E - Marcello Pittella

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E - Marcello Pittella
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L A G A Z Z E T T A D E L M E Z Z O G O R N O - Quotidiano fondato ne 1887
Lìbera cinicorrtn/a nel lattaie AutuuiofrH
L A GAZZETTA DI POTENZA - L A GAZZETTA DI MATERA
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Redazione Minerò; via Cauteliji.; - i 1
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IL CASO FRA MARATEA E RIVELLO: UNA COMPAGINE DI PALLAVOLO FEMMINILE (A2), UN TEAM CICLISTICO E UNA SCUOLA DI DALLO
PROSTITUZIONE I FATTI ACCADUTI A LAURENZA»
Dilettanti ma non troppo Sesso da minori
er ricarica
Frode ed evasione per sport P la
La Finanza: tre società che figuravano "no profit", ma non era così U lift 0011(1311113
Secondo l'accusa,
occultati al fisco 300mila
euro, con un'evasione di
circa 90mila euro
EEEF UI»iV^IMJ.,.^/U.MdM:HW:
Le indagini partite
mentre si facevano
accertamenti per un
caso di estorsione
• Il meglio di sé Io danno
nella descrizione dell'oggetto
sociale. «Associazione di volontariato culturale e sportivo
che lia come scopo la promozione della danza», scrive
per esempio la titolare di una
scuola di ballo di Maratea. Un
società di Rivello, invece, promuove l'attività ciclistica a livello dilettantistico. Enti no
profit ma solo stilla carta. La
Brigata di Maratea della Guardia di Finanza, diretta da luogotenente Guilino Orrico, ha
scoperto tre Asd (Associazioni
sportive dilettantistiche) le
quali in realtà erano attività
imprenditoriali che volevano
solo evitan? di pagare le tasse.
• È stato condannato a 3
a n n i e 8 mesi di reclusione il
25enne di L a u r e n z a n a Rocco
Nicola Vitacca r i t e n u t o responsabile d i prostituzione
minorile. La sentenza è stata
p r o n u n c i a t a ieri dal Gup di
Potenza Tiziana Petrocelli
che n e l calcolo della pena è
p a r t i t a da § a n n i e mezzo p e r
poi applicare lo «sconto» di
u n terzo previsto dal rito
abbreviato c h e l'imputato
aveva scelto.
li giovane avrebbe avuto
r a p p o r t i sessuali a pagamento con alcuni ragazzi del paese c h e compensava con piccole somme per effettuare ricariche telefoniche o consumazioni al bar.
PERCIANTE A PAGINA MI
LA MIA GIUNTA
REGIONALE
IN DUE ANNI
HA FATTO GOL
di MARCELLO PI1TELLA
iTH PRESrTJKNTF. GIUNTA RBGTOMR
P
er mutuare il litolo di mi
comunicato stampa pubblicato oggi su Basilicat a n e t è il caso di dire die
•ri lucani non dimenticheranno»
ciò che i n due anni la Regione è
riuscita a ottenere dal Governo
Renzi in tema di benefit collegati
alle estrazioni petrolifere.
SEQUE A PAGINA XII
f l I V E L U A P A G I N A IH
Canile lager
in quattro
rischiano
il processo
SERVIZIO A PAGINA VII
I FONDI DATI MATERA 2019
PER MATERA 2019 Sindaco De Ruggieri
NON SONO scrive a Renzi
UNA MANCIA «Segui questa città»
La ferrovia si fa «Swing» _ i
di SALVATORE ADDUCE
CO\SIGT.TF.RF COM. VT>
È arrivalo in amicipoil regalo di N'alale per i
viaggiatori lucani. Da ieri, infatti è entrato in servizio «Swing<>, d primo dei tjuati m treni diesel che
percorreranno le tratte Potenza-Foggia e Potenza-Salerno. "Swing» e stato inaugurato nel capt>
iuogo alla presenza dei vertici della Regione e di
Trenitalia, con un viaggio dalla stazione di *<Po
lenza Cenuale» a lineila di «Potenza Superiore». Si
traLtadi un treno progetta lo e realizzato secondo le
più avanzate roncer-ioni (il ingegneria, con accessori e dotazioni tecnoiogiclie all'avanguardia, tali
da elevare gli stancarli ili alndabiliià. puntualità,
confort sicurezza e informazione ai passeggeri.
Costruito ir. Polonia dalla "Pesa», il moderno convoglio (hesel oiTre 312 posLi (15tì a sedere), ed è
destinato a viaggiare sulle linee non elettrificate ad
una velociti! massima eh 13C.' cliilonietri orari.
BOCCIA A PAGINA V
A
pi il riprese nei mesi
scorsi ho sollecitato
l'iniziativa di Comune
di Matera. Regione e
parlamentari perche si lavorasse
per ottenere il Qnanziflmenlo del
programma contenuto nel dossier
d i e ha vinto la sfida Capitale europea della cultura 2(119.
SEGUE A PAGINA XII -
SERVIZIO A PAGINA IX
VAL D'AGRI
Gratis fornitura gas
per dieci comuni
firmato l'accordo
SXHVIZIOAPAGINAVIII
SUPERMERCATI
il maglio vicino a fa
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Ci9ri;3TDia
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del Sud
il Quotidiano
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-r/r Edizione BASILICATA
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Direzione Edizioni Proposta sud s r I Via Annarumma 39/A • 33100 - Avellino
Redazione di POTENZA via Nazano Sauro 102. 85100- Potenza(PZ)- rei 0971 59309 - f a x 0 9 7 1 476797- email [email protected]
Ftedazlong di MATEHA Piazza Mulino 15. 751 DO - MaierafMTl - tal 0835 25644D - laxD635 256466 - email maiRiacSJnufiiiclianodelsud.lt
Giovedì 17 dicembre 2015
• DOPO L'APPROVAZIONE DELL'EMENDAMENTO ANTEZZA NELLA LEGGE DI STABILITA
«Grazie per i fondi». Adduce: «Passano per mancia»
De Ruggieri scrive direttamente a Renzi:«Tonificare l'azione di Comune e Regio
Oggi a Potenza
Santarsiero
al contrattacco
sulla crisi
della città
IL TRIANGOLO NO
ALTRO che triangolo delle Bermuda. Potenza-Bari-Torino è il nuovo
luogo del mistero, dove tutto sparisce senza lasciare traccia.
Un triangolo geografico, m a anche u n triangolo amoroso., un innamoramento intellettuale naturalmente.
Michele Emiliano, Paolo Verri,
Marcello Pittella. Chi pensava che la,
storia fosse finita a ottobre. Ira sottovalutato i suoi sviluppi. La telenovela è andata avanti.
Oggi vertice
con Lotti
Pressing
per Pittella
segretario
SAHTOROapaginal
presidente pittella. Paolo Verri e II presidente della regione Puglia. Emiliano
segue a pagina 6
<-Vì racconto
la verità»
E Feti distribuisce
volantini contro
in tutte le case
Quattro nuovi regionali. Trenitalia n e annuncia altri anche verso la Campania
a pagina 16
Potenza e Foggia più vicine in treno
vw*z
L'assessore Aldo Berlinguer
con 11 direttore Divisione
Passeggeri Regionale
di Trenitalia, Orazio Iacono
IBCASOARPAB
Schiassi smentisce il nuovo dg
«Iannicelli non mi ha cercato»
lAtt]
Atti trafugati? «Irimborsi,documenti personali»
AMATO a pagina 9
FURIA alle pagine 10 e 11
LAG0NEGR0
J
[OLIO «Sciacalli che sparano sciocchezze e soffrono di rigurgiti eli bile»
Sì del governatore al patto sul gas e accuse a Rosa e Folino
Intanto Panorama esalta il modello Viggiano e attacca ipmper l'inchiesta sul Centro oli Eni
AMATO a pagina 8
^Mi» fentaàRKÈ
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• POTENZA
Ritoma
l'appuntamento
con le mani
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Ospedale unico
«Ritardi colpa
elicili dice "no"»
AMATO a pagina 12
VIOLENZA
Condannate;
il pretino
di Laurenzana
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LA MIA GIUNTA
REGIONALE
IN DUE ANNI
HA FATTO GOL
di MARCELLO PITTELLA
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PRESIDENTE GIUNTA REGIONE
er mutuare il titolo di un
, comunicato stampa pubblicato oggi su Basilicatanet, è il caso di dire che
«i lucani non dimenticheranno»
ciò che in due anni la Regione è
riuscita a ottenere dal Governo
Renzi in tema di benefit collegati
alle estrazioni petrolifere.
er mutuare il titolo di u n co^ municato stampa pubblicato
oggi su Basilicatanet e inviato,
i'
presumo, a tutti gli organi di
informazione per mano di u n consigliere regionale di opposizione, è il caso
di dire che «i lucani non dimenticheranno» ciò che in appena due anni la
Regione Basilicata è riuscita ad ottenere
dal Governo Renzi in tema di benefit
collegati alle estrazioni petrolifere.
Non dimenticheranno che nel 2014
stavamo letteralmente morendo asfissiati per effetto di una norma europea
capestro, quella del "patto di stabilità",
che ci impediva di onorare gli impegni
finanziari assunti con famiglie, lavoratori, imprese , pur avendo in cassa i
soldi per farlo.
E se in quella occasione, come si sa, ci
siamo "salvati", con buona pace degli
sciacalli che già s'erano alzati in volo
per banchettare sulle spoglie di una
Giunta regionale data per sconfitta, è
perché unendo la ferma determinazione
a perseguire strade legislative e giuridicamente "forti" con la linea del
dialogo con il presidente Renzi e il suo
Governo, siamo riusciti a ottenere una
deroga rispetto al patto di stabilità, che
mai nessuno, prima di noi, s'era sognato
di chiedere e, soprattutto, di ottenere.
Purtroppo, non solo per il solito consigliere regionale che spara sciocchezze
u n giorno sì e l'altro pure, ma anche per
u n parlamentare in carica, che negli
ultimi vent'anni è stato autorevole esponente di governo della nostra regione,
quel risultato, unito ai tanti altri portati
a casa nei mesi successivi,sembra aver
innescato u n rigurgito biliare e una
v
v
'
perdita di lucidità politica. Per non dire
altro.
Solo chi è in mala fede, infatti, può far
finta di non vedere il grande lavoro che
insieme con i corpi intermedi, i sindacati, le parti datoriali, è stato fatto in
questi due anni per uscire dall'angolo in
cui la crisi della politica ci aveva relegato alla fine del 2013.
A chi oggi sale in cattedra, dimenticando di aver ricoperto incarichi di
governo che non mi pare abbiano lasciato una particolare traccia nella storia della Basilicata, vorrei ricordare che
se non abbiamo perduto 240 milioni di
euro della ex carta carburanti che rischiavano di andare in "perenzione" è
perché u n "gol" lo abbiamo segnato.
Così come abbiamo mandato in rete
una serie di altre palle vincenti. Tipo, la
modifica dell'articolo 45 della legge
99/2009 che per tre anni ha consentito a
due Regioni del Nord di mettere le mani
nel nostro "tesoretto".
Per non parlare della trasformazione
della carta carburanti in fondo di sviluppo, da u n lato, e in strumento di
sostegno al reddito degli ultimi e dei
penultimi, dall'altro.
Naturalmente, tanto chi sale in cattedra, pur non avendo i titoli per farlo,
quanto il solito consigliere regionale
che spara sciocchezze e livore ogni qual
volta apre bocca, si son guardati bene
dal mettere in evidenza che senza autorizzare un solo barile in più di petrolio
rispetto a quelli previsti dagli accordi
del 1998 e del 2006, siamo riusciti ad
ottenere dal Governo Renzi ciò che gli
altri presidenti del Consiglio ci avevano
sempre negato. Vale a dire, il 30 per
cento di Ires sulle produzioni aggiuntive
rispetto agli 80 mila barili giorno del
2013.
Giudichino i lucani se queste sono - o
non sono - "vittorie" di cui andare fieri.
Soprattutto giudichino i comportanti di
quei consiglieri regionali che a Policoro
- tanto per non cambiare - ci hanno
riempito di improperi, insulti, gestacci,
quando annunciavamo, insieme con i
presidenti delle Regioni Puglia e Calabria, che in casi estremi avremmo
fatto ricorso al referendum pur di bloccare le trivelle in mare, e che oggi
rosicano di invidia perché ancora una
volta ha vinto la linea del dialogo con il
Governo nazionale.
È proprio vero: i lucani non dimenticheranno. Alla faccia di chi sale in
cattedra e di chi apre bocca per dire
fesserie.
[* Presidente della Giunta regionale della Basilicata!
«Sciacalli, sciocchezze
essene e rigurgiti biliari»
Il governatore rivendica ancora il merito della mediazione col Governo
Intanto Lacorazza scrive alle altre Regioni sulla riforma del Titolo V
dopo gli emendamenti
sullo Sblocca Italia
Pittella replica
aiie crinelle
di Rosa e Felino
POTENZA - Rabbioso. Tre giorni dopo l'annuncio delle modifiche allo "Sblocca trivelle" annunciate dall'esecutivo Marcello Pittella reagisce male alle critiche di chi si mostra scettico sul risultato raggiunto. Men-
tre il presidente del Consiglio regionale Lacorazza rilancia e scrive agli omologhi delle
assemblee che hanno approvato i referendum no triv per rilanciare una strategia comune in vista della modifica del Titolo V della Costituzione.
«E ' il caso di dire che "i lucani non dimenticheranno" ciò che in appena due anni la
Regione Basilicata è riuscita ad ottenere dal
Governo Renzi in tema di benefit collegati
alle estrazioni petrolifere».
Così il governatore replica a Gianni Rosa,
che aveva polemizzato sulla sua assenza ieri
in Consiglio regionale. Dove era atteso per
comunicazioni urgenti proprio sul petrolio.
«Non dimenticheranno - prosegue - che
nel 2014 stavamo letteralmente morendo
asfissiati per effetto di una norma europea
capestro, quella del "patto di stabilità", che
ci impediva di onorare gli impegni finanziari assunti con famiglie, lavoratori, imprese,
pur avendo in cassa i soldi per farlo. E se in
quella occasione, come si sa, ci siamo "salvati", conbuonapacedegli sciacalli che giàs'erano alzati in volo per banchettare sulle
spoglie di una giunta regionale data per
sconfitta, è perché unendo la ferma determinazione a perseguire strade legislative e
giuridicamente "forti" con lalinea del dialogo con il presidente Renzi e il suo governo,
siamo riusciti a ottenere una deroga rispetto al patto di stabilità, che mai nessuno, prima di noi, s'era sognato di
,
chiedere e, soprattutto, di ot-
ta carburanti che rischiavano di andare in
"perenzione" è perché un "gol" lo abbiamo
segnato. Così come abbiamo mandato in rete una serie di altre palle vincenti. Tipo, la
modifica dell'articolo 45 della legge
99/2009 che per tre anni ha consentito a due
Regioni del Nord di mettere le mani nel nostro "tesoretto". Per non parlare della trasformazione della carta carburanti in fondo
di sviluppo, da un lato, e in strumento di sostegno al reddito degli ultimi e dei penultimi, dall'altro».
Pittella ricorda che Rosa era a Policoro
per contestare l'iniziativa dei presidenti di
Puglia, Calabria e Basilicata contro le trivelle in mare assieme ad altri «che oggi rosicano di invidia».
«E ' proprio vero - conclude il governatore
- i lucani non dimenticheranno. Alla faccia
di chi sale in cattedra e di chi apre bocca per
dire fesserie».
Di tutfaltro umore il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza, che si gode il risultato delle modifiche allo Sblocca Italia.
Ieri Lacorazza ha inviato ai presidenti
delle dieci giunte regionali (i cui Consigli
hanno approvato i quesiti referendari "anti
trivelle") unaletterain cui si chiede di «verificare passo dopo passo gli accadimenti» e
«avviare una approfondita riflessione sulla
strategia energetica nazionale anche alla
luce del percorso avviato con la riforma del
titolo quinto della Costituzione e in partico«SoitantO
tenere».
lare per le nuove e diverse attribuzioni di
, ,v
Pittella ne ha anche per il competenze tra Stato e Regioni».
Cill è
deputato lucano di Sinistra
L'obiettivo è quello di «convocare un in. ~ italiana Vincenzo Folino, contro urgente» prima delle festività natali111 H13.I3. ICQC,
sempre più lontano da quel- zie, per «verificare le possibilità che si aprono - è scritto nella lettera - dopo che da più
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pilO i3r iilltH
«purtroppo, non solo per il parti il governo è stato invitato a fare marj,
j
solito consigliere regionale ciaindietro» sui contenuti del quesiti, «eper
Cli IlOn VCQCre» che spara sciocchezze un definire un comune percorso».
m m m m m n m giorno sì e l'altro pure, ma
anche per un parlamentare
in carica, che negli ultimi ventanni è stato
autorevole esponente di governo della nostra regione, quel risultato, unito ai tanti altri portati a casa nei mesi successivi, sembra aver innescato un rigurgito biliare e
una perdita di lucidità politica. Per non dire
altro».
«Solo chi è in mala fede - insiste il governatore - può far finta di non vedere il grande
lavoro che insieme con i corpi intermedi, i
sindacati, le parti datoriali, è stato fatto in
questi due anni per uscire dall'angolo in cui
la crisi della politica ci aveva relegato alla fine del 2013. A chi oggi sale in cattedra, dimenticando di aver ricoperto incarichi di
governo che non mi pare abbiano lasciato
una particolare traccia nella storia della Basilicata, vorrei ricordare che se non abbiamo perduto 240 milioni di euro della ex car-
Il premier il suo fedelissimo non cedono:
il leader lucano dem deve essere renziano
Dietrofront: solo
11LLC113, u à LOttl
Nell'incontro romano con i vertici nazionali
per decidere il post Luongo, bloccatala "lista invitati
governatore
Pressing
pria
trasversale sul segreteria
LLVATORE!
In ogni caso
si vuol
chiudere la
partita entro
fine anno
POTENZA - Non ci sarà la folla dalla Basilicata all'ufficio di Lotti. Eppure a un
certo punto erano così tanti i renziani
che avevano chiesto di poter accompagnare il presidente della Regione all'incontro a Roma con il braccio destro politico di Renzi che davvero sarebbe servito
un pullman. Per tagliare la testa al toro
ed evitare polemiche
togliendo così lapossibilità aggiungere ulteriori fibrillazioni a
una situazione che
continua comunque a
essere intricata con
anche un tema formale-politico tra chi poteva partecipare alla riunione e chi no, sarà solo Marcello Pittella a
incontrare Luca Lotti.
Tema del faccia a faccia il post Luongo.
Insomma la missione romana del governatore è quella di individuare la soluzione "migliore" per la leadership del partito lucano. Con un punto fermo: Renzi (e
quindi Lotti) chiede senza senza e senza
ma che a guidare il Pd lucano sia un renziano. Questione di bandierine da mettere nello
scacchiere politico e non
solo. E pare che Speranza
(a meno di nome proposto
proprio irricevibile) la
questione sarebbe pronta
a digerirla: anche di questo si sarebbe parlato nel
viaggio in elicottero da Potenza a Roma successivo
al funerale di Antonio
Luongo. A Pittella e Lotti
quindi individuare il nome possibile del nuovo se- ,
gretario. Questo consentirebbe di evitare il commissariamento da Roma e lasciare un lucano alla segreteria. Il segretario poi (a
stretto giro e prima della fine dell'anno)
verrebbe eletto non in congresso visto
che ci vorrebbero mesi ma attraverso il
voto politico dell'Assemblea regionale
dei 100 eletti al congresso del 2014. Una
curiosità c'è: visto che per la scomparsa
di Luongo non ci sono organismi, chi
convoca l'assemblea?
Possibile la via dell'autoconvocazione.
In ogni caso Pittella tenterà di mettere
ordine e quanta più unità possibile nel
momento più difficile e
anche drammatico della
storia del Pd lucano. Il
nome che circola è anche
lo stesso di Marcello Pittella per una segreteria
che sarebbe comunque a
tempo fino alla convocazione di un congresso. In
ogni in molti dalla Basilicata fanno pressing proprio per Pittella segretario che viene considerata
l'unica soluzione reale di
prestigio e di garanzia
per tutte le aree visto che
contemporaneamente (e
il lavoro non si preannuncerebbe facile)
dovrebbe essere il leader istituzionale
più alto della Basilicata e segretario del
maggior partito regionale.
[email protected]
Benvenuti (davvero)
al
Sud
La Basilicata vuole garantire
il reddito minimo
a ottomila persone
con le royalty del petrolio
Al cinema Gli interpreti del film «Basilicata coast to coast», pellicola del 2010 diretta da Rocco Papaleo
Nel Texas d'Italia anche i disoccupati avranno un reddito
minimo grazie al petrolio. La
Regione Basilicata ha deciso di
investire le royalty del suo «oro
nero» per pagare un assegno a
circa 8.000 famiglie prive di
entrate economiche sicure e
dignitose. È un punto di svolta
nel controverso rapporto tra
l'estrazione degli idrocarburi e
questa parte d'Italia a lungo in
testa alle classifiche della povertà; e la Basilicata, se da un
lato possiede i giacimenti di
petrolio più ricchi dell'Europa
continentale, dall'altro è tra le
regioni che da mesi stanno
tentando di strappare al governo lo stop alle trivellazioni in
mare.
Benvenuti al Sud che prova a
uscire da un destino di arretratezza facendo leva sulle sue risorse. Sono 7 le Regioni italiane intenzionate a garantire un
salario minimo ai senza lavoro
(Lombardia, Valle d'Aosta,
Friuli Venezia Giulia, Lazio,
Molise, Puglia e appunto Basilicata), a cui vanno aggiunte le
province autonome di Trento e
Bolzano. Ma mentre in tutta
Italia questa forma di welfare
viene finanziata attraverso fondi europei sul reinserimento
nel mercato del lavoro, la Basilicata lo pagherà al 95* con gli
indennizzi incassati dalle compagnie che estraggono l'«ama-
to-odiato» petrolio.
La Regione ha già approvato
il regolamento e sta per pubblicare i bandi per gli aventi diritto: l'iniziativa si rivolge principalmente a due categorie, i
lavoratori per i quali scade ia
cassa integrazione in deroga e
le famiglie con un reddito inferiore a una certa soglia, n «reddito minimo» funzionerà così:
i comuni lucani presenteranno
progetti per lavori di pubblica
utilità per i quali impiegheranno i senza lavoro. Il compenso
di questi ultimi (circa 500 euro
al mese per un periodo di un
anno) verrà pagato dalla Regione; nel contempo i beneficiari potranno seguire corsi
per riaffacciarsi sul mercato
del lavoro. Le royalty sugli
idrocarburi garantiranno a
questo piano non meno di 40
milioni di euro all'anno.
L'obiettivo è di cominciare a
versare il contributo sociale dal
febbraio del 2016.
«Fino a ieri — spiega il presidente della giunta regionale
Marcello Pittella (Pd) — con i
proventi petroliferi pagavamo
una carta sconto sui carburanti
indistintamente a tutti i residenti in Basilicata. Adesso abbiamo deciso di concentrare le
risorse a beneficio della fascia
più svantaggiata della popolazione. La Basilicata ha fatto
grandi passi avanti: la percentuale di chi non gode di un
reddito sufficiente è passata
dal 50% al 38% ma non ci può !
essere sviluppo se la società
viaggia a due velocità».
La ricchezza portata dall'oro
nero è al centro di roventi polemiche in Basilicata: troppo
squilibrio tra i profitti garantiti
a chi estrae e le compensazioni
per gli enti locali; troppo alto il
prezzo pagato dall'ambiente e
dalla salute. Adesso il «reddito
minimo» finanziato con le royalty cerca di mettere le cose a
posto. Difficile però non vedere
la contraddizione: da un lato la
Basilicata ammortizza il disagio sociale grazie al petrolio
ma dall'altro dice no alle trivellazioni in mare e all'apertura di
nuovi pozzi sulla terraferma.
«Non mi piacciono gli eccessi di certe proteste di piazza
— prosegue Pittella — ma il
concetto a cui teniamo fede è
la sostenibilità ambientale di
cui parlano gli accordi sottoscritti con il governo nel 1998 e
nel 2006: lì quel limite di sostenibilità è fissato in 154.000 barili al giorno. E dunque non rovineremo le nostre coste e non
autorizzeremo nuove perforazioni in segno di rispetto per
l'ambiente».
Claudio Del Frate
# &cdelfrate
La parola
ROYALTY
Per royalty si intende il diritto del
proprietario di un bene o di un brevetto a
ottenere il versamento di una somma di
denaro in cambio dello sfruttamento di
quel bene. Sono in genere il frutto di una
contrattazione; dal 2001 a oggi la Basilicata
(Regione e comuni) hanno incassato
dall'estrazione degli idrocarburi circa 1,5
miliardi di euro.
Ì)eH'«oro
nero» erosi
beneficerà
la fascia più
povera
Marcello
Pinella
La vicenda
• La Basilicata
nel 2014 ha
prodotto 3
milioni e 978
mila tonnellate
di greggio,
pari al 70%
circa dell'intera
produzione
nazionale.
I giacimenti
sono
concentrati
nella Val d'Agri
• Il territorio
ha ricevuto
compensazioni
economiche
che fino a oggi
hanno
finanziato i
progetti più
disparati, dagli
sconti sulla
benzina peri
residenti alle
sagre di paese
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BASILICATA, ENI E SHELL
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as, e e 1 accordo
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•
•
ìeci comuni
Sono i centri interessati dall'attività petrolifera
L'accordo por
il gas è stato
sottoscritto
ieri da
Regione
Basilicata, Eni
e Shell
• '5 ' ' Attività estrattiva
a Viggiano uno dei
comuni interessati dalla
fornitura di gas
''.. VIGGIANO. Via libera
all'accordo sul gas in vai d'Agri.
Regione, compagnie petrolifere
e Comune di Viggiano, ieri pomeriggio, hanno , finalmente,
raggiunto Y intesa per garantire
il bonus ai dieci comuni inte-
ressati dalle estrazioni petrolifere: Viggiano, Grumento, Marsicovetere, Marsico Nuovo, Moliterno, Montemurro, Sarconi,
Spinoso, Paterno, Tramutola.
L'accordo prevede la fornitura a titolo gratuito da parte di
Eni e Shell di un quantitativo
annuo di gas pari a 45.000 metri
cubi al giorno, ossia 16.425.000
Smc all'anno. L'accordo è stato
firmato dal presidente, Marcello Pittella, dal sindaco di Viggiano, Amedeo Cicala, dal responsabile del distretto meridionale di Eni, Enrico Trovato,
e dal direttore commerciale di
Shell Italia, Tom Kjolberg.
La trattativa andava avanti
da tre anni e ha dovuto superare vari momenti di difficoltà
legati sia al beneficio in sé (si
aspettava il gas, arrivano i soldi), sia alla complessità politica
derivante dai comuni che si sono sentiti esclusi. Alla fine è
passato il principio che una
porzione di gas deve restare, anche se monetizzata, sul terri-
torio che la produce. In media, il
contributo che percepiranno i
residenti dei dieci comuni si aggirerà intorno ai 300 euro
all'anno, ma la somma crescerà
in rapporto al numero dei componenti del nucleo familiare.
