PlayStation per adescare i bimbi

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PlayStation per adescare i bimbi
24 ore
Giovedì 29 dicembre 2011
In manette a Reggio Calabria un filippino accusato di violenza sessuale ai danni di minori
PlayStation per adescare i bimbi
La vicenda raccontata nella denuncia della madre di una delle vittime
di GIUSEPPE BALDESSARRO
REGGIO CALABRIA - Usava la
PlayStation per attirare i bambini
a casa proprie ed abusare di loro.
E’ questa l’accusa pesantissima
che la Procura di Reggio Calabria
ha rivolto ad un filippino fermato
ieri mattina. Secondo quanto accertato dai carabinieri «avrebbe
attirato diversi bambini nel suo
appartamento, con la scusa di mettere a loro disposizione il gioco,
quindi avrebbe abusato di loro».
Episodi agghiaccianti, ricostruiti dai militari della Compagnia di Reggio chehanno tratto in
arresto E.R., di anni 34, filippino,
con l’accusa di violenza sessuale
aggravata e continuata ai danni di
minori.
Il caso fin ora scoperto riguarderebbe un
solo bambino, ma i carabinieri stanno lavorando per risalire ad
altri minori che, nel
tempo, avrebbero frequentato
la
casa
dell’uomo, che risiedeva a Reggio con un regolare permesso di soggiorno. A fare scattare l’allarme, che ha portato gli inquirenti ad agire con un provvedimento di fermo, è stata la denuncia
della madre del bambino. A seguito della quale sono scattare indagini e le intercettazioni telefoniche,
fino alla decisione dei militari
dell’Arma di procedere con il fermo dell’uomo. A far decidere per il
fermo, soprattutto il pericolo di fuga del filippino.
Secondo l’attività investigativa,
il trentaquattrenne usava fare alcune violenze con la scusa di praticare massaggi, facendo denudare
i piccoli, tutti sotto i quattordici
anni, e ai quali dava anche piccole
somme di denaro.
L’indagine, infatti, ha avuto inizio grazie alla denuncia della madre del bambino. In particolare a
far insospettire la donna, è stato il
rinvenimento in un’occasione,
all’interno della tasca dei pantaloni del figlio, di una banconota da
20 euro della quale, ovviamente,
non giustificava il possesso da
parte del minore.
Il bambino, su richiesta della
madre e dopo le richieste di chiarimento, ha raccontato di averle ricevute da uno straniero come compenso in cambio di massaggi. Nei
racconti del bambino sono emersi i
particolari della vicenda, con il tipo di abusi che venivano praticati,
compreso il fatto che il filippino
avrebbe messo in visione dei film
pornografici in cui diceva ai bambini che le persone nel film facevano «Bunga bunga» e che la stessa
cosa avrebbe voluto fare lui con loro. Particolari contenuti nella denuncia, come anche il
fatto che in alcune occasioni il bambino non
era solo, ma assieme ad
alcuni coetanei.
Le dichiarazioni raccolte dall’arma, hanno
permesso di avere riscontri
concreti
sull’appartamento dove l’uomo abitava e sulla camera da
letto, dove si sarebbero svolte le
violenze. Grazie alle intercettazioni telefoniche poi è stato possibile
confermare una certa «attenzione» dell’individuo verso i soggetti
di minore età.
L’uomo, infatti, si sarebbe rivolto, nel corso di una telefonata con
un minore, utilizzando un linguaggio subdolo, ambiguamente
affettuoso e lasciandosi andare ad
effusioni verbali. A quel punto è
scattato il provvedimento di fermo, che ha portato il cittadino filippino nel carceredi Reggio Calabria con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata su
minori e di prostituzione minorile, in quanto elargiva piccole sommedidenaro aibambini,compiendo in cambio atti sessuali. Ovviamente i carabinieri stanno tutt’ora
svolgendo una serie di ulteriori accertamenti.
In cambio
di “massaggi”
20 euro
DOPO L’INCHIESTA MINOTAURO
Accesso antimafia a Chivasso
per gli appalti in odor di ’ndrine
di GIOVANNI VERDUCI
SIDERNO - Fari accesi sul comune di Chivasso. La metastasi mafiosa, allargatasi anche alle regioni del Nord Italia, sta lasciando le sue tracce nel produttivo Piemonte. Il prefetto di Torino, Alberto Di Pace, ha deciso di mettere
sotto la lente gli atti amministrativi prodotti dalle amministrazioni comunali che hanno guidato la
cosa pubblica a Chivasso in questi
ultimi anni.
La commissione di accesso agli
atti si è insediata alla fine della
scorsa settimana, a meno di ventiquattro ore di distanza dal cenone natalizio. La triade commissariale, nominata dal Prefetto che
ha guidato per primo l’agenzia
per i beni confiscati alla mafia
aperta a Reggio Calabria dal Consiglio dei ministri su proposta
dell’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni, avrà tre mesi a sua
disposizione per spulciare gli atti
prodotti dall’amministrazione
comunale.
L’obiettivo dell’accesso è quello
di verificare l’eventuale interessamento delle cosche mafiose, in
particolare del locale di ‘ndrangheta di Chivasso, agli appalti comunali.
La scelta del prefetto Di Pace è la
conseguenza diretta delle risultanze
investigative
emerse
nell’inchiesta “Minotauro”: il
blitz antimafia che l'8 giugno
scorso portò in carcere 142 perso-
Il prefetto di Torino, Alberto Di Pace
ne, tra cui anche l'ex assessore e
vice segretario cittadino dell'Udc
Bruno Trunfio.
L’apporto elettorale dell’Udc
consentì alla coalizione di centro
sinistra di vincere le elezioni comunali e portò Gianni De Mori
sulla poltrona più alta del consiglio comunale di Chivasso. Sarebbe stato proprio Bruno Trunfio,
ex assessore comunale ai Lavori
pubblici, a sospingere l’apparentamento dell’Udc con i partiti del
centro sinistra che erano in corsa
con il centrodestra guidato da
Bruno Matola.
Con quello di Chivasso salgono
a tre gli accessi antimafia pro-
Entusiasmo delle forze dell’ordine per la cattura del latitante Carmelo Gallico
“U Picu” a passeggio per Barcellona
Poi scattano le manette ai suoi polsi
REGGIO
CALABRIA
–
«E'un’operazione che chiude
adeguatamente l’anno 2011».
Così il questore di Reggio Calabria Carmelo Casabona commenta, con i giornalisti, la cattura avvenuta martedì di Carmelo Gallico, detto «u Picu», ritenuto un esponente di vertice
dell’omonimo clan di Palmi.
«La sua cattura, in pieno centro
a Barcellona, in
Spagna, è il risultato – ha aggiunto – di
un’attività investigativa di livelli eccezionali, grazie ai rapporti di collaborazione avviati
con la polizia
spagnola,
in
particolare la
“mossos
d’esquadra”. La
cattura di Gallico, personaggio
di estremo valoCarmelo Gallico
re all’interno
del clan, ci permette di chiudere
in maniera molto proficua il
2011 con un consuntivo di alto
livello frutto di un’attività contro le cosche a 360 gradi, che ha
portato anche ad untotale di sequestri di beni considerevole e
che possiamo definire un danno serio inflitto alla 'ndrangheta sul piano economico». Ga
«E' un risultato brillantissimo» ha sostenuto il procuratore aggiunto della Dda di Reggio
Calabria Michele Prestipino,
Il latitante mentre stende i panni e (sotto) mentre viene arrestato
«frutto di una efficace collaborazione internazionale. Per
Gallico era stato emesso un
provvedimento
di
fermo
nell’ambito di una indagine
condotta con i pm Di Palma e
Musarò. All’atto del provvedimento siera giàdileguato. Grazie all’attività investigativa di
tipo tecnico condotta dalla
squadra mobile di Reggio Calabria e dagli uomini del Commissariato di Palmi siamo riusciti
ad individuare il luogo di latitanza diGallico. Abbiamoquindi attivato i canali della collaborazione istituzionale che ci
hanno permesso di individuare
il covo dove Gallico viveva da solo».
Nell’alloggio a Barcellona sono stati trovati documenti ed
un computer che saranno esaminati. Nel corso della conferenza stampa di ieri sono stati
mostrati i video che mostrano
Gallico sul terrazzo di casa intento a stendere i panni e poi a
passeggio per la città. Nelle immagini si vedono poi gli agenti
che catturano il latitante incredulo. Il capo della mobile, Renato Cortese, ha rivolto un ringraziamento agli uomini della Polizia italiana, che anche nei
giorni di Natale, «sacrificando
affetti e famiglia», hanno pedinato ed osservato Gallico nei
suoi spostamenti nella città
spagnola, assieme agli uomini
della “mossos d’esquadra”, il
corpo di Polizia più antico d’Europa». Gallico, cheè accusato di
associazione mafiosa, è fratello
di Teresa, Rocco, Domenico e
Giuseppe, tutti detenuti. Domenico e Giuseppe sono stati condannati all’ergastolo e ritenuti
dagli investigatori i killer della
cosca e gli esecutori di numerosi omicidi compiuti durante la
faida con i Parrello-Condello
tra gli anni '70 ed i primi anni
'90.
mossi dal prefetto di Torino. Nelle
scorse settimane, infatti, Di Pace
aveva autorizzato l’apertura dello
stesso procedimento anche per le
amministrazioni pubbliche di Rivarolo e di Leinì.
Secondo gli inquirenti, Bruno
Trunfio appartiene alla “locale”
di ‘ndrangheta insediata a Chivasso, riconducibile alle ‘ndrine
Serraino di Reggio Calabria e
Cardeto, Gioffrè e Santaiti di Seminara, ai clan Pesce e Bellocco di
Rosarno e al clan Tassone di Cassati di Nardodipace. Insieme a lui
farebbero parte della locale - così
come sottolineato dai magistrati
della Direzione distrettuale antimafia di Torino - anche il fratello
Giuseppe, con la dote di “trequartini” per entrambi, e il padre Pasquale, ritenuto il “capo locale”,
“affiliato alla ‘ndrangheta quantomeno dall’anno 2007, partecipe
della “società maggiore” con la
dote di “padrino”.
Fra i primi a parlare dell’esistenza di un locale di ‘ndrangheta
a Chivasso è stato il collaboratore
di giustizia Rocco Marando. «In
Calabria - ha detto Marando - vi sono tante ripartizioni territoriali
quasi per ogni comune. La stessa
ripartizione territoriale è ripetuta fuori dalla Calabria. Ad esempio, in Piemonte vi è la società di
Volpiano, quella di Torino; la societá di Chivasso, quella di Bardonecchia (una delle prime in Piemonte) e quella della zona di Moncalieri...».
Infiltrazioni della ’ndrangheta
Chiede la libertà
l’imprenditore
arrestato all’Aquila
L'AQUILA – Gli avvocati del giovane imprenditore aquilano Stefano Biasini hanno presentato ieri mattina istanza presso la cancelleria del Tribunale del Riesame per ottenere
la scarcerazione del loro assistito in seguito
alla bocciatura dell’istanza di libertà da parte
del giudice per le indagini preliminari del tribunale Marco Billi. Con l’accusa, per concorso esterno in associazione mafiosa, sono stati
arrestati alcuni
giorni fa dal Gico
delle Fiamme gialle e dagli agenti
dello Sco della polizia dell’Aquila oltre allo stesso Biasini,
Antonino
Vincenzo Valenti,
di 45 anni, di Reggio Calabria, Massimo Maria Valenti (ai domiciliari) di
38 reggino ma residente all’Aquila,
e Francesco Ielo di
58, anche lui reg- Stefano Biasini
gino. Secondo l’accusa queste persone, ognuno con un
proprio ruolo e attraverso legami
con un clan malavitoso calabrese,
stavano cercando
di ottenere appalti
per la ricostruzione. Secondo gli avvocati difensori dell’imprenditore aquilano, non ci sono i presupposti per il concorso esterno sulla scorta di rapporti occasionali e comunque non continuativi che il sospettato ha avuto con persone che
(secondo la Direzione distrettuale antimafia
dell’Aquila) sono vicine alla cosca calabrese
Caridi.
Secondo l’accusa
i clan entrarono
nel post terremoto
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14 Calabria
Francesco Loschiavo si occupa di veterinaria e di controlli agli alimenti. È dirigente della Fp Cgil medici
Pallottole all’ispettore dell’Asp
Arrivano in una busta anonima nella sua abitazione di Taurianova
di MICHELE ALBANESE
TAURIANOVA - Una busta
tipo auguri stropicciata
contenente due pallottole di
pistola calibro 7,65 sono
state recapitate nella giornata di ieri nella cassetta
della posta dell’abitazione
di Francesco Loschiavo, referente facente funzioni del
servizio veterinario e delle
ispezioni degli alimenti
dell’Asp di Reggio Calabria.
Una busta senza alcun biglietto. E’ stato lo stesso Loschiavo che abita in Piazza
Garibaldi a Taurianova a
trovarla con dentro i proiettili e a denunciare il fatto ai
carabinieri della Compagnia di Taurianova, i quali
hanno avviato indagini per
risalire al possibile movente dell’atto intimidatorio.
Loschiavo, che è stato sentito a lungo dai militari
dell’Arma, è anche membro
della segreteria provinciale
della Fp Cgil medici.
Le indagini, quindi cercano di inquadrare l’ambito
dell’attività del veterinario
nel quale possa essere maturata l’intimidazione. I carabinieri non escludono alcuna pista e stanno approfondendo i contesti. A Francesco Loschiavo è arrivata
subito la solidarietà della
Cgil di Gioia Tauro e della
Fp della Cgil regionale.
«Questa è un'altra pesante
minaccia che colpisce l’impegno e il lavoro degli uomini della Cgil, in prima fila
per affermare la legalità e
per sconfiggere la ‘ndrangheta e le sue manifestazioni violente. Il dottor Loschiavo insieme al Segretario Generale della Fp Cgil
Giuseppe Gentile e tutto il
gruppo dirigente della Fp –
si legge in una nota - è impegnato in una continua e
complicata vertenza sulla
sanità provinciale mirata
all’affermazione dei diritti
dei lavoratori e della legalità degli atti attinenti la programmazione del servizio
sanitario pubblico. Appare
SOLIDARIETÀ DOPO L’ATTENTATO
La diocesi di Locri e gli scout calabresi
«L’ordigno non fermerà don Panizza»
«VICINANZA, solidarietà e pieno
sostegno a don Giacomo Panizza
(foto), sacerdote coraggioso e lungimirante, impegnato a sostegno
degli indifesi e a combattere ogni
forma di illegalità». Attraverso la
Caritas diocesana, diretta da Carmela Zavettieri, la comunità di Locri-Gerace, con il vescovo Morosini, esprime «ferma condanna» per
l’attentato compiuto la notte di Natale: «L’ordigno esploso contro il
centro non fermerà il percorso avviato in Calabria da uomini di Chiesa come don Giacomo, nè farà venire meno l’impegno di quanti si
battono con la sola arma del Vangelo per ridare dignità a questa terra». Anche gli scout calabresi hanno inviato un messaggio esprimendo
«rabbia e indignazione». Secondo il comitato regionale Agesci, la speranza può arrivare «solo portando avanti il lavoro che spetta ad ognuno di noi
per migliorare la vita delle nostre città, affermando i principi di legalità, su
quanti credono che le “regole” possano dettarle loro».
evidente la manifestazioni
di interessi plurimi su un
disegno programmatico
fatto di chiusure di servizi e
uffici ma, anche, di nuove
strutture e nuovi incarichi.
Il gravissimo atto mafioso,
giunge anche in concomitanza con la sentenza del
Giudice del Lavoro che condanna l’Asp per condotta
antisindacale».
Secondo la Cgil «è pur vero che la sanità, nella pro-
vincia di Reggio Calabria e
in particolare nella Piana di
Gioia Tauro, è diventata a
dir poco esplosiva. Pur tuttavia, il dato che emerge di
più è quello relativo agli interessi per incarichi di
strutture piuttosto che per
la cura e l’assistenza all’ammalato. I conflitti tra istituzioni locali, le attese della
sanità privata emergente
ed il venir meno dei servizi
pubblici essenziali, ci consegnano un quadro desolante e inaccettabile sul
quale siamo continuamente impegnati. Questo lavoro deve divenire sentire comune in una terra abbandonata per troppo tempo alle
decisioni di chi guarda solo
a piccole nicchie di consenso e non alza lo sguardo verso gli interessi generali del
popolo della Piana di Gioia
Tauro». La Cgil ha infine
annunciato che oggi in Prefettura avrà luogo un incontro su quanto è avvenuto ed ha programmato assemblee «per gridare con
forza l’impegno del sindacato rosso, contro il malaffare e tutte le forme violente
foriere della negazione dei
diritti e del mancato rilancio culturale ed economico
del nostro territorio».
La decisione dopo le frasi violente apparse su facebook
Sospesi i due sindacalisti del Sul
GIOIA TAURO - Si è concluso l’iter disciplinare interno che ha visto coinvolti i due dirigenti del Sul Rocco Italiano e Domenico Macrì, il coordinamento ha ratificato i provvedimenti proposti dalla commissione disciplinare del sindacato: 6 mesi di sospensione per
Italiano ed un mese di sospensione per Macrì.
Il provvedimento è stato adottato dopo i commenti apparsi nei giorni scorsi su Facebook.
Analizzati i commenti, visti gli atti formali e
sentiti i responsabili, la disciplinare, in attesa di eventuali altri sviluppi, ha condannato
il comportamento dei propri dirigenti «per la
superficialità dimostrata sugli argomenti
commentati che loro stessie il Sul condannano e ritengono deplorevoli. L’azione sindacale - sottolinea il Sul - si basa sul confronto, sulle lotte democratiche ed è contro ogni forma
di violenza e contro tutti quelli che ad essa si
ispirano, nel pieno rispetto delle controparti
e delle persone. Questo increscioso episodio,
che ha registrato forte reazioni, ci auguriamo serva al Sul e a chi come noi, forse, si sente
responsabile nel bene enel male dei problemi
che sono alla base del degradante linguaggio
usato su facebook, a fare autocritica ed a concentrare le proprie forze sui problemi del porto e del mondo del lavoro in Calabria».
Francesco Azzarà ricevuto da Francesco Talarico
Francesco Azzarà a Palazzo Campanella
«Sono solo uno dei tanti
tra i calabresi che fanno
cose buone nel mondo»
di CLAUDIA TAMIRO
REGGIO CALABRIA - «Presidente io non ho nessun merito eccezionale, sono uno
dei tanti calabresi che fanno
cose buone nel mondo. Come
me, ci sono centinaia di operatori che lavorano per un
mondo migliore». Francesco Azzarà parlando al telefono con il governatore Giuseppe Scopelliti ha aperto ieri l'incontro che ha avuto
luogo a Palazzo Campanella, sede reggina del Consiglio regionale. «L'intera regione - ha detto il presidente
dell’assemblea Francesco
Talarico - ha fatto sentire, in
questi lunghi mesi, tutto il
suo affettoe lasua vicinanza
a Francesco e alla sua famiglia. Oggi siamo qui per
riabbracciare questo coraggioso volontario ringraziandolo per tutto l'impegno
ed il lavoro che fino ad oggi
ha svolto in prima linea, portando alto il nome della nostra terra». C'è stato poco di
istituzionale durante la visita di ieri, in un ambiente
piuttosto familiare, tra alberi di Natale e racconti di prigionia, ci si è stretti tutti intorno a Francesco. Scampato il pericolo, ora è pronto a
guardare avanti. «Che progetti hai adesso?» gli si chiede. Determinato risponde:
«Non vedo l'ora di andare in
vacanza, andrò in Argentina. E' ancora presto per decidere se tornare in Africa oppure no, ma sicuramente
continuerà il mio impegno
con Emergency».
Ma il suo pensiero spazia
oltre i confini segnati dalle
mappe: «il mio pensiero è rivolto a tutti gli operatori sequestrati in giro per il mondo . Vorrei trovare il modo di
parlare con i familiari di alcuni di loro». Oggi Francesco sarà festeggiato, ancora
una volta, dalla sua cittadina, Motta San Giovanni. E'
infatti in programma nel pomeriggio una seduta aperta
del Consiglio comunale.
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Calabria 15
24 ore
Giovedì 29 dicembre 2011
21
Giovedì 29 dicembre 2011
REDAZIONE: via Cavour, 30 - 89100 Reggio Calabria - Tel. 0965.818768 - Fax 0965.817687 E-mail: [email protected]
Sant’Eufemia in Aspromonte
Botti illegali nascosti
in casa: arrestato
Scilla
Pisl e parrocchia
polemiche in aula
a pagina 31
Motta San Giovanni
La comunità in festa
per Francesco Azzarà
a pagina 32
a pagina 31
In consiglio comunale subentra Naso al posto di Plutino ma nessuno affronta il tema
Vietato parlare di ’ndrangheta
Solo il presidente Seby Vecchio si dice «fiducioso nell’operato della magistratura»
LA RIFLESSIONE
IL CASO
La politica
non deleghi
le Procure
I dissidenti rientrano
«Vogliamo solo rispetto»
di GIUSEPPE
BALDESSARRO
UN’ALTRA occasione persa. L’ennesima, come sempre. Anche questa volta il
Consiglio comunale ha evitato di parlare di ‘ndrangheta edi possibiliinfiltrazioni mafiose a Palazzo
San Giorgio. Attenzione,
non si trattavadi discutere
delle eventuali responsabilità del consigliere comunale Giuseppe Plutino.
Quelle saranno accertate
dalla magistratura ed è legittimo, oltre che giusto,
che i consiglieri si auguri
che Plutino possa chiarire
la propria posizione. Discutere di mafia ieri - giornata in cui il consigliere è
stato sostituito dal primo
degli eletti - non significava discutere di Plutino. Significava invece discutere
del fenomeno, delle implicazioni che questo comporta nella vita quotidiana
della città e dell’amministrazione. Sarebbe stata
l’occasione per ragionare
di etica, di comportamenti
da adottare, di argini e contromisure di cui eventualmente dotarsi. Poteva persino essere l’occasione per
uscire in maniera compatta per dire a Reggio Calabria che se pure esistono
problemi e rischi, chi amministra non sta sottovalutando il contesto in cui ci
si muove. Invece niente. Si
abbassano gli occhi, si fanno spallucce e si va avanti,
sperando che non vi siano
più tegole contro la politica
e la cosa pubblica. Sperando che sia l’ultima volta. Il
problema è che così facendo la politica continua a
compiere sempre lo stesso
errore. Ossia di delegare
alla magistratura il ruolo
di controllore. Ed è sbagliato. La politica dovrebbe, o meglio ha il dovere, di
autogovernarsi, di ripulirsi, di creare gli anticorpi
prima dell’arrivo delle manette. Ha responsabilità
che non può delegare e che
a volte non sono neppure
rilevanti sul piano giudiziario. La politica dovrebbe
fare la politica. E ieri non
l’ha fatto, sbagliando.
ll neo consigliere comunale del Pdl Pasquale Naso subentrato all’arrestato Giuseppe Plutino
di ANNALICE FURFARI
L’OPPOSIZIONE tace sulla vicenda del consigliere Pino Plutino, arrestato mercoledì scorso
con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Pesa più di mille parole il silenzio di
centrodestra e centrosinistra nell’ultimo Consiglio comunale di questo tormentato 2011.
L’assemblea civica, convocata ieri a Palazzo
San Giorgio, la prima dopo l’arresto del consigliere, si è aperta con due ordini del giorno di
tutto rilievo: la presa d’atto della temporanea
sospensione di Plutino dalla carica di consigliere, decretata dal prefetto Luigi Varratta, e
la surroga dell’arrestato con il primo dei non
eletti della lista del Pdl, vale a dire Pasquale Naso. L’opposizione avrebbe avuto, quindi, l’occasione di chiedere conto all’amministrazione
guidata dal centrodestra e al sindaco Demetrio
Arena dell’ultima sconcertante vicenda di presunte infiltrazioni mafiose dentro il Palazzo
comunale. Tanto più che Plutino, considerato
dalla magistratura referente politico della cosca Caridi, era stato assessore all’Ambiente
nella precedente legislatura, sempre targata
centrodestra. Queste motivazioni non sono,
però, bastate a spingere il centrosinistra, che
pure si era pronunciato nei giorni scorsi tramite il portavoce Massimo Canale, ieri assente, a
sprecare una parola sulla questione in aula. Su
Plutino si è espresso solo il presidente del Consiglio Sebastiano Vecchio, che, dicendosi «fiducioso nell’operato della magistratura», si è
fatto interpretedi un «sentimentodi vicinanza
all’uomo e dell’augurio che Pino possa tornare
presto acasa e chequesto momentodi tensione
che sta avvinghiando la città si dissolva positivamente». I due ordini del giorno che hanno
aperto il Consiglio sono stati approvati all’unanimità dai 24 presenti. Naso ha, così, preso il
posto di Plutino tra i banchi della maggioranza, sommerso dagli auguri bipartisan.
I “DISSIDENTI” rientrano
nei ranghi della maggioranza. Sembra, infatti, ricomposta la frattura emersa nello scorso Consiglio comunale, tenuto il 20 dicembre, quando la giunta era
andata sotto per ben cinque
votazioni. A determinare la
bocciatura delle delibere approvate dalla giunta di centrodestra erano stati i voti al
fianco dell’opposizione di
Seby Vecchio e Giuseppe
Eraclini (Pdl), Nicola Paris e
Mimmo Marra (Reggio Futura), Bruno Bagnato, Andrea Crupi e Vincenzo Leo
(Udc), Michele Raso e Felice
Nava (Scopelliti presidente), Rocco Lascala (Pri) e
Francesco Plateroti (Sud). È
statoproprio quest’ultimo a
parlare per bocca degli altri,
ieri in aula, e a spiegare che
«nella maggioranza non c’è
nessuna
spaccatura»,
smentendo alcunericostruzioni del dissidio apparse
sui giornali nei giorni scorsi.
«Voglio che sia chiaro –afferma con vigore Plateroti –
che non siamo un gruppo,
né vogliamo diventarlo. Qui
c’è un solo gruppo ed è quello della maggioranza. Noi
siamo solo dei consiglieri
che intendono dare il proprio contributo costruttivo
a questa maggioranza». Capitolo chiuso, quindi, i “dissidenti”sono già ex.
Il consigliere comunale
ha poi contestato le considerazioni sul suo operato e su
quello dei colleghi, apparse
su alcuni giornali in seguito all’ultimo Consiglio. «Determinate riflessioni – confessa Plateroti – mi hanno
deluso e amareggiato. Noi
consiglieri chiediamo rispetto, quello stesso che diamo ai giornalisti. Non è accettabile la ridicolizzazione
dell’operato politico di consiglieri che svolgono il proprio mestiere con serietà,
impegno e responsabilità.
È, quindi, fondamentale
che i messaggi non vengano travisati».
L’intervento di Plateroti
ha posto la parola fine, almeno per il momento, alla questione “dissidenti”. Questi
ultimi, in effetti, hanno tenuto a dimostrare la loro
lealtà alla giunta guidata
dal sindaco Arena, votando
compatti con la maggioranza e astenendosi su un’unica delibera, quella sulla variazione di bilancio rinviata
dal precedente Consiglio e
relativa ai rimborsi di enti e
al recupero dei crediti maturati dal Comune.
a.f.
LA NOTA
«Un altro salasso del Modello Reggio»
Falcomatà, Irto e Marino incalzano la maggioranza di Palazzo San Giorgio
«MODELLO Reggio: il conto è sempre più
salato». E’ questa la premessa dalla quale
partono i consiglieri comunale Giuseppe
Falcomatà, Nicola Irto e Giuseppe Marino,
a conclusione della seduta che si è svolta ieri a Palazzo san Giorgio. Durante la quale
si è registrato «l’incapacità dell’attuale
maggioranza di destra di esprimere una
posizione certa, univoca e concreta in merito ad importanti provvedimenti riguardanti il bilancio di previsione 2011».
«Infatti - aggiungono - appena una settimana fa la maggioranza si era spaccata
su svariati ordini del giorno, per poi ricompattarsi in maniera del tutto fittizia attraverso affrettati comunicati stampa.
Oggi abbiamo assistito, invece, ad una
nuova e diversa presa di distanze di una
parte della maggioranza dall’operato della Giunta e del Dirigente del settore finanze. In particolare, la variazione di bilancio
da oltre 7 milioni di euro, correlata da un
parere con riserva dei revisori dei conti, è
stata approvata col voto favorevole di 10 su
18 consiglieri di maggioranza presenti e
con il voto contrario delle opposizioni.
Questa delibera, già rinviata per mancanza di documenti importanti nella seduta
precedente, è stata votata in assenza di un
nuovo e positivo parere dell’organo di controllo. Inoltre, sono stati approvati debiti
fuori bilancio riguardanti, per lo più, i famigerati photored, macchinette spara
multe volute da Scopelliti, costate svariati
milioni di euro alla città. È evidente, quindi, che l’amministrazione Arena mette le
mani nelle tasche dei reggini con accisa
Enel, aumento tariffe parcheggi a pagamento, aumento addizionale irpef, aumento tariffe biglietti bus, per pagare i debiti del cosiddetto disastrato “modello reggio”».
Il consigliere Marino
Crisi, non resta
che riderci sopra
CHIUDIAMO l’anno con
un sorriso anche perché i
margini di allegria per il
2012 appaiono ridotti.
Ecco le battute più carine, selezionate da “Spinoza.it”:“La crisi è talmente
forte che quest’anno è
gradita anche la mirra”,
“A Betlemme è atteso l’arrivo dei Re Mogi”, “La crisi è talmente forte che il
bimbo africano che ho
adottato a distanza mi ha
mandato 20 Euro”. Se poi
vi volete sganasciare,
leggetevi le dichiarazioni dell’assessore regionale al Bilancio Giacomo
Mancini.
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Reggio
Giovedì 29 dicembre 2011
La maggioranza approva la delibera che destina la somma confiscata con la sentenza Meta
Due milioni dalla ’ndrangheta
Le perplessità dell’opposizione e l’ok del centrodestra dopo un emendamento
’ndrangheta. Combattuta è anche
di ANNALICE FURFARI
l’approvazione dell’altra variazione
di bilancio rinviata dal precedente
DUE MILIONIdi europer laristrutConsiglio. Maggioranza e oppositurazione dei beni confiscati alla crizione si accapigliano sul parere con
minalità organizzata. È quanto deriserva espresso dal Collegio dei reliberato ieri dal Consiglio comunale, con l’approvazione della varia- visori, con il centrosinistra che
chiede «maggiore chiarezza e trazione di bilancio conseguente al risarcimento del danno maturato sparenza» al sindaco Demetrio Arena e quest’ultimo che chiarisce
nell’ambito del processo “Meta”. Il
Comune si era, infatti, costituito l’operato dei suoi uffici. Alla fine,
l’iscrizione delle entrate aggiuntive
parte civile nel procedimento, con
pari a 7 milioni di euro, derivanti da
rito abbreviato, che ha colpito le corimborsi di enti e recupero crediti,
sche di ’ndrangheta Condello e De
incassa i voti favorevoli di 10 consiStefano-Libri, egemoni in città. La
glieri e passa grazie
sentenza di primo graall’astensione degli 8 ex
do, emanata a fine no“dissidenti”, nonostanvembre, aveva riconote i 6 pareri contrari
sciuto il diritto del Coespressi da Partito Demune al risarcimento di
mocratico, Energia Pudue milioni di euro, ma
lita e Polo di Centro.
il precedente Consiglio
Approvati,
con
aveva rinviato la deciun’unica deliberaziosione sulla relativa vane, anche tutti i debiti
riazione del bilancio di
fuori bilancio relativi
previsione 2011. Le reagli anni 2010 e 2011,
sistenze diuna partedel
derivanti dalle sentencivico consesso sono
ze di tribunale che hanstate vinte grazie all’ap- Beniamino Scarfone
no riconosciuto crediti
provazione (18 favorenei confronti di soggetvoli e 3 contrari) di un
ti terzi a svantaggio
emendamento presendell’amministrazione
tato dal consigliere Becomunale. In questo caniamino Scarfone, caso i favorevoli sono stati
pogruppo del Pdl a Pa16, gli astenuti 2 (Giulazzo San Giorgio, che
seppe Bova e Paolo Bruvincola l’amministranetti) e 4 i contrari del
zione a individuare foncentrosinistra. Tra queti di finanziamento alsti ultimi, Nino Liotta (Ep) chiede alternative da destinare alla ristrutla maggioranza di «spiegare ai citturazione dei beniconfiscati, nel catadini le ragioni di quest’ennesimo
soin cuinonsia possibileriscuotere
dazio determinato dal clientelariilrisarcimento delprocesso“Meta”.
smo del Comune». In chiusura, con i
In Consiglio la maggioranza si mostra compatta nel sostenere che consiglieri già frementi e in clima
da festa di fine anno, passano
l’emendamento supera le perplessiall’unanimità le proposte bipartità dei consiglieri del Pd, Giuseppe
Falcomatà e Giuseppe Marino, san di attestati distima nei confronti del volontario di Emergency
sull’opportunità di iscrivere in biFrancesco Azzarà, libero dopo una
lancio un’entrata legata a una senprigionia di quattro mesi in Darfur.
tenza di primo grado, che potrebbe
La promessa è quella di assegnare al
essere ribaltata in futuro. I toni si alvolontario il Sangiorgino d’oro e di
zanoquandodaibanchi delPdlsiriospitarlo a Palazzo San Giorgio nelbatte, rivendicando la necessità di
dare un segnale forte contro la la prima seduta del 2012.
L‘ANALISI
Atto simbolico contro i clan
Romeo e Scarfone soddisfatti per la decisione
assunta in merito ai fondi per i beni confiscati
«AD UNbel risultato ottenuto oggi dal Consiglio comunale contro
la ‘ndrangheta siamo costretti ad
accostare la solita presa di posizione strumentale di una parte
del centrosinistra che, ancora
una volta, dimostra di combattere le mafie solo a parole». Lo affermano, in una nota, il Capogrup-
Approvati
altri debiti
fuori bilancio
po del Pdl al comune Beniamino
Scarfone e il consigliere comunale Daniele Romeo. che commentano come «Oggi (ieri per chi
legge) il civico consesso ha approvato un punto importantissimo perché è stato deciso che le
eventuali entrate dal processo
“Meta”, in cui l’Amministrazione Comunale si è costituita quale parte civile, stimate in circa 2
milioni di euro, saranno destinate interamente alla ristrutturazione di beni confiscati alla ‘ndrangheta che poi saranno destinati a usi sociali».
«Inoltre – aggiungono gli esponenti del
Pdl Scarfone e Romeo
– l’emendamento che
abbiamo presentato
impegna l’Amministrazione, nel caso in
cui tali somme non dovessero arrivare entro i prossimi due
esercizi, a ricercare
altrove le risorse necessarie. E’ una risposta importantissima
che testimonia come
questa classe dirigente sia impegnata concretamente a combattere la ‘ndrangheta,
secondo il principio per cui il Comune deve essere sempre e comunque presidio di legalità. Per
questo dispiace che, per un inutile spirito di contrapposizione politica, il Partito Democratico ed
Energia Pulita abbiano votato
contro questo provvedimento, a
dimostrazione di una cattiva diffusione tra i politici dell’antimafia modello zero azioni e solo parole: abbiano il buon senso di
spiegare ai cittadini quale “nobile motivazione” ci sia dietro tale
decisione, dato che soprattutto il
capogruppo del Pd dovrebbe conoscere bene, vista la sua professione, l’importanza del corretto
uso dei beni confiscati. La maggioranza guidata dal Sindaco
Arena – concludono i Consiglieri
comunali Scarfone e Romeo – invece dimostra ancora una volta
di essere convinta a produrre
azioni importanti per rafforzare
la legalità, senza se e senza ma».
