da Casa Madre - 11/08 - Missionari della Consolata

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da Casa Madre - 11/08 - Missionari della Consolata
da Casa Madre
ANNO 88 - N.11 - NOVEMBRE 2008
ISTITUTO MISSIONI CONSOLATA
PERSTITERUNT IN AMORE FRATERNITATIS
Editoriale
P. Giuseppe Ronco, imc
Editoriale
“Se sei nato senz’ali, non fare mai nulla per impedire
loro di crescere; la moda passa, lo stile resta” (Coco
Chanel).
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“Non pensiamo di poter essere di aiuto ai
morti che ci stanno a cuore, se non suffragandoli devotamente con i sacrifici delle Messe, delle
preghiere e delle elemosine, anche se non giovano a tutti coloro per i quali si fanno, ma solo a
quelli che durante la vita si son meritati che gli
giovassero. Però siccome non possiamo sapere
quali siano costoro, bisogna che siano fatti per
tutti i battezzati, perché non sia trascurato nessuno di coloro a cui questi aiuti possono e debbono arrivare. Perché è meglio che sovrabbondino
a quelli a cui non fanno né male né bene, anziché
manchino a quelli a cui farebbero bene. Certo
queste cose uno le fa con maggiore diligenza per
i suoi cari, meritando che poi si faccia così anche
per lui. Riguardo poi alle onoranze del corpo
qualunque cosa si faccia, non porta un vantaggio
alla sua salvezza, ma è un dovere di umanità per
quell’affetto naturale per cui nessuno mai ha avuto
in odio la propria carne. Perciò bisogna che ognuno
quanto meglio può si prenda cura della carne del
prossimo quando ormai quello che la portava
non c’è più. E se questo lo fanno coloro che non
credono alla risurrezione della carne, quanto più
debbono farlo coloro che ci credono, cosicché
questo religioso dovere, compiuto per un corpo
già morto ma che risusciterà e che rimarrà vivo
in eterno, sia anch’esso in qualche modo una
testimonianza di questa fede”. (S. Agostino,
Sulla cura dovuta ai morti ,18. 22).
I primi giorni di novembre sono giorni che
invitano alla memoria. Tempo per ricordare i
Santi che ci hanno preceduto nella vita cristiana e pregare per tutte le persone che
sono morte in Cristo. Tempo per celebrare la
festa della Comunione dei santi e meditare
su questo articolo importante del nostro
Credo.
Così scrive il Catechismo della Chiesa cattolica:
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957 La comunione con i santi. « Non veneriamo la
memoria dei santi solo a titolo d’esempio, ma più
ancora perché l’unione di tutta la Chiesa nello
Spirito sia consolidata dall’esercizio della fraterna carità. Poiché come la cristiana comunione tra
coloro che sono in cammino ci porta più vicino
a Cristo, così la comunione con i santi ci unisce
a Cristo, dal quale, come dalla fonte e dal capo,
promana tutta la grazia e tutta la vita dello stesso popolo di Dio »: « Noi adoriamo Cristo quale
Figlio di Dio, mentre ai martiri siamo giustamente devoti in quanto discepoli e imitatori del
Signore e per la loro suprema fedeltà verso il loro
Re e Maestro; e sia dato anche a noi di farci loro
compagni e condiscepoli ».
958 La comunione con i defunti. « La Chiesa di
quelli che sono in cammino, riconoscendo benissimo questa comunione di tutto il corpo mistico
di Gesù Cristo, fino dai primi tempi della religione cristiana ha coltivato con una grande pietà la
memoria dei defunti e, poiché “santo e salutare è
il pensiero di pregare per i defunti perché siano
assolti dai peccati” (2 Mac 12,46), ha offerto per
loro anche i suoi suffragi ». La nostra preghiera
per loro può non solo aiutarli, ma anche rendere
efficace la loro intercessione in nostro favore.
959 Nell’unica famiglia di Dio. « Tutti noi che
siamo figli di Dio e costituiamo in Cristo una
sola famiglia, mentre comunichiamo tra di noi
nella mutua carità e nell’unica lode della Trinità
Santissima, corrispondiamo all’intima vocazione
della Chiesa ».
Il beato Giuseppe Allamano ci suggerisce
gli atteggiamenti concreti da adottare in
questo mese:
“E’ dogma di fede che esista la comunione dei
santi, come professiamo nel Credo. La Chiesa è
militante, purgante e trionfante. Sono come tre
rami della stessa pianta, tre province di un regno,
tre ordini di cittadini in una stessa città. Con la
morte non si rompe questa unione. La comunità
Il giorno della commemorazione dei defunti
non è per me un giorno di malinconia, ma di allegrezza”.
Creare comunione combattendo
Solitudine dei numeri primi
la
Durante l’estate scorsa ho letto con interesse il
romanzo vincitore del Premio Strega 2008. E’
scritto da Paolo Giordano, giovane ventiseienne
torinese, e ha come titolo La solitudine dei numeri
primi, Mondadori 2008. La tesi è semplice: la
constatazione matematica dei numeri primi
gemelli si applica anche al contesto delle nostre
comunità sociali.
Nella serie infinita dei numeri naturali, esistono alcuni numeri speciali, i numeri primi, divisibili solo per se stessi e per uno. Se ne stanno
come tutti gli altri schiacciati tra due numeri, ma
hanno qualcosa di strano, si distinguono dagli
altri e conservano un alone di seducente mistero
che ha catturato l’interesse di generazioni di
matematici. Fra questi, esistono poi dei numeri
ancora più particolari e affascinanti, definiti
“primi gemelli”: sono due numeri primi separati
sempre da un unico numero, senza mai essere
vicini. L’11 e il 13, il 17 e il 19, il 41 e il 43, numeri stretti l’uno all’altro, vicini, ma sempre soli.
Editoriale
sarà sempre formata dai vivi e dai defunti, né
questo vincolo si scioglierà più, neppure in paradiso.
Teniamo gli occhi e il cuore fissi al paradiso,
per rallegrarci con i santi. Il pensiero del paradiso deve essere il pensiero dominante di questo
giorno.
Contro la solitudine dei numeri primi, divisibili solo per se stessi e per uno (persone solipsiste
che vivono in comunità, ma pensano unicamente
a se stessi), noi siamo chiamati a creare comunione, a tessere legami, a farci prossimo di tutti. In
una parola, a vivere la Comunione dei santi.
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Siete stati chiamati a libertà
Protettore annuale
P. Giuseppe Ronco, imc
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Il periodo storico in cui viviamo mette in evidenza valori fondamentali riguardanti la persona
umana. Si parla con enfasi di diritti umani, di uguaglianza, di parità di sessi, di giustizia e di pace, di
libertà assoluta nel costruire il proprio futuro.
La validità e la bontà di questi ideali sono evidenti e nessuno osa metterli in discussione. E’ visibile
agli occhi di tutti la forza lievitante che hanno nelle
società moderne e il bene che producono a vantaggio di tutti.
Nello stesso tempo, però, l’enfasi posta su questi
valori sta creando, a poco a poco, una mentalità,
una cultura che devia dalla vera libertà, mettendo
sempre più al centro non la persona umana, ma
l’ego. E’ l’epoca in cui si rivendica il diritto di fare
ciò che si vuole, ciò che piace, a trarre massimo
godimento dalla vita e ponendo come criterio di
verità non più l’oggettività del reale, ma il vissuto
concreto della propria esistenza. Nascono così le
sintesi interpretative della realtà basate sul soggettivismo, che porta con sé relativismo e sincretismo.
Il privato acquista sempre più d’interesse, mentre diminuisce l’impegno politico, l’aiuto ai poveri,
e in generale per il mondo, dove vivono gli altri.
Non si sa più come intervenire in situazioni difficili, per difendere, accanto ai nostri, i diritti degli altri,
essendo il principio di non ingerenza accettato da
quasi tutti i popoli.
L’evangelizzazione di una cultura, così complessa, interpella il missionario proprio nel momento in
cui annuncia il Vangelo di Gesù. Paolo VI aveva
infatti sottolineato, nell’Evangelii Nuntiandi, il
bisogno impellente, per il mondo d’oggi, di evangelizzare non solo le singole persone chiamandole
alla conversione di vita, ma la cultura tutta intera,
purificandola dai disvalori che produce e orientandola alla civiltà dell’amore.
Oggi, una riflessione sulla libertà cristiana e l’annuncio dei suoi contenuti, può essere uno strumento potente, da non sottovalutare, per evangelizzazione la cultura.
Quando Paolo incominciò l’annunzio del
Vangelo nel mondo greco, capì che il tema della
libertà aveva grande presa sui pagani, perché
rispondeva ai loro bisogni, e orientò la predicazione del messaggio cristiano nell’ottica della libertà.
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In Cristo di diventa veramente liberi!
Lui stesso aveva sperimentato i vantaggi di questa libertà. La trasformazione da persecutore in
evangelizzatore, da servo della legge a servo di
Cristo, si era andata costruendo attraverso un processo di liberazione che lo aveva staccato da antiche schiavitù e gli dava la gioia di vivere una nuova
esistenza nello Spirito. Potrebbe diventare anche il
nostro itinerario di conversione.
Il cammino verso la libertà, da lui vissuto, è presentato nelle varie lettere che scrive alle comunità.
In esse, egli esalta i vantaggi della libertà nello
Spirito, presentandola come una qualità di vita,
capace di trasformare l’uomo vecchio in uomo
nuovo, rivestito di Cristo Gesù.
Si tratta, innanzitutto, di liberarsi dal giogo di tre
schiavitù che dominano l’uomo, rendendolo chiuso, oppresso, pesante ed egoista, carnale: il peccato,
la morte, la legge.
L’affermazione che tutti sono peccatori e la lista
dei peccati che si commettono facilmente è ben
precisa: “Abbiamo infatti dimostrato precedentemente che Giudei e Greci, tutti, sono sotto il dominio del peccato, come sta scritto: Non c`è nessun
giusto, nemmeno uno, non c`è sapiente, non c`è
chi cerchi Dio! Tutti hanno traviato e si son pervertiti; non c`è chi compia il bene, non ce n`è neppure uno. La loro gola è un sepolcro spalancato e
tramano inganni con la loro lingua, veleno di serpenti è sotto le loro labbra, la loro bocca è piena di
maledizione e di amarezza. I loro piedi corrono a
versare il sangue; strage e rovina è sul loro cammino e la via della pace non conoscono. Non c`è
timore di Dio davanti ai loro occhi. Ora, noi sappiamo che tutto ciò che dice la legge lo dice per
quelli che sono sotto la legge, perché sia chiusa
ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio. Infatti in virtù delle opere
della legge nessun uomo sarà giustificato davanti a
lui, perché per mezzo della legge si ha solo la conoscenza del peccato” (Rom 3, 9-20).
Da questa disgregazione spirituale bisogna liberarsi, emergere, perché le opere malvagie conduco
alla seconda schiavitù, la morte. Il peccato, infatti,
fa morire l’uomo pungendolo con i suoi dardi velenosi (cfr 1 Cor 15, 56), proprio come un insetto
nella predicazione e nelle sofferenze che sopporta:
“Dopo aver prima sofferto e subito oltraggi a
Filippi, come ben sapete, abbiamo avuto nel nostro
Dio il coraggio di annunziarvi il Vangelo in mezzo
a tante lotte” (1 Tes 2, 2).
La sorgente, l’autore e l’artefice della vera libertà, è però lo Spirito, perché “Dove c’è lo Spirito del
Signore, là c’è libertà” (2 Cor 3, 17). E’ lo Spirito
che libera l’uomo dalla paura di Dio e dell’essere
condannato. E’ lui che apre l’accesso al Padre, che
testimonia in noi l’essere figli. E’ lo Spirito che dà
la vita, che fortifica l’uomo interiore, che lo trasfigura a immagine di Cristo e lo santifica, che ispira
la vera preghiera e il culto autentico.
Infine, è ancora lo Spirito che chiama ogni uomo
alla vera libertà, trasformando la nostra mente in
modo tale da aderire alla volontà del Padre. E’ sempre lui che ci dà la forza di rinunciare volontariamente ad alcuni privilegi, per non scandalizzare i
fratelli e perché il Vangelo si propaghi più rapidamente.
Vivendo questo itinerario di libertà nello Spirito,
saremo più conformi a Cristo, resi come lui, liberi
per servire e per amare. “Fratelli, siete stati chiamati a libertà, purché questa libertà non divenga un
pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante
la carità e a servizio degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo comandamento:
Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Gal 5, 1314).
Mostreremo con la nostra vita dove conduce la
libertà.
Protettore annuale
velenoso che, iniettando i suoi pungiglioni nella
carne, causa la morte di chi ne è punto.
Anche la legge è occasione di morte. “Io ho
conosciuto il peccato attraverso la legge” (Rom
7,7). Le numerose prescrizioni che essa impone,
finiscono per moltiplicare le occasioni di peccato,
bloccando con il legalismo e la ripetitività ossessiva, la fede, la speranza e la carità.
Potremmo credere che la legge di Mosè giustifichi e ci salvi, ma ci inganneremmo. La legge di
Mosè ha avuto un ruolo transitorio nella storia
della salvezza, un compito di pedagogo, per guidarci quando eravamo bambini. All’uomo adulto,
diventato maturo nell’incontro con Cristo, la legge
non serve più. L’essere stati salvati e l’essere diventati figli di Dio, ha posto in noi una chiamata, una
vocazione nuova: “Voi siete stati chiamati a libertà”
(Gal 5, 13).
“Che voi siate figli ne è prova il fatto che Dio ha
riversato nei vostri cuori lo Spirito del Figlio suo,
che grida Abba, Padre” (Gal 4,6). Così, l’essere
figlio di Dio struttura la personalità nuova del cristiano.
La sua prima libertà è quella di poter chiamare
Dio col nome di Padre.
La seconda, riguarda gli ambiti sociali, che sono
ormai da reinterpretare, essendo noi tutti diventati
fratelli: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più
schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3, 28).
La terza libertà dà la parresia nell’annunciare
Gesù e il suo Vangelo, sostenendo il missionario
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La Santità nella vita ordinaria-quotidiana:
il luogo d’acceso privilegiato all’incontro col
mondo musulmano
Armando Olaya
Santità, opzione o imperativo?
La Santità per il cristiano non può essere una
semplice opzione. E’ qualcosa di vitale perché la
santità ha a vedere non soltanto con l’esistenza cristiana ma innanzitutto con l’esistenza umana. Essa
è nel piano di Dio “Come figli obbedienti, non
conformatevi ai desideri d’un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma ad immagine del Santo che
vi ha chiamati, diventate Santi anche voi in tutta la
vostra condotta; poiché sta scritto: Voi sarete
Santi, perché io sono Santo”. (1 Pt. 1-15-16 ) E’
una dichiarazione solenne, imponente, quasi
potremmo dire che è un imperativo!!!
Questa dichiarazione sarà ripresa dagli Apostoli.
E’ interessante vedere come S. Paolo Apostolo se
dirige ai differenti membri delle comunità cristiane
chiamandoli, santi: “ Paolo, apostolo di Gesù
Cristo per volontà di Dio, ai Santi che sono in
Efeso, credenti in Cristo Gesù: grazia a voi e pace
da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.”
(Ef. 1,1. 15; 2,19; Col. 1,2; Filp. 1,1; 2Cor. 1,1, ecc.
)
Particolarmente per i missionari della
Consolata, fedeli allo spirito del Fondatore, la
Santità è diventata un aspetto costituzionale: “Il
fine che caratterizza nella Chiesa è l’Evangelizzazione di
popoli lo realizziamo per la gloria di Dio e nella santità di
vita, nel senso inteso dal Fondatore quando
ribadiva:’Prima Santi e poi missionari’” (Cost. 5)
Nella mente del nostro Fondatore è il primo impegno del missionario, la radice, la fonte e il culmine
della missione. Dunque la santità, ci costituisce, da
una consistenza personale, comunitaria e missionaria.
Questo richiamo alla santità, risuona vivo e
attuale e riprende nuove forze nell’XI Capitolo
generale IMC ( No. 53-55 )
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In definitiva siamo evangelicamente e costitu-
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zionalmente chiamati alla santità.
Ma, cos’è questa Santità?
Innanzitutto essa deriva della Volontà del
Signore: “Perché questa è la volontà di Dio, la
vostra santificazione” (1Tes 4,3; Ef. 1,4). Sono
parecchi i testi biblici in questa direzione.
Secondo S. Giovanni apostolo tutto quello che
Dio è e fa, è l’espressione del suo “essere amore”:
“Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e
conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio,
perché Dio è amore” (1 Gv. 4,7-8 ).
Così è per Amore lui vuole farci partecipi della
sua Santità che è la pienezza della sua Vita.
Ora, per farci partecipi di questa vita Santa, Dio
Padre sceglie la via dell’Incarnazione del suo Figlio
Amato, Gesù Cristo. E’ Lui, Gesù, la Santità di
Dio fatta umanità. E’ Gesù l’essere umano Santo,
l’essere umano voluto da Dio. E’ per quello che in
Gesù c’è un appello alla santità per ogni essere
umano. Siamo a livello della Santità universale: “In
questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio
ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui
che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come
vittima di espiazione per i nostri peccati” (1 Gv.