Le famiglie che risiedono a
Viggiano prenderanno di più
perché il nuovo bonus si som-
merà a quello che già percepiscono da altre fonti. A beneficiare del bonus saranno quasi
12mila famiglie. L'accordo durerà cinque anni, poi si dovrà
riprendere la trattativa. Al primo posto tra i beneficiari
dell'agevolazione restano le famiglie a cui andrà circa l'80 per
cento del bonus. La restante
parte della quota è destinata ai
Comuni per progetti di efficienza energetica. Il sindaco di Viggiano ha annunciato che il 20
per cento destinato al suo Comune sarà messo a disposizione di tutti gli altri Comuni firmatari dell'accordo. [p.perc.J
LE CARATTERISTICHE
Treni a diesel progettati e realizzati secondo le
più avanzate concezioni di ingegneria, con
accessori e tecnologie all'avanguardia
CON RETE FERROVIARIA ITALIANA
1
$
M
i PROGETTI DI TRENITALIA
II moderno convoglio offre complessivamente
312 posti (di cui 159 a sedere), ed è destinato
a viaggiare sulle linee non elettrificate
•
n arrivo 4 nuovi
treni «Swing»
Sulle tratte Potenza-Foggia e Potenza-Salerno
Il taglio del nastro dei nuovi treni presentati a Potenza, presenti i vertici della Regione e di Trenitalia
ALESSMrlO BOCCIA
• È arrivato in anticipo il
regalo di Natale per i viaggiatori lucani. Da ieri, infatti, è
entrato in servizio «Swing», il
primo dei quattro treni diesel
che percorreranno le tratte Potenza-Foggia e Potenza-Salerno. «Swing» è stato inaugurato
nel capoluogo alla presenza dei
vertici della Regione e di Trenitalia, con un viaggio dalla
stazione di «Potenza Centrale»
a quella di «Potenza Superiore». Si tratta di un treno pro-
gettato e realizzato secondo le
più avanzate concezioni di ingegneria, con accessori e dotazioni tecnologiche all'avanguardia, tali da elevare gli standard di affidabilità, puntualità,
confort, sicurezza e informazione ai passeggeri. Costruito
in Polonia dalla «Pesa», il moderno convoglio diesel offre
complessivamente 312 posti (di
cui 159 a sedere), ed è destinato
a viaggiare sulle linee non elettrificate ad una velocità massima di centotrenta chilometri
orari. «Swing» è inoltre dotato
di monitor e apparati audio per
una migliore comunicazione
con i passeggeri ed è equipaggiato con sei telecamere interne e quattro esterne per garantire una video sorveglianza
a 360 gradi. Tre dei nuovi quattro convogli sono stati acquistati in autofinanziamento
mentre il quarto è stato interamente finanziato dalla Regione Basilicata con risorse PO
FESR 2007-2013.
«Si tratta del più moderno
treno diesel che abbiamo in
Italia e in Europa - ha spiegato
Orazio Iacono, direttore della
Divisione Trasporto Regionale
Trenitalia - il più evoluto e
dotato di ogni confort e dispositivo per garantire sicurezza e affidabilità ai passeggeri. È questa una risposta concreta alle esigenze dei viaggiatori perché la nostra priorità è migliorare il trasporto
pubblico locale». Al taglio del
nastro del nuovo treno, presente anche l'assessore regionale alle infrastrutture e ai
trasporti, Aldo Berlinguer. «Sono decenni che non vengono
destinati nuovi treni alla Basilicata. Un tempo infinito.
L'arrivo di questi quattro convogli - ha evidenziato Berlinguer - rappresenta una svolta
nella qualità dei servizio che
potrà finalmente fornire risposta alle ripetute e legittime
esigenze espresse dalla comunità lucana. Abbiamo profuso
un forte impegno e continueremo a farlo: la strada è lunga
per uscire dall'isolamento».
Nel corso della conferenza
stampa, inoltre, sono state illustrate le modifiche all'orario
invernale, con nuovi collegamenti veloci sulla Potenza-Salerno, con una riduzione dei
tempi fino a trenta minuti, confermando anche i collegamenti
con i «Frecciarossa» (anche per
la direttrice verso Foggia), e i
lavori di ammodernamento
della Potenza-Foggia per un investimento di circa 200 milioni
di euro. Nel biennio 2016-2017
nelle stazioni di Castel Lagopesole, Rionero, Melfi e Ascoli
Satriano saranno realizzati
quattro nuovi sottopassi pedonali e alzati i marciapiedi a
quota 55 cm per facilitare l'accessibilità ai treni. Saranno
inoltre velocizzati gli incroci e
gli itinerari di ingresso e uscita
nelle stazioni di Avigliano Lucania, Castel Lagopesole, Rionero, Melfi e Ascoli Satriano.
Ciò consentirà di velocizzare il
movimento dei treni in stazione. Entro il primo trimestre
2016 verranno ultimati i lavori
di rinnovo delle rotaie e delle
traversine fra Cervaro e Ascoli
Satriano.
Il primo dei quattro treni diesel che percorreranno le tratte Potenza-Foggia e Potenza-Salerno
1 IH IIITILIIM ENTRO MARZO 2Q16 SARANNO IN CIRCOLAZIONE LE DUE COPPIE DI TRENI
Obiettivo: «Avvicinare
alla Puglia e alla Campania»
«w » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » »
«Una svolta nella qualità dei
servizio e una risposta alle
esigenze dei viaggiatori»
'• D'intesa con la Regione
Basilicata, entro marzo 2016,
una coppia di treni «Swing»,
circolerà anche sulla linea Potenza-Salerno. È l'altra buona
notizia annunciata ieri dal
direttore della Divisione Trasporto Regionale Trenitalia,
Orazio Iacono, nel corso della
presentazione dei nuovi treni
alimentati a gasolio, «dagli
interni confortevoli e dalle
prestazioni di assoluta eccellenza in termini di sicurezza,
affidabilità e accessibilità».
«Con il nuovo orario di 'Tre-
nitalia' 2016 abbiamo fatto in
modo che la Basilicata - ha
commentato Iacono - sia sempre più vicina alla Puglia e
alla Campania». Questo vuol
dire riqualificazione dei collegamenti regionali e una migliore
integrazione
ferro-gomma verso Foggia e Salerno e con i servizi «alta
velocità» in partenza e arrivo
da Salerno. Nuovi collegamenti veloci sono stati inseriti sulla linea Potenza-Salerno, con riduzione dei tempi
di percorrenza fino a
mezz'ora, grazie all'individuazione delle fermate in cui
si concentra la maggiore domanda di mobilità. I collegamenti veloci, attuati di concerto con la Regione Basilicata, serviranno le località
di Picerno, Baragiano, Bella
Muro, Eboli e Battipaglia.
Confermati col nuovo orario anche i servizi sostitutivi
su Salerno e Napoli in collegamento con i treni «Frecciare ssa». Sulla linea Potenza
- Foggia, interessata da importanti lavori di ammodernamento, è previsto un collegamento veloce da e per
Foggia in coincidenza con i
treni «Frecciabianca» e «Intercity». Su questo versante i
servizi sostitutivi garantiscono collegamenti di raccordo
fra Melfi e Foggia in coincidenza con treni regionali e
collegamenti fra Potenza e
Foggia in coincidenza con i
treni per Roma e Milano. Sulla linea Potenza-Taranto l'offerta resta confermata. [a.boc.J
Si
Potenziato il parco
mezzi dei pendolari
Dal 2017 al via i lavori
di elettrificazione
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Investimento: 200 min !
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L'interno s (sotto) il treno Swing alla stazione di
Potenza; a destra il taglio del nastro di ieri mattina
Potenza e Foggia più vicine
Quattro nuovi regionali. Trenitalia annuncia interventi anche veìw la Campania
POTENZA - «Musica nuova suibinari della Basilicata: arriva Swing, il nuovo treno
diesel per i pendolari» : così Trenitalia ha
presentato, ieri mattina, il viaggio inaugurale del nuovo treno, da Potenza Centrale a Potenza Superiore, con abordo l'assessore regionale ai Trasporti Aldo Berlinguer e, per Trenitalia, il direttore della
divisione Trasporto regionale Orazio Iacono e il direttore del trasporto regionale
Basilicata, Mariella Polla.
Lo Swing presentato ieri è il primo dei
quattro treni diesel che entreranno in
esercizio in Basilicata. I nuovi treni faranno servizio inizialmente sulla linea Potenza-Poggia.
Gli Swing sono treni progettati e realizzati secondo le più avanzate concezioni di
ingegneria, con accessori e dotazioni tecnologiche all'avanguardia, tali da elevare
gli standard di affidabilità,
confort, security e
Entro marzo puntualità,
informazione ai passeggeri.
del 2016
Realizzati dalla Pesa, sono
moderni convogli diesel con
una coppia
di Swine
un'offerta complessiva di 312
posti (di cui 159 a sedere), de1 v
Circolera
stinati a viaggiare sulle linee
n
a n c h e Sulla
° n elettrificate. Il treno può
Wnf-a PAfpnv^i
raggiungerelavelocitàdil30
mica r uiciiza- c h i i o m e t r i o r a r i e d e dotato di
Salerno
monitor e apparati audio per
una migliore comunicazione
con i passeggeri. Inoltre, sono installate
sei telecamere interne e quattro esterne
per garantire una video sorveglianza a
360 gradi.
I nuovi treni presenteranno la nuova livrea esterna che contraddistingue tutta la
flotta regionale, dalla Sicilia alla Valle
d'Aosta, caratterizzata da un forte contrasto tra lo sfondo antracite opaco e le marcate pennellate di colore.
Entro fine anno sulla linea PotenzaFoggia saranno in servizio quattro treni
Swing. D'intesa con la Regione Basilicata,
entro marzo 2016, una coppia di Swing
circolerà anche sulla linea Potenza-Salerno.
I treni Swing sono un ulteriore tassello
del piano nazionale di rinnovo della flotta
regionale che Trenitalia sta dedicando ai
pendolari. In Basilicata tre nuovi convogli
sono stati acquistati in autofinanziamento mentre il quarto è stato interamente acquistato dalla Regione Basilicata.
A livello nazionale, Trenitalia ha programmato un investimento di 3 miliardi
di euro che si traduce in 200 nuovi treni e
235 convogli completamente rinnovati.
IL CKONOPKOGKAMMA Proseguono
così, secondo programma, gli interventi
di Rete Ferroviaria Italiana per il potenziamento infrastnitturale e tecnologico
della linea Potenza- Foggia. L'investimento complessivo è di 200 milioni di euro.
Nel biennio 2016-2017 nelle stazioni di
Castel Lagopesole, Rionero, Melfi e Ascoli
Satriano saranno realizzati quattro nuovi
sottopassi pedonali e alzati i marciapiedi a
quota 55 cm per facilitare l'accessibilità ai
treni. Saranno inoltre velocizzati gli incroci e gli itinerari di ingresso e uscita nelle stazioni di Avigliano Lucania, Castel
Lagopesole, Rionero, Melfi e Ascoli Satriano. Ciò consentirà di velocizzare il movimento dei treni in stazione. Entro il primo
trimestre 2016 verranno ultimati i lavori
di rinnovo rotaie e traversine fra Cervaro e
Ascoli Satriano. Il modulo di un binario
della stazione di Ascoli Satriano sarà allungato di 750 metri per ottimizzare il
traffico merci da e per San Nicola di Melfi.
Tutte le attività di cantiere saranno effettuate prevalentemente durante gli intervalli notturni/diurni programmati (in
alcuni casi durante i weekend per consentire la realizzazione dei sottopassi) nei
quali sarà sospesa la circolazione ferro-
viaria. Durante le interruzioni mobilità
garantita con autobus sostitutivi.
Nelbiennio 2014-2015 Rete Ferroviaria
Italiana ha rinnovato circa 5 0 km dibinari
sulle tratte Ascoli Satriano-Rocchetta, Filiano-Castel Lagopesole e Avigliano Lucania-Tiera e installato, in tutte le stazioni e
le fermate della linea Potenza - Foggia,
nuovi sistemi informatizzati per la gestione e diffusione delle informazione ai viaggiatori. Importanti interventi tecnologici
sono stati realizzati anche sulla linea Potenza-Foggia per il distanziamento in sicurezza dei treni. Interventi che hanno
consentito una significativa riduzione dei
guasti con il conseguente incremento degli standard di puntualità e regolarità.
I prossimi interventi riguarderanno l'elettrificazione dell'intera linea, l'eliminazione di 25 passaggi a livello e l'adeguamento di oltre 140 opere d'arte (ponti, viadotti e gallerie). Infine è previsto un upgrade tecnologico di tutta la linea con l'istallazione del Sistema di controllo della
marcia del treno (Scmt) che consentirà di
incrementare ulteriormente la sicurezza
di esercizio.
Al termine dei lavori, previsto nel 2019,
i tempi di percorrenza tra Potenza e Foggia saranno ridotti di circa 25 minuti.
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Obiettivo integrazione
tra ferro e gomma
CON il nuovo orario di Trenitalia 2016
la Basilicata diventa sempre più vicina
alla Campania e alla Puglia. Questo
vuol dire riqualificazione dei collegamenti regionali e una migliore integrazione ferro-gomma verso Poggia e Salerno e con i servizi AV (Alta velocità) in
partenza e arrivo da Salerno.
Sulla linea Potenza-Salerno sono stati inseriti nuovi collegamenti veloci,
con riduzione dei tempi di percorrenza
fino a mezz'ora, grazie all'individuazione delle fermate in cui si concentra la
maggiore domanda di mobilità.
I collegamenti veloci, attuati di concerto con la Regione Basilicata, serviranno le località di Picerno, Baragiano,
Bella Muro, Eboli e Battipaglia.
Confermati col nuovo orario anche i
servizi sostitutivi su Salerno e Napoli in
collegamento con i treni Frecciarossa.
Sulla linea Potenza-Foggia, interessata da importanti lavori di ammodernamento, è previsto un collegamento
veloce per e da Foggia in coincidenza
con treni Frecciabianca e Intercity.
I servizi sostitutivi su questo versante, garantiscono collegamenti di raccordo fra Melfi e Foggia in coincidenza
con treni regionali e collegamenti fra
Potenza e Foggia in coincidenza con i
treni per Roma e Milano. Sulla linea Potenza-Taranto l'offerta resta confermata.
E Pittella accelera sul Piano che ridisegna il sistema
Ma è ancora «isolamento»
Secondo l'assessore Berlinguer la strada per uscirne è lunga
attraverso una sostenuta razionalizzazione delle fermate esistenti, in
particolare campane, e la velocizzazione dei servizi link all'Alta Velocità su Salerno e Napoli, anche mediante l'inserimento di link automobilistici diretti. Si è data attuazione anche alla
prima fase del
Progetto di ammodernamento
della linea Potenza-Poggia
con
l'installazione di
un moderno sistema di gestione automatizzata dell'informazione all'utenza (display
informativi nelle
principali stazioni lucane e pugliesi) e lavori di rinnovo dell'armamento sulla medesima, mentre saL'assessore regionale ai Trasporti, Aldo Berlinguer (a destra), con il direttore Divisione
ranno avviati nei prossimi mesi gli
Passeggeri Regionale di Trenitalia, Orazio Iacono
interventi sul secondo sottoprogetto relativo all'eliminazione passagsibilità e la qualità dei eollegamenti gi a livello, modifiche di tracciato,
infrastrutturali della regione Basi- elettrificazione della linea. Il forte
Il quarto treno,
licata» : a dichiararlo è il governato- impegno profuso dalla Regione si
re Pittella in occasione della presen- inserisce nell'ottica di una più comin funzione a
tazione e immissione in esercizio plessiva revisione del sistema del
sui servizi regionali Trenitalia dei
gennaio, è acquistato
tre nuovi treni Atr220, modello trasporto pubblico regionale che
Swing, cui da gennaio seguirà un dovrà trovare nel redigendo nuovo
dalla Regione
4° treno acquistato dalla Regione Piano regionale dei trasporti la sua
più organica ed ampia definiziocon fondi Po-Fesr.
con fondi Po-Fesr
«L'immissione in esercizio del ne».
L'assessore al ramo, Aldo Berlinnuovo materiale rotabile, atteso ormai da decenni, contribuirà signifi- guer, ricorda che «sono decenni che
cativamente a migliorare la qualità non vengono destinati nuovi treni
complessiva dei servizi offerti in Ba- alla Basilicata. Un tempo infinito.
Dalla giunta
silicata rispondendo alle legittime L'arrivo di questi quattro convogli
esigenze
dell'utenza pendolare sia rappresenta una svolta nella qualianche la richiesta
sulla relazione Potenza-Foggia che tà dei servizio che potrà finalmente
sulla Potenza-Salerno. Inoltre - fornire risposta alle ripetute e legitdi eliminazione
continua Marcello Pittella - si è fi- time esigenze espresse dalla comunalmente operata una riorganizza- nità lucana. Abbiamo profuso un
delle barriere
forte impegno e contizione dell'offerta ferroviaria con
nueremo a farlo: la
particolare
riferimento
alla
relazioarchitettoniche
strada è lunga per uscine Potenza-Salerno che, con il nuore
dall'isolamento». Sevo orario entrato in vigore il 13 dicondo Berlinguer con
cembre 2015, è caratterizzata da
le nuove acquisizioni
POTENZA - «Si dà finalmente con- una spiccata velocizzazione, con re«sulle linee lucane si
creta attuazione al rilancio dei ser- cuperi di percorrenza sino a 20-30'
contribuisce significavizi ferroviari e ad importanti inve- rispetto all'attuale orario, attuata
tivamente a misrliorare
stimenti finalizzati a elevare l'acces-
la qualità complessiva
dei servizi offerti. Importante rappresentare che nell'anno 2016 il
40% circa di treni Potenza-Foggia,
calibrati in fasce orarie pendolari,
potrà essere garantito con il nuovo
materiale rotabile Swing mentre
sulla relazione Potenza-Salerno il
100% dei treni potrà essere assicurato con materiale rotabile di nuova
generazione di cui Minuetti elettrici, Minuetti diesel e Swing».
La Regione - ha aggiunto - «ha
chiesto e ottenuto inoltre importanti modifiche del programma di esercizio che finalmente consentiranno
la velocizzazione di alcuni treni sulla relazione Potenza-Salerno, oltre
all'istituzione di nuovi collegamenti all'Alta Velocità su Salerno e Napoli. Anche lungo la direttrice Potenza-Foggia: pur in presenza dei
noti lavori di ammodernamento ed
elettrificazione, abbiamo inserito
novità in termini di percorrenze
con l'innesto di collegamenti veloci
da e per Foggia. Sono state previste
velocizzazioni a una coppia di treni
in coincidenza con Frecce Bianche
ed Intercity. Inoltre, per consolidare
ancor più tali connessioni, alcuni di
essi sono stati resi
permanenti e calibrati sulle Frecce
anche nei giorni festivi» .
Le modifiche citate si inseriscono
nell'ambito del processo di rinegoziazione del contratto per i servizi ferroviari, avviato dal Dipartimento
regionale già nei mesi scorsi e improntato alla previsione di clausole
più stringenti sul monitoraggio,
verifica dei servizi, investimenti e
maggiore flessibilità contrattuale,
su cui è stata acquisita la disponibilità da parte di Trenitalia ad addivenire ad una condivisione nelle prossime settimane.
«E' infatti intenzione della Regione - spiega ancora Berlinguer - porre ulteriori clausole nel nuovo contratto di servizio in fase di rinegoziazione con Trenitalia in tema di
investimenti prevedendo la graduale e completa sostituzione del
parco delle vetuste automotrici Aln
668 e 663 con ulteriore nuovo materiale rotabile e l'immissione in esercizio, oltre ai 4 già previsti entro il
31 dicembre 2015 di ulteriori 2
complessi Atr220 nel corso della validità del contratto. Inoltre, a seguito di un serrato e continuo confronto avuto nei mesi scorsi con la societàferroviaria, sono stati assunti impegni ben definiti su investimenti
tesi all'elevamento dei livelli prestazionali del servizio, nonché sull'attuazione di interventi finalizzati a
migliorare la dotazione infrastnitturale nell'ottica di una maggiore
apertura della regione verso i nodi e
i principali della rete trasportistiea
nazionale, accelerando l'attuazione
degli investimenti di ammodernamento ed efficientamento infrastrutturale ed impiantistico».
In merito al Progetto di ammodernamento della linea PotenzaFoggia, l'assessore ribadisce quanto evidenziato dal presidente della
giunta regionale (il secondo sottoprogetto relativo all'eliminazione
passaggi a livello, modifiche di tracciato, elettrificazione della linea,
mentre sono stati completati i lavori
di installazione del sistema di Gestione automatizzata dell'informazione all'utenza, rinnovo dell'armamento
per circa 50 km sulla
linea).
Berlinguer chiede
infine a Rfi «uno sforzo per chi è portatore
di disabilità e deve fare i conti con le barriere architettoniche ancora presenti nelle
stazioni. Sono cittadini che vivono una condizione di minorità, non dobbiamo
lasciare soli e inascoltati. Il problema dell'accesso impervio per i disabili dev'essere affrontato. Ho effettuato alcuni sopralluoghi - ha concluso - per capire quali sono i lavori
necessari. Sono ulteriori obiettivi
per migliorare la fruibilità dei servizi che sembrano raggiungibili senza particolari aggravi di spesa».
Domani il punto sullo stato di avanzamento finanziario
Piano di sviluppo rurale
Confronto aperto ad Aliano
L'assessore
regionale
alle
Politiche
agricole
Luca Braia
ALIANO - Attuazione e avanzamento
finanziario, per la chiusura del Psr
Basilicata 2007/2013. Sono alcuni degli argomenti all'ordine del giorno
dell'ottava riunione del Comitato di
Sorveglianza del Psr Basilicata
2007/2013, convocato domani, alle
9.30 nella Sala convegni dei calanchi
ad Aliano.
La direzione dei lavori sarà affidata
a "Vittorio Restaino, Autorità di gestione del Psr Basilicata 2007/2013. Parteciperanno all'incontro l'assessore
alle Politiche agricole, Luca Braia; il
dirigente generale Giovanni Oliva, i
dirigenti del Dipartimento Politiche
Agricole e Forestali, i referenti della
Dg Agri - Commissione europea, i rappresentanti del Ministero delle Politiche agricole e forestali e degli altri dicasteri coinvolti, i responsabili dei dipartimenti regionali e i referenti del
partenariato economico e sociale, con
le organizzazioni professionali e di categoria, le associazioni, i sindacati.
«La corresponsabilità delle azioni
legate all'efficacia e alla riuscita delle
operazioni finanziate dai Psr -dichiara l'assessore al ramo Luca Braia- guiderà non solo la riunione del Comitato
ma sarà il principio su cui si baserà
l'intera prossima programmazione
2014/2020. Con l'incontro di domani
chiuderemo una stagione di programmazione caratterizzata da fasi alterne.
L'occasione sarà molto utile per approfondire insieme i punti di forza e
debolezza che hanno caratterizzato la
fase di programmazione ormai in
chiusura, discutere e confrontarsi
per capitalizzare
l'esperienza e quindi lavorare per la
programmazione del prossimo settennio che sarà decisiva per la competitività e l'innovazione delle imprese agricole e delle filiere agroalimentare che
dovranno puntare non solo alla produzione ma anche alla trasformazione
e commercializzazione, oltre che lavorare per la sostenibilità ambientale e la
governance territoriale. La partecipazione di tutti i componenti è auspicabile nell'ottica di adottare un approccio
aperto e di condivisione ampia».
[email protected]
>•* ( \ \ ( \ V I L'IMER¥EWfQ DEL "BANDO FEP BASILICAIA 2007/13 PER PORTI, LUOOHI DI SBARCO E RIPARI DI PESCA
I
li
•
J
!
. impianto per la pesca
La «stazione» che si inaugura oggi al lido di San Basilio
MICHELE SELWflGGI
• PISTICCI. Oggi l'inaugurazione della
nuova stazione di pesca al lido di S. Basilio,
realizzata su terreno demaniale e su progetto del Comune di Pisticci. L'intervento, il
primo in assoluto nella zona, rientra nel
"Bando Fep Basilicata 2007/13 per l'attuazione della Misura 3.3 dei porti, luoghi di
sbarco e ripari di pesca". L'elaborato è a
firma dell'architetto Enrico Maria Carosi,
di Policoro. L'opera è ubicata su un'area già
destinata ad attività di pesca, vendita del
pescato e rimessaggio, ben lontana dalle aree
occupate dai turisti in periodo estivo, ed è
stata realizzata secondo i più rigidi criteri
della compatibilità ambientale, dotata di sistemi tecnologicamente avanzati nel campo
della sicurezza, sia per le opere realizzate a
terra sia per la funzione che la stessa struttura avrà per i pescatori in mare. La stessa
stazione di pesca, offre spunti interessanti
ma anche profonde riflessioni sia sull'annoso problema occupazionale che per il concetto di innovazione tecnologica legato agli
antichi mestieri. Il tutto, infatti, mira a rivalutare il settore della pesca della costa
ionica non solo pisticcese e a promuovere il
territorio lucano con una serie di servizi per
gli operatorio diretti e indiretti.
L'intera opera, eseguita dalla impresa Pipe Lyne SRL di Gianfranco Martino, occupa
una superficie di circa 3200 metri quadri ed è
realizzata interamente in legno rispettando i
criterio della compatibilità ambientale ed è
dotata di una stazione radio di elevata potenza e di una stazione meteo e di postazioni
multimediali. Il programma odierno prevede un convegno all'Itas di Marconia (ore 9,30)
sul tema " Importanza della stazione di pesca
in ambito territoriale ed effetti in campo
alimentare", a cui parteciperanno il sindaco
Vito Di Trani il suo vice Domenico Albano e
l'assessore Alessandro Vena. Nella discussione interverranno il progettista, l'ing.Rocco Di Leo, il medico veterinario Valentina
Torpedino. Gaetano Caricato dell'Arpab, la
nutrizionista Elisabetta Borraccia, Giovanni Oliva direttore generale del Dipartimento
Politiche Agricole della Regione e Michele
Brucoli delle Misure Fer. I lavori saranno
conclusi dall'assessore Luca Braia e dal presidente della giunta regionale Marcello Pittella. Alle ore 13 è previsto il taglio del nastro
ed a seguire una degustazione del pescato
fresco nella nuova stazione di pesca.
