Scarica articolo completo

Commenti

Transcript

Scarica articolo completo
A cura di Valeria Saladino
QUALE psicologia, Nuova Serie, Anno 3, Numero 5, Supplemento n. 3, Dicembre 2015
ISSN 1972-2338
AcuradiValeriaSaladino
Ladipendenza
affettivaesessuale
QUALEpsicologia,NuovaSerie,Anno3,Numero5,Supplementon.3,Dicembre2015
ISSN1972-2338
In collaborazione con l’ISP, Istituto per lo studio delle psicoterapie ed il BART, Behavioral Addiction Research Team
QUALE psicologia, Nuova Serie, Anno 3, Numero 5, Supplemento n. 3, Dicembre 2015.
Semestrale dell’Istituto per lo Studio delle Psicoterapie fondato nel 1992.
Organo della Società Italiana di Psicoterapia e della Società
Italiana di Psicoterapia Strategica.
Direttore responsabile Valeria Verrastro.
Copertina a cura di Renato De Marco.
Direzione, Redazione e Amministrazione 00185 Roma; Via
San Martino della Battaglia 31; Telefoni 06 44340019, 328
6068080; Fax 06 44340017; www.qualepsicologia.it
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 86 del 17 Aprile
2013.
ISSN 1972-2338.
Finito di stampare in proprio il 3 Dicembre 2015.
Indice
5 Presentazione. L’amore è una droga, a dirlo sono le neuroscienze
Valeria Saladino
8 Ti do i miei occhi. La dipendenza relazionale
Roberta Federico
20 Amami o legami. Caratteristiche della dipendenza affettiva
Augusto Rossi
32 Che dipendente sei? Tipologie di addicted
Roberta Federico
37 Co-dipendenza: un lavoro a tempo pieno
Augusto Rossi
44 Sex addiction: dopo che la provi non puoi farne
a meno
Augusto Rossi
52 Cybersexual addiction
Stefano Eleuteri
64 Caratteristiche del cybersex: dalla sessualità
reale a quella virtuale
David Scaramozzino
72 Interessi sessuali atipici online. Una ricerca tra
studenti universitari svedesi e italiani
Maria Francesca Tripodi, Stefano Eleuteri, Marta
Giuliani, Roberta Rossi, Stefano Livi, Irene Petruccelli, Filippo Petruccelli, Kristian Daneback,
Chiara Simonelli. Traduzione di Fiorenza Giordano
86 Sexting
Elena Cabras, Anna Maria Sansoni
93 Autori
Presentazione. L’amore è una droga, a dirlo sono le
neuroscienze
Valeria Saladino
Le droghe possono essere molto più forti dei legami
umani. L’idea di amore come dipendenza è emersa negli anni sessanta ed è stata esplorata secondariamente
dagli psicoanalisti freudiani. Questi identificavano con
il termine love addiction le frequenti infatuazioni come
modalità attraverso cui rivivere costantemente il piacere
e le forti emozioni connesse al periodo
dell’innamoramento.
Il sistema di remunerazione che si innesca quando si assumono sostanze è il medesimo sia per quanto concerne
la droga che le relazioni amorose.
Questo sistema garantisce la sopravvivenza ed è retto
dalla dopamina, neurotrasmettitore senza il quale non vi
sarebbe alcuna spinta d’iniziativa.
Un esempio sono i soggetti affetti dal morbo di Parkinson, i quali, avendo esaurito la dopamina, restano immobili. A differenza del passato, tuttavia, è oggi meno
presente il concetto di piacere ottenuto tramite una fatica. Infatti odiernamente la nostra cultura si basa sul
soddisfacimento immediato dei bisogni e dunque sulla
dipendenza sia da una sostanza che da un comportamento o persona. Nel tentativo di comprendere i meccanismi neurobiologici connessi alle emozioni umane,
5
George Koob, esperto nello studio delle dipendenze e
Presidente della Commissione per la Neurobiologia dei
disturbi di dipendenza allo Scripps Research Institute di
San Diego, riscontrò un collegamento fra droga ed
emozioni nell’ambito di situazioni stressogene e gratificanti.
Koob sostiene che le droghe in generale tendono a provocare un senso di gratificazione immediata stimolando
i neuroni connessi alla produzione di dopamina.
La somministrazione della droga simultaneamente
all’esposizione allo stimolo piacevole provoca un condizionamento per cui l’animale sente l’azione della dopamina prodotta dall’organismo anche solo attraverso
l’anticipazione dello stimolo. Lo stesso meccanismo di
apprendimento avviene negli esseri umani. Un fumatore
di crack simulerà la stessa sensazione di piacere connessa alla droga anche solo osservando una pipa da
crack. Questo poiché il sistema di gratificazione si attiva prima che avvenga il contatto con la sostanza.
Così come i vari rituali preparatori l’assunzione della
sostanza anche nei rapporti sessuali, i preliminari fanno
si di accrescere il piacere erotico, secondariamente vissuto con più intensità. La nostra corteccia prefrontale
associa quei determinati rituali alla sensazione di piacere che scaturirà dopo. L’abuso porta ad un adattamento
del sistema di gratificazione che conduce alla progressiva trasformazione da desiderio a bisogno. La dopamina infatti alimenta la motivazione alla sostanza impri
6
mendo associazioni positive nel cervello che secondariamente si trasformano in sensazioni di ansia connesse
al timore delle conseguenze in mancanza della droga.
7
Ti do i miei occhi
La dipendenza relazionale
Roberta Federico
Quando si parla di Dipendenze sane intendiamo una capacità di dipendere da altre persone e di permettere ad
altre persone di dipendere da noi. Diversamente, per
Dipendenze patologiche si definiscono tutte quelle forme “non negoziabili” di dipendenza o le pretese, eccessive e illusorie, d’indipendenza da una ricerca disperata
dell’altro, visto come unico regolatore di se stessi e ad
una fuga dell’altro, visto invece come minaccia alla
propria integrità.
Secondo Mikulincer e Shaver (2004, 159; 2008), relazioni pregresse e continue con il caregiver, capaci di dare protezione e sostegno, producono un senso di sicurezza nell’attaccamento, che in vari modi conduce allo
sviluppo di un sé stabile e positivo e ad una serie di
strategie di regolazione affettiva riuscite ed in buona
parte autonome. Questo background evolutivo e relazionale fa sì che si sviluppi una personalità adulta autonoma e capace di fidarsi dell’altro, strutturando il senso
della propria sicurezza, a partire da figure di riferimento
tanto interne quanto esterne.
Questo pensiero solleva importanti questioni sul rapporto tra sentimento di sicurezza derivato
dall’attaccamento e capacità di autogestirsi. Diverse ri
8
cerche, a riguardo, dimostrano che il senso di sicurezza
dell’attaccamento, dalla prima infanzia all’adolescenza,
permette di apprendere la capacità di autoregolarsi in
maniera flessibile anche in condizioni stressanti.
Mikulincer e Shaver (2008) sottolineano come le persone con attaccamento sicuro presentino, rispetto agli
insicuri livelli di autostima più alta, capacità di problem
solving e coping più articolate, punteggi più bassi alle
scale che rilevano la presenza di disturbo dipendenze di
personalità e un atteggiamento più positivo nei confronti del lavoro e dell’esplorazione autonoma.
Con il termine attaccamento, dunque, ci si riferisce ad
un comportamento primario teso alla ricerca e al mantenimento della personalità della prossimità con una figura preferenziale, solitamente percepita più forte, saggia e competente; mentre, con il termine dipendenza, ci
riferiamo a un atteggiamento derivato dal bisogno di attaccamento, che può non essere diretto verso un soggetto specifico e che esprime, attraverso atteggiamenti generalizzati e mirati, a evocare assistenza, guida e approvazione. Del resto, se per il bambino parliamo di attaccamento “sicuro”, dove l’aggettivo sicuro va a qualificare la relazione con una persona specifica, per l’adulto
la dicitura diventa “sicuro-autonomo” e si riferisce a
uno stato mentale rispetto all’attaccamento che va, invece, a definire la qualità delle relazioni intime, intese
in senso più ampio (Main, 1999).
É su quest’ultimo versante, quello adulto, che psichiatri
9
e psicologi accademici hanno costruito modelli descrittivi e/o patogeni nel tentativo di descrivere i “Disturbi
Dipendenti di Personalità”.
La Personalità Dipendente viene solitamente considerata la conseguenza di un attaccamento ansioso che tende ad autoperpetuarsi (West et al., 1994). Le ricerche e
le osservazioni cliniche hanno dimostrato che la dipendenza e il senso d’inefficacia tendono ad aumentare
quando l’attaccamento insicuro è associato al child
trauma neglect (Holmes, 1997; Bornestein, 1998; West,
George, 1999; Hill, Gold, Bornestein, 2000). Liotti e
Farina (2011, 28) osservano che lo sviluppo delle competenze interpersonali è fortemente influenzato dai contesti relazionali traumatici, causando gravi difficoltà a
riporre fiducia negli altri, oscillazioni fra ricerca di vicinanza protettiva e paura dell’intimità affettiva e comportamenti inappropriati di controllo della relazione.
Similmente a quella riscontrata nel disturbo borderline
di personalità, le relazioni affettive, a causa della
drammaticità dello scambio emotivo, divengono instabili. Inoltre, sono affettivamente appiattite dal continuo
sforzo di compiacere l’altro, verso il quale si sviluppa
una patologica dipendenza.
Secondo Lyons-Ruth e Jacobvitz (2008), l’ambiente di
sviluppo, caratterizzato da conflittualità, trascuratezza,
interazioni disturbate, distorsioni sistematiche della
comunicazione, può essere la causa di una disorganizzazione della relazione di attaccamenti e anche, a parti
10
re dall’età scolare, dello sviluppo di una personalità
volta a soluzioni difensive, associate a stati mentali disorganizzati, multipli, incoerenti e conflittuali di impotenza e ostilità.
É interessante notare come l’estrema paura
dell’abbandono e il tentativo di conservare una relazione, per mezzo del continuo compiacimento dell’altro,
possano essere letti come tentativi di difendersi da originari sentimenti d’impotenza, legati alla precoce relazione traumatica con il genitore. Strategie d’impotenza
e di ostilità possono talvolta incastrarsi tra loro
all’interno di una relazione sado-masochistica che, seppur dolorosa, ci aiuta a comprendere lo sforzo dei soggetti per mantenere “disattivato” il loro sistema motivazionale di attaccamento (Ibidem).
Coen (1992) sostiene che trattare l’altro in modo “improprio e crudele” serve a evitare le parti di sé che non
si riesce ad accettare, ma finisce per produrre una sorta
di “dipendenza” del maltrattante nei confronti del maltrattato. Coen descrive queste forme di dipendenza patologica come perversioni, “organizzazioni difensive
stabili e molto resistenti al cambiamento a causa del loro ruolo di protezione rispetto alla distruttività e di preservazione dal bisogno oggettuale”.
Nutrire la dipendenza del partner porta con sé i benefici
connessi alla detenzione del potere e al tempo stesso tutela dal rischio della perdita di un rapporto. La dipendenza dell’altro può essere coltivata in molti mo
11
di. Spingere l’altro verso obiettivi che non può raggiungere da solo; persuaderlo di non possedere risorse
adeguate per un dato scopo; convincerlo di non avere
alternative.
Le dinamiche delle coppie che includono un soggetto
dipendente sono state studiate prevalentemente in relazioni eterosessuali, dove l’elemento dipendente è di genere femminile. Il fatto che il disturbo dipendente di
personalità sia diagnosticato in maniera più frequente
nelle donne (Bornstein, 1996; Loranger, 1996) è correlabile all’esistenza di stereotipi di genere che favoriscono la dipendenza delle donne, consentendo una manifestazione più vistosa e socialmente “organizzata” della
loro dipendenza. Le teoriche femministe hanno rivelato
i legami tra genere, coppia e aggressività, che spesso
portano l’elemento maschile ad assumere su di sé la
dimensione dell’onnipotenza, espellendo e proiettando
nella figura femminile la dimensione della dipendenza
(Chodorow, 1978; Benjamin, 1988, 1995). In questo
modo, il concetto di femminilità viene a costituirsi come luogo di tutto ciò che viene ripudiato in quanto nonmaschile (Freud, 1925).
Innumerevoli testimonianze femminili hanno dimostrato il progressivo isolamento fisico e emotivo in cui
vengono costrette dal partner, finalizzato sia alla riduzione o all’annullamento dei contatti con i familiari e
amici ma, anche, all’abbandono di attività lavorative
extradomestiche.
12
L’obiettivo del partner non è solo quello di provocare
una dipendenza economica ma, anche, di eliminare ogni
possibile alternativa alla relazione. In queste coppie il
comportamento degli uomini rivela una grave compromissione della funzione riflessiva ma, soprattutto, la loro stessa dipendenza. Senza la loro donna, da controllare e dominare, si sentirebbero soli in modo intollerabile
(Fonagy, 1998; Dutton, op. cit.). Fare in modo che il
partner si trovi in uno stato di completa subordinazione
diviene una priorità, che serve a celare una dipendenza
affettiva non riconosciuta e identificata proiettivamente
nell’altro: per cui la più piccola manifestazione di autonomia rappresenta una minaccia alla sicurezza emotiva
(Sonkin, 1987; Murphy, Meyer, O’Leary, 1994; Dutton,
Golant, 1997). Questa patologica assunzione degli stereotipi di genere è in grado di produrre donne che depressivamente idealizzano e inconsciamente invidiano
il potere e la (apparente) sicurezza dell’uomo che loro
non potranno mai avere. La tensione universalmente
presente tra dipendenza/legame/identità e autonomia/separatezza/differenza trova in questa tipologia di
relazioni di coppia un terreno fertile per uno scambio di
proiezioni connotate in relazione al genere, dove donna
significa “oggetto dipendente” e uomo significa “soggetto autonomo”.
Secondo Fonagy, la violenza relazionale è una risposta
esagerata del sistema di attaccamento. Fare del male al
proprio partner rappresenta un’esagerazione o una per
13
versione del comportamento di attaccamento.
L’intensità e la forza di tale abuso possono essere viste
come reazioni a un attaccamento insicuro da parte di
uomini con limitate capacità di mentalizzazione, che
sono stati in passato a loro volta abusati o che hanno assistito a scenari familiari violenti e traumatici.
