iv. dalla copertina - Dipartimento di Analisi dei processi economico

Commenti

Transcript

iv. dalla copertina - Dipartimento di Analisi dei processi economico
IV. DALLA COPERTINA
F. BALLETTA, Mercato finanziario e Corriere della Sera (1944-1947). La pubblicistica di
Rolandi-Ricci, Fabrizi, Einaudi, Bresciani-Turroni e Lenti, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2003.
Con questo lavoro gli obiettivi che si vogliono raggiungere sono diversi. Il primo è
quello di studiare come gli economisti italiani, nell’immediato secondo dopoguerra, misero in atto le loro idee che avevano maturato con la ricerca scientifica realizzata in ambito
universitario. Il secondo obiettivo è vedere fino a che punto gli stessi economisti adattarono i loro principi, prevalentemente liberisti, alle esigenze monetarie e finanziarie della ricostruzione post bellica. Nel lavoro, vengono esaminate le idee dei sostenitori del fascismo e
quelle degli avversari, effettuando un trasparente confronto e lasciando al lettore il giudizio finale. I temi trattati sono di grande attualità. Tra i più significativi, tra quelli politici, vi
è la necessità, sentita fin dal 1945, di creare un partito unico capace di governare per un
lungo periodo; stabilire buone relazioni internazionali, principalmente con gli Stati Uniti;
attuare i principi liberisti, senza rinunciare alla presenza dello Stato, al fine di correggere le
conseguenze negative del capitalismo. In campo monetario, si avvertì l’urgenza di combattere l’inflazione che taglieggiava il patrimonio dei risparmiatori e attuare la stabilità dei
cambi con l’estero. In campo finanziario, si sostenne la difesa del denaro dei risparmiatori
dalle speculazioni bancarie; la necessità di controllare l’attività delle banche; per il buon
funzionamento delle borse si ritenne indispensabile rimuovere gli ostacoli fiscali e tecnici
che impedivano la trasparenza del mercato dei titoli azionari e obbligazionari.
F. CAMMARANO (a cura di), Alle origini del moderno occidente tra XIX e XX secolo, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2003.
Il concetto di “Occidente” sotto forme diverse ha accompagnato, sin dall’antichità, la
storia dell’umanità. Tuttavia non c’è dubbio che, tra Ottocento e primi anni del Novecento, sia iniziato un processo di rapida evoluzione che sembra collegarsi all’inizio del declino
della centralità europea. Proprio allora quello che era uno spazio ben definito e poco
discusso (l’Europa, di cui tutt’al più si dibatteva la questione dei confini orientali) finì per
perdere i suoi incontrastati punti di riferimento per dare vita a uno spazio nuovo, l’Occidente, dotato di una “energia” dirompente che, trascendendo i confini geografici, si definiva simbolicamente e ideologicamente sulla base di un insieme di valori, più o meno fluttuanti, in grado di creare un nuovo senso di appartenenza. Il volume prende in esame que1
Questa rubrica, curata da Felice Fiorentino, raccoglie la presentazione, pubblicata sul
retro della copertina, dei libri di nuova edizione.
143
sta travagliata fase da cui sono nate le premesse geopolitiche di quell’idea di Occidente
che, ancora oggi, fa parte del nostro più o meno inconscio bagaglio culturale. I saggi, partendo da osservatori per diverse ragioni “ai margini” del sistema, mettono in luce i modi
attraverso i quali si definì quel processo di costruzione identitaria. Se, per l’Europa, la
riflessione degli intellettuali italiani è un modo per vedere il problema da un centro “periferico”, ansioso di rafforzare il legame con il suo nucleo “forte”, quello franco-anglo-tedesco, la Russia e l’Impero Ottomano rappresentano invece i tribolati limiti dell’idea di Europa, su cui i contemporanei, già allora, si interrogavano. Di converso, la riflessione di Wilson rappresenta il punto di arrivo di un percorso che portò gli Stati Uniti dal ruolo di
eccentrica nazione ai margini della civiltà al centro del cosiddetto “sistema occidentale”. Il
pensiero di Toynbee, dei primi anni ’20, infine, sembra farsi interprete di un’ipotesi alternativa a quella che fu espressa da Spengler nel suo celebre Il Tramonto dell’Occidente.
A. BAGNASCO, F. PISELLI, A. PIZZORNO, C. TRIGILIA, Il capitale sociale. Istruzioni per
l’uso, Il Mulino, Bologna, 2001.
“Scoperto” alla fine degli anni ’70, soltanto di recente il capitale sociale è diventato
un tema di grande attualità nelle scienze sociali, grazie anche al contributo di autori come
Robert Putnam, Pierre Bordieu, James Coleman, Francis Fukuyama. La nozione di capitale sociale fa perno sull’idea che le scelte economiche siano influenzate dalla disponibilità di risorse non solo economiche, ma anche sociali, e in particolare dalle cosiddette “reti
di relazioni”. Di per se, il capitale sociale non ha connotazioni né positive, né negative.
Per restare al caso italiano, in diverse regioni del Centro – Nord, le reti sociali hanno favorito lo sviluppo di sistemi locali di piccola impresa, mentre nel Sud hanno alimentato prevalentemente forme di redistribuzione politico – clientelare. Le cose, tuttavia, possono
cambiare, come sembra avvenire oggi in alcune aree del Meridione: in questo libro, quattro specialisti italiani di primo piano ci aiutano a capire come.
P. DONATI (a cura di), Famiglia e capitale sociale nella società italiana, Ottavo rapporto
CISF sulla famiglia in Italia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2003.
Le società contemporanee riscoprono il valore del “capitale sociale”, inteso come
patrimonio e risorsa culturale che sostiene le relazioni fiduciarie, di cooperazione e reciprocità fra le persone. Per quanto il concetto di capitale sociale sia ancora in via di definizione, esso allude a qualcosa che è essenziale per evitare la disumanizzazione della vita
sociale. Ciò che pochi hanno messo in rilievo è il fatto che, nel dibattito nazionale e internazionale, esiste una profonda ambivalenza nei confronti della famiglia, la quale raramente e con fatica compare come un soggetto generatore di capitale sociale. La famiglia è vista
come fonte di relazioni fiduciarie e cooperative sempre con molte riserve e sospetti. Ci si
chiede: la famiglia è (ancora?) un capitale sociale per la società italiana? In che senso e in
che modo? Che cosa facciamo per rigenerarlo anziché distruggerlo? Questo è l’argomento
dell’Ottavo Rapporto. I contributi qui presentati partono da una distinzione, del tutto
nuova nel panorama degli studi, fra il capitale sociale primario costituito dalla famiglia e il
144
capitale sociale secondario costituito dalle reti e relazioni associative nella sfera civica. La
distinzione viene ampiamente argomentata in sede teorica ed empirica. Se ne esplorano poi
le varie dimensioni, dimostrando che il capitale sociale familiare risulta cruciale e infungibile per il benessere delle persone e delle comunità. Viene presentata la prima indagine
empirica originale su “famiglia e capitale sociale” rappresentativa della popolazione italiana. Si constata che, sono le famiglie meno frammentate e più solidali ad essere maggiormente capaci di dare vita ad un effettivo capitale sociale complessivo della società, mentre
le altre forme familiari non contribuiscono alla creazione di capitale sociale, ma anzi lo
consumano. Considerato che lo sviluppo della società si regge sul capitale sociale, e che la
qualità civile e democratica della vita sociale deperisce con il declinare di esso, diventa cruciale capire perché e come la famiglia italiana sia essenziale per la rigenerazione del tessuto sociale, e come possa essere sostenuta e promossa in tale direzione.
G. CAZZOLA, Lavoro e welfare: giovani versus anziani. Conflitto tra generazioni o lotta di
classe del XXI secolo?, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2004.
Esiste un conflitto intergenerazionale tra giovani e anziani? E se non è ancora in atto è
opportuno che esploda? È questo il tema affrontato da Giuliano Cazzola nel saggio, nel quale è contenuta una risposta pienamente affermativa alle due domande, nel senso che l’autore
considera il potenziale conflitto tra le generazioni alla stregua della lotta di classe del ventunesimo secolo. Giuliano Cazzola passa, quindi, in rassegna – con la consueta franchezza – i “privilegi” di cui godono gli anziani nell’ambito del mondo del lavoro e del sistema di sicurezza
sociale a fronte dell’assenza di tutele a favore dei giovani che si accingono ad intraprendere
un’attività e ad immaginare e preparare il proprio futuro. Secondo Cazzola i giovani sono una
“generazione invisibile”, condannati a vivere come “paria” in una società organizzata per caste, al cui vertice agisce una inamovibile gerontocrazia. Non è stato sempre così: negli anni
Sessanta le nuove generazioni furono protagoniste della storia, portarono un afflato innovatore nella politica, nel sindacato, nella cultura e nei rapporti sociali. Adesso c’è il rischio di
una radicale emarginazione di intere classi di età, costrette a vivere all’esterno della Cittadella
fortificata dei diritti, soltanto per garantire agli anziani le loro certezze. La legge del contrappasso fa sì che quanto i padri rubano ai figli nella vita pubblica e sociale (nel lavoro e nella
pensione), sia restituito con gli interessi all’interno dei nuclei familiari. I giovani italiani, affrontano le loro insicurezze restando a lungo nella casa paterna. Si profila così una generazione di eterni Peter Pan, incapaci di assumersi la responsabilità di vivere la propria vita, fino al
punto di arrivare ad amare le proprie catene, intravedendo nei “privilegi” dei padri e dei nonni la salvaguardia del loro status di vittime e carnefici.
N. NOVACCO, Strategie e politiche per la “coesione” dell’Italia. Riflessioni sul Mezzogiorno, Quaderno Svimez n. 26 n. 1 della Nuova Serie, Collana Saraceno, n. 8, Roma,
giugno 2004.
La ‘riflessione sul Mezzogiorno’ di Nino Novacco – centrata su “Strategie e politiche per la coesione dell’Italia” è stata pronunciata a Roma, a ‘Palazzo Marini’ della
145
Camera dei Deputati, il 25 maggio 2004, nel quadro delle iniziative promosse dalla Svimez per onorare la personalità di Pasquale Saraceno (Morbegno 1903-Roma 1991), e
per ricordarne all’Italia l’opera e l’impegno meridionalista.
G. DE RITA, La condizione del Mezzogiorno – ieri, oggi e domani – vista da un sociologo,
Quaderno n. 16 di “Informazioni Svimez”, Collana Saraceno n. 3, Roma, giugno
2002.
La lezione del dott. Giuseppe De Rita è stata pronunciata in Roma, a “Palazzo
Marini”, il 14 giugno 2002, nel quadro delle iniziative promosse dalla Svimez per onorare la personalità di Pasquale Saraceno (Morbegno 1903-Roma 1991), e per ricordarne all’Italia l’opera e l’impegno meridionalista.
P. BARUCCI, La condizione del Mezzogiorno – ieri, oggi e domani – tra vincoli ed opportunità. A 100 anni dalla nascita di Pasquale Saraceno, Quaderno n. 21 di “Informazioni Svimez”, Collana Saraceno n. 6, Roma, giugno 2003.
La lezione del prof. Piero Barucci è stata pronunciata in Roma, a Palazzo Marini,
il 12 giugno 2003, nel quadro delle iniziative promosse dalla Svimez per onorare – a
100 anni dalla nascita – la personalità di Pasquale Saraceno (Morbegno 1903-Roma
1991), e per ricordarne all’Italia l’opera e l’impegno meridionalista.