4,9-10)
Santità Cristiana
Il Cristiano è cosciente che soltanto in Gesù,
l’essere umano trova in pienezza e per eccellenza la
possibilità e l’acceso alla Santità Divina.
Senza di Gesù e senza la sua Incarnazione, l’aspirazione di ogni essere umano al prefetto, al
senza male, al buono, in somma alla santità, è una
terra promessa vista da lontano ma mai posseduta
e goduta, un ideale bello ma troppo lontano per
essere raggiunto.
La Santità Cristiana consiste dunque nell’unione
-non oserei dire- dell’essere umano con Dio ma
nella risposta di questi al volere di Dio d’unirsi a
noi in Gesù Cristo. S. Giovanni apostolo esprime
di una maniera stupenda questa intima e mistica
unione, Padre-Figlio-Spirito Santo- credente, nel
bellissimo capitolo 15: “Come il Padre ha amato
me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio
amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e
la vostra gioia sia piena” (1 Gv. 15, 9-11.)
La Santità scaturisce così della coabitazione di
Cristo in noi. Si tratta di un’esperienza vitale. In
fatti di questa unione, di questa abitazione di
Cristo in noi, dipende la nostra vita e non direi la
vita spirituale, ma la nostra vita in quanto progetto
umano.
Questa esperienza benché personale e allo stesso tempo comunitaria. L’unione mistica, intima di
ogni credente col Signore Gesù non può essere
vissuta sino nella comunione e nell’appartenenza
al suo corpo mistico che è la Chiesa: Essa è il suo
Corpo e Lui la sua Testa: Essa è la sua Sposa e lui
lo Sposo.
E’ d’una maniera particolare S. Paolo apostolo
che sviluppa in profondità le ragioni di questa santità ecclesiale. ( Ef. 1,22; 5,23-29. Col. 1,18; 1Cor.
12,27; Gal. 1,13)
Per il nostro Fondatore, è anche chiaro che c’è
un intreccio inseparabile tra la santità personale e
la santità comunitaria.
Santità nella vita ordinaria o Santità “ allamano”
Cosa s’intende per vita ordinaria, quotidiana?
Non si tratta della vita senza valore, senza importanza o delle azioni che apparentemente contano
poco nella costruzione di questo mondo, dell’azione, che non sono riportate negli annali della storia.
Vita ordinaria non vuole essere neppure una contra- proposizione a quello che possiamo chiamare
fatti o azioni o eventi di vita extra- ordinaria.
Parlare di vita ordinaria e quotidiana e parlare di
quello che viviamo ogni giorno, del cumulo di
azioni che realizziamo dalle più correnti e necessarie alle più impegnative e opzionali secondo le
deferenti situazioni di vita.
Parlare di vita ordinaria e quotidiana il contesto
della Santità è dovuto al fatto che essa è la terra
nella quale Dio a messo i semi della sua Santità. E’
in questo terreno dove fioriranno le più svariate e
belle espressioni di Santità di vita. Fare bene ogni
cosa, farla bene.
L’affermazione che la vita ordinaria e quotidiana
è il terreno di base e il punto di partenza di ogni
santità, è sostenuta sul fatto che Gesù, il santo di
Dio, a passato la quasi totalità della sua vita terrena (30 anni!!!) sommerso nella quotidianità de
Nazareth: E’ significativo che gli evangelisti non
abbiano potuto quasi niente ricuperare di questo
lungo periodo della vita di Gesù a Nazareth.
Troviamo soltanto in piccolo riassunto di vita:
“Partì dunque con loro e tornò a Nazareth e stava
loro sottomesso. E Gesù cresceva in sapienza, età
e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc. 1, 51-52)
E’ in questo quasi anonimato dove Gesù ha
accolto e ha fatto maturato il seme della santità
divina che poi a espresso di una maniera splendida
e intensa in pochissimo tempo, solo tre anni!
Nella spiritualità del nostro Fondatore risuona
questa spiritualità di Nazareth. In fatti, lui stesso e
i suoi orientamenti sottolineano sempre questo
aspetto del semplice, dell’ordinario, del quotidiano,
del senza rumore. Lui vuole che tutto abbia uno
spirito ( lo Spirito del Signore). Niente è insignificante, niente è banale, niente è inutile e perso.
Tutto è in vista alla santità. Santificarsi è il primo
dovere del missionario, Qui e Adesso. E’ qualcosa
d’urgente. Non c’è tempo da perdere! ( VS 100).
Il miracolo che il Fondatore vuole dei suoi missionari è di fare tutte le cose con perfezione, del
mattino alla sera, le cose che sono di ogni giorno,
di tute le ore, alla portata di tutti (VS 116) Questo
è fare l’extra-ordinario nell’ordinario. E in questo
senso che possiamo parlare di una santità “allamano”.
Questa ottica della Santità nell’ordinario della
vita, questa santità “alla-mano”, allontana da noi
tutta tentazione di una santità apparente o anche
l’angoscia di un’impossibilità di raggiungerla.
In fatti, non è alla-mano il fare dei miracoli allo
stile dei grandi Santi che la Chiesa ci presenta
come modelli di santità e ci offre come intercessori. Extra-ordinariamente, qualcuno di noi sarà
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chiamato a dare il testimonio supremo della fede
nel martirio fisico. Persecuzione, rigetto violento
o aggressivo à causa della nostra fede, non è per il
momento il denominatore comune nelle nostre
realtà missionarie.
Quello che è sempre e ovunque possibile per
noi è vivere l’esperienza di Nazareth, la spiritualità
“alla-mano” assumendo la vita ordinaria-quotidiana e dandole un senso, un valore, il più alto e nobile, quello che scaturisce del contatto intimo con la
Persona di Gesù.
La santità nell’ordinario e quotidiano della
vita luogo d’incontro privilegiato con i credenti musulmani.
I missionari e in genere i cristiani che vivono e
lavorano in mezzo a popolazioni nella sua maggioranza musulmane, possono trovare una via accessibile e privilegiata per un incontro sereno, sano e
santo con esse, vivendo la santità nella vita ordinaria-quotidiana. Non sono accaso i trenta anni di
vita, silenziosa, nascosta, umile, ordinaria di
Nazareth chi a permesso a Gesù di manifestare
l’extra-ordinario di Dio. Paolo è meravigliato e allo
stesso tempo felice di costatare come Dio manifesta la sua santità nella piccolezza: “Considerate
infatti la vostra chiamata,
fratelli: non ci sono tra voi
molti sapienti secondo la
carne, non molti potenti,
non molti nobili. Ma Dio
ha scelto ciò che nel
mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha
scelto ciò che nel mondo è
debole per confondere i
forti, Dio ha scelto ciò che
nel mondo è ignobile e
disprezzato e ciò che è
nulla per ridurre a nulla le
cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi
davanti a Dio. Ed è per lui
che voi siete in Cristo
Gesù, il quale per opera di
Dio è diventato per noi
sapienza, giustizia, santificazione e redenzione (1
Cor. 1, 26-30.)
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Il Pontificio Istituto per il Dialogo Inter-religioso ha pubblicato il documento “Dialogo e annuncio” nel 1999. Questo documento frutto dello studio e della raccolta delle deferenti esperienze interreligiose, suggerisce 4 livelli di dialogo – i quali
sono ancora oggi punto di riferimento, d’orientamento e d’incoraggiamento nel cammino che si
può percorrere insieme con i seguaci di altre religioni-. Eccoli in sintesi: il dialogo della vita; il dialogo delle opere; il dialogo a partire degli scambi
teologici; il dialogo dell’esperienza religiosa dove
persone radicate nelle proprie tradizioni religiose,
condividono le ricchezze spirituali.
Notiamo che viene presentato in primo luogo il
dialogo della vita. Dunque è la vita nel suo insieme, il terreno di base per un incontro reale con
l’altro e per una comunicazione senza frontiere del
Dio di Gesù Cristo
Ora, quest’altro, nella presente riflessione è un
musulmano membro di una comunità, erede di
un’antica e ricca tradizione religiosa. In fatti lui è
fiero di professare la sua fede basata nella confessione, sottomissione e adorazione dell’Unico Dio
(shahada). “Testimonio che non vi è Dio all’infuori di Dio (Allah) e che Muhamad è il suo inviato”.
Fuori di Lui non c’è né un altro Dio. (Sura 112,1-
4; 59,22). L’Islam è dedizione, abbandono alla
volontà di Dio.
Questo Dio Grande e Misericordioso si è rivelato all’intera umanità a traverso il suo inviato,
Maometto a chi ha ordinato di proclamare la sua
Parola (Sure 5,67; 16,44; 16,36; 18, 56; ecc.)
Questa Parola è stata trasmessa fedelmente nel
Corano (qunr’an) libro Santo e Sacro per eccellenza, parola eterna e immutabile di Dio. Il Corano
diventa praticamente l’incarnazione di Dio. La
Parola di Dio si è fatta Libro. Il Corano compie
anche il ruolo di mediatore tra Dio e gli uomini,
una specie di salvatore. E’ in lui che il credente
trova tutto ciò che Dio vuole e comanda (cf. Sura
119)
Cinque pilastri costituiscono l’espressione della
fede del musulmano (la shahada, la preghiera
rituale, il digiuno il mese del Ramadan, l’elemosina, e il pellegrinaggio alla Mecca)
E per guidare el complesso della vita di ogni
persona e della comunità (ummah) la Parola di Dio
prende corpo in un codice legale. Per quello diventa legge Santa e sacra (la shari’a). Non c’è cosi una
separazione tra il sacro e il profano. Tutto viene da
Dio, tutto dipende da Dio. Tutto e diretto da Dio.
L’ideale sarà dunque de organizzare una società
guidata dalla legge divina, una Teocrasia.
Dunque questa Parola divina guida la vita di
tutta l’umanità in tutte le sue dimensioni. L’Islam
insegna le linee di condotta che son valide per ogni
persona e che si applicano in ogni situazione della
sua esistenza. Include gli aspetti sociali (solidarietà,
ricerca del consenso, sviluppo sociale, ecc.), economiche (nobiltà del lavoro onestà, liberta per
intraprendere delle attività, ecc.), politiche (giustizia, scelta di dirigenti, consultazione consensuale,
ecc.), morali (générosità, rettitudine, rigetto della
perversione, ecc.) e spirituali (fede in Allah l’Unico,
il Solo degno d’essere temuto e venerato, la conoscenza, ecc.)
Il quotidiano e ordinario della vita del musulmano è pervaso di questo ambiente del sacro, anche
si fortemente esteriore, dovuto al primato della
legge.
Il cristiano che vive in un tale contesto troverà
che queste caratteristiche daranno una tonalità e
delle connotazioni originali al vissuto della sua
santità cristiana.
Il cammino di santità percorso dal Beato
Charles de Foucault può illuminare e incoraggiare
il nostro proprio percorso verso la santità nel contesto musulmano.
Le opere che mirano lo sviluppo, la riflessione
teologica, la condivisione delle esperienze religiose, sono importante per un incontro con il mondo
musulmano ma si le mettiamo come punto di partenza ci possiamo trovare di fronte a delle barriere
di tipo economico-culturale o teologico.
La Santità è fondamentalmente missionaria.
Questa affermazione in contesto musulmano
può sembrare un po’ strana e anche irrisoria. Ma si
siamo coscienti che l’appello alla santità è
Universale e se siamo cosciente che è nell’unione
intima alla Persona di Gesù dove troviamo l’autentico senso alla vita e alla storia umana, allora senza
nessun dubbio, la presenza di un cristiano e di una
comunità cristiana nel mondo musulmano, apporta una vitalità radicalmente nuova ad ogni ricerca
sincera di Dio.
Non è questo forse l’aspetto più autenticamente
missionario: aprire e preparare degli spazi allo
Spirito Santo perche ogni persona e le differenti
comunità umane abbiano la “chance” di fare un’esperienza autentica di Dio nelle loro vita?
La Santità appartiene a Dio. I suoi piani non
sono i nostri paini, i suoi pensieri non sono i nostri
pensieri: “Perché i miei pensieri non sono i vostri
pensieri, le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” ( Is. 55, 8-9). Per
caso, noi cristiani, capiamo completamene l’infinito Amore di Dio che ci ha dato il suo Unico Figlio
per la nostra salvezza, senza nessun merito della
nostra parte?
Sicuramente i nostri fratelli musulmani non
capiscano completamente e chiaramente il perché
della presenza del Cristo a traverso la nostra presenza in mezzo a loro, ma di sicuro che la nostra
santità di vita vissuta in mezzo a loro, ogni giorni,
sera una delle vie privilegiate che il Signore utilizzerà per manifestarli meglio il suo Amore e la sua
grazia santificante.
Per Il signore Dio niente è impossibile.
da Casa Madre - 11/08
9
La S. Scrittura bisogna scrutarla
p. Francesco Pavese, imc
P. Fondatore e la Bibbia
L’Allamano non si limita a suggerire di “leggere” la S. Scrittura, anche se usa spesso questo
verbo, ma chiede che si vada più in profondità.
Per spiegarsi usa una serie di altri verbi che gli
sono familiari, quali: meditarla, ruminarla, prenderne diletto, gustarla, scrutarla, maneggiarla,
tirarla, torcerla. Quando parla così non fa altro
che trasmettere la propria esperienza di “uomo
interiore”, che sa porsi di fronte a Dio e ascoltarlo con interesse, amore e semplicità.
10
«Non basta leggerla la S. Scrittura». Ecco
alcuni suggerimenti dati dal Fondatore in tempi
diversi. Essi esprimono bene una sua convinzione che non solo non cambia, ma addirittura si
perfeziona. La convinzione è questa: la S.
Scrittura va non solo letta costantemente, ma
meditata, penetrata, approfondita il più possibile, in clima di preghiera e con la luce dello
Spirito.
Ascoltiamo lui: «Bisogna che prendiamo diletto alla S. Scrittura, non solo sapere che quel
libro è divino, integro, ecc., ma gustarlo, leggerne un poco ogni giorno, farne un nutrimento
vitale. Non abbiamo paura, come dice S.
Agostino, a torcere le S. Scritture per nostra utilità spirituale. Avviene di essa come delle ispirazioni che ci vengono durante la meditazione;
non si guarda se vengono logicamente dalle premesse, da quanto si è letto; purché ci facciano
del bene le seguiamo».
In altra occasione, una decina di anni dopo,
ripete le stesse idee, facendo chiaramente capire
che ne è profondamente convinto e che quella è
l’esperienza che lui stesso vive: «Non basta leggerla la S. Scrittura, ma bisogna scrutarla, andare a fondo. N. Signore non ha detto solo di leggerla, ma di scrutarla: “Scrutate le Scritture […],
sono proprio esse che mi rendono testimonianza” (Gv 5,39), andate fino al fondo, maneggiatela, massime se si tratta di pietà; ed allora S.
Agostino dice che possiamo tirarla a nostro
modo, allora non c’è bisogno di tanta ermeneu-
da Casa Madre - 11/08
tica: per me fa bene quello, e va ben quello. Ma
anche”scrutare”: non leggerla solo di passaggio,
ma fermarsi sopra; prendere per esempio tre
versetti e fermarsi lì».
Ci domandiamo: perché il Fondatore insiste
così tanto sul dovere di scrutare, approfondire la
Parola di Dio? Ovviamente per la sua sacralità,
ma anche perché il suo contenuto è inesauribile.
Più si approfondisce e più si scoprono aspetti
nuovi. Questa è sicuramente la sua esperienza
personale che vuole trasmettere ai suoi.
«La S. Scrittura è una miniera». Il
Fondatore, dunque, è convinto che la Parola di
Dio ha un contenuto inesauribile. Per esprimere
questa sua convinzione usa espressioni e figure
molto efficaci. Sappiamo che è piuttosto severo
riguardo la scelta dei libri da leggere. Confessa
addirittura di non avere «mai trovato tempo a
leggere romanzi, perché pensavo: se posso leggere romanzi, posso anche studiare». Tuttavia ai
suoi giovani offre un criterio molto sano e valido anche attualmente: «Sempre preferire prima
la S. Scrittura, è una miniera…». Notiamo la
parola “miniera”, perché lascia comprendere che
cosa lui è capace di scoprire nella Parola di Dio.
Con S. Agostino, anche il Fondatore ricorre
alla figura del pozzo: «I Santi dicevano che la S.
Scrittura è un pozzo profondo: “Puteus altus
[pozzo alto]”. Se misuriamo da sotto invece di
profondo, resta alto. E S. Agostino diceva:
“Ammirabile profondità delle Parole del
Signore”; e quindi esige un po’ di fatica lo scrutarla come se avessimo da tirare su acqua da un
pozzo profondo, ma poi è consolante e dolce».