L’atto violento avrebbe una funzione duplice, ricreare e
sperimentare dentro di sé ciò che non si riconosce come
proprio e rigettarlo nell’altro, così da recuperare un senso di coerenza di se stessi. Quando vedono il terrore
negli occhi delle loro donne questi uomini si sentono
rassicurati. Le loro successive suppliche di perdono sono sincere, perché in qualche modo loro stessi “dipendono da una relazione in cui è possibile questo tipo di
esteriorizzazione”.
Un’altra caratteristica della violenza relazionale, in
queste tipologie di coppie, è una tensione crescente con
scoppi d’ira accompagnati dalla sensazione di perdere il
controllo (Walker, 1979). Tale impulsività è legata
all’incapacità di rappresentarsi in maniera coerente i
propri stai emotivi. Temendo di venire abbandonati, ricorrono a strategie di tipo fisico basate sull’azione e
perdono la capacità di influenzare la partner modificando il loro stato mentale. Si stabilisce una sorta di condizione d’impotenza appresa il cui scopo è il controllo fisico e il possesso del corpo della donna, del suo essere
fisico. La gelosia opprimente di questi uomini non è
un’espressione di amore o di desiderio, ma una rozza
14
manipolazione che serve a tenere la partner imprigionata e disponibile come regolatore del suo carnefice (Fonagy, op.cit).
Bibliografia
Ainsworth, M. D. S., & Wittig, B. A. (1969). Attachment
and the exploratory behavior of one-year-olds in a strange
situation. In B. M. Foss (cur.), Determinants of the infant
behaviour. London: Methuen.
Benjamin, J. (1991). Legami d’amore. I rapporti di potere
nelle relazioni amorose (Rosenberg & Sellier trad.). Torino:
Rosenberg & Sellier.
Benjamin, J. (1996). Soggetti d’amore. Milano: Raffaello
Cortina Editore.
Black, C. (1990). Double Duty. New York: Ballantine.
Bornstein, R. F. (1996). Sex differences in dependent personality disorder prevalence rate. Clinical Psychology: Science and Practice, 3, 1-12.
Bornstein, R. F. (1998). Depathologizing dependency. The
Journal of Nervous and Mental Disease, 186, 67-73.
Bowlby, J. (1989). Una base sicura. Applicazioni cliniche
alla teoria dell'attaccamento. Milano: Raffaello Cortina
Editore.
15
Campione, G., & Nettuno, A. (2007). Il Gruppo nelle Dipendenze Patologiche. Roma: Franco Angeli.
Cantelmi, T., & Lambiage, E. (2007). Legame affettivo e
comportamento sessuale. Come lo stile di attaccamento influenza il comportamento sessuale. Psicoterapia e Scienze
Umane, 24, 205-228.
Cermak, T. L. (1986). Diagnosing and Treating Codependence: A Guide for Professionals. Minneapolis, MN:
Johnson Institute Books.
Chodorow, N. (1991). La funzione materna (La Tartaruga
trad.). Milano: La Tartaruga.
Coen, S. J. (1992). The Misuse of persons: analyzing pathological dependency. Hillsdale, (NJ): The Analytic Press.
De Filippis, R., Franza, R., Vasale, M., Arduino, E., Ruggiero, G., & Moroni, V. (2008). Il trattamento dell’Alcolismo e
delle dipendenze: un modello terapeutico-riabilitativo di
Gruppo. Dipendenze Patologiche,3(2).
Delisle, G. (1992). I disturbi della personalità. Roma: Sovera.
Dutton, D. G. (1998). The abusive personality. New York:
Guilford.
16
Dutton, D. G., & Golant, S. K. (1997). The Batterer: a psychological profile. New York: Basic Books.
Fonagy, P. (1998). Uomini che esercitano violenza sulle
donne: una lettura alla luce della teoria dell’attaccamento. In
P. Fonagy, & M. Target (cur.), Attaccamento e funzione riflessiva (pp. 273-292). Milano: Raffaello Cortina.
Freud, S. (1990). Alcune conseguenze psichiche della differenza anatomica tra i sessi. Opere 1924-1929,vol. X. Torino:
Bollati Boringhieri.
Friel, J. C., & Friel, L. D. (1988). Adult Children: the secrets of dysfunctional families. Pompano Beach, FL: Health
Communications.
Hill, E. L., Gold, S. N., & Bornstein, R. F. (2000). Interpersonal dependency among adult survivors of childhood sexual abuse in therapy. Journal of Child Sexual Abuse, 9, 71-86.
Holmes, J. (1997). Attachment, autonomy, intimacy: Some
clinical implications of attachment theory. British Journal of
Medical Psychology, 70, 231-248.
Lenore, E. W. (1979). The battered woman. New York:
Harper & Row.
Lichtenberg, J. D. (1995). Psicoanalisi e sistemi motivazionali. Milano: Raffaello Cortina.
17
Lingiardi, V. (2004). La personalità e i suoi disturbi. Milano: Gruppo Editoriale il Saggiatore.
Liotti, G., & Farina, B. (2011). Sviluppi traumatici: eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa.
Milano: Raffaello Cortina.
Loranger, A. W. (1996). Dependent Personality Disorders:
age, sex, and Axis I comorbidity. Journal of Nervous &
Mental Disease, 184, 17-21.
Lyons-Ruth, K., & Jacobvitz, D. (2008). La disorganizzazione dell’attaccamento. Fattori genetici, contesti genitoriali
e trasformazioni evolutive dall’infanzia all’età adulta. In J.
Cassidy, & P. R. Shaver (cur.), Manuale dell'attaccamento.
Teoria, ricerca e applicazioni cliniche. Seconda edizione
(pp. 768-804). Roma: Fioriti Editore.
Main, M. (1999). La teoria dell’attaccamento: diciotto punti
con suggerimenti per studi futuri. In J. Cassidy, & P. R.
Shaver (cur.), Manuale dell’attaccamento. Teoria, ricerca e
applicazioni cliniche (pp. 995-1001). Roma: Fioriti Editore.
Mikulincer, M., & Shaver, R. (2004). Security-based selfrepresentations in adulthood: contents and processes. In W.
S. Rholes & J. A. Simpson (cur.), Adult Attachment: theory,
research, and clinical implications (pp. 159-195). New
York: Guilford Press.
18
Mikulincer, M., & Shaver, R. (2008). L’attaccamento adulto
e la regolazione delle emozioni. In J. Cassidy, & R. Shaver
(cur.), Manuale dell’attaccamento. Seconda edizione (pp.
581-614). Roma: Fioriti Editore.
Murphy, C. M., Meyer, S. L., & O’Leary, K. D. (1994). Dependency characteristics of partners of assaultive men.
Journal of Abnormal Psychology, 103, 729-735.
19
Amami o legami
Caratteristiche della dipendenza affettiva
Augusto Rossi
Nel 1945 Fenichel (1945) ha introdotto il termine
“amoredipendente”, per indicare che gli individui necessitano costantemente d’amore come cibo.
Il termine “dipendenza affettiva” è molto più recente,
Robin Norwood scrisse “donne che amano troppo”, dove la donna diventa totalmente dipendente dal partner,
dedica tutta se stessa all’altro, vedendo nell’amore la
soluzione a numerosi problemi, originati da situazioni
conflittuali profonde come: “mancanza d’affetto”
nell’infanzia.
Il partner diventa il salvatore, il punto di riferimento
della sua esistenza, e la sua minima assenza scatena ansia, timore e disturbi psichici. Molti studi collegano la
dipendenza al narcisismo. Il narcisista mette in atto
modalità difensive e adattive che derivano da
un modello relazionale disfunzionale di schemi appresi nell’infanzia, i quali riemergono sotto varie forme
nella relazione.
Il risultato è un rapporto vuoto, colmo di angosce e timori rispetto all’ essere usati e controllati dall’altro e
nello stesso tempo, un profondo bisogno di dipendenza
fusionale, dove spesso si regredisce ad uno stadio infantile.
20
Le difficoltà che insorgono in un rapporto di coppia sono definibili come un “interscambio narcisista”,
dove ognuno può assumere una forma di controllo
sull’altro. Si evidenziano scontri e collusioni che trovano terreno fertile nella patologia, in una continua ricerca dell’altro per compenetrarsi.
Il perdurare di una relazione disfunzionale, può comportare un legame patologico che si trasforma in un
vincolo reciproco, dove, nel rapporto, prevale una forma di “identificazione proiettiva” in cui la persona
proietta sul partner i suoi contenuti mentali inaccettabili, definendoli come estranei da se.
Questa compenetrazione, diventa con il tempo un “legame stretto”, che con l’andare del tempo altera
l’equilibrio della coppia, in cui si perde il piacere del
“dare” e quello del “ricevere”. Il sentimento instrada
verso un rapporto abitudinario fatto di azioni standardizzate, una vera “dipendenza dall’altro”, un disagio
psichico nascosto che perdura l’intera vita
dell’individuo.
La situazione può provocare disagio e alimentare problematiche psicopatologiche, fisiche e relazionali, le
note “love addiction”, una patologica dipendenza
dall’altro.
Questo legame di dipendenza è presente in numerose
manifestazioni. Alcuni s’innamorano di una persona la
quale non contraccambia, altri diventano ossessivi, altri
ancora sviluppano dipendenza dall’euforia provoca
21
ta dal corteggiamento. Altri ancora non riescono a distaccarsi né ad abbandonare relazioni divenute insostenibili, nonostante infelicità, depressione, solitudine e
addirittura violenza.
Le implicazioni della dipendenza affettiva sono varie.
Questa può svilupparsi tramite sentimenti e atteggiamenti narcisisti, tradursi in sex addition o in anoressia
sessuale.
Questo disturbi rientra nella più ampia categoria delle
“New Addiction” (Nuove dipendenze), che solo negli
ultimi anni molti ricercatori stanno approfondendo.
Queste nuove addiction comprendono tutte quelle forme di dipendenza in cui non è implicato l’intervento di
alcuna sostanza chimica (droga, alcol, farmaci, ecc.),
ma l’oggetto della dipendenza è rappresentato da comportamenti o attività che sono parte integrante della vita
quotidiana. Questi comportamenti, in alcuni individui,
possono assumere caratteristiche patologiche, fino a
condizionare e invalidare l’esistenza del soggetto stesso
e il suo sistema di relazioni, provocando quindi gravi
conseguenze psicofisiche.
La dipendenza affettiva, è una forma patologica caratterizzata da “costante presenza di reciprocità” all’interno
della relazione di coppia, dove uno dei due, riveste il
ruolo di donatore di attenzione a senso unico, e vede nel
legame con l’altro, troppo spesso problematico, l’unica
ragione della propria esistenza.
22
La continua ricerca d’amore ha tutte le caratteristiche
della dipendenza da sostanze, tanto da condividerne alcune caratteristiche fondamentali:
• l’ebbrezza: è una sensazione di piacere, che il dipendente prova quando è con il partner, gli è indispensabile, e non riesce ad ottenerla in altri modi;
• la tolleranza: il dipendente dedica sempre più tempo
da dedicare al partner, riducendo la propria autonomia e le relazioni con gli altri;
• l’astinenza: l’assenza del partner, per lavoro ad
esempio, getta il dipendente in uno stato di allarme. Il bisogno della presenza fisica dell’altro
è talmente forte che il dipendente sente di esistere solo quando il partner gli è vicino. Il partner
infatti è visto come l’unica fonte di gratificazione, le attività quotidiane sono trascurate e l’unica
cosa importante è il tempo che trascorre insieme.
Le possibili cause, vanno ricercate in particolari dinamiche familiari che hanno portato la persona dipendente a costruirsi un’immagine di Sé come persona inadeguata, indegna di essere amata. La misura della propria
autostima sta nella capacità di sacrificarsi per la persona
amata. Sono persone che riescono a tollerare tradimenti
e violenze da parte del partner perché senza di lui si
sentirebbero completamente perdute.
Molte donne, dipendenti affettive, hanno subito abusi
sessuali, maltrattamenti fisici ed emotivi durante
23
l’infanzia mai elaborati.
La dipendenza affettiva nasce prima dell’inizio del rapporto di coppia. La persona dipendente ricerca inconsciamente un partner che possieda già tutte quelle caratteristiche che la porteranno a soffrire. Anche quando il
rapporto finisce, e normalmente è il dipendente ad essere lasciato, la persona dipendente troverà una nuova relazione in cui metterà in atto le stesse dinamiche di
coppia.
La dipendenza affettiva ha le sue radici nel rapporto
con i genitori ma è anche una condizione naturale degli
animali e ancor più dell’uomo, soprattutto nei primi anni di vita, quando lo sviluppo e la formazione
dell’identità non sono ancora completati e la relazione
con le figure adulte è lo strumento privilegiato di conoscenza di Sé e del mondo.
Chi da adulto è dipendente affettivo, potrebbe aver ricevuto continui messaggi squalificanti da parte dei propri genitori, i quali gli dimostravano di non essere degno del loro amore né delle loro attenzioni. Spesso sono
stati dei bambini cresciuti troppo in fretta e hanno dovuto prendersi cura dei propri genitori, imparando così
che l’unico modo per ottenere amore è quello del sacrificio. Ciò che contraddistingue l’infanzia di chi soffre
di dipendenza affettiva è la mancanza, che cerca di
colmare e compensare con atteggiamenti iperprotettivi e
controllanti nei confronti del partner.
La scarsa autostima all’origine della dipendenza affetti
24
va fa sì che la persona si comporti nei modi più disparati pur di venire incontro ai bisogni del partner.
Le donne dipendenti attuano comportamenti protettivi
nei confronti del partner, rivestendo i ruoli di confidente, mamma, o infermiera in base alle necessità.
Dietro tutto questo c’è sempre la “paura” di abbandono
cosa che invece l’uomo maschera facilmente proiettando il suo bisogno nel lavoro, impegnandosi in hobby e
sport, o comportandosi in maniera protettiva, talvolta
fino all’eccesso nella gelosia patologica.
Una persona dipendente tende a ricreare le stesse dinamiche infantili, si trova sempre coinvolto in storie simili, quella che Freud definiva “coazione a ripetere”, ossia
quel processo che conduce il soggetto a riproporre automaticamente dinamiche, comportamenti e situazioni
negative del proprio passato, in maniera del tutto inconscia, senza avere quindi la capacità di un cambiamento
per il futuro.
La persona ha imparato a recitare sempre lo stesso copione. La dipendenza affettiva è una dinamica a due, il
partner che “sceglie” di stare con una persona dipendente d’affetto, ha spesso anch’egli bisogno di essere
accudito e di avere una relazione tendente alla genitorializzazione, di tipo figlio-madre. Oppure, al contrario,
può trovarsi ad esercitare un ruolo sfuggente, irraggiungibile o rifiutante, per esempio quando il dipendente d’affetto cerca un partner sposato o non interessato
25
alla relazione, per sentirsi al centro dell’attenzione e
compensare problematiche affettive mai colmate.