P. SYLOS LABINI, La condizione del Mezzogiorno – ieri, oggi e domani – vista da un economista, Quaderno n. 8 di “Informazioni Svimez”, Collana Saraceno n. 1, Roma, 2001.
La lezione del prof. Paolo Sylos Labini è stata pronunciata in Roma – a “Palazzo
Marini”, alla presenza del Presidente della Repubblica – il 16 maggio 2001, nel quadro
delle iniziative promosse dalla Svimez per onorare la personalità di Pasquale Saraceno
(Morbegno 1903 – Roma 1991), e per ricordarne all’Italia l’opera e l’impegno meridionalista.
P. BARATTA, La questione meridionale e la questione industriale in Italia, secondo Pasquale Saraceno, Quaderno n. 25 di “Informazioni Svimez”, Collana Saraceno n. 7,
Roma, maggio 2004.
La lezione dell’ing. Paolo Baratta è stata pronunciata a Roma, a Palazzo Marini
alla Camera dei Deputati, il 25 maggio 2004, nel quadro delle iniziative promosse
dalla Svimez, per onorare la personalità di Pasquale Saraceno (Morbegno 1903 –
Roma 1991), e per ricordarne all’Italia l’opera e l’impegno meridionalista.
146
P. BIANCHI, Saraceno, economista industriale ed economista politico, Quaderno n. 17 di
“Informazioni Svimez”, Collana Saraceno n. 4, Roma, giugno 2002.
La riflessione del prof. Patrizio Bianchi è stata presentata in Roma, a “Palazzo
Marini”, il 14 giugno 2002, nel quadro delle iniziative promosse dalla Svimez per onorare la personalità di Pasquale Saraceno (Morbegno 1903-Roma 1991), e per ricordarne all’Italia l’opera e l’impegno meridionalista.
D. IVONE (a cura di), Cultura Stato e Mezzogiorno nel pensiero di Pasquale Saraceno, Atti
del Convegno di Studio, Salerno-Paestum, 2, 3, 4 ottobre 2003, Editoriale Scientifica, Napoli, 2004.
Indice del volume: R. PASQUINO (Rettore Magnifico dell’Università degli Studi di
Salerno), Premessa. Parte introduttiva: D. IVONE, Pasquale Saraceno tra Stato e Mezzogiorno. I Sessione – Cultura e Impresa: G. GOLINELLI, Il pensiero di Pasquale Saraceno
nell’ambito dell’evoluzione degli studi sul governo delle organizzazioni imprenditoriali; V.
ANTONELLI, Pasquale Saraceno, un aziendalista a tutto tondo. Riflessioni a margine di
alcuni scritti minori; S. BARILE, Il contributo di Pasquale Saraceno alla interpretazione
sistemica di piani e programmi; M.V. CIASULLO, Concetto e condizioni di sopravvivenza
dell’impresa nel pensiero di Pasquale Saraceno e nell’evoluzione della dottrina; R. MOLESTI, Pasquale Saraceno e il partecipazionismo aziendale; M. PELLICANO, Difficoltà nel
governo delle imprese: cause e rimedi nel pensiero di Pasquale Saraceno; A. DELL’OREFICE, La piccola e media impresa nel pensiero di Pasquale Saraceno; D. FAUSTO, L’impresa
pubblica nel pensiero di Pasquale Saraceno; R. MELE, Le condizioni di equilibrio economico nell’azienda pubblica secondo Pasquale Saraceno; E. IANNUZZI, Pasquale Saraceno:
istituzionalista industriale e il suo non agevole rapporto con la cultura aziendale italiana.
II Sessione – Mezzogiorno: P. BARUCCI, Il meridionalismo di Pasquale Saraceno tra efficienza e impresa pubblica; A. AMENDOLA, Il “nuovo meridionalismo” e la moderna teoria
dello sviluppo; G. GALASSO, Il “nuovo meridionalismo” di Pasquale Saraceno e il meridionalismo oggi; G. DE GENNARO, Questione meridionale e meridionalismo nell’opera di
Pasquale Saraceno; A. MUSI, Meridionalismo cattolico e meridionalismo laico attraverso le
pagine della rivista “Nord e Sud” (1954-1968); S. PETRICCIONE, Pasquale Saraceno e la
Cassa per il Mezzogiorno; P.L. SCANDIZZO, Una riflessione sulle politiche economiche sul
Mezzogiorno; G. ZALIN, Dualismo economico e questione meridionale nel pensiero di
Pasquale Saraceno; S. ZOPPI, Classe dirigente e sviluppo del Mezzogiorno in Pasquale
Saraceno; F.E. CAROLEO-M.R. GAROFALO, Il dibattito dei due Mezzogiorno d’Europa alla
luce del pensiero di Pasquale Saraceno; F. PILLITTERI, La Sicilia del dopoguerra e il neomeridionalismo di Pasquale Saraceno. III Sessione – Stato ed economia: E. SCOTTI, Partecipazioni statali e sviluppo del Mezzogiorno nel pensiero di Pasquale Saraceno; P.
BARATTA, Privato e pubblico nella politica di sviluppo di una moderna economia. L’insegnamento di Pasquale Saraceno; A.M. FUSCO, Stato ed economia nel pensiero di Pasquale Saraceno; N. MANCINO, Libertà ed uguaglianza nel pensiero di Pasquale Saraceno; R.
VACCARO, Sviluppo industriale e sviluppo ambientale in Pasquale Saraceno; T. FANFANI,
147
Pasquale Saraceno, l’intervento dello Stato e la ricostruzione economica; L. AVAGLIANO,
Pasquale Saraceno e la funzione dell’IRI nel Mezzogiorno; S. LA FRANCESCA, Pasquale
Saraceno e l’industrializzazione nel Mezzogiorno: il caso siciliano; G. GIOLI-F. MASINI, La
difficile compatibilità tra sviluppo economico regionale ed integrazione europea: il contributo di Pasquale Saraceno; M. SANTILLO, I prodromi della programmazione nel sistema
teorico di Pasquale Saraceno: dai “Piani di primo aiuto” al “Piano Marshall”; N. POSTIGLIONE, L’influenza di Pasquale Saraceno nella formulazione della programmazione economica in Italia: cenni essenziali. IV Sessione – Parte conclusiva: A. CESTARO, Pasquale
Saraceno e la Basilicata, L. CODA, Il popolamento della Sardegna. Un’alternativa alle soluzioni proposte da Pasquale Saraceno per lo sviluppo del Mezzogiorno; F. PIROLO, Pasquale Saraceno, Sergio Paronetto, Ezio Vanoni e il Codice di Camaldoli; R. ROSSI, Pasquale
Saraceno e la “Rivista Economica del Mezzogiorno”; A. MONTAUDO, Politica industriale e
iniziativa privata nel Mezzogiorno in alcuni contributi di Pasquale Saraceno; B. DI SALVIA, Pasquale Saraceno e il Piano ERP; G. BORGHINI, La dottrina dell’impresa industriale nel pensiero di Pasquale Saraceno; G. CATERINA, Crescita territoriale e industrializzazione nell’azione meridionalistica di Pasquale Saraceno; G. TULLIO, Pasquale Saraceno, il
Mezzogiorno e l’Europa; G. ARENA, La formazione di Pasquale Saraceno a Milano.
R. MAIOCCHI, Scienza e fascismo, Carocci Editore, Roma, 2004.
Il volume affronta le diverse sfaccettature della complessa relazione tra gli scienziati e il fascismo: dall’aspetto istituzionale, con le vicende che portarono alla nascita
del CNR – finalizzato a indirizzare la ricerca nelle università verso attività coordinate e
utili al paese –, a quello culturale, con le discussioni relative alla ricezione in Italia delle
teorie di Einstein, fino all’ambito più propriamente politico riguardante il coinvolgimento degli scienziati nell’autarchia e nella preparazione delle leggi razziali nella loro
variante “all’italiana”, sul piano operativo non meno feroce di quella hitleriana. Quale
che sia l’aspetto storiografico dal quale si parte per analizzare la storia della scienza italiana durante il ventennio fascista, emerge comunque chiaramente l’elevato grado di
compromissione degli scienziati italiani verso il fascismo: se infatti la maggior parte
degli economisti prese molto sul serio, per quanto portato aberrante di una politica
irrazionale, due idee del regime – corporativismo e autarchia –, anche i chimici e gli
ingegneri non mancarono di dare il proprio contributo fattivo alla preparazione della
guerra, realizzando quella saldatura tra mondo della scienza, tecnici e militari che
accompagnò l’Italia verso la sua tragica avventura.
D. SALVATORE, La finanza internazionale sul finire del secolo, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio / Studi e Ricerche, Editrice Le Balze, Montepulciano, 1998.
Indice del volume: Il gold standard e gli sviluppi tra le due guerre mondiali: Vari tipi di sistemi monetari internazionali; Il “gold standard”; Il meccanismo delle variazioni dei prezzi
basato sul flusso dell’oro; Il funzionamento del gold standard; Il periodo tra le due guerre. Il
148
sistema di Bretton Woods e il suo crollo: Il gold – exchange standard (1947-1971); Prestiti del
Fondo Monetario Internazionale; Funzionamento del sistema di Bretton Woods; Evoluzione
del sistema di Bretton Woods; I deficit di bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti e il sistema
di Bretton Woods; Il crollo del sistema di Bretton Woods. L’attuale sistema monetario internazionale e il suo futuro: Introduzione; L’attuale sistema monetario internazionale; Difetti
dell’attuale sistema; Elasticità dei prezzi e dei redditi, e squilibri globali; Il funzionamento attuale del FMI; Oro, DSP, e riserve internazionali; Proposte di riforma dell’attuale sistema. Il
Sistema Monetario Europeo: La formazione del Sistema Monetario Europeo; Il funzionamento del Sistema Monetario Europeo fino al 1992; La crisi dello SME del 1992; La crisi dello
SME del 1993; Le conseguenze della crisi dell’agosto 1993. Il futuro del Sistema Monetario
Europeo: E’ l’UE un’area valutaria ottima?; Criteri di convergenza per la Moneta Unica Europea; Base logica dei criteri di convergenza per l’EMU; La transizione all’EMU; Conclusioni.
Indipendenza delle banche centrali e la politica monetaria in un’economia globale: Indipendenza delle banche centrali; Indipendenza della banca centrale e inflazione; Indipendenza delle
banche centrali, economia reale e deficit fiscali; Integrazione finanziaria globale e performance della banca centrale; Mercati finanziari globali ed efficacia della politica monetaria; Il ruolo del dollaro, del marco e dello yen nella finanza internazionale: Valute internazionali; Le principali valute internazionali; Valute nelle riserve internazionali; Il cambiamento del ruolo internazionale del dollaro, del marco e dello yen; I benefici e i costi del signoraggio degli Stati
Uniti. Mercati euro – finanziari: Descrizione e dimensioni dei mercati delle eurovalute; Ragioni dello sviluppo e della crescita del mercato delle eurovalute; Funzionamento del mercato
delle eurovalute; Problemi creati dal mercato delle eurovalute; Mercati delle obbligazioni e
“notes” internazionali. I derivati come nuovi strumenti finanziari nei mercati finanziari globali.
