N° 60 - Agosto 2014

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N° 60 - Agosto 2014
Periodico quadrimestrale
Diffusione gratuita
Polistampa Firenze
Spedizione in A.P. - 45%
art.2 comma 20/b
legge 662/96 Filiale di Firenze
PERIODICO DELL’ASSOCIAZIONE AMICI DEGLI UFFIZI
La sala delle origini
N° 60 - Agosto 2014
Maestro della Croce 432, Croce dipinta,
1180-1200 circa, restaurata con il
contributo degli Amici degli Uffizi.
Dallo scorso giugno,
il percorso museale offre ai
visitatori una preziosa sezione
di pittura medievale, che
nella prima sala della
Galleria accoglie dipinti
del XII e XIII secolo
i
l progetto dei nuovi Uffizi si
è arricchito di una nuova sala che inaugura il percorso di
tutto il museo, la Sala 1 dedicata alla pittura toscana dei secoli
Xii e Xiii; novità assoluta nell’ordinamento della Galleria,
questa piccola e preziosa sezione di pittura medievale è allestita nello spazio già occupato
dalla Sala Archeologica, realizzata all’inizio del XX secolo per
ospitare una parte delle antichità medicee e lorenesi, fra le
quali i noti rilievi dell’Ara Pacis,
traferiti a Roma nel 1937. Lo
spostamento in altri ambienti
della collezione archeologica
degli Uffizi, curata già da Antonella Romualdi e ora da Fabri-
zio Paolucci, ha consentito di recuperare un nuovo spazio espositivo da destinare alla pittura,
per il quale il direttore della Galleria Antonio natali e Angelo
Tartuferi, direttore del Dipartimento del Medioevo e del pri-
mo Rinascimento dal 2007 al
2013, hanno progettato l’attuale allestimento.
nasce dunque la sala del
Duecento, che accoglie i dipinti del Xiii secolo che finora
(continua a pag. 2)
Un nUoVo inizio
È
sempre difficile intervenire sui percorsi di visita di un museo. Se
poi questo museo è la Galleria degli Uffizi, una qualsiasi metamorfosi può apparire una stravaganza, un’aggiunta antistorica. Per
questo è con qualche esitazione che gli Amici degli Uffizi hanno inizialmente accolto la proposta della Direzione di contribuire alla riprogettazione ex novo della prima sala della Galleria. La Sala 1 ospitava
parte della collezione archeologica degli Uffizi, ma per i turisti – da
sempre – l’inizio del percorso di visita era la Sala 2, quella delle Tre
Maestà, dei capolavori di Cimabue, Giotto e Duccio, a sinistra dell’inizio del primo corridoio. Mutare questa sistemazione, ponendo nella
Sala 1 i dipinti delle origini, significava scombinare una consuetudine
inveterata, e far iniziare il percorso di visita a destra dell’ingresso in
Galleria.
Dopo aver riflettuto, ci siamo incuriositi, infine coinvolti e affascinati dalla necessità di questo cambiamento, accuratamente studiato
dai vertici della Direzione della Galleria per dare maggior rilievo e respiro alla lettura delle prime testimonianze della pittura italiana. Così
abbiamo contribuito al restauro e al riallestimento della nuova Sala 1,
dove hanno trovato posto nove opere – crocifissi e dipinti su tavola, databili tra la seconda metà del XII secolo e la fine del XIII secolo – prima
collocate accanto alle Tre Maestà. Inoltre i lavori sono diventati il completamento di un nostro precedente intervento, poiché lo scorso anno
avevamo finanziato il restauro delle due Croci dipinte e di un dittico
di Berlinghieri da collocare proprio nel nuovo ambiente.
Il risultato è uno spazio totalmente rinnovato, che arricchisce il
percorso per i milioni di visitatori che ogni anno affollano il museo, e
che siamo orgogliosi di avere contribuito a realizzare nell’ottica di quel
mecenatismo collettivo, che è alla base del nostro operare da oltre venti
anni a fianco della Galleria.