Bibliografia
Ainsworth, M. D. S., & Wittig, B. A. (1969). Attachment
and the exploratory behavior of one-year-olds in a strange
situation. In B. M. Foss (cur.), Determinants of the infant
behaviour. London: Methuen.
Benjamin, J. (1991). Legami d’amore. I rapporti di potere
nelle relazioni amorose ( Rosenberg & Sellier trad.). Torino:
Rosenberg & Sellier.
Benjamin, J. (1996). Soggetti d’amore. Milano: Raffaello
Cortina Editore.
Black, C. (1990). Double Duty. New York: Ballantine.
Bornstein, R. F. (1996). Sex differences in dependent personality disorder prevalence rate. Clinical Psychology: Science and Practice, 3, 1-12.
Bornstein, R. F. (1998). Depathologizing dependency. The
Journal of Nervous and Mental Disease, 186, 67-73.
Bowlby, J. (1989). Una base sicura. Applicazioni cliniche
alla teoria dell'attaccamento. Milano: Raffaello Cortina
Editore.
26
Campione, G., & Nettuno, A. (2007). Il Gruppo nelle Dipendenze Patologiche. Roma: Franco Angeli.
Cantelmi , T., & Lambiage, E. (2007). Legame affettivo e
comportamento sessuale. Come lo stile di attaccamento influenza il comportamento sessuale. Psicoterapia e Scienze
Umane, 24, 205-228.
Cermak, T. L. (1986). Diagnosing and Treating Codependence: A Guide for Professionals. Minneapolis, MN:
Johnson Institute Books.
Chodorow, N. (1991). La funzione materna ( La Tartaruga
trad.). Milano: La Tartaruga.
Coen, S. J. (1992). The Misuse of persons: analyzing pathological dependency. Hillsdale, (NJ): The Analytic Press.
De Filippis, R., Franza, R., Vasale, M., Arduino, E., Ruggiero, G., & Moroni, V. (2008). Il trattamento dell’Alcolismo e
delle dipendenze: un modello terapeutico-riabilitativo di
Gruppo. Dipendenze Patologiche,3(2).
Delisle, G. (1992). I disturbi della personalità. Roma: Sovera.
Dutton, D. G. (1998). The abusive personality. New York:
Guilford.
27
Dutton, D. G., & Golant, S. K. (1997). The Batterer: a psychological profile. New York: Basic Books.
Fonagy, P. (1998). Uomini che esercitano violenza sulle
donne: una lettura alla luce della teoria dell’attaccamento. In
P. Fonagy, & M. Target (cur.), Attaccamento e funzione riflessiva (pp. 273-292). Milano: Raffaello Cortina.
Freud, S. (1990). Alcune conseguenze psichiche della differenza anatomica tra i sessi. Opere 1924-1929,vol. X. Torino:
Bollati Boringhieri.
Friel, J. C., & Friel, L. D. (1988). Adult Children: the secrets of dysfunctional families. Pompano Beach, FL: Health
Communications.
Hill, E. L., Gold, S. N., & Bornstein, R. F. (2000). Interpersonal dependency among adult survivors of childhood sexual abuse in therapy. Journal of Child Sexual Abuse, 9, 71-86.
Holmes, J. (1997). Attachment, autonomy, intimacy: Some
clinical implications of attachment theory. British Journal of
Medical Psychology, 70, 231-248.
Lenore, E. W. (1979). The battered woman. New York:
Harper & Row.
Lichtenberg, J. D. (1995). Psicoanalisi e sistemi motivazionali. Milano: Raffaello Cortina.
28
Lingiardi, V. (2004). La personalità e i suoi disturbi. Milano: Gruppo Editoriale il Saggiatore.
Liotti, G., & Farina, B. (2011). Sviluppi traumatici: eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa.
Milano: Raffaello Cortina.
Loranger, A. W. (1996). Dependent Personality Disorders:
age, sex, and Axis I comorbidity. Journal of Nervous &
Mental Disease, 184, 17-21.
Lyons-Ruth, K., & Jacobvitz, D. (2008). La disorganizzazione dell’attaccamento. Fattori genetici, contesti genitoriali
e trasformazioni evolutive dall’infanzia all’età adulta. In J.
Cassidy, & P. R. Shaver (cur.), Manuale dell'attaccamento.
Teoria, ricerca e applicazioni cliniche. Seconda edizione
(pp. 768-804). Roma: Fioriti Editore.
Main, M. (1999). La teoria dell’attaccamento: diciotto punti
con suggerimenti per studi futuri. In J. Cassidy, & P. R.
Shaver (cur.), Manuale dell’attaccamento. Teoria, ricerca e
applicazioni cliniche (pp. 995-1001). Roma: Fioriti Editore.
Mikulincer, M., & Shaver, R. (2004). Security-based selfrepresentations in adulthood: contents and processes. In W.
S. Rholes & J. A. Simpson (cur.), Adult Attachment: theory,
research, and clinical implications (pp. 159-195). New
York: Guilford Press.
29
Mikulincer, M., & Shaver, R. (2008). L’attaccamento adulto
e la regolazione delle emozioni. In J. Cassidy, & R. Shaver
(cur.), Manuale dell’attaccamento. Seconda edizione (pp.
581-614). Roma: Fioriti Editore.
Murphy, C. M., Meyer, S. L., & O’Leary, K. D. (1994). Dependency characteristics of partners of assaultive men.
Journal of Abnormal Psychology, 103, 729-735.
Norwood, R. (2010). Donne che amano troppo. Milano: Feltrinelli Editore.
Norwood, R. (2015). Lettere di Donne che Amano troppo.
Milano: Feltrinelli Editore.
Oldham, J. M., Hollander, E., & Skodol A. E. (1996). Impulsivity and compulsivity. Washington, DC: American Psychiatric Association Press.
Paris, J. (1997). Contesto sociale e disturbi di personalità.
Diagnosi e trattamento in una prospettiva bio-psicosociale.
Milano: Raffaello Cortina.
Sonkin, D. (1987). Domestic violence on trial: psychological and legal dimensions of family violence. New York:
Sprinter.
Subby, R. (1987). Lost in the Shuffle: the Co-dependent Reality. Deerfield Beach, FL: Health Communications.
30
Troncon, R., Pulito M. L., Falcone, M., & Janiri, L. (1992).
Caratteristiche di personalità e co-dipendenza nella coppia
alcolista-partner: un’indagine psicometrica. Archivio di psicologia, neurologia e psichiatria, 2, 85-89.
West, M., & George, C. (1999). Violence in intimate adult
relationships: an attachment theory Perspective. Attachment
and Human Development, 1, 137-156.
West, M., Rose, S., & Sheldon-Keller, A. (1994). Assessment of patterns of insecure attachment in adults and application to dependent and schizoid personality disorders.
Journal of Personality Disorders, 8, 249-256.
Whitfield, C. L. (1997). Traumatic amnesia: the evolution of
our understanding from a clinical and legal perspective.
Sexual Addiction & Compulsivity, 4(2), 107-133.
Whitfield, C.L. (1997). Co-dependence, addictions, and related disorders. In J. H. Lowinson, P. Ruiz, R. B. Millman,
& J. G. Langrod (cur.), Substance Abuse - A Comprehensive
Textbook, 3rd ed. (pp. 672-683). Baltimore: Williams &
Wilkins.
Wright. P. H., & Wright, K. D. (1990). Measuring codependents’ close relationships: a preliminary study. Journal
of Substance Abuse, 2, 335-344.
31
Che dipendente sei? Tipologie di addicted
Roberta Federico
Il dipendente dedica completamente tutto se stesso
all’altro. I dipendenti affettivi vedono nell’amore la risoluzione dei propri problemi, che spesso hanno origini
profonde, quali “vuoti affettivi” dell’infanzia. Il partner
assume il ruolo di un salvatore, diventa lo scopo della
loro esistenza, la sua assenza anche temporanea, dà la
sensazione al soggetto di non esistere. Chi è affetto da
tale tipo di dipendenza s’identifica con la persona amata. La caratteristica che accomuna tutti i rapporti dei dipendenti dall’amore è la paura di cambiare. Pieni di timore per ogni cambiamento, essi impediscono lo sviluppo delle capacità individuali e soffocano ogni desiderio per ogni interesse. I dipendenti affettivi sono ossessionati da bisogni irrealizzabili e da aspettative non
realistiche e ritengono che, occupandosi sempre
dell’altro, la loro relazione diventi stabile e duratura
(Lingiardi,2004).
Chi è affetto da dipendenza affettiva non riesce a cogliere e a beneficiare dell’amore nella sua profondità ed
intimità e, a causa della paura dell’abbandono, della separazione, della solitudine, tende a negare i propri desideri e bisogni.
Esistono cinque tipi di dipentente affettivo
Dipendenti Affettivi Ambivalenti: soffrono di un distur
32
bo di personalità evitante. Non hanno particolari problemi a lasciar andare il partner, quanto piuttosto ad andare avanti. Bramano disperatamente l’amore, ma allo
stesso tempo sono terrorizzati dall’intimità. Questa
combinazione di tendenze è agonizzante.
Dipendenti Affettivi Narcisisti: tendono a dominare
l’altro, a sedurlo e a controllarlo. A differenza dei codipendenti, che sono disposti a tollerare un notevole disagio, i narcisisti non accondiscendono a nulla che possa interferire con la loro felicità. Sono assorbiti da se
stessi e la loro bassa autostima è mascherata dalla loro
grandiosità. Inoltre, piuttosto che essere ossessionati
dalla relazione, gli NLA (Narcissistic Love Addicts)
appaiono distaccati ed indifferenti. Non sembrano affatto essere dipendenti. Raramente ci si può accorgere che
gli NLA siano dipendenti finché il partner non cerca di
lasciarli. Allora, non saranno più distaccati ed indifferenti, ma entreranno in uno stato di panico ed useranno
qualsiasi mezzo a loro disposizione per protrarre la relazione, incluso l’uso di violenza.
Dipendenti dalla Relazione: a differenza degli altri dipendenti affettivi, non sono più innamorati dei loro
partner ma sono incapaci di lasciarli andare, di rinunciare. Solitamente sono così infelici che la loro relazione mina la loro salute, il loro spirito e benessere emotivo. Hanno il terrore di rimanere soli. Hanno paura del
cambiamento. Non vogliono ferire o abbandonare i loro
partner. Tutto ciò può essere descritto come: “Ti odio,
33
non lasciarmi”.
Dipendente Affettivo Ossessivo: non riescono a lasciar
andare il partner, neanche se questi è non disponibile, a
livello emotivo o sessuale, impaurito di impegnarsi, incapace di comunicare, non amorevole, distante, abusivo, indagatore e dittatoriale, egocentrico, egoista, dipendente da qualcosa al di fuori della relazione (hobbies, droghe, alcool, sesso, un’altra persona, il gioco
d’azzardo, lo shopping compulsivo).
Dipendente Affettivo Co-dipendente: sono i più ampiamente riconosciuti e rappresentano un profilo particolarmente comune. Molti di loro soffrono di scarsa autostima ed hanno un modo di pensare, sentire e comportarsi, in certo modo, prevedibile. Ciò significa che da
una condizione d’insicurezza e bassa autostima cercano
disperatamente di rimanere attaccati alla persona da cui
sono dipendenti, manifestando un comportamento codipendente. Questo include l’essere permissivi, aiutare,
prendersi cura del partner, esercitare un controllo passivo-aggressivo ed accettazione di abbandono ed abusi.
In generale, i CLA (Codependent Love Addicts) faranno di tutto per “prendersi cura” dei loro partner nella
speranza di non essere lasciati o di essere un giorno ricambiati.
34
Bibliografia
Hill, E. L., Gold, S. N., & Bornstein, R. F. (2000). Interpersonal dependency among adult survivors of childhood sexual abuse in therapy. Journal of Child Sexual Abuse, 9, 71-86.
Holmes, J. (1997). Attachment, autonomy, intimacy: Some
clinical implications of attachment theory. British Journal of
Medical Psychology, 70, 231-248.
Lenore, E. W. (1979). The battered woman. New York:
Harper & Row.
Lichtenberg, J. D. (1995). Psicoanalisi e sistemi motivazionali. Milano: Raffaello Cortina.
Lingiardi, V. (2004). La personalità e i suoi disturbi. Milano: Gruppo Editoriale il Saggiatore.
Liotti, G., & Farina, B. (2011). Sviluppi traumatici: eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa.
Milano: Raffaello Cortina.
Loranger, A. W. (1996). Dependent Personality Disorders:
age, sex, and Axis I comorbidity. Journal of Nervous &
Mental Disease, 184, 17-21.
Lyons-Ruth, K., & Jacobvitz, D. (2008). La disorganizzazione dell’attaccamento. Fattori genetici, contesti genitoriali
e trasformazioni evolutive dall’infanzia all’età adulta. In J.
Cassidy, & P. R. Shaver (cur.), Manuale dell'attaccamento.
35
Teoria, ricerca e applicazioni cliniche. Seconda edizione
(pp. 768-804). Roma: Fioriti Editore.
Main, M. (1999). La teoria dell’attaccamento: diciotto punti
con suggerimenti per studi futuri. In J. Cassidy, & P. R.
Shaver (cur.), Manuale dell’attaccamento. Teoria, ricerca e
applicazioni cliniche (pp. 995-1001). Roma: Fioriti Editore.
Mikulincer, M., & Shaver, R. (2004). Security-based selfrepresentations in adulthood: contents and processes. In W.
S. Rholes & J. A. Simpson (cur.), Adult Attachment: theory,
research, and clinical implications (pp. 159-195). New
York: Guilford Press.
Mikulincer, M., & Shaver, R. (2008). L’attaccamento adulto
e la regolazione delle emozioni. In J. Cassidy, & R. Shaver
(cur.), Manuale dell’attaccamento. Seconda edizione (pp.
581-614). Roma: Fioriti Editore.
Murphy, C. M., Meyer, S. L., & O’Leary, K. D. (1994). Dependency characteristics of partners of assaultive men.
Journal of Abnormal Psychology, 103, 729-735.
36
Co-dipendenza: un lavoro a tempo pieno
Augusto Rossi
La co-dipendenza è una condizione che si esplica in una
relazione in cui una persona è controllata da un’altra e
attribuisce minore importanza ai propri bisogni, poiché
proiettato unicamente sui bisogni dell’altro.
