Il pubblico del mimo popolare nell`Egitto tolemaico

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Il pubblico del mimo popolare nell`Egitto tolemaico
«EIKASMOS» XIII (2002)
Il pubblico del mimo popolare nell’Egitto tolemaico:
Dryton e il Grenfellianum*
1. Anna Swiderek, in uno stimolante contributo del 19541, spiegava in chiave
sociologica la ‘dicotomia’ tra mimo letterario e mimo popolare2. La studiosa, partendo dalla nota separazione, nell’Egitto tolemaico, tra la classe dirigente greca e
i laoiv non grecofoni3, poneva in rilievo come la poesia dotta di Eronda e Teocrito
*
Ringrazio Carla Salvaterra e Roberta Mazza per le utili osservazioni e indicazioni
bibliografiche.
1
Le mime grec en Égypte, «Eos» XLVII (1954) 63-74; cf. pure Stefania Santelia, Charition
Liberata (P.Oxy. 413), Bari 1991, 81ss. e, da ultimo, Mimi greci in Egitto. Charition e Moicheutria,
intr., trad. e comm. a c. di M. Andreassi, Bari 2001, 9ss. (d’ora in poi Andreassi, Mimi) 25-35.
2
Riduttivo e fuorviante appare il tentativo di stabilire una linea di demarcazione netta tra
queste due tipologie mimiche sulla base di criteri di valutazione assoluti, poiché i parametri
secondo cui un’opera è ritenuta letteraria, paraletteraria, non letteraria dipendono, com’è noto,
dal pubblico e dal sistema culturale che la genera (cf. G. Genette, Fiction et diction, Paris 1991,
11-40; esemplare è il caso del romanzo greco antico, su cui cf. M. Fusillo, Letteratura di consumo
e romanzesca, in AA.VV., Lo spazio letterario della Grecia antica, a c. di G. Cambiano, L.
Canfora, D. Lanza, I/3, Roma 1994, 233-273 e Id., Il romanzo antico come paraletteratura? Il
topos del racconto di ricapitolazione, in AA.VV., La letteratura di consumo nel mondo grecolatino. «Atti del convegno internazionale. Cassino, 14-17 settembre 1994», Cassino 1996, 51,
d’ora in poi AA.VV., La letteratura di consumo). Cf. inoltre M. Andreassi, Osmosis and Contiguity
Between ‘Low’ and ‘High’ Literature: Moicheutria (POxy 413 verso) and Apuleius, «Groningen
Colloquia on the Novel» VIII (1997) 1-21, Id., Il mimo tra ‘consumo’ e ‘letteratura’: Charition
e Moicheutria, in corso di stampa in «Ancient Narrative» II (2002), nonché A. Fountoulakis,
Herondas 8.66-79. Generic Self-Consciousness and Artistic Claims in Herondas’ Mimiambs,
«Mnemosyne» LV (2002) 301-319, che insiste sul legame tra i mimiambi di Eronda e il mimo
popolare.
3
Da rimarcare come le etnie, soprattutto all’inizio del regno tolemaico, fossero anche
fisicamente separate: i greci si concentravano per lo più nelle città, gli indigeni nelle campagne
(cf. F.W. Walbank, Il mondo ellenistico, Bologna 1999, 119-127 [ed. or. London 1992]), elemento, questo, che finisce per riflettersi inevitabilmente sul mondo degli spettacoli: «coexistent en
effet les modestes musiciens et danseurs de village, assez semblables à leur prédécesseurs
pharaoniques, et les mimes et homéristes d’inspiration grecque. L’origine des artistes est à cet
égard révélatrice: les lauréats des concours artistiques grecs (poètes, trompettistes, hérauts) sont
d’Oxyrhynchos […] ou de l’Oxyrhynchite […], de même que les homéristes, alors que danseuses
et aulètes viennent du Fayoum […]; les artistes villageois font des tournées dont les contrats
d’engagement gardent le souvenir, et se produisent donc dans une multitude de fêtes rustiques
[…]. L’opposition constatée entre rejouissances traditionelles des villages et divertissements
grecs des villes doit donc être précisée: si le conservatisme des paysans est net, bien des citadins
200
ESPOSITO
fosse composta per il pubblico elitario delle corti4, mentre il teatro mimico popolare
– costituito da pièces quali il cosiddetto Fragmentum Grenfellianum (P.Grenf. I 1v
= P.Lit.Lond. 50 = Brit. Mus. inv. n. 605 = Mim. Pap. fr. 1 Cunn.) o l’Helenae
querimonia (Lyr. adesp. fr. 6 Pow. = P.Teb. I 1r,1-4) – potesse essere apprezzato,
in principio, da un uditorio greco non numeroso, meno esigente dal punto di vista
culturale, e come solo nei secoli successivi, con la progressiva ellenizzazione degli
strati sociali più umili, si assistesse a un ampliamento di tale audience. Se il materiale relativo al mimo popolare greco di età romana non manca, e fornisce anzi
dati precisi sul tipo di contestualizzazione e di utenza5, altrettanto non può dirsi per
gli spettacoli mimici del periodo ellenistico. La Swiderek indicava tuttavia una
strada che può rivelarsi feconda. Proprio il Fragmentum Grenfellianum, infatti,
sembra apportare elementi non trascurabili ai fini di una più puntuale caratterizzazione dei fruitori di tali intrattenimenti popolari nell’Egitto di epoca tolemaica.
Edito per la prima volta da Bernard P. Grenfell (1869-1926) all’interno del volume An
Alexandrian Erotic Fragment and Other Greek Papyri Chiefly Ptolemaic (Oxford 1896),
esso fu ritrovato in Egitto nella zona della Tebaide. Vergato sul verso di un contratto per il
prestito di frumento, risalente all’ottavo anno del regno di Tolemeo Filometore, è pertanto
ascrivibile a un periodo successivo al 174 a.C. e comunque entro la fine del II secolo a.C.:
una datazione che lo stesso esame paleografico sembra comprovare6. La scrittura è una
sensibles à l’hellénisme des jeux sont pourtant de milieu gréco-égyptien» (Françoise PerpillouThomas, Artistes et athlètes dans le papyrus grecs d’Égypte, «ZPE» CVIII, 1995, 233).
4
Testi di riferimento in proposito sono ora G. Mastromarco, The Public of Herondas,
Amsterdam 1984; Id., Il mimo letterario, «Dioniso» LXI (1991) 169-192 e, più di recente, Evelyn
F. Fryer, Greek Literary Mime, Diss. Bloomigton (Ind.) 1993.
5
Alludo sia ai testi mimici veri e propri – riuniti in Herodas. Mimiambi, ed. I.C. Cunningham,
Leipzig 1987, 36-61, cui si deve aggiungere P.Oxy. 3700 e il frammento edito da Maryline G.
Parca, Ptocheia or Odysseus in Disguise at Troy (P.Köln VI 245), Atlanta 1992 – sia ai contratti
o ad altri testi documentari inerenti a tali spettacoli, su cui cf. Teresa Grassi, Musica, mimica e
danza secondo i documenti papiracei greco-egizî, «Studî della scuola papirologica», III, Milano
1920, 117-135; Mariangela Vandoni, Feste pubbliche e private nei documenti greci, Milano
1964; P.J. Sijpesteijn, Transportation of Entertainers in Roman Egypt, in AA.VV., «Miscellanea
tragica in honorem J.C. Kamerbeek», Amsterdam 1976, 425-429; S. Daris, Lo spettacolo nei
papiri greci, «Aevum(ant)» I (1988) 95-147; Françoise Perpillou-Thomas, Fêtes d’Égypte ptolemaïque
et romaine d’apres la documentation papyrologique grecque, Lovanii 1993; Ead., o.c.; G.F.
Gianotti, Histriones, mimi et saltatores: per una storia degli spettacoli ‘leggeri’ d’età imperiale,
in AA.VV., Vitae Mimus. Forme e funzioni del teatro comico greco e latino, Como 1993, 45-77;
Id., Forme di consumo teatrale: mimo e spettacoli affini, in AA.VV., La letteratura di consumo
cit., 265-292; H. Leppin, Histrionen. Untersuchungen zur sozialen Stellung von Bühnenkünstlern
im Westen des Römischen Reiches zur Zeit der Republik und des Principats, Bonn 1992; R.
Legrand Maxwell, The Documentary Evidence for Ancient Mime, Diss. Toronto 1993; Charlotte
Roueché, Performers and Partisans at Aphrodisia’s in the Roman and Late Roman Periods,
London 1993.
6
Cf. O. Crusius, Grenfells Erotic Fragment und seine litterarische Stellung, «Philologus»
LV (1896) 354.
Il pubblico del mimo popolare nell’Egitto tolemaico: Dryton e il Grenfellianum
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corsiva di piccole dimensioni, ad asse sostanzialmente verticale e a contrasto modulare
forte, di non sempre facile decifrazione, sia per le irregolarità e la disomogeneità del ductus,
sia per i danni subiti dal materiale papiraceo. Oltre agli spazi bianchi, che separano gruppi
di parole e che servivano forse per marcare pause di senso7, nel papiro appaiono due soli
shmei'a, dicola e paragraphoi, ad indicare – verisimilmente – interruzioni ritmiche 8. Chi ha
redatto il testo sembra non essersi preoccupato di nascondere gli interventi correttivi9, la
qual cosa avvalorerebbe l’ipotesi di un esemplare per uso privato10. Le frequenti elisioni
suggeriscono anzi, secondo Peter Bing, che la copia fosse tratta «directly from an original
in which such signs were used as aids in preparation for performance»11.