Maria Vittoria Colonna Rimbotti
IL GIORNALE degli UFFIZI
1
anni ha dedicato importanti
studi alla pittura pregiottesca,
dopo un prolungato periodo
di disinteresse determinato in
parte anche dalla pubblicazione
nel 1948 del saggio di Roberto
Longhi intitolato “Giudizio sul
Duecento”, nel quale il grande
studioso esprimeva il suo scarso
apprezzamento per gran parte
dei maestri del Xiii secolo, salvo rare eccezioni. il nuovo allestimento della prima sala degli
Uffizi riconosce dunque alla pittura fiorentina e toscana delle
origini un valore autonomo,
che oltrepassa il ruolo strumentale utile a dimostrare, per
contrasto, la grandezza di Cimabue e la forza innovativa di
avevano trovato posto nella Sala
2, accanto alle Maestà e alle
opere di Giotto; da questo spostamento sono escluse le due ancone mariane di Duccio e Cimabue che, seppure afferenti
cronologicamente alla sala del
Duecento, sono legate all’allestimento storico della Galleria
progettato da ignazio Gardella,
Carlo Scarpa e Giovanni Michelucci.
La sistemazione odierna rispecchia l’evoluzione della storia dell’arte che negli ultimi
2
IL GIORNALE degli UFFIZI
Bonaventura Berlinghieri , Crocifissione,
parte del dittico proveniente dal
Convento di S.Chiara a Lucca, restaurato
con il contributo degli Amici degli Uffizi.
Maestro di Greve, Madonna col Bambino
e Annunciazione, 1210-1220 circa.
Meliore, Il Redentore con la Vergine e
Santi, 1271.
Giotto. Le nove opere esposte
documentano la varietà delle tipologie delle tavole dipinte già
in uso, a partire dalle Croci istoriate note col numero dell’inventario 1890 e per questo dette Croce 432 e Croce 434, probabilmente ideate per sormontare
il tramezzo di qualche chiesa
monastica.
in genere al tramezzo, o ad
un altare laterale, erano destinate le ancone mariane, delle
quali sono esposti i pregevoli
esemplari del Maestro di Greve
e del Maestro del Bigallo, recenti acquisizioni della Galleria
degli Uffizi, che documentano
la finezza decorativa e la ricchezza cromatica della pittura
duecentesca. Di
grande importanza è
il dossale d’altare
con il Redentore, la
Vergine e i santi Giovanni Evangelista, Pietro e Paolo proveniente dalla raccolta di
Vincenzo Taccoli Canacci, uno dei primi
collezionisti col gusto dei ‘primitivi’;
l’opera, che anticipa
nella composizione
con le figure entro
arcate la struttura
dei polittici in voga
nel secolo seguente,
reca la data 1271 e la
firma del pittore,
Meliore, un fiorentino che aveva combattuto alla battaglia
di Montaperti nel
1260.
il percorso si
conclude alla fine
del Xiii secolo con
la tavola del Maestro
della Maddalena raffigurante l’evangelista Luca, con ai piedi due devoti, un frate francescano e una
clarissa. il dipinto fino a qualche decennio fa appariva trasfigurato da una ridipintura del XViii secolo che a
sua volta celava un altro aggiornamento eseguito, su base
stilistica, nella prima metà del
Trecento, segno del rapido declino che la pittura duecentesca incontrò dopo l’avvento di
Giotto.
Daniela Parenti
I “ritratti” di piante
del celebre artista veronese
sono esposti al GDSU, in
concomitanza con la mostra
monografica allestita presso
la Galleria Palatina.
Autonomia nei confronti
della scienza e innovazioni
originali nella tecnica
tradizionale del minio
L
e immagini naturalistiche
di Jacopo Ligozzi sono
state avvicinate alla restituzione accurata del microcosmo
vegetale e animale da parte dei
pittori nordici, quando non
interpretate come anticipi
dello sperimentalismo galileiano. in realtà Ligozzi si avvalse
della tecnica tradizionale del
minio, sottoposta a un’originale innovazione, per restituirci
tavole singole e autonome
piuttosto che illustrazioni naturalistiche seriali, in ciò manifeJacopo Ligozzi, Avicennia germinans,
Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi,
inv. 1902 O.
Jacopo Ligozzi
“altro Apelle”
stando la sua ricerca di autonomia nei confronti della
scienza. inoltre con i suoi
“ritratti” di piante e animali
egli intese estendere il genere
pittorico della ritrattistica dagli
esseri umani al mondo animale e vegetale, piuttosto che
limitarsi a “contraffare” la
natura nel ritrarre dal vivo animali e piante. Le “cose di natura” guadagnarono così una
posizione di tutto rispetto nell’ambito delle specializzazioni
dell’artista di corte.
