Sport - La Riviera on-line

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Sport - La Riviera on-line
Pagina Due
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
De Sena risponde alle provocazioni di Roberto Galullo
NON IMMAGINO UNA CALABRIA SENZA
CALABRESI, NÈ INTENDO IMMAGINARLA
NORDICI E SUDICI
Nati male
di GIOACCHINO CRIACO
Noi nordici abbiamo l'illusione di essere
nati bene, di avere ogni opportunità offerta dal mondo a portata di mano. Non
abbiamo peccati da scontare e nessuno ci
chiederà mai conto delle nostre parentele
o amicizie. Il futuro sarà sempre nostro.
Noi sudici ci siamo lasciati convincere di
essere nati male. Passeremo la vita a cercare opportunità in giro per il mondo. Ci
affanneremo a giustificare colpe che non
ci appartengono. Saremo costretti a rinnegare familiari, amici e persino vicini di
casa, per costruirci qualcosa. Ci terranno
sempre sotto ricatto, e ogni volta che urleremo fuori dal coro, saranno pronti a
sbandierarci il lenzuolo di qualche fantasma col quale certamente avremmo avuto
qualche relazione.
Fra i sudici, noi figli dell'Aspromonte
siamo i più sudici e per colpa che è solo
nostra. Io che sono particolarmente sudicio ho le carte in regola per parlare della
mia gente. Potrei, a esempio, scrivere e
sigillare in una busta il destino dei ragazzi
della mia zona, dirvi chi andrà via, chi
morirà prematuramente e chi finirà in
galera che è peggio. E' un film che vedo
da una vita, e lo spettacolo è doloroso. Lo
descrivo ogni giorno, in quello che scrivo,
faccio e dico. Continuo senza sosta, quando potrei prendere i soldi e scappare; ma
si la tentazione è forte, potrei filarmela a
Roma o a Parigi e chi si è visto, si è visto.
Ma non andrò via, e non perché mi sento
un eroe, anzi. Ho un senso dell'onore che
mi è stato tramandato, che non ha nulla a
che vedere col senso del possesso che gli
esseri primordiali infilano fra le cosce
delle donne. L'onore è morire rispettando
i principi per i quali si è vissuti, conservando la propria e l'altrui stima. Per farlo non
posso non gridare l'orrore al quale tanti
ragazzi stanno andando incontro. Non ho
mai avuto paura della morte o della galera, ma so che la baldanza dei più finirà col
passare dell'età giovanile, quando avranno scoperto di aver confuso l'incoscienza
col coraggio. Tremeranno di fronte alla
morte, e in carcere piangeranno di nascosto sotterrando il terrore con le gocce del
sonno. E sarà duro per quelli che nonostante tutto saranno andati avanti negli
anni, prendere coscienza di avere sprecato la propria vita insieme a quella di tante
persone innocenti. Non sarà bello sapere
che la vita e la libertà saranno state sacrificate stupidamente, per sentirsi più in
gamba degli altri o per un pugno di dollari. Perciò, ai ragazzi che ancora non
hanno sfidato la morte, continuerò a dire:
“la sera quando uscirete trovatevi qualcuno e fate l'amore, e alla nostra gente non
rompete le scatole. E se siete già preda di
un orgoglio stupido e smisurato, se il
vostro io pretende il martirio … be se proprio volete morte o galera, allora infilatevi in un carcere o in una bara, ma fatelo
per la rivoluzione e non contro la vostra
terra, la vostra famiglia, la vostra vita.
Sarete lo stesso degli illusi, ma qualche
demente potrebbe considerarvi caduti
onorevoli”.
Se si iniziasse a parlare della Calabria diversamente, concentrando l' attenzione su quella parte di
popolazione onesta e capace
che lavora in silenzio, dignitosamente, con grande spirito di sacrificio e grande senso del dovere,
sarebbe un gran passo in avanti. In Calabria la
gente onesta esiste.
Prima da Prefetto di Reggio Calabria con funzioni
speciali e poi da parlamentare ho deciso di interessarmi con continuità a questa terra in virtù della
presenza, riscontrata personalmente sul posto, di
gente perbene, imprenditori, lavoratori e giovani
effervescenti che meritano di essere rappresentati,
valorizzati e ascoltati in maniera adeguata.
Ogni regione, non solo la Calabria, ha la sua anima
nera, tuttavia, ciò non impedisce la esistenza anche
della parte opposta. È quest' ultima che i calabresi
devono fare emergere prepotentemente facendo
squadra tra onesti, dandosi forza e stimolo a vicenda, così da sprigionare un sussulto d' anima forte,
talmente forte da riuscire a tradursi in un fermento pacifico positivo e orientato verso la pretesa
legittima di un reale riscatto e sviluppo del territorio che spetta indiscutibilmente a tutti i cittadini
calabresi.
In Calabria le persone oneste ci sono e non sono
poche, solo che, per una forma di genuino pudore o per eccesso di timidezza, tendono a rimanere
nell' ombra anche perché oscurate da una tendenza diffusa all' esaltazione di tutto ciò che è spettacolare e proteso allo scalpore mediatico: se la
gente onesta e capace venisse pubblicizzata come
la 'nadrangheta, in Calabria avverrebbe già una
prima, grande, rivoluzione.
Fermenti positivi se ne registrano, basti pensare
alle reazioni della cittadinanza reggina post attentati al Procuratore Di Landro. I movimenti e le
manifestazioni succedutesi alle innumerevoli intimidazioni alla magistratura calabrese hanno suscitato un forte sentimento di ribellione che si è
manifestato in lunghi e fitti cortei di gente che ha
sfilato civilmente per le vie delle città calabresi
senza compiere alcun gesto eclatante o sconsiderato ma semplicemente facendo valere i propri valori ed esplicitando la propria disapprovazione
dinanzi a logiche ed azioni criminali perpetrate ai
danni di chi opera in nome della giustizia e della
legalità.
Non immagino una Calabria senza calabresi, né
intendo immaginarla!
Una speranza di cambiamento esiste ed è affidata
alle nuove generazioni. Generazioni alle quali
appartengono l' Orchestra dei giovani Fiati di
Delianuova, quelli dell' Istituto “Fermi” di Bagnara Calabra che hanno rappresentato l'Italia in Par-
lamento attestandosi vincitori delle competizioni
europee a Strasburgo. E ancora, i giovani reggini
citati dal Presidente Napolitano, i giornalisti calabresi con cui ho avuto il piacere di interloquire più
volte, i giovani impegnati in politica che rivendicano i propri diritti senza dimenticare i propri doveri, e tutte le forze sane che animano il territorio
calabrese rappresentando, prima ancora che una
speranza, la possibilità reale di un futuro migliore
per questa regione.
Le Istituzioni e la politica tutta hanno il dovere di
seguire e supportare i giovani nel loro percorso
formativo personale e professionale. Questo deve
essere assunto come impegno assoluto e prioritario dalle classi dirigenti attuali che non possono,
nella maniera più categorica, disinteressarsi al
destino dei tanti giovani e dei giovani calabresi che,
giustamente, si rivolgono e confidano in tutti noi
per uscire da questa condizione immeritata di
sconfortante prospettiva futura.
Il mio sogno è una Calabria governata in futuro
dagli attuali, onesti, giovani calabresi. Il mio auspicio è che dimostrino nel tempo di essere all' altezza, con la loro azione e il loro contributo, di non
fare avvenire mai più alcun commissariamento
nella regione; mentre spetta a noi, contestualmente, far funzionare in maniera corretta, e una volta
per tutte, la intera macchina della Pubblica Amministrazione, oggi, deficitaria non solo in Calabria
ma in tutto il resto della Nazione.
Certo è che la Calabria ha bisogno, in primis, di un
impegno costante e caparbio da parte dei suoi cittadini per riprendersi, sempre tenendo presente
che, a volte, le riserve mentali, i luoghi comuni e le
secche della speranza incidono negativamente
sulla prospettiva futura della popolazione assai più
del crimine organizzato.
Senatore Luigi De Sena
Vice Presidente
Commissione Parlamentare Antimafia
LA SETTIMANA di Anna Laura Tringali
1
Il 2011 si apre in Calabria con
un fiocco rosa. Il primo bebè
ad essere venuto alla luce all'alba
del nuovo anno nella nostra
regione , infatti , è la piccola
Francesca. Il primo gemito della
cosentina è stato registrato alle
4.30 e dopo solo quattro minuti è
seguito quello di un'altra piccina
nata a Catanzaro.
3 Il nuova anno si apre a Sant'Ilario dello Jonio
all'insegna di nuove iniziative per il sociale. Il primo cittadino, infatti , ha stanziato borse di studio per tutti i bambini delle prime classi elementari e medie ed , inoltre, ha
fatto dono a tutti i piccoli santilariesi nati nel 2010 di un
buono fruttifero di 250 euro da riscuotere al compimento
della maggiore età. Un aiuto concreto per le famiglie ed i
giovani che avranno al momento della loro entrata in
società un base solida da cui iniziare.
2
Quello appena passato è stato un capodanno rigorosamente “made in Calabria”.
Nei ristoranti o anche in casa ha ormai
preso piede , infatti, il fenomeno dei prodotti alimentari a “km 0” ovvero acquistati
direttamente dalle aziende agricole .Questo nuovo modus d'acquisto, incentivato
anche da diverse campagne della Coldiretti , non solo riduce sensibilmente i “costi di
filiera” ma consente al consumatore di
conoscere i luoghi da cui provengono i prodotti che andrà a mettere sulla sua tavola.
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Le note
di Mara Rechichi
SVEGLIAMOCI, BEFANE!
Ho scritto alla Befana, non per
chiederle doni, ma per chiederle
come sta, se anche lei prova fatica
a respirare in quest'aria. Tra befane ci si intende. Col suo garbo
solito, mi ha risposto comunicandomi che da luglio scorso esiste
un movimento di befane che sta
percorrendo tutto lo Stivale. E'
nato dalla condivisione, tra befane, “del disagio e dello sconcerto
per l’acquiescente indifferenza
con la quale gran parte del paese
ha accolto fatti, rappresentazioni,
discorsi fortemente lesivi della
dignità delle befane.” C'è la
volontà di “capire come e perché
nel corso degli anni si fosse venuto imponendo, nell’insieme dei
mezzi di comunicazione e di
intrattenimento, e senza provocare un’adeguata reazione, una
immagine del femminile che,
spacciata per spregiudicata e libera, offende elementari principi di
rispetto e buon gusto e nasconde
la crescita professionale civile e
culturale delle befane italiane.”
Certo, è vero che i movimenti di
emancipazione degli anni '60 e '70
hanno portato alla conquista di
diritti di cittadinanza per le befane italiane, ma non completamente. E Così le befane italiane
sono “soggetti di una ampia
gamma di diritti, ma drammaticamente incapaci di esercitare individualmente e collettivamente
azione politica, tanto
che gli stessi diritti
riconosciuti spesso stentano a tradursi nella realtà
e restano una
cornice astratta.
Nel campo del
lavoro, del welfare,
della maternità, del sistema dei media, nelle rappresentanze istituzionali si verificano
scarti talmente forti tra principi e
realtà che la libertà rischia di continuo di scivolare nella subalternità.” Da qui è nata la volontà di
aprire un dibattito ampio sulla
libertà delle befane. Così chiude,
la Befana, la sua lettera di risposta.
Adesso facciamo un giochino
semplice semplice. Sostituite la
parola “befane” con la parola
“donne”. Quello che ne verrà
fuori è un piccolo stralcio del
documento sul quale si basa il
movimento “Di Nuovo”, che sta
portando nei principali teatri d'Italia lo spettacolo “Libere”, caratterizzato da dibattito conclusivo.
Da Milano a Bari, la risposta è
stata intensa e partecipata, befane
e befani insieme.
Care Befane calabresi e soprattutto della Locride, adesso tocca a
noi! Riposatevi dopo le fatiche di
questi giorni, ma fate trillare la
sveglia per la sera di lunedì 10
gennaio: non prendete impegni,
grande meeting di befane e befani al Palazzo della Cultura di
Locri. E mi raccomando, ricordatevi che noi befane non presenti
non ci saremo perchè saremo già
volate via per epifanizzarci nei
luoghi di studio o di lavoro.
2
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
MIX
MISCONOSCIMENTI
C’è nella politica italiana, meridionale, calabrese una coppia formidabile,
che non rischia né per il presente né
per il futuro la separazione e tanto
meno il divorzio. Una coppia più
forte di quella vide Insieme Francesco d’Assisi e Madonna Povertà. È la
coppia coinvolgimento giudiziario
d’esponenti politici e misconoscimento di paternità. Funziona sempre, come il sole che sorge ad oriente e tramonta ad occidente.
Chi ha buona memoria ricorda quel
che accadde all’indomani dell’assassinio di Vico Ligato. Nessuno più
sapeva nella Democrazia cristiana
che l’assassinato era stato dirigente
di primo piano di quel partito, e che
per quel partito aveva rivestito cariche importanti, come quella di presidente delle ferrovie, che lo portò a
morte. Nessuno tranne Oscar Luigi
Scalfaro, poi Presidente della Repubblica, che ad un refrattario e riottoso
Consiglio nazionale della Democrazia cristiana disse chiaro e tondo:
“Ligato ci appartiene”. Fu il primo
clamoroso caso di misconoscimento.
Se i preti hanno il vizio di battezzare
i morti non in odore di fede, i
magni politici conservano la tartufesca e filistea abitudine di ritirare la
tessera ai cadaveri e a quei malvivi,
che incappano nella rette giudiziaria.
Che volete? La storia politica non è
sviluppo. È imitazione e ripetizione.
Lo insegna e lo consolida il caso
Santi Zappalà sul quale il Pdl calabrese non è cocciutamente garantista
come lo è per il napoletano Cosentino. E anche per lui, come, ovviamente su scala grande per Ligato, scatta il
misconoscimento di paternità della
sua vittoriosa candidatura, accompagnata da uno sberleffo. Ha senso,
infatti, chiedersi : “Chi l’ha candidato?”, e rubare il mestiere ai cani poliziotti per conoscere chi, quando e
come sortì nelle liste il dr. Santi Zappalà? Non era egli un importante
dirigente del Pdl? E non è forse noto
a tutti che sono i partiti e comunque
i capi dei partiti a officiare candidati
e candidature? E non è chiaro che
gli scaricabarile, dopo arresti e coinvolgimenti giudiziari, sono il segno
d’una classe politica, che, non prendendosi mai una responsabilità non
sarà mai una classe dirigente e resta
solo una ruota di scorta degli
imprenditori politici del Centro? E,
poiché vogliamo dire tutta la verità
sul miasmo mefitico che emana dalla
classe politica calabrese governante
e governativa, cioè al governo e alla
falsa opposizione, mette conto
richiamare che lo stesso comportamento usò il centrosinistra quando in
galera è finito Domenico Crea.
Anche lì misconoscimento di paternità. Eppure, Marco Minniti ci aveva
ammoniti che lui aveva letto le carte
e che non c’era nulla da obiettare nei
confronti del candidato Domenico
Crea. Non obiettò neppure la deputata antimafia, signora Maria Grazia
Laganà. Salvo, poi, a dileguarsi
quando vennero i guai giudiziari, che
continuano ancora, per Domenico
Crea.
Insomma, per un pugno di voti son
tutti eguali in partenza. Tutti ipocriti
e filistei all’arrivo di avvisi di garanzia, rinvii a giudizio, carcerazione
preventiva. E proprio per questo la
detta coppia immorale ha tutte le
carte in regola
per prodursi e
proseguire
come coppia
immortale.
3
LETTERA DA HOLLIWOOD GRATIS
Sono un imprenditore. E di solito non organizzo feste. Sono un imprenditore che è
stato sedotto e convinto dalla richiesta di un
gruppo di ragazzi che hanno chiesto la mia
collaborazione per organizzare una festa di
fine anno: il Welcome to Hollywood.
Per me sarebbe stato molto più semplice
affittare il locale di mia proprietà dove la
festa si è svolta, un capannone sito sul lato
nord del lungomare di Siderno; sarebbe
stato, commercialmente, un guadagno sicuro. Non mi sono limitato a questo per due
motivi: uno il voler aiutare questi ragazzi
che da anni “smuovono” Siderno dalla geli-
“sono un amico di amici”. Il solito discorso.
Divertiamoci, si, ma a costo zero. Credo
che il biglietto free sia un male necessario,
necessario però finchè sia minimo. Quando
si eccede fino ad arrivare a 2000 persone
che non sborsano un euro diventa un disastro economico. Siamo stati vittime della
“comparanza” forzata, della pretesa sfacciata di un biglietto, della sintesi chiara del
perchè il nostro territorio è anni luce indietro.
Di sicuro non ripeterò più un’esperienza
del genere. Tra fatture gonfiate (40.000
euro di spese, quasi tutte sul territorio e
LA NOTTE DEGLI OSCAR DI SIDERNO
VITTIMA DI «AMICI DEGLI AMICI»
da cortina di vuoto assoluto che pervade la
nostra città e, poi, in quanto imprenditore,
per la possibilità di un rientro commerciale
maggiore, vista l’ottima organizzazione che
l’evento aveva, visto l’impegno che ci abbiamo messo.
Il risultato? Un disastro. Almeno economi-
camente parlando. 3500 persone a divertirsi e neanche un euro guadagnato. Come
mai? Semplice. Siderno è patria di comparanza, i numeri lo confermano. Quasi il
60% degli ingressi sono stati una pretesa,
ovviamente gratuita.
“Sono di Siderno”, “sono un amico”, o
LA STORIA PRESENTA IL CONTO:
I CITTADINI PAGANO!
Trascinato dallo spazio e dall'enfasi a lui riservata nell'intervista rilasciata a Marilene Bonavita (“la
Riviera”, venerdì 24/12/2010, pag.
13), il sindaco di Locri, Francesco
Macrì, annuncia urbi et orbi la
sua ricandidatura con ostentata
sicurezza di successo.
Su di lui contano gli imprenditori
locali: in particolare Locride
Ambiente, così da proseguire per
altri cinque anni nella raccolta
sporadica, sommaria e indifferenziata dei rifiuti; secondariamente
gli operatori turistici e del commercio, che tenteranno di concentrare in una sola settimana di agosto i loro affari, così come pretende la multimilionaria estate locrese degli spettacoli; infine gli istituti di credito che aspettano di tirare le somme della dichiarazione di
dissesto delle finanze comunali
preannunciata dall'assessore al
ramo.
Frenetici i positivi commenti degli
ex lsu-lpu, ora stabilizzati a parttime, concausa del dissesto.
commercianti che hanno visto nel veglione
una gallina dalle uova d’oro) e “biglietti di
rispetto”; far divertire la gente non paga.
Anzi…
Siderno e tutta la locride, ancora una volta,
fanno un grande passo indietro. Peccato…
Federico Biancospino
Ci scusiamo per il disagio
Se una notte
d’inverno
un viaggiatore
“Il fischio sordo di un treno che attraversa
regioni notturne. Il viaggiatore sonnolento
in cerca di un riparo. Nada occurre. Nulla
accade.”
E'così, nulla accade al povero viaggiatore che, cedendo alla tentazione di rivedere la sua Calabria, deve affrontare i
disagi del viaggio, soprattutto quello di
ritorno.
Nulla accade nelle due ore trascorse su
un marciapiede di una stazione in una
fredda notte invernale, col vento che
produce rumori sinistri, perché il treno,
un Eurostar partito da Rosarno il 29
dicembre 2010 alle 17 e 30 e diretto a
Roma, si guasta come una vecchia 500
e muore nella stazione di Battipaglia.
Nulla accade, se non gli strepiti di gente
esasperata, infreddolita, stanca di essere
presa in giro. Non c'è più la ferrovia
jonica, andiamo a prendere il treno da
Rosarno, prendiamo l'Eurostar e poi ci
impantaniamo, quando non ci rifilano,
come allo scendere, un treno partito
dalla stazione centrale di Milano e diretto a Reggio con bagni inservibili e perciò chiusi. Ci avvertono di prendere il
primo treno che passa, tipo autostop. Si
prende quello che proviene dalla Sicilia,
solo che alle 11 di sera è strapieno di
gente che cerca di dormire e non avvertiamo la poesia di Kerouac nel sederci a
terra su quello che sembra un vagone
merci. Nada de nada neanche a Roma,
dove il treno ferma a Tibutina alle 2 di
notte invece che a Termini come avrebbe fatto il nostro 4 ore prima. E addio
alle coincidenze con treni per altre
destinazioni. Le ferrovie avevano promesso di provvedere a qualche collegamento, auto, taxi, per raggiungere la stazione centrale, ma ci siamo solo noi e
invece di annunci consolanti si sentono
urli che hanno il sapore dell'ira. Nulla
accade per le ferrovie, niente da segnalare sul fronte sud. Se non che la Calabria non è la foresta amazzonica nella
quale per il viaggio descritto nel 1948 da
Alvaro Mutis (da noi liberamente citato) “il treno partiva da Paramo il 20 febbraio di ogni anno e giungeva al luogo di
destinazione…fra l'8 e il 12 novembre…i viaggi non erano mai annunciati
in anticipo…e a volte subivano ritardi
fino a varie settimane a causa del crollo
di un viadotto”. Ma quello era un treno
denso di immagini con una forza dirompente, una metafora della vita, una poesia, qui tra un po' non ci sarà più né poesia né prosa, nada de nada e già quest'anno in molti si sono rifiutati di sobbarcarsi tutti questi disagi e non sono
ritornati in Calabria per le vacanze natalizie.
Cristina Briguglio
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO [email protected]
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
In merito alle
illuminazioni
Scusatemi per il disturbo, ma
leggendo la riviera del 31
dicembre a pag. 13, avete
messo come primo posto il
paese meglio illuminato Roccella, io non so quali siano i
criteri utilizzati ma perdonatami, chi ha redatto la classifica
non è stato a Roccella o è passato solo di sfuggita, perchè io
ho visto illuminato solo 100
metri di corso e nemmeno (20
metri prima della piazza S.
Vittorio e 20 metri dopo la
piazzetta Primavera) con
delle semplice luce a grappolo
e poi il resto tutto buio con
qualche sporadica stella, e 20
fili di lampadine blu che illuminavano la piazza S. Vittorio
che a guardarli ti girava il
capo. Altri paesi a mio avviso
hanno curato di più l’intero
corso forse le luci erano bruttine,ma sempre uno spirito
natalizio si sentiva nel passeggiare, a Roccella dall’ingresso
lato sud fino al ponte che
scende al lungomare tutto
buoi …sarà che mi sbaglio ma
questo è quello che si vede
fatevi un giro per costatare
realmente quanto dico. Grazie e scusate, son che ci sono
cose più importante di questo
ma non riuscivo a tenermela .
Angelo Pedullà
Prevenire è meglio
che curare
L'azione di divulgazione preventiva circa l'effetto nocivo dei botti di
Capodanno avviata da questo
giornale ha sortito l'effetto sperato,
tant'è che la notte del 31 dicembre
in Pronto Soccorso non si è presentato alcun caso riguardante
traumi da scoppio. Complimenti
Giuseppe Zampogna
primario P.S. Locri
RICORDANDO
Breve disquisizione
filosofica... o semplici
dubbi amletici...
applicati
Cosa è la cultura?
Cultura è conoscenza! ..la conoscenza è
il frutto di un processo di evoluzione
la conoscenza permette di liberarsi dall’inganno, dunque si diviene liberi, dunque cultura è libertà!
Ma la conoscenza è fondamentale per
imparare cose nuove ed essere diversi ....
ed ognuno ha un suo percorso, diverso
dagli altri ed ogni conoscenza è diversa...
ma non si dovrebbe tendere all’uguaglianza?
Ma non c’è arte senza cultura perchè
l’arte fa parte della cultura e non ci può
essere cultura senza comunicazione
E la conoscenza è arte?
La comunicazione è arte?
E l’arte è per tutti?
Ma se non tutti hanno la conoscenza
come possono capire l’arte?
L’arte è per tutti o tutti dovrebbero aspirare all’arte??
Allora sarebbe meglio condividere e
diffondere l’arte? Ma se non tutti hanno
la conoscenza per capirla, molti non la
capiranno; allora bisogna che qualcuno
la spieghi loro e li renda coscienti.
E come fare per ottenere questo risultato?
Lo Stato, o meglio la politica di Stato
desidera che l’individuo/cittadino abbia
la conoscenza?
E l’artista può pensare alla divulgazione
della sua arte? O ha forse bisogno di un
mezzo che è la politica? E dunque l’arte
ha bisogno di un prezzo? O.... che prezzo ha l’arte?
E dunque l’arte e la conoscenza abbisognano di compromessi
Applicando i miei dubbi alla serata ed al
cambiamento di programma, che è solo
segno di elasticità mentale e certo non
mancanza di rispetto di una
scaletta/regola (e chi le fa le regole?) e
partendo dal presupposto che solo nella
parole si ha la verità e che, al contrario
di quando criticato, le parole, tante
parole, e non sempre le stesse, servono a
capire ed a far capire e che anche la
mera utopia è necessaria poiché è solo
espressione di speranza, di un sogno,
non si può sperare che un domani qualche politico capisca e dia i finanziamenti per divulgare qualsiasi forma di artecultura, ma la conoscenza deve crescere
in ognuno di noi gradualmente, nel percorso della vita, nella formazione della
coscienza/conoscenza.
Marilene Bonavita
Tutti vogliono il cambiamento;nessuno
vuole cambiare! (Kierkegaard)
L’importanza della
comunicazione
Non penso di dire cosa sconvolgente e
rivoluzionaria asserendo che le manifestazioni, di qualsiasi tipo, sono comunicazione. Piaccia o non piaccia, anche
l'arte lo è. E, più in generale, la cultura,
naturalmente. In quest'ottica, a mio
avviso, non si può entrare concretamente nel processo comunicativo se
non si riflette sulla sua stessa costituzione, cioè sui meccanismi che ne stanno
alla base.
La comunicazione, in genere, non
avviene (non può proprio avvenire) se
manca anche uno solo dei tre nodi cruciali su cui il suo sviluppo si basa: Emittente, Mezzo di comunicazione, Ricevente.
La parte più “delicata” del processo
risiede, parrebbe ovvio, nel “mezzo di
comunicazione”.
Lo sapeva molto bene Marshal
McLuhann, che al suo studio ha dedicato un'intera vita.
Lo sanno molto bene gli uomini di
potere, che, nella società moderna e
ancor di più in quella contemporanea,
al suo controllo dedicano gli sforzi
maggiori, ben consci che senza di esso
non esisterebbe nemmeno il loro potere.
L'uomo politico, ovverossia l'uomo di
potere, DEVE, per forza di cose, ricercare il consenso di massa (nei tempi
recenti a questa regola è addirittura
assoggettato anche il dittatore) per
poterne perpetuare il proprio.
Non è un caso che, in politica, i comizi
di piazza sono stati praticamente soppiantati dalle apparizioni in televisione
e radio (anche in internet, ma questo è
un “mezzo” diverso, ancora non interamente “addomesticato”, anche perché
meno “addomesticabile” degli altri).
Diverso è il caso dell'artista, o dell'intellettuale, pur non potendo nemmeno
essi sfuggire alla triade EmittenteMezzo-Ricevente.
Anzitutto perché il loro principale
obiettivo non è (non dovrebbe essere)
la ricerca - il rastrellamento - del consenso.
Si potrebbe dire che, mentre per il politico la comunicazione è unidirezionale
(dall'emittente al ricevente, attraverso
il mezzo, con il voto a rivestire la sola
funzione di promozione/bocciatura),
per l'intellettuale/artista essa deve
necessariamente essere bidirezionale
(salvo il caso, ovviamente, in cui il solo
fine è la raccolta/rastrellamento del
consenso): quanto “messaggio” esce,
altrettanto ne deve entrare, pena l'isterilimento del processo comunicativo
(isolamento) o il suo stesso “annacquamento” (commercializzazione del
“prodotto”).
Tutto ciò, ovviamente, nel caso in cui
l'Emittente avesse SEMPRE piena
disponibilità del mezzo di comunicazione.
Altrettanto ovviamente, ciò succede
molto di rado per l'artista/intellettuale.
Oggigiorno solo il WEB garantisce
(garantirebbe) un buon livello di disponibilità di mezzi comunicativi, ma, da
una parte l'ipercomunicatività (sono
miliardi le pagine WEB e il loro affollamento può produrre nel nostro caso
un senso di isolamento analogo alla
solitudine che si prova stando fra una
sterminata moltitudine di gente), dall'altra le persistenti difficoltà di diffusione/utilizzazione, non rappresentano
una soluzione definitiva al problema.
E' qui, dunque, che si innesta l'indispensabilità del politico: purtroppo
non se ne può fare a meno.
Spero non me ne abbiano i politici, ma
il “purtroppo” discende dall'obbiettiva
constatazione di una loro pervasività
basata quasi sistematicamente sul “do
ut des”.
Un riscontro in ordine a tale pericolo si
è potuto intravederlo in una domanda
posta l'altra sera, nel corso dell'ottimo
dibattito al “5th Avenue” sul tema di
cui sto parlando: chi dà le “pagelle” agli
intellettuali/artisti da, eventualmente,
sostenere? Ossia (e spero di averne
bene interpretato il senso): chi decide
di
promuovere
questo
intellettuale/artista, piuttosto che quello?
La domanda, in realtà , è corretta, se
posta con sincera ricerca di una metodologia, è prosaica in altri casi.
In ogni caso è d'obbligo una risposta;
che non può che essere: Le persone
intelligenti e/o competenti (la competenza potrebbe anche essere un optional, l'intelligenza no). E di cultura. Che
ci sono, anche fra i politici (quelle di
cultura, intendo, su quelle intelligenti
non v'è da dubitare…).
Bisognerebbe solo incrementarne il
numero, e svincolarle un po' dall'idea
neocapitalistica del “ritorno” immediato, in termini di immagine o di denaro.
Di esempi ce ne sono e ce ne sono stati,
anche in Calabria, e persino nella
Locride.
Non penso, infatti, che ci fosse tanta
richiesta di jazz, a Roccella, negli anni
'80. Scommessa fu, e certamente vinta.
Non penso che ci fossero amministratori di elevatissimo spessore culturale a
Bovalino negli anni '70, ma intelligenti
sì: e fu una indimenticabile stagione
teatrale che avvicinò la gente a nomi
come Brecht, Senghor, Majakowskij,
Ruzante, Weiss, Sartre, Tasso e che riaprì alle scene l'antica Locri con l'altrettanto indimenticabile “I locresi al
Senato di Roma”.
E non fu nemmeno una meteora, o un
fatto fine a se' stesso, se da allora, forse
unico esempio in Calabria, una compagnia teatrale continua a proporre teatro, spesso di altissimo livello, a Bovalino. I suoi figli e nipoti si chiamano Pino
Ammendolea, Nino Racco, Gruppo
spontaneo, e sono tuttora attivi (e
senza uno straccio di struttura teatrale
- e tantomeno di parcheggi…- a servizio). Sempre negli anni '70-'80, a
Cosenza, invece, amministratori intelligenti (oltre che competenti) diedero
l'occasione all'indimenticato Enrico
Vincenti di gestire il Rendano: e fu un
vero e proprio diluvio di freschezza
creativa, con il paludato teatro cosentino sconvolto dalle sonorità della
“Nuova Compagnia di canto popolare”, dalla “trasgressività” del Red
Buddha Theatre di Stomu Yamash'ta,
dall'ipersperimentalismo di Mario
Ricci, a fianco dei più tradizionali recital di Alberto Lupo o de “Il mercante
di Venezia” di Mario Scaccia.
Anche quell'esperienza ebbe, guarda
caso, dei figli (che si chiamano Pasquale Anselmo, la “voce” di Nicholas
Cage, Luciano Capponi, regista del
recente “Butterfly zone”, Lavinia
Longo, regista e fotografa d'avanguardia, ecc.).
Tutto questo anche per dire che l'ottima intuizione de “La Riviera” potrebbe senz'altro funzionare come “veicolo
protettivo” per favorire l'accesso degli
artisti locridei al “Mezzo”, al riparo
dalle ingerenze politiche (di quelle
indebite), se solo avesse la voglia vera
di farsene carico e se solo, veramente,
gli artisti e gli intellettuali avessero
voglia di confrontarsi col mondo che li
circonda, spogliandosi di quel
poco/tanto di piagnonismo che talora li
confina nelle loro eburnee torri, perché
è di loro che la Calabria, e la Locride,
ha bisogno, prima ancora che delle
strutture (parcheggi compresi).
Pino Macrì
LA MIA
STORIA
Sono nata all´ospedale di Locri
il 24.08.1939 da una relazione
extra coniugale e da una
mamma che non voleva che si
sapesse il suo nome. Sono stata
portata al brefotrofio di Locri e
dopo 3 mesi mi affidarono alla
famiglia Fuda Domenico e Carà
Caterina, dove vissi fino all`età
di 20 anni insime ai 2 fratelli figli
di questa coppia perchè non fui
piu` ripresa da nessuno. La
mamma a cui sono stata affidata
mi portava spesso a farmi vedere mia mamma che lavorava al
comune di Locri, ma mi rinnegava sempre. Il mio papà era
nominato il segretario. Lui era
quello che portava i soldi per i
bambini al Brefatrofio di Gioiosa Jonica. Mi ricordo solo che il
suo nome era LEONE o qualcosa del genere. Un giorno quando io avevo l`età piu o meno di
6 anni ricordo che mi chiese se
volevo andare ad abitare con lui.
Ma io ero troppo piccola per
capire. Quando mi sposai ebbi
una bimba. Quando questa
aveva 2 anni decisi di riprovare a
ricercare i miei genitori. Bussai
alla porta di mio padre ma lui mi
rinnegò. C`era pure un giovane
a cui chiesi se in casa ci sia papà.
Credo che sia stato mio fratello.
Lo stesso giorno andai al comune a trovare questa signora che
dicevano sia mia mamma. Ma
questa volta mi invitò ad andare
in bagno. Ma io non capendo
rifiutai. Siccome i miei genitori
affidatari erano analfabeti non
ce un documento in cui sia scritto un nome da cui poter incominciare a cercare. I miei fratelli con cui sono cresciuta li ho
rivisti 1 anno fa dopo 50 anni.
Vorrei adesso sapere se ho dei
fratelli giusti da entrambi i lati.
Sarebbe il mio piu grande desiderio credendo che i miei genitori sicuramente non esistano
piu`.
Giovanna Bruzzaniti
CARA MILANA
Giorno
12-01-2011
SARA’
CELEBRATA
UNA MESSA
A LOCRI IN
RICORDO
DI ANTONIO
CORDì
Tratto da
* [email protected]
É POSSIBILE CHE LE RIVOLTE DEGLI STUDENTI DIVENTINO LABASE PER UN’EUROPAPIÙ GIUSTAE PIÙ MODERNA?
Anche in Croazia ci sono state proteste studentesche che hanno attirato l’attenzione
degli intellettuali più che dei politici. Questo
perché i partiti sono piuttosto ottusi di fronte a qualsiasi tipo di protesta: credono che sia
normale governare seguendo il tornaconto
personale.
È una cosa difficile da cambiare, ma credo
che il futuro del continente stia nell’eterno
procedere verso qualcosa che oggi ci sembra
irraggiungibile, e magari un giorno riusciremo tutti a chiamarlo il “nostro continente”.
Faccio molta fatica a capire i rapporti tra i
paesi dell’Unione, e non sono in grado di
dire se questa Unione si stia veramente sgretolando.
Quando leggo le notizie sugli altri paesi
europei mi viene da pensare che tutti i politici del continente sono persone false che
fanno fatica a nascondere le loro ambizioni
4
dietro slogan astratti. Questo si può cambiare? Credo che le manifestazioni studentesche potrebbero accelerare il cambiamento,
come è già successo nel secolo scorso.
Ma di sicuro, per rendere l’Europa più sana
e sincera, bisognerà azzerarla completamente. Proprio partendo da energie fresche. In
questo senso credo che si possa sognare
un’Europa più interessante e divertente,
dove potremo sentirci liberi.
L’intervista
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
Notti in riva allo Stretto
6
Una piccola percentuale di scambisti si incontra nei locali, ma
moltissimi di loro temono di essere riconosciuti. È la via Marina la
vera calamita di una Reggio che non accetta di stare sotto le
lenzuola: dalla villa comunale alla Banchina di Levante si
materializza ogni notte questa vita parallela alla ricerca di libido
L’oscuro mondo degli
scambi di coppia reggini
MARIA G. COGLIANDRO
“Il triangolo no, non l’avevo considerato” canta il grande Renato. E il
quadrato?! Il quadrato ormai da
tanti anni lo considerano in molti.
Uomini e donne di tutte le età, di
tutti i ceti sociali, dall’imprenditore
all’operaio, dalla donna in carriera
alla casalinga. Tutti disposti a sacrificarsi sull’altare dell’eros. Molte le
coppie sposate da anni per le quali
all’improvviso la fiamma della passione si affievolisce, il sesso diventa
routine e la libido sotto le lenzuola
ne risente fino a smorzarsi del tutto,
lasciando il posto all’affetto o all’indifferenza.
Molte le coppie in crisi a seguito di
tradimenti da parte di uno dei partner, il quale, probabilmente per
mettere a tacere il senso di colpa,
invita la propria metà a provare
nuove sensazioni, senza però innamorarsi. Sì, perché il motto degli
scambi di coppia è “sesso senza
amore”. Solo sesso puro. Bando,
dunque, alle emozioni e agli inutili
sentimentalismi. Ma sarà così per
tutti? Abbiamo intervistato una coppia di scambisti reggina, Squalo di 45
anni e Desideria di 42, sposati da
ventidue anni con due figli di 20 e 16
anni.