7
Cf. Crusius, o.c. 57 e, contra, A. Mancini, Sul frammento erotico alessandrino del Grenfell,
«RSA» II/3 (1897) 3, secondo cui, poiché essi «sono disposti senza regola alcuna e si trovano
dove non dovrebbero (ad es. dopo examfoterwn nella riga 1, dopo il sunerwsa della riga 6, dopo
dei nella 18, dopo erw" nella 20 etc.), e mancano dove sarebbero necessarî (nella riga 9); probabilmente dipendono dal capriccio del papirografo e dal difetto del papiro stesso».
8
Cf. infatti il dicolon dopo kai del r. 6 e i dicola dei rr. 13-20, posti dopo coppie di dimetri
docmiaci. Di questo avviso Crusius, o.c. 357 e Mancini, o.c. 2s.; contra Grenfell; H. Weil, Un
monologue grec récemment découvert, «REG» IX (1896) 169-174, e altri, secondo cui le paragraphoi
indicherebbero pause di significato. Sul valore separativo e di interpunzione degli spazi bianchi,
delle paragraphoi e dei dicola, si vedano in generale An Introduction to Greek and Latin
Palaeography, by E.M. Thompson, New York 1912, 58-60; J. Andrieu, Le dialogue antique,
Paris 1954, 263-266; Greek Manuscripts of Ancient World, by E.G. Turner, London 1987, 8s.,
con bibliografia alle pp. 159-161. Un’utile puntualizzazione ha fornito di recente Roberta Barbis
Lupi, La paragraphos: analisi di un segno di lettura, in AA.VV., «Proceedings of the 20th
International Congress of Papyrologists. Copenhagen, 23-29 August, 1992», Copenhagen 1994,
414-417 (d’ora in poi «Proceedings of the 20th International Congress of Papyrologists»); interessanti rilievi anche in W.A. Johnson, The Function of Paragraphus in Greek Literary Prose
Texts, «ZPE» C (1994) 65-68, che sottolinea l’importanza di tale indicazione nella lettura ad alta
voce; il lettore che distoglieva lo sguardo dal testo per rivolgersi al suo uditorio e commentare
i punti salienti, poteva infatti trovare nella paragraphos – una volta tornato al testo – un comodo
segno di orientamento da cui cominciare il periodo successivo.
9
Cf. col. I r. 3: in katefilei il gruppo fi risulta molto calcato, esattamente come, nella col.
I al r. 5, il quarto a di apanainamai, che potrebbe nascondere un originario o; la dimensione
sproporzionata e compressa nonché il tratto particolarmente marcato del ç di ecouç sembrerebbero denunciare invece un’iniziale omissione della lettera, aggiunta in un momento successivo;
al r. 22 l’intervento riguarda anam[nh]çwmai corretto in anam[nh]çwmei.
10
Cf. U. v. Wilamowitz-Moellendorff, Des Mädchens Klage. Eine alexandrinische Arie,
«NGG» 1896, 210 [= Kleine Schriften, II, Berlin 1941, 96]; I.U. Powell, Collectanea Alexandrina
[...]. Cum Epimetris et Ind. Nominum, Oxonii 1925, 179 annotava: «cum poema in tergo rationari
servatum sit, videtur litterarum amans quidam materia expedita usus pro tempore descripsisse,
fortasse memoriter, id quod e plurimis mendis colligendum». Sui testi letterari conservati sul
verso di papiri documentari cf. specificamente Maria Chiara Lama, Aspetti di tecnica libraria ad
Ossirinco: copie letterarie su rotoli documentari, «Aegyptus» LXXI (1991) 55-120.
11
Traggo questa citazione da un dattiloscritto, che l’autore mi ha gentilmente fornito prima
della sua pubblicazione all’interno della nuova edizione dell’archivio di Dryton, di imminente
uscita nei Collectanea Hellenistica, a cura di Katelijn Vandorpe.
202
ESPOSITO
Il foglio di papiro appartiene all’archivio12 bilingue greco-demotico di Dryton,
un ufficiale di cavalleria che nel recto (P.Grenf. I 10) risulta destinatario del prestito di frumento da parte di un certo Sosistrato13. L’evidenza paleografica mostra
che il verso, recante appunto il nostro frammento, il lamento di una donna abbandonata dal suo innamorato, è opera della stessa mano di Dryton: un dato, questo,
che va tenuto nella debita considerazione14. È lecito chiedersi, infatti, se e in che
misura sia possibile stabilire un nesso tra il proprietario dell’archivio e il testo
‘letterario’ da lui copiato.
Dryton (ca. 192-123/22 a.C.)15, figlio di Panfilo, di probabile origine cretese, divenuto
cittadino di Tolemaide16, comincia lì la sua carriera militare, in qualità di soldato della
guarnigione ivi stanziata, e continua ad avere promozioni fino a raggiungere l’elevata carica
12
Per una lucida analisi del concetto di ‘archivio’, cf. A. Martin, Archives privées et cachettes
documentaires, in AA.VV., «Proceedings of the 20 th International Congress of Papyrologists» cit.
569-577 con bibliografia; R.S. Bagnall, Reading Papyri, Writing Ancient History, London-New
York 1995, 40ss.; sui testi letterari conservati negli archivi privati, cf. in particolare E.G. Turner,
Papiri Greci, Roma 2002 (ed. or. Oxford 19802, d’ora in poi Turner, Papiri), 97ss.; W. Clarysse,
Literary Papyri in Documentary «Archives», in AA.VV, Egypt and the Hellenistic World.
«Proceedings of the International Colloquium, Leuven 24-26 May 1982». Ed. by E. Van’T Dack,
P. Van Dessel and W. Van Gucht, Lovanii 1983, 43-61 con bibliografia (d’ora in poi Clarysse,
Literary Papyri); sui possessori dei testi letterari cf. P. van Minnen, Boorish or Bookish? Literature
in Egyptian Villages in the Fayum in the Graeco-Roman Period, «JJP» XXVIII (1998) 99-184.
13
Si tratta di una quarantina di testi sparsi in varie collezioni, europee ed extra-europee. Cf.
N. Lewis, Drytoniana, «SCI» XII (1993) 109.
14
Cf. AA.VV., Women and Society in Greek and Roman Egypt. Ed. by Jane Rowlandson,
Cambridge 1998, 107 (d’ora in poi AA.VV., Women and Society).
15
La bibliografia su Dryton e sul suo archivio è ormai considerevole: oltre alle edizioni
commentate dei vari testi, per cui rimando al sito dell’Università di Leuven, http://lhpc.arts.
kuleuven.ac.be/archives.html_folder/Dryton.html, si tengano presenti soprattutto, tra i contributi
più recenti e significativi, J.K. Winnicki, Ein Ptolemäischer Offizier in Thebais, «Eos» LX
(1972) 343-353 (d’ora in poi Winnicki, Ein Ptolemäischer Offizier); N. Lewis, Greeks in Ptolemaic
Egypt, Oxford 1986, 88-103 (d’ora in poi Lewis, Greeks); Sarah B. Pomeroy, Women in Hellenistic
Egypt. From Alexander to Cleopatra, York 1990, 103-124; AA.VV., Women and Society cit. 8487 e 105ss.; Katelijn Vandorpe, Museum Archaeology or How to Reconstruct Pathyris Archives,
«EVO» XVII (1994) 289-300.
16
Sulla patria d’origine degli ufficiali, nonché sulla condizione giuridica dei soldati e sulla
problematicità del caso di Dryton, che nel 148 a.C. (P.Grenf. I 12) è detto semplicemente Filwtevreio"
(demotico di Tolemaide), dal 132 al 126 (P.Grenf. I 18-21) non più che Krhv" , ma che attorno al
135 a.C. (P.Amh. II 36) si qualifica come Krh;" dhvmou Filwt[er]eivou, cf. J. Lesquier, Les
institutions militaires de l’Égypte sous les Lagides, Paris 1911, 128s., 142ss. in particolare n. 2
e 151 n. 1; Winnicki, Ein Ptolemäischer Offizier cit. 345s.; secondo Lewis, Greeks cit. 89, «he
belonged to the politeuma of Cretans, to which he could have been assigned merely as a matter
of administrative convenience […]. However, both his own name and that of his son (named after
his maternal grandfather) point to the Dorian area of the Greek world, to which Crete belonged,
as the original home of both families, Dryton’s and that of his wife, Sarapias’».
Il pubblico del mimo popolare nell’Egitto tolemaico: Dryton e il Grenfellianum
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di ipparco17. La sua formazione deve essere avvenuta nel Ginnasio18, dove egli, oltre all’arte
bellica, avrà imparato anche a leggere e scrivere in greco, ma, dai documenti, non si deduce
nulla di più «about the level of his education»19. Ad un matrimonio con una donna greca,
Sarapias20, ne segue un altro con una indigena, figlia di un soldato di fanteria, chiamata
Apollonia/Senmonthis21. Dryton e Apollonia si stabiliscono a Pathyris, trenta chilometri a
sud di Tebe, dove il nazionalismo egiziano era forte, e – come si ricava dal testamento che
l’uomo registra a Pathyris nel 126 a.C. (P.Grenf. I 21) – conducono qui una vita di notevole
agiatezza. Dryton, «aktiver Soldat, kein Katoikos»22, era infatti proprietario di terreni, beni
immobili, schiavi, bestiame, cavalli, carri23 e la stessa Apollonia, già pochi anni dopo le
nozze, diviene «a successful businesswoman»24. Si ritiene possibile, ma tutt’altro che certo,
17
Cf. Lesquier o.c., 83ss.; Winnicki, Ein Ptolemäischer Offizier cit. 346s.; Claire Préaux,
L’économie royale des Lagides, Bruxelles 1939, 29ss. (d’ora in poi Préaux, L’économie); E. Van’T
Dack, L’Armée de Terre lagide: reflet d’un mond multiculturel? in AA.VV., Life in a Multi-Cultural
Society. Egypt from Cambyses to Constantine and Beyond. Ed. by Janet H. Johnson, Chicago 1992,
335s. e più specificamente J.K. Winnicki, Ptolemäerarmee in Thebais, Warszawa 1978.
