Analisi di testi argomentativi

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Analisi di testi argomentativi
Per arrivare a scrivere un testo argomentativo occorre aver imparato a esporre la propria idea, LA
PROPRIA TESI, in merito ad un determinato tema, basandola su dati certi e su un ragionamento
logico dichiarato. Il che richiede coraggio ma anche avere elementi, dati, informazioni da considerare,
valutare, scegliere.
Un testo argomentativo generalmente si pone l'obiettivo di
 convincere chi lo legge della validità della tesi esposta da chi scrive, oppure, in presenza di
un'argomentazione opposta, l'ANTITESI, di
 convincere il lettore oltre che della validità della tesi esposta, dell'imprecisione dell'antitesi.
Cominciamo ad argomentare, impariamo a esporre la nostra idea e a
giustificarla con qualche semplice esempio ....
(scuola primaria)
IL LUPO E IL CANE (favole di Fedro)
Un lupo, tutto striminzito dalla fame, incontra un cane ben pasciuto. Si salutano
e si fermano.
- Donde vieni così lucido e bello? E che hai mangiato per farti così grasso? Io,
che sono tanto più forte di te, muoio di fame.
E il cane: - Se vuoi ce n’è anche per te. Basta che tu presti lo stesso mio servizio
al padrone.
- E che servizio?
- Custodirgli la porta di casa e tenere lontani i ladri la notte.
- Uh! Ma io sono prontissimo! Adesso sopporto nevi e piogge nel bosco,
trascinando una vita maledetta. Ma deve essere molto facile vivere sotto un tetto
e riempirsi lo stomaco in pace.
- Allora vieni con me.
E vanno. Lungo la via il lupo vede una spelatura al collo del cane
- Che roba è quella, amico mio?
- Oh…è niente.
- Ma, se vuoi dirmelo…
- Qualche volta, per la mia natura impetuosa, mi tengono legato, perché stia
quieto durante il giorno e vigili la notte. Ma al crepuscolo vado in giro dove mi
piace; mi si porta il pane senza che io debba richiederlo; il padrone mi dà gli
ossi della sua tavola; la servitù mi getta qualche boccone; gli avanzi di ognuno
sono miei. Così, senza fatica mi empio la pancia.
- Ma se hai voglia di uscire, è permesso?
- Proprio, interamente, no…
- Addio, caro; goditi pure le tue gioie; io non baratto la mia libertà per un regno.
Corso di formazione “CURRICOLO e INVALSI” D. Diacci ottobre 2014
1
Conversazione cognitiva: raccogliamo tutte le informazioni che la favola ci fornisce:
IL CANE
Com’è?
.....................
.....................
....................
.....................
Che cosa fa?
.....................
.....................
....................
.....................
La vita del cane è.... ma.....
IL LUPO
Com’è?
.....................
.....................
....................
.....................
Che cosa fa?
.....................
.....................
....................
.....................
La vita del lupo è....
ma.....
Verbalizzazioni... raccolta di tutte le osservazioni
con chi siete/sei d’accordo?... Perché?... facciamo/fai qualche esempio...
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Nave da guerra o nave oneraria?
(un testo argomentativo)
(http://it.wikipedia.org/wiki/Nave_punica_di_Marsala#La_struttura_della_nave )
Sono numerose le questioni ancora aperte sulla nave punica di Marsala. Prima di
tutto ci si chiede ancora se fosse una nave da guerra o una nave oneraria, anche
se addirittura c'è chi mette in dubbio che fosse effettivamente una nave punica.
Caratteristica importante di questo tipo d'imbarcazione era il rostro, elemento
tipico delle navi puniche da guerra, una punta di bronzo o lignea posta sulla prua
sotto il livello del mare, che serviva a speronare le navi nemiche e che, dopo lo
scontro, si staccava dalla chiglia facendo affondare la nave speronata.
Anche se della nave di Marsala si conserva solo una parte della poppa, gli
studiosi suppongono che a prua ci potesse essere un rostro, proprio come quello
che si è trovato nel 2004 a Trapani, in quanto intorno ai legni ricurvi del lato di
prua sono state rinvenute tracce di tessuto imbevuto di resina e un frammento di
lamina di piombo.
Ciò fa pensare che probabilmente questa fosse una nave da guerra, teoria
sostenuta dall'archeologa Honor Frost, dalla Giglio e da molti altri studiosi.
A favore di questa tesi, ci sarebbe anche la questione della datazione, che il test
del carbonio 141 fissa alla metà del III secolo a.C.