Cosa vi ha spinti allo scambio di
coppia?
Desideria: Dopo tanti anni di matrimonio, la passione ha lasciato spazio
alla noia. Non ci divertivamo più,
eravamo stanchi della solita minestra. Inizialmente abbiamo provato
a risolvere la nostra crisi praticando
degli hobby in comune, quali lo
sport, i viaggi, ma con scarsi risultati.
Alla fine ci siamo decisi a tentare
l’ultima carta. Un collega di mio
marito e la sua signora praticavano
lo scambio di coppia già da un po’e
ci hanno assicurato che non esiste
medicina migliore per risollevare le
sorti di un matrimonio.
Ci hanno presentato dei loro amici
fidati, con cui avremmo potuto
avere rapporti senza correre alcun
rischio. E da lì si sono spalancate le
porte di una
nuova vita per
noi, che non
avremmo mai
immaginato di
intraprendere,
una vita dove
qualcosa,
che
qualcuno ancora
chiama
tradimento, riaccende
i sensi.
E se non è tradimento, cos’è?
Squalo: Non possiamo parlare di
tradimento. Tradire è diventare intimi con qualcuno
che non sia la persona che hai accanto. Delle coppie che frequentiamo
conosciamo appena il nome e il
numero di cellulare. Ci siamo promessi reciprocamente di non
approfondire la conoscenza fuori
dal letto. Lo scambio è solo sessuale.
Quindi è impossibile innamorarsi
tra scambisti?
Desideria: Non proprio impossibile.
“
Eravamo stanchi
della solita minestra
e abbiamo tentato
l’ultima carta per
risollevare le sorti del
nostro matrimonio
Conosco una donna che dopo
diversi incontri con un’altra coppia,
ha finito per diventare gelosa dell’uomo che aveva conosciuto e non
sopportava
di
saperlo a casa con
la propria moglie.
Per chi si lascia
prendere dalle
romanticherie, è
facile passare dai
sussurri e dagli
ansimi di piacere
alla gelosia, dalla
voglia di divertirsi
alla voglia di innamorarsi. Non è
proprio questo lo
spirito dello scambismo. Lo scambismo deve essere
desiderio, passione, lussuria, trasgressione che continua anche nel
raccontarsi al proprio partner una
volta finito l’incontro.
Frequentate locali per scambisti
stile Eyes wide shut o ricevete l’altra
coppia in casa?
Desideria: Una volta siamo andati
in un locale a Palermo che ci avevano consigliato alcuni amici. Una
delusione. Sembrava un bordello.
Come tutti i locali per scambisti, c’erano delle donne pagate dai gestori
per fare sesso con i clienti altrimenti chi fosse entrato da single, dal
momento che le coppie si scambiavano tra loro, sarebbe rimasto a
bocca asciutta. E poi in questi locali
non sono previste maschere come
in Eyes wide shut e perciò si rischia
di fare incontri inaspettati. Preferiamo incontrarci a casa loro o a casa
nostra al mare.
Cosa ha in più lo scambio di coppia rispetto a un rapporto “normale”?
Squalo: Concedimi questa battuta:
nello scambio di coppia hai la possibilità di vedere la tua partner a 360°,
non più solo a 90°! E questo eccita
di più. Quando si fa l’amore con la
propria moglie, molti particolari
non si notano neanche. Vederla dal
di fuori con un altro uomo ti permette di conoscerla completamente
e ti intriga tantissimo.
Come conoscete le altre coppie?
Squalo: Grazie agli annunci su
internet e grazie ai numeri di telefono che ci scambiamo tra scambisti!
Finito uno scambio, tu presenti una
nuova coppia a me e io presento
una nuova coppia a te!
Quali sono i ritrovi per scambisti a
Reggio?
Desideria: C’è qualche locale ma
non ci siamo mai stati per il timore
di essere riconosciuti. E poi c’è la
classica via Marina, dove puoi
incontrare coppie, single, bisex e
gay. Macchine che strizzano gli
occhi con gli abbaglianti, sguardi
languidi e comincia l’avventura.
Qualcuno dice che se ne trovino
anche alla Villa Comunale, alla Stazione o al porto, Banchina di
Levante, ma noi non ne abbiamo
mai visti.
I vostri figli sono a conoscenza di
queste “scappatelle”?
Desideria: Penso di si ma non
hanno mai voluto parlarne.
Primo Piano
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA: PIETRO FUDA AI NASTRI DI PARTENZA
Il ritorno del falco
NATALINA MISOGANO
Quale sia lo schieramento che lo
appoggerà non è ancora certo, quello
che sta per diventare certezza è invece
che tra la lista di nomi candidati alla
presidenza della provincia ci sarà anche
Piero Fuda, il senatore meridionalista
di Siderno. L'uomo che già una volta ha
permesso alla provincia di osare in
città. E alla città, di tentare qualche piccolo decollo.
Oggi forte della sua concretezza punta
in picchiata su Palazzo Foti, nido di
quel presidente stracittadino che ha
guardato alla provincia, ma ha visto
solo dal Gordon Blue e Piazza Camagna. La miopia di Giuseppe Morabito
ha acconsentito solo al lancio di qualche osso.
Dallo Stilaro al Sant'Elia i suoi consiglieri provinciali hanno aspettato quasi
invano la chiusura della “macelleria”
per avere ricompense. Oggi, pieni di
sangue e morti di fame, scodinzolano
nelle piazze paesane di riferimento e,
alla ricerca del consenso perduto, sfacciati ripropongono, sotto le spoglie del
Pd, l'uscente. Salvo sorprese, la candidatura di Giuseppe Morabito è certa.
E comunque, l'UDC sembra pronto ad
accogliere Pietro Fuda che pare abbia
allacciato rapporti direttamente con la
sede centrale di Roma, ma anche se
dovesse sfumare l'accordo col partito di
Lorenzo Cesa, l'ex senatore rimane
determinato ai nastri di partenza.
Pietro Fuda c'è, e con lui molta Locride
e Piana, esclusi nella ultima competizione elettorale da Palazzo Campanella, in nome di quella città Metropllitana,che va da Melito a Palmi e solo per
convenienza si deforma fino a Gioia
Tauro, lungo la striscia del Porto. Ma lì
servono capacità e, a oggi, né Consiglio
regionale e né Consiglio provinciale
hanno dimostrato nulla. Per la cronaca,
a quel molo finora hanno attraccato
solo tante mediocrità.
A destra intanto avanza Luigi Fedele
titolare di una formazione quella di
Scopelliti che finora non sta rincorrendo nessuno, priva di spirito animatore
e di ambizione nazionale.
Nessun desiderio di eccellere, poco
sguardo lungo. Solo routine.
A sinistra
Pietro Fuda
A destra
Palazzo Foti
Elezioni amministrative
superficialmente
è
Elezioni di primavera
di primavera. Il tempo
comunque il desiderio di
stringe e il caos è sempre
Pietro Fuda (già presidenpiù totale fino al punto
te della Provincia prima
che, addirittura, si morche Giuseppe Morabito
mora tra i corridoi della
ne ereditasse il mandato
politica che il sindaco
con tanto di bilancio in
facente funzione al
passivo e completamente
Comune di Reggio Calada risanare) di tornare in
ALBERTO CAFARELLI
bria, Giuseppe Raffa, sia
campo. Ancora non sono
corteggiato come eventuale candidato alla corsa di primo cit- chiare le alleanze che Fuda abbia intenzione di stringere, ma
tadino a Palazzo San Giorgio dalla corrente del Pd che fa nella Locride danno per certa ormai la sua candidatura.
capo a Demetrio Naccari, tramite il suo 'fedele' rappresen- Ritorniamo a Palazzo San Giorgio. Il Pd viaggia nell'incerteztante in consiglio Seby Romeo. L'unica certezza rimanendo a za che ormai lo contraddistingue e non solo a livello locale e
Piazza Italia, lato destro per chi guarda verso il mare, la can- Massimo Canale, scoraggiato ormai dalla presa di distanza
didatura di Demetrio Arena, attuale amministratore dell'A- del suo partito, il PdCi, ha riflettuto in questi ultimi giorni
tam, voluto e sponsorizzato dal presidente della Regione sulla possibilità di ritirarsi dalla competizione per poi annunCalabria, Giuseppe Scopelliti, nonché ex sindaco del cosidet- ciare che non ha nessuna intenzione di mollare la presa. In
to 'modello Reggio'. A Palazzo Foti, ormai certa la riproposi- tutto questo contesto non va dimenticata la corrente dell'ex
zione del presidente uscente del Pd, Giuseppe Morabito, presidente del Consiglio Regionale, Giuseppe Bova, che non
appoggiato dal suo partito, da Prc, PdCI e Sel. Alla più alta resterà a guardare convinto in autonomia di potersi giocare
poltrona della Giunta provinciale per il Pdl, sembra prende- le sue carte. Intanto, nonostante l'onorevole Angela Napoli,
re sempre più credito la candidatura di Luigi Fedele, favori- coordinatore regionale di Futuro e Libertà, abbia scaricato
ta in un cero senso, da quella norma sull'incompatibilità delle Paolo Gatto, quest'ultimo non rinuncia alla sua candidatura
cariche che tante polemiche sta suscitando passata a maggio- a primo cittadino come rappresentante dei 'finiani'. C'è poi il
ranza nell'ultimo Consiglio Regionale. Rimanendo a palazzo valzer dei candidati consiglieri da un palazzo all'altro. Per
Foti, da sottolineare che il Pri, in più di un'occasione, conti- citarne solo alcuni. Sul fronte del Pdl, Demetrio Berna,
nua a rivendicare una poltrona importante. Per questo moti- attuale consigliere comunale sembra intenzionato a candivo anche l'attuale segretario del partito dell'Edera va inserito darsi a Palazzo Foti, mentre Giuseppe Eraclini voglia puntatra i papabili, sempre che Berlusconi non lo accontenti dan- re ad un posto tra i banchi dell'assemblea di Palazzo San
dogli un ruolo di primo piano nella società Stretto di Messi- Giorgio. La certezza per quanto riguarda la sinistra è invece
na, da lui rivendicata, come dicono sempre le voci che echeg- quella della candidatura alle comunali dell'attuale capogrupgiano dai corridoi della politica che conta. Da non prendere po in consiglio provinciale del Prc, Omar Minniti.
Tornano le rondini
M
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Il dito nell’occhio
Dove volano le aquile garantiste
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
9
Nella condotta di Antonio Manti, farfallone, vanaglorioso,
mitomane, segnato nella sua vita da un padre alcolizzato,
c’è il fatto materiale dell’attraversamento della porta del
Pelle, ci sembra che manchi il reato
Pietà per un derelitto
CARMELO CARABETTA
Riepilogo.
Nell’operazione
“Reale 3” insieme a un pesce grosso, Santi Zappalà, che adesso sembra non appartenere al Pdl, è
rimasto impigliato un pesce piccolo, piccolissimo, Antonio Manti,
del quale si può dire a buona
ragione con il Manzoni: persona
di nessuno, persona che non ha
neppure un padrone né un padrino. Almeno per quanto io ne sappia.
So però sicuramente che aveva un
padre, Giovanni, grande lavoratore, purtroppo alcolizzato. E ogni
sera, di tant’anni fa, Antonio
Manti, allora giovinetto, raccoglieva per le strade di Bova Marina il padre e con difficoltà lo
riportava a casa. Vuol dire che
aveva un cuore filiale. La scena si
ripeteva l’indomani. Così per
molt’anni: e fino a quando non
giunse la morte del genitore.
Rimase solo con la madre, che
non aveva certamente gioito in
vita sua.
Mi pare si fosse trovato in difficoltà a compimento dei suoi studi
superiori e mi pare di poter ricordare che gli diedi una mano d’aiuto. Si iscrisse all’Università. Credo
in
giurisprudenza.
Non proseguì. Madre
e figlio vivono d’una
minuscola pensione.
Sventurata e ammalata, non sembra che si
sia resa ancora pienamente conto di
quello è accaduto al
figlio e in deserta
solitudine, tra i singhiozzi, balbetta: “
Sono venuti a casa.
Mi hanno rubato mio
figlio”.Poiché non sa
leggere e, comunque,
non legge i giornali,
non sa neppure che il
figlio,
depositato,
perbacco, nel carcere
di massima sicurezza
di Palmi, ha tentato il
suicidio. Meno male.
Sto a vedere.
Intanto, ho da dire
che il pesce piccolissimo, quasi a riscatto
della sua condizione d’emarginato, ha cercato da più tempo una
rivalsa nel campo politico. Da più
elezioni a questa parte non c’è
stata volta che non abbia cercato
un posto in lista, in qualunque
lista. Bastonato più volte, cioè
na lettura analitica rischia spesso
di svilire le inchieste più importanti degli ultimi mesi. Si pensi all'operazione crimine, l'indagine che avrebbe
dovuto svelare il radicamento della 'ndrangheta al nord; se si scrutano attentamente
le carte si scopriranno una serie infinita di
malavitosi di piccolo cabotaggio persi dietro a un mare di chiacchiere. Non si troverà l'ombra di un grande affare nemmeno
a cercarlo con la lente d'ingrandimento, e
si finirà tristemente per sapere che i big
della più grande organizzazione criminale
del mondo avranno le facce di un venditore di pomodori ultraottantenne e dalla
fedina penale immacolata, o di un cardiopatico di evanescente spessore criminale.
Come si fa a credere che la piovra, improvvisamente diventata entità verticale e verticistica, pianifichi le sue strategie con tali
menti. Come si può pensare che le gonadi
cerebrali di Neri e Oppedisano siano in
U
La rivalsa: Antonio Manti,
l’eterno ultimo, tragicamente
in prima pagina
uscito sempre sconfitto e con pochissimi voti, non ha desistito da questo percorso che gli dava
un momento, se non
di gloria, di visibilità. Anche nelle
ultime elezioni, pur
avendo attraversato
la detestata soglia di
Bovalino, ha ricevuto una mazzata nel
suo stesso paese di
Bova Marina dove
ha racimolato una
ventina di voti. Ma
deve
rispondere
comunque di concorso esterno, reato
imputato che l’accomuna non solo a
Santi Zappalà, ma
addirittura a Bruno
Contrada. Non si
scherza.
In un suo mirabile
intervento , pronunciato alla
Camera dei deputati nel marzo
del 1874, Giuseppe Pisanelli,
autore del primo codice di procedura civile del Regno d’Italia e
ministro della Giustizia, riferiva di
LA REALE DIMENSIONE
GIOACCHINO CRIACO
grado di partorire la pianificazione econo- come un fesso qualunque si lascia piazzamica necessaria a gestire l'immenso PIL re in casa le microspie e senza alcuna pre'ndranghetistico. Ancora, quanto è diffi- cauzione esplicita progetti strampalati
coltoso identificare il Commisso, dell'ope- davanti ai microfoni dell'arma. Andando
razione Recupero, che tra la stiratina di avanti, diventa arduo identificare in Zapuna giacca e di un pantalone, con il cervel- palà l'aggancio politico necessario a una
lo che delinea le strategie del
piovra che abbia in testa i soldi
famigerato Siderno Group, assepubblici, quelli seri. Zappalà che
ritamente il più potente della
da squalo si trasforma in tonno e
costa ionica reggina, che allunga
si presenta in casa del presunto
i suoi tentacoli sin oltre oceano.
boss, protetto unicamente da un
Continuando, come si fa a trasficappellino da baseball rimediato
gurare la scaltrezza e il tono
per strada. Volendo essere pignobasso di un'organizzazione plali, come ha fatto la 'ndrangheta
Domenico
netaria con la leggerezza verbale
ad affidare la strategia della tenOppedisano
del Pelle dell'inchiesta Reale, che
sione a un quasi nano, con tutto
una giovane incinta, che, disperata
per l’abbandono dell’amante, si
butto nella Senna. Il feto non
sopravvisse. Fu portata dinnanzi
al giurì accusata di infanticidio. Il
giurì non la giudicò colpevole. Il
giudice permanente, costretto a
vedere il fatto attraverso la formula della legge, ebbe parere diverso.
Conclude il Pisanelli :” Ma colui
che porta nell’apprezzamento del
fatto il sentimento della coscienza
pubblica, vivo, reale, vede, sa,
intende che c’ è il fatto materiale
della morte di un bambino, ma
pure manca l’omicidio”.
E per traslato. Nella condotta di
Antonio Manti, farfallone, vanaglorioso, mitomane, segnato nella
sua vita da un padre alcolizzato,
c’è il fatto materiale dell’attraversamento della porta del Pelle, ma
manca il reato.
Si deve avere pietà per questo
derelitto. Lo si può restituire alla
madre mesta, mandandolo agli
arresti domiciliari. Una motivazione la si trova. O già c’è: l’incompatibilità con il regime carcerario. A
meno di non ritenere che detta
incompatibilità sia esclusiva delle
persone ricche, difese dai principi
del foro.
il rispetto per i bassetti, come Logiudice
che già nel nome tradiva la sua propensione alla decennale vendita di fratelli di sangue. Si potrebbe continuare per ore con
esempi idonei a disorientare chiunque in
buona fede volesse comprendere le dinamiche criminali calabresi. E non è certo
nostra intenzione sminuire la pericolosità
della mafia, consci della strage di libertà
che questa ha commesso negli anni trascorsi ai danni della gente normale e indifesa della Calabria. Ma a noi sembra che
sarebbe più utile, ai fini di una lotta vera al
fenomeno mafioso, delineare in modo
esatto i contorni del fenomeno e dei personaggi che lo animano. Evitare le esagerazioni, togliere il mito a gente minuscola e
affrontare il male per come è nella sua
reale dimensione renderebbe merito a una
seria lotta antimafia e darebbe un contributo essenziale alla risoluzione del dramma calabrese.
La copertina/ Omicidio Sorgonà
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
10
DELITTO CAPITALE
PASQUINO CRUPI
Venerdì di sangue a Reggio Calabria.
Giuseppe Sorgonà, venticinquenne,
parrucchiere, dunque un lavoratore,
viene assassinato . mentre alla guida
della sua Fiat 500 sta percorrendo via
De Nava. Gli era accanto il figlioletto di
2 anni, che miracolosamente è rimasto
indenne nel corpo, certamente non nel
suo cuore, per piccolo che sia. Rinunciamo all’uso del più strepitante degli
aggettivi per qualificare il fatto, che urla
da sé. Qui il sostantivo- assassinio in
presenza d’un infante- è tutto e non ha
bisogno di null’altro per piegare la
nostra mente e surriscaldare il nostro
sentimento. E solo
vorremmo
non
assistere all’esibizione del battaglione, armato fino ai
“Un bimbo di appena due anni, che assiste alla morte violenta
denti, dell’esecradel padre, ha davanti a se una vita segnata”: è quanto dichiara il
zione. Né a quello
sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui
rituale dello Stato
Diritti dei Minori e consulente della Commissione Parlamentare
che gonfia i muscoper l’Infanzia, in relazione all’omicidio dell’uomo ucciso in pieno
li e promette giucentro a Reggio Calabria mentre era alla guida di un’autovettustizia, così come
ra, alla presenza del suo bambino rimasto miracolosamente illetante altre volte a
so.
Per Marziale: “La freddezza dei killer conferma come e quanto
mezzo di conferenla criminalità in Calabria abbia alzato il tiro, incapace di fermarze-stampa ci aveva
si anche davanti alla presenza di una piccola e indifesa creatura,
rincuorati che con
rimasta per fortuna incolume fisicamente, ma destinata ad un
la penultima retata
percorso di costruzione identitaria molto difficile. La memoria di
era stato inferto un
riconoscimento è molto precoce ed è connessa a schemi di aziocolpo mortale alla
mafia. E che con l’esercito, che sta di
guardia, però, prevalentamenteal tribunale, il delitto sarebbe stato cancellato
dalla città di Reggio Calabria.
Sappiamo tenere i piedi per terra. E per
ciò stesso siamo ben consapevoli che è
impossibile e, se non impossibile, almeno straordinariamente arduo che,
ovunque aliti il vento d’un delitto, lì ci
sia un poliziotto, un carabiniere, un
militare, lesti a fermare la mano omicida. Né abbiamo voglia, in questa circostanza, d’affannare discorsi sull’opera
d’educazione al rispetto della vita, che è
lunga e ancora di là da venire con alte
misure di bonifica sociale.
Ma un dato è
certo: che la politica
dell’ordine
pubblico e della
salvaguardia della
vita, per come è
stata
pensata
ne, sebbene a due anni di età i ricordi si ammucchiano nell’indallo Stato e dalle
conscio dove vengono dimenticati o dove son pronti all’evocaziosue
succursali
ne”.
periferiche, non
“Alcuni aspetti di conservazione del passato non sempre costituiha
funzionato.
scono memoria, ma – evidenzia il sociologo – ricordo-immagine
Non funziona.
e non c’è dubbio che questo aspetto, nel caso in questione, è
E non funzionerà
destinato a prevalere. Per cui è fondamentale, nel tempo, garanquand’anche,
tire al bambino assistenza specialistica e soprattutto tenerezza da
parte degli agenti sociali a lui più prossimi. Si tratta di un’operadopo
questo
zione difficile e delicata, ma indispensabile per evitare al piccolidelitto, si infligno un’esistenza all’insegna della sfiducia e del disadattamento”.
gessero ai responMarziale conclude: “Spero che nel cuore di quanti compiono
sabili, se acchiapgesti crudeli davanti ai bambini sia rimasto un po’ di spazio per il
pati,
non uno, ma
sentimento della vergogna più eccelsa”.
due ergastoli.
Marziale: «Garantire affetto e assistenza al bambino»
AAA – CHIAREZZA SULL’HOSPICE
“VIA DELLE STELLE” CERCASI
TERESA LIBRI*
Dal Settembre del 2007, grazie all’impegno ed agli sforzi della sezione provinciale della Lega Italiana Per la Lotta
Contro il Cancro, esiste nella nostra
città una meravigliosa realtà socio-assistenziale sanitaria quale l’Hospice “Via
delle Stelle”, struttura di riferimento
dell’Associazione “La Compagnia
delle Stelle”. La prima a livello regionale, è un centro dedicato all’assistenza
dei malati terminali e al supporto alle
loro famiglie, attraverso la somministrazione di cure palliative e terapie
contro il dolore.
Oltre tre intensissimi anni di duro lavoro e impegno costante da parte di tutti
i dipendenti e volontari che assistono i
pazienti con cura e dedizione e che
vedono naufragare le loro prospettive
di futuro.
L’Hospice purtroppo versa in disastrose condizioni finanziarie, le casse della
struttura “piangono”, le retribuzioni
dei dipendenti sono in costante e continuo ritardo e gli ultimi stipendi sono
stati corrisposti circa 6 mesi fa. Questo
ha determinato la notevole riduzione
del numero di prestazioni rivolte ai
pazienti esterni.
Inoltre il contributo della Regione, solo
parzialmente stanziato, non è ancora
stato materialmente accreditato alla
struttura.
Ci si chiede come mai in taluni periodi
le istituzioni (tutte) si prodigano in articoli di stampa per l’Hospice accompagnati spessissime volte da proclami, da
surreali dichiarazioni enuncianti aiuti
che snocciolano anche cifre a titolo di
contributo. E quale occasione migliore
per i rappresentanti delle istituzioni per
farsi fotografare o riprendere all’interno della struttura mentre pontificano
sull’importanza della stessa, salvo
dimenticarsi già il giorno dopo delle
promesse fatte?
E intanto dalle istituzioni, all’Hospice
arrivano solamente le briciole di questi
contributi.
Nonostante tutto, dipendenti e volontari, sono sempre ed infaticabilmente
attenti affinché agli ammalati non
manchi nulla, assicurandogli sempre il
massimo del loro supporto al di là delle
loro possibilità. Lavorare con lo stato
d’animo di chi da un momento all’altro
potrebbe perdere l’occupazione ed
essere sempre e comunque presenti ed
efficienti in ogni mansione, non è per
nulla facile. Ma i pazienti sono sempre
assistiti nel migliore dei modi, la struttura va avanti lo stesso. Deve essere
così. Il loro sostegno morale, la loro
assistenza sanitaria non viene a mancare. Gli ammalati hanno bisogno di loro
e il personale dell’Hospice ne è pienamente consapevole.
I pazienti e le loro famiglie non sono
mai stati lasciati soli e mai lo saranno.
Svariate altre volte prima di adesso
l’Hospice è stato a rischio chiusura, ma
poi con piccoli – anzi minuscoli – finanziamenti tampone si è riusciti a pagare
qualche mensilità arretrata. Ma queste
erogazioni, quasi sempre accompagnate da proclami e conferenze stampa,
più che di promessa “profumavano” di
inganno.
Ma la città, la società civile non sono
per nulla sorde e insensibili al richiamo
dei bisogni dell’Hospice. Frequentemente l’una o l’altra associazione orga-
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
11
Nuovo sequestro per il Calajunco
Stessa spiaggia
stesso mare
GIULIA POLITO
“Càlati juncu ca passa la
china” (“Abbassati giunco che
passa la piena”).
Certe frasi sparse attinte
dalle letture di una vita tornano sempre utili nel
momento in cui si cercano le
parole adatte a descrivere
l’indescrivibile. Il consiglio è
quello di assecondare il passaggio tumultuoso degli
eventi negativi prima di tornare
allo status quo.
C’è solo un’assonanza tra l’incipit del proverbio e il nome di
uno dei più gettonati lidi di
Reggio Calabria – il Calajunco
- che attestano ancora una
volta Reggio Calabria capitale
dell’ambiguità.
Questi i fatti. Salvatore Mazzitelli, detto “il Barone”, è il titolare del lido e del ristorante Le
Palme. La sua titolarità è stata
messa in discussione quest’estate nell’ambito dell’operazio-
ne Meta che avrebbe svelato gli
accordi presi tra le storiche
cosche reggine dei Condello e
dei De Stefano con la partecipazione di quella degli Alvaro
della zona di Sinopoli. Protagonisti e antagonisti durante le
guerre di mafia, combattute tra
gli anni 1982 – 1991, compatti e
irremovibili oggi per dividersi
equamente la città e mantenerne quindi il controllo e il dominio. Dalle indagini intraprese
dalla Dda è emerso che sia
stato proprio Cosimo Alvaro,
Virgilio Condarcuri
L’hospice di via delle Stelle è
un centro dedicato all’assistenza
dei malati terminali e al
supporto alle loro famiglie,
attraverso la somministrazione
di cure palliative e terapie
contro il dolore
latitante e boss dell’omonima
cosca, ad attribuire a Mazzitelli
tali titolarità per eludere le
disposizioni di legge in materia
di misure di prevenzione patrimoniali. L’accusa sostenuta dal
pm Lombardo a Mazzitelli è
quella di aver svolto un ruolo di
cosciente copertura favorendo
Alvaro. Mazzitelli viene arrestato insieme ad un’altra decina di persone e successivamente scarcerato su disposizione
del Tribunale della Libertà. Il
Calajunco viene dissequestrato
nizzano concerti, aste, spettacoli e
manifestazione di ogni tipo con l’unico
scopo di devolvere il ricavato degli
incassi all’Hospice. La città risponde,
partecipa e non sono poche le attestazioni di solidarietà perché tutti comprendono che la struttura deve continuare ad esistere ed operare nel migliore dei modi.
Piccoli grandi aiuti per sopperire in
qualche maniera alle esigenze di acquisto di forniture mediche per l’assistenza
clinica dei pazienti in degenza. Non
sono certamente queste le risorse su cui
una struttura sanitaria può fare affidamento per andare avanti con decoro e
professionalità. Le istituzioni devono
fare la loro parte, devono prendersene
carico. Tre lunghi anni di incertezze, di
tira e molla, di promesse di riunioni, di
formalità. È stata anche costituita una
Fondazione proprio per l’Hospice, istituita tra l’altro dal Comune, dalla Provincia, e dall’Asp del territorio. Pochi
fondi erogati e subito consumati per
pagare vecchie pendenze.
Quale futuro per l’Hospice “Via delle
Stelle”? E’ la domanda che da sempre
si pongono i cittadini, le associazioni, e
soprattutto i diretti interessati.
Una scadenza, il 31 gennaio, potrebbe
sancirne il cambiamento, anche se non
si sa ancora se in meglio o in peggio.
Dipendenti e responsabili attendono la
pubblicazione di una sorta di bando per
l’assegnazione della gestione dell’Hospice. Si vocifera anche che una voce
del bilancio regionale, sarà dedicata,
grazie alla nuova legge regionale,
all’Hospice. Staremo a vedere cosa succederà nelle prossime settimane.
Nel frattempo all’Hospice si lavora con
la dedizione e la professionalità di sempre, in un’atmosfera serena ed imperturbabile che ha sempre fatto della
struttura un’oasi di pace.
* Presidente Primo Circolo Generazione
Italia - Futuro e Libertà Reggio Calabria
il 14 agosto.
Il pm Giuseppe Lombardo ha proseguito nelle sue
indagini,
presentando
appello nei confronti del
provvedimento di dissequestro “inficiato da una
serie di veri e propri travisamenti dei fatti” dovuti a “un
ingegnoso depistaggio difensivo”. Prova di un concreto coinvolgimento di Alvaro è la
sequela di intercettazioni riportate nei provvedimenti cautelari. Dubbi vengono sollevati dal
Gip, il quale dichiara che in
alcune intercettazioni si senta
parlare di “locale” e non di
“lido”.
In questa nuova occasione sono
state le dichiarazioni dei nuovi
collaboratori di giustizia a
indurre il Gip Filippo Leonardo a emettere una nuova ordinanza di sequestro su richiesta
del pm Lombardo.
Ombre insomma anche laddove batte sempre il sole.
Quello che manca è l’antimafia
del quotidiano, fuori dalle
manifestazioni.
Quella dei giovani che durante
tutta l’estate 2010 hanno pagato ancora una volta il pedaggio
alla Calabria ‘ndranghetista e
che, con ogni probabilità, continueranno a cercare lo spasso
proprio lì dove la Calabria
muore.
Non un solo passo indietro per
questi giovani reggini. Estate
prossima si ritroveranno sempre lì: stessa spiaggia, stesso
mare.
Locride
CORSECOM
Vecchie paure,
nuove speranze
Carissimi cittadini della Locride,
passate le festività natalizie, è arrivato il nuovo anno che si
accompagna a vecchie paure ma anche a nuove speranze.
Sentiamo, per questo la necessità di scrivere questa lettera
aperta e trasmettere il nostro pensiero, che riteniamo coincida quasi totalmente con quanto evidenziato nei giorni
passati dal nostro Vescovo Mons. Giuseppe Fiorini Morosini. L'anno appena trascorso è stato un anno pieno di fatti
significativi, di eventi, di cronaca di ogni genere, che ha coinvolto tutti noi, nessuno escluso.
Uno scenario, in definitiva, poco incoraggiante, molto complesso e molto preoccupante, di fronte al quale noi, esponenti del Corsecom che rappresentiamo 10 importanti
organizzazioni sociali, culturali ed economiche, forti di 40
mila firme raccolte per sollecitare lo sviluppo di questo territorio e che ci autorizzano a rappresentare la stragrande
maggioranza delle popolazioni dei 42 Comuni della locride,
sentiamo il dovere e la necessità di fare delle precise considerazioni, rivolgerVi alcuni inviti e informarVi della nostra
attività. Ci pare doveroso premettere che abbiamo dato atto
al Comitato dei Sindaci che l'incontro con il Presidente della
Regione e con gli Assessori dei vari Settori, svoltosi a Catanzaro nel mese scorso, è stato proficuo e molto concreto perché sono stati presi impegni precisi per la soluzione di molte
problematiche del territorio garantiti dalle necessarie risorse finanziare. Abbiamo anche, preso atto che, in quella riunione, si è deciso di organizzare, entro la fine di gennaio, un
altro incontro nella Locride, per meglio concretizzare quanto concordato a Catanzaro e definire gli aspetti operativi con
i tempi di attuazione nonché le ulteriori opere che si dovranno realizzare. Siamo consapevoli, però, che un reale sviluppo del territorio può essere garantito solo da una stretta collaborazione e una forte azione di cooperazione, accompagnata da una chiara, concreta e articolata programmazione
tra la Locride, la Provincia, la Regione. Abbiamo valutato,
da un calcolo approssimativo ma molto attendibile, che i
fondi già disponibili o deliberati per realizzare le opere
sopra evidenziate ammontano a circa 100 milioni di Euro.
Come Corsecom abbiamo anche preso atto con viva soddisfazione che sia la Bovalino - Bagnara sia il Complesso termale di Antonimina / Locri, vengono considerate dalla
Regione Calabria due opere fondamentali per lo sviluppo
del territorio. Entro il mese di Gennaio il CORSECOM ha
previsto un incontro con i Dirigenti Regionali di Trenitalia e
RFI per avere un quadro chiaro degli accordi stipulati con
la Regione Calabria diretti a modernizzare e rendere più
efficiente la ferrovia Jonica da Reggio a Catanzaro. Sono già
in atto dei progetti e delle iniziative che prevedono la fermata dai treni anche in prossimità dell'Aeroporto di Reggio
Calabria e l'acquisto di nuove carrozze. Se l'impegno sarà
unitario, accompagnato anche dalla ritrovata unità del
Comitato dei Sindaci, si potrà veramente dare una svolta al
territorio. Non è più tempo di lamentele, di critiche, di accuse, bensì di rimboccarci tutti le maniche, di unire le forze e,
insieme, far sentire agli Amministratori, ai Politici, alla Classe Dirigente tutta che i cittadini della Locride sono presenti
e attivi, vogliono partecipare al tentativo di rilanciare il comprensorio e sono disponibili a sostenerli in questa difficile
ma entusiasmante sfida che ha come grande obiettivo quello di garantire un futuro dignitoso alle nuove generazioni di
questo travagliato e martoriato territorio.
I Coordinatori dei gruppi di lavoro del Corsecom
Marcello Attisano, Edmondo Crupi, Salvatore D'Agostino,
Mario Diano, Piero Multari
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
12
Padre Kosmas,
l’agnello che
ha scontato
i peccati dei lupi
Quella che sembrava una storia senza
fine ha avuto un tragico epilogo. L'agnello innocente è stato sacrificato sull'altare
dell'indifferenza, della negligenza e dell'insensibilità e irriconoscenza umana.
Padre Kosmas è tornato al Padre, ovvero al suo e nostro Creatore che, certamente, lo accoglierà tra le Sue braccia
amorevoli e non lo illuderà, né lo scaccerà, né si dimostrerà ingrato con lui,
come purtroppo hanno fatto alcuni
miseri uomini sulla terra. Chiaramente
questi personaggi piangeranno lacrime
amare, per ciò che hanno compiuto ai
danni del grande monaco athonita,
quando si troveranno di fronte a Colui al
quale tutti dovremo comparire e al quale
non potremo nascondere nulla del
nostro essere e della nostra vita.
“Quest'area del territorio calabrese può
divenire una nuova Assisi, in quanto a
dialogo ecumenico e intrapresa di azioni
comuni per valorizzare ancor più i processi armonici di integrazione fra le
diverse confessioni cristiane” aveva detto
padre Kosmas quando egli governava il
monastero da egli stesso rifondato dopo
mille anni di oblio. La propria volontà di
costruire il giusto ponte spirituale tra
Oriente e Occidente, riallacciando i rapporti con la Madre Grecia sono, però,
svaniti nel nulla grazie alla “storica”
insensibilità di quei calabresi che avrebbero il potere di favorire il cambiamento
positivo ed un'evoluzione di questa
nostra terra ma, ahimè, sono solo capaci
di determinare negatività e le solite situazioni gattopardesche (cambiamo tutto
per non cambiare nulla).
Il vero igumeno del monastero ortodosso aveva detto: “In un epoca in cui il
male imperversa, sotto diverse forme e
sembianze, la presenza di uomini di fede,
in questa terra, non può non essere
apprezzata da parte di chi ha conosciuto,
per anni, la deprivazione e la persecuzione”. Padre Kosmas, vero e proprio
pozzo di cultura e scienza, che ricordava
quanto fosse importante badare alla
difesa dei propri confini dall'invasione
dell'estremismo islamico, ricordava,
anche, quanto la zona magnogreca sia
ricca di testimonianze di un passato glorioso in cui, veniva marcato un aspetto
importante della spiritualità dell'uomo: il
rapporto con Dio reso visibile con le
icone e i templi a Lui dedicati. “Una
zona, la nostra,” evidenziava ancora l'amato Kosmas “ricca di arte liturgica e di
persone di grande sensibilità”. Purtroppo, aveva ragione, ma sulle “persone di
grande sensibilità”, ragione non aveva.