Per quanto destinata a
rimanere sulla carta, o meglio
sulle carte, e confinata in una
cerchia ristretta di amatori e
collezionisti, la rivoluzione dell’artista veronese fu radicale.
ne sono una riprova i celebrati
“ritratti” di piante di cui il
Gabinetto Disegni e Stampe
degli Uffizi fornisce un’ampia
casistica nell’esposizione che
accompagna la rassegna monografica sull’artista allestita presso la Galleria Palatina. Basti
pensare alle raccomandazioni
di
Francisco
Pacheco
nell’“Arte de la Pintura”
(1649), secondo cui i grandi
pittori possono inserire le
nature morte nei dipinti ma
devono dedicare la massima
cura a ciò che è vivente, animali e figure; o ancora alle
considerazioni espresse da
André Félibien (1666), per il
quale quanti dipingono gli animali viventi sono più degni di
stima di coloro che si dedicano
alle cose morte e senza movimento. Ma è proprio questo il
punto: per Ligozzi le piante
Jacopo Ligozzi, Euphorbia,
Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi,
inv. 1956 O.
sono dotate di una loro vita
autonoma e di un dinamismo
evolutivo che le accomuna a
esseri viventi di altre specie, ad
esempio alle farfalle o ai bruchi il cui ciclo vitale trova
parallelismi con quello delle
piante alle quali essi vengono
talora accostati dall’artista.
Marzia Faietti
JACoPo LiGozzi,
“ALTRo APeLLe”
Gabinetto Disegni e Stampe
degli Uffizi
27 maggio - 28 settembre
2014
La mostra è aperta in
concomitanza
con l’esposizione gemellata
“JACoPo LiGozzi
‘PiTToRe
UniVeRSALiSSiMo’
(Verona 1549 c. Firenze 1627) ”
Palazzo Pitti,
Galleria Palatina
27 maggio - 28 settembre
2014
IL GIORNALE degli UFFIZI
3
La fierezza antica delle donne
Nelle fotografie
di Francesco Francaviglia,
in mostra in San Pier
Scheraggio, sono ritratti
i volti severi di donne
coraggiose che vent’anni
or sono, disprezzando il male,
si schierarono a viso aperto
contro la criminalità
C
i sono due opere che agli
Uffizi badano a serbare memoria tangibile dell’attentato
mafioso del 27 maggio 1993.
Memorie lasciate a chi nel tempo verrà in Galleria e non avrà
nozione della tragedia di quella
notte. A metà della scala di pietra serena che dal corridoio di
ponente scende per immettere
nella via aerea che Vasari s’inventò per collegare gli Uffizi a
Palazzo Pitti, s’alza (ora, come
nella caligine cupa del ’93)
l’Adorazione dei pastori dipinta fra
il 1619 e il 1620 da Gherardo
delle notti per l’abside della
chiesa di Santa Felicita. Quella
ma lo stesso s’avverte. Chi entri
tela – non lacerata dai vetri
dunque nel Corridoio vasariano
esplosi, ma abrasa dalla furia
è toccato da quell’Adorazione,
d’un vento di tempesta – subito
ch’è lì accompagnata dalle paparve, alla luce delle fotocellurole di Mario Luzi incise nella
le, irrimediabilmente, e per inpietra: ricordo intero, guastata.
delebile dei crimiMa, passati i me“Le Donne
ni di cui l’uomo è
si di tanti restauri,
DeL DiGiUno” capace, ma anche
quella stessa tela resegno d’una volonclamò una consideFRAnCeSCo
tà
di riscatto.
razione nuova: nel
FRAnCAViGLiA
il medesimo
buio d’un cielo caspirito
è sotteso al
ravaggesco, che le
Galleria degli Uffizi
bronzo dorato di
veline messe immeAula di San Pier
Roberto Barni che
diatamente dopo
Scheraggio
s’è
voluto collocare
l’attentato inducesulla parete esterna
vano a reputare toDal 13 ottobre
del museo prospitalmente scomparal 9 novembre 2014
ciente il luogo doso, si manifestò, cove l’esplosivo fu pome in un’epifania
sto. Un uomo – di grandezza
inattesa, uno spazio di conserquanto il vivo – avanza su una lavazione intatta; che, viepiù alma ficcata nella parete a più di
largato, dette adito alla fiducia
venti metri da terra. Sul suo corin un pur flebile risarcimento.
po parimenti incedono le cinDa lì partì un intervento che
que animule di chi in quella notportò al recupero di quasi metà
te perse la vita: vittime innocenti
del colore. Una metà purtropdel caso. Un caso però prodotpo casuale, però, da cui usciva
to dalla mente scellerata di genpenalizzato proprio il fulcro delte che voleva colpire lo Stato
la figurazione: la poesia non è
(annichilendone il patrimonio)
più quella d’un testo compiuto;
4
IL GIORNALE degli UFFIZI
e non si dette cura dei morti che
ne sarebbero tuttavia venuti.