«Quali sono le disposizioni per leggere
“bene” la S. Scrittura?». Il Fondatore suggerisce diverse disposizioni necessarie per “leggere
bene”, come dice lui, cioè per penetrare e scrutare la Parola di Dio. C’è una disposizione preli-
Prendendo lo spunto dell’Enciclica “Spiritus
Paraclitus” che Benedetto XV ha scritto in occasione del quindicesimo centenario dalla morte di
S. Girolamo, il Fondatore spiega con parole
semplici il concetto di ispirazione della Bibbia:
«[Il Papa] dice che dobbiamo, prima di tutto,
ritenere che la S. Scrittura è tutta, fino all’ultima
parola, parola di Dio ispirata. […]. Quindi non
ci sono degli errori. Per farsi capire, gli scrittori
divinamente ispirati dicevano le cose volgarmente, come noi diciamo che il sole va sotto,
mentre siamo noi che andiamo sotto. S.
Gerolamo venerava, riteneva tutto come parola
di Dio».
Premesso questo, il Fondatore, a più riprese,
indica le singole disposizioni. Alcune si limita ad
enunciarle, tanto sono evidenti. È il caso della
prima che «è la purità della vita». La S. Scrittura,
dunque, si deve accostare con una vita coerente
alla fede cristiana, altrimenti diventa una lettura
qualsiasi. Se si tiene conto che il Fondatore è
convinto che tra S. Scrittura e peccato c’è totale
opposizione, si comprende perché questa disposizione venga elencata come prima: «La S.
Scrittura serve contro il peccato; e con questo si
intende che la S. Scrittura è un mezzo per vincere le tentazioni […]. Tenete bene a mente queste
parole di S. Girolamo: “Ama la scienza delle
Scritture e non amerai i vizi della carne”».
Una seconda disposizione per penetrare a
fondo la S. Scrittura è la preghiera. Il Fondatore
lo afferma convinto: «[…]. E poi orazione: pregare mentre si legge la S. Scrittura che il Signore
ci illumini; mettere in mezzo tante giaculatorie; e
poi la stessa S. Scrittura è già preghiera in sé». La
S. Scrittura è non un libro qualsiasi. Per comprendere la Parola di Dio, il “Verbum Dei”,
occorre una luce speciale che solo lo Spirito
infonde.
gerla con purità d’intenzione». Per purità d’intenzione il Fondatore intende molte cose, ma
soprattutto la semplicità e il rispetto per la
Parola di Dio, come pure fedeltà «all’insegnamento della Chiesa», che ha il compito di custodirla e proporla. Su questo particolare punto,
qualche volta il Fondatore, come si usava al suo
tempo, scivola nella polemica teologica, e suggerisce di leggere «non come certi dottoroni […]
che scrutano la S. Scrittura ma per trovare la
prova dei loro errori». E dopo avere affermato
che bisogna pure usare i criteri dell’ermeneutica,
conclude: «Ma soprattutto bisogna leggerla con
quello spirito con cui fu scritta, leggerla con
riverenza, non voler penetrare più di quello che
si può».
Credo di poter inserire in questo contesto,
senza alterare lo spirito del Fondatore, quanto
egli osserva parlando della fede: «Quando si tratta di S. Scrittura credete alla buona, non andate
a cercare tante cose; è il diavolo che fa quello.
[…]. L’Imitazione dice: “Che ti giova disputare
profondamente della Trinità, se ti manca l’umiltà in modo che tu non piaccia alla Trinità? […]
Ci vuole semplicità. S. Agostino dice: “Sorgono
i non dotti e rapiscono il regno dei cieli, ed a noi,
con tutta la nostra dottrina, lasciano la terra».
P. Fondatore e la Bibbia
minare, che consiste nel accostarla convinti della
sua origine soprannaturale: «Ricordiamoci che
tutta la S. Scrittura è “Verbum Dei”, e quindi
come tale studiarla ed apprezzarla». «Il Verbum
Dei ci fortifica, ci anima alla perfezione. Perciò
bisogna avere affezione, amare e studiare la S.
Scrittura».
Specificando nel concreto la”purità d’intenzione”, il Fondatore suggerisce anche di accostare la Scrittura “con rispetto”, e porta come
modello S. Carlo Borromeo: «S. Carlo la leggeva
sempre a capo scoperto ed in ginocchio e la leggeva sovente quantunque avesse molto da fare.
[…] Diceva che la S. Scrittura era il suo giardino
onde prendere svago; e quando qualcuno lo
invitava ad andare un po’ a passeggio, ad andare
un po’ nel giardino, diceva che il giardino di un
ecclesiastico è la S. Scrittura».
Questa è la conclusione: «Se la leggiamo con
queste disposizioni la S. Scrittura ci farà del
bene: ecciterà in noi l’amor di Dio, il desiderio
della perfezione. […]. Facciamo in questo modo
ed il Signore ci consolerà noi ed i nostri cari».
«Amiamola molto [la S. Scrittura]. E specialmente il S. Vangelo e le lettere di S. Paolo; bisogna
prendervi affezione».
Ed ecco una terza disposizione: «Bisogna leg-
11
da Casa Madre - 11/08
Consulta
p. Salvador Medina, imc
Attività della Direzione Generale
De la dispersa geografia a la casa común
12
Exactamente al inicio del mes misionero, casi que
acompañados por Santa Teresita del Niño Jesús, hemos
emprendido el viaje los Superores de los diversas
circunscripciones IMC espacidas por la geografia
planetaria,, con espíritu de encuentro, corazón de
peregrino y equipaje de pasajero: P. Fernando Rocha
(Amazonas), Jairo Caldeón (Argentina), P. Lirio Girardi
(Brasil), P. Salvadr Medina (Colombia-Ecuador), P.
Rinaldo Do (Congo), P. Diego Cazzolato (Corea), P. Jean
Willy Ipan (Costa De Marfil), P. Antonio Vismara
(Etiopia), P. Sandro Carminati (Italia), P. Franco Cellana
(Kenya), P. Francisco Lerma (Mozambique), P. Carlo
Bonelli (Norte América), P.Norberto Louro (Portugal), P.
Luis Jiménez (España), P. José Martins Fernandes (Africa
del Sur), Giacomo Baccanelli (Tanzania), P. Lisandro Ali
rio Rivas (Venezuela).
En la Casa la Casa General o casa común, situada en la
Via Aurelie, junto al Vaticano, nos esperaban los
hermanos de la Dirección General com sus
acompañantes inmediatos: P. Aquiléo Fiorentini (Superior
General), P. Stefano Camerlengo (Vice Superior) y los
Consejeros PP. Francisco López, António Fernandes y
Mattew Ouma Opiyo, el Secretario General (P. José Luis
Ponce de León), los Administradores (PP. Marco Marini y
Rinaldo Cogliati), y el Secretariado para la misión (PP.
Giuseppe Ronco y Antonio Rovelli) y muchos otros
servidores y servidoras.
De la Basílica de Pedro a Basílica de Pablo
Los brazos abiertos y alargador desde la tumba del
Apostol Pedro nos acogieron con maternal afecto,
mientras todas las voces nos remitían “más allá”, “fuera de
las murallas”, en donde la Palabra de Dios convocaba,
sinodalmente, para inspirar y animar la misión de
Jesucristo en esta sociedad aturdida y flagelada por las
contorciones y latigazos de la economia neoliberal.
Siguiendo las huellas del Apostol Pablo, evangelizador
de los gentiles en las grandes ciudades de su tiempo,
salimos de los muros del Vaticano y fuimos junto a su
tumba para abrir nuestro Bienio sobre la Interculturalidad,
entendiéndola como nuevo paradigma para vivir la
fraternidad y realizar la misión ad gentes en este cambio
da Casa Madre - 11/08
de época que nos desafia a una urgente conversión de
mentalidad, actitud, estilo y manera de “estar en” y “estar
con”, en el “lugar” de la misión.
En la sala capitular
Provocados por la Dirección General y coordinados
por los Secretarios para la misión nos hemos dedicado,
durante tres semanas, a poner nombre a la misión, a la
formación y a la economia, concientes que así, de alguna
manera trascendemos estas realidades y no nos dejamos
aprisionar o inmovilzar por ellas. Pienso que dar nombre
a algo con propiedad, agarrarlo y describirlo o decifrarlo,
es un acto profético, desafiante y liberador. Efectivamente,
eso es lo que hacen los profetas, no predicen el futuro sino
que llaman por su nombre al presente.
Se nos ofreció un diagnóstico teórico (Trevisiol) sobre
la misión y otro práctico (Dirección General) sobre la
misma primero y después sobre la formación y la
economia que nosotros recibimos generosamente,
asimilamos con humildad y debatimos con
responsabilidad. Le dimos nombre a cada una de las
temáticas. Buscamos, sicera, objetiva y serenamente
completar el diagnóstico de la Dirección General,
concientes que, como en la medicina, también aquí es un
prerrequisito para una buena y saludable receta, igual que
un mal diagnóstico, mala asignación de nombre, lleva a
una receta errada o por lo menos inútil.
Más aún, nos dimos cuenta que llamar a algo
propiamente por su nombre es también una forma de
oración. Con el mismo Jesús, revelado en la Biblia y la
misión, celebrado en la Liturgia diaria y en la vida de los
Santos, varios de ellos Mártires, nos hemos dedicado a
“leer los signos de los tiempos”. La experiencia espiritual
durante esta Consulta, compartida también con la
Comunidad Formativa del Teológico, nos há llevado, no
tanto a buscar de estar intelectualmente en sintonía con
todas las tendencias culturales, sicológicas y religiosas de
nuestro tiempo sino a tratar de interpretar lo que está
ocurriendo en nuestras vidas, individual y
comunitariamente, lo mismo que en nuestras Iglesias
Locales, países y Continentes, de modo que sepamos
discernir el dedo de Dios dentro de las actividades
externas a nosotros mismo y a nuestro Instituto. A este
intentar ver y percibir la mano de Dios, nuestro Fundador
De Roma a Turín
Si bien nuestro viejo arbol institucional (IMC) ya há
hechado raíces y se puede alimentar de la sabia cultural y
espiritual de cuatro Continentes, la raíz madre o original se
encuentra en Turin (1.901), allá en el Santuario de la
Consolata, en la Casa Madre (Consolatina), en
Castelnuovo y en la Tumba-Santuario de nuestro Beato
Fundador, José Allamano.
Hacia Turín viajaremos el Viernes 24 de octubre, lo
mismo que las Misioneras de la Consolata, también ellas
reunidas para su Inter-capítulo. Allí celebraremos el
carisma misionero ad gentes compartido desde 1910,
hablaremos de colaboración y autonomia y
proyectaremos el futuro, compartido también con Laicos
Misioneros de la Consolata.
De Turin a los cuatro Continentes
Nuevamente, como en los inicios del siglo pasado,
partiremos desde la Casa
Madre, con la bendición
del Padre común y en
compañia de la Consolata
para:
C o n t i n u a r
conviviendo y formando
en y a la inter-culturalidad
pero con más visión y
ganas de conversión.
Siempre movidos por el
mismo “espíritu de
familia”.
Contiuar dando pasos
hacia los “lugares” de la
misión ad gentes e intergentes
em
cada
Continente,
para
compartir, como María,
el don de la verdadera Consolación, Jesucristo en nuestros
respectivos contextos, en Polonia y el mundo eslavo, em
México y América Central y, un mañana, en China,
Angola o cualquier otro lugar de este grande-pequeño
planeta.
Continuar orando y trabajando para que “venga el pan
de cada dia” para nosotros y toda la humanidad, cuidando
de la tierra que lo fecunda, administrando nuesro
patrimonio y la “caja común” que lo puede multiplicar,
construyendo el Reino de justicia y paz que nos impele a
repertir el pan con los más pobres y afligidos.
Continuar viviendo, orando, estudiando, conservando,
comunicando y compartiendo el Carisma con las
Misioneras de la Consolata, los Laicos/as Misioneros/as
de la Consolata y con toda la gente que sirve a la vida con
gratuidad, en los diferentes Continentes y a nivel universal.
Conclusión
Así como para el pueblo de Israel nada era puramente
accidental, el dedo de Dios estaba de alguna manera
dentro de cada acontecimiento, para nosotros Superiores
Misioneros de la Consolata, el haber vivido este
aconteimiento há sido providencial. El haberlo
desarrollado como lo hemos hecho nos dice que: es
profecía, describimos y dimos nombre a nuestra vida y
misión con sus luces y sombras, con nuestras fidelidades e
infidelidades; es diagnóstico, pues hemos ofrecido una
receta saludable que puede ayudarle a la Dirección
General en su gestión y a cada uno de nosotros en
nuestras circunscripciones; fue oración, pues buscamos
escuchar y hablar con Dios.
Attività della Direzione Generale
José Allamano, lo llamaban “divina providencia”. Es,
entonces, lo mismo que intentar oír lo que Dios nos está
diciendo al interior de los acontecimientos externos de
nuestra vida e Institución.
Las propuestas sobre los tres grandes temas y otros
menores, buenas y saludables recetas, quedan en las
manos de la Dirección General para que las use a
discreción y sempre en beneficio de los misioneros, el
Instiuto y la misma misión ad gentes, mientras nosotros
las llevamos en la memoria del corazón para que nos
dinamicen la marcha hacia el próximo Capitulo General.
13
da Casa Madre - 11/08
Apertura ufficiale del Biennio
della Interculturalità
Attività della Direzione Generale
p. Antonio Rovelli, imc
14
“Camminando s’apre cammino ...“
Il biennio della interculturalità è stato ufficialmente aperto il giorno 7 ottobre, nella Basilica di
San Paolo Fuori le Mura con una Santa Messa
concelebrata da tutti i partecipanti alla Consulta,
i teologi del seminario di Bravetta e alcune suore
missionarie della Consolata. La ricorrenza del
18esimo anniversario della beatificazione del
nostro Fondatore e la Basilica dedicata all’apostolo Paolo hanno creato la giusta atmosfera per la
solenne celebrazione, toccante emotivamente e
ricca di gesti.
Il Padre Generale nella sua omelia, commentando l’episodio di Marta e Maria (Lc. 10: 38 – 42) ha
sottolineato come l’accoglienza e l’ascolto siano
due atteggiamenti indispensabili per vivere l’interculturalità. A Betania le due sorelle hanno fatto a
gara per mostrare all’amico il loro affetto, Maria
però eccelle nel suo rapportarsi a Gesù. Anche se è
innegabile che Marta abbia ospitato e dialogato con
da Casa Madre - 11/08
Gesù, Maria è andata oltre, passando dall’ospitalità
all’accoglienza, in quanto non solo ha aperto la
porta di casa, ma si è disposta con il cuore all’ascolto della parola di Gesù. “Ecco, sto alla porta e
busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre, io
verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap
3:20). Sono due figure complementari che rappresentano plasticamente un rapporto di reciprocità,
l’ospitalità come il presupposto che induce all’accoglienza, all’apertura cioè di tutto noi stessi affinché
l’altro entri nella nostra vita e trovi casa anche nel
nostro cuore.
Il momento più suggestivo della S. Messa è giunto dopo la comunione quando il padre Generale ha
benedetto delle piccole croci destinate a tutti i missionari della Consolata sparsi nel mondo. Un simbolo scelto specificatamente come segno di comunione, di unità di intenti e di fedeltà per tutti i missionari al Biennio. Atteggiamenti evocati dalla fattura della croce stessa: è fatta con l’ulivo di Assisi,
simbolo della Pace, con al centro la sagoma di un
doni che ciascuno ha ricevuto.
Il Biennio dovrebbe innescare queste dinamiche
che aiutino la vita comunitaria a fare un salto di
qualità, a passare dalla conoscenza superficiale alla
comunione profonda, dall’ascoltare passivo al
lasciarsi cambiare dall’altro. Una modalità per qualificare maggiormente ciò che il nostro Fondatore
augurava ai missionari: vivere da fratelli in “unità di
intenti”. Un “kairos” contemplato dalla fede che
potrà aprire nuovi scenari e un salto di qualità nelle
nostre relazioni interpersonali.
Siamo dunque pronti a partire per il cammino
del Biennio, abbiamo nello zaino gli strumenti per
orientarci, rincuorarci e incoraggiarci: la croce di
ulivo, la preghiera, la magna charta. A cui si aggiungeranno le iniziative che verranno programmate
nelle varie circoscrizioni.
Il Padre generale ha infine rivolto un appello
affinché tutti vivano questa Biennio con impegno e
dedizione. L’Istituto è come un mosaico del quale
ogni missionario è “un pezzo” indispensabile che,
nella sua unicità, arricchisce la bellezza di questa
opera d’arte voluta da Dio. E’ il mondo di oggi a
chiedercelo, perché ha urgente bisogno di comunità che mostrino apertamente la fraternità interculturale dove il diverso, lo straniero non è considerato una minaccia, ma è accolto e valorizzato fraternamente. Solo se vivremo così, saremo veramente
segno e figura del Regno di Dio, e dell’universalità
del suo amore.