Il meccanismo si crea nei rapporti interpersonali di
coppia o di stretta vicinanza, quando i partner si
attraggono e si uniscono per riempire un vuoto o per
rimediare a situazioni disfunzionali.
La co-dipendenza si può presentare in ogni relazione:
famiglia, lavoro, amicizia, nella coppia, tra colleghi e
comunità, con caratteristiche di eccessiva sottomissione
e meccanismi di controllo.
Alcune frasi che bene là rappresentano sono “facciamo
quello che vuoi tu, per me va bene tutto e mi basta stare
vicino a te”; “non ti preoccupare, penso a tutto io”;
“non posso vivere senza di te”; “che bello farti
partecipe di tutto, ma proprio tutto ciò che mi piace”;
“sarò come tu mi vuoi, cambierò per te”; “tu sei mio, io
sono tua per sempre”.
L’individuo tende a controllare l’altro o comunque
ad avere costantemente la situazione sotto osservazione,
perché solo in questo modo sente di vincere le sue
paure. Questo processo innesca uno stato di ansia per
37
timore di non essere in grado di mantenere il controllo.
Si mettono in atto strategie attentive sempre più intense,
non ci si rende conto, invece, che si innesca un circolo
ridondante dove si auto amplificano situazioni che
scatenano ansia e timore di perdita, e che si crea una
“situazione/relazione” di co-dipendenza.
La co-dipendenza nasce un poco per volta, con semplici
comportamenti quotidiani, per poi trasformarsi in un
comportamento che si allarga in tutte le aree della
relazione, compresa quella sessuale. L’individuo è
disposto a rinunciare a tutto pur di stare vicino al
partner. Il salvatore, passato il momento di gloria in cui
si sente importante, amato e indispensabile, si sente
soffocare e percepisce costantemente di essere rincorso
dalla vittima la quale non può assolutamente fare a
meno della sua presenza.
Quando la dinamica arriva alla sua massima
espressione, la relazione si chiude in modo doloroso,
soprattutto per la vittima che si sente abbandonata e
tradita.
Robin Norwood asserisce: “molte persone cercano e si
uniscono con un altro/a con cui sviluppare una
relazione senza aver sviluppato quella con se stessi,
corrono da una relazione all’altra, alla ricerca di ciò che
manca, ma la ricerca deve cominciare dentro di se,
perché nessuno può amarci abbastanza da renderci
felici se non amiamo noi stessi, perché quando nel
nostro vuoto cerchiamo l’amore, possiamo trovare solo
38
un altro vuoto”.
Il primo passo è quello di iniziare a osservare e sentire
l’esperienza soggettiva nella relazione, rendersi
responsabile di se stessi, il secondo è quello di cercare e
darsi felicità del proprio benessere. Il traguardo di
molte persone è quello di una relazione d’amore sana e
costruttiva,
La co-dipendenza non è stata condivisa nella letteratura
scientifica, e Cermak (1986) ha proposto un profilo
diagnostico per i disturbo di co-dipendenza:
• controllo di sé e degli altri;
• sensazione di gratificazione derivante dal controllare
• si assume le responsabilità anche quando non sono
richieste
• si dedica unicamente ai bisogni dell’altro senza
pensare ai propri
• distorsione dei confini prossimali d’intimità e
separazione
• costante coinvolgimento in relazioni con soggetti con
disturbi di personalità, dipendenza da sostanze,
disturbi nel controllo degli impulsi
Possono essere coinvolte:
• negazione
• depressione
• ipervigilanza
• compulsione
• ansia
• abuso di sostanze
39
• abusi fisici o sessuali
• stress e malattie correlate
• permanenza in una relazione con un soggetto
abusatore per un lungo periodo di tempo senza
richiesta di aiuto esterno
Melody Pia (1989) ci propone alcuni criteri diagnostici
per individuare la co-dipendenza:
• basso livello di autostima e difficoltà ad individuare i
confini tra se e l’altro
• tendenza ad invadere o farsi invadere dall’altro
• difficoltà a riconoscere i propri bisogni
• persiste a prendersi cura dell’altro e trascura se stesso
• difficoltà ad esprimere e sperimentare la realtà.
Karpman propone il “triangolo relazionale” dove
all’interno di una relazione interagiscono tre ruoli
diversi, ovvero il “salvatore”, il “persecutore” e la
“vittima”, anche se i membri sono due, nella codipendenza si assumono, alternativamente, questi tre
ruoli. La relazione è reciproca, la presenza dell’uno
implica la presenza dell’altro. Nella co-dipendenza uno
dei due membri può assumere due ruoli diversi
contemporaneamente.
La persona che si immedesima nel ruolo
del salvatore avverte la costante necessità di aiutare
l’altro, anche se questi non ne ha bisogno. Egli ritiene
che l’altro abbia bisogno del suo aiuto, mentre invece è
lui che ha bisogno di sentirsi utile perché sono presenti
sensi di colpa, insicurezza o inferiorità. La vittima,
40
assume costantemente un atteggiamento d’inferiorità
nei confronti degli altri, per cui esercita una forte
attrattiva sia nei confronti del salvatore, dal quale riceve
attenzioni esagerate, sia nei confronti del persecutore, il
quale, criticandolo e maltrattandolo, lo convince della
sua inferiorità e delle sue insicurezze. È persecutore,
colui che nutre disperazione e rabbia che lo spingono ad
assumere un atteggiamento punitivo e vendicativo nei
confronti di tutti, si considera realizzato se riesce a far
giustizia, a prescindere dalle richieste e dai bisogni
effettivi degli altri.
Ognuno di questi personaggi pensano di agire in
funzione del bene dell’altro, mentre invece agiscono
solo in funzione di ciò che è bene per sé stessi, con
conseguenti incomprensioni e rapporti patologici. Si è il
salvatore nel momento in cui il pensiero di salvare
l’altro diventa l’obiettivo principale della propria vita,
una vera e propria ossessione. Proprio quest’ultima
caratteristica rivela anche il ruolo di persecutore, infatti
l’ossessione di “salvare” se spinta all’eccesso e dura nel
tempo, assume la forma di una vera e propria
persecuzione. Il Persecutore si manifesta col rigido
controllo dell’altro, colpevolizzandolo di ogni azione
che compie. Nel momento in cui si fallisce sia nel ruolo
di salvatore che di persecutore, ecco che si diventa
vittima. Vittima di una persona che si ritiene sia la
causa di tutti i nostri mali, che nonostante il nostro
“altruismo” ci ha “respinto” al punto da farci sentire
41
vittima.
Questo è il gioco perverso della co-dipendenza.
Bibliografia
Norwood, R. (2010). Donne che amano troppo. Milano:
Feltrinelli Editore.
Norwood, R. (2015). Lettere di Donne che Amano
troppo. Milano: Feltrinelli Editore.
Oldham, J. M., Hollander, E., & Skodol A. E. (1996).
Impulsivity and compulsivity. Washington, DC:
American Psychiatric Association Press.
Paris, J. (1997). Contesto sociale e disturbi di
personalità. Diagnosi e trattamento in una prospettiva
bio-psicosociale. Milano: Raffaello Cortina.
Sonkin, D. (1987). Domestic violence on trial:
psychological and legal dimensions of family violence.
New York: Sprinter.
Subby, R. (1987). Lost in the Shuffle: the Co-dependent
Reality. Deerfield Beach, FL: Health Communications.
Troncon, R., Pulito M. L., Falcone, M., & Janiri, L.
(1992). Caratteristiche di personalità e co-dipendenza
nella
coppia
alcolista-partner:
un’indagine
42
psicometrica. Archivio di psicologia, neurologia e
psichiatria, 2, 85-89.
West, M., & George, C. (1999). Violence in intimate
adult relationships: an attachment theory Perspective.
Attachment and Human Development, 1, 137-156.
West, M., Rose, S., & Sheldon-Keller, A. (1994).
Assessment of patterns of insecure attachment in adults
and application to dependent and schizoid personality
disorders. Journal of Personality Disorders, 8, 249256.
Whitfield, C. L. (1997). Traumatic amnesia: the
evolution of our understanding from a clinical and legal
perspective. Sexual Addiction & Compulsivity, 4(2),
107-133.
Whitfield, C.L. (1997). Co-dependence, addictions, and
related disorders. In J. H. Lowinson, P. Ruiz, R. B.
Millman, & J. G. Langrod (cur.), Substance Abuse - A
Comprehensive Textbook, 3rd ed. (pp. 672-683).
Baltimore: Williams & Wilkins.
Wright. P. H., & Wright, K. D. (1990). Measuring
codependents’ close relationships: a preliminary study.
Journal of Substance Abuse, 2, 335-344.
43
Sex addiction: dopo che la provi non puoi farne a
meno
Augusto Rossi
La “Sex addiction” è stata definita dal Consiglio Nazionale sulla Dipendenza del Sesso (1987) come “un
comportamento sessuale persistente, messo in atto nonostante le conseguenze negative per sé e per gli altri”.
Carnes (1983) nel trattato “Out of the Shadows Understanding Sexual Addiction” afferma: “il dipendente sessuale è colui che sostituisce una sana relazione con una
malata, con un oggetto o un comportamento, e implica
un rischio, diventa un’azione comportamentale patologica che altera l’umore, diventa sostanzialmente
un’automedicazione per l’ansia, la depressione, il sonno, il rimedio a problemi familiari e sociali”.
Goodman (1960) sottolinea come la dipendenza da sesso sia un comportamento finalizzato al piacere e diminuisca il senso di disagio. Mentre Coleman (1990) afferma che la dipendenza da sesso è strettamente collegata ad aspetti compulsivi. Egli sottolinea come sia i
comportamenti sessuali parafilici che non parafilici siano connessi all’ansia e non al sesso di per sè. Il continuo controllo del proprio comportamento da parte del
soggetto può condurre a significative patologie cliniche; come allo sviluppo del “disturbo ossessivo com
44
pulsivo” (DOC). Altri studiosi sono concordi per una
doppia diagnosi, cioè “Sex Addiction” e “Disturbo Ossessivo Compulsivo”; altri ancora, associano
l’ipersessualità al Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) e
a disturbi dell’umore.
Il comportamento ipersessuale produce sollievo ed euforia, di seguito subentra senso di colpa, vergogna e depressione. Questi diventano rinforzi negativi che determinano la dipendenza.
Allo stato attuale non si ha una definizione precisa della
dipendenza sessuale, è sicuramente un disagio connesso
a relazioni sessuali vissute in maniera strumentalizzata.
L’ipersessualità è un comportamento compulsivo e reiterato che l’individuo mette in pratica involontariamente senza riuscire a controllarsi. Questo processo caratterizza il Sex addicted. Egli non cerca legami per sperimentarsi ma sembra intrappolato nel reiterare un unico
schema, caratterizzato dalla continua ricerca del piacere
sessuale.
Gli psicologi contemporanei propongono il concetto di
“sexual compulsivity” o “compulsive sexual behavior
(CSB)”. Barth e Kinder, la definiscono “impulsività
sessuale”, cioè incapacità di gestire l’impulsività, il non
riuscire a frenare il desiderio o la tentazione di compiere un’azione, preceduta da tensione crescente, eccitazione, gratificazione e piacere.
La Sex addiction presenta alcune caratteristiche comuni
con le parafilie, caratterizzate da disregolazione del de
45
siderio sessuale, discontrollo degli impulsi, incapacità a
gestire il tempo trascorso nella ricerca sessuale, con
inevitabili conseguenze personali e sociali. Nonostante
non si rilevi devianza sociale, viene comunque inquadrata come entità dove l’individuo può mettere in atto
masturbazione compulsiva, promiscuità, dipendenza da
materiale pornografico, telefonate erotiche, cybersesso,
uso di eccitanti o allucinogeni, uso di oggetti per
l’incremento del piacere, eccessive richieste che determinano stati problematici all’interno del rapporto.
Liggio F. (1967, 1968) in “Dipendenza da reazione orgasmica”, parla di una reazione del sistema cerebrale,
dove la gratificazione viene esacerbata procurando soddisfazione e piacere. Durante l’amplesso sessuale,
l’orgasmo si distende provando benessere ed euforia.
Questa è alimentata dalla produzione di endorfine e seguita da saturazione ad orgasmo avvenuto. Smaltita
l’endorfina indotta dall’orgasmo la persona prova insoddisfazione, irrequietezza, ansia, per cui sente necessità di ricreare la stimolazione erotica, innescando così un circolo vizioso: bisogno d’orgasmo –
eccitazione – produzione di endorfina – orgasmo – rilassamento – insoddisfazione – rieccitazione e ricerca
dello stimolo sessuale.
Uno strumento ideato per valutare la sex addiction è la
la Total Sexual Outlet (TSO). In base al tempo dedicato
alla ricerca sessuale ed alla frequenza, è possibile stabilire l’eccessività di un dato comportamento.
46
Lo studioso Carnes P. (2003) propone nove indicatori per riconoscere la dipendenza sessuale:
– Discontrollo degli impulsi
– Incapacità di smettere nonostante gravi conseguenze
– Perseguimento di comportamenti autodistruttivi e rischiosi
– Desiderio sessuale iperattivo
– Ossessioni e fantasie sessuali come strategie di coping
– Incremento dell’attività sessuale anche con livello insoddisfacente
– Continui cambiamenti d’umore dovuti all’attività sessuale
– Molto tempo dedicato alla ricerca di sesso
– Trascuratezza delle attività sociali, lavorative e ricreative
suddivisi su tre livelli:
1 comportamenti socialmente accettabili o tollerabili,
2 comportamenti pericolosi con conseguenze legali,
3 comportamenti che violano i confini sociali.
Mentre Goodman identifica precisi criteri diagnostici
della dipendenza sessuale:
1- tolleranza, che comprende il bisogno di aumentare la
quantità e l’intensità per raggiungere l’effetto e
la diminuzione dell’effetto a causa del continuo comportamento nello stesso livello d’intensità
2- Astinenza, la quale comporta aggressività e tendenza
a limitare i sintomi di astinenza.
47
3 – Maggior quantità di comportamenti per periodi prolungati
4 – Desiderio persistente con tentativi per controllare i
comportamenti
5 – Interruzione di attività sociali e lavorative
7 – Uso continuativo del comportamento nonostante la
consapevolezza di avere un problema.
In età avanzata, l’individuo può manifestare eccessiva
aggressività, comparsa di alterazioni neurologiche
aspecifiche, comparsa di disturbi fisici. Inoltre,
l’intensificazione del problema durante l’uso di sostanze, può collocare il comportamento sessuale ad un livello sotto-ordinato, soprattutto durante la sospensione
della sostanza, ed essere considerato un fattore secondario, dovuto proprio all’uso di sostanze, con il rischio di
escluderlo.