L’uomo d’oro cammina coi suoi
compagni di viaggio, movendosi in alto, e la luce del sole lo fa
brillare agli occhi dei riguardanti. Per tutte le ventiquattr’ore, chiunque sosti nella piccola strada dei Georgofili e si
commuova leggendo l’epigrafe
incassata nell’intonaco d’una dimora contigua, potrà volgere lo
sguardo all’insù e indovinare
nella bronzea scultura un monito e insieme un auspicio per
gli operatori di pace.
ecco, oggi, in virtù delle fotografie di Francesco Francaviglia, i volti d’alcuni di quegli operatori si manifestano a noi. Volti di donne coraggiose che vent’anni or sono, disprezzando il
male (compreso quello che poteva per ritorsione ricadere su di
loro), si schierarono a viso aperto contro la criminalità empia e
brutale che insanguinava quella stagione (e tuttora insanguina e corrompe). Volti che il
trascorrere del tempo ha solcato di rughe; ma pur sempre
belli. Belli d’una fierezza antica.
Fisionomie ineluttabilmente mutate; e però, proprio per questo,
in grado d’attestare che l’audacia, la ribellione, la resistenza, rimangono le stesse.
il coraggio e la generosità,
d’altronde, sono virtù che allignano nell’animo delle donne.
e quasi d’istinto alla mente torna quello che capitò dopo la
morte di Cristo. La sconfitta, la
paura, l’inutilità di tutto quanto
era stato detto e fatto, pervasero il cuore degli uomini ch’erano stati fino a poco prima con
Gesù e ne provocarono lo sconcerto e la fuga. eppure era dalla sua bocca medesima che avevano saputo ciò che avrebbero
dovuto affrontare. Ma l’incapacità d’intendere appieno le parole di lui e lo sgomento per
quella morte scandalosa a cui
non avevano saputo rassegnarsi,
li avevano sopraffatti. Le donne
no. Sentono la durezza del colpo inferto; ma lo reggono.
Loro non fuggono. Accettano l’accaduto, fiduciose che le
promesse sarebbero state mantenute. Vanno al sepolcro e lo
trovano vuoto. L’angelo le avverte di quanto era successo e
loro, dopo un attimo di smarrimento inevitabile, credono a
quella notizia prodigiosa. Sono
le donne a rivelare agli uomini,
esitanti e impauriti, la verità
umanamente inammissibile della resurrezione e a infondere nei
loro cuori vacillanti una speranza nuova.
i volti di quelle donne di Palestina, provate dal dolore per
una perdita insopportabile e
però animate da un ardimento
risoluto, me li figuro oggi con le
fattezze severe delle ‘donne del
digiuno’, che Francaviglia ha
impresso nei suoi ritratti vibranti di lirica alta.
Antonio Natali
La società Salvatore
Ferragamo ha elargito alla
Soprintendenza un cospicuo
finanziamento che permetterà
il riallestimento delle otto sale
del corridoio di ponente, che
andranno ad ospitare opere
fiorentine e umbre del tardo
Quattrocento
Investire nella cultura
L
a prossima tappa nel rinnovamento strutturale e di
allestimento della Galleria degli
Uffizi riguarderà il gruppo di sale che nella numerazione progressiva vanno dalla 25 alla 32,
situate nel corridoio di ponente, in continuità con le sale 3334 che rievocano le antichità
conservate nel Giardino mediceo di San Marco, inaugurate lo
scorso febbraio.
La riqualificazione e il riallestimento delle otto nuove stanze, che ospiteranno la pittura fiorentina e umbra del tardo Quattrocento, sarà possibile grazie
alla generosa erogazione liberale
di 600.000 euro che la società
Salvatore Ferragamo ha elargito
alla Soprintendenza con l’atto
sottoscritto da Cristina Acidini e
Ferruccio Ferragamo il 12 maggio scorso. i lavori prevedono il
rifacimento degli impianti di
climatizzazione e sicurezza, oltre
che dell’illuminazione; saranno comunque mantenuti i lucernari a soffitto propri degli
Girolamo Genga, Martirio
di San Sebastiano, 1500-1510 circa.
ambienti museali di primo novecento, che garantiscono una
fonte di luce naturale.
