Bibliografia - Comune di Bastiglia

Commenti

Transcript

Bibliografia - Comune di Bastiglia
Nelle pieghe più profonde dello spirito
Le profondità, gli abissi, le angosce e i vuoti dello
spirito umano indagati da grandi scrittrici e poetesse.
Le profondità, gli abissi, le angosce e i vuoti dello spirito umano indagati da
grandi scrittrici e poetesse. Da Virginia Woolf a Emily Dickinson, da Alda
Merini a Marcela Serrano, passando per Mayy Ziyada, Santa Teresa d'Avila e
Marina Cvetaeva. Una selezione eterogenea quella proposta, ma che offre uno
spaccato originale di come le principali firme femminili della letteratura
internazionale abbiano sondato il pensiero e le debolezze dell’anima.
Si passa da una visione assoluta del ‘mal di vivere’ alle sue declinazioni
concrete, legate a dolori contingenti, al rapporto con gli altri, con l’amore e con
Dio.
<Perché mai è così tragica la vita; così simile a una striscia di marciapiede che
costeggia un abisso. Guardo giù; ho le vertigini; mi chiedo come farò ad
arrivare alla fine> - scrive Virginia Woolf. Un’analisi spietata quella che
emerge dai Diari della scrittrice britannica. L’emblema di come la vita in
quanto tale disorienti e, ben che vada, sia – per citare un autore più prosaico un fragile equilibrio sopra la follia.
Una precarietà che spinge l’uomo a cercare fuori da se stesso rifugio e certezza.
Prima di tutto in qualcosa di ultraterreno, in quel Dio la cui esistenza darebbe
improvvisamente senso a tutto e che trasformerebbe l’angoscioso smarrimento
in serena accettazione. <Il piede della follia non ha nulla di divino> - scrive
Alda Merini. E infatti ci si attacca al divino per evitare disperatamente la deriva
verso la pazzia che paradossalmente - di fronte al non senso dell’esistenza –
diventa il percorso più razionale. Per dirla con Virginia Woolf <Molte cose,
nella visione della realtà dei folli, sono condivisibili>. <O Gesù, che scompiglio
fan qui i demoni, e che afflizioni per l’anima – scrive Santa Teresa d’Avila
appellandosi al trascendente -. Mentre la ragione fa presente la follia di mettere
in confronto i beni della terra con quelli che spera, la fede insegna quello che
meglio conviene>.
2
E l’invocazione diventa preghiera con Anne Sexton: <O Maria, fragile madre,
ascoltami, ascoltami adesso. O Maria, concedimi questa grazia, concedimi di
cambiare, sebbene io sia brutta, sommersa dal mio stesso passato, dalla mia
stessa follia>.
E a chi vede nella Fede stessa una pazzia, l’ultima folle illusione umana, non
resta che aggrapparsi all’amore terreno. L’amore che la donna prova per l’uomo
e che l’uomo prova per la donna. L’amore che può arginare il vuoto, ma che
può anche aprire ulteriormente le crepe degli abissi. <Io sono folle, folle, folle
di amore per te – afferma Alda Merini -. Io gemo di tenerezza perché sono
folle, folle, perché ti ho perduto>. <Afferrami alla vita, uomo – le fa eco
Antonia Pozzi -. La cengia è stretta. E l’abisso è un risucchio spaventoso che ci
vuole assorbire>.
Un abisso che nasce dalle contraddizioni della vita, ma che in ultima analisi
scaturisce dalla paura della morte. <Di me resterà un’esile scia di silenzio> scrive ancora Antonia Pozzi. <Nella mente vi è un esile vicolo chiamato morte
ed io mi muovo lungo di esso come nuotando nell’acqua> - aggiunge Anne
Sexton.
Ma nella suggestiva carrellata dei brani proposti non si può non citare il
drammatico modo con cui l’uomo ha cercato di rispondere agli abissi della
mente. Nelle parole di Alda Merini emerge tutto l’orrore dei manicomi.
<Il manicomio è il monte Sinai, maledetto, su cui tu ricevi le tavole di una
legge agli uomini sconosciuta>. Perché spesso il modo migliore per difendersi
dalla paura di sprofondare nelle voragini della mente è chiamare semplicemente
quelle voragini ‘malattia’ e rinchiudere o – come in modo apparentemente più
civile si fa oggi – emarginare chi ne è affetto.
Giuseppe Leonelli
3
Patrizia Cavalli
Cuore alzato, scoperto, evaporato
o forse trasferito in zone lasche,
periferie in disuso, forse diffuso
troppo nel nord troppo nel sud, scoppiato,
parti che volano e altre che precipitano,
come bambino piccolo che aspetta,
cuore che sale svelto alla pedana
che si raccoglie in alto per il tuffo,
chiara felicità davvero umana.
