278 3.3 Il bilancio di fusione Le valutazioni del

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278 3.3 Il bilancio di fusione Le valutazioni del
IL MANUALE DELLE OPERAZIONI STRAORDINARIE
3.3 Il bilancio di fusione
Le valutazioni del capitale economico delle società partecipanti alla fusione saranno
illustrate nella relazione dell’organo amministrativo e saranno oggetto del parere di
congruità degli esperti.
Come evidenziato in precedenza, la normativa civilistica non prevede alcun obbligo di
redazione di un particolare documento in cui formalizzare le valutazioni di fusione.
Tuttavia, la dottrina prevalente27 ritiene opportuno predisporre un “bilancio di fusione”,
per lo meno nel caso di utilizzo di criteri patrimoniali o misti patrimoniali-reddituali.
Infatti, tale bilancio dovrebbe essere costituito da una vera e propria situazione
patrimoniale, priva di conto economico e nota integrativa, in cui sono esposte le attività
e passività, espresse a valori correnti, delle società partecipanti alla fusione.
In particolare, dovranno essere evidenziate le attività immateriali non presenti nel
bilancio civilistico delle rispettive società, quali, ad esempio, marchi e brevetti di origine
interna, know how, ecc..
Tra le poste passive, dovranno essere rilevate quelle passività potenziali non iscritte in
contabilità.
In tal modo, si perviene ad un patrimonio netto di fusione da utilizzare ai fini della
determinazione del rapporto di cambio. Risulta evidente che tale patrimonio netto di
fusione può divergere, anche in misura notevole rispetto al patrimonio netto contabile
esposto nella situazione patrimoniale ex art. 2501-quater c.c., di cui diremo infra, in
quanto in quest’ultima situazione le poste patrimoniali valutate secondo criteri di
funzionamento.
Infine, la redazione di una situazione patrimoniale a valori correnti può essere utile anche
nel caso di valutazioni del capitale economico delle società partecipanti tramite metodi di
valutazione “sintetici (finanziario, reddituale, moltiplicatori, ecc.), in quanto, nel caso la
fusione facesse emergere un eventuale “disavanzo”, lo stesso potrà essere allocata
agevolmente alle attività e passività delle società fuse o incorporate (si veda in seguito)28.
3.4 La situazione patrimoniale ex art. 2501-quater
L’art. 2501-quater c.c. stabilisce che l’organo amministrativo delle società partecipanti
alla fusione deve redigere la situazione patrimoniale delle società stesse, riferita ad una
data non anteriore di oltre quattro mesi dal giorno in cui il progetto di fusione è
depositato nella sede della società.
Tale situazione patrimoniale deve essere redatta con l’osservanza delle norme sul bilancio
di esercizio e può essere sostituita dal bilancio dell’ultimo esercizio, se questo è stato
chiuso da non oltre sei mesi prima del giorno del deposito del progetto di fusione.
Il rinvio alle norme dettate per il bilancio di esercizio deve essere inteso nel senso che i
principi di redazione ed i criteri di valutazione applicabili sono quelli propri di un
bilancio ordinario, anche se relativo ad una frazione dell’esercizio. In sostanza si tratta di
bilancio infrannuale, di tipo ordinario, composto da stato patrimoniale e conto
27
28
Cfr. OIC 4 par. 4.2.
In tal senso, G. Savioli, “Le operazioni di gestione straordinaria”, Milano, Giuffrè, 2008, pag. 236.
278
CAPITOLO QUARTO – LA FUSIONE
economico. Inoltre, anche se non richiesto dalla norma, il riferimento alle norme sul
bilancio porterebbe a concludere sulla necessità di corredare tale situazione patrimoniale
anche di una nota integrativa29.
Relativamente al contenuto, l’OIC 4, parte prima, par. 4.1, prevede che tale bilancio
infrannuale sia redatto in aderenza alle indicazioni dell’OIC 30 “bilanci intermedi”.
Pertanto, per la sua redazione occorrerà rilevare il reddito maturato dall’inizio
dell’esercizio e quantificare l’entità del patrimonio alla data di riferimento operando le
opportune integrazioni e rettifiche, le quali possono essere effettuate anche in via extracontabile.
Trattandosi di un bilancio infrannuale, è da ritenere non necessario procedere alla sua
approvazione da parte dell’assemblea dei soci.
