
presidente della commissione giudicatrice del concorso, composta da Carlo
Truppi preside Facoltà di Architettura
di Siracusa e Sebastiano Grasso caporedattore di Arte e Cultura del Corriere
della Sera, recentemente premiato a Taormina col “Lingotto d’Oro”. L’ Ares
Film e Media Festival verrà presentato
ufficialmente in conferenza stampa nei
prossimi giorni dall’assessore comunale
alle Politiche Culturali Mariella Muti.
41
Siracusa
Avola: rabbia e disperazione tra i coltivatori
Mariano Ferro: “Non abbiamo nemmeno i soldi per comprare una corda da appendere al collo”.
Prima la protesta al Campanile della Chiesa Madre, poi l’invasione pacifica di Messina
P
roprio come
nel ‘68. O
quasi. Avola
rispolvera i
suoi “fatti” e
impugna i forconi alla volta
di Messina. Mezzo secolo fa
erano i contadini, i braccianti agricoli a protestare contro
un governo iniquo. Oggi sono
i piccoli proprietari terrieri,
aziende familiari ad aver superato l’orlo della crisi. Andiamo per ordine. Iniziamo
dalla protesta altisonante del
Campanile della Chiesa Madre
di Avola. La scena si ripete.
Non è nuovo a gesti eclatanti
il “Masaniello” dei coltivatori
siciliani, Mariano Ferro, che
annuncia azioni più forti se
Roma non starà ad ascoltare.
Perché la disperazione in Sicilia è così tanta e tale che nemmeno scioperare a Palermo,
sotto Palazzo D’Orleans, ha
alcuna efficacia.
E, allora, si va a Messina, a
bloccare i traghetti (ma non si
arriverà a questo) con la speranza di attirare Rai e Mediaset ma, soprattutto, il popolo.
“Oggi nessuno si indigna, la
gente non esce più da casa per
scendere in piazza a protestare – afferma Mariano Ferro -.
Si accontenta crepare di fame,
preferisce farsi sommergere
dai debiti, rischiare la vita con
gli strozzini (ma anche questa
“istituzione” sta fallendo con
la crisi che c’è!), far prostituire
la propria moglie per cinquanta euro al giorno, pur di non
urlare in faccia a Berlusconi,
Ministri e sottosegretari (quasi
tutto siciliani) il proprio sdegno. E’ una società malata,
42
che sta morendo”. Ferro ne
ha una per tutti. Si scaglia contro il popolo siciliano che non
si incazza. Contro i politici dal
portafoglio gonfio. Contro i
sindacati anch’essi politicizzati. “Altro che ’68! – sbotta
Ferro - I nostri padri ebbero
il coraggio di ribellarsi, sacrificando la propria vita per un
futuro migliore da consegnare
alle nuove generazioni”. Suona le campane Ferro insieme
ai suoi pochi fidi irriducibili.
“Non abbiamo nemmeno i
soldi per comprare una corda
per appendercela al collo!”.
In realtà, mercoledì, la
Caronte ha proseguito la sua
spola tra le due sponde. “Non
volevamo bloccare nulla – avverte Ferro – . Ma va da sè
che Messina rimane il luogo di
congiunzione con questa Italia
che qualcuno vuole spaccare in
due”. Al grande appuntamento agli imbarcaderi di Messina
non c’erano tutti e 395 sindaci
siciliani. O quanto meno, non
c’erano quelli della provincia
di Siracusa, impegnati in un
summit Asp per la sanità. E,
non ultima, non c’era nemmeno la Chiesa. “Che per il
principio della distribuzione
del pane e dei pesci, - dice
Ferro - avrebbe tanto da dire
a queste istituzioni, cattoliche
nelle parole e poco cristiane
nei fatti. Il vescovo di Noto,
sua Eccellenza Staglianò fa
sapere che non sarà a Messina per un impegno personale
a Torino dove avrebbe dovuto
presentare in conferenza il suo
ultimo libro”. Ferro invita poi
alla lettura di un recente articolo apparso sul web: “Tutti
L’occupazione del Campanile della Chiesa Madre di Avola
gli affari della Prestigiacomo”.
Si apre un nuovo capitolo che
nulla ha a che fare, o quasi,
con la storia dei Forconi abbarbicati sul Campanile della
Chiesa Madre di Avola?
Partiamo da un dato. Cosa
è il GSE? Come tutti sanno, sta per Gestori Servizi
Elettrici. Cosa c’entra con gli
agricoltori? “Molti piccoli imprenditori – ci spiega Ferro hanno pensato bene di affittare i loro terreni al fotovoltaico.
E così il contadino, che può
continuare a fare il suo lavoro nelle serre ombreggiate, va
comunque iscritto nell’elenco
dei grandi impianti. Di questi,
il 90% è autorizzato. In Puglia. E in Sicilia? E qui casca
l’asino. Chiaramonte Gulfi è
stato tra i primi paesini siciliani a realizzare serre per il fotovoltaico, investendo di suo.
Ma a tutt’oggi non ha l’energia
per attaccare la rete. Lombardo, stavolta, non c’entra. “La
colpa è tutta del ministro per
l’Ambiente, la Prestigiacomo,
- asserisce Ferro - che scopriamo essere figlia del titolare
di uno dei più grossi impianti
in Sicilia di fotovoltaico: una
distesa di 14mila megawatt!
Ripeto, la società è malata, ci
sarebbe da avviare seriamente
uno studio dal punto di vista
socio antropologico”.
I Forconi hanno una parola
per tutti. Al Presidente Lombardo chiedono “di attuare
lo statuto autonomo della
Sicilia”. Sic et simpliciter. E
di abolire ogni iniquità. Per
esempio, ricordate il caso Corfilac di Ragusa? Un centro di
ricerca per lo studio sul latte
ed i formaggi degli iblei che
riceve ogni anno un sostanziale aiuto da parte della Regione. “Uno “stipendificio”
per 60 impiegati dediti alla
promozione dei prodotti tipici locali – racconta Ferro -.
Ogni anno il Corfilac viene rifocillato con 3 milioni di euro.
Il latte che viene artatamente
impacchettato e venduto nei
supermercati a 1,40 euro, che
non compra nessuno perchè
troppo caro. Insomma, latte di
nicchia per giunta finanziato
dalla Regione”.
Ro. To
Redazionale
a cura della
Provincia Regionale
di
Catania
43
Enna
Palazzo Varisano
riconsegnato alla città
L’iniziativa, avvenuta dopo 5 anni di chiusura dell’edificio, è stata inserita dalla Prefettura di Enna
tra le celebrazioni promosse in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia
R
iconsegnato
agli Ennesi il
Palazzo Varisano, sede del
museo interdisciplinare regionale “Giuseppe
Alessi” e importante componente della ricchissima identità
culturale del territorio provinciale. L’iniziativa, avvenuta dopo
5 anni di chiusura dell’edificio,
è stata inserita dalla Prefettura di Enna tra le celebrazioni
promosse in occasione del 150°
anniversario dell’Unità d’Italia.
A renderla possibile un protocollo d’intesa tra la Prefettura, la
Regione ed un partner privato,
il “Sicily Fashion Village”, del
Gruppo Percassi di Bergamo,
che ha finanziato l’adeguamento dello stabile per una spesa
di oltre 120 mila euro. È la prima volta che un accordo tra le
Istituzioni ed un privato porta
alla restituzione di un bene alla
comunità, cui è stata ridata la
possibilità di fruire di uno dei
palazzi storici più preziosi del
Comune capoluogo. Palazzo
Varisano, infatti, costruito nel
XVIII secolo sui resti di un
antico palazzo Cinquecentesco
e istituito dalla Regione come
museo archeologico, viene menzionato nelle cronache storiche
anche perché al suo interno
Giuseppe Garibaldi nel lontano
1863, pronunciò il famoso discorso “…O Roma o morte”.
La cerimonia di riapertura,
che ha registrato una grande
partecipazione da parte della cittadinanza, si è svolta alla
44
di Maria Cristina Graziano
Il momento del taglio del nastro
presenza del Prefetto Giuliana
Perrotta, dell'assessore regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, Sebastiano Missineo, delle massime autorità
civili e religiose della provincia
e dei rappresentanti del “Sicily
Fashion Village”. In mostra una
testa monumentale femminile
di età augustea proveniente da
Piazza Armerina, ritrovata dal
nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri, in deposito
temporaneo nel museo, e quattro tele appartenenti alla chiesa
madre di Enna, datate 1672 e
attribuite a Vincenzo Ruggeri,
raffiguranti rispettivamente San
Luca Basiliese che scaccia i musulmani, Sant’Antonio Basiliese
che dona elemosina ai poveri,
l'apparizione della Vergine a
santa Caterina Basiliese e alle
consorelle e il martirio di santa
Barbara (i dipinti sono in attesa
della ricollocazione nella chiesa
madre, dopo un intervento di
restauro, foderatura e rintelaiatura). Si possono ammirare
anche i materiali provenienti dal
sequestro della collezione Patanella di Centuripe, recuperati
dall'Arma e di pertinenza del
museo archeologico di Centuripe. A questi si aggiungono i materiali della bottega di un falsario, provenienti da un sequestro
nell’officina Fichera di Centuripe, costituiti da strumenti, pezzi
non completati, terre e colori.
Inoltre, una sezione è dedicata
a divise, documenti autografi,
oggetti e cimeli risorgimentali,
appartenenti alla collezione del
colonnello dell'Arma Andrea
De Martino.
“Un risultato importante per
la provincia di Enna – afferma
il Prefetto Perrotta - che è stato
il frutto della generosità, dell’altruismo e della cooperazione di
tutti i soggetti coinvolti: della
Prefettura che ha saputo creare le condizioni per dar vita al
partenariato con lo sponsor privato, dell'assessorato regionale
dei Beni Culturali con la locale
Soprintendenza e la direzione
del Museo e dei Carabinieri, la
cui fruttuosa sinergia ha reso
possibile la materiale riapertura
del palazzo nel suo attuale allestimento. È la prova concreta
– conclude - che di fronte ad
obiettivi alti e condivisi, si riescono a superare le divisioni e
tutti gli ostacoli”.
Fattore questo che viene ribadito anche dall’assessore Missineo “La riapertura di palazzo
Varisano – sono le sue parole dimostra quanto sia importante,
indispensabile e sempre più auspicabile, la sinergia tra il pubblico e il privato, soprattutto nel
settore dei beni culturali. In Sicilia disponiamo di un immenso
patrimonio artistico, ma le risorse per valorizzarlo e tutelarlo
non bastano mai. Gli sponsor
possono assicurare un ulteriore
contributo per il settore e una
spinta per lo sviluppo del territorio – prosegue -. Oltre ai fondi già stanziati per il ritorno della dea di Morgantina, altri otto
milioni di euro arriveranno dai
fondi comunitari, 2,5 da quelli regionali e 1,5 dallo Stato. Il
nostro obiettivo è di costituire il
distretto siculo-greco-romano,
mettendo a sistema Aidone e
Morgantina, Caltagirone, la villa romana del Casale di Piazza
Armerina, il cui restauro sta per
essere completato, e gli altri siti
del territorio – conclude -. La
fruizione di Palazzo Varisano
è, dunque, un altro tassello per
portare più visitatori e creare
economia in una zona della Sicilia, che si appresta a diventare
uno dei poli culturali più prestigiosi del Mediterraneo”.
Regalbuto
Sostegno agli imprenditori
e alle famiglie in difficoltà
La giunta municipale, guidata da Gaetano Punzi, ha sottoscritto
un protocollo d’intesa con l’Associazione Antiracket Antiusura Etnea
S
Una veduta di Regalbuto. A destra, Gaetano Punzi
ostenere l’imprenditoria locale e le famiglie regalbutesi in difficoltà. Sono questi gli obiettivi
che si è posta la giunta municipale della cittadina ennese, guidata da Gaetano Punzi, tramite
la sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra il
Comune e l’Associazione Antiracket Antiusura Etnea, di cui
è presidente Gabriella Guerini. Il documento prevede l’apertura giornaliera di uno sportello nei locali del nuovo quartiere Sant’Ignazio, messi a disposizione dal Comune, che si farà
carico delle spese di funzionamento e impiegherà il proprio
personale. All’incontro erano presenti anche il maresciallo
Giovanni Puglisi, comandante della locale stazione dei Carabinieri, Saro Bellino, in qualità di componente del direttivo
dell’associazione, gli amministratori comunali Calogero Meli
e Franca Maugeri, il comandante della polizia municipale Raffaele Fagone Pulice, cui il sindaco dà il merito dell’iniziativa
“perché è stato proprio il comandante Fagone a darmi questo
suggerimento, in forza dei risultati ottenuti dall’associazione a
Palagonia, comune etneo, di cui Fagone è dipendente e con il
quale il nostro Ente ha stretto una convenzione per l’impiego del comandante – afferma il primo cittadino regalbutese
-. Ritengo che l’apertura di uno sportello antiracket in paese,
gestito interamente da personale comunale, adeguatamente
formato, possa essere vantaggioso per l’intera collettività, che
già beneficia dell’incisiva azione sul territorio dei carabinieri, al
comando del maresciallo Puglisi – conclude Punzi -. Questa
amministrazione intende creare le condizioni affinché possa
essere messo in atto un programma di contrasto al racket ed
all’usura, fenomeni questi che non devono essere sottovalutati
o considerati aprioristicamente estranei al nostro territorio”.
“La nostra Associazione – sono le parole della presidente
Guerini - si propone il contrasto dei reati di racket ed usura
e la promozione della cultura della legalità anche con opportuni interventi di prevenzione. È nata dalla consapevolezza
che, anche nella fascia dei paesi etnei, il fenomeno del racket,
dell'usura e dell'illegalità in genere, è presente in maniera massiccia, costituendo un freno al normale sviluppo delle attività
imprenditoriali e commerciali – continua -. Siamo convinti che
chi sia vittima di questi fenomeni non debba essere lasciato
solo, per cui gli prestiamo assistenza e sostegno di tipo legale, fiscale e psicologico oltre a sostenere ed aiutare i soggetti
economici ed i privati cittadini, vittime di richieste estorsive
ed usuraie, anche attraverso la costituzione di parte civile nei
procedimenti giudiziari – conclude -. Abbiamo subito accolto
l’invito del sindaco Punzi per promuovere la cultura della legalità: solo conoscendo il territorio, dialogando con la gente, ciò
è possibile. Siamo a disposizione anche per consigli e indicazioni. Ad esempio, sono diversi gli strumenti da utilizzare non
solo per le imprese, vittime di usura, ma anche per le famiglie
in difficoltà, eppure non si conoscono”.