***
Virginia Woolf - Diari
Allora il mio cuore balzò e si fermò, balzò ancora, e io sentii quello strano
gusto amaro in fondo alla gola; e la pulsazione mi balzò nella testa battendo e
battendo, più selvaggia, più rapida. Sto per svenire, dissi, e scivolai dalla
seggiola, e giacqui sull'erba. Oh no, non ero priva di sensi. Ero cosciente, ma
posseduta da questa pariglia ansimante nella mia testa: galoppava, martellava.
Se continua, pensai, mi scoppierà qualcosa nel cervello. Lentamente si attutì.
***
Patrizia Cavalli
Verso il basso. Lì vengo presa, attratta,
verso il basso. Il fatto è
che mai riesco a sentirmi superiore.
Non che mi piaccia la canaglieria
o la malizia che allude furbastra
ma sempre mi ritrovo nella rissa
e accetto quella lingua piatta e bassa
e poi alla fine sono io che perdo
mentre millanto il crimine più orrendo.
***
4
Virginia Woolf - La signora Dalloway
Tra l'erba sono sbocciati dei fiorellini rossi e gialli, sembravano dei lumini
galleggianti, disse lui, e parlava, e chiacchierava e rideva, si inventava delle
storie. Poi d'improvviso, proprio sul fiume aveva detto "ora ci ammazziamo" e
aveva guardato il fiume con lo stesso sguardo che lei gli aveva visto negli occhi
al passaggio di un treno o di un autobus - uno sguardo come se qualcosa lo
ammaliasse; e sentì che non era più con lei e lo prese per il braccio.
***
Fawziyya Abu Khalid
Mischiò acido inchiostro
sale di mare e ferite dell'anima
mischiò.
Nel calloso deserto
scrisse
su grate carte
ali, nostalgie
e provò a volare...
***
Virginia Woolf - La signora Dalloway
Mi sono chinato dall'orlo della barca e sono caduto, pensò. Sono finito in fondo
al mare. Sono morto, e sono di nuovo vivo; ma lasciatemi stare fermo, implorò
(parlava di nuovo tra sé e sé - era tremendo, tremendo!); e come quando, prima
del risveglio, le voci degli uccelli e il rumore delle ruote si intonano e
producono una strana armonia, che cresce e cresce, e chi dorme si sente spinto
verso le rive della vita, così si sentì lui, tirato verso la vita, col sole che
diventava sempre più caldo, le grida sempre più forti; qualcosa di tremendo
stava per accadere. doveva solo aprire gli occhi, ma li sentiva carichi d'un peso,
d'un terrore. Si sforzò, spinse e finalmente guardò ...
***
5
Virginia Woolf - Diari
Perché mai è così tragica la vita; così simile a una striscia di marciapiede che
costeggia un abisso. Guardo giù; ho le vertigini; mi chiedo come farò ad
arrivare alla fine. Ma perché mi sento così: ora che lo dico non lo sento più. il
fuoco arde; stiamo andando a sentire l'opera del mendicante. Eppure è intorno a
me; non riesco a chiudere gli occhi. È una sensazione d'impotenza; di non fare
nessun effetto. Eccomi seduta qui a Richmond, e come una lanterna posta in
mezzo a un campo la mia luce si leva nell'oscurità.
***
Antonia Pozzi
Afferrami alla vita,
uomo. La cengia è stretta.
E l'abisso è un risucchio spaventoso
che ci vuole assorbire.
Vedi: la falda erbosa, da cui balza
questo zampillo estatico di rupi,
somiglia a un camposanto sconfinato,
con le sue pietre bianche.
Io mi vorrei tuffare a capofitto
nella fluidità vertiginosa;
vorrei piombare sopra un duro masso
e sradicarlo e stritolarlo, io,
con le mie mani scarne;
strappare gli vorrei, siccome a croce
di cimitero, una parola sola
che mi desse la luce. E poi berrei
a golate gioiose il sangue mio.
Afferrami alla vita,
uomo. Passa la nebbia
e lame e sperde l'incubo mio folle.
Fra poco la vedremo dipanarsi
sopra le valli: e noi saremo in vetta.
Afferrami alla vita. Oh, come dolci
i tuoi occhi esitanti,
i tuoi occhi di puro vetro azzurro!
***
6
Emily Dickinson
C’è un dolore
talmente assoluto
che ti risucchia l’essere
poi ricopre l’abisso d’un incanto
così la memoria può passarci
intorno attraverso sopra
come uno in preda a un deliquio
va sicuro
mentre un suo occhio aperto
lo farebbe crollare
osso per osso.
***
Mayy Ziyada
Gli occhi e i loro segreti
Occhi celano pensieri, o li svelano
Occhi appesantiti dal velo dell'apatia
dalle pupille dilatate d'amore, e contratte d'odio
Occhi chiedono incessanti "Chi sei" e
tornano a chiederlo ad ogni tua risposta
occhi che decidono in un lampo "Tu sei mio schiavo"
o che implorano "Ho bisogno di soffrire, chi saprà torturarmi?"
occhi che dicono "Voglio opprimere, dov'è la mia vittima?"
occhi che sorridono e supplicano
occhi in cui risplende l'incanto della preghiera e l'estasi dell'orante
occhi che indagano nei tuoi segreti e chiedono "Non mi conosci?"
occhi che alternano domande e seduzioni, dinieghi e affermazioni.
gli occhi, gli occhi, non ti sgomentano, gli occhi?