Giuseppe Cavallo
Marea Nera Locride 2009. Si riaprono le indagini
L’associazione Locride Turismo, esprime viva soddisfazione
per la riapertura delle indagini relative all’inquinamento
ambientale costiero verificatosi nell’agosto 2009 lungo il litorale Locrideo. L ’Associazione fu la prima a denunciare l’accaduto contro ignoti presentando denuncia querela presso la Compagnia Carabinieri di Locri, e fu sempre la prima ad opporsi
all’archiviazione delle indagini richieste dal PM della Procura di
Locri, indicando delle strade investigative ulteriori rispetto a
quelle già battute dagli inquirenti. A seguito dell’udienza del
20.12.2010, il GIP del Tribunale di Locri Amadei, fissata dopo
l’opposizione svolta da Locride Turismo e da alcuni i Comuni
della Locride, ha accolto le richieste degli oppositori invitando
la Procura ad integrare le indagini chiamando a sommarie
informazioni il personale di bordo di due delle navi allora presenti nelle acque antistanti la riviera, la motonave Quercianella e la motocisterna San Matteo. Insomma una battaglia che
l’associazione, assistita dall’avv. Antonio Riccio, sta conducendo con convinzione e che sta dando i primi risultati nella speranza di arrivare a individuare i responsabili dell’accaduto.
L’avv. Fabio Mammoliti, presidente dell’associazione, si congratula con gli organi di giustizia per la decisione presa ricordando che la legalità, anche in campo ambientale, non può prescindere dal rispetto delle regole e da un responsabile senso di
giustizia e del dovere che deve coinvolgere tutti, cittadini e istituzioni.
Locride Turismo
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
NASCE LADYTERRANEA
Donne che non hanno paura!
E’ da qualche giorno operativa nella
Provincia di Reggio Calabria, l’associazione di promozione sociale Ladyterranea, un’associazione che promuove
attività di difesa e tutela dei diritti
delle donne del Mediterraneo con l’obiettivo di combattere le varie forme
d’annichilimento e distruzione della
dignità femminile. Ladyterranea vuole
lottare contro le violenze private, i
maltrattamenti, gli abusi, le violazioni
dei diritti umani, il diniego della
facoltà di scelta e d’espressione a
sostegno del diritto di autodeterminazione nei Paesi in cui le donne non
hanno voce, sono invisibili e sono
ancora vittime di barbarie disumane
come lo sfruttamento della prostituzione minorile e la pratica dell’infibulazione, frutto di tradizioni tribali. L’escissione genitale genera, oltre a mutilazioni fisiche, a volte così gravi da provocare la morte delle bambine, mutilazioni psichiche. La donna non escissa
non è una vera donna, è impura, non
può sposarsi e fare figli, la sua stessa
famiglia la ripudia, e questo equivale
all’isolamento e all’emarginazione
sociale. Si tratta di tematiche affronta-
te troppo spesso superficialmente e
come propaganda politica personale
dai nostri rappresentanti istituzionali,
sovente a ridosso di qualsivoglia elezione. Ci si limita, infatti, a soli slogan
pubblicitari, a convegni tematici (la cui
partecipazione è, il più delle volte, circoscritta ai soli relatori) che sponsorizzano campagne di sensibilizzazione al
problema, ma gli interventi operativi
ed umanitari sono scarsi e inefficienti,
se non addirittura “titoli di attribuzione” per soli fini economici. Come spiegarci altrimenti campagne politiche
nostrane volte ad atteggiamenti
xenofobi e razzisti verso uomini e
donne provenienti da paesi lontani?!
Ladyterranea si prefissa l’obiettivo di
aiutare le donne prigioniere in Stati in
cui i reati politici, di opinione e di religione sfociano in punizioni inumane e
degradanti come, ad esempio, la pena
di morte. Ricordiamo oltre la vicenda
di Sakineh, quella meno conosciuta di
Aasia Bibi, vittima del suo essere cristiana. Quante altre donne dovranno
ancora morire prima che l’opinione
pubblica si svegli dal cinismo e dall’indifferenza, figli di questa società alta-
Il piano del sindaco Clemeno: contributi per studenti, nuovi nati, anziani, immobili e “buoni pc”
«Ecco come impiegheremo i soldi della discarica»
Il sindaco Rocco Mario Clemeno ha stilato un piano per
l'impiego delle entrate legate all'eventuale realizzazione di
una discarica di servizio a Placanica. Il piano prevede contributi per studenti, famiglie e commercianti.
Ogni universitario residente a Placanica potrà ricevere un
contributo annuale di 2.650 euro, somma da utilizzare per
tasse d'iscrizione (350 euro), acquisto libri (300 euro) e
spese di affitto (2.000 euro).
Previsti aiuti anche per gli studenti degli istituti superiori
per una somma annuale complessiva di 820 euro, di cui 500
per acquisto libri e 320 per spese di viaggio.
Le famiglie con figli che frequentano scuole elementari e
medie riceveranno invece una somma di circa 200 euro
all'anno per l'acquisto dei libri scolastici.
L'amministrazione comunale si impegna anche per l'abbattimento del digital divide con l'introduzione di “buoni pc”
del valore di 200 euro per l'acquisto di computer o l'attivazione di linee internet.
Le famiglie placanichesi riceveranno inoltre una somma una
tantum di 4.500 euro per ogni nuova nascita, mentre agli
anziani sarà garantita un'assistenza di dieci ore settimanali.
Previsti, inoltre, contributi straordinari per famiglie a basso
reddito o con figli diversamente abili.
Nell'ottica della valorizzazione del centro storico, i proprietari di case site all'interno del borgo riceveranno 400 euro
per metro quadro da utilizzare per lavori di ristrutturazione.
Il Comune s'impegna poi a sostenere nuove attività commerciali-artigianali con somme una tantum di 2.000 euro,
che diventano 4.000 se l'attività si svolge nel centro storico.
Le entrate legate alla discarica, infine, consentiranno una
riduzione del 50% delle imposte su acqua, immobili e rifiuti solidi urbani
Buoni fruttiferi per i neonati e borse di
studio per gli alunni di S. Ilario dello Ionio
Una borsa di studio a tutti gli alunni iscritti alla
prima elementare e alla prima media, per l'anno scolastico 2010-11, e un buono postale fruttifero nominativo a tutti i nati nel 2010. Così
l'amministrazione comunale di S. Ilario dello
Ionio, guidata dal sindaco Pasquale Brizzi,
apre il nuovo anno ribadendo nel concreto il
proprio impegno sulle politiche sociali e per la
famiglia. Ai giovanissimi studenti santilariesi
sono state destinate delle borse di studio da
duecento euro ciascuno per aiutare i genitori
a sostenere le spese, sempre crescenti, relative
all'acquisto di libri e materiale didattico. «La
scuola, subito dopo la famiglia, è la seconda
cellula deputata all'educazione e alla forma-
zione dei cittadini di domani ed è perciò compito delle istituzioni dare un aiuto fattivo nel
percorso di studi - dichiara il sindaco Pasquale Brizzi -. La presenza di un istituto scolastico
sul territorio rappresenta, infatti, una straordinaria ricchezza da preservare e sostenere con
una politica di incentivi e di massima attenzione». Buono postale fruttifero di duecentocinquanta euro, invece, per un aiuto che si solidifica nel tempo, destinato a tutti i nati sul territorio comunale nel 2010. «Si tratta di un
buono nominativo da fruire al raggiungimento della maggiore età - aggiunge Brizzi -.
Vogliamo, in questo modo, offrire ai giovani,
nel momento del loro ingresso in società, una
BOVALINO
Preoccupazioni per
il commercio al dettaglio
na volta Bovalino, tanti anni or
sono, come racconta gli abitanti del
luogo, era un paese fiorente nel
commercio e nell'artigianato. Il
paese trascorse periodi bui e per
questo fu discriminato agli occhi della penisola;
Bovalino, nonostante le grandi afflizioni e le cicatrici che ancora oggi si porta dietro, ha avuto la
forza di rialzarsi ma non di rilanciarsi. La realtà di
oggi è ben diversa dal punto di vista commerciale.
Oggi, siamo consapevoli del fatto che la crisi economica sta facendo uno scempio nel nostro commercio locale. Tutti i settori merceologici sono toccati dalla gelata dei consumi; accade sempre più di
frequente che al posto di un negozio entra la filiale di una banca o lo sportello di un'assicurazione;
per non parlare dei proprietari dei negozi che
strozzano i loro inquilini con affitti che non tengono conto della situazione attuale di mercato, facendo abbassare molte saracinesche. Le vendite nei
negozi più grandi sono scese mentre quelle nei
negozi di piccole dimensioni sono crollate. La crisi
economica sta piegando chi combatte giornalmente con costi e oneri, che attanaglia in una morsa il
cittadino-contribuente. Il piccolo commerciante
che svolge la sua attività al dettaglio, qui a Bovalino lamenta non solo la crisi economica, allo stato
attuale ma la non presa di coscienza da parte di chi
avendo un assessorato al commercio, poco per dir
nulla, si attiva ad accogliere proposte e idee, che
riducano questo stato d'insofferenza. A Bovalino,
com'è consuetudine, il sabato mattina, si svolge il
mercato rionale, che poco o tanto, porta gente dai
paesi limitrofi; il centro abitato si svuota ancor di
più che negli altri giorni, danneggiando il piccolo
commerciante, che estenuato rischia di chiudere i
battenti. In sintesi, per i commercianti del posto
sarebbe opportuno per la rivitalizzazione urbana di
avvicinare il mercato al centro, e restituire anime al
paese che via via stanno scomparendo. Il sabato
che era il giorno tanto atteso per il commerciante
di Bovalino, oggi, guarda questo giorno come il più
funesto, giacché le persone si riversano in una zona
che poco di lì s'immettono sulla statale per il ritorno a casa. A quel punto, i commercianti non possono far altro che vivere lo squallore di un paese
non produttivo. In compenso assistiamo al proliferare di realtà tutt'altro che commerciali e proficui
per il benessere delle famiglie. Basterebbe un po'
di buona volontà messa al servizio dei commercianti, che per altro hanno il forte desiderio di
rilanciare un commercio, che è stato ostacolato,
dalle aperture di centri commerciali, a causa anche
dalla troppa facilità con cui si rilasciano le licenze
e da un piano urbano del commercio che non sempre è rispettato. Aspettiamo, con l'augurio che si
possa attuare una politica di rinnovamento che
abbia come obiettivo quello di rafforzare la relazione tra paese e commercio, far sì che le attività
commerciali presenti possano aspirare anche a
diventare luogo d'incontro, comunicazione e rapporti sociali fra i cittadini, mantenendo elevata ed
efficiente la presenza commerciale nel tessuto
urbano bovalinese.
Giovanna Mangano
U
mente consumista?
Non è più giustificabile un atteggiamento di mera tolleranza, un disinteresse da parte dello Stato, in nome dell’autonomia culturale e comunitaria.
E’ con queste finalità che Ladyterranea scende in campo e invita le istituzioni e i cittadini a partecipare alla
creazione di una rete di comunicazione e cooperazione culturale, sociale e
commerciale che guardi ai Paesi del
Mediterraneo.
Giovanna D’Agostino
Serena Cara
piccola base sicura per operare le loro scelte
future. Speriamo così di assistere ad un'inversione di tendenza che freni decisamente lo
spopolamento dei piccoli centri». S. Ilario
dello Ionio si propone quindi come cittadina
che si apre all'integrazione culturale e razziale: a gennaio, infatti, sarà convocata per la
prima volta la consulta degli immigrati, la cui
istituzione è stata deliberata due mesi fa su
proposta del Lions Dino Ielasi (coordinatore
regionale del progetto); partirà così l'attività di
confronto e scambio tra il comune e le varie
etnie presenti sul territorio per migliorare una
convivenza che arricchisce entrambi.
13
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
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NOTE E SCHERMAGLIE
PER UN
PUGNO DI
“ONORE”!
Un uomo avvolto
in un poncho ed
armato di pistola
avanza lentamente,
quattro fratelli lo
ILARIO AMMENDOLIA
aspettano. Ramon,
leader dei quattro,
imbraccia il fucile e
spara al cuore. Passano poco minuti
ed i quattro fratelli cadono a terra morti ! “Per
un pugno di dollari.”
Quasi la stessa scena si sarà ripetuta a Filandari.
Quattro fratelli ed il padre uccisi a colpi di pistola apparentemente “per un pugno di terra”.
Nel piccolo villaggio del West c’era lo sceriffo ma
mancava la legge.
A Filandari c’è lo stato ma manca la giustizia.
Non si uccide né per un pugno di dollari , né per
qualche metro di terra.
Si uccide per un istinto antico, in alcuni casi per
conservare un malinteso senso di dignità e di
onore dinanzi alla prepotenza ed alla violenza
altrui.
Il contesto è uguale: un piccolo villaggio. Se
abbassi la testa sei perso! Se scappi perdi la stima
di te stesso, forse il rispetto dei tuoi stessi familiari. Così un piccolo villaggio, potenziale e selvaggio Far West, ti tiene prigioniero e ti avvita in
una forsennata spirale di violenza senza fine.
E’ una sfida tribale, ma anche una sconfitta per
lo Stato.
Lo Stato pretende il monopolio nell’uso esclusivo della forza e mi sembra essenziale che tale
pretesa venga rispettata da tutti. La contropartita deve essere la capacità di rendere Giustizia, a
tutti i cittadini ma soprattutto ai più deboli nei
confronti dei forti.
Altrimenti dal più piccolo villaggio alla grande
città si diffonde la violenza. Violenza sanguinaria
e senza fine.
Basta un nulla , l’offesa ad una vergine fà scattare la rivolta dei Vespri. Persino il più che mite ed
onesto Renzo dei “Promessi Sposi” è tentato a
reagire con la violenza alla “legge” senza giustizia esercitata da don Rodrigo.
Dinanzi a fatti come quelli di Filandari forse
sarebbe necessaria una riflessione pacata ma non
sembriamo in condizioni di avviarla. Troppi ruoli
e troppe analisi entrerebbero in crisi.
Roberto Saviano scrive d’una Calabria barbara ,
terra in cui si uccide per qualche metro di terra.
Non c’è voglia , né interesse ad andare in profondità.
Il Sud è prigioniero d’un clichè conformista che
viene stampato su ogni episodio di violenza.
Cosa , a mio parere,ci dice la tragedia di Filandari rimossa dalle prime pagine dei giornali e subito derubricata come una vicenda tutta interna
alla Calabria barbara ?
La ndrangheta fà notizia anche perché consente
indiscusse carriere , visibilità, fama . Nello stesso
tempo inietta una gravissima infezione che il
“potere” trasmette dall’alto verso il basso. Anzi
non è un azzardo dire che è plasmata ad immagine e somiglianza del “potere” e contende ad
esso l’uso esclusivo della violenza. La storia
dimostra che la mafia intavola trattative, stipula
accordi, conduce una politica di alleanze, dichiara guerre, emette sentenze, pretende giuramenti.
La ndrangheta trova spazio ed opera all’interno
dello Stato ingiusto mutuandone le caratteristiche.
A Filandari si può individuare, tra l’altro, anche
una disperata richiesta di Stato.
Ovunque in Calabria si invoca giustizia. Ovunque c’è esigenza d’uno Stato giusto che operi
secondo i dettami della Costituzione . L’assenza
di giustizia e di sostanziale rettitudine provoca
una crisi di legittimità e di credibilità di legittimità, quindi una disperata spinta verso la violenza.
Filandari è metafora d’una Calabria che si sfilaccia, di lacera, si chiude in sé stessa non avendo
fiducia né nei partiti, né nella politica, né negli
intellettuali, né nei sindacati, né nella Chiesa, né
nello stato.
Non è raro che si arrivi alla mitizzazione del
pistolero giusto e buono , (e che in verità non può
esistere se non nei film) che avanza nel nulla che
sta intorno!
IL
COSÌ ERA IN ASPROMONTE
VINCENZO CARROZZA
cavaliere di Vittorio Veneto Antonino
Improta, per sua stessa ammissione, quando tornò dalla prima grande guerra non
era ancora membro effettivo della famiglia Montalbano. La sua
giornata la trascorreva tra il sudore della zappa e i fumi che gli
regalava il vino nella cantina del paese. Quando la giornata di
lavoro non bastava a sfamare la famiglia, Antonino affidava al
fedele bastone di castagno la risoluzione del problema. Erano
solitarie e buie le strade che conducevano gli uomini alle proprie
case in Aspromonte. Era lesto e preciso il bastone del cavaliere
sulle loro teste e sulle loro spalle. Era lesta la sua mano ad alleggerire i malcapitati del poco o del tanto che portavano addosso,
spesa compresa. Bisogna dire che il cavaliere non amava e non
era solito agli agguati, che eseguiva sempre in stato di relativa
ebbrezza, ebbrezza che sarebbe servita più per giustificare l'impresa in un eventuale giudizio, che per darsi coraggio. Di coraggio ne aveva da vendere Antonino. Lo aveva dimostrato in guerra, specialmente quando in solitaria impresa aveva assestato un
preciso calcio in bocca al mitragliere austriaco della postazione
19, sottraendogli la scintillante swarzloose, che ad ogni assalto
N
falciava, come grano maturo, venti o trenta compagni di sventura.
Quando le lamentele dei derubati si fecero davvero troppe, don
Ciccillo, il boss del paese, si decise ad intervenire e lo mandò a
chiamare con la scusa di un lavoro. Il cavaliere, per dimostrare la
sua buona fede, andò all'incontro senza bastone e, per non dare
l'impressione di poter essere facilmente sottomesso, sistemò alla
cintola, sotto camicia e panciotto, ma ben visibile, la sua lama 22
centimetri d'assalto.
Don Ciccillo non lo rimproverò, non lo adulò ma, con lo sguardo fisso alla protuberanza che veniva fuori dal panciotto chiese,
freddo e risoluto ad Antonino, se voleva affiliarsi o morire. Andò
che il cavaliere divenne il sabato successivo, giorno dei festeggiamenti di San Michele Arcangelo, membro effettivo dell'onorata
società, col grado di camorrista.
Il cavaliere di Vittorio Veneto Antonino Improta, da quel giorno, non ebbe più bisogno di utilizzare il suo bastone nodoso per
sfamare la famiglia. Non gli mancò mai il lavoro e la considerazione dei paesani di quella parte dell'Aspromonte. Dopo qualche mese divenne l'uomo di fiducia del barone Ansaldi. A quel
punto nemmeno gli uomini del prefetto Marzano gli diedero più
fastidio. Così andavano le cose in Aspromonte.
IL DESTINO DEI CALABRESI
ANTONIO ORLANDO
icola Zitara la metteva così: “o emigranti o briganti!”. Questa sintesi, oltre che dai suoi
approfonditi studi sulla storia e l’economia del
Sud, probabilmente l’aveva rielaborata sulla base della sua
storia familiare, traslata poi nei suoi romanzi. Si noti che
anche in quelli di Carlo Alianello (“L’eredità della Priora”,
L’alfiere”, “Soldati del re”, “Il mago deluso”) emerge un analogo punto di vista. Recentemente alcuni giovani storici dell’Università della Calabria (Oscar Greco, Katia Massara ed
altri) parlano di “emigrazione sovversiva” e di “rivoluzionari
e migranti”. Se la prima è una sintesi estrema, ma tutto sommato storicamente realistica, le altre due sono ingannevoli.
Per questo è il caso di ripartire (riprendere?) dalle considerazioni che, tra la fine dell’800 ed il primo decennio del ‘900,
facevano alcuni nostri emigrati negli Stati Uniti, tra cui, molto
modestamente, vorrei annoverare mio nonno paterno, partito per gli U.S.A. intorno al 1903 senza conoscere una parola
d’inglese ed avendo, si e no, completato la quinta elementare. Destino comune, si dirà, di tantissimi calabresi! Sì, certo,
non voglio, con questo, accampare alcun particolare merito,
intendo soltanto mettere in evidenza ciò che mio nonno e
quelli come lui, persone non colte, ma avvedute e attente,
notarono immediatamente una volta sbarcati a New York. Il
tutto si può riassumere in una frase, che trovai scritta in una
delle primissime lettere inviate alla giovane fidanzata, “…qui
ci tocca capire con chi ci conviene stare se con la picciotteria o
con gli anarchici, ma tutte e due hanno la Mano nera…”
Dunque i nostri emigranti si trovavano di fronte ad un altro e
nuovo dilemma, mica facile da sciogliere! Nel primo caso se
stavi zitto e buono, se facevi finta di non vedere, di non capire, di non sentire ed accettavi, alla bisogna, di proteggere gli
“amici” ed i “compaesani” non potevi che ricavarne benefici
anche da parte dello Stato americano, ufficialmente avverso
nei riguardi degli italiani, sotto sotto disposto a chiudere un
occhio se non tutt’e due, quando si trattava di “gente di
rispetto” o che si faceva rispettare. Nel secondo caso non
facevi altro che enunciare pubblicamente la tua dichiarazione
di guerra nei confronti dell’autorità statale, ma anche nei
riguardi della stessa “picciotteria” che tanti favori rese alla
polizia, alla magistratura ed all’apparato repressivo nordamericano. Il caso Sacco e Vanzetti, per tutti e mi fermo per
non scantonare e per non correre il rischio di uscire fuori strada, anche a costo di semplificare al massimo e dare troppe
cose per scontate e conosciute. Si ripetevano all’estero lo stesso schema, la stessa situazione, le stesse circostanze dalle
quali molti di quegli emigrati volevano fuggire e nel Nuovo
Mondo cambiavano solo la lingua e le strutture, non l’oppressione e la sudditanza. Anzi la picciotteria aveva trovato nuove
fonti di arricchimento, aveva scovato nuove opportunità,
aveva instaurato nuove relazioni e mostrava di essersi trovata
a proprio agio in una società moderna, industrializzata, avanzata ed iper-progredita. Insomma si era perfettamente integrata dentro la società, collaborava con gli industriali contro
il sindacato, aveva corrotto la polizia e sosteneva, a convenienza e secondo il proprio tornaconto, ora i candidati politici democratici più progressisti, ora quelli repubblicani e più
tradizionalisti.
Allora: a distanza di oltre cento anni, mettiamo da parte gli
slogan ad effetto (“ragnatela che ci opprime”, “piovra”,
“malapianta”, “cancro malefico”, etc.) e proviamo a ragionare a mente fredda sul crimine organizzato. Azzardo una definizione. La mafia - volutamente non adopero la parola
“’ndranghita” – è una forma di criminalità organizzata per lo
sfruttamento illegale delle risorse economiche ed attraverso
una accumulazione selvaggia e priva di scrupoli di capitale,
riesce ad instaurare una forma di dominazione sulla popolazione con l’impiego, quando occorre, della violenza, del terrore e della sopraffazione. Può sembrare una definizione
assiomatica, però, oltre a rendere bene l’idea del tipo di organizzazione con cui abbiamo a che fare, si richiama alla struttura del primo capitalismo inglese di cui parlava il vecchio e
dimenticato Engels.
Che differenza c’è tra i picciotti delle nostre campagne, i campieri e i guardiani delle terre signorili ed malavitosi di origine
siciliana, napoletana e calabrese che, durante uno sciopero,
andavano a minacciare o a pestare brutalmente i sindacalisti
del IWW (al cui interno erano numerosissimi i meridionali
italiani) per conto degli industriali americani? e che dire dei
banchieri di mezza Europa (svizzeri in primo luogo) che
accolgono a braccia aperte i trafficanti di droga che vanno a
depositare valigette di euro o di dollari nei loro forzieri? Che
differenza c’è tra i mafiosi di Chicago che sostengono apertamente la candidatura di Kennedy alla Casa Bianca ed i delinquenti calabresi che, spavaldamente, fanno campagna elettorale per questo o quel candidato al parlamento o alla Regione? Che differenza c’è tra “il consigliori”, (la figura di avvocato resa famosa dal romanzo di Mario Puzo “Il padrino”) e
stuoli di avvocati che difendono fior di mafiosi sapendo che
hanno realmente commesso i reati di cui sono accusati, alcuni dei quali veramente odiosi?
Se provassimo a dimostrare che il movimento studentesco
americano, quello tanto celebrato degli anni ’60 e dell’Università di Berkeley, è stato scientificamente distrutto grazie
alla diffusione di quantità enormi di eroina a buon mercato
da parte della polizia, che l’acquistava dai trafficanti colombiani, cambierebbe il nostro giudizio sulla contestazione studentesca?
Il fenomeno del crimine organizzato, comunque lo si voglia
chiamare, fa parte integrante della società calabrese e, più in
generale, della società capitalistica. Esso è un pilastro dell’organizzazione e della stratificazione sociale e non si può far
finta che non esista né può essere trattato, tanto per salvarsi
l’anima, come un fiume carsico, cioè parlarne tutte le volte
che viene commesso un omicidio o viene scoperto un traffico
di droga o di armi o di diamanti e per il resto fingere che non
esista e girare la testa dall’altra parte. Tanto meno si può dar
credito alla favola che si tratterebbe di una forma, sia pure
anomala, di ridistribuzione della ricchezza, come pure si disse
all’epoca dei sequestri di persona. Così magari, finiremo per
ricreare il mito del bandito romantico, del moderno Robin
Hood che cerca di porre rimedio alle palesi ingiustizie sociali attraverso il crimine però realizzato per una buona causa.
Siamo sempre di fronte alla scelta cui si trovavano cento e
passa anni fa, mio nonno e tutti gli altri emigranti e da quella
tenaglia non possiamo scappare in alcun modo. Veramente
ridicola e “da chiacchiera del bar dello sport” è poi quella giustificazione secondo la quale la mafia è dappertutto oppure
sta a Monte Citorio o a Milano. Può essere che stia anche lì,
ma non è questo il punto. A furia di parlarne, di discettarne,
di scriverne, di adoperarla come spunto per romanzi, film, fiction televisive e quanto altro, la mafia è diventata qualcosa di
impalpabile e nebbioso, un’entità di cui ci sfuggono i contorni e che può perfino suscitare interesse ed attenzione. In tal
modo si finisce, ancora una volta, per fare il gioco della criminalità quando proprio noi meridionali abbiamo tutto l’interesse a svelarne l’arcano e a liberarci da un giogo che ci tiene
sotto scacco. Intanto sarebbe il caso di eliminare tutto quel
ciarpame di contorno rappresentato dal presunto e sedicente
folklore fatto di canzoni, di leggende, di riti, di tradizioni e di
uso strumentale della religiosità popolare. In secondo luogo
sarebbe ora di delegittimare questi soggetti sul piano sociale
e relazionale mettendo in evidenza che le loro ricchezze
grondano sangue. In terzo luogo – e lo dico da ateo e non credente – sarebbe opportuno che la Chiesa cattolica non si prestasse a tenere il fianco a queste persone che nello stesso
tempo pregano ed ammazzano, fanno la comunione ed ordinano un’estorsione, battezzano bambini ed uccidono giovani
con l’eroina. Intendiamoci, non ne faccio una questione di
principio e non penso che la Chiesa cattolica sia ancora un’istituzione credibile, tuttavia potrebbe, attraverso una serie di
comportamenti coerenti, riacquistare un ruolo all’interno di
una società fin troppo disgregata e frammentata. Dopo di
chè, finalmente, potremo cominciare a discutere di mafia o,
se si vuole, di criminalità organizzata e non sarebbe più…
“Cosa Nostra”.
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
S
ATTENTO ALLE BOMBE RUGGERO
RUGGERO CALVANO
tai seduto tranquillamente vicino a persone che sono bombe. Magari con te
saranno gentili, disponibili, ma attento
un giorno toccherai il tasto sbagliato e senza dirti
nulla si gireranno e ti spareranno in faccia”. Rido, e
Luca continua, “frequenti brutta gente Ruggero, e
qui non siamo a Milano. Delle tue amicizie potresti
essere chiamato a rendere conto”. Luca smette di
parlare e mi passa un plico, comprendo che dentro ci
sono delle foto che provano la mia vicinanza a certi
ambienti. Rido
ancora, e Luca
rincara la dose.
“Stai rompendo
le scatole con i
tuoi proclami,
con le tue incitazioni alla rivoluzione, tecnicamente saresti già
da galera”.
Continuo a sorridere e Luca si
arrabbia. “Stai
scherzando col
fuoco Ruggero, ti
muovi come un
elefante pensando di essere scaltro e tutti sentono
quel che dici, e sanno quel che fai. E smettila di
incontrarti con Sebastiano, è un brutto ceffo e non
capisco cosa ti piaccia di lui”. Smetto di ridere e gli
passo la sigaretta.
Luca Rustici è un bravo ragazzo, fa il commissario
qua nella Locride. E' scappato anche lui dalle nebbie
padane, si è innamorato di questa terra e ha deciso
FUEGO di FRANCO CRINÒ
COM’È
CAMBIATA
SANTA LUCIA
Il piccolo centro di Santa Lucia, ai
piedi dell’Aspromonte, insegna su
giornali e TV letteratura e cronaca
nera. La Madonna della Montagna
non ce la fa a portare sollievo a tutto.
“Oggi leggiamo di più e capiamo di
meno” ripete don Bruno. Parla per gli
altri,lui “sa come stanno le cose”,le
spiega ai pensionati e ai disoccupati
che la mattina sulle scale della Chiesa
si prendono le chiacchiere ed il pallido
sole. Questa volta ce l’ha con l’Ente
Provincia di Reggio Calabria che ha
mandato il bollettino per il versamento per la caldaia a gas che ha in
casa.”La società figlia si sta affrettando
ad incassare perché deve sistemare un
po’ di amici.”
Dopo tante giornate passate ad imprecare arriva la tregua natalizia, sono
rientrati gli emigrati e si fa onore alla
tavola ed ai vecchi racconti. L’immancabile spettacolo del Grande Circo
Internazionale e gli intramontabili
films vanno sulla televisione a paga-
che non la lascerà più. Luca è confuso, non riesce
ancora a capire l'ambiente che ci circonda, giù al
distretto ha uno stanzone pieno di dossier, uno per
ognuno degli abitanti della zona. Conosce la vita di
tutti e dice che questo è uno strano mondo, nel quale
il bene e il male stanno spesso a braccetto ed è difficile distinguere l'uno dall'altro. Bisogna essere cauti
per non finire in un mare di guai. Lascio che Luca
aspiri qualche boccata, e inizio a parlare io. “Vedi
Luca, io ho sempre scelto chi frequentare e l'ho fatto
sulla base delle mie inclinazioni.
Non ho mai chiesto a nessuno conto del proprio passato, prima di rivolgergli la parola. Ho sempre detto
ciò che pensavo, e fatto quello che ritenevo corretto
fare. E non saranno le manette dei tuoi colleghi a fermarmi, ne morirò per l'esplosione di una delle bombe
che frequento. La mia esistenza terminerà nel giorno
in cui la mia vigliaccheria chiederà ai miei amici il
certificato penale … e spero che quel giorno non arrivi mai”. Luca Rustici scoppia a ridere, s'è fumato
tutta la sigaretta e fra le dita gliene resta la brace. Si
alza, e barcollando se ne va, seguito in silenzio dal suo
setter Gitano. Si ferma e, ridendo, grida, “molla le
bombe Calvano, ma continua a frequentare Sebastiano, lui sì che ha roba rivoluzionaria”.
Rustici scompare, mi accendo un'altra sigaretta del
mio amico aspro montano e torno a ridere. Luca è un
bravo ragazzo, e io anche se non amo le divise rispetto quelli che le portano con dignità. E' venuto ad
avvertirmi da amico e non a minacciarmi da poliziotto. Guardo il cielo stellato seduto sul Capo Zeffirio,
lo spettacolo è immane per la contemplazione di un
solo uomo e penso che Dio esista, alla faccia delle
mie idee. Ma forse questo paradiso è solo merito di
Sebastiano, e io continuerò a frequentarlo
mento che , ormai, non manca a nessuno.
una comodità, ma per vedere un film
“dei giorni nostri” si deve raggiungere
un paese dove c’è il cinema.
Negli anni sessanta, quando in piazza
il circo Stagnino montava il suo tendone, a Santa Lucia si prevedevano cinque giorni di spettacolo.
Il momento clou dell’esibizione del
gruppo familiare- lo stesso che cambiando costumi compariva come acrobata, addestratore di animali, prestigiatore e tutto quanto c’era da fare e,
fuori dallo spettacolo, da accudire- era
rappresentato dal numero al trapezio
di Cosetta.
A lei, in un costume per l’epoca generoso,si tributava tutta l’ammirazione
degli uomini, mentre le donne tenevano un occhio coperto per la vergogna e
l’altro aperto per la curiosità.
Una partecipazione più piena si registrava, forse,nel momento in cui alcuni
volenterosi tentavano di stare in groppa per tre giri consecutivi di pista sull’
imbizzarrito somarello sardo: chi ci
riusciva -e non era affatto facile- si conquistava il biglietto d’ingresso per lo
spettacolo della serata successiva.
Una sera si ricorda il sindaco Costante
particolarmente coinvolto a fare il tifo,
sbracciarsi moltissimo: in effetti per
l’uomo era uno sfogo, aveva avuto una
giornataccia. Il vigile urbano finalmente lo ascoltava, cominciava a fare
le contravvenzioni, ma quante e a chi?
Una sola, per mancato rispetto delle
norme igieniche -il ricovero per il
maiale troppo vicino all’abitato –a una
tale il cui nome e cognome corrispondeva –la scoperta il sindaco l’ha dovuta fare da sé- alla propria consorte.
Primo“teneva famiglia”,secondo si
dispiaceva delle scarse possibilità dei
concittadini e,così,il povero vigile era
stato indotto a fare una multa a se stesso, considerato che sicuramente era in
regime di comunione di beni.
Ma era troppo per i suoi nervi anche
l’altra notizia che gli avevano portato:
la squadra di calcio era stata in trasfer-
ta il pomeriggio a Bivongi e nel
momento in cui era passata in vantaggio si era precipitato in campo anche
Ciccio Schizzo con il fiasco di vino per
offrirlo all’arbitro perché “si asciugasse
il sudore”. Lui, il sindaco , il sergente di
ferro era l’unico che non riusciva a
riderci sù, l’aveva vista come una cattiva figura per tutto il paese .
Al circo gli spettatori paganti erano in
realtà pochi, impiegati, insegnanti,
gente con lavoro fisso, tanto che la
famiglia Stagnino cominciò a scambiare i biglietti con pane, olive, corone di
pomodori, salumi, formaggio. Con
mastro Luigi si fece un accordo, tot
biglietti per i manifesti che andavano
ad annunciare lo spettacolo affissi sulle
pareti di casa sua sul corso principale.
Funzionava, tante famiglie si guadagnavano così il biglietto d’ingresso e la
famiglia del circo fece i suoi calcoli :
anziché per cinque giorni restò con lo
spettacolo a Santa Lucia per quaranta!
Il circo tornò negli anni ottanta. Stava
montando ancora il tendone quando
un gruppo di giovanotti riuscì con abilità ad impossessarsi della scimmia che
sarebbe servita per lo spettacolo in un
casolare diretto dagli stessi autori dell’
“impresa” che,tuttavia,furono disponibili a restituire l’animale dietro le preghiere degli anziani,”quelli degli anni
sessanta”.Ma c’era dell’altro,bisognava
andare a riprendersi anche il cavallo
legato al tronco di un ulivo,distante ma
visibile dal campo sportivo,che era la
nuova zona dove il circo si stava sistemando.
Venne smontato quanto era in piedi ,il
circo andò via,i tempi erano cambiati!
I segnali c’erano già stati negli anni settanta: al Cinema Arena Eden di Santa
Lucia - allora c’era- trecento spettatori, trentasette paganti, Don Rosario,
dopo aver sottolineato la presenza nel
film appena proiettato di “Totò, Coccolo e De Filippis”, anticipava quello
della sera successiva “Quaranta pistole”. Grosso applauso! “Si, si, avete
capito bene, domani sera pistolettate…”
CONTROMANO di FILIPPO TODARO
A Rosarno
è successo nulla?
Per il primo numero dell’anno di Contromano mi
verrebbe voglia di restare nel cliché dei luoghi
comuni e augurare a tutti voi le cose più belle che si
possano desiderare. Soprattutto la salute mi verrebbe da dire, come saggiamente afferma un’abusata
frase fatta che poi tanto fatta non è, essendo piuttosto una sacrosanta verità.
Ma non lo faccio. Mi suonerebbe retorica e voi ed
io sappiamo che, nonostante i tanti auspici benefici
e ben auguranti di questi giorni (sinceri e davvero
sentiti, per carità!), non mancheranno le negatività
e i momenti di crisi e di difficoltà.
“Nulla di nuovo sotto il sole…”. “C’è un tempo per
nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato. Un
tempo per piangere e un tempo per ridere, un
tempo per far cordoglio e un tempo per danzare.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un
tempo per conservare e un tempo per buttare via.
Un tempo per strappare e un tempo per cucire, un
tempo per tacere e un tempo per parlare…”.
L’importante è saperlo, ricordarlo sempre e vedere
per tempo e ben chiaramente nelle negatività, talvolta solo apparenti che comunque fanno parte a
pieno titolo dell’essere umani, il germe e i segni della
positività.
Qualche esempio? Siamo abituati a dire che è brutto tempo quando piove ed ad esserne annoiati e
intristiti senza quasi riuscire a vedere l’utilità essenziale della pioggia, la sua autentica benedizione,
necessaria e indispensabile per la sopravvivenza.
In questo periodo dell’anno poi di dipana intorno a
noi, a nostra insaputa, una lezione silenziosa, senza
che ce ne accorgiamo. Le giornate sono ancora
molto corte e fa buio presto, ma la luce, ormai da un
paio di settimane, piano piano, un minuto al giorno,
costantemente, ha cominciato ad avere il sopravvento sul buio. Presto il fenomeno sarà più evidente ma è già in atto, mentre ciò che ci appare sa ancora di buio, di notti lunghe e di sere precoci.