TAfiliO BEL liftSTI» La nuova stazione per la posta del lido pisticcese
In Consiglio regionale si discute dei problemi
dell'atteso Ospedale unico per acuti di Lagonegro
«Ritardi per colpa di chi si oppone»
Berlinguerpunta il dito anche contro lefamiglie che hanno detto no agli espropri
«Gli uffici - ha aggiunto mi ribadiscono che l'ammiRassicurazioni
nistrazione di fronte al concessionario si è cautelata con
delle polizze assicurative a
su polizze
suo carico che si sommano
alla cauzione di 8 milioni già
e garanzie
in possesso della Regione».
versate da Sol
Sui disagi e le denunce
evocate da Ferrino Berlinguer ha parlato di due famiPOTENZA - Male che vada la glie «che a giudizio di Sol e
Regione incamererà 8 milio- dei tecnici che hanno svolto i
ni di euro di cauzione già sopralluoghi si sarebbero
versati dalla Società ospeda- rese responsabili di una strele Lucania, più i soldi delle nua resistenza e condotte a
polizze che è stata obbligata dir poco commendevoli per
a stipulare. Ma un conten- cui si è ravvisata, e ci sono
zioso sui ritardi accumulati approfondimenti in eorso
dal progetto del nuovo Ospe- nelle sedi competenti, redale unico per acuti di Lago- sponsabilità per la maturanegro è già aperto. E a pa- zione dei ritardi. Dato che
garne le conseguenze, alme- non hanno consentitol'acno in parte, rischiano di es- cesso ai luoghi».
sere anche le famiglie che si
«Tutti gli altri soggetti sono opposte agli espropri.
ha specificato - hanno accetLo ha spiegato ieri pome- tato indennità di esproprio
riggio in Consiglio regiona- tranne famiglie summenle l'assessore Aldo Berlin- zionate».
guer, rispondendo a nome
Stando ai dati del Mise il
della giunta a un'interrogaprogetto
dell'ospedale di Lazione presentata dal capogonegro
prevede un finangruppo del Movimento 5
ziamento
pubblico statale di
Stelle
Gianni
75milioni
di euro e di lmilioFerrino.
ne e mezzo della
La questione
Regione. Mentre
degli espropri
la Sol spa dovrebera al centro dei
be sopperire alle
quesiti presentaaltre spese fino a
ti da Ferrino. Ma
raggiungere la
la risposta di
cifra di lOOmiBerlinguer è stalioni di euro per
ta più ampia e arl'ultimazione
ticolata.
delle opere indi«V'è stata un imprevisto
cata nel progetto
prolungamento dei tempi definitivo datato 2011, che
necessari per realizzare l'o- intanto sarebbe già lievitato
spedale». Ha ammesso l'as- non poco. In cambio la Sol
sessore, spiegando che si so- dovrebbe avere per 26 anni
no rese necessarie ulteriori la gestione di bar e strutture
«indagini geognostiche per di ristorazione, del servizio
validare il progetto esecuti- mensa, di tutti i fabbricati e
vo».
dei parcheggi manutenzio-
ne inclusa, dei locali commerciali, delle pulizie, della
vigilanza e dello smaltimento dei rifiuti. Per un costo a
carico della Regione di circa
4,8 milioni di euro all'anno.
La nuova struttura dovrebbe essere realizzata su un
lotto di quasi Domila metri
quadri, con una superficie
coperta di 1 Smila per 176
posti letto.
SALUTI L'ITAUA È L'UNICA NAZIONE AL MONDO AD ESSERSI DOTATA DI I M E GUIDA
Linee guida sulla «pet therapy»
il Codacons premia De Filippo
11 sottosegretario «Amico del consumatore 2015»
; Sarà consegnato questa mattina a
Roma il premio del Codacons «Amico
del consumatore 2015» al sottosegretario distato alla Salute Vito De Filippo.L'appuntamento per la cerimonia di consegna è alle 12 nello Stadio
di Domiziano in via di Tor Sanguigna
3. Consegnerà il premio la giornalista
Emanuela Falcetti; testimonial Alice
Sabatini, Miss Italia 2015.
L'esponente lucano di governo riceverà il riconoscimento che il Codacons assegna ogni anno alle personalità del mondo civile, politico,
imprenditoriale e dello spettacolo che
più si sono distinte nella difesa degli
utenti. La premiazione avverrà in
occasione del convegno «Interventi
assistiti con gli animali e agricoltura
sociale: le nuove frontiere della terapia», organizzato da Codacons, Coldiretti e Rete italiana laa (Interventi
assistiti con gli animali).
Con l'approvazione delle Linee guida in materia di laa da parte della
Conferenza Stato-Regioni e Province
autonome, l'Italia è il primo Paese al
mondo ad avere stabilito una norma
di riferimento nel contesto della mediazione uomo-animale. Il merito di
questo primato - sottolinea il Codacons - va al sottosegretario alla
Salute De Filippo che si è prodigato
per rendere le terapie con gli animali
uno strumento realmente utile ed
^
3# !
VÉtr- i>- Filippo
efficace per chi opera nel settore, per
stabilire regole omogenee sul territorio e definire gli standard di qualità per la corretta applicazione degli
interventi, al fine di garantire la
tutela degli attori coinvolti, in primis
i pazienti, favorendo una corretta
interrelazione tra gli animali e le
persone.
Al riconoscimento oggi tributato al
sottosegretario De Filippo si è arrivati dopo l'approvazione delle linee
guida che ha visto momenti di confronto, anche molto aspro, tra il Codacons e l'esponente di governo ma
che ha poi prodotto uhna norma
condivisa.
MARIA CRISTINA PISANI*
Statuto, giovani ai margini
n'occasione persa, uno schiaffo in faccia a questa
generazione. Affermo questo, a seguito della mancata approvazione dell'emendamento che prevedeva l'inserimento del Forum dei Giovani di Basilicata all'interno della Conferenza regionale per la programmazione, conferenza prevista nella proposta di Statuto
in discussione presso il Consiglio Regionale della Basilicata.
Non si può chiedere ai giovani di avere peso sociale e
rilevanza nel cambiamento, mantenendoli ai margini, impedendo loro di fatto di poter costruire un rapporto di
corresponsabilità con le istituzioni.
Le giovani generazioni sono un importante fattore di
innovazione politica per il futuro.
Ritroviamo coraggio.
Lo stesso coraggio che il Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, ha dimostrato votando favorevolmente.
Al Presidente Pittella rivolgo il mio ringraziamento.
Il suo voto favorevole è stato un bel segnale per questa
generazione.
[* Presidente Forum Nazionale Giovani]
• Il palazzo della Giunta regionale di Basilicata [foto Tony Vece]
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rinnovo degli incarichi di vertice
SOLDI
Evasi imposte per 300mila euro e Iva per
90mila. Chi fruiva dei corsi pagava una
retta proprio come avviene con i privati
Tre false «no profit» nello sport
per efadere le tasse e le imposte
Una società di volley di A2F un'associazione di danza e un team ciclistico
PINO PEICIM1TE
• MARATEA. Il meglio di sé lo danno nella
descrizione dell'oggetto sociale. «Associazione di volontariato culturale e sportivo
che ha come scopo la promozione della
danza», scrive per esempio la titolare di una
scuola di ballo di Maratea. Un società di
Rivello, invece, promuove l'attività ciclistica
a livello dilettantistico. Enti no profit ma
solo sulla carta. La Brigata di Maratea della
Guardia di Finanza, diretta da luogotenente
Guilino Orrico, ha scoperto tre Asd (Associazioni sportive dilettantistiche) le quali
in realtà erano attività imprenditoriali che
volevano solo evitare di pagare le tasse.
Infatti, avrebbero occultato in tutto o in
parte i proventi. Tra queste figura anche
una società di pallavolo del Vallo di Diano,
ma con sede a Maratea, che ha partecipato
anche a campionati di serie A2 femminile. In
totale, le tre società hanno nascosto al fisco,
300 mila euro di ricavi con un'evasione di
Iva pari a circa 90 mila euro. Le altre due
associazioni (che beneficiavano di u n particolare regime fiscale) coinvolte nei controlli della Guardia di Finanza sono una
scuola di ballo di Maratea e u n a società di
Rivello «nata - è spiegato in u n comunicato
diffuso dal Comando provinciale di Potenza
delle Fiamme Gialle - con la finalità di
promuovere l'attività ciclistica a livello dilettantistico». Nel primo caso, dietro il paravento dell'Asd, la scuola di ballo pubblicizzava anche i corsi e i clienti erano
tenuti al pagamento di una retta mensile. È
stato inoltre scoperto che la società ciclistica
di Rivello ha acquistato «numerose e costosissime» bici da corsa «poi donate a terzi
senza alcuna certificazione ed in evasione
delle imposte». Associazioni totalmente prive di «reale vita associativa», dove le decisioni erano prese sempre dalle stesse
persone e senza che mai gli iscritti fossero
avvisati delle assemblee annuali. Secondo
quanto accertato dalla Guardia di Finanza,
la società di pallavolo «facendo ricorso ad
espedienti contabili» manteneva i volumi
degli affari al di sotto della soglia utile per
beneficiare delle agevolazioni fiscali. Da
qualche tempo la Guardia di finanza sta
provando a dare una risposta alla domanda
su quanto ammonta il nero nel cosiddetto
«terzo settore», controllando tutte le società
senza scopo di lucro. Dopo Matera tocca al
Lagonegrese. Associazioni sportive dilettantistiche, culturali, di promozione sociali,
organizzazioni di volontariato, prò loco,
stanno sottoponendo per la prima volta
bilanci e contabilità ai finanzieri. L'intenzione è quella di stanare i fenomeni di
evasione, particolarmente riprovevoli in
questo caso poiché si nascondono dietro
finalità sociali. Oltre alla Brigata di Maratea, sta svolgendo indagini anche la Compagnia di Lauria della Gdf. I risultati si
dovrebbero conoscere agli inizi del nuovo
anno. Si tratta di una strategia specifica per
sanzionare i furbetti del no profit che,
sfruttando la fiscalità di vantaggio degli enti
non commerciali, fanno concorrenza sleale
agli operatori economici regolari e creano
un grave danno di immagine agli enti e alle
associazioni che tanto fanno per il tessuto
sociale.
SALVATORE ADDUCE
«Matera capitale 2019
I fondi da legge stabilità
non sono una mancia»
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Uno scorcio dei Sassi
PD Salvatore Adduce
più riprese nei mesi scorsi ho sollecitato
l'iniziativa del Comune di Matera, della
Regione e dei parlamentari perché si lavorasse per ottenere il finanziamento del
programma contenuto nel dossier che ha vinto la
sfida Capitale Europea della Cultura 2019.
Coerentemente il Ministro Franceschini a metà
ottobre scorso annunciò la
decisione di compartecipare
al finanziamento del pro-
gramma culturale con 28 milioni di euro e in seguito tale
cifra è stata inserita in apposita previsione della legge
di stabilità. Tutto aperto rimaneva invece il capitolo del
programma degli investimenti infrastnitturali anch'esso contenuto nel dossier
(a pag. 96) e che prevede
investimenti per Centri di
produzione, formazione e industrie creative: come il Museo Demoetnoantropologico
(I-DEA),
TOpen
Design
school (Scuola del Design); Centri di fruizione culturale e turismo: come la nuova scuola media Torraca, il Sistema delle cave, e c c . ; Rigenerazione
urbana: come Piazza Visitazione con parcheggio
interrato, Matera verde con il trasferimento dello
Stadio e realizzazione del parco urbano del tempo
libero e della attività motorie; Accessibilità e grandi
infrastrutture: come il Nuovo sistema dei parcheggi,
Smart mobility per i Sassi, la tangenziale, "Ultimo
miglio" (incremento navette aeroporto Bari)...
Ho riportato solo alcuni dei venticinque interventi
previsti nel documento che, è bene ricordare, è stato
approvato dal Consiglio Comunale di Matera, dalla
Giunta Regionale e ha ottenuto l'autorevole validazione della commissione internazionale di esperti
indipendenti che ha deciso che Matera fosse proclamata Capitale Europea della Cultura per il 2019.
Quel programma prevede investimenti per alcune
centinaia di milioni di euro. Le decisioni prese l'altra
notte nella Commissione Bilancio della Camera soddisfano in parte le aspettative della nostra città. I
nostri deputati, a cominciare dall'on. Maria Antezza
che ha seguito con attenzione l'iter parlamentare,
sono riusciti a strappare il rifinanziamento per 20
milioni in 4 anni della legge 771/86 per il recupero dei
Sassi e alcune norme che potranno contribuire a
rafforzare la struttura amministrativa del Comune di
Matera.
Non era, ad onor del vero, neppure scontato che ci
si riuscisse. Tuttavia, dispiace rilevare che la stampa
di oggi inserisce questo risultato tra le "micromisure
frutto dell'assalto alla diligenza" (il Sole 24 ore pag.
10), o addirittura nel "marchettificio delle mance" (il
Fatto Quotidiano pag. 6). Questo è il risultato un po'
incolore per non aver saputo indirizzare l'azione
verso un provvedimento, il decreto città ad esempio,
più adatto all'importanza della Capitale Europea della
Cultura. Ma al di là del "veicolo" su cui è stato
caricato il finanziamento per Matera rimane irrisolto
il problema del reperimento delle risorse per ammodernare, rigenerare, riqualificare la città soprattutto nelle periferie e presentarla all'appuntamento
del 2019. Bene ha fatto il Sindaco De Ruggieri a
chiedere un incontro con il Presidente del Consiglio
dei Ministri. Ritengo indispensabile che nei prossimi
giorni approfittando delle feste natalizie il Sindaco
promuova un incontro con i parlamentari lucani
perché è giunto il momento di chiarire che Matera e la
Basilicata nel 2019 rappresenteranno l'Italia in Europa e a tre anni da quell'appuntamento non possiamo permetterci distrazioni.
/* Consigliere comunale Pd di Matera]
SOFFERTO RISANAMENTO IN CITTA
ìlancio in ordine
ok dal Ministero
Potenza, via libera dall'Interno sui conti
• Il Ministero dell'Interno ha approvato il
Bilancio stabilmente riequilibrato. L'Ipotesi
di bilancio è stata approvata dalla Commissione per la Stabilità finanziaria degli Enti
Locali. Nei prossimi giorni seguirà l'emanazione del Decreto di approvazione da parte
del Ministero dell'Interno. «Un risultato importante - ha spiegato il sindaco Dario De
Luca - reso possibile grazie ai decisi interventi che sono stati posti in essere dall' Amministrazione, finalizzati alla massimizzazione delle entrate e alla riduzione e la razionalizzazione di tutte le voci di spesa corrente. Il riequilibrio del Bilancio è stato condizionato dalla necessità di colmare prima di
tutto lo squilibrio di parte corrente registrato nell'esercizio finanziario 2014, pari a
26.640.669 euro e dall'esigenza di riportare in
equilibrio le annualità successive che avrebbero, altrimenti, registrato ulteriori squilibri se fosse stato mantenuto lo stesso livello
di spesa del 2014».
«I risultati maggiormente significativi
raggiunti dall' Amministrazione si sono avuti sul versante della spesa corrente - precisa
il segretario generale e dirigente ad interim
del settore Bilancio, Giovanni Moscatiello con la rinegoziazione dei contratti per prestazioni di servizio: vigilanza, pulizia degli
immobili comunali, trasporto pubblico urbano e altri. Si è agito su tutte le voci di spesa
corrente del bilancio comunale senza tralasciare neanche la spesa per il personale
dipendente dell'Ente, procedendo alla rideterminazione della dotazione organica del
personale dell'Ente e avviando un piano di
prepensionamenti che andrà a regime tra la
fine del 2015 e l'inizio del 2016 e che porterà
alla riduzione del personale in pianta organica di 45 unità lavorative».
«Determinante ai fini del riequilibrio aggiunge il sindaco - è stato il contributo
straordinario per l'importo complessivo di
32.500.000 euro riconosciuto dalla Regione
Basilicata. Il risultato del ristabilito equilibrio di parte corrente rappresenta il raggiungimento di un obbligo di legge, ma è,
soprattutto, il segnale di un enorme sforzo di
razionalizzazione dei conti dell'Ente ed è anche la migliore garanzia che il Comune di
Potenza, una volta superato il procedimento
di dissesto, possa andare avanti in un quadro
stabile e duraturo di equilibrio di bilancio».
Si è giunti all'approvazione ministeriale
attraverso un percorso cominciato con la delibera numero 103 del 20 novembre 2014, atto
attraverso il quale il Consiglio Comunale ha
dichiarato il dissesto finanziario del Comune
di Potenza. Ed era tenuto a presentare al
Ministro dell'Interno un'ipotesi di Bilancio
di Previsione stabilmente riequilibrato.
L'Ente ha quindi predisposto tale ipotesi
per gli anni dal 2014 al 2017, che il Consiglio
comunale, con deliberazione numero 120 del
30 novembre 2015, ha presentato al Ministero
dell'Interno che ha valutato e approvato.
«Non è vero
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è irreperibile»
Intervengono i suoi due legali
AIÌPftB L'ex direttore Aldo Sehiassi [foto Tony Vece]
* Sono reperibile, manda a dire - tramite i suoi avvocati l'ex direttore dell'Arpab, di recente rimozione, Aldo Schiassi. Il riferimento, fatto dagli avvocati Luciano Petrullo e
Cinzia Pasquale, riguarda le notizie in base alle quali
Schiassi «risulterebbe irreperibile ed inottemperante alla
consegna delle attività al neo nominato direttore generale
dell'Agenzia». Non è così, affermano i legali di Schiassi.
«Della nomina del nuovo Direttore Generale Arpa Basilicata - spiegano - il dr. Schiassi ha conoscenza a seguito di
una telefonata, ricevuta intorno alle 18.00 del 30 novembre
scorso, da parte dell'assessore Berlinguer che in quel frangente si trovava in Toscana. Lo stesso assessore non era in
grado di fornire ulteriori indicazioni neppure riguardo il
nominativo del nuovo incaricato. Da allora nulla più».
Non sono giunte a Schiassi «note o documenti ufficiali»
che fossero «lui indirizzati al fine di comunicare la risoluzione del contratto di lavoro o semplicemente notiziario dell'accaduto. Alcuna comunicazione per vie brevi,
telefono - e-mail - pec, è stata sollecitata essendo tutti
recapiti ben noti come, del resto, il suo indirizzo di residenza, come della sua dimora».
«Al contrario - sostengono i legali Petrullo e Pasquale - è
oltremodo chiaro alnostro assistito che il dovere di un buon
amministratore pubblico al termine di un incarico è quello
di offrire una puntuale relazione delle attività compiute,
nella vulgata definito "passaggio di consegne". Trasmissione tempestivamente effettuata già in data 2 dicembre
2015, nonostante i fragorosi silenzi, con inoltro ufficiale
della stessa relazione al Presidente della Giunta regionale
ed all'Organismo di valutazione».
In definitiva, dicono Pterullo e Pasquale, «sono sconosciute al dr. Schiassi modalità di esercizio della funzione
pubblica che esulino da atti formali, gli unici con i quali si
interloquisce tra organi. La stessa dichiarata "irreperibilità", così come rilevata sugli organi di stampa, a meno di
non sfociare in un puro sentito dire, può e deve essere
valutata unicamente con riguardo agli atti amministrativi
posti o meno in essere. Con tutte le conseguenze da ciò
derivanti. Si viene a conoscenza infine, sempre tramite
mass media, che presso la sede di Potenza di Arpa Basilicata sono stati trafugati documenti non meglio specificati. Non senza stupore si apprende, però, che in questa
totale nebulosa vi è una certezza: tra i documenti rubati ci
sarebbero le richieste di rimborso spese avanzate dal nostro
assistito. In merito, trattandosi di documenti personali del
dr. Schiassi, ci riserviamo sin d'ora di valutare la possibilità
di unirsi alla denuncia che pare essere già stata formulata
al fine di tutelare i diritti e la privacy del nostro cliente».
E si fa sapere che l'ex direttore dell'Arpab, qualora il suo
apporto «dovesse risultare necessario alle attività istituzionali», ha eletto la sede dei due legali Petrullo e Pasquale
come suo domicilio.
La vicenda alla quale gli avvocati Luciano Petrullo e
Cinzia Pasquale fanno riferimento è connessa a quanto
emerge da un verbale di deliberazione del nuovo direttore
dell'Arpab, appena subentrato a Schiassi, Edmondo lannicelli. Sono raccolte dichiarazioni di alcuni dipendenti
dell'Agenzia, di donne delle pulizie e vigilanti in relazione
alla scomparsa di alcuni faldoni dagli armadi della stessa
Arpab, a Potenza. Dalle dichiarazioni emerge anche la non
identificazione della persona che si è appropriato della
documentazione.
Ma si è trattata solo dell'ultima coda di veleni nell'Agenzia. Aldo Schiassi, infatti, alla vigilia della sua sostituzione
al vertice Arpab, ha presentato in Procura un esposto
denuncia con il quale punta l'indice contro una serie di
omissioni e impedimenti che la Regione avrebbe attuato,
ostacolando l'azione istituzionale di vigilanza dell'Agenzia
da lui diretta. Oltre alla «sottrazione» di fondi destinati ad
Arpab «per scopi diversi».
PITE1ZMI DIRIGENTI DEL PRC DELLA BASILICATA ILLUSTRANO LE LINEE PER UN CA1BIAMENTO IN BASILICATA E NEL PAESE
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La sinistra nnasce dalle cose
e da un soggetto unitario e plurale»
ne di tensioni sociali ingovernabili. Mentre, su un piano più ampio, scelte politiche errate hanno
aiutato di fatto l'esplosione di conflitti sanguinosi e del terrorismo.
«Anche sullo Statuto regionale conclude il Prc - si sommano tante
parole. Ma non si risponde ai problemi veri e concreti. Al futuro dei
nostri giovani, del territorio, del
lavoro. Questa è la programmazione da fare. Ed è il compito della
sinistra».
[mi. sa.]
L'incontro dei dirigenti del Pro lucano [foto Tony Vece]
Rifondazione comunista guarda alla prospettiva politica anche
in Basilicata. Al nuovo soggetto
unitario della sinistra, ma anche
alle politiche che si attuano in Basilicata su questioni dirimenti: le
politiche del lavoro, quelle
dell'ambiente, il petrolio e gli
emendamenti del governo allo
Sblocca Italia («un risultato, ancora da valutare, dovuto alle manifestazioni anti-trivelle che si sono ripetute sul territorio»).
Il punto su questo insieme di
questioni è stato illustrato, in una
conferenza stampa, dai dirigenti
del Prc di Basilicata: Nicola Sardone, Giovanni Filizzola, Emilia
Simonetti, Giovanni Rivecca.
«Nello scenario politico, sul piano locale, nazionale ed europeo hanno affermato - è evidente che ci
sia bisogno di sinistra. Ma urge
uscire dalla frammentazione. Serve un soggetto unitario e plurale.
Che non disconosca le diverse storie, ma che, partendo dai movimenti sociali, si unisca intorno ai
grandi obiettivi: contrastare le politiche liberiste e pro-austerity, insieme a vecchie e nuove povertà.
Chieda politiche in grado di promuovere il lavoro e di assicurare,
agli esclusi, un reddito minimo di
cittadinanza». Politiche che abbiano sguardo prospettico, ad esempio nel campo energetico: «Si investa non sul fossile, ma sulle
energie alternative e rinnovabili.
Oltretutto il prezzo del barile di
petrolio precipitato, nelle condizioni in cui Fattività di ricerca ed
estrazione può essere effettuata su
un territorio come quello lucano,
rende l'operazione anti-economica. Con scarse ricadute».
Un discorso che non esclude
neppure la situazione della Sata di
San Nicola di Melfi. «Anche qui dicono i dirigenti del Prc lucano così come già stanno facendo altri
grandi marchi internazionali (da
Volkswagen a Toyota), sarebbe
ora di puntare sul superamento
della vecchia concezione dell'automobile per puntare su vetture
ecologiche».
D'altra parte, come dimostrano
anche gli incontri internazionali
sul clima, al di là delle risposte
sinora date, appare evidente a tutti che un certo modello di sviluppo, intensivo e predatorio, sta mettendo a rischio la stessa vita del
pianeta. Così come il darwinismo
sociale accresce le fasce dell'esclusione anche nelle periferie delle
nostre città, favorendo l'esplosio-
niiGiinciii MA IL SINDACO DE RUGGIERI ERA INFORMATO?
ern tra Puglia
e citta dei Sassi
• Il direttore della Fondazione
Matera 2019, Paolo Verri, è anche commissario straordinario
dell'Agenzia regionale Pugliapromozione. Lo ha confermato
nelle scorse ore il presidente della Regione Puglia, Michele
Emiliano. «Sarà commissario
solo dal punto di vista formale ha aggiunto - perchè dobbiamo
ristrutturare l'agenzia, ma la
sua è una nomina definitiva. Il
tutto è avvenuto nel rispetto del
rapporto con la Basilicata: siamo due Regioni sorelle che lavorano insieme. Abbiamo trovato il giusto equilibrio e ringrazio
il presidente Marcello Pittella ha concluso Emiliano - per avermi dato la possibilità di concludere questa operazione».
In realtà, il lavoro comporta
l'avvio di un'agenzia unica che si
dovrà occupare al contempo di
cultura turismo e spettacolo, accorpando il Teatro pubblico pugliese e l'Apulia Film Commission. Non è un compito da poco,
specialmente se il tutto viene
sommato a impegni non meno
importanti in altri città italiane.
Una versatilità interessante
che, però, pone una serie di interrogativi tra Matera e dintorni. L'impegno in Puglia sembra
di non poco conto, proprio quanto quello di Matera che nell'appuntamento con il 2019 sta puntando le sue carte, tutte e senza
risparmiarsi. Quali delle due
realtà verrà sacrificata tenendo
conto che Verri non possiede il
dono dell'ubiquità?
Se lo chiedono in tanti in queste ore in città. Si aggiunge a
questo dubbio la presa d'atto che
l'accordo ha visto protagonisti i
due presidenti delle Giunte regionali, di Puglia e Basilicata.
Ma, allora, il sindaco della città
designata a rappresentare l'Europa nel 2019 è stato, oppure non
è stato coinvolto in questa iniziativa? Raffaello De Ruggieri
ne sapeva qualcosa, oppure ha
dovuto apprendere dell'accordo
a cose fatte? L'impressione che,
15 giorni fa, quando questa decisione è maturata, il sindaco di
Matera non ne sapesse nulla, per
quanto le voci circolavano ormai
da giorni. Ha appreso solo a cose
fatte. Ma se fino ad ora non ha
avuto nulla da ridir, vuol dire che
le cose vanno bene anche così.
Lacorazza
nò-trivelle
«
»
#11 presidente del Consiglio regionale, Piero
Lacorazza, ha invialo ai presidenti delle dieci
giunte regionali (i cui Consigli hanno approvato il
contenuto dei quesiti referendari "anti trivelle")
una lèttera in cui si chiede di «verificare passo
dopo passo gli accadimenti» e «avviare una approfondita riflessione sulla strategia energetica nazionale anche alla luce del percorso avviato con la
riforma del titolo quinto della Costituzione e in
particolare per le nuove e diverse attribuzioni di
competenze tra Stato e Regioni».
Lo ha reso noto lo stesso Lacorazza in un post
pubblicato su Facebook. L'obiettivo è quello di
«convocareun incontro urgente» prima delle festività natalizie, per «verificare le possibilità che si
aprono - è scritto nella lettera - dopo che da più
partili governo è siato invitato a fare marcia indietro» sui contenuti del quesiti, «e per definire un
comune percorso». ;
Il presidente del Consiglio regionale della Basi- ;
licata ha quindi spiegato di aver «colto molto positivamente» l'emendamento alla legge di Stabilità,
poiché «va incontro a gran parte delle problema:
tiche da noi poste», ricordando però che bisogna
attendere in ogni caso l'approvazione della legge e
la decisione della Corte Costituzionale:- «che dovrebbe esprimersi il prossimo 13 gennaio» - sui
sei quesiti. Lacorazza ha infine annunciato che
oggi a: Roma incontrerà le associazioni ambientaliste «per approfondire l'emendamento per modi-:
ficare l'articolo 38 dello Sblocca Italia e l'articolo
35 del Decreto Sviluppo».