Naturalmente, bisogna ricordare che vanno prima superati
dueostacoli. Ilprimoè ralativoal
fatto che si tratta di una condanna di primo grado che deve ancora superare altri due gradi di giudizio. La seconda è che l’amministrazione dovrà riuscire ad ottenere il risarcimento attraverso
un ulteriore procedimento. Passaggi che richiederanno tempo,
molto probabilmente ben oltre i
due “esercizi”. Vale tuttavia il valore simbolico dell’atto amministrativo e l’impegno di destinare
comunque 2 milioni di euro
all’obiettivo indicato.
Il sindaco Demetrio Arena
Carlo Sbano (Fli) attacca l’amministrazione «senza un’idea vero di sviluppo»
La decisione a Lamezia
«Non serve cementificare la città»
I giovani del Pd
a congresso
a febbraio
E ricorda che in campagna elettorale si annunciavano fiumi di denaro
«FINANZIAMENTI straordinari
per 450 milioni per Reggio Calabria questo è il “Modello Scopelliti”. Così recitava qualche tempo fa
un manifesto affisso a Reggio. E
allora? Evidentemente, problemi
non ce ne sono, va tutto bene!». E’
questo l’amaro commento di Carlo Sbano, esponente di Fli e candidato a sindaco alle ultime amministrative. Un commento da cui si
parte per chiedersi: «Ma l’Irpef
dei dipendenti comunali, gli stipendi al personale delle partecipate, i conti in rosso per almeno
200milionidieuro, ecosìviacosa
rappresentano? Abbiamo un pianodei trasportifallimentare,servizi allo sfascio, un generale scollamento dei cittadini da chi li governa. Forse il Sindaco, che farebbe bene a convincersi che ci sono
persone che veramente vogliono
bene alla città, si capaciterà del
fatto che, andando avanti di questo passo, si arriverà al collasso».
Secondo Sbano: «C’è una mancanza di progettualità. Attendiamo ancora di sapere quale sarà la
collaborazione
sinergica
dell’Università con il Comune. A
tutt’oggi, fatto gravissimo,il Piano Strutturale Urbano, pagato
profumatamente a fior di professori universitari, non è stato approvato, e si capisce perché: l’approvazione del piano determina
regole e vincoli che non possono
piacere a chi realizza la città con
brutture quotidiane e diffuse,
senza controllo, nella più totale
anarchia progettuale, come recita il manifesto del Presidente Scopelliti».
La maggioranza consiliare. A destra Carlo Sbano
«Abbiamo avanzato proposte
in campagna elettorale - afferma
Fli - inascoltati e “boicottati” persino dal Palazzo di Giustizia. Bisogna rilanciare l’idea di una città integrata tra mare e montagna, è necessario il recupero complessivo delle zone costiere con
un sistema dei trasporti nuovo
che unisca il centro alla periferia,
anziché spendere decine di milioni per “giostre”, per sventrare
piazze. Non abbiamo più notizie
del grandioso progetto del Waterfront (che doveva riqualificare il
fronte sul mare della zona sud
della città)». Mentre, «questa cittànonha bisognodiparcheggiin
cemento armato a tre piani e di
“rapaci” strisce blu ad oltranza:
questa città ha bisogno, una volta
per tutte, di privilegiare il trasporto collettivo su rotaia e su
gomma contro il trasporto individuale su gomma. Altro che interramenti della stazione centrale:
sipuò rilanciarePiazzaGaribaldi
salvaguardando ed ampliando il
verde pubblico. Si può e si deve recuperare il manto stradale originario del Corso Garibaldi mantenendo la preziosissima pavimentazione in pietra di Lazzaro unica
al mondo, memoria storica della
città e dei fatti del 1970. Dove sono
i paludati professori universitari
di Architettura e Urbanistica,
dov’è il diritto-dovere di controllo
della Sovrintendenza ai Beni Culturali e Paesaggistici?»
«Io ritengo - conclude Sbano che una corretta idea di città deve
essere fondata sul recupero della
memoria storica, non sulla sua
distruzione. In altre realtà le piazze sono il luogo dei ricordi, delle
culture, si fa a gare per rilanciarle, altro che costruire parcheggi.
La mia proposta in campagna
elettorale di fondare il futuro della città su: Lavoro, Ambiente e Turismo non è compatibile con l’ipotesi di trasformare Reggio in un
cantiere permanente per i prossimi 30 anni, devastando risorse
che, in tempo di crisi, devono essere impiegate con intelligenza».
SI è riunita, nella sede del Partito democratico a Lamezia Terme, la direzione regionale dei Giovani democratici della Calabria che, è scritto in una
nota, “ha approvato con voto unanime
il regolamento congressuale dei Giovani democratici e che porterà quindi
l’organizzazione giovanile alla celebrazione del primo congresso regionale dei Gd Calabria che si svolgerà tra
il 20 febbraio e l’11 marzo secondo a
quanto disposto dalla direzione nazionale dei giovani democratici».
«E’ stata altresì composta – prosegue la nota – la commissione congressuale regionale il cui compito sarà
quello di istruire la fase congressuale
e esserne garante. La commissione sarà presieduta dal segretario regionale
uscente Luigi Guglielmelli e sarà
composta da Antonino Castorina, Pietro Viapiana, Francesco Gerundino,
Ferenc Macrì e Giuseppe Disì».
La direzione regionale dei Giovani
democratici ha altresì «approvato il
regolamento congressuale per la federazione provinciale dei Giovani democratici di Reggio Calabria poichè
sottoposta a commissariamento ed
impossibilitata a convocare la propria
direzione provinciale per disporre il
regolamento provinciale congressuale».
«In direzione regionale – conclude
la nota – si è discusso anche della fase
politica regionale che vive il partito e
della necessità di proseguire il lavoro
di radicamento dell’organizzazione
giovanile in tutto il territorio provinciale per lanciare un gruppo dirigente
giovane e responsabile che può essere
utile e produttivo anche per il partito».
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22 Reggio
La cattura del latitante. In Spagna e a Reggio le conferenze stampa sul capocosca di Palmi
Ecco come hanno preso Gallico
IL FILM
Il questore: «Un anno che ci ha consentito di fare seri danni alla ’ndrangheta»
Soldi e vestiario
In giro per la città
La cattura
La conferenza in Questura
di FABIO PAPALIA
LO hanno inseguito fino in
Spagna e in collaborazione
con la polizia catalana lo hanno catturato per le strade di
Barcellona. E’ finita così, due
giorni prima di Natale, la latitanza di Carmelo Gallico, alias
“U Picu”, 48 enne palmese accusato di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni, ritenuto esponente di rilievo della temuta cosca Gallico
di Palmi. La cattura del latitante è giunta a conclusione
di una complessa ed articolata
attività d’indagine, condotta
dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Reggio Calabria (diretta dal vice questore aggiunto
Luigi Silipo e dal commissario capo Francesco Stampacchia con il coordinamento del
primo dirigente Renato Cortese) e dal Commissariato di
Palmi (diretto dal vice questore aggiunto Fabio Catalano),
coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di ReggioCalabria. Sonostati gliuomini della Sezione Criminalità Organizzata e
della Divisio d’Investigacio Criminal dei Mossos
d’Esquadra
di
Barcellona a mettere le manette ai
polsi del ricercato, nei cui confronti il giorno
prima era stato
emesso mandato
di arresto europeo, che seguiva l’ordinanza
di custodia cautelare in carcere firmata lo stesso giorno dal
gip di Reggio Calabria.
I dettagli della cattura sono
stati illustrati ieri mattina in
Questura alla presenza del
Per sottrarre i beni
Creavano
società
off shore
con Minasi
Carmelo Gallico. A destra le fasi della cattura del latitante in Spagna
Questore Carmelo Casabona,
del procuratore aggiunto della Dda Michele Prestipino, del
capo della Squadra Mobile Renato Cortese, del vice dirigente della Sezione criminalità
organizzata,
commissario capo
Francesco
Stampacchia, e
del dirigente del
Commissariato di
Pubblica Sicurezza di Palmi, il vice
questore aggiunto FabioCatalano.
Contemporaneamente alla conferenza stampa nella sala "Nicola Calipari", analogo incontro con i giornalisti
si è tenuto a Barcellona dalle
autorità di polizia spagnole.
Un segno evidentedella proficua collaborazione internazionale tra i due organi di poli-
Bloccato
da un’azione
di sinergia
Italia-Spagna
zia. Per il Questore Casabona
la cattura di Gallico chiude un
2011 "molto proficuo", con un
consuntivo di alto livello grazie all'attività svolta a 360
gradi contro tutte le cosche
della provincia e della città,
unitamente all'attività di sequestro dei patrimoni mafiosi, insomma, come ha sintetizzato Casabona: "Un anno che
ci ha consentito di fare un
danno serio alla 'ndrangheta".
Prestipino nel ringraziare
il magistrato di collegamento
in Spagna, il dottor D'Agostino, ha ricordato la pericolosità della cosca Gallico e il ruolo
di primissimo piano all'interno dell'organizzazione criminale che viene contestato al latitante appena catturato. Da
parte del capo della Mobile, invece, un sentito ringraziamento ai colleghi spagnoli e
ancheaisuoi uomini,inparticolare coloro che nel periodo
natalizio hanno lasciato le famiglie per andare fino in Spagna a supportare i colleghi catalani nell'attività di pedinamento.
Nello specifico,
Carmelo Gallico
dovrà rispondere
di aver fatto parte, con ruolo di direzione, all’associazione di tipo
mafioso denominata 'ndrangheta
ed in particolare
alla sua articolazione territoriale
denominata ‘ndrina Gallico,
operante nel Comune di Palmi, e, contestualmente, di
aver intestato fittiziamente
alla Zenas L.L.C. (società offshore con sede in Wilmington-Delaware negli Stati
Uniti d’America) beni immobili,situatinel ComunediPalmi e corrispondenti complessivamente a 69.617 metri
quadrati, formalmente intestati ai coniugi Giuseppe Surace e Grazia Melissari, ma di fatto
appartenenti alla
cosca Gallico, il
tutto alfine dieludere le disposizioni di legge in materia di misure di
prevenzione patrimoniali. L’uomo è ora a disposizione dell’Autorità
giudiziaria
spagnola ed è stato associato
presso l’istituto penitenziario
di Madrid, al termine della
procedura di estradizione
verrà definitivamente trasferito presso un carcere italiano.
Prestipino
«Incastrato
un personaggio
di spessore»
In libertà vigilata a Brescia e impartiva ordini al clan
Era l’intellettuale di famiglia e in carcere scrisse una serie di saggi, alcuni dei quali dedicati ai nipoti
Gallico mentre entra in casa
IL 28 marzo 2007 Carmelo Gallico
veniva scarcerato e sottoposto a libertà vigilata, trovando una sistemazione a Brescia. Dalla città Lombarda l’uomo impartiva ordini ai
suoi fedelissimi in Calabria. Ma da
giugno scorso è scomparso dalla
circolazione. Aveva l’obbligo di firma ma non si è più presentato alla
questura di Brescia. Secondo gli investigatori aveva avuto il sentore
che negli ultimi tempi era sotto osservazione. E così dopo un consulto
con l’avvocato Vincenzo Minasi è
sparito nel nulla. O meglio ha optato
per una latitanza preventiva. E da
giugno vani sono stati i tentativi
delle forze dell’ordine di acciuffarlo.
Lui tra l’altro è giù esperto di fughe.
Era inserito nella lista dei 500 ricercati più pericolosi quando nell’aprile del 2000 fu arrestato dalla Polizia
a Terni.
Gallico fu arrestato in esecuzione
di due ordinanze di custodia cautelare emesse dall’autorità giudiziaria di Reggio Calabria e Messina per
associazione di stampo mafioso. Doveva scontare, per una serie di condanne, 20 anni di carcere. Latitante
da otto anni, autorevole membro
della ‘ndrangheta, considerato
membro della cosca di famiglia, Carmelo Gallico fu fermato per accertamenti chiedendogli i documenti, ma
gli agenti si accorsero che aveva una
carta di identità rubata intestata ad
un’altra persona. Condotto in questura per accertamenti, dal riscontro dattiloscopico fu poi identificato.
A Terni, tuttavia, Gallico era stato
arrestato nel 1982, quando aveva
appena 19 anni, per aver fornito false generalità.
Nel febbraio scorso Carmelo Gallico è stato scarcerato dalla corte di
cassazione, prima sezione penale,
che annullò l’ordine di custodia cautelare per l’omicidio Fameli per insussistenza di gravi indizi di colpevolezza.
Carmelo Gallico, mentre si trovava rinchiuso nel carcere di Brescia,
nei primi giorni del mese di giugno
2010 aveva tentato ilsuicidio. Si salvò grazie al tempestivo intervento
degli agenti di polizia penitenziaria.
Carmelo Gallico è considerato l’intellettuale della famiglia, artefice a
Palmi negli anni Ottanta della guerra di mafia contro i
Condello. Carmelo
durante la sua detenzione nel carcere di
Fossombrone scrisse
una serie di saggi, alcunidei quali«Frammenti di vita» e «Sogni in frammenti»,
ritrovati nel bunker
con tanto di dedica ai
nipoti Alfonso e Lucia. Nonostante la
sua appartenenza a una famiglia di
‘ndrangheta, in molte interviste televisive spiegò che era pronto a redimersi, ma non lo fece mai. Una sua
pubblicazione è diventata una commedia che negli anni scorsi andò in
scena nel teatro di Palmi.
A 19 anni
per la prima
volta
in carcere
CREAVANOsocietà off-shore
negli Stati Uniti a cui venivano ceduti i beni dei Gallico di
Palmi per sottrarli ai sequestri dello Stato. A “tutelare” i
patrimoni della ‘ndrangheta
erano due professionisti: l’avvocato Vincenzo Minasi e il
notaio Daniele Borrelli (morto
suicida nei giorni scorsi) con
studio a Lugano. Entrambi
erano soci, entrambi sono stati arrestati dagli uomini della
squadra mobile di Reggio Calabria su disposizione della
Dda della città dello Stretto.
Sono due delle sei persone
coinvolte nell’indagine reggina. Gli altri sono Gesuele Minasi, marito di Teresa Gallico,
considerata al verticedella cosca della Pianadi Gioia Tauro,
Carmelo Gallico, Alfonso Rinaldi e Domenico Nasso, entrambi ritenuti organici alla
cosca, e Carmelo Gallico, che
residente in Lombardia impartiva direttiva ai sodali. Da
quando erano finiti in cella i
fratelli Giuseppe e Domenico
era lui a reggere le redini del
clan.
E proprio dopo l’ok di Domenico, placet giunto all’avvocato Minasi attraverso Teresa
Gallico, sorella del detenuto,
che si decide di costituire una
società per trasferire gli ingenti beni della cosca. Il rappresentante legale della società è proprio il notaio Daniele
Borelli, con studio a Lugano,
in Svizzera, e socio dell’avvocato Minasi. La costituzione
della società doveva essere fatta in tempi brevi. Il clan sentiva il fiato sul collo degli investigatori e avvertiva pertanto
la necessità di salvaguardare
il patrimonio di famiglia. A
mettere sulla strada giusta la
cosca era stato l’avvocato Minasi, il difensore storico dei
Gallico. L’uomoè tral’altro difensore di Maria Valle, la giovane figlia del patriarca don
Ciccio Valle, della quale tempo
fa aveva ottenuto l’annullamento dell’arresto in Cassazione. E con l’operazione di ieri Maria Valle, moglie di Francesco Lampada è finita nuovamente in manettecon l’accusa
di corruzione e si trova adesso
ristretta ai domiciliari. Minasi è stato inchiodato da intercettazioni telefoniche, ambientali all’interno del suo
studio di Palmi e di e-mail. Da
qui, secondo gli investigatori,
era lui in prima persona a gestire i beni e deteneva ingenti
somme per conto dell’organizzazione.
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Reggio 25
Giovedì 29 dicembre 2011
GIOIA TAURO - Un bilancio pesante anche in quest'anno che
sta per finire, quello degli omicidi compiuti nella Piana. Ben dieci. Sangue e orrore che hanno lasciato scie di dolore e di inquietudine.
La mattanza inizia il 19 gennaio ad Oppido Mamertina,
quando viene ammazzato a messignadi Francesco Gattellari di
53 anni.
L'uomo era già sfuggito ad un
agguato quasi tre anni prima,
ma quel giorno il sicario che è entrato in azione non gli ha lasciato
scampo. Gattellari stava rientrando da Oppido Mamertina a
Messignadi, frazione del centro
aspromontano a bordo di una
Fiat Panda di colore giallo. Si era
appena recato presso alcuni uffici sanitari per sbrigare alcune
pratiche burocratiche.
Dopo aver finito si era rimesso
in macchina per ritornare a casa.
Giunto a circa 800 metri dalle
prime case di Messignadi qualcuno che forse lo aveva pedinato
gli ha puntato contro l'auto un
fucile automatico caricato a pallettoni ed ha sparato quattro volte. Gattellari è stato raggiunto
dai colpi di lupara al fianco sinistro e alla testa morendo sul colpo.
Ad accorgersi di quello che era
accaduto una pattuglia dei Carabinieri che stava effettuando alcuni controlli sul territorio. I militari notando la Fiat Panda ferma sul ciglio della strada si sono
fermati accorgendosi che l'uomo
che si trovava nell'abitacolo stato
ucciso. Solo a quel punto scattavano e prime indagini ed i rilievi
sul luogo dell'omicidio.
Quasi un mese dopo, il 14 febbraio orrore a Taurianova. Antonio Battaglia, il gestore di un
bar di appena 27 anni viene gravemente ferito alla testa nel suo
locale di Taurianova dal quindicenne G.S. al culmine di una discussione per un conto non saldato di appena 20 euro. Battaglia morirà
il giorno dopo . La tragedia raggiunge il
suo culmine. Battaglia era ricoverato
nell'ospedale di Reggio
Calabria.
Poco dopo il
suo ricovero i medici
avevano notato come il
proiettile
L’omicidio di Priolo
che lo aveva
raggiunto
alla
testa
avesse provocato danni cerebrali
ingenti. E
sin da subito
l'elettroencefalogramma
danni segni
inequivocabili di morte
cerebrale.
Viste le condizioni i sanitari ieri
mattina avevano chiesto ai familiari distrutti dal dolore se volessero donare gli organi ed avevano attivato le procedure previste
dalla legge per la verifica dell'avvenuta morte cerebrale che prevede la realizzazione di tre encefalogrammi a distanza di alcune
ore uno dall'altro. Passano alcuni mesi di relativa calma e si arriva in estate.
Il 2 luglio in una pineta sul
Sant’Elia di Palmi viene sgozzata
a coltellate Francesca Agresta,
24enne di Gioia Tauro. L'assassino è dal padre naturale della ragazza, un pensionato di Gioia
Tauro, Giovanni Ruggiero, di 83
anni, che subito dopo il fatto si e'
costituito ai Carabinieri. Il brutale delitto è avvenuto intorno alle
9 di mattina; Francesca era uscita di casa, era salita su una Bmw
X3 e si era recata presso il parcheggio del centro commerciale
“Il Porto degli Ulivi”.
Lì ha incontrato il padre e insieme sono arrivati fino a Palmi,
ciascuno sulla propria auto. Una
volta a Palmi, Francesca ha lasciato la sua macchina in via De
Enzo Priolo
viene ucciso
per strada
dopo
una lite
Piana
Giovedì 29 dicembre 2011
Sono dieci gli omicidi commessi
Nella Piana si chiude
un anno rosso sangue
di MICHELE ALBANESE
Francia, vicino le torri, ed è salita
sulla macchina del padre, in direzione Sant'Elia. Qui iniziano a discutere, forse animatamente;
Francesca voleva sposarsi ed il
padre non aveva alcuna intenzione di darle la parte di denaro che
la figlia da tempo gli chiedeva. In
un momento d'ira, l'uomo si è introdotto in un luogo appartato
con l'auto, si è fermato, ha estratto un coltello ed ha più volte colpito la figlia. Francesca ha tentato di difendersi con tutte le sue
forze prima di cadere inerme.
Almeno 6 i fendenti , 3 sul collo, due sulle braccia e uno sul
ventre. Dopo averla uccisa, Ruggiero ha preso
il cadavere e l'ha gettato
nel bosco, preoccupandosi di nasconderlo tra
la fitta vegetazione. Poi
ha telefonato alla madre della ragazza: “Vai a
prendere tua figlia a
Sant'Elia, l'ho lasciata
lì”.
La donna si è recata
sul posto con il fratello e
la nipote, hanno cercato a lungo
Francesca ma non sono riusciti a
trovarla. Il cellulare risultava
spento. Nel frattempo Ruggiero,
che era rientrato a Gioia Tauro,
ha chiamato il figlio chiedendogli di accompagnarlo dai carabinieri e intorno alle 10.30 si è presentato in Caserma a Gioia Tauro. Ai militari ha raccontato di
avere ucciso la ragazza a coltellate e di avere gettato il corpo in
una pineta.
Pochi giorni dopo l'8 luglio a
Gioia Tauro torna l'incubo e la
paura Gioia Tauro. Sulla statale
111 viene ucciso Enzo Priolo, 29
anni, imparentato con i potenti
Piromalli. Erano da poco passate
le 9 quando nella zona si sentirono alcuni colpi di pistola. Il posto
era pieno di gente, macchine che
passano e persino un pullman
carico di viaggiatori, poi un bar e
altri negozi. Una colluttazione e
poi gli spari. La polizia arriva in
un baleno e riconosce la vittima è
Enzo Priolo cognato di Girolamo
Piromalli, detto “Mommino” nipote di Mico Piromalli, quest'ul-
sportato con un'ambulanza prima all'ospedale di Gioia Tauro e
successivamente a quello di Polistena. Le pallottole, almeno quattro, lo hanno raggiunto alla testa
e all'addome. I medici tentato il
tutto per tutto. Lo portano subito
in sala operatoria, ma, proprio
durante l'intervento chirurgico
Enzo Priolo muore. Poco tempo
dopo la Polizia grazie alle riprese
di alcune telecamere riesce ad individuare l'assassino. Si tratta di
un cugino della moglie di Priolo,
Vincenzo Perri, che da allora è ricercato.
Passa siolo qualche giorno
quando a Rosarno per
mano di ignoti killer cade mortalmente Francesco Giovinazzo di 31
anni. I sicari hanno
aspettato che raggiungesse il casolare di campagna dove teneva alcuni animali per sparargli
quattro colpi di pistola
rivelatisi letali. Giovinazzo era pregiudicato
e ritenuto affiliato alla
potente cosca Pesce. L'uomo era
genero del defunto Giuseppe Pesce alias “pecora”, e considerato
uomo di fiducia del figlio di quest'ultimo, Antonino. Il delitto è
avvenuto in contrada Carozzo,
località di campagna distante
meno di un chilometro dal centro
abitato rosarnese dove Giovinazzo si era recato a dare da mangiare agli animali che teneva nel casolare.
L'estate si surriscalda ancora
A Varapodio l’omicidio
dei fratelli Francesco e Carmelo
Donato suscita scalpore
e l’indignazione popolare
timo fratello dei “patriarchi” della 'ndrangheta Mommo e Peppino. Enzo Priolo figlio di Giovanni
Priolo , è nipote di Giuseppe Priolo, fratello del padre, anch'esso
imparentato i Piromalli essendo
coniugato quest'ultimo con Soccorsa Copelli figlia di Concetta
Piromalli cl. 33 sorella dei più noti Giuseppe, Gioacchino e Antonio. Una persona “nota” dunque.
Scatta l'allarme. Il giovane era
ancora vivo quando viene tra-
Sopra
il cadavere
di Gattellari
giace
riverso dentro
l’abitacolo
della propria
automobile
e accanto
il luogo in cui
sono entrati
in azione
i killer
di Fossari
ai primi di agosto quando a Melicucco viene massacrato con numerosi colpi pistola alla testa il
commerciate Francesco Fossari 43 anni con precedenti penali.
Fossari viene ucciso intorno alle
14 nell'immediata periferia a poche decine di metri dal cimitero
comunale. Il corpo riverso per
terra sulla carreggiata è stato
notato da qualcuno che ha avvisato il 113. E quando la Polizia è
arrivata sul posto ha trovato ha
trovato il cadavere a pochi metri
dalla sua auto, un'Audi A3 di colore bianco con il motore ancora
acceso. E' bastato poco per intuire che per il commerciate non c'era più nulla da fare. Aveva il cranio crivellato dai colpi di pistola
calibro 9 per 21.
Gli omicidi non si fermano. Il
19 Settembre a San Giorgio Morgeto torna a “cantare” la lupara
nella Piana. Un canto sinistro e
cupo che porta sangue e morte.
L'arma cara alla 'ndrangheta è
entrata in azione all'alba in una
zona rurale nel territorio del comune di san Giorgio Morgeto, in
Contrada Sant’Eusebio. Qui, nel
cortile di una casa colonica viene
trovato senza vita il corpo di Salvatore Raso di 46 anni, devastato dai pallettoni. Contro di lui,
forse vigliaccamente, sono stati
esplosi a distanza ravvicinata nove colpi di fucile caricato a pallettoni che lo hanno attinto alla
schiena e alla nuca. L'uomo, raggiunto da una poderosa raffica di
piombo si è accasciato senza vita
nei pressi di un fienile a pochi
metri dalla casa dove vivevano i
suoi anziani genitori. Il rinvenimento del cadavere viene fatto
intorno alle 7 e 30 da uno dei suoi
fratelli che immediatamente ha
avvertito i Carabinieri.
Si arriva alla fine del mese e a
Varapodio vengono falciati
Francesco e Carmelo Donato
due fratelli di 21 e 29 anni. Erano
su un trattore e stavano recandosi in campagna. Uno dei due
muore sul
colpo, l'altro emana
l'ultimo respiro
in
ospedale. Il
comune
proclama il
lutto cittadino. Un silenzio commosso accoglie i feretri
dei due ragazzi all'entrata della
Chiesa di
Santo Stefano per i
funerali.
Il cadavere di Raso
Volti distrutti
quelli della
madre
e
delle sorelle dei due
giovani all'ingresso
della chiesa, e visi visibilmente
commossi
quelli dei
tantissimi
ragazzi,
amici e compagni, presenti alla
celebrazione funebre.
L'anno si chiude con una tragedia familiare a Oppido Mamertina. Il 14 novembre in via Famiglia Germanò, Giovanni Frisina uccide a accoltellate la sorella
Rita di 52 anni. Entrambi celibi,
Rita e Giovanni Frisina, vivevano insieme e soli nella casa dei genitori, dopo che questi erano
morti negli anni passati. La loro
era una convivenza tranquilla
che andava avanti da circa dieci
anni, cioè da quando era morto il
padre (la madre era morta ancora prima) e mai c'era stato alcun
tipo di problema.
«Una famiglia per bene, tranquilla - come dicono i vicini di casa - che mai si era sentita per nessuna cosa, nonostante Giovanni
avesse questa croce in casa». Infatti lui, bracciante agricolo, da
tutti descritto come un serio lavoratore, ragazzo solare e allegro, accudiva anche la sorella,
malata di depressione da tantissimi anni che non usciva nemmeno mai di casa. E proprio la malattia della sorella sarebbe alla
base della tragedia avvenuta a
Oppido Mamertina.
La lupara
torna a cantare
A San Giorgio
ammazzato
Salvatore Raso
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38 Reggio
I film in produzione che potrebbero concorrere alle principali kermesse
Da Bertolucci a Ozpetek, italiani da festival
di GIORGIO GOSETTI
TROVERÀ carbone o doni sotto l'albero e nella calza della befana il cinema
italiano che si prepara alle grandi manovre per il 2012? Saranno proprio i
festival a fare la differenza e a stabilire
le gerarchie. L’attuale terremoto delle
poltrone (che ha causato anche polemiche politiche), un nuovo direttore
alla Mostra di Venezia e possibili modifiche d’assetto al festival di Roma, stimolano la fantasia e accarezzano le
ambizioni, senza contare che le prime
vetrine d’eccellenza, da Berlino a Cannes, saranno internazionali e costringeranno dunque i nostri cineasti al
confronto serrato con i colleghi stranieri. Per Berlino i giochi sono probabilmente già fatti. Potrebbe forse scegliere uno dei titoli più attesi, 'Diaz' di
Daniele Vicari, ma è più probabile che
il produttore Domenico Procacci tenda l'orecchio alle sirene di Cannes, dove verosimilmente combatterà contro
rivali quotati come Bernardo Bertolucci ('Io e tè) e Marco Tullio Giordana
('Romanzo di una stragè). Per quella
data saranno sicuramente pronti però
anche Silvio Soldini (con la tragicommedia 'Il comandante e la cicognà) e
Michele Placido ('Lo spionè) cui farebbe gioco anche la matrice francofona (è
un omaggio ai capolavori di Jean-Pierre Melville e vanta capitali francesi).
Su cosa possono dunque puntare la
Mostra di Venezia e, in seconda battuta, il Festival di Roma? Il sogno sarebbe certamente avere già pronto un
nuovo Bellocchio (ma il suo 'La bella
addormentatà sul caso Englaro è ancora in preparazione), un Virzì tra
commedia e realismo (ma anche 'Tutti
i santi giornì non ha battuto ancora il
primo ciak), magari un ritorno dei fratelli Taviani (ma qui le voci sono contraddittorie). Più concrete le ambizioni se si parla di Ferzan Ozpetek ('Magnifica presenzà con Elio Germano è
già in fase avanzata), Sergio Castellitto ('Venuto al mondò con Penelope
Cruz), Giuseppe Piccioni ('Il rosso e il
blù con la coppia Riccardo ScamarcioMargherita Buy), Pappi Corsicato.
Presentata la stagione 2012 di fiction Mediaset
di NICOLETTA TAMBERLICH
DALLA coppia Claudio Gioè e
Claudia Pandolfi, a Stefano
Accorsi e Raoul Bova; da Fabrizio Bentivoglio e Giorgio
Tirabassi a Manuela Arcuri e
Tony Musante. Per il 2012
Mediaset per la prima serata
di Canale 5 punta su “innovazione, action movie e impegno
sociale. Lunga serialità ma
anche grandi eventi», spiega
all’ANSA il direttore fiction
Giancarlo Scheri. «Con titoli
importanti – annuncia Scheri
– fin da gennaio il 2012 si annuncia un anno di grande prestigio per la fiction che rimane per noi un prodotto di punta».
A inaugurare l’anno è IL
TREDICESIMO APOSTOLO
(Taodue) dal 4 gennaio: «Puntiamo sulla sperimentazione
con una serie innovativa – fa
notare Scheri. - Esploreremo
un tema poco visto sulle tv generaliste e girato con abilità
da Alexis Sweet». Gabriel Antinori (Claudio Gioè) è un giovane prete e professore universitario di teologia, anticonformista, molto amato dai
suoi studenti. Si occupa di
esplorare i confini fra scienza
e fede, studiando il mondo dei
fenomeni definiti paranormali.Gabriel nonè uninvestigatore dell’occulto, ma un uomo di fedeche vuole comprendere il fenomeno soprattutto
da un punto di vista umano. E
Gabriel lo scoprirà sulla sua
pelle grazie all’incontro con
l’affascinante psicologa Claudia Munari (Claudia Pandolfi). È un’importante coproduzione I GUARDIANI DEL TESORO (Tandem Communications –FilmAfrica, inassociazione con ProSieben Television e RTI), conla regia di Iain
B. MacDonald e con Raoul Bova, Anna Friel, Volker Bruch.
«Bisognerebbe evitare – insiste Scheri – un’ulteriore colonizzazione dei prodotti stranieri nel nostro mercato e internazionalizzare il nostro
prodotto girando in inglese,
cosa che la maggior parte dei
nostri autori non riesce a fare». Bova,nel ruolodi Angelo,
dovrà recuperare il magico e
Ferzan Ozpetek sul set con Elio Germano
’Ndrangheta e camorra
protagoniste in tv
Vacanze
romane
per Ashton
"VACANZE romane con
amici, buon anno!" e la foto postata su Twitter.
Ashton Kutcher si consola velocemente dopo la separazione da Demi Moore
e ha pubblicato sul suo
profilo uno scatto in via
del Corso. A giudicare
dalla quiete della centralissima strada della capitale, deve essere stata
notte inoltrata. In compagnia dell'attore, un amico
e una ragazza mora. Sarà
una nuova fiamma?
È Jared Leto
il peggio vestito
dell’anno
IN TV
Vincent Perez: «Il mio
prefetto di ferro»
di FRANCESCA DE LUCIA
Raoul Bova
pericoloso anello di Re Salomone. Tra i grandi eventi ULTIMO 4 –L'OCCHIO DEL FALCO (Taodue), regia di Michele
Soavi, ancora con Bova, Valeria Bilello, Edoardo Pesce.
Una nuova sfida per il capitano che si imbatterà in un pericoloso traffico di scorie radioattive gestito dalla 'ndrangheta calabrese e che confermerà le sue capacità che nel
corso degli anni gli sono valsi
il titolo di uomo anti-mafia, il
carabiniere in grado di arrestare Totò Riina. Tra i titoli di
punta di Canale 5 IL CLAN
DEI CAMORRISTI (Taodue),
regia di Alessandro Angelini
e Alexis Sweet: una serie che
vede il ritorno sulla rete ammiraglia Mediaset di Stefano
Accorsi, insieme a Giuseppe
Zeno e Massimo Popolizio.
Non mancherà la commedia:
FAMIGLIA ITALIANA (Taodue-Wildside), schiera una
super coppia di attori come
Fabrizio Bentivoglio e Giorgio Tirabassi. Racconta lo
scontro tra due ristoranti che
sorgono uno di fronte all’altro
a Milano. In arrivo anche la
prima fiction che vede alla regia l’attore Diego Abatantuono insieme a Armando Trivellini: AREA PARADISO (Colorado Film) con lo stesso Abatantuono, Ricky Memphis e il
duo comico Ale e Franz.
“PER fare il mio prefetto
di ferro non ho visto il film
con la Cardinale di cui tutti mi hanno parlato, ma
penso sia stato meglio così». Vincent Perez a Capri
Hollywood racconta come ha interpretato per la
fiction Rai appena finita
di girare il suo Cesare Mori, il prefetto di ferro degli
anni del fascismo già raccontato nel famoso film di
Pasquale Squitieri del '77
con Giuliano Gemma e alla cui figura si ispirò anche Sciascia per 'Il giorno
della Civetta’. «Preferisco
non avere condizionamenti, è il mio modo di lavorare», spiega l'attore,
47 anni, già sex symbol
d’oltralpe, noto alle cronache mondane anche
per i suoi amori a cominciare dalla allora modella
Carla Bruni a Jaqueline
Bisset, oggi sposato alla
regista Karine Silla con
lui al festival caprese per
accompagnare il drammatico 'Un baiser papillon' insieme all’attrice Elsa
Vincent Perez
Zylberstein.
Della fiction italiana
parla con entusiasmo:
«Sono stato due mesi in
Salento per girare, una
esperienza eccezionale,
non conoscevo il sud
d’Italia, gente meravigliosa e posti fantastici dice Perez – il personaggio di Mori mi ha affascinato molto, dal punto di
vista umano e storico. È
un uomo che ha combattuto su due fronti, contro
la mafia e contro lo squadrismo, un fascismo che
non condivideva».
ATTORE,
cantautore,
chitarrista e regista: Jared Leto è una tra le celebrity americane più attive. Per quanto riguarda
lo stile, però, il 2011 è stato per lui un anno catastrofico. Dal taglio punk
dei capelli (rasati sui lati,
a cresta sulla nuca) ai
look che somigliano al risultato di un incidente
automobilistico.
Tutti
puntualmente pubblicati
sul suo blog nonché fotografati dai paparazzi.
Vip sulla neve
Settimana bianca
per Banderas
IL LUTTO
Scompare Cita, star “bestiale” accanto a Tarzan
IL PRIMATE più famoso della storia
del cinema, Cheetah, italianizzato in
Cita, si è spento a causa di un’insufficienza renale, alla veneranda età di
80 anni, il doppio della durata della
vita media di uno scimpanzè. È successo la vigilia di Natale, ma la notizia è stata diramata solo ieri su molti
siti internet. Anche lui, come ogni attore di successo, era preceduto dalla
sua stessa fama. La notorietà del suo
personaggio cinematografico ha a
lungo oscurato il suo vero nome,
quello 'di battesimò: Jiggs.