La Parola di Dio sarà la bussola che orienta il
cammino del Biennio. Partiamo con in mente l’icona di Marta e Maria, scendiamo poi nella strada
verso Emmaus per ascoltare il Forestiero che parla,
e gustare la convivialità del banchetto eucaristico.
Sono alcune suggestioni ispirate dalla Parola di
Dio, ci indicano la giusta direzione da prendere:
verso l’accoglienza, l’ascolto autentico dell’altro,
l’impegno a controllare i nostri pregiudizi, e a camminare al passo degli altri vincendo la frenesia del
lavoro apostolico entro cui facilmente ci isoliamo
per evitare di sederci per ascoltare e contemplare il
volto dell’Altro.
Affidiamo il Biennio a Maria Consolata, donna
sempre in cammino, da un punto all’altro della
Palestina, in soccorso a sua cugina Elisabetta e
col fiatone sulla salita del Calvario. Ci prenda per
mano per scorgere la presenza di suo Figlio negli
altri, trasformi i nostri sentieri in strumenti di
comunicazione e le nostre comunità in fraternità
interculturali.
da Casa Madre - 11/08
Attività della Direzione Generale
cuore per richiamare l’amore e la fraternità che
devono caratterizzare il Biennio.
Il Padre Generale ha poi donato ad ogni superiore la croce e altrettante quanti sono i missionari
delle loro circoscrizioni. Li ha poi invitati a distribuirle nelle celebrazioni che segneranno l’inizio del
Biennio nelle varie circoscrizioni.
Alla fine tutti insieme abbiamo recitato la preghiera del Biennio della interculturalità.
Durante la Consulta è stato presentato e discusso la proposta di programma generale del Biennio
che prevede varie iniziative finalizzate ad animare
tutto l’Istituto, suscitare la riflessione di singoli missionarie e il coinvolgimento di tutte le nostre comunità. Un particolare interesse ha suscitato nei superiori la presentazione della “Magna Charta” del
Biennio intitolata: “Un paradigma nuovo per la
missione: l’interculturalità”.
Preparata dal Segretariato Generale della
Missione su richiesta della Direzione Generale, tale
documento dovrebbe diventare il testo base, il
punto di riferimento costante, che accompagni i
missionari e l’Istituto durante tutto il biennio, un
“breviario” a cui ispirarsi per la riflessione e preghiera personale, e un prontuario di atteggiamenti e
temi per gli incontri comunitari, i ritiri mensili e
altre iniziative a livello regionale continentale.
Il titolo ne spiega la prospettiva e ne anticipa la
finalità: fare della interculturalità un paradigma, un
“modus vivendi”, il principio integratore che
dovrebbe in-formare, in-vestire e animare le nostre
comunità e ogni ambito della Missione.
Ora il Biennio si apre davanti a noi come un
cammino. Sentiamoci pellegrini, come i discepoli di
Emmaus, in compagnia di Gesù, il forestiero (Lc.
24:18) che riscalda i nostri cuori, ci spiega le
Scritture, ci mostra gli atteggiamenti per incontrare
gli altri, spesso carichi di paure, disperazione e rassegnazione come i discepoli di Emmaus.
Ma il Biennio è soprattutto un cammino da intraprendere in compagnia dei confratelli delle nostre
comunità.
Siamo di provenienze e culture diverse, e in un
certo senso “stranieri” gli uni gli altri, questo deve
trasformarsi in ricchezza da valorizzare, in stimolo
per conoscere le nostre identità plurime affinché
entrino in dialogo aperto e profondo, senza remore, superando i pregiudizi. Come ci ha insegnato
Maria di Betania ad andare oltre la semplice ospitalità e convivenza, per fare posto nel nostro cuore
all’altro e con lui condividere, nella reciprocità, i
15
Diario della Casa Generalizia
OTTOBRE 2008
p. Michelangelo Piovano, imc
1° Ottobre: Iniziamo il mese missionario mettendoci sotto la protezione di Santa Teresina e
dell’Apostolo Paolo. In casa iniziano ad arrivare i
Superiori delle varie Circoscrizioni per partecipare
alla Consulta Intercapitolare. Siamo contenti che la
nostra comunità si allarghi e arricchisca con la loro
presenza lungo questo mese.
Casa Generalizia
2 ottobre: Festa degli Angeli Custodi e anniversario di professione di vari nostri confratelli.
Approfittiamo della presenza tra di noi di padre
Benedetto Bellesi per celebrare con lui il suo giubileo d’oro di consacrazione. Presiede lui
l’Eucarestia che celebriamo alla sera con la presenza di tutta la comunità. Ci parla un po’ della vita e
storia vocazionale. Sempre in questa celebrazione
ricordiamo anche la mamma di Fratel Mario
Bernardi, Domenica Brignone, a un mese dalla sua
morte.
Dopo la messa un momento di festa e fraternità durante la cena nella quale abbiamo fatto gli
auguri al confratello giubilare.
16
6 ottobre: Inizia la Consulta Intercapitolare dei
Superiori assieme alla Direzione Generale e a coloro che con lei collaborano nella Amministrazione
e nel Segretariato per la Missione.
7 ottobre: Alla Basilica di San Paolo fuori le
mura buona parte della comunità partecipa, assieme ai Superiori, alla celebrazione che dà inizio al
Biennio dell’Interculturalità. La celebrazione è presieduta dal Superiore Generale che nella sua omelia ci porta a riflettere sul significato profondo che
ha, per noi missionari, celebrare sul luogo della
tomba di Paolo e dare inizio al Biennio voluto dal
XI Capitolo Generale. Vi partecipa anche tutta la
comunità di Bravetta ed alcune missionarie della
Consolata della comunità di Via Foscari (Roma).
11 ottobre: Partecipiamo alla Ordinazione diaconale di Omondi George Odhiambo e Mkalula
William Walter del nostro Seminario teologico. Il
da Casa Madre - 11/08
Vescovo ordinante è il Nunzio Apostolico in Italia
S.E. Mons. Giuseppe Bertello. Partecipano anche
tutti i superiori regionali qui a Roma per la
Consulta. Dopo la celebrazione un bel momento
di festa e fraternità presso il Seminario.
12 ottobre: La Basilica di San Bartolomeo
all’Isola a Roma accoglie la croce di Sr. Leonella
Sgorbati, uccisa a Mogadiscio il 17 settembre 2006.
La consegna è avvenuta durante la Liturgia
Eucaristica domenicale della Comunità di
Sant’Egidio, che ha avuto al centro la memoria
della vita e della testimonianza della religiosa.
Erano presenti alla celebrazione la Superiora e il
Superiore generale assieme a molti confratelli e
consorelle delle varie Circoscrizioni in questi giorni a Roma per la Consulta.
18 ottobre: Alcuni dei membri della comunità e
dei superiori regionali partecipano a Bravetta alla
celebrazione nella quale i teologi rinnovano la professione religiosa.
19 ottobre: Giornata Missionaria Mondiale.
Il Superiore Generale, assieme a P. Rinaldo Do e P.
Antonio Vismara, la celebrano a Nepi con le
Missionarie della Consolata. Padre Piovano e P.
Ishengoma vanno a Rieti per la predicazione della
Giornata in alcune parrocchie della città. Anche
Rai International nel suo programma religioso
della domenica accoglie P. Cellana e P. Lirio
Girardi, invitati a dare una breve testimonianza e
commentare il messaggio del Santo Padre per la
82° GMM.
Venerdì 24 ottobre: La Direzione Generale,
assieme ai Superiori delle Circoscrizioni, partono
per Torino dove vi sarà il momento conclusivo
della Consulta che prevede anche alcuni lavori e
celebrazioni assieme alle Missionarie della
Consolata.
p. Lisandro Rivas, imc
HACIENDO CAMINO…
Desde el año 1970, con la llegada de los Misioneros
de la Consolata desde Colombia a Venezuela, siempre
existió y existe la preocupación de ofrecer a esta iglesia
particular, lo especifico y característico de nuestro
carisma, centrándose éste en: animar a esta iglesia
misioneramente, ofrecer nuestro servicio misionero a
las diócesis mas necesitadas, como también estar presentes entre los afro descendientes y comunidades
indígenas. Claramente, el optar para ubicarse en el
lugar correcto desde el inicio no fue fácil, ya que las
ofertas eran muchas, pero siempre la reflexión y el discernimiento estuvieron presentes en nuestros
Misioneros, como criterio fundante en la búsqueda de
lugares propios a nuestro carisma, estoy hoy lo constatan los archivos. Vale la pena destacar, que una vez asumidas las presencias en la Diócesis de Trujillo al igual
da Casa Madre - 11/08
Venezuela
Si nos detenemos y miramos a nuestro alrededor nos damos cuenta que la realidad, la historia,
el camino de los pueblos y naciones de la tierra,
que las personas y grupos humanos, la naturaleza y el cosmos, etc, no se detienen, van avanzando creado historia y haciendo que la historia sea
releída y recreada por quienes la van construyendo en el hoy de la historia. En este caminar y en
esta historia, deseo presentar a grandes rasgos el
camino que los Misioneros de la Consolata, han
realizado y siguen realizando en medio de las
diferentes realidades de la misión Ad Gentes en
la Iglesia que peregrina en Venezuela. Un caminar construido por Misioneros, que desde el
principio se han caracterizado por su entrega y
generosidad incondicional en el anuncio explicito e implícito de la Buena nueva – Jesucristo.
Vita nelle Circoscrizioni
El caminar de los misioneros de la
Consolata en Venezuela
17
Venezuela
Vita nelle Circoscrizioni
18
que en la del Táchira como también en otros lugares
que fueron asumidos mas adelante: la Guajira, los
Teques, etc, no obstante que no se realizaba un trabajo de promoción vocacional, empezaron a surgir algunos jóvenes con inquietudes vocacionales, se les ofreció lo que estaba al alcance del IMC en ese momento,
pero dada la poca perseverancia de parte de ellos no se
obtuvieron los resultados queridos para ese momento.
He querido resaltar este aspecto vocacional que mas
adelante lo retomare, para decir que la vocación misionera en la iglesia venezolana si llama la atención, pero
que hay que saber enamorar al joven, no solo de palabras sino con nuestra entrega y consagración a la
misión. Ha sido un caminar misionero de 38 años, que
se han convertido en búsqueda, acompañamiento,
entrega y servicio de parte de los Misioneros del pasado y del presente a las diversas comunidades, sedientas
de Dios y en búsqueda de un camino de fe para ir
construyendo juntos un mundo mejor.
LA VENEZUELA DE HOY…
Ese mundo mejor que tanto el Misionero como las
comunidades cristianas que acompañamos soñamos
ver e ir construyendo, hoy por hoy se hace cada vez
más difícil, ya que las realidades del mundo en las cuales nos toca trabajar son más desafiantes que las de
ayer. Venezuela ha cambiado y sigue cambiando
mucho, esto se debe al movimiento político, económico, social, cultural, y hasta religioso que esta viviendo
América Latina y de la cual no escapa Venezuela.
Estos cambios ofrecen algunos aspectos positivos,
entre ellos podemos considerar:
Una mayor conciencia de participación en el ámbito político y social que incluye a los sectores más
pobres.
Una toma de conciencia e interés por el discurso
político y social.
Inclusión en los sistemas educativos, aunque no
sean de buena calidad.
Ofrecimiento de servicios de salud a los sectores
más pobres.
Servicios de seguridad para las personas de la tercera edad.
Purificación y claridad en cuanto a la relación Iglesia
– Estado.
También es de considerar que este cambio de paradigma que afecta a todos los sectores de la sociedad
venezolana, tiene sus aspectos negativos, entre algunos
podemos resaltar:
Manipulación ideológica y paternalismo por parte
da Casa Madre - 11/08
de quien lideriza.
Venezuela es considerada como un país rico por sus
recursos humanos y naturales (petróleo), en estos últimos años la pobreza en todos los ámbitos ha crecido
enormemente.
Corrupción e inseguridad social en todos los aspectos.
La guerrilla, los paramilitares, la droga, secuestros
etc, están tomando cada día mayor fuerza.
Existe una indiferencia religiosa, a pesar de que el
80% son católicos bautizados.
Confusión entre el profesar la fe cristiana y las
corrientes confusionistas, animistas y espiritistas de
Cuba y de otras islas del caribe, con el objetivo de confundir la fe y expresión religiosa del pueblo venezolano, con otros interese que en su mayoría son económicos.
Un pensamiento militar de corte socialista marxista
disfrazado con un discurso democrático.
División y miedo en todos los sectores de la sociedad.
La cultura de la muerte y guerra que se impone ante
la cultura de la paz y de la vida.
Estos y otros aspectos tanto positivos y negativos
en este proceso tan complejo y difícil que vive
Venezuela hoy, afecta nuestro ser y quehacer como
Misioneros de la Consolata, ya que nuestro lugar teológico y misionológico son los últimos, los mas pobres
y abandonados, los que en cierta manera son reconocidos por el Estado para sus intereses políticos y de
poder, pero que al final son abandonados o se convierten en un problema para el mismo Estado; por lo
tanto los pobres, los últimos, etc, están siempre con
nosotros y entre nosotros, y es allí en donde como
Misioneros estamos llamados a vivir y compartir nuestra mística y profecía desde lo que somos Misioneros
de la Consolata – Misioneros de la Consolación.
NUESTRO SERVICIO A LA MISION AD
GENTES…
Esta realidad, desde donde Dios también nos habla,
y en donde las semillas del reino están creciendo, se
convierten para nosotros en un gran desafió como nos
lo indica Jesús en el evangelio cuando nos dice que sintió compasión al ver el gentío que estaban como ovejas sin pastor (Cfr. Mt. 15,32…); en otras palabras, la
invitación de Jesús la hemos tomado en serio como
Delegación, queriendo ser Sal y Luz en nuestras presencias, queriendo estar al lado de quien esta solo y
desamparado, recualificando nuestro ser y quehacer
Como Delegación queremos y nos comprometemos ha recualificar nuestra espiritualidad, fraternidad y
quehacer misionero, desde nuestra identidad IMC, en
un ambiente de corresponsabilidad, a través del estudio y la reflexión, siendo sal y luz, signos proféticos, en
la Iglesia venezolana.
Este compromiso que nace desde nuestra VI
Conferencia lo hemos asumido afectiva y efectivamente los 17 Misioneros de la Consolata que conformamos nuestra Delegación, provenientes de Argentina,
Brasil, España, Italia, Kenia, Tanzania y Venezuela,
logrando así conformar comunidades apostólicas
interculturales en donde se pone de manifiesto a través
del Proyecto Comunitario de Vida, el espíritu de familia, la unidad de intentos, el proyecto pastoral misionero y sobretodo la disponibilidad de caminar juntos
construyendo la interculturalidad en la unidad y diversidad de nuestra familia. No podemos olvidar de las
dificultades que el vivir juntos también nos presenta,
pero lo importante es el querer construir caminos no
individuales sino, caminos juntos en donde el logro de
uno es el logro de todos y viceversa. Para caminar en
este recualicar nuestro ser y quehacer la VI
Conferencia presenta tres grandes dimensiones de
nuestra vida misionera inspiradas por el XI Capitulo
General y asumidas en nuestro proyecto delegacional,
estas comprenden lo siguiente: objetivos específicos, la
realidad contemplada en sus luces y sombras, una iluminación, unos desafíos y líneas de acción, que tanto a
nivel de Dirección de Circunscripción, a nivel de vida
comunitaria apostólica y a nivel personal se deben
tener en cuenta y trabajar en ellos constantemente.
VIDA FRATERNA
Ser comunidad de estudio y reflexión, contemplación y acción desde la identidad de nuestro carisma
IMC.
Favorecer la comunicación y la fraternización entre
Estas dos grandes dimensiones tienen como fundamento o iluminación lo que nos dice el Allamano y lo
recuerdan las Constituciones que el primer bien del
Instituto es la persona, pero la persona consagrada a la
misión, y no ha cualquier misión, sino a la misión ad
gentes, ad extra, ad vitan y ad pauperes, por tal motivo, esta consagración tiene mayor sentido hoy si la
hacemos y vivimos en comunidad. Nos consagramos
en comunidad para ser signos creíbles y testigos de
comunión para el mundo de hoy. Nuestras comunidades hasta ahora estaban constituidas por tres misioneros, claramente que con el movimiento del personal,
constituir comunidades de tres misioneros se convierte en un gran desafío por la falta de personal a nivel
general. Tenemos de igual manera la presencia de una
pareja de Laicos Misioneros de la Consolata en el
Centro de Animación Misionera de Barquisimeto, esta
presencia enriquece y fortalece nuestro carisma y
misión ad gentes.
VIDA APOSTOLICA MISIONERA
Recualificar nuestras presencias y acción pastoral
misionera desde nuestro carisma, para ser sal y luz,
profetas en la Venezuela de hoy.
Ser buenos pastores, al estilo de Jesús, e ir en busca,
como Él las otras ovejas.
Fomentar la formación específica para los diferentes ámbitos de la misión Ad Gentes.
Fomentar la formación de la comunidad cristiana,
con atención especial a los agentes de pastoral.