Il I 11 IHin l!l l'Ibi Nili II, M VISTA DEL 2018, Di RUGGIERI RIBADISCE IL RUOLO DELLA CITTÀ E LA SU MISSIONE CHIEDENDO UN INCONTRO
1 Governo sia vicino»
11 sindaco scrive a Renzi: Roma tonifichi e rafforzi la nostra azione
Matteo Renzi
ri w » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » » »
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«Irrisolto il problema
dellerisorseper
ammodernare la città»
• In vista del 2019, quando la città sarà
capitale europea della cultura, «è opportuno che il governo nazionale tonifichi e
rafforzi l'azione del Comune di Matera e
della Regione Basilicata per costruire un
modello di saggezza amministrativa e di
creatività produttiva». Lo ha scritto il sindaco, Raffaele De Ruggieri, in una lettera
inviata al premier Matteo Renzi.
Nella stessa lettera, il primo cittadino ha
anche evidenziato «di essere pienamente
consapevole che sino al 2019 Matera sarà
un luogo rappresentativo della dignità nazionale. La missione che ci guida è quella di
poter esprimere nel 2019 l'esempio di un
Mezzogiorno che funziona. Proprio per tessere questa tela di futuro è utile incontrarci
per meglio definire il percorso di un tale
significativo programma perché solo la sua
autorevolezza istituzionale può garantire
il raggiungimento di tali ambiziosi obiettivi, partendo dal problema storico della
accessibilità. E sottinteso che dopo la messa a punto di questa strategia la presenza di
Renzi a Matera testimonierebbe il suggello
di tale feconda alleanza istituzionale».
Commentando una serie di risultati ottenuti dai parlamentari del Pd, il consigliere comunale Salvatore Adduce si dice
dispiaciuto nel «rilevare che la stampa nazionale inserisce questo
risultato tra le "micromisure frutto dell'assalto alla diligenza" (il Sole
24 ore), o addirittura nel
"marchettificio
delle
mance" (il Fatto Quotidiano). Questo è il risultato un po' incolore per
non aver saputo indirizzare l'azione verso un provvedimento, il
decreto città ad esempio, più adatto all'importanza della capitale europea della cultura. Rimane irrisolto il problema del reperimento delle risorse per ammodernare,
rigenerare, riqualificare la città soprattutto nelle periferie e presentarla all'appuntamento del 2019. Bene ha fatto il sindaco a
chiedere un incontro con il presidente del
Consiglio dei ministri. Ritengo indispensabile che nei prossimi giorni approfittando delle feste natalizie il sindaco promuova
un incontro con i parlamentari lucani perché è giunto il momento
di chiarire che Matera e
la Basilicata nel 2019
rappresenteranno l'Italia in Europa e a tre anni
da quell'appuntamento
non possiamo permetterci distrazioni».
L'approvazione degli
emendamenti per Matera sono salutati positivamente dall'assessore all'Urbanistica Francesca Cangelli
che, oltre a mettere in evidenza il recente
incontro svolto con il ministro dell'Interno
Angelino Alfano, sottolinea il risultato
del lavoro svolto dall'on. Dorina Bianchi,
dal senatore Guido Viceconte e dal coordinatore regionale di Ned, Vincenzo Taddei. Stessa motivazioni da parte del segretario cittadino del Pd, Cosimo Muscaridola, che mette in evidenza l'impegno del
presidente della Commissione Bilancio
della Camera, on. Francesco Boccia, e di
Antonio Cappiello, coordinatore regionale Movimento politico Noi con Salvini, che
in una nota evidenzia come anche e il gruppo dei deputati del movimento politico Noi
con Salvini-Lega Nord ha partecipato alla
votazione per il rifinanziamento della legge 771 dei Sassi.
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L'ubicazione nella villa al centro della polemica
«Una sventura per la comunità»
Ipentastellati all'attacco dell'amministrazione: sotto accusa ilpercorso "Herbert"
RIONERO - Quel percorso all'Ointerno della villa comunale, proprio non
piace. Almeno stando a quanto dicono i pentastellati della città. A far discutere non è tanto l'opportunità di
avere un percorso "Hebert" in città,
quanto la sua collocazione. «Quelle
poche volte che fa qualcosa, incappa
in errori macroscopici, allora è più di
un problema: è una sventura per la
comunità! »
«Anche un bambino - prosegue il
comunicato - sa che attrezzature di
questo genere vanno inserite in contesti dove si va con l'intenzione e
quindi con l'abbigliamento idoneo
per fare attività sportiva. E' noto invece che la Villa Comunale ha tutt'altro tipo di frequentazione, si tratta
infatti di una giardino pubblico urbano adibito al passeggio e all'incontro delle persone, e non certo allo
svolgimento di attività fisiche».
Secondo il Movimento 5 Stelle inoltre «è facile prevedere che il percorso
ginnico appena installato, nel migliore dei casi, andrà incontro ad un
triste destino di abbandono e diventerà l'ennesimo monumento alla insipienza di questa amministrazione».
«Insomma se Rionero è priva di
un'area dignitosa deputata all'attività fisica all'aperto, non è un caso! Se i
rioneresi per passeggiare o correre
sono obbligati a farlo su una strada
carrabile (Via Fontana 61) con tutti i
rischi connessi, non è un caso! Se oggi si spendono quasi 50 mila euro
per un percorso ginnico lì dove non
ci può stare, non è un caso, ma bensì
la chiara manifestazione del fallimento del centrosinistra a Rionero».
La polemica poi si fa più ampia e
coinvolge altre questioni come l'imminente prossima campagna elettorale.
«Non intendiamo continuare a subire inermi, e come gruppo di cittadinanzattiva del Movimento5StelleRionero chiediamo la rimozione immediata del percorso ginnico dalla
Villa Comunale e la sua collocazione
in luogo più idoneo, per esempio in
prossimità della scuola media (area
verde ex pascone) o superiori (Campus o Liceo Classico), oppure nell'area del Palazzotto dello sport o ancora a Monticchio. E ciò in attesa di collocarlo in quel Parco Urbano che solo
una Amministrazione a 5 Stelle potrà realizzare!»
Insomma anche se mancano diversi mesi alla campagna elettorale,
Rionero - vedere anche la lotta all'interno del Pd - si discute già di comunali.
municipio di Rionero
Speranzaall'iniziativa:- ;/
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SABATO prossimo- a Ferrandina, -alle
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politica" : proni osso-daU:
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politica "Ci riguarda" si;diSGU'tera.i;. del
ruolo e della :
funzione della politica nel :
...rapportocon le^giovanigeneraziòrii. Ad
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introdurre l'iniziativa sarà Angelo Zizzamia, di "Ci riguarda -ferrane! ina':'. A seguire la giornalista Margherita Agata intervisterà il parlamentare leader della
minoranza del. Pd nazionale Roberto
Speranza.: ";"•"
IMPPIii II prossimo 19 dicembre nella sala consiliare del Comune
Terapia del dolore e cure paliative
Un convegno della Federconsumatori
OPPIDO - "Non soffrire è un diritto:
esercitalo!". Questo il titolo del convegno su terapia del dolore e cure paliative, organizzato dalla Federconsumatori, che si terrà il 19 , alle 9.30, nella sala
consiliare del Comune. Al tavolo dei relatori ci saranno il sottosegretario del
Ministero della salute Vito De Filippo, il
vice presidente nazionale di Federconsumatori Sergio Verdi, il responsabile
Hospice del San Carlo,. Marcello Ricciuti, il presidente dell'Ordine dei medici di
Potenza Rocco Paterno, il presidente Federconsumatori Basilicata Rocco Ingra-
ni, il sindaco di Oppido, Antonietta Fidanza, il segretario generale Cgil Basilicata Angeli Summa e la giornalista Maria Vittoria Finto. Si parlerà di terapia
del dolore, diritto a non soffrire, livelli
essenziali di assistenza sanitaria (Lea) e
di riorganizzazione del sistema sanitario. L'obiettivo è informare i cittadini
sugli strumenti legislativi e medici per
combattere il dolore, percepito per lungo tempo solo come un sintomo o la conseguenza di altre malattie, da accettare
o comunque da curare secondariamente.
La differenza tra Sanità lucana e quella lombarda
I I NINO D'AGOSTINO
POTENZA - Che ci sia u n grande divario tra la sanità lucana e quella lombarda a tutti i livelli (efficienza ospedaliera, ricerca, ecc.) è talmente evidente che non serve sprecare tempo
su questo fronte. La Lombardia è regione di eccellenza sanitaria, la Basilicata arranca sia pure con qualche
eccellenza in fondo alla classifica nazionale, nonostante o forse proprio
per questo, il sovradimensionamento
delle sue strutture ospedaliere, dovuto più ad esigenze clientelali di varia
natura che alle cure dei pazienti, dietro ai quali si nascondono spesso decisioni localizzative improbabili.
Eppure la Lombardia guarda al futuro: Maroni, il suo presidente ha di
recente messo in atto una svolta epocale nelle selezione dei suoi manager,
privilegiando rimerito.
Ha insediato una commissione di
esperti di alto profilo "indipendenti
dalla politica" per valutare la bontà
del curriculum di coloro che intendono fare i dirigenti di ospedale, definendo la platea degli aventi diritto a
partecipare ad u n seconda selezione
affidata alla società Seleki che ha predisposto oltre 100 test attitudinali a
risposta multipla e cinque domande
aperte in cui i concorrenti dovevano
indicare innovazioni strategiche che
hanno introdotto nelle ultime esperienze manageriali, motivarle e illustrarne i risultati conseguiti.
Con tale procedura la regione Lombardia ha rottamato due manager su
tre operanti nei suoi ospedali con circa il 5 0 per cento di essi che sono stati
bocciati nei test attitudinali. In sostanza, ricorrendo anche al pensionamento, soltanto 5 manager si sono
salvati. Come dire:una strage e stiamo parlando di una delle regioni più
virtuose d'Italia. Maroni si è impegnato, come vuole anche il centrosinistra, a fare le nomine pescando dalla lista dei promossi, buttando alle ortiche il criterio di appartenenza a questo o quel partito, secondo la logica
del suo predecessore Formigoni che
sosteneva che "andava scelto chi ti è
vicino" (come si vede ogni mondo è
paese), perché "ci vuole u n forte rapporto di fiducia fra chi dirige ospedali
e chi li nomina".
Bisognaintendersi sulla fiducia, se
cioè è riposta sulle competenze o su
altro e cioè sulla capacità di portare
voti alle prossime elezioni e/o prestarsi ad affarucci discutibili. La selezione di Maroni ha dimostrato di che pasta era fatta la fiducia di Formigoni.
La Lombardia si sta mettendo sulla
strada percorsa da anni dagli Usa attraverso l'American college of Health
e dall'inghilterra dove si fa molta attenzione nello scegliere i dirigenti.
Portiamo questo modo di selezionare in Basilicata e non limitiamo solo
alla sanità: quanti manager saprebbero superare il metodo lombardo? E
difficile dirlo. Ma a naso non credo
che si discosterebbe molto dai risultati dei manager lombardi. E dunque
perché non lo si adotta? La risposta è
semplice quanto drammatica: occorrono manager e più in generale dirigenti e funzionari che sappiano portare consenso elettorale al potere dominante, non certo soggetti che ri-
spondano dei risultati conseguiti,
perché se questo fosse il criterio di
giudizio, dovrebbero essere mandati
tutti o quasi a casa. Gli indicatori socio-economici sono lampanti.
Certo ,anche noi facciamo molta attenzione a scegliere i dirigenti, ma le
competenze sono u n optional, prevale la fedeltà al notabile di turno, non a
caso le riunioni del Pd sono affollate
di quadri direttivi della Regione.
"Sembra di stare in ufficio", mi raccontava tempo fa una funzionaria
della Regione
Purtroppo, questo è uno dei nodi
più stringenti del sottosviluppo regionale, attiene alla modesta qualità
del personale che ovviamente riceve
valutazioni sul suo operato molto lasche , da nuclei di valutazione insediati anch'essi con criteri politici.
Non si avverte minimamente la necessità di separare lapolitiea dalla gestione , vale per la sanità come per il
resto , non farlo è le ricetta del disastro. Ma tant'è.
Siamo ben lontani dalla riforma
Bassanini e da una impostazione della dirigenza basata su metodi privatistici. Al manager vanno riconosciuti
oneri ed onori: se non consegue risultati va licenziato come succede nel
privato.
Ci spiaee ammetterlo, ma Maroni
guarda al futuro, noi al passato, ricorrendo da sempre al copia ed incolla in materia di strutture amministrative e non solo in esse: la differenza è tutta qui e spiega anche perché
c'è u n nord ed u n sud col loro dualismo infinito.
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Vie blu
Le giornate
lavorative
passano
a 150
POTENZA - Circa 400
lavoratori del progetto
"Vie Blu" della provincia di Potenza passeranno da 145 a 150
giornate lavorative.
La novità è emersa nel
corso di un vertice tra
il commissario straor-
dinario dei consorzi di
bonifica (attuale gestore del progetto),
Giuseppe Musacchio,
il responsabile del progetto, Daniele Valicenti, e i segretari di Pai
Cisl, Piai Cgil e Uila
Uil, Antonio Lapadula, Vincenzo Esposito
e Gerardo Nardiello.
Nel corso dell'incontro
il commissario Musacchio ha evidenziato
che per centrare l'obiettivo delle 150 giornate «si è proceduto in
questi mesi a una minuziosa attività di gestione finanziaria che
ha consentito di realizzare economie sufficienti per poter far
svolgere ulteriori 5
giornate rispetto alle
145 previste nei contratti di assunzione».
Anche l'assessore regionale Luca Braia riferiscono i sindacati
- ha dato il suo placet
all'operazione.
La delegazione di
Fai Flai Uila ha espresso soddisfazione per la
decisione di utilizzare
i risparmi di gestione
per estendere le giornate lavorative. «Si
conferma l'importanza strategica di un
progetto - hanno dichiarato i rappresentanti sindacali Lapadula, Esposito e Nardiello - che in questi
anni ha realizzato importanti
interventi
preventivi sui corsi
d'acqua
riducendo
sensibilmente il rischio idrogeologico».
Al contrario di quello che succede «in altre
regioni italiane - continuano i tre sindacalisti - la Regione Basilicata, tallonata dai sindacati, ha avuto la lungimiranza di investire
a monte sulla gestione
del territorio piuttosto
che intervenire a valle
con i soliti, inefficaci e
costosi interventi tampone. Stiamo dimostrando sul campo che
la forestazione non è
uno spreco ma un investimento a tutela del
territorio e della sicurezza dei cittadini».
Sospeso per mancanza di consiglieri in aula
Dopo lo Statuto
v
gli "sbadigli
Rinviata
all'inizio
dei lavori
la discussione
sul petrolio
POTENZA - Non c'è da approvare uno Statuto ogni
giorno. E così dopo l'intensa
seduta del Consiglio regionale di martedì scorso, ieri
invece è stata una riunione
andata avanti senza sussulti
e quasi tra la noia generale
dei consiglieri regionali
stessi fino al finale inevitabile: chiusura anticipata per la
mancanza del numero legale
di consiglieri regionali presenti in aula al momento di
una votazione sull'iscrizione
sull'iscrizione all'ordine del
giorno di una mozione del
consigliere Leggieri (M5s)
sulla installazione di defibrillatori negli impianti
sportivi e scolastici. In precedenza era
stato deciso di
non affrontare il dibattito
previsto sul
petrolio. In
pratica dopo
che martedì
c'era stata la
comunicazione urgente
del presidente della Regione, Pittella rispetto agli
emendamenti presentati dal
Governo Renzi alla Legge di
stabilità che di fatto daranno
uno stop alle trivelle in mare
riequilibrando le competenze tra Stato e Regioni, ieri era
all'ordine del giorno la replica dei consiglieri regionali.
Ma vista l'assenza in aula
di molti big del Consiglio
compreso lo stesso Pittella,
l'aula ha deciso di rinviare la
discussione. E così al Consiglio regionale della Basilicata non è rimasto che affrontare le interrogazioni e altri
punti che non rimarrano
certo nella storia della Regione. Al momento dello
scioglimento dei lavori in aula erano presenti soltanto otto consiglieri: Luigi Bradaseio (Pittella presidente),
Paolo Galante (realtà Italia),
Vito Giuzio (Pd), Gianni Leggieri e Gianni Ferrino (M5s),
Francesco
Pietrantuono
(Psi), Mario Polese (Pd) e
Giannino Romaniello (ex
Sei).
Contestualmente ieri è stata presentata una proposta
di legge a firma di Polese e
Robortella
(Pd) "per pre-
venire e contrastare il fenomeno mobbing e lo
stress psicosociale
sui
luoghi di lavoro". In particolare i due
consiglieri regionali con la
proposta di
legge auspicano l'istituzione di un
"Osservatorio regionale sul
mobbing, sul disagio lavorativo e sullo stress psico-sociale nei luoghi di lavoro"
presso il Dipartimento Politiche della Persona e la nascita di uno "Sportello di riferimento regionale sul mobbing" con il compito di raccogliere informazioni dagli
sportelli ubicati presso le
aziende sanitarie al fine di
una valutazione ulteriore dei
casi in questione.
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BASILICATA - PUGLIA
IL TRIANGOLO NO
di ROSSANA CEBVEUEttfl
ALTRO che triangolo delle Bermuda. Potenza-Bari-Torino è il nuovo
luogo del mistero, dove tutto sparisce senza lasciare traccia.
Un triangolo geografico, ma anche un triangolo amoroso, un innamoramento intellettuale naturalmente.
Michele Emiliano, Paolo Verri,
Marcello Pittella. Chi pensava che la
storia fosse finita a ottobre, ha sottovalutato i suoi sviluppi. La telenovela è andata avanti.
sepie a pagina 8
Lo Zapata del Levante è uno abituato ad
ottenere quello che vuole e ha continuato a lavorare per portare in Puglia
il manager piemontese. Questa volta lo
ha fatto alla luce del sole, coinvolgendo
il collega lucano nella decisione di condividere l'amore per Verri. Perché di
lui sembra che nessuno possa fare a
meno. Come Orlando e Rinaldo non potevano fare a meno di Angelica.
Potenza-Bari-Torino, e Matera? Il futuro della città capitale della cultura
non si decide ormai da tempo all'ombra
del Sedile, tanto che ormai niente fa più
effetto. Chi non vuole più Verri, torne-
rà ad attaccarlo nella speranza di toglierselo di torno definitivamente. Chi,
.^^^
invece, lo adora resta
misteriosamente in siLa Puglia
lenzio. Chissà perché.
Nessun pianto disperato, nessun appello su
ha fatto
Twitter o su Facebook.
Nessuna preghiera a
valere
San Nicola, né a San
Gerardo. Neanche a
il suo peso
Bruxelles pare sappiano le novità. Strano,
politico
•li ma poco importa. L'unica certezza è che la
decisione di far restare (a mezzo servizio e poco più), o di rinunciare al mana-
ger di Matera 2019, non l'hanno presa
e non la prenderanno i materani, né il
sindaco che è molto attento a non sbagliare le mosse, ora che iniziano ad arrivare gli oboli per le indulgenze.
L'aspetto, però, più rilevante di una
vicenda che altrimenti resterebbe interessante solo per i romantici, è che Puglia e Basilicata sembrano procedere a
velocità notevolmente differenti. Ad
est si viaggia col Freccia Rossa fino a
Lecce; a ovest si ritiene un successo
l'accorciamento dei tempi di percorrenza di 15 minuti sulla Potenza-Foggia e sulla tratta Fai Matera-Bari. In
Puglia pianificano la governance del
sistema turistico, accorpando le agenzie di promozione e sviluppo e riunendole sotto la guida proprio di Paolo
Verri. In Basilicata si organizzano i veglioni di capodanno e non si fanno passi avanti sugli assetti della Fondazione
2019. Non si capisce bene che ruolo abbiano, o perché non ce l'abbiano, l'Apt e
la Film Commission in u n appuntamento come quello di Matera capitale.
A Bari c'è un presidente della Regione
che ha il supporto di tutto il suo partito
e mostra un'intraprendenza politica da
altre parti solo annunciata. A Potenza
c'è u n uomo intento a costruire equilibri politici e consenso nel Pd e che ha
dovuto rallentare la sbandierata stagione della rivoluzione. Emiliano produce atti visibili, senza la necessità di
affidarsi a interviste periodiche; Pittellaè, invece, costretto a spiegare cosa fa,
perché non tutti arrivano a capire bene
cosa davvero stia facendo.
In altre parole, la Puglia sta mangiando la Basilicata. Come in una partita a dama. Uno fa una mossa e l'altro
mangia la pedina. E non è una questione di confini amministrativi, ma di peso politico, economico e sociale che è visibilmente differente tra le due regioni.
Pensare di confinare le politiche di sviluppo in base a longitudini e latitudini
è una follia. La collaborazione e l'integrazione tra territori è non solo necessaria, ma risponde ad u n imperativo
categorico a cui non ci si può sottrarre.
Cercare di trovare degli equilibri per
evitare di subire i processi è, però, altrettanto importante almeno fino a
quando esisteranno formalmente le
Regioni. Così, se si dà il via alla stagione della Perestrojka o, come piace ad alcuni, se si deve essere open, si apra la
Fondazione Matera-Basilicata 2019
anche alla Puglia, e poi magari anche
alla Calabria e alla Campania se sono
interessate. Emiliano investa anche
sul territorio lucano risorse sonanti visto che porteranno benefici anche per i
cittadini pugliesi. Faccia pressioni perché anche Matera come Lecce sia collegata al resto del Paese con il Freccia
Rossa e non con la littorina delle Fai.
Metta sul piatto il suo peso politico ed
elettorale per affiancare le battaglie
della Basilicata. E' il momento di giocare a carte scoperte, non di bluffare. Se i
confini regionali non devono rappresentare u n ostacolo, non possono essere i collegi politico-elettorali a rappresentare una barriera. Matera 2019 potrebbe essere l'occasione giusta, se lo si
volesse, per abbattere i muri e pensare
allo sviluppo del Sud partendo dalla
Puglia e dalla Basilicata, rispettandone identità ed esigenze. Al momento,
però, non si va oltre la trama di una fiction politica, dai contorni vagamente a
tinte rosa.
Oggi al Principe di Piemonte, un incontro con Santarsiero e tutta la sua giunta
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Fratelli d'Italia risponde a suon di volantini: i diversi punti del dissesto
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Soora l'invito, sotto il volantino
POTENZA - Una conferenza tutti insieme la annunciavano da tempo. Da
quando sono iniziati gli affondi pesanti contro la passata amministrazione. Ora, subito dopo l'incontro nel
quale il sindaco di Potenza Dario De
Luca ha illustrato i bandi di gara aggiudicati e affidati, gli ex assessori e
l'ex sindaco si ritrovano per raccontare la loro versione. Perchè finora, a
parte alcuni sporadici interventi, la
vecchia giunta non si era mai ritrovata attorno allo stesso tavolo a replicare, punto per punto, alla dichiarazione di dissesto e a tutto quello che
ne è seguito.
L'appuntamento è per oggi alle 18,
nella sala del Principe di Piemonte
oer - come
spiega Vito
Santarsiero «rappresentare i risultati di
10 anni di amministrazione e di un'idea
di città, che ritengo
utile
trasferire come elemento
di riflessione
per il futuro
della nostra
città».
L'incontro "La verità che
si deve ai cittadini" - ha
già evidente
nel titolo la
voglia di replica, più volte rimasta nel
silenzio. Una
volontà che si
è pian piano
rafforzata
nelle settimane successive
all'assegnazione dei primi 100 alloggi dell'Ater a
Bucaletto,
quando nel
convegno collegato, il presidente della Regione Pittella ha
apertamente ricordato che quel risultato era figlio della passata amministrazione. Parole che sono state
una sveglia per tutti gli ex. Che oggi,
c'è da prevederlo, non risparmieranno attacchi all'attuale amministrazione.
Per tutta risposta i Fratelli d'Italia
hanno avviato un'immediata campagna di volantinaggio contro la gestione Pd.
«Uno dei motivi che ha portato al
dissesto - spiegano - è stata la spesa
per il trasporto pubblico urbano, ovvero gli autobus e la gestione delle
scale mobili. L'amministrazione del
Pd ha portato a una gestione immorale del servizio di trasporto urbano.
Mai una gara pubblica, mai un controllo sull'efficienza del servizio. Solo oneri a carico delle casse comunali. Questo è il simbolo degli sprechi
della gestione Pd, della mala gestione, del clientelismo. Tutto ciò in cambio di un pessimo servizio».
La gestione Pdl- An «è riuscita a
sradicare uno dei bubboni della passata amministrazione. Abbiamo eliminato una delle cause del secondo
dissesto, negli ultimi 20 anni, della
città di Potenza».
Tagli alla spesa: avviato un piano di prepensionamenti
Ipotesi di Bilancio, il Ministero approva
Nel 2016 il personale si ridurrà di 45 unità
POTENZA - Come già preannunciato
nella conferenza stampa del sindaco De
Luca di martedì scorso, l'ipotesi di Bilancio è stata approvata dalla Commissione per la Stabilità finanziaria degli
Enti Locali del ministero dell'Interno.
Un primo importante passo - come
spiegato da De Luca
- per raggiungere il
riequilibrio di Bilancio. Un risultato
reso possibile «grazie ai decisi interventi che sono stati
posti in essere dall'amministrazione,
finalizzati alla massimizzazione delle
entrate e alla riduzione e la razionalizzazione di tutte le voci di spesa corrente».
Nell'esercizio finanziario 2014, lo
squilibrio ammontava a 36.640.669
euro, quindi non correggerlo, avrebbe
comportato ulteriori problemi nelle annualità successive.
I tagli effettuati sono stati, in parti-
colare, sulla spesa corrente, «con la rinegoziazione dei contratti per prestazioni di servizio: vigilanza, pulizia degli immobili comunali, trasporto pubblico urbano e altri. Si è agito - ha spiegato il segretario generale e dirigente
ad interim del settore Bilancio, Giovanni Moscatiello - su
tutte le voci di spesa corrente del Bilancio comunale
senza tralasciare
neanche la spesa
per il personale dipendente dell'Ente, procedendo alla
rideterminazione
della dotazione organica del personale dell'Ente e avviando un piano di prepensionamenti
cheandràaregimetralafine del 3015 e
l'inizio del 3016 e che porterà alla riduzione del personale in pianta organica
di 45 unità lavorative». Determinante ha detto il sindaco - è stato il contributo
straordinario
della
Regione:
32.500.000 euro.