Bibliografia
Cantelmi T., Lambiase E., (2015), Schiavi del sesso.
Sesso patologico, eccessi, dipendenza e tecnosex, Alpes
Italia.
Carnes P., (1991), Don’t Call it Love. Recovery from,
Sexual Addiction, New York Bantam Books.
Carnes P., (1983), Out of the Shadow: Understanding
Sexual Addiction, Minneapolis Comp.Care.
48
Coleman E., (1987), Sexual Compulsivity: Definition,
Etiology, and Treatment Considerations, Journal of
Chemical Dependency Treatment.
Goodman A., Lowensohn, P., Ruiz, R.B. (1997), Substance Abuse: a Comprehensive textbook, Baltimore:
Williams & Wilkins.
Goodman P., 1997, The Politics of Being, Queer
Irons R.R., Schneider J.P.,(1997), Addictive Sexual
Disorders, In N.S. Miller (Ed.), The Principles and
Practice of Addictions in Psychiatry, Philadelphia.
Kafka M.P., (1997), Hypersexual Desire in Males: an
Operational definition and Clinical Implications for
Men with Paraphilias and Paraphilia-Related Disorders,
Archives of Sexual Behavior.
Kafka M.P., (1998), Deficit Hyperactivity Disorder in
Males with Paraphilias and Paraphilia-Related Disorders: a Comorbidity Study, Journal of Clinical psychiatry, 59, 388-396.
Liggio F., (1967), I disordini motori nel comportamento
dei caratteri in età evolutiva, ruolo delle strutture limbiche”, Acta Neurol, 6, 859.
49
Liggio F., (1968), Il fenomento dell’offuscamento percettivo durante l’atto aggressivo, in Aggressività e Sanità Mentale, Vita e Pensiero, Milano.
Orford J., (1978), Hypersexuality: Implications for a
Theory of Dependence, British Journal of Addiction,
73, 299-310.
Quadland M., (1983), Overcoming Sexual Compulsivity, NY Native, pp. 7-20.
Schwartz S.A., Abramowitz J.S., (2003), Are nonparaphilic sexual addictions a variant of obsessivecompulsive dicorder A Pilot study, in”cognit Behav
Pract”.
Shaffer H., (1994), Considering Two Models of Excessive Sexual Behavior: Addiction and Obsessive Compulsive Disorders, Journal of Sexual Addiction and
Compulsivity, 1, 6-18.
Sitografia
Proietti G., Autoerotismo compulsivo,
http://www.psicolinea.it/sex-addiction/, 2015
Carnes P., Sexual Addiction screening test,
50
https://www.recoveryzone.com/tests/sexaddiction/SAST/index.php, 2012.
Centro per la terapia e la riabilitazione delle dipendenze
patologiche, Sex Addiction,
http://www.centronoesis.it/dipendenzecomportamentali/sex-addiction/ 14/05/2015.
Marghese M., Sex addiction: il paradosso di una condizione teoricamente invisibile ma praticamente riscontrabile
http://www.stateofmind.it/2015/07/sex-addiction/,
2011.2015.
Manzoni A., Sex addiction: assessment e classificazione diagnostica, una diagnosi di difficile inquadramento,
http://www.humantrainer.com/articoli/sex-addictionassessment-classificazione-diagnostica.html, 2015.
McMillen M., Is Sex Addiction Real?,
http://www.webmd.com/sexual-conditions/features/issex-addiction-real, 06/09/2015
Morgan A., Sex Addiction Symptoms, Causes and Effects,http://www.psychguides.com/guides/sex-addictionsymptoms-causes-and-effects/, 24/07/2015.
51
Cybersexual addiction
Stefano Eleuteri
Una delle aree di maggiore interesse a livello di ricerca
sulla sessualità tramite l’uso di internet è quella della
Cybersexual Addiction (CA)
Un utile modello di comprensione del potere e
dell’attrazione delle attività sessuali online (ASO), ovvero tutte quelle attività correlate al sesso che siano
mediate da internet, è sicuramente il “modello delle
3A”, ideato da Cooper (1998) e ben presto ripreso ed
accettato da larga parte degli studiosi di questa area tematica. Questa ipotesi prevede che Access (accessibilità), Affordability (economicità) e Anonimity (anonimato) siano i tre fattori che facilitino la ricerca di contenuti
sessuali sul web. L’accesso ad Internet è ormai, infatti,
estremamente comune e diffuso e può avvenire facilmente da casa o anche dai posti di lavoro, con gli
smartphone addirittura dappertutto, 24 ore al giorno e
365 giorni l’anno. Dato il sempre più largo accesso, il
servizio sta progressivamente diventando più economico, facilitandone ancora la diffusione in tutti gli strati
sociali. L’anonimato, o sarebbe meglio dire la percezione dell’anonimato, permette inoltre agli utenti di accedere ai contenuti sessuali che meglio soddisfino il
proprio immaginario erotico, grazie alla garanzia che la
52
loro identità rimanga non visibile. Proprio il potere del
“meccanismo delle 3A” può sfidare le difese interne e
le capacità di fronteggiare gli eventi negativi, degli individui con una vulnerabilità o propensione per la compulsività sessuale.
Il comportamento di dipendenza da Internet rientra tra
quelle che vengono definite New Addictions, che riguardano l’esasperazione di un bisogno vitale o di un
comportamento socialmente accettato e non implicano
l’assunzione di alcuna sostanza chimica. Tali dipendenze risultano sicuramente le più diffuse nel nostro periodo storico. Il costrutto della dipendenza da Internet appare per la prima volta nella letteratura scientifica nel
1995, quando Goldberg propose l’introduzione
dell’Internet Addiction Disorder nel DSM, il Manuale
Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali
dell’Associazione Psichiatrica degli Stati Uniti, dove
vengono raccolte definizioni e criteri diagnostici di tutti
i disturbi mentali.
Griffiths (2000) ha identificato sei criteri principali che
possano definire operativamente i comportamenti di Internet addiction:
• Salienza: il comportamento diviene un’attività pervasiva nella vita dell’individuo, domindandone i
pensieri, i sentimenti ed il comportamento
• Modificazione del tono umorale: esperienza soggettiva conseguente al comportamento messo in atto,
che può essere interpretata come una strategia di
53
coping
• Tolleranza: necessità di incrementare il comportamento per raggiungere gli stessi effetti sul tono
umorale
• Sintomi d’astinenza: stati emotivi e/o effetti fisici non
piacevoli che si verificano quando l’attività è interrotta o improvvisamente ridotta
• Conflitti: possono essere interpersonali, con le altre
attività o interni all’individuo stesso, dovuti
all’impiegare troppo tempo nel comportamento
in questione
• Ricaduta: tendenza alla ricaduta nel comportamento
maladattivo anche dopo molti anni di astinenza o
controllo
Secondo Young (1999), tuttavia, l’Internet addiction è
una categoria troppo vasta, che comprende una serie di
comportamenti problematici, che l’Autrice ha quindi ulteriormente categorizzato in cinque specifici sottotipi. Tra questi viene riconosciuta la CA, che si riferisce
ad un uso compulsivo di siti o applicazioni multimediali a contenuto sessuale per cybersex e cyberporn. Quando parliamo di cybersex facciamo riferimento quasi
esclusivamente ai comportamenti interattivi della sessualità online (che includono la chat a sfondo sessuale, i
forum di discussione, gli appuntamenti online anche
mediati dalle app fino ad arrivare al sesso virtuale),
quasi in contrapposizione con il termine cyberporn che
è andato ad indicare la anche detta “pornografia onli
54
ne”, ossia i contenuti esplicitamente sessuali esposti su
Internet. L’inserimento della CA come sottotipo della
Internet addiction è ancora molto in discussione: non
tutti i comportamenti delineati possono essere puramente classificati al suo interno, in quanto in alcuni di questi Internet sembra soltanto un mezzo utilizzato per
alimentare altre addiction. Le proposte più recenti inserirebbero la CA all’interno delle dipendenze sessuali,
come sottotipo dell’“Hypersexual Behaviour”. Questa
proposta non è stata comunque inserita nell’ultima versione del DSM, per cui rimane una entità clinica ancora
non ufficialmente riconosciuta e in pieno dibattito.
Cooper e collaboratori (2000) hanno proposto dei criteri
specifici per la CA: i soggetti dovrebbero passare 15/25
ore a settimana su Internet per vedere contenuti sessuali
o interagire con altre persone su tematiche sessuali. Un
secondo criterio implica inoltre che il tempo passato
online possa essere indicativo di un disturbo solo se esita in un disagio o in un danneggiamento delle altre aree
della persona che sia valutabile come clinicamente significativo. Un aspetto importante di tale dipendenza
riguarda, come per tutte le altre, le conseguenze negative cui il soggetto si espone a causa del suo comportamento non riuscendo tuttavia ad interromperlo per
l’effetto regolatorio che la sessualità assume sull’ansia.
Nella pratica clinica vediamo persone che hanno avuto
importanti conseguenze economiche (ad esempio,
spendendo una fortuna in siti pornografici), lavorative
55
(sono stati licenziati o hanno subito lettere di richiamo
perché trovati al computer a vedere materiale sessuale o
a chattare durante l’orario di lavoro. Tale fenomeno ha
assunto tanto rilievo che la maggior parte delle grandi
aziende hanno chiuso l’accesso ai siti a contenuto pornografico e a chat/social networks per i loro dipendenti), relazionali (persone lasciate dai partner perché trovati a vedere materiale pornografico o a flirtare con altre persone, o perché la preponderanza del canale Internet per scopi sessuali era diventato talmente importante
da mettere in secondo piano anche la sessualità relazionale).
Il dibattito nosografico su tale tematica è, tuttavia, ancora in corso e sono ancora necessari studi per giungere
ad una piena comprensione di un fenomeno così complesso e multisfaccettato come la CA. Individuare in
modo precoce ed efficace i primi segnali e diffondere la
consapevolezza di tale fenomeno sono step importanti
per debellare questa dipendenza paradossale che trasforma uno dei piaceri della vita in una terribile schiavitù.
Bibliografia
Barak A., Fisher W.A., Belfry S., Lashambe D.R.,
(1999), “Sex, guys, and cyberspace: Effects of Internet
pornography and individual differences on men’s atti
56
tudes towards women”, Journal of Psychology and
Human Sexuality, 11: 63-91.
Barak A., Fisher W.A., (2002), “The future of internet
sexuality”. In Cooper A. (a cura di), Sex and the internet: A guidebook for clinicians, Brunner-Routledge,
New York.
Barak A., King S.A., (2000), “The Two Faces of the Internet: Introduction to the Special Issue on the Internet
and Sexuality”, CyberPsychology & Behaviour, 3(4):
517-520.
Bogaert A.F., (2001), “Personality, individual differences, and preferences for the sexual media”, Archives
of Sexual Behavior, 30: 29-53.
Boies S.C., (2002), “University students’ uses of and
reactions to online sexual information and entertainment: Links to online and offline sexual behavior”, The
Canadian Journal of Human Sexuality, 11: 77-89.
Check J.V.P., Guloien T.H., (1989), “Reported proclivity for coercive sex following repeated exposure to
sexually violent pornography, non-violent dehumanising pornography, and erotica”. In Zillmann D., Bryant
J. (a cura di), Pornography: Research advances and
policy considerations, Erlbaum, Hillsdale.
57
Cialdella M., De Santis G., (2005), “Le dipendenze del
terzo millennio”. In Cialdella M. (a cura di), I labirinti
della dipendenza. Nuovi fenomeni, nuove vie d’uscita,
Edizioni Kappa, Roma.
Ciclitira K., (2004), “Pornography, women, and feminism: Between pleasure and politics”, Sexualities, 7:
281-301.
Cooper A., (1998), “Sexuality and the internet: Surfing
into the new millennium”, CyberPsychology & Behaviour, 1: 181:187.
Cooper A., Griffin-Shelley, E., (2002), “Introduction.
The internet: The next sexual revolution”. In Cooper A.
(a cura di), Sex and the internet: A guidebook for clinicians, Brunner-Routledge, New York.
Cooper A., Månnson S.A., Daneback K., Tikkanen R.,
Ross M.W. (2003) “Internet sexuality in Scandinavia”,
Sexual and Relationship Therapy, 18, 277-291.
Cooper A., Morahan-Martin J., Mathy R.M., Matheu
M., (2002), “Toward an increased understanding of user demographics in online sexual activities”, Journal of
Sex & Marital Therapy, 28: 105-129.
58
Cooper A., Delmonico D.L., Burg R., (2000a) “Cybersex users, abusers, and compulsives: New findings and
implications”, Sexual Addiction & Compulsivity: The
Journal of Treatment and Prevention, 7: 5-29.
Cooper A., Mcloughlin I.P., Campbell K.M., (2000b)
“Sexuality in Cyberspace: Update for the 21st Century”,
CyberPsychology & Behaviour, 3(4): 521-536.
Cooper A., Scherer C.R., Boies S.C., Gordon B.L.,
(1999), “Sexuality on the Internet: From sexual exploration to pathological expression”, Professional Psychology: Research and Practice, 30: 154-164.
Daneback K., Cooper A., Mänsson S., (2005), “An Internet Study of Cybersex Participants”, Archives of
Sexual Behavior, 34(3): 321-328.
Daneback K., Ross M.W., Männson S., (2008), “Bisexuality and sexually related activities on the Internet”,
Journal of Bisexuality, 8 (1-2): 115-129.
Donnerstein E., Berkowitz L., (1981), “Victim reactions in aggressive erotic films as a factor in violence
against women”, Journal of Personality and Social
Psychology, 41: 710-724.
59
Fisher W.A., Barak A., (1989), “Sex education as a corrective”. In Zillmann D., Bryant J. (a cura di), Pornography: Research advances and policy considerations,
Erlbaum, Hillsdale.
Fisher W.A., Barak A., (2001), “Internet Pornography:
A Social Psychological Perspective on Internet Sexuality”, The Journal of Sex Research, 38(4): 312-323.
Freeman-Longo R.E., Blanchard G.T., (1998), Sexual
abuse in America: Epidemic of the 21st Century, Safer
Society Press, Brandon.
Freeman-Longo R.E., (2000), “Children, teens and sex
on the Internet”, Sexual Addiction and Compulsivity,
7:75-90.
Griffiths M., (1999), “Internet addiction: Internet fuels
other addictions”, Student British Medical Journal, 7:
428-429.
