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SANTI MARTIRI
E FEDELI CRISTIANI
in
OCEANIA & AUSTRALIA
Contenuto:
Introduzione
La Chiesa primitiva in Australia 1788-1820. (Padri: Dixon, Harold,
O’Neill, e O’Flynn)
Dal 1821 in poi, dall’Irlanda all’Australia - Padri: Therry e Connolly, con
i primi pionieri.
I Benedettini furono i primi capi della Chiesa – Vescovo Polding e Padre
Ullathorne.
La missione con gli aborigeni – Salvado e New Norcia; Pallottini nella
regione di Kimberley; Gesuiti in Daly River e New Uniya.
Altre figure di rilievo– Caroline Chisholm, la Beata Mary Mackillop e
Charles O’Neill.
Missionari e martiri della Papua Nuova Guinea, tra cui il Beato Giovanni
Mazzucconi e il Beato Peter To Rot, e dell’Oceania, tra cui San Peter
Chanel.
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Introduzione
I primi esploratori dell’Oceano Pacifico e delle isole d’Oceania furono gli
Spagnoli e i Portoghesi. Arrivarono in questi luoghi in cerca di ricchezze e
rivendicarono i nuovi territori non solamente per i loro regni ma anche per la
fede cattolica. Sebbene Portoghesi, Spagnoli e Olandesi conscessero
l’Austarlia, furono gli Inglesi protestanti a colonizzarla dopo che Capitan
Cook approdò a Botany Bay nel 1778.
Gli inglesi arrivarono con dei prigionieri nel 1788. La maggioranza proveniva
dalle strade di Londra. In seguito, furono trasportati molti altri prigionieri
dalla cattolica Irlanda, specialmente dopo la ribellione irlandese del 1798. Sin
dagli inizi, la Chiesa Anglicana cercò di affermare il suo dominio su quella
Cattolica proveniente dall’Irlanda.
Questa non è la storia dell’Australia o dell’ Oceania o della Chiesa cattolica in
questi luoghi, ma uno sguardo veloce su quelli che portarono la fede e i
sacramenti alle nuove popolazioni dell’Australia e agli indigeni australiani.
Nel caso dell’Oceania, le difficoltà per raggiungere le piccole isole dell’oceano
furono molte e gravi. Molti preti, religiosi e laici sacrificarono le loro vite
nella missione in Oceania. Alcuni morirono martirizzati dai cannibali, altri di
malattia o dopo una lunga vita durante la quale non videro mai più i loro luoghi
d’origine.
In questo scritto si vuole raccontare la storia di coloro che, infiammati
dall’amore di Cristo, hanno avuto una parte importante nell’evangelizzazione
dell’Oceania e nella crescita della Chiesa.
“Quando i cristiani sono veramente il lievito, luce e sale della terra, essi
diventano anche oggetti di persecuzione, come fu per Gesu'; come lui essi
sono un segno di contraddizione”.
(Benedetto XVI)
Questo scritto descrive la storia di alcuni di coloro le cui vite furono segno di
contraddizione. Queste vite portarono frutti in Oceania e nella Terra
Australis Spiritus Sancti.
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Pedro Fernandez De Quiros e La Grande Terra del Sud dello Spirito
Santo.
Quiros nacque in Portogallo nel 1563 ed ebbe una vita come uomo di
mare. Nell’Aprile del 1595 fece parte della spedizione per colonizzare le Isole
Salomone. Dopo la morte del capitano della spedizione, prese il comando, salvò
l’unica nave rimanente della spedizione e arrivò nelle Filippine nel 1596.
Nel 1598 Quiros ritornò in Spagna e chiese al re Filippo III di
finanziare un altro viaggio nel Pacifico. Come un devoto cattolico, Quiros
visitò anche Roma nel 1600 ed ottenne il supporto di Papa Clemente VIII per
altre spedizioni. Egli veleggiò in Perù e li organizzò un’altra spedizione nel
1603, con l’intenzione di trovare la Terra Australis, la mitica “Grande Terra
del Sud” per proclamarla proprietà della Spagna e rivendicarla per la Chiesa.
Nelle Nuove Ebridi stabilì una piccola colonia sull’isola ‘La Australia del
Espiritu Santo.’ Su questa isola (ancora chiamata dell’ Espiritu Santo) la
Domenica 14 Maggio 1606, giorno di Pentecoste, egli fece un ufficiale
proclamazione. Egli rivendicò tutta la terra del sud per il re di Spagna e per la
Chiesa Cattolica ed in particolare per lo Spirito Santo. Un busto di Pedro
Fernandez De Quiros è posto in Windsor Walk, di fronte a R.G. Casey
Building, Barton , Camberra, ACT.
La primitiva Chiesa in Australia 1788-1820. (Padri: Dixon, Harold,
O’Neill, e O’Flynn).
Capitan Phillip arrivò con la prima flotta a Botany Bay il 26 Gennaio del
1788. Probabilmente non si potrà mai sapere per certo dove e da chi fu
celebrata la prima Eucaristia in Australia. Sulla prima flotta non c’era nessun
prete cattolico: Thomas Walshe insieme ad un altro prete cercò il permesso
di imbarcarsi con flotta destinata a Botany Bay insieme con i prigionieri, ma
gli fu rifiutato. Nel 1792 cinque cattolici scrissero al governatore della
colonia di prigionieri:
“Nient’altro potrebbe indurci a partire da questa colonia di Sua Maestà
se no l’idea di andare nell’eternità senza l’assistenza di un prete cattolico ”.
La loro richiesta fu rigettata.
Dal Gennaio 1788 data in cui arrivò in Sidney la prima flotta con i
prigionieri fino 1867 data di arrivo dell’utima, circa 162.000 prigionieri furono
trasportati in Australia. I prigionieri erano trattati come schiavi. Tra i primi
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prigionieri che arrivarono ci furono tre preti, James Harold, Peter O’Neil
and James Dixon. Essi arrivarono in Australia come detenuti perché coinvolti
nella ribellione d’Irlanda nel 1798. Quando arrivarono in Australia, nel 1800,
questo significò che i sacramenti poterono essere celebrati.
Padre James Harold arrivò nel gennaio del 1800. Rimase nella colonia
meno di dodici mesi prima di essere trasferito in Norfolk Island a causa di
un suo coinvolgimento nella rivolta a Paramatta in quello stesso anno. Ma una
commissione d’ufficiali non trovò nessuna prova riguardante il suo
coinvolgimento nei sopraccitati disordini. Cosi insieme con altri sospetti p.
James fu sottoposto a fustigazione. Ai sospetti come lui venivano inflitte tra
le 200 e le 1000 frustate. Tutti furono condannati alla deportazione in
Norfolk Island. Prima di partire, come segno d’infamia, p. James fu legato all’
albero delle frustate mentre altri prigionieri venivano fustigati. P. James
rimase in Norfolk Island come prigioniero, operando come insegnante ed
esercitado in segreto il suo ministero di sacerdote fino al 1807, quando fu
inviato a Van Diemen’s Land (Tasmania). Nel 1809, ricevette l’indulto
condizionale e lasciò l’Australia.
Padre Peter O’Neil veniva descritto come una persona da “i principi tra
più sediziosi e ribelli”. Egli fu parroco nella regione di Cork (Irlanda) e si
rifiutò di denunciare alcuni suoi parrocchiani coinvolti nell’insurrezione del
1798. Gli furono inflitte 275 frustate e deportato senza processo, insieme
con altri 137 “disperati e diabolici personaggi” a Luz St Ann nel 1801. Quando
le autorità realizzarono dell’errore commesso, egli era stato già condannato
alla prigionia a Norfolk Island. Dovettero trascorrere circa tre anni prim che
al prete fu possibile ritornare in Irlanda.
Padre James Dixon arrivò anche lui in Australia come detenuto. Era
stato falsamente accusato di comandare un gruppo di ribelli nella regione di
Wexford. Venne deportato insieme con altri 134 prigionieri, di cui 19
morirono durante il viaggio.
“Durante tutto il viaggio sulla nave, durato sei mesi, egli fu incatenato
insieme con un cadavere fino a quando i ratti mangiarono la carne e le ossa del
deceduto ”.
Una volta arrivato nel New South Wales, Dixon riuscì ad ottenere il
favore del Governatore cosi da poter chiedere nel 1801 al Re e al governo
britannico la libertà per tutti e tre i preti. Il governo si rifiutò di concedere
la grazia, ma permise ai preti di esercitare le funzioni e di ricevere un salario.
Cosi, il 15 Maggio 1803, quindici anni dopo la fondazione della colonia, la prima
messa fu celebrata pubblicamente. Settimanalmente furono celebrate, a
rotazione, messe in Sidney Town, Paramatta and Hawkesbury. Questo divenne
la norma per quasi 12 mesi. Dixon officiò anche matrimoni, battezzò bambini e
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assistette prigionieri condannati a morte. Quando, queste notizie arrivarono a
Roma, la Santa Sede, lo nominò Prefetto Apostolico. In ogni caso la messa
domenicale fu regolata da emendamenti restrittivi – i Cattolici potevano
partecipare alla messa solo nei loro luoghi di residenza. Essi erano
strettamente ordinati a non avere “conversazioni sediziose” durante la messa.
Dixon era obbligato a riportare ogni cosa e a mantenere l’ordine. Alcuni
militari dovevano essere presenti alla messa.
All’inizio di Marzo del 1804, 300 irlandesi deportati, insorsero a Castle
Hill. La repressione fu selvaggia. Dopo questa ribellione i prigionieri cattolici
furono sottoposti di nuovo alle ‘cure’ della chiesa anglicana. A Dixon fu
revocato il salario ed il permesso di celebrare messa. Fu costretto a vita
privata in Paramatta, dove però continuo a battezzare e sposare coloro che
andavano da lui. Questo durò per altri cinque anni, fino al 1808, quando egli
tornò in Irlanda. Per altri quindici anni non si ebbe nessuna celebrazione
pubblica della messa.
Come è sopravvisuta la Chiesa in questo tempo?
I cattolici che non erano prigionieri s’incontravano in comunità, nelle case
di Sidney, Paramatta, Liverpool e Hawkesbury. Simili comunità sorsero anche
in Port Phillip e Adelaide. Nel Novembre del 1817 arrivò padre Jeremiah
O’Flynn. Egli era un Trappista missionario irlandese che era stato nelle Indie
Occidentali. Venne nominato Prefetto Apostolico a ‘Bottanibc’ (Botany Bay).