Sulla scorta di questi dati la Giglio sostiene che la nave «con tutta probabilità
affondò il 10 marzo del 241 a.C., nel corso della battaglia navale combattuta nel
mare delle Egadi che concluse la prima guerra punica».
Maurizio Vento, al contrario, sostiene che si tratta di una nave da trasporto, in
quanto le misure e la forma coincidono con quelle delle classiche navi puniche
onerarie.
Egli inoltre sottolinea che l'identificazione fatta dalla Frost fosse più legata al
fatto che all'epoca del rinvenimento, il ritrovamento di una nave punica da guerra
costituiva un vero e proprio sogno per gli archeologi.
Come scrive infatti la Frost alla vigilia del rinvenimento: «… Ancora una volta
non si può dire niente fin quando uno scavo sarà stato realizzato, eccetto che la
scoperta di una nave da guerra antica è da un secolo il vecchio sogno degli
archeologi navali. Nessun relitto di questo genere è stato mai scoperto …».
Sono affermazioni che svelano, secondo Maurizio Vento che «prima ancora che
fossero visitati scientificamente i reperti esisteva il proposito di voler
materializzare quel sogno, non tenendo conto di molti fattori che, pur messi in
luce da tempo, vengono generalmente trascurati».
I dubbi di Vento vengono alimentati ulteriormente anche dal fatto che in questa
nave si sia trovato «il vasellame (ciotole, macine per granaglia, poche anfore per
1. Il test del Carbinio 14 permette di datare materiali di origine organica (ossa, legno, fibre tessili, semi, carboni di legno, ...). Si
tratta di una datazione assoluta, vale a dire in anni calendariali, ed è utilizzabile per materiali di età compresa tra i 50.000 e i
100 anni. La sua principale utilizzazione è in archeologia per datare i reperti costituiti da materia organica, quindi contenenti
atomi di carbonio.
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l'acqua potabile, per il vino e per la salsa di pesci), i rifiuti degli alimenti (come
resti ossei di animali da cacciagione o come resti vegetali quali noccioli di frutta
secca, di olive in salamoia), numerosi oggetti (come legna da ardere, tappi di
anfore, cordami, canapa per spaghi e stoppa, pece, punteruoli per funi, attrezzi
da pesca) che fanno tutti parte del normale corredo delle navi onerarie e sono
presenti pure a bordo della nave punica di Marsala» – e, invece, non si sono
trovati – «i moltissimi remi (che permettevano le rapide mosse strategiche per
colpire il fianco della nave nemica), le catene dei numerosi rematori e i banconi
dove sedevano» – ma soprattutto – «il rostro bronzeo tricuspidato, le varie armi
(scudi, corazze, spade, pugnali ecc.), e poi materi ali di ricambio, argani,
carrucole, arnesi vari, e tutto ciò che è facile immaginare fosse il consueto
corredo di una nave bellica».
Un'altra considerazione importante viene fatta da Piero Bartoloni citato da
Maurizio Vento, e cioè che «le navi onerarie di Cartagine erano lunghe tra i 20
e i 30 metri, con una larghezza compresa tra i 5 e i 7 metri, e avevano un tirante
d'acqua2 di circa un metro e mezzo, analogo all'altezza dell'opera morta 3» - e
ancora - «tra la carena4 ed il pagliolo5 era situata la zavorra, costituita da
pietrame in schegge ed eventualmente sostituita con sabbia se il carico era
costituito da anfore; per attutire gli urti delle pietre contro i corsi 6, veniva
disposta una coltre di fogliame. Lo stesso carico costituiva parte necessaria
della zavorra, come è dimostrato indirettamente da una delle navi puniche di
Punta Scario, all'interno della quale è stata rinvenuta una certa quantità di
pietrame che, a quanto risulta dalle analisi effettuate, proveniva probabilmente
dalla costa settentrionale del Lazio». E conclude dicendo che «questo
rinvenimento …, secondo il nostro avviso, dimostra che la nave in questione era
giunta carica nel porto etrusco e che, una volta scaricati i prodotti importati e
non essendovi nulla da caricare per il viaggio di ritorno, la sua zavorra era stata
sostituita con del pietrame locale».
Maurizio Vento conclude dicendo che «la nave oneraria … sarebbe dunque
naufragata per un errore del nocchiere, dovuto o ad imperizia o più
probabilmente a cause naturali (come, ad esempio, una tempesta), al momento di
virare nei pressi del Borrone, lungo l'unica rotta praticabile che consentisse di
approdare in quella che un tempo era stata la Cartagine siciliana».