Le sale fino a pochi mesi fa
accoglievano una selezione dei
dipinti del Cinquecento fiorentino, veneto e lombardo oggi
esposti, in più copiosa quantità
e con maggiore agio spaziale, nei
nuovi ambienti espositivi del
primo piano già occupati dall’Archivio di Stato. nel prossimo
allestimento accoglieranno i dipinti di vari protagonisti della
pittura fiorentina di fine Quattrocento, quali Alessio Baldovinetti, Domenico Ghirlandaio, Filippino Lippi, Piero di Cosimo,
Jacopo del Sellaio, Storie di Ester,
1490 circa.
Luca Signorelli, Storie della Passione di
Cristo, 1510-1515 circa.
Lorenzo di Credi, dell’umbro
Pietro Perugino e del cortonese
Luca Signorelli, per un totale di
circa 50 opere che introducono
alla pittura del Cinquecento e all’attigua sala di Michelangelo.
Accanto ad alcuni capolavori
già esposti in Galleria nelle sale
di Filippo Lippi, Botticelli e
Leonardo, troveranno posto numerosi dipinti finora conservati nei depositi, come i pannelli
con le Storie di Ester di Jacopo del
Sellaio, andando ad incrementare il numero complessivo di
opere esposte al pubblico, come
pure quello degli artisti rappresentati.
il colore prescelto per le pareti delle nuove sale, secondo il
progetto che prevede l’individuazione di sezioni cronologicamente omogenee attraverso
un comune elemento cromatico, sarà il verde, già adottato per
le sale del Giardino di San Marco (33-34) e per una delle pareti
della sala 20, che accoglie il trittico del Mantegna.
il progetto di riallestimento
è curato da Antonio natali e Daniela Parenti, mentre Antonio
Godoli è autore del nuovo assetto strutturale. La riapertura al
pubblico delle otto nuove sale è
prevista entro l’estate del 2015.
Daniela Parenti
IL GIORNALE degli UFFIZI
5
Numerose le opere
donate alla Galleria a seguito
di esposizioni all’estero, grazie
alla collaborazione con artisti
contemporanei.
L’ultimo contributo è quello
degli autoritratti di Ilona
Keserü e Lázló Fehér, giunti
in Galleria a seguito della
mostra dedicata agli autori
ungheresi presenti agli Uffizi,
che da San Pier Scheraggio
era stata trasferita fino allo
scorso luglio presso il Museo
Storico di Budapest
S
ovente è stato scritto di autoritratti che via via entravano a far parte della collezione
degli Uffizi in questi ventuno anni, tanti ne sono trascorsi dal primo numero del Giornale, giunto al sessantesimo numero.
Talvolta sono state acquisizioni imponenti, quali i trecento autoritratti del novecento
della Collezione di Raimondo
Rezzonico, un buon numero
dei quali integra ora la lunga teoria di ritratti esposti nella parte
terminale del Corridoio Vasariano. Un significativo contributo a favore delle proporzioni
di genere nel contesto della collezione di Galleria, è stato dato
anche dai trenta nuovi autoritratti donati – solo dal
2010! – da artiste donne, venticinque dei
quali furono presentati alla mostra “Autoritratte”.
il prossimo arrivo
di due autoritratti di artisti ungheresi – ilona
Keserü e Lázló Fehér –
induce a qualche considerazione sulla modalità di questi ingressi. Le loro opere infatti, l’una ad olio e grafite su tela, l’altra un
pastello su cartone,
sono state scelte da
esperti della Galleria
nazionale Ungherese e
donate dagli autori in
occasione della mostra
dedicata agli autoritratti ungheresi degli
Uffizi, presentati lo
scorso anno in San Pier
Scheraggio e successi6
IL GIORNALE degli UFFIZI
Autoritratti in viaggio
Andata e ritorno
vamente presso il Museo Storico
di Budapest (21 marzo - 20 luglio
2014). Due mostre e due doni,
insieme alle numerose manifestazioni che hanno avuto luogo
nel corso del 2013, rappresentano una ulteriore forma di riconoscimento dell’amicizia culturale tra l’italia e l’Ungheria.