Non avendo ottenuto il permesso per viaggiare, p. O’Flynn arrivò a Sidney
come clandestino su una nave. Una volta giunto in Australia, il governatore
Macquarie gli ordinò di lasciare questa terra, ma il sacerdote disse che la sua
documentazione stava arrivando e cosi si ritardò l’espulsione. Nello stesso
tempo celebrava messe, matrimoni e battesimi, ma il governatore gli ordinò di
nuovo dell’espulsione e O’Flynn prese a nascondersi. Nei mesi seguenti ci
furono molte conversioni tra i soldati, i quali chiesero al governatore di
lasciarlo stare. In ogni caso nel Maggio del 1818 O’Flynn fu arrestato,
detenuto in prigione e poi espulso da Sidney. Egli celebrò la sua ultima messa
in Australia in una casa a Kent Street, e lasciò il Santissimo Sacramento in
una casa di campagna di un certo Janes Dempsey. Questo uomo era uno
scalpellino che spesso assisteva i condannati a morte leggendo loro preghiere.
“Mr Dempsey, il proprietario della casa, aveva l’assistenza d’altri 5 o 6
uomini di fede. Tutta la loro vita era assistere e pregare nella stanza dove
era stato sistemato un’ altare e un tabernacolo che custodiva il Santissimo
Sacramento. Questa stanza fu adibita a cappella e non di rado, la domenica,
quando i cattolici si riunivano per le preghiere della Messa che venivano lette
in quella stanza, si vedevano molti di loro inginocchiarsi sotto la veranda e
anche nella strada. Gli schernitori erano meravigliti da quello spettacolo.”
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Il posto di questa casa divento poi il sito della chiesa di St Patrick a The
Rocks.
Grande era il desiderio dei cattolici di ricevere i sacramenti. Quando una
corvetta francese sostò a Sidney per 5 settimane nel 1819, il suo cappellano
fu estremamente impegnato per la richiesta di sacramenti da parte dei fedeli
di Sidney. Per la prima generazione di coloni, vedere un prete, era un evento
raro. Tuttavia la fede cattolica sopravvisse e pose radici in questa terra.
Dal 1821 la Chiesa cattolica ottenne il riconoscimento ufficiale.
Nell’Ottobre del 1819, il governo britannico fu soggetto ad una cattiva
pubblicità per l’espulsione di p. O’Flynn, così il governo Britannico informò il
governatore Maquarie che erano stati nominati due cappellani della Chiesa
Cattolica. Padre Philip Connolly e padre John Joseph Therry arrivarono a
Sidney Arbour nel Maggio del 1820. In quel tempo in Australia ci furono circa
6000-7000 cattolici.
Padre John Joseph Terry (1790-1864) arrivò da Cork (Irlanda). Per
cinque anni, fino al 1826, egli fu l’unico prete presente sulla terraferma
australiana. Quando Therry chiese della terra per costruire una cappella, gli
fu concesso un spazio fuori dell’ allora centro di Sidney. Lo stesso spazio dove
ora sorge la Cattedrale, St Mary. Nel 1828 ci furono circa 10.000 cattolici
nel New South Wales.
Therry descrisse i seguenti 24 anni della sua vita in Australia come un
incessante lavoro. Egli faceva viaggi lunghi e difficoltosi per poter
amministrare i sacramenti ai fedeli. Viaggiava incessantemente e avvolte
doveva cambiare 3 o 4 cavalli al giorno. Per esempio, ogni settimana doveva
passare per Maitland nel distretto di Hunter River, perché gli era stato
rifiutato dalle autorità governative il passaggio in barca; egli doveva cavalcare
incessantemente per un giorno e una notte, più di 200 Km, per arrivare a
Maitland nella mattina del giorno fissato per un’esecuzione:
“Il mio compito era di preparare spiritualmente i condannati per
l’esecuzione. Celebravo la messa, amministravo la Santa Comunione, e poche
ore dopo assistevo alla loro esecuzione. ”
La sua mole di lavoro fu enorme:
“Io dovevo celebrare il Servizio Divino e dare pubblica istruzione a
Paramatta e a Liverpool una volta mentre a Sidney due volte ogni Domenica.
Dovevo visitare frequentemente gli ospedali e assistere le persone
professare la fede in pericolo di morte. Mi ero spinto oltre un fiume in piena
per ascoltare la confessione di un condannato a morte. Correvo al palazzo del
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governo, giusto all’ultimo istante, per chiedere la grazia per un innocente
condannato o per rivendicare diritti dei prigionieri cattolici a non essere
mandati ad assistere i riti protestanti, anche quando non era possibile
assistere alla Messa Cattolica. Dovevo sfamare gli aborigeni che si erano
accampati davanti alla mia casa. ”
Visse molti anni a Campbelltown e la sua parrocchia includeva i distretti
di Illawarra, Argyle e County Murry: un area di più di 20.000 Km quadrati
(grande come il Belgio e l’Olanda insieme). Oltre ad occuparsi dei prigionieri,
dei malati e dei moribondi, P. Therry costruì la cappella a Campbelltown e
iniziò i lavori di quella d’Appin. Egli giudicava anche dispute legali riguardanti
proprietà, terre e armenti, che causavono dissidi tra le persone e
provocavano considerevoli danni. Le sue decisioni avevano lo stesso valore di
quelle di una corte giudiziaria.
John Therry diede consigli a Caroline Chisholm quando la incontrò nel
Luglio del 1841. Fu allora che lei gli disse del voto che aveva fatto ha Dio,
nella Pasqua dello stesso anno in St Mary’s Chapel, di servire i poveri, le donne
immigrate e i prigionieri. Egli fu una leggenda a quel tempo; morì il 25 Maggio
1864. Fu sepolto nella cripta di St Mary’s Cathedral, dove venne eretta la
Cappella a Maria in sua memoria.
I primi capi furono Benedettini Inglesi.
Padre Ulathorne e la fine delle deportazioni.
Dal Gennaio 1788 data in cui arrivò in Sidney la prima flotta con i
prigionieri fino 1867 data di arrivo dell’utima, circa 162.000 prigionieri furono
trasportati in Australia. Una volta arrivate in Australia quelle persone furono
trattate come schiavi dai proprietari terrieri. Coloro che si ribellavano
venivano deportati a Norfolk Island. Nessuno denunciò le aspre ingiustizie
dell’ Atto di Deportazione, fino all’arrivo di padre Ulathorne come Vicario
Apostolico in Australia nel 1832.
William Bernard Ullathorne nacque nel 1806, in Yorkshire (Inghilterra).
Egli fu un discendente di San Tommaso Moro. Diventò monaco benedettino a
Downside, vicino a Bath nel 1824. Poco dopo la sua ordinazione lasciò
l’Inghilterra e arrivò a Sidney nel 1833. Al suo arrivo c’erano solamente 4
preti a lavorare nelle missioni. P. Ullathorne soffrì i mali del viaggio. In
perticolare le umiliazioni e le vessazioni che i prigionieri dovevano sopportare.
Egli scrisse:
“noi abbiamo preso una vasta porzione della terra di Dio e ne abbiamo
fatta un ricettacolo d’iniquità… noi abbiamo aggiunto feccia su feccia, rifiuti
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su rifiuti, la spazzatura dell’umanità, e stiamo costruendo una nazione che
sarà una maledizione e una piaga. ”
Il prigioniero diventava proprietà del suo padrone, il quale gli dava cibo e
vestiti, ma non la paga per il lavoro. L’alloggio dei prigionieri non era migliore
di quello degli animali. I nuovi emigranti volevano quanti più schiavi possibili
per incrementare la loro ricchezza. Durante il viaggio per l’Australia, la
fustigazione fu la principale punizione per insubordinazione. Durante la notte
mezza dozzina di prigionieri doveva dividere un solo letto. Una volta arrivati
in Australia, i prigionieri erano messi in una baracca e trattati senza alcuna
dignità. I prigionieri portavano addosso ciò che gli rimaneva per timore di
essere derubati. Ogni prigioniero era assegnato ad un padrone senza alcuna
distinzione per il crimine che aveva commesso.
“Lo schiavo Negro era trattato meglio dal suo padrone; perché gli era
costato una somma di denaro, mentre il prigioniero non era venuto a costare
niente – il costo era di una sterlina, cioè il prezzo dei vestiti che indossava.
Egli era soggetto ai capricci del padrone; poteva essere facilmente messo in
catene o fustigato per ozio, per uno sguardo insolente o per qualsiasi altra
cosa. La punizione applicata, per crimini come ubriachezza, disobbedienza,
negligenza o linguaggio igiurioso, era non solamente arbitraria ma severa.
Spesso il prigioniero era incatenato e messo a lavorare sulle strade pubbliche.
Quando il crimine era grave, il prigioniero era condannato dal padrone senza
alcuna forma di processo legale. Una volta condannato, al prigioniero gli
venivano legate le mani e veniva fustigato. Ai piedi gli venivano posti dei pesi
di ferro e con essi era costretto a lavorare sulle strade sotto il bollente sole
australiano.”
Se il prigioniero manteneva una buona condotta mentre scontava la sua
sentenza, poteva essere raccomandato dal suo padrone per ottenere un
biglietto di ritorno. Questa raccomandazione gli consentiva di ricevere una
paga, tuttavia il suo datore di lavoro non era obbligato dalla legge a pagarlo. I
prigionieri erano persuasi a lavorare e a mantenere l’ordine con la minaccia
delle frustrate e delle torture.
Nel 1836, Ullathorne tornò in Inghilterra dove fece girare due rapporti
contro la deportazione - uno riguardante gli aspetti legali e le conseguenze
sociali di quel sistema, e un altro riguardante, gli effetti sulla morale degli
individui e della società. Nel 1838 diede evidenza davanti al parlament o
britannico, e fu un fattore importante per l’abolizione della deportazione.