2.tirante d’acqua In alcune espressioni tecniche, equivale ad altezza, o ad altezza massima; per es., t. d’acqua di un natante,
l’altezza compresa tra la sua linea di galleggiamento e il punto più basso dello scafo (sinonimo. perciò di immersione)
http://www.treccani.it/vocabolario/tirante/
3. Opera morta – è quella parte dello scafo che si trova al di sopra della linea di galleggiamento.
4. Carena – parte immersa dello scafo (opera viva) dalla cui forma dipendono le qualità nautiche dell’imbarcazione.
5. Pagliolo – è la pavimentazione in legno, generalmente sollevabile della stiva o di alcuni locali della nave.
6. Corso (di fasciame) – è l’insieme delle tavole che ricoprono l’ossatura di una nave sulla stessa linea longitudinale.
http://www.ing.unitn.it/~colombo/NAUTICA/appendice.htm
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altri testi argomentativi
(Da “Generazioni
Fatti, idee, persone” corso di storia per la scuola secondaria di primo grado vol. 2
LATTES)
Note sull’autore
Giannozzo Manetti, uomo di cultura fiorentino, attivo partecipante alle dispute accademiche
del tempo, pubblica nel 1451 un trattato intitolato “La dignità e l’eccellenza dell’uomo”
con il quale critica un’opera precedente del papa Innocenzo III “L’infelicità della vita
umana”. Nel 1548 il suo trattato venne condannato dalla Chiesa.
“Il già ricordato Innocenzo ha composto un trattato intitolato “Infelicità della vita umana”
in cui, iniziando dalla nascita e terminando con la morte dell’uomo, ha raccolto molte
considerazioni. Noi abbiamo scelto quelle che ritenevamo più degne di menzione e più
adatte a essere confutate.
Egli afferma: “Noi tutti alla nascita, quando l’età non ci ha ancora corrotti, maschi e
femmine, piangiamo e ci lamentiamo per esprimere l’infelicità della nostra natura.”
Sostiene infatti che alla nascita tutti i maschi piangono e si lamentano in ha, le femmine in
he. Continua poi citando la nudità, i pidocchi, gli sputi, l’urina, lo sterco, la brevità della
vita, la vecchiaia, i dolori dei mortali, i malanni del corpo umano.
Se riusciremo, con l’aiuto di Dio, a confutare queste affermazioni, dimostreremo ai lettori di
questo libro come siano gradevoli le condizioni della natura umana, cosicché potremo
vivere in questo mondo sempre lieti.
Non c’è azione dell’uomo, se consideriamo con accuratezza la sua natura, che non gli
arrechi almeno un po’ di piacere. Poiché per messo della vista, dell’udito, dell’olfatto, del
gusto e del tatto, egli prova sempre tanti e così intensi piaceri, che talora sembrano eccessivi
e del tutto superflui.
È difficile, anzi impossibile dire, quanto piacere derivi all’uomo dal guardare bei corpi,
dall’ascoltare sinfonie e armonie varie, dall’odorare fiori e simili cose profumate, da
degustare tutta la varietà dei cibi dolci e gradevoli.
E che dire dei “sensi interni”? non potremmo mai spiegare completamente con le parole
quanto piacere derivi all’uomo dall’immaginazione, dalla capacità di ricordare, dalla
creatività
Perciò se gli uomini cogliessero quei piaceri che offre loro la vita quotidiana, anziché
tormentarsi in affanni, dovrebbero godere e consolarsi e non piangere e lamentarsi. Tanto
più che la natura ci ha donato numerosi rimedi per difenderci dal freddo, dal caldo, dalle
fatiche, dai dolori, dalle malattie.”
Argomentazioni
portate da Innocenzo III per
sostenere la sua tesi :
.........................................................
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portate da Giannozzo Manetti per
sostenere la sua tesi:
.........................................................
.........................................................
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Pro o contro i mercanti? (Da “Generazioni Fatti, idee, persone” corso di storia per la scuola
secondaria di primo grado vol. 1 LATTES)
“Bisogna onorare i mercanti più di chiunque altro. Essi non esitano ad andare nei paesi più
lontani a cercare lane e pellicce, si spingono oltre il mare a comprare legumi secchi, pepe,
cannella e altre spezie. Dio protegga i mercanti, che migliorano la nostra esistenza. Essi
infatti girano da un capo all’altro del mondo per acquistare ogni specie di prodotti
alimentari. Poi, quando hanno avuto successo nel commercio, si fanno costruire case, dando
così lavoro ai falegnami, muratori e carpentieri e ad altri artigiani di ogni genere.”