18
Cf. M. Launey, Recherches sur les armées hellénistiques, II, Paris 1987, 813ss.; Winnicki,
Ein Ptolemäischer Offizier cit. 346; sull’istituzione propriamente greca del ginnasio, cf. il sempre
valido Gymnasion. Études sur le monuments consacrés a l’éducation en Grèce (des origines à
l’Empire romain), par J. Delorme, Paris 1960, e il recente, istruttivo volume di Raffaella Cribiore,
Gymnastic of the Mind. Greek Education in Hellenistic and Roman Egypt, Princeton-Oxford
2002, 34ss.
19
Lewis, Greeks cit. 89. A questo proposito, tuttavia, va sottolineato che «in this society,
a lack of writing skills did non engendered stigma and disdain […] but […] “knowing letters”
engendered pride and a sense of accomplishement. Personal literacy carried some prestige, a
positive reinforcement of identity, a badge of belonging to a literate society, and a shield against
fraud» (Cribiore, o.c. 163s. e in particolare 188s., con bibliografia, dove il caso di Apollonio [II
a.C.] – proveniente da una famiglia di militari, arruolato nell’esercito e con un’educazione poco
più che elementare, ma sufficiente per districarsi nella vita professionale e quotidiana – sembra
non lontano da quello di Dryton. Cf., al riguardo, anche M. Magnani, Eur. fr. 696 K. [=1 P., 102
A.], «AUFL» n.s. II, 2001, 35-45).
20
Secondo le acquisizioni più recenti (cf. Lewis, Drytoniana cit.), si tratterebbe di seconde
nozze.
21
W. Clarysse, When Did Dryton Marry Apollonia, «CE» LXI (1986) 100; AA.VV., Women
and Society cit. 106, con bibliografia.
22
Winnicki, Ein Ptolemäischer Offizier cit. 346; Id., Verlegungen von drei Soldaten aus Pathyris,
in AA.VV., «Proceedings of the 20th International Congress of Papyrologists» cit. 600-603.
23
Dryton, d’altronde, giova ribadirlo, ricopriva una delle più alte cariche militari ed è
risaputo che i soldati, oltre a godere di ovvi privilegi, erano – soprattutto nel fiorente Egitto
tolemaico del III sec. (la situazione è già sensibilmente cambiata nel II sec. a.C.) – tra le categorie
professionali meglio retribuite. Cf. Launey, o.c. in particolare 763ss. Oltre ai testi documentari
si ricordino le testimonianze della commedia nuova (cf. e.g. Men. Asp. 1-38, Kol. 29ss., Misoum.
33ss.), Theocr. 14,59, Herond. 1,26-36, quelle della commedia latina (e.g. Plaut. Curc. 340, Epid.
153, Pseud. 51-59, Truc. 516-526), e più tardi Lucian. Dial. mer. 9, Alciphr. IV 11, da cui si
evince che la professione militare diviene spesso uno strumento d’arricchimento.
24
Katelijn Vandorpe, Apollonia, a Businesswoman in a Multicultural Society (Pathyris,
2nd-Ist Centuries b.C.), in AA.VV., Le rôle et le statut de la femme en Égypte hellénistique,
204
ESPOSITO
che Dryton abbia vergato il lamento poetico prima di stabilirsi a Pathyris (ca. 150 a.C.),
quando viveva cioè ancora a Tolemaide, bastione della cultura musicale greca della regione
intorno a Tebe e luogo dove più verisimilmente egli poteva aver conosciuto performances
di vario genere: la città possedeva infatti un teatro e un rigoglioso koinon di artisti dionisiaci,
composto da poeti epici, tragici, comici, attori, musicisti, etc.25. E che Dryton non fosse
insensibile a curiosità o stimoli culturali e forse religiosi paiono dimostrare anche i graffiti,
incisi nelle tombe della valle dei re di Tebe e a lui attribuiti26, che testimoniano una sua
visita “turistica” in tali luoghi27. Di Tolemaide va inoltre ricordato il ruolo fondamentale in
àmbito militare e giuridico attribuitole da Tolemeo I Soter nella sua strategia di ellenizzazione
della Tebaide. La città, che doveva costituire una roccaforte della grecità proprio laddove
più radicate e irriducibili erano le tradizioni egizie28, era amministrata come una vera e
propria povli" greca e rappresentò, per le ragioni suddette, il centro di raccolta e smistamento
delle truppe dell’Alto Egitto, nonché il fulcro della vita giuridica per gli abitanti di questa
zona, il luogo dove le cause fra Greci o fra Greci ed Egiziani venivano vagliate e affidate
al tribunale di competenza29.
2. «Quite often […] the survival of individual literary texts among the documents
is not a matter of mere chance: the texts which survived in this way w e r e n o t
the most interesting ones from a literary point of view,
but were often those the owners wanted to keep close at hand: texts of practical
importance, as for instance model letters or conjugation tables, and t e x t s t o
romaine et byzantine. «Actes du Colloque International. Bruxelles-Leuven, 27-29 novembre 1997»,
Paris-Leuven-Sterling, VA 2002, 335.
25
Cf. E. Miller, Inscriptions grecque de l’Égypte, «BCH» IX (1885) 131-146; Plaumann,
o.c. 60-65; Vandoni, o.c. 62-66, 94; Bing, o.c. Sulle associazioni d’artisti d’epoca ellenistica cf.
A.B. Šarnina, Les associations de technitai de Dionysos dans les poleis hellénistiques, «VDI»
CLXXXI (1987) 102-117; A. Fountoulakis, The Artists of Aphrodite, «AC» LXXIX (2000) 133147 con bibliografia. Su Tolemaide in generale cf. P. Jouguet, Ptolémais et sa constitution,
«BCH» XXI (1897) 184-208; Plaumann, o.c.; Winnicki, Ein Ptolemäischer Offizier cit.; M. AbdEl-Ghani, The Role of Ptolemais in Upper Egypt Outside Its Frontiers, in AA.VV., «Atti del
XXII Congresso Internazionale di Papirologia. Firenze 23-29 agosto 1998», I, Firenze 2001, 2233 (d’ora in poi AA.VV., «Atti del XXII Congresso Internazionale di Papirologia»).
26
Cf. J.K. Winnicki, Der Besuch Drytons in den Königsgräbern von Theben, in AA.VV.,
Papiri documentari greci, a c. di M. Capasso, Lecce 1993, 89-94.
27
Il fatto che Dryton abbia inciso il suo nome su un monumento non è di per sé particolarmente significativo né indicativo di uno specifico milieu socio-culturale: si tratta infatti di una
pratica diffusa nell’antichità tra i livelli sociali più diversi. Cf. J. Baillet, Inscriptions grecques
et latines de tombeaux des rois ou syringes, Le Caire 1926, XXXIII-LXV e inoltre G. Geraci,
Ricerche sul Proskynema, «Aegyptus» LI (1971) 3-211.
28
Un compito difficile se non impossibile, che si tradusse spesso, viceversa, in un adattamento da parte greca alla cultura locale. Sulle povlei" greche dell’Egitto tolemaico, cf. La vie
municipal dans l’Égypte romaine, par P. Jouguet, Paris 1911, 1-70; D.W. Rathbone, Villages,
Land and Population in Graeco-Roman Egypt, «PCPA» XXXVI (1990) 103ss.
29
Cf. Abd-El-Ghani, o.c. 22.
Il pubblico del mimo popolare nell’Egitto tolemaico: Dryton e il Grenfellianum
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w h i c h t h e y w e r e p e r s o n a l l y c o m m i t t e d »30. Al chiarimento della
relazione esistente tra Dryton e il testo da lui copiato – funzionale, in ultima analisi,
all’identificazione del pubblico di spettacoli mimici affini al Grenfellianum – può
contribuire un breve esame linguistico31 del nostro lamento, che andrà ad integrare
il quadro fornito dai dati extratestuali.
Il Fragmentum Grenfellianum – il cui genere d’appartenenza, oggi riconosciuto nel
mimo “lirico”, è stato però in passato ampiamente dibattuto32 – presenta un discreto grado
di elaborazione letteraria. Privo di responsione strofica come le monodie dell’ultimo Euripide33,
difficilmente inquadrabile in precisi schemi metrici e, forse, non tanto distante dalla prosa
ritmica o dall’andamento prosimetrico di alcuni papiri magici34, vede tuttavia il predominio
del docmio35, che – a parte nella sezione centrale (vv. 23-32) compattamente docmiaca –
30
Clarysse, Literary Papyri cit. 60ss. (spaziato mio).
Sul fatto che le competenze del fruitore siano sempre iscritte nel testo richiamava opportunemente l’attenzione Maria Grazia Bonanno, L’allusione necessaria, Roma 1990, 24, a cui rimando per ulteriori riferimenti bibliografici. In particolare, per l’esame del processo di lettura,
cf. ora A. Compagnon, Il demone della teoria. Letteratura e senso comune, Torino 2000 (ed. or.
Paris 1998), con bibliografia.