Quando p. Ullathorne fece ritorno in Australia, alla fine del 1838, incontrò
un’amara opposizione da parte di quelle persone che si stavano arricchendo
con il sistema dei prigionieri. Gran parte del sistema economico australiano,
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stalle, fattorie, commercio e manifatture, era basato sullo sfruttamento dei
prigionieri. La stampa fu implacabile nel condannare l’opera di p. Ullathorne:
“Io li avevo profondamente feriti… e … toccati nei due punti più sensibili,
il loro orgoglio e le loro tasche. ”
Nel 1840, lo stesso anno nella quale p. Ullathorne lasciò la colonia, il
sistema dei prigionieri fu abolito. Tuttavia la deportazione continuò fino alla
fine della decade 1860 in Van Dieman’s Land ed in Norfolk Island,.
Arcivescovo John Bede Polding.
Il primo vescovo cattolico in Australia fu il maestro dei novizi di
Ullathorne, un altro benedettino. Il sogno di Polding fu quello di stabilire una
Chiesa fondata su principi monastici, nella quale la formazione intellettuale e
una sublime liturgia avrebbero civilizzato e convertito la nuova nazione, come
accadde nei primi secoli in Europa. Ma i sacerdoti, che furono per la maggior
parte Irlandesi, ostacolarono la realizzaione della visione di Polding. I suoi 42
anni di servizio in Sidney iniziarono nel 1835, con 8 sacerdoti e 20.000
Cattolici.
Polding lavorò molto per i prigionieri. Egli fece in modo che ogni volta che
una nave di prigionieri attraccava nel porto, i Cattolici trascorressero alcuni
giorni con lui nella cattedrale. Essi venivano catechizzati da lui e da suoi
sacerdoti, pregavano insieme a lui e ricevevano il sacramento della
confessione. Le sue istruzioni non riguardavano solamente l’aspetto religioso,
ma anche la loro condizione di prigionieri. Polding gli spiegava come il rispetto
delle regole disciplinari avrebbe determinato la loro permanenza in Australia,
come ognuno di loro poteva sopravvivere in quelle difficili condizioni e come si
poteva abbreviare il periodo di prigionia. Egli spesso usava un unguento fatto
da lui per curare le ferite sulle schiene dei prigionieri provocate dalle
frustrate. Polding si lasciò convince dai prigionieri a celebrare la Messa
domenicale con loro. Nel 1841, circa 7000 prigionieri erano sotto la cura
pastorale di Polding. Il suo era un ministero particolare ed unico in quei primi
anni della storia d’Australia.
Polding faceva volentieri viaggi lunghissimi alla ricerca di anime, come
avevano fatto i monaci missionari che cristianizzarono l’Europa durante l’Alto
Medioevo. Egli raccontò in una lettera le difficoltà che doveva affrontare nel
compiere la sua missione:
“Tu puoi giudicare da questo cosa l’attiva vita di un missionario deve
passare, in questa nazione. Domani partirò da Sidney a cavallo... 70 miglie, io
considero questo viaggio, non più duro di quando feci ritorno da Bath a
Downside, io non sarò certamente più stanco di allora. Quando viaggio, mi
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nutro solamente di pane e té, e qualche volta un uovo, nient’altro; no vino e
nient’altro di inebriante, questo è il segreto... mantieni il corpo fresco, e puoi
affrontare grandi fatiche senza sentirle. ”
Il nazionalismo irlandese costernava Polding ed era in conflitto con i suoi
ideali benedettini: lui era attento a distinguere il cattolicesimo dagli afffari
politici. Il futuro in ogni caso poggiava suoi sacerdoti irlandesi i quali avevano
risposto all’appello di Ullathorne. Essi furono molto uniti ai loro connazionali e
condividevano il loro entusiasmo. Per edificare una diocesi in stile monastico
c’era bisogno di monaci, ma Polding non riuscì ad attrarre nessun volontario
tra i monaci benedettini inglesi. Il fatto che Polding ricevette solo clero
irlandese e che egli non avesse buoni rapporti con le ‘Sorelle della Carità, i
‘Maristi’ ed i ‘Cristiani Fratelli Irlandesi,’ impedì la realizzzazione del suo
sogno.
Uno dei viaggi più difficili di Polding fu quello per risolvere un problema
disciplinare nella diocesi di Perth. Il problema coinvolse John Brady nominato
vescovo di Perth nel 1845. La prima residenza episcopale di Brady fu una
capanna di poco più di 5 metri quadrati senza il tetto. La sola protezione che
aveva dal sole e dalla pioggia fu un ombrello ed usava una sedia come letto. La
povertà di queste condizioni di vita riflettevano lo stato economico della
diocesi. Nel 1849, Brady fu coinvolto in una seria crisi economica e la diocesi
fu vicina alla bancarotta. Allora Brady provò a convincere il suo aiutante
padre Serra, un benedettino (di New Norcia), ad elargirgli una somma di
denaro raccolta in precedenza. La disputa si sviluppò cosi intensamente che
Brady andò a Roma nel 1851 per la risoluzione della contesa. Ma Papa Pio IX
sospese Brady dal ministero di vescovo e nominò Serra al suo posto. Brady
non accettò la decisione del Papa e cercò di mantenere la diocesi attraverso
un processo civile. La Santa Sede chiese a Polding di intervenire per la
risoluzione del caso. Polding dovette viaggiare a cavallo per migliaia di km
soffrendo intensamente per le avverse condizioni meteorologiche:
“Io viaggiai centinaia di miglia attraverso un territorio selvaggio e
deserto, giorno e notte, senza incontrare nessun riparo o essere umano. Era
la stagione invernale, c’erano tremendi temporali e durante la notte riposavo
sulla terra fredda. La violenza del vento spezzava i rami e li trascinava via con
forza, facendoli cadere tutto intorno; grandi alberi erano sradicati, grandi
chicchi di grandine cadevano e tagliavano la faccia fino a sanguinare… due
volte sono stato disarcionato, dal mio povero cavallo, colpito da rami nella
notte, ma pur cadendo non mi sono mai ferito”.
Arrivato a Perth, Polding obbligò Brady ad inginocchiarsi davanti
all’intera assemblea radunata per la Messa domenicale in segno di umile
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sottomissione alla sospensione papale e all’autorità vescovile di Polding. Ma
anche dopo quest’umiliazione il problema non fu del tutto risolto. Subito dopo
il suo ritorno a Sidney, Polding ricevette una lettera dai Cattolici di Perth con
cui chiedevano che Brady venisse reintegrato come vescovo di Perth.
L’opera di Polding e la crescita della Chiesa nei suoi 43 anni di vescovato
sono ancora oggi ricordate.
Altre figure degne di nota.
L’inglese Caroline Chisholm (1808-1877) fu una figura notevole del
diciannovesimo secolo che si operò soprattutto per il rispetto dei diritti
umanitari e il benessere delle donne immigrate in Australia. Lei arrivò a
Sidney nel 1838 da Madras con suo marito, un ufficiale dell’esercito di
nazionalità indiana. Chisholm si convertì al cattolicesimo dopo che era stata
educata come un evangelica anglicana.
Chisholm vide che il piano per l’immigrazione del governo non incoraggiava
gli immigranti ad addentrarsi nell’entroterra della nazione dove c’era bisogno
di manodopera nelle fattorie e di favorire nuovi insediamenti. La maggior
parte degli emigranti stava in Sidney in cerca di lavoro che non era sempre
disponibile. Lei si preoccupava di incontrare le donne che arrivavano a Sidney
quanda le navi approdavano. Cercava di conquistare l’amicizia di queste donne
e di trovargli un lavoro. Fondò un ostello per giovani donne immigrate e inviava
lettere per tutto lo stato riguardanti richieste di lavoro. Per rassicurare le
donne immigrate, lei personalmente guidava i convogli con le giovani donne
attraverso le Blue Mountains verso una nuova vita nell’entroterra australiano.
Nessun brigante assaliva i convogli guidati da lei. Nel suo primo anno d’attività
trovò lavoro a più di 2000 persone, di cui 1400 erano donne. In sei anni
colloco 11000 persone.
Nel giorno di Pasqua del 1841 durante la messa, fece esperienza di una
singolare grazia, e cosi dedicò le sue opere a Dio:
“Mi fu data la possibilità di offrire all’altare del Signore le doti che Dio
mi aveva donato. Io promisi che non mi sarei interessata né dello stato
d’origine né del credo religiosos, ma avrei servito tutti senza parzialità. Io
chiesi solamente di essere capace di salvare queste povere ragazze
dall’essere tentate dal loro bisogno di peccare mortalmente. Per fare questo
io avrei sacrificato i miei sentimenti, rinunciato ai miei confort e non
considerato i miei desideri, ma mi sarei donata completamente all’opera che
avevo nelle mie mani.”
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Chisholm aveva un carattere di ferro, e non indietreggiava davanti a
qualsiasi uomo che non gli dava il dovuto rispetto. Ritornando in Inghilterra,
nel 1846, fondo “La Famiglia Colonizzazione Società” ed ottenne il supporto di
Charles Dickens. Ottenne migliori condizioni di viaggio sulle navi, facilitò
l’invio di denaro dei coloni per le loro famiglie a casa e organizzò un ufficio
che rispose a migliaia di domande circa l’Australia.
Caroline lavorava con cattolici e protestanti insieme. Fondò una scuola
“La casa dell’Emigrante” che aveva cappellani cattolici e protestanti.
L’insegnante era un presbiteriano. Tuttavia geloie e atteggiamenti anti
clericali limitavano la sua opera. Per il resto della sua vita fu povera e malata.
La sua è l’unica immagine di donna ritratta sulle banconote australiane. La sua
tomba è in Inghilterra dove mori dopo essersi conquistata il titolo di “amica
degli emigranti”.
La Beata Mary MacKillop (1842-1909)
“Dio mi ha dato la forza per ciò che è necessario”. La Beata Mary
MacKillop è famosa come la serva dei poveri e delle persone incolte. Lei fu la
cofondatrice, insieme con padre Woods dell’Ordine delle Sorelle di San
Giuseppe. Conosciuta come Madre Maria della Croce, Mary nacque a
Melbourne nel 1842. La sua famiglia era emigrata dalla Scozia. Essendo la
figlia maggiore, molte responsabilità della casa ricaddero su di lei. Studiò in
una scuola privata, ma principalmente ricevette l’educazione da suo padre che
era stato in seminario a Roma. Per aiutare la sua famiglia Mary fece molti
lavori: la commessa, la governante, l’insegnate nella scuola cattolica locale a
Portland. Mary possedeva e gestiva anche un piccolo alloggio per studentesse.