M.C.G
45
Il
fatto
Sanità siciliana:
situazione precaria
Le responsabilità dell’assessore, ad onor del vero,
ci sono, certo non sono esclusive, caso mai ben condivise
con il predecessore Giovanni Pistorio, che aveva
inventato un potenziamento del servizio 118 dotandolo
di 2.997 unità di personale unitamente a 267 ambulanze
che, nel corso degli anni hanno aggiunto deficit al deficit
U
di Popularis
na serie di circostanze, alcune casuali, altre
frutto di un percorso
politico, hanno portato
l’assessore regionale alla
sanità, Massimo Russo, a confrontarsi,
martedì 12 luglio, a Sala d’Ercole, con
la mozione di sfiducia presentata dalle
opposizioni in un clima di totale caos,
dove gli schieramenti, divisi al loro interno, non lasciavano intravedere maggioranze e minoranze omogenee, bensì
trasversalismi che, alla resa dei conti,
avrebbero favorito la sfiducia. La Maggioranza che sostiene il governo regionale, consapevole delle conseguenze, il
rischio era quello della successiva caduta del governo, è corsa ai ripari attraverso l’”invenzione” di una pregiudiziale presentata da Antonello Cracolici
e da Francesco Musotto, con la quale
si rinvia a settembre la discussione per
consentire nel frattempo di affrontare la conferenza delle regioni: questa
è almeno la motivazione ufficiale. Per
dovere di cronaca bisogna ricordare ai
lettori de “i Vespri” che la mozione di
sfiducia a Massimo Russo era stata presentata a febbraio dal Pdl, dal Pid e da
Fds. Soltanto una serie di fatti hanno
reso possibile la coincidenza della requisitoria annuale della Corte dei conti
con il calendario assembleare, nel quale
era stata messa all’ordine del giorno la
discussione sulla mozione.
Una serie di iniziative sindacali, a
Catania in particolare avevano messo
in luce la situazione precaria della sa-
46
nità siciliana, senza che, agli occhi del
cronista, apparissero complotti contro
l’assessore alla sanità siciliana. Purtuttavia anche l’increscioso episodio verificatosi al Policlinico di Messina di un
paziente che si è ritrovato all’interno
della cavità nasale larve di moscherino,
mentre era ricoverato nel reparto di
rianimazione, ha avuto la sua parte in
questa estate siciliana, dove tra manovra economica nazionale, licenziamenti in atto, lavoro precario come unico
sbocco per i giovani –l’ indagine Istat
di alcune settimane or sono aveva segnalato lo stato di profondo disagio
dell’economia isolana-, a questo si era
aggiunta come un tornado la relazione
della corte dei conti regionale che ha
messo il dito in una ferita aperta, appunto la sanità.
Le responsabilità dell’assessore, ad
onor del vero, ci sono, certo non sono
esclusive, caso mai ben condivise con
il predecessore Giovanni Pistorio, che
aveva inventato un potenziamento del
servizio 118, dotandolo di 2.997 unità
di personale unitamente a 267 ambulanze che, nel corso degli anni hanno
aggiunto deficit al deficit. Russo, per
la sua parte aveva contenuto i costi, almeno nel 2007, della sanità pubblica,
con tagli considerevoli, mentre aveva
aumentato gli stanziamenti per la sanità privata, sia nel 2007 che negli anni
successivi. Tutto ciò non poteva sfuggire all’attenzione della Corte dei conti,
almeno fino a quando non sarà approvata una legge nazionale per cui non
Sopra Antonello Cracolici. Sotto da sinistra Fran
sono più tollerati controlli sull’operato
dei pubblici amministratori!, ma, ironia
a parte, non è una norma che può interessare il governo. La spesa della sanità
siciliana, ci fanno sapere i magistrati
contabili, è lievitata nel 2010 del 4%
rispetto al 2007, l’unico anno virtuoso,
in quanto prevedeva un necessario rientro della spesa, pena tagli consistenti
del finanziamento nazionale alla Sicilia.
Se il 118 costa ai contribuenti siciliani
18 milioni in più rispetto al 2009, l’apporto di maggiorazione dei convenzionamenti esterni è visibilmente più
consistente, ammontando a 55 milioni
di euro, la stessa spesa dei farmaci ha
subito un incremento di quasi 13 milioni, mentre i “viaggi della speranza” dei
Il
fatto
nistra Francesco Musotto e Massimo Russo
siciliani che vanno a farsi curare
fuori dai confini dell’Isola segnano un saldo negativo di 187 milioni di euro. Se a questi numeri,
di per sé significativi, si aggiunge
che la stragrande maggioranza dei
tagli operati nella sanità pubblica
dall’assessore Massimo Russo
hanno colpito nel mucchio, togliendo efficienza laddove c’era e
lasciando proliferare gli sprechi, il
quadro della situazione è tale per
cui non vi è conferenza delle regioni che tenga per cui si dovesse
rinviare a Sala d’Ercole un dibattito serrato sulla sanità siciliana.
Raffaele Lombardo, a cui non
sfuggono le piccole cose, imma-
ginarsi il buco, ma anche il vuoto
prodotto nella sanità da una politica inadeguata, ha dovuto salvare il suo governo senza poter
cambiare l’assessore alla sanità.
Ma le ragioni della politica e dei
politici, lo tengano bene a mente
i nostri amministratori, non trovano in questo frangente sociale
la comprensione dei cittadini, degli elettori: e come potrebbe essere diversamente se lo spreco di
almeno 400 milioni di euro nella
sanità siciliana potrebbe finanziare la riforma di alcuni comparti
della pubblica amministrazione
siciliana, a partire dalla tanto vituperata formazione per finire alla
scuola pubblica, che dio solo sa
se non abbia bisogno, in sostituzione dei tagli operati dal ministero della pubblica istruzione, di un
riordino e di finanziamenti della
Regione. Nessuno in buona fede
ha qualcosa contro l’assessore
Russo che, peraltro, ubbidisce
alle logiche del Presidente della Regione e della collegialità di
governo, guai se così non fosse,
ma la cosa inaccettabile per i tanti
cittadini che non hanno il denaro
per finire il mese è che ai maggiori costi sociali di tasse, rigore,
balzelli, si aggiunge uno spreco di
risorse che, nel caso della sanità
siciliana, è pari alla metà del suo
bilancio.
Chiudiamo con un quesito per
i nostri lettori: a quanto ammonta
il bilancio annuale della regione e
qual è la spesa sanitaria della Sicilia? Il Presidente della regione
che, volere o volare, è il responsabile del tenore di vita dei siciliani,
dei giovani precari, dei disoccupati, delle donne in cerca di lavoro, senza necessariamente essere
obbligato a proseguire nella sua
fatica politica, negli anni a seguire, che, tuttavia, auguriamo voglia
affrontare per il bene comune,
dovrà pur esaminare l’idea che
così continuando la Sicilia non
sarà più in grado di provvedere ai
suoi figli, soprattutto a quelli più
giovani! Presidente, almeno lei, ci
pensi!
47
Fatti
e fattacci
L’ “arvulu” rossu. Ovvero, forse:
un duello durato dieci secondi
di Gaetano Marino
P
A sinistra, L’ “arvulu” rossu alla Villa Bellini. A destra, in via Dusmet
er gli studenti
di tanti anni fa
l’arvulu rossu era quello
vicino all’ingresso della Villa, dalla parte
di Piazza Roma. E ce n’era
effettivamente la ragione:
quello, infatti, è sicuramente
l’albero più grande che esista in città e, con tutte le sue
radici e ramificazioni, rappresenta una vera, pregevole,
scultura naturale. Ma l’arvulu
rossu non è quello! È quello che si trova lungo la via
Dusmet, all’incrocio con via
Porticello, sotto il Palazzo
Biscari. Il primo era innocuo
punto di riferimento e luogo
di incontro per gli studenti
stessi. Il secondo…il secondo era testimone di violenze
all’onore e di riparazione delle offese. Eh già! perché pare
fosse lì che “offensore” ed
”offeso”, negli anni a cavallo fra Ottocento e Novecen-
48
to, si davano appuntamento
per risolvere privatamente e
clandestinamente,“col sangue”, una offesa alla dignità
o all’onore. Certo fra i gentiluomini, se l’offensore avesse
rifiutato di dar “soddisfazione” all’offeso con la ritrattazione, accettando invece il
duello quale “riparazione”
dell’offesa stessa, l’incontro
avrebbe potuto avvenire in
una infinità di luoghi: un ampio e poco esposto podere;
la villa privata di uno dei due
contendenti; dietro il convento delle carmelitane scalze,
secondo una ben nota letteratura popolare. Ma sempre osservando le precise regole del
Codice cavalleresco, il codice
d’onore, e con le armi stabilite: spada, sciabola, o pistola. Chissà quanti personaggi
anonimi hanno incrociato lì
le loro lame. Anonimi, si! Perché prima il diritto canonico,
poi il codice penale, hanno
nel corso dei secoli ostacolato o vietato questo scontro,
scagliando scomuniche o irrogando pene, sotto forma di
sanzioni pecuniarie o di limitazione della libertà. Qualcuno però ha voluto raccontare
questa esperienza. E’ il caso
dello scrittore e critico letterario Sabatino Lopez (nato
a Livorno nel 1867, morto a
Milano nel 1951). Si trovava a
Catania fra il 1894 ed il 1897
e, nei primi mesi di quest’anno, dirigeva la Gazzetta di
Catania. Racconta lui stesso
(V. Immagine di Catania – V.
Consoli S. Nicolosi – Ed. Ites,
pag. 88 e segg.) che, a causa di
un articolo non gradito a “nostru patri”, l’on. Giuseppe De
Felice Giuffrida, fu da questi
qualificato sul settimanale
l’Unione come “quel gran
mascalzone…e spia della questura”. L’offesa era grave, e il
professor Lopez, nonostante
per nulla esperto d’armi, non
potè esimersi dallo sfidare il
De Felice. E fu duello, alla
sciabola, nella precisa osservanza del codice cavalleresco.
A Catania, in quell’epoca,
fioriva un salotto letterario
senza uguali. C’erano Mario
Rapisardi, e Giovanni Verga,
e Federico de Roberto, e Luigi Capuana, e Nino Martoglio; i quali furono testimoni,
diretti o indiretti, dell’evento,
che avvenne fuori di Porta,
come afferma lo stesso professor Lopez, il quale però
non ricorda di quale porta
si trattasse. E che si trattasse
della porta Uzeda,vicino alla
quale c’era, e c’è ancora, l’arvulu rossu? Chissà! Forse no!
Per la cronaca: al primo assalto l’on. De Felice restò ferito
alla fronte e, alla presenza del
“primo sangue”, i dottori dichiararono chiuso lo scontro
che, a detta dello stesso Sabatino Lopez, durò appena dieci
secondi.
Attualità
49
Acireale
Le Terme di Acireale a…Ferro e
Il commissario liquidatore dello stabilimento termale alza la voce: “Forse qualcuno non
che questa struttura è stata messa in liquidazione”. Tutte le perplessità del Partito dem
Perché è stata persa la convenzione con la Regione? L’assessore Armao: ”Presto la nom
che possa sondare il mercato”. E’ questa comunque un’altra occasione persa per il turis
di Marco Militello
"S
e qualcuno
non l'avesse
ancora capito, le Terme
di Acireale
sono state poste in liquidazione”. Margherita Ferro replica così, stizzita, all'ennesimo fuoco di fila sventagliato
dal circolo locale del Partito
Democratico. Il commissario
liquidatore dello stabilimento termale, in passato più
volte assessore provinciale
in quota Mpa, ha definitivamente perduto la pazienza.
Nei giorni scorsi i democratici hanno alzato il tiro. Nel
volgere di ventiquattr'ore, la
Ferro ha dovuto leggere due
comunicati stampa al curaro:
giovedì 14 luglio il segretario cittadino del Pd Antonio
Raciti ha esposto pubblicamente le proprie perplessità
sulla riapertura del reparto di
otorinolaringoiatria, avvenuta undici giorni prima, dopo
un'interruzione delle attività
durata diversi mesi (“Vengono praticate soltanto le visite
specialistiche, senza l'uso dei
fanghi termali; l'aver perduto
la Convenzione con la Regione Siciliana, inoltre, sposta
l'intero peso economico delle
prestazioni sul paziente”).
Come se non bastasse, ad
incendiare i pozzi è poi intervenuta una seconda nota, con
la quale Raciti e soci chiedono di visitare il Polifunzionale
di via delle Terme, e di visio-
50
A sinistra, la struttura della Terme di Acireale. A destra, una manifestazione a favore de
nare la documentazione che
lo riguarda. “La Convenzione
- spiega la Ferro - è stata persa dal precedente Consiglio
di amministrazione, nel 2005,
per carenza documentale nella richiesta. Io mi sono insediata nel 2009, e la richiesta è
già stata riproposta”. Quanto
alle cure? “Il metodo che abbiamo messo a punto – continua la Ferro – è semplice:
prima effettueremo tutte le
visite specialistiche già prenotate, poi accorperemo in pochi giorni i trattamenti prettamente termali, in modo da
mettere in funzione i macchinari per un tempo prestabili-
to e risparmiare sui consumi
energetici”. Con riferimento
alle istanze relative al Polifunzionale, la professoressa
non ha ancora preso una decisione: “Ho dato mandato
ai nostri legali di stabilire se
un circolo di partito abbia
diritto a consultare gli atti.