Che cosa sono i derivati; Le ragioni della crescita dei derivati e loro fornitori; Tipi di derivati;
Swaps sulle valute e futures e options sui cambi; Pericoli dei derivati; Tipi di rischio dei derivati; Modi di ridurre i rischi dei derivati. Mercati finanziari emergenti: Crescita dei mercati finanziari emergenti; Diversificazione del rischio; Crescita economica dei paesi emergenti; Volatilità e futuro dei mercati finanziari emergenti; La crisi messicana. Flussi internazionali di capitale finanziario e instabilità finanziaria internazionale: Ragioni degli aumentati flussi internazionali di capitale finanziario; Dimensione e composizione dei flussi internazionali di capitale finanziario; Flussi internazionali di capitale finanziario e instabilità internazionale; Come
affrontare l’instabilità finanziaria internazionale. Concorrenza nel banking internazionale: La
crescente concorrenza nel banking internazionale; Le più grandi banche del mondo e la concentrazione del mercato; Profitti e costi del banking internazionale; Competitività nel
banking internazionale; Rischi di sistema nel banking internazionale; Banking internazionale
e paesi in via di sviluppo.
G. ROTONDO, Il controllo antitrust nel mercato finanziario, Università di Napoli Federico II – Dipartimento di Diritto dell’Economia, Edizioni Scientifiche Italiane,
Napoli, 2004.
L’affermarsi di relazioni competitive nei mercati finanziari ha posto nuove esigenze di regolamentazione, tra cui quella del controllo delle condotte di mercato
149
degli intermediari. In questo ambito, il presente volume analizza l’applicazione del
diritto della concorrenza nel settore finanziario, con riguardo specifico all’assetto
delle competenze delle autorità di vigilanza. L’indagine viene svolta attraverso un
approccio complessivo ai vari comparti del mercato finanziario, mettendo in evidenza come eventuali riforme del sistema di competenze antitrust non possano più essere circoscritte al solo settore bancario, ma debbano necessariamente tenere conto di
tutte le componenti soggettive del mercato finanziario. Nella creazione di un equilibrato assetto di controllo della concorrenza sono, altresì, rilevanti i profili della
necessaria armonizzazione tra regole interne e sopranazionali, della “neutralità” nel
perseguimento dei diversi obiettivi della vigilanza e, infine, della responsabilità delle
autorità chiamate a svolgere funzioni di controllo.
A. RONCAGLIA (a cura di), Le politiche dei redditi. Introduzione a un dibattito, Banca
Popolare dell’Etruria / Studi e Ricerche, Arezzo, 1986.
Indice del volume: Introduzione. Note sul dibattito teorico: Le varie concezioni
della politica dei redditi; Salario reale e occupazione; Salario monetario e inflazione;
Salario e costo del lavoro; La giungla retributiva e la spirale salariale. Le varie proposte di politica dei redditi: Introduzione: politiche dirigiste, politiche di mercato e
politiche istituzionali; Le politiche dirigiste; Le politiche di mercato: la MAP; Le
politiche di mercato: la TIP; Le politiche dei redditi tra mercato e istituzioni:
Meade; Le politiche istituzionali; dal neocorporativismo al contrattualismo del patto
sociale. Le esperienze di alcuni paesi: Introduzione; Australia: intervista a G.C. Harcourt; Austria: intervista ad E. Matzner; Francia: intervista a C. Berthomieu; Gran
Bretagna: intervista a D. Soskice; Olanda: intervista a S. Kuipers; Stati Uniti: intervista a P. Davidson; Svezia: intervista a R. Meidner. Il caso dell’Italia: Le politiche dei
redditi in Italia; La scala mobile.
G.N. MAZZOCCO (a cura di), Rischi e controlli nelle banche e nelle assicurazioni, G.
Giappichelli Editore, Torino, 2003.
I saggi raccolti in questo volume espongono i primi risultati raggiunti da una
ricerca interuniversitaria che ha coinvolto studiosi delle Università di Bergamo, di
Verona e di Udine sulle problematiche connesse ai rischi e si sistemi di controllo
negli intermediari finanziari. Pur senza pretese di sistematicità toccano punti di
grande rilievo della tematica in discorso, focalizzando l’attenzione principalmente
sulle banche e sulle assicurazioni. In particolare sono esaminati alcuni aspetti relativi alla vigilanza, ai controlli interni, agli interventi del collegio sindacale e delle
società di revisione, alla valutazione e al controllo del rischio operativo, del rischio
di tasso e delle performance dei mezzi propri e dell’utilizzo di strumenti innovativi
per la gestione del rischio di credito.
150
M. TONVERONACHI, Struttura ed evoluzione dei sistemi finanziari, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio / Studi e Ricerche, Editori del Grifo, Montepulciano, 1989.
Indice del volume: Introduzione. Capitolo 1. I problemi e le linee d’analisi. Capitolo 2. Analisi macro – finanziarie: La sintesi neoclassica di breve periodo; La Teoria neo
– monetarista di M. Friedman; La teoria post – keynesiana; Analisi teoriche, storiche e
contabili dei processi di accumulazione finanziaria; Osservazioni conclusive. Capitolo 3.
Teoria delle istituzioni finanziarie: Introduzione; Natura e funzioni delle imprese finanziarie – I; Natura e funzioni delle imprese finanziarie – II; Forme di mercato e performance delle istituzioni finanziarie; Forme di mercato e stabilità del settore finanziario;
Conclusioni. Capitolo 4. Vincoli e controlli pubblici: Introduzione; Regole fisse e poteri
discrezionali; Tipologia dei controlli; Schemi di controllo e rapporti tra Industria e
Finanza; Conclusioni. Capitolo 5. Un tentativo di quadro generale: Introduzione; Il quadro metodologico; La visione; La teoria dell’instabilità finanziaria; Conclusioni.
S. POTITO, Il primo Beneduce 1912-1922, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2004.
Alberto Beneduce è tradizionalmente ricordato come il grande tecnocrate della
finanza italiana degli anni Trenta. In questo saggio si affronta, invece, per la prima volta
in maniera articolata e globale, l’opera di Beneduce nel decennio che precede il 1922,
analizzando i principali momenti della sua attività di questi anni: la collaborazione con
Nitti, la creazione dell’INA, le iniziative finanziarie intraprese durante la prima guerra
mondiale, l’impegno politico come socialista riformista e come Ministro del Lavoro.
Utilizzando numerose fonti documentarie ed archivistiche, in parte anche inedite, l’Autore mette in luce il valore sociale, economico e previdenziale del suo operato nell’ambito della società italiana alla vigilia del fascismo.
V. TANZI, Globalizzazione e sistemi fiscali, Banca Etruria / Studi e Ricerche, Calenzano,
2002.
Indice del volume: Prefazione. Dimensione internazionale delle politiche fiscali
nazionali: premesse e sguardo d’insieme: Introduzione; Il passato: a) restrizioni commerciali, b) limitati movimenti di capitali, c) mobilità delle persone; d) investimenti
di portafoglio; Il presente; Possibili riforme; Il finanziamento dei beni pubblici
internazionali; Osservazioni conclusive; Note. La globalizzazione, la concorrenza
fiscale e il futuro dei sistemi fiscali: Introduzione; La globalizzazione e la politica
fiscale: a) imposte sulle vendite, b) imposte sui redditi d’impresa, c) imposte sui redditi delle persone fisiche; Il futuro dei sistemi fiscali; Osservazioni conclusive; note.
Globalizzazione, sviluppi tecnologici ed entrate tributarie: Introduzione; Termiti fiscali ed entrate tributarie: a) commercio e transazioni elettroniche, b) uso del denaro
elettronico, c) commercio intra – aziendale, d) piazze finanziarie off – shore e paradisi fiscali, e) derivati e hedge funds, f) incapacità a tassare il capitale finanziario, g)
151
crescenti attività estere, h) shopping all’estero; Le termiti fiscali possono essere sterminate?; Conclusione; Note. Armonizzazione dei sistemi fiscali in un’unione economica e monetaria: lezioni dall’esperienza degli Stati Uniti: Introduzione; L’imposizione fiscale in un’unione economica; Pressioni esercitate dalla concorrenza fiscale e
limiti della medesima; Confronto delle principali imposte negli Stati Uniti e nell’Unione Europea; Imposta sui redditi delle persone fisiche, Imposte sui redditi delle
società; Imposte sulle vendite al dettaglio e imposta sul valore aggiunto; Implicazioni generali; Principali lezioni; Osservazioni conclusive; Note. Scambio di informazioni e la tassazione dei flussi di reddito internazionali: Introduzione; Incompatibilità
degli incentivi; Costi di transazione: a) difficoltà linguistiche, b) differenze di definizioni, c) segreti commerciali, d) sviluppo di software; Osservazioni conclusive; Note.
Necessità di una World Tax Organization: Introduzione; Una International Tax Organization?; Osservazioni conclusive, Note.
A. COLOMBI, “Per un partito di combattimento”. Scritti scelti 1948-1955, a cura di F.
Caneparo, Franco Angeli, Milano, 2004.
“Ho conosciuto Arturo Colombi – scrive Gianni Cervetti nella sua introduzione –,
prima ancora che di persona, dalla lettura di un suo volumetto autobiografico. Era il
1950, ed io, sedicenne studente liceale milanese, avevo aderito da poco al Partito
Comunista. In quello stesso anno, Colombi aveva dato alle stampe il suo Nelle mani del
nemico, dove raccontava le vicende che da giovane muratore lo avevano portato a
diventare “rivoluzionario di professione” – termine allora in uso per indicare una scelta di vita totalmente coinvolgente – e quindi, da inquilino, per tanti anni, dalle galere
fasciste, a dirigente nazionale del PCI e della guerra di Liberazione nazionale”. E’ raccolta in questo volume una selezione di scritti rappresentativi dell’attività politica svolta da Colombi tra il 1948 e il 1953. Il saggio introduttivo di Federico Caneparo ricostruisce i principali temi della politica comunista negli anni “duri” della guerra fredda:
l’ideologia e il lavoro di massa, la morale comunista, il confronto con gli intellettuali
comunisti, l’organizzazione delle lotte e dei movimenti, il rapporto con le organizzazioni di massa e la ricezione dell’idea togliattiana del partito nuovo e della democrazia progressiva.
F. PINO (a cura di), L’Archivio Storico di Banca Intesa. Per una storia al plurale, Banca
Intesa, Milano, 2004.
Indice del volume: Prefazione; Introduzione; La genealogia di Banca Intesa.
Profili storici e tradizioni archivistiche: Cassa di Risparmio delle Province Lombarde;
Banco Ambrosiano Veneto; Banca Commerciale Italiana; “Operazione Accessibilità”: il sistema informativo integrato dell’Archivio Storico; Regolamento dell’Archivio Storico.
152
A.O. GUERRAZZI, “La Repubblica necessaria”. Il fascismo repubblicano a Roma 1943-44,
Franco Angeli, Milano, 2004.
Il Partito fascista repubblicano ha svolto un ruolo di una certa importanza durante l’occupazione tedesca di Roma, tra il settembre 1943 ed il giugno 1944. I fascisti
repubblicani della capitale sono stati però ignorati dalla storiografia, oppure sono stati
descritti beffardamente come “repubblichini”, oscuri scherani del nazismo. Senza
togliere nulla delle colpe, gravissime, di cui si macchiarono, questo libro tenta, per la
prima volta, di descrivere la proposta “politica” del fascismo repubblicano a Roma, non
fermandosi alla “cronaca nera” delle varie “bande”, ma cercando di comprendere le
motivazioni che portarono migliaia di romani ad aderire ad un movimento privo di speranze e di futuro.
L. SAIU, Stati Uniti e Italia nella grande guerra 1914-1918, Fondazione Luigi Einaudi,
Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2003.