A Rosarno, ad un anno dalla rivolta che ha portato
la cittadina della Piana alla ribalta della cronaca
mondiale, pare non sia successo nulla di nuovo.
Gli invisibili continuano a vivere in condizioni assai
precarie, molto spesso senza acqua, gas, elettricità e
riscaldamento. Lavorano saltuariamente 12 ore al
giorno e, se gli va bene, guadagnano 20-25 euro al
giorno, neanche netti. Molti sono andati via, chi è
rimasto continua a vivere ai margini di una società
che pare non possa fare molto di più per loro e per
le loro esigenze primarie
La periferia della città è sempre brutta, senza marciapiedi, disordinata. Ci appare come un set cinematografico truccato e preparato per girare un film
ambientato negli anni ’50 del secolo scorso, sia che
si arrivi dalla Statale 18 che dalla strada di grande
collegamento Jonio Tirreno.
Di nuovo a Rosarno, almeno per ora, c’è solo… un
sindaco!. Una donna che si è insediata da qualche
settimana ed ha tanta voglia di fare. E le idee abbastanza chiare.
“Nell’immediato – ci dice – costruiremo dei container che siano in grado di ospitare in modo più
umano alcune centinaia di questi immigrati…
Cominciamo da qui e poi vedremo di proseguire
sulla strada dell’accoglienza e della dignità umana
per tutti, per migranti e rosarnesi…”.
Una nuova era?
15
Il silenzio...
sulla feccia?
Martedì 4 gennaio 2011 al Fifth Avenue di Siderno si è tenuto il secondo
incontro ‘sperimentale’ organizzato
dal nostro settimanale, dal titolo
‘Redazione Aperta’, con tema di
discussione ‘Quando la politica diventa feccia’.
Questo incontro è stato voluto, progettato ed orchestrato da Rosario
Condarcuri, editore de la Riviera, con
obiettivo principale di un confronto
tra ‘appassionati’ di Calabria, come
già annunciato nell’invito circolato
per iscritto sul web, ed artisti, di ogni
genere e tipo, sul tema in questione.
Tanti sono stati gli interventi e tutti
sicuramente interessanti. ‘Ognuno’
specchio di un carattere e di un vissuto. ‘Molti’ specchio della poca conoscenza che si ha, e che si continua a
voler avere, l’uno dell’altro, come
esseri umani, come amici, come artisti, come lavoratori o come semplici
conterranei.
Utili anche le polemiche, che arriscono i contorni di un progetto dove
comunque sono sempre contenute
fatica e sudore oltre ai volgari spiccioli.
La speranza de la Riviera è di “usufruire” anche delle voci fuori dal
coro. Se d’inversione di tendenza si
tratta, è giusto che la mostarda che la
esalti profumi di democrazia.
t questo secondo appuntamento, che
da qualcuno è stato definito ‘gli stati
generali della cultura’, può essere
considerato un successo se visto con
gli occhi di chi lo ha ideato: l’inizio di
un percorso che vuole e può portare a
ciò che di meglio si può fare in un territorio come il nostro e in un momento storico come il nostro.
Interessante è stato anche per chi,
come la sottoscritta, lo ha visto evolversi in maniera sicuramente avvincente nel solo arco temporale di un
mese.
Appassionante infine per tutti i commenti, i contributi e le ‘esplosioni di
pensiero’ che sono giunte e si sono
susseguite al giornale nei giorni subito
successivi all’evento.
Da tenere in considerazione la riflessione di Daniele Macrì, l’unica tra l’altro avvalorata anche da un successivo
interlocutore, in questo caso ‘appassionato’ di Calabria, Giorgio Botta,
che sottolinea l’importanza, per poter
cominciare a migliorare qualcosa in
questa nostra terra, di rispondere
‘costruttivamente’ al tema di un
incontro, discutendo ‘attorno’ al tema
in questione e ‘sul’ tema in questione,
per abituare noi stessi ad un pensiero
e ad una critica concreta, senza cadere nel classico errore dell’inconcludenza del singolo che elogia solo sé
stesso o che porta all’attenzione solo
le sue necessità, svilendo e deprimendo l’incontro e i suoi partecipanti.
Da non tralasciare la calda ed elegante accoglienza del Fifth Avenue che ci
ha offerto un moderno e minimale
quanto suggestivo e gustoso convito,
perfettamente in tono con l’obiettivo
della serata: una chiacchierata tra
amici, davanti ad un bicchiere di vino,
su di un problema comune a tutti per
provare a percorrere insieme un cammino che porti ad una sua soluzione.
E quindi - come ha scritto Rosario
alla fine del suo invito alla serata –
“..adesso tocca a voi”.
la Riviera
17
La redazione aperta
de la Riviera al Fifth Avenue,
il nuovo disco-pub sidernese
SERVIZI FOTOGRAFICI A CURA PEPPE MACRÌ E PINO IENTILE
REDAZIONE APERTA
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011 18
REDAZIONE APERTA
L’importanza
delle idee
ANTONIO FALCONE
Per mia inveterata abitudine non amo i mezzi
termini o i giri di parole, quindi esprimo subito il
mio pensiero: la serata del 4 gennaio è stata una
manifestazione riuscita e non mi riferisco all'accoglienza del locale dove si è svolta, che davo per
scontata, o alla valenza dei tanti interventi, pur
se vi è stata un po' di confusione, del tutto normale quando si lascia, opportunamente, il
microfono aperto a tante voci, bensì, sostanzialmente, a quanto da essa emerso.
Infatti, in una regione e, nello specifico, in un
territorio, quello Locrideo, spesso visto come
sonnolento e remissivo, refrattario ad ogni stimolo, a volte a ragione, a volte a torto, tante
sono le eccellenze culturali e tanti gli uomini
validi che ne sono simbolo: le loro idee comunque espresse, ora in modo sconnesso ora con
una certa veemenza, propria di chi è ormai stanco di un certo stato di cose, o con qualche
autoincensamento, meritano di essere ascoltate
e valutate con attenzione, essendo segnale di un
forte risveglio delle coscienze, in fondo convergente verso l'unico, vero, obiettivo, la valorizzazione della nostra terra e delle sue potenzialità.
Il nostro passato, glorioso o meno, culturale e
non, è lì, nessuno ce lo tocca, e deve servire
soprattutto da stimolo, perché la conoscenza
dei nostri trascorsi possa costituire un valido
input per un nuovo presente ed un altrettanto
Solo unendoci insieme, pur nella diversità di vedute, sana e necessaria, cittadini,
artisti, intellettuali, riusciremo a far sì che
i tanti dardi scagliati verso un bersaglio
comune riescano quantomeno ad avvicinarvisi, senza che assuma rilevanza chi
abbia effettuato il giusto lancio e sia riuscito per primo a fare centro o quanti ne
siano distanti.
nuovo futuro, guardando avanti oltre i confini
locali e nazionali, lasciando da parte la politica,
i vari giochi di palazzo, rimboccandosi le maniche esprimendo ognuno il meglio di ciò che sa
fare, a testa alta e con ritrovato orgoglio, facendogli acquisire ed esprimere compiutezza e concreto valore.
E' un periodo difficile per la cultura, a livello
nazionale, tanti sono stati i tagli attuati dall'
attuale compagine governativa, dopo un forse
troppo lungo periodo di vacche grasse che
comunque non li giustifica, la crisi, c'è, inutile
negarlo, ad ogni stadio, non solo economico ma
anche, se non soprattutto, morale, di valori; a
memoria degli studi classici il termine “crisi” in
latino e greco sta ad indicare “scelta, decisione,
fase decisiva di una malattia” ed il primo significato che riporta il vocabolario è “repentina
modificazione, in senso benefico o anche sfavorevole, di stati morbosi”: è giunto allora il
momento di scegliere dove indirizzare le nostre
forze, solo unendoci insieme, pur nella diversità
di vedute, sana e necessaria, cittadini, artisti,
intellettuali, riusciremo a far sì che i tanti dardi
scagliati verso un bersaglio comune riescano
quantomeno ad avvicinarvisi, senza che assuma
rilevanza chi abbia effettuato il giusto lancio e sia
riuscito per primo a fare centro o quanti ne
siano distanti.
Cominciamo intanto a tendere l'arco e a valutare la distanza dall'obiettivo: potrebbe essere un
buon inizio.
“Redazione aperta”:
esperimento o frontiera?
L'appuntamento organizzato da “La Riviera” presso il Fifth Avenue di
Siderno è stata un’occasione di confronto tra artisti e politici del nostro
territorio ed ha rappresentato un incontro all’avanguardia: l'esperimento, voluto fortemente dall'editore della Riviera, Rosario Condarcuri, e
moderato da Maria Teresa D’Agostino, ha varcato una frontiera per la
Locride. Ora bisogna avere il coraggio di percorrerla. Preferibilmente in
compagnia degli assenti di lusso: i comuni cittadini.
Nonostante le piccole polemiche, sempre presenti alla base della nostra
cultura, d'individui che sanno sempre e solo lamentarsi su tutto e criticare l'operato di chi almeno qualcosa tenta di fare, questa esperienza è
stata fortemente costruttiva poiché ha posto le basi per ulteriori incontri
durante i quali poter discutere dei problemi che interessano il nostro territorio, proponendo progetti e soluzioni da perseguire. Vari e molteplici
sono stati agli interventi dei presenti, i quali non hanno mancato di “becchettarsi” tra loro, forse anche a causa d'incomprensioni.
Il nodo principale della discussione è stato quello di definire che cosa
siano per noi della locride la cultura e l'arte e come queste possano intervenire nel vivere di tutti i giorni, poiché, per riprendere un'espressione di
Gioacchino Criaco, noi “sudici” non siamo né migliori né peggiori dei
“nordici” e occorre, quindi, rompere quel muro di diffidenza che per
anni ci ha contraddistinto e aprirci gli uni verso gli altri, unendoci, per
realizzare finalmente quella comunicazione capace di creare massa critica. Combattere dunque per uno scopo, ma non con le armi, né con le
semplici parole, ma proprio attraverso la cultura, portando avanti dei
progetti, come suggerito da Enzo Rullo. Il che vuol dire non limitarsi solo
a fare riunioni intellettuali “da salotto”, teoriche ed utopistiche, né tantomeno elemosinare soldi alla politica. Purtroppo nessuno dei politici
sino ad ora ha concretamente aiutato lo sviluppo culturale ed artistico
calabrese. L'attore Antonio Tallura precisa: “i politici non si sono mai
occupati di cultura, non hanno saputo coltivare i desideri ed i progetti dei
nostri ragazzi; la politica ha ucciso i sogni e lo continua a fare ancora oggi,
finanziando le solite conventicole culturali. Riprendiamoci il sogno”.
Riprendendo l'artista Marò D'Agostino: “la vera rivoluzione è fare arte
per fare politica, mettere varie energie assieme. Siamo grati per quest’idea spettacolare che ha unito tante menti insieme. Diamo atto del mira-
colo dell’unione..!” A questo punto il musicista Fabio Macagnino si chiede quale tipo di cultura serva alla Calabria per uscire dal trito stereotipo
di tarantelle e sagre che negli ultimi anni, seppure abbiano portato molti
artisti locali alla ribalta, hanno tuttavia imprigionato la loro creatività. Si
trovano oggi costretti, per essere ascoltati, ad affrontare le solite tematiche: “siamo realmente contenti dell'immagine che diamo di noi stessi?”
Abbiamo bisogno d'intellettuali che diano idee su come articolare gli elementi della tradizione per trovare un nuovo linguaggio comune, giacché
noi artisti, da soli non possiamo fare la rivoluzione”. Come nota Giorgio Botta “la forza non è mai univoca ma con diverse potenzialità e produce lavoro solo se si muove lungo una ‘linea’. Per trovarla si deve essere tutti d'accordo sul significato che si dà alle parole. Ad esempio, diamo
tutti lo stesso significato alla parola cultura?” Simpaticamente e con
autoironia lo scrittore Daniele Macrì ha incitato gli interlocutori ad essere più concreti, affrontando con criticità l'approccio agli eventi. Questi
ultimi, come puntualizzato da Massimo Cusato, dovrebbero essere regolarmente retribuiti dai comuni che li richiedono. Polemico, ma arguto,
l'intervento di Stefano Simonetta che con le seguenti parole “brilla nel
sole, brilla nel mare, sognare per cambiare” sintetizza l'incomprensibilità
di alcune posizioni chiedendo il parere conclusivo sulla serata al direttore del giornale, Pasquino Crupi. Il quale giustifica la varietà di alcuni
interventi con la difficoltà di tenere un tema stabilmente centrale, dato
un pubblico composito. Però - ha concluso - possiamo già essere tutti
d’accordo sull’autonomia della cultura dalla politica.
A tutti coloro i quali si sono lamentati del fatto che non sia stata rispettata la scaletta prevista rispondiamo che ogni esperimento non deve
essere ostacolato dalla critica sterile, ma vissuto in maniera elastica ed
imprevedibile, perché spesso è proprio nel caos che si trovano le idee più
originali e ci si esprime per come si è realmente senza seguire schemi
precostruiti. Inoltre, associandoci al pensiero di Margarida Guerriero
concludiamo sostenendo che l'importante è portare avanti un progetto
di comunicazione che ci porti a sconfiggere i mali della nostra Locride,
che sono l'individualismo e l'indifferenza.
Marilene Bonavita e Lucia Femia
QUANDO L’ARTE SI AUTOPUBBLICIZZA
“Io non sono un cittadino. Sono un artista!” Quale accezione negativa si
cela dietro la parola “cittadino” da rigettarla quasi con disprezzo? Francamente non riesco a rintracciarne neanche una. Eppure Fabio Tomba,
in occasione della “Redazione aperta” organizzata dalla Riviera lo scorso 4 gennaio, ci teneva a precisare. E l’ha fatto con fragore senza timore
di risultare impopolare. E pensare che durante tutta la serata non ha
fatto altro che sottolineare che a quell’incontro non fossero solo presenti artisti, scrittori, poeti e musicisti ma anche cittadini “normali”. Prima,
quindi, si mostra come paladino della normalità e poi la considera come
altro da sé.
Non mi interessa sapere come Fabio Tomba estrinsechi la sua arte, anche
se il suo “Non sai chi sono io” vuole a tutti i costi urlarlo al mondo, ma
far notare all’artista che non ci sia nulla di male ad essere dei cittadini e
ad avere riconosciuti dei diritti civili e politici che ti salvano il tuo artistico deretano, diritti a cui purtroppo il popolo più perseguitato al mondo,
gli ebrei, non poterono appellarsi. Inoltre, anche se sono una semplice
cittadina, vorrei consigliare allo “Sgarbi de noialtri” (come una mia cara
collega l’ha definito quella sera) di abbassare un po’ la cresta, perché
soprattutto per un artista o aspirante tale la prima qualità deve essere l’umiltà, altrimenti l’arte che scorre nelle sue vene finirà per avvelenarlo di
egocentrismo. Deve essere l’opera d’arte che crea a far parlare di sé, non
lui a pubblicizzarla. Perché questo non significa essere artisti ma prostituti dell’arte.
Maria Giovanna Cogliandro
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011 19
Parti presto e non tornare
Nessuno può incoronarsi artista o intellettuale con le proprie mani. È una leggera corona d’alloro o di mirto - talvolta accompagnata da sacrificio e povertà - ma,
a decretarne la titolarità, non può che essere il successo di pubblico o di critica
(anche postumo!). Un augurio, pertanto, rivolgo soprattutto ai giovani partecipanti alla “redazione aperta” de la Riviera del 4 gennaio: che molti di loro , che
si occupano di musica, teatro, poesia, lettere varie possano essere premiati dalle
Muse e conoscere fama e onori. Una “redazione”, quindi, aperta ad appassionati e cultori con molti spunti di riflessione. Non direi di dibattito perché non è
necessario, in questi casi, raggiungere maggioranze o condivisione.
Due aspetti su ogni cosa: gratuità (o povertà o indipendenza o rapporto con il
potere ecc.) e radicamento territoriale (o provincialismo o globalizzazione o
mafia o radici culturali ecc.).
GRATUITA’: parola scritta con lettere di bronzo e fuoco nel nostro Mezzogiorno di assistiti e, perciò, di accattoni, dove è particolarmente apprezzato il regalo,
il sussidio e la mancia; dove il primo “nemico” di ogni produzione (artistica, ma
anche di ogni tipo di merce) è l’”amico” che te ne chiede un po’ in omaggio.
Schiere di postulanti alla porte di ogni assessorato, per ottenere un contributo
giusto o immeritato ma che comunque aiuti a campare. Tra questi postulanti, artisti e letterati, forse sono secondi solo ai “volontari” ma comunque assieme a tutti
gli altri. I Santi del Sud più autentici sono stati i poveri per scelta: di recente qualche Vescovo, più in là nel tempo gli Anacoreti.
RADICAMENTO TERRITORIALE: non c’è giovane che, per definizione, non
tagli cordoni ombelicali, non c’è pulcino che non voglia volare. Qui poi, al paesello, si lascerebbe tanta mafia (…merda), tanta tarantella (…merda), tanta salita (…merda), tanti amici con cui fare le maialate (…merda), tanti poeti dialettali (…merda), tanti progetti da portare avanti pedalando (…merda)… Comunque
non è obbligatorio avere radici o conservarle: bisogna sprovincializzarsi sul serio,
però!
E quindi facendo gavetta, primeggiando nelle selezioni, imboccando la strada del
successo duraturo, sperimentando ogni audacia senza paracadute, andando a vincere a Brodway o in Cina.
Mio giovane artista ti auguro ogni bene: parti per la tua strada. Sarà lunga e dura,
tanto più quanto più sarai bravo: non potrai tornare presto per raccontarci le tue
imprese ed insegnare anche a noi ad osare e primeggiare.
Abbiamo fame di onore e vittorie. Perciò ti chiedo, come le antiche mamme di
Locri Epizefiri, torna con lo scudo o sopra lo scudo.
Nostradamus
L’opinione dell’uomo qualunque
ll'appuntamento dello scorso quattro gennaio,
per addetti ai lavori e non, sul destino dell'ARTE nella locride, tenutosi al pub di recente
apertura a Siderno (il Fifth Avenue) dovevano
esser presenti gli “artisti”, quelli che amano
l'arte, quelli che dovrebbero promuoverla e coloro i quali
ne usufruiscono… per cercare di raccogliere idee, confrontarle, ipotizzare soluzioni e tentare di progettare e pianificare eventi per il futuro.
Il tutto doveva essere accompagnato dalle performances
di vari artisti presenti ad allietare questo salotto culturale… iniziativa, negli intenti perlomeno, di tutto rispetto.
Ho assistito invece ad una serie di parole vane e piena di
vanità.
La politica è entrata in modo subdolo nel dibattito durato
più di due ore che ha tediato la maggior parte dei presenti, non per la durata degli interventi bensì per la sterilità
degli stessi.
Oltre ad essere una sorta di autocelebrazione in cui tutti,
con tanta ipocrisia, si dicevano pronti alle collaborazioni e
all'ascolto reciproco, la realtà dei fatti è che ad alimentare
questo locale mondo culturale non è il “sacro fuoco dell'arte” bensì un insano e fortissimo individualismo e il
distruttivo “sacro fuoco” del denaro che può e che potrebbe finanziare eventi, festivals, iniziative varie.
La sensazione iniziale è stata quella di assistere a tante
persone che abusando del termine
“arte” si sono incontrate quasi per dirsi
“quanto siamo belli, quanto siamo artiIN EVIDENZA
sti e quanto siamo bravi”.
La successiva è stata quella di aver percepito invidia e ipocrisia dietro il motto
“siamo tutti amici”. La conclusiva è
“La sottocultura
stata quella di aver partecipato ad un
dibattito politico che aveva lo scopo,
mafiosa non
velato tanto e non quanto, di reclutare
guarda al
mezzi e fondi per il finanziamento di
alcuni (e non di tutti) i progetti che
contenuto delle
A
cose, ma
unicamente al
senso ossessivo
dell'appartenenza,
e la stessa politica
sembra a volte
seguire le modalità
clientelari, a partire
proprio dall'attuale
legge elettorale.”
hanno come principale e quasi indiscussa musa ispiratrice
la musica, tralasciando le altre forme d'arte. Ebbene, spero
di sbagliarmi e spero che me lo si possa dimostrare presto
con una concreta partecipazione collettiva di quelli che
davvero amano e vivono e sognano ARTE… in quello che
dovrebbe essere un sano “movimento culturale nuovo”.
Spettatore non addetto ai lavori, cittadino fuori dai giochi
politici ed artistici, ho ascoltato “parole parole parole”…
Una serata in cui non si è detto nulla di nuovo, nel concreto non si è arrivati a nulla ma si è dimostrato una volta di
più quanto l'”improvvisazione” nuda e cruda non porti a
niente, giacché non ci si può “inventare” salotto culturale,
né dirsi promotori di cultura se non si ha bene in mente chi
si è, dove ci si trova e soprattutto dove si vuole arrivare.
E concludo dicendo che il problema non è l'ignoranza dei
giovani nei confronti delle “nicchie” artistiche o il solito
tormentone di una zona disastrata e attanagliata dalla
'ndrangheta… o almeno non è solo quello e di sicuro non
può essere un alibi.
Ci sono tante persone che sono andate fuori e sono ritornate arricchite nell'esperienza e nella conoscenza. Occorre però stabilire se questo rientro in terra natìa avviene per
reale amore e rispetto nei confronti della Calabria e della
“calabresità”, in quanto valore culturale aggiunto, oppure
perché si può emergere più facilmente in un luogo in cui si
ha minore “concorrenza” anziché cercare di trovare un
canale comunicativo a livello nazionale ed internazionale,
dove si è tanti piccoli e anonimi pesci in mezzo al mare.
Mi auguro che la Riviera, giornale aperto alle opinioni di
tutti (come ho sentito decantare più volte durante la serata), possa pubblicare quella che solo per questioni “simboliche” viene firmata dal più anonimo dei cittadini, ossia
PS Le assicuro che la mia non vuol essere assolutamente
polemica sterile ma sentivo fortemente di dover esprimere la mia personale opinione, certo di voler suscitare anche
una riflessione costruttiva.
Cordiali saluti, Pinco Panco.
Elenco di riflessioni
sulla Locride
emerse durante
l’ascolto degli interventi
La locride ha voglia di dire le proprie
cose, tutte e fino alla fine, prima di dialogare con se stessa.
La locride ha un'assenza di intellettuali di
riferimento in grado di leggere la realtà
attuale delle cose che si verificano e che
succedono.
La locride è un bacino elettorale nel quale
il disinteresse dei politici verso ciò che si
verifica è anticostituzionale.
La locride non ha bisogno di sperimentazioni, ha bisogno di una cazza di assemblea normale.
La locride ha tante persone intelligenti
che devono parlarsi di più tra loro.
La locride ha bisogno di parole nuove
perchè si è rotta i coglioni di sentire parlare sempre sempre sempre sempre di sviluppo, legalità, futuro, giovani, tradizioni.
La locride ha bisogno di parole nuove
come interazione, relazione, collaborazione, comunicazione, mediterraneo, lentezza, governance, ordine.
La locride deve dirsi quali sono le cose
che vanno e quali quelle che non vanno,
valorizzare le prime, trovare le soluzioni
alle seconde.
La locride ha tante contraddizioni e li vive
da indecisa.
La locride non ha niente di meno rispetto
agli altri.
La locride non ha niente di più rispetto
agli altri.
La locride ha la ndrangheta. L'Italia ha la
ndrangheta.
La locride non ha bisogno di parcheggi,
forse di ferrovie.
La locride non ha bisogno di giudici
estemporanei delle vacanze natalizie.
La locride ha bisogno di un punto di vista
esterno.
La locride ha bisogno di essere coinvolta
oltre le righe di questo giornale, dai campi
di lavoro degli immigrati, agli scomparsi
davanti alla tv, dagli emigrati ai residenti.
La locride ha bisogno di un direttivo non
di un elitè.
La locride è in Europa, non nella locride.
La locride ha paura dell'europa e l'europa
ha anche un po paura della locride.
La locride, a confronto col resto d'europa,
ha un legame fortissimo con le proprie
radici, non deve più riscoprire un cazzo.
La locride non ha niente da perdere, ma
sta facendo di tutto per smarrire anche il
niente.
La locride è ricca di gente che vive per la
locride.
La locride è ricca di gente di merda.
La locride è bellissima.
La locride mi fa schifo.
La locride ha un'anima e non ha un
corpo, ha un cuore e non ha un cervello.
La locride è, per molti, una scommessa
azzardata su una partita d'amore incerta.
La locride piange da sola, senza un
conforto, neanche in se stessa.
La locride non ha il coraggio di raccontare i suoi pianti di rabbia.
Mulinarella è na zoccola.
Ruggero Brizzi
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
SANITÀ
21
L.A.Do.S. UN’OASI DI COMPETENZA E ALTRUISMO
Una vita al servizio degli altri
I
LUCIA FEMIA
n un territorio in cui l’associazionismo e il sistema sanitario non sono
mai stati dei grandi punti di forza l’uno perché scarsamente diffuso, l’altro perché gestito male e sede di rovinose incompetenze -, trovarsi dinanzi ad una realtà ben
organizzata ed efficiente come la L.A.Do.S.
(Locride Associazione Donatori Sangue)
dimostra che le eccezioni esistono e che l’eccellenza può essere raggiunta ovunque. Basta
volerlo e, soprattutto, basta metterci passione. Quella che brilla negli occhi del presidente fondatore Filippo Tedesco e che, per riflesso, splende nei volti dei suoi collaboratori, che
io e Rosario Condarcuri abbiamo il piacere di
incontrare alla sede principale di Marina di
Gioiosa Ionica. Bastano poche parole per
capire fin da subito che ci troviamo dinanzi a
delle persone che alla L.A.Do.S non si limitano a lavorarci, ma ci vivono, con uno spirito di
abnegazione ed una dedizione che si rivelano
essere il segreto del successo di quest’associazione, che vanta 33 anni di vita ed una diffusione territoriale senza precedenti in questo
settore.
Nata come centro di donazione per il sangue
– sotto lo stimolo di salvare la vita ad un bambino gravemente ferito in un tragico incidente di caccia – per iniziativa di 20 donatori
occasionali che all’epoca (1977) si recavano
periodicamente presso il Centro Trasfusionale dell’Ospedale Civile di Locri, la L.A.Do.S.
non solo si è specializzata in questa specifica
attività, arrivando a convogliare oggi ben
1.610 donatori di sangue, ma si è fatta promotrice di altrettanti importanti servizi. Primo su
tutti il servizio ambulanze che, attivo 24 ore su 24
e con mezzi di ultima
PROSSIMI OBIETTIVI
generazione, non solo
presenti nella sede centrale, ma dislocati in 4
- Apertura di una quinta
sezioni (Ardore, Bianco,
sezione L.A.Do.S. a Bova
Bivongi e Caulonia), nelMarina.
l’ultimo anno ha svolto
- Diffusione di più sedi per
ben 1.250 interventi
prelievi di sangue.
autonomi e 1.150 inter- Organizzazione di corsi
venti per conto del 118.
A questo servizio si
di formazione per primo
affianca il trasporto diasoccorso.
lizzati e disabili, che
- Dotazione di un PMA di
garantisce ogni genere di
I° livello fornito di ponte
spostamento grazie a
radio e acquisto di
specifiche attrezzature
elettrocardiografi con
che permettono di elimicardiotelefoni.
nare ogni genere di barriera naturale e architettonica. Di fondamentale
importanza è poi l’assistenza alle persone
anziane costrette a trascorrere da sole intere
giornate e verso cui si attuano veri e propri
interventi domiciliari attraverso il “telesoccorso”: l’associazione dispone, infatti, di una
centrale di sorveglianza, progettata per collegarsi con un numero illimitato di assistiti,
nelle cui abitazioni si trovano dispositivi trasmettitori, dotati di telecamera. L’assistenzialismo dell’associazione abbraccia, inoltre, le
famiglie disagiate del comprensorio, a cui è
rivolto il “BANCO ALIMENTARE”, che
consiste in una raccolta e in una successiva
distribuzione di alimenti forniti dall’AGEA
(Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura).
Dal 2004 la L.A.Do.S. è iscritta all’Albo
Regionale della Protezione Civile e in occasione di calamità naturali svolge importanti
interventi sia a livello locale che nazionale,
come nel caso del terremoto in Abruzzo del
2009, dove i volontari hanno dimostrato grandi capacità nel prestare sostegno fisico e
morale ai terremotati. A questo proposito
occorre tenere ben presente che il personale
volontario L.A.Do.S è composto da un team
di professionisti qualificati, i quali non possono svolgere attività senza aver prima frequen-
tato un corso di specializzazione presso la sede dell’associazione e superato
l’esame finale. Oggi il
numero degli associati è
arrivato a circa 100 unità, il
che
consente
alla
L.A.Do.S di svolgere con
grande facilità simulazioni
di primo soccorso ( 1. elicottero 2. persone scomparse 3. salvataggio in
mare) e di aprirsi anche ad
altri progetti, quali il servizio civile, la difesa e la
tutela delle persone in
semilibertà e la divulgazione presso le scuole di pratiche benefiche per l’ambiente: come è avvenuto
fornito di ponte radio, sennonché la diffusione di corsi di formazione per primo soccorso
e simulazione.
Dinanzi a questa prorompente e qualificata
operosità senza sosta e ad una così vasta diffusione territoriale, frutto di indubbie capacità organizzative e di spinte motivazionali
forti, la domanda sorge spontanea: perché
non affidare alla L.A.Do.S il ruolo di coordinatrice delle altre strutture volontaristiche
presenti sul territorio, soprattutto di quelle
più deboli e mal-funzionanti, affinché anche
queste ultime possano raggiungere del livelli
tali da garantire ai cittadini servizi assistenziali di sicura efficacia e non incerte e deboli
apparizioni? La risposta del presidente Tedesco dà un quadro chiaro della situazione
locridea: «noi siamo disponibili all’incontro
SIMULAZIONI DI PRIMO SOCCORSO DI
con le altre realtà presenti sul territorio,
UNA DONNAANNEGATA IN MARE, DI UNA
soprattutto se queste dimostrano un’apertura
DONNA DISPERSA E DI UN INCDENTE TRA
nei nostri confronti, ma se ciò non avviene,
UN MOTORINO ED UN FUORISTRADA.
noi non possiamo assolutamente imporci.
Purtroppo in questo campo ci sono molti
difetti di comunicazione». Ecco che torna
nuovamente l’inestricabile e famigerato killer
della mentalità calabrese: l’assoluta chiusura
verso l’incontro costruttivo e insieme la
caparbia volontà di stringere fortemente a sé
un potere che, rimanendo dentro lo steccato
del possesso personale, non può che rivelarsi
sterile e inefficace. Perché noi cittadini calabresi dovremmo vivere col terrore di poter
morire sulla strada, solo perché non tutte le
ambulanze del territorio non sono in grado di
svolgere il semplice e normale soccorso per
cui sono predisposte? Perché alcuni enti investono della carica di volontario anche chi non
è un soccorritore preparato, mettendo a
repentaglio la vita dei
feriti? Perché continuano ad imperversare l’indi recente con il progetto
LA PROPOSTA
competenza e l’assoluta
“Ambiente e salute”, svolmancanza di coscienza?
to in collaborazione con il
Perché dobbiamo speraVista
l’alta
copetenza
e
comune di Marina di
re che arrivi la L.A.Do.S
l’operosità, perché non
Gioiosa Ionica e Locride
e non qualcun altro per
Ambiente.
affidare alla L.A.Do.S il
salvarci la pelle? Ed
Nonostante queste innuruolo di coordinatrice delle
ancora, come mai nel
merevoli attività e i trastrutture volontaristiche
territorio esistono sedi
guardi raggiunti, l’associapiù deboli presenti sul
della protezione civile
zione di Filippo Tedesco si
territorio,
affinché
anche
attive nella carta e assopone oggi nuovi e ambilutamente non funzioqueste ultime possano
ziosi obiettivi, quali la
nanti nella pratica? I
raggiungere
del
livelli
tali
copertura di una quinta
soliti “misteri” del reggisezione della L.A.Do.S. a
da garantire ai cittadini
no, che molti politici e
Bova Marina, l’apertura di
servizi assistenziali di
altrettanti cittadini non
più punti di prelievo per il
sicura efficacia e non
vogliono svelare e scarsangue, l’acquisto di eletincerte e deboli
dinare e, anzi, accarezzatrocardiografi con cardioapparizioni?
no con apatia e indiffetelefoni e di un PMA
renza, gloriandosi di pri(posto medico avanzato)
vilegi e di status che altro
non sono se non compensazioni ad incolmabili vuoti umani, etici e professionali. E intanto dietro le maschere del “tutto va bene”
anche queste sedicenti personalità dinanzi ad
un incidente si fanno il segno della croce, sperando che il soccorso non arrivi dopo la mezzora e non sia vano. Certi che non tutti i politici, non tutti i cittadini e non tutti i gestori di
enti di assistenza volontaristica appartengono
a questa categoria di “struzzi addomesticati”
e soddisfatti di aver scoperto nella L.A.Do.S.
un ottimo punto di riferimento, sennonché
un aperto interlocutore, noi de la Riviera lanciamo l’ovvia, ma ahimé per le condizioni in
cui versiamo rivoluzionaria, proposta: associazioni che operate in campo sanitario e civile scendente dalla poltrona del “so tutto io”,
abbassate lo scudo di difesa dinanzi ai vostri
colleghi ( preciso: colleghi e non concorrenti
o nemici) e, quindi, incontratevi guardandovi
in faccia, per cominciare a confrontarvi , a
scambiarvi idee, ad apprendere gli uni dagli
altri con grande umiltà e senso civico, non
dimenticandovi che il vostro è un lavoro prezioso per la vita di noi tutti, che la vostra è
prima di tutto una missione e solo poi una
fonte di guadagno. Grazie.
23
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
Siderno
Serie A
23
Prima Categoria
S P O RT
Leo fa bene all’Inter. L’allenatore
brasiliano al suo esordio porta a casa
una vittoria e tanto entusiasmo
Nell’infrasettimanale vince sul difficile
campo di San Luca. Oggi invece arriva il
Reggio Sud, ma il Brancaleone non molla
Il Gioiosa Jonica vince a Santa
Cristina e aspettando le gare di
domani allunga sulle inseguitrici
Reggina, due punti persi
Gli amaranto non riescono a sfruttare la doppia
superiorità numerica. Col Sassuolo è 0-0
L’angolo
Ritorto
[email protected]
Sono tornati
Leo e
Cassano
Uno era assente da 5 mesi,
l’altro solo da due, ma per il
campionato Italiano rinunciare a loro rappresentava,
senza dubbio, una brutta
perdita.
Ora li abbiamo ritrovati, e
nel migliore dei modi.
Il turno infrasettimanale
giocato il giorno dell’Epifania ci ha restituito due grandi campioni. Uno fa i numeri
in campo, col pallone tra i
piedi, l’altro dopo aver
incantato da calciatore, ora
si è fatto notare seduto in
panchina, l’anno scorso al
Milan, oggi dall’altra parte di
Milano, all’Inter.
Cassano, ripudiato da Garrone, figliol prodigo per
eccellenza ha ritrovatoil
campo e la fiducia del premier Silvio Berlusconi, che
ha, da vecchio volpone quale
si crede di essere, approfittato dei dissidi doriani per portarlo a Milano, a dare ancora
più luminosità a un reparto
offensivo che anche senza di
lui brillava più dell’oro.
L’altro, con la complicità
del Benitez furioso, ha convinto definitivamente Moratti, che forse aveva paura di
affidare la panchina nerazzurra a un allenatore di belle
speranze si, ma inesperto.
Entrambi non hanno deluso le attese, anzi. Hanno
fatto quello che sanno fare
meglio. Vincere e regalare
sogni. Sognano i tifosi rossoneri, che rivedono da vicino
la possibilità di vincere uno
scudetto che sono sei mesi fa
era utopia pura. Sognano
anche i loro cugini, quelli che
forse si erano già rassegnati
a una stagione da comprimari. Loro che ancora godono
per il triplete mourinhano.
Segnano e regalano sogni
Leo e Cassano. Di sicuro
sanno fare bene il proprio
lavoro...
Non è bastata alla Reggina la
doppia superiorità numerica
nell'ultima di andata contro il
Sassuolo. Poche occasioni da
una parte e dall'altra, con una
notevole mole di passaggi sbagliati. Non è bastato nemmeno
il nuovo modulo adottato da
Atzori, un 4-3-3 con il redivivo
Bonazzoli al centro dell'attacco, affiancato da Adiyiah e
Missiroli.
Spuntati. Buona partenza
comunque della squadra di
casa, capace di dettare i ritmi
nel primo quarto d'ora, senza
però creare grossi pericoli.
Risposta ospite affidata a
Bruno, le cui conclusioni, però,
mancano di potenza (14') e
precisione (20').
La prima conclusione pericolosa degli amaranto porta il
nome di Missiroli, che al 21'
calcia al volo dai 25 metri: tiro
di poco alto sopra la traversa.
Il Sassuolo non fa cose trascendentali, ma riparte meglio degli
amaranto, che comunque alla
mezzora spaventano Bressan
con una buona triangolazione
tra Adiyiah e Bonazzoli, che
non riesce a raccogliere di un
soffio il cross del ghanese.
I neroverdi ci provano prima
con Troiano e poi con Catella-
ni: tiri troppo deboli per
impensierire Puggioni.