Probabilmente la sua maturità fu influenzata dall’amico di famiglia, padre
P.B. Geoghegan che le cominciò a far desiderare ardentemente una forma di
vita religiosa rigorosa e penitente.
Quando p. Julian Tennyson Woods incontrò Mary nel 1861 fu ispirato
dal desiderio di Mary di servire Dio. I due condividevano la convizione, non
comune in quei tempi, che l’educazione cattolica doveva essere accessibile a
tutti i bambini. Per questo lei non si risparmiò di viaggiare per tutta
l’Australia e la Nuova Zelanda.
Lei è forse meglio ricordata come la cofondatrice delle “Sorelle di S.
Giuseppe del Sacro Cuore” insieme con padre Julian. La loro opera principale
fu educare i ragazzi. Particolare enfasi veniva data alla formazione religiosa e
alla conoscenza pratica. Le Sorelle dovevano vivere in povertà e dedicarsi ad
educare i poveri. La società di cui Mary era la prima appartenente e il
superiore venne fondata a Penola il 19 Marzo del 1866 con l’approvazione del
vescovo Sheil. La sua opera insieme a quella di altri ordini religiosi, come i
Fratelli Cristiani Irlandesi, sono l’inizio di uno sforzo eroico della Chiesa
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Cattolica in Australia nel campo dell’educazione. Per i successivi 150 anni essi
costruirono e gestirono scuole che non erano sotto il controllo del governo.
Le Sorelle si estesero fino in Adelaide e in altre parti del sud
dell’Australia.
Incrementarono in numero, anche se ci furono grandi
difficolta’. Lo zelo dei santi spesso da adito a crtiche e Mary divvenne
oggetto di gelosie dalle persone che la circondavano, come il clero locale ed
alcune sorelle della sua stessa comunità. Questo porto’ alla sua scomunica da
parte del vescovo di Adelaide. Mary rispose a questo con diligente
obbedienza e si abbandonò alla provvidenza di Dio. Lo stesso vescovo dopo la
riammise nella comunione con la Chiesa, prima di morire, riconoscendo
umilmente il suo garve errore.
Nel 1873 Mary ottenne a Roma l’approvazione papale della sua comunità
religiosa ma la Regola di Vita trasmessa da p. Tennyson Wood e sanzionata
dal vescovo il 17 Dicembre 1868 fu rigettata. P. Woods incolpò lei di non aver
fatto abbastanza per far accettare la sua regola, e questo causò una
permanente rottura tra loro due. Lei viaggio’ per tutta Europa, visitando
scuole e osservando metodi d’insegnamento, e ritornò ad Adelaide il 4 Gennaio
del 1875. Nel Marzo dello stesso anno fu eletta superiore generale. Durante i
suoi viaggi attraverso l’Australia stabilì scuole, conventi e istituzioni di carità
ma venne in conflitto con quei vescovi che volevano il controllo diocesano
sull’ordine. Nel 1883 il vescovo Reynolds, fraintentendo l’estensione della sua
giuristizione sopra la congregazione, disse a Mary di lasciare la sua diocesi.
Lei allora trasferì il quartier generale della congregazione a Sidney.
Nel secolo seguente, le Sorelle di S. Giuseppe aprirono numerose scuole
in tutta l’Australia e la Nuova Zelanda. I suoi membri operarono tra i poveri in
qualunque modo venisse giudicato opportuno.
Quando Mary diventò piu anziana e la sua salute andava deteriorandosi,
non cessò la sua opera con le sorelle e con i poveri. Mentre stava visitando
alcune comunita in Nuova Zelanda nel 1901, fu colpita da un attacco di cuore
che la costrinse a ritornare a Sidney dove morì l’8 Agosto del 1909. Il suo
motto fu: “Mai vedere un bisogno e non fare niente”.
Mary è stata beatificata da Papa Giovanni Paolo II in Sidney nel
1995. La sua tomba è stata il primo luogo visitato dalla Croce e dall’icona della
Giornata Mondiale della Gioventù appena arrivate in Australia. La tomba di
Mary sarà anche il punto di partenza per il pellegrinaggio a piedi verso l’area
della Croce del Sud, luogo dove si terrà la veglia e la messa con il Papa.
Charles Gordon O'Neill (1828-1900): la nascita della Societa di S.
Vincenzo De Paoli in Australia.
Charles nacque a Glasgow nel 1828 e studiò ingegneria nella Glasgow
University. Sei anni dopo fu ammesso come membro dell’Istituzione di
Ingegneria di Scozia. Fece parte della Società di S. Vincenzo de Paoli in
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Dumbarton, durante il tempo in cui il Beato Fredrick Ozanam era ancora in
vita. Nel 1863 partì per Otago, Nuova Zelanda, dove il suo talento e il suo
carisma furono ben presto riconosciuti. Divenne ingegnere di distretto e
supervisore per la Ontago Provincial Government. Piu tardi diventò membro
del parlamento. Nel 1876 O’Neil fondò il primo Consiglio della Società in
Wellington.
Arrivato in Australia nel 1880 ricevette il permesso dall’Arcivescovo
Vaughan per organizzare la nascita della Societa di S. Vincenzo de Paoli in
Sidney, nella chiesa di S. Patrick nel 1881. La chiesa situata a The Rocks
“guardava su un mare di miseria: dal porto di Darling Harbour e Circular Quay
i disperati dell’impero si riversavano nella nazione emergente. Quartieri
poveri e sporchi, carenza di alloggi, whisky, rum, oppio, marinai, vicoli sporchi,
malattie e disoccupazione furono la naturale parte di Sidney Rocks e delle
aree piu nascoste di Sidney.”
Provisto della guida spirituale del Manuale della Societa di S. Vincenzo
de Paoli del 1877, stabilì piu’ di 20 Conferenze in dieci anni egli. Attraverso i
suoi amici politici del passato, O’Neil non esitò a richiedere aiuto ai
parlamentari locali per ricevere supporto per la causa della Società di S.
Vincenzo. Cosi stabilì Consigli della Società da una parte all’altra di Sidney: in
Haymarket, St. Mary Cathedral e St. Benedict Brodway.
Durante il giorno lavorava come ingegnere e durante la notte applicava il
suo genio per i bisogni pratici dei poveri. Il 1891 fu l’anno di svolta per la vita
di O’Neil. Le colonie furono colpite da una recessione economica, O’Neil andò
in rovina per il collasso finanziario della banca di cui era il direttore. Fu
esonerato dai Consigli della Società e lasciò gli uffici. A questo punto la
Società aveva piu di 300 membri. Lui si ritirò insieme con suo fratello in un
modesto alloggio a Cumberland st. nel quartiere di The Rocks. Egli continuò
l’opera della Società nella chiesa di St. Patricks Hill. A questo seguì il
deterioramento delle loro condizioni di salute. Seppure nella povertà, essi
assistevano le persone dei quartieri poveri. Charles O’Neill mori l’ 8
Novembre del 1900, nell’ospedale di S. Vincenzo e fu seppellito nel cimitero di
Roowood.
La missione agli indigeni australiani.
Sin dagli inizi dell’insediamento della Chiesa, molti preti e i vescovi
cercarono di sollevare gli aborigeni dalla miseria e dalla condizione in cui
vennero a trovarsi a seguito dell’arrivo di decine di migliaia di prigionieri ed
emigranti dall’Inghilterra, dall’Irlanda e da altre nazioni. Alcuni criticarono
fortemente i laici cattolici, altri il ruolo dei governi.
Nel 1837 p.William Ullathorne invio’ un rapporto a Roma, alla Società
per la Propaganda della Fede, in cui scriveva:
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“E’ stato commesso un crimine mostruoso; una grande parte della terra
di Dio e’ stata presa e trasformata in una fogna. Feccia è stata aggiunta su
feccia e rifiuti su rifiuti. Quando questa mistura ha cominciato a mescolarsi e
a prendere qualche consistenza ha dato vita a una nazione del crimine. Se non
si trova presto un rimedio, questa situazione diverrà un oggetto di orrore e
maledizione. Sin dal diluvio, l’occhio di Dio non ha mai visto una società come
questa, dove chiunque è ostile al suo prossimo e diffida dei suoi amici. La
comunità non è tenuta insieme da nessun legame. Gli uomini sono
profondamente malvagi, le donne senza vergogna e i figli non hanno alcun
rispetto per i loro genitori. Gli Aborigeni, che girovagavano attraverso i vasti
territori, cannibali e tutto come loro erano fino adesso, non sapevano niente
di mostruosi crimini fino a quando l’ Inghilterra iniziò a mandare in giro i suoi
prigionieri. Non è questo uno stato di affari che concerne tutta l’umanità?”
I Benedettini, furono i primi ad andare all’interno. Nel 1846, un
monastero chiamato New Norcia, fu fondato da due Frati Benedettini
Salvado e Serra nel’Australia dell’ovest. Oggi Rosendo Salvado è il più
famoso missionario Benedettino nell’Australia occidentale. Nacque nel 1814 in
Spagna. Forzato dalla situazione politica locale, lasciò il suo monastero e
viaggio’ in Italia dove fu ordinato nel 1838.
Nel 1845, prima di lasciare Roma per l’Australia, Salvado con il suo
amico Serra vennero invidati al Vaticano per un’udienza con Papa Gregorio
XVI, che era monaco Benedettino lui stesso. Il Papa disse ai due giovani
monaci:
“Ricordatevi tutti gli Apostoli che erano fratelli, convertirono molte
persone e nazioni alla fede, educandole nelle vie della vita civilizzata.
Ricordatevi che voi vi state incamminando sulla loro stessa strada.”
Quando con le loro tuniche Benedettine toccarono terra a Fremantle
nell’Australia occidentale, Salvado haveva 32 anni:
“lui era basso di statura, con capelli neri e con una barba lunga della
stesso colore. I suoi occhi erano grandi e lui dava l’impressione di essere
forte, un uomo determinato. Sebbene avesse un’apparenza seriosa, egli aveva
uno spirito gioviale. Fisicamente era forte e ben equipaggiato per l’opera
missionaria che si accingeva a compiere.”