Indice del volume: Introduzione. Parte prima: Neutralità e mediazione (1914-1917):
Le mancate promesse del passato; Uomini e prospettive; La diversa concezione della
neutralità e della guerra; Il discorso del New Willard: il lancio della pace democratica;
Il riscontro italiano; La rielezione alla Casa Bianca e la nota ai belligeranti; Prime reazioni della Consulta ai programmi wilsoniani; Peace without victory e rottura con Berlino; L’avvio della manovra verso l’Austria – Ungheria; Perplessità di Sonnino e ingerenze vaticane. Parte seconda: Belligeranza e diplomazia di guerra (1917-1918): L’intervento in guerra; La missione italiana; La risposta alla nota di Benedetto XIV; La dichiarazione di guerra all’Austria – Ungheria; La comune belligeranza contro l’Austria;
Nazionalità sicurezza ed equilibrio: i Quattordici Punti; Il rilancio dell’amicizia con l’Italia; Le dichiarazioni sulle nazionalità del maggio – giugno 1918; L’assistenza militare;
Prove di dialogo; Conclusione – Le trattative armistiziali e l’ascesa del ruolo italiano
nella costruzione della pace americana.
P. NARDONE, Denaro e terra. La “modernità” di un latifondo ottocentesco (secc. XVIIXIX), Collana del Dipartimento di Economia e Storia del Territorio, Università
“G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, Franco Angeli, Milano, 2004.
La formazione e gestione dei patrimoni immobiliari è una tematica avvincente
della storia economica in Età Moderna e Contemporanea. Attraverso la ricostruzione
dei patrimoni immobiliari nel Mezzogiorno dall’Età Moderna a quella Contemporanea,
è possibile evidenziare i cambiamenti avvenuti in seno alla società meridionale. Infatti,
dallo studio delle diverse vicende familiari emergono i vari aspetti sociali ed economici
che caratterizzarono la vita quotidiana della società borghese e nobiliare. Si pensi alle
diverse politiche matrimoniali, ai meccanismi di mobilità della ricchezza tra le generazioni, legati alle variazioni delle leggi di successione, alle svariate modalità di investi-
153
mento, sia fondiario che creditizio, tematiche che possono emergere solo dallo studio
dei patrimoni familiari. In questo volume si esaminano le vicende della famiglia Zambra
in Abruzzo Citeriore, dalle origini, risalenti al XVII secolo, fino agli inizi del XIX secolo. Si tratta di una famiglia borghese, che nel tempo acquisirà il titolo nobiliare. Due
sono i rami principali: quello nobiliare, che dalla città di Chieti emigrerà a Napoli, dove
si estinguerà e quello borghese, che costituirà ex novo un ingente patrimonio fondiario
e assumerà una posizione di primo piano nella realtà cittadina. Dopo avere ricostruito i
meccanismi di acquisizione fondiaria, strettamente legati alle vicende storiche e a quel
periodo ricco di cambiamenti economici e sociali che è stato il decennio francese, attraverso l’analisi dei libri contabili, si esaminano le rendite dell’ingente latifondo abruzzese, ma anche i patti agrari vincenti nella regione ed il rapporto che legava i vari operatori economici del latifondo alla famiglia. Ne emerge uno spaccato interessante sulla
vita di un vero e proprio microcosmo, che passa immune attraverso le diverse crisi economiche che, nel tempo, colpiscono il resto del Regno e che emana una sorta di forza
di attrazione verso le piccole proprietà limitrofe che, attraverso svariate strategie messe
in moto dagli Zambra, prima o poi finiscono per essere inglobate nel latifondo.
G. CUOMO, Letture costituzionali sulla Repubblica, Giannini Editore, Napoli, 2004.
Indice del volume: Presentazione di Silvano Labriola. Appunti sull’inchiesta politica
delle Camere [1960]; Dimissioni volontarie del Governo e poteri dei Presidenti di assemblea Parlamentare [1965]; L’impedimento del Presidente della Repubblica [1968]; Le
associazioni segrete e l’art. 18 della Costituzione [1985]; Decisionismo politico e regolamenti parlamentari [1987]; I sistemi elettorali nell’esperienza italiana [1988]; Il collegio
uninominale in una società non omogenea [1992]; Ancora sui sistemi elettorali [1992];
Come sarà la nuova Camera dei Deputati? [1994]; Libertà della persona e divisione dei
poteri [1997]; Sui termini di elezione del Presidente della Repubblica [1999]; La regione
tra storia e Costituzione [1999]; Risorgimento, Costituzione, Comunità europea [2000];
Un nodo della riforma [2001]; La magistratura fra giustizia e politica [2002].
R.G. RAJAN, L. ZINGALES, Salvare il capitalismo dai capitalisti, Einaudi, Torino, 2004.
I capitalisti affermati hanno paura della competizione, che mina il predominio delle
imprese esistenti e le costringe a riguadagnarsi la propria posizione ogni giorno. I mercati
finanziari sviluppati spaventano particolarmente, perché favoriscono e alimentano la concorrenza, equiparando i punti di partenza. L’Italia è un esempio da manuale della degenerazione del capitalismo in un sistema di élite, fatto dalle élite, e per le élite. E rappresenta,
al tempo stesso, un caso emblematico del ruolo decisivo svolto dal sistema finanziario in
questa degenerazione. Non è sorprendente che in Italia tutte le nuove opportunità di investimento, dai telefoni cellulari alle società di servizi pubblici neoprivatizzate, siano sempre
sfruttate da pochi privilegiati. Sono gli unici con il denaro e i contatti per farlo. E non sorprende neppure che queste stesse persone si oppongano a uno sviluppo finanziario:
andrebbe a intaccare proprio la fonte della loro rendita di posizione.
154
P. SCHLESINGER, G. BERTI, L. MOCCIA, G. BREGANTINI, Lavoro, mercato, valori, a cura
di M. Napoli, Vita e Pensiero, Milano, 2003.
Non sorprende che il mercato si presti ad incredibili esaltazioni, come la nuova
divinità, mirabile meccanismo di selezione dei migliori e dei capaci, fonte di benessere
collettivo e di premi eccezionali per i più arditi. Ma non sorprende neppure che vi si
contrappongano esecrazioni non meno estreme, che denunciano il mercato come un
“convitato di pietra”, impietoso, perverso, favorevole ad ogni furbizia e ad ogni abuso.
A. LOCATELLI, Riforma fiscale e identità regionale. Il catasto per il Lombardo Veneto
(1815-1853), Vita e Pensiero, Milano, 2003.
Questo volume ricostruisce i complessi passaggi che, tra il 1815 e il 1853, condussero all’estimo fondiario e immobiliare del regno Lombardo-Veneto. Il “nuovo censo” fu
nella sostanza l’estensione del vecchio “censo teresiano” alle terre dell’ex repubblica Serenissima, siano alle province di Bergamo e Brescia. Già a inizio Ottocento, durante la
dominazione francese, si puntò a riformare i vecchi registri censuari della Serenissima.
Con il ritorno degli austriaci in Italia, Francesco I, il 23 dicembre 1817, firmò il decreto
per un estimo nel Lombardo-Veneto su base geometrico-particellare. Il 27 gennaio 1818
fu istituita la Giunta del censimento, una magistratura speciale per la gestione dell’esperimento catastale. La costruzione del nuovo censimento ebbe come primo obiettivo stimare la rendita dei cespiti imponibili e, conseguentemente, eliminare le sperequazioni impositive tra le province lombarde e venete, configurando l’operazione come vera e propria
riforma della fiscalità fondiaria. La formazione del “nuovo censo” presentò anche i caratteri di un atto politico, parte di un più ampio processo di riforma istituzionale, con l’intento di realizzare tra il Ticino, il Po e la corona prealpina un fedele e forte avamposto per
l’influenza asburgica nella Penisola. Così il catasto ottocentesco rappresentò uno degli
elementi di genesi della Lombardia contemporanea e fu anche occasione per introdurre
nel Triveneto, e riaffermare nella Lombardia austriaca, la proprietà privata come diritto
universale e patrimoniale. Il riconoscimento di questo principio giuridico, pietra angolare
dell’economia di mercato, si accompagnò all’inclusione nel diritto comune dei canoni
francesi in materia di tutela degli interessi patrimoniali. Il catasto divenne così fattore
determinante di un sistema economico orientato alla crescita.
D. IVONE, Meridionalismo cattolico (1945-1955), Vita e Pensiero, Milano, 2003.
In questo studio, Diomede Ivone, storico economico di ben consolidati interessi
meridionalistici compie una rilevante operazione culturale, oltre che storiografica,
rispetto alla tanto dibattuta ‘questione meridionale’, riproponendo le testimonianze di
una stagione di grande vitalità e importanza nella storia del nostro Paese, e in particolare del Sud. Egli ricostruisce infatti le iniziative e i contenuti di quel meridionalismo
definito ‘cattolico’, con riferimento a una ispirazione ideale e morale, che si espresse in
155
maniera assai significativa, tra la fine del secondo conflitto mondiale e la seconda metà
degli anni Cinquanta del secolo appena trascorso. Esso, oltre a chiedere una nuova
conoscenza della realtà, mediante lo studio delle statistiche e attraverso indagini che
arrivavano al cuore dei problemi, insisteva sull’urgenza di elevare le condizioni civili ed
economiche delle popolazioni, sulla necessità di miglioramenti nell’agricoltura e sull’importanza di mutamenti nella mentalità. Fattori distinti, ma tutti orientati a un unico
e ben chiaro obiettivo: far assumere al Mezzogiorno un ruolo attivo e dinamico nello
sviluppo del Paese, fino ad allora condizionato dalla persistenza di un rigido schema
dualistico con scarso margine di complementarietà tra Nord e Sud. La cultura meridionalistica dei cattolici italiani che l’indagine di Ivone riporta alla luce, costituisce così un
interessante stimolo per la ricostruzione storica, riaprendo sentieri di studio e di azione
e indicando non solo che molte partite sono ancora aperte, ma anche, e soprattutto, che
su quella tradizione molto ancora si può costruire.
Fonti per la storia dell’agricoltura italiana (1800-1849), Saggio bibliografico di Gianpiero Fumi, Vita e Pensiero, Milano, 2003.
La cura degli animali e delle piante, il ripristino della fertilità del suolo, il controllo delle acque, la difesa dalle avversità e la manipolazione dei prodotti agricoli hanno
dato vita a un prezioso patrimonio di conoscenze tecnico-pratiche che negli ultimi secoli si sono trasfuse in un grande numero di opere a stampa. Nell’Ottocento la rifondazione dei saperi e delle pratiche agricole trasse ulteriore impulso dallo sviluppo di istituzioni come le accademie e le società agrarie, l’istruzione tecnica e la stampa specializzata. Questo volume, che è parte di un’iniziativa volta al censimento della letteratura
agronomica italiana, presenta i risultati di una ricognizione sistematica delle opere
apparse nella prima metà del diciannovesimo secolo nella penisola italiana, individuando oltre cinquemila titoli e mettendo in luce alcuni tratti complessivi dell’editoria agraria dell’epoca, rispetto alla distribuzione temporale e geografica delle pubblicazioni, alla
frequenza dei singoli autori e stampatori e alla suddivisione degli scritti tra i diversi
ambiti tematici.
Piacenza in età moderna e contemporanea. Fonti a stampa e storiografia economica e
sociale, a cura di Aldo Carera, Vita e Pensiero, Milano, 2004.