32
Per la singolarità dell’orchestrazione formale, in cui locuzioni e movenze tipicamente
prosastiche si alternano a cola ritmici e costrutti poetici, si è parlato di romanzo, esercitazione
retorica, parafrasi di una poesia, ma anche di pura lirica o ballata; quindi di mimo in prosa, infine
– e si tratta dell’interpretazione più diffusa – di mimo “lirico” sul genere della magodia, performance popolare attestata da Ateneo (XIV 621 c-d) e su cui si veda in generale P. Maas, Simw/doiv,
in RE III A/1 (1927) 159s. Lo stesso valore poetico, da alcuni esaltato, è da altri messo in dubbio,
se non addirittura negato. Per una disamina meno cursoria delle varie posizioni assunte dalla
critica, rimando al mio Mim. Pap. fr. 1 Cunn. Introduzione, testo critico, traduzione e commento,
Bologna (in corso di stampa).
33
Non a caso il frammento è stato inserito da Schroeder nel volume Euripidis cantica.
Fragmento Grenfelliano adiecto dig. O. S., Lipsiae 1910, 178s.
34
Sono, questi, elementi tipici del mimo popolare (cf. Swiderek, o.c. 68: «le mime littéraire
hellénistique est poétique, sa langue est un dialecte littéraire. Le mime non littéraire est avant tout
prosaique, il a seulement des adjonctions lyriques. Sa forme devait être libre puisque l’improvisation
y jouait un si grand rôle») comuni anche alla produzione subletteraria, su cui cf. A. Stramaglia,
Prosimetria narrativa e ‘romanzo perduto’: PTurner 8. (Con discussione e riedizione di PSI 151
[Pack2 2624] + PMilVogliano 260), «ZPE» XCII (1992) 142. Sul prosimetrum in particolare cf.
B. Pabst, Prosimetrum. Tradition und Wandel einer Literaturform zwischen Spätantike und
Spätmittelalter, Köln-Weimar-Wien 1994; sulle consonanze tra il Grenfellianum e i papiri magici, cf. D.R. Jordan, A Love Charm with Verses, «ZPE» LXXII (1988) 245-259, e più specificamente, F. Maltomini, PMG IV 354-55 e Fragmentum Grenfellianum 18-19, «ZPE» LXXVIII
(1989) 95-97.
35
Tale metro, com’è noto, dopo aver fatto la sua prima comparsa, seppur in serie non
continue, nella lirica corale del VI-V secolo, in particolare in Pindaro (cf. R. Pretagostini, Il
docmio nella lirica corale, «QUCC» n.s. XXXI, 1979, 101-117) trova in àmbito tragico, specialmente nei duetti e nelle monodie euripidee, «la sua massima utilizzazione, improntando di sé
interi brani lirici, per lo più in contesti fortemente segnati dal pathos (soprattutto di carattere
doloroso [...])» (Maria Chiara Martinelli, Gli strumenti del poeta, Bologna 1995, 267).
31
206
ESPOSITO
viene associato ad altri metri36, in una varietà notevolmente complessa, senza paralleli nella
poesia ellenistica37. In generale, sembra potersi cogliere una certa sensibilità per i valori
fonici della parola: si pensi all’allitterante suono a/ai, alla singolare ripetizione di ajnav e
katav (vv. 3 ajnavdoco", 4 o{tan ajnamnhsqw', 6s. katalimpavn[ei]n / ajkatastasivh", 10 oujk
ajpanaivnamai ... ejn th'i dianoivai, 24 kai; kataka<iv>omai kataleleimmevnh), o alle sequenze (v. 23) mevllw maivnesqai ... m` e[cei, (vv. 31s.) movnon ... monio;" ... maivnesqai, (vv. 34s.)
me: maivnom` ... monokoithvsw, che suggeriscono forse «a causal link between solitude and
madness» (Bing o.c.). E tuttavia non pare ravvisabile il riecheggiamento intenzionale di
precisi luoghi letterari, quanto piuttosto un riuso di materiali tradizionali, e più specificamente di una certa topica amorosa38, a partire dal soggetto stesso del componimento: il
lamento della donna abbandonata39. Così l’invocazione alla notte o alle stelle (v. 11 a[stra
fivla kai; sunerw'sa povtnia nuvx moi) trova numerosi paralleli prima nei tragici40, poi, pur
rifunzionalizzata, nella commedia nuova41, nell’epigrammatica, nella poesia latina42; ugual36
Cf. Cunningham, o.c., e Martinelli, o.c. 276. Come la definizione del genere letterario
d’appartenenza, anche la sistemazione metrica del pezzo è questione spinosa, spesso risolta in
maniera diversa dai vari editori. Sulle combinazioni docmiache, cf. in particolare E. Medda, Su
alcune associazioni del docmio con altri metri in tragedia (Cretico, Molosso, Baccheo, Spondeo,
Trocheo, Coriambo), «SCO» XLIII (1997) 101-234; da tener presenti inoltre Id., Osservazioni su
iato e “brevis in longo” nei docmi, «SemRom», III/1 (2000) 115-142; A. Tessier, Docmi in epoca
paleologa? «MEG» 0 (2000) 197-205.
37
Si può tuttavia supporre, con M.L. West, Greek Metre, Oxford 1982, 148s., che essa
trovasse un modello nelle performances teatrali contemporanee («the rendering of dramatic arias
from tragedy was a popular entertainment in Hellenistic times, ands it is not unconnected with
the development of a genre of mimetic song, often portraying a woman in distress»).
38
Cf. R. Hunter, Theocritus and the Archaeology of Greek Poetry, Cambridge 1996, 9-11,
e, più in generale, sui paralleli topici, R. Tosi, Studi sulla tradizione indiretta dei classici greci,
Bologna 1988, 43s.
39
A parte la sempre valida monografia di F.O. Copley, Exclusus Amator. A Study in Latin
Love Poetry, Wisconsin 1956, interessanti contributi su questo topos nell’antichità classica hanno
fornito in particolare Elvira Gangutia Elícegui, Poesia griega “de amigo” y poesia arabicoespañola, «Emerita» XI (1972) 329-396; La poesia griega «de amigo» y los recientes hallazgos
de Arquiloco, «Emerita» XLV (1977) 1-6; Canciones de amigo lidias en poemas griegos, «Emerita»
LVI (1988) 103-109; Cantos de mujeres en Grecia, Madrid 1994, e Anna Tiziana Drago, Il
«Lamento della donna abbandonata» o lo stravolgimento parodico della tradizione, «MD» XLI
(1998), 207-223; in generale, si veda anche Margaret Alexiou, The Ritual Lament in Greek
Tradition, Cambridge 1974, passim; G. Lambin, La chanson grecque dans l’antiquité, Paris
1992, mentre per una panoramica sulla ricorrenza del motivo nei contesti culturali più diversi e
per una sua spiegazione in chiave antropologica, cf. L. Lipking, Abandoned Women and Poetic
Tradition, Chicago 1988.
40
Cf. Aesch. Prom. 88ss., Soph. El. 86ss., Carc. fr. 2 Sn.-K., Eur. Med. 56, 148, Andr. 91,
Hec. 68, El. 867, IT 42, Hel. 54, Or. 1496, Androm. fr. 114 N.2 (= 1 J.-V.).
41
Cf. Men. Mis. (A1-3), P.Ant.15,4-7 e, in generale, D. Del Corno, Due note sulla commedia nuova, «GB» IX (1980) 75.
42
Cf. in particolare Asclep. AP V 164, 191 (su cui G. Giangrande, Trois épigrammes de
l’anthologie, «REG» LXXXI, 1968, 50-58), o anche Meleag. AP V 8, 165, 166. Per il motivo
dell’invocazione, da parte degli amanti, alla notte e alla lucerna, molto diffuso nella produzione
Il pubblico del mimo popolare nell’Egitto tolemaico: Dryton e il Grenfellianum
207
mente, l’immagine dell’innamorato schiavo della passione (vv. 13 e[kdoton a[gei e 27s.
kuvrie, mhv m` ajfh'i" ajpokekleimevnhn / devxai me: eujdokw' zhvlwi douleuvein)43, o quella del
fuoco d’amore (vv. 15s. to; polu; pu'r / to; ejn th'i yuch'i mou kaiovmenon e 24 kataka<iv>omai),
oppure il binomio Eros-Afrodite (vv. 12 e 14), o ancora il motivo della follia (vv. 23 mevllw
maivnesqai, 29 †epimanousoran† 32 maivnesqai, 34 maivnom`), della gelosia (v. 30 zhlotupei'n
ga;r dei'), della solitudine erotica (vv. 26 memonwmevnh, 35 monokoithvsw), dell’ira (v. 37 nu'n
a]n ojrgisqw'men) sono topici all’interno della letteratura amorosa. Anche il lessico dovrà
dirsi improntato alla massima semplicità: a parte due hapax di chiaro significato (vv. 15
sunodhgovn, 52 ojpu_a_sqwvmeqa) e pochi altri vocaboli rari (vv. 26, 36 crwtivzomai, 32 moniov" ,
35 monokoitevw), esso risulta caratterizzato da un’aggettivazione essenziale, ordinaria, ripetitiva
(cf. vv. 11 fivla, povtnia, 14 poluv" , 15 poluv, 29 mevgan, 31 movnon, 52s. ejmhvn, ejpithdeivw",
60 nhpiva), da vocaboli comuni, attestati in prosa, nei papiri documentari, nei LXX e nel
Nuovo Testamento44 (cf. vv. 2 ejzeugivsmeqa, 3 ajnavdoco", 5 katefivlei, 6 katalimpavn[ei]n45,
7 ajkatastasivh", 18 frenapavth", 20 tou' ejra'n46, 27, 42, 49, 51, 60 kuvrie 47, 28 eujdokw', 30
zhlotupei'n, 31 proskavqhmai nel significato di ‘dedicarsi’, 33 givnwsc` o{ti48, 38 dialuvesqai,
46 koitavzw, 52s. ejpithdeivw"), e infine da tratti tipici della koinhv ellenistica (vv. 3 ajnavdoco"
per ejgguhthv", 18 frenapavth", 25 aujto; tou't[o] nel senso di ‘almeno’, 37 eujquv per eujquv",
ellenistica, cf. B. Lier, Ad topica carminum amatoriorum symbolae, Stettin 1914, 43ss.; G. Giangrande,
Los tópicos helenísticos en la elegía latina, «Emerita» XLII (1974) 23 e, più in generale, sull’influenza della poesia ellenistica greca sull’elegia latina, cf. Paola Pinotti, L’elegia latina. Storia
di una forma poetica, Roma 2002, 21-34.