Nel 1846, nel bel mezzo di un’estate Australiana, Salvado, Serra, e i
loro compagni iniziarono ad evangelizzare nella regione centrale del’Australia
dell’ovest. L’intera popolazione di Perth li vide partire, credendo che sarebbe
stata l’ultima opportunità di vederli in vita. Inizialmente il problema che i
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missionari incontrarono fu la sabbia fina che non permetteva al carro e al bue
di procedere. Il conducente del carro si rifiutò di andare avanti, abbandonò
tutto cio’ che avevano i missionari sotto un albero di eucalipto e ritoro’ a
Perth. I missionari si prepararono dei rifugi con cortecce e rami di alberi.
Non appene ebbero termianato di costruire una capanna, un gruppo di
Aborigeni li attaccò con delle lance. Per nulla turbati dagli sguardi feroci dei
nativi, i monaci continuarono ad alimentare il fuoco e a recitare l’ufficio
divino. Il giorno seguente, i monaci prepararono un altare sotto gli sguardi dei
nativi che se ne andarono al sorgere del sole ma che ritornarono più tardi con
i rinforzi. Dopo averli persuasi, i nativi finalmente assaggiarono un pezzo di
torta di riso e zucchero che Salvado aveva cucinato. Inizialmente sputarono
via il dolce, però dopo lo divorarono come bambini affamati. In risposta alla
dolcezza dei monaci, i nativi condivisero con loro del cibo: canguri, lucertole,
larve e bacche selvatiche. Questo tipo di cibo, ovviamente, procurò delle
malattie ai Monaci fino a che essi non cominciarono ad abituarsi alla nuova
dieta.
I Monaci presto scoprirono che loro non potevano evangelizzare gli
Aborigeni andando con loro intorno ai boschi. Così decidettero di costruire un
monastero e posero la prima pietra il 1 Marzo 1847. La nuova fondazione era
chiamata New Norcia in onore dei posti di nascita di San Benedetto in Italia.
Appena una porzione del monastero fu costruita, Salvado incoragiò i
nativi a vivere in piccoli spazi di terra dove poterono costruire delle casette e
poterono iniziare a praticare l’arte di coltivare. Salvado stesso piantava le
prime coltivazioni, tagliava alberi e arava il deserto con una squadra di tori.
Più tardi, costruì anche dei magazzini di foraggio, dei mulini e dei granai dove
i nativi potevano lavorare sotto la supervisione dei religiosi. Uno scrittore,
per descrivere New Norcia, l’ha paragonata ad una città medievale. Con il
fiorire delle arti e dell’agricoltura intorno al monastero, il villaggio dei
Benedettini ricordava gli inizi delle città Europee.
Da una visita da oltre mare, Salvado ricevette notizie riguardo il
vescovo Brady. Questi aveva messo tutte le proprietà di New Norcia sotto il
sul prorpio nome e il suo vicario generale accompagnato da un giudice aveva
sfrattato ai monaci del monastero di New Norcia. Per 3 giorni, i monaci
camminarono per trovare un posto dove stare. Finalmente, il vescovo Polding
arrivò da Sidney per costringere il vescovo Brady ad abbandonare la sua
posizione di vescovo di Perth e a rilasciare tutte le proprietà della Chiesa,
inclusa su New Norcia. Salvado riprese possesso del monastero, ma scrisse
con tristezza al suo arrivo a New Norcia:
“Io incontrai solo un fratello che era stato affidato con la
responsabilità della fattoria. Quando arrivai la piccola Chiesa era usata come
una stalla. Il registro dei tabacchi era tenuto nel libro dei battesimi, Ogni
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cosa è stata presa dal piccolo monastero... niente, assolutamente niente è
stato fatto per i poveri nativi.”
Nel 1899 Salvado lasciò l’Australia. Morì nel Dicembre del 1900 a Roma a San
Paolo Fuori le Mura. Il suo corpo venne portato in Australia e la sua tomba,
decorata con un mezzo busto di Salvado intagliato, si trova nella abbazia della
Chiesa di New Norcia. Salvado è tra i piu’ importanti pionieri australiani; lui e’
unico tra i missionari per gli Aborigeni. Malgrado la natura selvaggia e
primitiva del bush australiano, Salvado fu capace di realizzare due cose:
portare a cultura Europea agli Aborigeni attraverso la via di vita monastica e
far diventare gli Aborigeni degli agricoltori e dei cristiani. Anche se il
progetto di Salvado di usare il monastero per evangelizzare gli Aborigeni è
scomparso, il suo sogno di una via di vita monastica dei Benedettini a New
Norcia ha avuto un seguito. Oggi tu poi vedere settanta fra tombe di monaci e
suore provenienti dalla Spagna a New Norcia. Molte Chiese dell’Australia
occidentale, costruite dai monaci con le loro mani, ricordano il loro coraggio e
il loro zelo per il Vangelo.
I Gesuiti e la missione agli Aborigeni.
Missioni a Vecchia Uniya, Laguna Serpentina e Nuova Uniya.
Tra i missionari che piu’ si sono adoperati per gli Aborigeni nel 19
secolo bisogna annoverare Padre Duncan McNab. Sebbene non fosse un
Gesuita, fu responsabile della fondazione delle missioni gesuite nel Territorio
del Nord (Australia). Era un uomo di grandi energie, viaggiava, stimolava,
allietava, e faceva di tutto per sottoporre la situazione degli Aborigeni
all’attenzione dei governi e della Chiesa Australiana. Egli ebbe maggior
successo a Roma dove, nel 1880, egli sottopose la questione a Papa Leone
XIII. Leone commissionò alla società dei Gesuiti di intraprendere questa
missione.
Nel 1882 quattro missionari Gesuiti arrivarono a Darwin, guidati da
Padre Strele. Loro erano i primi di 19 Gesuiti che lavorarono nella missione
tra il 1882 e il 1889. Svolgevano la loro attività attraverso 4 stazioni
missionarie a Top End, di cui tre erano attive a Daly River tra gli anni 1886 e
il 1899.
Successivamente venne stabilita la stazione Regina del Santo Rosario –
usualmente conosciuta con il nome aborigeno di Uniya. Questa includeva un
raggruppamento di piccoli giardini e varie costruzioni che circondavano la
croce della missione, all’ombra della quale veniva impartita l’istruzione
religiosa. Vi erano incredibili difficoltà: scarsità di cibo, coltivazioni andate a
male, alluvioni. Il non mangiare conduceva a malattie tali come febbri e
infezioni agli occhi. Durante i lavori di costruzione “quelli che potevano
vedere usavano i martelli e quelli che non potevano tenevano i chiodi”. Vennero
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contattate anche gli abitanti di ‘Mulluk Mulluk:’ erano un piccolo numero di
persone che si unì alla missione.
Nel 1889, i missionari erano pieni di speranza. Padre Strele scrisse:
“ Noi abbiamo vicino al fiume una scuola fiorente e un piccolo villaggio
che si sta pian piano formando intorno a noi. Il primo matrimonio cristiano
sara’ presto celebrato. Questo stazione ha fatto registrare un piccolo
successo nelle piantaggioni di tabacco nell’ultima stagione... anche il riso e’
stato messo sulla collina e nelle paludi, semi importanti che provengono dalla
Cina, nell’ ultimo resoconto stavano fruttando bene...”.
Nel 1889, egli decise di stabilirsi nell’importante stazione alla Laguna
Serpentina. Vi inviò Padre Donal MacKillop, uno dei fratelli di Beata Mary
MacKillop. Nel Dicembre 1890 Donald McKillop fu nominato superiore dei
Gesuiti nella missione lavorativa nel Territorio del Nord e prese l’incarico
delle due stazioni di Daly e di Rapid Creek (l’odierna Darwin).
P. MacKillop fondò un nuovo posto che chiamò San Giuseppe (chiamata
Nuova Uniya). Dal 1891 i missionari avevano 4 preti e 7 frati nella loro equipe.
Affrontarono gravi difficoltà a causa dell’ inospitalità della terra. P.
MacKillop si rifiutò di non farcela, e nel 1893 disse:
“Questo è il piano dei missionari di avvicinare gli Aborigeni alla terra e
di trasformarli in una popolazione di agricoltori. Se noi riusciamo in questo
siamo convinti di riuscire a trasmettergli la civiltà cristiana. Questo è un tipo
di socialismo. Ogni uomo lavora per se stesso per la sua famiglia e per la
comunità ...dal lavoro della comunità qualcosa viene sottratto come una tassa
per la formazione e per le spese comunitarie e i profitti sono divisi tra i
lavoratori. Cosi loro sanno che piu’ si danno da fare migliore sarà la loro
condizione individuale... la religione è la nostra intenzione primaria, però è
secondaria nella nostra pratica perche’ noi vediamo che prima di tutto
dobbiamo civilizzare i neri prima di poterli cristianizzare... C’è una vera
religione e una fiducia in se stessi al fondo di tutto questo.”
Nonostante le difficoltà incontrate nel duro paesaggio australiano,
Nuova Uniya divenne un villaggio rispettabile: grandi case missione, nuove
chiese, nuove scuole, nuovi dormitori, circa 20 case per le famiglie aborigene,
un granaio, una cisterna a pompa per l’irrigazione e la semina, dei pozzi, un
acquedotto sotterraneo, capannoni per riserve e attrezzi e una fornace. Le
mandrie di capre, maiali, cavalli e bestiami vari, si moltiplicavano, e una
varietà di vegetazione fioriva. Tuttavia, sia animali che piante erano
periodicamente colpite da malattie. In alcuni periodi gli Aborigeni residenti
nella missione raggiunsero il numero di duecento - coltivatori, allievi e
apprendisti lavoratori. La maggioranza delle famiglie che vivevano nelle
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colonie possedevano due acri di terra ciascuna e quindici di queste famiglie
erano cristiane. Inoltre, vi erano circa quattrocento aborigeni accampati
intorno alla missione.
Sebbene i missionari dovettero fronteggiare tanti tipi di difficoltà,
furono capaci di ottenere grandi risultati. Nel Giugno 1895, il gionale
missionario riportava:
“Nonostante la condizione temporale e spirituale della missione non e
mai stata migliore che adesso... il più dei Preti sono scoraggiati dopo che in un
telegramma ricevuto recentemente si menzionava la probabbile distruzione e
fine della missione. Tuttavia il nostro futuro insieme ai nostri doveri sono al
sicuro nelle mani del nostro Dio.”