Nella secentesca premessa a Dell’historia ecclesiastica di Piacenza di Pietro
Maria Campi, venivano celebrate le difficoltà di chi intenda “penetrare ne’ più
reconditi repostigli” delle biblioteche al fine di trarne “preziosissime gemme”. Per la
buona sorte del lavoro storico quest’operazione di scavo non ha mai termine e col
tempo può avvalersi di strumenti e sussidi atti ad alleggerire quella fatica della ricerca che al Campi era costata “tanti sudori della fronte …. la vista e finalmente la
vita”. Chi si interessa, a vario titolo, delle vicende storiche dell’economia e della
società piacentina tra età moderna e contemporanea conta sul ricco patrimonio di
156
fonti a stampa conservate nelle principali biblioteche del capoluogo (la Biblioteca
comunale “Passerini-Landi”, la Biblioteca della Camera di Commercio, la Biblioteca
dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, la Biblioteca dell’Archivio di Stato). Questo volume rende disponibile un catalogo generale delle opere relative all’agricoltura, alle diverse attività manifatturiere e commerciali, alle dinamiche della società
locale e a tutti quei temi in cui si riflette l’operato degli attori privati e istituzionali
in campo economico e sociale, secondo contenuti e chiavi di lettura tipici di questo
territorio.
G. ARRIGO, A. D’ANDREA, B. SITZIA, T. TREU, Principio di sussidiarietà Europa, Stato
sociale, a cura di M. Napoli, Vita e Pensiero, Milano, 2003.
Il principio di sussidiarietà occupa un posto di grande rilievo nella Dottrina sociale della Chiesa. Troppo a lungo dimenticato, viene oggi riscoperto quale centro del ‘crocevia istituzionale’ rappresentato dai complessi e delicati rapporti tra Unione Europea,
Stato e Regioni. Mediante i contributi di alcuni tra i massimi esperti della materia, questo volume ne analizza la portata e l’impatto, in riferimento all’esperienza concreta dell’Europa comunitaria e dell’ordinamento interno italiano. Vengono così messi in luce e
analizzati i fondamenti e i precedenti istituzionali indispensabili per cogliere il reale
significato del principio di sussidiarietà, sancito ora, tra l’altro, nel nuovo testo dell’articolo 18 della Costituzione.
M. TELÒ, Dallo Stato all’Europa. Idee politiche e istituzioni, Carocci Editore, Roma,
2004.
L’Unione Europea, grazie alle sue istituzioni sopranazionali e intergovernative,
è una realtà storica assolutamente nuova nel mondo contemporaneo: ha stabilizzato
la pace tra ex nemici, consolidato la democrazia negli stati membri, favorito un
modello socio-economico convergente. Il suo successo interroga la storia del pensiero sulla vicenda dello Stato europeo e sui grandi concetti della politica: sovranità e
rappresentanza, cittadinanza e identità, spazio pubblico democratico, pace e guerra.
La prima parte del volume presenta le linee esenziali del pensiero di Machiavelli,
Bodin, Hobbes, Locke, Montesquieu, Rousseau, Kant ed Hegel e di vari autori
minori tra il XVI e il XX secolo, mettendo in evidenza come il percorso dello Stato
moderno, tra assolutismo e costituzionalismo, tra nazionalismo e cosmopolitismo, si
intrecci con la controversa formazione di un ordine europeo. La seconda parte ripercorre l’itinerario dell’idea d’Europa e gli sviluppi delle istituzioni comunitarie, dai
Trattati di Roma e Maastricht sino al progetto costituzionale della Convenzione
europea del 2003. Pensato come innovativo testo-base per l’insegnamento della Storia delle dottrine politiche moderne e contemporanee nelle lauree triennali, il volume può offrire un utile contributo anche per corsi multidisciplinari sull’integrazione
europea.
157
M. VERGA, Storie d’Europa. Secoli XVIII-XXI, Carocci Editore, Roma, s.d.
Tra XVIII e XIX secolo si consolida un modello di storia d’Europa utile a definire una civiltà dai tratti largamente comuni e, insieme, un sistema di stati-nazione. La
prima guerra mondiale ha segnato la crisi di questo schema “classico”, reso inattuale
dalle tragiche conseguenze dei nazionalismi e dalla nuova, plurale, realtà dell’Europa,
uscita dalla sconfitta degli Imperi centrali. Tra le due guerre mondiali, per coloro che
intesero preservare la civiltà europea liberale dai nazionalismi e dai totalitarismi, l’Europa diventò, come ha scritto Lucien Febvre, un’idea rifugio, un valore di civiltà che
poteva vivere solo rinnegando la storia dell’Europa delle nazioni. Nell’Europa divisa
del secondo dopoguerra, le storie d’Europa, quasi tutte di autori dell’Europa atlantica,
hanno voluto riaffermare la fiducia in un’idea di civiltà che si identificava con i valori
della democrazia e del capitalismo “occidentali” e che ha trovato nei partiti cristiani e
liberali e, solo più tardi, nei partiti del socialismo dell’Occidente, gli attori di un processo d’integrazione. Le storie d’Europa degli ultimi decenni del XX secolo sono state
soprattutto uno strumento pedagogico per l’affermazione di questo processo, che ha
trovato nella crisi del blocco comunista l’opportunità del suo consolidamento. L’azione
del Consiglio d’Europa e la “politica della storia” delle istituzioni della Comunità e,
ora, dell’Unione Europea hanno avuto, in questi ultimi due decenni, un rilievo assai
significativo nella promozione di un’identità europea che largamente si identifica con il
suo “patrimonio” e le sue “radici” culturali.
G. BIONDI, U. LEONE, I. TALIA, Dal villaggio alla città. Ambiente, economia, servizi, G.
Giappichelli Editore, Torino, 2003.
Indice del volume: Capitolo 1: I. TALIA, Le ragioni della metropoli: Il fenomeno
urbano e l’urbanizzazione: formazione e diffusione delle città; Le funzioni urbane: dalla
città alle reti di città; Dalla città industriale a quella postindustriale; Città e metropoli nel
terzo millennio e la pianificazione urbana. Capitolo 2: U. LEONE, L’ecosistema urbano:
Gli scenari dell’inurbamento. L’impronta della città; La città come ecosistema; Le politiche dei Rifiuti Solidi Urbani; L’abbattimento dell’inquinamento. Il ruolo della politica dei
trasporti; La climatizzazione degli ambienti; Le buone pratiche; Appendice e strumenti di
approfondimento; Il “Capitolo 28”; La Carta di Aalborg; L’appello di Hannover, Il Piano
di Lisbona; La Carta di Ferrara; Dichiarazione di Siviglia. Capitolo 3: G. BIONDI, Città,
lavoro, servizi: Il ruolo delle infrastrutture nella competizione dei sistemi urbani; Le
esternalità nel nuovo modo di produrre; Un caso emblematico: l’area napoletana; Un
nuovo strumento d’intervento: il project financing; Terziario per l’impresa e sviluppo urbano; Dal taylorismo alla “specializzazione flessibile”; I servizi per l’impresa tra mercato globale e mercato locale; L’artigianato e la città: un rapporto ambiguo e contraddittorio; Il
ritorno degli esclusi; L’artigianato ed il Centro Storico di Napoli; Quali politiche per la
modernizzazione del settore?; La sfida dell’internazionalizzazione e la cultura imprenditoriale; Dal “punto” alla “rete”; L’approccio comportamentale; I problemi aperti; Le prospettive dell’integrazione mediterranea; Il sistema formativo nella società della conoscenza; Il
158
lavoro nel “post-industriale”; La risposta del sistema formativo; Federalismo, città e sviluppo regionale; Le principali caratteristiche del cambiamento; Il riordino istituzionale del
territorio.
A. GIOVAGNOLI, G. DEL ZANNA (a cura di), Il mondo visto dall’Italia, Guerini e Associati, Milano, 2004.
In che modo la cultura italiana si interessa della Gran Bretagna, della Francia o
della Germania? Qual è l’approccio della storiografia italiana alle vicende del mondo
contemporaneo? Queste e altre domande sono al centro de Il mondo visto dall’Italia,
che raccoglie gli atti di un convegno organizzato dalla SISSCO (Società italiana per lo
studio della storia contemporanea) nel settembre 2002 a Milano. Benché gli storici contemporanei si occupino prevalentemente dell’Italia, è sempre più avvertita tra loro l’esigenza di non restare chiusi all’interno dei confini nazionali. E’ impossibile, infatti,
comprendere le vicende italiane contemporanee al di fuori delle grandi questioni europee o mondiali e appare sempre più necessario uno stretto rapporto con la ricerca internazionale. Per la prima volta, in questo volume viene offerto un bilancio complessivo
degli studi italiani sulla storia contemporanea delle diverse aree del mondo, da quella
russo – sovietica ai paesi del Mediterraneo, dagli Stati Uniti all’America Latina, dall’Africa subsahariana all’Asia.
V. COZZOLI, Un decennio di privatizzazioni: la cessione di Telecom Italia, Centro di ricerca sulle amministrazioni pubbliche “Vittorio Bachelet”, Quaderni 34, Giuffré Editore, Milano, 2004.
Indice del volume: Premessa; Il quadro normativo delle privatizzazioni; Lo stato
delle privatizzazioni: le tecniche e le procedure adottate per le operazioni di privatizzazione realizzate fino al 1996; Le operazioni di privatizzazione fino al 2002; La privatizzazione di Telecom Italia: profili normativi; L’operazione di privatizzazione di
Telecom Italia: i dettagli tecnici della vendita della quota del Tesoro; Le modalità del
collocamento sul mercato; L’azionariato stabile; La tecnica di vendita dell’offerta globale; Le caratteristiche dell’offerta globale; I destinatari dell’offerta globale; Gli
incentivi per i risparmiatori; I componenti del sindacato di collocamento dell’offerta
globale; La tempistica dell’offerta globale; L’esito dell’offerta globale; Gli introiti e i
costi dell’operazione; La restante partecipazione del tesoro al capitale sociale di Telecom Italia; L’offerta pubblica di acquisto promossa da Olivetti per l’acquisizione del
pacchetto azionario di Telecom Italia; Descrizione dell’operazione; Elementi essenziali dell’offerta; Cronologia dell’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da
Olivetti e Tecnost sulle azioni ordinarie di Telecom Italia; La cessione di Olivetti e di
Telecom Italia avvenuta nel 2001; Conclusioni: il collocamento sul mercato di Telecom Italia nell’ambito di un primo bilancio del processo di privatizzazione delle
imprese pubbliche.
159
G. TARANTINI, Banche e finanza. La transizione incompiuta, Guerini e Associati, Milano,
2004.
A partire dagli anni Novanta il sistema bancario italiano, rimasto sostanzialmente immobile per oltre mezzo secolo, è stato interessato da un profondo processo di trasformazione. In un sistema sino ad allora rigidamente bancocentrico è andato via via formandosi,
come è accaduto in tutti i maggiori paesi industrializzati, un vero e proprio mercato finanziario. L’evoluzione non può però dirsi compiuta. Da un lato i processi di aggregazione e
concentrazione non hanno ancora portato alla formazione di gruppi bancari in grado di
giocare un ruolo significativo quanto meno in Europa, e molto resta da fare sul fronte delle aggregazioni di carattere regionale; dall’altro, le piccole e medie imprese restano sottocapitalizzate e fortemente dipendenti dal debito bancario a breve. In questo contesto le
fondazioni di origine bancaria e le banche popolari possono contribuire in modo significativo alla crescita economica e sociale del nostro Paese, contrariamente a quanto sostengono alcuni secondo i quali rappresenterebbero delle anomalie. Come afferma nell’introduzione Carlo Secchi, “in Italia servono [….] istituzioni bancarie e finanziarie più ‘moderne’ (nei comportamenti) e più aperte alla concorrenza, con regole e organi di vigilanza
più adeguati ai tempi, seppur rispettosi del buon funzionamento del mercato e quindi non
tali da ingessare e soffocare, bensì da valorizzare la responsabilità dei soggetti economici”.