Botta e risposta. Atzori, nell'intervallo, richiama Barillà e
inserisce Campagnacci, passando a un 4-2-3-1 con il neo
entrato a destra, Missiroli a
sinistra e Adiyiah in appoggio a
Bonazzoli.
Dopo una decina di minuti
circa, le due squadre sono già
lunghissime. L'una risponde
all'altra con occasioni che però
non fanno registrare conclusioni: cross, mischie, nulla più. La
partita subisce uno scossone al
19', quando Bianco viene espulso per una brutta entrata su
Rizzo. Il tecnico ospite inserisce Polenghi e richiama Catellani. La Reggina ci mette la
voglia, ma sembra stanca. Il
giro palla è lento e per il Sassuolo è fin troppo facile evitare
sofferenze. A 5' dalla fine,
rosso diretto mostrato dall'arbitro Giancola anche a Martinetti, reo di aver atterrato
Acerbi a centrocampo. Decisione fiscalissima, che comunque non getta nello sconforto i
neroverdi, capaci di concedere
alla Reggina una sola conclusione, peraltro da fuori area, al
43', di Tedesco.
Simone Vazzana
GIORNATA 21
FROSINONE - LIVORNO
CROTONE - PORTOGRUARO
EMPOLI - VICENZA
MODENA - NOVARA
PESCARA - CITTADELLA
PIACENZA - VARESE
REGGINA - SASSUOLO
SIENA - ALBINOLEFFE
TRIESTINA - ASCOLI
PADOVA - TORINO
ATALANTA - GROSSETO
MARCATORI
0-2
2-0
1-1
2-1
1-0
2-1
0-0
2-1
2-0
15 RETI
SUCCI (PADOVA)
11 RETI
GONZALES (NOVARA), BERTANI
(NOVARA)
10 RETI
BONAZZOLI (REGGINA), CORALLI
(EMPOLI), CACIA (PIACENZA)
9 RETI
PIOVACCARI (CITTADELLA),
ABBRUSCATO (VICENZA)
CLASSIFICA
Sala stampa:
Ciccio Cozza “con Bonazzoli in
campo una Reggina diversa”
In sala stampa non si è presentato mister Atzori, corso subito
in aeroporto per fare un salto a
casa aprofittando del giorno in
più di libertà (la preparazione
per il derby di Crotone, che si
giocherà lunedì sera, riprenderà
martedì).
Al suo posto, Ciccio Cozza che
ha comunque elogiato la squadra: «Con Bonazzoli in campo si
è vista una Reggina diversa, ma
la strada è ancora lunga e dobbiamo sacrificarci se vogliamo
arrivare almeno ai playoff. Oggi
lo sbaglio più grosso è quello di
aver fatto tanti passaggi, rallentando il gioco e creando poche
azioni pericolose».
Cosenza invece si sofferma sul
nuovo modulo e sull'andata:
«Difesa a 4? Ci siamo trovati
bene, anche se ci sono da migliorare alcuni movimenti. Più che
altro è l'intero 4-3-3 che crea
qualche difficoltà. Il girone d'andata è stato comunque soddisfacente, nonostante qualche punto
Ciccio Cosenza in sala stampa
perso a causa di errori individuali».
Questo, invece, Acerbi, anche
lui si sofferma sul ritorno di
Bonazzoli: «Emiliano è uno di
peso, è la prima gara che ha giocato dopo due mesi e per me ha
fatto una bella partita, ci serve
come il pane. Certo, oggi Poteva
andare meglio, sopratutto nel
secondo tempo, con la superiorità numerica.
Sicuramente dovevamo concretizzare meglio. Ma ce lo portiamo a casa questo punto, la
prima gara dell'anno, un buon
punto».
Per il Sassuolo, ha parlato l'allenatore Gregucci: «Non abbiamo corso pericoli per merito dei
ragazzi, bravi nei raddoppi nonostante le due espulsioni. Mi
hanno stupito sulla tenuta. Sono
stati più veloci dello scorrimento
palla della Reggina. I complimenti vanno a loro: primo tempo
con logica calcistica, ripresa
coriacea».
NOVARA
SIENA
ATALANTA
VARESE
LIVORNO
REGGINA
TORINO
PESCARA
VICENZA
PADOVA
CROTONE
42
40
39
35
34
32
32
31
30
27
27
EMPOLI
MODENA
CITTADELLA
ALBINOLEFFE
GROSSETO
SASSUOLO
PIACENZA
ASCOLI
TRIESTINA
FROSINONE
PORTOGRUARO
26
24
23
23
22
21
21
20
20
19
18
Le pagelle
Puggioni: Praticamente si
limita a fare lo spettatore.Voto 6
Laverone: La fase difensiva
non lo impegna molto. Impreciso sui cross. Voto 5,5
Cosenza: Sbaglia più del consentito dando poca tranquillità
al reparto. Voto 5
Acerbi: Meglio del compagno
di reparto, ma si assume qualche rischio ingiustificato. Voto
5,5
Rizzato: Non è il Rizzato che
conosciamo. Spinge troppo poco
sulla sua fascia di competenza.
Voto 5,5
Rizzo: Ha il merito di far
espellere Bianco, ma si vede
comunque troppo poco. Voto 5,5
Tedesco: Anche lui sottotono,
troppi gli errori quando smista
la palla. Voto 5
Barillà: Statico, quasi fermo,
non
raggiunge
la
sufficienza.Voto 5
Dal 1'st Campagnacci: Si dà da
fare, corre e si propone, ma è
troppo confuso. Voto 5,5
Missiroli: Ha il merito di
creare l’occasione più pericolosa della gara, ma non incide.
Sfiora la sufficienza. Voto 5,5
Bonazzoli: Partita tutto sommato positiva, ma solo se teniamo in considerazione che era
fuori da due mesi. Voto 5,5
Adiyiah: E’ costantemente in
fuorigioco, e poi non mostra
cattiveria sotto porta. Potrebbe
rientrare al Milan. A Reggio
nessuno si strapperà i capelli.
Voto 5
Dal 36' st Danti: Gioca troppo
poco per farsi vedere. sv
30
Sport
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
30
Prima Categoria D
Il Gioiosa Jonica continua la sua corsa
Il Gioiosa Jonica con il duo delle
meraviglie Frammartino Pizzata espugna Santa Cristina 2-1 e continua la
sua marcia verso la promozione. Inarrestabile la formazione di mister
Rocco Logozzo che inizia con il piede
giusto il 2011 conservando il primato
in classifica. Le dirette avversarie
dovranno cercare nei rispettivi incontri
di tenere il passo della capolista. Ieri a
Santa Cristina non è stato facile per la
formazione biancorossa dopo essere
passata in vantaggio con Frammartino
si è fatta raggiungere dai reggini, e nel
finale a 8 minuti dal triplice fischio c'è
voluta una prodezza di Ficara per la
rete vittoria dei ragazzi del presidente
Rossi..
Dopo la sosta Natalizia il Mammola
ha lavorato intensamente in settimana
per preparare il ritorno in campo di
oggi pomeriggio a Maropati per l'ultima gara di andata di prima categoria.
La formazione della vallata del torbido
vuole iniziare nel modo migliore il
nuovo anno cercando la vittoria in
terra pianigiana. Iniziare il nuovo anno
con il piede giusto e quanto si augura
lo staff tecnico guidato da mister Gino
Larosa:” Abbiamo tutte le carte in
regola per puntare alla vittoria. I ragazzi sono motivati e cercheranno di ritrovare la vittoria per riprendere la nostra
marcia interrotta dalla sconfitta casalinga contro il forte Polistena. In questa settimana ci siamo preparati molto
CLASSIFICA
GIOIOSA J.
POLISTENA
BIANCO
MAMMOLA
ANTONIMINA
N. DELIESE
LAZZARO
BENESTARNATILESE
32
30
29
24
24
23
22
22
MOTTA S.G.
CAULONIA
SANGIORGESE
SAN ROBERTO
REAL
ACCIARELLO
S. CRISTINA
FALCHI MAROPATI
bene in vista dell'impegno di oggi
pomeriggio, stiamo recuperando alcuni elementi importanti che mi auguro
di avere ha disposizione prestissimo, in
quanto in queste ultime settimane le
tante assenze hanno pesato molto sul
rendimento della squadra”.
Da Martedì si è aggregato al gruppo il
forte difensore Antonio Papaleo che
dopo un lungo stop può tornare a
disposizione del tecnico per lui è pronta già la panchina oggi a Maropati. Il
resto dei giocatori mammolesi infortunati ( Martello. Maida. Spatari, Panaja
e Murdocca ) si sono allenati regolarmente ianche se le loro condizioni non
sono perfette potrebbero essere schierati a Maropoati. Il presidente Salvatore Pazzano è fiducioso per il proseguo del campionato :” Sono convinto
che faremo un buon girone di ritorno
con la squadra al completo non siamo
Manifestazioni
GIORNATA 15
20
18
14
13
13
10
9
6
ANTONIMINA - ACCIARELLO
BIANCO - SAN ROBERTO
LAZZARO - SANGIORGESE
MOTTA - REAL
S. CRISTINA - GIOIOSA J.
1-2
POLISTENA - N. DELIESE
FALCHI M. - MAMMOLA
CAUOLONIA - BENESTARNAT.
inferiori a nessuno, mi auguro che i
ragazzi riescano a trovare la vittoria
oggi pomeriggio sarebbe importante
perché ci permetterebbe di uscire dal
momento difficile”.
In casa Antonimina dopo il brillante
campionato scorso( sfiorata la promozione per un soffio ) i ragazzi del presidente Filippone cercheranno di ripetersi e fino a questo momento si stanno confermando bene dimostrando di
essere un squadra completa in tutti i
reparti e capace di mettere in difficoltà
chiunque.
Il Caulonia in attesa della nuova struttura sportiva che sorgerà al Dicone di
contrada Vasì, prepara il ritorno in
campo di oggi per la prima di questo
2011 la squadra di mister Rogolino
cerca punti per uscire definitivamente
dalla zona rischio.
Nicodemo Barillaro
CONCORSO N 5
Regolamento
- Le schedine possono essere
convalidate GRATUITAMENTE,
a fronte di un acquisto minimo solo
presso il bar tabaccheria Rescigno
di Gioiosa Jonica
- Le giocate devono pervenire
entro le ore 12.00 del sabato che
precede le gare
- In Caso di più 14 e 14 +1 il
premio verrà estratto tra chi ne ha
diritto (i pronosticatori non estratti
avranno diritto a caffè per una settimana)
I premi
14+1:
Cellulare Nokia C3
14 pronostici:
Buono da E 60,00 spendibile
presso Pneumatici Rescigno
13 pronostici:
Cappuccino + Cornetto per
una settimana
12 pronostici:
2 Aperitivi (Crodino)
11 pronostici:
1 Aperitivo (Crodino)
Da 6 a 10 pronostici:
1 Caffè
Gare del 15 e 16 Gennaio
Convalid
1) CASTROVILLARI - BOVALINESE
2) GUARDAVALLE - ACRI
3) ROCCELLA - N. GIOIESE
4) SERSALE - SOVERATO
5) SAN LUCA - BAGNARESE
6) SIDERNO - CITTANOVESE
7) TAURIANOVESE - M. DI GIOIOSA
8) MAMERTRESELICESE - AFRICO
9) RIZZICONESE - BRANCALEONE
10) REGGIOSUD - LOCRI
11) BIANCO - GIOIOSA CALCIO
12) CAULONIA - SAN ROBERTO
13) POLISTENA - BENESTARNATILESE
14) SANGIORGESE - MAMMOLA
14 + 1) ANTONIMINA - REAL (RIS.ESATTO)
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
14 + 1)
Viale delle Rimembranze, 160
Gioiosa Jonica (Rc)
a
Una befana tutta nerazzurra vola
sul cielo di Marina di Gioiosa
Una Befana tutta nerazzurra, è volata il 6 Gennaio scorso, sui cieli di Marina di Gioiosa portando tantissimi doni,
per la precisione circa 250 calze, ai tantissimi bambini che hanno invaso il
palazzetto dello sport di Marina di
Gioiosa Jonica.
La manifestazione organizzata dall'Inter Club “Giacinto Facchetti”, e
patrocinata dal Comune, giunta alla
quarta edizione, è stata la conferma del
successo riscosso nelle precedenti edizioni. Una serata che ha visto protagonisti assoluti i bambini e la loro voglia di
divertirsi, di giocare, crescere e stare
insieme, tutto a tinte nerazzurre.
Non finiscono qui le idee del presidente Francesco Martino, primo dirigente dell’Inter Club gioiosano, infatti
per il prossimo hanno è già in cantiere il
progettoche vedrà l’assegnazione di
delle borse di studio destinate agli alunni più meritevoli delle scuole elementari
della 2città del sorriso”. Ce lo conferma
lo stesso Francesco Martino, “per il
prossimo anno abbiamo in mente di istituire una borsa di studio destinata all'alunno che si sia distinto sia per profitto
che per condotta. Poi vorremmo anche
allargare questa manifestazione a tutti
bambini del comprensorio”.
GR
Prima Categoria C
Monasterace, arriva la
capolista Nuova Curinga
Il torneo di Prima categoria, così
come gli altri campionasti regionali
a cavallo del santo Natale e del
Capodanno ha osservato due domeniche di stop.
Le formazioni di Eccellenza e della
Promozione hanno ripreso in un
giorno inusuale (giovedì 6 gennaio
festa dell'Epifania), mentre quelle
di Prima categoria lo faranno oggi 9
gennaio nella classica giornata
domenicale, nella quale si giocherà
la quindicesima e ultima giornata
del girone di andata. Minici e compagni saranno chiamati ad un duro
ostacolo dovendo ospitare al BoscoLombardo (giornata bianco rossa,
di conseguenza non saranno validi
gli abbonamenti) la prima della
classe, la Nuova Curinga, che forse
ha messo una serie ipoteca sulla vittoria finale, avendo ben dieci punti
di vantaggio sulla più immediata
inseguitrice, la Nuova Filadelfia,
anche se nel calcio mai dire mai.
Quello che inaugura calcisticamente le fatiche del nuovo anno per la
truppa del presidente Zannino è un
match molto difficile. Sarà il primo
di due incontri interni consecutivi,
fra sette giorni sarà ospitata la
Nuova Limbadi.
L'intento contro la capolista è solo
uno, quello di conquistare i tre
punti.
Con la vittoria infatti si darà un
significato alla stagione, senza
dimenticare che in Coppa Calabria
è stata raggiunta la semifinale, il
doppio confronto col Polistena si
concretizzerà a marzo, così da giocare le rimanenti gare per qualcosa
di importante, conquistare il diritto
di partecipare agli spareggi per il
salto al torneo superiore.
Il quinto posto infatti è distante cinque lunghezze e attualmente è
occupato dal Marina di Nicotera,
che farà visita al Pro Catanzaro, al
secondo posto assieme alla Nuova
Filadelfia, e di conseguenza il gap
potrebbe essere diminuito.
Marina di Nicotera ultima formazione incontrata in trasferta nell'anno andato via da pochi giorni e che
ha lasciato qualche rammarico nei
bianco rossi, sconfitti da una rete
realizzata dai locali con un giocatore monasteracese a terra e con
Schiavone già espulso, quando al
triplice fischio finale mancavano
pochi secondi.
Pensare di conseguenza a queste
due gare, anche se è meglio fare un
passo alla volta e concentrarsi sull'avversario odierno.
31
Sport
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
31
Calcio Femminile
Fenomeno Sporting Locri
Dopo la sosta natalizia si riparte,
ed ad attendere al varco lo Sporting Locri c'è il Number One di
Brancaleone per la settima di campionato seria A Csi. Oggi al Palazzetto dello Sport alle ore 18.30 la
sfida tra le locridee è di quelle
vere.
Un avversario ostico per le ragazze
del presidente Passafaro che
daranno sicuramente vita ad un'emozionante partita per mantenere
il loro secondo posto.
Le ragazze locresi vengono dal
pareggio subito in extremis nella
trasferta di Melito (3-3) e, sempre
più convinte del loro potenziale,
affronteranno con molta fiducia
questa partita. Durante il riposo
natalizio il mister Ferdinando
Anche via web la squadra locrese di calcio
femminile è seguitissima. Intanto oggi a Locri
arriva la Number One di Brancaleone
Armeni ha potuto effettuare un
piccolo richiamo alla preparazione
per dar maggior linfa atletica alle
ragazze; “la stagione sarà lunga e
di “benzina” ne servirà tanta” -così
chiosa Armeni- .
Intanto dal sito internet della
squadra amaranto arrivano dei
numeri davvero sbalorditivi per
una squadra di calcetto femminile
della zona.
È Domenico Blefari, il web-master
della società, che ha raccolto i dati
da agosto a dicembre 2010. “Il
www.sportinglocri.it - afferma Ble-
fari- ha fatto registrare più di 2300
visite, 850 visitatori unici, e un
picco giornaliero di 70 visite”.
Anche sul social network facebook
le simpatie salgono a 1500 fans.
Numeri che dimostrano l'attaccamento alla squadra e che riempiono di gioia e soddisfazione, merito
del lavoro che c'è dietro a questo
grande ed importante progetto.
Intanto cresce anche l'attività delle
baby-girls le quali si stanno allenando due volte a settimana con
molta dedizione.
D.A.
Maratona
Ennesima affermazione
per Isidoro Bruzzese
Ennesima affermazione del maratoneta di Grotteria Isidoro Bruzzese
alla 27^ edizione 2010 della classica
internazionale di corsa su strada il
cui fascino avvolgente di secoli di
arte,storia cultura che ti accompagna passo dopo passo lungo i 42 chilometri e 195 metri della Firenze
Marathon.
Un'emozione unica chi a corso a
Firenze può raccontare di un appuntamento irrinunciabile per migliaia
di sportivi e appassionati provenienti da tutto il mondo, cui è stato centrato il nuovo record di iscritti con
11.000 podisti di cui 3.500 circa in
rappresentanza di 57 nazioni,il crescendo successo coniuga lo sport con
la cultura rappresentata da Firenze
la seconda maratona italiana alle
spalle soltanto di Roma.
Il percorso fiorentino si muove
attraverso scorci paesaggistici e
monumenti di bellezza unica che
anno resa famosa la città nel
mondo,un tracciato che tocca i luoghi più attraenti di Firenze come
p.zza della Signoria ,ponte vecchio
etc..prima di concludersi nella maestosità di p.zza Santa Croce.La
Firenze Marathon è inserita nel
calendario ufficiale delle Maratone
internazionali certificata AIMS e
riconosciuta dalla IAAF.l'atleta
Calabrese si è classificato 389 nella
Arti Marziali
Manifestazioni
CSK, un anno da incorniciare
Bianco Marcia, al via il 29 Gennaio
Ancora un anno da incorniciare
per il Centro Studi Karate guidato
dal d.t.Vincenzo Ursino cintura nera
4° dan ed Insegnante Tecnico della
Federazione Italiana Judo Lotta
Karate e Arti Marziali.
Anche quest'anno il Team calabrese ha registrato una serie crescente ed inarrestabile di riconoscimenti, collezionando una serie di
successi a livello mondiale e nazionale, a suggello del grande impegno
e della passione dei ragazzi che
abbracciano il karate e le arti marziali come sport e disciplina di vita,
sulla strada tracciata dal Presidente
e Direttore Tecnico, Vincenzo Ursino.
Il Centro Studi Karate ha infatti
conquistato, nel 2010, prestigiosissimi obiettivi, primeggiando su tutti
nei Campionati del Mondo ed ai
Campionati Italiani di Arti Marziali
sotto l'egida dello C.S.A.In.C.O.N.I.; inoltre ha ottenuto per il
terzo anno consecutivo il prestigioso
riconoscimento del C.O.N.I.
Non è solo l'attività agonistica il
fiore all'occhiello del C.S.K. , operante da oltre 20 anni, ma va considerata in particolare la valenza
sociale di alcuni progetti ideati e
realizzati dall'Associazione come il
“Progetto Sport a Scuola: Educazione, Aggregazione e Benessere”,
(Patrocinato dall'Amministrazione
Provinciale tramite l'impegno dell'Assessore allo Sport il dott Attilio
Tucci) che sta coinvolgendo migliaia
di bambini di diverse Scuole Pubbliche e Comuni ed ancora il “Progetto
Karate Giocando: La scoperta del
proprio corpo attraverso il Karate”
offerto gratuitamente a tutti i partecipanti grazie al sostegno di aziende
impegnate nel sociale come Arancia
Elettronica, fininprest e La Riviera.
Sarà riconfermato - e questo grazie soprattutto a Mimmo Figliomeni, manager dell' Hotel “Casa del
Gourmet” nonché Sponsor Tecnico
del Centro Studi Karate - il Corso
Gratuito di karate e arti marziali per
Giovani e Giovanissimi.
Si terrà il 29 e 30 gennaio prossimo
la manifestazione “BiancoMarcia Trofeo Invernale di Marcia”, che si
svolgerà a Bianco il prossimo 30 gennaio 2011 e che vedrà al via i migliori
azzurri della specialità di ogni categoria.
Il presidente della F.I.D.A.L. Calabria, Ignazio Vita, ha dichiarato che
“l'evento nazionale che si svolgerà nella
nostra amata terra di Calabria non può
che onorarci. È un concreto modo per
certificare la progettualità del Comitato
Organizzativo e nello stesso tempo la
lungimiranza tecnica del Comitato
regionale F.I.D.A.L. che ha saputo
rilanciare questa specialità dell'atletica,
grazie allo sforzo ed al lavoro di Felice
Scotto e Nuccia Cozzupoli. Un impegno
il loro, che ha già dato importanti frutti,
visibili nella persona della giovane marciatrice reggina Alessia Costantino che,
grazie alle sue performance a livello
nazionale, ha dato prova di essere atleta
di talento tanto da guadagnarsi la prima
convocazione in azzurro, nel prossimo
raduno che vedrà riunite a Saluzzo, le
migliori leve della marcia italiana”.
Inoltre, continua Vita, “a breve partirà
un progetto di promozione della specialità della marcia, in tutte le scuole secondarie di primo e secondo grado della
provincia di Reggio Calabria, con l'obiettivo di avvicinare i ragazzi alla pratica della marcia ed alla scoperta di nuovi
talenti, proprio come Alessia Costantino”.
Durante la conferenza stampa, il
Comitato Organizzativo BiancoMarcia, rappresentato dal Presidente,
Franco Mollica e dal Direttore Tecnico,
Ed in linea con la filosofia promozionale del territorio, sabato 29 gennaio, sarà l'occasione nel BiancoMarcia Village, allestito sul lungomare di
Bianco, di degustare i vari prodotti
tipici locali, e sorseggiare lo storico
Greco di Bianco, vino doc e più antico
vitigno italiano. Non mancheranno gli
artisti di strada e l'animazione per i
bambini, il tutto sulle note di band che
proporranno musiche della tradizione
etno - popolare calabrese.
graduatoria generale,5 nella classifica di categoria,e 1 (primo) in assoluto degli ITALIANI,percorrendo la
classica Fiorentina in 3:00:04,REAL
TIM 02:59:56,migliorando il suo
personale di 3 minuti rispetto l'ultima maratona di Milano.Questa
volta il maratoneta Sisì Bruzzese tesserato con l'associazione Sportiva
Polizie Municipali d'Italia,ha finalmente centrato l'obiettivo ,che da 5
anni con grande sacrificio fisico nonché psicologico per via di carichi di
lavoro intensi che settimanalmente
si diletta sia sull'asfalto che sullo
sterrato,per competere con maratoneti, spalla a spalla, tutto per raggiungere alla fine il risultato sperato,poi arrivarci all'età dei cinquantanni sa di eccezionale abbattere il
classico muro delle 3:00:00,per un
maratoneta che si cimenta in questa
disciplina per caso significa: “CONSEGUIRE LA LAUREA A PIENI
VOTI “in quanto ai ottenuto il diritto nelle maratone a partire nella
cosiddetta GABBIA Nr.1 vicino ai
Top Runners i grandi maratoneti di
oggi di livello internazionali,per Sisì
Bruzzese è il massimo. Raggiunto
telefonicamente abbiamo posto
alcune domande: Cosa fosse stato e
quante soddisfazioni avresti avuto
iniziando da giovane questa disciplina sportiva,che tanto ti sta dando:
C'è il rammarico per non aver potuto affrontare questo sport a livello
competitivo,in quanto 30 anni fa l'unica disciplina praticata dai ragazzi
nella Locride era il calcio, allenatori,
istruttori o preparatori tecnici
(FIDAL), si contavano sulle punte
delle dita le scuole dello sport di
Atletica Leggera non esistevano,per
intervenire tempestivamente con
efficacia nella crescita tecnica -metodologica e culturale del ragazzo che
era propenso a seguire questo tipo
di sport che viene definito Umile,ma
non per questo facile da
praticare,perché se non sei portato
devi cambiare disciplina. Per concludere le posso dire che rispetto ad
altri atleti di provata esperienza
nazionale mi reputo fortunato,in
quanto un giorno posso dire che
dentro a quel giro di maratoneti
c'ero anche: l'ATLETA RUNNERS
AGONISTA il Calabrese Sisì Bruzzese,che sta cercando di dare un piccolo contributo all'intera Regione
che giornalmente è martoriata dalla
TV e Stampa per la negatività,e non
per la positività cui riusciamo ad
esprimerci fuori,cui nel piccolo può
contribuire anche una semplice vittoria a livello nazionale di un modesto maratoneta, per esaltarci a venir
fuori.
32
Eurokom
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
S E R V I Z I O D I I N F O R M A Z I O N E P E R I C I T TA D I N I , n u m e ro v e rd e :
INDIRIZZO
“ CALABRIA & Europa”
www.eurokomonline.eu
32
800 678 910 11
Tutti i bandi sono disponibili sul sito dell’Unione Europea e della Commissione
Europea Rappresentanza in Italia: www.europa.eu.int www.europa.eu.in/italia - Per maggiori informazioni è possibile contattare i nostri
uffici: Centro di informazione dell’UE - Europe Direct “Calabria&Europa”
info: Palazzo Ameduri, piazza dei Martiri 89046 Gioiosa Ionica
Tel: 00 39 0964 412400 - fax 0964 342022
email [email protected] it
Il 2011 è l’Anno Europeo del Volontariato
Tre europei su dieci fanno volontariato:
a loro l’Unione Europea dedica l’Anno Europeo
Centomilioni di europei mettono a disposizione il loro
tempo e la loro esperienza per aiutare chi ha bisogno e contribuire allo sviluppo delle proprie comunità. In un museo,
un professore di storia dell’arte in pensione illustra i capolavori europei a visitatori stranieri. In un ospedale, uno studente delle superiori legge per i bambini ammalati. Un ex
calciatore della nazionale allena una squadra di quartiere.
Ci sono mille modi di fare la differenza. Per dare risalto a
queste iniziative e incoraggiare un maggior numero di cittadini a impegnarsi a loro volta, la Commissione europea ha
inaugurato l’Anno europeo del volontariato 2011. La vice-
Dall’Europa in breve :
Attentato contro i fedeli cristiani in Egitto
“L’Alta rappresentante è profondamente rattristata per la notizia
dell’attacco compiuto contro i fedeli riuniti nella chiesa copta ad
Alessandria d’Egitto, che ha causato la morte o il ferimento di
numerosi civili innocenti”. E’quanto si legge in una dichiarazione
del portavoce di Catherine Ashton, Alta rappresentante dell’Unione per la politica estera e di sicurezza comune nonché vicepresidente della Commissione, rilasciata il 1° gennaio scorso, a poche
ore dall’attacco.
“Catherine Ashton condanna senza riserve l’attacco compiuto contro i fedeli copti innocenti ed esprime il proprio profondo cordoglio alle famiglie ed ai conoscenti delle vittime, così come alle
autorità egiziane. Non vi può essere alcun tipo di giustificazione
per questo attacco. Il diritto dei cristiani copti a riunirsi e praticare
il proprio culto liberamente deve essere tutelato.”
Si punta verso un carica batterie unico
Su mandato della Commissione europea, gli organismi europei di
normazione CEN-CENELEC e ETSI hanno reso disponibili gli
standard tecnici armonizzati necessari alla produzione di cellulari
compatibili con un nuovo caricabatterie universale. Il caricabatterie universale semplificherà la vita agli utenti, produrrà meno rifiuti e andrà anche a vantaggio delle imprese. Tali norme tecniche
costituiscono la fase finale del processo di armonizzazione finalizzato alla realizzazione di un carica-batterie universale per i cellulari che la Commissione europea aveva avviato nel giugno 2009 con
l’accordo tra quattordici grandi produttori di telefoni cellulari venduti nell’Unione europea.
Del resto il fatto che i carica-batterie per telefoni cellulari non siano
compatibili non è solo un grosso inconveniente per gli utenti, ma
costituisce anche un grande problema ambientale. Gli utenti che
desiderano cambiare telefono cellulare devono generalmente comprare un nuovo caricabatterie ed eliminare quello vecchio anche se
è in buone condizioni. In risposta alla richiesta dei consumatori di
disporre di un caricabatterie universale, la Commissione ha invitato i produttori ad accordarsi su una soluzione tecnica che rendesse
compatibili i caricabatterie delle diverse marche.
Le principali imprese produttrici si sono dunque impegnate a
garantire la compatibilità del nuovo caricabatterie, grazie al connettore micro-USB, con tutti i cellulari “data-enabled” (ossia quelli collegabili a un computer), che secondo le previsioni entro due
anni domineranno il mercato.
Arsenico nell’acqua
La qualità dell’acqua potabile è disciplinata a livello europeo dalla
direttiva 98/83/CE concernente la qualità delle acque destinate al
consumo umano (la cosiddetta direttiva “acqua potabile”), che
fissa 48 parametri microbiologici, chimici e organolettici per assicurare la qualità e la sicurezza dell’acqua potabile.
Gli Stati membri hanno, tra gli altri, l’obbligo di controllare costantemente questi parametri, di informare la cittadinanza e di sottomettere una relazione alla Commissione ogni tre anni sull’attuazione degli obblighi previsti dalla direttiva. La direttiva, largamente
basata sui parametri dell’Organizzazione mondiale della sanità,
lascia agli Stati membri la libertà di imporre regole più severe nel
proprio territorio, ma non di fissare standard di sicurezza sanitaria
meno rigorosi. E’tuttavia prevista la possibilità di una deroga temporanea, a condizione che non comporti rischi per la salute umana
e non esistano altri mezzi immediati per far rientrare l’acqua potabile entro i parametri previsti. Gli Stati membri possono richiedere due deroghe di tre anni e, solo in casi eccezionali, una terza …
è il caso dell’Italia …
presidente della Commissione Viviane Reding, responsabile per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza ha
presentato lo slogan dell’Anno del volontariato: “Volontari! Facciamo la differenza!”.
Il volontariato permette alle persone di acquisire conoscenze, sfruttare le proprie capacità e ampliare le proprie reti
sociali e spesso questo comporta nuove o migliori opportunità di lavoro, oltre a contribuire allo sviluppo personale e
sociale.
La Commissione aiuta i giovani a partecipare ad attività di
volontariato. Attraverso il Servizio volontario europeo,
migliaia di adolescenti e di giovani si recano all’estero per
insegnare, promuovere la sensibilizzazione culturale e sviluppare importanti competenze di vita. Per mettere in luce
il lavoro dei volontari, incoraggiare altri a unirsi a loro e
sormontare le difficoltà che essi devono affrontare, l’Anno
europeo cercherà di ridurre gli ostacoli al volontariato nell’UE, conferire autonomia e responsabilità alle organizzazioni di volontariato e migliorare la qualità del volontariato, premiare e riconoscere le attività di volontariato e sensibilizzare su questi temi.
Bruge: delineato il futuro dell’istruzione
e della formazione professionale
I Ministri dell’istruzione di 33 Stati europei, insieme a rappresentanti del mondo del lavoro, hanno approvato a Bruges
un comunicato che delinea il futuro dell’istruzione e formazione professionale in Europa e aggiorna la strategia del
Processo di Copenaghen. L’istruzione e la formazione professionale permettono di acquisire conoscenze, capacità ed
esperienze necessarie al successo nel mondo del lavoro; ad
oggi circa la metà degli studenti europei è iscritta a programmi professionali.
Le misure contenute nel comunicato di Bruges intendono
garantire la qualità di tali programmi e, nelle parole della
Commissaria all’istruzione, la cultura e il multilinguismo,
“contribuire all’occupazione, alla crescita e alla coesione
sociale”.
Per il prossimo decennio il comunicato si propone di assicurare:
- Un facile accesso alla formazione continua, che permetta ai
lavoratori di formarsi durante tutto l’arco della loro carriera;
- Più opportunità di esperienze e formazione all’estero, per
migliorare l’adattabilità e le conoscenze linguistiche dei
lavoratori;
- Corsi di alta qualità, che forniscano competenze per mansioni specifiche;
- L’accesso al mondo del lavoro di lavoratori svantaggiati;
- La promozione del pensiero creativo e innovativo nelle
imprese.
Il comunicato include inoltre un piano di medio termine
per il 2011 – 2014, che chiede alle autorità nazionali di:
- Incoraggiare con incentivi, diritti e obblighi la formazione
- Applicare la raccomandazione del 2009 sulla qualità della
formazione professionale
- Incoraggiare la nascita e lo sviluppo di scuole di formazione
- Introdurre strategie di internazionalizzazione che aumentino la mobilità dei lavoratori
- Facilitare la collaborazione tra istituti di formazione e
imprese
- Comunicare alla popolazione i vantaggi della formazione
professionale
Bandi in scadenza / 02/03/2011
Occupazione, Affari Sociali e Pari Opportunità
Lo scopo principale di questo progetto pilota è quello di promuovere nuovi modelli di cooperazione tra istituzioni pubbliche, aziende e imprese sociali, al fine di realizzare un più efficace approccio attraverso la creazione di partenariati specifici.
Ciò permetterà lo sviluppo di spazi permanenti di dialogo e promuovere la reciproca comprensione e le buone pratiche;
Ciò dovrebbe anche contribuire a:
promuovere una maggiore consapevolezza e responsabilità sociale delle imprese e del mondo del lavoro, in particolare
nelle comunità locali
proporre soluzioni efficaci ai problemi socio-economici subiti da gruppi appartenenti a specifiche aree sociali
generare risultati misurabili in termini di integrazione dei gruppi vulnerabili, con particolare attenzione all’integrazione in
società e nel mercato del lavoro dei giovani disoccupati e di coloro che abbandonano gli studi precocement
obiettivi: I progetti mireranno alla promozione di modelli innovativi di partenariato concentrandosi sulla identificazione,
misurazione e validazione di buone prassi che possono essere riprodotte in altri paesi e regioni
attività: sviluppo e sperimentazione di metodologie e strumenti innovativi formazione / informazione / azioni di consulenza
organizzazione di tavole rotonde, scambi di esperienze e migliori prassi
studi di casi, compresi gli studi comparativi della situazione nei diversi Stati membri
seminari e conferenze
iniziative per favorire la raccolta, l’uso e la diffusione delle informazioni sull’economia sociale, come i siti web, pubblicazioni, newsletter e altri strumenti per la diffusione delle informazioni, tra cui una conferenza di diffusione finale
Importo
disponibile:
1 500 000;
La domanda di sovvenzione deve essere presentata elettronicamente attraverso il sistema SWIM (SAGA Web Input
Module), sistema che permette ai richiedenti/ beneficiari di inserire, modificare, validare, stampare e presentare una
domanda di sovvenzione, un reclamo o una richiesta di modifica del bilancio
Per ottenere maggiori informazioni è possibile inviare le proprie domande solo via email all'indirizzo: [email protected]
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011 33
EVENTI
CAULONIA DA URLO
Dopo essere stati gli assoluti padroni
delle ultime estati, e d essere entrati a
pieno titolo nel giro che conta delle notti
milanesi e romane, quelli del Welcome
staff hanno conquistato la mezzanotte di
San Silvestro, la tribù che balla, catapultando nel deserto della Locride “la
Notte degli Oscar”. Siderno destinazione
Los Angeles, distretto di Hollywood, tra
il Sunset Boulevard e gli Studios cinematografici, la Walk of Fame, e le ville delle
Stars alla conquista del miglior veglione e
dell'attore protagonista. Scenografia e
fotografia avevano già vinto in partenza.
Dopo Welcome to Roma del 16 agosto
2010 bisognava crederli sulla parola: ci
hanno detto Roma, e Roma è stata. Ci
hanno detto Hollywood e Holliwood è
stata. Il palcoscenico del “Welcome
Theatre” è stato protagonista assoluto
della serata con grandi spettacoli,
videoinstallazioni e con i migliori djs
della Riviera. Melody J., Jimmy Calabrese, Max Serafino, Andrea Roberto, per
citare solo alcuni dei nomi che si sono
avvicendati sul palco della kermesse
della notte di San Silvestro. Due le sale
dove è stata ricreata la magnifica atmosfera Hollywoodiana, a fare da sfondo i
volti degli attori e i film che hanno segnata la storia del cinema. Un'incredibile
architettura di luci ha avvolto la platea e
l'ampio parterre con privè e cocktail bar.
Un vero Capodanno da stars.