«Spazio che si è fatto storia, rappresentativo della dignità nazionale»
Intento il sindaco invita Kcnzi
Il primo cittadino scrive al Premier chiedendo la sua presenza in città
MATERA - Il sindaco di Matera,
Raffaello De Ruggieri, dopo l'approvazione degli emendamenti
che aggiudicano a Matera ulteriori 20 milioni di euro, scrive direttamente al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
«Ho apprezzato
da tempo la Sua attenzione per la mia
«Esempio
città e per l'acquisidi un grande to ruolo nazionale
con la designazione
Mezzogiorno a Capitale europea
della Cultura nel
che funziona» 2019. Anche il recente incontro alla
Leopolda ha confermato questa Sua sensibilità nei
confronti di Matera, uno spazio
geografico che si è fatto storia e
una delle città più antiche al
mondo. La concretezza di questo
interesse ha trovato attuazione
nell'accoglimento di specifici
emendamenti contenuti nella
emananda legge di stabilità e diretti a raggiungere la qualità sociale e la qualità urbana del luogo. Sono pienamente consapevole che sino al 2019 Matera sarà
un luogo rappresentativo della
dignità nazionale. E' un ruolo stimolante ma di alta responsabilità
che io ho avuto l'ardimento visionario di assumere per offrire l'esperienza e i valori di una vita
spesa per questo straordinario
territorio e per la sua rinata comunità. In questo contesto, in cui
serpeggia nelle donne e negli uomini di Matera una acquisita fiducia per il futuro, è opportuno
che il Governo nazionale tonifichi e rafforzi l'azione del Comune
di Matera e della stessa Regione
Basilicata per costruire un modello di saggezza amministrativa
e di creatività produttiva. La missione che ci guida è quella di poter esprimere nel 2019 l'esempio
di un Mezzogiorno che funziona,
che non si lamenta e che non è
agitato da ribellismi rivendicativi. Proprio per tessere questa tela
di futuro è utile che io possa incontrarLa per meglio definire il
percorso di un tale significativo
programma perché solo la Sua
autorevolezza istituzionale può
garantire il raggiungimento di
tali ambiziosi obiettivi, partendo
dal problema storico della accessibilità».
Quindi, l'invito ufficiale è d'obbligo per il primo cittadino di Matera. «E' sottinteso che dopo la
messa a punto di questa strategia
la Sua presenza a Matera, città
unica e universale, testimonierebbe il suggello di tale feconda
alleanza istituzionale. Affido alla
Sua valutazione questa mia pressante sollecitazione e colgo l'occasione per inviarLe, insieme ai
sentimenti di stima e di gratitudine, gli auguri sinceri di Buon
Natale e di un sereno anno nuovo».
[email protected]
Rinviata la discussione al Tar
La Tasi resta all'1,8 per mille
IL TAR di Basilicata decide di rinviare
la discussione sulla sospensiva per
quel che riguarda il ricorso del Ministero dell'Economia e Finanza sulla
delibera per la Tasi.
Per i materani (come per i tanti altri
cittadini lucani e italiani che si ritrovano in questa situazione per via dei
ritardi delle varie amministrazioni locali), il dubbio sull'aliquota per la Tasi,
resta.
Essendo stata rinviata la discussione, che dovrà decidere se sospendere o
Nessuna decisione
Chi ha pagato meno
dovrà integrare
Entro 30 giorni
senza ulterirori oneri
meno la delibera comunale (giunta in
ritardo rispetto ai termini di legge) e
non essendo stata ratificata dal Governo la scelta di effettuare una sanatoria
sulle delibere, appunto, giunte in ri-
tardo (come era già
stato reso noto nei
giorni scorsi e a più
riprese), i materani si
ritroveranno a dover
pagare la Tasi sulla
base della prima aliquota scelta dall'amministrazione comunale, quella dell'1,8
per mille.
Il rinvio, dunque,
fa si che resti attivo il
deliberato dell'amministrazione e, come anche la stampa nazionale specializzata riportava in questi giorni, in
un momento di totale incertezza e dubbio, bisognerà agire in questo modo.
Pagare e attendere ulteriori sviluppi
della vicenda in futuro. Probabilmente infatti, la discussione al Tar sarà ripresa nei prossimi mesi, tra febbraio e
marzo. Termini, in qualunque caso, troppo lontani per poter attendere
una decisione definitiva
da parte del Tribunale
Amministrativo, e dunque agire di conseguenza.
Essendo infatti, ad
oggi, già scaduti i termini per effettuare i pagamenti, ci sono diversi
cittadini che hanno preso, in questi giorni, delle decisioni sul
da farsi. Chi ha scelto di pagare la tariffa dibase, all'I per mille, chi invece,
aveva preferito la tariffa intermedia
dell' 1,6 per mille (esclusa dalla mancata sanatoria del Governo Renzi). Solamente chi ha deciso di propendere per
l'aliquota dell'1,8 per mille non dovrà
effettuare alcun altro versamento.
Per tutti gli altri, invece, c'è tempo
(come riporta lo Statuto del contribuente) per poter integrare la cifra pagata senza ulteriori oneri a proprio carico, tramite il meccanismo del "ravvedimento", che non comporta applicazioni di more o sanzioni aggiuntive,
entro i 30 giorni successivi.
Un modo, quantomeno, per evitare
di accollare sulle spalle dei cittadini
ulteriori aumenti, considerando che
da questa incertezza, e sino a decisione contraria del Tar di Basilicata, i materani dovranno pagare la quota più
alta tra le possibilità date ai Comuni.
•a
Nel Potentino settore in flessione
Edilizia, rinnovato
il contratto integrativo
POTENZA - «Nonostante la
terribile crisi che ha investito il settore edile», Confapi e
i sindacati di categoria Pilca
Cisl, Pillea Cgil e Peneal Uil
hanno sottoscritto ieri a Potenza il rinnovo del contratto integrativo provinciale.
L'accordo, che prevede un
incremento della parte variabile del salario del 4% e
un forte incremento delle
indennità per mensa e trasporto, mette soprattutto
ordine nel sistema della bilateralità al servizio dei lavoratori e delle imprese in
una fase molto critica per
tutto il settore delle costruzioni. «Si pensi che solo in
provincia di Potenza i lavoratori iscritti alla Edilcassa
si sono ridotti di oltre 700
unità, passando dai 2.185
del 2010 ai 1.472 del 2015,
mentre il numero delle imprese iscritte sono passate,
nello stesso periodo, da 363
a 272 unità», si legge in un
comunicato stampa diffuso
dalle organizzazioni sindacali.
«Il settore delle costruzioni da oltre sette anni vive
una lunga e profonda crisi
che ormai ha caratteristiche strutturali più che congiunturali. Il modello di sviluppo che ha caratterizzato
il periodo di crescita antecedente alla crisi, basato su
una massiccia espansione,
è superato in modo definitivo».
Proprio la necessità di affrontare con nuovi e più efficaci strumenti la crisi verticale del settore delle costruzioni ha portato alla
proposta, fortemente caldeggiata dai sindacati, di
una riforma radicale della
bilateralità con la costituzione di un'unica cassa edile regionale e un solo ente di
formazione e sicurezza. Per
Filca, Fillea e Feneal, infatti, «il livello regionale è
l'ambito ottimale e più forte
per realizzare queste scelte.
Il sistema bilaterale regionale dovrà inoltre riqualificare le proprie attività, pre-
stazioni e servizi per essere
più rispondente alle esigenze del mondo del lavoro edile».
Le tre sigle sindacali evidenziano che «emerge una
chiara involuzione del sistema imprenditoriale verso
una competizione al ribasso, dove le aziende strutturate e regolari vanno sempre più in difficoltà. Occorre spingere il sistema imprenditoriale potentino nella direzione opposta-proseguono i sindacati - e rimetterlo sul binario della qualità del lavoro, sapendo qualità del lavoro è sinonimo di
qualità delle costruzioni».
Per i sindacati «il fenomeno del massimo ribasso negli appalti è una delle cause
principali di questa involuzione, per questo è necessaria una nuova legge sugli
appalti che garantisca la
qualità prima del risparmio, la regolarità e la legalità come principali criteri di
selezione delle imprese».
IN UE!E
Salario accessorio, l'Usb
contro gli altri sindacati
«LA montagna ancora una volta ha
partorito u n topolino. Cambiano le
gestioni ma i metodi restano sempre
gli stessi»: così Francesco Castelgrande, coordinatore Pubblico impiego Usb Basilicata, commenta
quanto accade nell'azienda ospedaliera San Carlo di Potenza, «con le
solite organizzazione sindacali
compiacenti, ha siglato un accordo
sul salario accessorio che vede premiati i tanti generali a discapito delle poche truppe. Ci sono voluti due
incontri della delegazione trattante
per sancire come distribuire il denaro di tutti i lavoratori. Si vuole continuare a finanziare le posizioni organizzative, le indennità di coordinamento ed altre voci che riguardano i soliti generali». Usb e u n rappresentante Rsu - racconta Castelgrande - hanno chiesto con forza di
sbloccare le progressioni orizzontali (fasce) che riguardano tutti i lavoratori (le truppe). «La risposta del-
l'azienda è stata quella di affermare
che le risorse a disposizione sono
scarse per poter dare a tutti la progressione orizzontale. Su questo è
bene ricordare che negli ultimi 4 anni dal 2010 al 2014 per le posizioni
organizzative sono stati erogati
784.933 euro e per le indennità di
coordinamento (parte variabile) negli anni dal 2011 al 2015 sono stati
erogati 75.724 euro, per non parlare delle ingenti somme erogate per
il lavoro straordinario. Tutte queste
cifre folli sono soldi che appartengono a tutti i lavoratori del comparto».
Castelgrande ricorda poi che «da oltre 5 anni non vengono rinnovati i
contratti di lavoro, ed ancora si continua a voler dare sempre agli stessi
"generali" senza pensare alle "truppe"». La Rsu Usb - conclude - «non
ha siglato tale accordo che vede ancora una volta mortificati i lavoratori che dovrebbero aspettare 3 anni
(forse) per vedere riconosciuti i loro
diritti, visto che c'è la spada di Damocle del governo sulla questione
del salario accessorio». Usb a seguito di un'assemblea generale del personale del San Carlo ha dichiarato lo
stato di agitazione del personale ed
ha avviato una petizione contro
quello che definisce «l'accordo beffa
dei soliti sindacati concertativi».
Sugli emendamenti alla legge di stabilità
Legge di stabilità e 2019: una cosa
così importante scambiata per mancia
di SALVATOBE ADDUCE
A più riprese nei mesi scorsi ho
sollecitato l'iniziativa del Comune di Matera, della Regione e dei
parlamentari perché si lavorasse per ottenere il finanziamento
del programma contenuto nel
dossier che ha vinto la sfida Capitale Europea della Cultura
2019. Coerentemente il Ministro Franceschini a metà ottobre scorso annunciò la decisione
di compartecipare al finanziamento del programma culturale
con 28 milioni di euro e in seguito tale cifra è stata inserita in apposita previsione della legge di
stabilità. Tutto aperto rimaneva
invece il capitolo del programma degli investimenti in frastrutturali anch'esso contenuto
nel dossier (apag. 96) e che prevede investimenti per Centri di
produzione, formazione e industrie creative: come il Museo Demoetnoantropologico (I-DEA), Y
Open Design school (Scuola del
Design); Centri di fruizione culturale e turismo: come la nuova
scuola media Torraca, il Sistema
delle cave, ecc...; Rigenerazione
urbana: come Piazza Visitazione con parcheggio
interrato,
Matera verde con il trasferimento dello Stadio e realizzazione
del parco urbano del tempo libe-
ro e della attività motorie; Accessibilità e grandi
infrastrutture:
come il Nuovo sistema dei parcheggi, Smart mobility per i
Sassi, la tangenziale, "Ultimo
miglio" (incremento navette aeroporto Bari)... Ho riportato solo alcuni dei 25 interventi previsti nel documento che, è bene ricordare, è stato approvato dal
Consiglio Comunale di Matera,
dalla Giunta Regionale e ha ottenuto l'autorevole
validazione
della commissione
internazionale di esperti indipendenti che
ha deciso che Matera fosse proclamata Capitale Europea della
Cultura per il 2019. Quel programma prevede
investimenti
per alcune centinaia di milioni
di euro. Le decisioni prese l'altra
notte nella Commissione Bilancio della Camera soddisfano in
parte le aspettative della nostra
città. I nostri deputati, a cominciare dall'on. Maria Antezza che
ha seguito con attenzione l'iter
parlamentare, sono riusciti a
strappare il
rifinanziamento
per 20 milioni in 4 anni della
legge 771/86 per il recupero dei
Sassi e alcune norme che potranno contribuire a rafforzare
la struttura amministrativa del
Comune di Matera. Non era, ad
onor del vero, neppure scontato
che ci si riuscisse. Tuttavia, di-
spiace rilevare che la stampa di
oggi inserisce questo risultato
tra le "micromisure frutto dell'assalto alla diligenza" (il Sole
24orepag. IO), o addirittura nel
"marchettificio delle mance" (il
Fatto Quotidiano pag. 6). Questo è il risultato un po' incolore
per non aver saputo indirizzare
l'azione verso un provvedimento, il decreto città ad esempio,
più adatto all'importanza della
Capitale Europea della Cultura.
Ma al di là del "veicolo" su cui è
stato caricato il finanziamento
per Matera rimane irrisolto il
problema del reperimento delle
risorse per ammodernare, rigenerare, riqualificare la città soprattutto nelle periferie e presentarla all'appuntamento del
2019. Bene ha fatto il Sindaco
De Ruggieri a chiedere un incontro con il Presidente del Consiglio dei Ministri. Ritengo indispensabile che nei prossimi
giorni approfittando delle feste
natalizie il Sindaco promuova
un incontro con i parlamentari
lucani perché è giunto il momento di chiarire cheMatera eia
BasUicatanel 2019 rappresenteranno l'Italia in Europa e a tre
anni da
quell'appuntamento
non possiamo permetterci distrazioni.
«Chiarezza sulla nostra riunione»
Ilpresidente Mango sull'incontro avuto
col responsabile regionale del procedimento
in*
A MARGINE dell'articolo apparso
sul Quotidiano del Sud di oggi (ieri
per chi legge, ndr) riguardante la
smentita del governatore Pittella
ad un eventuale delocalizzazione
nell'area industriale di Galdo di
Lauria, è riportata una nota redazionale che attribuisce allo scrivente ingegner Pietro Mango «presidente del Comitato prò ospedale del
Lagonegrese» e ad Antonio Fiore,
ex sindaco di Viggianello e membro del direttivo cittadino del Pd di
Lagonegro, la paternità delle notizie oggetto del risentimento e della
precisazione, sostenute in una assemblea pubblica del comitato e
confermate da una mia telefonata
mattutina al giornalista pubblicista.
Ancora una volta il giornale ha
sbagliato, prima con il massimo responsabile dellapoliticaregionale e
poi con noi, perché non c'è stata mai
nessuna assemblea pubblica o
aperta al pubblico né tantomeno telefonate.
In verità la riunione del comitato,
in forma privata, ha discusso delle
risposte date dal rup (responsabile
del procedimento della Regione,
ndr), in seguito all'incontro con la
nostra delegazione il 9 dicembre.
In particolare la discussione (con
il rup, ndr) ha riguardato la validazione del progetto e il maggiore importo dei lavori, computatonellafase di progettazione esecutiva in
24milioni di euro. Abbiamo chiesto
lumi sulla natura dell'aumento della spesae sulle azioni che intendeva
prendere nel rispetto del contratto
stipulato con la concessionaria.
Durante la discussione il rup ha
fatto cenno a una richiesta di delocalizzazione nell'area di Galdo e
Sant'Alfonso di Lauria da parte di
alcuni cittadini, ma che dette richieste non avevano trovato alcun
ascolto, in quanto il progetto è stato
redatto e validato per il sito di Lasro-
negro.
La successiva riunione del Comitato ha preso atto della relazione
della delegazione e ha sancito che,
dopo le avvenute precisazioni e
chiarimenti avuti dal rup, bisogna
chiudere definitivamente il capitolo delle supposizioni e delle farneticazioni e soprattutto quello dei tecnici di giornata e che si sarebbe dovuto lavorare, coinvolgendo tutte
le istituzioni locali (Unione dei comuni) e regionali, i sindacati, le associazioni e soprattutto la cittadinanza, per l'avvio in tempi rapidi
dei lavori.
Le discussioni sulla stabilità dell'area e sulla localizzazione appartengono ormai al passato. E'inutile
e fuori luogo rinvangarle. Si fa confusione e si dimentica il fatto più
importante: l'avvio dei lavori per
costruzione dell'Ospedale unico
per acuti del lagonegrese, sulla cui
realizzazione non si può ulteriormente attendere. Tutto il resto è
"tuffa".
Il comitato andrà fino in fondo
per raggiungere l'obiettivo. In questo stato di concitazione e nervosismo collettivo forse il cronista si è
fatto prendere la mano, pensando
di dare in anteprima la notizia, colorandola in un passaggio con fantasie del passato.
Mi dispiace constatare che ha
bruciato un buon articolo che rendicontava i fatti, con un passaggio
di una riga e mezza (il pizzico di sale
che ha guastato la minestra) che
non ci azzeccava un bel niente con
le azioni che il comitato ha intrapreso e intende portare aventi per
la realizzazione dell'ospedale.
PER non alimen tare ul teriori polemiche ci si limita a ribadire la verità dei fatti storici descritti nell'articolo sulla riunione del comitato di
venerdì scorso e precisati nella replica ali 'in tervento sulla questione
del governatore Marcello Pittella.
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Il progetto 3d del nuovo ospedale
ASSUNZIONI
Per rispettare i parametri europei sulla
turnazione, a! San Carlo servirebbero 125
infermieri e 50 medici in più
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TAGLI E BLOCCO DELTURN OVER
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TERRITORIO
La denuncia dei medici di base: «Ce
sempre meno spazio per la clinica e
sempre più spazio per la burocrazia»
I.
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edici, sciopero riuscito a meta
Grande adesione sul territorio,
meno
all'interno
dei plessi ospedalieri
europea della
direttiva
europea che
GIOVAMMA LAGUARDIA
• Sanità pubblica, uno sciopero
riuscito a metà. Se, infatti, si è
registrata una grande adesione in
Basilicata fra i medici del territorio,
altrettanto non si può dire per gli
ospedalieri.
Per il San Carlo di Potenza si è
parlato di «una adesione non significativa, a macchia di leopardo,
con qualche disagio soltanto nel reparto di pediatria». Per quanto riguarda gli ospedalieri della Asp, invece, i dati ufficiali parlano di una
sola adesione fra tutti e sette gli
ospedale di competenza. Non molto
diversa la situazione alla Asm, con
cinque medici ospedalieri aderenti
allo sciopero secondo le cifre ufficiali. Tra i medici di famiglia del
territorio della provincia di Matera,
invece, la Asm stima una adesione
superiore al 90 per cento. Non sono
disponibili dati ufficiali per quanto
riguarda la provincia di Potenza.
Più di una le motivazioni alla base
dello sciopero, dalla progressiva riduzione dei finanziamenti alla sanità pubblica; dal blocco dei turn
over alla responsabilità. Alla viglia
dello sciopero è stata diffusa la notizia che il Governo, all'interno della
legge di stabilità, ha previsto l'assunzione di 6000 persone tra medici e
infermieri, a tempo determinato, in
attesa dei concorsi. Una notizia che
porta un po' di luce nel quadro del
blocco del turn over e della direttiva
prevede turni di riposo di almeno 11
ore consecutivi per i sanitari, con un
impegno lavorativo settimanale non
superiore a 48 ore. Per riuscire ad
applicare la legge è stato calcolato
che nell'azienda ospedaliera San
Carlo di Potenza servirebbero 125
infermieri e 50 medici in più. Nel
frattempo, con una apposita legge, il
consiglio regionale lucano ha costituito un comitato tecnico composto da rappresentanti della regione e delle strutture sanitarie regionali di riorganizzare i servizi
sanitari nell'arco temporale che va
dal 25 novembre a luglio 2016.
Per quanto riguarda, invece, i medici di famiglia, non sembrano esserci possibilità di schiarite all'orizzonte. «Stiamo subendo - dice il
segretario regionale dello Snami,
Grieco - un vero e proprio accanimento burocratico da parte del
Governo, oltre allo smembramento
del sistema sanitario. Praticamente
ci sono diciannove sistemi diversi
per diciannove regioni. Per non parlare del sottofinanziamento continuo. Siamo senza contratto collettivo
del lavoro ormai da cinque anni e nel
frattempo le nostre mansioni aumentano in continuazione. C'è sempre meno spazio per la clinica e
sempre più spazio per la burocrazia,
in cui si intravede una pervicace
volontà di smantellare un sistema
che una volta era equo e solidale ed
oggi non lo è più».
Qll retrotteem
Renzi insoddisfatto
manda via in antìcipo
l'ambasciatore alla Uè
di Marco Galluzzo
amici. Rapporto che con Renzi si è
probabilmente sgranato, causa anche due
caratteri agli antipodi: Sannino è un
pontiere per definizione, il premier affronta
le questioni per rottamare quello che ritiene
sbagliato. Non è un mistero in ogni caso che
Renzi sia insoddisfatto della squadra
italiana che ci rappresenta nelle istituzioni
di Bruxelles. «È arrivato iltiramentodi fare
un discorso anche con ì nostri alti burocrati
perché in Europa non si fa carriera solo
perché si parla male dell'Italia», ha detto
due giorni fa nel salotto televisivo di Bruno
Vespa, concetto che aveva già espresso mesi
fa. Escluso che si riferisse a Sannino, resta
rìnterrogativo sull'identità degli altri
burocrati italiani additati dal premier. La
partenza di Sannino sarebbe anche l'inizio
del primo vero valzer di ambasciatori
dell'era Renzi. Che a Bruxelles vorrebbe
spostare l'attuale ambasciatore a Mosca,
Cesare Maria Ragaglini, E se qualcuno alla
Farnesina obietta che Ragaglini non si è mai
occupato di questione europee, a Palazzo
Chigi, nello stile di Renzi, replicano con
grande semplicità: «Meglio così». Di sicuro
un'altra casella destinata a cambiare, nei
prossimi mesi, è proprio quella dì
consigliere diplomatico dei premier:
l'ambasciatore Armando Varricchio è dato
in partenza per Washington, per sostituirlo
si sonofinorafatti molti nomi, compreso
quello di Giampiero Massolo, che oggi
dirige il Ws e a cui Renzi avrebbe chiesto
(senza successo) dì riprendere e sommare
le vecchie deleghe, accarezzando l'idea di
trasformare l'ufficio diplomatico di Chigi in
quello che alla Casa Bianca è il National
Security
Comica, organismo che si occupa
come le altre, è come un ufficio distaccato
di intelligence, sicurezza e anche di politica
del governo e ci vuole un rapporto
particolare difiducia»,si è confidato con gli estera.
C
5 era una volta Berlusconi, maestro dì
incomprensioni con Bruxelles. Una
notte si chiuse in una suite dell'hotel
Conrad e cominciò a gridare lasciando
attonito l'ambasciatore Ferdinando Nelli
Feroci: il nostro rappresentante diplomatico
presso la Uè provò a spiegare all'ex Cavaliere
che non poteva mettere alcun veto, che non
aveva altre strade che adeguarsi al caso di
turno, l'ex premier continuò ararefuoco e
fiamme e a coinvolgere, oltre ogni realìstica
responsabilità, anche & malcapitato
ambasciatore. La storia, anche se con altre
dinamiche, sembraripetersi.Complici
forse le crescenti incomprensioni con la
Commissione Uè, dal dossier migranti alle
clausole di bilancio sino al caso del
raddoppio del gasdotto North Stream, Renzi
avrebbe deciso di sostituire il nostro
ambasciatore a Bruxelles, Stefano Sannino,
prima del tempo. Nominato da Letta, una
vita dentro le istituzioni della Uè,
probabilmente uno dei migliori conoscitori
dei meccanismi comunitari, mesi fa in
corsa per diventare segretario generale della
Uè (secondo i maligni non sostenuto a
dovere da Palazzo Chigi), Sannino
lascerebbe la capitale belga prima del
tempo, per andare a rappresentare l'Italia a
Madrid. D Consiglio dei ministri del 21
dicembre potrebbe adottare la decisione.
Negli ambienti diplomatici l'indiscrezione
sta facendo rumore, per le modalità e
rinterruzione anzitempo di un mandato,
ma il diretto interessato sembra abbia già
accettato con spirito di servizio la notìzia:
«Capisco che questa non è un'ambasciata
Penati: potrei tornare
con me il Pd fu codardo
«Dopo l'assoluzione mi ha telefonato anche Guerini»
munque promuovere delle
battaglie. E lo farò, senza bisogno di posti o altro».
Ha mai pensato di abbandonare per sempre il Pd?
«Non nego di aver attraverdi Marco Cremonesi
sato momenti di grande amarezza. Ma non mi posso vedere
se non nel centrosinistra, è la
MILANO Penati, dica la verità:
mia storia e quella della mia
pensa alrientroin politica?
famiglia. In casa, quando
«Come si dice: la politica è
c'erano le partite Italia-Unione
una passione, un malattia che sovietica, io dovevo tifare per
non passa. Ma non per questo l'Italia di nascosto da mio paè necessario avere incarichi o dre. E mica solo con ltJrss: puposti. La politica si fa con l'im- re con la Polonia. Vengo da
pegno. E il mio c'è». Filippo quella storia lì: mio nonno è
Penati, già coordinatore della morto a Mauthausen, mio pasegreteria del Pd con Pier Luigi dre ha disertato per non finire
Bersani, dopo oltre quattro an- con la Rsi. Cambi di casacca
ni di vicenda giudiziaria, è sta- per me sono impensabili».
to assolto perché «il fatto non
C'è chi non ha apprezzato
sussiste» dall'accusa di essere
il
suo
non aver rinunciato alstato il regista di quei fatti corruttivi ribattezzati «il sistema la prescrizione.
«Credo che la sentenza abSesto».
bia
sgomberato il campo da
Si è riconciliato con il Pd?
tutto.
Nel processo è entrato
«Ho ricevuto solidarietà imtutto
quello
che c'era tra i fatti
portanti. Ho apprezzato tra gli
prescritti,
e
il dibattimento è
altri il tweet di Bersani, che
stato
all'80
per
cento su quelli.
non sentivo dal giorno prima
Peraltro
non
ho
mai chiesto la
dell'avviso di garanzia e un caprescrizione,
ma
ilritoimmeloroso sms di D'Alema. E mi ha
colpito un sms di Enrico Letta: diato. Comunque, è emerso
"saremo in tanti a doverti delle che io non horicevutoun centesimo. Nei reati prescritti si
scuse"».
parlava di miliardi e nel proE dal Pd di nuovo corso?
«La chiamata di Lorenzo cesso non è emerso un solo
Guerini. Noi ci conoscevamo, centesimo».
Pace fatta con tutti?
lui era presidente della Provin«Non provo rancore per
cia di Lodi quando io lo ero a
Milano. Una telefonata di nessuno. Non posso però non
grande valore umano, ma an- notare che, a livello locale, ho
che di evidente significato po- ricevuto le telefonate del selitico, visto che parliamo del gretario lombardo Alfieri e di
quello metropolitano Bussolavice segretario del Pd».
ri. Nulla dal sindaco della mia
Riprenderà la tessera?