B. CAROVITA (a cura di), I percorsi del federalismo, Anno 2003, Giuffré Editore, Milano,
2004.
Indice del volume: Premessa; B.C. DI TORITTO, La “rete” e il dibattito scientifico. Il
significato di una iniziativa sul federalismo; B.C. DI TORITTO, Stato, Regioni e autonomie fra
attuazione e riforma del Titolo V; P. BILANCIA, Convenzione europea: i nodi vengono al pettine; B.C. DI TORITTO, La giurisdizione costituzionale tra logiche della democrazia maggioritaria e logiche della democrazia pluralista; G. BRUNELLI, Riequilibrio di genere nella rappresentanza politica: la parola al legislatore regionale; B.C. DI TORITTO, In tema di “interesse
nazionale” e riforme istituzionali; L. ANTONINI, Sussidiarietà, libertà e democrazia; F. LANCHESTER, L’11 settembre: gli USA e i doveri dell’Europa; R. DICKMANN, Spetta allo Stato la
responsabilità di garantire il pieno soddisfacimento delle “istanze unitarie” previste dalla
costituzione; B.C. DI TORITTO, La Corte e i processi di assestamento della riforma del Titolo
V; R. TONIATTI, Le premesse e le promesse del regionalismo funzionale; B.C. DI TORITTO, La
Corte Costituzionale e l’allocazione della potestà regolamentare regionale; P. BASSETTI, Federalismo e glocalismo: la nuova sfida della seconda modernità; T.E. FROSINI, Federalismo e
bicameralismo; G. QUAGLIARIELLO, Il fallimento della CIG.
M. PANEBIANCO, Global Peace e guerre d’Oriente. Balcani Medio Oriente Asia Centrale,
G. Giappichelli Editore, Torino, 2003.
The main theme of this book is the analysis of international conflicts in a global
perspective. In a world – wide philosophy of international relations, it offers a comprehensive interpretation of the three tremendous military conflicts of the last decade:
160
the Balcan crisis, the epiphenomenon of Soviet and Yugoslaves regimes’ collapse in
Central Europe; the Middle – East crisis, from the first Gulf War of 1990 – 1991 to the
Israeli – Palestinian armed conflict and the second period of the Usa – Iraq war. As a
result, the book supports the idea of a third region of crisis in Central Asia, strictly connected with the other regions, creating an autonomy axes of confrontation of western
and non western political and legal international tradition. The importance of the present work is an “ab intra” and “ab extra” vision of the three crises as well as of the
three interconnected regions, which represent the field of the construction of global
peace and the protection of fundamental right of each person to live in peaceful conditions. Furthermore, the book highlights the rule developed by the Church and other
religions which influence the solution of crises by using their own instruments, thus
contributing to the creation and implementation of a new international law of peace.
G.V. PARIGINO, Per mare e per palude. L’organizzazione della pesca a Castiglione della
Pescaia nella seconda metà del Settecento, Edizioni Polistampa, Firenze, 2003.
Se molti settori dell’economia hanno ricevuto una particolare attenzione da parte
degli studiosi, quello della pesca è stato uno dei più trascurati, e solo negli ultimi anni
ha suscitato un notevole interesse. Molti sono i problemi a cui si va incontro quando si
voglia affrontare e definire cosa e, soprattutto, quanto si pescava in Epoca Moderna,
primo fra tutti quello della scarsità delle fonti archivistiche. Questo volume, grazie al
ritrovamento di una serie di documenti prodotti dall’azienda che gestiva la pesca, dà
una prima indicazione sul funzionamento e sull’organizzazione dell’attività nel lago e
nel mare di Castiglione della Pescaia nella seconda metà del XVIII secolo.
SVIMEZ – Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, Sul finanziamento delle funzioni pubbliche di regioni ed enti locali secondo le nuove norme costituzionali. Commissione di lavoro e consultazione della Regione Campania sul tema
“Federalismo fiscale e Mezzogiorno”, Quaderno n. 15 di “Informazioni SVIMEZ”,
Roma, maggio 2002.
Indice del volume: Il “modello” normativo dell’art. 119 Cost.; L’art. 119 ed il principio della sufficienza delle risorse finanziarie; Le prestazioni relative ai livelli essenziali dei diritti civili e sociali; Interpretazioni distorte dei meccanismi di finanziamento
mediante compartecipazioni; Natura e ruolo del comma 5.
SVIMEZ – Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, Rapporto 2002
sull’economia del Mezzogiorno, Quaderno n. 20 di “Informazioni SVIMEZ”,
Roma, aprile 2003.
Indice del volume: M. ANNESI, Presentazione; R. PADOVANI, Le linee del Rapporto;
A. MARZANO, Intervento introduttivo; Interventi di A. BASSOLINO, T. TREU, A. BOZZETTO, A. GIANNOLA E N. NOVACCO; G. MICCICHÉ, Conclusioni.
161
SVIMEZ – Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, Rapporto 2003
sull’economia del Mezzogiorno, Quaderno n. 24 di “Informazioni SVIMEZ”,
Roma, maggio 2004.
Indice del volume: M. ANNESI, Presentazione; R. PADOVANI, Le linee del rapporto;
Interventi di A. BASSOLINO, G. ANDREOTTI, A. MACCANICO, F. PICA E N. NOVACCO.
SVIMEZ – Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, Il sommerso
nei contesti economici territoriali: produzione, lavoro, imprese, Quaderno n. 22 di
“Informazioni SVIMEZ”, Roma, novembre 2003.
Indice del volume: Introduzione e sintesi dei principali risultati; I) L’economia sommersa: una prospettiva d’insieme; II) Il lavoro sommerso; III) Le imprese sommerse; IV)
Ricerche sull’economia sommersa; V) Le politiche per regolarizzare il lavoro e le imprese.
C. CICI, F. RANGHIERI (a cura di), La governance locale dell’ambiente e del territorio. Percorsi di sostenibilità tra aspetti geografici e percepiti, Edizioni Angelo Guerini e
Associati, Milano, 2004.
La governance locale dell’ambiente e del territorio, è tema molto attuale e dibattuto.
Le organizzazioni che operano su un territorio, hanno a loro disposizione un’ampia
gamma di strumenti per pianificare, gestire e comunicare la sostenibilità. C’è uno strumento più idoneo rispetto ad altri per avviare una politica di sostenibilità in un ente locale? Conviene attivare prima un’Agenda 21 locale, poi un sistema di gestione ambientale e,
infine, attività di reporting? O vale il contrario? Si può definire un percorso di sostenibilità che tenga conto delle componenti geografiche e ambientali di un’area e perciò risponda alle esigenze e alle specificità del territorio? Oppure occorre scegliere tra varie possibilità? Consci delle numerose opzioni possibili e della generale limitatezza di risorse umane,
economiche e finanziarie disponibili presso gli enti locali, gli autori esplorano l’universo
degli strumenti della governance locale della sostenibilità, scegliendo di analizzare i principali aspetti metodologici e applicativi. Agenda 21, valutazione ambientale, classificazione e
gestione dei conflitti, sistemi di gestione ambientale, contabilità e comunicazione ambientale territoriale vengono presentati nei principi e nel metodo in accordo alle più recenti
politiche e best practices internazionali e nell’operatività, attraverso la presentazione di casi
concreti. Il livello di approfondimento dei contenuti rende il volume un utile manuale
applicativo destinato anche a dirigenti e funzionari della pubblica amministrazione e, più
in generale, al settore dei tecnici.
C. QUARTA (a cura di), Globalizzzione, giustizia, solidarietà, Edizioni Dedalo, Bari, 2004.
L’attuale processo di globalizzazione, guidato non dal libero mercato – come si
pretende, mentre in realtà è anarchico, ma dalla “mano dura e visibile” delle imprese
monopolistiche transnazionali, si è rivelato profondamente dannoso e ingiusto per l’u-
162
manità, producendo effetti perversi e destabilizzanti, quali la deregulation, l’esautoramento della politica, l’abolizione del Welfare State, la privatizzazione sfrenata, la crescita scandalosa delle disuguaglianze, l’estrema precarizzazione del lavoro dipendente,
l’irresponsabilità dilagante, la caduta della speranza progettuale, l’omologazione dei
costumi, il pensiero unico. Questo libro, scritto a più mani, lungi dal demonizzare il
fenomeno globalizzazione, ne prospetta invece le vaste potenzialità utopiche; mostra
che, se guidata dai grandi principi etico – politici, la globalizzazione può diventare uno
strumento potente per la costruzione di una società giusta, libera, solidale e pacifica a
livello planetario.
K. LYNCH, L’immagine della città, a cura di Paolo Ceccarelli, Marsilio Editori, Venezia,
2004.
Che cosa significa effettivamente per i suoi abitanti la forma di una città? Un grande classico per capire i problemi delle città contemporanee.
G. MORICOLA, Il fisco sciolto, Mephite, Atripalda 2003.
Indice del volume: Introduzione; I mercati assediati: fiscalità e consumi dopo l’Unità: Le tasse in tavola: le semplici equazioni dei contemporanei, Il pane “impastato” di
tasse, Mangiare insipido: lo “zucchero dei poveri” e “sale dei ricchi”, Mercati stretti e scambi protetti: il peso della fiscalità locale, Ad ogni “peso” una tassa: la carne tra imposte reali
e pedaggi artificiali; Prima del protezionismo: Stato, industrie e fiscalità: Economia e
fiscalità: un binomio difficile, I punti di attacco: ricchezza mobile e dazio consumo attraverso la testimonianza degli operatori economici del tempo, Gli imprevedibili intrecci: le
tasse di fabbricazione, All’origine del protezionismo: dalla fiscalità neutrale alla “partigianeria” tributaria; Imprese e tasse. Le società per azioni e il problema della fiscalità attraverso le inchieste dei primi anni del ‘900: Per un contributo alla storia dell’impresa,
Società per azioni, industria ed economia nell’Italia giolittiana, L’inchiesta Borgata – Geisser, I risultati dell’inchiesta, Tasse e dinamiche di finanziamento delle spa, L’inerzia del
legislatore alla prova delle inchieste nel periodo fascista.
M.C. GUERRA, A. ZANARDI, La finanza pubblica italiana. Rapporto 2004, Il Mulino,
Bologna, 2004.
Nel monitorare i conti pubblici e i principali settori di intervento pubblico – fisco,
pensioni, assistenza, sanità, finanziamento dell’università, federalismo fiscale e servizi di
pubblica utilità – il Rapporto evidenzia il riproporsi nel 2003 del medesimo copione
dell’anno precedente: l’attesa vana di una crescita economica risolutrice, il progressivo
deterioramento strutturale dei conti pubblici, a fatica nascosto dalle misure “una tantum”, il disegno incerto e generico di molti interventi di riforma. Il Rapporto approfon-
163
disce poi un tema di particolare rilievo nel dibattito di politica economica, quello degli
effetti dell’immigrazione sulla finanza pubblica del nostro Paese. Ne emerge come, al di
là delle posizioni preconcette di cui sembra alimentarsi il dibattito politico, essi dipenderanno crucialmente dalle scelte che si adotteranno in materia di politiche di integrazione degli immigrati.
G. PILUSO, Il banchiere dimezzato. Finanza e impresa in Italia, Marsilio Editori, Venezia,
2004.