***
7
Patrizia Cavalli
Cosa fare del nostro cervello
quando chiuso e remoto non arde,
se non spinge lo sguardo a guardare,
se la testa è soltanto il suo peso
che bivacca su spina dorsale?
E se questa alla fine non regge
e la lascia in caduta distesa
sulla mano che tiene la fronte
e poi stanca abbandona la presa?
Come santa all'inedia consegno
ogni pezzo del mio macchinario,
lo depongo su frigido altare,
m'inginocchio di fronte al portento
del mio nulla: in preghiera l'osservo.
Dove vado, che faccio, che invento
per rimettere in moto il congegno
che nel chiasso può farci scordare
le cadute, le pause, il silenzio
che minacciano il nostro restare?
***
Virginia Woolf - La signora Dalloway
Poi, al ritorno, quasi non riusciva più a camminare. si sdraiò sul divano e lei gli
dovette tenere la mano perché non cadesse giù, giù, gridava, tra le fiamme! E
vedeva sulle pareti delle facce che ridevano di lui, lo chiamavano con dei nomi
orribili, vergognosi, e mani che lo puntavano da dietro il paravento. Eppure
erano completamente soli. Ma lui cominciò a parlare ad alta voce, rispondeva,
litigava, rideva, urlava, si eccitava e voleva che lei scrivesse tutto.
***
8
Alda Merini
Un'armonia mi suona nelle vene,
allora simile a Dafne
mi trasmuto in un albero alto,
Apollo, perché tu non mi fermi.
Ma sono una Dafne
accecata dal fumo della follia,
non ho foglie né fiori;
eppure mentre mi trasmigro
nasce profonda la luce
e nella solitudine arborea
volgo una triade di Dei.
***
Sylvia Plath
Per le radici dei capelli un dio
mi afferrò: sfrigolai ai suoi voltazzurri
come un profeta del deserto. Fuori
di vista mi fuggirono le notti
in un baleno: un mondo fu di giorni
eguali e bianchi in un buco senz'ombra.
A quest'albero m'impiccò un adunco
fastidio. Egli farebbe quel ch'io feci
se fosse in me.
***
9
Alda Merini
Il piede della follia
è macchiato di azzurro,
con esso abbiamo migrato
sui monti dell'ascensione,
il piede della follia
non ha nulla di divino
ma la mente ci porta
lungo le ascese bianche
dove fiotta la neve
cresce il sambuco,
geme l'agnello;
abbiamo attraversato ponti
esaminato misure,
e quando l'ombra cupa
del delirio incombeva
sulla nuca profonda
noi chinavamo il capo
come sotto una legge,
e la legge mosaica
noi l'abbiamo composta
ricavando spezzoni
dagli altipiani chiusi;
ecco, il nostro trionfo
viene giù dalle montagne
come larga cascata;
noi siamo restati
angeli uguali a quelli
che in un giorno d'aurora
hanno messo le ali.
***
10
Antonia Pozzi
E poi - se accadrà ch'io me ne vada
resterà qualche cosa
di me
nel mio mondo
resterà un'esile scia di silenzio
in mezzo alle voci
un tenue fiato bianco
in cuore all'azzurro
ed una sera di novembre
una bambina gracile
all'angolo di una strada
venderà tanti crisantemi
e ci saranno le stelle
gelide verdi remote
qualcuno piangerà
chissà dove - chissà dove
qualcuno cercherà i crisantemi
per me
nel mondo
quando accadrà che senza ritorno
io me ne debba andare.
***
Virginia Woolf - Gita al faro
E poi , sotto il colore c'era la forma, la vedeva con tanta imperiosa chiarezza
quando guardava: soltanto quando prendeva in mano il pennello, tutto l'insieme
cambiava. Era nello spazio di quell'istante tra l'immagine e la tela che i demoni
si impadronivano di lei e la portavano spesso sull'orlo delle lacrime e
rendevano il passaggio dall'idea all'opera terribile come il passaggio in un
corridoio buio per un bambino. Spesso si sentiva così - in lotta contro ostacoli
tremendi per non perdere il coraggio; dire: "ma è quello che vedo: è quello che
vedo", e stringendosi così al petto i miseri resti della sua visione, che migliaia
di forze facevano del loro meglio per strapparle. e sempre in quell'istante, come
un gelido vento, quando iniziava a dipingere, si facevano strada in lei di forza
altre cose, la sua inadeguatezza, la sua pochezza, la sua vita con il padre nei
pressi di Bompton Road.
***
11
Virginia Woolf - Diari
Fino a quarant'anni e oltre fui ossessionata dalla presenza di mia madre... Poi
un giorno, mentre attraversavo la piazza, pensai Al faro: con grande,
involontaria urgenza. Una cosa ne suscitava un'altra... Che cosa aveva mosso
quell'effervescenza? Non ne ho idea. Ma scrissi il libro molto rapidamente, e
quando l'ebbi scritto, l'ossessione cessò. Adesso non la sento più la voce di mia
madre. Non la vedo. Probabilmente feci da sola quello che gli psicoanalisti
fanno ai pazienti. Diedi espressione a qualche emozione antica e profonda.