Teniendo claro nuestro horizonte como Delegación
del IMC en Venezuela, queremos repotenciar nuestra
consagración y estilo de vida misionera ad gentes, ad
extra, ad vitan y ad pauperes, en nuestra decidida
acción evangelizadora, dando sabor a nuestra vida de
consagrados, para irradiar a Jesucristo resucitado
como luz de esperanza y consolación, en las comunidades apostólicas misioneras que acompañamos en
Barlovento, Barquisimeto, Delta Amacuro y Caracas.
Estas presencias nos dan una identidad propia como
también un rostro propio de la misión ad gentes que
estamos viviendo en Venezuela hoy como son: el
mundo urbano, indígena, afro, pastoral juvenil misio-
da Casa Madre - 11/08
Venezuela
VIDA CONSAGRADA
Vivir de forma dinámica nuestra propia espiritualidad y carisma, logrando un sano equilibrio entre la
acción y la contemplación.
Hacer camino de estudio y reflexión sobre nuestro
ser y quehacer en el diario vivir, de manera dinámica y
metódica.
Ser profeta para asumir de forma dinámica nuestra
vida y espiritualidad en el anuncio de la buena noticia.
nuestras comunidades y la corresponsabilidad entre
todos.
Vivir el espíritu de familia y la unidad de intentos tan
desea y querida por el Fundador.
Vita nelle Circoscrizioni
como nos lo indica nuestra VI Conferencia:
19
Venezuela
Vita nelle Circoscrizioni
20
nera vocacional y la justicia y la paz e integración de la
creación. Presentare a continuación una pequeña síntesis de cada una de las presencias, resaltando algunos
aspectos significativos:
Comunidad Apostólica de Nabasanuka –
Delta Amacuro.
Esta comunidad esta presente en medio del mundo
indígena Warao desde hace 2 años. Esta constituida
por miembros del IMC – MC, caminando y llevando
juntos un proyecto misionero en comunión y autonomía, que no ha sido elaborado ni pensado antes de iniciar nuestra presencia entre los indígenas, sino que la
misión y la presencia entre ellos ha ido marcando el
ritmo y las pautas de los elementos que deben estar
presentes en el proyecto, teniendo en cuenta la vida de
equipo y la proyección misionera. Existen comunidades de primer anuncio, comunidades en donde algo
han escuchado del evangelio y comunidades con un
camino de fe ya recorrido. Actualmente se esta teniendo una presencia de IMC en la ciudad de Tucupita,
capital del Estado, para atender a los indígenas en la
ciudad. Es una experiencia muy significativa de expresión carismática IMC – MC en donde Misioneros y
Misioneras viven bajo un mismo techo el sueño y la
visión de la misión que quieren ir construyendo.
Comunidad Apostólica de Barlovento.
Esta presencia es con los pueblos afro descendientes, en donde el IMC busca identificar y elaborar un
proyecto que responda a esta realidad compleja pero a
su vez desafiante por la manera de ser y vivir del pueblo afro. Nuestra presencia tiene mas de 20 años, por
tal motivo estamos reflexionando conjuntamente con
las diferentes comunidades, para redescubrir nuestro
ser en medio de este pueblo, ya que cuando se nos
invito para iniciar un acompañamiento la motivación
fue muy clara: evangelizar a las comunidades
desde la base. Esto se convierte para nosotros misioneros en un gran desafío que requiere una respuesta
significativa, como nos lo recuerda el Allamano: a
grandes males grandes remedios.
Comunidad Apostólica de Carapita - Caracas.
Estamos acompañando esta comunidad parroquial
de pobreza urbana desde hace 9 años, nos caracterizamos por el acompañar, formar y animar a los cristianos inmersos en este gran barrio pobre de Caracas.
Siendo una pastoral urbana, el gran desafío es el como
llegar y acompañar a las personas que no vienen hasta
nosotros, o que no participan de la vida de parroquial.
Para esto el equipo de misioneros han elaborado un
plan pastoral misionero, para que en primer lugar se
da Casa Madre - 11/08
crezca en la dimensión misionera de la iglesia y en un
segundo lugar la parroquia se convierta de evangelizada a evangelizadora, en otras palabras una parroquia
misionera.
Comunidad Apostólica del Ujano –
Barquisimeto.
Al igual que Carapita el Ujano, es una presencia es
en medio de un barrio de pobreza urbana, en donde la
mayoría de personas provienen de otros estados de
Venezuela, perdiendo así su identidad, sentido de pertenencia a la comunidad o iglesia local y hasta su vivencia cristiana. La labor misionera que se lleva adelante es
muy parecida a la de Carapita. Esta comunidad esta
también conformada por quienes trabajan y participan
en el CAM.
Comunidad Apostólica CAM – Barquisimeto.
Este centro desde sus inicios siempre ha ofrecido a
la arquidiócesis como a otras diócesis vecinas la posibilidad de ofrecer formación y crecimiento en la
dimensión misionera. Han sido varios los misioneros
que han trabajado en este centro, hoy la Delegación ha
querido conformar una comunidad laical Misionera de
la Consolata en este lugar, en donde conjuntamente
Misioneros y LMC, puedan llevar adelante un proyecto misionero global, en donde se reflexione y se ofrezcan a las diferentes realidades (universidades, parroquias, colegios, etc) que conforman la vida de la Iglesia,
temas relacionados con la misión tales como: la realidad amazónica, talleres de perdón y reconciliación,
cultura y vida indígena, realidad y cultura afro, etc. Este
proyecto se esta reflexionando y elaborando en este
momento, ya que lo consideramos de gran aporte para
la misión continental que ya ha comenzado.
5. La Animación Misionera Juvenil Vocacional.
La AMJV en la Delegación ha tomado un nuevo
estilo e impulso en como llevarla adelante, ya que respondiendo a la opción de nuestra VI Conferencia, de
que en cada comunidad apostólica debe estar presente un animador y desde allí, fortalecer la opción por la
Pastoral Juvenil Vocacional Misionera. Esto ha llevado
a los miembros de la Delegación a tener claro que la
Juventud es una opción clara y explicita para la
Delegación, como lo afirma y dice nuestro XI
Capitulo General. La AMJV ha elaborado un proyecto de pastoral juvenil en comunión con las Misioneras
de la Consolata, su objetivo General es: Recualificar
la pastoral juvenil vocacional IMC-MC en las
Delegaciones, acompañando el proceso de crecimiento del joven, para que gradualmente descubra, siga y se comprometa con Jesús, asumiendo
Casa de Formación Beato José Allamano.
Como fruto del camino de AMJV, nuestra
Delegación cuenta con una casa de formación, la cual
recibe jóvenes para iniciar su proceso formativo en
nuestra familia misionera. Esta se encuentra ubicada a
15 minutos de la casa Provincial, por tal motivo la
comunión y participación en el proceso se facilita y es
de mucha cercanía. Actualmente el formador es el P.
Manuel García, este año esta acompañando a tres
jóvenes estudiantes de filosofía y a un postulante quien
se prepara para el noviciado. Como resultado del camino misionero vocacional tenemos también un joven
en el noviciado de Argentina, otro joven estudiando
teología en Sao Paulo, y dos misioneros en misión Ad
Gentes, el P. Leonel Toledo en Mozambique y el
Hermano César Yánez en Colombia. Damos gracias a
Dios y a la Consolata por suscitar vocaciones venezolanas para nuestro Instituto y para la Iglesia universal,
otros se les están acompañando vocacionalmente.
Y AHORA QUE…
Quiero finalizar agradeciendo la presencia y entrega incondicional de los Misioneros de la Consolata
que han trabajado en Venezuela tanto en el pasado
como en el presente, y a la vez invitar a los que tenemos en este momento el mandato misionero de llevar adelante nuestra misión Ad Gentes desde las
opciones que estamos asumiendo, a no tener miedo,
ha remar mar adentro, dejándonos iluminar y motivar
por el objetivo de nuestra VI Conferencia, la cual
afirma que a lo largo de este sexenio queremos vivir
nuestro proyecto misionero como IMC en
Venezuela, recualificando nuestra espiritualidad, fraternidad y quehacer misionero, desde nuestra identidad IMC, en un ambiente de corresponsabilidad, a
través del estudio y la reflexión, siendo sal y luz, signos proféticos, en la Iglesia que peregrina en
Venezuela. Hoy mas que nunca queremos continuar
expresando con nuestra presencia y con acciones
concretas nuestra consagración a la misión ad gentes,
siendo sal y luz, signos de consolación, mística y profecía en donde todavía prevalecen situaciones de desunión, desesperanza, injusticias, violencia y muerte.
Esta llamada es para hacer de nuestros lugares donde
estamos otro mundo posible, y esto lo lograremos
cuando cada misionero en nuestra Delegación coloque su granito de arena, para ser de nuestra consagración, vida fraterna y misión ad gentes buena noticia,
evangelio leído y compartido por tantos hombres y
mujeres que encontramos en el camino, queriendo
celebrar la vida del resucitado, que es la vida y el centro de todo consagrado viviendo su ser Discípulo
Misionero en plenitud.
Que María Consolata y el Beato José Allamano nos
bendigan, sostengan y acompañen en esta hora de gracia de de la misión Ad Gentes en Venezuela.
da Casa Madre - 11/08
Venezuela
Laicos Misioneros de la Consolata.
Venezuela desde su pequeñez esta caminando y asumiendo poco a poco el camino de los Laicos
Misioneros de la Consolata. La VI Conferencia enfatizo, la necesidad de organizar y preparar un grupo de
LMC, y partiendo de este desafió y mandato que el
Superior esta organizando el laicado, conformándose
una comunidad en Caracas y otra en Barquisimeto. Ya
desde los años 80 han comenzado los LMC ha dar sus
primeros pasos, de ahí el envío de José Luís y Reina
para el Congo, Wilfer para Mozambique y ahora
Wilmer y Jinete con sus dos niños para la apertura del
México. No solo esto sino que Charles e Isilmar otra
pareja con un niño nacido y otro que viene en camino
han comenzado su experiencia de misión en el CAM
de Barquisimeto. Esta experiencia del camino con los
LMC como lo hemos expresado en el encuentro de
AMV en Ecuador, nos enriquece y nos ayuda a entender la misión desde otro horizonte y desde otras perspectivas. A las dos comunidades de LMC tanto en
Caracas como en Barquisimeto, se les esta ofreciendo
un camino de formación y misión, propiciando así un
camino de autonomía en la unidad de intentos.
Vita nelle Circoscrizioni
la vocación de Discípulo Misionero. En este
momento el proyecto se encuentra en su primera
etapa que consiste en darlo a conocer en un primer
lugar al interno de nuestras presencias misioneras y
luego a otras realidades juveniles. El equipo del IMC –
MC se encuentra bimensualmente para reflexionar,
evaluar y planificar la AMJV. Las dos Delegaciones
IMC – MC hemos declarado este año un año vocacional, aprovechando la preparación del centenario de las
Misioneras de la Consolata. El objetivo fundamental
de este año vocacional, es el de presentar de forma
explicita y directa la propuesta vocacional misionera
Ad Gentes, esto se esta llevando adelante a través de
semanas vocacionales en los lugares en donde estamos
trabajando actualmente como también en los lugares
que ya hemos entregado a las diócesis, como también
pidiendo a cada comunidad apostólica que nos acompañen con sus oraciones.
21
Tanzania
Vita nelle Circoscrizioni
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Dal paradiso sorridi e ricordati di noi,
padre Igino Lumetti
p. Giacomo Baccanelli, imc
Ti ringraziamo, o Signore non per avercelo tolto
ma per avercelo dato.
Mi trovo qui a Roma per la Consulta e stiamo riflettendo assai per quale Missione
vogliamo continuare a spendere la nostra vita,
quando ricevo la notizia dell’ emorragia cerebrale che ha colpito P. Lumetti e delle sua
morte dopo due giorni. Egli per me , e penso
per molti di noi , e’ l’incarnazione della
Missione. Quanto mi dispiace di non essere
stato presente. Egli si e’ spento alle due della
notte il 13 di ottobre. Due giorni prima si
sente male a Makambako e viene portato a
Iringa presso la Casa Allamano delle nostre
Sorelle della Consolata. Viene curato con
amore e due giorni dopo ci lascia in silenzio e
piano piano.
Proprio come aveva desiderato. Ho avuto
l’impressione che Il Buon Dio lo abbia ascoltato. Nelle ultime settimane m diceva che
aveva solo paura di disturbarci troppo. Due
anni or sono parlavamo se fosse meglio rientrare in Italia, egli mi disse che morire in
Italia o in Tanzania non faceva molto differenza. Egli desiderava restare sul campo di
Missione fino alla fine e così e’ stato.
Ringraziamo il Signore e ringraziamo
pure P. Igino.
Far memoria di P. Igino mi risulta complesso dato la sua figura poliedrica e tralascio la
cronaca dei suoi posti di lavori che verrà
fatto a suo tempo. La sua vita fu spesa tra
l’Italia e il Tanzania. Cominciò in Italia, parti
per il Tanzania. Fu richiamato in Italia e
riparti per il Tanzania.
Io lo conobbi nel 1960 in quinta ginnasio
quando fu richiamato dal Tanzania. Fu il formatore in liceo a Varallo e poi il Superiore
da Casa Madre - 11/08
regionale dell’Italia. Molti di noi hanno ricevuto non poco da lui. Io lo considero un
Padre e un Maestro. Il suo sguardo profondo ci metteva a volte soggezione ma la sua
intelligenza e saggezza hanno illuminato il
nostro cammino e la nostra vocazione.
Rispondeva con mia soddisfazione agli interrogativi e dubbi della vocazione. Negli anni
‘68 , periodo di grande confusione e rivoluzione, e del dopo Concilio P. Lumetti ha
saputo leggerne i segni dei tempi, interpretarli e illuminare il nostro cammino di futuri
Missionari e anche dell’Istituto.
Vedevamo in lui l’uomo dalle visioni lungimiranti, dalle vedute ampie. Fu certamente
una guida illuminante per molti Missionari
della Consolata.
P.Igino era un uomo intelligente, dotato di
una grande dialettica che sapeva orientare e
risolvere tante situazioni nelle nostre assemblee, nei nostri raduni.
Nel 1971 lo ritrovai in Tanzania ove vi ha
speso molti anni. La Missione ci fa vedere un
uomo con tante capacità tecniche e pratiche. Ha iniziato le Missioni di Kisinga, di
Nyakipambo e alla fine della sua vita ha dato
un grande contributo all’apertura di Madege,
l’ultima nata nella regione. Alle prese con i
miei primi anni di lavoro a Wasa non sapevo
come mettere in quadro le fondamenta di una
Chiesetta, mi rivolsi a Lui che subito mi fece
vedere con competenza.
In Tanzania guidò per alcuni anni la
Congregazione dei Fratelli Religiosi della
Diocesi di Iringa.
Divenne nuovamente il Superiore regionale
nostro.
P. Lumetti passo gli ultimi anni come vice
parroco a Nyabula e a Ng’ingula e alla fine
come il secondo viceparroco a Makambako. E
fu un bravo viceparroco adattandosi a eseguire quanto veniva deciso.
Quando gli richiesi di cambiare missione,
subito mi disse di sì e aggiunse ‘’ io sono
della teoria della carota che ha una sola radice e così si toglie meglio’’.
P. Igino fino a tre giorni prima di morire si
alzava ancora presto al mattino. Era quasi
sempre il primo e partecipava alle lodi e
Messa con la comunità. Era presente a tutte
le attività della regione. Non mancava mai ai
raduni, ai ritiri o celebrazioni... Due settimane prima di morire faceva gli Esercizi spirituali con la comunità a Iringa.
Mi diceva che ultimamente faticava a seguire i raduni ma e’ importante esserci. Fino
all’ultimo partecipava ai raduni della pastorale in parrocchia.
re fare di più. Quanto lo desiderava. Gli
dispiaceva che la voce diventava sempre più
fievole.
Un’altra bella qualità era l’amore che
aveva per la gente. Era affezionato alla sua
comunità di Makambako. Al termine dei raduni desiderava sempre tornare subito a casa.
Voleva essere presente. Qualcuno – dicevapuò avere bisogno. Aveva stima dei suoi
Cristiani. Alcuni mesi fa mi ha detto ... ‘’ ma
dove in Italia hanno il coraggio di dire apertamente che Gesù’ e’ il nostro Salvatore.. ‘’
In Chiesa pregano e hanno sete del
Vangelo. Sono generosi nel dare l’offerta alla
Domenica.
Tutti noi che passavamo a Makambako
venivamo accolti bene. I nostri seminaristi
rimanevano impressi della sua bontà e del suo
grande entusiasmo per la vocazione missionaria. Ci sono ancora molte altre cose e qualità
da aggiungere e ognuno di voi lo può fare.
Ringrazio il Dott. Nicola e le nostre Sorelle
MC. per il loro premuroso e affettuoso aiuto
negli ultimi giorni.
Vita nelle Circoscrizioni
L’ultimo periodo della sua vita che ora
ricordiamo meglio e che e’ stato anche abbastanza lungo rimane
l’Immagine del
Missionario maturo. Egli era non solo il
nostro decano ma anche il nostro punto
riferimento e la nostra guida.