Griffiths M., (2000), “Excessive Internet Use: Implications for Sexual Behavior”, CyberPsychology & Behaviour, 3(4): 537-552.
Haavio-Mannila E., Kontula O., (2003), Sexual trends
in the Baltic sea area, Publications of the Population
Research Institute, Family Federation of Finland, Helsinki.
60
Innala S., (2007), “Pornography on the net: same attraction, but new options”, Sexologies, 16: 112-120.
Koukounas E., McCabe M.P., “Sexual and emotional
variables influencing sexual response to erotica: a psychophysiological investigation”, Archives of Sexual Behavior, 30 (4): 393-408.
Leiblum S.R., (2001), “Women, sex and the internet”,
Sexual and relationship therapy, 16: 389-405.
Leiblum S.R., Döring N., (2002), “Internet sexuality:
Known risks and fresh chances for women”. In Cooper
A. (a cura di), Sex and the internet: A guidebook for
clinicians, Brunner-Routledge, New York.
Lo V., Wey R., (2002), “Third-person-effect, gender
and pornography on the Internet”, Journal of Broadcasting and Electronic Media, 46: 13-33.
Malamuth M., Addison T., Koss M., (2000), “Pornography and sexual aggression: Are there reliable effects?”, Annual Review of Sex Research, 11, 26-91.
Månnson S.A., Daneback K., Tikkanen R, LögfrenMårtenson L., (2003), “Love and sex on the internet”,
61
Nåtsexprojektet Rapport, 2003(1), Göteborg University
and Malmö University.
McFarlane M., Bull S.S., Rietmeijer C.A., (2002),
“Young adults on the Internet: risk behaviours for sexually transmitted diseases and HIV”, Journal of Adolescent Health, 31:11-16.
Morrison T.G., Bearden A., Harriman R., Morrison
M.A., Ellis S.R., (2004), “Correlates of exposure to
sexually explicit material among Canadian postsecondary students”, The Canadian Journal of Human
Sexuality, 13(3): 143-156.
Salmon Y., Zdanowicz N., (2007), “Net, sex and
rock’n’roll! The potentialities of a tool like the Internet
and its influences on teenagers’ sexuality”, Sexologies,
16: 43-52.
Schneider J.P., (2002), “The new elephant in the living
room: Effects of compulsive cybersex behaviors in the
spouse”. In Cooper A. (a cura di), Sex and the internet:
A guidebook for clinicians, Brunner-Routledge, New
York.
Tepper M.S., Owens A., (2002), “Access to pleasure:
Onramp to specific information on disability, illness,
and other expected changes throughout the lifespan”. In
62
Cooper A. (a cura di), Sex and the internet: A guidebook for clinicians, Brunner-Routledge, New York.
Vega V., Malamuth N.M., (2007), “Predicting Sexual
Aggression: The Role of Pornography in the Context of
General and Specific Risk Factors”, Aggressive Behavior, 33: 104-117.
Young K. (1999), “Internet Addiction: Evaluation and
treatment”, Student British Medical Journal, 7: 351352.
Whitty M.T., (2003), “Pushing the wrong buttons:
Men’s and women’s attitudes toward online and offline
infidelity”, CyberPsychology & Behavior, 6: 569-579.
Zillmann D., Bryant J. (a cura di), (1989), Pornography: Research advances and policy considerations,
Erlbaum, Hillsdale.
63
Caratteristiche del cybersex: dalla sessualità reale a
quella virtuale
David Scaramozzino
“Un amore immaginario è molto meglio di un amore
reale. Non fare sesso è molto eccitante.”
Andy Warhol
Da quando Internet è entrato nella nostra vita è possibile accedere liberamente a contenuti sessuali di ogni genere, diventando uno spazio che offre possibilità di
espressione, di incontro e di evasione.
In rete si ricercano nuove amicizie e nuovi rapporti, si
esplorano i propri interessi, il proprio orientamento e le
proprie inclinazioni.
Tra questi anche gli interessi sessuali. Negli ultimi
trent’anni la tecnologia ha contribuito ad aumentare
l’offerta di materiali pornografici trasformandoli in
prodotti di consumo di massa.
Negli anni Sessanta vi è il passaggio dalla pornografia
cartacea e statica a quella in movimento degli ambienti
cinematografici a cui è seguita la diffusione dei cinema
a luci rosse.
Negli anni Ottanta grazie alla comparsa dell’home video si è potuto assistere ad una fruizione casalinga più
intima dei filmati pornografici per arrivare alle soglie
64
del Duemila con la diffusione di Internet, investendo
negli ultimi anni anche telefonini e televisioni, allargando il mercato del porno online.
Digitando su un motore di ricerca la parola
“Porn” veniamo investiti da più di 240 milioni di pagine (320 circa se digitiamo XXX).
La parola “Sex” è la parola più digitata al mondo. In
Italia ammontano a circa 35.000 i siti di matrice pornografica: spiccano per visualizzazioni i generi sadomaso,
gay-lesbo, fetish, e i siti scambisti.
La pornografia online presenta innumerevoli siti per
combinare incontri e scambiarsi materiale amatoriale
sessualmente esplicito, incrementando di molto il volume degli affari in questo settore (circa un terzo del
fatturato complessivo).
Oltre l’impatto economico bisogna evidenziare anche il
maggiore impatto comunicativo che la fruizione comporta, infatti il godimento di tale materiale è vissuto
dall’individuo come un “atto unico”, dove non c’è intervallo come nello sfogliare una rivista hard o cambiare canale in una “tv erotica” in cui si mettono in atto gesti o comportamenti che permettono al consumatore di avere consapevolezza dei limiti della porno visione.
Nel consumo del porno online, dove non c’è intervallo,
si rischia di rimanere immersi nel godimento sconfinato
di immagini e video in cui il soggetto consumatore si
trova più libero ma anche più solo, più desiderante ma
65
anche meno soddisfatto, perdendosi nella varietà delle
offerte e lasciandosi sedurre senza scegliere e senza
porre fine all’eccitamento crescente.
La pornorete è a portata di tutti ed è difficile stimare
quante persone navigano sui migliaia di siti dedicati alla pornografia ed al sesso online. Se per molti risulta
essere un gioco trasgressivo o un modo per “rimorchiare”, per altri invece può diventare una vera e propria dipendenza con conseguenze negative su diversi ambiti
della vita di tutti i giorni come:
• perdita d’interesse per la sessualità reale
• difficoltà relazionali e rapporti di coppia deficitari
• disfunzionamento sociale e lavorativo.
Un recente sondaggio della BBC News ha evidenziato
come l’80% di 43 terapisti inglesi intervistati conferma
che la dipendenza sessuale da internet, quella che spinge le persone a stare al pc per più di 8 ore al giorno e a
compiere fino a 10-12 atti sessuali, è in continuo aumento.
L’esposizione alle immagini pornografiche induce un
massiccio rilascio di dopamina nel nucleo accumbens
che è l’area del cervello preposta alla regolazione del
piacere e della ricompensa, esponendo l’utente al rischio di una vera e propria dipendenza patologica.
Punzi V., (2006), in un libro che racconta la propria
pornodipendenza, descrive le conseguenze derivanti dal
prolungato uso di pornografia, che si configurerebbero
in:
66
• un calo del desiderio sessuale verso il partner,
• impotenza di fronte ad una donna reale,
• possibilità di erezione e eiaculazione solo in presenza
di materiale pornografico
• azione masturbatoria che dura per ore, senza mai raggiungere l’orgasmo, arrecando danni ingenti alla
sfera sessuale dell’individuo dipendente.
La dipendenza da cybersex si configura nella ricerca
ossessiva e compulsiva di un legame o attività con
un’altra persona attraverso il visionare o scaricare da siti porno materiale sessualmente esplicito a cui seguono
atti masturbatori e incontri virtuali in chat erotiche; pratica usata maggiormente dalle donne che prediligono
più la ricerca di relazioni, preferendo la seduzione e il
potere, rispetto agli uomini più interessati alle immagini, ad attività che “oggettificano” la partner, come
guardare del porno o fare del sesso anonimo.
Quando la compulsione (intesa come perdita nella capacità di libera scelta nel continuare o no un determinato comportamento), la continuità (a discapito delle conseguenze negative sulla salute, matrimonio o lavoro) e
l’ossessività per tali attività sono combinate ad altri fattori quali l’isolamento, l’anonimato e l’aumento nella
frequenza di tali comportamenti, siamo in presenza di
un potenziale pericolo per l’integrità psicofisica
dell’individuo.
I segni di riconoscimento della dipendenza da cybersex
sono:
67
• L’abitudine a trascorrere molto tempo in chat rooms
con l’unico scopo di trovare sesso virtuale
• Assorbimento nel trovare partner sessuali nella rete
• Impiegare la comunicazione anonima per esprimere
fantasie sessuali, normalmente non manifestate
nella vita reale
• Programmare la prossima sessione di collegamento
ad Internet, con l’aspettativa di provare eccitazione sessuale e gratificazione
• Provare sentimenti di colpa o vergogna per l’uso della rete
• Masturbazione nel corso del collegamento e nelle
chat erotiche
• Considerare il cybersex come la forma primaria di
gratificazione sessuale, riducente l’investimento
sul proprio partner reale
Ma quali sono i fattori che favoriscono l’instaurarsi della dipendenza dal sesso virtuale? Secondo il modello
ACE di Young sono tre:
• Accessibilità alla rete facilitata in termini di tempi di
accesso che permettono in tal senso una gratificazione immediata di ogni minimo bisogno,
concedendo all’utente di esprimere liberamente i
propri desideri e tendenze normalmente represse,
di cambiare partner quando vuole, nella completa accettazione della comunità virtuale.
• Controllo personale sulle proprie attività telematiche
e apportando un gran numero di materiale ses
68
sualmente esplicito da scegliere nella comodità
dell’ambiente familiare, soddisfacendo molte
volte anche il bisogno di privacy ricercato dalla
maggior parte delle persone.
• Eccitazione dalla visione continua di immagini, video
e colori vivaci, permettendo una maggiore evasione dalle tensioni e problemi della vita quotidiana e un maggiore rinforzo rispetto alla gratificazione sessuale favorendone la reiterazione
dell’esperienza.
Il sesso virtuale esercita una forte attrattiva soprattutto
su quelle persone che non sono soddisfatte del proprio
aspetto fisico o della propria personalità e attraverso
l’uso di siti di incontri e chat rooms cambiano la loro
identità online diventando belli, giovani e simpatici
molte volte rimanendo intrappolati in una dimensione
virtuale e fittizia.
Molte volte la dipendenza da cybersex interferisce sulla
soddisfazione generale della coppia incrementando disfunzioni sessuali e riducendo l’interesse libidico nei
due partner.
Di norma vengono proposte diverse soluzioni di trattamento: dalla psicoterapia individuale per giungere alla
piena consapevolezza di parti profonde di sé ed al loro
cambiamento, ai gruppi di auto-aiuto per condividere le
proprie esperienze con individui con i medesimi problemi e riacquisire un maggior controllo sulla rete, a
strategie di disintossicazione utili per affrontare e risol
69
vere il problema soprattutto dal punto di vista comportamentale.
La terapia è incentrata principalmente nella prevenzione
di ricadute, sulla valorizzazione dell’intimità, sul ricondizionamento dell’eccitazione e sulla formazione di abilità di coping più solide.
Inizialmente i pazienti devono astenersi dall’utilizzare
Internet acquisendo a mano a mano un maggiore controllo e maggiori responsabilità nel suo uso. Attraverso
un percorso terapeutico è possibile scardinare i meccanismi compulsivi che sono alla base dei comportamenti
di dipendenza, per riappropriarsi della propria vita sociale e relazionale.
È molto importante un percorso di prevenzione già in
età adolescenziale, periodo di vita in cui si riscontrano
maggiori difficoltà nell’instaurare relazioni solide e veritiere a causa delle maggiori insicurezze e fragilità che
costellano tale periodo di vita e dove si ricerca nel
mondo virtuale un rifugio sicuro, la possibilità di sentirsi valorizzati e una propria identità che in realtà rischia
di essere sempre più frammentata.
Bibliografia
Adamo P., (2005). Il porno di massa. Milano: Cortina.
Cooper A., Scherer C., Boies S., Gordon B., (1999).
Sexuality and the Internet: From sexual exploration to
70
pathological expression. Professional Psy-chology.
Delmonico D L., Carner J P., (1999). Virtual sex addiction: When cybersex becomes the drug of choice. Cyberpsychology e Behavior.
Jannini E., Lenzi A., Maggi M A., (2007). Sessuologia
medica. Trattato di psicosessuologia e medicina della
sessualità. Milano: Elsevier Masson.
Punzi V., (2006). Io, pornodipendente. Milano: Costa &
Nolan.
Southern S., (2008). Treatment of compulsive cybersex
behavior. Psychiatric Clin North Am.
Young, K. S. (1998a) Internet addiction: The emergence of a new clinical disorder.
CyberPsychology and Behavior.
71
Interessi sessuali atipici online. Una ricerca tra studenti universitari Svedesi e Italiani
F. Tripodi, S. Eleuteri, M. Giuliani, R. Rossi, S. Livi, I.
Petruccelli, F. Petruccelli, K. Daneback, C. Simonelli
Tradotto da Fiorenza Giordano
Introduzione
Internet è diventato un importante ed immediato strumento di esplorazione della propria sessualità (Galbreath et al., 2002) un universo enorme dove gli individui possono avere numerose opportunità per incrementare la loro conoscenza sulle attività sessuali. Questo
accade in particolar modo nelle società occidentali dove
le innovazioni tecnologiche hanno reso la pornografia
facilmente accessibile, facilitandone il consumo. Internet rende possibile esplorare molteplici e particolari desideri con poco imbarazzo e spesso con l’illusione di
una sicurezza personale. (Galbreath et al., 2002). Per interessi sessuali atipici si intendono quelle particolari curiosità e/o fantasie verso attività sessuali solitamente
non praticate. Che cosa costituisca un’insolita fantasia
sessuale non è chiaro. (Joyal et al., 2014). Nonostante
fiorenti pubblicazioni sul doppio legame tra sessualità e
Internet negli ultimi dieci anni (Daneback and Ross,
72
2011), sono relativamente pochi gli studi che analizzano tale tema.