43
Cf. e.g. Lucian. Dial. deor. 20,13, Bis Acc. 17 e 21, Xen. Eph. II 7 e soprattutto Posidipp.
AP XII 120,3 = 138 A.-B., ripreso poi da Rufin. AP V 93 (segnalato da Wilamowitz, o.c. 221).
Per l’uso di termini bellici o venatori nell’elegia latina e, in particolare sul servitium amoris, cf.
Tibullus: Elegies. Text, Intr. and Comm. by R. Maltby, Chippenham 2002, passim, con bibliografia.
44
Il greco neotestamentario, com’è noto, segue da vicino la koinhv parlata: cf., in proposito,
soprattutto F. Blass-A. Debrunner-R. Funk, A Greek Grammar of the New Testament and Other
Early Christian Literature. A Translation and Revision of the 9th-10 th German Ed. Incorporating
Supplementary Notes of A. D. by R. F., Chicago 1961.
45
Il verbo limpavnw e i suoi composti, rari negli autori classici, appaiono occasionalmente
nella prima poesia ellenistica (cf. Macho fr. 9,77 G., Arat. 128, Posidipp. 118,7 A.-B.), mentre
diventano comuni nella koinhv tarda (cf. Bing o.c.).
46
L’uso dell’infinito sostantivato è infatti più tipicamente prosastico (cf. Wilamowitz, o.c.
221); si incontra spesso nella lingua burocratica ellenistica e viene usato ampiamente dagli scrittori del Nuovo Testamento, fatta eccezione per Giovanni (cf. Schwyzer-Debrunner, GG II 369).
47
Nei testi letterariamente più raffinati di epoca ellenistica e del periodo successivo per
designare il ‘signore-amante’, si usa despovth" e non kuvrio" (cf. infra). Sulle differenze semantiche
tra i due termini cf. GlNT = Grande lessico del Nuovo Testamento, V, Brescia 1969, 1353ss. (ed.
or. Stuttgart 1933-1935) ed Eleanor Dickey, Greek Forms of Address. From Herodotus to Lucian,
Oxford 1996, 106s. Più in particolare, cf. e.g. Xen. Eph. II 4,5, 7,4, V 14,1s.; Ach. Tat. V 26,7;
Alciphr. IV 16,1,5,9; Aristaenet. II 4,5, II 7,36, II 15,8, I 8,13 (caso a parte è Strat. AP XII 211,6,
poiché si tratta di amore omosessuale e si vuole sottolineare il ruolo dominante di un partner) e,
di contro, Mim. Pap. fr. 2,18 Cunn. (I a.C.).
48
Si è di fronte, anche in questo caso, a un’espressione prosastica: in poesia, soprattutto nei
tragici (cf. Powell, o.c. ad l.), si incontra spesso l’equivalente i[sq` o{ti.
208
ESPOSITO
40 tiv" per povtero", la presenza cospicua del perfetto49: vv. 1 gevgon`, 2 ejzeugivsmeqa, 8
ejktikwv", 24 kataleleimmevnh, 26 memonwmevnh, 27 ajpokekleimevnhn, 62 lelal[hk) 50. Così
la sintassi, non più che elementare, vede la prevalenza della coordinazione sulla subordinazione
e si articola in un periodare di breve respiro51.
Fin qui sembra dunque confermato il fatto che si tratti di una pièce letterariamente ‘disimpegnata’, senza pretese di durare nel tempo – e in tal senso andrà
intesa l’anonimia – ma destinata al consumo immediato da parte di un pubblico di
discreto livello culturale. Su questo pubblico però si può forse dire di più. Non sarà
infatti privo di interesse che in un simile componimento, di argomento amoroso,
penetri certa terminologia tecnica di àmbito politico-militare nonché legale-commerciale di epoca ellenistica, a denunciare quasi un tentativo di traduzione, nella
lingua d’uso dei nuovi fruitori, della topica amorosa tradizionale e in particolare del
codice arcaico di divkh52, con una sorta di abbassamento di registro, di ‘imborghesimento’ dei ben noti temi.
49
Per l’ampio uso del perfetto nei papiri tolemaici, e dunque nella lingua coinetica ufficiale
e parlata dell’epoca, cf. P. Chantraine, Histoire du parfait grec, Paris 1927, 214ss.; E. Mayser,
Grammatik der griechischen Papyri aus der Ptolemäerzeit, mit Einschluss der gleichzeitigen
Ostraka und der in Ägypten verfassten Inschriften, II/1 Satzlehre. Analytischer Teil, Berlin und
Leipzig 1926, 176ss.; B.G. Mandilaras, The Verb in the Greek Non-Literary Papyri, Athen 1973,
205ss. con bibliografia.
50
Per l’analisi di questi vocaboli, oltre agli imprescindibili Crusius, o.c., e Wilamowitz,
o.c., si devono tenere presenti i lavori di F. Blass, Rhythmische Prosa aus Aegypten, «JKPh»
CLIII (1896) 347-354; Weil, o.c.; E. Rohde, rec. a Grenfell, «BPhW» XVI (1896) 1045-1048; M.
Rubensohn, rec. a H. Ouvré, Quae fuerint dicendi genus ratioque metrica apud Asclepiaden,
Posidippum, Hedylum, Paris 1894: «BPhW» XVIII (1897) 550-553; Powell o.c.; A.R. Sodano,
Motivi ed aspetti della poesia ellenistica. Il “Lamento della fanciulla abbandonata”, «Ann. Ist.
Sup. di scienze e lett. S. Chiara» XII (1963) 85-151; Bing, o.c. Testo di riferimento importante
resta Mayser, o.c. I/1 Laut- und Wortlehre. Einleitung und Wortlehre, Berlin 1970; I/2 Flexionslehre,
Berlin und Leipzig 1938; I/3 Stammbildung, Berlin und Leipzig 1936; II/1 Satzlehre cit.; II/2
Satzlehre. Analityscher Teil, Berlin und Leipzig 1934; II/3 Satzlehre. Synthetischer Teil, Berlin
und Leipzig 1934.
51
Per una panoramica sui tratti tipici della poesia popolare, cf. Francisca Pordomingo, La
poesía popular griega: aspectos histórico-literarios y formas de trasmisión, in AA.VV., La
letteratura di consumo cit. 461-482; Ead., Les Antologies de P. Tebt. I 1 et 2, in AA.VV., «Atti
del XXII Congresso Internazionale di Papirologia» cit. II 1077-1093; Ead., Poesía popular y
poesía literaria griegas: relaciones intertextuales, in AA.VV., Intertextualidad en las Literaturas
Griega y Latina, Madrid 2002, 77-104; interessanti, al riguardo, anche le pagine introduttive ad
Anthology of Ancient Greek Popular Literature. Ed. by W. Hansen, Bloomington (Ind.) 1998.
52
Cf. Crusius, o.c.; Wilamowitz, o.c., che, per primi, hanno rilevato nel frammento indizi
di un codice politico-militare traslato in contesto amoroso-galante; il merito di aver evidenziato
la sfera d’afferenza guridico-commerciale di alcuni dei termini che prenderemo in esame è di
Maria Rosaria Falivene, Il codice di divkh nella poesia alessandrina (alcuni epigrammi della
Antologia Palatina, Callimaco, Teocrito, Filodemo, il Fragmentum Grenfellianum), «QUCC»
XXXVII (1981) 96-104. Secondo la studiosa «la donna denuncia l’ajdikiva di chi la respinge, ma
Il pubblico del mimo popolare nell’Egitto tolemaico: Dryton e il Grenfellianum
209
Colpisce, innanzitutto, ajnavdoco" (v. 2), neoformazione di matrice dorica53, usata indifferentemente in qualità di sostantivo o di aggettivo, che si sviluppa a partire dal periodo
ellenistico54, quale sinonimo di ejgguhthv" (Wilamowitz, o.c. 220). Le testimonianze documentarie epigrafiche e papiracee recano il termine una trentina di volte, per lo più all’interno
di contesti legali, o in unione a espressioni di tipo commerciale, ad indicare il ‘garante, il
mallevadore’55. Così nel Grenfellianum – osserva la Falivene, o.c. 98 – «secondo la donna
l’uomo ha dunque contratto un debito nei suoi confronti in base alle norme di un codice della
cui giusta applicazione Cipride è responsabile»56. Cipride dunque, garante della legge della
l’uomo non riconosce la validità della legge cui ella fa appello, integrando le antiche formule del
codice di divkh con i termini derivati dal diritto vigente in Egitto nel secondo secolo a.C.» (p.