Al posto della predetta situazione patrimoniale, la disposizione in esame consente di
utilizzare il bilancio dell’ultimo esercizio, se questo è stato chiuso non oltre sei mesi
prima del deposito del progetto di fusione presso la sede della società. In tal caso,
tuttavia, è da ritenere che detto bilancio debba essere regolarmente approvato
dall’assemblea.
In conclusione, la funzione svolta da tale bilancio infrannuale è individuata dall’OIC 4,
parte prima, par. 4.1, nel fornire ai soci e ai terzi una situazione aggiornata sulla
situazione patrimoniale, finanziaria e sul risultato economico rispetto a quella dell’ultimo
bilancio approvato30.
Di più tale situazione non è in grado di fornire. In particolare, la situazione patrimoniale
in questione non è idonea a fornire la dimostrazione del valore del capitale economico da
utilizzare per la determinazione del rapporto di concambio.
3.5 Il rapporto di cambio (o concambio)
Nelle pagine precedenti abbiamo visto più volte che nella fusione si verifica uno scambio
tra l’apporto dei complessi aziendali delle società fuse o incorporate e il valore effettivo
delle azioni o quote della società incorporante o risultante dalla fusione.
La quantità di partecipazioni da assegnare ai soci delle società fuse o incorporate è
misurata dal cosiddetto “rapporto di cambio o concambio”.
Tale rapporto indica, pertanto, il numero di azioni o quote della società incorporante o
risultante dalla fusione che i soci delle società incorporate o fuse riceveranno in
sostituzione delle azioni o quote detenute precedentemente alla fusione, le quali vengono
annullate.
RC=
Nº azioni o quote della nuova società assegnate al socio
Nº azione o quote possedute originariamente dal socio
29
In tal senso OIC 4, par. 4.1, secondo cui la nota integrativa può avere un contenuto più snello di quello previsto dall’art.
2427 del Codice Civile. Sono, invece, da ritenere non necessari gli altri documenti di accompagnamento al bilancio
ordinario di esercizio come la relazione sulla gestione e quella del collegio sindacale.
30
Cfr. F. Poddighe, “Manuale di tecnica professionale”, Padova, Cedam, 2000, pag. 119.
279
IL MANUALE DELLE OPERAZIONI STRAORDINARIE
La determinazione del rapporto di cambio costituisce per i soci delle società interessate il
dato essenziale per valutare la convenienza della proposta di fusione. Ricordiamo, infatti,
che nell’operazione di fusione, i soci delle società partecipanti vedono ridursi il valore
percentuale della loro quota di partecipazione originaria e, quindi, la loro “forza” in
termini di diritti patrimoniali ed amministrativi.
Per tali motivi, il rapporto di cambio non può essere determinato arbitrariamente,
altrimenti si potrebbe favorire ingiustamente i soci di una o più società a danno dei soci
delle altre società. Al riguardo, le disposizioni civilistiche impongono una serie di
adempimenti informativi per dare possibilità ai soci di valutare la correttezza e la
convenienza dell’operazione ed, eventualmente poter impugnare la delibera di fusione
nel caso di rapporto di cambio che leda i loro interessi.
In particolare, la disciplina civilistica prevede che il rapporto di cambio sia determinato
dagli amministratori delle società partecipanti alla fusione, i quali dovranno darne
evidenza nel progetto di fusione31 e illustrarne, nella loro relazione accompagnatoria, i
criteri mediante i quali è stato determinato, evidenziando le eventuali difficoltà di
valutazione riscontrate.
Sempre nell’ottica della tutela dei soci, la congruità del rapporto di cambio è oggetto di
valutazione da parte degli esperti nominati ai sensi dell’art. 2501-sexies c.c..32
Affinché il rapporto di cambio non giunga a conclusioni arbitrarie, in linea di principio, è
necessario che la sua determinazione si basi sul rapporto tra i valori economici delle
società partecipanti all’operazione.
In caso contrario, l’operazione favorirebbe ingiustamente i soci di talune società rispetto
a quelli di altre. Un esempio può chiarire meglio quanto detto.
Esempio
Si supponga una fusione per unione tra la società A, il cui patrimonio ha un valore
effettivo di 1.000, e la società B, il cui patrimonio ha un valore effettivo di 2.000. Nel
suo complesso, Il valore economico della società risultante dalla fusione è pari a 3.000,
dato dalla sommatoria dei valori economici delle società partecipanti all’operazione.
