IL MISTERO DI TUNGUSKA: LA SPEDIZIONE ITALIANA DEL 1991

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IL MISTERO DI TUNGUSKA: LA SPEDIZIONE ITALIANA DEL 1991
IL MISTERO DI TUNGUSKA:
LA SPEDIZIONE ITALIANA DEL 1991
Stefano Cecchini
Istituto di Tecnologie e Studio delle Radiazioni Extraterrestri
A tutt'oggi, l'unico effetto della Catastrofe di Tunguska, conosciuto con grande dovizia di particolari sicuri, è
la distruzione della foresta (taiga). Entro un'area di circa 2200 km2 (per un'estensione di 50-60 km) gli alberi
della foresta furono parzialmente o totalmente abbattuti. All'interno di quest'area furono istantaneamente
incendiati oltre 1000 km2 di taiga (per un'estensione di 35-40 km). All'epoca di Kulik, primo esploratore della
zona della Catastrofe, gli alberi apparivano o totalmente abbattuti, con l'apparato radicale completamente
emergente ("ragnatele"), o spezzati a grande altezza, totalmente diramati, scortecciati e parzialmente
carbonizzati ("pali telegrafici"). Le tracce della catastrofe rimangono chiaramente visibili anche oggi. Sino al
1990, nessun cratere, nè traccia di materiale di sicura origine cosmica, è stato mai trovato entro un'area di
15.000 km2.
A fine aprile 1990 il Prof. M. Galli del Dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna, che, in
passato, si era già interessato in passato della registrazione di fenomeni ambientali da parte degli
alberi, ricevette l'invito da parte della Sezione Siberiana dell'Accademia delle Scienze dell'URSS
a partecipare a una spedizione nella regione di Tunguska. L'invito fu accettato, la spedizione
decisa, ma all'ultimo momento, per ragioni burocratiche, non fu possibile ottenere il visto per
l'URSS. La partecipazione fu quindi rimandata di un anno, ma il Prof. K. Korlevic' (Croazia)
riuscì ad inviare a Bologna una sezione trasversale di un albero di Picea obovata (abete rosso
siberiano), dello spessore di circa 5 cm., sopravvissuto a poca distanza dall'epicentro
dell'esplosione. Questa sezione mostrava, nel suo spessore, un nodo corrispondente ad un
rametto, rivestito da un sottile strato di resina, che nel 1908 era già secco da circa 50 anni. La
resina, che doveva essere
fuoriuscita ben fluida tra il
rametto secco e il legno appena
formato durante la stagione
vegetativa,
avrebbe
potuto
funzionare da trappola per
particelle del Corpo Cosmico di
Tunguska.
Negli
anni
successivi, a causa della crescita
del legno, la resina doveva
essere poi rimasta, almeno in
parte, incorporata nell'albero
(vedi figura 1).
Una scheggina di legno aderente
al rametto, con il suo strato di
resina, fu perciò con-segnata al
Dr. G. Valdrè del Dipartimento
di Fisica, esperto di microscopia elettronica, perché ne Figura 1: Modello dell'inglobamento delle particelle aeree dentro la resina compresa
osservasse le eventuali par- fra un rametto secco e il legno che annualmente si forma. E' essenziale tenere conto
dello spessore della scorza al momento della cattura delle particelle.
ticelle incorporate, mediante
microscopio a scansione, con analizzatore chimico a raggi X. L'esame della resina depositata in
corrispondenza degli anelli del 1908 e 1910, ha prodotto risultati che sono apparsi molto
interessanti. A seguito di questi risultati, i Prof. V.I. Vasiljev e G.V. Andreev invitarono,
Resoconto, Porte Aperte sulla Ricerca: Universo 2000 (a cura di B. Gualandi e C. Melis)
Area della Ricerca del C.N.R., Bologna, Dicembre 2000
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nell'aprile 1991, il Prof. M. Galli a partecipare a una nuova spedizione. A fine maggio iniziò la
preparazione della prima spedizione italiana a Tunguska composta dal Prof. M. Galli, esperto di
raggi cosmici e studioso di dendrologia, dal Prof. G. Longo, fisico nucleare, dal Dr. Romano
Serra, studioso di meteoriti, tutti del Dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna e dal
sottoscritto quale esperto di astrofisica.