Come l’esposizione dedicata ai pittori dell’ottocento in ToIlona Keserü, Autoritratto
coi capelli color pelle
(1999).
Lázló Fehér,
Autoritratto (2013).
scana (“Ragione e sentimento.
Sguardi sull’ottocento in Toscana”, 2007), prima agli Uffizi
e quindi a Lubiana, aveva visto
l’ingresso di due autoritratti dell’artista slovena Tinca Stegovec,
e la mostra di autoritratti che
ebbe luogo in Giappone nel
2009, a Tokyo e osaka, aveva favorito il dono dei ritratti di Yayoi
Kusama, Hiroshi Sugimoto e
Tanadori Yokoo, ecco ora una
doppia integrazione di pittori
ungheresi, conforme alla tradizione, selezionati ogni volta da
colleghi competenti per un giudizio autorevole nel merito della qualità.
Andata e ritorno, dunque.
Autoritratti in viaggio che tornano agli Uffizi in compagnia,
grazie al contributo di artisti
contemporanei, come quelli
che il cardinale Leopoldo amava cercare fin dai suoi primi pensieri per la raccolta. ora portano il nome di ilona Keserü e Lázló Fehér, entrambi assidui nel
nostro Paese.
ilona, prima con borsa di
studio a Roma nel 1962-63, poi
nel 1980 alla Biennale di Venezia e nel 2002 con una personale
all’Accademia d’Ungheria, in
questo Autoritratto coi capelli color
pelle, del 1999, porta sul volto i
colori dell’arcobaleno, scelto
di frequente a illuminare le sue
opere. Lázló Fehér, prima borsista nel 1986 all’Accademia di
Ungheria a Roma e nel 1990
rappresentante del suo paese
alla Biennale di Venezia, colloca nella dimensione personale
di questo Autoritratto, del 2013,
problematiche esistenziali, risolte con l’intima figurazione di
un sogno, complice la moglie.
Giovanna Giusti
Grazie al
finanziamento di un Friend
d’oltreoceano, è stato possibile
realizzare il restauro di una
monumentale scultura
del I sec. d.C., acquistata da
Ferdinando de’Medici.
Non solo recupero estetico,
ma anche momento
conoscitivo
i
l sistematico progetto di recupero del patrimonio di statuaria classica della Galleria degli Uffizi, che l’associazione
“Amici degli Uffizi” sta portando avanti da oltre un decennio,
viene ad arricchirsi di un importante nuovo tassello. La statua della cosiddetta “Ariadne”,
colosso di quasi due metri e
mezzo di altezza, è stata infatti
oggetto di un’accurata campagna di recupero e conservazione, finanziata dalla famiglia Patrick S. Parker, della Friends of
the Uffizi Gallery inc., ed affidata all’abile cura di Daniela
Manna. La statua, curata replica romana del i sec. d.C. da un
originale del pieno ellenismo,
appartenne alla raccolta romana Della Valle prima di essere
acquistata, già negli ultimi decenni del XVi secolo, da Ferdinando de’ Medici. Giunta a Firenze probabilmente nel XVii
secolo, la monumentale statua
fu introdotta in Galleria solo
sotto il regno di Cosimo iii.
Con certezza l’opera è ricordata nel corridoio di levante, dove ancor oggi la vediamo, per la
prima volta solo nel 1722 da
Giovan Battista Foggini, scultore e architetto di corte che, solo pochi anni prima, ne aveva
curato il restauro. erroneamente, a distanza di quasi un secolo, Luigi Lanzi deprecava le
integrazioni del Foggini, a cui si
deve il braccio destro con il
pampino d’uva; infatti, come
hanno dimostrato successivi
confronti, fra i quali merita di
essere ricordato uno splendido
rilievo alla Gliptoteca di Monaco, la donna doveva essere realmente un personaggio legato
al seguito di Dioniso (come acutamente intuito da Foggini) e
non una Musa, come invece sosteneva Lanzi.
Com’è ben noto, il restauro
Le antiche
cromie di Ariadne
non è soltanto un momento di
recupero estetico dell’opera,
ma forse e soprattutto un momento conoscitivo. Questo intervento non solo ha restituito
splendore e leggibilità alla statua,
ma anche individuato tracce finora insospettate di antiche cromie: l’iride della donna è tornata
ad essere visibile alla luce dell’ultravioletto, mentre la lettura
del microscopio ottico ha restituito esigue ma indubitabili tracce di rossi presenti in più punti
della veste.