Qualunque rapporto di cambio che assegni alla società A meno di 1/3 del capitale sociale
della nuova società danneggia i soci della società A e favorisce quelli di B. Infatti, se i soci
di A fosse assegnato 1/4 delle nuove azioni, essi riceverebbero una partecipazione il cui
valore effettivo è di 750, mentre il loro apporto valeva 1.000.
Lo stesso discorso può essere fatto anche nell’ipotesi di fusione per incorporazione.
Infatti, supponendo cha la società B incorpori la società A, per non ledere gli interessi dei
soci di A, è necessario che B aumenti il capitale in misura tale che le nuove azioni o quote
emesse siano pari almeno ad 1/3 del capitale sociale della società B post fusione.
In sostanza, affinché non si creino situazioni discriminatorie tra i soci delle società
partecipanti all’operazione, è necessario che il numero di azioni o quote da attribuire a
31
32
art. 2501-ter, comma 1, n. 3, c.c..
La relazione degli esperti può essere omessa in determinati casi, come vedremo successivamente.
280
CAPITOLO QUARTO – LA FUSIONE
ciascun socio in cambio delle azioni o quote possedute nelle società fuse o incorporate sia
proporzionale al rapporto tra il valore di ciascuna singola società partecipante alla fusione
e il valore complessivo post fusione della società risultante o incorporante.
Il rapporto di cambio, oltre a dipendere principalmente dai valori effettivi delle società
interessate alla fusione, è influenzato anche da ulteriori fattori, sia di natura economica
sia di natura extra - economica.
Tra questi abbiamo:
•
il tipo e le caratteristiche delle azioni o quote scambiate;
•
il godimento delle azioni o quote;
•
la presenza di eventuali conguagli in denaro;
•
lo status di società quotata di tutte o alcune delle società interessate all’operazione;
•
la presenza o meno di obbligazioni convertibili e/o di azioni di risparmio
convertibili;
•
apprezzamenti e valutazioni di natura extra economica.
È evidente che gli elementi di natura economica concorreranno alla determinazione di un
rapporto di cambio teorico, provvisorio. Sarà in sede di trattative tra gli
amministratori delle società interessate che entreranno in gioco anche i fattori di natura
extra economica, per giungere alla determinazione di un rapporto di cambio
definitivo. In ogni caso gli elementi che stanno alla base del rapporto di cambio devono
essere quanto più obiettivi e verificabili, in modo tale da non ledere gli interessi dei soci
delle società interessate e assicurare la parità di trattamento tra gli stessi.
In altri termini, non è necessario che il rapporto di cambio scaturisca da un semplice
rapporto matematico tra i valori economici dei complessi aziendali. Ciò che importa è
che il divario tra rapporto di cambio teorico e quello definitivo sia giustificato da
vantaggi, anche indiretti, della parte lesa dalla divergenza33.
3.5.1 Determinazione del rapporto di cambio teorico
Il rapporto di cambio dipende essenzialmente dal rapporto tra i valori economici delle
società partecipanti alla fusione.
Infatti, una volta stabilito che il rapporto tra il valore il valore economico di ciascuna
società fusa o incorporata e quello della società risultante dalla fusione o incorporante
rappresenta la percentuale di partecipazione nel nuovo organismo societario, il numero
di azioni o quote assegnate dovrà conseguentemente rispettare tale proporzione.
Vediamo di seguito come determinare il rapporto di cambio nel caso di fusione per
unione e fusione per incorporazione.
33
Secondo Caratozzolo, la possibilità di stabilire un rapporto di cambio diverso da quello derivante dal semplice rapporto
tra i valori effettivi dei patrimoni delle società interessate, è ricavabile sia dall’art. 2501-quinquies, il quale richiede agli
amministratori di giustificare la fissazione di un determinato rapporto di cambio, sia dall’art. 2501-sexies, il quale richiede
agli esperti di indicare il metodo o i metodi seguiti per la determinazione del rapporto di cambio. Caratozzolo, op. cit.,
2009, pag. 443.
281
IL MANUALE DELLE OPERAZIONI STRAORDINARIE
Fusione per unione
Ipotizziamo una fusione per unione tra le società per azioni A e B, le quali intendono dare
vita alla società per azioni C di nuova costituzione (tra A e B non vi è alcun rapporto di
partecipazione).
Innanzitutto occorre individuare il “peso economico” (PE) delle due società A e B nella
società C, al fine di stabilire la percentuale di partecipazione nella nuova società.