(Da una Cronaca del XIV secolo)
“Sono utile al re, al nobile, al ricco e a tutto il popolo. Salgo sulla nave con le mie merci e
navigo fino ai paesi d’oltremare, vendo la mercanzia e acquisto le cose pregiate che non si
trovano qui nel nostro paese. Le trasporto con grande rischio e faccio talvolta naufragio,
perdendo ogni avere e salvando a stento la vita. Il mercante porta vesti e tessuti costosi,
pietre preziose e oro, vino e olio, avorio, ferro e altri metalli, vetro e una gran quantità di
altre cose.
L’interlocutore gli chiede: <<Vendi queste merci al prezzo al quale le hai comprate?>>
<<No. Che cosa altrimenti mi darebbe la mia fatica? Vendo più caro di quanto ho comprato
proprio allo scopo di trarne un profitto e mantenere così moglie e figli >>
(Cronaca di Aelfric XI secolo)
“Il mondo una volta era tale che gli uomini trovavano la loro gioia nella virtù e nell’agire
onestamente.
Ora il mondo è cambiato: non si pensa che ai beni materiali e il denaro ha tanto attrattiva
che tutti ne sono avidi.
Una volta l’onore era un bene prezioso. Oggi la ricchezza è molto di più. La colpa è dei
mercanti.”
(Da un epistolario del XIV secolo)
Argomentazioni
A favore dei mercanti :
Contro i mercanti:
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.........................................................
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........................................................
Quale dei due punti di vista condividete/condividi?... perché?....
Dividiamo la classe in due gruppi, quello che condivide la prima tesi “a favore”... e quello
che condivide l’antitesi “contro”.... ; ciascun gruppo prepara un testo per spiegare la
propria tesi, giustificandola con qualche argomentazione, per convincere gli altri della sua
validità. Poi leggiamo i due testi e confrontiamoli.
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È giusta la guerra degli Spagnoli contro gli indios?
“I più grandi filosofi dichiararono che simili guerre possono essere intraprese da una
nazione molto civile contro popoli non civilizzati, più barbari di quanto si possa mai
immaginare, perché mancano di ogni conoscenza delle lettere, ignorano l’uso del denaro,
vanno in giro generalmente nudi, comprese le donne, e portano come bestie pesanti fardelli
sulle spalle e sulla schiena per lunghi percorsi.
Ed ecco la prova della loro vita selvaggia, simile a quella delle bestie: le loro straordinarie
ed esecrabili immolazioni di vittime umane ai demoni, il fatto di nutrirsi di carne umana;
l’abitudine di seppellire vive le mogli dei capi insieme ai mariti morti”.
(Gines Sepulveda, filosofo)
“Tutti gli Indiani che vi si trovano devono essere considerati liberi: perché in verità lo sono,
in base allo stesso diritto per cui io stesso sono libero...
Questi popoli, presi nell’insieme, sono per naturale carattere – tutta dolcezza, umiltà e
povertà, senza difesa, senz’armi, senza la minima malizia, resistenti e pazienti come nessun
altro...
Tutti questi popoli, innumerevoli e di vario genere, sono stati da Dio creati estremamente
semplici, senza cattiveria né doppiezza, obbedientissimi e fedelissimi ai loro signori e ai
cristiani di cui sono al servizio; sono i più umili, i più pazienti, i più pacifici e tranquilli
uomini che vi siano al mondo, senza astio né baccano, senza liti né violenze, senza rancore,
senza odio, senza desiderio di vendetta....
Il modo più forte di adorare Dio consiste nell’offrirgli un sacrificio...
Ora, secondo il giudizio umano e secondo verità, nulla in natura è più grande e più prezioso
della vita umana, dell’uomo stesso. Perciò è la natura stessa a insegnare a coloro che non
posseggono la fede, la grazia e la dottrina, e vivono guidati dal solo lume naturale, che –
nonostante ogni legge positiva vada in senso contrario – essi debbano sacrificare vite
umane al vero dio o ai falsi dei che essi scambiano per il vero Dio, sì da potergli esprimere
– offrendogli la cosa più preziosa – la loro gratitudine per i tanti favori ricevuti.”
(Bartolomeo Las Casas)
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