Lo studio
Il presente studio coinvolge un campione di giovani Italiani e Svedesi con l’obiettivo di mettere a confronto
l’Italia e la Svezia in quanto, sebbene siano entrambi
paesi Occidentali, presentano notevoli differenze culturali, in particolar modo riguardo l’apertura verso la sessualità. Alla popolazione svedese è riconosciuto un alto
grado di alfabetizzazione sessuale rispetto a molti altri
popoli. Gli Svedesi sono stati il primo paese al mondo
ad introdurre l’educazione sessuale obbligatoria (Lottes,
2002). Ciò ha fatto si che le donne svedesi fossero più a
proprio agio nei confronti della sessualità online rispetto ad altri paesi (Cooper et al., 2003). In Italia, invece,
la storica presenza di una forte cultura cattolica (Lingiardi et al., 2005) ha determinato una mentalità chiusa
e conservatrice, specialmente in ambito sessuale. Per
fornire alcuni esempi, l’Italia è uno dei pochissimi paesi
dell’Europa occidentale ad essere ancora privo di una
legge che regolamenti le coppie di fatto, le unioni omosessuali e che preveda l’introduzione dell’educazione
sessuale obbligatoria (IPPF, 2006). Gli svedesi sono
inoltre più inclini rispetto agli italiani ad utilizzare internet, il 62% degli svedesi, contro il 36% degli Italiani;
73
inoltre in Svezia, la gente trascorre in media circa 25
ore a settimana sul web mentre in Italia la media è di 19
ore settimanali (ComeScore, 2009). In linea con questi
dati, inoltre gli svedesi (sia maschi che femmine) hanno
un repertorio sessuale molto più ampio rispetto a quello
degli italiani. Tuttavia non ci aspettiamo differenze né
sul livello di eccitazione percepito, né sulla maggiore
probabilità di sviluppare un internet addiction. Il principale obiettivo di questo studio è stato quello di esaminare le differenze culturali e di genere riguardo ai comportamenti sessuali online e agli interessi sessuali atipici nell’ambito della pornografia online, allo scopo di offrire considerazioni cliniche che potrebbero risultare
utili quando ci si trova a dover affrontare questo argomento nella pratica terapeutica.
Partecipanti e strumenti
I partecipanti sono studenti universitari italiani e svedesi selezionati a Roma (Italia) e a Gothenburg (Svezia). I
criteri stabiliti sono stati l’appartenenza ad una fascia
d’età compresa tra i 20 e i 30 anni ed il livello di istruzione universitaria. Il questionario presentato è Sesso e
Internet – Questionario di autovalutazione sul comportamento sessuale online ed è stato opportunamente tradotto nella lingua del paese in cui è stato somministrato. I ricercatori hanno lavorato contemporaneamente su
74
un campione di 955 partecipanti. Il campione finale si è
dimostrato omogeneo per genere, in quanto composto
da quasi lo stesso numero di maschi e femmine. Per cui
il campione finale comprendeva 847 partecipanti: 421
italiani (205 maschi e 216 femmine) e 426 svedesi (209
maschi e 217 femmine). Sono stati valutati i seguenti
punti: quanto tempo i partecipanti accedono ad Internet,
quanto tempo trascorrono in media a settimana online e
quanto tempo trascorrono online a fini sessuali. Con
l’obiettivo di valutare se il comportamento sessuale su
Internet può sfociare in una problematica clinica, è stato
utilizzato l’Internet Sex Screening Test (ISST), un test
di 25 quesiti vero-falso. Il punteggio totale dell’ISST ha
elaborato una classificazione dei soggetti in tre categorie: basso rischio (1-8), a rischio (9-18) e ad alto rischio
(>19). Da un recente articolo (Eleuteri et al., 2014) è
emerso che l’ISST è l’unico strumento in grado di definire risultati isolati per distinguere gli utenti di Internet
problematici da quelli non problematici. Questo aspetto
lo rende l’unico strumento efficace nella pratica clinica
delle attività sessuali online (OSA) e per stabilire la dipendenza cybersessuale. Per determinare la compulsione sessuale offline è stata somministrata la Sexual Addiction Screening Test-Abbreviated (SAST- A), costituita da 9 quesiti vero-falso. Il punteggio totale ha un
range compreso tra 0 (assenza di pensieri/comportamenti compulsivi) e 9 (massimo livello di
compulsione sessuale). Infine è stato utilizzato
75
l’Unusual Online Sexual Interests Questionnaire (UOSIQ), 22 quesiti che descrivono differenti argomenti
sessuali atipici, nell’intento di stabilire la visione di un
certo numero di scene e l’autovalutazione del livello di
eccitazione percepito durante la visione. Si è scelto di
includere soltanto quelle categorie considerate statisticamente e culturalmente insolite all’interno dei paesi
presi in esame. Ai partecipanti è stato chiesto di segnare
0 se non avevano visto la scena, e se l’avevano vista
almeno una volta di esprimere il loro livello di eccitazione su una scala a 5 punti.
Risultati
I risultati hanno rilevato che gli italiani trascorrono meno tempo online rispetto agli svedesi e che i maschi trascorrono più tempo su Internet rispetto alle femmine,
mentre non sono state riscontrate differenze significative per quanto riguarda l’interazione tra nazione e genere. I dati ottenuti hanno indicato che in entrambi i paesi
analizzati gli uomini trascorrono più tempo delle donne
su Internet, sebbene gli effetti del genere siano molto
più rilevanti in Italia piuttosto che in Svezia. In base
all’ISST, la maggior parte dei partecipanti (91,4% degli
italiani vs 88,7% degli svedesi) appartiene ad una categoria a “basso rischio”, la restante percentuale di soggetti è stata classificata “a rischio” (8,3% degli italiani
76
vs 11% degli svedesi.
In base all’SAST-A non sono state rilevate differenze
tra italiani e svedesi, il 90% dei soggetti ha ottenuto un
livello molto basso di compulsione sessuale, gli uomini
hanno ottenuto risultati più elevati delle donne in entrambi i gruppi. Rispetto agli scenari sessuali visti su
Internet, il 73.6% del campione ha dichiarato di averne
vista almeno una, e il 3.3 % ha dichiarato di averle viste
tutte. Scatofilia, gang bang, spermatofagia e spanking
sono state viste da circa la metà dei partecipanti; bondage, stuffing e tattoos dal 40-50%, esibizionismo, fisting e feticismo dal 30-40%; le altre scene da meno del
30% dei partecipanti. Non vi sono particolari differenze
tra italiani e svedesi riguardo alle dieci scene più viste,
ad eccezione dell’esibizionismo. I risultati indicano che
gli italiani sono notevolmente più propensi rispetto agli
svedesi a vedere scene di esibizionismo, gynemimetofilia, incesto e sadismo. Al contrario gli svedesi sono
molto più propensi degli italiani a vedere scene di coprofilia, gerontofilia, e acrotomofilia. Riguardo al genere, le donne sono meno propense degli uomini a vedere
ognuna di queste scene ad eccezione della necrofilia.
Riguardo all’interazione tra genere e nazionalità, in Italia, le donne risultano essere meno propense degli uomini nel vedere scene di gynemimetofilia, sadismo, incesto, acrotomofilia, ma non così in Svezia. Nonostante
la variabile genere sia statisticamente rilevante in entrambi i paesi per le medesime scene, le differenze tra
77
maschi e femmine sono maggiori in Italia che in Svezia. L’analisi dell’eccitazione riguarda soltanto quei
partecipanti che hanno dichiarato di aver visto tutte le
scene. Le scene sessualmente più eccitanti corrispondono nella quasi totalità dei casi a quelle più viste, sebbene ci siano differenze di ordine gerarchico. La scena di
Gang bang è apparsa essere quella più eccitante, sia per
i partecipanti italiani che per quelli svedesi, seguita dalla spermatofagia e dal bondage per gli italiani, e dal feticismo ed esibizionismo per gli svedesi. La scena del
fisting, sebbene rientri tra le dieci più viste non è stata
considerata una delle più eccitanti. Un dato interessante
è che nessuna donna, in entrambi i paesi, rispetto a 20
uomini, ha dichiarato di aver provato una sensazione di
eccitazione verso scene con contenuti di pedofilia, nonostante alcune abbiano dichiarato di aver visto tali
scene (l’8% delle italiane e il 15% delle svedesi).
Future ricerche
Il livello di eccitazione è correlato alla compulsione
sessuale e ai comportamenti sessuali online, possiamo
di conseguenza ipotizzare l’esistenza di almeno due differenti profili di utenti che prediligono la pornografia:
da una parte, coloro che ricorrono a Internet come
strumento per incrementare il loro repertorio sessuale;
dall’altra parte coloro che lo utilizzano in modo più
78
compulsivo, alla ricerca di interessi “hard” che possono
essere interpretati come preferenze fisse. In accordo con
questa teoria, il primo gruppo sarebbe mosso dalla curiosità, dal desiderio di esplorare la sua eccitazione, e
dalla volontà di divertirsi o dal bisogno di normalizzare
queste fantasie. Il secondo gruppo, con maggiore probabilità, utilizza Internet non con una modalità esplorativa ma per un soddisfacimento sessuale. Questo determina spesso delle difficoltà nel condividere con gli altri
e nel mettere in pratica queste preferenze. In linea con
le ricerche precedenti sulla sessualità online (Cooper et
al., 2003; Daneback et al., 2005; Grov et al., 2011), lo
status relazionale non è stato considerato un elemento
significativo nel predisporre alla visione di contenuti
pornografici atipici. Uno dei principali esiti della nostra
ricerca conferma i risultati precedenti nel suggerire che
la visione di materiale erotico online sia più diffusa nei
maschi che nelle femmine (Albright, 2008; cooper et
al., 2003; Maddox et al., 2011; Mansson et al., 2003;
Morgan, 2011), anche se un numero crescente di donne
accede alla pornografia su Internet (Cooper and GriffinShelley, 2002; Haavio-Mannila and Kontula, 2003;
Romito and Beltrami, 2011). Inoltre, il modello di
“doppio standard sessuale”, in base al quale gli uomini
sono considerati più positivamente o meno negativamente delle donne con simili esperienze sessuali (Reiss,
1960), potrebbe risultare utile per spiegare i differenti
dati riportati dai due generi.
79
Conclusioni
È di fondamentale importanza che in ambito clinico si
abbia una specifica conoscenza della tematica della sessualità online, altrimenti si potrebbe essere inclini a cadere in stereotipi e pregiudizi. È necessario che i terapeuti siano in grado di distinguere un individuo che ricorre alla pornografia online come semplice strumento
di eccitazione da un individuo che sviluppa realmente
un comportamento compulsivo online. La visione di
scene pornografiche e la sensazione di eccitazione, potrebbero essere un importante argomento da attenzionare all’interno del counselling psicosessuale. Potrebbero
essere considerati, infatti, come possibili indicatori di
compulsione sessuale e/o comportamento cybersessuale
problematico. Naturalmente questi risultati sono ad un
livello preliminare e necessitano di essere ripetuti su un
campione più vasto e maggiormente rappresentativo.
Sarebbe inoltre importante esaminare le relazioni tra gli
interessi sessuali offline e quelli online ed il ruolo di Internet.
80
Bibliografia
Albright, J. M. (2008). Sex in America online: an exploration of sex, marital status, and sexual identity in nternet
sex seeking and its impacts. Journal of Sex Research,45,
175-186.
Berger, M., Wagner, T. H., & Baker, L. C. (2005). Internet
use and stigmatized illness. Social Science and
Medicine, 61, 1821-1827.
ComScore. (2012). Internet users in Turkey spend more
time online and consume more pages than users in other
European countries; 2009. Disponibile da
http://www.comscore.com.
Cooper, A., & Griffin-Shelley, E. (2002). Introduction. The
Internet: the next sexual revolution. In
Cooper,
A.
(cur.), Sex and the Internet: a guidebook for clinicians (pp.
1-15). New York: Brunner- Routledge.
Cooper, A., Mannson, S. A., Daneback, K., Tikkanen, R., &
Ross, M. W. (2003). Predicting the future of
Internet
sex: online sexual activities in Sweden. The journal of Sexual and Relationship Therapy, 18,
277-291.
81
Daneback, K., & Ross, M. W. (2011). The complexity of Internet sexuality. Advances in Psychosomatic
Medicine, 31, 121-34.
Daneback, K., Cooper, A., & Mansson, S. A. (2005). An Internet study of cybersex participants. Archives of Sexual
Behavior, 34, 321-328.
Daneback, K., Ross, M. W., & Mannson, S. (2008). Bisexuality and sexually related activities on the Internet. Journal of Bisexuality, 8, 115-129.
Daneback, K., Traeen, B., & Mannson, S. A. (2009). Use of
pornography in a random sample of Norwegian
heterosexual couples. Archives of Sexual Behavior, 38, 746-753.
Delmonico, D. L., Miller, J. A. (2003). The Internet Sex
Screening Test: a comparison of sexual compulsives
versus non-sexual compulsives. The journal of Sexual and Relationship Therapy, 18, 261-276.
Eleuteri, S., Tripodi, F., Petruccelli, I., Rossi, R., & Simonelli, C. (2014). Questionnaires and scales for the evaluation of the online sexual activities: a review of 20 years of
research. Cyberpsychology: Journal of Psychosocial Research on Cyberspace 8(1).
Galbreath, N. W, Berlin, F. S, & Sawyer, D. (2002). Paraphilias and the Internet. In A. Cooper (cur.), Sex and the
82
Internet: a guidebook for clinicians (pp. 187-205). New
York: Brunner-Routledge.
Grov, C., Gillespie, B. J., Royce, T., & Lever, J. (2011).
Perceived consequences of casual online sexual
activities
on heterosexual relationship: a U.S. online survey. Archives
of Sexual Behavior,40, 429-439.
Haavio-Mannila, E., Kontula, O. (2003). Sexual trends in
the Baltic sea area. Helsinky: Publications of the Population Research Institute, Family Federation of Finland.
IPPF European Network. (2006). Sexuality education in Europe. A reference guide to policies and practices. Brussels,
Belgium: IPPF European Network.
Jonason, P. K, & Marks, M. J. (2009). Common versus uncommon sexual acts: evidence for the sexual
double
standard. Sex Roles, 60, 357-365.
Joyal, C. C, Cossette, A., & Lapierre, V. (2014). What exactly is an unusual sexual fantasy? The Journal of Sexual
Medicine, 12(2), 328-340.
Kar, N., Koola, M. M. (2007). A pilot survey of sexual functioning and preferences in a sample of Englishspeaking
adults from a South Indian town. The Journal of Sexual
Medicine, 4, 1254-1261.
83
Lingiardi, V., Falanga, S., D’Augelli, A. R. (2005). The
evaluation of homophobia in an Italian sample.