VEb
VEa
PEa =
PEb =
(VEa + VEb)
(VEa + VEb)
dove:
VEa: il valore del capitale economico della società A
VEb: il valore del capitale economico della società B
Dopodiché è necessario stabilire il numero di azioni che verranno assegnate ai soci delle
società A e B in base al relativo peso economico.
Nca = PEa * CSc
Ncb = PEb * CSc
dove:
CSc: n. azioni componenti il capitale sociale di C
Nca: n. azioni di C da assegnare ai soci di A
Ncb: n. azioni di C da assegnare ai soci di B
A questo punto, il rapporto di cambio (RC) è determinato dai seguenti rapporti:
RCa =
Nca
Na
RCb =
Ncb
Nb
dove:
Na: n. azioni componenti il capitale sociale di A
Nb: n. azioni componenti il capitale sociale di B
282
CAPITOLO QUARTO – LA FUSIONE
Esempio
La società A e la società B presentano i seguenti dati:
Capitale
sociale
(CS)
Valore economico
(VE)
Valore nominale
azione (VN)
N. azioni (N)
Società A
2.000
Società B
1.000
Società C
3.000
3.000
2.000
5.000
1
1
1
2.000
1.000
3.000
Le azioni della nuova società C saranno attribuite ai soci delle società A e B
proporzionalmente al loro “peso economico”.
Peso economico di A (PEa)
Peso economico di B (PEb)
N. azioni di C da assegnare ai soci di A
(Nca)
N. azioni di C da assegnare ai soci di B
(Ncb)
60%
40%
1.800
1.200
I rapporti di cambio saranno così determinati:
RCa = Nca/Na
RCb = Ncb/Nb
9/10
6/5
Pertanto, ad ogni socio di A spetteranno 9 azioni di C ogni 10 vecchie azioni di A,
mentre ai soci di B spetteranno 6 azioni di C ogni 5 vecchie azioni di B.
Fusione per incorporazione
In questo caso, ipotizziamo che le società A e B diano luogo ad una fusione per
incorporazione in cui la società A incorpori la società B. Si ipotizza, inoltre, che tra le
due società non vi sia alcun rapporto di partecipazione.
Di conseguenza, la società A dovrà aumentare il capitale sociale per cambiare tutte le
azioni dei soci di B. La misura dell'aumento di capitale deve essere determinata in modo
tale che il capitale sociale di A post fusione sia suddiviso tra i soci di A e di B nella stessa
proporzione esistente tra i valori economici di ciascuna società rispetto al valore
economico complessivo della società incorporante una volta attuata la fusione.
In sostanza, il capitale sociale che la società A dovrà avere a seguito della fusione, è
determinato dalla seguente proporzione:
283
IL MANUALE DELLE OPERAZIONI STRAORDINARIE
VE : (VEa + VEb) = CSa (ante fusione): CSa (post fusione)
da cui:
CSa (post fusione) =
(VEa + VEb)* CSa (ante fusione)
VEa
L’aumento di capitale di A si determina semplicemente attraverso la differenza tra il
capitale sociale di A post fusione e lo stesso capitale sociale ante fusione.
ΔCSa = CSa (post fusione) – Csa (ante fusione)
dove:
∆CSa = aumento del capitale sociale di A
A questo punto, per individuare il numero di azioni da assegnare ai soci di B e il relativo
rapporto di cambio, è sufficiente rapportare l’aumento di capitale che la società A dovrà
effettuare con il valore nominale delle azioni.
ΔNa =
ΔCSa
VNa
dove:
∆Na = numero nuove azioni di A da assegnare ai soci di B
VNa = valore nominale azione di A
Nell’ipotesi in cui nello statuto della società manchi l’indicazione del valore nominale
delle azioni34, il numero di azioni nuove di A da dare ai soci di B si ottiene attraverso la
seguente proporzione:
VEa : VEb = Na : ΔNa
ΔNa = Na *
VEb
VEa
Infine, il rapporto di cambio è così determinato:
RC =
ΔNa
Nb
34
Si ricorda che il nuovo art. 2346, comma 3, c.c. prevede che “in mancanza di indicazione del valore nominale delle azioni, le
disposizioni che ad esso si riferiscono si applicano con riguardo al loro numero in rapporto al totale delle azioni emesse”.
284
CAPITOLO QUARTO – LA FUSIONE
Si noti che allo stesso risultato è possibile pervenire rapportando il valore economico
unitario di ciascuna azione dell’incorporata (VEbu) rispetto al valore economico unitario
di ciascuna azione dell’incorporante (VEau).