«Fare politica significa im- città, Sesto San Giovanni, Mopegnarsi dentro e fuori il par- nica Chittò. Che anzi, ha detto
tito. Non credo sia indispensa- di non essere certa che la senbile la tessera, si possono co- tenza sarà sufficiente ad alle-
L'intervista
viare l'immagine compromessa di Sesto».
Quale è sfato il momento
più difficile di questi anni?
«La cancellazione. Due giorni dopo l'avviso di garanzia, mi
ero già autosospeso da tutto.
Ma la commissione di garanzia del Pd mi ha cancellato dall'anagrafe degli iscritti. Il Pd si
comportò con un tasso altissimo di codardia. In quel caso e
quando i Ds si costituirono
parte civile contro di me».
Con Renzi segretario non
sarebbe successo?
«Mi pare che il Pd oggi stia
percorrendo un'altra strada.
La cultura del sospetto, nel
mio caso, all'inizio è stata prevalente. Adesso credo ci sia un
atteggiamento diverso. Sento
dire che l'avviso di garanzia
non basta, che non è una condanna, e credo che questo sia
un buon punto di partenza».
ff
Il partito
oggi ha
scelto
un'altra
strada, ma
all'inizio la
cultura del
sospetto fu
prevalente
L'ira di Berlusconi: noi tagliati fuori dalla Corte
«Davamo posti all'opposizione, a differenza di Renzi. Votare presto». Ma annuncia il «no» di FI alla sfiducia per Boschi
ROMA C'è
l'affondo contro la
mano tesa da Renzi ai 5 Stelle
sull'elezione dei giudici della
Consulta, e quel giudizio:
«Grave che la Corte non abbia
al suo intemo neppure un giudice che appartenga al centrodestra». C'è l'attacco diretto al
premier, «noi lasciavamo i posti all'opposizione mentre
Renzi non lo fa». E c'è anche un
atto d'accusa contro l'intreccio
tra la politica e il sistema bancario, con una richiesta di trasparenza («Si pubblichino i
nomi di chi ha avuto soldi dalle
banche provocandone il dissesto e non li ha restituiti») che
non dispiacerebbe ai grillini.
Ma le vere novità del Silvio
Berlusconi che ieri ha presentato rultimo libro di Bruno Vespa (Donne d'Italia) sono altre.
Due e di segno opposto. La prima è un appello rivolto al Quirinale, con tanto di evocazione
— non accadeva da anni — di
elezioni anticipate. «Se fossi il
presidente della Repubblica»,
scandisce, «scioglierei il Parlamento e andrei a elezioni». La
seconda sta nel «no» alla mozione di sfiducia individuale
presentata dal 5 Stelle nei confronti di Maria Elena Boschi.
«Non la voteremo», spiega.
«Chiederò ai nostri parlamentari di astenersi o di uscire dall'Aula».
In sala, i parlamentari forzisti che lo ascoltano si contano
sulle dita di una mano. Annagrazia Calabria (in attesa di primogenito, sarà un maschietto)
chiude una prima fila in cui
trovano posto — tra gli altri —
Biancofiore, Bergamini, Rizzotti, più il responsabile tv del
partito Andrea Ruggieri (nelle
retrovie avvistati anche Carraro, accompagnato dalla moglie
Sandra, più il calabrese Caridi).
Ma non è difficile immaginare
la reazione di chi, a Montecitorio, aveva elaborato una strategia diversa. Già, perché martedì pomeriggio, negli uffici del
capogruppo Renato Brunetta,
FI sembrava aver imboccato
un'altra direzione. Quella di
compattare il centrodestra anche sulla mozione di sfiducia
nei confronti della Boschi, magari chiedendo in cambio al
M5S di sostenere la sfiducia
contro l'intero governo. Un
piano che, a conti fatti, non soìo Berlusconi non avalla, preferendo quindi la linea «light»
(si fa per dire) di Paolo Romani. Ma che addirittura sventa in
prima persona, chiamando i
forzisti ad astenersi.
E il futuro del centrodestra?
Berlusconi mescola speranze
nella discesa in campo di Diego Della Valle con la chimera di
«un accordo tra tutti sul candidato premier». Altrimenti «ci
saranno le primarie». Il resto
sono il racconto del «golpe internazionale del 2on» e un
plauso — sfruttando, il tema
del libro di Vespa—alle donne
che aveva portato al governo
(cita Gelmini e Carfagna). Più
l'annuncio di un incontro a
breve col manager Stefano Parisi per la candidatura a sindaco di Milano.
Tommaso Labate
Magari
Della Valle
scendesse
ili campo
e facesse
le scarpe
alla sinistra
E a breve
per Milano
vedrò Parisi
L'INTERVISTA MARIAROSARIA ROSSI
«Senza ifinanziamentipubblici
a rischio partiti e democrazia»
di AMo Camillo
Sta dicendo che è stato sbagliato abolire il
finanziamento pubblico?
«Sì, l'abolizione ha messo a rischio la sopravvivenza di un'istituzione indispensabile per la
democrazia. Ho presentato ai Senato un disegno di legge che abolisca il limite dei 100.000
euro per i finanziamenti dei privati, senza toccare il limite di detrazione e senza incidere sulle casse dello Stato. Lavoreremo per avere il
consenso degli altri partiti».
Ma licenziare i dipendenti non le sembra un
segno di resa?
«Tutt'altro. Di necessità faremo virtù. Rilanceremo il movimento con una concezione snella,flessibile,moderna, grazie anche a un uso
innovativo della Rete. Tutti saranno coinvolti.
Per Berlusconi sarà una nuova discesa in campo. Dopo essere entrato per anni nelle case degli italiani con la tv» ora lo farà anche con i tablet e gli smartphone».
Cioè Berlusconi andrà su Twi tter?
«Sì. Ma non solo. Sarà presente ovunque, dai
territori a YouTube, ai social network».
Sa cosa dicono di lei?
Senatrice Rossi, lei è capo dello staff di Berlusconi e amministratore di Forza Italia. E ha
appena licenziato ottanta dipendenti. Perché?
«Era un atto dovuto, che mi ha causato grande sofferenza. Lunedì scorso era l'ultimo giorno utile per avviare la nuova procedura di licenziamento collettivo, in modo che il personale
non rientrasse a pieno costo in carico al partito.
Un costo di quasi 500.000 euro al mese: insostenibile».
Scusi, prima di licenziare non poteva tagliare altro?
«Mi sono insediata il 20 maggio 2014. Per prima cosa ho chiesto di vedere i conti. Mi hanno
chiesto: dell'ultimo mese? Ho risposto: no, degli ultimi venfanni. Ho trovato 92 milioni di debiti e impegni di spesa eccessivi. Ho disdetto e
rinegoziato tutti i contratti di fornitura e servizi.
Ho tagliato tutto quello che potevo tagliare: i telefonini, le mazzette dei giornali, le cene, le
«Cosa?».
consulenze, pure le agenzie di stampa, e ho diChe sia la badante di Berlusconi.
sdetto la locazione di uno dei due piani della
«A dire il vero, è lui che tiene a bada tutti
sede. E il presidente Berlusconi si è fatto carico
dei debiti con le banche, eliminando gli inte- noi».
ressi passivi. Ma abbiamo ancora un debito di 6 Il capo del cerchio magico.
«Non esiste un cerchio magico; esiste un cermilioni con i fornitori».
chio attorno al Magico. Fatto da persone convinte che questo Paese possa farcela solo con la sua
Il licenziamento dei
leadership; e hanno la fortuna di poter fare queldipendenti era un atto l'esperienza formidabile che è lavorare con lui».
Il Magico, come lo chiama lei, appare da
dovuto. Io ho già
tempo in declino.
tagliato tutto quello
«Stia sereno: Silvio Berlusconi soprawiverà a
tutti. A me, a lei e al suo giornale. Lei non ha
che potevo tagliare
idea di cosa significhi girare l'Italia con lui.
Ovunque entri, tutti si fermano. Tutti chiedono
Tagliato il debito, che bisogno c'era di cac- di poterlo toccare, salutare, ringraziare. Gli
ciare tutti?
danno madonnine, crocifissi, immagini sacre.
«Purtroppo non ci sono più soldi. L'abolizio- Le signore anziane ci dicono: "Mi faccia fare
ne del finanziamento pubblico ai partiti ha po- una foto con lui, così muoio felice"».
sto un tetto di 100.000 euro ai finanziamenti
Addirittura?
privati: l'ennesima norma contra personam per «Vedesse ora che cominciano ad arrivare i reimpedire a Silvio Berlusconi di continuare a so- gali di Natale: persone semplici che mandano il
stenere Forza Italia; l'ennesimo tentativo di elivino, il loro olio, i loro prodotti. E centinaia
minarlo dalla scena politica. Ma come tutu' gli loro
di
lettere,
ogni giorno. Berlusconi è stato conaltri tentativi, compresi quelli per via giudizia- dannato dalla
magistratura con una sentenza
ria, anche questo fallirà».
99
ingiusta e ingiustificata, ma è stato assolto dal
popolo. Non lo si può spiegare; lo si può solo
conoscere. La sua forza, il suo coraggio, la sua
umanità, il suo talento nel vedere il futuro anteriore...».
Berlusconi ha deluso anche molti suoi elettori.
«Solo quelli che non lo conoscono e se ne sono fatti un'idea distorta leggendo i giornali che
In Aula
Mariarosaria
Rossi, 43 anni,
senatrice
dal 2013,
amminlstratrice
di Forza Italia
notoriamente sono contro Berlusconi».
Il nuovo capo del centrodestra non è Salvini?
«No grazie. Non abbiamo bisogno di un nuovo leader. Lo abbiamo già».
Non sarebbe giusto sceglierlo con le primarie?
«Fino a quando ci sarà Silvio Berlusconi, Forza Italia non potrà partecipare a nessun tipo di
primarie».
Chi vorrebbe sindaco di Roma?
«Niente nomi. Non un politico di professione. Un uomo d'azienda, che sappia risparmiare
e reinvestire».
E a Milano?
«Una persona che abbia lo stesso profilo, e
una forte credibilità presso la gente».
Renzi rischia di cadere?
«In un Paese normale, in cui la sovranità appartiene al popolo, Renzi non sarebbe mai entrato a Palazzo Chigi. Ma visto che in Italia da
tempo la democrazia è sospesa, questo qui purtroppo ce lo terremo ancora per molto».
C'è un accordo tra Verdini e Berlusconi?
«No. Resta un grande rapporto umano. Ma
sul piano politico le loro strade si sono ormai
separate».
Quella lite con Brunetta in Aula
che è servita al leader per il blitz
L'intesa con i Cinque Stelle era già maturala nei giorni scorsi
Il retroscena
di Maria Teresa Meli
ROMA «Ma vi pare che dobbiamo prenderci ogni giorno i calci negli stinchi da Brunetta e
nonostante ciò continuare a difendere un accordo per la Consulta sul quale i gruppi di Forza
Italia non riescono nemmeno a
portare i loro voti?»: così Matteo Renzi, per spiegare ai suoi il
motivo che lo ha indotto ad andare all'intesa con il M5S.
Il presidente del Consiglio
aveva deciso per il cambiamento di rotta già da qualche giorno, e martedì scorso, di fatto,
l'accordo con i grillini era stato
siglato. Accordo inevitabile,
perché, come spiegava l'inquilino di Palazzo Chigi ai collaboratori, «non possiamo permetterci un discorso di fine anno
in cui Mattarella, giustamente,
mette l'accénto sullo scandalo
di un Parlamento che non riesce a eleggere i giudici costituzionali».
Dunque, l'intesa era già maturata nei giorni scorsi, nei
conversari che i capigruppo di
Camera e Senato, Ettore Rosato
e Luigi Zanda, avevano avuto
con l'ambasciatore dei pentastellati, Danilo Toninelli.
Difronteal fatto che i grillini
accettavano di votare per il candidato della prima ora del Pd,
Augusto Barbera, fortemente
voluto dal premier, gli ultimi
dubbi del Partito democratico
sì sono dileguati. «Andiamo
avanti», è stato il via Ubera che
Renzi ha dato a Rosato e Zanda
all'operazione ironicamente ri-
battezzata «il Risveglio della
Forza», in omaggio a Guerre
stellari. «Loro — è stato il ragionamento del premier —
possono rivendicare il fatto di
aver affossato Sisto, che definiscono l'avvocato di Berlusconi,
noi abbiamo tenuto fermo il
nostro nome e non abbiamo
dovuto concedere nulla ai grillini, quindi è il migliore accordo possibile».
L'intesa, ieri, è stata resa ancora più facile dal comportamento di Renato Brunetta, che
ha attaccato violentemente il
premier. In pratica, il capogruppo di FI ha offerto a Renzi
su un piatto d'argento la possibilità di scartare dall'accordo
originario, che prevedeva l'elezione di Francesco Paolo Sisto,
e di addossare la responsabilità
della mancata intesa sulle spalle di Brunetta. «Ora sono affari
suoi, se la veda lui con il suo
gruppo, spieghi ai parlamentari il capolavoro che ha fatto»,
ha ironizzato con i fedelissimi
il presidente del Consiglio. E
poi: «Se la linea di Forza Italia è
scimiottare Grillo e Salvini, allora tanto vale fare l'accordo
con i 5Stelle...».
I vertici di Forza Italia, in effetti, hanno sbagliato i loro calcoli. Erano convinti che, dopo
la decisione del M5S di presentare la sfiducia nei confronti
della ministra Boschi il premier si irrigidisse e non accettasse la strada del dialogo e del
confronto, aprendo la trattativa
con i grillini. «Non conoscono
la natura pragmatica di Matteo
e ancora una volta lo hanno
sottovalutato», ironizza un renziano di rango nel Transatlantico, mentre cominciano ad affluire i parlamentari per la votazione. E il bersaniano Nico
Stumpo commenta sarcastico:
«Non c'è niente da fare, il pre-
mier è troppo abile, noi della
minoranza chiediamo da sempre di fare un accordo con Grillo, ma quell'accordo poi lo fa
lui, non noi».
Alla Camera, però, il clima
non è distesissimo. Fino a sera
aleggia il dubbio sul comportamento dei Cinque Stelle:
«Manterranno la parola data?
Terranno fede ai loro impegni
e voteranno tutti compatti secondo l'orientamento deciso
dal gruppo grillino?». Interrogativi che troveranno risposta
solo a tarda ora. E che si vanno
a sommare a un'altra domanda
serpeggiata tra i parlamentari
Pd. Una domanda fatta sottovoce, quasi per scaramanzia: «La
minoranza interna non farà
scherzetti dell'ultim'ora? Non è
che pur di sfregiare l'immagine
del governo e del suo premier,
nel segreto dell'urna, non voterà il candidato del partito alla
Consulta?».
Ma la sinistra del Pd respinge con forza queste illazioni:
sarebbe come fare uno sgarbo
non a Renzi, ma a Mattarella.
Ansie e paure accompagnano
le votazioni fino alla «fumata
bianca». E dentro a FI si apre
l'ennesimo processo nei confronti del capogruppo Brunetta, accusato di aver lasciato
fuori dai giochi il partito, per
colpa del suo atteggiamento
oltranzista.
I voti presi
da Augusto
Barbera,
sostenuto
dalPd
609
I voli presi
da Franco
Modugno,
sostenuto
dalM5S
585
I presi
da Giulio
Prosperetti,
candidato
sostenuto
dai centristi
Il deputato M5S TonineUi
«Ma quale inciucio, passa il nostro metodo»
ROMA L'assemblea dei 5 Stelle
non è stata delle più tranquille
e il voto non è unanime: a favore dell'accordo con il Pd e del sì
alla terna di nomi per la Consulta hanno votato in 60. Contrari 23 (assenti 44). Danilo
Toninelli, deputato M5S, rivendica l'intesa.
Barbera fino all'altro ieri
per voi era invotabile. Perché
avete cambiato idea?
«Inizialmente il Pd ci ha
proposto il ticket Barbera-Sisto. Noi gli abbiamo detto: siete pazzi. Non voteremo mai
l'avvocato di Berlusconi».
Ma neanche Barbera, dicevate. Lo accusavate per un
caso di concorsi truccati, su
cui ha sempre negato responsabilità. E per essere un
ultra delle riforme renziane.
«Barbera non ci piaceva e
non ci piace. Ma abbiamo ragionato: noi siamo 127 e loro
630. Abbiamo portato a casa il
miglior risultato possibile».
Un compromesso. Avete
deciso di far politica, quindi.
«Ma quale compromesso, è
la migliore mediazione possibile. Abbiamo evitato la militarizzazione della Corte a favore delle scht/orme».
Le selliforme?
«Le riforme schifose di Renzi. Abbiamo fatto saltare Violante, poi Sisto, poi Pitruzzelìa.
Non siamo riusciti a fargli togliere Barbera, che comunque
è un maestro del diritto da 20
anni. Ben prima di Renzi. Ma
abbiamo vinto uguale».
Vinto?
«Ma certo: 2 a 1. Hanno dovuto "accettare il nostro metodo e abbiamo vinto. Come
quando abbiamo fatto eleggere la Sciarra alla Consulta».
La Lega vi accusa di inciucio.
«Ma se loro avevano votato
persino Sisto per avere un uomo della Lega alla Corte dei
conti. La verità è che stanno
rosicando. Iniziassero a mandar via condannati e indagati,
da Bossi a Maroni».
Per Brunetta siete un'opposizione «gialla».
«Forza Italia è un partito
inesistente, è imploso».
C'è chi dice che il Pd vi ha
dato il via libera perché spera
di ammorbidirvi.
«Cosa? Noi sul caso Boschi
andremo giù con la clava, altro
che morbidi».
Nessuno scambio? Renzi
improvvisamente ha detto sì,
dopo aver litigato con Brunetta.
«Ma quale litigio, è tutto inventato. Renzi ha dovuto cedere, si sapeva da tempo. E poi
lui è un uomo di spettacolo, ha
fatto un po' di show».
Alessandro Troclno
Abbiamo
fatto saltare
il candidato
forzista
Chi resta
non ci piace
ma è un
maestro
di diritto
È il risultato
migliore
possibile
L'ANALISI
L'ariti Nazareno
è servito. Per ora
di Massimo Franco
1 a tutta Varia di un antì patto
1sull'altare
1 del Nazareno, cementato
della Consulta, Fuori
Forza Italia, dentro i 5 Stelle.
Col Pd nel ruolo di perno di
qualsiasi alleanza. Rimane solo
da capire se lo scarto di Renzi
segni l'inizio di ima nuova strategia, con l'abbandono definitivo di FI come interlocutrice, e
l'opzione del dialogo con Grillo.
Oppure se l'Iniziativa di
ieri sia soprattutto
l'estrema risorsa tattica di
un presidente del
Consiglio in difficoltà:
accerchiato dagli attacchi
sul salvataggio delle
quattro banche locali, che
si riverbera su Palazzo
Chigi; e ansioso di uscire
dall'angolo.
Probabilmente ci sono
entrambe le cose. Ma è
una manovra rischiosa,
sebbene forse prevedibile.
Nel momento in cui il
partito di Silvio Berlusconi
certifica la subalternità alla
Lega proponendo la gogna
per il ministro Maria Elena
Boschi e la sfiducia al
governo, 1 fili tendono a
spezzarsi: anche quelli
sotterranei affiorati nei
momenti più delicati per
fornire a Renzi un
soccorso parlamentare
decisivo, n premier spera
di recuperare in primo
luogo il Pd, che non riesce
più a dominare dal tempo
dell'elezione-capolavoro di
Sergio Mattarella ai
Quirinale.
lenta di rompere
l'accerchiamento
sbloccando le votazioni su
tre giudici detta Corte
costituzionale, che hanno
superato la trentina. E
sembra voler ribadire di
non sentirsi prigioniero di
nessuno, e di poter
pattinare tra le alleanze
parlamentari più
spregiudicate. La
domanda Ineludibile,
tuttavia, è se la sua
iniziativa sia un segno di
massima forza o di
crescente debolezza.
Perché se la strada
obbligata era quella di un
accordo col M5S, forse
andava imboccata prima,
non dopo trentadue
scrutini a vuoto. Fa
capolino il sospetto che la
virata renziana sia vissuta
come un cedimento del Pd
ad un acerrimo avversario.
n M5S Incassa una
vittoria, infatti, perché la
sua irrilevanza viene
smentita proprio dal
premier tanto più mentre
i seguaci di Grillo si
propongono come forza di
governo negli enti locali
dove il Pd arranca. Ma non
è detto che un accordo
sulla Consulta segni la fine
di qualunque prospettiva
di «Partito della Nazione»:
l'ipotesi di una sinistra
pilotata dal presidente del
Consiglio verso un
approdo moderato. Al
contrarlo, potrebbe
segnare un'offensiva
ancora più frontale contro
FI, per schiacciarla su
Matteo Salvini e spremere
i consensi che rifiutano di
essere usati per legittimare
una deriva estremista.
L'elezione dei giudici dopo
un anno e mezzo,
comunque,rimaneuna
pagina nera per il
Parlamento e per i partiti:
tutti.
Consulta, Renzi sceglie M5S: ecco i 3 giudici
Il capo del governo esclude Forza Italia dall accordo: eletti Barbera, Modugno e Prosperetti
Primo il candidato del Movimento. Di Maio: non abbiamo trattato, ma Sisto non c'era più
Giuristi
Augusto Barbera
Franco Modugno
Giulio Prosperetti
Professore emerito di Diritto
costituzionale, 77 anni, ex deputato
e ministro del governo Ciampi, è il
candidato sostenuto dal Pd
Professore emerito df Diritto
costituzionale, 77 anni dirige la
rivista Giurisprudenza italiano
(Utet): è il nome indicato dai M5S
Giurista, 71 arati, ha insegnato Diritto
dei lavoro a Roma, è giudice della
Corte d'appello dette Otta del
Vaticano. Per Mii sostegno del centro
i
ROMA «No, non è la prima volta:
il voto del M5S era già stato determinante per eleggere il giudice della Corte Silvana Sriarra
e Freccerò alla Rai...... 11 vice
presidente della Camera Luigi
Di Maio, il grillino dal volto istituzionale, non sta neEa pelle
quando annuncia che il suo
gruppo (precedendo quello del
Senato) ha detto sì alla nuova
terna proposta per la Consulta;
«Non abbiamo mica trattato
con il Pd ma solo preso atto che
nella terna il nome di Sisto, di
Forza Italia, non c'era più...».
L'accordo Pd-MsS, che
manda in soffitta (per ora) il
Patto del Nazareno, dà il vìa libera, al 32° scrutinio, al candidato per la Corte costituzionale imposto in prima battuta da
Renzi: il giurista bolognese
Augusto Barbera, 77 anni (581
voti); porta alla Consulta il professore Franco Modugno de
«La Sapienza», 77 anni, proposto nella rosa del M5S e sul
cui nome è arrivato il nulla
osta dei dem (è ìljpiù votato,
609 preferenze); e infine c'è
una «new entry», il giùslavori-
sta Giulio Prosperetti di Tor
Vergata, 69 anni, suggerito da
Scelta civica con il placet di Per
ntalìaeAp(585voti).
La strambata di Renzi—che
ha abbandonato FI, avendo però il buon gusto di far telefonare a Sisto, fatto fuori dopo mesi
passati in trincea: «Non è un
fatto personale...» — ha colto
di sorpresa chi, invece, si
aspettava uno scontro tra Pd e
M5S alla vigilia della mozione
di sfiducia contro il ministro
Boschi. Così, ieri, Palazzo Chigi
— pressato in modo discreto
ma continuo dal Quirinale e
dai presidenti Grasso e Boldrini — ha dato il via Ubera ai capigruppo dem. Rosato e Zanda, per tirare fuori dal cassetto
l'accordo con il M5S. Alla terna, poi, sono arrivati i voti dei
verdinianì mentre Lega e FI
hanno disertato.
«L'assist a Renzi» (la definizione è di Sisto che ha aggiunto: «A me sono mancati i voti
dei centristi...») l'ha lanciato il
capogruppo di FI Renato Brunetta che ha battibeccato in
aula con il premier durante le
comunicazioni sul Consiglio
Uè. E ha fatto da detonatore. E
che il botto politico è stato fOTte lo dimostrano le parole di
Silvio Berlusconi; «È molto
grave che la Corte non abbia
neppure un giudice che appartenga al centrodestra». Ma c'è
anche il commento di Pier Luigi Bersani che con il M5S provò
a metter su un governo: «Sì ripristina l'elementare logica costituzionale che stabilisce che
le istituzioni devono avere la
cura di tutti».
Adesso la Corte torna a 15
componenti anche in vista di
scadenze importati: Jobs act,
riforma del bicameralismo e la
legge elettorale, n costituzionalista Barbera, ex parlamentare Pci-Pds, è un libro aperto
perché da sempre teorizza le
tesi recepite dalle riforme Renzi-Boschi. Il professore bolognese, poL ha ottimi rapporti
con uno dei più influenti giudici della Corte, Giuliano Amato, con il quale firmò un intramontabile manuale di diritto
pubblico (Amato-Barbera, il
Mulino). Invece, il costituzio-
nalista Modugno, un fuoriclasse del diritto che si laureò nel
1961 con Massimo Severo Giannini, è sempre stato lontano
dalla politica ma prima di approdare alla «Sapienza» ha girato molte università (da Macerata a Salerno) e dunque, dice chi lo conosce, ha costruito
unafittarete di rapporti anche
con gli allievi (da Paolo Carnevale ed Alfonso Celotto) che
hanno fatto carriera nelle università e nelle alte istituzioni.
Infine, il giuslavorista Prosperetti, che ha condiviso gli inse-
gnamenti del cattolico democratico Leopoldo Elia (è anche
giudice deUa Corte d'Appello
Vaticano) e del socialista Gino
Giugni. «La notte è più scura
appena prima deU'alba. E all'Alba vìncerò», aveva commentato il presidente Grasso
quando si è capito che l'accordo Pd-MsS avrebbe sbloccato
l'impasse. Dopo 32 scrutini.
Dino Martirano
99
Sisto
L'assìst
a Renzi
gliefha
lanciato
Brunetta
A me sono
mancati
i voti dei
centristi
ff
Il premier
è troppo
abile.
n patto
conM5S
l'ha fatto lui
e non noi
della
sinistra pd
Botta e risposta in Aula tra governo e azzurri
«Stabilità piena di marchette»
Fi smaschera il voto di scambio
Daifondi alle città al voto nel 2016 agli SO euro
alleJone dell'ordine: tutti i «favori» in manovra
900
I milioni stanziati per la Sicilia dalla legge di Stabilità. Il
Veneto alluvionato ne aveva
chiesti 100: ne avrà zero
Gian Maria De Francesco
Roma «Una Stabilità fatta di
mance e marchette». Il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, attacca di petto il premier Matteo
Renzi durante le comunicazioni del governo sul Consiglio
europeo di oggi e domani. Il
capo del governo perde le staffe, innervosito dall'incalzante
esponente dell'opposizione.