L’anziano animale, protagonista
di tante avventure di Tarzan, era
ospite del Suncoast Primate Sanctuary di Palm Harbor, in Florida,
dal 1960, ed è qui che ha esalato l’ultimo respiro sabato scorso, come ha
raccontato ai giornalisti Debbie
Cobb, la direttrice dell’oasi ambientale: «Jiggs era un animale davvero
particolare. Non creava mai problemi. Sin da quando è arrivato nella nostra struttura abbiamo subito notato
quanto amasse vedere le persone ridere. Era molto sensibile, era in gra-
do di capire se avevo avuto una buona
o unacattiva giornata ecercava sempre di farmi sorridere se capiva che
ero giù di corda. Era molto in sintonia con l’animo umano». Se Cita avesse conosciuto la fama ai giorni nostri, il web sarebbe pieno delle sue
tracce: i video dei suoi provini cinematografici sarebbero su YouTube,
le foto sarebbero state “postate» in rete, a celebrarne il successo e probabilmente avrebbe una pagina Facebook, o un blog, con le dediche dei
fan.
MENTRE il lato "caloroso" di Hollywood sverna
sulla spiaggia di Miami,
quello degli amanti della
neve ha scelto le vette di
Aspen, località sciistica
nel Colorado tra le più frequentate dai vip. Non
manca proprio nessuno.
Tra gli avvistati Jack Nicholson cappellino rosso
e maglione invernale in
stile country. In tenuta
da sci sono stati immortalati invece Antonio Banderas e Melanie Griffith.
Cita
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Spettacoli e televisione 53
Giovedì 29 dicembre 2011
33
Email: [email protected] - Amantea E-mail [email protected] - [email protected]
Paola E-mail [email protected], [email protected], [email protected]
San Lucido Email [email protected]
Scalea Email [email protected]
Belvedere Email [email protected]
Acquappesa E-mail [email protected]
L’ordigno che provocò seri danni al negozio esplose la sera del 9 novembre alle 22.30
“Tuttoscarpe”, non fu il racket
L’attentato al negozio di Campora potrebbe avere un movente di natura privata
di PAOLO OROFINO
AMANTEA – L’attentato
alla rivendita di calzature
“Tutto scarpe” di Campora
San Giovanni, avvenuto
qualche mese fa, dovrebbe
essere stata un’intimidazione riconducibile a dissidi di natura privata, che
nulla avrebbero a che fare
col racket. Questa ipotesi
avanzata dai carabinieri
già all’indomani dell’esplosione che ha distrutto l’entrata del negozio, oggi, a distanza di due mesi e mezzo
dal grave episodio, sembra
essere quella definitiva.
Ogni indizio raccolto dai
militari dell’Arma, che
stanno portando avanti
l’indagine in coordinamento con la procura della
Repubblica di Paola, porta
in una direzione ben precisa, facendo, quindi, affievolire l’iniziale supposizione che l’atto intimidatorio
fosse finalizzato all’estorsione di una somma di denaro. Ovviamente ancora
non vi è nulla di certo, ma
gli inquirenti ritengono,
sulla base di determinati
elementi, di aver individuato un plausibile movente ricercando nella vita privata
dei
proprietari
dell’esercizio commerciale
o dei parenti stretti.
Proprio dopo Natale è arrivata un’attendibile conferma su tale ipotesi, che
tende un po’ a spiazzare
l’opinione pubblica, che
aveva maturato la convinzione che il grave gesto ricadesse nelle solite logiche
del racket. Ed invece ciò
che prima sembrava proprio una conclusione scontata, adesso non lo è più e va
prendendo corpo un diversa ricostruzione del fatto,
anzi dell’antefatto.
Si ricorda che l’attentato
è stato compiuto la sera del
9 ottobre scorso, alle 22.30
circa. Una persona arrivava sul corso principale di
Campora San Giovanni a
bordo di una Mercedes
Classe A. Dopodiché piazza
una potente bomba artigianale sotto la saracinesca
chiusa dell’ingresso del negozio. L’ordigno rudimentale esplodeva dopo trenta
secondi
dall’accensione
della miccia, provocando
seri danni alla vetrina d’en-
Un particolare della serrada del negozio dopo l’esplosione
trata ed alle abitazioni vicine.
Il film del gesto criminale è stato registrato dalla telecamere della polizia municipale, piazzate nei pres-
si della rivendita di calzature presa di mira, che si trova, sullo stesso lato della
strada, fra l’ufficio postale
e la filiale di “Banca Nuova”. Grazie alle immagini
estrapolate dalle telecamere è stato possibile risalire
alla marca e al tipo dell’autovettura utilizzata dall’attentatore e dal suo complice. Purtroppo, però, i carabinieri non sono riusciti a
leggere il numero della targa, che avrebbe permesso
di identificare il proprietario della macchina in pochi
minuti. Ma va detto che il
dettaglio del tettuccio apribile riduce il campo della ricerca che sta proseguendo
alacremente.
Alle 22.30 di quella domenica, ancora tanta gente
circolava per le strade di
Campora ed è stata una fortuna che al momento del
boato nessun si trovava a
passare nelle vicinanze di
“Tutto scarpe”, in pieno
centro urbano. La forte
esplosione avvertita a centinaia di metri di distanza,
poteva causare ben più gravi conseguenze, dei danni
materiali descritti.
Adesso bisogna aspettare che le indagini dei carabinieri arrivino ad una
svolta decisiva per conoscere tutta la verità su questo gesto.
Paola. Istituito anche uno sportello apposito
Ici, il Comune precisa
PAOLA –Sul caso “Ici”, tanto contestata dalla
cittadinanza e oggetto di polemiche di stampo politico, giungono chiarimenti dal Comune; in particolare si fa luce sulla deliberazione
diConsiglio Comunalen.31del 07novembre
2011, avente ad oggetto: “Attribuzione valori
medi, ai fini Ici, delle aree edificabili contemplate nel Psc ed al successivo avviso del Settore n. 7 (Attività economiche e produttive) del
29 novembre 2011, avente ad oggetto “Piano
Strutturale Comunale (PSC) –Nuove aree fabbricabili – Imposta Comunale sugli immobili”.
Con i citati atti, si legge in una nota dell’amministrazione comunale, “sono stati individuati due dei parametri necessari per la corretta determinazione dell’Ici, parametri che
hanno carattere generale in quanto riferiti
tanto agli ambiti individuati nel Psc ed i rispettivi valori medi, quanto all’aliquota già
prevista (0,7%), con l’atto di approvazione del
bilancio di previsione da parte del Consiglio
comunale. Pertanto il terzo parametro, e non
poteva esserediversamente, qualela superficiereale,potràessere prodottosolodallapar-
te interessata essendo, questa, l’unica a conoscere la situazione concreta attuale”.
Ad ogni buon fine si precisa che nelle modalità di calcolo si devono tenere nella dovuta
considerazione gli elementi non risultanti
dagli atti ufficiali (dati dell’ufficio del Territorio) quali espropri non riportati, servitù di acquedotti, elettrodotti, strade, corti di fabbricati etc. ed, a tal proposito, “gli uffici comunali nel rilasciare ai cittadini le visure catastali
stanno già rilevando, sin dai primi giorni di
sportello, incongruenze non imputabili
all’ente bensì proprio a quanto riportato negli atti dell’ufficio del Territorio (Catasto) che
non risultano essere stati aggiornati; basti
pensare, che in alcune particelle sono riportate ancora strade realizzate oltre trenta anni
addietro”. I cittadini, quindi, calcoleranno
l’imposta tenendo presente “la situazione di
fatto” e qualora, sussistessero dubbi ulteriori, ci si potrà recare presso l’Utc nei seguenti
giorni: martedì dalle 16 alle 18, mercoledì
dalle 8,30 alle 10.30. Sarà a disposizione Giovanni Arlia.
p. v.
Il sindaco Perrotta con la vedova Gravina
Paola, un ponte intitolato
a Luigi Gravina
eroe anti ’ndrangheta
di PAOLO VILARDI
PAOLA – «Paola fa memoria
e auspica che non ci sia più
bisogno di gesti del genere.
E’ il momento che quel gesto
accompagni le memorie di
ognuno». Sono tra le frasi
pronunciate ieri mattina dal
sindaco Roberto Perrotta
nel corso della cerimonia di
intitolazione a Luigi Gravina del ponte di Via Cristoforo Colombo. Sono intervenuti alla manifestazione, oltre
al primo cittadino, il presidente del consiglio comunale Ferruccio Fedele, il parrocodel DuomoPietro DeLuca
euno deifigli delcommemorato, Raffaele Gravina. Tutti
hanno dato risalto al gesto
eroico del compianto Luigi
di ribellione nei confronti
dei clan.
Erano i primi anni ‘80. In
città era in corso una sanguinosa guerra di mafia.
Esponenti malavitosi chiedevano continuamente il
pizzo ai commercianti. Uno
di essi con coraggio e determinazione non cedette alle
richieste estorsive e venne
ucciso. Era il meccanico Luigi Gravina, assassinato il 25
marzo del 1982 da due killer
che fecero irruzione nella
sua officina e gli esplosero
contro alcuni colpi di pisto-
la. La vittima aveva soli 33
anni. Lasciò la moglie Luigina Violetta e cinque bambini: Katia, Anna, Lina, Raffaele, Francesco.
Quei cinque bambini, oggi tutti adulti, erano schierati ieri tra il pubblico, in prima fila, profondamente
commossi insieme alla
mamma per il riconoscimento che l’amministrazione comunale ha riservato alla memoria del genitore.
Presenti inoltrei rappresentanti di tutte le forze dell’ordine.
Le parole di don Pietro De
Luca nel corso della celebrazione, iniziata dopo aver scoperto le targhe avvolte dal
tricolore, hanno dato adito a
profonde riflessioni: “L’assassinio di Libero Grassi entrò nella scena mondiale,
mentre quello di Luigi Gravina rimase nascosto. Purtroppo è dispiaciuto molto
assistere a questo ritardo di
tipo culturale. L’omicidio
del meccanico paolano non
l’abbiamo saputo leggere,
anche se gli strumenti di comunicazione di 30 anni fa
non erano quelli di oggi, ma
il dramma doveva avere più
risalto. Dire che Gravina è
stato martire della libertà –
ha concluso - non è per niente esagerato»
Iniziative di solidarietà e spettacolo di beneficenza a favore del popolo eritreo
TRIBUNALE CIVILE DI PAOLA
Natale con i ragazzi della Croce Rossa
Procedura esecutiva immobiliare n. 88/2000
G.E.: dott.ssa Brunella CONVERSO
PAOLA – Si è svolto nei giorni scorsi al
Sant’Agostino la prima edizione di “Un
soffio di vita per l’Africa”, un connubio di
musica e danza all’insegna della solidarietà. Hanno collaborato all’iniziativa il
gruppo dei Giovani della Croce Rossa di
Paola e l’Asmev Calabria. Le due associazioni oramai da diverso tempo organizzano eventi al fine di finanziare il primo centro di Emodialisi, fondato dall’Asmev
stessa presso l’ospedale Orotta di Asmara, l’unico centro terapico pubblico per
emodializzati in tutta l’area del Corno
d’Africa. Lo spettacolo è stato presentato
da Cesare Calvano e da Mirella Sessa, che
con particolare bravura son riusciti ad
intrattenere un pubblico numeroso. Diverse sono state le esibizioni di ospiti che
hanno inteso dare il proprio contributo
alla nobile iniziativa, come Roberta Ficara e Katia Marafioti. Si sono altresì esibite
le scuole di ballo di Anna Di Blasi, Gianluca Cappadona ed Emanuela Pastore.
Ospite di grande eccezione l’attore Carlo
I ragazzi della Croce Rossa di Paola
Fabiano, che ha recitato in “La Moglie Del
Sarto”, film con Maria Grazia Cucinotta,
nonché ne “La Vita è una cosa meravigliosa”, con Gigi Proietti, Nancy Brilli, Enrico Brignano. Ospiti sportivi della serata
sono stati gli atleti del Morello team Box.
Di particolare sensibilità è stato l’intervento diPadre Teklè, responsabiledei Vi-
cenziani delle missioni in Eritrea. A chiudere la serata l’esibizione straordinaria dei Controritmo, cover band di Fabrizio De
Andrè. Durante l’intera serata
il Gruppo Giovani della Croce
Rossa di Paola ha esposto la mostra fotografica di Area Cooperazione Internazionale, testimonianza dell’operato svolto in
Eritrea di Roberto Pititto e il suo
team. I giovani crocerossini si
sono inoltre contraddistinti
per altre attività, quali l’Isola di
Natale, presso l’area pedonale
Corso Roma e C.R.I.smas Toy,
una raccolta giocattoli accompagnata da
diverse campagne e animazione per i più
piccini. I ragazzi hanno infine provveduto, la mattina del 24 dicembre, alla distribuzione dei doni presso le famiglie del territorio. Prossimo appuntamento il 6 gennaio con la “Befana in Piazza”.
p. v.
Comune di Cleto: loc.tà Savuto, appezzamento di
terreno, Lotto Unico: quota di 1/2 di proprietà del
terreno riportato nel N.C.T. al foglio 19 particella
185, uliveto 2, Ha. 0.17.80.
Prezzo base: Euro 820,00
Presentare domande entro ore 12,30 del giorno
precedente alla data della vendita.
Vendita con incanto 10 febbraio 2012, ore 12,00
sala udienza Tribunale di Paola.
Per informazioni rivolgersi al Tribunale di Paola,
Rione Giacontesi, Cancelleria esecuzioni immobiliari, primo piano.
E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro
Tirreno
Giovedì 29 dicembre 2011
33
Giovedì 29 dicembre 2011
Ufficio di corrispondenza: via Virgillo, 3 - 88046 Lamezia Terme - Tel. e Fax 0968/201015 E-mail: [email protected]
Numerosi gli attestati di solidarietà a don Giacomo Panizza per la bomba alla Progetto Sud
L’escalation criminale continua
Esplosi otto colpi di pistola calibro 7.65 contro un’autovettura a Caronte
L’INTERROGAZIONE
di PASQUALINO RETTURA
NON si ferma l’escalation
criminale in città. Anche la
scorsa notte si è verificato
un altro atto intimidatorio.
Contro una Fiat Stilo di
proprietà di F.V. conosciuto alle forze dell’ordine, sono stati sparati otto colpi di
pistola calibro 7.65 sono
stati esplosi.
Al momento della pistolettate (erano circa le 23)
l’auato era parcheggiata
alla frazione Caronte.
L'auto era in sosta davanti la casa del padre di F.V.
(che in passato si era occupato di vendite di autovetture) dove infatti l’umo vive. Sul posto la polizia di
Stato di Lamezia che sta indagando.
Dopo le due bombe della
Notte di Natale a Capizzaglie in città ormai gli episodi intimidatori sono quasi
all’ordine del giorno. E
sull’ordigno contro il centro per minori stranieri
non accompagnati gestito
dalla comunità Progetto
Sud di don Giacomo Panizza, continuano a giungere
attestati di solidarietà.
Gli scouts cattolici Italiani della Regione Calabria,
esprimono «la nostra massima vicinanza e solidarietà a Don Giacomo Panizza e
alla comunità “Progetto
sud”, ma vogliamo anche
esprimere la nostra rabbia
e indignazione per il vile attentato. Abbiamo - ricordano - avuto il piacere di condividere con don Giacomo,
poco più di un mese fa, alcune riflessioni sul tema “Donare Speranza” in questa
nostra terra, dove in occasioni come queste sembra
non voglia dare speranza.
Ma come lui stesso ci ha detto, e noi ne siamo convinti:
solo portando avanti il lavoro che spetta ad ognuno
di noi per migliorare la vita
delle nostre città, attraverso l’impegno personale, nel
rispetto delle regole affermando i principi di legalità, su quanti credono che le
“regole” possano dettarle
loro». La «più ferma e radicale condanna verso ogni
atto di violenza terroristica» viene espressa dall’Auser Calabria, mentre per il
movimento Amo Lamezia
«questa volta la città ha il
dovere di reagire con forza
contro quest’attacco proditorio perpetrato dalla mafia in pieno clima natalizio
verso chi non si limita a predicarla, ma pratica giorno
per giorno la legalita’,
avendo anche avuto il
grande coraggio di rendere “beni comuni” gli immobili confiscati alla cosca
Torcasio». Solidarietà anche dalla cooperativa sociale Agorà Kroton e dal vicecoordinatore regionale del
Fli e consigliere comunale
Francesco Grandinetti e
dal consigliere regionale
Mario Magno. E per il presidente della Provincia di
Catanzaro, Wanda Ferro, «di fronte ad un atto intimidatorio come quello compiuto a Lamezia Terme ai
danni della Comunità Progetto Sud guidata da don
Giacomo Panizza, le istitu-
Sicurezza, Pino Galati
sollecita il Ministro
I danni alla saracinesca di un deposito di Capizzaglie colpito da una bomba la notte di Natale
zioni, l’intera comunità,
non possono restare indifferenti: devono reagire, ribellarsi, stringersi intorno
a coloro che ogni giorno lavorano per affermare il rispetto delle regole e la cultura della legalità». Solidarietà anche dal Consorzio
Nova,
dall’associazione
“Lamezia Freedom” e da
Chiara Macrì, responsabile regionale
Finalmente sud! Calabria
E la Giunta comunale di
Lamezia ieri si è riunita per
esprimere «profondo sde-
Gruppo gospel Christmas Songs protagonista
Un concerto di Natale
alla chiesa Matrice
in chiave jazz
DOPO aver presentato negli
ultimi 5 anni, in tutta la provincia di Catanzaro, i migliori
gruppi Gospel mondiali si è
voluto quest’anno compiere
una evoluzione su quelli che
sono i brani classici del Natale
andandoli a proporre in una
chiave assolutamente nuova:
una trasposizione
jazz che ne lascia
inalterato lo spirito ma che prospetta una variazione
capace di originare partecipazione
e grande interesse. Così come al
concerto di Natale
tenuto alla Chiesa
Matrice di Sambiase dai Christmas Songs, orga- Il concerto
nizzato dall’Amministrazione provinciale di
Catanzaro in collaborazione
con l’associazione Ecsdance
di Lamezia Terme. Chi ha assistito dunque al concerto ha
così potuto compiacersi della
splendida voce di Beverly Lewis, citata dai critici come "la
voce newyorkese del Jazz",
che ha affascinato con delle
interpretazioni
addolcite
all’inizio di ogni brano da una
spiegazione sulla nascita dello stesso e ornate da aneddoti
personali.
Ha anche voluto dedicare
White Christmas a tutte quelle persone che sono lontani
dagli affetti personali per i
più vari motivi ma soprattutto a coloro i quali lo sono perchè impegnati in missioni militari, nella speranza che possano al più presto tornare nelle loro case.
L’acustica perfetta ha dato
modo di far risaltare le sonorità di un trio conosciuto perchè per
anni ha accompagnato lo storico
crooner nazionale Nicola Arigliano riscuotendo
un notevole successo di critica e
vincendo con il
cantante il Premio della critica
Mia Martini al Festival di Sanremo
nel 2005. Trio
composto da Elio Tatti, bassista, autore, armonizzatore,
direttore della Big Band Jazz
ed ideatore del progetto; dal
piano di Antonello Vannucchi e da da Giampaolo Ascolese batterista, percussionista e
compositore, che ha suonato
con tutti i più grandi jazzisti
italiani e alcuni trai più grandi jazzisti americani.
Un concerto quindi di grande intensità e di particolare
emozione che apre nuovi varchi verso un modo di concepire gli spettacoli natalizi che
superano i soliti ed oramai
tradizionali appuntamenti
gno e preoccupazione per
l'atto intimidatorio della vigilia di Natale e per la lunga
teoria di eventi minatori
che hanno interessato negli
ultimi mesi il territorio della città sintomo questo, di
una crescente recrudescenza dell'attività criminale».
«MI farò carico in questi
giorni di presentare un’interrogazione al ministro
dell’Interno
Annamaria
Cancellieri affinchè il Governo si faccia carico della situazione di assoluta gravità e
metta inessere
tutte quelle misure necessarie per garantire alla città di
Lamezia quelle condizioni di
sicurezza ormai non più
procrastinabili. Aumento di
mezzi e risorse
per le forze
dell’orine ed
un incremento
dell’attività di Pino Galati
intelligence
potrebbero costituire l’antidoto per supportare il prezioso ed efficace lavoro della
Procura della Repubblica e
dei Magistrati lametini».
Così il parlamentare lametino, Giuseppe Galati, interviene dopo le continue intimidazioni che si stanno veri-
ficando in città, fra cui la
bomba esplosa al centro per
minori gestito dalla Comunità Progetto Sud, per la
quale il deputato esprime
«sdegno e preoccupazione»
per quanto accaduto la notte
di Natale.
«E’ inaccettabile – continua l’onorevole Galati - che
episodi di tale
gravità vadano a colpire
una comunità
come la Progetto Sud da
tanto tempo
impegnata in
una meritevole azione sul
territorio andando incontro alle esigenze dei più deboli e dei bisognosi. Allo stesso
modo - prosegue Pino Galati
- non è più accettabile questo
susseguirsi di vili intimidazioni che minano il tessuto
economico e la possibilità di
sviluppo di tutto il territorio».
Nuove iniziative per la riapertura di un incrocio
Il Comitato “Progresso”
chiama in causa il sindaco
IL comitato “Progresso 2010”
insiste per la riapertura
dell’incrocio su via del Progresso all’altezza di via G.Fortunato tramite una rotatoria.
Con una lettera aperta in distribuzione in città e con l’annuncio ai altre iniziative di
protesta, chiede al sindaco
Speranza (richieste contenute in un corposo carteggio intercorso) un confronto aperto
con i cittadini in un’ assemblea pubblica nella quale, secondo il comitato «è doveroso»
che il sindaco renda nota, «definitivamente ed in maniera
chiara», la posizione dell’amministrazione riguardo alla
«necessità» che «si proceda
con urgenza» alla riapertura
dell’incrocio; alla nuova proposta di «ampliare la rotatoria» approvata dalla quinta
commissione consiliare «occupando, oltre alle aree private disponibili sul lato est,
l’area pubblica ad ovest che costituisce reliquato della vecchia strada comunale Pulicaro»; all’obbligo di «doversi
procedere comunque, in mancanza di prove di possesso da
parte degli occupanti, alla
riacquisizione, al patrimonio
comunale, della predetta area
reliquata della Pulicaro».
Il comitato, ricorda che sulla questione «sono passati 18
mesi» dalla data in cui ci si è rivolti rivolti al sindaco «attraverso uno strumento di demo-
crazia previsto dall’articolo
11 dello Statuto comunale»,
per chiedere di «affrontare
una questione che riguarda
centinaia di famiglie: la chiusura dell’incrocio di Via del
Progresso». E si ribadisce che
«il problema sollevato da
2.500 sottoscrittori riteniamo non meriti un comportamento omissivo e dilatorio che
contrasta con i millantati requisiti di trasparenza e di democraticità che l’ amministrazione si attribuisce». E
poichè «non è stato dato alcun
riscontro», si chiede al sindaco ancora «il vero motivo di
tanta inerzia rispetto ad una
richiesta di confronto democratico che non è stata colta».
IL LIBRO
Il volto femminile della filosofia di Rocca
SARÀ presentato al Teatro Grandinetti stasera alle ore 18.30 il libro “Il volto femminile
della filosofia” scritto da Miriam Rocca, docente di filosofia. Ne parleranno Simona
Dalla Chiesa, figlia minore del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ucciso dalla mafia il 3
settembre 1982, mons. Vincenzo Rimedio, il
vescovo emerito della diocesi di Lamezia Terme la cui cultura filosofica ad ampio respiro
è nota, con l’introduzione del giornalista Vinicio Leonetti. In questa sua ricerca l’autrice
scopre nelle biografie dei grandi pensatori
del passato figure di donne che, nel bene o nel
male, ne hanno condizionato vita e opere.
L’opera vuole omaggiare queste compagne di viaggio, raccontando le loro storie, i
loro vissuti, convinta che la filosofia ha un
volto femminile e lo ha nei volti di tutte quelle
donne che da madri, sorelle, figlie, mogli e
amanti hanno lasciato un’impronta di sensibilitá del tutto femminile nell’animo del filosofo. L’evento À patrocinato dalla Provincia
di Catanzaro e dal Comune di Lamezia Terme.
E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro
Lamezia
Giovedì 29 dicembre 2011
La condanna per i componenti del clan Lo Bianco è divenuta definitiva. L’operazione risale al 2007
Dopo la Cassazione gli arresti
La Mobile ha portato in carcere 8 condannati dell’operazione New Sunrise
di FRANCESCO RIDOLFI
DIVENTATE definitivele pene, a seguito della pronuncia
della Corte di Cassazione, la
Squadra Mobile di Vibo Valentia ha provveduto a rintracciare e “accompagnare”
in carcere otto delle 21 persone inizialmente coinvolte
nell’operazione New Sunrise. Si tratta di Carmelo Lo
Bianco cl. 45 (condannato a
dieci anni di reclusione con
fine pena stabilita al 5 febbraio 2017), Francesco Barba cl. 62 (condannato a 5 anni
e 8 mesi con termine pena stabilita al 5 ottobre 2012), Salvatore Carmelo D’Andrea
(condannato a4 annie 8mesi
di reclusione con un pena residua fissata in 6 mesi e 14
giorni), Michele Lo Bianco cl.
48 (condannato a 4 anni e 8
mesi con pena residua di 6
mesi e 14 giorni), Giuseppe
Lo Bianco cl. 45 (condannato
a 4 anni e8 mesi di reclusione
con una pena residua da
scontare pari a 1 anno 9 mesi
e 12 giorni), Antonio Lo Biancocl. 48(condannatoa 4anni
e 8 mesi con una pena residua
di sei mesi e 20 giorni), Vincenzo Barba cl. 52 (condannato a 7 anni e 4 mesi di reclusione con termine della pena
fissato al 20 dicembre 2012) e
Francesco Bognanni cl. 73
(condannato a4 annie 8mesi
di reclusione).
L’operazione New Sunrise
(Nuova Alba) è scattata nel
febbraio 2007 quando la
Squadra Mobile metteva la
parola fine ad una indagine
mirante a far emergere «l’attività e l’operatività della cosca criminale Lo Bianco sul
territorio della città di Vibo
Valentia».
L’inchiesta era coordinata
dalla Dda di Catanzaro ed
aveva portato alla luce il ruolo e la figura di Carmelo Lo
Bianco su cui si era indagato
per vari reati contro il patrimonio, tutti aggravati
dall’esecuzione con le modalità mafiose, oltre che, insieme ad altre 20 persone,
sull’esistenza della «associa-
Il tabellone degli arrestati dell’operazione New Sunrise
zione di stampo mafioso denominata Lo Bianco, promossa e diretta dallo stesso
Carmelo Lo Bianco, coadiuvato - scrive la Squadra Mobile vibonese oggi guidata dal
dirigente Antonio Turi - dal
figlio Paolo Lo Bianco e della
quale faceva parte anche Car-
melo Lo Bianco cl. 45».
La Mobile, nella breve nota
con cui annuncia il trasferimento in carcere degli otto citati in precedenza, spiega come «la cosca avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e della conseguente condi-
zione di assoggettamento e di
omertà dei cittadini, era stabilmente dedita al controllo
ed allo sfruttamento delle risorse economiche della zona,
al compimento di delitti contro il patrimonio (prevalentemente estorsione e usura) e
contro la persona, reati - prosegue ancora la nota della
Mobile - compiuti al fine di
mantenere
incontrastata
l’aggregazione alla cosca».
Nel corso delle indagini la
Squadra Mobile, all’epoca
guidata dal vicequestore
Maurizio Lento, era riuscita
ad evidenziare «ruoli, compiti e funzioni dei singoli affiliati, tutti disposti a compiere
azioni delittuose per garantire il sostentamento della cosca di appartenenza e il controllo del territorio».
Infine, dopo un percorso
giudiziario durato quasi cinque anni, lo scorso 15 dicembre, a seguito della pronuncia della Corte di Cassazione,
la Procura generale della Repubblica di Catanzaro ha
emesso l’ordine di esecuzione per la carcerazione nei
confronti dei soggetti indicati in precedenza «rintracciati
nei giorni scorsi e accompagnati in carcere per l’espiazione della pena detentiva residua».
Organizzato dalla Parrocchia Maria SS Immacolata di Pizzo
Prosegue il “Natale dei giovani”
È IN corso di svolgimento il programma
delle manifestazioni natalizie organizzate dal “Gruppo Giovani” della Parrocchia
Maria SS. Immacolata e San Ferdinando
Re di Pizzo Marina. Dopo il Concerto di
Natale tenutosi all'interno della chiesa
parrocchiale, a cura dei piccoli cantori
della Parrocchia, e dopo la celebrazione
del 1° anniversario del gemellaggio del
“Gruppo Giovani” con l’Oratorio della
parrocchia di Maria SS. Annunziata di
San Nicola da Crissa, diretta da don Domenico Muscari, il programma allestito
dal responsabile dal “Gruppo Giovani”,
Giuseppe Nirta, e dal parroco padre Filippo Di Francia, proseguirà il 4 Gennaio, alle ore 18:30, con lo svolgimento di una
tombolata “Aspettando la Befana- Primo
premio di solidarietà”, in collaborazione
con il gruppo “Itinerario della solidarietà”. Il 6 Gennaio, infine, alle ore 18:00, dopo la Santa Messa, vi sarà “la Befana dei
Bambini”. Il “Gruppo Giovani”, inoltre,
parteciperà all'incontro di Pastorale Giovanile Zonale che si svolgerà a Francavilla Angitola il 30 Dicembre, alle ore
17:00.
g. c.
Per un incidente sul lavoro a Filogaso un operaio è rimasto semiparalizzato
La Procura chiude le indagini
Contestate a imprenditore lesioni colpose gravi e altri reati
di DOMENICO MOBILIO
IL sostituto procuratore di Vibo Valentia, Michele Sirgiovanni, ha concluso le indagini a suo tempo avviate
relativamente ad un incidente sul lavoro avvenuto nel territorio del comune di Filogaso il 19 dicembre
2008.
Per la vicenda risulta indagato
l’imprenditore Giuseppe Montesano
di 54 anni, residente a Maierato. A
suo carico vengono ipotizzati i reati
di lesioni colpose gravi, false dichiarazioni ed omessa denuncia di assunzione del lavoratore rimasto vittima dell’incidente.
Per quanto concerne quest’ultimo
si tratta dell’operaio Francesco Ferdinando Mancuso, originario di Filogaso che, caduto a seguito del ribaltamento del ponteggio su cavalletti sul quale stava lavorando, riportò gravi lesioni con un elevato
grado di invalidità. In particolare un
trauma cranico e cervico-lombare,
una frattura vertebrale tanto da rimanere in pericolo di vita. Sottoposto ad intervento chirurgico è stato
salvato ma purtroppo è rimasto semi-paralizzato.
Nell’avviso di conclusione indagini, affidate dal magistrato alla Guardia di Finanza, Compagnia di Vibo
Valentia, si specifica che Giuseppe
Montesano, titolare dell’impresa e
Il pm Michele Sirgiovanni
datore di lavoro di Mancuso, ometteva di adottare le dovute cautele con
grave negligenza e imprudenza specifica e generica, consistita tra l’altro di adottare adeguate impalcature e ponteggi o idonee opere provvisorie atte ad eliminare pericoli di caduta. Inoltre, per come si legge nel
provvedimento del pubblico ministero Sirgiovanni, ha consentito a Mancuso di salire su un pannello di legno
di circa tre metri per cinquanta, posto ad un’altezza di oltre tre metri,
per procedere alle operazioni di pulizia dei calcinacci e di spezzoni di tavole rimaste dopo lo smontaggio del
ponteggio, da solo e senza
l’adozione di alcun accorgimento specifico per stabilizzare e impedire il ribaltamento del ponteggio
e garantire l’operaio dai
rischi di caduta.
Dalle indagini svolte
dalle Fiamme Gialle è poi
risultato che l’imprenditore al fine di non versare,
in tutto o in parte, i contributi assicurativi e i premi
previsti dalle leggi sulla
previdenza,
dapprima
ometteva la registrazione
e la denuncia dell’assunzione dell’operaio e dopo
l’infortunio registrava
falsamente, trattandosi
di lavoratore di fatto a tempo indeterminato, la relativa assunzione a tempo pieno e determinato dal 15 dicembre 2008 sino al 31 marzo 2009.
Infine, all’imprenditore Giuseppe
Montesano viene contestato di avere, in concorso con il lavoratore Mancuso non punibile perché indotto
dallo stato di necessità determinato
dall’infortunio, lo stesso operaio a
dichiarare di avere ricevuto i meccanismi di protezione individuale e di
aver corrisposto 1128,54 euro per
l’anno 2008 e 3996,81 euro per il
2009 in luogo di appena 200 euro
percepite.
Cento quintali di vergogna
accumulata nei pressi
della fontana di Nassiriya
di DOMENICO MOBILIO
ALMENO cento quintali di
rifiuti sulla strada, ma potrebbero essere anche di
più, accumulati nelle adiacenze della cosiddetta fontana di Nassirija, nella zona di
Moderata Durant. Lo strano è che i contenitori posti
vicino sono regolarmente
svuotati, mentre la “montagna” di rifiuti non ha fatto
altro che aumentare. Gli
abitanti della zona, ma anche i molti passanti e automobilisti in transito, hanno
potuto infatti constatare come ogni giorno che passava
i rifiuti aumentavano senza
che nessuno intervenisse.
Si era pensato che il ritardo,
ma meglio sarebbe parlare
di colpevole negligenza,
fosse addebitabile ai giorni
di festa che non avevano
consentito la rimozione. E
invece tutto è rimasto come
prima, anzi la situazione è
notevolmente peggiorata
perché ovviamente la quantità di immondizia non solo
è aumentata ma ha finito
per diventare putrida provocando cattivo odore e attirando insetti, gatti, cani e
quant’altro. Un’autentica
vergogna che non fa onore
ad unacittà cheè capoluogo
di provincia. Un’offesa e
una fonte di potenziale infezione. I cittadini della zona
sostengono di avere segnalato il problema ma nessuno
si è mosso. E’ comunque
strano che debbano essere i
cittadini a segnalare questi,
chiamamoli così, inconvenienti, quando ci sono pattuglie della Polizia Urbana
Comito indica i sacchi di spazzatura
che girano per la città e la
vergogna non doveva sfuggire ai loro occhi… vigili.
Nel primo pomeriggio di ieri finalmente si è visto sul
posto l’assessore addetto al
settore, Pietro Comito, che
non solo ha dichiarato di
non sapere nulla di quello
che era sotto i suoi occhi, ma
ha accusato i cittadini come
i veri colpevoli dell’indecenza dal momentoche non utilizzano gli appositi contenitori. E su questo si può essere d’accordo dal momento
che non sono pochi gli incivili, ma pensiamo che non
possa essere considerata
un’azione di sabotaggio, anche se la Polizia Municipale
è stata incaricata di svolgere indagini. Rimane il fatto
che non è ammissibile che
uno schifo simile debba essere tollerato per giorni e
nessuno intervenga dal Comune o dall’Azienda addetta alla raccolta dei rifiuti per
rimuovere una “montagna
della vergogna”.
u TANTI AUGURI ⊳
alla simpaticissima MARIA MADDALENA che oggi festegga il suo
...esimo compleanno immersa
nella gioia e nell’allegria della sua
famiglia e dei suoi amici.
«Sei sempre la migliore, la più
simpatica e la più attenta alle esigenze di chi ti sta accanto, per un
giorno però al centro dell’attenzione ci sarai tu e te la meriti tutta...
Tanti auguri».