Semplicemente perfetto. Un capodanno di piazza travolgente e spettacolare come questo di Caulonia 2011 probabilmente non si è mai visto. Più di quattro ore di musica ad
oltranza hanno accompagnato le diverse centinaia di persone verso l'anno nuovo al
ritmo vorticoso della taranta. E' stato come riportare alla mente qualcosa di lontano ma
che in realtà era solo nascosto nei ricordi ; quelle note seppur mai ascoltate prima ti
prendono prepotenti e ti rendi conto che in realtà erano sempre state lì con te. Nei ricordi d'infanzia, nei racconti dei nonni , nelle note stonate di una melodia che ti frulla in
testa. E quando ti accorgi che tutto ciò è parte di te, è parte del patrimonio culturale di
ogni calabrese , che è testa, ed è cuore e sono piedi che non vogliono fermarsi , lì vinci
anche le ultime resistenze. Le note di Cavallaro rapiscono chiunque e Piazza Bottari
diventa una girandola di volti e luci. Anche le signore in pelliccia mollano alla buona i
tacchi e si uniscono a quei tanti sconosciuti che pur non conoscendosi si prendono per
mano e naufragano in quel mare di euforica esaltazione. Regina incontrastata della
serata Giovanna Scarfò, giovane cantante che accompagna con voce e piccole coreografie i maestri Cavallaro e Papandrea, che come poche ha saputo danzare l'antica melodia senza scadere mai nel già visto e nel volgare. Gli effluvi provenienti dalle vicine bancarelle di cibo tradizionale si univano alle incalzanti melodie e lo stato d'animo era uno:
era come sentirsi a casa.
Anna Laura Tringali
WELCOME,
FINE ANNO
DA STARS
STUDIO 54, CAPODANNO PRINCIPESCO
Finalmente una festa nel vero senso del termine, non uno stress...
Un Capodanno decisamente a 5 stelle, quello organizzato da Studio54network, presso l’ Hotel Parco dei Principi di Roccella Jonica. Musica e divertimento per tutti i gusti; confort, servizi, gadgets
e cura dei dettagli nei minimi particolari... Ecco il venticinquesimo
Capodanno di Studio54network, ma sopratutto ecco i nostri auguri per uno strepitoso 2011!
LOCRI IN PIAZZA SINO ALL’ ALBA
Grande successo per il Capodanno in Piazza 2011 che si è tenuto a
Locri. L'evento, fortemente voluto dal Sindaco Francesco Macrì, ha
riscosso notevoli apprezzamenti da parte dei cittadini che numerosi si
sono riversati in piazza dei Martiri a brindare al nuovo anno.
Un successo bissato anche dai veglioni che giovani imprenditori locali
hanno puntualmente organizzato stabilendo un record di presenze che,
come si è potuto registrare in questi ultimi anni, hanno segnato l'arrivo
di centinaia di partecipanti fuori sede che hanno potuto festeggiare allegramente il capodanno in una Locri “aperta” ad alba inoltrata, quando
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tutti gli esercizi commerciali si sono contraddistinti per l'alta presenza di
clienti che hanno terminato la festa con una bevanda calda.
“E' stato un Capodanno da incorniciare - ha sottolineato il sindaco
Macrì -, perché la gente si è divertita e, per come avviene da anni, non si
sono registrati incidenti; il tutto è avvenuto nel massimo del rispetto
delle regole e, perciò, siamo pienamente soddisfatti per il comportamento di civile compostezza che si è registrato”. Locri, quindi, si è confermata la città dove al divertimento si coniuga la piena consapevolezza
di un comportamento civile.
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la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
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CULTURA
STORIA MERIDIONALISTA DELLA LETTERATURA CALABRESE/ I°
La magna curia
di Federico II
I
PASQUINO CRUPI
nizio questa storia tascabile della letteratura calabrese dalla scuola poetica siciliana.
Ma solo perché è mio desiderio dimostrare che lo svolgimento della letteratura calabrese si attua in stretto congiungimento, mai disertato, con lo svolgimento della letteratura italiana. Ciò che continuano a negare gli impellicciati storiografi dalle loro solenni cattedre. Per concludere che cosa? Per concludere che, salvo alcuni geniali letterati calabresi, per il
resto la d'una civiltà letteraria calabrese non si può parlare. Cercherò di tacitare la ciarlataneria
urbanocentrica con questa storia tascabile dalla quale, con fatti e documenti, s'evincerà che
non solo la letteratura calabrese non perde mai il contatto con la letteratura italiana, ma che in
determinate fasi è essa a segnare le svolte decisive della letteratura nazionale. Non una pura e
semplice storia tascabile, ma una battagli di idee. Una battaglia meridionalista.
LA STORIA. Dopo i Normanni il regno di Sicilia passò nelle mani di Federico II (11941250), detto “stupore del mondo”. La cosa fu senza conseguenze per le condizioni di vita
dei calabresi poveri. E' vero: Federico II scese parecchie volte in Calabria. In occasione di
queste sue venute, creò fiere, come a Cosenza e a Reggio. Fece costruire torri e castelli,
i famosi castelli federiciani, qual quelli di
Federico II
Cosenza, di Nicastro, di Roseto Capo Spulico, di Rocca Imperiale, di Belcastro e Saracena. E, levando la sua testa sapiente e tollerante al di sopra del secolo torbido, non volle
persecuzioni contro gli Ebrei, che fissarono
la loro dimora in tanti luoghi della Calabria,
e, in maniera particolare, a Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria. L'agricoltura ebbe
una sua animazione con la coltivazione degli
agrumi, della canna da zucchero e dei gelseti. Le condizioni di vita dei contadini, cioè
della stragrande parte della popolazione,
rimasero grame. Sulle loro spalle, oltre
tutto, gravavano balzelli, giornate lavorative
gratuite,censi, angherie. E più pesanti ancora erano le condizioni, ovviamente, dei servi
della gleba.
Federico II morì il 13 dicembre del 1250 e
fu sepolto nella cattedrale di Palermo. Ma,
prima di scendere nella tomba, nominò
Corrado come suo successore in Germania,
Italia e Sicilia . Enrico, figlio di Isabella,
avrebbe avuto il trono di Arles o di Gerusalemme , e a Manfredi, suo figlio illegittimo,
veniva affidato il governo del Regno di Sici-
IN EVIDENZA
Con questa storia meridionalista della letteratura calabrese
intendiamo tacitare la ciarlataneria urbanocentrica . Intendiamo, cioè,
dimostrare, con fatti e documenti, che non solo la letteratura calabrese
non perde mai il contatto con la letteratura italiana, ma che in
determinate fasi è essa a segnarne le svolte decisive.
E per noi anche questa è una battaglia meridionalista.
lia durante la vacanza di Corrado, impegnato in Germania a spegnere i focolai dell'opposizione. Fu lo stesso Manfredi a pronunciare brevi e solenni parole quando Federico II
venne a morte: “ Il sole della giustizia è tramontato, l'artefice della pace è spirato”, disse.
Di segno opposto furono le parole del papa Innocenzo IV, che aveva trovato in Federico II
duro e insuperabile ostacolo al suo sogno teocratico: “ Si rallegrino il cielo e la terra”.
LA SCENA CULTURALE. Per Federico II (1194-1250) il sapere non ha un valore autonomo. Il sapere non serve per sapere di più così come quando si studiano le stelle. Serve
per conoscere uomini, animali, piante, acque, mari, fiumi, e da qui si procede per il governo della cosa pubblica. Non solo, come è stato, la religione è uno strumento per regnare,
ma anche il sapere e soprattutto il sapere è uno strumento per regnare. Tutti gli intellettuali, chiamati presso la Magna Curia da Federico II, sono prestigiosi portatori del sapere operativo. S'intende: di un sapere, che interviene sulla realtà e la modifica. E lo studio della
natura , intesa come agricoltura, caccia, pesca, e come cielo e terra nella loro indeclinabile interpenetrazione, occupa un posto di privilegio. Vediamo.
TEODORO D'ANTIOCHIA tradusse dall'arabo in lingua latina il Liber magistri Moamis
falconerii ove è contenuto lo studio scientifico dei falconi, ineludibili compagni di caccia;
ENRICO DI COLONIA trascrisse il De animalibus di Avicenna la cui traduzione è dovuta a Michele Scoto ed ha come testo di riferimento l'Historia animalium di Aristotele. A
MICHELE SCOTO appartiene anche la traduzione dal greco in italicas sillabas della
Syntaxis matematica , più nota con il titolo di Almagesto, di Claudio Tolomeo. FEDERI-
CO II scrive il De arte venandi cum avibus ( L'arte della caccia con gli uccelli), e qui la
conoscenza della struttura degli uccelli e specialmente degli uccelli rapaci, quali i falcones,
non si sposa, come voleva San Bonaventura da Bagnorea, alla carità, ma alla necessità di
fornire utili notizie per la caccia, che costituiva una fonte importante per il nutrimento
della popolazione. Il girifalco, il falco sacro, il falco pellegrino, il falco nobile, il laniero erano
addestrati ad uccidere la selvaggina col becco e a portarla a terra. Può certamente dispiacere agli animalisti dei nostri giorni , ma il dato oggettivo è questo: nel Regno di Sicilia, di
cui la Calabria fa parte, gli animali “ avevano il solo senso di “ fornire alimenti e servizi
all'uomo” ( S. Tramontana, 60).
I servizi maggiori erano forniti, come si addice ad una economia, impostata sulla agricoltura, dai bovini e dagli equini. I primi servivano l'aratro, gli altri la spada. E, quando guerra
non v'era, servivano gli ozi della corte, che si beava nelle partite di caccia e nei tornei. La
veterinaria era , dunque, di grande
momento nel Regno di Sicilia. Scienza
aristocratica, a dir vero. Guardava più
agli animali nobili, come i cavalli, che
agli animali da soma, come asini e
buoi. Il calabrese GIORDANO
RUFFO , cavaliere addetto alle scuderie di Federico II, scrive il De medicina equorum in cui sono esposte, sulla
base dell'esperienza, “ tutte quelle cose
che riguardano il cavallo e la sua natura”.
Anche la poesia vi è onorata, ma è da
considerare come un “riempitivo intellettuale per il tempo libero della burocrazia” (A. Roncaglia, cit., p. 144, e verso la Magna
curia palermitana muovono poeti dalla Provenza e da diverse parti d'Italia. Così era pure
stato sotto i Normanni. Ma con Federico II cambia radicalmente il ruolo dell'intellettuale.
Presso i Normanni gli intellettuali erano anche uomini di governo, come è il caso del filosofo calabrese ARISTIPPO, che presso Gugliemo I ebbe l'incarico di ammiraglio e poi la
direzione dei notai. Facevano politica. Con Federico II l'intellettuale deve interessarsi solo
di cultura e, tuttalpiù, funzionare come consulente scientifico. Non altro. Politica e cultura
sono separate, e questa separazione, introdotta da Federico II, continua a intossicare la
società italiana.
IN EVIDENZA
I calabresi possono essere
abbandonati al loro destino.
Anche quando si tratta
letteratura, ma non di 41bis
SPUNTA FOLCO RUFFO
Spunta un poeta calabrese, FOLCO RUFFO, presso la corte di Federico II, e questo testimonia che la letteratura calabrese è parte, sin dagli inizi, del processo di formazione della
civiltà letteraria italiana. Interessa questo i grandi storici della Letteratura italiana? Mi
sembra proprio di no. I calabresi possono essere abbandonati al loro destino. anche quando si tratta letteratura, ma non di 41bis. Infatti, i poeti della Magna
Curia hanno trovato ottimi storici della letteratura italiana che
li hanno passati in rassegna e quasi inquisiti. In una non fragrante parentesi è stato chiuso, viceversa, il calabrese
Folco Ruffo. Il quale, seppure stia al di sotto di alcuni
poeti della Magna Curia, non è davvero inferiore a
tutti. Francesco De Sanctis (1817- 1883) lo rivelò e
disse “rozzissima” la sua canzone, D'amor distretto
vivo doloroso. Ma trovò qualche “perla”, come leggiamo nella sua Storia della letteratura italiana- a
cura di B. Croce (Laterza, Bari 1965, pag. 10).
Storici contemporanei, come David Abulafia [Federico
Papa
II. Un imperatore medievale (Einaudi, Torino 1993, pag. 229).
Innocenzo IV
Lo storico cosentino Davide Andreotti nella sua Storia dei
casentini considera Folco di origini cosentine e stabilisce che
fu prete, tenuto in grande conto da Federico II.
Altri lo riversa nella discendenza di una schiatta di nobili napoletani. Altri ancora l' apparenta ai Ruffo di Catanzaro, ed è la tesi che ha maggiore probabilità di vittoria. Fu avanzata dal Casini che volle Folco, nipote di Pietro Ruffo, conte di Catanzaro, morto in un duello con Simone di Montfort, legato da parentela a Carlo d'Angiò. “L'identificazione - scrive
Giovanni A. Cesareo [Le origini della poesia lirica e la poesia siciliana sotto gli Svevi (Sandron, Milano-Palermo 1924) ], pag. 161- è quasi certa; perché il titolo, il nome, la patria,
tutto corrisponde alla rubrica del cod. A CLXVIII, che gli attribuisca la canzone
D'Amor(e) distretto vivo doloroso” .
Era nipote di Pietro Ruffo, conte di Catanzaro, capostipite dei Ruffo di Calabria, che si
accrescono, per decadere in seguito, con il commercio della seta e dell'olio dal Duecento
agli inizi dell'Ottocento. Era Folco conte di Sinopoli e di Santa Cristina (provincia di Reggio Calabria). Morì in un duello con Simone di Montfort, che era parente del re Carlo I
d'Angiò.
E' noto: i poeti della Magna Curia cantavano l'amore come omaggio cortese alla donna,
che rimaneva fredda, e questo determinava nell'uomo, che amava, pena. Come le donne
dei poeti siciliani, la donna di Folco Ruffo ha onore, senno, misura, pregio, beltà e valore.
Ma diversamente dai poeti siciliani, Folco porta la donna, da lui cantata, al massimo di
astrattezza, la solleva a modello morale: a quel modello morale che i siciliani non erano riusciti a realizzare, come loro rimproverava Dante.
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CULTURA
100 ANNI FA MORIVA PIETRO GORI
Apostolo d’una umanità nuova
P
RODERIGO DI CASTIGLIA
er gli anarchici e per tutte le persone libere mesto s'appalesa il
centenario della morte di Pietro
Gori, nato a Messina il 14 agosto 1865 e morto a
Portoferraio (Livorno) l' 8 gennaio 1911. Cade,
infatti, in una fase della storia italiana in cui il
movimento anarchico non è che l'adunata di
pochi refrattari, peraltro calunniati, e le idee dell'anarchia sono indolentemente lasciate indietro.
Non così fu, quando Pietro Gori , avendo abbracciato l'anarchia, gettava l'anima sua dall'Italia
all'Europa all'America per la giustizia, l'eguaglianza, la libertà. Per una società senza stato, che,
qualunque sia il suo colore, contiene sempre una
potente dose d'autorità e di costrizione.
Si laurea all'Università di Pisa nel 1889 con una
tesi di sociologia criminale su La Miseria e il Delitto . Ciò che indica già la direzione dei suoi interessi intellettuali, umani, politici.
Da principio nello studio legale di Filippo Turati, sarà avvocati dei deboli, degli oppressi, della
moltitudine ribelle e incarcerata, degli anarchici,
che attentano alla vita dei re, come Sante Caserio. Uno dei più grandi avvcati del suo tempo,
ideatore supremo e inarrivabile della difesa politica. Ché per Pietro Gori il delitto, come adesso il
pensiero carcerario non consente più, è sempre
delitto d'ambiente, è sempre legato alle visceri
malate della società. Che ne dicono i magistrati
giustizieri?
Ma il suo luogo non fu lo spazio grinzoso e arrugginito dell'aula di tribunale, se non quando fu
costretto dalla necessità di difendere i caduti nella
lotta per la vita e i rivoluzionari anarchici e socialisti caduti nella rete dei carabinieri.
Il suo luogo fu la piazza, la sua tribuna il podio.
La su vita fu errabondaggio
d'amore, avendo come unico
bagaglio il vestito che si portava
addosso.Fu sfinito dalle prigioni,
dai continui esili. E fu stancato
solo da una malattia ai polmoni,
che egli s'era procurata,
parlando dappertutto
E la sua geografia l'intero orbe terrestre ove portò
ai miseri e a reietti la sua parola, alata, ma chiara,
eloquente. Ma di quella eloquenza che induce la
realtà della vita. Una parola in cui cresceva l'idea
d'un mondo migliore, possibile, ove la rassegnazione si fosse mutata in ribellione e la ribellione in
rivoluzione. Convinto, sempre più convinto di
ciò. Poiché era evidente , come aveva detto un
pensatore radicale, quale Giovani Bovio, che
anarchico è il pensiero e verso l'anarchia va la storia. Può essere ancora vero, nonostante tutto.
La su vita fu errabondaggio d'amore, avendo
come unico bagaglio il vestito che si portava
addosso.Fu sfinito dalle prigioni, dai continui
esili. E fu stancato solo da una malattia ai polmoni, che egli s'era procurata, parlando dappertutto.
Uomo di pensiero, fu infaticabile nel dar vita a
riviste anarchiche e nella collaborazione alle riviste anarchiche e ai giornali anarchici:spesso
sequestrati. Fu poeta d'intonazione carducciana,
come nella sua raccolta Prigioni e Battaglie . Poeta
gentile, armonioso in cui stride solo l'urlo dell'ingiustizia. Scrisse anche delle belle canzoni tra cui,
elevatissima, indimenticabile, Addio Lugano
bella. Sì, addio Lugano. Ma non addio a Pietro
Gori, un angelo redentore del quale il ricordo
non si perde e che si pone come uno scandaloso
esempio di virtù, di bellezza dell'ideale in questa
nostra società , che ogni giorno calpesta i valori
più grandi. Senza che ci sia voce lirica come quella sua che , mentre accusava spietata il presente,
intendeva, dolcissima, alla preparazione d’un
altro domani.
PER SAPERNE DI PIÙ
Scritti scelti di PIETRO GORI
Vol. 1 Sociologia anarchica.
Conferenze- presentazione di
Giuseppe Rose (l’Antistato
Cesena 1968);
Vo. 2 Le difese. Ceneri e faville. Sociologia criminale. Poesie e drammi (Ivi 1968).
SCRITTI SU PIETRO GORI
PIETRO GORI
L. Fabbri, Pietro Gori è morto,
«Il Pensiero», 16 gen. 1911; e
dello stesso Autore: Storia d’un
uomo libero (Pisa 1996); L.
Galleani, Figure e figuri, medaglioni [ Newark (USA) 1930; C.
Molaschi, Pietro Gori ( Milano
1959); M. Antonioli, Pietro Gori,
o la breve stagione del cavaliere errante ( «Università di
Firenze, Facoltà di Magistero,
Annali dell’Istituto di storia»,
1982-1984); e dello stesso
Autore: Pietro Gori, il cavaliere
errante dell’anarchia: studi e
testi (Pisa 1995); Il teatro sociale di Pietro Gori, in Maschera e
rivoluzione. Visioni di un teatro
di ricerca- a cura di F. Mastropasqua ( Pisa 1999); G. Zaragoza, Anarquismo argentino 1876-1902 (Madrid 1996); M.
Binaghi, Addio, Lugano bella.
Gli esuli politici nella Svizzera
italiana di fine Ottocento
(Locarno 2002).
INTRODUZIONE AL MANIFESTO DEI COMUNISTI
Quello che, qui sotto, si riproduce (il manifesto di Marx ed Engels:
ndr.) è un documento storico dei più interessanti. In esso è riassunto serenamente, e con freddo raziocinio logico, il pensiero
demolitore dei veri e propri precursori del socialismo moderno.
Tale scritto è conosciuto sotto il nome di manifesto dei comunisti,
e fu compilato nel 1847 da K. Marx e da F. Engels, i due grandi
agitatori alemanni.
Se bene la idea abbia fatto, dall'epoca in cui il manifesto fu redatto, passi addirittura giganteschi, se bene la critica demolitrice degli
attuali ordinamenti economico-politici abbia raggiunto in estensione ed intensità il periodo acuto
- oltre il quale la teoria non può
che incamminarsi all'azione - malgrado le energie vivaci aggiunte
per via alla corrente largamente
novatrice, e gli aspetti nuovi del
già vecchio problema, che appena
ora si offrono alla indagine dello
studioso; oltretutto, e dopo tutto
questo - il manifesto del 1847 è
uno dei prodotti sinteticamente
più geniali, e rigorosamente logici
del movimento socialistico dei
tempi moderni.
Come tale è bene riprodurlo per il
popolo. A questo lavoro una prefazione è - per lo meno - inopportuna.
Altri, meglio di noi senza dubbio,
riprodurrà in Italiano, (a quanto si
annunzia - e tra breve) il manifesto del 1847. Tanto meglio per il
progresso degli studii sociali - in Italia troppo trascurati - e per la
propaganda delle idee emancipatrici fra le masse popolari, cui
solo - per ora almeno - confortano alla lotta il presentimento vago
di forme sociali, più elevate delle presenti, e l'imperativo categorico di un disagio infinito, che su loro massimamente si ripercuote.
Si tratta - innanzi tutto - di rendere coscienti queste masse, che si
agitano confusamente, sotto l'impulso di prepotenti bisogni,
innanzi all'albore dell'idealità nuove. Si tratta - dopo tutto - di far
convergere le forze molteplici e le energie latenti di questa folla
anonima al fine umano, a cui s'inspirano quanti, lanciati nella corrente varia e vivace dei sentimenti e dei principii demolitori, intendono e comprendono i caratteri di universalità assunti dal movimento più spiccato del socialismo moderno.
Senza fare riserve - esplicite o mentali - sulle idee esposte nel
geniale documento, che riproduciamo, non sarà inopportuno
adombrare - alla sfuggita - un nostro pensiero.
Il socialismo moderno, preannunziatesi come lotta di, classe,
affermatosi da prima come aspirazione del quarto stato al potere
sociale ed alla conquista dei suoi diritti di casta, sinora sfruttata, si
avvia ormai per vie più vaste a fini più larghi ed umani.
Questo nuovo carattere assunto dalla poderosa corrente delle
idee diroccatrici, e dal sentimento, che ognora più prevale nelle
masse rivoluzionarie, al conspetto del mesto problema, rappresenta un tipo elevato, e nuovissimo nella storia degli uomini - offre
una fisonomia solenne di battaglia, ormai non più voluta in nome
degl'interessi di una classe più o meno sofferente, o con le mire di
una chiesuola e di una conventicola settaria, ma vagheggiata nell'irraggiamento d'idealità più balde e serene, ma combattuta in
nome di rivendicazioni a larga base, e di interessi universali.
Per rivoluzione sociale non può, ai dì nostri, umanamente concepirsi che il rinnovamento sostanziale della società nei suoi rapporti economici, intellettuali, e morali a vantaggio della monade
uomo, e dell'ente collettivo umanità.
In questo senso, ed a questi scopi la dinamica rivoluzionaria non
può avere un obiettivo, che si restringa nella orbita angusta delle
antiche frontiere politiche; non può limitarsi alla demolizione
pura e semplice dei vecchi ceppi economici e politici, onde la borghesia avvince, da oltre un secolo, il proletariato. Non può, in una
parola, significare, avvento al potere del quarto stato.
Questa rivoluzione dovrà essere trasfigurazione immensa e
profonda di tutti i rapporti sociali, o non sarà. Se non vorrà arrestarsi ad un'altra forma di tirannide, forse peggior dell'antica, alla
signorìa demagogica, dovrà - nel rimescolìo infinito dei vecchi
atomi sociali in movimento per la costruzione nuova - trovare la
resultante di conciliazione fra gli interessi dell'individuo e quelli,
supremi, della specie; dovrà cementare la spontanea e naturale
armonia del benessere e della libertà.
(da Il Manifesto del Partito Comunista,
a cura di Pietro Gori, Flaminio Fantuzzi, Milano 1891)
CINEMA & MUSICA
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
ADDIO
A PETE
POSTLETH
WAITE
DIEGO PONCHIA
L'anno nuovo si apre con una grave
perdita per il mondo del cinema:
l'attore inglese Pete Postlethwaite è
morto ieri in un ospedale dello Shropshire dopo una lunga lotta contro il
cancro., Nato a Warrington, in
Inghilterra, nel 1946, dopo gli esordi
in teatro, ex insegnante, scuola
shakesperiana, Postlethwaite aveva
debuttato al cinema nel '77, I duellanti di Ridley Scott ed era stato definito da Steven Spielberg (che lo diresse in Jurassic Park-Il mondo perduto e
Amistad )“il miglior attore del
mondo”; il grande successo arriva
nel 1988 con la grande prestazione in
Voci lontane... sempre presenti, dramma di Terence Davies.
Qualche anno
più tardi, nel
1993, un'altra
immensa prova
recitativa nell'
intenso Nel nome
del padre, di Jim
Sheridan, per la
quale ricevette
una nomination
all'Oscar come
miglior attore non protagonista. Da
qui in poi è un susseguirsi di ruoli
intensi ed indimenticabili: I soliti
sospetti, Romeo + Giulietta, L'ultimo
dei mohicani e Grazie, signora Thatcher. Nonostante la malattia che lo
aveva colpito, Postlethwaite ha continuato a lavorare fino alla fine, tanto
che nel 2010 ha preso parte a due
delle più riuscite pellicole dell'anno,
il bellissimo Inception, di Christopher
Nolan, The Town di Ben Affleck,
dove interpretava il gangster Fergie,
fioraio che controlla il quartiere malfamato di Charleston, mentre a teatro prendeva parte al suo ultimo
lavoro, la commedia musicale inglese Killing Bono.
Benzina, rock made in Napoli
B
enzina è il nome di una rock band di Napoli, che sarà possibile ascoltare dal vivo al Blue Dahlia di Gioiosa Ionica il 15 gennaio. A più tre anni
di distanza da Io passo, il 30 Novembre 2010 è uscito Amo l’umanità il
nuovo attesissimo disco pubblicato dall'etichetta romana CinicoDisincanto e distribuito da Halidon.Sul sito della band, www.benzinamusic.it , è già possibile scaricare gratuitamente, come successo in passato per il citato Io passo, la
title track del disco Amo l'umanità sia in formato mp3 che in wave per un ascolto
ottimale del pezzo.
Dopo due anni di lavoro per la stesura dei brani, Amo l'umanità è un album contenente 11 tracce decisamente rock e di forte impatto. Riff prepotenti ed armonie
di stampo inglese si intrecciano a melodie facili ed efficaci, tutto suonato da chitarra&noise, basso e batteria. La title track racchiude in sé i concetti principali dell'opera : la falsità del mondo economico e politico, l'incoscienza della società civile, l'egoismo umano, lo sfruttamento dell'ignoranza altrui, l'opportunismo a tutti i
costi, le contraddizioni sociali vengono celebrate dai benzina con asprezza e sarcasmo.All'interno del disco, nel booklet, suoni tramutati in immagini dagli scatti di
Annamaria Amura (www.myspace.com/amu_ra ) La mostra fotografica dell'artista seguirà la band in tour.E' possibile acquistare il disco negli stores (Fnac, Feltrinelli, Messaggerie musicali, Mediaworld) e su Itunes, o mandando una mail a:
[email protected]
Reggio: "Jazz for Hospice" Via delle Stelle
Nei giorni 21, 22 e 23 gennaio 2011 presso il Teatro F. Cilea di Reggio Calabria, avrà luogo la II edizione del Festival “Reggio in Jazz”
for Hospice Via delle stelle. La rassegna prevede concerti di jazz,
blues, swing, tango, tutti generi musicali che si intrecciano in un linguaggio universale, che ha come comune denominatore la buona
musica. L'associazione Naima - organizzatrice dell'evento - guidata
dal Presidente Giuseppe Tuffo, ideatore della Rassegna e sotto la
direzione artistica di Alessio Laganà, presenterà al pubblico reggino una manifestazione poliedrica che oltre a coinvolgere artisti
Chi è il cantante che interpreta
se stesso nel film?
Saranno premiate con un biglietto gratis
le prime due mail con la risposta corretta
internazionali, vedrà esibirsi musicisti del nostro territorio e giovani
musicisti italiani, che si alterneranno sul medesimo palco. Tutto ciò
nell'ottica della valorizzazione di giovani talenti e la connessione
della città ai circuiti internazionali.
Reggio in jazz inoltre affiancherà alla kermesse musicale un partner di notevole rilevanza sociale: l'Hospice Via delle stelle, la struttura socio-sanitaria, con sede in Reggio Calabria, che accoglie
pazienti affetti da malattie evolutive in fase avanzata, nei confronti
della quale sarà devoluta parte dell'incasso.
Saggio pianistico della scuola di musica “Euterpe” a Siderno
Grande emozione e calorosi applausi per
“Concerto di Natale”, il saggio pianistico degli
allievi della scuola di musica “Euterpe” di
Mary Sgrò, svoltosi nelle sale dell'Hotel President a Siderno.
Nella serata, organizzata dal centro studi
“Euterpe” e condotta da Maria Teresa D'Agostino, i giovanissimi pianisti, magistralmente
diretti dal M° Mary Sgrò, si sono esibiti cimentandosi con i classici della musica di tutti i
tempi, da Chopin a Mozart, ad Allevi, con una
particolare attenzione ai più celebri brani natalizi riarmonizzati per pianoforte.
A dare prova delle abilità acquisite durante il
corso di studio, sotto la direzione della Sgrò,
sono stati: Rossella Archinà, Loredana Bruzzese, Tiziana Bruzzese, Federica Ceraudo,
Noemi Filippone, Roberta Filippone, Ilenia
Vinci
il Cinema
Vinci due biglietti per il film di
Checco Zalone “Che bella
giornata” rispondendo alla
nostra domanda
[email protected]
36
Furfaro, Giada Gattuso, Dalhia Lizzi, Virginia
Lombardo, Francesca Macrì, Simona Morabito, Francesca Muià, Maria Grazia Napoli,
Lucia Romeo, Valentina Romeo e Simona
Strati.
Coinvolgenti anche gli intermezzi canori affidati allo storico coro “S. Maria di Portosalvo”,
che ripropone brani attinti alla più suggestiva
tradizione popolare, e le voci bianche dei giovanissimi “Pueri cantores”, il gruppo di cantori per cui sono appena state riaperte le iscrizioni.
La serata ha visto, inoltre, la partecipazione
speciale dell'associazione “L'albero del sorriso” di Ivana Barranca, che, con oggetti di fine
lavorazione a mano e di poco costo, sostiene la
realizzazione di importanti progetti per i bambini orfani che si trovano in Kenya.
SUNSET BOULEVARD
«Lo studio del pianoforte richiede impegno
e disciplina rigorosi - ha detto il M° Mary Sgrò
-. Voglio perciò sottolineare quanto significativo sia ogni passo avanti di ogni singolo allievo.
Dietro alla loro crescita artistica c'è tantissimo
lavoro e una passione immancabile».
di Antonio Falcone
Operazione sottoveste (1959) Titolo originale: Operation Petticoat
P
rimo grande successo di Blake Edwards, scomparso da poche settimane, Operazione sottoveste, noto in Italia anche come Il sottomarino rosa,
ne mette già in risalto il talento e i tratti salienti di certa sua futura produzione: la dissacrazione del genere, in tal caso il film di guerra, un'ironia arguta, quell' aria sorniona, beffarda, sospesa tra farsa e satira, una comicità che guarda al passato, all'essenzialità visiva del cinema muto,
con prevalenza dell'oggetto sul soggetto, incrociando gag e dialoghi brillanti. 1959, l'ammiraglio Matt Shermann (Cary Grant), si reca in porto
per presenziare alla messa in disarmo del glorioso sottomarino Sea Tiger. Entrato in cabina, sfogliando il diario di bordo, la sua mente va al
1941, quando con il suddetto mezzo, suo primo comando, si apprestava a prendere parte al conflitto in corso. Ancora in rada, subisce un attacco aereo giapponese, dal quale il Sea Tiger viene fuori piuttosto malconcio, ottenendo comunque, una volta riparatolo quel tanto da farlo stare
in acqua, il permesso di partire, così da raggiungere la nave appoggio più vicina, per la messa a punto definitiva. In aiuto di Shermann arriva
il tenente Nick Holden (Tony Curtis), più avvezzo alla vita mondana che a quella militare, anche se con metodi piuttosto personali (“nel torbido si pesca meglio”). Una volta in mare sarà un susseguirsi di imprevisti, da uno scalo con salita a bordo di 5 donne ufficiali ausiliarie, al siluramento di un camion, passando per l' arruolamento di un maiale e trovando il loro culmine nell'essere costretti a verniciare il sottomarino di
rosa, combinazione del non bastevole minio con un altro colore. Il colorito equipaggio riuscirà comunque a giungere a destinazione, salvato
in extremis da un attacco del fuoco amico grazie al lancio di biancheria intima femminile… Sulla base della sceneggiatura di S. Shapiro e M.
Richlin, Edwards cavalca agilmente la sottile e graffiante ironia che pervade tutto il film, giocando in primo luogo sulla contrapposizione dei
caratteri dei due protagonisti: Shermann/Grant è il classico militare tutto d'un pezzo ligio al dovere, ma dotato di una certa duttilità e di uno
humour volto al contrappunto di ogni situazione, mentre Holden/Curtis è un “figlio di buona donna”, pronto a trarre vantaggio e personale
tornaconto da ogni situazione, anche la guerra; insuperate a tutt'oggi la capacità del primo di suscitare il riso con un semplice sguardo e di lanciare battute con elegante nonchalance e del secondo di trovarsi a suo agio in un ruolo scanzonato ed irriverente. In secondo luogo l'entrata
in scena delle 5 ausiliarie in un spazio ristretto occupato da soli uomini offre il destro a situazioni e battute dai risvolti sessuali neanche poi
tanto reconditi, senza mai però sfiorare il cattivo gusto; non dimentichiamo, tra le righe, la messa in ridicolo, volta al grottesco, degli ambienti militari. Pur se Edwards dirigerà in seguito sostanziali capolavori (da Colazione da Tiffany a Victor Victoria, passando per la serie de La Pantera Rosa), Operation Petticoat è ancora oggi un raro gioiello di fine comicità, valido esempio di come realizzare una vera commedia.
CURIOSITÀ
N
BIANCANEVE, UN SUCCESSO INTRAMONTABILE
CINEMA & MUSICA
Non tramonta il successo di Biancaneve e i sette nani: il film, al primo passaggio assoluto “free'” in tv per l'Italia, trasmesso in alta definizione, ha incollato la sera di domenica 2 gennaio davanti a Raiuno 7 milioni 35 mila telespettatori, pari al 27.98% di share. Il capolavoro Disney nel 1937 fu il primo lungometraggio di animazione della storia del cinema e incassò 8 milioni e mezzo di dollari.
Andiamo
al
Cinema
MULTISALA LUMIERE
Reggio Calabria, info: 0965/ 51036
SALA DE CURTIS
Esibizione dei “Quartaumentata” alla Casa Circondariale di Locri
Rapunzel-L’intreccio della torre / 16:00
Tron Legacy 3D / 17:50- 20:15-22:40
Il valore rieducativo della musica
Natale in Sud Africa / 16:30-18:35-20.4022:50
S
FIORELLA TEOFILO
i è concluso con un meraviglioso concerto del gruppo dei “Quartaumentata” la serie di manifestazioni che la
Direzione della Casa Circondariale di Locri ha ideato e realizzato per i detenuti nei mesi scorsi ed in particolare durante il periodo natalizio. Alla presenza
del Comandante della Polizia Penitenziaria Domenico Paino, che ha presentato la band che tornava a
suonare in carcere dopo l'esibizione estiva, e del
Direttore del carcere Patrizia Delfino, che a fine
concerto ha ringraziato e premiato il gruppo con un
bellissimo presepe in terracotta, i Quartaumentata
hanno interpretato canti natalizi attraverso il loro
originale sound che ha coinvolto i tantissimi detenuti che hanno affollato la sala teatro del carcere. È
stato necessario dividere il concerto in due parti per
dare la possibilità ai circa 200 detenuti di assistere
alle due ore complessive di spettacolo.
Il concerto dei Quartaumentata ha rappresentato la
degna conclusione del ciclo di incontri che la Direzione della Casa Circondariale di Locri, supportata
dall'incessante impegno dell'Area Educativa e del
personale di Polizia Penitenziaria, ha predisposto
per i detenuti negli ultimi mesi. Infatti, nel mese di
ottobre ha avuto inizio il Primo Torneo di Calcetto
fra detenuti, occasione affinchè i detenuti di diverse
nazionalità si confrontassero agonisticamente sotto
la guida del prof. Loccisano che ha arbitrato un torneo caratterizzato da grande passione e da un buon
fair play. A fine novrembre è iniziato il ciclo di incontri dal titolo “Progetto Archelogia”, grazie all'impegno ed alla passione profusa da Orsola Delfino e la
Museo Nazionale di Locri. I tre incontri hanno
riguardato la colonizzazione greca e la fondazione di
Locri Epizefiri, la vita quotidiana a Locri Epizefiri
SALA SORDI
SALA DE SICA
Le cronache di Narnia: il viaggio del veliero
16:00- 18:00-21.15- The tourist / 23:00
SALA MASTROIANNI
Le avventure di Sammy / 16:00-17:30
La bellezza del somaro / 19:00- 21:00
Un altro mondo / 23:00
CINEMA NUOVA PERGOLA
Reggio Calabria, info: 0965/ 21515
Hereafter / 17:30-20:00-22:30
CINEMA ODEON
Reggio Calabria, info: 0965/ 898168
Che bella giornata / 16:00- 18:00-20:00-22:00
CINEMA AURORA
Reggio Calabria, info: 0965/ 45373
Megamind 3D / 16:30- La banda dei Babbi
Natale / 18:30-20:30-22:30
CINEMA GARIBALDI
attraverso i reperti del Museo Nazionale di Locri e
lo sport nel mondo greco.