***
Virginia Woolf - Diari
Voglio apparire una donna riuscita, anche ai miei stessi occhi. eppure non
riesco ad andare al fondo di questa faccenda. È il non aver bambini, vivere
lontana dagli amici, non scrivere abbastanza bene, spendere troppo per
mangiare, invecchiare. Penso troppo ai come e ai perché, troppo a me stessa.
Non mi va che il tempo svolazzi intorno battendo le ali.
***
Marina Cvetaeva
Oggi la neve s’è disciolta, oggi
Sono rimasta a lungo alla finestra.
L’occhio è tornato alla realtà; più libero,
Rasserenato, nuovamente è il petto.
Il perché non lo so. Può darsi che
L’anima sia semplicemente stanca,
E in qualche modo non ho avuto voglia
Di metter mano a un lapis irrequieto.
Così sono rimasta — nella nebbia —
Lontana sia dal bene che dal male,
Tamburellando calma con le dita
Sul vetro, che ne tintinnava appena.
Non fa nessuna differenza, l’anima,
Su ciò che incontra per la prima volta:
Sia una pozzanghera di madreperla,
Dove s’è arrovesciato il firmamento,
O un uccello che sfreccia su nell’aria,
O un cane che, semplicemente, corre:
Perfino il canto d’una mendicante
Non m’ha portato mai fino alle lacrime.
L’arte gentile del dimenticare/ L’anima mia l’aveva già imparata.
Oggi non so che immensa sensazione.
Mi si è sciolta nell’anima.
***
12
Virginia Woolf - Diari
Vuoto. Tutto gelo. Sempre gelo. Bianco bruciante. Azzurro bruciante. Gli olmi
rossi. Non intendevo descrivere, ancora una volta, le colline sotto la neve; però
mi è venuto. E di nuovo non posso fare a meno di volgermi a guardare la
collina di Asheham, rossa, purpurea, grigio tortora, con quella croce tanto
melodrammatica sopra. Qual è la frase che sempre ricordo, o dimentico?
Guarda per l'ultima volta tutto ciò che è bello.
***
Virginia Woolf – Diari
Sono queste le cose che importano? Che richiamano, che dicono: fermati, è così
bello? Ebbene, alla mia età tutto è bello. Quando, intendo, non sembra che
rimanga ancora molto. E dall’altro lato del colle non vi sarà neve, rosa azzurra
rossa.
***
Fadwa Tuquan
Sono nel mondo errabondo quesito
dalla risposta smarrita
della densa tenebra.
Sei tu la nuova luce
accesa dalla sorte
al cuore della tenebra;
due volte gli astri girano
e poi
mi illuminano
i raggi tuoi non hanno pari;
subito le tenebre disperdono
ed io
d'allegria fremo
e in fondo alla tua mano
trovo la risposta smarrita.
***
13
Alda Merini
Io sono folle, folle,
folle di amore per te
io gemo di tenerezza
perché sono folle, folle,
perché ti ho perduto.
Stamane il mattino era sì caldo
che a me dettava questa confusione,
ma io ero malata di tormento
ero malata di tua perdizione.
***
Marcela Serrano - Nostra signora della solitudine
Una pazza. Era una pazza. La donna col vestito rosso che ballava sopra il tavolo
era una pazza, gli dissero.
...
La pazzia, portata all'eccesso, si annienta, disse lui. E intrapresero un viaggio
per ricostruire trame lacerate. In Spagna fu il flamenco. In Italia la tarantella. In
Russia, il ballo cosacco. Tutte le note le penetravano in corpo, indiavolate,
possedendola.
Quando hai imparato questi passi?
Mai
È la prima volta che fai questo ballo?
Sì
...
Carmen aveva… scusa, ha. Ha la risata facile, è tenera e aggressiva insieme e,
credimi, le ci vuole un secondo per passare da uno stato d'animo all'altro. …
non ho mai conosciuto nessuno che soffrisse tanto a sentirsi prigioniera delle
formalità; avrebbe dovuto abitare in una foresta… o nei boschi…
La cosa sorprendente è che, a poco a poco, l'unico mondo in cui le interessava
vivere era quello immaginario. Più il tempo passava, più lei leggeva. Si crede
che noi scrittori leggiamo molto, invece non è vero… Carmen no, era piuttosto
aggiornata e ti dava l'impressione che il mondo reale non le interessasse, o le
interessasse sempre meno. Stava continuamente scrivendo o leggendo qualcosa.
Il resto era un di più, viveva perennemente nella fiction… come direbbe mia
nonna, aveva una bella dose di vita interiore
...