Se otterrò il via libera, sarò
felice di consegnar loro l'incartamento, di persona”. Le
schermaglie sopra descritte
dimostrano quanto Mpa e Pd
sia lontani dal raggiungere un
accordo sul termalismo in Sicilia. Un antefatto può aiutare
a comprendere la profondità
della frattura che separa le
due principali forze sostenitrici del governo Lombardo.
Nello scorso giugno, il Salone
delle Terme ospitò un convegno dei democratici, mirato a
promuovere il recepimento
(tramite un ddl all'Ars) della
normativa nazionale sul termalismo risalente ai primi
mesi del 2000, un provvedimento firmato dall'allora Ministro Rosy Bindi. In quella
sede, alla presenza della stessa
Margherita Ferro, il segretario regionale Giuseppe Lupo
sostenne con convinzione
l'iniziativa del circolo acese.
Lupo venne tuttavia smentito in modo eclatante da una
Acireale
o e fuoco
uno non ha ancora capito
to democratico.
la nomina di un advisor
r il turismo
missiva recapitata ai convegnisti da Gaetano Armao,
uomo di Raffaele Lombardo.
L'assessore regionale all'Economia tratteggiò un percorso
preciso: “Il primo passo sarà
rappresentato dalla nomina di
un advisor, con l'incarico di
sondare il mercato; a seguire
verrà la pubblicazione di un
bando di evidenza internazionale mirato a privatizzare
la gestione dell'Ente, mentre
il patrimonio immobiliare
dell'azienda rimarrà pubblico”. Dichiarazioni che il Pd
incassò come una doccia
gelata, e che invece furono
apprezzate dal sindaco Nino
Garozzo, del Pdl. E nella sezione acese, oggi, qualcuno
intrasente odore di conventio ad excludendum: “Pur di
non mettere a repentaglio la
fragile alleanza palermitana
con Lombardo – sussurra
una fonte anonima interna al
partito – la nostra deputazione regionale sta assumendo
posizioni troppo sfumate,
troppo dialoganti, troppo
remissive. L'insoddisfazione
del circolo è dovuta anche
a questo”. Dietro l'angolo
si profila dunque un nuovo
“caso Caltagirone”? Si vedrà.
Di certo, il momento attuale
segna il punto più basso nella
storia delle Terme di Acireale. Furono gli antiche Greci ad intuire per primi l'alto
valore medicamentoso delle
acque acesi, liquido inestimabile, mistura di vapori vulcanici e sali marini. Le Terme
Xiphonie vennero in seguito
ampliate dai Romani. Richard
Wagner, Umberto I di Savoia
(Re d'Italia), la regina Margherita, Benedetto Cairoli,
Menotti Garibaldi, Federico
II granduca di Baden, Ernest
Renan. Sono i nomi di alcuni
tra i più illustri pazienti transitati dalle Terme di Acireale
nella seconda metà del 1800,
epoca in cui lo stabilimento
risorse per opera del barone
Agostino Pennisi di Floristella. Nel primo dopoguerra, era il 1951, le prestigiose
Terme di Acireale vennero
acquisite al patrimonio della
Regione Siciliana. Fu l'avvento del terzo grande popolo
termale: i democristiani. Assieme all'agrumicoltura, lo
stabilimento divenne il fulcro
economico dell'intero hinterland, facendo leva sull'erogazione di un immenso ventaglio di servizi sanitari – con
particolare efficacia nelle cure
osteoarticolari, reumatiche e
dermatologiche. Qualcuno
ricorda il dominio democristiano come un'epoca di politicizzazione, sottogoverno,
sfruttamento elettorale; altri
narrano una fase di fioritura
turistica e perfino aziendale,
sullo slancio dell'imbottigliamento delle acque Pozzillo.
Gli anni ottanta segnarono
il primo rallentamento: nel
1987, tuttavia, venne inaugurato il secondo polo denominato Terme di Santa Caterina. Due anni dopo, Nanni
Moretti scelse la piscina posta
all'interno del parco come set
del suo Palombella Rossa. I
primi anni novanta certificarono la crisi dello stabilimento di via delle Terme. Prima
arrivò la chiusura delle acque
Pozzillo, dopo fu la volta del
business principale, sgonfiato
da un netto, imprevisto calo
della domanda di prestazioni. Nel 1999 venne avviato
un catastrofico tentativo di
privatizzazione (marca Pdl).
Oggi rimangono in piedi due
possibilità: il rilancio dello
stabilimento in tempi stretti,
o la fine del termalismo acese.
favore delle Terme
51
POLITICHE SOCIALI. MINEO: CONSEGNA
DALLA PROTEZIONE CIVILE NAZIONALE
S
A sinistra, gli alloggi del centro “Cara”. Al centro, il presidente Giuseppe Castiglione e i richiedenti asilo. A destra, un m
ono 38 le nazionalità presenti all'interno del
Centro C.A.R.A. di Mineo rappresentate da
25 immigrati, eletti attraverso una votazione
democratica i quasi 2000 ospiti del residence degli Aranci. Saranno loro gli interlocutori privilegiati del presidente della Provincia di Catania,
Giuseppe Castiglione, che ha preso ufficialmente in consegna il Centro, in qualità di Soggetto attuatore (designato
il 6 luglio scorso dal capo dipartimento della Protezione
Civile nazionale, prefetto Gabrielli).
Il presidente Giuseppe Castiglione si e' recato a Mineo per consegnare tre spazi comuni di circa 280 metri
quadrati ciascuno, insieme a Angelo Borrelli, Luca Odevaine, al vice prefetto vicario, Annamaria Polimeni, agli
assessori provinciali, Pippo Pagano e Francesco Nicodemo, al dirigente delle Politiche sociali della Provincia,
Giovanni Ferrera, al deputato regionale, Pippo Limoli, ai
Sindaci del Calatino, ai Consiglieri eletti nel collegio, in
presenza dei rappresentanti della Croce Rossa Italiana e
delle Associazioni di volontariato. Nello specifico le tre
costruzioni prefabbricate in monoblocchi saranno utilizzati: il primo come centro di accoglienza e identificazione,
il secondo per attività ricreative e il terzo come centro
52
culturale. All’interno di ogni blocco, fornito di impianto
di climatizzazione, oltre l’arredamento è stato installato
un televisore con collegamento satellitare per permettere
agli ospiti di seguire le emittenti televisive del loro Paese
di provenienza. A breve sarà consegnato uno spazio più
ampio per la consumazione dei pasti.
"Siamo entrati in piena fase operativa - ha affermato
il presidente Castiglione -. La giornata trascorsa a Mineo
segna l'avvio del percorso che abbiamo condiviso con gli
altri amministratori locali e la popolazione del territorio.
E' un primo passo in direzione dell'accoglienza e dell'integrazione. Per questo in sinergia con la Prefettura abbiamo
pensato di costituire una Commissione territoriale che
agirà all'interno del Centro, seguita dalla dottoressa Loiacono, per accelerare attraverso audizioni le pratiche per
il riconoscimento dello status di rifugiato politico. Inoltre
da oggi avvieremo le procedure d'appalto per individuare il nuovo Ente gestore che espleterà tutti i servizi del
Centro: dalla mediazione culturale e linguistica alla formazione, dato che la C.R.I. il 31 agosto lascerà la gestione a
lei affidata. Ringrazio il personale della Croce rossa, nella
persona della dottoressa Gabriella Salvioni, per quanto
finora è stato fatto, così come le associazioni umanita-
Redazionale
a cura della
Provincia Regionale
di
Catania
GNATO IL “RESIDENCE DEGLI ARANCI”
ALE AL SOGGETTO ATTUATORE
estra, un momento della conferenza stampa
rie internazionali, Save the children,
l’UNHCR rappresentato da Giulia
Laganà e l’IOM con le quali rafforzeremo sempre più la nostra collaborazione”.
“Il nostro obiettivo principale
resta comunque - sottolinea il presidente Castiglione - la realizzazione
del Patto per la sicurezza, già firmato con tutti i Sindaci della zona,
che colgo l'occasione di ringraziare
per l'attività svolta in questi mesi.
La Provincia di Catania e' inoltre
capofila di un progetto, da finanziare con i fondi del PON Sicurezza,
per garantire l'integrazione sociale
degli immigrati con i Comuni del
territorio".
A seguire la firma del verbale di
consegna del Centro al Soggetto attuatore, autorevoli interventi sono
pervenuti dal dott. Borrelli e dalla
dottoressa Anna Maria Polimeni.
Presenze al “Cara” aggiornato al 18 luglio 2011
Afghanistan 160, Bangladesh 24, Burkina Faso 47, Ciad 18, Costa
D’Avorio 133, Eritrea 116, Etiopia 49, Georgia 1, Ghana 136, Guinea
17, Iran 24, Iraq 11, Kenya 1, Libia 8, Mali 136, Niger 14, Nigeria
328, Pakistan 317, Senegal 54, Siria 1, Somalia 5, Sudan 36, Tunisia
6, Turchia 20, Camerun 7, Gabon 2, Liberia 5, Marocco 1, Mauritania
3, Guinea Bissau 2, Togo 37, Gambia 32, Sierra Leone 12, Benin 4,
Congo 12, Egitto 2, Palestina 1.
I dati forniti dalla Questura (sede all’interno del Cara) sono le
presenze alla data odierna, ma variano giornalmente in virtù di nuovi
arrivi o di spostamenti in altre sedi.
Elezioni dei 25 rappresentanti degli immigrati
Le elezioni sono state organizzate dall'UNHCR; che ha provveduto
ad allestire il seggio, stampare le schede elettorali, effettuare lo scrutinio, ecc. Le comunità con membri di sesso femminile hanno potuto
eleggere anche un rappresentante donna; quelli con più di 200 membri hanno due rappresentanti.
53
Eventi
54
Eventi
Successo per la terza
edizione di “Teatri Riflessi”
S
i è concluso con un grande successo e un pubblico
numeroso la terza edizione di “Teatri Riflessi”, il
concorso di corti teatrali
in scena al Centro Fieristico Le Ciminiere
di Catania, organizzato da IterCulture in
collaborazione con la Provincia regionale
di Catania.
Nel corso della finale di domenica, presentata dagli attori Assya D’Ascoli ed Elio
Sofia, alla presenza di centinaia di spettatori, sono stati assegnati i tre premi “Miglior Drammaturgia” per ciascuna delle
tre categorie in gara - “il cibo”, quest’anno uno dei temi principali della kermesse, “riduzioni e liberi adattamenti di testi
editi a tema libero” e “teatro danza” - del
valore di 400 euro, nonché conferito l’ambito premio “Miglior corto”, del valore di
1.200 euro.
Tutti i premi in denaro sono stati messi
in palio da IterCulture, mentre le sculture
consegnate agli artisti sono state realizzate, come ogni anno, da Mary Imbiscuso.
A essere incoronato il re dei corti teatrali,
conquistando il prestigioso premio per
L’assegnazione del premio alla compagnia “Industria Indipendente” “per Crepacuore”
il “Miglior corto” per l’edizione 2011, il
lavoro della compagnia romana Industria
indipendente “Crepacuore”, scritto da
Erika Galli, diretto dalla regista Martina
Ruggeri e interpretato dalla bravissima
Diletta Acquaviva, che ha ottenuto il maggior numero di voti espressi dalla giuria
tecnica e la menzione speciale della giuria
dei giornalisti, novità di quest’anno.
Per quanto riguarda i premi “Miglior
Drammaturgia”, sono stati assegnati a Salvino Calatabiano, per il corto “Maladittu
Idiota”, nella categoria “riduzioni e liberi
adattamenti di testi editi a tema libero”; a
Maria Elisa Corsaro e Tiziana Francesca
Vaccaro de “La compagnia dell’agnello”
per il corto “Agnus Day”, per la categoria
“cibo“ e, infine, a Simona Miraglia per il
corto “Il II sesso”, per la categoria “teatro
danza”.
Inoltre, una menzione speciale della
giuria tecnica per l’interpretazione, è andata a Francesca Cecala, regista e attrice
del corto "Zorro".
55
Presentazioni
56
Eventi
Gioco e storia in un Museo
Bambole di pezza, di cartapesta e meccaniche, soldatini di piombo, piccole automobili
e modellini di navi, antichi libri di fiabe sono esposti al Centro Fieristico “Le Ciminiere” di Catania
H
di Ada Fichera
a recentemente riaperto, nella sede del Centro
Fieristico “Le Ciminiere”
di Catania, il “Museo del
giocattolo”. Fino a qualche mese fa sito nell’antico Palazzo Bruca
di via Vittorio Emanuele, il Museo espone
una collezione di giocattoli antichi, acquistati o donati, oggi di proprietà dell’associazione “Ioco”.
Bambole di pezza, di cartapesta e meccaniche, soldatini di piombo, piccole automobili e modellini di navi, antichi libri
di fiabe, quaderni e giornali, quadri del
pittore Gaetano Calogero (appositamente
realizzati per questo museo) che documentano gli antichi giochi “poveri”, cavalli a
dondolo, splendidi giochi che risvegliano,
in visitatori e collezionisti, ricordi nostalgici ed anche teneri ed emozionati sorrisi,
testimoniando allo stesso tempo usi, costumi e storia della società di un tempo.
Cultura, arte, tecnologia e mode della
vita dei bambini dell’epoca, ma anche di
quanti oggi vivono la loro infanzia: non
mancano infatti nuovi giochi e pezzi da
collezione protagonisti dei nostri giorni.
Chi potrebbe però narrare al meglio
le caratteristiche di tale esposizione, se
non colei che si è occupata di allestire e
assemblare tanti giochi da realizzarne un
museo?
Abbiamo dunque intervistato la signora
Margherita Scuderi, responsabile dell’Associazione “Ioco” di Catania.
Il Museo del giocattolo a Catania
esiste già da tempo, ma da qualche
mese è stato “trasferito” nella nuova
sede del Centro “Le Ciminiere”. Quali sono i motivi che vi hanno portato a
questa scelta?