Il tracollo improvviso e inusitato della Parmalat non ha rappresentato soltanto un
caso estremo di frode. La crisi del gruppo di Collecchio, al pari del crac della Cirio,
costituisce l’eccezione che permette di comprendere la norma, lo scandalo che mette a
nudo le defaillances della prassi ordinaria. I clamorosi dissesti della Parmalat e della
Cirio hanno rivelato le vistose lacune insite nei criteri che le banche adottano per conceder credito alle imprese. Per loro stessa ammissione, banchieri fra i maggiori d’Italia
hanno risposto fino all’ultimo, un’inossidabile fiducia nelle capacità della Parmalat di
rimborsare i prestiti ricevuti, fondandola sull’efficacia dei controlli interni, sull’attendibilità di chi certificava i bilanci, sulle valutazioni periodiche delle società di rating, sull’azione di vigilanza delle autorità di controllo. In realtà, hanno esercitato un peso indubitabile, anche le opache relazioni personali tra banchieri e imprenditori. Nonostante il
recupero di efficienza degli ultimi anni, la mutazione della struttura finanziaria, non
appare ancora sufficiente a garantire sostegno e risorse alle imprese migliori, più dinamiche e innovative. Attraverso la storia dei rapporti tra banche e imprese negli ultimi
decenni, questo libro analizza le ragioni per cui i banchieri italiani stentano a selezionare le aziende capaci di riscattare la crescita di un’economia a rischio di declino. Come
il visconte Medardo di Italo Calvino, essi risultano perciò dimezzati, divisi fra la spinta
verso il modello finanziario americano e le persistenze di una finanza tipicamente europea, piegata all’obbligo di tutelare le grandi imprese anziché votata alla promozione di
nuovi soggetti imprenditoriali.
P. CIARLO, Mezzogiorno e qualità delle istituzioni, Guida Editore, Napoli, 2004.
I testi qui raccolti sono divenuti un riferimento importante per il dibattito politico
e istituzionale. Con stile chiaro ed efficace propongono analisi sempre documentate e
indicano strategie o soluzioni per superare le difficoltà nelle quali il nostro Mezzogiorno ancora si dibatte. Contrariamente a quanto sostenuto di recente non si tratta di abolire il Mezzogiorno, né di costruirne l’identità a partire solo da profili antropologici che
spesso si confondono con i più frustri stereotipi: il Mezzogiorno certamente esiste in
ragione delle sue caratteristiche culturali ed umane, ma soprattutto in virtù dei suoi
connotati strutturali. Il Mezzogiorno al tempo del federalismo, e del federalismo fiscale in particolare, deve trovare le forme per una sua rappresentazione unitaria, a livello
nazionale e a livello europeo: le istituzioni del Mezzogiorno devono esser capaci di
164
negoziare nelle sedi centrali la ripartizione delle risorse. Cessato ormai da dieci anni
l’intervento straordinario, altri sono e devono essere i canali per riequilibrare il Mezzogiorno. Essi passano innanzitutto per le sue istituzioni locali. L’autore sceglie con chiarezza e capacità di convincere l’opzione neoistituzionalista: lo sviluppo di un territorio
dipende innanzitutto dalla qualità delle sue istituzioni. Il futuro dei meridionali è ormai
esclusivamente nelle loro stesse mani.
N. BAVEREZ, Francia: il declino, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2004.
Con più di 100.000 copie vendute, questo saggio, uscito nel settembre 2003, ha
rappresentato, senza ombra di dubbio, uno dei principali eventi editoriali dell’anno in
Francia. In cinque capitoli l’autore analizza, dal punto di vista storico, economico e
delle relazioni internazionali, la crisi che ha caratterizzato, negli ultimi tre decenni, la
situazione francese. Ne emerge, il ritratto di un paese il cui inesorabile declino crea l’urgente bisogno della definizione ed applicazione di radicali ed efficaci politiche di riforma. A partire dal XIX secolo, la Francia conosce una brutale alternanza di periodi di
declino e di fasi di ristabilimento. Questa cronica instabilità è accompagnata, secondo
l’autore, da un profondo conservatorismo che si manifesta attraverso una difficoltà
estrema nell’adattarsi alle grandi trasformazioni che sconvolgono il sistema geopolitico
ed economico mondiale. Da qui la necessità di interrogarsi, al contempo, sulla misura e
le cause del declino francese, sulle origini del rifiuto constatato nel volere procedere ai
cambiamenti, sulla possibilità di una strategia di modernizzazione alternativa che possa
imporsi a partire da una terapia d’urto. Secondo l’autore la Francia invece “ha scelto di
ignorare la grande trasformazione del XXI secolo coltivando lo status quo e la rigidità”.
Per Baverez occorre dunque risvegliare il paese e rimetterlo sui binari della riforma.
G. ORSINA (a cura di), Il Partito liberale nell’Italia repubblicana. Guida alle fonti archivistiche per la storia del PLI, Atti dei Congressi e Consigli nazionali, Statuti del
PLI, 1922-1992, con DVD-ROM, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2004.
Benché sia avviata ormai da molti anni, e abbia già dato risultati importanti, la riflessione storiografica sull’Italia repubblicana è ancora, e rimarrà per lungo tempo, quanto mai
fluida. La crisi politica dei primi anni Novanta ne ha profondamente mutato i termini. L’apertura di archivi pubblici e privati la costringerà a trasformarsi e adeguarsi di continuo. A
questa riflessione Il Partito liberale nell’Italia repubblicana intende fornire un contributo
documentario parziale ma non irrilevante. E intende farlo richiamando l’attenzione della
storiografia su un oggetto politico fino, ad ora largamente ignorato: Il Partito liberale italiano. Il Dvd-Rom allegato a questo libro contiene: una guida agli archivi rilevanti per la
storia del Pli depositati presso istituzioni pubbliche; gli atti completi di venti congressi del
partito, dal 1922 al 1988; gli atti in larga misura completi di novantuno consigli nazionali,
dal 1945 al 1992; il testo di otto statuti, dal 1950 al 1984. Il saggio di Giovanni Orsina che
introduce questa raccolta di fonti illustra almeno alcune delle piste di ricerca che potreb-
165
bero scaturirne, e dimostra come la riflessione sul Partito liberale sia essenziale anche per
comprendere la vicenda politica complessiva dell’Italia repubblicana. Sulla base dei documenti conservati nell’archivio di Giovanni Malagodi presso la Fondazione Einaudi di
Roma, riconsidera inoltre le ragioni e gli esiti della lunga opposizione che negli anni Sessanta e Settanta il Pli fece al centro sinistra.
P. BERSANI, E. LETTA, Viaggio nell’economia italiana, Donzelli Editore, Roma, 2004.
L’Italia è il paese dei distretti industriali, duecento realtà di eccellenza che “pesano”
per quasi il 40% del Prodotto interno lordo nazionale e, sull’occupazione, con circa tre
milioni di piccoli imprenditori, artigiani e lavoratori. Il made in Italy è nato qui, in questo
mondo attivo e dinamico al quale si deve il 50% dell’export italiano. Tessile, meccanica,
alimentare, ceramica, abbigliamento, gioielli. Ma anche nicchie di elevata tecnologia e innovazione imprenditoriale di altissima qualità. Purtroppo, nonostante la vitalità del tessuto sociale dei distretti e la caparbia voglia di fare di chi vi lavora, questo modello industriale è in crisi: negli ultimi tre anni l’export è diminuito di ben sei miliardi di euro, con una
crisi di fiducia crescente tra i produttori, aggravata dalla paura della minaccia cinese e dalle tensioni legate al supereuro. Delusi dalla inefficace politica economica del centrodestra,
gli imprenditori e i lavoratori dei distretti hanno chiesto a Pierluigi Bersani ed Enrico Letta, entrambi ministri dell’Industria nei precedenti governi di centrosinistra, un confronto
finalmente propositivo. E così, in un viaggio di venti tappe in tre mesi, tra i distretti industriali del Nord-Ovest, del Nord-Est, del Centro e del Sud, i responsabili economici di DS
e Margherita hanno ascoltato le voci allarmate e le richieste di una Italia silenziosa che non
molla, a cui è necessario dare fiducia senza i proclami mirabolanti e irrealistici che stanno
affossando il paese. Ne è emersa, una immagine complessa e articolata: un paese ricco di
idee e di iniziative, ma anche di rabbia e sconcerto: desideroso di rilanciare l’industria manifatturiera e di evitare che l’Italia diventi la Disneyland ambientale e archeologica, che
tanto piace a chi non vuole investire sulla gente e sulla sua voglia di impresa. Il modello dei
distretti non è finito. C’è una società pronta, se messa nelle dovute condizioni, a raccogliere la sfida del rilancio dell’economia nazionale. È necessaria però una nuova politica, fatta
di proposte come le 50 elaborate durante questo viaggio, e che sappia accompagnare le
nuove sfide cui è chiamato il sistema industriale italiano.
G. PAGLIARI, Le fondazioni bancarie. Profili giuridici, Giuffré Editore, Milano, 2004.
Indice del volume: Capitolo I: Considerazioni introduttive. L’evoluzione del quadro
normativo; “Excursus”. Le linee e le finalità della ricerca; Capitolo II: Le fondazioni in generale; Capitolo III: Le casse di risparmio, i monti di credito su pegno, gli istituti di credito di
diritto pubblico: cenni storici; Capitolo IV: Le C.D. fondazioni bancarie (“Rectius”: gli enti
conferenti) alla luce della L. 30 luglio 1990 n. 218 e del D. LGS. 20 novembre 1990 n. 356;
Capitolo V: Le C.D. fondazioni bancarie (“Rectius”: gli enti conferenti) in base alla C.D.
riforma Ciampi; Capitolo VI: Le fondazioni bancarie alla luce della C.D. riforma Tremonti
166
(L. 28 dicembre 2001 n. 448 e le leggi successive); Capitolo VII: Le fondazioni bancarie alla
luce della C.D. riforma Tremonti (L. 28 dicembre 2001 n. 448 e leggi successive): problemi di
costituzionalità; Capitolo VIII: Le fondazioni bancarie alla luce della C.D. riforma Tremonti
(L. 28 dicembre 2001 n. 448 e le leggi successive) le sentenze della corte costituzionale 29 settembre 2003 n. 300 e 29 settembre 2003 n. 301, Capitolo IX: Fondazioni bancarie: quale
assetto normativo? Considerazioni “De Iure Condendo”.
A.G. CALAFATI, E. SORI (a cura di), Economie nel tempo. Persistenze e cambiamenti
negli Appennini in età moderna; Franco Angeli, Milano, 2004.
Gli Appennini sono un’area – problema nell’ambito delle politiche pubbliche, un
territorio per il quale porsi con urgenza il compito di delineare una strategia di sviluppo vincolata all’uso sostenibile dello straordinario capitale culturale e naturale che essi
ospitano. Ma le politiche di sviluppo locale, per un territorio come gli Appennini non
possono che essere sospese tra storia e progetto, non possono che essere fondate su
un’esplorazione del significato del capitale esistente. Esse richiedono un atto interpretativo che permetta di vedere i valori che questo capitale incorpora, di scoprirne il
significato collettivo. Alla costruzione di un progetto locale per gli Appennini la ricerca
storica è dunque semplicemente necessaria, proprio per il fatto di sapere mostrare la
complessità delle relazioni tra processo economico e risorse locali – nonché l’evoluzione che esse hanno avuto, sulla quale i sistemi locali degli Appennini hanno costruito e
ricostruito nel tempo, il loro benessere economico. L’attenzione alla complessità alla
quale la ricerca storica ci vincola, si trasforma in una fondamentale lezione di metodo
per chi ha la responsabilità di progettare e attuare una politica di sviluppo. Lo storico
e la ricerca storiografica, forniscono all’analista e al decisore collettivo la chiave di lettura dei materiali progettuali che essi dovranno utilizzare. I saggi che formano questo
volume propongono un viaggio nel tempo e nello spazio degli Appennini. Essi perseguono l’obiettivo di consolidare una prospettiva storiografica per le società e le economie di questo territorio - una prospettiva che ha stentato ad emergere, ma che, nell’ultimo decennio si è delineata via via con maggiore forza, e ha mostrato la sua rilevanza.