103). Indiscussi testi di riferimento in proposito restano gli studi di B. Gentili, Il “letto insaziato”
di Medea e il tema dell’ajdikiva a livello amoroso nei lirici (Saffo, Teognide) e nella Medea di
Euripide, «SCO» XXI (1972) 60-72, e di Maria Grazia Bonanno, Osservazioni sul tema della
‘giusta’ reciprocità amorosa da Saffo ai comici, «QUCC» XVI (1973) 110-120.
53
Si tratta più precisamente, insieme ad ajnadochv, di dorismi mascherati (cf. O. Hoffmann-A.
Debrunner-A. Scherer, Storia della lingua greca, II, Napoli 1969, [ed. or. Berlin 1954] 63), cioè
ipercoinismi, false trasposizioni dal dialetto dorico nella koinhv (cf. Mayser, o.c. I/1 9). Essi deriverebbero dalle forme doriche ajndokav, ajndokeiva, attestate in iscrizioni di Gortina, databili approssimativamente alla metà del V secolo a.C., con ripristino della preposizione senza apocope e aspirazione
– propria dell’attico – della gutturale sorda, sul modello di ajnadevcomai (cf. E. Schwyzer, Dialectorum
Graecarum exempla epigraphica potiora, Lipsiae 1923, 179 IX 34, 181 VII 19; un caso analogo
sarebbe quello di katadivcion per il dorico kaddivcion, su kavddix e kavddico", ‘mezzo moggio’, in cui
si riconosceva la preposizione katav). Tale forma verbale presente già in Omero è documentata, in
accezione legale, in diversi papiri egizi di età ellenistica e poi di epoca successiva (cf. e.g. P.Teb. I
98,27 [II a.C.], P.Oxy. III 513,57ss. [II d.C.], P.Grenf. II 99a,1ss. [VI-VII d.C.] e, in generale, The
Vocabulary of the Greek Testament Illustrated from the Papyri and Other non-Literary Sources by
J.H. Moulton-G. Milligan, Grand Rapids [Mich.] 1930, 32; Mayser, o.c. II/2 191).
54
Erika Kretschmer, Beiträge zur Wortgeographie der altgriechischen Dialekte, «Glotta»
XVIII (1929) 91.
55
Cf. Phi # 7 e Wörterbuch der griechischen Papyrusurkunden mit Einschluß der griechischen
Inschriften, Aufschriften, Ostraka, Mumienschilder usw. aus Ägypten von F. Preisigke, hrsgg.
von E. Kießling, I-III, Berlin 1925-1931; IV 1-5 (A-zwfutevw ), Berlin 1944-Wiesbaden 1993.
Suppl. 1-3, Amsterdam 1971-Wiesbaden 2000.
56
Un parallelo latino interessante è costituito da Plaut. Curc. 162ss. ubi tu’s qui me convadatu’s
Veneriis vadimoniis?, dove, parimenti, si ha l’applicazione di un vocabolo legale a Venere: Fedromo
e Planesio, parlando come se fossero le parti opposte in un processo, discutono il loro incontro in
termini di una comparizione obbligatoria in aula (cf. Netta Zagagi, Tradition and Originality in
Plautus: Study of the Amatory Motifs in Plautine Comedy, Göttingen 1980, 113 n. 26, da tener
presente, in generale, per l’analisi delle finalità comiche con cui tali metafore di àmbito legalepolitico sono applicate dall’autore latino a fatti di vita privata; ma sul linguaggio tecnico di Plauto
si veda più specificamente E. Costa, Il diritto privato Romano nelle commedie di Plauto, Torino
1890; D.C. Earl, Political Terminology in Plautus, «Historia» IX, 1960, 234-243; C.S. Tomulescu,
Observations sur la terminologie juridique de Plaute, in AA.VV., Sodalitas. «Scritti in onore di A.
Guarino», VI, Napoli 1984-1985, 2771-2781; C. de Meo, Appunti sull’uso del linguaggio del commercio e degli affari in Plauto, in AA.VV., Mnemosynum. «Studi in onore di A. Ghiselli», Bologna
1989, 195-205; Patricia A. Rosenmeyer, Enacting the Law, «Phoenix» XLIX/3, 1995, 201-217).
210
ESPOSITO
giusta reciprocità in amore, viene chiamata in causa dal creditore (la fanciulla), in quanto
garante del debitore (l’uomo), perché saldi in sua vece il debito, ripristinando così una
condizione di equità. Il debitore e il garante sono legati infatti da un mutuo patto, detto
ajllhlegguvh, tale per cui il creditore può esigere, o meglio scegliere, che il saldo del debito
sia effettuato indistintamente dall’uno o dall’altro dei due (o più di due nel caso vi fossero
diversi garanti)57. A parte Men. fr. 407 K.-A. – prima attestazione del termine58 – ajnavdoco"
non ha altre occorrenze in poesia59 e dovrà dunque considerarsi una traccia della lingua d’uso.
Quanto all’avverbio ejpibouvlw" (v. 5), ‘subdolamente’, documentato in questa precisa
forma un’unica e controversa volta prima del Grenfellianum (Antipho I 23,2), esso ricorre
solo in prosa, di frequente in contesti politici o legali-commerciali60, mentre qui è applicato
alla sfera amorosa (come in Aristaenet. II 23).
Anche ajkatastasiva (v. 7), astratto di impiego esclusivamente prosastico ed ellenistico
(cf. Mayser, o.c. I/3 259 e 263), che designa una situazione di ‘scompiglio’, ‘instabilità’,
‘insicurezza’, di natura fisica o spirituale61, ha per lo più un valore politico, finendo in molti
casi per essere sinonimo di stavsi"62. Nel Grenfellianum, dato il contesto, potrebbe significare genericamente ‘scompiglio’, ‘turbamento’, oppure – trattandosi di un litigio fra innamorati – ‘discordia’, ‘rottura’, o anche ‘incostanza’, ‘volubilità’, quindi ‘infedeltà’ (cf.
Crusius, o.c. 362s.).
Interessante pure l’utilizzo dell’aggettivo verbale e[kdoto" (v. 13), che, in unione a
verbi quali poiei'n, didovnai, a[gesqai, givgnesqai, ricorre in àmbiti di tipo bellico e giuridico, in riferimento al prigioniero, o in generale a chiunque sia consegnato, preso (cf.
rispettivamente Herodot. VI 85,1s. ed Eur. Ion 1251). Ma ejkdidovnai, genericamente ‘consegnare’ (dunque ‘affidare’ un figlio in adozione, ‘affittare’, ‘pagare’, ‘produrre un docu57
«The surety was primary liable in the place of the debtor. Inasmuch as in the course of
time the debtor became his own surety and himself consistently liable, the surety accompanying
him was made responsible, at least in private law, for the total amount of the debt as correus.
Thus the creditor was entitled to bring an action against either of them. The surety had no right
to request that the creditor should first sue the debtor» (R. Taubenschlag, The Law of GraecoRoman Egypt in the Light of the Papyri [323 B.C.-640 A.D.], Warszawa 19552, in particolare
411ss., con documentazione e bibliografia, da completare con quella più aggiornata contenuta in
H.A. Rupprecht, Introduzione alla papirologia, Torino 1999 [ed. or. Darmstadt 1994, in particolare 130s.] e in Vorlesungen über Juristische Papyruskunde, von H.J. Wolff, Berlin 1998).
58
La glossa di Phot. a 1456 Th. ajnavdoco" kai; ajnadevcesqai: Dhmosqevnh". Kai; «ajnavdocon
tw'n crhmavtwn» Mevnandro" è fuorviante: il termine in Demostene non ricorre ed essa si giustifica
forse in base allo schol. Ulp. Dem. 18,82 (100 P. = 72,1 Reiske) proujxevnei"] proestavteue",
provxeno", ajnavdoco", uJph'rce".
59
Le attestazioni successive si trovano infatti in Dion. Hal. VI 84,2, Plut. Dio 18,5, 20,1,
[Phalar.] Ep. 22, in diversi scrittori ecclesiastici, e quindi nei lessici di Esichio, Fozio, Suda,
Zonara, oltre che in alcuni scolii (cf. ThGL I/2 357, TLG).
60
Cf. LSJ9 626, nonché Phi # 7 per le attestazioni di tale famiglia di vocaboli in àmbito
documentario.
61
Compare per la prima volta in Chrysipp. SVF III 99,30. Per altre occorrenze del termine
in contesti affini a quello del Grenfellianum, cf. Polyb. VII 4,8, LXX Pr. 26,28, NT II Ep. Cor.
12,20, Ep. Jac. 3,16, Ep. Eph. 264,27, Vett. Val. 191,25.
62
Lo hanno evidenziato Crusius, o.c., e Wilamowitz, o.c. 220, che citano Polyb. I 70,1, XIV
9,6, XXXI 8,6, XXXII 5,5, Dion. Hal. VI 31.
Il pubblico del mimo popolare nell’Egitto tolemaico: Dryton e il Grenfellianum
211
mento’ etc., cf. LSJ9 504), è soprattutto termine con cui, già a partire da Erodoto (cf. I 196,3,
II 47,1), si designa l’atto del ‘dare in matrimonio’, il trasferimento della donna da un kuvrio"
a un altro, ampiamente attestato, insieme ai suoi derivati, nei contratti matrimoniali63.