Al Centro “Le Ciminiere”, della Provincia di Catania, ci hanno dato ospitalità
e abbiamo creduto che fosse una collocazione migliore per questo Museo, che così
entra a fare parte di quel polo museale che
già da anni è ormai un luogo turistico e di
“formazione” della città. Lì infatti vengono molte scolaresche, ma anche gruppi dai
paesi limitrofi, che così hanno più “mete”
in uno stesso sito per le loro gite, diciamo
che trovano concentrati qui più luoghi
d’interesse.
Perché un “Museo del Giocattolo”?
Perché la nostra “sottocultura” ha ignorato il giocattolo precedentemente.
In altri Paesi europei, vi sono altri musei di questo tipo; invece l’Italia, soprattutto meridionale, ha ignorato il gioco che
non è solo strumento di divertimento ma
anche di crescita per il bambino. Le faccio un esempio per tutti: a Montecarlo, il
Museo Nazionale è un Museo del Giocattolo. Spesso inoltre si sottovaluta il relativo
collezionismo, che invece è diffuso anche
da noi in Sicilia, ma purtroppo qui ha una
vena di possesso, non c’è la cultura della
donazione, si tende a tener per sé e chiuso
ciò che invece è un patrimonio di comunicazione agli altri….
Tuttavia, l’idea del museo è nata nel
1999, quando è stato fatto il “Patto Territoriale” finalizzato a creare luoghi d’interesse per la città e per i turisti. Poi il museo
a Catania aprì a Palazzo Bruca nel 2002.
Tutti i giochi erano legati al proprio stato
sociale e alla propria epoca: come la casa
delle bambole di una bimba, certamente
nobile, la cui biancheria e le cui tendine
riportano le iniziali ricamate della stessa
bambina…
Qual è il pezzo più antico esposto al
Museo del Giocattolo di Catania e quale il più recente?
Il più antico è un piccolo soldatino di
cartapesta della metà dell’Ottocento, il più
recente è la Barbie, che è della fine degli
anni Cinquanta, alcuni modelli mi sono
stati venduti da una collezionista.
Essendo a gestione autonoma dell’Associazione “Ioco”, per visitare il Museo del
Giocattolo, per i mesi estivi, si effettuano
visite solo su prenotazione. Per informazioni: Tel. 095-539073.
Alcuni giocattoli antichi esposti al museo
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Arte
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Arte
I Vespri
a Palermo
Lo trovate nelle seguenti edicole:
Amico Claudio, via Libertà, 197
Cappello, piazzale Ungheria, 28
Russo, piazzale Della Vittoria, 1
Oliveri Francesco, via Calatafimi, 14
Palazzolo Francesca, piazza San Domenico, 13
Bonura Francesco, via Francesco Crispi 138
Naccari R., via Filippo Turati
Santacolomba Giovanna, piazza Ignazio Florio, 43
Cupitò Vilna, via P.pe di Belmonte, 104
Ferlazzo Rosa, via Ruggero Settimo, 51 “portici”
Mercurio Ottavio, via Ruggero Settimo, 201
Serra Giuseppe, via Terrasanta, 5
Pirrone Antonio, via Maqeda, 420
Ferrara Angelo, piazza San F.co Di Paola, 61
Carella Francesco, piazza Vittorio Emanuele Orlando
Bonura Giovanna, via Sammartino, 55
Scozzari Giusto, via Dante, 74
Elio S.A.S. & C., piazza Giovanni Amendola, 19/B
F.lli Schillaci Giuseppe &C., via P.pe di Villafranca, 50/C
Capizzi Iole, piazza Giulio Cesare, 44
Calò Eleonora, via P.pe di Villafranca/ angolo via Caltanissetta
Patti Saverio, via Archimede
La Tua Rivista di Testagrossa Rosalia, via Pasquale Calvi, 12
Aiello Simone, piazza Mordini
Cricchio Marco, via Libertà, 91
Testa Benedetto, via Roma, 400
Bonura Maurizio, via Libertà, 56
Cuccia Francesco Luigi, via Laurana, 79
Edicolè di Piazza Annamaria, via Marchese di Villabianca, 89
Sicari Antonio, via Marchese di Villabianca, 111
Mercurio Marco, via Marchese di Roccaforte, 62
Catania Filippo, via Pirandello, 43
Cocco, via Sciuti, 50
Romano Maurizio, via Empedocle Restivo, 107
Cassaro Mario, via Alcide De Gasperi, 237
Cricchio Pietro, via Cilea, 30
Campora Domenico, via Cataldo Parisi, 102
Campora Adele, via Holm, 62
Campione Rosalia, via Uditore, 2/R
Guarneri Camillo, via Ugo La Malfa, 31
Guttillia Roberto, viale Strasburgo, 445
Lino Francesco, via Principe di Palagonia, 14
Pantò Giuseppina, via Empedocle Restivo, 70
Cecchi Enrico & C., viale Campania, 60
Bonura Mario, via Trinacria, 125
Barravecchia, via Ausonia
Manzella Salvatore, via Resuttano, 247
Catania, via Villa Sofia
Grasso, via Enrico Albanese, 39
Catania Santo, viale Del Fante, 56
Amico Santa, via Leoni, 44
Gallo Salvatore, via Empedocle Restivo, 114
Edicolè di Stefano Claudio, via Autonomia Siciliana, 48
Sciara Biagio, via Ponte di Mare, 1
Cane, via Foro Umberto 1°
Prestifilippo Antonio, via F. ppo Juvara, 38
Di Cesare Giuseppa edicola 1 Stazione
C./Le, piazza Giulio Cesare
Cotroneo Antonio e Giovanni & C. S.A.S,
edicola 2 Stazione C./Le, piazza Giulio Cesare
Capitò, via Cavour, 115
Voglia di Leggere di Mercurio Benedetta,
via Pacinotti, 40, 42,44
Seidita Vito, via Leonardo da Vinci, 269
Di Trapani Girolama, via Sanfilipppo, 2
Gioia Emilio, via Carmelo Onorato, 26
59
L’intervista
“Il Capitano Morello - Una vita per l’Italia”
Giovanni Burtone rende omaggio col suo libro al partigiano capitano Morello,
cosi’ negli anni della Resistenza fu chiamato suo padre Giuseppe
E'
un tributo al padre Giuseppe, quello che Giovanni Burtone, deputato nazionale Pd, rende col suo
libro al partigiano capitano
Morello, come negli anni della Resistenza fu
chiamato Giuseppe. Il titolo del lavoro è “Il
Capitano Morello - Una Vita Per L'Italia".
Pagine 144, Bonanno editore.
Lo incontriamo tra foto e manifesti che
ricordano passato e presente della sua attività politica, ma questa volta indossa i panni
dello scrittore.
Quali sono le motivazioni di questo
tributo a suo padre, perchè è nata la voglia di scriverlo, e quali sono gli argomenti trattati nel libro?
La storia è di per se straordinaria: la vita
di un giovane del Mezzogiorno, della Sicilia,
partito da Militello che, prima studente a Catania tra mille difficoltà, viene chiamato alle
armi perchè la sua Patria gli aveva chiesto di
andare in guerra. E aderisce alla Resistenza,
tra tante vicissitudini.
In quel periodo suo padre quanti
anni aveva, e quando è stato ambientato
il libro?
Parto dalla sua infanzia. Nato a Militello,
si sposta a Catania da giovane e frequenta
il liceo Spedalieri, e a diciotto anni, mentre è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza
dell’università di Catania, viene chiamato alle
armi e destinato prima a fare il corso allievo
ufficiale a Civitavecchia, e poi mandato in
Albania. Lì vive una esperienza militare piuttosto traumatica, poi rientra all'Aquila e nel
1943 viene spostato a Macugnaga nel nord
Italia, alle pendici del monte Rosa. Comincia
lì il suo attivismo come partigiano. Tenta di
scendere in Sicilia quando l'esercito si scompone e c’è il “rompete le righe” determinato
dall'armistizio, ma non riuscendoci perchè
bloccato dai tedeschi, riesce a fuggire insieme con altri suoi amici che erano stati con
lui nell'esercito e va in montagna in una baita. Comincia la sua Resistenza.
Nasce il Gruppo Patrioti Ossola
60
di Alberto Bucchieri
Giovanni Burtone con in mano il suo libro
Sì, nasce questa prima cellula che poi
man mano si svilupperà e darà vita alla Divisione Valtoce, che si impegnerà in quel
territorio. Io scrivo questa storia perchè la
trovo, straordinaria: un giovane che ama la
propria patria, che fa il proprio dovere di militare prima, ma poi si impegna per liberare
la nostra Italia dal dominio nazi-fascista. Ho
voluto perpetuare il valore ideale di questa
pagina così bella della storia italiana, e mi è
sembrato giusto riscrivere alcuni episodi che
fanno emergere l’amore che c'è nella lotta
partigiana, per liberare la nostra patria, per
renderla migliore, per avere un'Italia diversa.
E il mio impegno politico si rifà proprio ai
valori della Resistenza, dell’antifascismo, in
una Italia libera e democratica.
Leggendo il libro si nota un impegno
nella ricerca iconografica, e addirittura lei arriva a descrivere persino la tesi
di laurea di suo padre. Come ha svolto
quest'approccio di ricerca, quale metodologia ha usato per le fonti?
Sono un appassionato di storia, ma non
mi sento uno storico. E’ un libro di storia
che è frutto, oltre che di un'elaborazione
collegata ai racconti che io ho ricevuto da
mio padre, da amici suoi e da persone che
ho sentito direttamente, anche di una ricerca
approfondita che ho fatto e man mano che
sono andato avanti, mi sono appassionato di
quei luoghi, sono andato al centro studi della
Resistenza di Ossola, ho acquisito la documentazione che ho poi rielaborato, soprattutto quella legata alla formazione delle varie
brigate e dei gruppi e anche sulla Repubblica
partigiana dell’Ossola. Ho fatto anche una
ricerca sugli studi di mio padre, che mentre
era allievo ufficiale venne a Catania per fare
due esami, segno di un impegno rigoroso;
era veramente la migliore gioventù quella dei
nostri padri. Io credo che rispetto alle generazioni successive, abbiano dato veramente
il meglio e questo traspare anche dal legame
con la propria famiglia, con la propria terra.
Io penso ai miei diciotto anni e ai diciotto
anni di mio padre, e trovo sicuramente che
la sua era sicuramente una generazione più
forte, più tenace, più generosa.
Si può dire che nel suo libro c'è anche
un fine di recupero storico - didattico, oltre che politico, proprio nei confronti dei
giovani, per poter far loro approfondire
alcuni argomenti di quel periodo?
Mi piace sottolineare che in occasione di
alcuni incontri per la presentazione del libro
sono stato anche in un liceo e ho trovato
ragazzi attentissimi, molto colpiti da questa
storia. Sono segni di risveglio e vedo con
piacere che c'è un ritorno all'impegno civile
e politico. Mi auguro che si possa continuare
su questa strada perchè le nostre istituzioni
hanno bisogno di un protagonismo nuovo
delle giovani generazioni che tra l'altro si
trovano in enormi difficoltà perché vivono
una condizione sicuramente non favorevole,
colpa non solo di una condizione generale
ma anche delle inefficienze dell'attuale politica, che non ha al centro i problemi veri
della gente. Io invece penso che il fine della
politica debba essere quello di mettere come
priorità i problemi reali che ci sono oggi ed
avere un'ispirazione basata sull’ideale. In
questa ispirazione, penso che l'Unità d'Italia
e il Risorgimento, così come la Resistenza,
siano pagine politiche fondamentali.
L’intervista
61
Libri
“Il comune sentire”
Il cardinale Carlo Maria Martini esprime la sua consapevolezza
che migliorare la società e l’uomo è compito della chiesa e del sistema politico
"I
di Angelo Mattone
l comune sentire”, Rizzoli, euro 17,50, è l’ultima fatica, in ordine
di tempo, del cardinale
Carlo Maria Martini,
figura chiave della chiesa cattolica nel
mondo e, ancora di più filosofo e teologo che è riuscito, nell’arco della sua
vita intensa a coniugare il magistero
di fede con l’impegno sociale. Martini è da tempo affetto dal morbo di
Parkinson e le sue condizioni di salute
lo hanno costretto a rientrare, già da
diversi anni da Gerusalemme, dove si
era ritirato per dedicarsi ai suoi studi
di esegesi biblica e alla preghiera, appena alcune settimane dopo le sue
dimissioni da pastore dell’arcidiocesi
di Milano, accolte da Giovanni Paolo
II con disappunto. Dagli ovattati e
discreti ambienti vaticani è trapelato,
pur a distanza di anni, che l’udienza
privata che precedette, dopo ventidue
anni di guida della chiesa meneghina,
l’abbandono di Carlo Maria Martini,
l’11 luglio 2002, con il Papa, avesse la
magia di un’empatia umana e spirituale tra due uomini di chiesa straordinari
per istinto e per fede. Martini si era sottoposto da qualche giorno
ad un controllo medico che aveva ravvisato il sopraggiungere della
sindrome parkinsoniana e, dopo attenta riflessione, si era deciso al
passo delle dimissioni; nello stesso periodo Giovanni Paolo II, per
un imprevedibile gioco del destino, aveva subito un aggravamento
della sua malattia, proprio in quei giorni lo stesso Parkinson che si
affacciava nella vita di Martini aveva raggiunto il secondo stadio
nella forte fibra di Wojtyla; l’annuncio che il cardinale, che guidava
il cartello dei “progressisti”, avesse scelto di ritirarsi dal magistero attivo per problemi di salute cambiava l’intero quadro sinottico
dei delicati equilibri vaticani, che sicuramente erano presenti nella
mente e nel cuore di Giovanni Paolo II. Martini, in sostanza, si era
chiamato fuori rispetto a qualsiasi incarico; ritornava ai suoi studi
di teologia, di filosofia, di esegesi per gli anni che gli rimanevano da
vivere. I due uomini, comunque, non accennarono affatto agli equilibri sinodali, al contrario il Papa abbracciò il fratello cardinale e gli
chiese di affrontare la malattia con la forza della fede e l’aiuto della
Madonna, di cui Wojtyla era devotissimo; Giovanni Paolo II, al
momento del congedo, sussurrò all’orecchio di Martini di non aver
paura delle sofferenze che avrebbe patito, di lì a qualche anno, sul
62
letto di morte lo stesso Papa. Martini,
visibilmente turbato lasciò la stanza
delle udienze private. Di tutto questo,
ovviamente non vi è traccia nel libro,
l’abbiamo riportato nella speranza
che qualche letterato, narratore o
scrittore che sia, decidesse di scrivere
alcune pagine di un romanzo storico
che ripercorra quegli anni di fervida
e, per alcuni versi tumultuosa attività
della chiesa, tra l’estate del 2002 e il
28 aprile 2005, data dell’elezione di
Benedetto XVI.