VEau =
VEa
Na
VEbu =
VEb
Nb
Da cui, il rapporto di cambio è pari:
VEbu
RC =
VEau
Esempio
La società A e la società B presentano i seguenti dati:
Società A
2.000
5.000
1
2.000
2,5
Capitale sociale (CS)
Valore economico (VE)
Valore nominale azione (VN)
N. azioni (N)
Valore economico unitario
azione (VE/N)
Società B
1.000
2.000
1
1.000
2
Il capitale sociale che A dovrà avere a seguito della fusione, è determinato dal seguente
rapporto:
VEa : (VEa + VEb) = CSa (ante fusione): CSa (post fusione)
da cui:
CSa (post fusione) =
(5.000 + 2.000) * 2.000
5.000
= 2.800
ΔCSa = CSa (post fusione) – Csa (ante fusione) = 2.800 – 2.000 = 800
Considerando che il valore è pari ad € 1, il numero delle nuove azioni (∆Na) che la
società A dovrà emettere nei confronti dei soci di B è pari a 800.
Conseguentemente, il rapporto di cambio è così determinato:
RC =
ΔNa
Nb
=
800
1.000
=
4
5
Pertanto, ad ogni socio di B spetteranno 4 azioni di A ogni 5 vecchie azioni di B.
285
IL MANUALE DELLE OPERAZIONI STRAORDINARIE
Lo stesso risultato si ottiene rapportando i valori economici unitari delle azioni delle due
società.
RC =
VEbu
VEau
=
4
5
Ipotesi in cui non risulta necessario procedere all’aumento di capitale
Nella fusione per incorporazione, la società incorporante provvede ad aumentare il
capitale per emettere le nuove azioni da attribuire in concambio ai soci delle società
incorporate.
Tuttavia, attraverso alcuni procedimenti suggeriti in prevalenza dalla dottrina35, è
possibile procedere ad un aumento limitato del capitale sociale oppure non procedervi
affatto.
In particolare, le azioni necessarie, da utilizzare al servizio del concambio, possono essere
reperite nei seguenti modi:
a) azioni proprie possedute dall’incorporante precedentemente all’operazione di
fusione. Tuttavia, considerando i limiti previsti dall’art. 2357 c.c., la quantità di
azioni proprie possedute potrebbe rilevarsi non sufficiente con la necessità di
effettuare comunque un aumento di capitale.
b) La società incorporante potrebbe decidere di agire sul valore nominale delle azioni,
annullando tutte le azioni in circolazione e riemettendole con un valore nominale
inferiore, in modo tale da ripartire il capitale sociale proporzionalmente al rapporto
di cambio (sulla possibilità di emettere azioni senza valore nominale si veda infra).
c) Le azioni dell’incorporante potrebbero essere detenute dall’incorporata e per
effetto della fusione entrerebbero a far parte della prima che può utilizzarle per il
concambio. In questo caso, tuttavia, è necessario verificare la compatibilità con
quanto disposto dall’art. 2504-ter c.c.
d) L’assegnazione delle azioni previste dal rapporto di cambio potrebbe avvenire ad
opera dei soci della società incorporante, qualora gli stessi trasferissero “senza
corrispettivo” parte delle loro azioni ai soci dell’incorporata.
Occorre osservare che, a seguito della riforma societaria del 2003, l’art. 2346, comma
3, c.c. consente, se previsto dallo statuto, l’emissione di azioni senza valore nominale.
Pertanto, l’aumento di capitale da parte dell’incorporante potrebbe essere evitato
attraverso una semplice modifica statutaria che consenta l’emissione di tale tipo di azioni.
Infatti, in questo modo il capitale sociale resterebbe identico ed aumenterebbe
unicamente il numero delle azioni in cui esso è suddiviso, da attribuire tra soci vecchi e
nuovi in proporzione al rapporto di cambio.
35
La dottrina prevalente ritiene leciti questi mezzi alternativi all’aumento di capitale. Cfr. C. Santagata, “Lineamenti generali
dell’istituto della fusione: natura giuridica e procedimento”, in AA.VV., “Fusioni e scissioni di società. Profili civili e fiscali”, Milano,
Ipsoa, 1993, pag. 43; N. Gasperoni, “Trasformazione e fusione di società”, in Enciclopedia del diritto, vol. XLIV, Milano,
1992, pag. 1032.
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