La raccolta di campioni di legno con resina da prelevare da alberi sopravvissuti alla catastrofe,
costituiva lo scopo principale della spedizione. Si trattava di individuare alberi resinosi di età
superiore ai 110 anni e di prelevarne porzioni includenti rametti essiccatisi prima del 1908. La
traccia nell'incavo dei rametti delle cerchie legnose del 1908 e degli anni seguenti, avrebbe poi
permesso di datare le particelle catturate, di stabilire se si trattava veramente di particelle
esotiche e di individuare un'eventuale correlazione tra la loro presenza e l'esplosione del Corpo
Cosmico, acquisendo così importanti dati sperimentali sul misterioso oggetto di Tunguska. La
sera del 21 luglio 1991 la spedizione italiana - assieme a un gruppo di colleghi sovietici raggiunse, in elicottero, la taiga in prossimità della base costruita nel 1927 dal gruppo di L. A.
Kulik (due baracche in legno chiamate "izbe"). La base è piuttosto disagevole, dista circa 70 km
in linea d'aria dal più vicino centro abitato (Vanavara) è raggiungibile solo con elicottero, è
sprovvista di elettricità, gas, telefono e radio e la sola acqua disponibile è quella della palude.
La spedizione ha percorso complessivamente,
in una settimana, circa 70 kilometri a piedi
attraverso la taiga, per poter prelevare
campioni da alberi che crescono a diverse
distanze e in varie direzioni rispetto
all'epicentro dell'esplosione, facendo ritorno
alle izbe di Kulik per il pernottamento. Gli
itinerari percorsi (circa 10 km al giorno) erano
piuttosto impervi: si seguivano stretti sentieri,
spesso
coperti
da
fitta vegetazione;
nell'attraversare le paludi si affondava anche
Figura 2: Numero totale di particelle osservate (5854) e di
oltre il ginocchio; alcuni tratti dovevano essere
particelle con alto Z (518) per ognuna delle tre epoche:
percorsi in equilibrio su tronchi o guadando
"prima", "durante" e "dopo" l'evento.
fiumi; l'uso di zanzariere era indispensabile sia
di giorno che di notte. Il 29 luglio la spedizione è stata raccolta da un elicottero dalla base di
Kulik per ritornare verso Krasnojarsk, circa 1000 km in direzione Sud-Ovest.
In totale le particelle finora esaminate sono 5854, ripartite come in figura 2. I rettangoli indicano
il numero di particelle osservate prima, durante e dopo l'evento; la maggiore quantità, indicata
dal rettangolo tratteggiato centrale, è imputabile soprattutto a una superficie maggiore di resina
osservata. Dalla figura si comprende come gli elementi con alto Z, cioè ad alto numero atomico,
campionati da particelle a prevalente forma sferica abbiano una frequenza decisamente maggiore
durante l'evento, testimoniando una probabile derivazione dal corpo cosmico. Inoltre le particelle
trovate sulla resina delle radici, in corrispondenza dei livelli prima, durante e dopo l'evento,
hanno una differente composizione. Ciò non si riscontra in alberi distanti 1000 km. La
distribuzione temporale delle 518 particelle con alto Z su un totale di 5854 mostra un picco
vicino al 1908, la cui dispersione (3 anni) dipende dalla imprecisione della loro datazione a
causa dello spessore della scorza; ciò indica che tali particelle sono attribuibili al Corpo Cosmico
di Tunguska. Il metodo per scoprire le particelle ha dunque funzionato. I risultati hanno ripagato
lo sforzo della spedizione: sono state trovate particelle la cui presenza può essere ricollegata
all'evento di Tunguska.
www-th.bo.infn.it/tunguska/
Resoconto, Porte Aperte sulla Ricerca: Universo 2000 (a cura di B. Gualandi e C. Melis)
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