È da ricordare inoltre che
questa statua è stata oggetto di un
vero e proprio “restauro-scuola”,
che ha visto all’opera dieci alunni dell’istituto per l’arte ed il restauro “Palazzo Spinelli” operare
sotto l’esperta guida della Man-
na per la realizzazione di un’accurata mappatura dell’opera. È
stato così possibile ricostruire il
complesso sistema di tasselli e
puntelli riconoscibili a stento in
più punti sul lato sinistro della figura, che in origine erano funzionali a sorreggere un nodoso
tralcio di vite al quale la donna si
appoggiava.
Fabrizio Paolucci
IL GIORNALE degli UFFIZI
7
Appuntamenti
per gli Amici
I Visita alla mostra “Jacopo
Ligozzi,'altro Apelle' ” al GDSU,
guidata da Marzia Faietti e Giorgio
Marini. Lunedì 22 settembre, ore
15,30.
I Visita al centro storico di Arezzo,
guidata da Carlo Sisi, curatore della
mostra della “Città degli Uffizi”
intitolata “Nelle stanze dei
Granduchi. Dagli Uffizi ad Arezzo;
opere scelte dalle collezioni
granducali”. Venerdì 26 settembre.
I Visita alla mostra “Puro, semplice e
naturale nell’arte a Firenze tra
Cinque e Seicento” alla Galleria
degli Uffizi, guidata da Claudio
Pizzorusso. Lunedì 6 ottobre, ore 16.
I Visita alla mostra “La fortuna dei
primitivi” al Museo dell’Accademia,
guidata da Angelo Tartuferi. Lunedì
20 ottobre, ore 16.
I Visita alla mostra “Picasso e la
modernità spagnola” a Palazzo
Strozzi, guidata da Ludovica
Sebregondi. Mercoledì 5 novembre,
ore 15,30.
I Visita alla “Pittura delle origini agli
Uffizi”, guidata da Daniela Parenti.
Lunedì 10 novembre, ore 10,30.
I Visita alla mostra “Sacri splendori”
al Museo degli Argenti, guidata da
Maria Sframeli. In data da definire.
Per informazioni e prenotazioni
rivolgersi al Welcome Desk
degli Amici degli Uffizi
tel. 055 285610
Jan Fabre, Autoritratto (2010),
Galleria degli Uffizi.
Vita degli Uffizi
I “VIE DELLA SCULTURA”
A
FORTE DEI MARMI
“Vie della scultura” (Forte dei
Marmi, Villa Bertelli, 26 luglio - 27
ottobre 2014), a cura di Giovanna
Uzzani, rende omaggio a quei
grandi artisti che da tutto il mondo hanno riconosciuto in Forte
dei Marmi e nel suo territorio la
patria della scultura.
Tredici scultori italiani e stranieri del novecento e della contemporaneità e ventisei opere esposte:
per ognuno degli artisti potrà essere ammirato un autoritratto o
opera grafica proveniente dalla
Galleria degli Uffizi, accanto ad
una scultura proveniente dal territorio apuo-versiliese, selezionata dai laboratori del marmo e
dalle fonderie del territorio, dalle collezioni pubbliche o private
di questi luoghi o dalle collezioni
che a questa terra sono strettamente legate. Si tratta dunque di
una mostra ristretta, ma unica
per la qualità delle opere esposte,
per l’eccellenza degli artisti rappresentati e per l’accento posto
sulla presenza di scultori internazionali e non solo.
L’esposizione vuole ripercorrere
il passaggio in Toscana di grandi
artisti internazionali che hanno
deciso di porgere un segno tangibile della loro visita in italia donando alla Galleria degli Uffizi
un’opera per la collezione degli
autoritratti del Corridoio Vasariano, o un omaggio e risarcimento alla Galleria, quando questa fu duramente colpita dalla
bomba di via dei Georgofili.
“Vie della scultura” aggiunge ai
fini più abituali delle esposizioni
afferenti alla collana “La Città degli Uffizi” una nuova impegnativa
missione: intercettare forme di sostegno e dare indiretta visibilità ad
un altro luogo di eccellenza del
territorio, l’“ospedale del Cuore
G. Pasquinucci Fondazione Toscana Gabriele Monasterio” di
Massa, centro di rilevanza internazionale, per la sua attività dedicata alle cardiopatie congenite.
