Pesce serra, macchina da preda

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Pesce serra, macchina da preda
Corso di pesca
Pesce serra,
macchina da preda
C
on il caldo dell’estate, soprattutto quello
rovente di quest’anno, il famelico pesce
serra diventa ancora più aggressivo. È proprio il momento giusto per affrontare alcune nozioni che riguardano la sua pesca a surf casting,
ovvero con la tecnica che utilizza canne lunghe e
potenti grazie alle quali portare l’esca, quasi sempre viva, a grande distanza dalla spiaggia, ben oltre il frangersi delle onde. Non dimentichiamoci
che l’arrivo e il proliferare nel Mediterraneo del
Pomatomus saltatrix, nome scientifico di questo
implacabile predatore originario dei mari tropicali, si sono verificati negli ultimi anni proprio a
causa del riscaldamento terrestre e, di conseguenza, anche di quello delle acque che lambiscono la
nostra bella penisola.
Conosciamolo meglio
Fondamentalmente, il serra è un pesce pelagico,
cioè se ne sta abitualmente in mare aperto, ma
con l’aumentare della temperatura dell’acqua si
avvicina sempre più spesso alle coste sabbiose, anche a bassissima profondità, specie nei pressi delle
foci di fiumi, torrenti e canali. Allo stadio giovanile si tratta di un pesce gregario che, tuttavia, si
muove spesso in compagnia dei suoi simili anche
da adulto, magari in gruppetti di pochi individui
non necessariamente della stessa taglia, condividendo le strategie di caccia con i suoi simili. Attualmente il pesce serra è presente in tutto il Mediterraneo ma la sua zona d’origine è la parte orientale del bacino, dove è addirittura oggetto di pesca
a livello industriale. Si ciba prevalentemente di
pesci come aguglie, muggini o “cefali”, sardine e
altri, ma anche di crostacei e molluschi. L’aspetto
sinistro e aggressivo trova
conferma nel suo comportamento e pare addirittura accertato che questo pesce attacchi persino
in assenza di stimolo alimentare, un po’ come
certi felini compreso il
gatto di casa, quasi si trattasse di un gioco o di
semplice allenamento.
Questione d’istinto alla
predazione, quindi...
Dal Sud al Nord
La dentatura di questo pesce serra ne rivela la natura aggressiva e predatrice
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La progressiva colonizzazione delle acque più set-
tentrionali del Mediterraneo da parte di specie tipiche delle zone più meridionali è un
dato ormai acquisito. Il timore resta quello
che si sia innescata una vera e propria tropicalizzazione del Mare nostrum, cioè un aumento della temperatura dell’acqua con conseguente migrazione massiccia di specie tropicali verso le nostre latitudini conseguente
anche l’apertura del Canale di Suez. Ciò che
risulta, almeno per ora, è una sorta di meridionalizzazione, ossia la diffusione nelle porzioni settentrionali di organismi tipici delle
aree più a sud. Purtroppo, a livello ambientale, si tratta di un fenomeno complesso, impossibile da controllare se non agendo su
scala planetaria, e non è dato sapere nemmeno come reagirà l’ecosistema settentrionale
all’arrivo di queste nuove specie. In ogni caso, ultimamente la varietà di pesci che possiamo abitualmente pescare si è ampliata e
consolidata. Così, anche predatori come il
pesce serra sono ormai obiettivo frequente
per molti appassionati in tutta la Penisola.
Del resto, si tratta di un avversario in grado
di conquistare in fretta.
Caccia continua
L’accostata del pesce serra a fini riproduttivi si
verifica a partire dalla primavera ma la sua
presenza vicino alle coste si protrae per tutta
l’estate e buona parte dell’autunno, per calare
in inverno. Di norma, comunque, le catture si
verificano con una certa regolarità durante
tutto l’arco dell’anno. Difficile, invece, dire
quale sia la fase più favorevole nell’arco delle
ventiquattro ore. Si descrive spesso il serra come un predatore diurno ma, nel corso degli
anni, è apparso evidente come questo pesce si
muova regolarmente anche di notte. In pratica, non è un azzardo affermare che l’attività
del serra sia favorita di giorno dal mare mosso
e accertata di notte anche con mare calmo. In-
Un bell’esemplare di pesce serra per la soddisfazione del pescatore
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dipendentemente dalle condizioni del mare,
comunque, alba e tramonto restano i momenti più favorevoli.
Tecnica e terminali
per prenderlo
Preda ambita, ma risoluta e aggressiva, il serra ingaggia veri duelli con
quanti intendono pescarlo
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Pesce “tosto”, il serra. E anche la tecnica deve
essere tosta. Come esca si usa un pesciolino
vivo montato su uno spezzone d’acciaio, perché la dentatura del predatore non lascerebbe
scampo ad altri materiali per il terminale. L’esca, però, non si lancia, altrimenti si strapperebbe o si danneggerebbe. Il lancio a distanza
avviene prima, poi si posiziona la canna e si
aggancia il terminale “a teleferica”, libero di
scorrere lungo la lenza del mulinello fino in
fondo, trascinato dal nuoto del pesciolino. La
scelta dell’esca viva non è un problema, visto
che il nostro cacciatore è piuttosto di bocca
buona e, come abbiamo visto, attacca anche
solo per il “gusto” di farlo. Il difficile, semmai, è procurarsi le esche: se possiamo farlo
direttamente sul luogo di pesca, non ci sono
particolari complicazioni; se invece dobbiamo comprare il vivo o pescarlo altrove, dovremo trasportarlo da un posto a un altro
mantenendolo in condizioni ottimali. Ecco
perché, a conti fatti conviene ricorrere al
muggine e all’anguilla, più resistenti di altre
specie a questo tipo di stress. Con gli altri si
corre il rischio di arrivare sulla spiaggia e trovarle morte. Resta comunque da dire che pure qualche ora passata al porto con la canna
fissa per mettere nel secchio con l’ossigenatore qualche “pesciotto” da usare come esca sarà pur sempre ben spesa: quando il Pomatomus saltatrix abbocca, i suoi salti fuori dall’acqua e le violente puntate verso il fondo rendono certo onore al suo nome scientifico, regalandoci momenti davvero magici ed emozioni fortissime.
Riccardo Zago

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