«Non ci sono elezioni e i diciottenni non sono in vendita,
non si fanno lavare il cervello
con un piccolo bonus», replica Renzi riferendosi al contributo di 500 euro per i diciottenni. «Bisogna avere il coraggio di ricordarsi, caro ex ministro della Funzione pubblica
dei governi precedenti, che
non si taglia su cultura, scuola
ed educazione», aggiunge inveendo contro l'oppositore
che ha avuto l'ardire di interromperlo.
Ma non è solo una questio-
3%
La soglia di prezzo perché la
pubblica
amministrazione
possa fare acquisti extra in te
sa Consip di energia e gas
ne di galateo istituzionale o di
tossine rilasciate in seguito ai
recenti scontri parlamentari
su banche e Consulta. Le intemerate di Brunetta sono originate dalla natura schizofrenica dell'ultima legge di Stabilità, da oggi in Aula. «Il Pd e la
sua maggioranza bulimica
hanno voluto più deficit,
creando un vero e proprio suk
in commissione Bilancio»,
spiega l'economista. Il riferimento è all'incremento del
rapporto tra disavanzo dello
Stato e Pil per l'anno prossimo
che, da un iniziale 1,6%, è stato portato al 2,4% sfruttando
quattro clausole di flessibilità
(riforme, sicurezza, migranti e
difesa) che l'Unione europea
potrebbe anche non approvare nel loro complesso. «Noi abbiamo denunciato tutto questo - aggiunge Brunetta - e la
violenza verbale di Renzi, il
suo vantarsi della spesa in deficit sono paragonabili ai vaneg-
10
I milioni per Radio Radicale
per la trasmissione radiofoni
ca delle sedute parlamentari:
la convenzione dura dal 1997
giamenti di Hitler quando era
chiuso nel bunker».
Secondo il capogruppo di
Forza Italia, l'esempio più lampante della deriva elettoralistica della Stabilità è nei 500 milioni assegnati alle Città metropolitane per il 2016. «Milano,
Roma, Napoli, Bologna e Torino sono tutti comuni dove si
andrà a votare, quei fondi saranno ripartiti con decreto del
presidente del Consiglio e
quindi è chiaro l'intento di
comperare il consenso», aggiunge Brunetta sottolineando che «la vecchia legge mancia (destinata al finanziamento di spese delle comunità locali, ndr) era molto meglio,
mille volte meglio».
Il climax della polemica politica è stato, invece, raggiunto
sull'estensione del bonus degli 80 euro alle forze dell'ordine. «Noi abbiamo sbloccato
quello che voi avevate bloccato», ha detto un premier sempre più adirato. Ma anche in
questo caso Brunetta lo smentisce. «Il comparto sicurezza ribatte - non ha bisogno di
elargizioni ma di un nuovo
contratto e non è un caso che
tutte le associazioni di rappresentanze delle forze di polizia
siano contrarie».
Sul bonus di 500 euro ai ragazzi che compiranno 500 euro il presidente dei deputati di
Forza Italia vorrebbe sorvolare. Ma è proprio il ricordo della foga renziana nell'affermare che i 18enni non si comprano a costringerlo al ripensamento, denunciando la natura stessa di una manovra che
peggiora i conti pubblici. «La
copertura è nel maggior deficit che l'Unione europea dovrebbe concederci per la sicurezza. Ma siamo matti?».
I^IMIAIAI
I vJl-jl 11 VJI
Il premier si vende a Grillo
Inciucio a cinque stelle
per tre posti alla Consulta
Il Pd molla il candidato di Forza Italia
La trappola pronta da giorni serve a far
contento il Colle e a ridare fiato ai dem
LA NUOVA TERNA
FRANCO MODUGNO
Nato a Roma
il 3 maggio 1938
ha insegnato Diritto
costituzionale
alla Sapienza
e alla Luiss
GIULIO PROSPERETTI
Cassazionista
e docente
a Tor Vergata,
è giudice d'appello
in Vaticano: sposato,
ha quattro figli
AUGUSTO BARBERA
Professore emerito
di Diritto
costituzionale
a Bologna, è stato
ministro nel
governo Ciampi
il retroscena
di Laura Cesaretti
Roma
*j intesa era già stata cucinata nei giorni scor| .. J
si, tanto che martedì
sera in casa Pd si dava per certo
lo spostamento di alleanze sulla Consulta. Poi ieri il veemente attacco mosso in aula dal capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta al premier Matteo
Renzi è arrivato come ciliegina
sulla torta per confezionare il
pacchetto natalizio: il Pd molla
il candidato giudice costituzionale sponsorizzato da Forza Ita-
con cui i gruppi parlamentari
di M5S ieri hanno dato via libera, con pochi contrari e senza
alcun ricorso al mitologico
blog, alla tema di nomi. D'altronde i grillini hanno molto da
guadagnare e poco da perdere:
possono rivendicare di aver affondato Sisto, che loro definiscono «l'avvocato di Berlusconi», e portare a casa un giudice
da loro targato. E soprattutto si
possono affermare come inter-
FALSO PRETESTO
Il premier ha approfittato
dell'attacco di Brunetta
per chiudere la partita
ha, Francesco Paolo Sisto, e ne
offre lo scalpo ai grillini, in cambio del loro appoggio alla terna
dei candidati alla Corte: Augusto Barbera per il Pd, Franco
Modugno per il movimento
Cinque Stelle e - new entry Giulio Prosperetti, portato dai
centristi. Il segno politico è che
Renzi si accorda e, in qualche
modo, si arrende alla necessità
di scegliere il forno grillino. È
un patto a cinque stelle.
A riprova del fatto che l'accordo era già acquisito, dopo giorni di trattativa tra i vertici Pd e
il capofila grillino Danilo Toninelli, c'è la rapidità inaudita
locutori politici più affidabili
del centrodestra. Quanto a Matteo Renzi, l'operazione porta
sollievo al premier in un momento di seria difficoltà: ormai
togliere dal tavolo almeno il
dossier infinito della Corte Costituzionale era diventato indispensabile per il capo del governo, «non possiamo permetterci
un discorso di fine anno di Sergio Mattarella tutto incentrato
sullo scandalo di un Parlamento che non riesce da anni a sostituire i giudici della Consulta», spiega un parlamentare
renziano. Meglio dunque fare
una concessione di immagine
ai Cinque Stelle, e persino alla
minoranza Pd che da tempo
chiedeva di aprire una trattativa con i grillini e di mollare Forza Italia, piuttosto che ritrovarsi con l'anno nuovo ancora alle
prese con la Corte Costituzionale e le figuracce del Parlamento. «Anche stavolta Renzi è stato più abile, e l'accordo con i
grillini lo porta a casa lui», commenta il bersaniano Nico StumE ieri la vibrante intemerata
di Brunetta contro Renzi, durante il dibattito sul prossimo
vertice Uè, è cascato a fagiolo
per il premier, che ha subito
provveduto a drammatizzare
lo scontro. «Ma vi pare che dobbiamo restare qui a prenderci i
calci nelle caviglie da Brunetta
e ciononostante a difendere un
accordo sulla Consulta sul quale Fi non riesce neppure a portare i suoi voti?», ha spiegato il
premier ai suoi. Senza contare,
fanno notare i suoi, che «così
scateniamo anche un bel casino dentro il gruppo di Forza Italia, dove già il capogruppo è
sempre meno seguito». La protesta di Silvio Berlusconi per
l'accaduto è dura: «È molto grave - fa sapere - che la Corte
costituzionale non abbia al suo
interno neanche un solo giudice che appartenga al centrodestra».
IL CRAC DEL CREDITO La crisi di fiducia
Piccoli investitori in fuga
dalla mina «subordinate»
Lefamiglie mettono in vendita le obbligazioni efanno crollare i prezzi
Ora il salvataggio delle 4 banche in crisi rischia di costare ancora di più
mssHsnm
sì
60
miliardi
di euro
II valore delle obbligazioni
subordinate, emesse
dalle banche, che Sono
potenzialmente azzeratali
in caso di fallimento
Camilla Conti
• L'applicazione dal primo gennaio delle nuove norme sul cosiddetto ball in, decise dall'Europa, con tutti i rischi potenziali
per i clienti delle banche in crisi
che ancora non conoscevano le
novità in arrivo, avrebbe fatto
crollare la fiducia dei risparmiatori che avrebbero perso dei soldi senza preavviso e si sarebbero precipitati in filiale. Per non
parlare dei depositi delle aziende, che si sarebbero trovate
all'improvviso senza liquidità.
Senza pensare al disastroso impatto sui consumi. Di fronte a
questo scenario apocalittico le
banche «sane» hanno messo mano al portafoglio e sganciato 3,6
miliardi per lanciare un paracadute alle quattro piccole banche
salvate con il decreto del governo Renzi ma, appunto, con i sol-
L'esborso sostenuto
dalle banche «sane»
per salvare le quattro
malate con II decreta
del governo Renzi
di di tutti gli altri istituti. Il prezzo che dovrà pagare l'intero sistema bancario però rischia di
diventare ancora più alto. In circolazione c'è una massa di oltre
60 miliardi di obbligazioni subordinate emesse dalla banche
italiane, più o meno redditizie,
nelle mani di piccoli e piccolissimi risparmiatori o di grandi investitori, scambiabili o meno sul
mercato. In un elenco stilato dagli analisti indipendenti di Consultique, fra le circa 370 emissioni la parte del leone per decine
di miliardi la fanno i big con rischio basso o quasi nullo. Ieri
l'ad di Intesa, Carlo Messina, ha
inoltre ricordato che la banca
«da cinque anni non colloca subordinati alla clientela retai]» e
che comunque presso il retail ha
meno dello 0,5% di subordinati.
Ma il panico è già scattato e
nelle ultime settimane migliaia
di clienti hanno chiamato nreoc-
431
milioni
di euro
L'ammontare delle
obbligazioni subordinate
vendute ai piccoli risparmiatori
da Banca Etrurìa, banca Marche,
Cari Ferrara e CariChietì
cupati la banca di riferimento,
chiedendo di vendere i bond
bancari in proprio possesso. Dopo il bank run del 2007 (la corsa
agli sportelli per ritirare i soldi e
chiudere i conti correnti che mostrò lunghe file davanti alle filiali
della
britannica
Northern
Rock), in Italia è cominciato ii
«bond run» degli investitori cosiddetti retail. Tra il 20 novembre, ultima seduta prima del decreto «salva banche», e il 9 dicembre le 79 subordinate bancarie italiane trattate sull'EuroTlx
avevano segnato un calo medio
dei prezzi di chiusura del 2,28
per cento.
I bond più sotto pressione sono quelli di istituti come Veneto
Banca, Popolare di Vicenza (il
subordinato 4,6% scadenza 15
dicembre 2017 ha fatto registrare il crollo peggiore), Monte dei
Paschi e Carige. Con un conta-
gio ai «sub» delle banche più robuste. Guardando l'andamento
dei titoli sui terminali Bloomberg, quelli usati dai broker nelle sale operative di Borsa, il crollo è lampante. E unito alla scarsa domanda da parte di investitori istituzionali, fa sì che i prezzi scendano. Chi vende oggi non
trova compratori e, dunque, perde. Per questo il consiglio degli
esperti è non farsi prendere
dall'ansia e aspettare che la bufera sia passata. Nel frattempo, il
consiglio è verificare se la propria banca ha venduto queste
obbligazioni seguendo tutte le
regole di condotta che gli intermediari finanziari sono obbligati a rispettare, chiedendo copia
dell'ordine di acquisto insieme
al contratto quadro di negozia-
zione dei titoli con tutti gli allegati, fra i quali il profilo di rischio.
Quanto al sistema creditizio,
resta da capire se e come impatterà la fuga dalle subordinate sui
conti futuri. Il rischio è di veder
decollare il costo della raccolta.
Quello che in gergo tecnico-finanziario si chiama «funding».
Da gennaio, infatti, con l'introduzione delle nuove norme sul
bail in, dovranno rivedere il loro
approccio alla rischiosità di questi strumenti finanziari. Lo scriveva l'Abi, l'associazione dei
banchieri, nel suo rapporto di
previsione pubblicato a dicembre 2013. Ebbene, già al tempo
si spiegava che all'aumentato rischio corrisponderanno cedole
più elevate, e inoltre un aggravio
ulteriore di costo aggiuntivo a seconda della solidità delle diver-
se banche emittenti. E la raccolta potrebbe diminuire se passerà la legge invocata tardivamente dal direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, di vietare la vendita dei bond subordinati ai piccoli risparmiatori (che in
Italia rappresentano i maggiori
sottoscrittori di titoli). Ben gli
sta, potrebbe rispondere il cliente tradito e avvelenato dal «mal
di banca». Il problema è che se
anche le big del credito cominciano ad accusare il colpo
dell'operazione di sistema dovranno trovare un modo per recuperare liquidità laddove è stata persa. E dunque alzare i prezzi dei servizi offerti oppure stringere nuovamente i cordoni dei
prestiti. Insomma, il governo pare essereriuscitoin un colpo solo a far perdere tutti.
Toh, «Repubblica» dimentica
le crociate sull'insider trading
Il quotidiano di De Benedetti adesso ignora i guai del suo editore sui guadagni
realizzati con le banche popolari. Ma a febbraio dava la caccia agli speculatori
il caso
di Camilla Conti
A
lzi la mano chi ha letto
un articolo di Repubblica
sull'inchiesta aperta dalla procura di Roma a carico di
Carlo De Benedetti. Ecco, appunto. Perché i segugi del quotidiano di largo Fochetti hanno
improvvisamente abbassato le
penne. Sulla vicenda si trovano
solo venti righe in cronaca, lo
scorso 15 dicembre, occupate
dalla nota dell'Ingegnere che nega l'abuso di informazioni privilegiate dopo lo scoop scritto dal
Giornale. Occhiello: «La Polemica». Anche se in realtà trattasi di
notizia (quella sull'inchiesta
aperta, e per giunta non smentita).
Certo, in ballo c'è l'editore.
Ma a luglio, quando un'altra società della galassia di De Benedetti - Sorgenia -finìalla ribalta
delle cronache per le indagini
sul fallimento di Tirreno Power,
va dato atto alle stesse penne di
non aver esaurito l'inchiostro.
Stavolta, peraltro in piena bufera sull'Etruria (che è fra gli istituti coinvolti sia dalla riforma delle popolari sia dal «salva banche»), un silenzio assordante.
Eppure Repubblica, paladina
dell'informazione senza bavaglio, è sempre stata attenta a evidenziare le devianze del capitalismo di relazione e a stanare i
conflitti di interessi. Ricordiamo, ad esempio, gli «affreschi»
di Alberto Staterà su «L'insostenibile leggerezza dei vecchi poteri forti» (articolo del 2013} dove
vengono citati tutti, da Tronchetti agli Agnelli, da Geronzi a Bazoli. Senza però guardarsi mai in
casa. «Alla sagra delle autorità il
conto lo paga il parco buoi», scrive ancora la stessa firma a luglio
del 2013 puntando il dito sul
conto pagato dai piccoli azionisti Fonsai per la «satrapia della
famiglia Ligrestì».
Lo stesso rigore è stato applicato a febbraio, quando scoppia il
caso dei movimenti anomali dei
titoli in Borsa nei giorni precedenti l'annuncio della legge sulla trasformazione delle popolari
in spa. Tutti i giornali, nessuno
escluso, si mettono a caccia degli speculatori. E così fanno nella redazione del quotidiano di
De Benedetti. Mettendo in pista
non solo i giornalisti specializzati in giudiziaria e in finanza, ma
anche armando le tastiere di editorialisti ed esperti. «La giusta distanza tra governo e finanzieri»,
è il titolo del corsivo del 9 febbraio a firma di Federico Fubini, al
tempo responsabile dell'inserto
Affari&Finanza. «Guardate quelle carte», inizia così l'articolo
che accende i riflettori proprio
sugli «acquisti eseguiti grazie a
informazioni riservate» che hanno innescato le indagini della
Consob con il sospetto di insider trading. Fubini cita le mosse
dei finanziere e supporter del
premier, Davide Serra, sollevando «questioni di opportunità»
per il possibile conflitto di interessi. E invocando appunto quella «distanza» che, secondo l'inchiesta aperta dalla procura di
Roma, avrebbe forse dovuto tenere in quelle stesse settimane
anche De Benedetti. Peraltro finanziere più esperto di Serra, visto che è stato ai centro di storiche partite giocate sul campo di
Piazza Affari negli ultimi cinquantanni.
Passano tre giorni e il 13 febbraio Repubblica torna sulle
«operazione anomale» in Borsa
con un pezzo di Elena Polidori
dal titolo: «Speculazione sulle
Popolari, indagine della procura
romana sull'ipotesi di insider
trading». Inchiesta «per ora contro ignoti», spiega l'autrice nelle
prime quattro righe. Ignara che,
dieci mesi dopo, nel mirino di
quell'indagine sarebbero finiti il
suo editore e la sua galassia, pardon «satrapia».
PREMIER ALLA FRUTTA
Renzi chiede aiuto a Grillo
Inciucio a Cinque stelle sull'elezione dei giudici della Consulta. Matteo è sempre più debole
Boschi-Lotti-Renzi: tre famigliefra mutui, favori e potere
di Alessandro Satlusti
iumi di inchiostro e di parole per sostenere l'equazione Le Pen come Grillo,
esultanza per la vittoria ai ballottaggi
del fronte repubblicano francese (una
sorta di patto del Nazareno in salsa parigina)
che ha fermato l'antipolitica demagogica e populista. Passano solo poche ore e la sinistra
italiana che fa? Chiede aiuto a Grillo e si allea
con i Cinque stelle per votare insieme i tre nuovi membri della Corte costituzionale. Il centrodestra resta così tagliato fuori dalla partita, ma
il problema politico è assai più grande e grave.
Il fatto è che Renzi, sull'orlo di una crisi di nervi
per gli scandali che coinvolgono ministri e parenti, non sa più come fare per uscire dal tunnel dentro cui si è infilato. E allora sfodera la
sua arma migliore: comperare voti, ovunque a
da chiunque, come fanno i faccendieri, i lobbisti e i mercenari. Prima ha provato a comperare
Berlusconi e tutta Forza Italia, poi - respinto - si
è accontentato di Verdini e di un gruppo di
sbandati. Ora ci prova con Grillo. Più che un
«partito della nazione», l'uomo ha in mente un
«bordello della nazione» al quale si accede con
tariffe in base alla prestazione desiderata.
Dicono che ieri il premier abbia preso la decisione di bussare alla porta del comico perché
offeso dall'esuberanza verbale di Brunetta, che
parlando alla Camera l'ha accusato un po' di
tutto. Il che prova ancora di più che per Renzi
la politica è «fatto privato». Tu giornale mi critichi? Io ti metto all'indice. Tu Forza Italia mi
attacchi? Io ti butto fuori dalla Corte costituzionale.
Ma che razza di democrazia è questa? Siamo
in mano a un bullo isterico e vendicativo che
concepisce il potere come arma personale. Terrore e ricatto spiegano come mai i suoi amici e
parenti abbiano potuto combinarne in questi
ultimi anni peggio di Bertoldo, di fatto indisturbati. Spiegano la cautela con cui giornali e magistratura trattano ora i numerosi scandali del
cerchio magico fiorentino. Semplicemente hanno paura, paura di essere sbranati, rimossi,
emarginati perché chi tocca Renzi muore.
Mi sto facendo l'idea che quello delle banche
popolari non sia una tragedia del sistema bancario italiano, ma una tragedia del renzismo,
cioè di un comitato di affari disinvolto e arrogante che, partito dalla Toscana, ora sta inquinando tutti i pozzi del Paese.
Ma pipa ti manda sola?
» MARCO TRAVAGLIO
M
aria Elena Boschi se
ne deve andare sì o
no? Mettiamo in fila i
fatti sin qui emersi che la rig u a r d a n o nel pasticciaccio
brutto delle banche del buco.
1) Il 20 gennaio 2015 il Consiglio dei ministri del governo
Renzi vara un decreto che trasforma le banche popolari in
società per azioni. Fra queste
c'è Banca Etruria, di cui la Boschièpiccolaazionista,ilpadre
Pier Luigi è vicepresidente,
membrodelCdaesocio,eilfratello Emanuele è dirigente, dipendente e socio. Decreto forse doveroso. Ma le banche, già
da t e m p o defunte secondo
Bankitalia (fra cui Etruria),
tornano appetibili sul mercato
e continuano ad attirare risparmi come se fossero risorte. Per
giorni regna il mistero sulla
presenza della Boschi in quel
Cdm, che configurerebbe un
bel conflitto d'interessi. Fonti
qualificate del Fatto assicurano che la Boschi c'era. Lei
smentisce: "Ero in Parlamento
a seguire le riforme istituzionali". Purtroppo nessuno l'ha
vista.
2) L'affare si complica quando si scopre che il decreto, annunciato a Borse chiuse per evitare speculazioni, era noto
negli ambienti finanziari da
parecchi giorni, tant'è che i titoli delle banche coinvolte erano lievitati per massicci acquisti alla vigilia (il record del rialzo lo registrò proprio Etruria,
con un +65%). Insomma, qualcuno aveva violato il segreto.
La Consob sospetta un caso gigantesco di insider trading. Ora
Carlo De Benedetti, uno deisospettati degli acquisti, replica
che dell'imminente decreto sapevano tutti. Un segreto di Pulcinella. Chi, nel governo, se la
cantò? E perché tanti acquisti
proprio su Etruria?
3) Il 22 novembre il Consiglio dei ministri vara il decreto
"salva-banche" che recepisce
la direttiva europea sul bail-in:
accolla al sistema bancario
(non allo Stato perché non si
può più) il costo del dissesto di
quattro banche bollite, e lascia
senza risarcimenti obbligazionisti subordinati e azionisti anche se sono stati truffati con informazioni false o incomplete
sullastatodisalutedelle medesime. Fra queste c'è di nuovo
Banca Etruria, di cui papà Boschi non è più vicepresidente
perché, dopo le severe censure
dì Bankitalia con multa di 140
mila euro, è uscito di scena col
commissariamento (un atto
dovuto del governo, non certo
la prova di inflessibilità e imparzialità millantato da Renzi&Boschi). Stavolta è sicuro
che la Boschi non partecipa,
sempre per scansare il conflitto d'interessi.
4) C'è un terzo decreto sul
bail-in, quello preparatorio del
16 novembre.
SEGUE A PAGINA 24
uesto aggiunge alla norma
europea una clausoletta
(articolo 35 c o m m a 3) che
quella non prevede in materia
di responsabilità degli amministratori. E, secondo alcune
interpretazioni, rende più diffìcile per azionisti e singoli creditori l'azione di responsabilità per chiedere risarcimenti ai
manager, ai membri dei Cda e
ai commissari delle banche.
Compreso papà Boschi, ex vicepresidente di Etruria. Che,
grazie alla mancata equiparazione dello scioglimen to di una
banca al fallimento, non perde
neppure i titoli necessari per
a n d a r e ad a m m i n i s t r a r n e
un'altra.
5) Poniamo che la Boschi si
sia astenuta sia sul primo decreto (dubbio) sia sugli altri
due (sicuro). Purtroppo però
era presente alle tre riunioni
preparatorie del secondo e del
terzo, come ha documentato
suLi'fceroFrancoBechis. Infatti la lettera di accompagnamento del doppio provvedimento del 16 e del 22 novembre, datata 5 ottobre, è firmata
Maria Elena Boschi. Ma in o-
Q
gnicaso astenersi dai Cdm non
è un titolo di merito: è un atto
dovuto per la legge Frattini sui
conflitti d'interessi varata nel
2004 dal governo B., sempre
contestataperlasua ridicolaggine dal centrosinistra che però, inbarba alle promesse elettorali, non l'ha mai toccata. Articolo 3: "1. Sussiste situazione
di conflitto di interessi ai sensi
della presente legge quando il
titolare di cariche di governo
partecipa all'adozione di un
atto, anche formulando la proposta, o omette un atto dovuto,
trovandosi in situazione di incompatibilità... quando l'atto o
l'omissione ha un'incidenza
specifica e preferenziale sul
patrimonio del titolare, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, ovvero delle imprese o società da essi controllate... condannoper l'interesse
pubblico". Quindi, astenendosi, la Boschi rispettala legge di
B. ed evita un conflitto d'interessi che lei stessa riconosce esistere.
6) Anche B. ogni tanto usciva dai Cdm mentre i suoi ministri decretavano ad suam
personam (o aziendam): per esempio per salvare Rete4 dallo
spegnimento imposto dalla
Consulta. Una buffonata, perché B. era il dominus del governo e mai nessuno avrebbe approfittato dellasua assenza per
disobbedire ai suoi ordini. Ora,
laBoschi non è il premier e non
è neppure B.. E i decreti sulle
banche non riguardano esclusivamente Etruria. Ma se allora
tutto il centrosinistra rideva a
crepapelle di B. che pensava di
evitare il conflitto d'interessi
uscendo dalla stanza, dovrebbe almeno sorridere dinanzi
allo stesso escamotage della
Boschi. Che non è un ministro
qualsiasi: è la figurapiù in vista
del governo dopo Renzi, la ministra di sua maggior fiducia, il
simbolo della rivoluzione sorridente renziana. Qualcuno è
così ingenuo da credere che,
prima di uscire dalla stanza, la
Boschi non parli con Renzi dei
decreti sullebanche?Un conto
è dire di aver rispettato la legge
(Berlusconi-Frattini!). Un altro è negare un conflitto d'interessi visibile a occhio nudo.
7) Come ha rivelato i7 Feltro,
il pm di Arezzo che indaga con
grande prudenza sullamalagestione di Etruria (e quindi anche dei Cda vicepresieduto da
papà Boschi) è consulente giuridico di Palazzo Chigi (dove
lavora, accanto a Renzi, la ministra Boschi). Lo è dai tempi
del governo Letta, ma è stato
confermato dal governo Renzi.
Possibile che Renzi, la Boschi e
il pm, che lo sapevano da ben
prima che lo scoprissimo noi,
non abbiano notato neppure
questo, di conflitto d'interessi,
e non abbiano deciso subito,
all'esplodere del caso Etruria,
di troncarequel rapporto per evidenti motivi di opportunità?
8) Avendo ricevuto, come i
colleghi di altre procure, un esposto contro gli ex amministratori di Etruria dalle associazioni dei consumatori, può
darsi che il pm di Arezzo iscriva anche papà Boschi sul registro degli indagati per vagliare
le accuse. Se ciò accadesse, ancora una volta la Boschi non avrebbe alcun obbligo di dimettersi. Ma, restando al suo posto,
diventerebbe un bersaglio ancor più facile per polemiche,
sospetti e contestazioni, che
trascinerebbero il premier in
un gorgo senza fine, obbligandolo a difendere la fedelissima
e la sua famiglia per vicende
che nulla hanno a che fare con
il governo e che al momento
nessuno, nemmeno nel governo né probabilmente la Boschi,
è oggi in grado di conoscere.
9) I paragoni con le dimissioni chieste o date da altri ministri (Alfano, Cancellieri, Lupi, De Girolamo e Idem) non
reggono: la Boschi non è coinvolta né direttamente né indirettamente in inchieste penali.