Per i 3 anni successivi, gli uomini del Territorio del Nord si trovarono in
uno stato di tensione. Nel 1899 il fiume Daly straripò e allagò l’area
circostante facendo più danni dell’anno precedente. Divenne chiaro che si
doveva trovare un nuovo posto dove vivere. Nel Giugno di quello stesso anno
Padre Milz arrivò e chiuse la missione in quel territorio.
Sebbene i Padri Gesuiti rimasero lì per circa 20 anni, essi compresero
che era semplicemente impossibile cambiare la natura nomade degli Aborigeni
Australiani. Se cio’ non era possibile, allora l’intera logica delle missioni
basate su un modello Paraguaiano veniva a cadere. Il giornale della missione
concludeva:
“Questo lavoro è concluso – in 5 parole sono finiti 17 anni di duri lavori,
frustrazioni e sacrifici.”
I Gesuiti lasciarono Daly e il lavoro missionario a Daly River non fu ripreso per
piu’ di 50 anni.
Oggi Padre Tom English, che fa parte del Cammino Neocatecumenale,
è il Parroco di Daly River. Recentemente è stata costruita una semplice
cappella vicino al luogo di Nuova Uniya (San Giuseppe), con l’aiuto di giovani
ragazzi del Cammino Neocatecumenale d’Australia.
I Padri Pallottini e gli Aborigeni del Nord Ovest
San Vincenzo Pallotti nacque a Roma nel 1795 e fu ordinato prete nel 1818. Il
giovane prete, Vincenzo, vide la necessità di riaccendere la fede e la carità e
di portare a Cristo tutti i non cattolici. Per compiere questo, egli inaugurò un
programma rivoluzionario che univa i laici all’apostolato dei chierici: nel 1835
istituì la Società dell’Apostolato Cattolico. Nel 1901, Padre Waiter
accompagnato da altre 3 appartenenti alla Società arrivò in Australia per
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compiere il sogno di Pallotti: riaccendere la fede e la carità a Beagle Bay e
Disaster Bay sulla costa del nord ovest.
Nonostante le enormi difficoltà, i Pallottolini sono stati molto
importanti per quanto riguarda la conoscenza della cultura Aborigena. Il loro
contributo riguarda la conoscenza e lo studio delle lingue aborigene. La loro
missione sparsa in aree remote dell australia è diventata una grande risorsa
di per gli studi successivi.
Padre Bischoff, arrivò alla missione nel 1905 e mostrò un grande
interesse per la lingua e la cultura degli Aborigeni. Per dare il benvenuto a
delle suore appena arrivate non esitò a danzare corroboree (tipica danza
aborigena) vestito a malapena e ricoperto di pittura. Il suo benvenuto può
essere stato espresso in modo inappropriato tuttavia il lavoro delle giovani
suore Irlandesi che arrivarono nel Kimberly era eroico. Lavorarono per anni
contro l’ignoranza e il rifiuto dei governi e dei capi, dondosi totalmente per i
lebrosi e per l’educazione dei giovani.
Nel 1930 Padre Raible scrisse:
“L’intero stato è fondato ed è costruito sopra le ossa dei Negri che
sono i veri padroni di questa nazione. Però loro sono stati uccisi e avvelenati
come dei cani solo per non aver voluto lasciare le loro terra di caccia... Questo
certamente è uno dei crimini che piange per la Giustizia del cielo.”
Altre notevoli figure della Chiesa Australiana.
I Cardinali Moran e Mannix troneggiano sulla storia della Chiesa
Cattolica che varca la soglia del 20 secolo. Le loro statue sono davanti alla
Cattedrale di St Mary a Sidney. Entrambe furono delle figure di riferimento
non solo nella storia della Chiesa ma anche nella storia dell’Australia. Moran
ebbe una grande influenza nel’integrare i cattolici Irlandesi con il Partito dei
Lavoratori Australiano e plasmò l’ordine sociale della nazione nascente sulla
base dei principi definiti da Leone XIII nella RERUM NOVARUM. Il
Cardinale Mannix di Melbourne fu andche lui un leader. E’ ricordato
sopratutto per la sua strenue opposizione alla partecipazione dei Cattolici
australiani nel primo conflitto mondiale, per aver suportato la libertà per
l’Irlanda e per aver, insieme a Moran, incoraggiato la cosruzione di scuole,
ospedali e Chiese.
Martiri dell’Oceania e Papua
L’Oceania è composta da molte isole sparse in un area dell’Oceano
Pacifico occidentale. Gli abitanti sono principalmente di origine Malese ma
hanno diverse lingue.
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“In alcune isole le tradizioni locali erano particolarmnte crudeli. La
legge della vendetta era assoluta e per soddisfare la legge chiunque poteva
essere messo a morte; non importava se la persona era colpevole o meno. Il
cannibbalismo era ancora attivo su qualche isola e il non partecipare a un
pasto cannibbale era considerato un’offesa. Come se ciò non bastasse,
partecipare ad un simile pasto creava un obligo: doveva essere ricambiato. A
Santo, le vedove venivano impiccate. Sulle piccole isole di Malekula, gli anziani
venivano sotterrati vivi. C’era veleno ovunque, era del veleno usato per la
stregoneria ma c’era anche veleno autentico.”
Viaggiare da soli significava solitudine e pericolo. Cicloni, terremoti,
eruzioni vulcaniche e onde giganti, spesso demolivano in poche ore il lavoro di
anni. Dopo grandi fatiche molti missionari videro un piccolo numero di
convertiti essere decimato dalla dissenteria, dalla devastante febbre spanola
e dal colera.
Missione in Papua e nelle isole di Solomone
La Papua copre la terra che oggigiorno è conosciuta con il nome di
Papaua Occidentale (parte dell’indonesia), Papua Nuova Guinea e alcune isole
più piccole. Nell’ 1844, Papa Gregorio XVI inviò il Vescovo Epalle a Papua
insieme a 7 Preti e 6 fratelli laici. Arrivarono a Sidney nel 1845. Dopo 4 mesi,
essi andarono nella Nuova Caledonia e dopo sulle isole Solomone. Il giorno 1
Dicembre 1845 avvistarono l’isola più a sud-est, chiamata Cristobal. Il 16
Dicembre 1845, Epalle andò insieme al suo gruppo su un isola vicina, l’isola di
Santa Isabel. Quatro ore più tardi il gruppo ritornò trasportando il loro
vescovo morente, la sua testa era stata fracassata da ripetuti colpi di mazza.
Morì 3 giorni più tardi. I missionari dovettero ritornare a San Cristobal dove
si sistemarono temporaneamente. Dopo tanti tentativi non riusciti sulle isole
di Solomone, sulle isole della Nuova Guinea, a Woodlark e Umboi (Rooke), i
Maristi vennero costretti ritirarsi nel 1848. Dieci dei primi missionari erano
morti, metà dei quali violentemente.
Beato Giovanni Mazzuconi (1826-1855) è stato beatificato il 19
Febbraio 1984 da Papa Giovanni Paolo II e la sua festa ricorre il il 7
Settembre. Giovanni nacque a Rancio in provincia di Lecco, nel nord dell’Italia,
nel 1826. Venne ordinato nel 1850 e fu membro dell’Istituto Pontificio per le
Missioni all’Estero (PIME).
Nel 1852 lasciò l’Italia per l’Oceania con altri 4 preti e 2 laici.
Lasciarono l’Europa il Sabato Santo per l’Australia che era allora la base per
le missioni cattoliche nelle isole del sud. Era il 10 Aprile 1852. Nell’Ottobre
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del 1852, i missionari milanesi (PIME) ristabilirono la missione sull’isola di
Woodlark.
Padre Mazzuconi immediatamente si ammalò con una delle peggiori
malarie appena arrivato nel 1852. Quando i giovani Preti arrivarono nessuno
poteva prevedere che subito dopo pochi mesi, i loro corpi robbusti, potessero
essere completamente devastati dalla terribile epidemia.
Loro ugualmente tentarono di lavorare sulla vicina isola di Rooke dove
però subito furono costretti ad abbandonare il luogo per colpa delle malattie,
la mancanza di cibo e l’indifferenza in generale delle persone. Però
nell’estrema povertà del posto, le difficoltà per comprensione la cultura e i
credi di questa gente e le frequenti malattie, non indebolirono il coraggio e il
buono spirito dei missionari. Beato Mazzuconi chiamò questo periodo della
sua vita missionaria un “periodo di dure prove e allo stesso tempo di
benedizioni particolari.” Dopo un intero anno di permanenza sull’isola di
Rooke, non c’era nessuno della zona che anche per curiosità, mostrò qualche
interesse per i missionari, meno che mai per la religione.
All’inizio del Gennaio 1855, la situazione era catastrofica. Il corpo di
Padre Mazzucconi era gonfio e la sua pelle, spaccata in più parti, gli causava
terribili dolori. Le relazioni con i nativi del luogo stavano diventando
incredibilmente difficoltose e sembrava che non c’era più speranza che loro
potessero accettare il vangelo. Al finire di Dicembre del 1854, a Woodlark, un
altro prete era ridotto a camminare come uno scheletro perchè la febbre lo
attaccava continuamente. Padre Mazzuconi, venne mandato a Sidney, dove vi
rimase fino a una completa guarigione.
Egli lasciò nuovamente Sidney per Woodlark nell’Agosto 1855. Vicino
Woodlark, la nave si arrenò e i nativi locali assalirono la nave massacrando
tutti quelli che stavano a bordo. Padre Mazzuconi, fu ucciso con un’ascia
conficcatagli nella testa. Su una sua ultima lettera, che scrisse prima di
lasciare Sidney disse:
“Disponibilità per la volontà di Dio – Domani mi imbarcherò e Sabato, il
giorno dopo domani, sarò in alto mare nel ritorno a Wooldark. Quest’ anno,
quando io sbarcai a Sidney, il Mercoledì della Settimana Santa, siamo stati
sommersi da un uragano che strappò la nostra vela e spezzò le nostre corde e
il nostro albero maestro a metà. L’uragano ci guidò tutti lontano sul mare
senza direzione e con poca speranza di vita, per 4 giorni, fino a quando il sole
dell’Est riapparì ancora come qualcosa di nuovo sopra le nostre teste. Noi ci
sentivamo come persone veramente risorte dalla morte.