Quanto a kuvrio", qui sempre al vocativo (cf. vv. 27, 42, 49, 51, 60), in qualità di
aggettivo o sostantivo indica ‘chi ha il potere legale di disporre’, e dunque oltre a essere,
dal periodo classico a quello imperiale, attributo di dèi64, designa, in àmbito giuridico, la
figura del ‘tutore’ in particolare di donne65. L’allocuzione kuvrie, assente dalla prosa e dalla
poesia classica e a noi nota prevalentemente dal Nuovo Testamento e da papiri documentari
(per lo più lettere) di epoca romana e tarda, si riferisce in questo caso all’amante della
protagonista, a colui che può disporre del suo cuore (così Crusius, o.c. 361, cf. v. 28 eujdokw'
zhvlwi douleuvein), con un evidente slittamento semantico, attestato qui per la prima volta,
dalla sfera istituzionale-legale a quella affettiva, come poi in Marziale (X 68,5) kuvrie mou,
mevli mou, yuchv mou congeris usque, / pro pudor! ... / lectulus has voces, nec lectulus audiat
omnis, / sed quem lascivo stravit amica viro etc.66
Degna di nota la forma verbale eujdokw' (v. 28), che trova ampia diffusione in epoca
ellenistica, ed è di impiego prosastico. Si tratta del verbo tipico con cui, nella terminologia
legale-commerciale dei papiri di epoca tolemaica e successiva, si esprime l’autorizzazione,
63
Cf. Preisigke, o.c., s.v. Più specificamente, cf. e.g. P.Giss. 2 col. I 8 (II a.C.), BGU 1100,7
(I a.C.-I d.C.), 1105,5s. (I a.C.-I d.C.); così e[kdoto" è la sposa (P.Oxy. 905,5 (III d.C.), P.Masp.
I 67005,10 (VI d.C.), P.Masp. III 67313,60 (VI d.C.), ejkdovth" il ‘padre della sposa’ (P.Oxy.
496,3,5,9, P.Oxy. 497,15 [II d.C.]), mentre ejkdovti" è la madre (P.Oxy. 1273,5,20,26 [III d.C.]).
Sull’e[kdosi" quale caratteristica della suggrafh; sunoikisivou – forma di matrimonio propriamente greca, esistente nell’Egitto ellenistico accanto ad altre pratiche matrimoniali – cf. in particolare Taubenschlag, o.c. 113 e soprattutto la recente monografia Le mariage grec du VIe siècle
av. J.-C. à l’époque d’Auguste, par Anne-Marie Vérilhac et C. Vial, Paris 1998, 229-279 (d’ora
in poi Verilhac-Vial, Mariage). Sulle allusioni alla sfera matrimoniale, ricorrenti nel nostro
frammento, cf. Falivene, o.c., che, forse sulla scorta di Crusius, o.c., richiamava convincentemente
l’attenzione sui termini dei vv. 3 ajnavdoco" (come sinonimo di ejgguvhsi"), 13 e[kdoto", 9 lambavnw,
14 paralambavnw, 12 parapevmpw, 50 prw'to" m` ejpeivr[asa", 52 ojpu_ a_sqwvmeqa, a cui si dovranno
aggiungere i vv. 2 ejzeugivsmeqa, 6 katalimpavnein, 15 sunodhgo;n ... pu'r, 27, 42, 49, 51, 60
kuvrie, 38 dialuvesqai, 39 fivlou" ... oiJ krinou'si tiv" ajdikei'.
64
La prima attestazione della forma sostantivata – a prescindere dall’uso col genitivo – è
del I a.C., in riferimento ad Iside (per tale formula di invocazione cf. inoltre Santelia, o.c. 50 e
Gianotti, Forme di consumo cit. 272).
65
Cf. Taubenschlag, o.c. 170ss.; C. Vial, Statut et subordination, in AA.VV., Silence et
fureur, par Odile Cavalier, Avignon 1996, 340-357; A. Arjava, The Guardianship of Women in
Roman Egypt, in AA.VV., «Akten des 21. Internationalen Papyrologenkongresses. Berlin, 13.19.8.1995», I, Stuttgart und Leipzig 1997, 25-30.
66
Essa è usata, di solito, dall’inferiore per rivolgersi al superiore (per esempio dallo schiavo
al padrone, cf. Charit. II 3,6, 4,2, 6,2, 7,5), a sottolinearne l’autorità e legittimità della posizione.
Questa valenza di legittimità del potere va lentamente stemperandosi e, a partire dal I d.C., kuvrie
comincia ad affermarsi all’interno del lessico familiare, come allocuzione generica ed educata tra
parenti stretti, fino a divenire, nel II sec. d.C., semplicemente una formula standard neutra, usata
anche tra genitori e figli (cf. P.Oxy. 1121 [III-IV d.C.] e in generale Dickey, o.c. 100s.). Wilamowitz,
o.c. 224 rimarcava qui la persistenza, nel termine, di una sfumatura di ‘sottomissione’, spia forse
di una effettiva inferiorità sociale.
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ESPOSITO
l’accettazione, il consenso67: del tutor mulieris alla sua nomina68, di un genitore/tutore a un’unione nuziale (PSI 117,35) dei membri delle associazioni corporative alle ordinanze discusse
etc. (cf. Taubenschlag o.c. 646); rientra nelle clausole contrattuali (cf. ad UPZ 196,38) ed è
formula con cui si firma un documento o si conclude una lettera69. Per traslato significa anche
‘accontentarsi, essere soddisfatto’, un senso che nel caso specifico non è da escludere70.
Altra parola meritevole di attenzione è dialuvesqai (v. 38), che, come il sostantivo
diavlusi", in contesti giudiziari può significare sia lo ‘scioglimento’ di riunioni, patti, accordi (nei contratti matrimoniali, infatti, è vocabolo tecnico per designare la ‘separazione’,
il ‘divorzio’)71, sia la ‘riconciliazione’, la ‘composizione’ di una controversia72, ad esempio,
attraverso una mediazione o un arbitrato73.
E proprio a quest’ultima procedura – documentata dal periodo tolemaico fino alla tarda
67
Cf. Preisigke, o.c., s.v. e Mayser, o.c. I/3 131.
Cf. S. Solazzi, Il consenso del “tutor mulieris” alla sua nomina nei papiri e nei testi
romani, «Aegyptus» II (1921) 155-178.
69
Alla luce di quanto detto è evidente, tra l’altro, come si debba propendere per la divisio
verborum eujdokw' operata da Grenfell (e seguita dalla maggior parte degli editori) e si possano
accantonare, invece, le proposte di Diels devxai m` eu\ dokw' zhvlw/ douleuvein (rec. a Grenfell,
«DLZ» XVII, 1896, 614s. A Diels si potrebbe tra l’altro obiettare che alla fanciulla importa essere
accolta, non la modalità [eu\] con cui ciò deve avvenire) e di Sodano, o.c. 108 devxai m`: eu\ dokw'
zhvlw/ douleuvein, che considerava «eu\ dokw', nel significato di “sono ben pronta”, l’equivalente,
dal punto di vista concettuale del catulliano iocundo ... labore o del feram di Seneca (= “sono
pronta a sopportare”)» e rimandava «per quanto riguarda l’uso dell’espressione, ad Aristofane,
Vespe 177 (moi to;n o[non ejxavgein dokw') e Uccelli 671 (ejgw; me;n aujth;n ka]n filh'saiv moi dokw')».
70
Cf. e.g. le traduzioni «ich bin zufrieden» di Blass, o.c. 351 e con lui Crusius, o.c. 369 che
ne richiamavano l’impiego con l’infinito e, in questo preciso senso, in NT. Thessal. 2,8 e in
Polibio, «je consens» (Weil, o.c.), «ich füge mich darein» (Wilamowitz, o.c.), «io son disposta»
(Romagnoli, o.c.), «I am content» (AA.VV., Women and Society cit.).
71
Le attestazioni rimaste sono purtroppo in papiri di epoca tarda (IV-VI sec. d.C.). Cf.
P.Oxy. 129,1 e 6, 1880,19, BGU 2203,2, P.Cair. 67153,12,18,32,36, 67154,1,8,18,34,37,42,43,44,
67311,3 e 18, P.Flor. 93,27, P.Lond. 1712,17 e 29. Sinonimi sono perivlusi", ajpallavssw/
ajpallaghv, diazughv/diazeuvgnumi, ajpozughv/ajpozeuvgnumi, cwrismov"/cwrivzw per i quali cf. P.Tebt.
104,31 (I a.C.), BGU 1103,6s. (I a.C.), P.Ryl. 154, 25s. e 30 (I d.C.), P.Oxy. 267,17 e 20 (I d.C.);
1273,25,33,52 (III d.C.); 1477,19 (III-IV d.C.) 3491,18, P.Grenf. II 4s. e 19 (IV d.C.), e in
generale Orsolina Montevecchi, Ricerche di sociologia nei documenti dell’Egitto tolemaico,
«Aegyptus» XVI (1936) in particolare 76 n. 1; Taubenschlag, o.c. 272; dati recenti in U. Yiftach,
Was There a Divorce Procedure Among the Greeks in Early Roman Egypt?, in AA.VV., «Atti del
XXII Congresso Internazionale di Papirologia», cit. II, 1331-1339 con bibliografia.
72
Nei processi per u{bri" – termine con cui nella legge tolemaica si allude a reati di vario tipo
a danni di individui – indica specificamente la composizione della vertenza, attraverso cui si risolve
il procedimento penale: «the delict of u{bri" is in the Ptolemaic law an aJmavrthma; umpremeditated
iniuria is not mentioned. The delict could be settled by a diavlusi", that means by composition. Only
the injured person is entitled to bring this action» (Taubenschlag, o.c. 438, da tener presente anche alle
pp. 438-462 per i vari usi del termine diavlusi" nella terminologia legale dell’Egitto greco-romano).