L’introduzione a “Il comune sentire”
è di Ferruccio De Bortoli, il quale,
nella qualità di direttore del “Corriere
della Sera” offrì al cardinale Martini
una rubrica mensile di comunicazione con i lettori tra il 2009 e il 2010.
La raccolta di quesiti e di risposte
di Martini, ordinata per argomenti,
islam, nuove povertà, la fede, scienza
ed etica, per citarne soltanto alcune,
mostra la capacità teologica del cardinale, che, tuttavia si trasforma in empatia di fronte alla sofferenza umana,
alla solitudine, alla morte, per approdare all’impegno di carità, di
fede, civile e sociale. Tre atteggiamenti, non sono affatto giudizi!,
emergono da questo libro che consiglio di leggere a credenti ed
atei, la scelta nitida di campo di Martini per la democrazia, la sua
consapevolezza che migliorare la società e l’uomo è compito della
chiesa e del sistema politico, l’etica individuale e collettiva, dalla
quale non si può derogare, agendo sul libero arbitrio per allontanare la “bugia”. Infine, e soltanto all’interno della scelta di etica
sociale, Martini rivolge, indirettamente, un richiamo ai mass-media,
alla comunicazione, relativa ad evitare che la società venga indirizzata verso le eccezioni e, mai verso la normalità, che non è fatta di
giovani, uomini e donne, che si drogano, delinquono o uccidono,
ma di tanti individui che aiutano i più sfortunati, come sanno e
possono.
Martini è figura storica complessa, sintesi di fede e impegno sociale, di cui la chiesa, almeno in questo secolo, appena trascorso,
è priva; potrebbe servire soltanto, con l’ausilio della letteratura,
tracciarne il profilo che assuma la profondità di cambiamento teologico, rispetto all’ attualizzazione della fede, come chiave di lettura
del l’impegno profuso dal cardinale, che tanto ricorda il Federigo
Borromeo, appunto arcivescovo di Milano nel 1595.
Cinema
“Harry Potter” e i doni della morte
Il contorno, le atmosfere, l’attesa, l’ansia della fine, da sole valgono
il film di David Yates che non è pero’ meglio del precedente
di Rosario Lizzio
In sala dal 23 luglio
Per chi ama i supereroi
CAPTAIN AMERICA di Joe Johnston,
con Chris Evans, Stanley Tucci, Tommy Lee
Jones, Dominic Cooper
da vedere perché...
Una scena del film “Harry Potter” e i doni della morte
E
alla fine siamo arrivati alla fine. La saga
del maghetto Potter
ci ha tenuto incollati
ai prossimi appuntamenti, sapientemente dilazionati per
motivi commerciali, per ben undici
anni. Più di una decade, tanto abbastanza da farci affezionare al punto da
giungere alla conclusione sicuri che mai
più il cinema riuscirà a creare una storia
altrettanto familiare e appassionante, e
ciò aldilà di eventuali meriti di registi e
sceneggiatori e attori che si sono succeduti nei vari film. Il regista David Yates,
che non ha avuto particolari meriti artistici, è solo quello che è riuscito a portare a termine gli ultimi episodi senza particolare gloria né onore, ma anche senza
particolari demeriti. Il film, lo sappiamo,
si nutre del romanzo di origine, dell’atmosfera ovattata di Hogwarts, della lotta infinita tra buoni e cattivi, tra il bene
e il male che si annida in ognuno di noi.
E se la fine è nota, l’epico abbraccio
tra i protagonisti, il bacio che suggella
l’amore più che l’amicizia, le lacrime che
sgorgano a liberatoria conclusione: tutto fa parte dello spettacolo e soprattutto
la guerra che si scatena sotto il castello
con maghi, mostri e artifici di ogni genere. Lo sappiamo, si doveva per forza
esagerare. Che non siano passati invano
ben undici anni di spasmodica attesa.
Anche se la recitazione langue un poco,
la sceneggiatura è carente, l’azione ogni
tanto si perde, bastano pochi momenti giusti per lasciare lo spettatore affezionato alla saga con il fiato in gola. Il
contorno, le atmosfere, l’attesa, l’ansia
della fine, da sole valgono il film, che
non è meglio del precedente se non fosse proprio per il fatto che va a chiudere
tutti i buchi lasciati aperti dai racconti
precedenti. La trama non ha molta importanza, ovvero non importa come si
arriva all’agognato finale. Importa, eccome, che ci siano gli effetti speciali e
la lotta, che buoni e cattivi passino dalle
scaramucce all’atto finale, che la guerra
divampi, che si pianga e che si rida. Da
questo punto di vista l’ultimo capitolo
mette a frutto tutto ciò che è stato seminato in precedenza, il che non è poco se
si pensa ai sette film disseminati in oltre
un decennio. Non un film da recensire
quindi, ma una saga da chiudere, un capitolo finale con cui dare addio a tutti
i personaggi, con rimpianto e dolore
ma anche con la gioia della possibilità
di rivedere, in una maratona di due o
tre giorni, tutto insieme il racconto di
formazione che ha appassionato più
generazioni.
C’è ancora fame di supereroi, ed ecco arrivare
anche il povero aspirante soldato Steve Rogers
che viene continuamente dichiarato inadatto alla
vita militare finché un programma speciale fa di
lui un supersoldato. Da un celebre fumetto ormai d’epoca arriva Capitan America, capostipite
di tutta una serie di superuomini molto ricercati
sul grande schermo.
Per chi ha nostalgia di Russ Meyer
BITCH SLAP di Rick Jacobson, con Julia
Voth, Erin Cummings, America Olivo
da vedere perché...
E’ un tentstivo di remake di un celebre film di
Russ Meyer, noto regista di erotici soft caratterizzati dalle misure delle attrici. Qui tre ragazze molto
dotate si ritrovano nel deserto alle prese con una
trama sgangherata che le vuole alla ricerca di alcuni
diamanti. Con un occhio a Rodriguez e Tarantino
e un altro alle generose scollature.
Per gli amanti degli animali
AFRICAN CATS IL REGNO DEL CORAGGIO di Alastair Fothergills
da vedere perché...
Si tratti di un documentario o di un film, racconta la storia di tre mamme: una leonessa che si
dedica alla formazione della figlia, una mamma
ghepardo che senza il suo compagno difende cinque cuccioli troppo curiosi, e una mamma leopardo che è leader di un branco che deve cacciare
un leone troppo ivnadente.
63
Libri
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Televisione
Una scena della fiction “Agrodolce”
Esercizi di stile. E forse non solo
La fiction siciliana “Agrodolce” non riprende a causa di problemi finanziari e di produzione.
Per i lavoratori è scattata la Cassa integrazione. La Regione Siciliana garantira’ il 40 per cento della spesa
R
EDAZIONALE: ANSA –
Palermo, 15 Luglio 2011.
La fiction non riprende e
per i lavoratori addetti alla
produzione della fiction
“Agrodolce” scatta la cassa integrazione.
L'accordo è stato raggiunto tra il ministero
del Lavoro, i sindacati e la società Btl (cui fa
capo la produzione della serie di Raitre). Le
riprese si sono fermate nel mese di marzo a
causa di problemi finanziari e dell'aumento
dei costi di produzione. Per la Cassa integrazione in deroga la Regione Siciliana garantirà
di Canaletto
il 40 per cento della spesa che coprirà il periodo compreso tra l'11 marzo e il 31 luglio.
L'intervento della Regione trova motivazione
nel fatto che, con la Rai, già finanzia la fiction
con i fondi Fas destinati allo sviluppo delle
aree svantaggiate. Oltre ai lavoratori, anche
gli attori di “Agrodolce” sono in agitazione.
In un incontro con il sindaco della città in
cui si realizza la fiction, Termini Imerese,
Vincenzo Ferrera e Orio Scaduto, a nome di
tutto il cast, hanno sollecitato un intervento
perché si decida una volta per tutte se proseguire o meno l'esperienza di “Agrodolce”.
Gli attori hanno firmato un contratto di 26
mesi ma la lavorazione è stata caratterizzata
dalla instabilità finanziaria. Proprio a causa
di un aumento dei costi la società Einstein,
che cura la produzione, ha fermato le riprese. “Per chi fa il nostro mestiere - hanno detto Ferrera e Scaduto - non si può aspettare
una decisione che non arriva: nel frattempo
si perdono altre occasioni”. È bene precisare
che i dati d'ascolto della fiction sono sempre
stati assai inferiori alle attese e non ha mai
riscosso neanche apprezzamenti lusinghieri
dalla critica.
65
Televisione
ESORNATIVO: Nel bel mezzo della torrida estate sicula, una lieta novella raggiunge
le indefesse maestranze che con abnegazione e maestria hanno fatto sì che in mesi or
sono uno splendido elaborato artistico in
forma filmica, avente titolo “Agrodolce”,
potesse essere goduto da una torma innumerevole di abbonati alla più gloriosa azienda culturale del Paese. Un lungimirante accordo tra le parti in causa, assai coscienziose
in verità, consente alle suddette maestranze
di percepire, a parziale riconoscimento dei
propri meriti, quel surrogato di salario denominato “cassa integrazione” fintantoché la
lavorazione del prodotto artistico di cui sopra, redditizio e di successo, non riprenda il
suo normale svolgimento come da più parti
auspicato. Ma cosa sarebbe un capolavoro
del genere senza il fondamentale apporto
di quegli istrionici artisti dell'arte recitativa?
Cosicché anche loro hanno ossequiosamente fatto rilevare la propria esistenza chiedendo, al contempo, di poter far rivalere i loro
sacrosanti diritti. Due fra questi, i celeberrimi e valenti Vincenzo Ferrera e Orio Scaduto, incontratisi con il primo cittadino della
ridente località dove vengono effettuate le
superbe riprese, hanno rispettosamente fatto presente come sarebbe d'uopo addivenire ad una sollecita e risoluta decisione circa
l'avvenire, al momento incerto, dell'intera
operazione. “Per amore dell'arte – hanno
detto - siamo disposti ad immolarci con dedizione ma potremmo trovarci in condizioni
di indigenza tali da dover cedere al richiamo
di altre fonti di lucro... com'è nel costume
della nostra dannata razza di istrioni”. Invero, non si può celare ai più come non vi
fossero masse esorbitanti fedelmente affezionate allo sceneggiato seriale e neanche
la circostanza di un assai ampio novero di
detrattori e denigratori che non ne apprezzavano l'eccelsa qualità!
ONOMATOPEICO: Aaah... che caldo!
Gulp, che notizia. Ssshhh... ora ve la racconto. “Agrodolce”... sluurp... la fiction, ve
la ricordate? A marzo ha chiuso i battenti –
sdang – per mancanza di soldini... dindin! E
tutti si sono ritrovai a spasso a fischiettare...
fiut-fiiiut... ma ecco che, a sorpresa, – ooooh!
- giunge la notizia che i pezzi grossi – pomp
pomp – si son messi d'accordo – yeeaah –
per far avere ai lavoratori della fiction la cassa integrazione... clap clap clap! Ma anche gli
attori sono in agitazione – mumble mumble
– e due di loro a nome di tutto il cast hanno
piantato i pugni – sbam! - chiedendo una de-
66
cisione rapida, lampo e stampo – flash – sul
da farsi. “Per chi si fa il c... - mmmh! – con
questo lavoro – hanno detto – non si può
perdere tempo – tic tac tic tac – e lasciarsi
sfuggire via – swwiiissh! – altre occasioni
per... gnam gnam!”. In confidenza, sssshh,
questa fiction la vedono in pochi – ops - e
non è che faccia impazzire... flop!
INGIURIOSO: Odio l'estate, specie se
leggo 'ste notizie del cavolo: quella stradannata fetecchia che hanno il coraggio di chiamare “Agrodolce” (“Agro-amaro” dovrebbero chiamarla”) ha chiuso... e bene hanno
fatto a chiuderla! Bene.. anzi, male... adesso
per i cosiddetti lavoratori (Lavoratooriii?! Prrrrrr.... quei mangiapane a tradimento) hanno fatto la fregnaccia di far scattare la cassa
integrazione … la cassa da morto dovevano
far scattare, altroché! Si son messi (quando
mai?) d'accordo, a nostre spese, il Ministero del Lavoro (tsè... 'sti scansafatiche!), i
sindacati (bboni quelli) e la Btl (che nome
cretino!). Le riprese s'erano fermate a marzo
perché s'erano già mangiati tutti i soldi e si
son ritrovati col culo per terra... glie pòssino! E la Regione Sicilia, invece di farsi una
padellata di affaracci suoi e pensare a cose
più serie, ci mette il 40% in deroga... tanto,
dice, li prendiamo dai fondi Fas, ecchisene-
frega! Ma pure quei frocioni degli attori (ché
lo sappiamo, gli attori sono tutti froci e le
attrici bu... bulimiche, va'!) han fatto caciara.
Sono andati da quel pusillanime del sindaco
a fare gli arroganti e a pretendere chissà che!
“Decidetevi – hanno detto – perché noi, a
furia di aspettare, perdiamo altre occasioni!”... e 'sticazzi, non ce lo metti? Che poi
'sta boiata nun la vedeva manco mi' nonno
in carrozzella ed era meglio d'un lassativo!
GASTRONOMICO: Luglio, fa un caldo
umido che par d'essere dentro a una brodaglia. Bah, 'sta notizia mi pare una bufala!