La follia non ha posto nel mondo, Martin, mi aveva detto una volta, e se io
lasciassi libero corso alla mia, sarei considerata una dissociata, un elemento
perturbatore, privo di fascino, che fa soltanto del male a chi gli sta intorno;
14
nessuno verrebbe a salvarmi come succedeva negli anni venti o trenta. Io sì
Carmen, io lo farei, le avevo risposto. Lei mi aveva sorriso malinconica.
...
Quando mi lamentavo, mi diceva sempre: "Sei fortunata a sapere che cosa ti fa
male, così almeno sai con che cosa te la devi prendere". Carmen ha dovuto
sopportare per quasi tutta la vita una pena, un malessere incerto. Riusciva a
scrivere soltanto quando si immergeva completamente nel dolore.
...
Perché si è messa a scrivere romanzi?
Perché avevo bisogno di possedere qualcosa. Qualcosa che fosse mio, che mi
appartenesse legittimamente.
…
Non si sentiva sola?
Si, e tanto, ma era una sensazione piacevole. E mi piace ancora adesso.
Perché?
Perché si raccorda con la realtà. Odio le sensazioni fittizie. Eppure, sa, non ero
sola… in quei giorni leggevo Guerra e pace. Ricordo che mi arrabbiavo con
quelle donne - non so se le donne di Tolstoj o quelle del suo tempo - che pagina
dopo pagina, non fanno altro che asciugarsi le lacrime…
Oggi come oggi, che cosa la preoccupa, che cosa teme di più?
Scoprire che non c'è nessun paradiso possibile, che non esiste nessun luogo
dove evitare la disfatta.
Che cosa intende dire?
Che, con il passare del tempo, il buonsenso scende sempre più in basso nella
mia scala dei valori. Vedo il mondo così ostile nei miei confronti, e non si può
più combattere usando le armi del buonsenso… non lo so, chissà se capita
anche agli altri? La solitudine mi si addice sempre di più, ogni giorno che
passa, come l'immobilità… invece di andare avanti, di imparare dall'esperienza,
vado indietro, e il mondo mi va sempre più largo.
Qual è il rimedio secondo lei?
Mi scusi se ritorno alle citazioni, ma forse è proprio per questo che esistono.
Joseph Roth, in Hotel Savoy, dice: "Le donne commettono le loro sciocchezze
non come noi, per negligenza e leggerezza, ma quando sono molto infelici".
Penserò a fare una sciocchezza, come rimedio. (sorride)
...
A quel punto la sua visione del mondo era una faccenda di mente e non di
occhi. E il suo motto era: ho il sospetto che il destino mi abbia odiato; a partire
da oggi devo iniziare a volermi bene e non mi porterà via quello che mi spetta.
***
15
Alda Merini
Il manicomio è una grande cassa di risonanza
e il delirio diventa eco
l'anonimità misura,
il manicomio è il monte Sinai,
maledetto, su cui tu ricevi
le tavole di una legge
agli uomini sconosciuta.
***
Maria Zambrano
Ogni icona chiede di essere liberata, ogni forma è un carcere, però è anche il
solo modo in cui, nel mondo in cui viviamo, un'essenza si conserva senza
disperdersi - anche la parola è una forma che cattura e opprime. Saper guardare
un'icona significa liberarne l'essenza, portarla alla nostra vita, senza distruggere
la forma che cattura e opprime. saper guardare un'icona significa liberarne
l'essenza, portarla alla nostra vita, senza distruggere la forma che la contiene,
lasciandola allo stesso tempo lì; è una cosa difficile e che ha bisogno di
allenamento.
***
Alda Merini
Manicomio è parola assai più grande
delle oscure voragini del sogno, eppur veniva qualche volta al tempo
filamento di azzurro o una canzone
lontana di un usignolo o si chiudeva
la tua bocca mordendo nell'azzurro
la menzogna feroce della vita.
O una mano impietosa di malato
saliva piano sulla tua finestra
sillabando il tuo nome e finalmente
sciolto il numero immondo ritrovavi
tutta la serietà della tua vita.
***
16
Virginia Woolf - La signora Dalloway
Un passero si poggiò sulla cancellata di fronte; cinguettò Septimus, Septimus,
per quattro o cinque volte e, cavandosi di gola le note, continuò a cantare fresco
e penetrante in greco che il male non esiste, e, insieme a un altro passero che si
unì a lui, con voci dispiegate e acute in greco cantavano, da sopra gli alberi nel
prato della vita al di là del fiume dove i morti camminano, che la morte non c'è.
***
Alda Merini
Io ho scritto per te ardue sentenze,
ho scritto per te tutto il mio declino;
orma mi anniento, e niente può salvare
la mia voce devota; solo un canto
può trasparirmi adesso dalla pelle
ed è un canto d'amore che matura
questa mia eternità senza confini.
***
Virginia Woolf - Diari
L'unica cosa che conti, al mondo, è la musica - la musica, i libri, e un paio di
quadri.