73
Cf. Menandro. Epitrepontes, comm. di A. Martina, II/2, Roma 2000, 126s.; J. Modrzejewski,
Private Arbitration in the Law of Graeco-Roman Egypt, «JJP» VI (1952) 254 LSJ9 402 e Preisigke,
o.c., s.vv.
68
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epoca bizantina74 e non a caso rappresentata di frequente nella commedia ellenistica75 –
sembra far riferimento, ai vv. 39s., l’espressione fivlou" ... / oi} krinou'si tiv" ajdikei'. In caso
di controversia, com’è noto, le parti in causa – prima di ricorrere ad un pubblico ufficiale
– potevano tentare di dirimere privatamente la contesa, rivolgendosi a terzi, di solito amici,
persone degne di fiducia e scelte di comune accordo, cui si affidava tale compito. Tra i
termini con cui vengono indicati gli arbitri, vi è appunto fivloi, mentre a definire il giudizio
arbitrale, si trovano vocaboli quali krivsi", krivnein, ejpikrivnein, diakrivnein etc.76
Per quanto concerne, infine, il diaforou del v. 55, esso viene inteso dagli editori come
imperativo di diaforevw77. Malgrado lo stato lacunoso del papiro in questo punto, non parrebbe tuttavia azzardato cogliere qui un’allusione al dissidio verificatosi tra i due innamorati78, con una ripresa del concetto già espresso al v. 28 eujdokw' zhvlwi douleuvein, e cioè la
volontà, da parte della donna, di riconciliarsi, di essere docile, dimenticando le ostilità. Si
ricordi, tra l’altro, che nei contratti il termine tecnico usato per indicare il ‘disaccordo,
contrasto’ è proprio diaforav, e in quelli matrimoniali, in particolare, è prevista la separazione se insorge qualche divergenza (diaforav) nella coppia79. Potrebbe trattarsi parimenti di un
genitivo singolare dell’aggettivo diavforo", ‘ostile, in disaccordo’, da riferirsi al protagonista
maschile del componimento80, oppure sempre di un genitivo singolare, ma del neutro sostantivato to; diavforon, tecnicismo commerciale nei papiri tolemaici ad indicare la ‘differenza a
74
La prima attestazione deve considerarsi P.Eleph. I 6-8 (311 a.C.), su cui oltre a Modrzejewsky,
o.c. passim, cf. Joan B. Burton, Theocritus’s Urban Mimes. Mobility, Gender, Patronage, BerkeleyLos Angeles-London 1995, 63, che osserva come «a mobile world intensified problem of female
protection and retribution. The rise of marriage contracts in the Hellenistic age addressed some
of these problems by specifically spelling out the obligation of both partners and by allowing the
woman, in the case of a dispute, to appeal directly to outside parties approved by both husband
and wife». Per un arbitrato di epoca bizantina cf. P.Lond. V 1711. Un esempio di mediazione si
ha in P.Vat.Aphrod. 10 (VI d.C.), su cui cf. T. Gagos-P. van Minnen, Settling a Dispute. Toward
a Legal Anthropology of Late Antique Egypt, Ann Arbor (Mich.) 1994, 30ss. e 90s.
75
Cf. Martina, o.c. 119s. con bibliografia.
76
Cf. Martina, o.c. 123 e 136; Modrzejewsky, o.c. rispettivamente 247ss. e 241 n. 10, 252s.
Su fivlo" nel senso di ‘persona fidata’ che si chiama come testimone, cf. Preisigke, o.c. s.v. 2.
77
Cf. Herondae Mimiambi. Novis fragmentis auctis ed. O. Crusius [...] mimorum fragmenta
et specimina varia nuper reperta, Lipsiae 1908, 117-120; Id., Herondae Mimiambi. Novis fragmentis
adiectis ed. O. C. [...] mimorum fragmenta et specimina varia, Lipsiae 1914, 124-127; G. Manteuffel,
De opusculis Graecis Aegypti e papyris ostracis lapidibusque collectis, Warszawa 1930, 153-158.
78
Per il valore del verbo, cf. Mayser, o.c. I/3 212 n. 1 e 214; Sodano, o.c., secondo cui
l’imperativo si riferirebbe a quanto precede e il verso, che egli completa congetturalmente mh;]
doul[euvein] mh;_n diaforou', verrebbe a significare «non ti opporre [...] a che io sia tua schiava»
(la lettura mh;_n va comunque esclusa, poiché, come osserva del resto lo studioso stesso, nel papiro
si distingue chiaramente ]htan).
79
Cf. BGU 251,5, 252,7 (I d.C.), P.Ryl. 154,24 (I d.C.), BGU 717,12 (II d.C.) 1045,21 (II d.C.)
CPR 25,19 (II d.C.), P.Oxy. 1273, 25 (III d.C.), e in generale Preisigke, o.c., s.v.; Mayser, o.c. I/3 20.
80
L’ipotesi era stata a suo tempo presa in considerazione da Sodano, ma scartata poiché
«inconciliabile e con il significato e con la struttura sintattica del passo» (p. 121), affermazione
che pare, a dir il vero, troppo categorica, considerata la frammentarietà del contesto, che, nei
versi contigui (54-56), si presenta nel modo seguente: ejgw; de; mevllw zhlou'n tw[ / doul_[….]tan
diaforou. h[ / ajnqr[wpo.]" ajkrivtw" qaumavqei" [.
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ESPOSITO
pareggio’, la ‘spesa’, il ‘saldo’, l’‘interesse’, il ‘denaro’81, oltre che specificamente una tassa
per «déficit de mesurage» del grano (chiamata diavforon mevtrou o diavmetron o ejpivmetron)82.
In conclusione, benché i testi letterari – anche se conservati in un archivio privato
– siano solo di rado collegabili al gruppo di persone menzionate nel medesimo archivio
e non necessariamente indicativi del loro livello culturale o del milieu sociale, ciò non
vale, forse, per il Grenfellianum83. Il fatto che esso sia stato vergato dalla stessa mano
del titolare dell’archivio, il quale figura destinatario di un prestito di frumento nel recto,
nonché il carattere ‘paraletterario’, di consumo immediato84, proprio di questo lamento
d’amore, ne fanno senza dubbio un caso particolare. I dati storico-sociologici – vale a
dire la realtà di Tolemaide, fulcro dell’attività culturale, giuridica, economica e militare
greca dell’Alto Egitto, oltre che la stessa formazione, la vita professionale e privata di
Dryton – unitamente a quelli linguistici, sembrano infatti fornire utili elementi per
l’individuazione del pubblico di spettacoli simili, appunto, al Grenfellianum. Dryton,
che ha copiato il testo della pièce mimica, vedendovi probabilmente rispecchiato il suo
mondo, parrebbe rappresentare dunque il tipo di fruitore standard di tali performances:
Greci di cultura medio-alta, impiegati nell’esercito o nella pubblica amministrazione,
in qualità di legali o funzionari85, magari proprietari terrieri, benestanti, abituati ad
usare nella quotidianità la lingua dei tribunali, dei contratti, del commercio, della politica, appartenenti certo alla classe dirigente, anche se non alla ristretta cerchia degli
‘addetti ai lavori’ quali i poeti-filologi del Museo e il loro immediato entourage.
ELENA ESPOSITO
81
Cf. Preisigke, o.c. s.v.; Mayser, o.c. I/3 203, II/1 3, II/2 490.
Préaux, L’économie cit. 32; in generale cf. Dorothy J. Thompson, Ethnê, Taxes and
Administrative Geography in Early Ptolemaic Egypt, in AA.VV., «Atti del XXII Congresso Internazionale di Papirologia», cit. II, 1255-1263, con bibliografia; concernente le tasse sul grano
è il lavoro di Zola M. Packman, The Taxes in Grain in Ptolemaic Egypt. Granary Receipts from
Diospolis Magna 161-88 b.C., New Heaven-Toronto 1968.
83
Cf. Clarysse, o.c. Sulla recente tendenza a ridurre l’opposizione tra papirologia letteraria
e documentaria, considerando un testo di letteratura in relazione all’archivio cui appartiene e, non
trascurando neppure l’influenza letteraria su certi generi documentari cf. J.-L. Fournet, L’influence
des usages litteraires sur l’ecriture des documents: perspective, in AA.VV., «Proceedings of the
20th International Congress of Papyrologists» cit. 418-422.
84
Sulla questione, oggi molto discussa anche in relazione al mondo classico, della cosiddetta
paraletteratura, oltre ai contributi raccolti nel volume AA.VV., Entretiens sur la paralittérature sous
la direction de N. Arnaud, F. Lacassin et J. Tortel [...], Plon 1967 (trad. it. Napoli 1977), si vedano
AA.VV., “Trivialliteratur?” Letterature di massa e di consumo, Trieste 1979, con particolare attenzione agli interventi di U. Schulz-Buschhaus, Considerazioni storiche sulla “Trivialliteratur”, pp.
7-16; G. Petronio, Dieci tesi sulla letteratura di consumo e sulla letteratura di massa, pp. 17-19; G.
Morpurgo-Tagliabue, Letteratura d’arte e letteratura di consumo, pp. 21-48; infine, l’imprescindibile saggio di D. Couégnas, Introduzione alla paraletteratura, Firenze 1997 (ed. or. Paris 1992).
85
Costoro possedevano un tipo di formazione più solida e raffinata dei soldati anche di
grado più elevato, cf. Cribiore o.c. 220ss. e in particolare 249.
82

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