Bene, questo Dio che mi salvò allora sarà con me anche in questo viaggio
e se io non lo abbandonerò, lui sarà sempre con me. Quando lui è con me
qualsiasi cosa mi accada sarà sempre una grazia, una benedizione per cui io lo
ringrazierò. Se nel pericolo lui non interviene o pretende di dormire sulla prua
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della nave, come l’aspostolo io lo andrò a svegliare e gli faròvedere il mio
pericolo. Dopo se lui non vuole ascoltarmi, io gli dirò: Signore, comandami di
venire con te e la mia anima camminerà sulle acque. Questa andrà con i suoi
piedi e sarà soddisfatta per sempre.
Io non so che cosa lui mi stia preparando per questo viaggio che
inizierò domani. Io so solo una cosa, se lui è buono e mi ama immensamente,
ogni cosa che avviene -calma o tempesta, pericolo o salvezza, vita o mortenon sono altro che espressioni mutabili del suo amore eterno ed immutabile.
Si miei cari fratelli, noi abbiamo un’altro paese, un altra casa, un altro regno
dove noi ci incontreremo tutti insieme, dove non ci saranno più separazioni o
partenze, dove il passato triste e pericoloso servirà ad incrementare la
nostra consolazione e la nostra gloria.”
I Missionari del Sacro Cuore (Padri MSC)
Nel 1881, Papa Leone XIII si rivolse verso un’altra congregazione, i
Missionari del Sacro Cuore, per affidargli il difficile compito di evangelizzare
la Nuova Guinea. Tre missionari del Sacro Cuore, tutti provenienti dalla
Spagna, il 29 Settembre del 1882, sbarcarono sull’isola di Matupit vicino
Rabaul. Quest’ultima data, marca l’inizio di una continua presenza della Chiesa
Cattolica in Papua Nuova Guinea sino ai giorni nostri. Una seconda missione
stabilita il 4 Luglio 1885, sull’isola di Yule. Più di cento di questi missionari
morirono durante il loro servizio missionario locale.
I pericoli erano reali. Nell’Aprile 1901, un missionario protestante, fu
invitato da altri su un’isola vicino a un villaggio sull’isola di Goaribari. Lui venne
buttato in un burrone e dopo bastonato fino a morte. I loro corpi vennero
cucinati, mescolati con sago e mangiati. Perciò nonostante una reputazione
selvaggia, il registro della Papua Nuova Guinea era meglio di quello della
Polinesia, di Nuova Hebrides, o ancora dei suoi vicini, Nuova Guinea Tedescha,
dove dieci missionari del Sacro Cuore vennero ammazzati in un solo attacco.
Il conto della morte era alto tra tutti i Cristiani missionari. Solo fra i
missionari del Sacro Cuore (che lo stile di vita era più dura di quella dei
missionari protestanti), vi erano alcune morti risultate come incidenti. Queste
includevano cadute da cavallo, un incidente con il carro trasportato dal
cavallo, fratture celebrali dopo essere stati colpiti da sassi lanciati in aria,
polmoniti e affogamenti. Per il resto, le morti premature erano risultate
malattie. Molti uomini vissero dando le loro vite per l’evangelizzazione in
Nuova Guinea. Preti, Suore e Frati laici lasciarono i villaggi della Gran
Bretagna, la Valle della Loire e Alsace, il porto marittimo dell’Olanda, le città
del Belgio e subborghi di Sidney, mai aspettandosi di rivederli ancora.
Catechisti in Nuova Guinea e Benedetto Peter To Rot
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Dall’inizio del 1882, i missionari del Sacro Cuore videro la necessità,
di avere insieme a loro, addestrati catechisti fra le persone Papuane. Grande
entusiasmo veniva data alla formazione dei catechisti. Dal 1888 c’erano molti
catechisti, con le loro mogli, stabiliti nei vari villaggi. Questo continuavò sino
alla prima parte del XX secolo. Un Prete nella costa sud della Nuova Bretagna
scrisse: “Il nostro lavoro qui in questo distretto certamente sta avendo
benedizioni da Dio e molto è dovuto ai nostri fedelissimi catechisti. Senza di
loro io non potrei andare avanti.”
Addestrati alla scuola della missione, i catechisti divennero le guide
delle loro comunità cristiane locali. Dovuta alla loro vasta esperienza e
conoscenza delle persone e del contesto, i catechisti erano abili ad ottenere
molto nel campo della cura pastorale. Il loro ruolo includeva:
™ Incontrarsi insieme con i nuovi cristiani convertiti per le lodi al mattino
e i vespri alla sera, insegnando loro i doveri domestici e religiosi e
correggendoli quando compivano delle ingiustizie.
™ Pasare la fede ai bambini, insegnandogli materie elementari e
promuovendo la buona condotta.
™ In assenza di Preti, loro assistevano i morenti, pregavano con loro
preparandoli per una morte santa. Loro sotterravano i morti con il rito
funebre e supportavano i familiari e gli amici.
™ In occasione di conflitti e lotte nella comunità, loro usavano la loro
influenza e autorità per ottenere pace promuovere la riconciliazione.
Insieme al loro numero, venne fuori un martire, Beato Peter To Rot. Egli
ebbe una grande devozione per la Chiesa e i suoi membri. To Rot, nacque a
Rukunai, sulla penisola di Gazelle nell’anno 1916. Egli fu scelto dal suo
parroco per diventare catechista.
La preparazione era appasionante, perchè tutti sapevano che una
catechesi inrresponsabile poteva essere un ostaggio al lavoro di Dio.
Sul finire dei suoi studi, i quali includevano un corso di insegnamento,
oratorio, musica e specialmente canto, nel 1934 egli fece ritorno al suo
proprio villaggio di Rakunai come catechista e maestro. Per otto anni, lavorò
sotto la cura del suo parroco.
Nel 1942, i Giapponesi fecero arrivo alla Nuova Bretagna. I missionari,
vennero tutti mandati in un campo di prigionia. To Rot, prese l’incarico a
Rakunai di mantenere le persone cattoliche unite. Portò i bambini a scuola e
insegnava loro il catechismo come aveva sempre fatto. Però adesso to Rot lo
faceva a tutte le persone, uomini, donne e bambini per lezioni di catechismo.
Presiedeva nella preghiera delle Domeniche. Battezò bambini, testimoniò a dei
matrimoni e visitò i malati. In più visitava segretamente i missionari nei campi
dei Giapponesi, sino a quando non venivano condannati all’esecuzione.
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Vicino al Natale 1944, To Rot venne chiamato a Rabaul, dove la polizia
giapponese gli fece molte domande sul suo lavoro nel villaggio. Disse che la
religione cattolica non era ancora proibita, così lui e le sue persone potevano
ancora pregare. Dopo un po’ di tempo, la polizia giapponese chiamò i
governatori del distretto, dicendogli: “Là non devono essere fatte più
preghiere, no incontri, no battesimi, no matrimoni.” Per accattivarsi i capi
locali essi reintegrarono la poligamia. Peter si battè per la santità del
matrimonio e il suo significato nel piano di Dio. Parlò publicamente contro il
suo fratello, Joseph, che era d’accordo con la reintrgrazione della poligamia.
To Rot disse ai Giapponesi: “voi avete portato via i nostri Preti, però
voi non potete proibirci di essere cattolici e di vivere come cattolici.” Per
questo motivo egli fu arrestato, imprigionato, dichiarato e trovato colpevole
di aver infranto la legge radudunando le persone per pregare. Il suo
rappresentante pensò di provare a comprare la sua libertà però Peter disse:
“Io sono contento di morire per la mia fede, però tu devi stare attento alle
persone”. Quel pomeriggio, sua madre gli portò qualcosa da mangiare, vestiti
puliti, la croce missionaria e il rosario. Sua madre gli disse che il dottore
stava venendo a dargli una medicina quella sera, però egli rispose: “per cosa
sta venendo? Io non sono malato.” To Rot si lavò, si mise i vestiti puliti, piegò
le sue coperte sistematamente, dopo andò fuori aspettando e pregando per
cosa lui sapeva sarebbe stata la sua ultima ora. Verso sera, due dottori
Giapponesi arrivarono e mentre loro pranzavano, le guardie isolarono To Rot.
Il giorno seguente, To Rot era steso morto. I Giapponesi dissero alla sua
famiglia: “Questo ragazzo missionario era malato ed’è morto”. Il
rappresentante disse alle persone:”Peter To Rot morì per la Fede.” Il
catechista morto è stato sepolto ai piedi di una croce la quale era piazzata al
centro del suo villaggio. “Io sono qui per questi... che non volevano la sviluppo
del regno di Dio”. La sua festa e celebrata il 7 di Luglio.
Missione in Melanesia
I missionari cattolici andarono in Melanesia nel 1843. Il Vescovo
Douarr creò il centro della missione nella Nuova Caledonia. Le sue
responsabilità includevano l’evangelizazzione di Vanuatu di cui però non si
occupò immediatamente. Nel 1848, mentre il Vescovo era in Francia, la
missione fu attaccata. Un Frate venne ucciso e la sua casa venne incendiata. I
missionari, vennero salvati dal provvidenziale arrivo di una nave cheimbarcò
tutti e salpò per Sidney. Questa breve storia preprò il campo per il lavoro dei
missionari nei settant’anni successivi.
San Peter Chanel nacque in Francia nel 1803. Egli disse a riguardo
della missione in Oceania: “in una missione così difficile è necessario per noi
essere santi.” Dopo essere entrato nel seminario, Peter si unì alla nuova forma
Società di Maria (Maristi), nel 1831. La Società si occupava della missione in
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casa e all’estero. Ai Maristi fu affidata la missione in Oceania. Nel 1836, alla
società venne affidata l’evangelizzazione delle Nuova Hebrides, nell’oceano
Pacifico, e Chanel venne nominato come Superiore. Nella ricerca della loro
destinazione, il gruppo si divise e Peter Chanel venne inviato nelle isole di
Futuna e Wallis. Li scoprì che una guerra tra le tribù rivali e l’usanza del
cannibbalismo ridusse le isole a una popolazione di pochi migliaia. Inoltre, i
sopravvisuti erano afflitti da una religione di terrore che adorava divinità
malvaggie. Peter lavorò fedelmente, imparò la lingua nativa, prestò attenzione
ai malati, battezò i morenti e si guadagno la reputazione di una persone con un
cuore buono. Il messaggio di Peter era di benevolenza e la sua dimostrazione
di un’amore incondizionato verso i nativi fu inizialmente ben ricevuto dal Re
Niuliki. Tuttavia il risentimento cresceva.