Fonderò una comunità in cui non ci si sposerà - a meno che per caso non ci si
innamori di una sinfonia di Beethoven. Assolutamente nulla di umano, tranne
ciò che si comunica attraverso l'arte, null'altro che pace ideale e infinita
meditazione. Il mondo degli esseri umani va facendosi troppo complicato, mi
meraviglio soltanto che non si riempia un maggior numero di manicomi: molte
cose, nella visione della realtà dei folli, sono condivisibili. Dopo tutto è forse
quella la visione equilibrata, e noi, tristi, assennati e rispettabili cittadini, non
facciamo che delirare ogni istante della nostra vita, e meriteremmo d'esser
rinchiusi per sempre. con questo caldo la mia melanconia primaverile matura, e
diventa follia estiva.
***
17
Santa Teresa d'Avila
O Gesù!... Che scompiglio fan qui i demoni, e che afflizioni per l'anima! ...
Non sa se andare avanti o tornare alle mansioni prime, perché mentre la ragione
le fa presente la follia di mettere in confronto i beni della terra con quelli che
spera, la fede e insegna quello che meglio le conviene, e la memoria le ricorda
dove vanno a finire tutti i beni del mondo, rimettendole sotto gli occhi la morte
di molte persone che ne godettero in abbondanza.
***
Karoline von Günderrode
Ieri ho letto Dartula di Ossian, e l'effetto è stato benefico; l'antico desiderio di
morire da eroe mi ripreso con grande violenza; mi era intollerabile vivere,
intollerabile morire una morte tranquilla, qualsiasi.
***
Santa Teresa d'Avila
Altre volte vi ho detto che il demonio è come una lima sorda che bisogna
sorprendere fin dal principio, e per farvelo meglio conoscere voglio ora
aggiungere qualche altra cosa. Ispira egli a una sorella desideri così violenti di
penitenza, da farle credere di non aver riposo se non allora che si sta
martoriando. Fin qui nulla di male.
Ma ecco che la Priora le ordina di non fare penitenza senza suo permesso. Il
demonio allora le fa credere che in cosa tanto buona può prendersi qualche
libertà! Ed ella si macera in segreto fino a rovinarsi la salute e a non poter più
seguire la Regola.
Ecco dove va a finire quel fervore!...
***
18
Marina Cvetaeva
E’ anche assennatezza la follia,
Anche un onore la vergogna,
Di tutto ciò che porta a ragionare,
Ce n’è fin troppo
In me. — Tutti gli stimoli da ergastolo
Sono intrecciati in uno! —
Così nei miei capelli — tutti i toni
Si fanno guerra!
Ogni amoroso cinguettìo conosco,
— A memoria li so! —
— La mia esperienza di ventidue anni
E’ d’una lagna eccezionale!
Ma in viso ho l’innocenza delle rose,
— Da non si dire! —
Io sono la virtuosa delle virtuose
Nell’arte di mentire.
In lei, che gettai via come una palla
— Ma di nuovo agguantai! —
Ecco svelato il sangue delle mie
Bisavole polacche.
Mento perché nei cimiteri
L’erba rigoglia,
Mento perché nei cimiteri
La neve tùrbina...
Mento per il violino — l’automobile,
Il fuoco, gli abiti di seta...
Lo strazio che non tutti abbiano amato
Soltanto me!
Per la pena, che non sono
Fidanzata con nessuno...
Mento a causa del gesto
E del verso – Per il gesto e per il verso!
Per un morbido boa, mento, sul collo...
E appena posso non mentire, — ecco!
La voce mi si fa più tenera,
Di quando mento...
***
19
Sylvia Plath - La campana di vetro
Vedevo i giorni dell'anno come una lunga fila di scatole bianche luminose,
separate l'una dall'altra dall'ombra nera del sonno. Solo che per me la lunga
prospettiva di ombre che distinguevano una scatola dalla successiva si era
improvvisamente spezzata, e la serie interminabile dei giorni mi si apriva
davanti abbagliante come un grande viale bianco di desolazione infinita.
***
Virginia Woolf - Lettere
Carissima, non puoi sapere quanto ho amato la tua lettera. Ma sento che sono
andata troppo lontana questa volta per tornare indietro. Sono certa di impazzire
di nuovo. È proprio com'è stato la prima volta, sento sempre delle voci, e so che
non lo supererò ora. Voglio solo dire che Leonard è stato così
straordinariamente buono, ogni giorno, sempre; non riesco a immaginare che
qualcuno avrebbe potuto fare di più per me di quanto abbia fatto lui. Siamo stati
perfettamente felici fino a queste ultime settimane, quando è cominciato
l'orrore. Lo rassicurerai di questo? Sento che ha così tante cose da fare che
continuerà, meglio senza di me, e tu lo aiuterai. Non riesco più a pensare con
chiarezza. Se potessi ti direi quello che tu e i bambini avete significato per me.
Penso che lo sai. L'ho combattuto questo male, ma ora non più.
