San Giorgio e la Principessa

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San Giorgio e la Principessa
San Giorgio e la Principessa
San Giorgio e la Principessa di Trebisonda. Fiordaliso si chinò per
osservare meglio il buffo topo in gilet a quadri e pantaloni di fustagno e
lo fermò con un dito e un sorriso.
di Morena Fanti
Nel mondo magico dei pensieri fatati le principesse hanno lunghe code di cavallo e
spesso hanno anche il cavallo.
La principessa di cui ci occuperemo noi si chiamava Fiordaliso, perché non dimenticava
di regalare a tutti un sorriso, e il cavallo supponente e altero che l’accompagna a spasso
per il mondo si chiamava Piergianni. Un giorno la principessa decise di andare a spasso
per la mitica città magica di Fandonìa, in sella a Piergianni, per conoscere meglio il suo
regno e i suoi abitanti. Inoltre il prefetto Testadirapa aveva chiesto il privilegio di un
colloquio privato con la principessa e li stava cercando per tutto il paese.
I due andavano liberi come il vento; Piergianni a volte si faceva prendere la mano, pardon
le briglie, e galoppava così veloce che la povera principessa non riusciva a vedere il
paesaggio e gli abitanti di Fandonìa. Poi all’improvviso il cavallo rallentava e allora
Fiordaliso si fermava a parlare con tutti, sorridendo a Destra e a Manca, due signore che
andavano a fare la spesa. I due andarono avanti così per un po’, visitando il paese in
lungo e in largo, ma il paese era più largo che lungo e alla fine avanzò loro del tempo per
fermarsi a fare due chiacchiere e quattro passi e forse sei… no, lasciamo stare, detta così
sembra una tabellina.
Allora, la principessa era a passeggio per le vie di Fandonìa, quando incontrò il topino
Gervaso, che anziché in un vaso, abitava sotto un’enorme foglia di platano, caduta a terra
e finita contro un tronco, in modo da formare una tettoia, in cui lui aveva sistemato tutta
la sua famiglia: la moglie Gasparina, che non era affatto mingherlina, e i 27 figli che
avevano, tutti topini piccoli e gentili.
In quel momento Gervaso era molto agitato e correva intorno alla grande foglia di
platano, che fungeva da casa per la sua famiglia. Fiordaliso si chinò per osservare meglio
il buffo topo in gilet a quadri e pantaloni di fustagno e lo fermò con un dito e un sorriso:
“Cosa succede? Perché sei tanto agitato?”
“Oh, signorina! E’ il cielo che la manda! Ho bisogno di aiuto.”
“Signorina? Signorina? Questa è la principessa Fiordaliso, un po’ di rispetto!” intervenne
Piergianni che, per essere un cavallo badava molto all’etichetta.
“Signorina o principeffa, non mi intereffa. Sempre bisogno d’aiuto, ho!” disse Gervaso
che: uno, quando s’agitava aveva difficoltà a pronunciare la doppia esse, e due, era
probabilmente di origini sicule, vista la tendenza a sistemare il verbo alla fine della frase.
“Non badare a Piergianni, dimmi che ti succede.” disse la principeffa, pardon principessa,
che era invece molto pratica e non badava affatto all’etichetta, anche perché portava tutti
i suoi capi in lavanderia e non si interessava del bucato.
“Ecco, principessa,” disse Gervaso che si stava calmando “due dei miei figli sono caduti
dentro quel secchio che c’è lì, vicino a quel melograno, vede, quel secchio verde.
Qualcuno aveva buttato un torsolo di pera in fondo al secchio e loro, che sono molto
ghiotti di frutta e noi non la mangiamo spesso, sa con l’euro ha raggiunto dei prezzi… ma
dei prezzi… non sembra anche a lei? Beh, comunque, dicevo, i bambini si sono calati nel
secchio per mangiare il torsolo di pera, senza pensare che dopo non sarebbero più
riusciti ad uscire. Infatti ora stanno piangendo disperati e io non so come fare. Mi aiuti
lei, principessa. A lui non chiedo niente.” concluse Gervaso con un’occhiata malevola
verso Piergianni, che sbuffò scuotendo la lunga coda.