Non tutte le ciambelle riescono col buco e
così “Agrodolce”, titolo azzeccato come il
cacio sui maccheroni, ha chiuso a marzo ed
è stato un bel pasticcio! I lavoratori, quando
già pensavano d'esser fritti, si sono ritrovati
incartocciati nella cassa integrazione. Coloro
che avevano le mani in pasta hanno sfornato
questa bella pensata. Le riprese s'erano fermate perché non c'era più trippa per gatti.
La Regione Siciliana raschierà i rimasugli
dalla pentola del fondo Fas per dare qualche
briciola ai lavoratori del polpettone televisivo, una soluzione logica come i cavoli a merenda. Ma anche gli attori hanno il grosso
spaghetto d'esser licenziati definitivamente,
e si rodono il fegato. Due di loro, sono an-
Televisione
Vincenzo Ferrara ed Orio Scaduto
dati a parlare con quel bollito del sindaco di
Termini Imerese, buono come il pane, per
vedere di risolvere la frittata. “Non fate i pesci in barile – hanno detto – noi siamo surgelati in una situazione del tipo... o ti mangi
'sta minestra, eccetera... ci sentiamo carne da
macello, mastichiamo amaro e temiamo di
cadere, da un momento all'altro, dalla padella alla brace”. C'è da dire che i dati d'ascolto
della fiction erano di porzioni assai modeste
(tipo “nouvelle cousine”) e c'era chi la giudicava un minestrone indigesto, anche noioso... da esclamare “che pizza”!
MINIMALISTA: Uff... Chee? Beh... ma
va'? Con chi? Ah... certo... sì, sì, ricordo. Che
cosa? Non mi dire.... ah, sicuro! Bah! Pure!?
Dove dove? Eh, giusto! Mmmh... Già, già...
eccome! Mmh... sì, in effetti...
ONIRICO: Nel bel mezzo d'un deserto
africano, mi parve d'imbattermi in un foglio
di giornale d'un dì futuro. I caratteri sembravano danzare sopra la pagina e rimasero
sospesi a mezz'aria a formare una notizia
olografica. “Agrodolce” campeggiava sullo
sfondo d'una duna, e poi parole alla rinfusa:
“cassa”, da una parte, evocava la figura d'un
becchino e il becchino, metaforicamente, si
caricava sul dorso un immenso televisore di
quelli anni '60... più in là, ecco spuntare il
termine “integrazione” e un uomo di colore
cantava “Pittore ti voglio parlare...”! Poi, la
duna d'un tratto assunse una forma triangolare, d'una regione arida come una duna...
“ariduna”! Scoppiai a ridere senza sapere il
perché. Poi, figura tremolante, un carro con
una luminaria... leggo una scritta: “Tespi”...
boh, sarà la marca d'una nuova bevanda! Dal
carro scendono due esagitati che urlano ripetutamente, ostinatamente, “chessadafàppecampà”... boh, sarà uno strano dialetto
africano. E poi di nuovo il deserto intorno
a me... e il televisore, sulla cima d'una duna,
abbandonato a se stesso... click!
PERSONALE: Perché ci pensano adesso? A luglio? Sono anni che si trascina questa penosa questione di “Agrodolce”... una
fiction annunciata come la rivoluzione copernichiana della televisione in salsa sicula,
rivelatasi un megalitico flop. Ricostruire la
vicenda economica che sta alle spalle di questa operazione è un garbuglio da settimana
enigmistica. Certo, le maestranze sono state illuse d'aver trovato la mecca televisiva a
Termini Imerese e dintorni. Il progetto nelle
intenzioni appariva lodevole ma, purtroppo
in questa terra, quando di mezzo ci stanno i
soldi, un'oscura cortina di fumo si alza a velare sporcare tutto. Pare inverosimile e buffo
sentir parlare di “cassa integrazione” per un
prodotto artistico. Certo ci sarebbero dei
contratti da rispettare e bla bla blà... la verità
è che, odio ripetermi (già lo dissi in tempi
non sospetti per altre fiction), un prodotto
artistico dovrebbe rimanere ben lungi dalle
logiche della catena di montaggio. E questo gli attori, specialmente, dovrebbero ben
saperlo... dovrebbero ben sapere di essere
condannati al “precariato a vita”, l'hanno
scelto, è il loro destino! È giusto richiedere rispetto, ci mancherebbe, ma quando si
scioglie, fallisce o, semplicemente, termina
le repliche una compagnia... via, verso nuove avventure. È anche questo il fascino di
'sto male-benedetto mestiere! Ai tanti amici
che conosco, impegnati in questa sventurata operazione, mi sento di suggerire: andate oltre! Come nella settimana enigmistica,
completate la frase: “Per chi fa il nostro mestiere non si può aspettare una decisione che
non arriva: nel frattempo si perdono altre
occasioni”...dai, è facile, basta aggiungere:
“quindi, arrivederci e grazie!”... E poi, mi sia
consentito dirlo, artisticamente... non è che
vi perdiate un granché!
P.S. Si ringrazia il buon Raymond Queneau, che Dio l'abbia in gloria, per l'ispirazione!
67
Televisione
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Rubrica
L’avvocato risponde
Questa settimana parliamo del cosiddetto “decreto sviluppo” e della malasanità.
L
a scorsa settimana questa rubrica ha richiamato l’attenzione dei lettori sul raddoppio del contributo unificato (la
tassa che si paga per intentare un giudizio) in materia di
appalti, passato dalla già esorbitante cifra di € 2.000,00 a
quella proibitiva di € 4.000,00. Tale è oggi la cifra da pagare ogni volta che si impugna un atto del procedimento di gara.
Alcuni lettori (non addetti ai lavori) hanno obiettato alla nostra critica
che 4.000,00 euro sono una piccola cifra quando si parla di appalti pubblici. Questi lettori non considerano tuttavia che le cifre in gioco sono in
realtà multipli di € 4.000,00. Cercherò quindi di spiegarmi con un esempio
di pura fantasia. Tizio è un dirigente corrotto di una Azienda Sanitaria
Provinciale; Caio è un disonesto manager di una multinazionale che produce strumenti chirurgici. L’onesto Sempronio è anch’egli un produttore di strumenti chirurgici, ed è concorrente di Caio. Cicero è l’avvocato
dell’onesto Sempronio. Il piccolo Salvuccio è un bambino affetto da una
malformazione spinale. Tizio deve bandire una gara per l’acquisto di una
partita di strumenti per la chirurgia spinale per gli ospedali della provincia,
del valore complessivo di € 200.000,00. Caio, venutolo a sapere, è preoccupato, perché sa che i suoi prodotti, fatti di acciaio, sono più scadenti
di quelli di Sempronio, che sono in titanio. Caio offre quindi a Tizio del
denaro perché il bando di gara sia concepito in modo da tagliare fuori gli
strumenti in titanio, benché migliori e più economici. Tizio accetta, e il
bando viene pubblicato. Sempronio, ingiustamente escluso dalla competizione è determinato ad ottenere giustizia; dunque si reca dal suo avvocato
Cicero, che gli prospetta il seguente scenario. Sempronio dovrà impugnare
il bando e i provvedimenti successivi, ossia il provvedimento di esclusione, l’aggiudicazione provvisoria (quest’ultima non obbligatoriamente, ma
comunque per cautela) e l’aggiudicazione definitiva, e ogni altro eventuale
provvedimento connesso. L’operazione costerà non meno di € 16.000,00
di tasse, oltre alle spese e agli onorari di avvocato, che Cicero acconsente a
contenere in € 4.000,00, in ragione dell’amicizia che lo lega a Sempronio.
Se vince, Sempronio otterrà l’utile di gara (pari al 10% del valore), o il risarcimento del danno per equivalente (la gara ha un valore di € 200.000,00;
l’utile è pari a € 20.000,00), e probabilmente gli saranno rifuse le spese.
Ma se perde, con ogni probabilità dovrà pagare le spese di lite all’amministrazione e Caio (che assume la veste processuale di “controinteressato”).
In altre parole, Sempronio dovrebbe spendere 20mila euro, e rischiarne
almeno il doppio, per recuperarne (in caso di vittoria) non più di 20mila. Il
ricorso non è conveniente, e Sempronio, da un imprenditore oculato qual
è, preferisce desistere. Caio quindi si aggiudica la gara al minimo ribasso, e
il piccolo Salvuccio sarà curato con materiale di bassa qualità.
I lettori possono inviare domande, quesiti o
semplicemente chiedere un consulto. Gireremo le vostre domande all’ avvocato Mauro Di Pace che risponderà sulle pagine de I
Vespri. I quesiti potranno essere inviati
all’e-mail [email protected]
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Offerte di lavoro a cura del Centro Orizzonte Lavoro (e-mail: [email protected]) affiliato a Confcooperative
ATTENZIONE. Facciamo presente che, nonostante l’impegno che mettiamo nel selezionare con cura per voi
le opportunità lavorative, resta purtroppo sempre possibile che qualcuna di esse risulti truffaldina. A ciascuno
il compito di effettuare le opportune verifiche e di tenerci informati, nel caso che se ne riscontri qualcuna ingannevole.
Circa i call center, bisogna verificare se le condizioni economiche sono vantaggiose o si tratta di sfruttamento
Opportunità di lavoro
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conoscitivo e motivazionale. I candidati di entrambi i sessi, i cui dati saranno
trattati e conservati esclusivamente per
attività inerenti questa o future selezioni,
godono dei diritti ex art. Dlgs. 276/2003,
come da informativa sulla privacy.
(Vedi: www.gazzettaufficiale.it)
LOMBARDIA
I.U.S.S. –ISTITUTO UNIVERSITARIO DI STUDI SUPERIORI DI PAVIA- Concorso pubblico, per titoli ed esami per
l’ammissione al corso di dottorato di ricerca internazionale in meccanica computazionale e materiali avanzati- XXVII ciclo, per N.4
posti. Scad. 29 luglio 2011. Fonte: G.U.R.I. N.33 del 26-04-2011.
CATANIA
CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE ISTITUTO DI SCIENZE NEUROLOGICHE - Bando di concorso per
N.1 ricercatore universitario. Scad. 04 agosto 2011. Fonte: G.U.R.I.
N.53 del 05-07-2011.
CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE ISTITUTO DI SCIENZE NEUROLOGICHE - Bando di concorso per
N.1 ricercatore universitario. Scad. 04 agosto 2011. Fonte: G.U.R.I.
N.53 del 05-07-2011.
AZIENDA OSPEDALIERA ‘CANNIZZARO’ DI CATANIA - Bando di concorso per N.3 programmatori.
Scad. 04 agosto 2011. Fonte: G.U.R.I. N.53 del 05-07-2011.
AZIENDA SANITARIA PROVINCIALE DI CATANIA Bando di concorso per N.1 direttore struttura complessa fisica e
riabilitazione. Scad. 04 agosto 2011. Fonte: G.U.R.I. N.53 del 0507-2011.
CONSIGLIO NAZIONALE PER LA RICERCA E LA SPERIMENTAZIONE IN AGRICOLTURA ISTITUTO SPERIMENTALE PER L’AGRUMICOLTURA DI ACIREALE - Bando di concorso per N.1 tecnologo.
Scad. 28 luglio 2011. Fonte: G.U.R.I. N.51 del 28-06-2011.
PALERMO
AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITARIA POLICLINICO ‘’P. GIACCONE’’ DI PALERMO - Bando di concorso
per N.2 personale laureato. Scad. 08 agosto 2011. Fonte: G.U.R.I.
N.54 del 08-07-2011.
(Con la collaborazione di Giuseppe Marco Corsaro, Gaetano
Amore, Paolo Lazzaro e Alessandra Mercurio)
71
Attualità
Attenti alle “tigri”… anche se son
I consigli del dottore Francesco Benanti dell’unità operativa del reparto di Malattie Infettive dell’
di Fabrizio Grasso
M
Sopra una zanzara “tigre” e gli effetti causati dai suoi morsi. In alto a destra, il dottore Francesco Benanti
osche, moscerini, api, cavallette, calabroni,
formiche, vespe, zanzare ed altri piccoli insetti, in estate ci fanno spesso compagnia.
Sentiamo un ronzio nell’aria e… dopo qualche minuto (pur quando prendiamo mille
precauzioni e ci spruzziamo di repellenti per gli insetti), ci grattiamo un braccio o una gamba, così, ci accorgiamo d’essere stati punti. Ma quest’anno, sembra che dovremmo fare attenzione anche ai
morsi delle “tigri”. Infatti, è notizia di questi giorni che il meteo
zanzare, sviluppato da Vape Foundation, prevede proprio in Sicilia, un aumento del 46 per cento della presenza della famigerata
zanzara tigre. Il morso di questo insetto, può provocare maggiori
fastidi rispetto al morso di una zanzara comune. Ci siamo rivolti al
dottore Francesco Benanti dell’unità operativa del reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Garibaldi – Nesima, per conoscere
meglio il nemico da cui dobbiamo difenderci.
Il morso della zanzara tigre si differenzia dal morso della
zanzara comune?
Quello della zanzara tigre è un morso abbastanza aggressivo.
Inoltre dal punto di visto clinico è possibile osservare sulla cute un
eritema particolarmente intenso, un tonfo ed una reazione edematosa particolarmente importante.
72
Cosa bisogna fare, dopo aver sventuratamente subito il
morso di questa zanzara?
Cominciamo col dire che la cosa migliore, è tentare di prevenire
il morso. Questo, può essere fatto, utilizzando degli indumenti di
colore chiaro, perché sono i colori scuri ad attirare le zanzare. Poi
c’è da aggiungere che la zanzara tigre, vola basso e preferisce colpire nelle ore più fresche, in particolar modo al mattino presto ed
al tramonto, perciò può essere utile indossare le maniche lunghe
ed i pantaloni lunghi, così da coprire le zone di pelle che solitamente in estate lasciamo più scoperte soprattutto, considerando
il fatto che, questa zanzara, punge di più nelle zone delle caviglie
e dei piedi. Poi, sempre per prevenire, è meglio evitare l’uso dei
profumi, perché possono attirare la zanzara. Questi sono tutti dei
piccoli accorgimenti per evitare il morso. Comunque, dopo essere
stati morsi, si può ricorrere all’applicazione di pomate a base di
cortisone o antistaminici. Chiaramente, se il quadro clinico, dopo
due tre giorni non migliora, è opportuno rivolgersi ad un medico.