***
Sylvia Plath - La campana di vetro
...mi sentii un'incapace totale. E il guaio era che lo ero sempre stata, solo che
non mi ero mai fermata a pensarci. L'unica cosa che sapevo fare bene era
vincere borse di studio e premi, ed anche quell'epoca stava per finire. Mi
sentivo come un cavallo da corsa in un mondo senza ippodromi, o come un
campione di calcio dell'università che si trova tutt'a un tratto di fronte Wall
Street e al doppiopetto grigio, i suoi giorni di gloria ridotti alle dimensioni di
una piccola coppa d'oro sulla mensola, con su incisa una data, come una lapide
di cimitero.
***
20
Anne Sexton - Per l'Anno dei Folli (preghiera)
O Maria, fragile madre,
ascoltami, ascoltami adesso
anche se non so le tue parole.
Ho in mano il nero rosario, con il suo Cristo d'argento,
non è prediletto da Dio
perché io sono l'infedele.
Ciascuno dei grani è tondo e duro tra le mie dita,
è un piccolo angelo nero.
O Maria, concedimi questa grazia,
concedimi di cambiare,
sebbene io sia brutta,
sommersa dal mio stesso passato,
dalla mia stessa follia.
Anche se ci sono delle sedie
io sono sdraiata sul pavimento.
Solo le mie mani sono salve
toccando i grani del rosario.
Una parola dopo l'altra, ci incespico dentro.
Una principiante, sento la tua bocca toccare la mia.
Conto i grani come se fossero onde
che mi martellano contro,
saperne il numero mi fa ammalare,
afflitta, afflitta nel cuore dell'estate
e la finestra sopra di me
è la sola che mi ascolta, il mio essere goffo.
Dà in abbondanza, è rilassante.
L'elargitrice del respiro
lei, mormora,
i suoi polmoni esalano come quelli di un enorme pesce.
Sempre più vicina
è l'ora della mia morte
mentre mi risistemo il volto, divento come prima,
come prima dello sviluppo, con i capelli diritti.
Tutto ciò è morte.
Nella mente vi è un esile vicolo chiamato morte
ed io mi muovo lungo di esso come
nuotando nell'acqua.
Il mio corpo è inutile.
È disteso, accucciato come un cane su un tappeto.
Si è arreso.
Qui non ci sono parole se non quelle apprese a metà,
l'Ave Maria e piena di grazia.
21
Ora sono entrata nell'anno senza parole.
Noto la strana entrata e l'esatto voltaggio.
Esistono senza parole.
Senza parole una può toccare il pane
e riceverlo
senza emettere alcun suono.
O Maria, tenero medico, vieni con polveri ed erbe
perché sono nel centro.
È veramente piccolo e l'aria è grigia
come in una casa a vapore.
Mi porgono del vino come a un bambino si porge del latte.
Appare in un bicchiere di delicata fattura,
con la boccia circolare e l'orlo sottile.
Il vino ha un colore denso, muffa e segreto.
Il bicchiere si solleva da solo tendendo verso la mia bocca
e me ne accorgo e lo capisco
soltanto perché è successo.
Io ho questa paura di tossire
ma non parlo,
la paura della pioggia, la paura del cavaliere
che arriva galoppando nella mia bocca.
Il bicchiere si inclina da solo
e io prendo fuoco.
Vedo due sottili righe che mi bruciano rapide giù per il mento.
Mi vedo come se mi vedesse un altro.
Sono stata tagliata in due.
O Maria, apri le tue palpebre,
io sono nel dominio del silenzio,
nel regno della pazzia e del sonno.
C'è sangue qui
ed io l'ho mangiato.
O madre del grembo,
sono venuta soltanto per il sangue?
O piccola madre
Sono dentro i miei pensieri.
Sono rinchiusa nella casa sbagliata.
***
22
Fawziyya Al-Sindi
Confesso
io dispersa
goccia di sangue riversa da pioggia di suolo,
capitali adattate in segreti trasformate,
tra le palme delle mie dita,
su piattaforme di collettive risate.
Io cerco
provviste del mio viaggio: dei deprivati la sete
la mia biografia: alienata all'osso
Io gioco
con gelide lettere, di possibilità il limite,
canto i miei inni a una goccia di bruma mattutina
nata nel retro di una lettera
che non si china
non ho conforto,
avanzo.
***
Anonima
In questo luogo entrano persone dagli abbaglianti pensieri.
Oggi la signora Corinna si è presentata con i suoi fantasmi, spaventata da altri
fantasmi che lei vede e sente aggirarsi per la sua casa, che casa sua non è.
Ha begli occhi azzurri, sereni e profondi.
Parla di suo marito (con lei da 50 anni) come di “quell’uomo che c’è in casa e
che dice che mi vuole sposare e poi mi lascia la casa; ma cosa me ne faccio
della pietra se muoio prima di lui?” Si spaventa quando il diavolo le si presenta
sottoforma di uomo, di brutta vecchia, di straniero. Lo vede, è lì che girovaga
per le stanze di quella sconosciuta sua casa e a nulla vale il tentativo di
guardare oltre. È così! È un quieto e convincente racconto il suo.