Il 16 dicembre è stato il turno dell'ormai consueto e
attesissimo concerto di Natale del Coro Polifonico
Diocesano Laetare del Maestro Natale Femia, che
ha deliziato i detenuti con canti natalizi tradizionali,
insieme a canti in lingua inglese, molto apprezzati
dai detenuti, che hanno partecipato cantando insieme ai coristi. Il 21 dicembre infine i detenuti hanno
avuto l'occasione di incontrare il Vescovo della diocesi Locri - Gerace, S.E. Giuseppe Fiorini Morosini.
REGGIO CALABRIA
Il vescovo, che annualmente dimostra il suo affetto
verso il pianeta carcere anche donando dolci natalizi ai detenuti, ha incontrato i carcerati nella Sala Teatro, invitandoli alla riflessione e confrontandosi sui
vari interrogativi posti dai detenuti durante l'incontro. Si è concluso così il 2010 per il carcere di Locri,
attraverso un connubio fra cultura, arte e sport, un
mix fondamentale per raggiungere il difficile obiettivo della rieducazione dei detenuti in un periodo di
grave difficoltà in materia di sovraffollamento e
carenza di personale.
DAL 21 GENNAIO
“Cinema e città
Metropolis di Fritz Lang”
Per il ciclo “cinema e...” il Centro Internazionale Scrittori della Calabria organizza lunedì 10 gennaio, alle ore
17:00, presso la Biblioteca Comunale “Pietro De Nava”
“Cinema e città Metropolis di Fritz Lang” , con video
proiezioni a cura del prof. Nicola Petrolino - Esperto di
cinema - Responsabile sezione cinema del CIS della
Calabria e della "Cattedra di poesia, letteratura e arte".
Cetto La Qualunque arriva al cinema
Un tormentone annunciato: “Onda calabra” di Cetto La Qualunque,
reinterpretazione della canzone che ha dato notorietà al “Parto delle
Nuvole Pesanti” di Peppe Voltarelli il politico quantomeno disinvolto impersonato da Antonio Albanese, si prepara a diventare un fenomeno mediatico, e già in Rete circolano i video, anche se il film
“Qualunquemente” uscirà nelle sale solo il prossimo 21 gennaio.
Diretto da Giulio Manfredonia, e interpretato, oltre che da Albanese, anche da Sergio Rubini, “Qualunquemente” racconta del ritorno
in Italia di Cetto e della sua battaglia contro il sindaco paladino della
legalità, condita con promesse elettorali e cotillon vari.
Polistena, info: 0966/ 932622
La banda dei Babbi Natale/ 16:00-19:1521:30
CINEMA POLITEAMA
Gioia Tauro, info: 0966/ 51498
La banda dei Babbi Natale / 18:00-21:15
CINEMA MODERNO
Vibo Valentia, info: 0963/ 41173
Che bella giornata / 16:00-17:50-19:40-21:30
La banda dei Babbi Natale/ 15:30-17:3019:30-21:30
Natale in Sud Africa / 15:30-17:30- 19:3021:30
CINEMA NUOVO
Siderno, info: 0964/ 342776
La banda dei Babbi Natale / 16:00-18:0020:00-22:00
CINEMA GOLDEN
Roccella J. info: 0964/ 85409 - 333/7672151
Che bella giornata / 16:00-18 :00-20:0022:00
CINEMA VITTORIA
Locri, info: 339/7153696
Le cronache di Narnia:il viaggio del veliero
3D / 17:00-19:30
La banda dei Babbi Natale / 22:00
Box office
LA RECENSIONE
di Antonio Falcone
Le avventure di Sammy
P
er quanto lontano anni luce dal budget e dal lancio pubblicitario propri delle grandi majors, Le avventure di Sammy, film d'animazione in 3D di produzione belga, si è rivelato una piacevole ed inaspettata sorpresa, sia da un punto di vista strettamente tecnico che, in
parte, dei contenuti.
Ben Stassen alla regia e Domonic Paris sceneggiatore delineano una storia incentrata sulle vicende del tartarughino Sammy, iniziando
dallo schiudersi dell'uovo nel 1959 su una spiaggia della California e la conseguente faticosa avanzata verso il mare aperto, dove avrà
modo di conoscere, per perderla di vista subito dopo, la dolce tartarughina Shelly. Durante il viaggio che ogni tartaruga compie attraverso gli oceani per poi fare ritorno al luogo in cui sono nate, Sammy non la dimenticherà mai, affrontando ogni genere di pericolo
nella speranza di poterla rincontrare, con accanto il fidato amico Ray: scopre come l'uomo con la sua condotta scriteriata stia mettendo in pericolo l'esistenza del pianeta, anche se saranno proprio degli esseri umani a metterlo in salvo ad un certo punto della storia,
ingaggia una lotta contro i piranha, sfugge all'assalto di un'aquila pescatrice, individua un misterioso passaggio segreto, sino a quando
ritroverà la sua amata, scoprendo che anche lei non aveva mai dimenticato il loro incontro…
La nWave Pictures è riuscita nella non facile operazione di coniugare al meglio delle potenzialità espressive l'unione tra cartoon e visione stereoscopica, puntando su una grafica ed effetti speciali di buona qualità, facendo risaltare nella fedeltà dei colori e dei disegni tutta
la profondità e bellezza dell'oceano come di ogni creatura marina e paesaggio naturale, con una felice resa cromatica; finalmente un
3D non volto a voler stupire a tutti i costi bensì alla funzionalità visiva e narrativa, mettendo anche in evidenza alla base di tutto un'accorta ricerca scientifica dalla valenza quasi documentaristica. Infatti, nell'ambito di un contesto essenzialmente “infantile”, nel senso più
“puro” ed originario del termine, lontano dagli ormai consueti ammiccamenti al mondo degli adulti tanto di moda, si ha la felice intuizione di riscoprire il senso pedagogico della “bella favola” di una volta, capace di far riflettere grandi e piccini, rammaricandosi soltanto che in tale accurata confezione (rimarchevole anche la colonna sonora, che muta al passar degli anni) la sceneggiatura mostri il suo
lato debole e “citazionista”, richiamando nella visualizzazione del cerchio della vita e dei necessari passaggi verso l'età adulta, Alla ricerca di Nemo, per restare nell'ambiente marino, come Il re leone o, lasciando scorrere ancor di più la sabbia del tempo, Bambi, facendo
sì a volte che l'emozione scaturisca soprattutto per la mirabilia tecnica messa in atto. Ma al di là di queste cervellotiche riflessioni da
“addetto ai lavori”, resta comunque la valida proposta di un riuscito prodotto made in Europe, che apre nuove strade all'animazione e
lascia ben sperare per il futuro.
La banda dei Babbi Natale guadagna
4.305.642 euro nell'ultimo weekend e
Natale in Sudafrica scende al secondo
posto con 2.977.958 euro. In più la
miglior media per sala (6.956 euro) e
un incasso complessivo che, al pari
delle tre settimane di programmazione,
è sostanzialmente uguale a quello del
più rodato cinepanettone: 16.667.332
euro contro 16.731.240 euro. In terza
posizione si conferma The Tourist
(1.948.641 euro), mentre debutta alla
quarta Tron Legacy (1.695.748 euro),
sequel del cult degli anni '80, antesignano della cyber culture al cinema
(sarebbe esplosa molti anni dopo, con
Matrix). Slittano di una posizione tutti
gli altri titoli della top ten, gli stessi e nel
medesimo ordine di quelli di una settimana fa: Le cronache di Narnia: Il
viaggio del veliero al quinto con
1.667.889 euro, Megamind sesto con
1.170.985 euro, Le avventure di
Sammy settimo con 909.733 euro.
Chiudono la classifica dei primi dieci
La bellezza del somaro (ottavo con
684.864 euro), Un altro mondo (nono
con 623.723) e Rapunzel (decimo con
420.292 euro).
Varie
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
LA MOSTRA
LOCRI
Mediterranea Arte
“l’informale personale”
Grande successo
per i sassofonisti al
Palazzo della Cultura
L'arte è una creazione meravigliosa ma solo per chi
riuscirà a comprenderla fino in fondo e a sentire quel
brivido particolare, allora si, che avrà valore inestimabile.
Su questo principio si fonda l'associazione culturale
Mediterranea Arte e questa è la linea guida dei suoi
15 componenti (Nadia Martelli, Rosanna Costantino, Diego Cataldo, Angela Celeste Costantino, Alessandro degli Esposti, Valentina Giovinazzo, Demetrio Giuffré, Viola de Luca, Vanessa Macagnino,
Maria Marino, Rosanna Marrara, Enza Morena,
Roberto Schirripa, Emanuele Murdaca e il presidente Christian Schirripa), anche quest'anno protagonisti
con le loro mostre, la prima tenutasi quest'estate a
Gerace nella chiesa di San Francesco, successivamente a Bovalino, a Cittanova e quella che si concluderà
stasera a Locri.
Dal 19 dicembre presso la Galleria d'Arte di via Marconi sono infatti esposti alcuni dei più significativi
lavori degli artisti dell'associazione, all'interno di una
mostra che in questa occasione ha avuto come tema
dominante
«l'informale personale», uno dei
generi più amati
del mondo della
pittura, perché in
grado di far esprimere a ogni artista
le proprie emozioni e di trasmetterle al meglio a chi
osserva una tela.
Esistono generi e
tecniche differenti
tra loro, ma non è
il tipo di impostazione professionale a fare la differenza, bensì ciò che si crea e si esprime. Un quadro,
al pari di una singola persona, non è detto che debba
piacere per forza a tutti, ma comprendendolo e
cogliendone le singole sfumature, se ne potrà ammirare la sua «anima" e il suo significato intrinseco.
Spesso c'è poca informazione e diffusione in merito
agli argomenti artistici, di conseguenza queste iniziative di Mediterranea Arte hanno come scopo anche
quello di creare una maggiore attenzione intorno
all'arte, suscitando più curiosità e interesse.
In conclusione, il messaggio da trasmettere e recepire è il seguente: la pittura è espressione e comunicazione artistica e chi dipinge deve essere in grado di
andare oltre i timori delle critiche, purché esse siano
sempre basate su principi di correttezza e, ovviamente, provengano sempre e solo da chi è in grado di
farle.
Nadia Martelli
Grande successo del recital finale degli
allievi della classe di saxofono del M°
Renato Trombì. L' evento si è tenuto il 5
gennaio al Palazzo della Cultura di
Locri ed è stato organizzato dall'Associazione Culturale “SKATO'”di Roma,
con il patrocinio dell'Amministrazione
Comunale di Locri, Assessorato alla
Cultura Turismo e Spettacolo, nella persona dell' Assessore Prof. Francesco
Commisso. Hanno partecipato alla
Masterclass, allievi saxofonisti provenienti da ogni parte d'Italia, alcuni dei
quali già Laureati nei Conservatori Italiani ed altri ancora studenti.
Novità di quest'edizione, durante il recital finale , l'interazione tra immagini e
musica, idea molto apprezzata dal pub-
blico presente in sala ,suggestionato
positivamente da questa novità. Hanno
partecipato a questa edizione il : M°
Francesco Iannelli da Montauro (CZ);
M° Valentino Catallo, Isola dell'Iri (FR);
Stefano Nanni (in qualità di assistente
della Masterclass),studente oltre che al
Conservatorio di Latina anche nella
classe di Saxofono del M° J. L. Delage a
Parigi ; Iordache Adi, dalla Romania
naturalizzato oramai Calabrese a tutti
gli effetti; Vincenzo Zappavigna, da
Ardore (RC) ; Francesco Romeo, da
38
Locri(RC); Luigi Seminara, da S. Giorgio Morgeto (RC); e con la collaborazione del percussionista Pierluigi Carbone da Oppido Mamertina (RC) e l'accompagnamento al Pianoforte del M°
Tiziano Leonardi, da Civitavecchia
(Roma). Nell' ambito del Recital finale
sono stati eseguiti magistralmente brani
del repertorio “classico” e contemporaneo che hanno entusiasmato il numeroso pubblico intervenuto nella nuova
struttura dell'Auditorium del Palazzo
della Cultura.
VILLA SAN GIOVANNI
La festa della “Befana Tricolore”
Si è svolta con grande successo, nel quartiere di Acciarello di Villa San Giovanni, la tradizionale festa della “Befana Tricolore”.
Decine e decine di bimbi hanno ricevuto in dono regali e caramelle e in tanti
hanno voluto immortalare il momento magico con la nostra befana posando
per foto ricordo.
Da sempre il MSI-Fiamma Tricolore, coerentemente con il fine sociale per cui
era nata, lavora con caparbietà, diligenza ed enormi sacrifici affinché possa veicolare le istanze e i disagi della gente comune e di chi soffre veramente.
Come sempre, con grande spirito di sacrificio e esemplare abnegazione, i
nostri giovani militanti si sono ancora una volta mobilitati coronando il proprio
impegno con un grande successo reso evidente dal sorriso regalato ai tanti
bambini di Villa San Giovanni.
Il segretario della sezione missina di Villa S.G., Giordano Antonio, intende ringraziare quanti si sono adoperati alla buona riuscita della tradizionale manifestazione, i dirigenti e soprattutto i giovani militanti della federazione reggina
per l'enorme contributo lavorativo e di affetto dimostrato anche nella scelta del
quartiere dove effettuare tale festosa manifestazione. L'impegno del partito e
dei suoi militanti si rinnoverà in nuove manifestazioni ancora e come sempre
di battendosi principalmente al fianco di tutti coloro che non hanno voce.
La III edizione del concorso letterario, in collaborazione con EnergiEcalabria, è estesa a tutta la provincia di Reggio
“Racconto breve”, in ricordo di Simone Esposito
Il concorso letterario “Racconto
Breve” in ricordo di Simone Esposito, nato per incentivare la creatività e
la riflessione tra i giovani, grazie al
successo delle precedenti edizioni,
con l'alta quantità e qualità dei lavori presentati, nel 2011 esce dai confini della Locride per consentire la
partecipazione degli studenti presenti sul più vasto territorio provinciale. L'ottimo lavoro svolto dal
comitato organizzatore, presieduto
da Don Eugenio Fizzotti e composto da Angelo e Antonella Esposito,
Silvana Pollichieni, Marcello Pezzano, Ugo Mollica, ha portato inoltre
alle collaborazioni con “EnergiEcalabria”, movimento creativo presieduto da Antonio Pezzano, e con
“Libera - Associazioni, nomi e
numeri contro le mafie”. Alla tradizionale sezione, per le prime tre classi delle scuole superiori, dedicata alla
redazione di un racconto breve in
quattro cartelle, nella libertà della
scrittura creativa, sui temi della
“Solidarietà, amicizia e rispetto per
l'altro”, si è aggiunta infatti una
nuova sezione destinata alle terze
classi delle scuole medie e ispirata
all'importanza del rispetto delle
regole, secondo l'insegnamento del
grande legislatore magno-greco
Zaleuco. In questo caso, i ragazzi
potranno esprimere la loro creatività
sul tema attraverso un racconto in
tre cartelle o un cortometraggio di
massimo 5 minuti, prendendo spun-
to dalla visione del docu-film
“Memorie incantate” prodotto da
EnergiEcalabria. Altra innovazione,
il premio dei giornalisti destinato a
un elaborato scelto, tra quelli finalisti, da un'apposita giuria del
settore.Inoltre ci sarà, per il secondo
anno, il “Premio testimonianza”,
destinato a uno studente non maggiorenne, che si sia distinto per particolari gesti di bontà e solidarietà, e
un'estemporanea di pittura.Le
opere degli studenti dovranno essere
consegnate entro venerdì 18 marzo
2011. La giuria, composta da rappresentanti del mondo della scuola,
della cultura, dello sport e delle associazioni, selezionerà i vincitori delle
tre sezioni del concorso che riceveranno un premio in denaro, un
diploma ed un omaggio della UtetDe Agostini, e i cui nomi saranno
resi noti nella serata finale che si
svolgerà a Locri il 15 maggio 2011.
Un pregevole omaggio andrà anche
alla scuola di appartenenza del vincitore. Presso la casa editrice Rubbettino è intanto in corso la pubblicazione dei racconti finalisti delle due precedenti edizioni, cosa che sarà ripetuta anche per le edizioni successive.
Varie
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
39
REGGIO CALABRIA
Fiaccolata della pace. E i cittadini?
Alle prime ore del nuovo anno, la città di Reggio Calabria si presenta ancora un po’
assonnata e frastornata dai bagordi notturni ma nel pomeriggio si ridesta parzialmente in occasione di uno degli appuntamenti ricorrenti in tutta Italia ogni primo dell’anno: la celebrazione della giornata mondiale della pace.
L’evento, celebrato dal 1968, quest’anno pone l’accento sul tema della libertà religiosa e, a una settimana dall’attentato di Alessandria, sembra che il
mondo, nella sua perenne incertezza, voglia tempestivamente rivendicare e assurgere a principio universale il messaggio di tolleranza e rispetto interreligioso. Per l’occasione, la commissione diocesana
”Giustizia e Pace”’ di Reggio Calabria - Bova ha
organizzato un corteo che dalla cattedrale ha sfilato
lungo il Corso Garibaldi fino al largo Colombo. Presenti rappresentanti e membri delle altre confessioni religiose (battisti, ortodossi, valdesi, buddisti) e
delle varie comunità radicate da qualche tempo sul
territorio come quella filippina o marocchina e, in
un clima raccolto e ordinato, l’evento è poi terminato con l’interpretazione di alcune
strofe tratte dalla canzone “In the world”. Sono sicuramente da apprezzare la passione e la tenacia degli organizzatori e chi da anni s’impegna a realizzare, non solo in questa giornata, una serie d’iniziative tese a creare una condivisione di valori comuni da
compiere sul territorio, sia essi la libertà religiosa, la lotta alla malavita, la rivendicazione di diritti o la tutela dell’ambiente. Purtroppo la cittadinanza reggina nella par-
tecipazione è stata un po’ latitante come, mi dispiace dirlo, accade spesso. Rispetto
agli anni precedenti, il numero degli aderenti tra la gente comune è notevolmente
calato, ed è sinceramente fastidioso osservare che la folla distratta (e intenta al passeggio pomeridiano) riservi alla fiaccolata solo un repentino quanto mai fugace sguardo indifferente. Da sempre è esistita una “motivazione ufficiale” per la mancata partecipazione civica (e
non solo civile) del popolo reggino: l’assenza dello
Stato, la sedimentazione della ‘ndrangheta, l’omertà
(cose quanto mai vere), ma che non giustificano il
disinteresse che si palesa nei confronti delle innumerevoli proposte, volte alla nascita di una coscienza civile
reggina. Sarebbe però un errore non valorizzare gli stimoli al risveglio provenienti da tanti esponenti della
società civile, dell’associazionismo e del movimento,
ma vorremmo che a partecipare fosse soprattutto il
reggino della strada, smossosi dal torpore catatonico e
lassista, e che agisse con consapevolezza per ottenere
diritti dal valore comunitario, senza proporsi sempre e
solo come “vittima sacrificale del sistema”. La nostra invettiva è, dunque, rivolta a chi
crede ancora alla legge del furbetto per aggirare i problemi o ottenere il riconoscimento del proprio torna conto. Il nostro plauso, invece, va a chi s’impegna nel far divenire la città in primis una comunità attiva, desiderosa di uscire dal cono d’ombra dell’inettitudine.
Francesca Rappoccio
CINEMA
Fatti di Reggio: storia di un film “minore”
È una storia particolare quella di “Liberarsi: figli di una rivoluzione
minore”, il film di Salvatore Romano sui “Fatti di Reggio” del 1970.
Sembra una storia di altri tempi, quella di un film, considerato troppo
politicamente di parte, che trova mille ostacoli. Girato nel 2007, quindi ormai quattro anni fa, il film non è stato ancora distribuito, giacendo nel limbo delle pellicole indipendenti mai mostrate a un grande pubblico. La notizia è del gennaio del 2009, riportata da “Il Giornale”: il
film sarebbe troppo di destra per trovare un distributore tra le grandi
case del cinema italiano. I no, secondo quanto detto da Romano, sono
arrivati dalla Medusa (di proprietà Fininvest) per motivi di genere (a
quanto pare distribuisce solo commedie) e dalla Rai, dove sarebbe
invece arrivata una motivazione del tutto politica. Ma non solo, una
motivazione uguale (“si parla troppo male dei comunisti”) sarebbe arrivata anche dalla provincia di Reggio Calabria, insieme al rifiuto di una
sovvenzione.
LOCRI
Concerto dell'Epifania
Il Centro di Formazione Musicale "Il Glissando", con sede in
via Roma, 73 a Locri, associato all'Accademia di musica, lettere e arti "Senocrito", ha presentato Concerto per l'Epifania:
le più belle musiche di Natale. Sotto la Direzione artistica
della M° Loredana Pelle, pianista e musicologa, con la collaborazione del M° Saverio Varacalli e della M° Stefania Alessi, undici allievi del Centro si sono esibiti nell'esecuzione di
brani musicali tratti dalla tradizione natalizia, classica e contemporanea, spesso rivisitati in chiave jazz. Si è passati così
dalla melodia soft di Adeste Fideles, In notte placida, Tu
scendi dalle stelle, al ritmo lieve inserito in Astro del Ciel, in
Angels we have heard on high, in O Holy night, fino al ritmo
incalzante di Let it
snow, di All I want for
Christams is you. E'
stato un piacevole
tardo pomeriggio di
questa Epifania, in cui
il pubblico si è fatto
trasportare dalla musica emanata dagli strumenti confidenzialmente maneggiati dai
giovani allievi musicisti, accompagnando le esecuzioni ora
con sorrisi, ora con il movimento della testa o di una mano
per tenere il tempo, a testimonianza del coinvolgimento sentito. Il concerto si è concluso con l'esecuzione del brano The
first Noel, affidato al pianoforte della M° Loredanna Pelle, al
violino della M° Stefania Alessi, al trombone del M° Saverio
Varacalli. I musicisti, giovani cui guardare come esempio
positivo, e che vedete (non tutti visibili, purtroppo) schierati
in fondo al palcoscenico sono: Damiano Marturano, clarinetto; Evelin Alfarone, sassofono; Fabiola Scaramuzzino,
clarinetto; Federica De Santis, pianoforte; Francesca Murdaca, pianoforte; Gianluca Cusato, percussioni; Giovanna
Filippone, pianoforte; Letizia Sansalone, pianoforte; Natalino Larosa, tromba; Paolo De Santis, pianoforte; Umberto
Scaramuzzino, trombone, percussioni. Le Feste, che stasera
ci danno appuntamento all'anno prossimo, hanno avuto una
degna conclusione.
Mara Rechichi
Il film racconta la storia di un giornalista che indaga sulla morte del
padre, avvenuta durante quei tragici giorni tra il luglio del ’70 e il febbraio ’71, che sconvolsero la nostra città. Girato interamente in provincia di Reggio Calabria, il film ha tra i protagonisti Monica Guerritore.
Romano, con il film, cerca di far luce su uno dei capitoli più oscuri
della “prima repubblica”, un evento che fa ancora tanto discutere, troppo velocemente bollato come una “storia di destra”, che merita invece
i giusti approfondimenti. Lo scorso 3 Gennaio il film è stato proiettato
per la prima volta presso la chiesa “Santa Maria Alemanna” a Messina con grande successo di pubblico. La critica aveva già premiato
“Liberarsi: figli di una rivoluzione minore” nel 2009, decretandolo vincitore della sesta edizione del Net Indipendent Film Festival, prova che
questo film “minore” forse meritava di più.
Marco Andronaco
LOCRI
Conferenza di Salvatore Futia
Sabato 15 Gennaio alle ore 17.00, presso la
sede del Circolo di Riunione di Locri
(Piazza Stazione), la FIDAPA sez. di
Locri, presieduta da Carmelita Mittoro
Cilea, ospiterà una conferenza di Salvatore Futia, che relazionerà su un suo saggio
di prossima pubblicazione, intitolato "Un
vescovo al rogo", grazie al quale, attraverso documenti e ricerche storiche, ricostruisce la controversa vicenda che ebbe protagonista il vescovo Perantoni, la cui figura
viene ricordata nella Locride da alcuni con
odio e da altri con affetto e stima; infatti il
suo episcopato si distinse per le grandi realizzazioni sociali e culturali di cui ancora
oggi si possono recepire gli effetti positivi.
Reggio Calabria: le iniziative della Biblioteca comunale "Pietro De Nava"
UN LIBRO ADOTTATO È UN
TESORO SALVAGUARDATO
Un appello all'intera popolazione reggina, dal singolo cittadino ad enti, associazioni, aziende, ordini professionali ed
istituti bancari a compiere un gesto d'amore nei confronti del libro e della cultura. È questo il messaggio che la Biblioteca comunale “Pietro De Nava” di Reggio Calabria intende lanciare attraverso
la sua nuova iniziativa volta alla conservazione e alla valorizzazione dei beni culturali in essa custoditi dal nome: “Adotta
un libro”.
Preziosi volumi del XVI, XVII e XVIII
secolo, di carattere storico-religioso,
liturgico-religioso, linguistico e scientifico
usurati dal tempo e dagli avvenimenti
necessitano di restauro per tornare
all'antico splendore. Ed ecco il progetto
ambizioso, fortemente voluto dalla dirigenza del settore cultura, immagine e
turismo del Comune di Reggio Calabria,
nella persona della Dottoressa Maria
Luisa Spanò che ha subito accolto con
entusiasmo la proposta proveniente
dagli operatori della Biblioteca di invitare chiunque volesse e fosse interessato,
per motivi personali, professionali o di
mecenatismo, a contribuire alle spese di
restauro dei vari volumi che sono adesso
esposti presso la sede di Via Tripepi della
struttura bibliotecaria.
Qui, gli aspiranti “adottanti” potranno
ricevere tutte le informazioni utili sulla
storia dei libri, sugli interventi necessari e
sul costo stimato del restauro.
Una volta formalizzato il contributo, il
donatore sarà ricompensato dalla comunità attraverso un'etichetta col proprio
nome da apporre sul libro che renderà
pubblica l'adozione. Il nome della persona fisica o dell'ente, associazione, azienda o banca verrà pubblicato sul sito istituzionale dell'Ente e la menzione dell'avvenuto restauro a cura del donatore sarà
inserita in una nota all'interno del catalogo on line.
Ma non basta. Le donazioni comportano, da legge, dei vantaggi fiscali: i cittadi-
ni potranno infatti detrarre il 19% della
somma dell'imposta lorda e le imprese
potranno dedurre l'intero importo dell'erogazione liberale dal reddito d'impresa.
Volumi, quelli della De Nava, che rappresentano un vero e proprio tesoro per
la città in quanto molte delle opere adottabili sono testi in unica copia.
Il libro rappresenta una immane ricchezza della nostra cultura. Ogni libro perso è
un vero e proprio delitto e ciascuno di
noi dovrebbe avere il dovere etico e
morale di cercare di salvarli. Con questa
nuova iniziativa la Biblioteca De Nava,
che rappresenta une delle maggiori istituzioni culturali presenti sul territorio,
avvia importanti novità volte alla tutela e
alla salvaguardia del patrimonio librario
e culturale sia per quanto riguarda il
reperimento di ulteriori risorse economiche con il coinvolgimento dei privati, sia
per quel che concerne la conoscenza e la
diffusione del preziosissimo materiale
della struttura che si pregia, oltre alle
migliaia di libri e volumi di qualsiasi argomento, anche di inestimabili incunaboli,
manoscritti e testi rari provenienti da
antiche biblioteche, dal fondo Morisani e
dal fondo Sandicchi.
Valentina Elia
Varie
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
GROTTERIA,
suggestiva
rappresentazione
della Natività
Reggio Calabria
Mostra di carte
augurali d’epoca
Buon Natale e felice anno nuovo! Forse l'augurio
più ripetuto al mondo. Poche, piccole parole per
ricordare o farci ricordare, che oggi affidiamo sempre più spesso ai veloci sms o alle email.
Eppure scrivere un biglietto di auguri a parenti o
amici è un'usanza che affonda le radici in un passato molto lontano: per scoprirne l'origine e la storia
basta visitare la mostra di carte augurali d'epoca
“Auguri nel tempo”, ospitata nella prestigiosa Villa
Zerbi di Reggio Calabria.
Voluta fortemente dalla delegata ai Beni Culturali
e Grandi Eventi del Comune, Monica Falcomatà, e
realizzata in collaborazione con l'Associazione culturale Rhegium Urbs Antiqua, la mostra propone
oltre 3.000 documenti cartacei relativi alla tematica
degli auguri, tratti dalla collezione privata della
giornalista reggina Lucia Federico. Suggestiva l’
ambientazione inglese, ricreata con il contributo
dell'antiquaria Daniela Ziino Colanino, perchè
tematica principale della raccolta è la raffinatezza
ed eleganza dei biglietti augurali dell'epoca Vittoriana inglese, visto che' sotto la Regina Vittoria l'usanza di inviare biglietti di auguri divenne molto
popolare.
La regina ama spedirli a parenti, amici e ai vicini di
Windsor e Osborne, e raccoglierli diventa un hobby
per tutte le famiglie. Nei salotti delle case fanno
bella mostra gli album - scrapbook - in cui vengono
conservati biglietti, ritagli di giornali, poesie, decorazioni di carta. La storia racconta che il primo
biglietto di Natale fu realizzato a Londra, nel 1843,
quando Sir Henry Cole, scrittore, giornalista ed
editore, decide di trovare un modo nuovo per inviare gli auguri ad amici e familiari, invece di usare,
come in uso all'epoca, la carta da lettera già decorata o i biglietti da visita su cui applicare dei motivi
natalizi. Sir Cole si affida al disegnatore Jhon Calcott Horsley, membro della Royal Academy, che
realizza un cartoncino colorato a mano, color seppia scuro, che ha per soggetto un trittico: tre immagini affiancate che raffigurano una famiglia intorno
ad una tavola imbandita e ai lati le opere di carità.
L'illustrazione viene accompagnata dall'augurio,
ormai diventato un classico “Buon Natale e felice
anno nuovo”. Del nuovo biglietto vengono realizzate soltanto mille copie messe in vendita al costo
di un scellino ciascuna. Da allora passeranno oltre
venti anni perché i biglietti augurali comincino a
diffondersi, prima in Inghilterra ed Europa e poi
negli Stati Uniti. La collezione esposta a Villa Zerbi
è i ricchissima di i biglietti stampati in Inghilterra,
Germania e Stati Uniti, tra il 1860 e il 1890. La
mostra è allestita seguendo un percorso temporale
e tematico, sviluppato per sezioni: i primi biglietti
augurali, donne e ventagli, i bambini e il gioco, il
primo Novecento, le Grandi Guerre, la Natività, il
Natale negli Stati Uniti. Una sezione a parte è dedicata ai calendari: oltre duecento, in cromolitografia, di tutte le forme e dimensioni. A fare da scenografia, insieme agli splendidi mobili inglesi, antichi
giocattoli, ventagli, accessori, album, libri, piccoli
oggetti d'arredamento. Così il visitatore potrà
anche ascoltare i dischi originali suonati dal un
grammofono del 1920, messo a disposizione dal
collezionista Giuseppe Nicolò, o scoprire una
curiosissima collezione di spille americane degli
anni '40, a forma di albero di Natale. Sicuramente
una mostra unica in Italia per la particolarità dei
documenti esposti, capace di suscitare curiosità e
stupore. Cento anni e più di auguri di carta che
hanno resistito al tempo e che, nel tempo dureranno ancora.
40
Il 26 dicembre Grotteria si è animata per
il tradizionale allestimento del Presepe
vivente, una manifestazione molto suggestiva, non perfetta nell'organizzazione
ma sicuramente animata da tanto impegno e da tanta passione. La sincerità e la
bontà delle intenzioni che abbiamo visto
negli occhi dei volontari di tutte le età
che partecipano all'allestimento, fanno
perdonare ampiamente i piccoli disagi
dovuti anche al freddo e alla lunga attesa. Forse nemmeno gli organizzatori si
aspettavano un pubblico così numeroso,
così attento, e ci hanno promesso che il
prossimo anno cureranno un po' più la
logistica oltre che gli splendidi costumi,
le scenografie e l'ambientazione storica.
Adesso abbiamo un motivo in più per
aspettare con ansia il prossimo Natale!
Concorso dei presepi a Caulonia
L'archeologo Nicola Garuccio e il dottore Luca Mazzaferro
hanno vinto il primo premio al concorso dei presepi di Caulonia,
indetto dall'assessorato alla cultura guidato da Francesco Cagliuso
e dal comitato pro Caulonia.
La caratteristica e antica cittadina jonica è stata da sempre
influenzata dall'arte napoletana e, anche per questo, vanta una
ricca tradizione in fatto di presepi. Al secondo posto si sono piazzati Francesco Michelotti e Vincenzo Vallelonga. L'antica forma di
devozione che mantiene intatti i valori e la tradizione di un passato ricco di storia, arte e cultura, ha mostrato, nella mostra cauloniese, quanto i giovani siano riusciti a determinare delle ambientazioni della Natività di Cristo molto originali, che fanno trasparire, anche, il desiderio di partecipare al mistero dell'Avvento. Il
presepe dei vincitori ha mostrato un'arte incantevole e ricca di
significato. Il presepe, nato nel 1223 grazie a san Francesco d'Assisi che ha voluto fare una rappresentazione della Santa Famiglia
nella grotta di Nazareth, ha sempre costituito un oggetto di culto
religioso nei luoghi di preghiera del mondo cristiano. Pur senza
allontanarsi dal tema della Natività, la tradizione del presepe clas-
sico cauloniese è pregnata della fantasia, dal misticismo, dalla storia e dalla tradizione di cui si sostanzia la cultura della nostra terra.
A Caulonia, difatti, il presepe è stato sempre patrimonio popolare, arricchendosi del sentimento religioso e dei "buoni auguri"
della gente comune.
La resa scenica dei materiali di costruzione e la bontà delle scelte scenografiche e architettoniche degli autori delle splendide
creazioni, sono dipese, innanzitutto, dalla partecipazione al sentimento che è alla base della cultura presepiale, e poi dall'abilità tecnica, che sicuramente i giovani hanno acquisito sperimentando e
scoprendo soluzioni tecniche sempre diverse. E' bene non dimenticare il bellissimo presepe elettromeccanico realizzato, decine di
anni orsono dal compianto don Mimmo Lamberto, la cui raffinatezza tecnica e la capacità di coinvolgimento di vari componenti
del tessuto sociale cauloniese è stata proverbiale. Preziosa l'opera
del parroco del luogo, don Fabrizio, che ha sempre incoraggiato i
giovani al fare e a cimentarsi nelle arti a iniziare da quella straordinaria del presepe.
Teresa Peronace
Pangaea Group incanta Roccella
Nella magica serata del 5 gennaio,
nella suggestiva cornice del Convento dei Minimi Paoletti di Roccella Jonica e con il patrocinio del
Comune si è svolto,organizzato
dal Rotaract Club di Locri, il concerto del Pangaea Group. La
band locale, ma di ispirazione
musicale internazionale, esprime
la propria ricerca
artistica esibendosi in diversi contesti, dalle associazioni culturali,
alle stagioni concertistiche ai
festival, riscuotendo ampi consensi di pubblico e di critica. La
caratteristica peculiare del progetto risiede infatti nella varietà
del materiale trattato in relazione
al trattamento strumentale dello
stesso. Le sonorità ricercate e
personali del violino e della voce
di Francesco Sgambelluri scaturiscono da un percorso di sintesi fra
formazione classica e
improvvisazione jazzistica. Il
piano e le tastiere di Ludovico
Romeo fondono le armonie del
jazz con echi di musica colta europea, indirizzando la propria ricerca compositiva verso le espressioni musicali del Novecento. Le esecuzioni sono impreziosite dal
drumming di Giovanni Alvaro,
batterista sensibile e istintivo. Il
repertorio proposto si è basato
sulla rielaborazione di brani jazz e
fusion e sulla rilettura di alcune
fra le più ricercate composizioni
contemporanee, incontrando particolare interesse e apprezzamento del pubblico presente.
MONASTERACE
Il nuovo calendario
per il 2011
Gianpiero Taverniti, fondatore del gruppo e
comitato “Monasterace nel cuore”, unitamente a Marcella Sotira, Luigi Lombardo e
Nicodemo Bumbaca, per omaggiare i componenti del gruppo, i simpatizzanti e gli emigranti fuori regione, ha dato alle stampe un
calendario in cui sono evidenziate tutte le
risorse e le potenzialità della nostra cittadina
e della nostra terra. Dodici foto per dodici
mesi, dodici motivi per migliorarci, un impegno alla valorizzazione, alla promozione turistica e culturale della nostra cittadina e della
nostra regione, pur consapevoli del ritardo
che abbiamo nei confronti di altre zone turistiche alle quali non abbiamo comunque
nulla da invidiare. La speranza è che questo
calendario 2011 di “Monasterace nel cuore”,
sia di buon auspicio per un inversione di rotta
della nostra zona, verso un concreto processo di miglioramento sociale, economico, turistico e culturale.