P. Igino rimani nei nostri cuori e nei nostri
pensieri. Dal paradiso sorridi e ricordati di
noi.
Sia alle celebrazioni
che ai funerali Egli era
presente fino all’ultimo
minuto.
Tanzania
In questo ultimo
periodo mi hanno colpito in modo particolare il suo sorriso e la
sua serenità. Faceva
trasparire la sua ricchezza interiore e la sua
gioia di aver dato vita al
Signore. Alla domenica
andava in un villaggio
piccolo per a celebrazione dell’Eucarestia
fino alla fine. Si rammaricava per non pote-
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da Casa Madre - 11/08
Italia
Chiusa di Pesio: 60 anni di
missione di padre Pietro Baudena
Vita nelle Circoscrizioni
Annalisa Audino
24
CHIUSA DI PESIO - Un intero paese in
festa: è stata questa l’impressione che i fedeli,
radunatisi nella chiesa parrocchiale di Chiusa di
Pesio, in provincia di Cuneo (Italy), hanno avuto
domenica 28 settembre per i solenni festeggiamenti dei sessant’anni di sacerdozio di padre
Pietro Baudena, chiusano doc e missionario
della Consolata.
Alla celebrazione in onore di P.Baudena ,
ritornato dal Kenya per l’importante ricorrenza,
c’erano anche il confratello padre Carlo Bonelli,
Superiore della Regione Nord America, rientrato dagli States in occasione della “Consulta”
romana di ottobre, ed il salesiano padre Gino
Castellino. Sembrava uno dei giorni più importanti dell’anno. Impeccabile l’organizzazione del
parroco, don Silvano Restagno, che ha curato
ogni particolare: numerosi fiori decoravano il
solenne altare della parrocchiale chiusana, più di
venti chierichetti in tonaca rossa e a strisce servivano accanto ai sacerdoti, la corale parrocchiale si è esibita in canti e preghiere musicali,
l’Offertorio è stato un ricco momento di condivisione e riflessione e gli stessi chiusani hanno
affollato i banchi e le navate della chiesa, lasciando a bocca aperta anche chi ha organizzato la
festa.
Alle 10 di domenica quindi un intero paese si
è radunato di fronte al Signore per festeggiare,
ma anche per ringraziare per gli esempi di bontà
e santità che ogni giorno ci invia: non poco
tempo fa, in un convegno della Casa di
Spiritualità, il vescovo Luciano Pacomio ricordava come la Santità sia cosa di ogni giorno e non
abbia “odore di polvere e passato”. I Santi
potremmo essere noi, con le nostre azioni e i
nostri sentimenti, le nostre sofferenze e le
nostre pene. E proprio per chi soffre, sia esso
africano o europeo, sono state formulate numerose preghiere da parte dei convenuti.
Non sono mancati durante la S. Messa anche i
ricordi: prima di tutti la testimonianza di Padre
Baudena che ha ripercorso durante l’omelia i
momenti più significati della sua lunga esperien-
da Casa Madre - 11/08
za missionaria. Al termine della celebrazione
invece Padre Carlo Bonelli ha voluto pubblicamente ringraziare Padre Baudena per la sua saggia leadership. Ha ricordato i “vecchi tempi” in
Kenya, quando giovane sacerdote dallo spirito
sessantottino si ritrovò in terra d’Africa ad offrire la vita ad una terra e ad una popolazione
totalmente estranea quanto bisognosa di aiuto.
Gli insegnamenti decisi, ma allo stesso tempo
paterni ed umili, di Baudena hanno formato
sicuramente i sacerdoti e le persone che con lui
hanno collaborato, non solo per la professionalità e gli imprescindibili interventi tecnici e pratici, ma soprattutto per il sostegno spirituale di
cui le popolazioni necessitano.
Ordinato giovane sacerdote il 29 giugno 1948,
padre Pietro Baudena si è unito ai missionari
della Consolata nel 1958 e ben presto è stato
inviato in Kenya. Successivamente, in qualità di
direttore spirituale del collegio San Paolo di
Roma, il Padre ha frequentato sacerdoti provenienti da tutte le parti del mondo, rappresentando una fondamentale guida spirituale per numerosi religiosi e laici. Padre Baudena è attualmente alla Bethany House dei Missionari della
Consolata a Sagana in Kenya, centro di aiuto
per le persone del luogo oltre che casa di spiritualità.
Nella giornata di domenica, si sono tenuti
infine
alcuni
momenti
ufficiali:
l’Amministrazione comunale di Chiusa di Pesio
ha consegnato a Padre Baudena la medaglia
d’oro al valore, mentre la Parrocchia di S.
Antonino ha fatto dono di un prezioso calice in
segno di riconoscimento e ammirazione.
“E’ stato un onore per la nostra comunità –
ha dichiarato il parroco Don Silvano Restagno –
festeggiare questa ricorrenza, ma soprattutto è
stata un’emozione vedere così tanti chiusani
riuniti intorno ad un amico in segno di ammirazione. Chiusa Pesio vanta numerosi missionari e
padre Baudena è uno dei primi ed uno dei
modelli più ammirati dalla nostra Comunità, per
umiltà e dedizione”.
Par Emmanuel BWANAMUDOGO
beaucoup de pannes de nos vélos ou des pluies, au
cas contraire nous en faisons plus. Vu le poids du
bagage qui varie entre 70 à 100 Kg et le mauvais
état de nos routes, en une journée nous parcourons
30 à 42 Km. A la tombée de la nuit vers 18heures,
nous demandons l’assistance dans un village pour
passer la nuit. On nous accorde un hangar soit une
paillote. Nous passons la nuit sous la belle étoile à
même le sol pour bien garder nos vélos et nos
bagages. C’est aussi pendant ce temps que nous
organisons la cuisine. Signalons qu’il s’agit ici d’un
trajet pénible, de beaucoup de souffrances qui parfois met notre état de santé en péril. Chemin faisant, il y a certains compagnons qui tombent
malade, d’autres parfois meurent par manque de
traitement et médicament.
Malgré toutes ces difficultés, nous tenons ferme
pour atteindre notre objectif. A l’arrivée, nous vendons nos huiles et achetons d’autres produits en
échange comme du Pétrole, de l’Essence, du
Sel…enfin de venir vendre dans district ou il y a
carence de tous ces produits.
En somme, vu le mauvais état des routes non
accessibles aux véhicules, les vélos sont devenus
des moyens de transport viables d’approvisionnement de notre district et province.
Mbegu
Nul n’ignore que ces dernières décennies, notre
Pays la République Démocratique du Congo a
vécue de situations de crises sociopolitique et économique qui l’ont entraîné à des guerres successives d’agressions. Suite à ces guerres politiques et
tribales, le Pays se trouvait dans état chaotique du
point de vue son développement économique.
Avec les élections et la naissance de la démocratie, nous assistons petit à petit au changement.
Mais ce changement n’est pas effectif, car il n’est
au bénéfice de toute la population congolaise et
leurs provinces, districts, communes, collectivités,
village. De nos jours, on trouve encore des provinces enclavées par manque d’infrastructures viables,
cas de la Province Orientale ou les routes sont
devenues presque impraticables. Elles ne sont
presque pas accessibles aux véhicules.
Le vélo qui fut jadis un moyen de déplacement
personnel d’un quartier, village voisin à un autre,
est devenu un moyen de transport considérable
d’une ville lointaine à une autre. Avec le vélo on
effectue une distance de 600 à 700 Km ou plus, ce
n’est donc pas une utopie, mais une réalité. Cela
pour dire et montrer combien de fois notre chère
population continue à souffrir malgré la naissance
de la démocratie dans notre cher beau pays.
Par ailleurs, pour être plus réaliste, étant originaire de ladite province, j’aimerais partager avec
tous ceux qui liront cet article, mon expérience du
transporteur en vélo, c’est-à-dire du « phénomène
Kumba kumba » pour montrer réellement que
cette réaliste existe. En effet, pendant des grandes
vacances de trois mois, je m’organise avec deux ou
trois amis afin de voyager ensemble. Nous
transportons de l’huile de palme chacun plus au
moins 80 à 100 litres, pour aller vendre à Ariwara,
une ville frontalière à l’Ouganda située à 600 Km
de notre district communément appelé Haut-Uele.
Il s’agit ici d’un voyage de longue haleine qui
nécessite beaucoup d’effort, de courage et de sacrifice. Nous parcourons cette distance pendant deux
semaines : phase allée comme retour s’il n y a pas
Vita nelle comunità
“ Phénomène Kumba Kumba” Ce qui
signifie : « Phénomène Transporteur » en
vélo, Une utopie ou une réalité ?
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da Casa Madre - 11/08
Lisbona
Vita nelle comunità
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Portugal: Casa Regional
p. Herculano, imc
Mas a casa regional é principalmente isto: chegadas e despedidas com a missão todos os dias dentro de casa naqueles que a trazem consigo.
Acolhimento dentro das nossas possibilidades,
com limitações próprias dos serviços deste género.
Mas deixemo-nos de lamúrias e vamos ao que interessa.
Nos primeiros dias 5 e 7 chega primeiro o P.
Carlos Domingos e logo a seguir o P. João M. da
Felícia com o P. Eugénio Butti. Parte também o P.
Zintu com o seu minucioso programa de férias em
diversos lugares até Outubro, pois a família é
numerosa e dispersa.
Pelo meio, participa no encontro de idosos em
Roma.
Terminados os seus poucos dias de férias em
casa, parte no dia 10 para participar no COMLA no
Equador o Conselheiro Geral P. António
Fernandes no companhia do P. Rovelli.
De tarde segue para Fátima também o P. Elísio
com o P. João Felícia. Por sua vez o P. Norberto
consegue libertar-se dos seus muito compromissos
e rumar a Cardigos para passar uns dias de descanso até ao fim do mês, mesmo se tem que interrompê-los de vez em quando, como vir a Lisboa para
se encontrar no aeroporto com o P. Manuel Nobre
que chega da Tanzânia.
No dia 19 passa o P. Elísio e a Ana da Fátima
Missionária que vão até Saragoça ver como é a
exposição sobre a água e não só. Dias depois chega
o P. Luís Ferraz que vem de Moçambique tratar das
mazelas que a idade não perdoa. Em Fátima tem os
serviços necessários para o que pretende. Por sua
vez é o P. Jorge Amaro que ruma aos Estados
Unidos e o P. Darci Vilarinho que regressa a Águas
Santas.
A 23 é o Ir. Albino e o P. João da Felícia que vão
até Roma participar no mês de conferências para os
idosos. Iam felizes e com grandes expectativas. Ir
tão longe tem que ser por alguma coisa que valha a
pena. Já se pode adiantar, pelo que referiram no
regresso que sim, muito bem, valeu a pena e a
despesa.
Quem é raro ver passar por estes lados é o P.
Tomás. Mas desta vez, veio despedir-se de nós
da Casa Madre - 11/08
antes de regressar a Londres e depois de ter gozado uma semaninha de férias no Algarve com a sua
irmã que acaba de ser reeleita Superiora Geral das
Irmãs Vitorianas.
Passa ainda o P. João Nascimento a caminho de
casa para cumprimentar a famílias antes de embarcar para a Itália com o P. Inácio que devia parar na
casa regional, mas que seguiu logo para Bravetta.
Neste dia 26 chega da Amazónia o P. Fernando
Vitorino e o P. Brito que seguem no mesmo dia
para casa.
Agora 27, é a vez do P. Álvaro Pacheco que
regressa à Coreia e do Marcos Leandro que vem
preparar os documentos para o seguir dias depois.
Acolhemos também por alguns, poucos dias o P.
Elísio e o P. Carreira que vem fugir de Fátima que
nestas alturas deve também saturar a pessoa mais
acolhedora e atenciosa.
Para terminar bem o mês, a 31 está o P. Tobias
na Fundada com numeroso grupo de admiradoras
e alguns dos nossos padres para celebrar os seus 40
anos de sacerdócio. De regresso dos Estados
Unidos onde esteve em pregação e recolha de fundos, aproveita para animar com a sua dinâmica as
muitas pessoas amigas.
PROJECTO PROPRDEUTICO – BRAGA
Itinerário percorrido até 29-09-2008:
O Superior Regional recebe da comunidade de
Águas Santas, assinado pelo Pe Maurício, uma proposta de solução para o ano de Propedêutico em
Portugal com três alternativas: Cacém, Braga ou
Aguas Santas. Aproveitando a celebração da
Semana de oração pelas Vocações a proposta foi
publicada no boletim informativo interno
“Encontro” como (“pro-vocação”) e suscitou
variadas reacções, pensando tratar-se já de decisão.
Foram dadas explicações adequadas sobre um investimento vocacional que a Região teria que fazer.
25 de Abril.
O Superior Regional apresentou ao Conselho,
para análise, esse projecto:
Conselho, desloca-se a Águas Santas para apresentar á Comunidade o parecer do Conselho e estudar
com ela a possibilidade e o modo de concretizar o
“projecto Braga”. Lavrou-se uma acta programática que, além de estabelecer alguns princípios a
desenvolver, previa o início de pesquisas duma residência (apartamento ou moradia? A decisão não é
fácil) para a pequena comunidade. Sabendo que um
apartamento só não bastaria e que as rendas são
altas, optou-se por direccionar a pesquisa para
moradia.
29 de Abril
O P. Superior Regional, com sugestão do
Paroisse St. Joseph de Grand-Zattry
Activités de l’Annee Pastorale 2007-2008
Vita nelle comunità
(das actas do Conselho): “A proposta que granjeou o consenso do Conselho é a seguinte: dois
membros da comunidade de Águas Santas irem
viver durante a semana com os candidatos em
Braga, onde estes estudariam na Faculdade de
Filosofia dos Jesuítas e fariam uma experiência de
vida comunitária e o respectivo acompanhamento e
discernimento vocacional. Aos fins-de-semana,
viriam para Águas Santas e colaborariam na animação e iniciativas levadas a cabo pela comunidade e
Centro de Espiritualidade e Missão”.
Père Victor KOTA
Cette année pastorale, la Paroisse St. abrite
4 prêtres, dont le P. Carlos, P. Jean Willy, P.
Michel et P. Victor Kota (Curé). Cependant,
au niveau pastoral, ces 4 prêtres ne sont pas
en temps plein engagés. Comme supérieur, le
p. Jean Willy est la plus part de temps en visite dans les communautés IMC. Le p. Carlos,
lui est l’économe; il a beaucoup de déplacements dans les communautés. C’est donc
deux pères qui sont p. Michel et Victor qui
sont en temps plein dans la pastorale paroissiale. La Paroisse, n’a pas encore son Conseil
Paroissial, mais un Comité d’Eglise qui aide le
Curé à prendre des décisions. Le Conseil
devait être constitué cette année, suite aux
différents événements et la maladie du curé,
cela n’a pas eu lieu.
La Rentrée Pastorale 2007-2008 avait
pour thème : « La liturgie, lieu de foi et
de sanctification, dans l’Eglise –Famille
de Dieu ».
A St. Joseph, nous avons commencé, en
octobre 2007 dernier, notre année pastorale
paroissiale, avec une rencontre de 3jours : du
17/10/ (soir) au 20 octobre 2007 (matin),
regroupant les agents pastoraux paroissiaux :
les catéchistes, chefs chrétiens, les représentants des femmes catholiques, les responsables des chorales et des jeunes. Tous, au total
de 107 personnes.
La session a consisté à faire prendre conscience aux agents pastoraux l’importance de
la liturgie dans la vie chrétienne. Cette liturgie, comme lieu de foi et de sanctification
exige du chrétien une formation, une préparation formative et spirituelle afin que nos célébrations liturgiques dans nos communautés
soient dignes et une vraie louange à Dieu.
da Casa Madre - 11/08
Grand-Zattry
Présentation
La Paroisse Saint Joseph de Grand-Zattry a
été fondée le 24 octobre 2004. La Paroisse a
26 chapelles, divisée en 6 secteurs pastoraux.
Aujourd’hui, nous sommes trois prêtres au
service pastoral en Saint Joseph. Chaque prêtre anime deux (2) secteurs.
Père Carlos Hénao : secteurs de Ouréyo et
Kpakozoa
Père Michel Miano : secteurs de
Bagoleioua et Zakooua
Père Victor Kota :
secteurs de GrandZattry et Koreguhé
27
Grand-Zattry
Vita nelle comunità
28
A travers cette session, nos communautés
chrétiennes ont pu améliorer les célébrations
de la Messe et de la Parole de Dieu ; cela
dans la mesure où, il a été exigé à chaque
communauté chrétienne de mettre sur pied
- un groupe liturgique
- une chorale
- un service d’ordre et de propreté
Le 21 octobre 2007 était donc le dimanche
de lancement de toutes les activités au niveau
paroissial.
Comment nous avons vécu ce thème ?
En Décembre 2007, à l’occasion de la vigile qui a été un temps fort pour nous faire
comprendre que toute la liturgie chrétienne
part de la parole de Dieu.