L’iniziativa si volge inoltre all’Associazione onlus “Un Cuore, Un
Mondo”, che a fianco dell’ospedale sostiene i bambini nati con un
“cuore matto” per offrire opportunità e speranza di vita. A tal fine
l’associazione promuove progetti
e iniziative in italia e all’estero per
dare agli adolescenti aiuto e assistenza sanitaria senza alcuna distinzione di razza, lingua e cultura. il ricavato dei biglietti della mostra e degli eventi collaterali sarà
devoluto a favore dell’Associazione per il finanziamento della missione “eritrea 2014”.
I “PURO SEMPLICE
E NATURALE”
Articolate in un serrato confronto tra pittura e scultura, le opere
della mostra illustrano la peculiare
identità dell’arte fiorentina tra
Cinque e Seicento, caratterizzata
dalla dichiarata fedeltà ai valori
espressi agli inizi del XVi secolo da
Andrea del Sarto e Fra Bartolomeo, cui Vasari assegnava un ruolo fondativo nella ‘rinascita’ dell’arte moderna.
Le nove sezioni dell’esposizione,
con opere di Andrea del Sarto,
Santi di Tito, i Della Robbia, i Sansovino, Franciabigio, Bugiardini,
Sogliani, Bronzino, Poggini, Giovanni Bandini fino a Ciampelli,
Tarchiani, Vannini e Antonio novelli, offrono un’occasione per sovvertire il luogo comune di una cultura civica fiorentina passatista, disvelando mutamenti semantici e
istanze di novità, e per mettere in
luce le ‘novità della tradizione’.
La mostra “Puro semplice e naturale nell’arte a Firenze tra Cinque e Seicento”, a cura di Alessandra Giannotti e Claudio Pizzorusso, è stata inaugurata il 17
giugno ed è aperta fino al 2 novembre 2014.
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G Tessera personale dell’Associazione
G ingresso gratuito e senza attesa alla Galleria
G ingresso gratuito ai musei
del Polo Museale fiorentino
G Visite esclusive guidate alla Galleria
e alle sue mostre
G Abbonamento al Giornale degli Uffizi
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IL GIORNALE degli UFFIZI
PeR ADeRiRe all’Associazione Amici degli Uffizi rivolgersi al Welcome
Desk, tel. 055285610, [email protected]fizi.it, e inviare la quota associativa
nella modalità preferita:
I Assegno non trasferibile intestato all’Associazione Amici degli Uffizi,
c/o UnipolSai, via Lorenzo il Magnifico 1, 50129 Firenze.
I Versamento tramite Conto Corrente Postale n°17061508.
I Versamento con bonifico sul conto intestato all’Associazione
Amici degli Uffizi, codice iBAn iT 06 G 06160 02809 0000 18289 C 00.
I on line sul sito www.amicidegliuffizi.it
FoRMe I Socio ordinario € 60
ASSoCiATiVe I Socio Famiglia (2 adulti+ minori) € 100
I Socio giovane (fino a 26 anni) € 40
I Socio sostenitore min. € 500
ASSoCiAzione
Presidente
Maria Vittoria Colonna Rimbotti
Vice Presidente
emanuele Guerra
Consiglieri
Patrizia Asproni, Andrea Del Re,
Giovanni Gentile,
Fabrizio Guidi Bruscoli,
Mario Marinesi (tesoriere),
Antonio natali,
elisabetta Puccioni (segretario),
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Sindaci
Francesco Corsi, enrico Fazzini,
Corrado Galli
Sindaci supplenti
Alberto Conti, Francesco Lotti
Segreteria Tania Dyer,
Bruna Robbiani
c/o UnipolSai,
via L.Magnifico 1, 50129 Firenze.
Tel. 055 4794422 - Fax 055 4792005
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Galleria degli Uffizi, ingresso n.2
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QUADRiMeSTRALe DeLL’ASSoCiAzione
DiReTToRe eDiToRiALe
Maria Vittoria Colonna Rimbotti
CoMiTATo Di ReDAzione
Presidente
Antonio natali
Coordinamento per gli Uffizi
Valentina Conticelli
Direttore Responsabile
Maria novella Batini
Hanno collaborato a questo numero
Valentina Conticelli, Marzia Faietti,
Giovanna Giusti, Antonio natali,
Fabrizio Paolucci, Daniela Parenti,
Maria Vittoria Rimbotti
Grafica, Realizzazione e stampa
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