Società e cultura
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
Personaggi,
fatti e malefatte
nella storia della
Costa dei Gelsomini
di Rocco Ritorto
NIK SPATARI
a vivacità artistica e culturale dei meridionali e dei calabresi in particolare, con buona pace dei nordici che li vorrebbero e fanno di tutto per accreditarli banditi e barbari, è un
fatto evidente, dimostrato dalla schiera di cultori di alto
livello che, in ogni tempo, diedero lustro a questa parte d'Italia. Tra costoro, uno degli esemplari odierni è Nik Spatari
che, da tempo ormai, occupa un posto ragguardevole nella
storia dell'arte figurativa italiana, per qualità e quantità di
opere realizzate, e di studi compiuti .
Nato a Mammola il 16 aprile 1929, fin dalla tenera età manifestò un talento innato per il disegno e per i colori: gli attrezzi dei suoi interessi furono matite, pennelli e colori che
usava, preferibilmente, per dipingere immagini sulle pareti
di case abbandonate o semidistrutte. Un istinto, il suo, di
creare dei murales, che convinse il padre, maresciallo dei
carabinieri, ad assecondarlo, per cui quando aveva ancora
sette anni, partecipò ad un concorso di disegno indetto dal
Corriere dei piccoli, vincendo il primo premio e, a undici
anni, quello internazionale di Alleanza d'acciaio. Purtroppo,
la sua infanzia fu assalita da un male che lo privò dell'udito
e della parola, riuscendo, però, dopo tanti sforzi ed esercizi,
a riacquistare l'uso della lingua, anche se non in maniera
piena, ma sufficiente per farsi capire. Il passaggio alla pittura ad olio fu conseguenziale, senza abbandonare quella dei
murales, che esigeva una miscela artigianale ricavata con
polvere di latte e tuorlo d'uovo. Il periodo dell'apprendistato e della maturazione (1945 - 1954) fu foriero di lusinghiero futuro artistico che stupisce, sorprende e incanta per il
gusto e per il talento artistico e culturale eclettico, considerato che non si espresse solo con la produzione di tradizionali quadri, che rimase e rimane il sui principale richiamo
interiore, ma spaziò e spazia, pregevolmente, anche in arti
affini o collaterali, come la scultura, l'affresco, la scenografia la musica e del restauro, senza trascurare altri interessi
culturali, come l'archeologia, l'architettura, e di recente
anche la ricerca storico-artistica. Insomma, Spatari, artisticamente e culturalmente è vulcanico, e non per velleità, ma
per la smania di sapere, conoscere, imparare. Quando il suo
nome cominciò a circolare nel mondo artistico, non ritenne
congeniale quello anagrafico di Nicodemo e, senza variarlo,
coniò il diminuitivo Nik, col quale lo conosciamo.
E' da annotare che al dono del talento artistico, Spatari
associò quello di indefesso lavoratore. Infatti, non si contano le opere realizzate e le partecipazioni alle collettive tenute in Italia e nelle più importanti capitali e città europee.
Ancora più numerose le personali tenute in Italia e all'estero. Nel 1958, la notorietà e il credito conquistati, sono già
internazionali, e gli inviti piovvero da tutte le parti: venne
invitato alla Biennale di Venezia, alla quale partecipò con
dei nudi ad olio, e da molte capitali europee e d'oltre oceano. Lusinghiero quanto importante fu l'invito rivoltogli dall'Unesco per realizzare a Berlino un manifesto sul dramma
dei profughi. Riconoscimenti gli giunsero dalla Svizzera;
Israele, Jugoslavia, Germania, Unione Sovietica, Stati Uniti
d'America.
Alla fine degli anni ‘50 si stabilì a Losanna dove creò il “prismatismo”, e venne salutato dalla critica come artista ribelle a qualunque scuola, ma profondamente innovatore. Ciò
che più colpisce, nella maggior parte delle opere di Spatari,
è la maniera di disporre i colori da lui creati e la composizione terminante in un'armonia di totalità e in un giuoco di
movimenti verticali e orizzontali.
Nel 1959, dalla Svizzera passò a Parigi dove conobbe Le
Corbusier, divenendo suo allievo e collaboratore, aderendo
al gruppo di artisti gravitanti intorno alla Galleria Cigaps
(Centre International de Groupemente d'Artistes Peintres,
Sculpteurs), e conobbe Picasso.
Nel 1960 fu l'anno in cui sposò Irene Halonin, giovane liba-
L
nese, dalla quale, però, divorziò nel 1963, e si verificò un
caso singolare che lo rivelò alla critica internazionale: Jean
Cocteau, visitò, a Parigi, una sua personale, venendo attratto da un dipinto che staccò dalla parete e, al suo posto, lasciò
un biglietto di ringraziamento debitamente firmato, episodio che diede origine all'amicizia tra i due, generando un
gran successo per l'artista mammolese.
Nei suoi ormai cinquant'anni di attività artistica, a parte le
personali, fu presente a quasi tutte le più importanti mostre
collettive internazionali, da Kopenhagen a Bruxelles, da
Stoccolma a New York, da Montreal a Toronto, da Losanna a Zurigo, a Ginevra, a Berna, a Mosca, contrattò, con un
mercante ddi New York, la realizzazione di acquerelli sull'ambiente parigino, eseguì la scenografia dell'Aida, per le
celebrazioni verdine, commissionatigli dal Ridotto del Teatro Regio di Parma, realizzò un grande affresco “Cristo fra
gli operai”, per il Lingotto di Torino; sculture per la Chiesa
SaintJean Baptistee di Parigi; un mosaico con tessere in
vetro di Murano per il plesso scolastico e delle vetrate per la
Chiesa deo Convento dei Domenicani di Reggio Calabria,
dipinse un grande Cristo nella Chiesa matrice di Locri;
decorò con affreschi, murales e dipinti ad olio la Chiesa dell'Assunta di Grotteria; un murales e un mosaico in vetro di
Murano ispirato alla storia dell'automobile per la Fiat di
Mirafiori; l'affresco “La Madonna del mare” nella volta
dellaa chiesa romana dell'Istituto E: N: S:; restaurò una
grande tela di Mattia Preti nella chiesa del Monte di Catanzaro e altri restauri eseguì a Polsi.Lungo, lunghissimo l'elenco dei premi, tra cui il Premio Sila; Premio “Villa San Giovanni; Premio Europeo “Europa Arte”; Premio Contea di
Bormio; Primo Premio di Pittura della biennale di Bayonne; Primo Premio alla rassegna di Zagabria; Premio “Leonardo da Vinci” a Firenze; Primo Premio “Concorso Presepio Cristiano” a Perugina; Premio dell'operossità dell'arte
dalla Legion d'Or a Ginevra. La fama conquistata, gli fruttò
anche l'onorificenza di “Cavaliere della Repubblica Italiana”, che il Presidente della Repubblica gli conferì nel 1965.
Nel 1966 si unì alla giovane artista olandese Hiske Maas,
che aveva incontrato quattro anni prima nella stessa Parigi,
divenuta compagna per la vita, e, assieme ad essa rientrò in
Italia, scegliendo come residenza Milano, dove iniziò un'intensa attività: aprrì una galleria d'arte nel cuore di Brera, lo
“Studio Hiske”, tenendo mostre ed incontri internazionali,
dando corso ad una serie di personali, in Italia e all'estero.
Nel 1971, dopo aver girato l'Europa e mietuto successi dentro e fuori di essa, la nostalgia della propria terra lo fa ritornare definitivamente in Calabria, portando con se l'ormai
inseparabile compagna olandese, collaboratrice e fiancheggiatrice convinta delle doti artistiche del suo uomo. Naturalmente, la dimora prescelta fu la terra natia, ma non il centro urbano di Mammola, bensì la contrada Santa Barbara a
pochi chilometri di distanza, andando ad abitare un casello
ferroviario in disuso da molti anni, acquistato dal Demanio,
sito alle pendici dell'acrocoro che, fino all'eversione della
feudalità decretata dal re di Napoli del tempo, Giuseppe
Napoleone, fratello del grande corso, emanata il 2 agosto
1806, e perciò detta legge Giuseppina, era una grancia certosina abbandonata e dimenticata della vallata del Torbido,
regno di sterpi che nascondevano i resti di una abbazia che
non ricordava più nessuno, intestata a Santa Barbara.
Spatari conosceva bene il luogo e sapeva che, dal punto di
vista storico e archeologico, aveva un passato le cui testimonianze rimanevano ignote, ma che dovevano e potevano
essere riportate alla luce del sole. Infatti lo rivelarono pienamente i lavori di sterro operate da una escavatrice, che
mandò in frantumi preziosi reperti e avrebbe continuato a
farlo se, l'artista mammolese, non fosse intervenuto promovendo l'ispezione di un ispettore archeologico, che fece
41
sospendere lo serramento.
Circa quindici anni dopo, Santa Barbara corse il rischio di
venire distrutta, dal tracciato della superstrada a scorrimento veloce, Marina di Gioiosa Jonica -Rosarno, che prevedeva di dover passarci sopra: grazie all'intervento del titolare
della Soprintendenza Archeologica della Calabria, Giuseppe Foti, buono amico ed estimatore di Nik, fu possibile
modificare il tracciato, salvaguardando l'integrità del luogo.
Personalmente conosco Spatari e godo della sua amicizia da
quasi cinquan'anni, tant'è che, nel 1974 pregiò una mia silloge di componimenti dialettali, “Hjangazzi”, con la copertina
e l'illustrazione di alcune delle poesie. Al suo rientro in Calabria mi recai a Santa Barbara per uno dei tanti servizi giornalistici fatti su di lui, e lo trovai in maniche di camicia, con
piccone e pala, a sterrare l'ex cappella della grancia, dove
aveva già rinvenuto il busto medievale della Santa. Com'è
evidente, l'artista, per verificare le sue intuizioni, non disdegnava di fare uso degli strumenti per scavare, e questo senza
lasciare neel cassetto colori e pennelli, considerato che furono numerose le sue personali tenute in quel periodo in Italia e all'estero, nonché le partecipazioni a collettive, come la
Prima Biennale d'arte Sagra Padre Pio, tenuta a San Giovanni Rotondo nel 1972 e la 24^ edizione “Salon de la
Bucherei”, al Museo d'Arte Moderna di Parigi, oltre alla
creazione di opere di particolare impegno, studio e dimensioni, come la “Sinfonia della Vita”, pannello di 13x4 metri;
i novanta episodi biblici esposti al Museo Ebraico di New
York nel 1975; il “Sogno di Giacobbe”, per la chiesa di Santa
Barbara, che lo impegnò psr quattro anni; i settanta episodi
biblici “dalla Genesi a Dayan”, esposti allo Studio Hiske di
Milano e al Museo Nazionale di Reggio Calbria. Alla strabocchevole dovizia di pitture, murales, realizzati dall'artista
mammolese, fa corona il MuSaBa (parco - Museo - Laboratorio Santa Barbara Art Fundation) punto di riferimento
artistico internazionale, sorto là dove, da secoli, era regno di
rovi sterpi, trasfigurandolo in un insediamento unico quanto suggestivo e raro, dall'impegno, dal sudore, dai sacrifici,
dalla volontà inossidabile, inarrestabile, che si potrebbe definire “maniacale”, non solamente di Nik, ma anche della sua
Hiske, la cui collaborazione fu fattiva, attiva, preziosa e
sostanziale. Ma c'è dell'altro e di più da aggiungere, anche se
per necessità di sintesi, ho dovuto fare una cernita della
mole di fatti vissuti ed opere realizzate dal protagonista di
questa nota. C'è, infatti, la ricerca sul campo svolta da Spatari, in venti anni, non solo di ricerche, ma anche di studi, il
cui risultato è riportato in un volume edito dalla stessa
MuSaBa, Santa Barbara Art Fundation, Iiiriti Editore, 343
pagine, 600 disegni illustrati dello stesso autore, “Lenigma
delle arti asittili della Calabria” fu presenta a Roma, nella
Sala Pietro da Cortona, dei Musei Capitolini, a dicembre del
2003, gremita da studiosi, giornalisti, archeologi, appassionati d'arte, critici e autorità politiche. In questa ricerca, l'artista, partito da una intuizione secondo la quale l'arte del
Mediterraneo non ebbe come centri ispiratori Atene, Roma
e Bisanzio, bensì i popoli più antichi: persiani, fenici, sumeri, egizi e altri ancora, considerati, in particolare, le origini
protostoriche dell'area dell'antica Locri e colonie (Medma
e Hipponion) si convinse che la Magna Crecia fu “un imbroglio gigantesco” (sono parole sue), atteso che, a suo parere,
l'arte di questa parte di Calabria, ebbe influenze molto più
lontane nel tempo di quello finora ritenute, cioè Mesopotamiche, persiane e ittite, costituenti un corpus proprio, assolutamente autoctono, summa a cui sostiene di essere arrivato “coinvolgendo opere di primaria grandezza come il trono
Ludovisi, i Bronzi di Tace e la Persephone Locrese”, facendogli coniare il temine “asittito”, associando in esso la cultura ittita , sviluppatasi nell'Asia Minore nel II millennio a.C.
a quella degli altri popoli asiatici. Praticamente, Spatari, in
una conversazione avuta con Fulvio Cosentino riportata da
“la Riviera” del 30 maggio 2003, sostenne essere “Molto
probabile che intelligenze indoeuropee dell'attuale Asia
Minore, abbiano incontrato popolazioni indigene della
Calabria Meridionale ancor prima dell'espansione dorica in
grecia mantenendo economico-strategico …vedi, è proprio
in un contesto del genere che si afferma la comunità civile
dell'attuale Locri che si distinguerà ancora successivamente
per il primato delle arti ed in tema di legislazione. Effettivamente, sulla Locride, tra il 600-650 a. C., il dominante impero persiano esercitava la propria influenza e stabilì accordi
diplomatici nonché commerciali con gli Musoni-eubei di
Lokroi…..ecco, è proprio in questo momento storico che in
Calabria vede la luce la statua della Persefone la cui postura regale ma non superba, richiama il Dario in trono della
reggia di Persepoli. E' da riconoscere che il contributo dato
da Spatari al parco artistico nazionale e internazionale, ha
una valenza straordinaria, eccezionale, considerati il valore
e la consistenza di migliaia di sue opere sparse nel mondo,
possedute da musei, collezioni, chiese, locali pubblici e altri
ambienti. Della dimensione di così vasta produzione, si ebbe
modo di avere certezza, mediante l'esposizione di una retrospettiva delle sue opere, create nel periodo1947- 2002, tenuta il 26 marzo 2005, per la quale furono accorpate la ricchissima collezione d'arte di proprietà della Fondazione Spatari/Maas, con alcune private d'Italia e dell'estero, retrospettiva tenuta a Santa Barbara Art Fondation, da ripetere a Settembre a Villa Zerbi di Reggio Calabria, aperta da una conferenza stampa a cura di Hiske Maas e l'intervento del professore Francesco Gallo, docente di storia dell'arte contemporanea presso l'Accademia delle belle arti di Palermo.
Concludendo, mentre invito a prendere atto, a che non lo
abbia fatto ancora, del valore di Nik Spatari, cercando di
conoscerlo compiutamente, insisto nel dire che, personaggi
come lui, smentiscono in maniera plateale la gazzarra denigratoria imbastita contro i meridionali e, quindi, contro i
calabresi che, per meschini interessi di bottega, si vogliono e
si indicano come irrecuperabili reprobi. Di sicuro non tutti i
calabresi sono stinchi di santo (la comunità nella quale non
esistono pecore nere alzi la mano), ma sono molti coloro i
quali hanno contribuito e contribuiscono a mantenere elevato il grado culturale e la dignità civile della propria terra.
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BIBLIOTECA MERIDIONALISTA
Appollaiati sopra una roccia, i due
vecchi guardavano in lontananza il
cielo fondersi col mare. Scrutavano a
occhi stretti la terra sulla quale avevano dominato per tanti anni, consci
di essere al tramonto del loro potere
e della vita. “Te lo ricordi il Cinto?”
fece Rocco. E come poteva scordarsi del Cinto, pensò Gino. L'unico
essere vivente davanti al quale aveva
tremato come le felci scosse dallo
Zefiro, e per il quale aveva provato
un'ammirazione senza pari. L'eroe
che aveva sfidato lui, e il fucile di
Rocco, per difendere la sua gente.
Gino rivide la scena, sospirò, e un
brivido freddo scosse il suo corpo,
caldo sotto il sole rovente.
“Molti anni prima, durante la loro
comune latitanza, avevano trascorso
un periodo in alta montagna, ospiti
in un povero ovile. Passavano le loro
giornate andando in giro per i monti.
Facevano camminate che iniziavano
all'alba e si concludevano alle prime
ombre della sera. In uno di quei
giorni si erano avventurati in una
zona particolarmente impervia.
Qualcuno gliel'aveva indicata come
luogo nel quale avrebbero potuto
incontrare qualche piccola mandria
di capre selvatiche. E stavano appunto riempiendo di maledizioni l'autore di quella dritta, seduti in un minuscolo pianoro posto in cima a una
falesia spaventosa che saltava su un
volo di roccia per centinaia di metri.
Avevano il corpo ricoperto di escoriazioni e le ossa indolenzite. Si
erano tolti gli scarponi per dare refrigerio ai piedi. Avevano tirato il fiato,
mangiato un po' di pane e formaggio
accompagnato da qualche sorso di
vino e il loro umore era migliorato.
C'era un bel sole caldo, nonostante
fosse pieno inverno, che brillava alto
alle loro spalle e concedeva un piacevole tepore alle schiene dei due. Si
erano resi conto, di colpo, della bellezza dell'ambiente che li circondava.
Ci si erano infilati dentro, in silenzio,
salendo e discendendo con gli occhi
i dirupi, accarezzando le rocce vestite di qualche raro cespuglio di mirto,
lentischio o ginestra. Rocco, poi, gli
aveva appoggiato una mano sulla
spalla, con l'altra gli aveva indicato
un punto di fronte a loro. Gino aveva
seguito la direzione del braccio e i
suoi occhi si erano fissati su un maestoso albero. Un leccio che se ne
stava appollaiato in cima a un cocuzzolo, a una sessantina di metri da
loro. L'albero era ancorato alla roccia, una parte delle sue radici cresceva allo scoperto visibile anche a quella distanza. Il picco sopra il quale
svettava era una sorta di isola conica
che si allargava lentamente man
mano che dalla cima scendeva verso
la base, e si collegava col monte dove
si trovavano i due compari per
mezzo di una sottile e lunga striscia
di roccia. Il leccio era enorme, certamente vecchio di secoli, con il tronco
cavo nella parte visibile a loro. Lo
spettacolo era mozzafiato. Gino si
era girato per dirlo al compagno.
“Bello” gli aveva sussurrato. Rocco
dopo avergli rifilato un ironico sorriso, “guarda dentro l'incavo, coglione” gli aveva risposto. Lui era tornato a guardare l'albero, aveva arrotolato le dita a binocolo e percepito un
leggero movimento. Qualcosa si era
mossa nel grembo del leccio e all'improvviso era saltata fuori dall'albero.
I due non avevano creduto ai loro
occhi. Il tronco aveva partorito una
Il capro era ora in piena luce,
e disegnava dei cerchi nell'aria con la testa, forse
per massaggiare i muscoli del collo.
Il corpo era ricoperto da un lungo e folto
mantello di lucida lana. Il suo pelo era biondo,
licino chiamavano quel colore i pastori
bestia cornuta. Uno stupendo esemplare di capra, un maschio vista la
stazza e la lunghezza delle corna. Il
capro era ora in piena luce, e disegnava dei cerchi nell'aria con la testa,
forse per massaggiare i muscoli del
collo. Il corpo era ricoperto da un
lungo e folto mantello di lucida lana.
Il suo pelo era biondo, licino chiamavano quel colore i pastori. I due si
erano guardati in faccia, scoprendosi
gli stessi pensieri. I metri che li dividevano dall'animale erano troppi,
avevano due doppiette con dentro
cartucce caricate a pallettoni. La
rosata dei colpi avrebbe potuto
coprire la distanza e raggiungere il
capro, ma si sarebbe allargata troppo
e solo per fortuna uno dei pallettoni
avrebbe potuto colpirlo. E anche se
qualcuno lo avesse beccato, difficilmente avrebbe colto un punto tanto
vitale da lasciarlo stecchito. Un colpo
che, anche se fosse stato mortale,
avesse dato alla bestia il tempo di
spostarsi di qualche passo avrebbe
significato il precipitare della preda
nel profondo burrone, e la sua perdita. Erano andati a caccia spinti dalla
fame, non avrebbero voluto un trofeo virtuale. Si erano scambiati un
cenno d'intesa, e sollevati insieme i
fucili li avevano puntati sull'animale.
Tranquillamente, il capro aveva continuato i suoi esercizi davanti al tronco, aveva il sole davanti e non avrebbe potuto vedere i cacciatori, il vento
gli soffiava leggero alle spalle e le sue
narici non ne avrebbero avvertito l'odore. Avevano tirato insieme ambedue i grilletti dei loro fucili e trentasei
pallettoni erano partiti all'unisono a
incontrare l'obiettivo. Il tuono di
quattro fucilate aveva riempito le
orecchie dei monti. La bestia aveva
abbassato la testa di colpo, come se
fosse stata colpita da un pugno invisibile. Aveva fatto qualche passo all'indietro, cadendo nel grembo del tronco. I cacciatori avevano ricaricato le
armi, puntandole nuovamente verso
l'albero. Erano passati alcuni secondi
e la vita dentro al leccio non si era
mossa. Si erano rilassati, avevano
vinto pensarono. Avevano guardato
il cammino alle loro spalle e fatto
una smorfia in previsione della fatica
del ritorno. Ma la stanchezza si
sarebbe presto smorzata, davanti a
un pentolone pieno di carne, sopra
un fuoco di rami d'erica. Gino era
più giovane e più agile, sarebbe
andato lui a recuperare la bestia,
mentre Rocco sarebbe rimasto col
fucile in mano a sorvegliare il tronco
a distanza, e a sparare se fosse stato
ancora necessario. Gino era partito
verso la sua meta, lasciando lì la sua
doppietta. Il passo era pericoloso, le
mani avrebbero dovuto restare libere. Rocco aveva teso le braccia, puntando il fucile sul leccio. Gino aveva
imboccato la passerella di roccia.
Camminandoci sopra, presto si era
reso conto che attraversarla sarebbe
stato più arduo di quanto aveva
immaginato. L'istmo era sottile, in
alcuni punti c'era giusto lo spazio per
appoggiare un piede dietro all'altro,
in altri camminava su una lama di
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BIBLIOTECA MERIDIONALISTA
IL CINTO
DI RUGGERO CALVANO
“Molti anni prima, durante la loro comune latitanza, avevano trascorso un periodo in
alta montagna, ospiti in un povero ovile. Passavano le loro giornate andando in giro
per i monti. Facevano camminate che iniziavano all'alba e si concludevano alle prime
ombre della sera. In uno di quei giorni si erano avventurati in una zona
particolarmente impervia.
roccia. Si era trovato su una sorta di
muraglione, sottile in cima e più
largo alla base che si sviluppava in
senso orizzontale, disegnando una
specie di arco tra il punto di partenza e il leccio dove sarebbe terminato
il cammino. Gino era appena giunto
al centro di quella pericolosa figura
geometrica, e quindi più in basso
rispetto al tronco cavo. Camminando, guardava da un lato e dall'altro
sotto i suoi piedi. Un passo falso
avrebbe significato la morte. Per un
attimo aveva visto il suo corpo rotolare giù, sbattere più volte prima di
sfracellarsi definitivamente in fondo
a uno dei due burroni sopra i quali
stava sospeso. Ma lui non aveva
avuto paura, non soffriva di vertigini,
il suo cuore era forte. Con Rocco a
coprirgli le spalle avrebbe sfidato il
mondo. All'improvviso tutto però
era cambiato, aveva sentito un verso
lugubre che gli aveva bloccato il fiato
in petto. Ci aveva messo un po' a
comprendere. Gino aveva alzato lo
sguardo. Il capro licino era parzialmente uscito dall'incavo del leccio,
aveva l'occhio sinistro fuori dall'orbita oculare che pendeva sulla guancia
della bestia. Stava belando, in modo
disperato. Una morsa dolorosa
aveva stretto lo stomaco di Gino, il
terreno gli si era sbriciolato sotto i
Gino aveva guardato in alto.
Ora davanti al tronco c'erano una decina di capri
che coprivano la bestia ferita alla sua vista.
Erano animali imponenti, ognuno di un colore
diverso, con corna a falce che dovevano
superare il metro di lunghezza
piedi, qualcosa lo aveva tirato verso
il basso. I suoi genitali erano andati
a sbattere violentemente contro la
roccia. Un dolore lancinante gli
aveva lacerato le viscere. Per un attimo il mondo gli era girato intorno
alla testa. D'istinto aveva artigliato le
dita al terreno. Non era riuscito a
quantificare il tempo trascorso.
Quando si era riavuto si ritrovò a
cavalcioni sulla passerella. Il licino
non belava più. Gino aveva guardato in alto. Ora davanti al tronco c'erano una decina di capri che coprivano la bestia ferita alla sua vista.
Erano animali imponenti, ognuno
di un colore diverso, con corna a
falce che dovevano superare il
metro di lunghezza. La roccia sembrava averli partoriti dal nulla, lo
guardavano negli occhi con aria di
sfida. Si era girato verso Rocco. Il
compare aveva il fucile puntato
verso il leccio e Gino si trovava poco
sotto la linea di tiro, qualche pallettone avrebbe potuto colpirlo, di rimbalzo se non direttamente. Non sparare, si era gridato in testa. Rocco
dovette aver percepito la sua implorazione, aveva alzato le canne in aria
e sparato al cielo. La schiera di
bestie si era sfaldata. I capri erano
spariti correndo dietro ai lati del leccio. Non tutti. Davanti all'albero
erano rimasti il licino e un capro
bianco gigantesco. L'animale ferito
si era addossato al suo unico difensore e aveva emesso un nuovo lugubre belato. Anche la bestia bianca
prese a belare e suoi versi non erano
disperati. Sembravano ordini. Uno
alla volta erano ricomparsi davanti
al leccio i membri della pattuglia
scappata dopo gli spari. Rocco aveva
ricaricato e sparato di nuovo. Un
fremito aveva scosso le bestie, ma
nessuna si era mossa. Il capro bianco si era staccato dal gruppo e ora
stava avanzando sulla passerella.
Era arrivato a un metro da Gino.
Lui aveva guardato il suo candido
manto, interrotto al centro da un
anello nero che gli cingeva il corpo.
Cinto chiamavano quel disegno i
pastori. Gino non aveva potuto evitare il suo sguardo. Quegli occhi
gialli gli erano penetrati dentro. A
quella distanza poteva contare i cerchi sulle sue corna, erano tanti.
Quanti non ne aveva mai visti.
Aveva sentito il suo profumo di
maschio, dispensato nell'aria dalle
ghiandole dietro alle corna. E aveva
provato la paura. Un terrore solido,
incontenibile, che avrebbe voluto
spingergli urla di implorazione fuori
dalla gola e lacrime di neonato dal
bianco degli occhi. Si era girato a
guardare Rocco. Lo aveva visto
immobile, con le braccia ciondoloni
sui fianchi. Un nuovo belato aveva
riempito l'aria e lui era tornato a
guardare la morte in faccia. Il Cinto
si era avvicinato ancora, il suo fiato
gli era arrivato caldo sul viso misto a
un'amarognola pioggerellina di saliva. La certezza di morire aveva rallentato i battiti del cuore di Gino, il
fiato gli era tornato regolare in
petto. Aveva infilato in tasca una
mano e lentamente tirato fuori il suo
coltello. Il Cinto rimaneva fermo a
guardarlo. Lui pian piano aveva provato ad alzarsi. Erano passati attimi
eterni, ma alla fine Gino si era ritrovato in piedi sulla roccia. Aveva piegato leggermente le ginocchia,
allungando il braccio che brandiva il
coltello sin quasi a toccare il naso del
capro. La bestia aveva sollevato il
labbro superiore a mostrare i denti
ed emesso un verso strano e si era
alzata sulle zampe posteriori per
caricare. Gino aveva visto il suo torace sovrastargli il viso, i suoi genitali
enormi danzare in aria e avuto nuovamente paura. Il coltello gli era
caduto di mano. Il Cinto si era spinto in alto, rimanendo incredibilmente sospeso nel vuoto per qualche
istante e ricadendo in terra di spalle
a Gino. Era corso verso il leccio
come se stesse attraversando un
largo sentiero. Gino senza rendersi
conto gli era andato dietro. Anche il
suo cammino gli era sembrato
piano. Aveva raggiunto il leccio, l'aveva aggirato e si era fermato appena in tempo prima di precipitare giù
insieme al capro. Dietro all'albero
cavo c'era una vera e propria scalinata di roccia. Enormi gradini, alti tre,
quattro metri e larghi una decina,
discendevano la cima sino a raggiungere in basso un impetuoso torrente.
Il Cinto scendeva veloce, simile a
una cascata. Gino l'aveva seguito
sino al corso d'acqua, e poi oltre
sulla parete opposta a raggiungere
le altre bestie del suo gruppo. Gli
altri capri l'avevano attorniano e poi
insieme avevano scalato un costone
ed erano scomparsi dietro la sua
cima”.
“Che uomo il Cinto”, disse Gino
rivedendo ancora i suoi occhi gialli,
le sue corna e i suoi attributi. “Noi
invece … di noi un giorno si dirà che
non siamo stati grandi uomini, ma
grandi pezzi di merda. Che abbiamo
venduto la nostra terra e la nostra
gente per un tozzo di pane e un po'
di potere. Sulle nostre lapidi verranno per sputarci in faccia e non a portare fiori … questo sarà il destino di
noi malandrini”. I compari sospirarono insieme, e tornarono a godersi
il paesaggio.
la Riviera DOMENICA 9 GENNAIO 2011
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Hanno collaborato
Gioacchino Criaco, Filippo Todaro, Paola D’Ascola, Anna Laura Tringali, Mastru Brunu Blues, Ilario Ammendolia, Mara
Rechichi, Benjamin Boson, Vincenzo Papa, Nik Spatari, Antonio La Tella, Luca Marino, Maria Giovanna Cogliandro,
Angelo Letizia, Carmelo Carabbetta, Nicola Frammartino, Natalina Misogano, Domenico Stranieri, Domenico Logozzo,
Antonio Tassone, Marilene Bonavita, Francesca Rappoccio, Mario Labate, Ugo Mollica, Cesarina Riccio, Antonio Guerrieri,
Franco Crinò, Fiorella Teofilo, Ruggero Brizzi, Marco Andronaco, Isabella Galimi, Pasquale Patamia.
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ZonaCesarini
di Benjamin Boson
BRUTTE NOTIZIE
Andri che piange non è un bello spettacolo,
oltre a essere un evento unico. Si è lasciato
andare e le lacrime gli scendono giù senza
ritegno. Io impreco, e penso cinicamente
che oltre a essere suoi amici, i due ragazzi
trovati morti in un appartamento di Charenton erano pedine fondamentali per la
realizzazione del nostro piano, che adesso
andrà cambiato. L'avevo avvertito, rinvia le
vendette a dopo l'evasione. Gli uomini di
Bobby non sono dei pivelli, e non è facile
fregarli. Andri non mi ha ascoltato e adesso
piange addolorato, dice che i suoi amici li
ha beffati doppiamente. Perché Andri in
Bosnia faceva il cecchino, e i bosniaci li
ammazzava. Per far penitenza si era portato
in Francia i due fratelli, e sarebbe stato
meglio averli uccisi a Sarajevo, anche per la
sua coscienza.
Erano sulle tracce del trafficante che si era
venduto Andri, quel fottuto sudamericano
con la faccia da indio che assomigliava tanto
a Charles Bronson e si faceva chiamare
Diego Garcia, come Zorro. Andri ricorda
continuamente la scena del suo arresto. Il
sudamericano lo aveva accompagnato sino
all'ascensore e prima che le porte si fossero
chiuse, con aria paterna, gli aveva raccomandato di smetterla con la droga e di stare
attento agli infami che infestavano il
mondo.
Quel vecchio baffuto era proprio tenero,
aveva pensato Andri attraversando la hall
dell'albergo sugli Champs Elysees nel quale
era andato a ritirare la droga. Era uscito
sulla strada, aveva percorso un centinaio di
metri ed era stato circondato dai flicks dell'antidroga. Che fesso, per un po' si era
preoccupato per Diego Garcia, pensando
che anche lui fosse stato arrestato. A Fleury,
Andri, aveva incontrato decine di polli fregati da Garcia. Con tutti Zorro aveva recitato la stessa scena davanti all'ascensore. E io,
mentre lo consolo, mi sento un verme.
I suoi amici sono stati ammazzati da una
donna, dopo una notte di sesso. Ad Andri
ho svelato molti dei segreti di Bobby, ma
non gli ho mai detto che il suo killer più
pericoloso è una donna. Una bionda mozzafiato, che ha un ragno velenoso, tatuato
sotto il seno destro. E come potevo farlo,
mica gli potevo dire che non sono il solo
Boson a lavorare per il generale. Non so
come confessargli che la mantide bionda
che lo sta facendo piangere si chiama Gena
Boson, ed è mia figlia. Si, proprio brutte
notizie questa settimana, sto consolando un
figlio che medita di ammazzarmi la figlia e
non so se riuscirò a tenermi a lungo lontano
dalla droga.
L’oroscopo
ARIETE
Le alleanze crollano e “si potrebbe procedere ad
un rimpasto del governo”. A voi toccherà rimpastare la pizza, che vi è venuta troppo dura. Qualcuno chiede la “scarcerazione per motivi di salute”, voi potreste chiederla pure, dopo esservi avvelenati con la vostra stessa pizza.
GEMELLI
Il Congresso americano ha approvato la riforma sanitaria: sarebbe il caso che voi seguiste l'esempio e cambiaste tutti i sanitari del vostro
bagno che ormai sono vecchi e macchiati. Loro
hanno giocato tutto sul cambiamento, voi potete continuare a giocare al Lotto.
LEONE
Gli schieramenti politici entrano in “trattative di dialogo”. Voi, per entrare in trattative di dialogo con vostra suocera, dovete
indossare un giubbotto antiproiettili,
munirvi di kalashnikov e -quando vi troverete alle strette- bandiera bianca da issare
prima di essere fatti fuori.
BILANCIA
Se da qualche parte c'è “un clima di contestazione interna”, da voi c'è un clisma di
contrazione interna: cioè le vostre funzioni intestinali sono peggiorate vistosamente e dovete fare un clisma opaco. Ricordatevi la purghetta la sera prima e bevete
tanta acqua.
SAGITTARIO
“La sconfitta è netta”, “il distacco è
profondo”. Frasi criptiche? Per nulla: i
fatti sono chiari e si riferiscono infatti
alla vostra più recente performance di
ping pong, in cui siete stati battuti 24 a
1 da un principiante di medio livello.
Vi consigliamo di darvi ad uno sport
meno impegnativo.
ACQUARIO
C'è chi si sottrae ai “faccia a faccia”, a voi invece capiterà un guancia a guancia…ma che
avete capito? Mica una seratina in discoteca:
stiamo parlando di un intervento odontoiatrico
per rimuovere un ascesso che vi ha fatto gonfiare la faccia come un pallone. Per voi altro
che filo interdentale, ci vuole minimo una
canna intera per sopportare il dolore!
TORO
In vista delle prossime elezioni i politici mettono in guardia contro i “rischi dell'astensionismo”. Voi, che non ve ne fate una da mesi,
li conoscete benissimo. Pare che da qualche
parte si sta cercando il successore del boss
L'ho Piccolo, voi potreste proporvi come candidato numero uno.
CANCRO
In alcuni ambienti si vocifera di “limitare i finanziamenti”: voi vi chiederete
“Ancora di più?” è già difficile arrivare
alla fine del mese! “Applausi e fischi”
per una “riforma che è partita dal
basso”, a voi dal basso vi parte una sorta
di dolorino che arriva alle natiche e
diventa sciatica.
VERGINE
“Pesante la sconfitta in Francia”, ma da voi è
più che altro pesante la cena. Troppi grassi,
troppo sale! E badate che state ingrassando,
anche se non ve ne accorgete. Intanto diminuite le fritture e tagliate il pane e i dolci.
Tagliateli, sì, ma non a fette per mangiarveli!
SCORPIONE
E' doveroso “gestire la riforma con delicatezza”, mentre voi sarete obbligati a
gestire le ansie del vostro partner con
estrema precauzione, per evitare attacchi
di gelosia omicida. Per non finire in cronaca nera vi consigliamo di aggiungere
del Guttalax ai cibi del vostro partner:
almeno sarà impegnato.
CAPRICORNO
Nelle elezioni la cosa più importante è “individuare il giusto candidato”, per voi si tratterà
invece di individuare un candito che si è andato a conficcare tra premolare e molare, provocandovi una gengivite. Vi consigliamo di votare secondo coscienza e di procurarvi del filo
interdentale.
PESCI
“Bisogna fare una scelta di campo”.
Quindi scegliete: volete arare il campo
di fagioli, o raccogliere i broccoli? Se
invece volete “correre da soli come
nelle democrazie popolari sovietiche”
procuratevi un buon paio di scarpe da
corsa, o potete correre scalzi come
Abebe Bikila.