Archives
of Sexual Behavior, 34, 81-93.
Lottes, I. L. (2002). Sexual health policies in other industrialized countries: are there lessons for the United States.
Journal of Sex Research, 39, 79-83.
Maddox, A. M., Rhoades, G. K, & Markman, H. J. (2011).
Viewing sexually-explicit materials alone or
together:
associations with relationship quality. Archives of Sexual
Behavior, 40, 441-448.
Mansson, S. A, Daneback, K., Tikkanen, R., & LogfrenMartenson, L. (2003). Love and sex on the Internet. Malmo
& Goteborg: Natsexprojektet Rapport.
Mehta, D. M. (2001). Pornography in Usenet: a study of
9800 randomly selected images. Cyberpsychology &
Behavior, 4, 695-703.
Morgan, E. M. (2011). Associations between young adults’
use of sexually explicit materials and their sexual preferences, behaviors, and satisfaction. Journal of Sex Research,
48, 520-530.
Reiss, I. L. (1960). Premarital sexual standards in America.
New York, NY: Free Press.
84
Romito, P., & Beltrami, L. (2011). Watching pornography:
gender differences, violence and victimization.
An exploratory study in Italy. Violence Against Women, 17, 13131326.
Ross, M. W. (2005). Typing, doing, and being: sexuality and
the Internet. Journal of Sex Research, 42, 342352.
Scorolli, C., Ghirlanda, S., Enquist, M., Zattoni, S., & Jannini, E. A. (2007). Relative prevalence of different fetishes.
International Journal of Impotence Research, 19, 432-437.
Simonelli, C., Fabrizi, A., Rossi, R., Corica, F., & Giami, A.
(2006). Sexology as a profession in Europe:
results
from an Italian survey. Sexologies, 15, 50-57.
Tikkanen, R., & Ross, M. W. (2003). Technological tearoom trade: characteristics of Swedish men visiting
Internet gay chat rooms. AIDS Education and Prevention,15, 122-132.
Tripodi, F., Eleuteri, S., Giuliani, M., Rossi, R., Livi, S., &
Petruccelli, I. (2015). Unusual online sexual
interests
in heterosexual Swedish and Italian university students.
Sexologies. doi:
10.1016/j.sexol.2015.03.003.
85
Sexting
Elena Cabras, Anna Maria Sansoni
“In ogni incontro erotico c’è un personaggio invisibile e
sempre attivo: l’immaginazione”.
(Octavio Paz)
Con il termine sexting, si intende l’atto di inviare e ricevere, attraverso telefoni cellulari o altri dispostivi
mobili, messaggi sessualmente espliciti, fotografie di
nudi o seminudi e/o video. Questo fenomeno è nato alcuni anni fa ed è subito diventato una pratica globale
che ha coinvolto moltissimi giovani e adulti. Dai mass
media statunitensi è stato ampia mentente discusso, a
partire da un sondaggio nazionale del 2008, dal quale è
emerso che il 20% degli adolescenti aveva praticato il
sexting (Temple, Van den Berg, McElhany, Temple,
2012). Nonostante la sua diffusione, lo studio approfondito del fenomeno del sexting risulta essere ancora
agli esordi, a causa del cambiamento rapido e continuo
della tecnologia. La ragione più comune per gli adolescenti, maschi e femmine, di inviare contenuti sessualmente suggestivi è che viene considerata come
un’attività ‘ludica’ e, la possibilità di avere in mano
continuamente un cellulare munito di telecamera, facilita e rende incontrollato questo tipo di comportamento
86
(McEachern, McEachern-Ciattoni , Martin, 2010).
Oggi gli adolescenti sono collegati l’uno all’altro attraverso la tecnologia digitale più di quanto lo fossero le
generazioni precedenti. I dati recenti suggeriscono che i
social come Facebook e Twitter hanno superato le email, come metodo di comunicazione preferiti in tutte
le età. Sicuramente i ragazzi di oggi, rispetto ai loro genitori, sono più esperti di tecnologie digitali, ma la loro
mancanza di maturità e di esperienza di vita può rapidamente metterli nei guai con questi nuovi luoghi
d’incontro virtuali. L’adolescenza è un momento importante
per
lo
sviluppo
dell’identità
e
dell’indipendenza ed è caratterizzato da una maggiore
capacità di ragionamento astratto; dallo sviluppo di un
senso di prospettiva, compromesso e impostazione del
limite; da una maggiore necessità di privacy;
dall’emergere di sentimenti e sperimentazione sessuale
e dallo sviluppo del proprio sistema di valori morali
(Weiss, Samenow, 2010).
In parte, la scoperta di sé, avviene attraverso il texting
(sms) o il sexting.
La prima, il texting, è un’abilità che permette ai ragazzi
di apparire maggiormente socievoli e interagire con gli
altri fornendo al contempo la distanza dal contatto personale; fornisce inoltre un supporto elettronico che
permette ai ragazzi di nascondere chi sono pur esprimendo se stessi e favorendo le relazioni personali che
potrebbero non altrimenti verificarsi faccia a faccia. Ad
87
esempio, le persone timide, sole e ansiose tendono a
trovare gli sms una modalità meno stressante e più comodo per esprimersi e sviluppare amicizie rispetto ad
incontri diretti.
La seconda modalità, il sexting, può essere favorito dalle pressioni e dalle aspettative dei pari. Anche se può
risultare difficile per i ragazzi resistere alla pressione
dei pari, dovrebbero essere incoraggiati a non fare nulla
che li fa sentire a disagio, soprattutto nel cyberspazio
dove nulla viene mai realmente eliminato. A tale proposito, infatti, alcuni pericoli associati al fenomeno del
sexting risultano riguardare sia il materiale inviato, poiché può essere ampiamente e facilmente diffuso; sia le
conseguenze sociali, psicologiche e giuridiche (se le foto sono di minorenni) derivanti dall’invio o l’inoltro di
immagini sessualmente suggestive
Per indirizzare i giovani ad un corretto uso della rete, è
fondamentale la presenza di figure che li guidino ad un
utilizzo consapevole dei nuovi media, associato ad un
sostegno emotivo che insegni a rispettarsi e rispettare
l’altro. Diviene, inoltre, necessario fornire diversi strumenti che consentano ai ragazzi di poter vivere la sessualità in modo consapevole, insegnando loro gli aspetti
positivi associati alla sfera della sessualità.
Il maggiore rischio del sexting e del texting è la prestazione sessuale precoce (tutto comincia come un gioco
poi si impara che non è poi così difficile farlo nella
realtà). Il rapporto con l’altro diventa semplice e meno
88
faticoso rispetto all’impegno del costruire una relazione.
Di rischi ne esistono diversi e quelli che riguardano la
psicologia degli individui possono essere:
• problematiche legate all’identità;
• disconoscimento dei valori e del rispetto della parità
di coppia;
• problemi che nel tempo conducono a conseguenze
sulla sessualità futura;
• isolamento e distacco dal gruppo.
Il sexting è presente anche nel mondo adulto della coppia consolidata, nel quale viene usato come mezzo per
migliorare l’unione della coppia, l’eccitazione del rapporto sessuale e la confidenza fra i due partner. Diventa
un strumento per reinventarsi, un gioco di coppia che
dà la possibilità di conoscere meglio sè stessi e l’altro.
L’arma a doppio taglio che rappresenta il sexting di
coppia, potrebbe essere l’inclusione di persone esterne
alla coppia, così da creare un vero e proprio tradimento
da parte di un (o di tutti e due) partner, sfuggendo al
mondo reale ed entrando in quello virtuale. Ad oggi questa oscillazione tra le due realtà lascia ancora
aperto il dibattito sul tema del tradimento e se esso può
essere considerato tale oppure no; da alcuni, più che un
tradimento, viene vista come piccola trasgressione poiché sono poche le volte che si passa dal mondo virtuale
a quello reale ed il senso di colpa che ne scaturisce è
minore.
89
Bibliografia
D’Antona, R., Kevorkian, M., & Russom, A. (2010).
Sexting, Texting, Cyberbullying and Keeping Youth
Safe Online. Journal of Social Sciences, 6(4), 523528.
Family and Community Services. (2011). Sexting and
cyber-safety: protecting your child online.http://www.community.nsw.gov.au/docswr/_assets/
main/documents/sexting_cyber_safety.pdf
Fondazione intercultura onlus. (2013). Il corpo e la rete. Strumenti di apprendimento interculturale. Colle di
Val d' Elsa (SI): Biblioteca della fondazione.
McEachern, A. G., McEachern-Ciattoni, R. T., & Martin, F. (2010). Sexting: New Challenges for Schools and
Professional School Counselors. Journal of School
Counseling, 10(20).
http://jsc.montana.edu/articles/v10n20.pdf
Sherman M. (2011). Sixteen, Sexting, and a Sex Offender: How Advances in Cell Phone Technology Have
Led to Teenage Sex Offenders. Boston University
Journal of Science & Technology Law, 17(1), 138.
90
Temple, J. R., Paul, J. A., Van den Berg, P., Le,V. D.,
McElhany, A., & Temple, B. W. (2012). Teen sexting
and its association with sexual behaviors. Archives of
Pediatrics & Adolescent Medicine, 166(9), 828-833.
Temple, J. R., Van den Berg, P., Ling, Y., Paul, J. A.,
& Temple, B. W. (2014). Brief Report: Teen Sexting
and Psychosocial Health. Journal of Adolescence
37(1), 33-36. doi: 10.1016/j.adolescence.2013.10.008.
The National Campaign to Prevent Teen and Unplanned Pregnancy, & CosmoGirl.com. (2010). Sex and
tech: Results from a survey of teens and young adults.
Disponibile da
http://www.thenationalcampaign.org/sextech/PDF/
SexTech_Summary.pdf
Weiss, R., & Samenow, C. P. (2010). Smart Phones,
Social Networking, Sexting and Problematic Sexual
Behaviors—A Call for Research. Sexual Addiction &
Compulsivity, 17, 241–246.
Wiederhold, B. K. (2011). Should Adult Sexting Be
Considered for the DSM? Cyberpsychology, Behavior,
and Social Networking, 14(9), 481.
91
Sitografia
www.aap.org
www.sessuologiaclinicaroma.it
92
Autori
Elena Cabras, psicoterapeuta, Istituto per lo Studio delle Psicoterapie.
Kristian Daneback, professore, University of Gothenburg, Vaestra Goetaland, Sweden.
Stefano Eleuteri, psicoterapeuta e sessuologo, Istituto di
Sessuologia Clinica.
Roberta Federico, psicologo.
Fiorenza Giordano, dottore in lingue.
Marta Giuliani, psicologo e sessuologo.
Stefano Livi, professore associato di psicologia sociale,
Sapienza Università di Roma.
Filippo Petruccelli, professore associato di psicologia
dello sviluppo e dell’educazione, Università di
Cassino e del Lazio Meridionale.
Irene Petruccelli, assistant professor di psicologia sociale, Università “Kore” di Enna.
Augusto Rossi, dottore in psicologia.
Roberta Rossi, psicoterapeuta e sessuologo, Istituto di
Sessuologia Clinica.
Valeria Saladino, dottore in psicologia.
Anna Maria Sansoni, dottore in psicologia.
Chiara Simonelli, professore associato di psicologia
clinica, Sapienza Università di Roma; presidente
della European Federation of Sexology.
Maria Francesca Tripodi, psicoterapeuta e sessuologo,
Istituto di Sessuologia Clinica.
93
Gli Autori contribuiscono ai progetti di ricerca del
BART, Behavioral Addictions Research Team, che ha
come partner l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, l’Istituto per lo Studio delle Psicoterapie,
l’Università degli Studi di Chieti Pescara “Gabriele
D’Annunzio”, la Società Italiana di Psichiatria delle dipendenze e l’Associazione Maninellaterra.
Behavioral Addictions Research Team
Il campo delle dipendenze comportamentali sta acquisendo un posto sempre più di rilievo nell’attenzione
della comunità scientifica, delle autorità socio sanitarie
e dell’opinione pubblica. A tal proposito, a seguito di
rapporti di collaborazione, oramai consolidati, tra enti
qualificati, nasce il progetto BART (Behavioral Addictions Research Team), in cui le parti coinvolte, per le
quali non sono previsti costi diretti, si impegnano,
ognuna con le sue specificità, nella ricerca,
nell’organizzazione e gestione di corsi di formazione e
nella pianificazione di progetti di intervento (prevenzione, percorsi terapeutici e rieducativi ecc..) nel campo
delle dipendenze comportamentali. In un’ottica di miglioramento dei risultati e risparmio delle risorse, le
parti coinvolte pongono l’accento sulla necessità di “fare rete” e, lasciano libera la possibilità di aderire al
BART ad altri enti, pubblici e privati, nazionali ed este94
ri, che si occupino degli stessi campi di ricerca, di formazione ed intervento. Ciò anche al fine di favorire la
collaborazione tra istituzioni competenti e per poter accedere a fondi nazionali e sovranazionali per reperire
sovvenzioni.
95
IstitutoperloStudiodellePsicoterapiesrl
ScuoladiSpecializzazionein
PsicoterapieBrevi
adApproccioStrategico
RiconosciutaconDM20/3/1998aisensidell’art.3dellalegge56/1989
BARI–ViaG.Capruzzi326
CATANIA–ViaPlebiscito158
LAMEZIATERME(CZ)–ViaRoccoScotellaro14
ROMA-ViaSanMartinodellaBattaglia31
SANTICOSMAEDAMIANO(LT)–ViaCadore8
www.istitutopsicoterapie.it
[email protected]
0644340019-3286068080
BART-BehavioralAddictionsResearchTeam
www.beavioraladdictions.it
[email protected]
3479247118
In collaborazione con l’ISP, Istituto per lo studio delle psicoterapie ed il BART, Behavioral Addiction Research Team
QUALE psicologia, Nuova Serie, Anno 3, Numero 5, Supplemento n. 3, Dicembre 2015.
Semestrale dell’Istituto per lo Studio delle Psicoterapie fondato nel 1992.
Organo della Società Italiana di Psicoterapia e della Società
Italiana di Psicoterapia Strategica.
Direttore responsabile Valeria Verrastro.
Copertina a cura di Renato De Marco.
Direzione, Redazione e Amministrazione 00185 Roma; Via
San Martino della Battaglia 31; Telefoni 06 44340019, 328
6068080; Fax 06 44340017; www.qualepsicologia.it
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 86 del 17 Aprile
2013.
ISSN 1972-2338.
Finito di stampare in proprio il 3 Dicembre 2015.

Documenti analoghi