En Janvier 2008, a eu lieu une autre session
sur la Liturgie et la Prière pour les catéchistes
et les jeunes.
En Février 2008 du 4 au 5, avant le
da Casa Madre - 11/08
Mercredi des Cendres a eu lieu la session des
catéchistes sur la liturgie du Carême à la
lumière du message du St. Père Benoît 16
pendant le temps de Carême.
En Mars, le 1 er a eu lieu le Pèlerinage des
jeunes avec comme « Jeune de St. lève-toi
et marche. Pelé, une marche vers la sainteté ».
En Mai, du 17 au 18, a eu lieu la journée de
la Bible, le livre qui délivre et qui sanctifie.
Au niveau de la catéchèse et mouvements
La durée de la Catéchèse pour baptême et
première communion est de trois (3) ans.
Pour la Confirmation deux (2) ans.
En dehors du programme ordinaire de catéchèse des enfants, des jeunes et des adultes,
cette année, nous avons ciblé un programme
particulier des vieux : le groupe Bété.
L’expérience était positive, mais pas tous ont
tenu jusqu’à la fin. Nous comptons reprendre
V.
Au niveau social
Nous avons deux activités :
une école d’Alphabétisation depuis l’année
dernière. 3jours par semaine de cours, le soir:
Lundi, Mardi et Vendredi, de 18h00 à 20h00.
Cette année pastorale, nous avons ce qu’on
appelle E.F.A., Ecole Familiale Agricole.
C’est pour aider les jeunes déscolarisés à
apprendre à réussir autrement dans la vie à
travers :
les cultures maraîchères
- l’élevage des porcs, d’agoutis, des
abeilles en vue d’obtenir le miel
- la pisciculture….
Projet des chapelles en dure
Les chrétiens de nos chapelles, ont pris,
depuis l’année pastorale 2005-2006, l’engagement de construire leurs chapelles en dure. A
nos jours, nous avons 6 chapelles en chantier
dont 2 ont besoin de peintures en vue de
bénédiction, 2 sont déjà tôlées, il reste à crêpure et enfin 2 sont au niveau de fondation.
Ces travaux vont bien sûr lentement, car les
cotisations sont périodiques et encore maigres.
Evénements douloureux
Nous avons aussi eu deux situations de
douleur cette année, en perdant un jeune
homme, Catéchiste et responsable des Cv-av,
ainsi qu’une dame dans la communauté qui a
été cogné par un véhicule le 12/05/08.
Vita nelle comunità
l’expérience pour l’avenir. En Pâques, nous
avons eu le Baptême des adultes, au nombre
de 141.
Le mariage au nombre de 10. Le 30 mars
08, on a eu le sacrement de Confirmation de
certains de nos fidèles, au nombre de 25.
Au niveau de Grand-Zattry centre, nous
avons 4 CEB (Communauté Ecclésiale de
Base) : CEB Ste Trinité : quartier Beté, CEB
Mère Térésa : quartier Jérusalem, CEB St
François d’Assise : quartier Mission et CEB
Christ-roi : quartier Bas fond.
Les mouvements : nous avons les Cv-Av
pour les enfants de l’école primaire, les
Scouts Catholiques, l’Association des femmes
Catholiques, la Légion de Marie, le
Montligion pour les morts et le Renouveau
charismatique.
En Conclusion, notre Paroisse a vécu ce
thème dans la joie et la recherche de sainteté
en conformité avec le programme du Diocèse,
malgré les différentes responsabilités des prêtres. On déplore la réticence des autochtones
Bété à s’engager véritablement dans la vie de
l’église et on espère qu’un jour tous les efforts
fournis apporteront satisfaction dans le futur.
St. Andrew’s Parish, Etobicoke
PASTORAL REPORT
YEAR 2007-2008
The Consolata Missionaries and the
Pastoral Council of St. Andrew’s Parish,
Etobicoke, jointly present to our Parish community its fifth consecutive annual report. It
contains information on the pastoral work
and other activities accomplished during the
year. Activities introduced and presented in
past years, and which are still ongoing, are
not mentioned in this report.
While this report is a statement of accountability to our parish family, it also provides us
with an opportunity to focus on the challenges we face in the short and long- term
future.
Toronto
Fr. Carlos A. Sierra T. imc
29
da Casa Madre - 11/08
Toronto
Vita nelle comunità
30
Although we could say many things about
the achievements of past years, this report is
only a “small witness” to a great reality: Jesus
is alive in this parish and has been performing countless miracles in our parish life.
In reviewing these accomplishments, we
ought to bear in mind the steady progress we
have made over the past five years and, thus
appreciate the positive changes that have contributed to our flourishing and dynamic community. At the same time, we need to remember that this year the running of the parish
was much more difficult because of the transfer of the assistant pastor to Kenya. With
some help from the Consolatas from
Islington, the responsibility rested almost
entirely on the shoulders of the pastor.
The pastoral report 2007-2008 is a great
opportunity to thank all the parishioners for
their patience, understanding and collaboration demonstrated during this year. We cannot forget either the large number of volunteers in all kinds of fields, groups and ministries, with or without expertise, who
demonstrated a strong sense of ownership,
belonging and deep love of their parish, dedicating their time, energy and commitment to
all the various projects.
We believe that the discernment required in
our present situation, can only come through
communal meetings, dedicated pastoral work
and humble prayer, and that all must be done
in obedience to the Will of the Holy Spirit
Pastoral Council
The Pastor was unable call regular meetings
of the Pastoral Council due to time constraints.
Due to personal reasons, some members
retired from the council and were not
replaced.
Executive committees are very important
and are required to report back to the P.C.
Unfortunately, due to various circumstances,
some of them were unable to meet due to
conflicting schedules.
The “Welcoming Booklet” is still a work in
da Casa Madre - 11/08
progress.
Liturgy
In addition to the regular schedule, there
were numerous celebrations for example,
Solemn Masses and three Penitential services
for the whole parish together.
St. Andrew’s Feast was very well prepared; the triduum was an important preparation for that feast. We were very glad to have
the presence of our Archbishop Thomas
Collins.
Particular mention has to be made regarding the participation of the community for
Ash Wednesday’s celebration with Bishop
Boissonneau. The Celebration was at 7:30
pm. In spite of a great snow storm with 35
centimeters of snow, there was a full church.
The celebration of the Holy Week was
carried out as programmed. The parish community deserves special recognition for very
good participation at the different celebrations and processions of Holy Week. Holy
hour on Holy Thursday, and the Seven Last
Words of Jesus on the cross on Good Friday
at the late hour of 10:00 pm. were very well
attended.
Special Liturgical decoration helped foster deeper devotion during St. Andrew’s
Feast, Immaculate Conception Feast, Holy
Week, Easter, Pentecost and Corpus Christi
and the services were well attended.
The Marian Shrine continues to be very
much appreciated by the community. Certain
celebrations for Our Lady were led by groups
of people from different places that have
their own statues in the Shrine. These celebrations helped to foster the devotion to our
Blessed Mother and to reaffirm the title of
the Shrine: ST. ANDREW’S CHURCH,
OUR LADY OF THE EVANGELIZATION SHRINE.
Confessions for all the schools were conducted during Christmas and Lenten season.
Holy Masses were celebrated in all the
schools on a monthly basis, as well as on several occasions for the staff.
A great deal of time and effort went into
preparing the altar servers for their service
during liturgical celebrations. They tried to
attended. There were two English pilgrimages organized as parish activities this year:
Midland and the Holy Land.
The missions in preparation for Easter
were conducted by Fr. Lester Mendonca and
Fr. John Carparelli. for the English and
Italian respectively.
Ministries
The ongoing formation for the different
ministries continued and an extra effort was
made to invite a guest speaker, from the
Archdiocese, for all the courses.
2.
New members were enrolled in all
ministries.
3. Commissioning ceremonies for the
various ministries were carried out.
Outreach
da Casa Madre - 11/08
Toronto
The Committee for sponsoring immigrants to Canada is working slowly but
steadily. The sponsorship program is a complex process.
The missionary spirit, “giving out of our own
poverty” continues to be present in our community.
The campaign for new enrollments in the
R.C.I.A. program has been very successful.
This was the fourth year of the summer
camp for children and it provided a real service to the community. We had 164 participants in total and among them 15 participated for all 5 weeks.
The activity for couples married in the
last five years was a great success and
demonstrated that we should continue and
extend it to different groups.
Celebration of the Mass for seniors and the
seniors’ luncheon, which was prepared by St
Andrew’s women’s group, with the participation of the children’s choir, the youth and
other volunteers, was a huge success.
The parishioners supported St. Vincent
de Paul Society that helps more and more
families in the community. The hampers were
well prepared and the organization for their
distribution was improved. Some corrections
need still to be made in order to serve the
recipients better and with justice.
Vita nelle comunità
put into practice what they had learnt from
Fr. Peter Schiavinato. We must acknowledge
the commitment and responsibility of the
older altar servers in preparing the younger
ones for the ceremonies, in the absence of a
pastoral assistant.
The sacraments, and other religious
events for the students attending all our
schools were better organized and this was
reflected in the various ceremonies. The
Saturday morning classes gave us again an
opportunity to build and integrate the preparation for all the sacraments: Baptism, First
Reconciliation, First Communion and
Confirmation. The total number of students
at Saturday classes was near 200. In the
R.C.I.C. program there were 15 baptisms
and 7 first communions. For the R.C.I.A.
program we had 5 professions of faith, 8
baptisms, 13 first communions and 14 confirmations.
This year there was a great
improvement in all catechesis’ stages. The
sacrament of Holy Communion was given
to 123 students of the schools in the jurisdiction of St. Andrew’s. Confirmation for
the schools was administered by the Pastor
to about 136 youth and Blessings were given
to those who were Baptized and Confirmed
as babies..
The children’s liturgy was held regularly;
the catechists and helpers were very much
committed.
The
Feast
of
the
Immaculate
Conception was celebrated with special
devotion and a great display was prepared,
that also fostered more devotion to our
Blessed mother. A statue of the Immaculate
Conception was donated to our parish.
There is an increase in attendance at all
the masses. The Spanish and Ghanaian
masses have comparatively the smallest
groups, but they have increased in numbers.
The Italian Mass continues to be well attended. The decrease in numbers is due to the
aging community itself.
St. Andrew’s has been always a transitional parish with the result that just when we
have people trained for various ministries
they move away.
The pilgrimages for Italian and English
speaking groups were, as usual, very well
31
Toronto
The number of families receiving
Christmas hampers increased this year, as
well as the number of volunteers.
Our Lenten Campaign: “Denying Ourselves
to Help the Needy” continued for the third year.
The spiritual proposal for the Lenten package
was very well received and it really helped to
foster a better spirituality in preparation for
Easter, Financially we collected about $
4,000.00.
We have been regularly attending the
Nursing Homes and Etobicoke General
Hospital. The nursing homes have the
monthly mass and they have also the assistance of some of our lay ministers of the sick
Formation
Vita nelle comunità
Several workshops of Social Healing
through Forgiveness and Reconciliation
(ESPERE): “Stepping Stones” for students,
from grades 7 th , 8 th , and 3 courses for sec-
32
ondary students
The formation process of the RCIA program and the catechesis for other sacraments
were followed with special care and were very
successful.
A day each of spiritual recollection was
offered to husbands and wives, total of 22
couples were present.
We introduced a retreat for the Knights of
Columbus and it was opened to other councils. We will try it again in September 2008.
Two publications were made to develop
the
program
on
Forgiveness
and
Reconciliation: Manual I and II and the
Participants Work-book. The cost of the
publications was close to $10.000.00, and was
completely donated by some benefactors and
TCDSB.
The new ATRIUM for the catechesis of
children (The Good Shepherd Program),
ages 3 to 6 was created and the classes will
start in October 2008.
Schools
St. Andrew’s Parish in partnership with
Henry Carr Secondary School carried out a
program of Forgiveness and Reconciliation
for students dealing with suspensions, all
da Casa Madre - 11/08
from secondary schools. In addition, we did
an experiment with the same program for students of 7 th and 8 th grades. This program
opened a road for future work with the elementary and secondary schools.
This year the pastor had several talks on
Forgiveness and Reconciliation, with
approximately 600 elementary teachers.
Two meetings
took
place
with
Principals and Religion Teachers of the
schools belonging to our parish in order to
provide better spiritual formation for the
children. Participation at both meetings was
beyond our expectations. The strong collaboration between the parish, schools and families was very significant.
The participation of all our schools in the
Lenten Campaign, “Denying Ourselves to Help
the Needy” was greater than in previous years.
The distribution of ashes during Ash
Wednesday in all the schools was another
opportunity to have the students prepared for
the seasons of Lent and Easter.
Visits by the priests to the schools were
a great help in the preparation of the students for sacraments.
Groups and Movements
Revitalization of the social committees
was carried out.
We held special liturgies and receptions
for all the groups and movements within
the parish, including SVP, the altar servers
and the volunteers who helped with the
restructuring of the old rectory. On the feast
of St. Cecilia we had a special liturgy for all
the choirs. It was followed by a very enjoyable reception.
The new St. Andrew’s Women’s Group,
born to replace the CWL, worked very well
and so far is a very important group in the
support of the activities of the parish. The
Parish Picnic was highly successful.
The Knights of Columbus. was very
active and collaborative with the parish.
Two new groups were started in the
Mass Media
A television program –CBC- was made
on the topic of exorcisms.
2. The Parish Bulletin was published
throughout summer 2008.
2007 – 2008
The finance committee was very dedicated to the meetings and was a great support
during this busy year in the parish.
The fund-raising committee continues
the work of planning and coordinating possible activities to contribute to the maintenance
work and renovations of the buildings.
The building fund continues to be an
important support for the necessary work
that has to be done in order to maintain,
update and ameliorate the buildings.
The pastoral center was completed. In
the restructuring of the old rectory we
encountered several difficulties and unforeseen problems that consumed more time than
expected and required extra funding.
Maintenance
Opening of the new Pastoral Center.
The cost of the contract did not include the
electrical, the plumbing and the A/C work
that was done by parishioners and very little
was paid to extra workers. Repairs were carried out on different parts of the buildings by
our group of volunteers. New independent
cooling systems were installed on the first
and second floors.
The roofs of the hall and the pastoral
center were renewed completely. There was
also a leak in the church’s roof, which was
repaired and we hope everything is okay.
There are many challenges for this New
Year. Some of the challenges come from the
normal pastoral running of the parish, and
others from the priorities and emergencies
that each day brings to us.
In this pastoral report we described some
possible actions to be done in each one of the
items. These actions can become at the same
time the challenges for the parish in the short
and long term. It is up to the pastor and his
associate pastor, together with the Pastoral
Council, to organize a program for the year
2008 – 2009 in a way that will give a positive
response to these challenges.
St. Andrew’s Church
Our Lady of the Evangelization Shrine
PARISH MOTTO FOR THE YEAR
2008 - 2009
We are inspired by the year of St. Paul and
we accept the invitation of Pope Benedict the
16 th to take this as an opportunity for us to
re-discover the importance of this great
apostle of Jesus. What St. Paul said of himself will be the motto for our parish:
“I
LIVE , NO LONGER
IN ME ”
I, BUT C HRIST
G AL .2,20
LIVES
The updating formation for the different
ministries, groups and missions this year in
St. Andrew’s parish is being proposed with
the theme of: INTIMACY WITH GOD,
DEEPENING THE KNOWLEDGE OF
JESUS. It’s through the deep knowledge of
Jesus that we can recognize Jesus Christ living
in us and in St. Andrew’s. The awareness of
the real presence of the living Jesus in St.
Andrew’s should bring about serious commitment.
da Casa Madre - 11/08
Toronto
The pastoral center was upgraded following the BUILDING CONDITIONS’
REPORT, and important work was done:
Rewiring of the electrical system (it was in a
very dangerous condition), fire alarm and
smoke detectors were mandatory in every
room and corridors of the pastoral center.
CHALLENGES
Vita nelle comunità
parish: the group of Saint Padre Pio and the
Screening Committee.
While the youth group is growing, it needs
more attention.
The Legion of Mary has been strengthened as a group and has developed more
activities. Finances
33
Malaga
Actividad de dialogo intercultural e
interreligioso en Malaga, Centro Malaika
P. Luís Jiménez, imc - Sr. Silvio Testa
( A la búsqueda de nuevas formas de animación
misionera en España)
Los misioneros de la Consolata en España llevamos adelante una actividad que se inserta dentro de
las exigencias actuales del IMC, de búsqueda de
nuevos caminos de animación misionera y vocacional, acorde con la sociedad y la situación nueva que
vive nuestra cultura, inmersa en un seudo paganismo y relaciones interculturales.
Vita nelle comunità
Una actividad importante es el diálogo interreligioso que llevamos a cabo en nuestro centro con
mesas redondas donde participan un rabino, un
imán y un misionero de la Consolata. En estos
encuentros hemos desarrollado y dialogado sobre
temas como la paz, la misericordia, la justicia, vistas desde cada religión. Se comparten ideas, pero
sobre todo actitudes de acercamiento y conocimiento mutuo.