Il marito assiste frastornato a questa non riconoscenza. Lui che per una vita è
stato lì, al suo fianco, offrendole una casa, una presenza. Perché allora manca
quel contatto, quell'empatia che unisce a dispetto della malattia?
Lei dice che non lo vuole quell’uomo che gira per casa, forse da molto tempo
pensa che non lo vuole più... solo ora che i suoi pensieri non hanno più vesti e
si mostrano in tutta la vulnerabile sensibilità, adesso che tutti dicono di lei "è
matta", lo può finalmente dire: perché la pazzia, questa convenzionale follia, è
l’unica guarigione che la mente offre allo spirito. Pensare differente per poter
alleggerire l’inquietudine dell’animo .
La signora Corinna, quando è uscita da questo luogo, ha teso la mano e ha detto
"preferisco andare al ricovero" e i suoi occhi non sembravano né velati né
lontani; ha inforcato gli occhiali da sole e impettita ha sgambettato verso i suoi
fantasmi.
La bella signora Corinna ha 83 anni e vuole vivere. Grande lezione, oggi.
***
23
Elenco delle autrici:
Santa Teresa d’Avila (Avila, 1515 – Alba de Tormes, 1582)
Karoline von Günderrode (Karlsruhe, 1780 – Winkel 1806)
Emily Dickinson (Amherst, 1830 – Amherst, 1886)
Virginia Woolf (Londra, 1882 – Rodmell, 1941)
Mayy Ziyada (Nazareth, 1886 – Cairo, 1941)
Marina Cvetaeva (Mosca, 1892 – Elabuga, 1941)
Maria Zambrano (Vélez-Málaga, 1904 – Madrid, 1991)
Antonia Pozzi (Milano, 1912 – Milano, 1938)
Fadwa Tuquan (Nablus, 1917 – Nablus 2003)
Alda Merini (Milano, 1931 – Milano, 2009)
Sylvia Plath (Boston, 1932 – Londra, 1963)
Patrizia Cavalli (Todi, 1947)
Marcela Serrano (Santiago del Cile, 1951)
Fawziyya Al-Sindi (Riad, 1955)
Fawziyya Abu Khalid (Riyadh, 1959)
Bibliografia:
Antologia della poesia araba
disponibile presso Biblioteca Comunale di Bastiglia
Borgna Eugenio, Di armonia risuona e di follia
disponibile presso Biblioteca Comunale di Castelfranco e Biblioteca
Antonio Delfini
Borgna Eugenio, L’attesa e la speranza
disponibile presso Biblioteca Antonio Delfini
Borgna Eugenio, Le emozioni ferite
disponibile presso Biblioteca Comunale di Castelfranco e Biblioteca
Antonio Delfini
Borgna Eugenio, Le intermittenze del cuore
24
disponibile presso Biblioteca Comunale di Castelfranco
Antonio Delfini
Cavalli Patrizia, Datura
disponibile presso Biblioteca Antonio Delfini
Cavalli Patrizia, Pigre divinità e pigra sorte
disponibile presso Biblioteca Comunale di Bastiglia
Comunale di Nonantola
Cvetaeva Marina, Poesie
disponibile presso Biblioteca Comunale di Nonantola
Antonio Delfini
Dickinson Emily, Tutte le poesie
disponibile presso Biblioteca Comunale di Nonantola
Antonio Delfini
Merini Alda, Fiore di poesia (1951-1997)
disponibile presso Biblioteca Comunale di Bastiglia
Comunale di Bomporto
Mori Anna Maria, Lasciami stare
disponibile presso Biblioteca Antonio Delfini
Plath Sylvia, La campana di vetro
disponibile presso Biblioteca Comunale di Bomporto
Antonio Delfini
Pozzi Antonia, Parole
disponibile presso Biblioteca Antonio Delfini
Santa Teresa d’Avila, Il castello interiore
disponibile presso Biblioteca Comunale di Bastiglia
Fondazione San Carlo
Serrano Marcela, Nostra signora della solitudine
disponibile presso Biblioteca Comunale di Bastiglia
Comunale di Bomporto
Sexton Anne, La doppia immagine e altre poesie
disponibile presso Biblioteca Antonio Delfini
Woolf Virginia, Gita al faro
disponibile presso Biblioteca Comunale di Bastiglia
Woolf Virginia, Romanzi e altro
disponibile presso Biblioteca Comunale di Bastiglia
e Biblioteca
e Biblioteca
e Biblioteca
e Biblioteca
e Biblioteca
e Biblioteca
e Biblioteca
e Biblioteca
Le opere disponibili presso le Biblioteche di Nonantola, Bomporto e Ravarino
possono essere richieste gratuitamente tramite prestito interbibliotecario. Le
altre prevedono un contributo di 4 € a carico dell’utente.
25
26
27
Evento promosso da
Azienda USL di Modena
Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche
Settimana della salute mentale –terza edizione
Biblioteca Comunale di Bastiglia
Piazza Repubblica, 57
[email protected]
059800912
aperture al pubblico:
martedì e giovedì 14.30 – 17.30
sabato 9 – 12.30
28

Documenti analoghi