I tuoi amici di sempre
Se avete da segnalare un lieto evento (ricorrenze, lauree, nozze, nascite) da pubblicare in questa rubrica, inviate un fax al numero
0963/472059 oppure una mail all’indirizzo [email protected]
u PRONTO SOCCORSO ⊳
OSPEDALE JAZZOLINO
Pronto soccorso
962235
Centralino
962111
Portineria
962337
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962230
962229
Posto di polizia
962238
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Croce Rossa Italiana 43843
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piazza San Leoluca
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24 Vibo
Poste Italiane SpA - Spedizione in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. n. 46 del 27/02/2004) art. 1, comma 1, DR/CBPA-SUD/CS/56/2006 valida dal 06/04/2006
anno VI numero 357
giovedì 29 dicembre 2011
€ 1,00
direttore piero sansonetti
REGGIO CALABRIA
La scusa dei videogiochi
per abusare dei minori
Tratto in arresto un filippino di 34 anni
REGGIO Un filippino è stato
arrestato per violenza sessuale
ai danni di minori. L'uomo
avrebbe abusato sessualmente di alcuni bambini di età inferiore ai 14 anni. Il filippino
invitava i bambini nella sua
abitazione con la scusa di farli
giocare con la Playstation e poi
li toccava e ne abusava.
quotidiano d’informazione regionale
politica
Il Pdl nel limbo dell’incertezza
Viaggio nei partiti calabresi guardando all’anno in via di chiusura e a quello che verrà:
Pdl sotto i riflettori dopo una primavera piena di successi e un autunno invece complicato. A gennaio i congressi chiarificatori.
> pagina 5 e 13
> pagina 5
Sulla scarcerazione
di Nino Lo Giudice
Procure spaccate
> pagina 11
Cosenza come Reggio
Mafia anche nella politica
Collusioni con la criminalità. Intervista al magistrato Facciolla
M. CRIBARI E F. FERRO
REGGIO Nino Lo Giudice ha presentato
due diverse istanze di scarcerazione sia a
Reggio Calabria che a Catanzaro, dove ha vari procedimenti pendenti. Ha deciso di collaborare con la giustizia il “nano”, ma dalla
stessa vorrebbe un segnale: la libertà.Ed è
qui che giungono valutazioni diverse sulla
opportunità di scarcerarlo. Per la Dda di Reggio ci sarebbero i presupposti per poterlo vedere fuori dal carcere, per quella di Catanzaro la situazione è del tutto differente e Lo
Giudice non dovrebbe lasciare la cella.
> pagina 10
Focus sull’agricoltura
Bilancio positivo
e riforme in arrivo
CATANZARO Conferenza stampa del
presidente della Regione Peppe Scopelliti e dell’assessore all’Agricoltura Michele Trematerra: fatto il punto sulla situazione di uno dei settori trainanti dell’economia calabrese. Un bilancio che
secondo gli esponenti dell’esecutivo regionale presenta un segno positivo. Riflettori anche sulle riforme degli enti che
si occupano dell’agricoltura regionale,
riforme che si attueranno nel 2012.
FUNERALI
COSENZA Il sostituto procuratore della Corte d’Appello di Catanzaro Eugenio Facciolla,
intervistato da CO, ha commentato i recenti
scossoni giudiziari che hanno interessato la
Calabria e che hanno messo in luce profonde
connivenze tra criminalità organizzata, politica e istituzioni. Per il magistrato intervenuto
in un convegno su legalità e trasparenza nella pubblica amministrazione: «Bisogna capire quali sono gli uomini che fanno politica e
perché. C’è chi vede la politica come uno strumento per ottenere vantaggi personali. Ci sono poi degli imprenditori, o meglio ancora
“prenditori”, che entrano in politica per tutelare se stessi». «Di gente così- secondo Eugenio Facciolla - ce n’è anche a Cosenza come
nella città dello Stretto. La differenza con Reggio Calabria è che lì sono stati fatti dei grandi
passi in avanti in termini investigativi. Altrove, invece, il lavoro è appena all’inizio. Non è
un caso se, da trent’anni a questa parte, nelle
inchieste più importanti ricorrono sempre gli
stessi nomi».
San Giovanni in Fiore
Il giorno del dolore
> pagina 4
> pagina 7
S. EUFEMIA
Sequestrati novanta chili
di petardi fuori legge
> pagina 13
Saldi “bruciati” dalla crisi
CATANZARO Partiranno giovedì 5 gennaio in tutta la regione, ma i saldi, quest’anno, non faranno di certo la fortuna
dei commercianti, già fin troppo delusi dalle inconsistenti
spese natalizie. Confcommercio mostra un po’ di fiducia e stima
che ogni famiglia spenderà 403 euro per capi d’abbigliamento e
accessori per un valore complessivo di 6,1 miliardi di euro, il 18%
del fatturato annuo del settore. Ma sarà proprio così? Intanto, gli
escamotage scaccia-crisi iniziano a far capolino per le vie del centro del capoluogo di regione così come negli altri grandi centri. Per
ora si parla di “vendite promozionali”, ma per i tanto bramati
sconti manca davvero poco.
> pagine 8 e 9
LUNA ROSSA
di Pasquino
La gola
Gli acquisti, che accompagnano il Natale, si sono
rivelati in forte decrescita. Il Governo SalvaItalia
non ha salvato i negozianti. Questo è un dato
oggettivo. È diminuita, altresì, anche la spesa
alimentare. Pure questo è un dato oggettivo.
E va ascritto a merito del prof. Monti.
Il suo Governo non ha fin qui salvato l’Italia, ma
la salute degli Italiani sì. Come è noto, ne uccide
più la gola che la spada. Grazie.
dal POLLINO
alloSTRETTO
calabria
ora
GIOVEDÌ 29 dicembre 2011 PAGINA 4
l’intervista
LA
MAFIA?
è anche
nella politica...
Il pm Facciolla: Cosenza come Reggio, alla base delle connivenze
interessi personali e grossi gruppi di potere che tutelano se stessi
A CURA DI
MARCO CRIBARI
FRANCESCO FERRO
Eugenio Facciolla ha due espressioni:
col sorriso o senza. Il tono di voce, invece,
è sempre lo stesso, quasi baritonale. Un
bel calabrese insomma.
Magistrato di lungo corso,
pur se ancora giovanissimo, negli ultimi 15 anni ha
istruito le più importanti
inchieste giudiziarie, antimafia e non, del Cosentino; prima nelle vesti di
pm della Dda catanzarese, poi come sostituto della Procura di Paola. Attualmente, ricopre il ruoIl vescovo Nunnari
lo di sostituto procuratore
ha centrato il
della Corte d’appello di
problema: non è la
Catanzaro. Lo incontriamo proprio a Cosenza, la
politica ad essere
sua città, in occasione di
sporca ma sono certi
un convegno sulla legalità
politici ad esserlo. Di
a cui parteciperà come regente così ce n’è anche latore. Un’occasione propizia per commentare con
a Cosenza. La
lui i recenti scossoni giudidifferenza con Reggio ziari che hanno interessato la Calabria e che hanno
è che lì si sono fatti
messo in luce profonde
grossi passi avanti in connivenze tra criminalità
organizzata, politica e istitermini investigativi
tuzioni.
Il comandante provinciale dei carabinieri ha affermato, di recente,
che a Cosenza non c’è la mafia, ri-
proponendo un po’ il “teorema Arlacchi” del gangsterismo.
«Io, però, ho dato una lettura diversa
delle sue affermazioni. Ferace commentava provocatoriamente
l’esiguità delle denunce antiracket in città. Come a dire: se
nessuno denuncia, allora vuol
dire che la mafia non esiste?
Invece, la mafia
esiste eccome,
anche qui».
Ed è insidiosa come quella
reggina?
«Sono bande organiz-
DECISO
Il pm Eugenio Facciolla
zate che, però, si sono evolute, realizzando
un salto di qualità in termini criminali.
Certo, a differenza di Reggio, la malavita
cosentina è meno legata a forme tradizionali ed è poco propensa a compiere azioni
eclatanti, ma ricordiamoci che solo nel
2000 qui si sono contati 24 morti. E che
della vicenda s’interessò anche la Commissione antimafia di Lumia, mostrando molta sensibilità per ciò che stava accadendo
a Cosenza».
Sono lontani, quindi, i tempi in
cui, a torto o ragione, la città veniva
considerata un’isola felice?
«E’ sempre stato uno stereotipo poco
conforme alla verità. E con ciò non voglio
dire che Cosenza non sia una realtà civile
e al passo con i tempi. Ma le infiltrazioni,
le commistioni, ci sono anche qui».
Il vescovo Nunnari ha detto che
non è la politica a essere sporca ma
sono sporchi alcuni uomini che fanno politica. I sospetti relativi a legami tra politica e criminalità, riguardano anche Cosenza o, salvo eccezioni, vanno circoscritti
ad altre realtà calabresi?
«Il vescovo ha centrato il problema. Bisogna capire quali sono gli
uomini che fanno politica e perché. C’è chi vede la politica come
uno strumento per ottenere vantaggi personali. Ci sono poi degli imprenditori, o meglio ancora “prenditori”, che entrano in politica per tutelare se stessi. Di gente così ce n’è anche
a Cosenza. La differenza con Reggio
Calabria è che lì sono stati fatti dei grandi passi in avanti in termini investigativi.
Altrove, invece, il lavoro è appena all’inizio. Non è un caso se, da trent’anni a questa parte, nelle inchieste per usura, droga,
estorsioni, ricorrono sempre gli stessi nomi».
In tutto ciò, le forze
dell’ordine lanciano
un grido allarme: i
cittadini non denunciano.
«A Cosenza il pizzo lo pagano tutti.
E questo, purtroppo, non è
un mistero».
E gli am-
in sintesi
QUI C’È LA ’NDRANGHETA
Non è vero, secondo quanto
accertato nei tanti anni di carriera
dal pm Facciolla, che il Cosentino
sia esente dai fenomeni a carattere
mafioso. Si tratterebbe di bande
organizzate evolutesi e ormai capaci
di compiere grandi passi avanti in
termini di risposta prettamente
criminale. A Cosenza, secondo
Facciola, tutti pagano il pizzo: il
problema è che nessuno denuncia.
“PRIORITÀ” AI...VOTI
I politici come i cittadini: a guardarsi
bene dal dovere della denuncia
sono, spesso, anche i rappresentanti
delle istituzioni che preferiscono
voltarsi altrove. Secondo il sostituto
procuratore della Corte d’Appello
di Catanzaro Eugenio Facciolla il
motivo è quasi banale: i voti, le
preferenze elettorali fanno comodo
a tutti e nessuno si preoccuperebbe
di verificare preventivamente da
dove provengano.
INIZIATIVE DI “FACCIATA”
Non sempre la costituzione di
parte civile nei processi contro la
mafia rappresenta uno strumento di
contrasto alla criminalità
organizzata: molti mafiosi sono
nullatenenti e mai risarciranno lo
Stato. Più opportuno sarebbe
invece costituirsi parte civile nei
processi contro usura e truffa: in
questo caso la “riscossione” per il
danno subito sarebbe quasi
assicurata. Ma nessuno lo fa...
ministratori pubblici, invece? Quale
segnale virtuoso potrebbero dare alla gente?
«Beh, anche tra loro è difficile trovarne
qualcuno propenso a denunciare. Io, personalmente in tutta la mia carriera, non
ne ricordo neanche uno. La verità è che, alla fin fine, i voti servono a tutti e non si fa
caso alla direzione dalla quale provengono.
In generale sulle iniziative concrete prevalgono quelle “di facciata”».
Come le costituzioni di parte civile, ad esempio?
«Ad esempio. In particolare quelle nei
processi antimafia, dove alla fine si impone al condannato un risarcimento che lo
Stato non vedrà mai poiché, quasi sempre,
si tratta di soggetti nullatenenti. La cosa
grave, invece, è che nei processi per truffa
le costituzioni di parte civile servirebbero
davvero e non ci sono mai. Le faccio un
esempio definitivo: in questi anni sono stati incardinati numerosi processi per stangate milionarie alla 488 e non solo, culminati in condanne di primo grado e assoluzioni in Appello per intervenuta prescrizione. All’assoluzione, poi, coincide la restituzione dei beni posti sotto sequestro che,
spesso e volentieri, ammontano a svariati
milioni di euro. Un epilogo evitabile. Nei
casi di prescrizione, infatti, la presenza delle parti civili avrebbe fatto in modo che
quei soldi rimanessero nelle casse dello
Stato».
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GIOVEDÌ 29 dicembre 2011
D A L
P O L L I N O
calabria
A L L O
S T R E T T O
ora
REGGIO CALABRIA
REGGIO CALABRIA Li invitava per giocare alla Playstation e
abusava di loro. Poi dava poche decine di euro per “comprare” il silenzio e faceva guardare dei film dove
si faceva “bunga bunga”. È una storia squallida quella che ha per protagonista un cittadino filippino di
34 anni, E. R. le sue iniziali, tratto
in arresto dai carabinieri della
Compagnia di Reggio Calabria diretti dal capitano Nicola De Tullio,
con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata ai danni di minori.
L’uomo adescava le piccole vittime, tutte inferiori ai 14 anni, e le invitava nel suo appartamento con la
scusa di giocare alla Playstation.
Qui praticava dei massaggi, li baciava sulla bocca e poi toccava le
parti intime e, infine, dopo averli
Violentava i bimbi a casa sua
Li adescava con la Playstation
In manette un uomo di 34 anni. La denuncia è partita da una madre
denudati si avvicinava loro slac- della tasca dei pantaloni del prociandosi la cintura dei pantaloni, prio figlio, una banconota da 20 euelargendo piccola somme di dena- ro della quale, ovviamente, non
giustificava il possesso da parte del
ro in cambio dell’atto sessuale.
L’indagine ha inizio grazie alla minore. Il bambino, su richiesta
denuncia della madre di uno dei della madre, ha raccontato di averbambini che ha
le ricevute da uno
subito l’atto sesstraniero
come
Pagava
suale. In particocompenso che queil silenzio delle
lare, la stessa ha
st’ultimo elargiva in
riferito di aver rincambio di massagpiccole vittime
venuto in un’occagi. Il filippino, in alcon
poche
decine
sione, all’interno
cuni casi, metteva
di euro
REGGIO CALABRIA
Nino Lo Giudice si è stancato di stare in carcere. Talmente tanto da presentare due diverse istanze sia a Reggio Calabria che a Catanzaro, dove ha vari procedimenti pendenti. Ha
deciso di collaboratore con la giustizia il “nano”, ma dalla stessa vorrebbe un segnale: la libertà. Le sue istanze, però, devono anche passare per il parere (importante, ma non certo
vincolante) dell’ufficio di Procura. Ed è qui che
accade qualcosa che in pochi si sarebbero
aspettati: giungono clamorosamente delle valutazioni diverse, in contrasto sulla opportunità o meno di concedergli la scarcerazione. Così, se per la Dda di Reggio Calabria ci sarebbero i presupposti per poterlo vedere fuori dal
carcere, per quella di Catanzaro la situazione
è del tutto differente e Lo Giudice non dovrebbe lasciare la cella. A ciò si aggiunge quella,
non certo meno importante, della Dna, nella
persona del sostituto Caponcello, competente
per Reggio Calabria. Ed anche da lì il parere è
netto: no alla scarcerazione. Potrebbe sembrare qualcosa di irrilevante, ma così non è. Pareri diversi da parte di Dda e Dna vuol significare solo una cosa: Nino Lo Giudice è riuscito a
“spaccare” le Procure che valutano in modo
assai diverso il suo percorso collaborativo. È
ormai un dato assodato, infatti, che a Reggio
Calabria, sin dal primo minuto della sua collaborazione, in tanti hanno ritenuto che le sue
propalazioni fossero del tutto genuine e piene
di riscontri. E di riscontri, per la verità, Nino
Lo Giudice ne ha offerti parecchi quando si è
trattato di mettere in luce assetti ed organigrammi della sua consorteria mafiosa, di cui
dice di essere il capo; un po’ meno – molto
meno, in effetti – quando ha dovuto riferire dei
fatti più importanti che lo hanno visto protagonista: le bombe nei confronti dei magistrati ed il bazooka inviato a Pignatone. È qui che
sono nate le prime divergenze d’opinione tra
Reggio Calabria e Catanzaro: in riva allo Stretto (dove, è bene ricordarlo, non c’è competenza territoriale per argomentare sulla stagione
della tensione) si è continuato a vedere in Lo
Giudice una sorta di oracolo al quale fare affidamento, pur con tutte le cautele del caso. Il
pentito, insomma, sarebbe veramente attendibile. Di tutt’altro tenore, invece, quanto riportato negli atti ufficiali di Catanzaro, dove lo
stesso gip che ha emesso l’ordinanza riguar-
in visione dei film pornografici in
cui diceva ai bambini che le persone nel film facevano “Bunga bunga” e che la stessa cosa avrebbe voluto fare lui con loro. Il piccolo ha
dichiarato, inoltre, che ogniqualvolta entrava in casa veniva salutato dal filippino con un bacio sulle
labbra e che poi veniva accompagnato in camera da letto dove veniva costretto a sdraiarsi prono e,
mentre era occupato a giocare con
la Playstation, a subire massaggi in
Nino Lo Giudice
chiede la libertà
E spacca le Procure
Per la Dda di Reggio può lasciare la cella
Ma Catanzaro e la Dna dicono no
dante le bombe, lo definisce reticente nello
spiegare il movente che lo ha condotto a commettere gli attentati ai danni dei magistrati. È
proprio in quel frangente che la credibilità del
collaboratore viene messa a durissima prova.
I riscontri alle sue parole – ripetiamo, per
quanto concerne le ragioni delle bombe – appaiono fragili, forse troppo per reggere din-
CROTONE
Petardo esplode
davanti alla sede
di Equitalia
CROTONE Un petardo è stato fatto esplodere davanti ad una delle finestre della sede di
Equitalia a Crotone. L’episodio è avvenuto durante la notte tra martedì e ieri. La scoperta è
stata fatta ieri mattina da alcuni impiegati della società di riscossione che si recavano al lavoro. Lo scoppio del petardo non ha comunque provocato danni rilevanti all’edificio se
non l’annerimento della finestra davanti alla
quale è esploso.
Dopo la scoperta, gli impiegati di Equitalia
hanno avvertito le forze dell’ordine di quanto
accaduto. Sul luogo sono intervenuti gli agenti della polizia di Stato di Crotone, che hanno
avviato le indagini per accertare gli autori e la
matrice del gesto.
tutto il corpo, comprese le parti intime. Le dichiarazioni sono state
approfondite dai carabinieri che
hanno accertato la corrispondenza
delle descrizioni dei luoghi ed hanno intercettato alcune conversazioni assai significative dell’attenzione dell’uomo nei confronti dei minori che sentiva. In un caso addirittura il filippino arrivò all’eccitazione esternando innaturale
morbosità nei confronti della vittima. I militari del comando provinciale lo hanno bloccato prima
che potesse lasciare il Paese, così
come pare fosse pronto a fare.
L’uomo è ora ristretto all’interno
del carcere di Reggio Calabria con
l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata su minori e
di prostituzione minorile.
cons. min.
nanzi ad un tribunale. Come si ricorderà il “nano” affermò che gli attentati furono commessi per fare arrivare un messaggio a chi (i magistrati Cisterna e Mollace) non aveva dato seguito alle aspettative del fratello Luciano di restare impunito dinnanzi alla giustizia. Una
versione più che debole e che dovette trovare
un rafforzamento nel famoso memoriale depositato davanti al Riesame in cui furono accusati in modo diretto, ancora una volta, Cisterna, Mollace e Neri. E se per Mollace e Neri già da subito si capì che non vi erano elementi neppure per procedere ad un’iscrizione
nel registro degli indagati (tanto erano flebili
le accuse), una cosa diversa accadde per Cisterna che risulta ad oggi indagato dalla Procura di Reggio Calabria per corruzione in atti
giudiziari ma per una storia differente. Secondo la tesi del “nano”, il numero due della Dna
ricevette dei soldi per la scarcerazione di suo
fratello Maurizio. Ma quell’accusa, al pari delle altre, si poggia solo sul narrato di Lo Giudice che non sa indicare data, luogo e quantità
di questo presunto denaro dato a Cisterna e
spiega, a più riprese e cambiando spesso versione, che suo fratello gli fece intendere questa cosa. Insomma, un altro tassello che va a
gettare forti ombre sulla credibilità del collaboratore di giustizia che, da qualche mese a
questa parte, deve fare i conti con un’altra pesante tegola: Marco Marino. Il nuovo pentito
starebbe parlando anche dell’attentato alla
Procura generale. E la novità starebbe nel fatto che il racconto non collimerebbe con quello di Lo Giudice. E quindi che si fa? Chi sta dicendo la verità tra i due? Toccherà alla Dda di
Catanzaro cercare di sbrogliare questa complessa matassa che sta tenendo ancora imbrigliata una storia che necessita di risposte chiare ed inconfutabili. Nel frattempo è un dato,
questo sì incontrovertibile, che a Catanzaro si
sia deciso di assumere un simile orientamento nei confronti di un pentito reo confesso.
Qualcosa che accade solo di rado. Solo quando, forse, si hanno concreti dubbi su ciò che è
stato dichiarato. Nino Lo Giudice, insomma,
ha creato una falla rilevante nel metro di giudizio di diversi uffici chiamati a vagliare le sue
propalazioni. Il tutto in attesa di capire qualcosa di più su una storia che promette ancora
capitoli clamorosi.
CONSOLATO MINNITI
[email protected]
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GIOVEDÌ 29 dicembre 2011
D A L
P O L L I N O
calabria
A L L O
ora
S T R E T T O
«In tanti lavorano nell’ombra»
Azzarà accolto a palazzo Campanella: «Èpresto per dire se tornerò in Africa»
REGGIO CALABRIA La
Calabria, contrariamente ad
un luogo comune purtroppo
diffuso e limitato a criminalità
ed altri elementi poco lusinghieri, in ogni campo sa esprimere personalità positive in
termini di umanità e competenza. Uno dei suoi figli, in
questo caso distintosi dal punto sociale, è Francesco Azzarà.
La Calabria, idealmente, ha
abbracciato il suo Azzarà. Un
abbraccio simbolico, quello ricevuto dal volontario di Emergency nativo nel centro reggino di Motta San Giovanni e recentemente liberato dopo centoventiquattro giorni di prigionia in Darfur, stretto ieri mattina a palazzo Campanella,
dove Azzarà è stato protagonista di una chiacchierata con il
presidente del consiglio regionale Francesco Talarico e di
un’altra telefonica con il governatore Giuseppe Scopelliti.
Il volontario di Emergency,
ripercorrendo la propria esperienza all’interno dell’associazione umanitaria guidata da
Gino Strada, ha risposto alle
domande poste dal presidente
dell’assemblea, affiancato dai
consiglieri regionali Giovanni
Nucera, Candeloro Imbalzano
e Giuseppe Giordano e dal vicepresidente della Provincia
Giovanni Verduci. Domande,
in primis, sulla prigionia, sul
futuro e sulle attività svolte in-
Foto Cufari
sieme ad Emergency. Azzarà,
sulla prigionia, ha raccontato:
«Sono stato sempre trattato
bene, ma ero preoccupato per
la mia famiglia. Non mi hanno
mai bendato o legato, ma ero
guardato a vista in una tenda».
Sul futuro, invece, ha detto: «È
presto per dire se tornerò in
Africa. Intanto andrò in vacan-
za in Argentina, magari andrò
a trovare miei parenti che vivono lì». E, su Emergency, ha
spiegato: «In Darfur ho operato come logista. L’associa-
zione offre altissima qualità in
strutture ed operatori in pediatria e cardiochirurgia e tende a
radicarla stabilmente sui territori». Azzarà, oltre a ringraziare la comunità mottese e le
istituzioni, ha auspicato un radicamento di Emergency:
«Sta assistendo gli immigrati a
Rosarno, spero che cresca anche a Reggio dopo la mia storia». «Sono tanti i calabresi
che lavorano nell’ombra per il
conseguimento di importanti
obiettivi umanitari», ha detto
Azzarà ricordando un’altra volontaria, la cardiologa catanzarese Daniela Del Serio:
«Non comunichiamo bene cosa sappiamo fare». E svelato
di apprezzare più di prima i
panorami della propria terra:
«Ce ne rendiamo conto quando siamo lontani, vanno valo-
rizzati».
«Le istituzioni hanno fatto
quadrato. Anche il consiglio
regionale si è costantemente
interessato alla vicenda ed ha
sempre manifestato vicinanza
alla famiglia Azzarà - le parole
di Talarico - è stata una gioia
riabbracciarlo. Si è realizzato il
nostro desiderio espresso nello striscione che abbiamo
esposto durante la prigionia».
«Sono orgoglioso di Azzarà
- ha detto il presidente della
Regione che ha sentito telefonicamente il volontario di
emergency - e di tutto quello
che ha fatto e che continuerà a
fare con la sua attività umanitaria. Nel corso della telefonata ho sentito l’orgoglio di un
calabrese pronto ad impegnarsi per i più deboli».
Luca Assumma
“bentornato francesco”
Oggi grande festa a Motta San Giovanni
MOTTA SAN GIOVANNI (RC) Una festa
all’insegna della musica e dei valori tradizionali.
Questo sarà il “Bentornato Francesco”, una manifestazione
- prevista per oggi a Motta San Giovanil
ni - che vuole trasformarsi in un grande abbraccio
tra la comunità e il ritrovato concittadino mottese. Si inizierà alle ore 16 con il consiglio comunale aperto presso il centro sociale “Stefano Giordani”. Le istituzioni accoglieranno il volontario di
Emergency affrontando il tema della solidarietà
come unico punto all’ordine del giorno. Parteciperanno alla serata le istituzioni civili e religiose. Più
nel dettaglio è prevista - si legge nel comunicato
del Comune di Motta - la presenza della Prefettura, della Provincia di Reggio Calabria e dei Sindaci dell’area provinciale reggina. Seguirà, dalle 18 e
30 in poi in Piazza della Municipalità, il concerto
dei Kalavria, band etnica che ha deciso di esibirsi
gratuitamente perché sostiene la causa umanitaria che ha spinto Francesco a recarsi in missione
in Sudan a fianco dei più bisognosi. «Sarà un concerto particolare - spiega il cantante e fondatore
dei Kalavria, Nino Stellittano - metteremo in scena i valori della Calabria, attraverso l’utilizzo degli strumenti musicali della tradizione più autentica. Sarà una grande festa». Il sindaco Paolo Laganà ha invitato tutta la cittadinza mottese e quella del comprensorio reggino a partecipare alla manifestazione di oggi.
Pasquale Gattuso
l’arresto del latitante
Beccato nel centro di Barcellona
Gallico era lì da qualche mese
REGGIO CALABRIA Un’azione fulminea ha portato alla cattura di
Carmelo Gallico, latitante di 48 anni
dell’omonima famiglia di ’ndrangheta di Palmi. La polizia spagnola e i
colleghi italiani lo hanno rintracciato
e bloccato in pochi secondi in placa
della Universitat (piazza dell’Università) nel centro di Barcellona. Gli investigatori italiani lo sapevano che si
era rifugiato in Spagna da qualche
mese, per sfuggire ai temuti provvedimenti restrittivi emessi dalla magistratura reggina nei suoi confronti.
Era già in atto un’azione pressante di
controllo sulla sua famiglia dagli uo-
La confernza stampa tenutasi ieri a Reggio
mini del commissariato di Palmi diretti dal vicequestore aggiunto Fabio
Catalano. L’attività tecnica ha consentito di stabilire il suo posizionamento. Per venti giorni gli investigatori gli sono stati alle calcagna nella
località iberica, dalla mattina presto
fino a tarda notte.
Gallico era ricercato attivamente
dal 30 novembre scorso, quando il
suo nome era nell’elenco dei destinatari del decreto di fermo emesso dalla Dda reggina oltre a quello dell’avvocato Vincenzo Minasi, del notaio
Daniele Borelli (morto suicida pochi
giorni dopo), Gesuele Vincenzo Misale, Alfonso Rinaldi e Domenico Nasso. Già sei mesi fa, a giugno, Carmelo Gallico dopo una serie di colloqui
e consigli con il suo legale Vincenzo
Minasi aveva deciso di spiccare il volo verso la calda Spagna. Era tornato
libero l’11 febbraio grazie alla pronuncia della Cassazione che non ha ritenuto validi i gravi elementi probato-
gli interrogatori
I fratelli Rocco e Teresa Gallico non rispondono al giudice
Carmelo Gallico
Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i fratelli Rocco e Teresa Gallico, destinatari di una nuova ordinanza di custodia cautelare emessa lo scorso 23 dicembre dal gip del tribunale di Reggio Calabria, Vincenzo Pedone. L’interrogatorio
di garanzia per Teresa Gallico si è svolto a Reggio, mentre quello di Rocco, per rogatoria, si è svolto dinnanzia al giudice Fulvio Accurso. L’uomo, assistito dall’avvocato Guido Contestabile, si è rifiutato di rispondere alle domande dei giudici, così
come aveva fatto, a distanza di pochi chilometri, anche la sorella. Rocco Gallico è considerato dai giudici dell’antimafia reggina come il reggente della potente cosca palmese e viene
«identificato come punto di riferimento degli altri sodali nel-
la città di Palmi, dove riceveva e attuava le comunicazioni dei
fratelli detenuti» e come coordinatore «delle attività estorsive
della cosca ai danni di tutti gli imprenditori e liberi commercianti di Palmi, distribuendo i relativi proventi ai sodali, e avendo compiti di pianificazione e di individuazione delle azioni delittuose da compiere, degli obiettivi da perseguire e delle vittime da colpire, con particolare riferimento agli esponenti dello schieramento avverso dei Bruzzise». Teresa viene considerata come «altro punto di riferimento degli associati nella città di Palmi, dove svolgeva una funzione complementare a
quella di Rocco Gallico, sostituendosi a quest’ultimo in tutte le
circostanze in cui il fratello non poteva comparire». (vimp)
ri a suo carico in relazione all’omicidio di Marcello Fameli, avvenuto a
Palmi nel 1997. Gallico era stato arrestato nell’operazione “Cosa mia” lo
scorso anno. Dopo quell’azione giudiziaria, che ha portato in carcere i
blasonati fratelli, era diventato - secondo l’accusa - il punto di riferimento della cosca. Dal 22 giugno si era
defilato dall’obbligo di soggiorno nel
comune di Brescia, applicatogli insieme alla sorveglianza speciale, lasciando l’Italia. La squadra mobile di Reggio Calabria diretta dal primo dirigente Renato Cortese insieme ai colleghi spagnoli della Divisio d’Investigacio Criminal della Comissarìa General d’Investigacio dei Mossos
d’Esquadra di Sabadell hanno stretto il cerchio.
Cortese ha ringraziato in particolare gli investigatori reggini che si sono
sacrificati nel periodo di festa per assicurare il pericoloso criminale alla
giustizia. «Un bel modo per chiudere l’anno» ha sottolineato in conferenza stampa il questore Carmelo Casabona, che come il procuratore aggiunto della Dda reggina Michele
Prestipino ha elogiato lo sforzo sinergico tra gli organi di polizia italiana e
iberica.
Nell’appartamento dove Gallico
abitatava, nel centro storico di Barcellona, è stato trovato materiale cartaceo, un pc e soldi. Gli investigatori dovranno stabilire se in Spagna il latitante godeva di appoggi e basi logistiche particolari. Tra gli effetti personali anche il libro di Roberto Saviano
“Gomorra”. Compagno del tempo libero che potrà continuare a leggere in
carcere. Anche dopo la sua estradizione in Italia, attesa in breve tempo.
ANNALIA INCORONATO
[email protected]
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14
calabria
ora
C O S E N Z A
Confische dei beni
Il grido di Facciolla
Trasparenza e partecipazione
del cittadino in primo piano. A
distanza di un ventennio è rimasta una norma di difficile attuazione, perché non abbiamo avuto uno svecchiamento del sistema legislativo. Trasparenza e
partecipazione sono i due mezzi
attraverso i quali si può rispondere alle esigenze di una società.
Legalità e sviluppo vanno di pari passo. Se avessimo avuto, ad
esempio, la Regione Calabria
parte civile nei processi per la
confisca dei beni per mafia, 15
milioni di beni sarebbero stati
investiti per migliorare la saniSotto la lente
tà. Abbiamo bidegli esperti
sogno di una
presa di cola mancanza
scienza da parte
di trasparenza
di tutti, ma ane legalità
cor prima di
cambiare leggi,
bisogna cambiare mentalità da
parte di chi ci governa»,
A chiudere il convegno, ospite d’eccezione, Alberto Liguori,
componente del Consiglio superiore della magistratura:«Abbiamo un’Europa a più velocità perché siamo diversi. Europa che ha
avuto tradizioni culturali diverse. Noi calabresi non siamo pegdelle componenti più importan- to ecco alcune proposte lanciate giori degli altri. Noi magistrati
ti della società, quali la famiglia dall’avvocato Claudia Pizzurro: ringraziamo la legge Castellie la scuola, la politica deve esse- «La trasparenza si poggia su due Mastella che ha eliminato i capi
re in grado di creare condizioni pilastri, pubblicità e accesso, d’ufficio, fiore all’occhiello per la
di sviluppo e lavoro sfruttando vorrei dunque che il principio di trasparenza. Nella Regione Cale risorse locali. Deve dare rispo- trasparenza trovasse posto al- labria la Pubblica amministral’interno della zione ha l’obbligo della traspaste esaustive ai
Costituzione. Si renza. Il controllo democratico
cittadini. C’è neLiguori, togato
riflettesse su si svolge attraverso essa. Per escessità ad avere
del Csm:
strumenti a tu- sere trasparenti e controllare
nostalgia del«In Calabria
tela del diritto una Pubblica amministrazione
l’avvenire».
d’accesso. Vi vi è un grande espediente, la liModeratore
non
siamo
peggio
fossero sanzio- bertà. Il malcostume è generaSergio Tursi
degli
altri»
ni a carico di lizzato, il nostro compito è quelPrato, che ha
soggetti che lo di dare un’iniezione di fiducia
presentato relatori e ospiti presenti al convegno. non si occupano d’accesso». E e questo non possiamo che chieSaluti istituzionali del sindaco ancora tanti interventi da parte derlo ai politici. Non finirò di riOcchiuto che ha affermato: di Luigi Troccoli, Giuseppe Spa- badire che l’Europa unita è
«Non c’è sviluppo senza legalità. dafora, Mario Tassone, Franco un’Europa culturalmente unita,
La trasparenza va perseguita per Laratta, Oreste Morcavallo e An- altrimenti non si va avanti. E le
avere giustizia, ma non è l’obiet- tonio Gentile. Presente anche il differenze ci sono. Ho incontrativo, è il mezzo per lo sviluppo. sostituto procuratore generale to tanta Calabria positiva fuori
L’obiettivo è la qualità e sosteni- della Corte d’Appello di Catanza- dalla nostra regione che ci ha dabilità che devono garantire ai cit- ro, Eugenio Facciolla, che ha di- to la fortuna e l’orgoglio di essetadini tutti i principi fondamen- chiarato: «Negli anni ’90 si par- re calabresi».
Valentina Mollica
tali della società». A tal proposi- lò di riordini amministrativi.