Il Re Niuliki credeva che il Cristianesimo minacciasse il suo titolo di
sommo sacerdote e distogliesse i nativi dai culti idolatrici. Alla fine, quando
suo figlio espresse il desiderio di essere battezzato, il cuore del Re eruttò e
subito ordinò ad un gruppo di suoi guerrieri di prendere le teste dei santi
missionari. All’alba del 28 Aprile 1841, Peter fu picchiato e torturato dagli
uomini del Re. Infine, egli morì per con colpo di ascia alla testa.
Il suo corpo venne riportato prima in Francia e poi a Roma attraverso la
Nuova Zelanda e l’Australia, dove restò per due settimane a Villa Maria a
Sidney. Dopo pochi anni dalla morte di San Peter Chanel, la maggionaza degli
avbitanti delle isole di Futuna si convertiono al Cattolicesimo. Peter venne
dichiarato Martire e Beato nel 1889. Papa Pio XII lo canonizò nel 1954. Egli è
solo uno dei numerosi martiri eroici che scrissero le loro autobiografie
sull’Oceano Pacifico con la suola delle loro scarpe.
Le difficoltà del lavoro dei missionari in Oceania sono chairamente
espresse nella vita e nell’esperienza di Padre Salomon sulle isole di Wala. Mai
amministrò un battesimo. Tuttavia, nessuno sapeva la lingua e le usanze di
Wala meglio di lui. Conosceva tutte le famiglie di questa piccola isola e si univa
alle loro feste. Detestava però il loro terribile vendicarsi ed evitava i pasti
dove si mangiavano le persone. Egli fece una battaglia in particolare contro le
usanze di sepoltura dei nonni prima della loro morte. Per 10 anni dal (18981908) lui provò a far riconciliare le persone delle due isole che passavano il
tempo a combattersi.
Un giorno venne programmato un grande incontro sull’isola maggiore per
cercare di riconciliare gli appartenenti alle due isole. Padre Salomon
partecipò a questo incontro credendo che il suo sogno si stava realizzando.
Purtroppo, degli isolani si presentarono all’incontro armati e tesero un
imboscata agli altri che vi andarono disarmati. Per eviatre le pallottole, corse
nel bosco e dannegiò i suoi vestiti. Tre persone vennero uccise, tagliati a
fette e mangiati. Padre Salomon non era stato fatto a pezzi ma venne
sbeffeggiato però per la sua fuga testimoniata dai suoi vestiti strappati.
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Spesso doveva assistere inerme mentre qualcuno veniva sotterrato vivo!
Qualche volta le persone anziane venivano strangolate prima, ma, più
frequentemente, venivano sooterrate vieve. Gli venivano legate la testa e i
piedi, li facevano scivolare in una buca e li ricoprivano di terra mentre ancora
parlavano.
Sull’isola di Vao, c’era un prete, Padre Vidil. Gli abitanti di Vao
andavano in massa per ascoltare le lezioni di catechismo di p.Vidil. Però loro
non vuolevano essere convertiti. Loro erano sempre pronti ad uccidere i maiali
per celebrare il rito chiamato “manangi”. Appena un manangi finiva,
immediatamente ci si preprava per un altro. Padre Vidil lì vedeva preprarasi
con le canoe per andare a caccia di maiali in posti lontani come Ambae. Nel
Marzo del 1895 cacciarono 700 maiali però ancora non bastavano. Loro ne
necessitavano sempre di più. “Tutti pensavano ai maiali, maiali e ancora
maiali,” disse Padre Gaudet. Padre Vidil scoprì a poco a poco, che le persone
erano entrate in un sistema da cui era impossibile uscirne, era una forma di
schiavitù. Loro la chiamarono “vehilo”. Qualcuno di loro si rese conto della
situazione e capiva che qualcosa doveva essere fatto per mettere fine a
questa rovinosa usanza. Però nessun capo voleva abbandonare questo costume.
Molti pensavano che soltanto Padre Vidil poteva fare questo. Egli esitò per
lungo tempo. Però agli inizi del 1896, lui impose il suo “tabu” sul “vehilo”.
Facendo così, lui firmò la sua condanna a morte. Nell’Aprile 1898, Padre Vidil
mor in una terribile agonia. Mangiò dei gamberi (una prelibatezza che amava)
che erano stati avvelenati. “Non potevamo fare nient’altro” confessò uno dei
capi, “altrimenti, egli sarebbe diventato il capo di Vao”. Per essere perdonato,
il Vao diede il benvenuto a braccia aperte a Padre Tayac. Però non c’erano
ancora conversioni. Quando Tayac venne a sapere ciò che avevano fatto a
Padre Vidil fu scandalizzato. Egli allora capì che lo stavano continuamente
raggirando eLui sentiva che loro lo seguivano per tutto il tempo, per questo fu
contento di lasciare questo posto due anni più tardi, nel 1900.
Il più semplice atto di amore era un segno. Dopo che a Padre Romeuf
perse una mano per uno scoppio di dinamite, Padre Jamond andò a Vao
dall’isola di Pentecoste nel 1900. Dopo aver visto una folla entusiasta per
Pentecoste scrisse: “queste persone non vogliono essere convertite. Loro non
sono minimamente interessati. Tu devi vivere solo con loro per una settimana
e realizzerai questo.” Cosa stava facendo? “Io prego molto, seminando i miei
Ave Maria in ogni angolo di Vao... recito il rosario di notte.” Un giorno di
Febbraio del 1902, Padre Jamond visitò un uomo anziano chiamoto Molkaru,
che era paralitico. Un isolano annunciò che presto lo avrebbero seppelito
dicendo che erano già tre anni che sprecavano il cibo per quest’uomo. Così il
Prete iniziò ad andare ogni giorno dal paralitico. Lo curava, gli accendeva il
fuoco e gli cucinava qualcosa. Dopo qualche tempo, qualcuno dell’isola fece
sapere a Padre Jamond alcuni stavano andando a strangolare il vecchio
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paralitico. Padre Jamond subito prese la sua carriola, caricò il paralitico e lo
portò a casa sua. Con l’anziano a casa sua, più persone gli si avvicinarono. Loro
venivano per parlare, le donne venivano a fare pettegolezzi, i bambini venivano
a giocare e poi chiedevano se potevano rimanere. Questo era l’ininzio della
scuola. Il Prete sentiva che tra lui e gli abitanti dell’isola cresceva l’amicizia.
Il capo di Lambarang fu il primo a chiedere di essere battezzato. Egli era
pronto a riceverlo insieme a tutto il suo clan. Egli conosceva la sua nuova
religione e aveva sempre partecipato alle classi di catechismo di Padre Vidil.
Con infinita pazienza e in povertà, Jamond provò a mostrare l’amorevole volto
di Cristo.
Conclusione
Per concludere queste poche pagine, (insufficienti a riflettere le
meraviglie che Dio fece attraverso molti Cattolici nell’Australia e in Oceania),
in umiltà e con un’occhio al futuro, noi osiamo includere una menzione della
nostra propria esperienza lunga più di 30 anni. Noi arrivammo qui molto
giovani, però pieni di zelo e paura. Adesso noi non siamo più così tanto giovani,
però possiamo dire che la Parola è libera, non si può incatenare ed è predicata
da molti: tutto Ad Maiorem Dei Gloriam.
Nel Febbraio del 1977, una Equipe di catechisti, Totò e Rita Piccolo,
con Padre Antonio e José, arrivarono in Australia, invitati dagli Anglicani di
una parrocchia in Melbourne. Presto ricevettero altri inviti per iniziare il
Cammino Neocatecumeniale nelle parrocchie cattoliche. Il Vescovo di Darwin,
sentì parlare di loro e li invitò ad annunciare Gesù Cristo anche nella sua
diocesi. Le prime catechesi vennero fatte agli indigeni australiani nel 1980 a
Port Keats (Wadeye). Il lavoro con la Chiesa Anglicana finì nel 1995 mentre
nella Chiesa Cattolica questa opera è cresciuta lentamente ma
progressivamente – a Sidney, a Perth, a Brisbane, a Canberra, a Wollongong, a
Broome, e recentemente ad Adelaide. Comunità furono formate anche
sull’isola di Melville, le isole di Solomone, in Samoa e Papua Nuova Guinea.
Negli anni 80, con questa predicazione ha dato vita a due nouvi frutti in
tutto il mondo: famiglie in missione e i seminari Redemptoris Mater –
quest’ultimo particolarmente per il supporto della famiglie in missione.
Famiglie in missione iniziarono ad arrivare in Australia dando supporto e peso
all’evangelizzazione nel 1980. Adesso il loro numero è di 37 in 10 diocesi
dell’Australia. Nel 1994, l’Arcivescovo Barry Hickey eresse formalmente il
seminario Missionario Diocesano Redemptoris Mater a Perth, dal quale 24
presbiteri sono stati ordinati (Il Santo Patrono è San Gabriele
dell’Addolorata). Nel 2003, il Cardinale George Pell fece lo stesso a Sidney.
Al momento sta avendo luogo la costruzione del nuovo seminario in Gurney
Road, Chester Hill (San Vincenzo de Paoli è il Santo Patrono). Nel 2003, le
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prime due comunità Neocatecumenali d’Australia a Melbourne, terminarono il
Cammino Neocatecumenale.
Il Cammino Neocatecumenale è adesso in 30 parrocchie sparse per
l’Australia includendo le Cattedrali di Darwin, Perth e Broome: il Signore è
fedele e il suo braccio è forte e potente. La stoltezza del Kerigma ha la
potenza di salvare. La Chiesa Cattolica in Oceania e in Australia (anche Papua
Nuova Guinea) continua ad avere bisogno di missionari. Coloro che vennero
prima di noi dando la loro vita annunciando Gesù Cristo ci incoraggiano mentre
attendiamo la venuta di Pietro fra noi nella persona di Papa Benedetto XVI.
Per la stesura di queste pagine, scritte per l’occasione della GMG, si è
fatto ricorso a varie fonti. Queste pagine sono per uso privato e la
distribuzione è limitata.
Catechisti Itineranti
Sidney, Giugno 2008.

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