34
Hemos comenzado también las reuniones con
personas de otras religiones, en concreto con jóvenes musulmanes que residen en Málaga y con los
cuales queremos llevar adelante un trabajo de acercamiento mutuo y de colaboración en algunos
aspectos de las problemáticas sociales presentes en
nuestra ciudad. Estamos convencidos de que más
que un diálogo entre religiones, se trata de un diálogo entre personas que profesan distinta religión.
Se intentan buscar caminos para una acción de
conjunto, sobre todo en el servicio a los inmigrantes sin mirar la religión a la que pertenecen. Estos
encuentros se desarrollan también a través de tertulias y oraciones interreligiosas.
La actividad intercultural se lleva a cabo a través de celebraciones festivas de cada grupo o
nación: Bolivianos, nigerianos, ecuatorianos,
colombianos, etc.
Cada año hacemos una “semana intercultural”
con participación de los distintos grupos con actividades de mesas redondas, deportes, cine,
Durante esta semana intercultural se trata de reu-
da Casa Madre - 11/08
nir a los distintos grupos étnicos para favorecer la
integración: el grupo Igbo de Nigerianos,
Ucranianos, ecuatorianos, rumanos, asociación
Boliviana y otros.
El día 13-9-08 tuvimos la “Fiesta de la mandioca” organizado por el colectivo de Nigeria que
se reúne los domingos para la eucaristía en la
Iglesia de Cristo Rey. Ha sido un momento privilegiado para conocer una tradición en la que hemos
podido degustar sabores, ver colores, escuchar
sonidos del pueblo Igbo, uno de los más extensos
dentro de Nigeria.
Nuestro centro parte de una ideología clara; no
hacemos ayudas asistenciales, porque para ello ya
están otros como caritas y ONG que se dedican a
ello.
A nivel de Iglesia local, colaboramos con los
proyectos parroquiales y el secretariado de migraciones de la Diócesis de Málaga y las diócesis que
nos lo solicitan, ya están en calendario diferentes
actividades como las Jornadas Diocesanas de
Inmigración, la participación en las jornadas de
formación para agentes y la Vigilia de Oración para
las Migraciones. Estamos preparando una serie de
veinte talleres sobre “Mujeres del Mundo” con un
colegio público de Málaga. Tenemos previstos
otros cursos que todavía no tiene fecha de realización
Organizamos la semana de África con exposición fotográfica, comida africana y folklore. Se realiza una liga de fútbol que es lo que más atrae a esta
cultura. La participación es buena y ayuda a conocer la cultura para poder entenderlos y ayudarnos
mutuamente.
En relación con la cooperación internacional
estamos trabajando en proyectos con la región
Amazonia, donde tenemos la presencia de tres laicos españoles y un italiano. Estamos alimentando
las relaciones con “Nos Existimos” y tenemos
También estamos teniendo unos contactos muy
constantes con miembros IMC y LMC de la región
del Congo con los que estamos llevando adelante
un discurso de colaboración centrado, de momento, en el trabajo que se está realizando allí con el
pueblo Pigmeo. Están implicadas en este discurso
personas de la Universidad de Málaga que tienen
inquietudes en relación a toda la región de los
“Grandes Lagos”.
Actualmente en la coordinadora estamos preparando la ya tradicional “Marcha por la Justicia”
que se realizará en octubre y que este año prevé
unas charlas sobre “Soberanía alimentaria”.
Nuestro centro Malaika tiene una especial atención a las prisiones y a los presos a los que ayudamos y les estamos cerca en la consolación, la acogida y la amistad. Los presos inmigrantes aprecian infinitamente esta nuestra cercanía y preocupación. Comprenden que no estamos solo para
idealizar, sino para expresar la solidaridad y el amor
sin distinción de raza, color o cultura. Es un buen
testimonio cristiano y misionero.
Otras de las actividades que dan vida a nuestro
centro Malaika es nuestra participación en las coordinadoras de las ONG de inmigrantes; la plataforma de solidaridad con inmigrantes; la coordinadora ACCEM y Maristas, etc.
Llevamos adelante un programa de agentes de
dialogo intercultural en la Axarquia malagueña en
la prevención de conflictos interculturales, muy
apreciada por el ayuntamiento y la diputación de
Málaga.
Todas estas actividades las desarrollamos los
misioneros de la consolata codo a codo con nuestros laicos misioneros vueltos de la misión. El testimonio misionero es importante y estamos convencidos de que es un nuevo estilo y un nuevo areópago de la misión en tiempos difíciles.
Vita nelle comunità
encaminadas varias acciones concretas de apoyo.
Malaga
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da Casa Madre - 11/08
Guayaquil (Ecuador)
Corinna e Mattia Longoni, LMC
Carissimi… tutti (eh già, vi pensiamo proprio tutti, immaginiamo il volto di ciascuno di
voi…), come state? Vi abbiamo pensato spesso: dopo le vacanze si comincia un nuovo
anno di scuola, di impegni, di attivitá…di
missione!
LMC
Vi immaginiamo ad esempio alla festa di
Bevera (i turni ai parcheggi in qualche modo
ti segnano... ma soprattutto ti segna il panino
con salamella!!!) o agli incontri di programmazione. Pensiamo a chi inizia il primo anno di
universitá o di scuole superiori (o di scuola
materna ed elementare!) con timori ed entusiasmo, e a chi sa giá cosa lo aspetta (lavoro e
vita ordinaria) ma non si ferma alla routine
del giá conosciuto.
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da Casa Madre - 11/08
Beh, a tutti voi auguriamo di fare quello che
il Signore vi chiede, nel modo migliore e con
tanto amore, gioia e voglia di andare lontano!
Per quanto riguarda le attivitá, vi auguriamo
di partire con il “pieno” delle esperienze estive, con la voglia di impegnarsi, di incontrare
gli altri, di bussare al portone di Dio e di contagiare tutti con la vostra allegria!!
Noi stiamo bene, davvero! Qui l’anno procede rapidamente, le settimane volano e giá
siamo alla metá dell’anno scolastico, e sono
oltre 9 mesi che siamo partiti. Non ci sembra
vero!
Quello che ci piace di piú è la possibilita di
condividere il nostro tempo con tanti bambini e giovani, con i catechisti e gli insegnanti.
Non neghiamo che gran parte del nostro
tempo lo passiamo dentro le mura de “el fortín” di P. Felice (la scuola-collegio), ma siamo
contenti di camminare per le vie del barrio
(ad esempio per andare alla missione a pranzare, oppure ogni sera per raggiungere le
diverse cappelle dove fare la celebrazione
della Parola, la preparazione dei catechisti o
altro): é bello essere presenti nella vita ordinaria delle persone. Ci piace pensare di essere
“riconoscibili”. Con il nostro “ruolo” di professori-allenatori-animatori-catechisti-sposimisssionari, anche fuori della scuola ci sentiamo piú parte di questo barrio.
Le vite dei ragazzi ci interrogano parecchio.
A volte vediamo come i loro sogni siano
intrappolati da un modo di vivere che non
permette di alzare lo sguardo per scorgere un
po’ piú un lá. A volte sembra che gli manchi
la possibilita di desiderare qualcosa di bello
per la loro vita. Questo ci intristisce un po’ e
ci sprona a stare piú attenti ad ognuno di loro.
All’inizio i grandi numeri della scuola o del
barrio ti impressionano e ti pongono in una
ottica organizzativa. E`indispensabile e
importante. Sicuramente questo aspetto non
puó mancare, ma é necesario anche focalizzarsi sui singoli, prestare attenzioni speciali,
non dimenticare “il personale”. Per fare un
esempio su tanti che se ne potrebbero fare,
quest’anno ci sono diversi aiuto catechisti
Giovani: Jennifer, Miguel, Valeria, Catalina,
Verónica…. Ognuno di loro ci provoca perché gli servirebbe una preparazione diversa
rispetto a quella che offriamo agli altri.
Hanno dentro la voglia di “fare qualcosa di
buono”, ma potrebbero anche intraprendere
un cammino personale dove scoprire il bello
dell’annunciare la Parola di Dio.
Al collegio ogni giorno c’é qualcuno che
con la sua vita ci mette in discussione e ci
apre a comprendere meglio la realtá del nostro barrio.
A volte, l’ideale e il reale si incontrano e si
scontrano… pensavi proprio di poterti fidare
di quel ragazzo e poi ti accorgi che non era
proprio cosí… pensavi che quel professore
aveva la voglia di impegnarsi per i ragazzi e ti
dimostra il contrario…e allora?
LMC
Non possiamo negare che il ritmo delle
nostre giornate assomiglia piú a quello di
“Give me joy” piuttosto che al “Salve regina” in
latino ch si canta nelle nostre parrocchie.
Ti resta una grande amarezza nel cuore e un
po’ di scoraggiamento. Ma puoi fermarti qui?
Puoi mollare la spugna? No, di certo. In questo p. Felice é un esperto, le delusioni sono
tante, ma cosa lo spinge a rimboccarsi le
maniche tutti i giorni nonostante i suoi problemi di salute? Cosa lo spinge a soffrire cosí
tanto per la sua gente?
Beh la risposta puó sembrare banale, un po’
da “paolotti”, ma vi assicuriamo che non è
cosí… quella Croce, é il senso e il perché.
Don Tonino Bello (come poteva mancare?)
ha detto che le croci sono “antenne per trasmettere la musica del Cielo”. Nel nostro piccolo ci sembra vero, nel nostro piccolo ci
sembra di coglierne la veritá e la provocazione. Nel nostro piccolo ci sentiamo animati a
continuare la nostra missione, a camminare
per queste strade e con la gente. Siamo piccolini (non di statura...) e inutili, ma se la logica
é quella inlogica dell’amore, allora ci sentiamo
al posto giusto.
A dire il vero, ogni posto e a qualsiasi latitudine é il posto giusto! Non vi pare?
Un’ultima cosa prima di salutar vi.
Mercoledí sono tornati in Italia Clara, Sara e
Fabio, che hanno vissuto qui con noi per due
mesi. Sono stati per noi e per la missione un
regalo grande. Hanno condiviso con noi il
quotidiano: facendo lezioni in classe, restando come “portinai” al pomeriggio, ci hanno
accompagnato nelle cappelle, ci hanno aiutato
nella preparazione della catechesi, nella cucina, nella pulizia, nei rinforzi agli studenti in
difficoltá, nelle piccole o grandi attivitá di
tutti i giorni.
Hanno fatto amicizia con tutti, si sono con-
da Casa Madre - 11/08
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quistati la simpatia di P.Felice, qui giá si sente
la loro mancanza, e non lo diciamo solo noi,
ma anche tanti ragazzi che ci chiedono quando tornano o per lo meno il loro indirizzo di
posta.
LMC
Ci sembra bello condividere queste cose
perchè, averli qui era come avere presenti un
po’ tutti voi. E poi ci viene spontanea una
riflessione: la loro esperienza non puó essere
definita come un semplice “Campo in
Missione”, un po’ per come è nato (dalla
volontá di Sara, Clara e Fabio che sentivano
dentro questo desiderio e si sono dati da fare
per realizarlo) e un po’ per le sue caratteristiche (piú lungo rispetto a un campo tradizio-
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nale, con pochi componenti…).
Ci è sembrata molto bella la loro esperienza perché rispondeva a delle esigenze di
ragazzi che hanno alle spalle un cammino
lungo con i Missionari della Consolata e
vogliono sperimentarsi in terra di Missione
per crescere, per viverla da vicino.
Noi riteniamo che valga la pena considerare questa differenza. E’ vero che non tutti
hanno la possibilita di farlo, peró se qualcuno
ha questo desiderio, che lo condivida con
qualcuno piú grande e provi a farlo diventare
realtá!
Necrologio
P. Igino Lumetti, IMC
Nato l’8 novembre 1919 a
Baiso (RE), emise la professione religiosa nel 1939 a
Varallo Sesia. Studiò teologia
a Roma , e ottenne la licenza
presso il Pontificio Ateneo di
Propaganda Fide, prima di
essere ordinato sacerdote il 24
aprile 1943 da Mons. Traglia.
Dopo l’ordinazione trascorse
alcuni anni come infermiere a
Uviglie e come professore a
Cereseto, prima di partire nel
1952 per il Tanzania, dove fu
parroco a Nyakipambo e a Kisinga.
Destinato di nuovo all’Italia nel 1959, fu
Direttore nei nostri seminari, prima a Bevera
e poi a Varallo Sesia. Dal 1964 al 1969 fu
Superiore regionale d’Italia e partecipò al
Capitolo di rinnovamento del 1969.
Ritornato in Tanzania svolse
numerosi incarichi di responsabilità: come parroco
a
Mabidira, a Ubungo e a Wasa,
come superiore dei Fratelli
religiosi della Diocesi di Iringa
a Tosamaganga e come
Superiore
regionale
del
Tanzania dal 1976 al 1981.
Trascorse gli ultimi anni della
sua vita a Makambako, dopo
aver svolto il ministero pastorale in varie missioni.
E’ deceduto il giorno 13 ottobre a Iringa
(Tanzania). Aveva 88 anni di età, di cui 69 di
Professione Religiosa e 65 di Sacerdozio. Il
suo corpo riposa nel cimitero IMC di
Tosamaganga.
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Ecco il grazie di un
Confratello tanzaniano, P.
Thomas Ishengoma mwalimu:
Necrologio
“Padre Lumetti, per me è
stato un fratello, un padre
spirituale, un maestro nel
deserto. Due volte l’ho
incontrato a Makambako con
il seminaristi di Morogoro,
era molto vicino ai seminaristi soprattutto nella loro crescita.
La sua vita è stata un libro
aperto ed eloquente, dove si
leg geva la gioia di essere
sacerdote, religioso e missionario della Consolata. Aveva
l’umiltà che gli permetteva di
eseguire i progetti di Dio, di
essere strumento di consolazione, sacrificandosi gioiosamente senza far pesare mai
sugli altri le sue fragilità.
Padre Lumetti è stato un
vero
missionario
della
Consolata, nella mente, nel
cuore e nella bocca, come
voleva il nostro Fondatore
Beato Giuseppe Allamano.
Le sue parole penetravano
nel cuore di tutti coloro che
lo avvicinavano, come balsamo, come forza. “Padre
Tomas wewe kabidhi kila kitu
kwa Mungu utaona atakavyokusaidia. Hawa vija ni wa
Baba Allamano, ni wa
Kristu” mi diceva. Era la grazia di Dio che operava tramite lui.
Guardando a questa figura
di Confratello mi viene
spontaneo ricordare l’espressione di Gesù, riferita dall’evangelista Giovanni, riguardante Natanaele: “Ecco davvero un Israelita in cui non
c’è falsità (Gv 1,47). Uomo
cordiale, semplice di animo e
libero da ambizioni, capace
di aiutare le persone, staccato dagli interessi.
Non so se padre Lumetti
abbia lasciato scritti biografici, ma lo scritto più prezioso
è stata la sua vita in
Tanzania, che noi leggiamo
con sommo piacere.
Rimangono fra noi le
opere di Igino, rimane il
padre Lumetti nella casa del
Padre. Questo è un grandissimo patrimonio spirituale.
Il suo spirito di comunione
con tutti, “Koinonia” ha
lasciato un’ impronta particolare nella mia persona e
nei seminaristi di Allamano
Seminary Morogoro, ora
missionari in Colombia,
Brasile,
Italia,
Maputo,
Kenya e in Repubblica
Democratica del Congo”.
da Casa Madr e
Mensile dell’Istituto Missioni Consolata
Redazione: Segretariato Generale per la Missione
Supporto Tecnico: Mauro Monti
Viale delle Mura Aurelie, 11-13 00165 ROMA - Tel. 06/393821
C/C postale 39573001 - E-mail: [email protected]
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SOMMARIO
Editoriale
2
Siete stati chiamati a libertà
4
La Santità nella vita ordinariaquotidiana: il luogo d’acceso
privilegiato all’incontro
col mondo musulmano
6
La S. Scrittura
bisogna scrutarla
10
Consulta
12
Apertura ufficiale del
Biennio della Interculturalita’
14
Diario della Casa Generalizia
16
El caminar de los misioneros
de la consolata en Venezuela
17
Dal paradiso sorridi
e ricordati di noi,
padre Igino Lumetti
22
Chiusa di Pesio: 60 anni
di missione di padre
Pietro Baudena
24
“ Phénomène Kumba Kumba”
Ce qui signifie :
« Phénomène Transporteur »
en vélo, Une utopie
ou une réalité ?
25
Portugal: Casa Regional
26
Paroisse St. Joseph de
Grand-Zattry - Activites
de l’Annee Pastorale
2007-2008
27
St. Andrew’s Parish,
Etobicoke - PASTORAL
REPORT YEAR 2007-2008
29
Actividad de dialogo
intercultural e interreligioso
en Malaga, Centro Malaika
34
Guayaquil (Ecuador)
36
Padre Igino Lumetti, IMC
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