I sistemi normali, quindi zanzariere, citronella e spray
sono utili anche per prevenire il morso d’una zanzara tigre?
Questi sono sistemi che valgono negli ambienti chiusi. Ma se si
soggiorna in stanze di albergo è sempre importante accertarsi che
siano ben climatizzate. In assenza dei climatizzatori, comunque,
Attualità
sono zanzare
ive dell’Ospedale Garibaldi – Nesima
questi sistemi funzionano bene come deterrenti.
Ci sono luoghi nei quali è più facile essere punti?
La zanzara tigre predilige delle zone particolari. Laddove sono presenti acque stagnanti
è più facile che possa esserci un ambiente di coltura favorevole per
le uova di queste zanzare. Ma questo insetto, vive bene soprattutto
nei climi caldo-umidi. Nell’ambito italiano, non è proprio la Sicilia
l’ambiente ideale per queste zanzare. Infatti in Italia i casi più importanti di morsi di queste zanzare si sono avuti nelle zone centro
settentrionali, pensiamo alla zona della pianura padana, che sicuramente favorisce lo sviluppo delle uova e la nascita delle larve.
Quali sono i rischi per la salute?
Il rischio più pericoloso è dovuto al fatto che questa zanzara,
rappresenta il vettore principale per determinate virosi di tipo esotico. In particolare, la malattia trasmessa dalla zanzara tigre è la
malattia di Chikungunya, è un virus appartenente alla famiglia delle
togaviridae, che è endemico in alcune zone dell’Africa e dell’Asia.
I casi che si vedono in Italia ed in Europa, solitamente sono casi di
importazione, cioè persone che vengono infettate perché si trovano fuori per lavoro o per vacanza e che poi sviluppano la malattia
quando rientrano nel paese di appartenenza.
Come facciamo a capire di aver contratto la malattia di
Chikungunya?
Questa malattia è caratterizzata essenzialmente da tre sintomi.
Febbre. Manifestazioni cutanee di genere maculo-papuloso, che
possono poi evolvere in forme di chiazze emorragiche benigne,
ed in ultimo dalla presenza di dolori articolari. Infatti, nella lingua
swahili, il termine chikungunya, significa “colui che si contorce”.
Comunque c’è da dire, che è una malattia virale benigna, infatti ha
una mortalità inferiore all1%, ma può essere pericolosa per pazienti particolari, per coloro che sono sottoposti a chemioterapia,
per i diabetici, per i bronco-patici cronici o per i cardiopatici ci
sono più rischi per la salute.
Ci sono interventi che si possono mettere in atto per ridurre la presenza di questa zanzara?
Certamente. Ci sono interventi da fare sia in ambito pubblico che in ambito privato. In ambito pubblico, bisognerebbe fare
attenzione alla manutenzione di caditoie e tombini ad esempio,
perché, sono queste le zone favorite dalla zanzara per deporre le
uova, quindi evitare che in questi posti, ristagni l’acqua; inoltre
devono essere utilizzati dei larvicidi. Mentre, in ambito privato,
penso ai giardini o alle fontane, che possono conservare il ristagno e quindi favorire lo sviluppo dell’insetto… quindi, anche nello
spazio domestico, si può e si deve fare attenzione.
73
Rubrica
74
Beach
volley
Grande successo della tappa
catanese del campionato femminile
E si punta a creare una vera e propria cittadella dello sport alla Plaja.
Michele Gualtieri: “servono programmi ben definiti. Intanto abbiamo presentato la nuova arena beach”
I
l beach volley a
Catania regala
sempre grandi
emozioni.
La
città etnea ha
ospitato la terza tappa del
campionato nazionale femminile ed il bilancio è stato
senza dubbio positivo. Michele Gualtieri, direttore
del Villaggio Le Capannine della Plaja, stabilimento
balneare teatro delle partite
è soddisfatto ed in occasione della kermesse tricolore
è stata presentata la nuova
arena beach. “Questo è
solo l’inizio - afferma Michele Gualtieri -. Il progetto prevede la creazione di
una cittadella dello sport
all’esterno della struttura.
Tutto è possibile, ma serviranno programmi ben
definiti”. Le gare sulla sabbia dorata delle Capannine
hanno regalato spettacolo
ed emozioni al numeroso pubblico presente sugli
spalti. Il successo è andato alla collaudata coppia
formata da Silvia Fanella
e Barbara Campanari. In
finale (arbitro la catanese Chiara Santangelo), la
coppia laziale ha avuto la
meglio su Lara Dal Canto
e Carlotta Casadei per 2-0
(21-13, 21-16 i parziali). Un
successo, però, non scontato per le campionesse d’Italia, che proprio nei turni
precedenti, avevano ceduto
a Casadei-Dal Canto, pro-
tagoniste di un eccellente
torneo, valso la prima finale in carriera. Sul gradino
più basso del podio sono
salite le catanesi Graziella
Lo Re e Nellina Mazzulla, beniamine di casa, che
contro Francesca Giogoli e
Giulia Toti, si sono riscattate dalla parziale delusione
della mancata finalissima,
vincendo per 2-1 (21-17,
22-24, 15-13 i parziali).
“Purtroppo - spiegano le
due giocatrici catanesi -,
l’emozione di giocare davanti al pubblico amico ci
è costata cara in semifinale
contro Del Canto-Casadei.
Saremo più brave in futuro.
Il terzo posto è, comunque,
un risultato importante anche se vincere a Catania sarebbe stato fantastico”.
Hanno chiuso al quinto posto Pini-Bulgarelli e
Chiavaro-Peluci
Xavier,
protagoniste nella scorsa
tappa della finale per il 3°e
4° posto. Settima piazza per
la giovane coppia azzurra,
formata da Viktoria Orsi
Toth e Giada Benazzi, pari
merito con Lucilla Perrotta
e Roberta Marini.
Questi i risultati della tappa etnea. 9° posto:
Banella-Carraro – Campanari-Fanella 0-2 (6-21,
12-21); Marini-Perrotta –
Malerba-Ribeiro Holland
2-1 (26-24, 19-21, 15-12);
Scardigno-Menon – Orsi
Toth-Benazzi 0-2 (21-23,
Margherita Chiavaro e la brasiliana Raquel
18-21); Camarda-Fiorin –
Pini-Bulgarelli 0-2 (14-21,
14-21). 3° Turno: Dal Canto-Casadei – Giogoli-Toti
1-2 (19-21, 22-20, 10-15);
Chiavaro-Peluci Xavier –
Mazzulla-Lo Re 0-2 (14-21,
15-21). 7° posto: MariniPerrotta - Campanari-Fanella 0-2 (14-21, 11-21);
Orsi Toth-Benazzi – PiniBulgarelli 1-2 (16-21, 22-20,
12-15). 5° posto: Campanari-Fanella – Chiavaro-Pelu-
ci Xavier 2-0 (21-15, 21-6);
Pini-Bulgarelli – Dal CantoCasadei 0-2 (16-21, 16-21).
Semifinali: Giogoli-Toti –
Campanari-Fanella 0-2 (1721, 12-21); Mazzulla-Lo Re
– Dal Canto-Casadei 1-2
(22-24, 21-19, 8-15). Finale
3°-4° posto: Giogoli-Toti –
Mazzulla-Lo Re 1-2 (17-21,
24-22, 13-15). Finale 1°-2°
posto: Campanari-Fanella
– Dal Canto-Casadei 2-0
(21-13, 21-16).
U. P.
Marco Spinnicchia: buon sangue non mente
Silvestro Spinnicchia nel beach volley era più
che un esempio. Un modello da seguire, una vera
icona. Lo vedevi e potevi solo pendere dalla sue
labbra. Nel 2003 un grave incidente, purtroppo,
ha segnato la sua vita. L'eredità è ben riposta. Il
figlio Marco è diventato, da un anno, arbitro internazionale. Ha diretto già i Campionati Mondiali
di Roma e ha vissuto di recente l'esperienza in
Ucraina. Proprio alla Plaja di Catania, durante la
tappa del beach volley femminile, è stato insignito
di un riconoscimento: a consegnarlo Pippo Leone e Antonio Raucea, vice presidente della Fipav.
Si fa strada anche la sorella Giorgia: direttore di
competizione nella tappa del campionato italiano.
Buon sangue davvero... non mente.
75
Sport
Pallanuoto, la “catanesità” vincente d
La squadra presieduta da Antonio Iuppa è tornata in serie A/1. E anche l’anno prossimo punte
D
di Umberto Pioletti
ue anni di Purgatorio sono
bastati. La Strano Light
Nuoto Catania è tornata
prepotentemente
nella
serie A/1 di pallanuoto
maschile e si gode la meritata promozione
colta tre stagioni dopo la retrocessione in
A/2. Catania è nel Paradiso della pallanuoto maschile e sogna un campionato 20112012 di grande livello. Alla piscina di Nesima non si correrà il rischio di annoiarsi.
La Nuoto Catania e la “mitica” Formoline
Orizzonte del presidente Nello Russo in
campo femminile, sapranno regalare spettacolo ed emozioni intense ai tifosi rossazzurri, che sempre numerosi e calorosi
seguono le sorti della pallanuoto etnea.
L’obiettivo del team allenato da Giuseppe Dato è quello di ben figurare, di togliersi
soddisfazioni importanti e di arrivare il più
lontano possibile. Mantenere la categoria è
l’imperativo in casa Strano Light. Nessuno vuole rivivere l’esperienza di tre anni fa
quando la squadra etnea precipitò in A/2
(grazie anche ad alcuni risultati sorprendenti nelle ultime giornate) al termine di
un torneo molto travagliato e difficile. I festeggiamenti per il salto di categoria sono
stati archiviati in fretta. E anche le vacanze
per lo staff catanese saranno brevi. Non
c’è tempo da perde. Bisogna lavorare duramente e senza sosta per programmare la
prossima importante stagione agonistica.
Niente, in casa Nuoto Catania, verrà lasciato al caso. La programmazione è alla
base della squadra rossazzurra presieduta
da Antonio Iuppa. Il direttore generale
Francesco Scuderi è già impegnato nella
campagna acquisti. “L’emozione della promozione, colta a spese del Bologna, è stata
incredibile - afferma Scuderi -. Ci siamo
ripresi quello che tre anni fa ingiustamente
ci era stato tolto. Ma forse da li è cambiata la nostra storia, la nostra politica: siamo
tornati in A/1 con tutti ragazzi catanesi,
David Zoltan a parte. Tre anni fa dopo la
retrocessione abbiamo modificato i nostri
obiettivi e soprattutto abbiamo deciso di
76
A sinistra, la Strano Light Nuoto Catania al completo. A destra, la grinta dei comp
A sinistra, l’ungherese David Zoltan al tiro. A destra, la squadra catanese fes
investire sui giovani. Giocatori della nostra
terra, così come il nostro allenatore, Giuseppe Dato, anima della Nuoto Catania.
La promozione non muterà minimamente
i nostri piani: punteremo ancora una volta
sui giovani, lotteremo per questo”. L’ossatura del gruppo non verrà quindi intaccata. Quasi tutti i protagonisti di questa
stagione verranno riconfermati. Ci sarà,
comunque, qualche innesto per rendere
ancor più competitivo e solido l’organico
a disposizione di coach Giuseppe Dato. Il
trainer etneo si “coccola” i suoi ragazzi e
ringrazia la società per l’ottima annata disputata: “Lo spareggio contro il Bologna è
stato duro. La squadra, nell’ultima sfida, ha
giocato alla grande. Ho visto tutti i ragazzi
concentrati e determinati. Un ringraziamento speciale va fatto alla società sempre
al nostro fianco, così come al nostro fian-
co è stato Raffaele Marino, qualcosa di più
di un semplicissimo preparatore atletico”.
Il capitano Aleksandr Nikolic, al quinto
anno di militanza nella Nuoto Catania, è
raggiante: “Siamo un gruppo unito, omogeneo e compattato. Abbiamo meritato
la promozione e siamo felicissimi. Dopo
tanti sacrifici finalmente siamo tornati
in serie A/1. Nel 2009 non avevamo per
niente digerito la retrocessione. Adesso ci
siamo ripresi quello che ci spetta”. Questo
l’organigramma della Strano Light Nuoto
Catania. Presidente: Antonio Iuppa; vicepresidente: Tommaso D’Arrigo; consiglieri: Mario Torrisi, Ignazio La Mantia e Carlo
Barbagallo; direttore generale: Francesco
Scuderi. Dirigenti: Umberto Zingales, Carmelo Dato, Massimo Vittoria, Sebastiano
Garozzo e Gabriella Campagna. Allenatore prima squadra e under 20: Giuseppe
Sport
te della Strano Light Nuoto Catania
mo punterà sui giovani etnei seppur con qualche innesto importante
Sedici giocatori protagonisti del trionfo
L’organico del team etneo è composto da giocatori esperti e da
giovani molto promettenti, che quest’anno hanno ben figurato con
la formazione under 20.
Nella rosa della Nuoto Catania spiccano i giocatori catanesi a
dimostrazione del fatto che la società crede molto nel vivaio. Il
capitano è, invece, Aleksandar Nikolic, classe 1977 centro boa di
Belgrado.
Questi i sedici protagonisti della promozione in massima divisione. Portieri: Giorgio Patti, Sergio Arnaud e Cristiano Vittoria. Difensori: Giuseppe Iuppa, Alessandro Seminara, Giovanni Erbicella e
Cristiano Torrisi. Attaccanti: David Zoltan, Giorgio La Rosa, Alessio
Privitera, Aurelio Scebba e Giorgio Torrisi. Centro boa: Aleksandar
Nikolic e Luciano Ordile. Mancini: Brian Torrisi e Roberto Riccioli.
a dei componenti la panchina etnea
atanese festeggia la promozione
Dato; responsabile giovanile e under
17: Rosario Scorza; allenatore Under
15: Rosario Scorza e Luigi Marano;
allenatore Under 13: Luigi Marano;
preparatore atletico: Raffaele Marino; istruttore scuola di pallanuoto:
Salvo Munzone; direttore settori
agonistici: Massimo Vittoria; medico
sociale: dottor Stefano Palazzo; fisioterapista: dottor Alessandro Mazza; addetta alla segreteria: Eleonora
Chiarenza; responsabile piano vasca:
Fabrizio Vaccalluzzo; Fotografo
ufficiale: Santo Scardace; addetto
comunicazione e stampa: Peppe Di
Stefano; psicologo: Emilio Riccioli;
centro medico di diagnostica di riabilitazione: professore Mauro San
Marco; addetto servizi audio: Satya
Ferrari.