Incontro sui limiti della pubblica amministrazione
DECISI
Il tavolo
dei relatori
durante
il convegno
di ieri
in sala
Coni
Diffondere l’educazione alla
legalità nella società odierna, attraverso un principio di trasparenza, in modo tale da avere uno
sviluppo reale e concreto. Questo il tema del convegno “Trasparenza nella Pubblica Amministrazione. Legalità e sviluppo”,
ospitato dalla sala Coni in piazza Matteotti, organizzato dall’associazione politico-culturale
“Impegno civile e ideale”. Un’associazione che non ha la presunzione di sostituirsi ai partiti ma
aiutare a migliorarli, così come
dichiarato dal presidente Michele Sapia che ha aperto il dibattito: «Tutti voi siete testimoni,
battezzatori di questa prima
uscita pubblica. Devo sottolineare la positività del progetto. I giovani hanno bisogno di trasparenza e rettitudine, di avere punti di riferimento, hanno necessità di sapere che il futuro appartiene a loro. Nonostante la crisi
Federanziani, Stancato
presidente provinciale
Si è costituita, a Lamezia Terme nei
giorni scorsi, la Federaziani regionale.Alla
presenza dei vertici nazionali sono stati
eletti anche i vertici delle segreterie
provinciali. Per la provincia di Cosenza è
stata eletta Maria Brunella Stancato di
Rende. La neo
Presidente si è detta
«molto entusiasta di
questo prestigioso
incarico arrivato
dopo aver lavorato
per cinque anni nelle
associazioni sia di
volontariato sia di
promozione
sociale,ma ambedue rivolte sempre ai
fabbisogni degli anziani e dei più
bisognosi». La Stancato ha tenuto a
precisare che il primo impegno che
assumerà «sarà quello di ricercare una
sede adeguata sul territorio che possa
ospitare le attività di Federanziani, e quello
di incominciare a contattare tutti i centri
anziani della provincia e le associazioni».
terremoto
Fli al sindaco Occhiuto
«Serve “Cabina di regia”»
«Lo sciame sismico che ha interessato
la provincia di Cosenza negli ultimi giorni,
sembra essersi attenuato. Questo non
vuole dire, però, abbassare la guardia». Lo
dichiara Francesco Sposato, portavoce di
Futuro e Libertà per l’Italia. «Fli propone dice - al sindaco di
Cosenza, tecnico di
settore, di valutare la
possibilità di adottare
anche nella nostra
Città il fascicolo di
fabbricato e di
costituire al più
presto un gruppo di
lavoro che coinvolga
oltre al Comune, anche la Protezione
civile, l’Università, gli Ordini professionali
per mettere a punto una “cabina di regia”
che organizzi e stabilisca scadenze di un
piano attuativo che renda utile ed efficace
tale strumento. La proposta, logicamente,
è estesa a tutti i sindaci calabresi, i quali
potranno adottare la nostra proposta
anche nelle loro realtà».
reddito minimo
I vendoliani invocano
l’unità sull’iniziativa
il laboratorio
Teatro nel carcere di via Popilia
con l’ironia di Totonno Chiappetta
Il talento di Totonno Chiappetta ancora una re del penitenziario Filiberto Benevento. Inevitavolta regala momenti felici ai detenuti del carce- bile il successo riscontrato dal progetto, consideredi via Popilia. Dopo tre anni l’attore cosentino rato il momento di difficoltà che si vive nelle carTotonno Chiappetta e l’associazione da lui presie- ceri italiane, molto spesso sovraffollate e costretduta, “Barbadirame”, ritornano nelle carceri con te a fare i conti con problemi di ogni tipo. Tra reil laboratorio teatrale. Ieri matticlusi e personale della struttura, la
na la casa circondariale bruzia ha
platea del teatro del carcere “S.
E il prossimo
ospitato il primo dei due spettaCosmai” - inaugurato dallo stesspettacolo
coli finali, degna conclusione di
so Chiappetta nel 1987 - era strasei giornate di attività all’interno
colma. Nel corso della fase labocon il maestro
del carcere di Cosenza. Si repliratoriale, i detenuti del penitenandrà
in
scena
cherà il 4 gennaio prossimo, con
ziario bruzio si sono cimentati in
il
4
gennaio
il coinvolgimento dei detenuti
quadretti teatrali simpaticissimi,
che avranno, ancora una volta, la
che hanno sbalordito perfino il lopossibilità di darsi da fare con canti, balli e scene ro “maestro” Totonno che, alla fine, con sincerità,
teatrali. Si tratta di un’iniziativa patrocinata e ha affermato dal palco che nel mondo della reclusponsorizzata dalla Provincia di Cosenza, nella sione si trovano artisti ed interpreti autentici che
persona del presidente Gerardo Mario Oliverio, e è difficile incontrare nei canali televisivi. Coinvolresa possibile grazie all’autorizzazione del diretto- ti e divertiti al punto tale da non lasciare più tra-
la nomina
TALENTUOSO Totonno Chiappetta
con i detenuti del carcere di via Popilia
sparire la tristezza per la loro condizione, ma protagonisti di un’unica “agorà” della domenica mattina. I detenuti si sono congedati cantando “O’sarracino”, sigla finale dello spettacolo, dedicandola a Totonno Chiappetta.
Preoccupazione sul reddito minimo da
parte di Sel. I membri del partito di
Vendola infatti non vorrebbero che, dopo
tante firme raccolte, il lavoro venga
inficiato da altre raccolte firme. L’obiettivo
è quello di lavorare unitariamente. «In
queste settimane
leggiamo di una
iniziativa simile di
raccolte firme per il
minimo garantito, di
una proposta di legge
regionale simile.
Bene: i latini
dicevano“ melius
abundare quam
deficere”, ma nel caso specifico,
considerata la drammaticità che vivono i
soggetti interessati non sarebbe stato
meglio e più efficac , per rimanere con le
frasi latine un intervento “ad adiuvantum?”
Sinceramente ci auguriamo che la seconda
iniziativa non miri all’eliminazione della
prima». Lavorare tutti insieme per il bene
comune insomma.
15
GIOVEDÌ 29 dicembre 2011
calabria
ora
C O S E N Z A
Dissequestrato un centro revisioni
Ritenuto coinvolto nell’inchiesta “Breaking”, è stato restituito ai titolari
Il pm Antonio Bruno Tridico ha disposto la restituzione
del Centro di revisione di veicoli alla società Socel titolare dell'impianto di distribuzione carburanti di piazza Europa.
I titolari della Socel erano rimasti coinvolti nella recente
operazione “Breaking” condotta dalla Polizia Stradale, con la
quale erano stati sequestrati
dieci centri di revisione autorizzati dal ministero dei Trasporti sparsi per l'intera provincia di Cosenza, tra cui proprio il centro gestito dalla Socel, posto nel centro della città
bruzia, con l'accusa di avere alterato le verifiche degli automezzi che sottoposti a revisione periodica. Le indagini si erano avvalse di un sofisticato sistema di videoriprese che avevano monitorato per oltre un
anno le operazioni eseguite all'interno dei diversi centri di revisione poi sequestrati. In seguito a tali attività, venivano indagati, tra gli altri, i vertici della Socel, nelle persone degli
amministratori GianCarlo Gallo, Angelo Gabriele e Giovanni
Gabriele, tutti incensurati. Agli
stessi, lo scorso 11 novembre,
veniva notificato il decreto di
sequestro preventivo, emesso
dal gip Cristofano, dell'intera
attività di revisione auto, così
determinandone il blocco di
ogni servizio. Gli indagati, difesi dagli avvocati Roberto e Lu-
ca Le Pera, si protestavano innocenti respingendo le accuse
a loro carico. Seguivano una serie di attività investigative difensive tese a dimostrare l'effettiva estraneità degli amministratori dalle irregolarità immortalate nei video degli investigatori. Venivano svolte numerose audizioni di persone e
testimoni oculari in grado di
escludere da ogni condotta illecita i vertici della Socel.
Tali attività, dunque, venivano sottoposte alla valutazione
del pm, che, ieri, ha provveduto a disporre la restituzione
dell'intera attività alla compagine societaria. «Parlo anche a
nome degli altri amministratori della Socel - ha dichiarato
Giovanni Gabriele - Sin dall'inizio di questa vicenda abbiamo riposto la dovuta fiducia
nell'operato dei nostri legali e
della Procura, perché convinti
della nostra estraneità da ogni
ipotesi di reato paventata nei
nostri confronti. Con il provvedimento di dissequestro, dunque, riteniamo che la giustizia
stia correttamente facendo il
suo corso. La nostra società,
che da decenni è al servizio dei
cittadini cosentini, da oggi riprende, pertanto, un'attività,
caratterizzata, da sempre, per
l'onestà e la professionalità che
ha consentito di ottenere riconoscimenti, regionali e nazionali». (albo)
il provvedimento
Stalking, il Riesame scarcera Crocco
Il legale Roberto
Le Pera difende
i titolari della Socel
CASTROLIBERO
Benzinaia rapinata dell’incasso
È stata assalita mentre s’apprestava a versare i soldi in banca
Rapinata con un taglierino prima di
entrare in banca. La coproprietaria della benzina “Tamoil” di via Popilia era a
Castrolibero per versare l'incasso nella
Banca Popolare. Erano le 13 quando il
malvivente si è avvicinato improvvisamente alla sua autovettura e in pieno
giorno le ha intimato di consegnarli l'intera somma di denaro.
Dopo essersi impadronito dei quattrini si è allontanato subito dal luogo
del reato. Lo aspettava la macchina del
suo complice. Un'operazione crimina-
esercito
Ciarfera saluta la Base
Al suo posto c’è Quintieri
Enrico
Carmine
Ciarfera
promosso
generale
di brigata
e il suo
successore
il tenente
colonnello
Antonio
Quintieri
Si ridimensiona l'accusa di Stalking ai danni di Angelo Crocco, che lascia
gli arresti domiciliari su decisione del Riesame che ha accolto la richiesta del
suo difensore, Franz Caruso. Per il pm Izzo, Crocco avrebbe portato avanti
una serie di azioni in grado di configurare il reato di stalking: scritte sui muri e minacce contro l'ex moglie. Cade completamente l'impianto accusatorio.
I due sono separati da molto tempo. Un rapporto complicato come succede
sempre in questi casi. Un legame coniugale che poi trova il suo epilogo anche in una serie di questioni penali legate all'affidamento dei figli. (albo)
al tenente colonnello Antonio Quintieri il comando della base silana, organo
esecutivo logistico dell’organizzazione
Territoriale di forza armata con compiti di sostegno logistico a unità impegnate in attività operative - addestrative e squadre sportive militari, oltre che
sede di svolgimento di attività di protezione sociale.
Nel corso di un’intensa cerimonia il
generale Pilosio ha ringraziato il colonnello Ciarfera per l’impegno e i risultati raggiunti e nell’occasione gli ha consegnato i gradi da generale di Brigata.
Spiccate doti relazionali e di comunicaAlla presenza di numerose autorità zione, responsabile della sicurezza incivili e militari, tra cui il vice coman- formatica e della sicurezza sul lavoro
dante del Comando Capitale Giusep- del Cme “Calabria” il tenente colonnelpe Pilosio, il comandante del comando lo Quintieri, di cui sono state evidenmilitare esercito “Calabria” Liborio ziate le competenze professionali e tecniche nel corso della
Volpe, il comandante
del Distaccamento AeCambio al vertice cerimonia, giunge in
Sila con grande spirito
reonautico di Monte
della base
propositivo ed energia.
Scuro Marcello Tudda,
«Cercherò di far creil comandante del Soglogistico
scere ulteriormente la
giorno montanto della
addestrativa
base logistica di CamiMarina Militare a Cadi
Camigliatello
gliatello silano – ha
migliatello Franco Predetto il neo comandanstipino, i sindaci di
Spezzano Sila Giuseppe Tiziano Gigli e te Quintieri durante la sua allocuzione
Celico Luigi Corrado, si è svolta ieri la - perché rappresenta un fiore all’occerimonia di avvicendamento al co- chiello e un biglietto da visita impormando della Base logistico addestrati- tante e di grande rilievo per la Calava di Camigliatello Silano. Il colonnel- bria».
lo Enrico Carmine Ciarfera ha ceduto
Francesca Cannataro
le condotta con velocità e perizia. Troppa perizia per non tradire una organizzazione perfetta. Evidentemente il rapinatore, insieme ai suoi complici, seguiva i movimenti della signora da molto
tempo. Lei si sentiva sicura, eccessivamente. Intanto l'orario non è dei peggiori. Alle 13 Castrolibero è sempre un
posto molto trafficato, soprattutto la zona dove è avvenuta la rapina. E la signora non poteva pensare che qualcuno la stesse aspettando. Ma il fatto che
lei andasse da sola a versare l'incasso,
che in un distributore cittadino non è di
poco conto, è stato un punto di riferimento troppo ghiotto per i malviventi.
Subito sono intervenuti i carabinieri
della locale stazione di Castrolibero. Ma
i militari dell'Arma, sotto la guida del
comandante Vincenzo Cozzarelli, hanno solo potuto constatare quanto accaduto. Le telecamere della Banca popolare, però, e altri sistemi di videosorveglianza presenti su quel territorio, potrebbero aver ripreso i volti dei rapinatori. (albo)
GIOVEDÌ 29 dicembre 2011 PAGINA 28
l’ora di Paola
Redazione viale Ippocrate (ex Madonna della Grazie) - Telefono e fax 0982583503 - Mail: [email protected]
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Onore alla vittima del clan
Luigi Gravina ucciso nel 1982. Sindaco e Giunta gli dedicano un ponte
PAOLA
E’ stato inaugurato ieri, nel
rione “Cancello”, il “ponte Luigi Gravina (martire per la libertà)”. L’amministrazione
Perrotta ha così voluto onorare il commerciante ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1982 per essersi opposto reiteratamente
alle richieste estorsive del clan.
Gravina aveva 33 anni. Quel
giorno venne strappato all’affetto della moglie e dei suoi
cinque bambini. Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri,
il sindaco Roberto Perrotta, il
presidente del consiglio Ferruccio Fedele, monsignor Pietro De Luca, il vice questore
aggiunto e commissario di polizia Raffaella Pugliese, una delegazione dell’Arma dei carabinieri, il comitato “Bonavita”,
assessori e consiglieri comunali. Monsignor Pietro De Luca, durante il suo intervento,
ha esortato i presenti a “ricordare”, cioè far risuonare nel
cuore la memoria di Luigi Gravina, ma anche a “tenere a
mente”: «i giovani devono studiare la storia; leggere compiutamente la storia del presente,
la cronaca. Quando penso a
Luigi Gravina - ha detto don
Pietro - penso a Libero Grasso.
Noi abbiamo avuto Luigi Gravina in Calabria prima che la
Sicilia avesse avuto il suo Libero Grasso. Ma Gravina è rimasto un fatto nascosto, mentre Grasso è finito sulla scena
mondiale. La Calabria avrebbe
potuto anticipare in tempo utile un passo compiuto qualche
decennio dopo. Questo è un ritardo di tipo culturale che non
possiamo permetterci. Queste
storie devono avere il giusto risalto perchè se è vero com’è vero che la vita è un dono, allora
la vita di Luigi è una vita donata». E ancora: «Solo studiando
possiamo uscire da qualche
banalità che qualche volta si
sente e dal luogo comune blasfemo: “chi gliel’ha fatta fare”.
Questa è una grande bestemmia che ci richiama alla triste
solitudine di chi vive certi
drammi sulla propria pelle». Il
sindaco Roberto Perrotta, dal
canto suo, ha aggiunto: «Eroi
si diventa quasi per caso, alcune volte, ma, quando succede,
la collettività che ha tratto beneficio, deve avere la capacità
di guardarsi dentro e dire grazie. E’ successo quello che non
monsignor
Pietro De Luca
«Abbiamo avuto
Luigi Gravina in
Calabria, prima
che la Sicilia
avesse avuto
il suo Libero
Grasso»
PAOLA
Varie
immagini
della
cerimonia.
Presenti
polizia e
carabinieri
Gli interventi
di De Luca,
Perrotta,
Fedele
e Raffaele
Gravina
doveva succedere, ma poi lo
Stato ha saputo essere Stato.
Ha saputo ricordare e si è saputo prendere cura”. Tale ultimo riferimento del sindaco e
alla legge che aiuta le vittime di
mafia. «Quel martirio - ha aggiunto Perrotta - lo Stato l’ha
saputo cogliere. L’ha fatto con
ritardo? L’ha fatto. Ed ha dimostrato di essere Stato. Noi
dobbiamo avere questa bellissima consapevolezza perchè
altrimenti lo scoramento ci
porterebbe alla distruzione.
Perchè, altrimenti, a cosa seve
comportarsi bene?». Perrotta
ha poi sottolineato: «Chi ha
avuto un buon genitore, alla fine non diventerà mai orfano,
perchè il ricordo lo preserva».
L’omicidio Gravina ha segnato una svolta nella lotta alla
mafia in città: «questo è il
messaggio che Luigi ci lascia, e
noi lo ricordiamo con immutato affetto, con immutata gratitudine. Avremmo potuto essere tutti Luigi Gravina, ma
non tutti ce l’abbiamo fatta. Il
suo gesto tangibile rimane
dunque nella storia di una cit-
tà che vuole serbare memoria.
E’ stato un uomo laborioso, un
grande marito, un ottimo padre, un uomo che si è trovato,
suo malgrado, ad interpretare
un ruolo, e tale ruolo lo ha interpretato fino alla fine. Ciò lascia in tutti noi un senso di responsabilità soprattutto per fare in modo che determinate
cose non avvengano più. Alla
fine ci sara un dio che giudicherà tutti noi, ma sulla terra
ognuno di noi deve avere la capacità di discernimento».
Ha poi preso la parola l’avvocato Ferruccio Fedele che ha
ricordato quei tempi: «Una serie di episodi criminali in quel
periodo rimasero impuniti ed
i paolani erano costretti a subire la violenza di una realtà in
cui lo Stato, se c’era, non si vedeva, mentre la criminalità,
spavalda, seminava paura e
omertà. A quel tempo ci fu
l’eroica opposizione di Gravina
al clan; se episodi del genere si
fossero verificati al Nord,
avrebbero riempito le prime
pagine dei giornali nazionali,
con dibattiti tv cori di indignazione. Nulla di tutto questo.
Paola rimase attonita e subì un
grave trauma per tale barbara
uccisione. Oggi possiamo affermare che Gravina è stato un
vero e proprio eroe che ha pagato la sua grande determinazione con la propria vita. Il sacrificio di Gravina, dunque,
non deve andare disperso e dimenticato». Il figlio di Gravina, Raffaele, dipendente della
Questura, ha concluso: «Ringrazio il sindaco di Paola e la
sua amministrazione comunale per aver voluto ricordare,
ancora una volta, con un’azione gradita e molto significativa, il sacrificio di mio padre
Luigi, ma soprattutto per aver
fatto sì che la sua coraggiosa
azione venisse scolpita, a futura memoria, su una pagina
della storia di questo quartiere
e di questa città. Dagli anni ’80
ai nostri giorni, l’amministrazione Perrotta è stata la sola e
unica ad aver sottolineato con
forza, in distinte circostanze, il
sacrificio di nostro padre, ma
anche per aver trovato il coraggio di schierarsi dalla parte di
una vittima di mafia tolta con
cieca e inaudita ferocia alla sua
famiglia, nonostante cinque figli piccoli e una moglie giovanissima».
Stefania Sapienza
15
GIOVEDÌ 29 dicembre 2011
calabria
ora
C A T A N Z A R O
Da Sulmona ai domiciliari
Derivati, la decisione del Tdl per l’ex consulente della Regione
Passa dal carcere di Sulmona ai domiciliari Massimiliano Napoletano l’ex consulente della Regione Calabria, arrestato dalla Guardia
di finanza nell’ambito dell’inchiesta sui derivati. Il Tribunale della libertà ha parzialmente accolto le richieste difensive dei legali Aldo Casalinuovo e Markus Wiget, che
avevano invocato davanti ai
giudici del Riesame la revoca
della misura cautelare in atto, chiedendo in seconda battuta una misura meno affittiva. Nelle oltre cinquanta pagine il giudice del tribunale
di Catanzaro, Antonio Rizzuti, all’epoca dell’arresto, aveva ricostruito le fasi relative
alle tre operazioni in derivati (swap) sottoscritti dalla Regione Calabria con la banca
Nomura. Nel motivare le esigenze di custodia cautelare
nei confronti di Napolitano, il
giudice per le indagini preliminari aveva affermato che
«si denota una estrema facilità e assenza di scrupoli dell’uomo, da un lato, nel carpi-
DERIVATI Nel mirino della Procura (in foto)
re la fiducia di amministratori pubblici e, per contro, a
tradirla, inducendo la parte
affidatasi alla sua esperienza
e competenza in materia finanziaria ad avventurarsi in
pericolosissime e rischiose
operazioni finanziarie, in relazione alle quali l’indagato
non esita a lucrare, sottobanco, provvigioni pari ad alcuni
milioni di euro, dopo avere
lasciato l’ente a lui affidatosi
a rischio di un tracollo economico e finanziario». Ma
non ci sono solo i derivati
sottoscritti con la Banca giapponese Nomura al centro
dell’inchiesta della Procura
di Catanzaro che sta compiendo verifiche anche su altri derivati sottoscritti dalla
Regione Calabria, dal 2003
al 2008, con altre banche. In
particolare gli inquirenti
stanno verificando se le operazioni con i derivati hanno
creato danni all’Ente. Inoltre
si sta accertando anche se sono state pagate commissioni
per la sottoscrizioni dei derivati. Nell’inchiesta che ha
portato all’arresto di Napolitano sono indagati l’ex dirigente del settore bilancio della Regione, Mauro Pantaleo,
la moglie di quest’ultimo
Chiara Cavallo e quattro funzionari della banca Nomura.
All’epoca in cui furono sottoscritti gli swap Massimiliano
Napolitano era advisor della
Regione Calabria a titolo gratuito e contestualmente partner della società consulenti
riconducibile prima a Pantaleo e successivamente alla
moglie di Pantaleo. Napolitano, secondo l’accusa,
avrebbe incassato dalla Banca Nomura un somma di 2,5
milioni di euro per l’intermediazione finalizzata a far sottoscrivere gli swap alla Regione Calabria.
La somma sarebbe transitata attraverso numerose società e conti correnti esteri
per poi arrivare nella disponibilità dell’ex consulente
della Regione.
Gabriella Passariello
violenza negli stadi
La Cassazione annulla
il Daspo per un ultrà
E’ stata notificata la decisione attraverso la quale la
Suprema Corte di Cassazione - accogliendo il ricorso
formulato dall’avvocato
Alessio Spadafora - ha annullato senza rinvio l’ordinanza con cui il gip di Catanzaro aveva convalidato il
Divieto di accesso alle manifestazioni sportive emesso dal questore di Catanzaro
il 18 maggio del 2010 nei
confronti di Giuseppe Mancuso, 24 anni. Al giovane
era stato contestato il lancio
di oggetti in campo, e quindi la violazione delle norme
anti-violenza negli stadi, durante la partita di Lega Pro
tra Catanzaro e Brindisi del
2 maggio del 2010, condizionata da isolati tafferugli a
margine della gara svoltasi
allo stadio “Ceravolo”. Sedici giorni dopo è stato raggiunto dal provvedimento
emesso dal questore poi
convalidato dal gip.
Da qui il ricorso dell’avvocato Spadafora, nell’interesse del suo assistito, alla Suprema corte che, accogliendo le argomentazioni difensive, ha annullato la convalida del Daspo, rinviando
quindi per l’esecuzione alla
Questura di Catanzaro. Da
qui la cessazione della misura nei confronti di Mancuso, ormai non più sottoposto all’obbligo di firma alla
polizia giudiziaria e, quindi,
nella piena facoltà di riprendere a frequentare le manifestazioni sportive.
la direttissima
Sorpreso in flagranza e arrestato
Amato torna in carcere con l’accusa di tentato furto e lesioni
Torna in carcere Carmine
Amato, 30 anni, accusato di
tentato furto, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. L’ha deciso il giudice del Tribunale collegiale che ha accolto
il termine a difesa chiesto dal
legale Antonello Talerico,
rinviando il giudizio per direttissima al prossimo 30
gennaio. Il fatto è accaduto
due giorni fa, dopo la mezzanotte. Una volante è intervenuta in via Della Resistenza,
in seguito alla segnalazione
di due persone sospette.
Giunti sul posto, gli agenti,
hanno notato i due vicino ad
un autofurgone, intenti a
“scassinare” il portellone posteriore del veicolo. Le due
persone alla vista della volante, secondo la ricostruzione
dei fatti, sono saliti frettolosamente a bordo di una Fiat
Punto, che si trovava parcheggiata a pochi metri dal
furgone dandosela a gambe,
direzione centro di Santa
Maria. Sarebbe nata una vera e propria caccia all’uomo
per le vie del quartiere. Gli
agenti sono riusciti a bloccare la marcia della Fiat Punto
che intanto era arrivata in
una traversa di viale Isonzo.
Il conducente, un attimo prima che la macchina fermas-
se la sua corsa, si sarebbe lanciato fuori dall’abitacolo dandosi alla fuga nelle campagne
circostanti, facendo perdere
le sue tracce complice l’oscurità del luogo del fermo. Il
passeggero, suo presunto
complice, avrebbe contrastato gli agenti intervenuti opponendo resistenza. Forse
per favorire la fuga dell’amico, avrebbe colpito uno dei
due agenti sferrandogli un
violento colpo al petto. Gli
agenti della Squadra Volante,
diretti dal sostituto commissario Domenico Amelio, nel
corso del controllo del territorio predisposto dall’Ufficio
prevenzione generale e soccorso pubblico della Questura di Catanzaro, diretto dal
commissario capo Massimiliano Russo hanno messo le
manette ai polsi a Carmine
Amato. Il successivo sopralluogo ha permesso di stabilire che i due soggetti avevano
già tagliato la guarnizione del
vetro posteriore del furgone
asportandone il vetro. L’automezzo è risultato appartenere ad un commerciante di
articoli casalinghi di Catanzaro. Sullo stesso furgone, infatti, era custodita tutta la
merce e i prodotti per la vendita ambulante. Nulla è stato
IN MANETTE Carmine Amato
sottratto grazie al tempestivo intervento della volante.
Dall’attività di indagine è stata sottoposta a sequestro
l’auto utilizzata dai due, risultata di proprietà di terze persone. Sarebbe stata utilizzata
solo per compiere il furto e la
macchina era sprovvista della prescritta copertura di assicurazione obbligatoria. Il
sicurezza sul territorio
BOTTINO
Il materiale
pirotecnico
ritrovato
dalla
Compagnia
carabinieri
di Girifalco
in seguito
alla
perquisizione
domiciliare
effettuata a
casa del
25enne
Zaccone, poi
arrestato
dai militari
Aveva materiale pirotecnico illegale
Finisce in manette Francesco Zaccone
Aveva trasformato la sua
abitazione in un laboratorio
per la realizzazione di materiale esplosivo. Francesco
Zaccone, 25 anni, fuochista
incensurato, residente a Girifalco è stato arrestato dal
personale del dipendente
nucleo operativo - aliquota
radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Girifalco al comando dei luogotenente Pasquale Mendicino e
maresciallo aiutante Giovanni Corasaniti. I militari sono
entrati nella sua abitazione
trovando quattordici gli ordigni esplosivi artigianali di varie dimensioni del peso complessivo di 7.928, quattrocentottantasei fuochi d’artificio di genere vietato del peso di 46, 238 chilogrammi. E
ancora, ventisette metri di
miccia, di cui due metri a lenta combustione e venticinque
a rapida combustione.
La perquisizione, che si inserisce nell’ambito dei controlli mirati da parte dei carabinieri in occasione delle festività previste per il nuovo
anno ha consentito ai militari di trovare anche quattrocentoventinove spezzoni della lunghezza di dieci centimetri, ciascuno dei quali di miccia lenta e rapida combustione, 2,5 chilogrammi di miscuglio polverulento.
I militari della Compagnia
dei carabinieri di Girifalco
sono stati coadiuvati dal reparto operativo- nucleo investigativo del Comando
provinciale dei Carabinieri di
Catanzaro, per le operazioni
di identificazione, classifica-
30enne è stato trattenuto
nelle camere di sicurezza della questura in attesa dell’udienza della convalida dell’arresto che si tenuta ieri davanti al giudice del Tribunale monocratico. Il proprietario del furgone è stato rintracciato ed ha sporto
regolare denuncia.
ga. pa.
zione del materiale, che è stato posto sotto sequestro per
l’esecuzione degli accertamenti tecnici della campionatura e del successivo brilla-
mento. Il venticinquenne
dopo le formalità di rito è
stato associato alla casa circondariale di Siano per rimanere a disposizione dell’
autorita giudiziaria. Del fatto
è stata informato il sostituto
procuratore di turno Emanuela Costa.
r. c.
25
GIOVEDÌ 29 dicembre 2011
calabria
ora
L A M E Z I A
Tutti vicini a don Giacomo
Una pioggia di solidarietà dopo l’intimidazione a “Progetto Sud”
Di fronte all’attacco
continuo delle
organizzazioni
criminali, il rischio
è quello
dell’assuefazione
e del disinteresse
Una cosa che non
possiamo fare
è arrenderci
alla loro logica e
rinchiuderci quindi
nella totale
indifferenza
Continuano numerose le manifestazioni di solidarietà nei confronti di don Giacomo Panizza, del suo lavoro nella comunità Progetto Sud e nel centro minori stranieri non accompagnati. Manifestazioni
anche di condanna nei confronti del grave gesto intimidatorio compiuto ponendo
vigliaccamente una bomba, nella notte del
25 dicembre, proprio sotto la sede del centro per minori in via dei Bizantini. «Di
fronte ad un atto intimidatorio come quello compiuto a Lamezia Terme ai danni
della comunità Progetto Sud guidata da
don Giacomo Panizza, le istituzioni, l’intera comunità, non possono restare indifferenti: devono reagire, ribellarsi, stringersi intorno a coloro che ogni giorno lavorano per affermare il rispetto delle regole e la cultura della legalità» afferma il
presidente della giunta provinciale Wanda Ferro. Il presidente della provincia rivolge poi il proprio discorso anche a quegli atti di violenza e di sopraffazione che la
mafia compie reiteratemente sul territorio. A Lamezia Terme, lo ricordiamo, nelle ultime settimane questi atti hanno avuto un’escalation sempre più cruenta. Agguati, bombe, auto incendiate e omicidi
stanno circondando la città con un desolante velo di paura. «Di fronte all’attacco
continuo delle organizzazioni criminali –
continua la Ferro – nei confronti di magistrati, amministratori, imprenditori, sacerdoti, rappresentanti delle associazioni
impegnate sul territorio, il rischio è quello dell’assuefazione, del disinteresse, dell’impotente accettazione. Ebbene, la mafia avrà vinto se riuscirà a sopire il naturale senso di rivolta che in ognuno di noi
nasce di fronte alle ingiustizie e alle prevaricazioni. La mafia sarà sconfitta, invece,
Don Giacomo Panizza
se accanto al lavoro della magistratura e
delle forze dell’ordine, la società tutta riuscirà a condurre una vera e propria rivoluzione culturale fondata sull’affermazione dei valori del rispetto dell’altro, del merito, della legalità, della giustizia, della solidarietà, ma soprattutto sul rifiuto di riconoscere autorità, potere, dignità, onore,
rispettabilità, a chi riesce ad imporsi soltanto con le armi, con le minacce e con la
violenza». Un appello alla ribellione arriva anche da parte dei sindacati: « Quello
che la ’ndrangheta vuole negarci è il diritto alla vita […]Una cosa che non possiamo
fare, però, nonostante sia complicato e
difficile, è arrenderci alla loro logica e rinchiuderci nell’indifferenza. Della nostra
indifferenza la ’ndrangheta si nutre e si
rafforza» dice Giuseppe Valentino, segretario generale Cgil Catanzaro. Da parte di
Domenico Cubello, segretario generale
Cisl Catanzaro, c’è l’invito a don Giacomo
a non mollare e a «procedere spedito e
senza tentennamenti nel meritorio cammino intrapreso». L’area Lavoro società
di Cgil Calabria, attraverso le parole di Vittoria Toscano pone l’accento sul lavoro di
don Giacomo come segno di speranza che
la legalità possa essere ancora conseguita.
Nei giorni scorsi partiti e politici avevano
espresso solidarietà al sacerdote bresciano. Solidarietà che il mondo politico regionale ha continuato a manifestare anche
ieri. Dal segretario regionale del Pdci, Michelangelo Tripodi, al consigliere comunale Antonello Sdanganelli che parla di
una comunità, quella di don Giacomo
«che non si è per nulla fermata o scoraggiata». I consiglieri comunali del Pd definiscono don Giacomo «paladino di una
moderna resistenza» mentre Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione
comunista, si rivolge allo Stato, affinché
faccia la sua parte rafforzando la lotta contro la ’ndrangheta senza lasciare soli coloro che la combattono ogni giorno col proprio lavoro, proprio come il sacerdote della Progetto Sud. Stesso invito alle autorità competenti anche da parte del consigliere regionale Mario Magno, Pdl: «Nell'esprimere la massima solidarietà –
conclude Magno - , mi auguro che la Magistratura e le forze dell’ordine compiano
ogni sforzo per la individuazione e punizione dei responsabili del vile attentato e
che i rappresentanti delle istituzioni, a tutti i livelli, si impegnino per debellare il terrificante virus della criminalità nella nostra città».
ALESSIA TRUZZOLILLO
[email protected]
La società tutta deve
riuscire a condurre
una vera e propria
rivoluzione culturale
fondata sui valori
del rispetto, del
merito e della legalità
Mi auguro che forze
dell’ordine e
magistratura
compiano ogni sforzo
per individuare
i responsabili di
questo attentato
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GIOVEDÌ 29 dicembre 2011
calabria
ora
V I B O
Nuova alba, la Mobile
esegue 8 carcerazioni
Dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione
Le condanne ora sono definitive.
La corte di Cassazione lo scorso 15
dicembre si è pronunciata mettendo
fine alla vicenda processuale scaturita dall’operazione “New sunrise Nuova alba” del 2007, con la quale
la Squadra mobile di Vibo Valentia,
all’epoca guidata dal dirigente Rodolfo Ruperti, aveva messo in carcere oltre venti esponenti del clan Lo
Bianco.
Nel corso dell’ultima settimana gli
uomini della Mobile, oggi al comando di Antonio Turi, hanno dato esecuzione ad un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale
della Dda di Catanzaro proprio a seguito della pronuncia della Cassazione. Il mandato di cattura è stato
notificato ad otto soggetti che ora
dovranno scontare il residuo di pena loro comminato.
Si tratta di Carmelo Lo Bianco, 66
anni, condannato a 10 anni (termine pena 5 febbraio 2017); Francesco Barba, 49 anni, condannato a 5
anni e 8 mesi (termine pena 5 ottobre 2012); Carmelo Salvatore D’Andrea, 53 anni, condannato a 4 anni
e 8 mesi (pena residua 6 mesi e 14
giorni); Michele Lo Bianco, 63 anni,
condannato a 4 anni e 8 mesi (pena
residua 6 mesi e 14 giorni); Giuseppe Lo Bianco, 66 anni, condannato
a 4 anni e 8 mesi (pena residua 1 anno, 9 mesi e 12 giorni); Antonio Lo
Bianco, 63 anni, condannato a 4 an-
INQUIRENTI Il giorno della conferenza stampa sull’operazione “Nuova alba”
ni e 8 mesi (pena residua 6 mesi e 20
giorni); Vincenzo Barba, 59 anni,
condannato a 7 anni e 4 mesi (termine pena 20 dicembre 2012); Francesco Bognanni, 38 anni, condannato
a 4 anni e 8 mesi. Tutti devono scontare le pene in quanto ritenuti responsabili di fare parte di un’associazione a delinquere di stampo mafioso operante sul territorio del capoluogo. Le indagini, concluse nel
2007, erano state coordinate dalla
Dda di Catanzaro ed erano scattate
in seguito ad una denuncia nei confronti di Carmelo Lo Bianco, 80 anni, ritenuto il vertice del sodalizio
criminale, e di altre venti persone.