Questi saggi, nel restituirci la complessità delle relazioni tra processo economico e
ambiente che caratterizzano gli Appennini, contribuiscono a delineare i contenuti di un
progetto di sviluppo che questa complessità mantenga e valorizzi.
SISE (Società Italiana degli storici dell’Economia) – Università degli Studi di Padova,
Dipartimento di Storia, Storiografia d’industria e d’impresa in Italia e Spagna in età
moderna e contemporanea, Atti del Convegno Internazionale di Studi Padova-StraVicenza, 17-18 otobre 2003, a cura di A. Di Vittorio, C. Barciela Lopez, G.L. Fontana, Coop. Libraria Editrice Università di Padova, Padova, 2004.
Indice del volume: A. DI VITTORIO, C. BARCIELA LOPEZ, G.L. FONTANA, Prefazione; S. ZANINELLI, I problemi dell’industrializzazione italiana; A. PAREJO, La industriali-
167
zacion espanola en los siglos XIX y XX. Un bilance histotriografico; F. AMATORI, Industria e impresa in Lombardia. Alla guida dell’industrializzazione italiana; J.M. DE MOTES
BERNET, La industrializacion de Catalana: un bilance historiografico; M. DORIA, Industria
e impresa nel Nord Ovest d’Italia; A. ESCUDERO, La industrializacion del Pais Vasco; G.L.
FONTANA, Industria e impresa nel Nord Est d’Italia; J.A. MIRANDA, Industrializacion y
distritos industriales. La Comunidad Valenciana; A. GRANDI, A. GUENZI, S. MAGAGNALI-G.L. PODESTÀ, Industria e impresa in Italia Centrale; A.G. MENDOZA, Y Madrid fue
mas que Corte, P. FRASCANI, La storiografia sull’industrializzazione del Mezzogiorno; S.
LA FRANCESCA, Industria e impresa in Sicilia e Sardegna; J.C. BADIA, La industria en
Galicia: un repaso historiografico.
A. CORTESI, F. ALBERTI, C. SALVATO, Le piccole imprese. Struttura, gestione, percorsi evolutivi, Carocci Editore, Roma, 2004.
È certo che la parte più vitale del tessuto industriale italiano, è rappresentata dalle
piccole imprese; permangono invece dubbi sul loro grado di competitività, e sulla capacità di fronteggiare i cambiamenti in atto nel panorama internazionale, che richiede
sempre di più la mobilitazione di ingenti capitali, e l’adozione di logiche di rete. Quale
sarà allora, il ruolo delle piccole imprese negli scenari futuri? E quale la loro evoluzione? Per rispondere a queste domande, il volume traccia un accurato profilo della piccola impresa, a partire dalla definizione degli aspetti che la rendono oggetto di studio
autonomo e separato dalla media impresa. Vengono quindi esaminati il profilo dell’imprenditore “di successo” e la nascita delle nuove imprese, il peculiare rapporto impresa-famiglia, il ruolo dei distretti industriali nello sviluppo delle piccole imprese, i percorsi di crescita qualitativa e quantitativa. Il volume si rivolge al mondo degli studi universitari, ma anche a imprenditori e dirigenti di piccole imprese in cerca di uno strumento operativo e aggiornato.
AA.VV., L’innovazione nei servizi delle pubbliche amministrazioni per la competitività
delle PMI, Prefazione del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca,
Giuffré Editore, Milano, 2004.
Il presente lavoro è il risultato dell’attività di ricerca condotta da gruppi operanti
in diverse sedi universitarie, nell’ambito di un Programma di “Ricerca Scientifica di
Interesse Nazionale” cofinanziato dal Miur. Il tema, oggetto della pubblicazione, è
quello della competitività aziendale con riguardo agli importanti legami di supporto che
sul territorio si instaurano tra il sistema delle amministrazioni pubbliche e le imprese.
Nelle azioni di supporto delle amministrazioni pubbliche locali alle imprese, rientrano
importanti “strumenti” quali lo Sportello Unico, i Patti Territoriali, la comunicazione
verso le aziende attuata attraverso la Carta dei Servizi e, più in generale, le nuove forme
di gestione dei servizi pubblici locali. Il libro si articola in due parti delle quali la prima,
riferita ai primi tre capitoli, ha per oggetto le “policies” relative alle attività prevalente-
168
mente svolte nei confronti del “territorio”: il primo capitolo affronta il tema dello Sportello Unico per le Attività Produttive; il secondo capitolo affronta il tema dei “Patti Territoriali”; il terzo capitolo analizza le esperienze territoriali raccolte attraverso l’indagine empirica. La seconda parte ha come oggetto le politiche più “trasversali”: il quarto
capitolo affronta il tema della “Carta dei Servizi”; il quinto capitolo affronta il tema del
cambiamento delle modalità di gestione dei servizi pubblici; il sesto capitolo focalizza i
servizi pubblici di trasporto locale, con particolare attenzione alla peculiare esperienza
seguita dalla Regione Sardegna; il settimo capitolo affronta il tema della fiscalità locale.
P. BORGHI, L’agricoltura nel Trattato di Marrakech. Prodotti agricoli e alimentari nel
diritto del commercio internazionale, Istituto del Diritto Agrario Internazionale e
Comparato di Firenze, Giuffré Editore, Milano, 2004.
Indice del volume: Sommario; Capitolo I: Il quadro normativo generale del commercio agricolo internazionale; Capitolo II: I prodotti agricoli e alimentari nel diritto del
commercio internazionale; Capitolo III: I prodotti agricoli e alimentari nell’accordo agricolo di Marrakech; Capitolo IV: I prodotti agricoli e alimentari negli altri accordi di Marrakech.
M. MUSTILLI, M. SORRENTINO (a cura di), Business Angel in Italia, G. Giappichelli Editore, Torino, 2003.
Indice del volume: P. ANSELMO, Prefazione; M. MUSTILLI, M. SORRENTINO, Introduzione; M. MUSTILLI, L’Informal Venture Capital per lo sviluppo delle PMI; M. SORRENTINO, I business angel in Italia; M. DEL GIUDICE, M. SORRENTINO, Background cognitivi e relazioni con le fonti informative dei business angel; A. ESPOSITO, Processi decisionali ed allocativi dei business angel; L. SERIO, P.P. LO VALVO, Il fenomeno dei BAN in
Italia: modelli e pratiche di funzionamento; F. GANGI, Un’analisi sistemica dei fattori critici per lo sviluppo dell’angel financing; G. DAL LAGO, F. FIONDA (a cura di), La domanda di informal venture capital in Italia: alcune evidenze empiriche dal circuito di IBAN.
D. DEMARCO, Sviluppo economico innovazione e politica sociale. Secoli XIX-XX, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2003.
Il significato ristretto del termine “sociale”, riferito alla condizione dei lavoratori
agli inizi della industrializzazione, ha visto allargarsi il campo. Applicato in origine ai
problemi del lavoro, si è esteso per comprendere una solidarietà collettiva a profitto di
malati, famiglie, persone anziane, e tende oggi a coprire una gamma di questioni che si
riferiscono al consumo, al quadro della vita, al modo di vita. Questa costatazione – scrive Demarco – ci induce a ritenere che la dimensione sociale dei problemi, si è estesa
con l’apparire di un nuovo modo di produzione. Il quale, introducendo dei cambia-
169
menti sempre più importanti nella società preesistente, provoca dei movimenti sociali,
e fa sorgere dei problemi, la cui soluzione richiede l’intervento della collettività organizzata. L’autore muove, da una analisi delle origini dello sviluppo economico e delle
sue contraddizioni, l’uno e le altre calati nella realtà storica. Si spiegano così due scritti: uno sui problemi sociali del XIX secolo, e l’altro sui movimenti operai e depressione economica dal 1929 al 1939. Egli mette in giusto rilievo l’aspetto sociale delle istituzioni comunitarie. Si sofferma sulla innovazione tecnica, che ha avuto un ruolo fondamentale nei processi di sviluppo economico e nell’industria siderurgica dal 1952 al
1969, con considerazione su casi concreti. Per rendersi conto di questa metamorfosi
Demarco traccia il profilo storico della politica sociale (Welfare State) dai tempi lontani
ai giorni nostri.
L. PAGANETTO, P.L. SCANDIZZO, La Banca mondiale e l’Italia: dalla ricostruzione allo sviluppo, Il Mulino, Bologna, 2000.
Nata nell’estate del 1944, in una Parigi ancora occupata dai nazisti, la Banca mondiale aveva lo scopo di contribuire alla ricostruzione delle capacità produttive distrutte
dalla guerra. Il problema che fin dall’inizio si pose fu quello di indirizzare gli aiuti direttamente ai gruppi sociali a reddito più basso, soprattutto nelle vaste zone rurali dei
paesi in via di sviluppo. Questo volume affronta la complessa questione del ruolo della
Banca mondiale – divenuta col tempo anche un importante centro di elaborazione teorica – attraverso un’analisi delle strategie di crescita e di cooperazione allo sviluppo da
essa perseguite, in termini di promozione e sostegno ai processi di crescita, valorizzazione delle risorse locali e riduzione delle disparità. In particolare, gli autori concentrano l’attenzione sugli interventi della Banca mondiale in Italia nel dopoguerra e nelle fasi
successive di sviluppo. L’ultima parte del libro è dedicata alla partnership tra la Banca
mondiale e il nostro paese per un intervento efficace in relazione alla lotta alla povertà
nelle economie in via di sviluppo.
S.A.C. MESSINA, Cotone e imprese. Commerci, credito e tecnologie nell’età dei mercanti
– industriali. Valle Olona 1815-1860, Marsilio Editori, Venezia, 2004.
Fondato su alcune centinaia di atti notarili, individuati con un peculiare metodo di
ricerca e su indagini condotte nell’archivio del Consorzio del fiume Olona e in diversi
archivi lombardi, questo studio restituisce la vita interna e le relazioni commerciali e
finanziarie, delle imprese mercantili e industriali che crearono il nuovo assetto imprenditoriale dell’industria cotoniera lombarda nell’età della Restaurazione. Il volume offre
un’informazione ben definita, e in gran parte inedita su varie questioni: l’origine dei
protagonisti, la successione cronologica delle vicende imprenditoriali, la trasmissione
tecnologica, le strategie delle singole ditte e i loro rapporti gerarchici nel settore che per
primo impose in maniera irreversibile il sistema di fabbrica, ma soprattutto, anche utilizzando un’ampia bibliografia italiana ed estera, vengono portati alla luce sistemi di
170
relazione tra imprese piuttosto complessi e reti creditizie controllate dai maggiori “mercanti – industriali” che dalla Valle Olona si trasferirono a Milano. Nella sua ricostruzione l’autrice mostra, come l’obiettivo primario delle strategie delle imprese che guidavano il comparto, fosse l’allargamento dello smercio e come anche l’erezione delle
fabbriche avvenisse in funzione del consolidamento delle strutture commerciali e creditizie. Cotone e imprese è un contributo che arricchisce la nostra conoscenza del mondo
economico lombardo della prima metà dell’Ottocento e che conferma, nello stesso
tempo, la fecondità dello studio delle imprese attraverso gli atti notarili, anche per l’interpretazione dei sentieri di sviluppo dell’industria.
171

Documenti analoghi