Scalea, Plinius: per i giudici Basile è `l`organizzatore`

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Scalea, Plinius: per i giudici Basile è `l`organizzatore`
Scalea, Plinius: per i giudici Basile è 'l'organizzatore'
Venerdì 04 Dicembre 2015 19:00
SCALEA – 4 dic. - Pasquale Basile, per i giudici del processo Plinius che si è concluso a
settembre al tribunale di Paola, è l'organizzatore dell'associazione. Il passaggio che riguarda
l'ex sindaco, condannato in primo grado a 15 anni di reclusione è netto: “Pasquale Basile è
chiamato a rispondere di partecipazione all'associazione di stampo mafioso, capeggiata da
Pietro Valente e da Mario Stummo. A Basile viene ascritta la condotta di organizzatore,
unitamente a Francesco Galiano e ad Antonio Stummo (detto Gianmarco). I due ex assessori
che hanno scelto la strada del rito abbreviato sono stati condannati in Appello: Galiano a 6 anni
e 10 mesi e Antonio Stummo a 4 anni e 8 mesi. Secondo i giudici: “Per avere conformato la
politica comunale recependo le indicazioni dei promotori in particolare determinavano
l'aggiudicazione degli appalti ad imprese da quelli indicate”.
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Con riferimento all'ex sindaco Basile, si legge ancora nelle motivazioni della sentenza: “Le fonti
di prova, con riguardo all'esistenza dell'associazione, scolpiscono il ruolo di primissimo piano
che l'imputato riveste nell'associazione, quale persona designata dai dirigenti (Valente e
Stummo) per orientare l'azione politico-amministrativa del Comune di Scalea al soddisfacimento
dei desiderata del clan. La linea difensiva articolata dall'imputato è stata volta, da un lato, a
negare l'esistenza del sodalizio "Valente - Stummo", da un altro lato, a contestare la
sussistenza dei singoli reati ascritti all'imputato e, da un altro lato ancora, ad esaltare
l'imparzialità, l'efficienza, la lodevolezza della amministrazione della cosa pubblica da parte del
sindaco”.
Ma i giudici ritengono che: “Questi aspetti attinenti al lodevole operato del sindaco nel corso
della sua amministrazione fino all'esecuzione della misura cautelare recedono di fronte agli
innumerevoli elementi di fatto che non possono trovare altra spiegazione che con l'affectio
societatis, cioè della volontà di far parte del sodalizio, ed il "prendere parte" al sodalizio stesso,
cioè lo stabile inserimento in esso, aspetti che connotano la partecipazione al delitto di cui
all'art. 416 bis (L'associazione mafiosa). Non a caso – si legge ancora - i rapporti tra il futuro
sindaco ed i dirigenti della cosca con la perdurante presenza dell'avvocato Nocito precedono
l'elezione della giunta comunale che avrebbe consacrato l'alleanza politico - mafiosa conclusa
prima delle votazioni, come dimostra l'incontro avvenuto il 27.3.2010 tra Mario Russo, Mario
Stummo, Pietro Valente, Mario Nocito e Pasquale Basile poco tempo prima dell'inizio delle
votazioni. Anzi quell'incontro è la tangibile dimostrazione di come Pasquale Basile, una volta
conseguita la candidatura, sia stato introdotto pienamente nei meccanismi associativi del clan
Valente – Stummo".
“Lungi dall'essere mere chiacchiere quelle svolte all'interno dello studio dell'avvocato Nocito, le
conversazioni captate in modalità ambientale nel corso delle indagini – si legge - consentono di
affermare che l'amministrazione Basile dovesse costantemente dare conto e fare i conti con il
patto stretto a ridosso delle elezioni. La riprova di quanto si afferma si rinviene nella
conversazione intercorsa con Francesco Galiano, in cui Nocito, con riguardo alla gara
"frangivento" raccontava al suo interlocutore di come, per sollecitare il sindaco Basile alla
solerte pubblicazione del bando, gli avesse rammentato quanto Valente avesse fatto per la sua
elezione durante la campagna elettorale investendo denaro del quale poteva pretendere la
restituzione per il suo tramite (diceva Nocito: E quindi... ma che cazzo ma che (incomprensibile)
ho detto chiamalo e digli di non rompere le scatole a me non me ne fotte niente del Comune
comandi tu io non comando un cazzo non voglio ... da questo momento non me ne fotte un
cazzo sappilo io ti dico soltanto di portare avanti quello che hai, hai... la parola che hai dato a
lui.... e perché tu sai quello che ha fatto nel senso quello che ti ha dato eh, quindi solo quello...
dopodiché... sennò se quello vuole i soldi.... me li dai e glieli do, è difficile (incomprensibile)
quindi...)”.
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Nello studio di Nocito, ancora, emerge l'appoggio elettorale conseguito da Basile per l'elezione
a sindaco da PietroValente che, tornato in libertà, dialogava con Nocito, ricordando che era
stato lo stesso Basile ad invocare l'appoggio elettorale di Valente, che aveva sostenuto molte
spese per la campagna elettorale ed evocavano un pranzo, con 50 persone, pagato da Valente
Pietro”.
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