Proprio Carmelo sarebbe stato il
promotore e reggente del clan, il
quale si sarebbe avvalso dell’appoggio del figlio Paolo e del suo omoni-
mo, Carmelo, arrestato in questi ultimi giorni. Gli inquirenti hanno accertato come la cosca Lo Bianco, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo
e della conseguente condizione di
assoggettamento e di omertà dei cittadini, fosse stabilmente dedita al
controllo e allo sfruttamento delle
risorse economiche della zona, compiendo principalmente delitti contro il patrimonio (usura ed estorsioni) e contro la persona, nonché all’intestazione fittizia di beni. Le indagini, inoltre, evidenziavano anche
ruoli, compiti e funzioni dei singoli,
tutti disposti a compiere azioni delittuose - spiegano in una nota dalla
Questura - per garantire il sostentamento della cosca di appartenenza
ed il controllo del territorio.
il provvedimento
Lesioni gravi, indagato
un imprenditore edile
Il pm della Procura di Vibo Valentia, Michele Sirgiovanni (foto), ha fatto notificare a Giuseppe Montesano
un avviso di conclusione delle indagini preliminari. Il provvedimento è
stato emesso al termine dell’indagine, appunto, con la quale all’imprenditore edile di Maierato vengono
contestate le accuse di false dichiarazioni, omessa denuncia di assunzione e soprattutto lesioni colpose
gravi nei confronti di un suo dipendente, F.F.M., il quale ora si trova semiparalizzato dopo un intervento
chirurgico eseguito proprio per le
gravi ferite riportate in un incidente
sul lavoro, tra le quali un trauma cranico e cervico-lombare e una frattura vertebrale. I fatti si sono svolti tra
il dicembre 2008 e il marzo 2009.
Secondo il pm, Montesano non
avrebbe installato impalcature e
ponteggi idonei ad eliminare ogni rischio di caduta degli operai dal cantiere sul quale si stava lavorando;
non avrebbe stilato un documento di
valutazione dei rischi, per come previsto dalle normative; ed avrebbe
consentito al suo operaio, vittima poi
dell’incidente, di salire su un ponteggio in legno, collocato ad oltre tre metri di altezza da terra, senza i dovuti
accorgimenti antinfortunistici. In
quell’occasione, il 19 dicembre 2008,
F.F.M. cadde rimanendo in fin di vita. Da qui l’accusa di lesioni gravi.
L’omessa denuncia di assunzione si
prefigurerebbe in un passaggio successivo della vicenda. Secondo l’accusa, infatti, Montesano, «al fine di
non versare in tutto o in parte i contributi assicurativi e previdenziali»,
avrebbe omesso la registrazione dell’assunzione del lavoratore da data
precedente il 15 dicembre 2008, e
successivamente, «dopo l’infortunio
del 19 dicembre», avrebbe registrato
«falsamente» - sostiene il pm - l’assunzione dell’operaio dal 15 dicembre 2008 al 31 marzo 2009. Falsamente perché F.F.M. sarebbe stato
assunto a tempo indeterminato.
Mentre le false dichiarazioni sarebbero prefigurabili in un altro passaggio, ovvero quando il Montesano, in
concorso con la vittima «però non
punibile perché soggetta allo stato di
necessità», avrebbe indotto il lavoratore a dichiarare, «contrariamente al vero», di avere ricevuto i meccanismi di protezione individuale, ed
avrebbe anche dichiarato di avere
corrisposto, nelle buste paga del dipendente, una somma complessiva
di circa 5000 euro in due anni, a
fronte - secondo l’accusa - di appena
200 euro percepite.
Giovedì 29 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud
8
Calabria
.
Illustrati in conferenza stampa i retroscena che hanno portato alla cattura in Spagna del ricercato
Palmi, Gallico sarà presto estradato
Il questore Casabona: «È un’operazione che chiude degnamente il 2011»
Piero Gaeta
REGGIO CALABRIA
Camminava tranquillo nella
centralissima Placa della Universitat di Barcellona il latitante
Carmelo Gallico, 48 anni, conosciuto a Palmi anche come “u picu”. Camminava tranquillo come un qualsiasi turista italiano
e non si è nemmeno reso conto
che i poliziotti dei Mossos
d’Esquadra di Barcellona l’avevano già circondato.
«È stata un’operazione che
chiude
adeguatamente
il
2011», ha commentato il questore Carmelo Casabona la cattura di un esponente di vertice
dell’omonimo clan di Palmi.
«La sua cattura, in pieno centro a Barcellona, in Spagna, è il
risultato – ha aggiunto – di
un’attività investigativa di livelli eccezionali, grazie ai rapporti
di collaborazione avviati con la
polizia spagnola. La cattura di
Gallico, personaggio di estremo
valore all’interno del clan, ci
permette di chiudere in maniera molto proficua il 2011 con un
consuntivo di alto livello frutto
di un’attività contro le cosche a
360 gradi, che ha portato a un
totale di sequestri di beni considerevole e che possiamo definire un danno serio inflitto alla 'ndrangheta sul piano economico».
Parimenti soddisfatto il procuratore aggiunto della Dda
reggina Michele Prestipino che
ha seguito tutto lo svolgersi
dell’operazione catalana: «Si
Carmelo Gallico
è stato arrestato
lo scorso
22 dicembre
nella piazza
principale
di Barcellona
Ilda Boccassini, Edmondo Bruti Liberati e Giuseppe Pignatone
REGGIO La decisione nei prossimi giorni
Discusso a Milano
il ricorso sull’arresto
del medico Giglio
REGGIO CALABRIA. Ieri a Mi-
Fabio Catalano, Renato Cortese, Carmelo Casabona, Michele Prestipino e Francesco Stampacchia
tratta di un risultato brillantissimo, frutto di una efficace collaborazione internazionale. Ringrazio il magistrato di collegamento D’Agostino per la sua
preziosa opera. Per Carmelo
Gallico era stato emesso un
provvedimento
di
fermo
nell’ambito di un’indagine condotta con i pm Di Palma e Musarò. All’atto del provvedimento, però, si era già dileguato.
Grazie all’attività investigativa
di tipo tecnico condotta dalla
squadra mobile di Reggio Calabria e dagli uomini del Commissariato di Palmi siamo riusciti
ad individuare presto il luogo di
latitanza di Gallico. Abbiamo
quindi attivato i canali della collaborazione istituzionale che ci
hanno permesso di individuare
il covo dove Gallico viveva da
solo».
Nella perquisizione eseguita
nell’alloggio di Barcellona sono
stati trovati documenti e anche
un computer che saranno esaminati con attenzione dagli investigatori che non escludono
ulteriori sviluppi delle indagini.
Il capo della squadra mobile
reggina, Renato Cortese, ha ri-
volto un ringraziamento agli
uomini della Polizia italiana,
che «anche nei giorni di Natale,
sacrificando affetti e famiglia,
hanno pedinato e tenuto sotto
controllo Gallico nei suoi spostamenti nella città spagnola,
assieme agli uomini della “Mossos d’esquadra”, il corpo di Polizia più antico d’Europa».
Carmelo Gallico, che è accusato di essere tra i promotori
dell’associazione mafiosa, è fratello di Teresa, Rocco, Domenico e Giuseppe, tutti detenuti.
Domenico e Giuseppe sono stati
condannati all’ergastolo e rite-
nuti dagli investigatori i killer
della cosca e gli esecutori di numerosi omicidi compiuti durante la faida con i Parrello-Condello tra gli anni '70 e i primi anni '90.
L’arrestato, dopo le formalità
di rito, è stato messo a disposizione dell’autorità giudiziaria
spagnola e associato presso
l’istituto penitenziario di Madrid. La procedura di estradizione è stata già avviata e, una
volta concluso l’iter burocratico, verrà definitivamente tradotto presso una struttura detentiva italiana.
REGGIO La denuncia di una madre, dalle indagini sono arrivate le prime conferme
L’AQUILA
Filippino fermato, è accusato di pedofilia
’Ndrangheta
e terremoto
Biasini
ricorre al Tdl
REGGIO CALABRIA. Un filippino,
E.R., di 34 anni, è stato arrestato
dai Carabinieri di Reggio Calabria
con la pesante accusa di violenza
sessuale continuata e aggravata
ai danni di minori. Gli episodi
contestati sarebbero molti e si sarebbero verificati anche in tempi
diversi sempre ai danni di ragazzi
minori di 14 anni.
L’indagine ha avuto inizio grazie alla denuncia della madre di
uno dei bambini abusati. La donna ha riferito di aver rinvenuto
nella tasca dei pantaloni del proprio figlio, una banconota da 20
euro di cui non giustificava il possesso da parte del minore. Il bambino le raccontò di averle ricevute
da uno straniero come compenso
in cambio di massaggi e aggiungeva di essere stato invitato altre
volte nell’abitazione del filippino,
con la scusa di giocare alla
play-station e, una volta lì, anche
in presenza di altri minori, di essere stato massaggiato in tutto il
corpo, comprese le parti intime.
Altre volte, invece, il filippino faceva vedere film porno in cui diceva ai bambini che le persone nel
film facevano “bunga bunga” e
che la stessa cosa avrebbe voluto
fare lui con loro. Il piccolo dichiarava, inoltre, che ogni volta che
entrava in casa veniva salutato
dal filippino con un bacio sulle
labbra e che poi veniva accompagnato in camera da letto dove veniva costretto a sdraiarsi e mentre
era occupato a giocare subiva
massaggi in tutto il corpo, comprese le parti intime.
Il quadro agghiacciante emerso fin dalle prime dichiarazioni
veniva approfondito dai carabi-
L’orco adescava minori
nieri, anche con intercettazioni. I
militari accertavano la corrispondenza tra la descrizione dell’appartamento, dell’arredamento e
delle suppellettili fatta dai bambini e la realtà. Venivano poi ascoltate alcune conversazioni significative tra l’indagato e un minore
che confermavano la perversa attenzione dell’uomo verso i ragazzini. Il filippino, infatti, si rivolgeva al minore con un linguaggio
subdolamente affettuoso e si lasciava andare a effusioni allarmanti, finché, giunto a uno stato
di eccitazione, esternava la sua innaturale morbosità nei confronti
della vittima. Avuta conferma dei
suoi propositi criminali, i carabinieri decidevano di fermarlo (ora
è in carcere), attesa anche la concreta eventualità che fosse pronto
a partire per le Filippine.(p.g.)
SAN GIOVANNI Il presidente della Provincia ha proposto di intitolare loro una piazza
Quindicimila persone al funerale dei 5 ragazzi
Luigi Carbone
SAN GIOVANNI IN FIORE
C’è la neve sui tetti, c’è la pioggia
nel cielo. San Giovanni in Fiore è
deserta, almeno quindicimila
persone sono concentrate nei
pochi metri quadrati del centro
storico attorno all’Abbazia. È
l’abbraccio composto e silenzioso della città ai suoi cinque ragazzi: i fratelli Robert e Frank
Laurenzano, Emanuela Palmeri,
Domenico Noce, Samuele Crivaro, morti la notte di Natale in un
incidente sulla Statale 107. Il
freddo dentro e fuori dalla chiesa taglia il fiato e le gambe, ma
c’era talmente tanta gente ieri e
martedì che a tarda sera hanno
dovuto mandarne via in parecchi e chiudere il portone, altrimenti la lenta e silente processione sarebbe andata avanti per
tutta la notte. Ieri mattina la
chiesa è stata riaperta alle 5,30 e
già un’ora dopo era piena; la fila
per l’ultimo saluto era già lunghissima. Impeccabile il servizio
d’ordine, impeccabili i Sangiovannesi nel mostrare un affetto
rispettoso verso un dolore indicibile. I gonfaloni listati a lutto
della Provincia e del Comune, lo
stendardo con la fascia nera
dell’Iis “Da Vinci”, la scuola di
Emanuela, Robert e Domenico, i
compagni di scuola con indosso
il camice bianco del laboratorio
di chimica. I parenti stretti attorno alle bare hanno il volto livido
come le pietre dell’Abbazia, il
colore portato via da un’insostenibile insonnia. Don Salvatore
Bartucci, vicario del vescovo
Nunnari, sa bene che non ci sono
parole umane che possano consolare i parenti delle vittime e invoca la consolazione divina,
l’unica possibile quando la ragione umana non può trovare risposta ad una tragedia, ad un
evento contro natura qual è
quello che vede i padri costretti a
seppellire i propri figli. Ci sono le
istituzioni, ci sono le fasce tricolori dei sindaci, c’è anche Gianni
Speranza, sindaco di Lamezia,
città straziata l’anno scorso dalla
morte dei ciclisti. Il sindaco Antonio Barile legge, ricorda che la
vita è un attimo e la voce gli si
spezza. Prima di lui parla Mario
Oliverio, e lo fa non da presidente della Provincia di Cosenza ma
da Sangiovannese, propone di
intitolare una piazza ai cinque
ragazzi e di chiamarla la piazza
dei Cinque fiori. Li saluta, piange e piange San Giovanni quando le bare vanno via e, allora, fa
ancora più freddo.
REGGIO CALABRIA. Gli avvo-
cati del giovane imprenditore
aquilano Stefano Biasini hanno presentato un’istanza presso la cancelleria del Tribunale
del Riesame di L’Aquila per ottenere la scarcerazione del loro assistito in seguito alla bocciatura dell’istanza di libertà
da parte del giudice per le indagini preliminari del tribunale Marco Billi.
Con l’accusa, per concorso
esterno in associazione mafiosa, sono stati arrestati alcuni
giorni fa dal Gico delle Fiamme gialle e dagli agenti dello
Sco della polizia dell’Aquila
oltre allo stesso Biasini, Antonino Vincenzo Valenti, di 45
anni, di Reggio Calabria, Massimo Maria Valenti (ai domiciliari) di 38 reggino ma residente all’Aquila, e Francesco
Ielo di 58, anche lui reggino.
Secondo l’accusa queste
persone, ognuno con un proprio ruolo e attraverso legami
con un clan malavitoso calabrese, stavano cercando di ottenere appalti per la ricostruzione. Secondo gli avvocati
difensori dell’imprenditore
aquilano, non ci sarebbero i
presupposti per dimostrare il
concorso esterno sulla scorta
di rapporti occasionali e comunque non continuativi che
il sospettato ha avuto con persone che (secondo la Direzione distrettuale antimafia
dell’Aquila) sono vicine alla
cosca
calabrese
Caridi.(r.rc)
lano, Vincenzo Giglio, il medico, ha preferito non parlare. Nel capoluogo lombardo
si è svolta, infatti, l’udienza
dinanzi al Tribunale della Libertà, presieduto dal giudice
Martorello, proprio per discutere il ricorso contro l’arresto di Vincenzo Giglio ordinato dal gip Gennari, che ha
firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere come
richiesto dalla Direzione distrettuale antimafia milanese.
Il medico reggino, dunque, che attualmente si trova
rinchiuso in una cella del carcere di Opera con l’accusa di
concorso esterno in associazione mafiosa, ha preferito
affidare a una memoria difensiva le ragioni per spiegare la sua condotta mentre i
suoi avvocati difensori, Andrea Alvaro e Giacomo Iaria,
hanno ribattuto colpo su colpo alle accuse ribadite in aula prima dal giudice relatore
e poi replicate dal pubblico
ministero Storari.
I due penalisti reggini si
sono, nelle loro arringhe, si
sono concentrati molto sul
concetto stesso di concorso
esterno in associazione mafiosa così com’è stato cristallizzato dalla storica sentenza
emessa dalle Sezioni Unite
della Corte di Cassazione che
ha assolto dall’accusa l’on.
Calogero Mannino.
Alvaro e Iaria hanno svolto articolati interventi di
fronte al Tribunale del Riesame mirati a mettere in luce
l’assenza di dolo da parte del
medico reggino che – a loro
dire – «non avrebbe mai messo in atto alcuna condotta
utile per il rafforzamento
della cosca di ’ndrangheta».
Quella di Vincenzo Giglio,
dunque, sarebbe stata sempre una condotta limpida e il
professionista rimasto impigliato nell’inchiesta milanese
(che ha portato anche all’arresto del giudice cugino
omonimo) solo e soltanto
«per la sua passione per la
politica» e non avrebbe mai
ottenuto «alcun profitto».
Chiariti questi concetti, i legali hanno chiesto l’annullamento della misura custodiale.
Il Tdl milanese si è riservato nei prossimi giorni di
emettere il suo verdetto.(p.g.)
ASP
REGGIO CALABRIA
ESTRATTO BANDO DI GARA
Questa A.S.P. intende esperire,
secondo le norme indicate nel
D.Lgs 163/06 con procedura aperta le seguenti gare d’appalto:
- Procedura aperta per l’affidamento della fornitura, gestione
e distribuzione dei gas medicali
per i PP.OO. e le strutture
dell’ASP di Reggio Calabria.
Scadenza presentazione offerta
in data 9/2/2012.
- Procedura aperta per la fornitura di pellicole radiografiche,
noleggio apparecchiature e
sistemi digitali.
Scadenza presentazione offerta
in data 10/2/2012.
- Procedura aperta per la fornitura di prodotti per nutrizione
enterale.
Scadenza presentazione offerta
in data 13/2/2012.
I bandi di gara sono stati spediti
alla C.E.E. in data 19/12/2011.
Per prendere visione dei testi integrali dei bandi, delle documentazioni di gara e per ogni informazione in merito le ditte interessate
possono rivolgersi ai R.U.P. Antonio Barreca e Maria Marra tel.
0965/347308/446 fax 0965/347285
e-mail [email protected] o sul sito
www.asp.rc.it
IL DIRETTORE GENERALE
Dott.ssa Grazia Rosanna Squillacioti
Giovedì 29 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud
8
Calabria
.
Illustrati in conferenza stampa i retroscena che hanno portato alla cattura in Spagna del ricercato
Palmi, Gallico sarà presto estradato
Il questore Casabona: «È un’operazione che chiude degnamente il 2011»
Piero Gaeta
REGGIO CALABRIA
Camminava tranquillo nella
centralissima Placa della Universitat di Barcellona il latitante
Carmelo Gallico, 48 anni, conosciuto a Palmi anche come “u picu”. Camminava tranquillo come un qualsiasi turista italiano
e non si è nemmeno reso conto
che i poliziotti dei Mossos
d’Esquadra di Barcellona l’avevano già circondato.
«È stata un’operazione che
chiude
adeguatamente
il
2011», ha commentato il questore Carmelo Casabona la cattura di un esponente di vertice
dell’omonimo clan di Palmi.
«La sua cattura, in pieno centro a Barcellona, in Spagna, è il
risultato – ha aggiunto – di
un’attività investigativa di livelli eccezionali, grazie ai rapporti
di collaborazione avviati con la
polizia spagnola. La cattura di
Gallico, personaggio di estremo
valore all’interno del clan, ci
permette di chiudere in maniera molto proficua il 2011 con un
consuntivo di alto livello frutto
di un’attività contro le cosche a
360 gradi, che ha portato a un
totale di sequestri di beni considerevole e che possiamo definire un danno serio inflitto alla 'ndrangheta sul piano economico».
Parimenti soddisfatto il procuratore aggiunto della Dda
reggina Michele Prestipino che
ha seguito tutto lo svolgersi
dell’operazione catalana: «Si
Carmelo Gallico
è stato arrestato
lo scorso
22 dicembre
nella piazza
principale
di Barcellona
Ilda Boccassini, Edmondo Bruti Liberati e Giuseppe Pignatone
REGGIO La decisione nei prossimi giorni
Discusso a Milano
il ricorso sull’arresto
del medico Giglio
REGGIO CALABRIA. Ieri a Mi-
Fabio Catalano, Renato Cortese, Carmelo Casabona, Michele Prestipino e Francesco Stampacchia
tratta di un risultato brillantissimo, frutto di una efficace collaborazione internazionale. Ringrazio il magistrato di collegamento D’Agostino per la sua
preziosa opera. Per Carmelo
Gallico era stato emesso un
provvedimento
di
fermo
nell’ambito di un’indagine condotta con i pm Di Palma e Musarò. All’atto del provvedimento, però, si era già dileguato.
Grazie all’attività investigativa
di tipo tecnico condotta dalla
squadra mobile di Reggio Calabria e dagli uomini del Commissariato di Palmi siamo riusciti
ad individuare presto il luogo di
latitanza di Gallico. Abbiamo
quindi attivato i canali della collaborazione istituzionale che ci
hanno permesso di individuare
il covo dove Gallico viveva da
solo».
Nella perquisizione eseguita
nell’alloggio di Barcellona sono
stati trovati documenti e anche
un computer che saranno esaminati con attenzione dagli investigatori che non escludono
ulteriori sviluppi delle indagini.
Il capo della squadra mobile
reggina, Renato Cortese, ha ri-
volto un ringraziamento agli
uomini della Polizia italiana,
che «anche nei giorni di Natale,
sacrificando affetti e famiglia,
hanno pedinato e tenuto sotto
controllo Gallico nei suoi spostamenti nella città spagnola,
assieme agli uomini della “Mossos d’esquadra”, il corpo di Polizia più antico d’Europa».
Carmelo Gallico, che è accusato di essere tra i promotori
dell’associazione mafiosa, è fratello di Teresa, Rocco, Domenico e Giuseppe, tutti detenuti.
Domenico e Giuseppe sono stati
condannati all’ergastolo e rite-
nuti dagli investigatori i killer
della cosca e gli esecutori di numerosi omicidi compiuti durante la faida con i Parrello-Condello tra gli anni '70 e i primi anni '90.
L’arrestato, dopo le formalità
di rito, è stato messo a disposizione dell’autorità giudiziaria
spagnola e associato presso
l’istituto penitenziario di Madrid. La procedura di estradizione è stata già avviata e, una
volta concluso l’iter burocratico, verrà definitivamente tradotto presso una struttura detentiva italiana.
REGGIO La denuncia di una madre, dalle indagini sono arrivate le prime conferme
L’AQUILA
Filippino fermato, è accusato di pedofilia
’Ndrangheta
e terremoto
Biasini
ricorre al Tdl
REGGIO CALABRIA. Un filippino,
E.R., di 34 anni, è stato arrestato
dai Carabinieri di Reggio Calabria
con la pesante accusa di violenza
sessuale continuata e aggravata
ai danni di minori. Gli episodi
contestati sarebbero molti e si sarebbero verificati anche in tempi
diversi sempre ai danni di ragazzi
minori di 14 anni.
L’indagine ha avuto inizio grazie alla denuncia della madre di
uno dei bambini abusati. La donna ha riferito di aver rinvenuto
nella tasca dei pantaloni del proprio figlio, una banconota da 20
euro di cui non giustificava il possesso da parte del minore. Il bambino le raccontò di averle ricevute
da uno straniero come compenso
in cambio di massaggi e aggiungeva di essere stato invitato altre
volte nell’abitazione del filippino,
con la scusa di giocare alla
play-station e, una volta lì, anche
in presenza di altri minori, di essere stato massaggiato in tutto il
corpo, comprese le parti intime.
Altre volte, invece, il filippino faceva vedere film porno in cui diceva ai bambini che le persone nel
film facevano “bunga bunga” e
che la stessa cosa avrebbe voluto
fare lui con loro. Il piccolo dichiarava, inoltre, che ogni volta che
entrava in casa veniva salutato
dal filippino con un bacio sulle
labbra e che poi veniva accompagnato in camera da letto dove veniva costretto a sdraiarsi e mentre
era occupato a giocare subiva
massaggi in tutto il corpo, comprese le parti intime.
Il quadro agghiacciante emerso fin dalle prime dichiarazioni
veniva approfondito dai carabi-
L’orco adescava minori
nieri, anche con intercettazioni. I
militari accertavano la corrispondenza tra la descrizione dell’appartamento, dell’arredamento e
delle suppellettili fatta dai bambini e la realtà. Venivano poi ascoltate alcune conversazioni significative tra l’indagato e un minore
che confermavano la perversa attenzione dell’uomo verso i ragazzini. Il filippino, infatti, si rivolgeva al minore con un linguaggio
subdolamente affettuoso e si lasciava andare a effusioni allarmanti, finché, giunto a uno stato
di eccitazione, esternava la sua innaturale morbosità nei confronti
della vittima. Avuta conferma dei
suoi propositi criminali, i carabinieri decidevano di fermarlo (ora
è in carcere), attesa anche la concreta eventualità che fosse pronto
a partire per le Filippine.(p.g.)
SAN GIOVANNI Il presidente della Provincia ha proposto di intitolare loro una piazza
Quindicimila persone al funerale dei 5 ragazzi
Luigi Carbone
SAN GIOVANNI IN FIORE
C’è la neve sui tetti, c’è la pioggia
nel cielo. San Giovanni in Fiore è
deserta, almeno quindicimila
persone sono concentrate nei
pochi metri quadrati del centro
storico attorno all’Abbazia. È
l’abbraccio composto e silenzioso della città ai suoi cinque ragazzi: i fratelli Robert e Frank
Laurenzano, Emanuela Palmeri,
Domenico Noce, Samuele Crivaro, morti la notte di Natale in un
incidente sulla Statale 107. Il
freddo dentro e fuori dalla chiesa taglia il fiato e le gambe, ma
c’era talmente tanta gente ieri e
martedì che a tarda sera hanno
dovuto mandarne via in parecchi e chiudere il portone, altrimenti la lenta e silente processione sarebbe andata avanti per
tutta la notte. Ieri mattina la
chiesa è stata riaperta alle 5,30 e
già un’ora dopo era piena; la fila
per l’ultimo saluto era già lunghissima. Impeccabile il servizio
d’ordine, impeccabili i Sangiovannesi nel mostrare un affetto
rispettoso verso un dolore indicibile. I gonfaloni listati a lutto
della Provincia e del Comune, lo
stendardo con la fascia nera
dell’Iis “Da Vinci”, la scuola di
Emanuela, Robert e Domenico, i
compagni di scuola con indosso
il camice bianco del laboratorio
di chimica. I parenti stretti attorno alle bare hanno il volto livido
come le pietre dell’Abbazia, il
colore portato via da un’insostenibile insonnia. Don Salvatore
Bartucci, vicario del vescovo
Nunnari, sa bene che non ci sono
parole umane che possano consolare i parenti delle vittime e invoca la consolazione divina,
l’unica possibile quando la ragione umana non può trovare risposta ad una tragedia, ad un
evento contro natura qual è
quello che vede i padri costretti a
seppellire i propri figli. Ci sono le
istituzioni, ci sono le fasce tricolori dei sindaci, c’è anche Gianni
Speranza, sindaco di Lamezia,
città straziata l’anno scorso dalla
morte dei ciclisti. Il sindaco Antonio Barile legge, ricorda che la
vita è un attimo e la voce gli si
spezza. Prima di lui parla Mario
Oliverio, e lo fa non da presidente della Provincia di Cosenza ma
da Sangiovannese, propone di
intitolare una piazza ai cinque
ragazzi e di chiamarla la piazza
dei Cinque fiori. Li saluta, piange e piange San Giovanni quando le bare vanno via e, allora, fa
ancora più freddo.
REGGIO CALABRIA. Gli avvo-
cati del giovane imprenditore
aquilano Stefano Biasini hanno presentato un’istanza presso la cancelleria del Tribunale
del Riesame di L’Aquila per ottenere la scarcerazione del loro assistito in seguito alla bocciatura dell’istanza di libertà
da parte del giudice per le indagini preliminari del tribunale Marco Billi.
Con l’accusa, per concorso
esterno in associazione mafiosa, sono stati arrestati alcuni
giorni fa dal Gico delle Fiamme gialle e dagli agenti dello
Sco della polizia dell’Aquila
oltre allo stesso Biasini, Antonino Vincenzo Valenti, di 45
anni, di Reggio Calabria, Massimo Maria Valenti (ai domiciliari) di 38 reggino ma residente all’Aquila, e Francesco
Ielo di 58, anche lui reggino.
Secondo l’accusa queste
persone, ognuno con un proprio ruolo e attraverso legami
con un clan malavitoso calabrese, stavano cercando di ottenere appalti per la ricostruzione. Secondo gli avvocati
difensori dell’imprenditore
aquilano, non ci sarebbero i
presupposti per dimostrare il
concorso esterno sulla scorta
di rapporti occasionali e comunque non continuativi che
il sospettato ha avuto con persone che (secondo la Direzione distrettuale antimafia
dell’Aquila) sono vicine alla
cosca
calabrese
Caridi.(r.rc)
lano, Vincenzo Giglio, il medico, ha preferito non parlare. Nel capoluogo lombardo
si è svolta, infatti, l’udienza
dinanzi al Tribunale della Libertà, presieduto dal giudice
Martorello, proprio per discutere il ricorso contro l’arresto di Vincenzo Giglio ordinato dal gip Gennari, che ha
firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere come
richiesto dalla Direzione distrettuale antimafia milanese.
Il medico reggino, dunque, che attualmente si trova
rinchiuso in una cella del carcere di Opera con l’accusa di
concorso esterno in associazione mafiosa, ha preferito
affidare a una memoria difensiva le ragioni per spiegare la sua condotta mentre i
suoi avvocati difensori, Andrea Alvaro e Giacomo Iaria,
hanno ribattuto colpo su colpo alle accuse ribadite in aula prima dal giudice relatore
e poi replicate dal pubblico
ministero Storari.
I due penalisti reggini si
sono, nelle loro arringhe, si
sono concentrati molto sul
concetto stesso di concorso
esterno in associazione mafiosa così com’è stato cristallizzato dalla storica sentenza
emessa dalle Sezioni Unite
della Corte di Cassazione che
ha assolto dall’accusa l’on.
Calogero Mannino.
Alvaro e Iaria hanno svolto articolati interventi di
fronte al Tribunale del Riesame mirati a mettere in luce
l’assenza di dolo da parte del
medico reggino che – a loro
dire – «non avrebbe mai messo in atto alcuna condotta
utile per il rafforzamento
della cosca di ’ndrangheta».
Quella di Vincenzo Giglio,
dunque, sarebbe stata sempre una condotta limpida e il
professionista rimasto impigliato nell’inchiesta milanese
(che ha portato anche all’arresto del giudice cugino
omonimo) solo e soltanto
«per la sua passione per la
politica» e non avrebbe mai
ottenuto «alcun profitto».
Chiariti questi concetti, i legali hanno chiesto l’annullamento della misura custodiale.
Il Tdl milanese si è riservato nei prossimi giorni di
emettere il suo verdetto.(p.g.)
ASP
REGGIO CALABRIA
ESTRATTO BANDO DI GARA
Questa A.S.P. intende esperire,
secondo le norme indicate nel
D.Lgs 163/06 con procedura aperta le seguenti gare d’appalto:
- Procedura aperta per l’affidamento della fornitura, gestione
e distribuzione dei gas medicali
per i PP.OO. e le strutture
dell’ASP di Reggio Calabria.
Scadenza presentazione offerta
in data 9/2/2012.
- Procedura aperta per la fornitura di pellicole radiografiche,
noleggio apparecchiature e
sistemi digitali.
Scadenza presentazione offerta
in data 10/2/2012.
- Procedura aperta per la fornitura di prodotti per nutrizione
enterale.
Scadenza presentazione offerta
in data 13/2/2012.
I bandi di gara sono stati spediti
alla C.E.E. in data 19/12/2011.
Per prendere visione dei testi integrali dei bandi, delle documentazioni di gara e per ogni informazione in merito le ditte interessate
possono rivolgersi ai R.U.P. Antonio Barreca e Maria Marra tel.
0965/347308/446 fax 0965/347285
e-mail [email protected] o sul sito
www.asp.rc.it
IL DIRETTORE GENERALE
Dott.ssa Grazia Rosanna Squillacioti
Giovedì 29 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud
24
Calabria
.
COSENZA Salvatore Mancuso, capo dei paramilitari colombiani dell’Auc, penetrò nell’albergo di Bogotà dove risiedeva il procuratore Nicola Gratteri
Il “generale” spiava il magistrato antimafia
La confessione del boss: «Avevo la fotocopia della rogatoria internazionale». È stato condannato a 40 anni
Arcangelo Badolati
COSENZA
Il “generale” è rinchiuso in una
prigione federale di Washington.
Agli agenti speciali del Federal Bureau of Investigation (Fbi) e ai detective della Drug Enforcement
administration (Dea) ha svelato
segreti inconfessabili sul narcotraffico mondiale, gli appoggi politici di cui godeva in Colombia e
sulle stragi compiute dai suoi
guerriglieri. Salvatore Mancuso,
47 anni, ricorda uno dei personaggi del film Apocalypse now. Per
anni è stato il “comandante supremo” delle Auc (Autodefensas
unidas de Colombia) una formazione paramilitare composta da
12.000 uomini e responsabile di
gravi crimini. Tre anni addietro, il
“generale” è stato consegnato alle
autorità degli Stati Uniti insieme
con altri 13 “comandanti” dei
gruppi paramilitari tra cui Diego
Fernando Murillo, detto “Don
Berna” erede di Pablo Escobar a
Medellin. Negli Usa, nel 2009,
Mancuso, che ora collabora con la
giustizia, è stato condannato a 40
anni di carcere e al pagamento di
3000 salari minimi mensili ai familiari delle vittime che i suoi “soldati” hanno ucciso. Sentito dalla
Corte suprema colombiana, l’italo-sudamericano ha rivelato che
«Fin dal 2001 noi capi paramilitari
cominciammo a tenere riunioni
nelle quali decidemmo di appoggiare Alvaro Uribe, sia in forma
attiva che passiva». Il “generale” –
dopo aver confessato d’essere responsabile di 300 omicidi, tra cui
quello della nipotina di 22 mesi di
un sindacalista dell’università di
Cordoba – ha inoltre spiegato che
in reiterate occasioni «l’esercito
venezuelano chiese alle Auc di
collaborare nell’organizzazione
di un colpo di stato contro il presidente Hugo Chàvez, ma noi ci ri-
fiutammo».
Prima di essere arrestato e di
pentirsi, il guerrigliero italo-colombiano viveva nascosto nella
giungla che attraversa Colombia,
Venezuela ed Ecuador. Il suo alleato storico, Carlos Castano, inteso come il “Boiaco” aveva già deciso di collaborare con la giustizia
nel 2004, rivelando alla Dea statunitense rotte e segreti dello smercio mondiale della “coca”. Mancuso, nelle sue confessioni ha adesso
tirato in ballo l’ex ministro della
Difesa colombiano, Juan Manuel
Santos, accusandolo di aver partecipato a due riunioni cui presero
parte sia lui che Carlos Castano.
«Ci propose di realizzare un colpo
di stato nel 1995 per rovesciare il
presidente Ernesto Samper».
Non solo: il guerrigliero ha lasciato intendere che molte delle campagne criminali poste in essere facevano parte di piani concordati
con il governo del suo Paese. Salvatore Mancuso ha pure ammesso
d’aver dato l’ordine, nel Nord Santander, in Colombia, di ammazzare il candidato governatore Tirso
Velez e, in collaborazione con i
servizi segreti deviati colombiani,
il difensore dei diritti umani Ivan
Villamizar Luciani. Di Castano e
Mancuso aveva parlato diffusamente, nel 2003, ai magistrati catanzaresi, un imprenditore di San
Calogero (Vibo Valentia), Bruno
Fuduli, che ha svolto per sette anni il ruolo di “mediatore” tra esponenti della ’ndrangheta calabrese
e personaggi dei “cartelli” colombiani. Mancuso, infatti, figurava
tra gl’incriminati dell’ inchiesta
“Decollo”, coordinata dal pm di
Catanzaro, Salvatore Curcio e
gravemente coinvolto nell’indagine internazionale “Galloway-Tiburon” condotta dal procuratore
aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri. In entrambe le inchieste, il “generale” con passa-
Il “generale” italo-colombiano Salvatore Mancuso, capo delle Auc, e nel riquadro il procuratore aggiunto antimafia Nicola Gratteri
porto italiano e colombiano, appariva come il motore d’uno spaventoso commercio di stupefacenti messo in piedi con esponenti
della ’ndrangheta. La magistratura calabrese, proprio per questo,
ne aveva chiesto agli Usa l’estradizione che non è stata concessa.