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Focus 7
Ecco il costume da bagno di PacMan
Nel bel mezzo della stagione estiva, la “Black Milk” propone un costumino davvero originale che ripercorre le avventure
di “PacMan”. Disegnato da Kames Lillis, si tratta di un singolo pezzo ed è perfetto per qualsiasi geek (possibilmente di
sesso femminile). Questo costume da bagno viene distribuito nelle taglie XS, S, M e L. Il prezzo è di ben 90 dollari quindi adatto solo agli appassionati di vecchi videogiochi anni’80. L’articolo da bagno può
essere acquistato direttamente sul sito internet della “Black Milk”. Gli appassionati
sono già pronti al click e all’qcquisto di questo particolarissimo costume.
I grandi predatori del pianeta sono al collasso
L’uomo sta progressivamente distruggendo il pianeta Terra. La notizia non è certo nuova, ma l’ultimo allarme lanciato
dal professor Jim Estes e dai suoi colleghi dell’Università della California a Santa Cruz, evidenzia un rapido declino
dei grandi predatori, con drammatici effetti sugli ecosistemi. Secondo gli esperti si tratta del più profondo impatto
che l’uomo abbia mai avuto sulla Terra. Dalla terraferma agli oceani, i grandi predatori del pianeta, come leoni, leopardi, lupi e squali sono al collasso: gli esemplari delle singole specie stanno
diminuendo drasticamente al punto che Estes ritiene sia in corso la “sesta
estinzione di massa della storia del pianeta”. La ricerca, i cui risultati sono
stati pubblicati sulla rivista “Science”, ha preso in esame i dati più recenti
sugli ecosistemi, rilevando che gli effetti del declino dei predatori sono catastrofici e a cascata su tutti gli ecosistemi.
Un braccialetto per monitorare le proprie condizioni fisiche
La compagnia americana “Jawbone” si accinge ad introdurre sul mercato un apparecchio innovativo che sembra destinato a far parlare di sé. Si tratta di un braccialetto di gomma dotato di numerosi sensori, in grado
di registrare l’andamento delle funzioni vitali nell’arco delle 24 ore. L’accessorio si chiama Up e promette il
miglioramento di tutti i parametri vitali in virtù del costante monitoraggio del
corpo, analizzando i movimenti durante il sonno, i più piccoli cambiamenti nella pressione sanguigna a seconda dell’alimentazione e delle ore del giorno, gli
effetti dello sport e via dicendo. Un’applicazione (per iOS e Android) analizzerà
i dati e restituirà dei consigli su come migliorare la propria salute e le proprie
abitudini.
Dalla Toscana la nuova auto a idrogeno
A dispetto delle risorse sempre più scarse destinate alla ricerca, l’Università di Pisa continua a proporre innovazioni di
rilievo internazionale. Nell’ambito del progetto H2 Filiera Idrogeno, la regione Toscana aveva infatti accordato 3 anni fa un
finanziamento di 5 milioni di euro per lo studio dei motori a idrogeno, e finalmente a settembre il
primo prototipo uscirà dalle fabbriche. Il modello di prova del motore sarà montato su un Piaggio
Porter, avrà emissioni zero e si porrà come esempio da imitare per il futuro, sperando di compiere (e far compiere) quel salto di qualità necessario per abbandonare i combustibili derivati dal
petrolio.
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79
Focus 7
Bebé in arrivo per Federica Ridolfi e Giuliano Giannichedda
Federica Ridolfi fa il bis. Dopo essere diventata mamma della piccola Giulia nel dicembre del 2009, adesso la
compagna dell’ex calciatore di Udinese, Lazio e Juventus, Giuliano Giannichedda è di nuovo incinta. Secondo
quanto riporta il settimanale “Chi”, la bella showgirl, che un tempo faceva impazzire con le sue curve il pubblico
della trasmissione televisiva “Quelli che il calcio”, aspetta il secondo figlio. Federica, infatti, è da poco entrata nel terzo mese di gravidanza. Presto quindi Giuliano Giannichedda sarà papà per la seconda volta.
Riappare “Salvator Mundi”, capolavoro scomparso di Leonardo da Vinci
Un capolavoro perduto di Leonardo da Vinci è stato ritrovato in una collezione privata americana. Si tratta di un
dipinto a olio su tavola raffigurante Cristo con la mano destra alzata benedicente, mentre nella mano sinistra regge
un globo celeste. L’opera, che misura 66 centimetri di altezza per 46 di larghezza,
si intitola “Salvator Mundi” e sarà presentato per la prima volta in pubblico, dopo
secoli di oblio, dalla National Gallery di Londra, che lo esporrà dal 9 novembre al 15
febbraio 2012 in una mostra dedicata all’attività di Leonardo alla corte del duca
Lodovico Sforza di Milano.
A settembre il nuovo disco di James Morrison
Il cantante James Morrison torna con un nuovo album, che s’intitola “The Awakening” ed uscirà il prossimo mese
di settembre. Prodotto da Bernard Butler e con la collaborazione di Jessie J “I won’t let you go” è il singolo che lo
anticipa. Il disco è il terzo di James Morrison dopo i successi dei due precedenti che
insieme hanno venduto più di 4 milioni e mezzo di copie nel mondo. Nel 2006, il suo album di debutto “Undiscovered” è arrivato al top della classifica inglese, così come nel
2008 “Songs For You, Truths For Me”. I suoi fan sono già in febbrile attesa, pronti ad
acquistare il nuovo album.
Brad Pitt ed Angelina Jolie sposi entro l’estate per accontentare i figli
Sara Tommasi è tornata a parlare e stavolta l’ha fatto dalle pagine di “Top”. La showgirl, a quanto pare, si sta riprendendo dal periodo buio che ha contrassegnato la sua vita in questi ultimi mesi: “Ho avuto un forte esaurimento - ha raccontato - e per un periodo mi sono sentita persa, sfiduciata e incapace di
relazionarmi, ma fortunatamente, grazie alla mia famiglia e alla mia inarrestabile voglia di vivere,
sono riuscita a reagire e sono pronta a una nuova vita”. E le proposte lavorative non si sono fatte
attendere: “Sarò una delle protagoniste - ha rivelato Sara - di un film che gireremo a settembre,
ma non posso dire altro. Come vedete, ho imparato, quando serve, a tenere un segreto”.
79
Meteo
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Gli astri di Stella
Oroscopo
Dal 25 al 31 Luglio
Ariete
Il settore finanziario è sollecitato da transiti
positivi. Ecco perché è possibile l’inizio di
un ciclo di solidi assestamenti con condizioni
favorevoli per incrementare i profitti. Usate
le energie della settimana per sollecitare entrate, sistemare questioni inerenti un’eredità
o un lascito.
Gemelli
Ultimi giorni in compagnia di Marte,
da sfruttare al massimo. I nati di giugno
sono spinti verso la chiusura di trattative
professionali e finanziarie. Mercurio
diventa provocatorio dal 28 in poi, attenzione ai rapporti di coppia.
Toro
E’ un momento splendido in tutti i settori.
E’ una settimana soddisfacente, la Luna
consente di concludere progetti e percorsi
finanziari con ottimi risultati. Mercurio
entra in Vergine il 28 e suggerisce mete
vacanziere rigeneranti.
Cancro
Venere lascia il segno del Cancro il 28, vale
la pena di prestarle attenzione fino all’ultimo
minuto, facendo cadere l’oggetto del desiderio
nella rete lunare. Anche per voi inizia una
buona fase di recupero dopo la pesantezza degli
ultimi mesi. Domenica di riposo.
Vergine
Leone
Il 28 Venere arriva in Leone, ecco la segnalazione più significativa per il cuore e non
solo, che vede in pole position i nati di luglio
e quelli di agosto dopo. Weekend marino, in
compagnia della Luna.
Bilancia
Non mancano segnali positivi su tutti i
fronti, a condizione di stabilire una tabella
di marcia che preveda svago e riposo.
Marte per i primi giorni facilita partenze e
viaggi in compagnia degli amici di sempre!
Sagittario
E’ bene non peccare di impulsività nei primi
giorni della settimana, pericolosi per le critiche
personali e nei rapporti interpersonali, data
l’alleanza di Marte con la Luna. Venere in Leone dal 28 è dolcissima per il cuore.
Acquario
Primi giorni intensi, forse troppo, con qualche ricaduta energetica in direzione del fine
settimana. La prudenza, ad ogni modo, non
è mai troppa e a tal proposito il consiglio
delle Stelle è di non lasciarvi condizionare
da persone all’apparenza docili che, alla
prima occasione, potrebbero tramutarsi in
lupi affamati.
Segnali celesti favorevoli per chi affronta
prove di esame, viaggia per lavoro, medita
su nuove proposte di collaborazione. Mercurio dal 28 in Vergine consente ritocchi di
stipendio.
Scorpione
Nonostante la settimana inizi con una Luna
avversa, le giornate promettono tenerezza
e comprensione in grado di guarire le ferite
dell’orgoglio scorpionico e mantenere una
certa serenità nella vita di relazione.
Capricorno
La Luna è perfetta per pensare alla salute,
agli hobby e al benessere psicofisico. Se accusate qualche malessere prima di partire per
le vacanze, fate un check-up eliminando ogni
dubbio. Buoni aspetti anche il campo delle
finanze e del lavoro, specie se operate alle
dipendenze altrui.
Pesci
Clima mutevole, l’intuito pescino avverte
la presenza di Mercurio in Vergine, dal
28, come monito ad anticipare le mosse in
campo finanziario. Il settore pratico vede
la realizzazione di progetti per un weekend
rilassante, con gli amici.
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Rubrica
Senza Rete
(Ventitrè siti di cultura e bellezza)
I teatri millenari
per coltivare futuro
E'
di Enzo Trantino
una buona notizia: finalmente qualcosa sta
ferma e produce effetti positivi.
Non è l’invocazione naturale tra una
scossa e l’altra di terremoto, ma da noi che
conviviamo (altro che Giappone) con manifestazioni sismiche applicate alla politica, il risultato di alcuni personaggi è
stato compiutamente raggiunto.
Non c’è più severità di giudizio per gli scandali, dato che
essendo essi diventati metodo, riesce a scandalizzare l’ordinarietà.
Non è predica bacchettona né qualunquismo da sala di attesa: è indagine molto sommaria su un fenomeno nato col regime parlamentare, ma ieri in termini di contenuta patologia.
Ci riferiamo al cambio di casacca da una formazione all’altra, con tale vorticosa disinvoltura, che, data la velocità, confonde sagome e nomi (escludiamo le facce notorie più che
note alle sole clientele), al punto che, in crisi di anemia le
valutazioni valoriali, non desta più impressione quella che ieri
era vergogna diffusa e contestazione vibrata. Non c’è motivo.
82
Anzi, se meraviglia può esserci è vedere la .. staticità di altri,
ancora tenaci nella lealtà verso l’elettorato. Dopo tanta premessa, approdiamo all’argomento che consideriamo “buona
notizia”, avente ad oggetto panorami che stanno fermi, anche
per essere .. pietrificati. Ci riferiamo al bellissimo censimento
dei “Teatri di Pietra”.
I siciliani, alcuni siciliani irrequieti e geniali, dopo avere
scoperto il mondo (o meglio, il sapore del pane del mondo)
hanno scoperto.. la Sicilia!
Si sono detti: nei millenni trascorsi, cultura, spettacolo, società, bellezza convivevano nei teatri sparsi per l’isola, con
posti ricavati dalla roccia, e arena circolare, in funzione di
palcoscenico sotto le stelle.
Poi rovine, vandali, erbacce, incuria, ottusa ignoranza hanno coperto di silenzio quei tesori: ora è tempo di rimediare; è
tornare alla pietra che racconta.
Così si scoprono teatri notissimi, meno noti e ignoti, e si
definisce una mappa impressionante: dopo le “divine creature” di Siracusa, Taormina e Segesta, ecco Morgantina ad
Aidone, la Necropoli di Realmese a Calascibetta, il tempio di
Hera di Castelvetrano , Selinunte, il Chiostro di San Francesco
a Castelbuono, la Chiesa di Sant’Ippolito a Piazza Armerina,
il teatro antico di Heraclea Minoa, Monte Iato a San Cipirello,
l’ex convento dei Gesuiti a Noto, la cava di pietra “Franco”
a Modica, Villa Lucrezia di Villarosa, l’Orto dei Cappuccini
a Nicosia, il bellissimo teatro antico di Palazzolo Acreide, il
parco archeologico di Kaukana di S.Croce Camerina, il teatro
Kalos di Termini Imerese, il parco delle Miniere di Montedoro (Caltanissetta), il teatro Pietra Rosa di Pollina di Palermo,
il suggestivo teatro antico di Tindari (Messina) e la preziosa
Rocca di Cerere a Enna, custodita dal Castello di Lombardia. Ventitre siti a testimoniare la storia (quattrocento, quelli
minori, in attesa di luce!), per consentire il ritorno di siciliani
di adozione (Eschilo,Sofocle, Euripide, Seneca e tanti altri di
stirpe sacra per giacimenti di fosforo sociale). Perché questa
è l’intelligenza benefica, quella che aiuta a crescere, assistiti
dalla bellezza. Perché “siciliani di adozione”? Per lasciare da
parte molti dei presenti, intenti agli intrallazzi, e trovarsi soli
con una folla che si pigia in un tunnel infinito per uscire. E
correre verso i teatri di pietra..
Cronaca
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