“Sì, signorina, la prego! Ci aiuti!” intervenne anche Gasparina agitando un grosso
mattarello di legno.
“Ma che fa? Minaccia la principessa?”
“Basta, Piergianni! Non vedi che la signora sta facendo la pasta? Quello è un mattarello
per tirare la sfoglia. Sta facendo le tagliatelle, per caso? Ne vado pazza.” concluse
Fiordaliso rivolta a Gasparina che, dopo la parola signora, non aveva più sentito niente e
ora se ne stava immobile, reggendo il mattarello come fosse un ombrellino di pizzo.
“Mia moglie è un’ottima cuoca, sa? E sta proprio facendo le tagliatelle. Se ci vuole
onorare della sua presenza, saremmo lieti di averla a pranzo con noi, principessa. Dopo
che avremo tirato fuori i bambini dal secchio.”
“Certo. Andiamo a vedere cosa si può fare. Tu stai lì, che hai già fatto abbastanza danni.”
Fiordaliso zittì Piergianni, che voleva obbiettare anche all’idea che la principessa
Fiordaliso si mescolasse a misere questioni di topini e torsoli di pera.
Gervaso andò di corsa verso il secchio, urlando ai suoi figli di stare tranquilli che avevano
trovato aiuto e presto sarebbero usciti da lì: “Gilberto! Giuseppina! Non piangete. Ora la
principeffa vi aiuterà ad uscire… vero, principeffa?”
“Sì, Gervaso, stia tranquillo, ora ci penso io.” Fiordaliso si chinò a guardare nel secchio,
dove quattro occhioni enormi la scrutarono fiduciosi, poi allungò il braccio per prendere i
due topini e si accorse con disappunto che il secchio era troppo profondo e lei non
arrivava a toccarne il fondo: “Oh! Perbacco, Gervaso! Il secchio è troppo fondo, non
arrivo a prendere i bambini… come possiamo fare? … ah! ho un’idea… calerò la mia coda
in fondo al secchio e Gilberto e Giuseppina potranno salirci e uscire.”
” Stupenda idea, principeffa! … ah! … non è possibile! Giuseppina soffre di vertigini: non
salirà mai sulla coda, perché ha troppa paura… e Gilberto non lascerà mai sola la sua
sorellina… oh! come faremo?… come faremo?…” e Gervaso iniziò a camminare
furiosamente intorno al secchio, torcendosi le mani e fregandosi i lunghi baffi.
“Che succede, ora? Non dovevate prenderli fuori subito? … Forse vi serve l’aiuto di un
cavallo furbo?” Piergianni avanzava scuotendo nell’aria la lunga coda nera e battendo gli
zoccoli come se partecipasse ad una parata.
Fiordaliso si girò a guardarlo ed ebbe un lampo negli occhi principeschi, poi disse a
Piergianni:
“Ho un’idea: calerò la coda e tu scenderai camminandoci come su una strada e farai
salire i bambini e li porterai fuori dal secchio.”
“Bambini? … che bambini?…” disse Piergianni lanciando un’occhiata a Gervaso, che si
era fermato e lo guardava con fiducia.
“I miei bambini, no? Su, Piergianni, non faccia sempre il saputello. Per lei saranno due
topolini, ma per me sono e saranno sempre i miei bambini.”
“Su, Piergianni! Conto su di te.” Fiordaliso fece uno dei suoi irresistibili sorrisi e
Piergianni iniziò a capitolare.
“… anche se dicessi di sì, come farei a salire sulla tua coda? Sono più grande del secchio,
non posso entrarci.”
“Beh… siamo o non siamo in Fandonìa, la mitica città magica? Almeno così ha scritto chi
ha iniziato la storia… ora vedremo se è vero.”