Molta della droga prodotta dal
gruppo guidato dal quarantasettenne di origine lucana, finiva in
Italia e Spagna. È per questo che
gli “specialisti” della Dea – a cui è
stato consegnato – lo hanno sempre ritenuto uno dei personaggi
più pericolosi attivi sullo scacchiere latino-americano. Dall’inchiesta “Galloway-Tiburon” della Dda
di Reggio, il “generale” italo-colombiano risulta coinvolto in una
stratosferica operazione di rici-
claggio di denaro sporco tentata
in Italia e all’estero attraverso il
suo “contabile” Alfredo Salazar
Castaneda e un faccendiere romano, Giorgio Sale. Il procuratore Gratteri, intercettando conversazioni in varie aree del pianeta,
ha scoperto che Mancuso stava
tentando di comprare in Toscana
una grande azienda agricola dove
intendeva ritirarsi per farsi dimenticare. Sperava di farla franca
approfittando del piano di pacificazione nazionale avviato, nel
2005, nel paese sudamericano per
porre fine alle violenze che l’hanno insanguinato per trent’anni. E
“Santander Lozada” – così lo
chiamavano amici e nemici – voleva ritirarsi in Italia, terra d’origine
della sua famiglia. Per mostrarsi
desideroso di veder pacificata la
Colombia, aveva pure fatto consegnare dai suoi uomini all’esercito
governativo armi pesanti, blindati
ed elicotteri di cui disponeva. La
mossa non aveva però convinto
nessuno. Le autorità colombiane
hanno infatti presto scoperto che
continuava a mantenere in piedi
sporchi affari. E l’hanno scoperto
grazie all’inchiesta avviata dalla
magistratura antimafia di Reggio
Calabria. Il procuratore Gratteri
gli stava infatti dietro da tempo
perché sapeva dei suoi rapporti
con i “picciotti” della ‘ndrangheta.
Il togato calabrese aveva persino
avviato una rogatoria internazionale ed era volato a Bogotà per
comprendere il volume di affari
del “generale” e smascherarne i
complici. A Mancuso, grazie agli
appoggi e alle coperture di cui godeva, era stata però subito consegnata copia del provvedimento ottenuto dal giudice italiano. È stato
lui stesso a raccontarlo a Gratteri
quando, l’anno successivo, l’ha interrogato a New York nella veste
di pentito. «Non solo ho avuto copia della rogatoria – ha detto il
narcotrafficante – ma sono pure
venuto a vedere che faccia avesse
l’uomo che mi stava dando la caccia». Accompagnato dalla sua
“scorta” composta da 600 uomini,
infatti, Mancuso era andato
nell’albergo di Bogotà in cui alloggiava il magistrato per vedere fisicamente chi fosse. Il giudice calabrese ricorda ancora nitidamente
d’aver notato, intorno all’hotel,
numerosi Suv con i vetri oscurati e
decine di uomini in mimetica che
pensava appartenessero all’esercito regolare. Non poteva immaginare che fossero invece milizie paramilitari incaricate di sorvegliarlo e di rendere invisibile il capo
delle Auc. Si trattava d’una sorta
di sfida. Una sfida che il “generale”
era tuttavia destinato a perdere.
“Santander Lozada”, grazie al lavoro degli investigatori italiani, è
stato infatti successivamente sorpreso a gestire l’importazione annua di 800 bottiglie di “Brunello
di Montalcino” e di centinaia di
capi di vestiario italiano. Si trattava di merce poi finita in dieci enoteche e cinquanta negozi marchiati “Made in Italy” che Mancuso aveva allestito nella capitale colombiana. Negozi ed enoteche che
gli sono stati poi sequestrati grazie
all’inchiesta condotta dalla procura di Reggio. In un computer trovato nella disponibilità del narcotrafficante sono state inoltre individuate tracce dei suoi rapporti
con il governo libico di Muammar
Gheddafi. Il “generale” stava infatti trattando con gli africani l’acquisto di aerei da guerra fabbricati
in Italia che erano utili a sostenere
le azioni militari delle sue Auc. A
Nicola Gratteri, Mancuso ha pure
svelato che aveva in mano addirittura «trentasei deputati del congresso colombiano». Parlamentari che contribuiva sistematicamente a far eleggere. Le indagini
del Pm reggino gli sono alla fine
costate la perdita delle attività
commerciali di cui disponeva e il
fallimento dell’immensa operazione di riciclaggio programmata
in Toscana. “Santander Lozada” è
ora rinchiuso in un carcere federale, mentre il suo amico faccendiere Giorgio Sale è ancora detenuto
in Sudamerica. “Spiare” un magistrato non gli ha portato fortuna...
30
Giovedì 29 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud
Cronaca di Cosenza
.
IL FATTO La guardia di finanza della Compagnia cittadina ha denunciato all’autorità giudiziaria un trentenne per truffa e appropriazione indebita
Scappò con 100mila euro di beneficenza
Attraverso una rete di promoter aveva raccolto fondi per terremotati e alluvionati. Ma è sparito col denaro
Giovanni Pastore
S’era presentato come il riferimento cosentino di un’associazione nazionale di volontariato. Una organizzazione
che si sarebbe occupata di dare sollievo ai terremotati
dell’Aquila e agli alluvionati
di Giampilieri. Gente colpita
dai lutti e rimasta senza casa
e senza averi. Credenziali che
gli sarebbero servite per aprire i cuori d’una trentina di
giovani disoccupati che si sarebbero messi a disposizione
per la raccolta dei fondi.
Lui, A.N., 30 anni, convinse
quei ragazzi a darsi da fare
per rastrellare gli aiuti attraverso la vendita di biglietti a
due ero l’uno. Tanti ticket che
dovevano essere trasformati
in banconote per poter dare
sollievo agli sventurati abruzzesi e messinesi. L’iniziativa
partì e fu un successo. I promoter lavoravano dall’alba al
tramonto dietro la promessa
d’un compenso che sarebbe
stato calcolato in percentuale
sulla “produzione” secondo la
formula utilizzata per le vendite porta a porta “più vendi,
più guadagni”.
E così nel giro di qualche
settimane l’iniziativa avrebbe
fruttato qualcosa come centomila euro. Tanti soldi che
crearono un discreto entusiasmo tra i collaboratori del
trentenne. Quel denaro sarebbe stato consegnato ad
A.N., sedicente ambasciatore
del volontariato. Lui avrebbe
incassato la somma, naturalmente rilasciando apposita ricevuta, e rinviato di qualche
giorno l’appuntamento con i
suoi collaboratori per il pagamento delle spettanze: «Siete
stati bravi, avrete ciò che meritate».
Ma al successivo incontro
si sarebbero presentati solo
loro, i promoter. Del “benefattore”, nessuna traccia. quei
ragazzi sarebbero rimasti lì
per ore invano. E così dopo
averlo cercato inutilmente ai
suoi recapiti abituali e sul telefonino, i trenta giovani disoccupati avrebbero deciso di
denunciarlo. Un proposito
che mantennero recandosi
negli uffici della Compagnia
cittadina della guardia di finanza per presentare la querela nella quale ricostruirono
nei dettagli la loro disavventura.
I finanzieri avviarono l’inchiesta e risalirono al trentenne che è ben conosciuto dagl’investigatori. Una dettagliata informativa venne inviata al procuratore Dario
Granieri che dispose l’apertura d’una indagine. E a quel fascicolo ha lavorato prima il
pm Claudio Curreli e, successivamente, il pm Paola Izzo.
A.N. è finito sott’inchiesta per
truffa e appropriazione indebita. Alle Fiamme gialle, tra
l’altro, l’indagato non avrebbe detto nulla e nemmeno si
sarebbe giustificato.
“BREAKING” La struttura era stata sequestrata nei mesi scorsi
La Procura restituisce ai proprietari
il centro revisioni di piazza Europa
L’uomo è stato smascherato dalle Fiamme gialle
Era finito nell’inchiesta del pm Di Maio
Spaccio, Fabio Russo
dal carcere ai domiciliari
Dal carcere ai domiciliari. Il gip
Livio Cristofano, accogliendo le
articolate
argomentazioni
dell’avvocato Antonio Quintieri,
ha modificato la misura cautelare applicata a Fabio Russo, in cella per droga. L’indagato era finito nella rete dei carabinieri della
Compagnia di Rende nell’ambito d’una inchiesta del pm Salvatore Di Maio. Proprio il magistrato inquirente, che s’era opposto
alla richiesta dell’avvocato Quin-
tieri, ritiene Russo «una figura
centrale nell’ambito dell’attività
delittuosa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti dalle
rilevantissime dimensioni... Da
tutte le risultanze investigative
emerge il ruolo apicale e verticistico rivestito dall’indagato che
ha assunto la veste di organizzatore e coordinatore dell’intera
attività di spaccio, nonchè di indiscusso riferimento per gli altri
indagati».
Il loro centro di revisione era
finito nell’occhio del ciclone.
Ma martedì scorso i titolari
della Socel, la società che gestisce l’impianto di distribuzione di carburanti ubicato in
piazza Europa, sono ritornati
in possesso della struttura sequestrata nel corso dell’operazione “Breaking”. Il pm Antonio Tridico ha infatti disposto
la restituzione del centro di revisione veicoli balzato agli
onori delle cronache nei mesi
scorsi, quando in tutta la provincia scattò un blitz della polizia stradale. Gli inquirenti
avevano infatti monitorato per
oltre un anno tutte le attività
svolte all’interno di dieci centri, ipotizzando l’alterazione
delle verifiche a cui erano stati
sottoposti numerosi automezzi. Al termine dell’operazione
della Polstrada, si ritrovarono
sotto inchiesta anche i vertici
della Socel, rappresentata dagli amministratori Giancarlo
Gallo, Angelo e Giovanni Gabriele.
I
responsabili
dell’azienda – che furono costretti a bloccare tutti i servizi
in seguito all’ordinanza di sequestro preventivo firmata lo
scorso 11 novembre dal gip Li-
L’avvocato Roberto Le Pera
vio Cristofano – si sono protestati innocenti fin dall’inizio
della vicenda giudiziaria, incaricando gli avvocati Roberto e
Luca Le Pera di smontare le accuse formulate dalla Procura. I
legali si sono messi subito
all’opera, fornendo agli inquirenti i risultati di una serie di
attività difensive mirate a dimostrare l’estraneità dei loro
assistiti dai fatti contestati. Nel
corso delle indagini, tra l’altro,
sono stati ascoltati numerosi
testimoni che hanno escluso
da ogni condotta illecita i titolari della Socel. E così, di fronte
alle evidenze presentate dai
due avvocati, il pubblico ministero ha deciso di restituire ai
proprietari il centro di revisione.
Giovanni Gabriele, socio
dell’azienda, ha accolto con
queste parole la notizia del dissequestro: «Parlo anche a nome degli altri amministratori
della Socel. Sin dall’inizio di
questa triste vicenda abbiamo
riposto la dovuta fiducia
nell’operato dei nostri legali, lo
studio legale dell’avvocato Roberto Le Pera, e della Procura
della Repubblica di Cosenza,
perché fortemente convinti
della nostra estraneità da ogni
ipotesi di reato paventata nei
nostri confronti. Con il provvedimento di dissequestro, dunque, riteniamo che la giustizia
stia correttamente facendo il
suo corso. La nostra società,
che da decenni è al servizio dei
cittadini cosentini, da oggi riprende, pertanto, un’attività
caratterizzata, da sempre, per
l’onestà e la professionalità che
hanno consentito di ottenere
riconoscimenti, regionali e nazionali, basati sulla produttività e la correttezza imprenditoriale».(f.me.)
SCUOLA Previste importanti modifiche nel sistema delle cosiddette precedenze
Trasferimenti personale docente e Ata
Firmato giorno 15 il contratto nazionale
Salvatore Summaria
Novità per i beneficiari della
104. Coloro i quali, e sono tanti
nel mondo della scuola, che sperano di avvicinarsi a casa perchè
impegnati ad assistere un paziente disabile. Ebbene, è dello
scorso 15 dicembre la sottoscrizione del contratto del personale docente e Ata relativo alla mobilità per l’anno 2012-2013. Nonostante sia stato confermato,
per la gran parte, l’impianto precedente, non mancano gli accorgimenti. E anche sostanziali.
Tra i più significativi il chiarimento sulle nuove disposizioni
circa il blocco quinquennale per
il trasferimento degli insegnanti
e del personale educativo tra le
diverse province. Queste riguardano solo le nomine con decorrenza dal primo settembre 2011
e non quelle retrodatate riferite
al primo settembre del 2010, così come sono esclusi dal blocco i
beneficiari delle precedenze
previste da specifiche norme di
legge. Particolare rilievo è stato
dato all’adeguamento della parte che concerne il sistema delle
precedenze, appunto, e in modo
specifico quelle riconosciute ai
sensi della legge 104 del 92 che,
come risaputo, ha subito dei
cambiamenti sfruttando la legge 183 del 2010, tramite la quale sono venuti meno alcuni requisiti, tipo la continuità e
l’esclusività dell’assistenza. Requisiti, questi, mantenuti in vita
nel contratto dell’anno precedente, tanto da determinare
l’intervento dell’Associazione
nazionale docenti sull’allora ministro della Pubblica istruzione,
Renato Brunetta, cui venne
chiesto di rivedere l’intera procedura, ritenuta illegittima. E
oggi arrivano i frutti della semina, con i rilievi mossi dall’And
che tutti accolti, suscitando la
viva soddisfazione del presiden-
te Franco Greco. Dunque, a decorrere dal prossimo anno, il diritto per coloro che assistono un
parente disabile spetterà al coniuge o solo al figlio individuato
quale unico referente. Nello
specifico della materia entra anche il Sab, il sindacato autonomo di base guidato a livello provinciale dal professore Franco
Sola. Quest’ultimo ricorda e sottolinea come in primo luogo viene confermato il divieto del trasferimento interprovinciale per
coloro che sono stati immessi in
ruolo dal primo settembre
2011, mentre per i soggetti che
hanno ottenuto la decorrenza
dell’immissione in ruolo dal primo settembre 2010 non esiste il
vincolo quinquennale ma solo
quello triennale. Sul sistema
delle precedenze, poichè la legge 104/92 è legge primaria e costituzionale, rispetto ai contratti e alle altre norme successive,
viene ripristinato il diritto di
precedenza esteso oltre che agli
emodializzati, ai ciechi e a chi
assiste il coniuge o il figlio disabile, anche a quelli che in qualità
di unico figlio referente hanno a
carico un genitore disabile.
Condizione necessaria per il referente unico a godere della precedenza – specifica ancora il Sab
– è di avere usufruito nel corso
dell’anno scolastico in cui si presenta la domanda di mobilità,
dei tre giorni di permesso retribuiti mensilmente per l’assistenza, ovvero del congedo
straordinario per la predetta assistenza. In merito al concetto di
convivenza viene richiamata la
circolare del ministero del Lavoro del 18 febbraio 2010 la quale
precisa che esiste convivenza in
tutte le situazioni in cui il disabile e il soggetto che lo assiste abbiano la residenza nello stesso
Comune riferita allo stesso indirizzo e allo stesso numero civico
anche se in interni diversi.
C’è attesa nel personale docente per i trasferimenti
In tanti si stanno recando al Provveditorato per avere delle notizie
33
Gazzetta del Sud Giovedì 29 Dicembre 2011
Cronaca di Lamezia
Capodanno “dance”
in Corso Nicotera
Si chiama “54 Dance
Village” la
manifestazione della
notte di Capodanno
in Corso Nicotera
Corso Nicotera 215, - Cap 88046
Tel. e Fax 0968.448193
[email protected]
.
Dopo l’attentato a don Giacomo Panizza tutte le forze sociali e istituzionali convergono nella battaglia per l’affermazione della legalità in città
Verso una grande manifestazione antimafia
L’appello del procuratore Vitello a scendere in piazza raccolto da sindaco, giunta, Cgil e Confindustria
Vinicio Leonetti
«Le parole del procuratore costituiscono un salto enorme rispetto all’impegno pure appassionato dei magistrati lametini». Gianni Speranza raccoglie
così una dichiarazione di Salvatore Vitello fatta alla Gazzetta
del Sud a poche ore dall’attentato contro don Giacomo Panizza,
nella notte tra Natale e Santo
Stefano, al centro d’accoglienza
per minorenni in Via dei Bizantini.
Il capo della procura della
Repubblica lametina aveva detto: «Se la società civile, la rete di
volontariato, le associazioni
cattoliche hanno la voglia e il
coraggio di reagire, la procura e
i magistrati lametini, con le forze di polizia, scenderanno in
piazza a testimoniare la scelta
di campo a favore di chi si spende generosamente per gli altri».
Ieri il sindaco replica: «Queste dichiarazioni rappresentano
una testimonianza e un’indicazione morale e civile che raccolgo immediatamente, ma che è
condivisa sicuramente da tantissimi lametini. Vedremo come
rendere concreta questa indicazione di Vitello, rapportandoci
Il citofono
del Centro
d’accoglienza
divelto
dall’esplosione
con forze sociali, sindacati, associazioni e chiesa».
In sostanza si va verso una
manifestazione antimafia che
vuole essere grande per costruire un muro tra società civile e
‘ndrangheta. Ma al tempo stesso si vuole evitare un “flop” come quello dell’ultima manifestazione contro la mafia che
non ha registrato grande partecipazione l’estate scorsa.
Questa volta però, dopo l’ennesimo attentato subito da don
Panizza, il prete bresciano che
accoglie gli svantaggiati nelle
case strappate via ai boss, la
reazione è stata corale. A raccogliere l’appello lanciato dal procuratore sono stati per primi la
Cgil attraverso il segretario provinciale Giuseppe Valentino e
Giuseppe Speziali, presidente
di Confindustria Calabria. Un
rappresentante dei lavoratori
ed uno dei padroni, a simboleggiare che la lotta alla mafia non
fa distinzioni di classe ma di civiltà: quella legale e onesta contrapposta a quella mafiosa e parassita.
In tantissimi si sono stretti intorno a don Panizza impegnato
nella sua opera verso i deboli.
Nella riunione di giunta presieduta da Speranza è stato
espresso «profondo sdegno e
preoccupazione per l'atto intimidatorio e per la lunga teoria
di eventi delittuosi che hanno
interessato negli ultimi mesi la
città, sintomo questo di una re-
Giacomo Panizza
Salvatore Vitello
Gianni Speranza
Wanda Ferro
crudescenza dell'attività criminale». Ancora l’esecutivo comunale: «Così come lo stesso procuratore Vitello ha sottolineato,
anche la giunta ha ribadito che
occorre una reazione determinata coraggiosa e definitiva della società civile, della politica,
delle professioni, delle forze sane della città, che devono continuare a isolare questi atteggiamenti in maniera netta e senza
nessuno sconto alle forze criminali rifiutando ogni forma di
connivenza anche indiretta. Da
anni infatti», sostiene il governo
cittadino, «Lamezia e le sue forze sane sono impegnate in uno
sforzo di riscatto e di rinascita
che l’amministrazione comunale ha sostenuto e intende fermamente continuare a sostenere,
se necessario con maggiore intensità in uno spirito di piena e
fattiva collaborazione con le diverse istituzioni, con le forze di
polizia e la magistratura, che
ringraziamo a nome di tutti, per
lo sforzo difficile e complesso
che stanno affrontando. Nessuno si senta solo, è il momento
della coesione a tutti i livelli, è
necessario che la parte positiva
della città, che è la maggioranza, reagisca e collabori».
Solidarietà anche da parte di
Wanda Ferro, presidente della
Provincia. «Di fronte ad un atto
intimidatorio come quello compiuto ai danni della “Progetto
Sud”», dichiara, «le istituzioni,
l’intera comunità, non possono
restare indifferenti: devono
reagire, ribellarsi, stringersi intorno a coloro che ogni giorno
lavorano per affermare il rispetto delle regole e la cultura della
legalità».
Per Ferro «di fronte all’attacco continuo delle organizzazioni criminali nei confronti di magistrati, amministratori, imprenditori, sacerdoti, rappresentanti delle associazioni impegnate sul territorio, il rischio
è quello dell’assuefazione, del
disinteresse, dell’impotente accettazione. Ebbene, la mafia
avrà vinto se riuscirà a sopire il
naturale senso di rivolta che in
ognuno di noi nasce di fronte alle ingiustizie e alle prevaricazioni. La mafia sarà sconfitta invece», aggiunge il presidente,
La polizia indaga su una sparatoria nella notte in Via San Francesco di Paola a Caronte
«se accanto al lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, la società tutta riuscirà a
condurre una vera e propria rivoluzione culturale fondata
sull’affermazione dei valori del
rispetto dell’altro, del merito,
della legalità, della giustizia,
della solidarietà, ma soprattutto sul rifiuto di riconoscere autorità, potere, dignità, onore, rispettabilità, a chi riesce ad imporsi soltanto con le armi, con le
minacce e con la violenza».
Secondo Wanda Ferro «l’attentato di Natale al centro per
minori non è il primo compiuto
contro la struttura realizzata da
don Giacomo Panizza in un bene confiscato alla cosca Torcasio. Oltre a non accettare la perdita dei propri patrimoni, è evidente che le cosche non tollerano l’impegno di chi sceglie di sostenere i più bisognosi, offrendo spesso un’alternativa libera e
dignitosa rispetto alla strada
della criminalità. Per questo occorre che alla solidarietà nei
confronti di don Giacomo e dei
volontari impegnati nel sostegno ai più deboli, si affianchi un
impegno determinato e coeso di
tutte le istituzioni e dell’intera
società per isolare e combattere
quelle organizzazioni mafiose
che tentano in ogni modo di
mantenere il territorio calabrese, e quello lametino in particolare, sotto il soffocante dominio
della paura e della rassegnazione».
ACQUA Polemica sui ritardi per riparare la condotta idrica
Otto colpi di pistola contro l’auto di un lavagista Il Comune ha denunciato la Sorical:
il guasto a Sambiase era prevedibile
Giuseppe Natrella
Non si ferma la scia delle intimidazioni in città. Infatti i soliti ignoti sono tornati in azione
martedì sera prendendo di mira una Fiat Stilo, contro la quale hanno esploso otto colpi di
pistola calibro 7.65. Tutti i
proiettili hanno centrato l’auto
di un lavagista, F.A.V., parcheggiata davanti alla casa del
padre dove attualmente vive,
in Via San Francesco di Paola,
nella zona di Caronte.
Ad accorgersi del gesto intimidatorio è stato lo stesso proprietario del mezzo che dopo
aver sentito i colpi di pistola è
uscito di casa per rendersi conto di cosa stava succedendo, ed
ha visto la sua auto crivellata.
L’episodio è stato denuncia-
to dallo stesso proprietario del
mezzo alla polizia di Stato che
ha inviato sul luogo una volante per avviare immediatamente le indagini e raccogliere le
prime dichiarazioni. Sul posto
sono intervenuti anche gli
agenti della scientifica che
hanno esaminato il luogo dove
s’è consumata la sparatoria
raccogliendo i bossoli ed ogni
utile elemento per risalire ai
colpevoli.
Al momento dagli agenti del
commissariato di pubblica sicurezza che hanno redatto un
rapporto dettagliato inviandolo al sostituto procuratore di
turno nella giornata di ieri, non
viene avanzata nessuna ipotesi
sull’episodio criminoso. Resta
da stabilire se si sia trattato di
un’intimidazione mafiosa nei
Il commissariato di Via Perugini
confronti del lavagista avvisato
orale di pubblica sicurezza,
con qualche precedente di polizia.
La sparatoria di ieri è avvenuta in una zona molto distante da quella di Capizzaglie dove si sono consumati invece i
più recenti attentati, tra i quali
quello della notte tra Natale e
Santo Stefano al centro d’accoglienza per minorenni gestito
dalla cooperativa “Progetto
Sud” di don Giacomo Panizza.
In quella stessa zona nel solo
mese di dicembre sono stati
esplosi numerosi colpi di pistola contro altri obiettivi. Tutti
casi, questi ultimi, in cui gli inquirenti che stanno ancora indagando sono certi che si tratti
di intimidazioni di chiaro
stampo ‘ndranghetistico.
SPORT È stato eletto all’unanimità nella recente assemblea dell’associazione
Il lametino Vescio guida la Libertas provinciale
Agostino Perri
Il lametino Francesco Vescio è
stato acclamato nuovo presidente della Libertas provinciale
nel corso dell’ultimo comitato.
L’assise ha pure provveduto a
rinnovare l’intero consiglio del
direttivo, eleggendo vicepresidente Roberto De Fazio e consiglieri i lametini Pasquale Russo
e Gregorio Esposito, con Valerio
Critelli di Settingiano.
All’incontro hanno partecipato gran parte dei circoli del
Catanzarese, che si sono espressi all’unanimità, e il responsabile regionale Francesco Scaglio-
la. La designazione dei componenti del nuovo direttivo chiude la fase di commissariamento
durata circa due anni e diretta
dallo stesso Vescio. «Ringrazio
per la fiducia che incrementa il
mio entusiasmo», ha detto, «e
nello stesso tempo la responsabilità di un lavoro teso maggiormente ad avvicinare i giovani
allo sport e alla vita sociale».
Obiettivi raggiunti anche in
quest’ultimi 24 mesi che, in ambito nazionale, hanno fatto della Libertas l’ente con il più alto
numero di associazioni sportive
affiliate al Coni. «Un fiero traguardo», ha proseguito Vescio,
«che rappresenta lo stimolo
principale per fare bene».
Il prossimo piano degli interventi si poggerà su due paletti.
«Dobbiamo favorire», ha spiegato il massimo dirigente, «la
pratica sportiva nella provincia
ampliando l’offerta. Calcio,
atletica leggera e pallavolo devono camminare insieme con
l’organizzazione di eventi a carattere locale e provinciale. Lo
sport è sinonimo di aggregazione, lealtà e risolutezza, e dev’essere in primo piano nella vita
delle comunità, in particolare
dei giovani. In questo speriamo
di ricevere un valido sostegno
dalle istituzioni».
Il programma conterrà anche
delle novità. «Il nostro statuto»,
ha terminato Francesco Vescio,
«elenca numerose attività che
dobbiamo tirare fuori per dare
il giusto rilievo a forme culturali
e artistiche che da più parti ci
chiedono. Il cinema o la fotografia sono inclusi negli obiettivi della Libertas che dobbiamo
proporre con una certa consistenza, anche perché molto
spesso narrano vicende e personaggi dei nostri luoghi che rappresentano un patrimonio storico assolutamente da difendere
e tramandare».
«Gestione superficiale ed approssimativa da parte di Sorical
riguardo all’interruzione del servizio idrico che per tre giorni ha
interessato tutta la zona di Sambiase». Questa la denuncia che il
Comune e la Multiservizi hanno
fatto al prefetto Antonio Reppucci. Perchè il giorno di Natale e
quelli seguenti circa 15 mila residenti nel quartiere sono rimasti
senz’acqua per la rottura di una
condotta che alimenta i serbatoi.
Secondo Franco Amendola,
assessore ai Lavori pubblici,
«non era da considerare un episodio imprevedibile, visti i precedenti». E sottolinea che «sia la
Multiservizi che il Comune hanno da tempo chiesto alla Sorical,
società che gestisce l’acqua in Calabria, di provvedere alla sostituzione di questo specifico tratto di
condotta che negli ultimi mesi
aveva causato interruzioni
nell’adduzione al serbatoio di
Sambiase. Ma le nostre sollecitazioni sono state gravemente sottovalutate», denuncia ancora
Amendola, «e i risultati di una
gestione poco efficiente ed attenta alle esigenze di un territorio popoloso ed importante come quello di Lamezia Terme si
sono fatti pesantemente avvertire proprio nel periodo di Natale».
L’assessore se la prende con
Sorical perchè «a fronte di una situazione di vera emergenza non
è stata in grado di dimostrare il
doveroso impegno che un episodio così grave avrebbe richiesto».
E racconta: «Un tratto della condotta più volte responsabile in
passato dell’interruzione del servizio e mai sostituito nonostante
Il centro storico del quartiere Sambiase
le nostre sollecitazioni; il sistema
di monitoraggio e rilevazione di
Sorical che nella giornata di Natale non funziona e che solo grazie agli operatori della Multiservizi viene allertato per il guasto;
una scarsa organizzazione che
solo nella serata di lunedì 26 consente di scoprire entità e luogo
della rottura della condotta; il
rinvio al giorno dopo dei lavori di
riparazione che si sono protratti
fino al tardo pomeriggio».
A fronte di tutto questo, evidenzia Franco Amendola, «il Comune ha prontamente attivato
una specie di unità di crisi con il
coinvolgimento della Protezione
civile per seguire l’evolversi della
situazione e mettere in atto ogni
azione utile per ridurre i disagi
alla popolazione. Analoga attenzione è stata messa in atto dalla
Multiservizi con, in primo luogo,
la disponibilità immediata dei
suoi operatori e, in seguito, con
la diffusione costante attraverso
il sito aziendale, il numero verde
gratuito, le unità mobili di fonia
pubblica e i comunicati stampa
diretti agli organi di informazione di tutte le notizie inerenti i
gravi disservizi registrati affinché i cittadini interessati potessero avere informazioni aggiornate e provvedere eventualmente in maniera alternativa alle loro esigenze».
Insomma, chiude l’assessore,
«pur non avendo alcuna responsabilità per l’accaduto, l’amministrazione comunale ha voluto
fornire ai cittadini queste precisazioni per chiarire compiti ed
attività messi in campo per gestire una situazione di vera emergenza che altri enti hanno sottovalutato a scapito della tranquillità e dei diritti di un’ampia fascia
di popolazione».
Giovedì 29 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud
34
Reggio Tirrenica
.
LA POLEMICA Il sindaco Bellofiore e il suo vice Rizzo ribadiscono le ragioni che sconfessano la scelta dell’area indicata per la realizzazione della struttura
Ospedale unico, Gioia Tauro non ci sta
Ricordata ancora una volta la volontà di 22 amministratori della Piana che avevano puntato su Rizziconi
Vincenzo Toscano
GIOIA TAURO
Continua ad essere incandescente la polemica sull’ospedale
unico (o ex unico o nuovo) del
comprensorio della Piana che
vive di “botte e risposte” tra parti
e controparti in causa, “in conseguenza – così come afferma il
sindaco di Gioia Tauro Renato
Bellofiore – della ubicazione autoritaria e al di fuori delle regole
democratiche imposta alle popolazioni della Piana di Gioia
Tauro che attraverso l’espressione contenuta in una specifica
delibera della conferenza dei
sindaci ha fornito precisa indicazione del sito sfiorando l’unanimità. Ventidue sindaci su 26,
infatti, hanno espresso la volontà della stragrande maggioranza della popolazione. Questa è
la verità – conclude Bellofiore –
il resto sono soltanto grosse forzature e grandi manovre a danno del territorio, da condannare».
Intanto il vice sindaco ed
esponente di Cittadinanza democratica, Jacopo Rizzo, si dice
«costretto a replicare ad un altro
comunicato del sindacalista della Cisl Francesco Politane, pubblicato ieri dgli organi di stampa. «Non condivido la linea di
pensiero di chi sostiene che il dibattito politico e democratico in
materia di sanità serva solo a far
perdere tempo e a ritardare la risoluzione dei vari problemi –
esordisce Rizzo – infatti è stata
proprio l’assenza quasi totale di
tale dibattito sulla tematica
dell’ospedale unico della Piana
e della sua ubicazione, che ha
consentito di portare avanti interessi che sono frutto non si sa
di quali logiche, ma che sicuramente niente hanno a che fare
con il bene comune e le aspira-
Sopralluogo dei tecnici sull’area del Comune di Palmi
zioni in materia di sanità di tutti
i cittadini onesti e disinteressati.
Visto che nel merito delle mie dichiarazioni non sono stato contraddetto, è evidente a tutti che
chi sostiene la realizzazione
dell’ospedale unico della Piana
non sia campanilista, soprattutto quando ciò implica anche la
chiusura dell’ospedale della
propria città, dove c’è il più
grande Porto del Mediterraneo
e un esercito di lavoratori ad alto
rischio. Altrettanto evidente è
quindi che, chi sostiene oggi o ha
sostenuto ieri, la scelta del sito
di Palmi fa un’operazione, che
anche alla luce delle ultime possibili implicazioni giuridico-legali, assume caratteri inquietanti e fortemente campanilistici, contro la volontà democraticamente espressa dalla maggio-
In sintesi
Non si spengono le polemiche sulla scelta
dell’area del nuovo ospedale unico della Piana. La
soluzione adottata dalla
Regione, che ha avallato
il sito di Palmi, continua
ad essere osteggiata dal
Comune di Gioia Tauro
che da tempo continua a
ribadire le ragioni di
un’indicazione infelice e
contraria alla volontà
espressa da 22 sindaci
della Piana. Gli amministratori, infatti, avevano
suggerito un’area ricadente nel Comune di Rizziconi.
ranza schiacciante dei sindaci
della Piana, che hanno deciso la
realizzazione dell’ospedale unico nel territorio di Rizziconi».
La scelta dell’area per la realizzazione della nuova struttura
sanitaria non è questione accademica: «Infatti l’ospedale di
Palmi per la sua posizione geografica, per l’impossibilità di futuri ampliamenti, dovuti alla
presenza di barriere (autostrada, Statale 18, strade cittadine
adiacenti) insormontabili, e per
dimensione non sarà mai unico
e questo porterà necessariamente a dover mantenere in vita
una seconda mezza struttura,
quella di Polistena. Tutto questo
comporterà non la creazione di
due ospedali completi di tutti i
reparti, ma la creazione di due
strutture con reparti complementari, con i malati che dovranno continuare ad essere
spostati con le ambulanze da un
plesso all’altro, quindi in perfetta continuità con gli sprechi e i
malfunzionamenti del passato,
in perfetta antitesi dell’ospedale
unico, dove in un’unica struttura si troveranno concentrati tutti i reparti necessari. Inoltre il
sindacalista, che siamo sicuri
non difende il campanile, nonostante sia residente a Polistena,
dovrebbe sapere che l’ospedale
della sua città è sismicamente
non adeguato alle nuove normative e che tali adeguamenti
sono indispensabili per la sicurezza degli stessi lavoratori del
Santa Maria degli Ungheresi. Mi
sarebbe piaciuto discutere e dibattere su dei contenuti, cosa
che non è stata fatta – conclude
Rizzo – tutto il resto, compresi
gli insulti gratuiti, non interessa
ne può interessare nessuno. In
tal senso non può che essere un
bene che non ci siano ulteriori
repliche».
GIOIA TAURO Il destinatario è Francesco Loschiavo sindacalista della Cgil
IL SITO DEL NOSOCOMIO MESSO IN DISCUSSIONE DALLA NAPOLI
Altro che divergenze, Fli si spacca
i dirigenti di Palmi lasciano il partito
PALMI. Tanto tuonò che alla fine
piovve. Il perdurante braccio di
ferro in atto da alcuni giorni tra il
coordinatore regionale di Fli, Angela Napoli, e la locale dirigenza
del partito, ha portato all’inevitabile frattura all’interno del movimento guidato da Gianfranco Fini, con le dimissioni irrevocabili
presentate da tutto il gruppo dirigente palmese che riveste cariche
anche a livello regionale.
Oggetto del contendere l’interpellanza parlamentare presentata dall’on. Napoli e rivolta al Ministro della Salute che sembra andare contro l’individuazione del
sito di Palmi per la costruzione
del nuovo ospedale della Piana,
documento al quale si erano opposti nei giorni scorsi Girolamo
Lazoppina responsabile del circolo e coordinatore area tirrenica,
Enzo De Santis e Antonino Punturiero che avevano pure incassato
il sostegno di dirigenti provinciali
e regionali.
Ma proprio le continue smentite di problemi interni, come quelle di Francesco Romeo, coordinatore Fli provincia di Reggio Calabria e Francesco Grandinetti, vice
coordinatore Fli Calabria, suonavano da più parti come una conferma che la frattura in atto fosse
oramai insanabile. Così è stato.
La conferma ufficiale è giunta
nella giornata di ieri nel corso di
una conferenza stampa convocata dal direttivo del Circolo Fli di
Palmi nel corso della quale sono
state annunciate in maniera irrevocabile le dimissioni in aperto
De Santis e Punturiero
contrasto con l’agire del’On. Napoli. «Quanto dichiarato dall’on.
Napoli – ha evidenziato Lazoppina – oltre che in palese contrasto
con la città di Palmi e con tutto il
comprensorio della Piana di
Gioia Tauro, rappresenta una
chiara censura all’operato degli
amministratori comunali palmesi di cui noi abbiamo fatto parte,
che si sono adoperati negli anni
per la scelta del territorio di Palmi
per la realizzazione del nuovo
ospedale». Decisione assunta non
senza amarezza dai tre neo dirigenti, che porta così a rinunciare
ad un progetto nuovo che, secondo i rumors dei ben informati, si
stava già adoperando in vista delle prossime amministrative con la
possibilità di formare una lista e,
qualora ci fossero stati i presupposti, esprimere una candidatura
a sindaco: «Ci siamo accorti che il
vertice del partito è contro di noi,
contro questo territorio e noi scegliamo di stare dalla parte dei cittadini, per questo rimettiamo il
nostro mandato. Rinunciare
all’ospedale a Palmi rischierebbe
di produrre un danno gravissimo.
Bisognerebbe ripartire con un
iter nuovo allungando i tempi e
con il rischio che la struttura non
venga più realizzata». Gli fa eco
Punturiero: «Non capiamo la ragione dell’iniziativa della Napoli,
che ha agito senza contattare il
territorio interessato dalla vicenda. Gli avremmo spiegato noi come stanno le cose. Non si tratta di
campanilismo ma di garanzie che
questo sito conferisce a tutto il
territorio. Non possiamo condividere questo metodo utilizzato,
per questo assumiamo la decisione di dimetterci». Tocca all’ex assessore De Santis, carte alla mano, fare un excursus sulle tappe
che hanno portato alla scelta del
sito di Palmi. «Il tutto è cominciato nell’aprile del 2007 con la richiesta pervenuta al comune da
parte del commissario straordinario per individuare un’area. Ci
siamo adoperati da subito una
volta eletti. Il primo via libera del
prefetto attuatore è giunto nel
giugno del 2008 ed è stato trasmesso alla Presidenza del consiglio. Tutti i passaggi sono stati
eseguiti e comunicati. Per noi
aderenti a Fli questa scelta di dimetterci è il minimo che possiamo fare. Quantomeno dovevamo
essere interpellati». (i.p.)
GIOIA TAURO L’Amministrazione comunale rivede gli assetti
Busta con due proiettili inviata a un medico Pianta organica, un altro giro di valzer
GIOIA TAURO. Una busta anonima
con due proiettili. L’ha ricevuta
ieri Francesco Loschiavo, medico
in servizio presso il servizio veterinario dell’Asp e segretario della
funzione pubblica medici Cgil.
Lo stesso ha immediatamente
dato notizia alle forze di polizia.
«Oggi (ieri,ndc) si è verificato un
episodio gravissimo, un altro atto intimidatorio di gravita inaudita – scrivono Antonino Calogero, segretario della Piana della
Cgil e Alfredo Iorno, segretario
regionale della Fp-questa – è
un’altra pesante minaccia che
colpisce l’impegno e il lavoro degli uomini della Cgil, in prima fila
per affermare la legalità e per
sconfiggere la ’ndrangheta. Il
dottor Loschiavo insieme al segretario generale della Fp Giu-
Il segretario Cgil Antonino Calogero
seppe Gentile e tutto il gruppo dirigente è impegnato in una continua e complicata vertenza sulla
Sanità mirata all’affermazione
dei diritti dei lavoratori e della legalità degli atti. Appare evidente
la manifestazioni di interessi plurimi su un disegno programmatico fatto di chiusure di servizi e uffici ma, anche, di nuove strutture
e nuovi incarichi».
Proprio ieri la Cgil aveva dato
notizia della condanna dell’Asp
per comportamento anti sindacale. Circostanza questa richiamata: «Il gravissimo atto mafioso, giunge anche in concomitanza con la sentenza del Giudice del
Lavoro contro l’Asp. È pur vero
che la sanità, nella provincia e in
particolare nella Piana di Gioia
Tauro, è diventata a dir poco
esplosiva. Pur tuttavia, il dato
che emerge di più è quello relativo agli interessi per incarichi di
strutture piuttosto che per la cura
e l’assistenza all’ammalato. I conflitti tra istituzioni locali, le attese
della sanità privata emergente ed
il venir meno dei servizi pubblici
essenziali, ci consegnano un quadro desolante e inaccettabile sul
quale siamo continuamente impegnati». Pertanto, la Cgil darà
seguito a una serie di iniziative a
partire dall’incontro che si terrà
domani (oggi, ndc) in Prefettura
e a seguire con momenti assembleari «per gridare con forza l’impegno contro il malaffare e tutte
le forme violente foriere della negazione dei diritti e del mancato
rilancio culturale ed economico
del nostro territorio». (a.n)
TAURIANOVA Il partito di Vendola sprona Romeo a dare informazioni trasparenti
«Si faccia chiarezza sulla qualità dell’acqua»
Domenico Zito
TAURIANOVA
Lettera aperta con richiesta di
chiarimenti da parte del locale
circolo di “Sinistra Ecologia e
Libertà” (Sel) al sindaco Domenico Romeo.
Nella premessa del documento viene in primo luogo ricordato che «in seguito agli
eventi alluvionali che nelle passate settimane hanno colpito il
territorio, l’amministrazione
comunale ha reso noto che l’acqua fornita dall’acquedotto
pubblico è diventata non potabile». Più avanti Sel rileva che
«oggi, ad oltre un mese da
quell’avviso, la cittadinanza
non sa ancora se i problemi relativi alla potabilità dell’acqua
siano stati risolti o meno perché nessuna informazione ufficiale, da parte dell’amministrazione, è stata diffusa a tal riguardo»; ed aggiunge che «è un
silenzio che, con il trascorrere
delle settimane, ha creato allarme tra la popolazione, contribuendo ad alimentare voci
preoccupanti sulle condizioni
del bacino idrico che rifornisce
il comune».
Dopo l’ulteriore considerazione che «in tali condizioni il
sindaco non può più sottrarsi
dalle proprie responsabilità e
deve informare la cittadinanza», i rappresentanti locali del
partito di Vendola pongono
quattro quesiti allo stesso primo cittadino: «Se ancora persistono le condizioni di non potabilità dell’acqua; che tipo di
contaminazione ha reso l’acqua non potabile e quali siano
state le sue cause; se tale contaminazione, oltre a rendere
l’acqua non potabile, ne impedisce o limita la possibilità di
altri utilizzi; se l’Amministrazione sta adottando misure finalizzate alla soluzione del
problema, quali siano queste
misure e quanto tempo servirà
perché la situazione venga ripristinata».
Questa, infine, la parte finale della lettera aperta di Sel a
Romeo: «Voglia il sindaco dare
risposta a tali quesiti sui quali
non è più tempo di rinvii, perché i cittadini hanno il diritto di
essere informati su quanto sta
accadendo. E ci auguriamo che
con volgere del nuovo anno i
dubbi e le legittime preoccupazioni su una risorsa così vitale
come l’acqua, nell’interesse comune, possano essere definitivamente fugati».
l’ufficio personale perde l’autonomia
GIOIA TAURO. A distanza di soli 5
mesi dalla radicale trasformazione dell’apparato burocratico del
comune di Gioia Tauro, sta per
arrivare un’altra modifica, l’ennesima. La giunta comunale
gioiese, guidata dal sindaco Renato Bellofiore, ha deliberato
una modifica alla dotazione organica poiché «a seguito di un’attenta valutazione circa il funzionamento dei settori, le spese per
il conferimento delle posizioni
organizzative, il numero dei dipendenti – si legge in un passo
della delibera di giunta numero
253 approvata il 20 dicembre
scorso – appare necessario procedere ad una riorganizzazione
che consenta di ottenere maggiore efficienza ed efficacia
all’azione amministrativa».
Attualmente al comune, dopo
la decisione di azzerare le dirigenze, i settori sono stati aumentati fino ad un numero di 7: segreteria generale, servizi finanziari, servizi sociali, settore lavori pubblici, settore urbanistica e
territorio, polizia municipale, risorse umane e ufficio relazioni
con il pubblico.
Adesso qualcuno perderà la
propria autonomia: in particolare l’ufficio che gestisce il personale (risorse umane) confluirà
nel settore finanziario. La motivazione è la seguente: «In considerazione dell’esiguo numero di
personale gestito nonché dalla
peculiarità dell’ufficio - preordinato alle risorse umane del municipio - può essere utilmente assorbito nel secondo settore contabile» (quello per cui il comune
è alla ricerca del nuovo responsabile,ndc).
Gli ex dirigenti Giovanna La Terra e Giuseppe Mezzatesta
La decisione è stata presa anche confrontando altre realtà comunali che gestiscono tramite
l’ufficio finanziario il settore delle risorse umane. Perdendo il
pezzo forte delle risorse umane,
il settimo settore rimarrebbe solo con l’Urp. Ecco che la divisione
dell’ufficio relazioni con il pubblico è stata inserita nel settore
dei lavori pubblici, «particolarmente interessato alla stragrande maggioranza di interventi richiesti dai cittadini e pertanto capace di una gestione diretta e veloce delle richieste degli utenti».
Parte di nuovo, quindi, la trattativa sindacale per il Comune
che ha previsto una comunicazione da parte del sindaco alle
organizzazioni sindacali in base
a quanto previsto dal decreto legislativo sul funzionamento degli enti locali numero 165 del
2001. Alla luce delle modifiche
apportate dalla giunta, i settori
scendono da sette a sei. L’unica
che dovrebbe perdere la sua funzione di responsabile apicale dovrebbe essere, quindi, Maria Suraci, a capo del settore del personale. In pochi mesi, prima la rimozione dei due ex dirigenti
Giuseppe Mezzatesta (ufficio
tecnico adesso sdoppiato) e Giovanna la Terra (servizi sociali e
polizia municipale), una prima
proposta di modifica della pianta
organica, poi approvata con il
definitivo assetto con 7 settori e
adesso un ritorno indietro.
La tesi del Comune è quella di
dare maggiore efficienza ai servizi, ma un settore in meno comporterà anche un alleggerimento
delle uscite. Forse ci si è accorti
che quel provvedimento di trasformazione dell’ente con l’abolizione delle dirigenze e con l’aumento dei settori non ha fruttato
il
risparmio
preventivato.(a.naso)
Gazzetta del Sud Giovedì 29 Dicembre 2011
37
Cronaca di Crotone
.
La senatrice del Pdl inviterà in città ministri e sottosegretari
Lettera aperta
Dorina Bianchi
annuncia: da gennaio
un confronto serrato
con il Governo
Cavarretta
non condivide
il dono
delle Stelle
di Natale
Quattro le questioni principali da affrontare: welfare,
emergenza ambientale, turismo ed infrastrutture
Parlando ai giornalisti in un incontro a fine anno, la senatrice
Dorina Bianchi del Pdl ricorda le
turbolenze del mese di maggio,
durante le scorse elezioni amministrative: «Ho fatto una scelta,
nel candidarmi a sindaco: quella
di rientrare nel territorio per essere protagonista del cambiamento, forte anche di collegamenti
nazionali». Poi, sulla sua clamorosa scelta di campo, che l’ha portata a a lasciare l’Udc per aderire
al Pdl, osserva: «Non è stato per
niente facile. Il centrodestra era
diviso, in una realtà provinciale
assai frastagliata. L’Udc mi aveva
visto nascere politicamente. Ma
la stessa Udc poi è stata determinante nella mia sconfitta elettorale. Invece Berlusconi, Alfano, mi
hanno sostenuto. Non solo il presidente Berlusconi è stato qui, anche Alfano è venuto a chiudere la
campagna elettorale del Pdl a
Crotone. Mi ha dimostrato stima.
Nell’Udc avrei avuto più forza, ma
la mia è stata una scelta coerente,
non dettata da motivi di potere».
«Tuttavia – guarda al futuro la
senatrice Bianchi – si dovrà costruire un’area cattolica e attenta
al sociale, riformista e liberale.
Questo è un momento di crisi della politica, ma caratterizzata dalla possibilità di aprire scenari diversi, novità». La senatrice Bian-
chi ricorda: «Faccio parte del Pdl,
che oggi ha avuto la forza di iniziare un ragionamento con Berlusconi. Si è meso da parte, a vantaggio di un segretario che, fra
l’altro, è del Sud. Berlusconi vuole
lavorare per il partito, lasciare
spazio, creare una nuova classe
dirigente».
Ed eccoci in Calabria. «Il Governo è cambiato – osserva la senatrice Bianchi – e questo rappresenta un handicap per la Regione,
perchè sarebbe stata meglio una
sinergia». «È un momento difficile – ricorda la parlamentare – la
crisi ci impone di tenere insieme
istituzioni, imprenditori, sindacati, perché è necessario che il governo nazionale conosca in maniera diretta i problemi reali di
questo territorio. In questo senso,
per quanto mi riguarda, ci sono
già contatti in corso».
Ed ecco l’idea di Dorina Bianchi: una “road map” per la ripresa.
Quattro, per la Bianchi, le questioni principali da affrontare:
welfare, emergenza ambientale,
turismo e infrastrutture. «Da gennaio – spiega la parlamentare –
propongo l’avvio di un serrato
confronto con ministri e sottosegretari sulle tematiche individuate. Occorre dare una scossa a Crotone per far uscire il territorio da
un preoccupante isolamento».
«La complessa questione legata al
rilancio della provincia di Crotone – aggiunge la senatrice del Pdl
– deve essere adeguatamente
programmata e sostenuta attraverso un collegamento costante
tra i protagonisti istituzionali locali e il Governo centrale, praticando l’unico percorso capace di
produrre benefici concreti per
l’intera comunità crotonese».
Dorina Bianchi cita i dati di
un’attenta analisi statistico-descrittiva del territorio, che ha consentito di pensare ad un’agenda
politica capace di accendere i riflettori delle istituzioni nazionali
sulle priorità della provincia. «Occorre dare una scossa a Crotone –
insiste la senatrice Bianchi – per
fronteggiare il grave isolamento.
Ciascuno è chiamato a dare il proprio proficuo impegno per consentire e contribuire, nel più breve tempo possibile, al processo di
ripresa delle nostra comunità».
«È mia ferma intenzione – ribadisce la parlamentare – elaborare, in condivisione con le istituzioni locali, le associazioni di categoria, la parte sana e vitale di questo
territorio, un pacchetto di proposte concrete da sottoporre all’attenzione del Governo centrale
per una “road map” della ripresa
economica e di un miglioramento
della qualità della vita». (v. s.)
Costruito su iniziativa dell’Amministrazione provinciale
Inaugurato il campo polivalente
in contrada Cantorato - Bucchi
Nei giorni scorsi la Provincia ha
inaugurato un campo di gioco
polivalente presso la parrocchia
San Giuseppe Artigiano in Contrada Cantorato Bucchi. L’azione amministrativa dell’Ente –
hanno spiegato il presidente
Stanislao Zurlo e l’assessore
Antonio Leotta – è costantemente rivolta a promuovere le
potenzialità umane delle comunità che vivono nel territorio
provinciale, per contribuire in
modo determinante alla coesione civile della società ed allo
sviluppo dei diritti di cittadinanza.
È stato reso noto che l’Amministrazione ha avviato un percorso istituzionale volto ad am-
pliare sempre di più l’offerta
sportiva di base, per promuovere la coesione sociale in aree e
quartieri a forte marginalità, attraverso la programmazione e
conseguente realizzazione di
interventi infrastrutturali fruibili dalla cittadinanza dell’intero territorio crotonese. «E’ un
altro
importante
tassello
dell’azione amministrativa – ha
spiegato il presidente Stanislao
Zurlo – che stiamo portando
avanti sul territorio nella consapevolezza di iniziare e concludere le opere utili alla collettività».
È stato ricordato che la realizzazione della struttura è frutto di un protocollo d’intesa sti-
A destra Leotta al taglio del nastro
La sen. Dorina Bianchi con il segretario nazionale del Pdl on. Angelino Alfano in Piazza della Resistenza
Interverranno mons. Antonio Staglianò e Don Serafino Parisi
Serata di bioetioca e biopolitica
Nel pomeriggio di oggi presso
la sala “Borsellino” della Provincia con inizio previsto per le
ore 16.00, si terrà il primo incontro del percorso formativo
denominato “Nuovi orizzonti L’alba di un futuro migliore”
organizzato dal Centro servizi
per il volontariato “Aurora” di
Crotone e dall’associazione
Cav (Centro aiuto alla vita) di
Crotone.
L’iniziativa prevede la presentazione di un percorso formativo che si articola in quat-
pulato tra la Provincia di Crotone e la Curia Arcivescovile di
Crotone - Santa Severina. L’accordo stipulato prevedeva che
la Curia si impegnasse a cedere
gratuitamente all’Ente intermedio il suolo su cui è stata realizzata l’opera. La Provincia dal
canto suo si è fatta carico della
realizzazione della struttura e
si è obbligata a concedere l’opera realizzata in comodato d’uso
gratuito alla Curia Arcivescovile per la durata di 99 anni.
I lavori per la costruzione del
campo di gioco polivalente
presso la parrocchia San Giuseppe Artigiano in Contrada
Cantorato Bucchi sono stati finanziati con fondi provinciali
per un impegno spesa di
134.000 euro. A seguito di pubblico incanto esperito è risultata aggiudicataria, ed ha eseguito i lavori, l’impresa Vona Mario
di Petilia Policastro che ha presentato un ribasso del 25,592 %
sull’importo a base di gara.
Conquistate al meeting di S. Rovella 6 medaglie d’oro, 12 d’argento e 10 di bronzo
Secondi a Cosenza i nuotatori della “Kroton”
Secondi a Cosenza gli atleti della
Kroton Nuovo che hanno partecipato al Meeting S. Rovella riservato alle categorie giovanili ovvero
Esordienti “A” e “B” anno di nascita dal 2000 a seguire. La vittoria finale a squadre è stata ad appannaggio del Cosenza Nuoto con
299 punti seguita dalla Kroton
Nuoto del presidente Crugliano
con 211 e dai Nuotatori Reggini
con 121. Il meeting ha messo in luce i nuotatori pitagorici capaci di
centrare ben 6 medaglie d’oro, 12
d’argento e 10 di bronzo con numerosissimi piazzamenti a ridosso del podio.
«Un buon test che ci ha permes-
so di “saggiare” lo stato di preparazione della squadra tutta proiettata alle finali regionali esordienti
di fine gennaio», ha commentato
il tecnico crotonese Fantasia.
«È un gruppo molto interessante – ha aggiunto Fantasia – che lavora con passione e sacrificio e
questi risultati non fanno altro che
confermare che la preparazione
procede come da programmi». A
Cosenza Ilaria Fonte ha centrato
l’oro nei 50 rana cat. Esordienti
“A” con 40”47” mentre nei 100 rana con 1’28”45, nei 50 s.l. con
32”00 e nei 100 s.l. con 1’09”88 ha
conquistato tre argenti.
Maria Rota, classe 2002, ha
vinto i 50 sl con 38”42, è salita sulla piazza d’onore sia nei 50 rana
che 50 dorso rispettivamente percorsi in 54”20 e 47”57. Terza infine nei 100 sl in 1’29”06. Emanuele
Buzzurro, classe 1999, ha vinto i
200 misti (2’42”63) ed i 100 farfalla (1’14”77) mentre è risultato
2° nei 100 sl con 1’05”11 e 3° nei
50 sl in 30”03. Giacomo Rajani,
Esordiente “B” classe 2001, ha
vinto i 50 sl con 34”12 ed è salito
sulla terza piazza del podio sia nei
50 che 100 rana in 47”58 e
1’44”02. Federica Marino (classe
2000) è stata bronzo nei 50 Dorso
in 38”00, Giuseppe Podella
(1999) è risultato due volte secon-
do nei 50 e 100 dorso (35”88 e
1’17”35) e terzo nei 100 rana in
1’27”26, Nicolay Zizza ha vinto i
50 dorso Esordienti “B” in 41”23
mentre il tempo di 40”14 nei 50
farfalla gli è valso il terzo posto,
Matteo Torromino è stato terzo
nei 50 dorso Es. “B” ed infine Camilla De Meo (2000) ha raccolto
due argenti nei 50 e 100 farfalla
(33”57 e 1’13”50) e due bronzi nei
100 Dorso 1’20”03 e 200 Misti
(2’49”03). Altre medaglie nelle
staffette dove la 4x100 sl maschile
e femminile hanno conquistato
due argenti mentre la 4x50 sl maschile Esordienti “B” un bronzo.
tro incontri nel corso dei quali
si vogliono trasmettere ai volontari delle associazioni ed a
tutti i partecipanti gli strumenti adeguati a percepire, assimilare e divulgare nel corso della
propria attività di volontariato,
i concetti di bioetica e di biopolitica.
Il corso sarà tenuto da docenti esperti nell’ambito dei temi di bioetica e di biopolitica e
sarà aperto alla partecipazione
dei volontari e di ogni persona
che intende avvicinarsi al mon-
do dell’impegno sociale. Ci si
rivolge infatti a persone interessate a ricevere una formazione di base in relazione ai temi indicati.
Nel corso dell’incontro organizzato per la giornata ddi oggi
presso la Sala “Borsellino” della Provincia, è prevista la presenza dei relatori monsignor
Antonio Staglianò, arcivescovo di Noto e Don Serafino Parisi, vicario episcopale dell’Arcidiocesi di Crotone - Santa Severina.
Il coordinatore del movimento
“Rinascimento” Silvano Cavarretta ha divulgato il testo di
una lettera aperta al sindaco
Peppino Vallone. «Il momento
di grave crisi economica, sociale, politica e morale come quella che stiamo vivendo – scrive
Cavarretta – se da una parte
non determina certamente l’atmosfera ideale per godere delle Festività natalizie, dall’altra
dovrebbe indurre tutti noi dal
non mettere in atto azioni e
comportamenti che possano in
qualche modo accrescere il disagio fisico e mentale che molti
nostri concittadini stanno
amaramente sperimentando
nelle loro case e nelle loro famiglie». Spiegando d’avere appreso che il sindaco e l’Amministrazione comunale avrebbero offerto alle famiglie crotonesi un “piccolo ma significativo segnale di vicinanza” distribuendo delle stelle di Natale,
Cavarretta osserva che ciò non
rientra certamente tra le finalità istituzionali di un Comune.
«È stato rilevato – sostiene
inoltre Cavarretta – che la fornitura delle “stelle di Natale”
sarebbe stata fatta da un fornitore della città di Cosenza, circostanza questa che se fondata
avrebbe il sapore di un doppio
schiaffo ai vivaisti locali di Crotone e provincia, che pur essendo numerosi e bisognosi, si
vedono ignorati da chi invece
dovrebbe tutelarli ispirandosi,
in un periodo di crisi, a salvaguardare in ogni modo le economie locali». Per il presidente
dell’associazione
“Rinascimento” «sarebbe stato certamente più “cristiano” regalare
prodotti alimentari e non certo
piante decorative».
Ne hanno fatto parte Giovanni Capocasale ed Anna Maria Sulla
Tornata dalla missione negli Emirati
la delegazione di pediatri calabresi
È tornata dagli Emirati Arabi
con un ingente bagaglio di nuove conoscenze e soprattutto di
ottime prospettive la spedizione pediatrica nazionale e calabrese che ha partecipato alla seconda Conferenza internazionale “Il Bambino del Mediterraneo” a Dubai . Un evento di
quattro giorni che è stato patrocinato dalla Società italiana di
Emergenza e urgenza pediatrica (Simeup), dalla Società italiana di pediatria (Sip), dal “City Hospital” di Dubai in collaborazione con l’Azienda ospedaliera “Pugliese - Ciaccio” di Catanzaro e l’Azienda sanitaria di
Crotone.
La delegazione calabrese che
ha promosso l’incontro, composta dalla catanzarese Stefania
Zampogna,
dirigente
dell’Azienda ospedaliera del capoluogo e consigliere nazionale
Simeup e dai crotonesi Giovanni Capocasale, revisore dei conti
della Sip e da Anna Maria Sulla,
presidente regionale Simeup,
ha prodotto due risultati degni
di particolare rilievo: la firma di
un protocollo di collaborazione
scientifica con i colleghi del modernissimo ospedale arabo e un
lavoro comune che sarà effettuato nella prossima primavera
a Squillace Lido dove si svolgerà
l’8 congresso nazionale “Il Bambino del Mediterraneo” , con la
presenza della delegazione dei
pediatri degli Emirati Arabi Uniti.
È stata una nuova tappa di accrescimento professionale, dopo quella di Malta del 2010, per
il progetto “Calabria baricentro
del Mediterraneo”, che si pro-
Il medico pediatra Giovanni Capocasale
pone quale trampolino di lancio
per il delicato settore sanitario.
Il confronto culturale con il
mondo scientifico arabo si è tradotto in un proficuo scambio cognitivo e procedurale. Il sistema
pediatrico negli Emirati Arabi,
nonostante vanti un impressionante livello tecnologico, è costruito su schemi unici di accoglienza e cura, impostati sugli
ospedali di prossimità senza differenziazioni anagrafiche. Il
contributo portato dagli specialisti italiani ha consentito di approfondire ed attribuire l’esperienza delle cure specifiche al
bambino legate alle specifiche e
soggettive prerogative di ogni
piccolo paziente, alla base di un
sistema sanitario costruito sulle
figure di pediatra, medico generico, guardia medica, pediatra
ambulatoriale e quindi sulla
struttura del pronto soccorso
pediatrico.
«Un esempio di buona pratica, questo scambio culturale –
ha osservato Capocasale – in un
settore come quello della sanità
sottoposta a pressioni restrittive
gestionali ed economiche». Capocasale ha aggiunto: «La prospettiva che dall’Italia ed in particolare dalla Calabria e da Crotone si parta per gli Emirati, come richiesto dalle autorità locali
politiche e sanitarie, per la creazione di un Centro di formazione permanente nel campo delle
emergenze in pediatria, ed anche proporre in quel particolare
territorio una rete come quella
italiana di intervento qualificato non solo da parte del personale sanitario ma anche da personale laico in situazioni drammatiche che possono colpire un
bambino, rappresenta un fiore
all 'occhiello della attività pediatrica italiana ed in particolare di quella calabrese». Giovedì 29 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud
42
Cronaca di Vibo
.
’NDRANGHETA Le ordinanze emesse dalla Procura generale dopo il pronunciamento della Cassazione
I dirigenti auspicano una maggiore unità
Insardà e Messina:
Il Partito democratico
Gli imputati dovranno scontare il residuo pena della condanna in Appello deve ritrovare il dialogo
Clan Lo Bianco, otto in carcere
Ordinanza di carcerazione alla
mano, gli uomini della Squadra mobile, diretta da Antonio
Turi, hanno bussato alle porte
di otto esponenti del clan Lo
Bianco nei giorni a cavallo delle festività natalizie.
Infatti, a seguito del pronunciamento della sesta sezione penale della Cassazione, la
Procura generale di Catanzaro
ha emesso l’ordine di esecuzione per la carcerazione di otto
dei diciassette imputati (alcuni dei quali detenuti per altri
procedimenti) nei confronti
dei quali la condanna decretata in Appello è stata confermata.
Si tratta di una prima fase di
arresti che ha riguardato: Carmelo Lo Bianco (alias Sicarro),
67 anni – cugino del boss Carmelo Lo Bianco (del ‘32), condannato in Appello a 12 anni –
il quale dovrà scontare 5 anni e
un mese (condanna in Appello
10 anni); Francesco Barba, 49
anni, che finirà di scontare la
pena nell’ottobre del 2012;
Carmelo Salvatore D’Andrea
(Coscia d’agneju), 53 anni, pena residua di 6 mesi e 14 giorni; Michele Lo Bianco, 63 anni,
pena residua 6 mesi e 14 giorni; Giuseppe Lo Bianco (‘U
Tappezzeri), 65 anni, pena residua 1 anno 9 mesi e 12 giorni; Antonio Lo Bianco (‘U Lorduni), 63 anni, pena residua 6
mesi e 20 giorni; Vincenzo
Barba, 59 anni, il quale condannato in secondo grado a 7
anni e 4 mesi terminerà la pe-
na il 20 dicembre del 2012;
Francesco Bognanni, 38 anni,
che dovrà scontare 4 anni e 8
mesi.
Lo scorso 15 dicembre, comunque, il verdetto della sesta
sezione penale della Cassazione ha anche riguardato altri
imputati nei confronti dei quali la Procura generale sta procedendo. Fra loro oltre a Carmelo Lo Bianco (alias Piccinni)
ritenuto il capo dell’organizzazione, anche il figlio Paolo (10
anni e 10 mesi in Appello), Domenico Franzone (condannato
a 12 anni e 6 mesi in secondo
grado); Filippo Catania, cognato del boss Piccinni (11 anni in Appello) e Raffaele Franzè (alias Lo Svizzero), indicato
come il contabile della cosca
(8 anni in Appello).
Ma il recente pronunciamento della Cassazione ha assunto una valenza giudiziaria
di portata storica in quanto per
la prima volta viene sancita, in
via definitiva, l’esistenza della
cosca Lo Bianco, operante sulla città capoluogo. Famiglia di
‘ndrangheta, egemone su Vibo
Valentia ma collegata ai Mancuso di Limbadi, alla quale la
Direzione distrettuale antimafia e la Squadra mobile assestarono un duro colpo nel febbraio
2007
nell’ambito
dell’operazione denominata
New Sunrise (Nuova Alba).
All’epoca, infatti, gli uomini
della Mobile (allora diretta da
Rodolfo Ruperti e Fabio Zampaglione) eseguirono 21 fer-
consente l’azzeramento diqualunque dubbio sulla credibilità democratica del pd
così come è avvenuto a Napoli dove è stato detto e sancito che il Pd non può essere
una miriade di comitati elettorali».
Insardà e Messina, ricordano che gli incontri nella
sede del Pd sono stati promossi da dirigenti politici e
amministratori locali del Pd
che hanno intrapreso un percorso in grado di portare alla
costruzione di una unità progettuale del Partito. «Come
Pd – hanno concluso Insardà
e Mesina – deve ritrovare la
sua strada maestra dello stare insieme per sviluppare un
forte confronto dialettico
proiettato all’esterno perchè
la sua vera battaglia è quella
di essere punto di riferimento della gente che oggi non
ha alcuna certezza e opportunità».(l.f.)
Carmelo Lo Bianco (‘45)
Francesco Barba
Carmelo Salvatore D’Andrea
Michele Lo Bianco
Giuseppe Lo Bianco
Antonio Lo Bianco
«Gli incontri che si sono tenuti nella sede del Partito democratico di via Argentaria
negli ultimi giorni possono
davvero rappresentare una
svolta nella difficile fase politica del Pd vibonese».
È quanto affermano Enzo
Insardà e Giovanni Messina i
quali aggiungono: «La centralità della necessità di sviluppo del Mezzogiorno, la
grave situazione di crisi e la
necessità di politiche di risanamento coniugate alla
equità e giustizia sociale, la
coerenza e la credibilità nonchè il rinnovamento della
politica rappresentano la
strada maestra su cui tutto il
pd deve incamminarsi nelle
regole democratiche e statutarie. In tale direzione si ritiene utile e non più rinviabile l’avvio di un nuovo tesseramento (fuori dalle scorciatoie del passato) che attraverso le procedure statutarie
Vincenzo Barba
mi, emessi dalla Procura distrettuale di Catanzaro, su richiesta dell’allora sostituto
procuratore della Dda Marisa
Manzini, oggi alla Procura generale. Per tutti l’accusa di associazione mafiosa, dedita alle
estorsioni e all’usura.
Secondo quanto rilevato
dalle indagini che portarono
all’operazione New Sunrise, la
cosca Lo Bianco, avvalendosi
della forza di intimidazione,
derivante dal vincolo associativo e della conseguente condi-
zione di assoggettamento e
omertà dei cittadini, sarebbe
stata dedita al controllo e allo
sfruttamento delle risorse economiche della zona, nonché
alle estorsioni e all’usura, oltre
ad altri reati contro la persona.
Atti quest’ultimi commessi al
fine di mantenere incontrastata l’aggregazione della cosca.
Inoltre le indagini consentivano anche di disegnare l’organigramma del gruppo e di evidenziare ruoli e funzioni fra i
vari affiliati.(m.c.)
Enzo Insardà, esponente del Pd
Patania (Slai Cobas): la situazione nel Vibonese è grave, necessario maggiore impegno
La soglia di povertà sfiora percentuali altissime
Una realtà con la quale occorre fare i conti
Vittoria Sicari
«Il grido d’allarme di Don Fiorillo
di non dimenticare le fasce deboli
di questo territorio deve far riflettere tutti. Ormai la soglia di povertà in provincia sfiora percentuali altissime e interessa interi
nuclei familiari, molti dei quali
hanno perso il lavoro, o sono in
cassa integrazione oppure addirittura disoccupati». Parte da questi dati Giovanni Patania dello
Slai Cobas per evidenziare che il
Vibonese versa in una crisi profonda con un esercito di disoccupati e precari che non riescono più
ad inserirsi nel mondo del lavoro.
E gli ultimi provvedimenti del Governo in tema di politica economica hanno aggravato ancora di
più la situazione. Tante famiglie
ormai hanno enorme difficoltà ad
arrivare a fine mese e vivono una
vita fatta di rinunce e di quotidiane mortificazioni.
In questo momento di crisi più
che mai per Patania il nostro territorio ha bisogno di una forte capacità di accoglienza, di saper ascoltare coloro che vivono il disagio
sociale. Ecco perché adesso «occorre un maggiore impegno istituzionale volto a reperire risorse
per aiutare le famiglie bisognose e
le strutture che si occupano di volontariato. Non è più accettabile
che nei bilanci delle amministrazioni le voci di spesa a vantaggio
delle fasce deboli siano davvero
ridicole. Mentre in tali bilanci si
trovano interi capitoli di spesa destinati a indennità e gettoni di
presenza a favore di consiglieri,
assessori, professionisti a cui vengono conferiti incarichi». Ciò che
bisognerebbe comprendere davvero, secondo il sindacalista, è
che una società che al proprio interno alimenta e conserva un’alta
percentuale di persone in disagio
e povertà è da considerarsi una
società malata sia dal punto di vista etico che sotto il profilo democratico. «Ormai non si può delegare la soluzione del problema
povertà alla sola solidarietà sociale per giunta abbandonando chi
giornalmente lavora per dare fiducia speranza e vicinanza a chi
vive senza avere un futuro. Non si
può più, dunque, assistere inermi, mentre le sole strutture assistenziali rimangono il solo punto
di riferimento delle persone svantaggiate». Le istituzioni, per Patania, responsabili del bene comune, non possono più ignorare questa problematica che è ormai divenuta vera piaga sociale.
Infatti, quello che si presenta
oggi nel nostro territorio è un qua-
dro davvero desolante fatto di situazioni difficili e di disgregazione sociale e «a farne le spese sono
anziani con pensioni misere nuclei familiari senza lavoro e giovani disoccupati». Serve dunque
l’impegno delle istituzioni, servono interventi concreti di sostegno
al disagio sociale e verso chi opera
in questo contesto. «Basta con gli
sprechi della politica – conclude il
dirigente dello Slai-Cobas – altrimenti rischiamo di portarci dietro
solo enti-carrozzoni con esorbitanti bilanci di spesa, che per il sociale contengono cifre invisibili».
L’appello rivolto al Sindaco ed al
Presidente della Provincia è di
farsi carico di queste problematiche facendo ciascuno la propria
parte, perchè è proprio su queste
tematiche che si misura la credibilità della classe politico-istituzionale.
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Centralino tel. 9621
Pronto soccorso tel. 962352
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Piazza Luigi Razza, 10 (Santa Maria del
socc.) tel. 0963/471750
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Ufficio guasti tel. 800 900 999
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Tel. 0963/599606
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Linea di emergenza tel. 19696 (gratuito)
Linea istituzionale tel. 051/481048
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tel. 114 (24 ore su 24) sulla salute psico-fisica di bambini e adolescenti in pericolo immediato.
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Centralino - Tel. 0963/777111
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Centralino - Tel. 0963/962983