Fiordaliso fece un gesto sulla testa di Piergianni, come per spruzzare qualche polvere
magica, disse una frase in una lingua che nessuno di loro conosceva, e Piergianni diventò
piccolo come un cavallino giocattolo. Poi lo fece salire sulla coda e lo calò in fondo al
secchio, dove lui pregò Gilberto e Giuseppina di salirgli in groppa.
“Su, ragazzi! Sbrigatevi ad uscire, così terminiamo questa storia, anche perché ci stanno
facendo delle pressioni, e poi ce ne andremo tutti a mangiare quelle tagliatelle che ci
hanno promesso.”
“A lei non ho promeffo niente!” si sentì da fuori, mentre Fiordaliso cercava di placare il
povero Gervaso che era fuori di sé dalla preoccupazione: “Su, signor Gervaso! Vedrà che
Piergianni porterà fuori i bambini. E’ bravo, sa? Fa tanto il burbero, ma è un pezzo di
pane… su, Piergianni, sbrigati, mi fa male la testa e mi stai tirando i capelli!”
Finalmente Piergianni, che era davvero un pezzo di pane, tanto ormai ne abbiamo già
dette di tutti i colori, era riuscito a convincere i topolini a salirgli in groppa, Giuseppina
davanti e Gilberto dietro, che la teneva stretta, e iniziarono così la salita, mentre da fuori
tutta la famiglia li incitava.
Mentre salivano Fiordaliso tirò la coda e in un attimo furono tutti fuori e si abbracciarono
fra lacrime e risate. Gervaso impazzito di gioia, abbracciava Piergianni che cercava di
sottrarsi alla sua riconoscenza:
“Non è niente, su! Ne ho già fatte tante di queste imprese. Per me sono cose banali… su,
non si agiti. Piuttosto, principessa, cosa ne direbbe di farmi ritornare della mia misura
solita? Così possiamo concludere tutta questa pazza storia e andarcene per la nostra
strada… eh, che ne dice, principessa?”
“Piergianni, sei stato bravissimo! Un vero fenomeno. E così sei anche molto carino.
Perché non rimani così? “
In quel momento Gasparina urlò:
“In tavola! Sbrigatevi, che le tagliatelle sono pronte! Su, bambini, a lavarvi le mani!”
Tutti si accorsero improvvisamente di essere molto affamati e corsero verso la bella
tavolata.
Gasparina fece segno a Piergianni di accomodarsi a capotavola: “Prego, signor
Piergianni. Lei e la principessa siete nostri ospiti. Non vi ringrazieremo mai abbastanza.”
Il cavallo si sedette con molto sussiego e ringraziò con un cenno del capo, scuotendo la
bella coda.
Fiordaliso fece per accomodarsi all’altro capotavola, ma non poteva sedersi su quelle
piccole seggiole e, comunque, il piatto di tagliatelle non era a misura di principessa. Si
guardò intorno perplessa, guardò Piergianni, poi… un pizzico di polvere magica e parole
incomprensibili, e anche Fiordaliso si poté sedere di fianco a Gervaso.
Finalmente tutti iniziarono a mangiare e vi assicuro che non c’era tavolata più allegra di
quella. E anche più buffa: un cavallo e una principessa a tavola con 29 topini, non si era
mai visto.
Si sarebbe meravigliato anche il prefetto Testadirapa, che passava di lì in quel momento,
con la testa così leggera da sembrargli vuota.
Dico si sarebbe meravigliato, se li avesse visti, ma non li poteva vedere perché erano tutti
sotto una foglia di platano, per quanto enorme, e così Testadirapa passò di lì e non li vide.
A quanto mi risulta, so che li sta ancora cercando e credo che Piergianni e la principessa
Fiordaliso siano rimasti ad abitare insieme alla famiglia di Gervaso perché, in fin dei
conti, a chi non piacerebbe abitare in una favola? ( http://narrabilando.blogspot.it/ )
di Morena Fanti
(22/06/2015)
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