Malefughedinotiziesulprimo
decreto, lo scudo salva-amministratori e salva-papà del secondo e del terzo e l'imbarazzo
- destinato a crescere - per gli
sviluppi delle indagini sulla
banca amministrata dal genitore creano un gigantesco caso
di opportunità politica che dovrebbe suggerirle di farsi da
parte per il bene suo e de! governo.
IO) Come disse lei stessa nel
novembre 2013 a Ballarci su un
caso diverso dal suo (laCancellieri sospettata di i nterven ti di retti per favorire la famiglia Ligresti), il punto "non è tanto se
ci debbano essere o meno le dimissioni del ministro ose viene
meno la fiducia nei confronti
del governo. Il punto vero èche
è in gioco la fiducia nelle istituzioni. Il punto graveèche ancorauna volta si è data l'immagine di un paese in cui la legge
non è uguale per tutti, ma ci sono delle corsie preferenziali
pergliamicidegliamici,perchi
ha i santi in Paradiso. Io al suo
posto mi sarei dimessa".Parole
sante. Come passa, il tempo.
RIPKOPU/iONF f - F R ' j / M "
Migranti, un'altra strage in mare
sei bimbi morti sulla costa turca
LORENZO FOKIANI
ftoMA. Hanno tutti un'età compresa tra i Ee i
6 anni i sei bambini trovati al largo delle coste turche, morti in due diversi naufragi. I
corpi dei primi due, di nazionalità irachena,
sono stati rinvenuti, con i giubbotti salvagente ancora addosso, da alcuni pescatori nei
pressi di Cesme, provincia di Smirne.
Il gommone su cui viaggiavano si era rovesciato nella notte. AI largo di Bodrum sono
stati trovati invece i corpi di altri 4 bimbi,
che viaggiavano su un barcone inabissatosi
nelle ore precedenti. I guardacoste turchi,
nel frattempo, riuscivano a salvare 58 persone, trai quali c'erano altri 22 bambini. Alla vigilia del summit di Bruxelles tra Turchìa e
Paesi Uè sulla gestione dell'emergenza migranti, il conto dei morti in mare continua a
salire. Secondo l'Unìcef ì bambini-migranti
annegati nel 2015 sono circa 200. I/incontro
nella capitale belga sarà per l'Ue l'occasione
per fare il punto con Ankara, che riceverà 3
miliardi di euro da Bruxelles per la gestione
di circa 2,5 milioni di profughi e aspetta di conoscere il numero di rifugiati ai quali l'Unione è disposta a concedere il visto d'ingresso
il prossimo anno. Gestione che presenta molte ambiguità, come ha rilevato un rapporto
di Amnesry International, in cui si legge che
da settembre la Turchia ha fermato e trasferito centinaia di rifugiati in centri di detenzione, dove sono stati spesso maltrattati e
talvolta costretti a tornare nei Paesi di provenienza. Una situazione che in parte stride
con la procedura d'infrazione decisa dall'Ue
nei confronti dell'Italia per non aver identificato alcuni migranti durante gli sbarchi degli scorsi mesi. Oggi l'astronauta Samantha
Cristoforetti visiterà, in co mpagnia del direttore generale dell'Urvicef Paolo Rozera, proprio al centro rifugiati di Lampedusa, sotto
pressione da mesi, mentre ieri alla Camera
Renzi ha definito "strabiliante" questa la decisione dell'Ile, ricordando come la stessa
Merkel avesse detto lo scorso agosto che la
solidarietà viene prima della burocrazia. «Europa, qua! è il tuo ruolo, affermare regolamenti o risolvere problemi?», ha detto il premier. Un'Europa per cui il presidente della
Commissione europea Juncker haribadito la
proposta di istituire un corpo di guardie di
frontiera, «perché Schengen deve durare».
Intanto, ieri a Pozzallo ( Ragusa) è stato arrestato il 19enne presunto scafista Fali Sengoì,
accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Avevano tra i due e i sei anni,
annegati al largo di Cesme.
Palazzo Chigi: "Rispettiamo
impegni, l'Europa fa lo stesso?"
Il conflitto
Renzi: "Niente bombe
noi a Mosul per aiutare"
Italia, minacce sul web
Il premier alla Camera difende la "missione diga"
La ditta Trevi: "Urgente intervenire". Esale in Borsa
La diga di Mosul
Costruita fra 1980 e 1986, costata
1 millanto • m a x » di dolivi
TURCHÌA
Fiume fcj-s,
Era il sìmbolo del regime
dì Saddam Huswin
È uno sbarramento sul (ruma Tigri
[ I Ha granda importanza
f i strategica.
• è la diga più grande dell'Iraq
e ne controlla la maggior
parte delle risorse idriche
ed energetiche
Produca 1.010 magawatt
di elettricità. Il bacino
ha una capacità di 12 miliardi
di acqua destinato all'irrigazione
dell'intera regione
?pf
Sa ratta asplodara metterebbe
rischio la vita
di circa 500 mHa parsone
GIAMPAOLO CADAUNI)
ROMA. I paracadutisti
italiani andranno a proteggere la diga di Mosul,
ma «non per combattere», dice il ministro della Difesa. Proposta la
missione, il governo vuole chiarire che «non ci preoccupiamo delle esibizioni muscolari, ma di cose concrete»: il premier Renzi ha voluto sottolinearlo, aggiungendo che «solo gli italiani possono mettere a posto
quella diga», lesionata e «potrebbe distruggere Bagdad e metà dell'Iraq». Nello stesso spirito l'intervento di Roberta Pinotti, ministro della Difesa, secondo cui i militari della Folgore «andranno a proteggere
il lavoro di altri italiani che dovranno rimettere in sesto una struttura
fondamentale per il futuro dell'Iraq». La minaccia, più ancora che dai
miliziani di Daesh, il sedicente Stato Islamico, sembra arrivare dalle
lesioni alla struttura della diga: «Problemi significativi su cui bisogna
intervenire, altrimenti c'è ilrischiodi un disastro ambientale», ha aggiunto la titolare della Difesa. La linea italiana non cambia: si manda
un contingente per tutelare, in vari modi, gli iracheni, ma con l'idea di
evitare l'uso delia forza, se sarà possibile. In parte è una risposta alle
preoccupazioni di LauraBoldrini, presidente della Camera, la quale ritiene «non efficace» la risposta militare contro il terrorismo, soprattutto in assenza di un accordo politico, e sollecita invece un rafforzamento del lavoro di intelligence internazionale. Ma la visione della politica italiana sembra non convincerei! fronte jihadista, quanto meno
se si dà retta alle reazioni pubblicate sul web. «Isis farà di voi maccheroni all'italiana», minaccia un utente di Twitter. Per un altro, i militari del nostro Paese sono comunque «forze d'occupazione». Altri argomentano che «un numero così elevato non è giustificato dalle esigenze di protezione dei lavoratori sulla diga». Ovviamente, come sempre
su Internet, sì tratta solo di commenti non riconducibili a militanti
islamisti, e dunque non avrebbe senso considerarli una minaccia autentica. A livello ufficiale, invece, è il governatore della provincia di Ninive, Naufal Hammadi Sultan Al Akub, a esprimere «il benvenuto ai
militari italiani», se il governo di Bagdad darà via libera al loro intervento. L'area dì Mosul resta comunque turbolenta: ieri le agenzie riferivano di un bombardamento di mortai, in cui sono rimasti uccisi sei
curdi peshmerga. In un altro scontro, nei giorni scorsi, sono caduti tre
soldati turchi. Lo scopo della missione italiana è limitato alla garanzìa
della sicurezza per il personale coinvolto nella ristrutturazione della
diga, compito che gli esperti considerano abbastanza semplice. E d è
ancora più necessario perché si tratta di «ingegneri e maestranze riconosciuti in tutto il mondo per la loro qualità professionale», come sottolinea Renzi. Di questa eccellenza sembra convinta la Borsa: l'annuncio dell'appalto di Mosul, stimato attorno ai due miliardi di dollari, ha
fatto volare il tìtolo della Trevi. Le azioni dell'azienda di Cesena hanno
chiuso con un rialzo del 25,3 per cento. La Trevi appare l'unica in grado di affrontare la ristrutturazione: «La diga è costruita su rocce, al cui
interno ci sono banchi gessosi che a contatto con l'acqua subiscono
processi di dissoluzione, provocando infiltrazioni che minano le fondamenta», ha spiegato Carlo Grippa, area manager dell'azienda romagnola per l'Iraq. Il personaleTrevi «dovrebbe consolidare la struttura
con un intervento di emergenza, attraverso iniezioni di cemento».
Fumata bianca dopo 17 mesi e 32 votazioni: passano Prosperetti, Barbera e Modugno
Consulta, intesa con i Grillini
Renzi fedirei p u d i c i
Scaricata Forza Italia, Berlusconi: opposizione tagliata fuori
FABIO MARTINI
I
D
l primo «numero» a sorpresa del presidente del
Consiglio va in scena nelYarùa di Montecitorio, convocata per parlar d'Europa.
CONTINUA A PAGINA 3
avanti ai deputati Matteo Renzi sta volando
alto, parla dei massimi
sistemi in vista del Consiglio
di oggi e domani, ma ad un
eerto punto il presidente del
Consiglio scarta bruscamente sullo scenario domestico:
«C'è chi sostiene che il bonus
per i diciottenni sia una mancia elettorale, ma i diciottenni
non sono in vendita, non si
fanno lavare il cervello con un
piccolo bonus...». Dai banchi
di Forza Italia, il capogruppo
Renato Brunetta interrompe
ironico: «Evviva è vero!». Difficile dire se Renzi avesse studiato la provocazione e se
Brunetta ci sia cascato. Sta di
fatto che è sufficiente la breve, banale interruzione per
innescare un contropiede plateale del presidente del Consiglio che si mette ad urlare:
«E allora bisogna avere il coraggio di ricordarsi ' che
l'identità culturale di un Paese, caro ex ministro di governi
precedenti, sta nel fatto che
non si taglia sulla cultura...».
Una replica tagliente, che
poco dopo finisce sui tg. In
questo modo rilanciando
l'immagine di un Renzi «tosto», tutto all'attacco, proprio nelle ore in cui invece il
presidente del Consiglio e la
sua ministra più importante
sono costretti alla difensiva
per il caso della Banca Etruria. E infatti il «numero»
mattutino non è l'unico di-
versivo studiato da Renzi per
spostare l'attenzione, per
tornare a riprendere in mano
l'agenda mediatica che oramai da una settimana non
maneggia più. A fine mattinata il presidente del Consiglio fa trapelare che il Pd ha
deciso di mollare ogni tentativo di trovare un accordo
con Forza Italia per i giudici
della Corte Costituzionale e
dunque l'intesa sarà soltanto
con i Cinque Stelle. Un Renzi
che si propone come decisionista, aperto all'intesa con
un movimento di forte opposizione e in questo modo crea
un altro evento da «titolo»,
Due diversivi per uscire da
un assedio mediatico che per
Renzi è una novità. Il segretario-premier finora è stato abile
nel saper giocare all'attacco,
ma da una settimana la querelle «etrusca» che sta lambendo
la famiglia Boschi e quella Renzi, non solo ha costretto il governo sulla difensiva, producendo flessioni di consenso sorprendenti. Nel primo sondaggio post-Etruria, quello realizzato il 14 dicembre da un istituto autorevole come Euromedia
Research, il Pd perde in una
settimana un punto e mezzo
(dal 32% al 30,5) un arretramento che, per l'arco di tempo,
è considerato significativo dagli esperti del ramo. E persino
più allarmante è la flessione
che riguarda la fiducia in Renzi: questa settimana è caduta al
30,8%, perdendo in sette giorni
una percentuale non banale:
I'l,7%. Per le rilevazioni di Euromedia si tratta del punto più
basso da quando Renzi è a Palazzo Chigi, se si eccettua il
29,8% del 3 ottobre. E persino
peggiore, agli occhi di Renzi, un
altro sondaggio: Maria Elena
Boschi si deve dimettere? Il
58,6% dice di sì. Ieri mattina intervenendo alla emittente Rtl.
ad un certo punto Renzi l'ha
buttata lì: «Da dieci giorni non
parliamo di altro che di questa
situazione, che capisco essere
molto importante per il migliaio di persone coinvolte e per f
media ma oggi è il giorno in cui
si paga per T'ultima volta l'Imu
e la Tasi». Difficile dire se Renzi pensi sinceramente che i media in questi giorni debbano occuparsi prevalentemente delI'Inni, ma è lui stesso, con la
consueta franchezza, a far capire di essere preoccupato dall'evolvere della vicenda Etruria: «Abbiamo chiesto che la discussione sulla mozione sulla
Boschi, fosse subito, ma temo
che andrà alla prossima settimana: faranno i cartelli, gli
show, le televisioni, perché
l'obiettivo è quello di avere una
polemica contro il governo».
La scena
Renzi in aula:
«I diciottenni
non sono in
vendita, non
si fanno
lavare il cervello con un
piccolo bonus...». Dai
banchi di Fi
Brunetta
interrompe
ironico: «Evviva è vero!»
L'urlata
A quel punto
il premier urla
«Allora bisogna ricordarsi
che l'identità
culturale di
un Paese, caro
ex ministro di
governi precedenti, sta
nel non tagliare sulla
cultura...»
Sorpresa
A fine
mattinata ii
presidente
del Consiglio
fa trapelare
che il Pd ha
deciso di
mollare ogni
tentativo di
trovare un
accordo con
Forza Italia
per i giudici
della
Consulta
Berlusconi, idea Vespa per Roma
All'insaputa del giornalista l'ex premier fa testare nei sondaggi la sua candidatura a sindaco
Incontro con Parisi per Milano, ma lui resiste. L'apertura a Della Valle: "Magari facesse le scarpe a Renzi"
CARMELO LOPAPA
ROMA. Nell'ora buona di domanda e risposta sotto i
riflettori e le telecamere della tradizionale presentazione del libro di Bruno Vespa, Silvio Berlusconi si è
guardato bene dal raccontare al giornalista-scrittore quel che ha rivelato 24 ore prima a Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Ovvero che nella disperata caccia a un candidato per Roma, il suo pallino si è fermato proprio sul conduttore di Porta a Porta. «Lo sto facendo testare dai sondaggi - ha spiegato ai due leader di Lega e Fdi ricevuti ad Arcore martedì sera - Sarebbe un'ottima soluzione, se lui accettasse». Già,
perché, come ha rivelato il Cavaliere, il diretto interessato non sarebbe stato nemmeno informato. Vespa - inconsapevole davvero o meno - una domanda
su come finirà a Roma e Milano l'ha pure piazzata,
al Tempio di Adriano. Con vaga risposta del leader
di Forza Italia: «Decideremo nei primi mesi del
2016».
Se è per questo, Berlusconi ha raccontato ai due
giovani leader di centrodestra che sta facendo testare sempre per la Capitale anche il generale Leonardo Gallitelli, comandante generale dei Carabinieri
dal 2009 al gennaio di quest'anno. E questo dà la misura dell'impasse in cui è impantanato il centrodestra. La Meloni ha ribadito l'altra sera a cena che lei
preferirebbe non correre, compirebbe il passo solo
se «costretta» dall'assenza di qualsiasi alternativa.
Ma ancora una volta ha confermato il veto irremovibile su Alfio Marchini. E tanto è bastato - raccontano
anche da fonti forziste - per far archiviare una volta
per t u t t e la candidatura dell'imprenditore che pure
tanto piaceva all'ex premier: «È troppo divisivo».
Quanto a Milano, Berlusconi a Vespa rivela di avere
in programma «in settimana un incontro con Stefano Parisi, che è stato city manager che consigliammo ad Albertini». Figura non di grande notorietà
che, a quanto sembra, avrebbe in realtà già declinato l'offerta. Il leader forzista tornerà alla carica. E intanto stronca di fatto ( e in pubblico) la candidatura
di Alessandro Sallusti: «Con grande generosità si è
messo a disposizione, ma ha anche esplicitato che la
sua disponibilità può essere ritirata ove trovassimo
un candidato che ritenessimo capace di vincere».
Come dire: lui non lo è.
Ma tra la consueta accusa a Giorgio Napolitano
(«Mi impose lui ne 2011 le dimissioni») e l'attacco a
Renzi («Non siamo in democrazia, suo governo illegittimo, fossi in Mattarella scioglierei le Camere»),
il leader di Forza Italia si è lanciato in un endorsement più spinto del solito in favore dell'imprenditore Diego Della Valle. Confermando le voci che vogliono Berlusconi sempre più tentato dal sostenere la
«discesa in campo». «Sceglieremo il candidato premier con un accordo o con primarie molto regolamentate - è la premessa non scontata - Della Valle?
Non posso designarlo solo io, ma non è certo un avversario. Magari scendesse in campo e facesse le
scarpe alla sinistra». E giù applausi della claque di
una sala, che pure non è più quella gremitissima degli anni d'oro. Berlusconi ad ogni modo c'è, con lui bisognerà fare i conti. «Ma prenderò una decisione sul
mio ruolo quando la corte di Strasburgo darà la sentenza sulla corte di Cassazione».
Francesca Balzani. Entro
domenica la vicesindaco
annuncerà la candidatura alle
primarie Pd: "Confronto con Sei
Sala? Non capisco il suo progetto"
"Scendo in campo
per continuare
l'opera di Pisapia
Sbagliato cambiare"
OWANAUSO
MILANO. Se non è sui social network, un politico è come se non ci
fosse. Per questo Francesca Balzani, la vicesindaco di Milano che
entro domenica ufficializzerà la
sua candidatura alle primarie
del centrosinistra, ha iniziato a
usare con più frequenza Facebook e ha aperto un account Twitter. Sui social - a proposito del sostegno del sindaco Pisapia - gira
una battuta caustica: "Votate lei
in memoria di me". «Chi conosce
la politica sa che non ci sono prescelti, ma scelti. Sempre e solo
dai cittadini. Il punto è garantire
ch« le primarie siano una competizione vera e trasparente».
Due mesi fa il vicesegretario
Pd Guerini le aveva chiesto
una disponibilità a candidarsi. Allora aveva risposto che il
suo ruolo era tenere unita la
giunta. Cosa è cambiato?
«Ho avuto la sensazione che le
primarie fossero una storia già
scritta Sala ha mandato un unico e forte segnali! cambiare mar
eia rispetto a questi cinque anni.
I cambi di rotta però sono pericolosi quando si è fatto un buon lavoro. Il momento splendido di Milano è la conseguenza di come
questa giunta ha saputo tradurre il dinamismo politico in azioni
positive. Per questo motivo ho iniziato a pensare di candidarmi»
Contro Sala, quindi?
«Assolutamente no. Credo
che a Milano serva una proposta
politica che porti avanti il nostro
progettoper una città pulita e generosa, moderata, certo, ma anche anticonformista. Le idee sono tante: penso a come dare mag
qior sviluppo alla rigenerazione
urbana per arrivare a zero consumo di suolo, alla semplificazione
dei rapporti con i cittadini, alla
rottura della dicotomia cen
tro-periferia, auna città forte, generosa e colta, più verde, che
guarda sempre più all'Europa».
E perché crede di essere la persona giusta?
«Mi chiamano la signora dei
conti, per me è un complimento.
Sono stata relatore generale del
bilancio 2012 del Parlamento eu
ropeo: 150 miliardi, negoziati
complessi. Mi piace ascoltare, fare sintesi e decidere. In questi
due anni ho gestito il bilancio di
Milano puntando sull'innovazione Penso al bilancio partecipativo, al baratto amministrativo e
al fondo per riqualificare aree abbandonate».
I suoi possibili avversari non
hanno le stesse capacità?
«Majorino, che stimo molto,
ha un profilo più politico. Sala tecnico, lo credo di essere un punto
di equilibrio. E la mia potrebbe essere una proposta diversa: negli
incontri di questi giorni mi ha colpito che in tanti valutino positivamente la candidatura di una donna normale, con tre figli, che si
propone di occuparsi della cosa
pubblica. Forse perché c'è l'idea
che la normalità in politica sia garanzia di equilibrio».
Dice di non aver ancora deciso, ma parla da candidata. Ha
altri nodi da sciogliere?
«Nodi no, ma in queste ultime
settimane ho fatto tanti incontri,
ho cercato di fiutare l'aria: adesso ho bisogno di fare sintesi».
Quanto peso ha l'appoggio del
sindaco Pisapia e dei Comitati
che contribuirono alla vittoria
nel 2011?
«Considero il voto di Pisapia
un voto da conquistare, come
quello di tutti i milanesi. L'appoggio dei Comitati mi fa molto piacere: sono l'immagine esatta di
quella Milano che vuole partecipare attivamente».
Renzi non mette il cappello su
Sala, lasciando che siano mini-
stri e dirigenti a sostenerlo. Ci
sperava?
«Evo certa che Renzi non lo
avrebbe fatto, perché è l'unica
posizione coerente con la sua storia. Una volta ha detto: "Gli elettori non sbagliano mai", ed è così. La storia recente ci insegna
che essere bollato come candidato di partito non porta a grandi
successi».
Molti suoi colleghi di giunta
appoggiano Sala. Non è un fai
limento dell'unità arancione?
«Ciascuno ha le sue motivazioni e la sua storia: io, però, faccio
ancora un po' di fatica a capire
esattamente quale sia il progetto politico di Saia».
Sei minaccia di uscire dalla
coalizione, se lei e Majorino
non trovate un accordo.
«Spero non lo faccia, sarebbe
un indebolimento del progetto
politico. Fino all'ultimo sono
aperta al confronto».
Patto di lealtà: se Sala dovesse vincere, lo sosterrà?
«Di più: quel patto dovrebbe
valere sin dal primo giorno, a vincere sarà la coalizione».
a PATTO
Chi perderà ai
gazebo dovrà
sostenere il
vincitore. A
prevalere deve
essere la coalizione
11
té
LACOMPETIZIOrVE
Il commissario
all'Expo è un
tecnico, Majorino un
politico, lo
rappresento un
punto di equilibrio
Scelta condivisa
La trattativa
sotto traccia
che permette
ai 5S di contare
FRANCESCO MAESANO
ROMA
L'accordo tra Pd e M5S che
ha portato nella tarda serata
di ieri all'elezione dei tre giudici che mancavano alla Corte Costituzionale è sopravvissuto per giorni sulle pagine dei giornali. I due capi negoziatori, Toninelli per i Cinquestelle e Rosato per i dem,
l'hanno tenuto coperto fino
all'ultimo minuto, rilasciando però poche e ben scelte dichiarazioni nel corso delle
settimane: messaggi cifrati
di apertura buoni a mantenere un filo che nessuna delle
due parti voleva spezzare.
Nella serata di martedì al
M5S sono stati recapitati
due nomi: Pietro Rescigno e
Giulio Prosperetti. Un'ora
dopo i Cinquestelle avevano
già spiegato di preferire il
secondo, tra le altre cose più
giovane del collega. Il Pd ha
comunicato la scelta all'area di centro e il risultato
è arrivato.
Non tutto è stato semplice.
I Cinquestelle hanno dovuto
insistere sulla terna, dato che
a un certo punto il Pd voleva
puntare a eleggere solo due
nomi. Ma per far passare l'accordo in assemblea Toninelli
aveva bisogno che ci fosse anche un terzo nome con delle
caratteristiche ben leggibili
di terzietà rispetto al sistema
politico. In caso contrario la
scelta di votare Barbera
avrebbe indisposto deputati
e senatori fino a non garantire la certezza del sì al momento di ratificare l'accordo.
E invece, pur con qualche
distinguo, il gruppo ha dato
luce verde nel pomeriggio di
ieri. Appena 15 contrari alla
Camera e 7 al Senato su un
gruppo dì oltre 140 parlamentari. Alcuni, tra quanti
hanno votato no, si sono affrettati a spiegare ai colleghi
di non voler creare una frattura, ma solo testimoniare
un disagio verso la scelta di
appoggiare Barbera. Una vittoria netta per Danilo Toninelli e anche per Luigi Di Maio il suo principale sponsor
nel direttorio del M5S.
@unodelosBuendia
La forza del premier si misurerà
su quanto proteggerà la Boschi
In ballo ci sono le riforme, l'essenza stessa dell'esecutivo
Analisi
MATTIA FELTRI
ROMA
S
cartabellare gli archivi
per mettere Matteo
Renzi davanti alle sue
contraddizioni è un lavoro divertente ma non molto utile.
Il ripasso servirà giusto ad
animare il dopocena, quando
si argomenterà la doppiezza
de! premier che due anni fa,
nel novembre del 2013, trovava inevitabili le dimissioni del
ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, colpevole di rapporti e telefonate
amichevoli con la famiglia Ligresti alle prese coi soliti guai
giudiziari. È un problema politico, aveva detto il premier,
perché «ha minato l'autorevolezza istituzionale e l'idea di
imparzialità». Una sentenza
abbastanza generica, buona
per tutte le misure, comprese
quelle di Maria Elena Boschi
che, negli stessi giorni, era andata in televisione a dire non
come si sarebbe dovuta comportare Cancellieri, ma come
si sarebbe comportata lei,
Maria Elena, al posto del
guardasigilli: «Mi sarei già dimessa». Pensate se la Boschi
di oggi si trovasse davanti la
Boschi di allora, con la sua purissima logica: «Non pare ci
siano profili di illegittimità
nella condotta ma ha dato
l'idea profondamente sbaglia«Saggezza»
Fu una «questione dì
saggezza» a
suggerire
le dimissioni a
Lupi, ministro
delle Infra-
strutture con
figlio vestito
in abiti sartoriali e Rolex
donato da un
appaltatore
del ministero
Minaccia
Maria Elena
Boschi è
centrale nel
quadro del
sistema renziano come
ministro delle
riforme: se
cade lei, cade
il governo e si
torna a votare. Ipotesi
da evitare
ta di un sistema in cui solo se
conosci qualcuno riesci a vedere tutelati i tuoi diritti».
Cancellieri era nel governo di
Enrico Letta, ed è rimasta al suo
posto, mentre a un paio di ministri del governo Renzi è toccato
lasciare. Una è Nunzia Di Girolamo di cui erano circolate intercettazioni telefoniche non sconvolgenti sulla gestione dell'Azienda sanitaria di Benevento, e che oggi rilascia interviste
amareggiate a proposito del
«doppiopesismo» del presidente del Consiglio. Allora, secondo
Renzi, era «una questione di stile». E una «questione di saggezza» aveva suggerito le dimissioni a Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture con figlio vestito di abiti sartoriali e attrezzato
di Rolex d'oro da un appaltatore
del ministero finito in carcere.
«Due pesi e due misure», dice
Letta ricordando i toni liquidatori di Renzi per Angelino Alfano dopo il fattaccio di Alma Shalabayeva: «Se sapeva ha mentito, e questo è un piccolo proble-
ma; se non sapeva è anche peggio». Le dimissioni, aveva aggiunto, sono una faccenda fra
Letta e Alfano, se la vedano loro.
Ecco, fosse soltanto una questione di «doppiopesismo» e di «due
pesi e due misure» sarebbe davvero poco interessante. Toccherebbe di riscrivere da capo la
biografia della Repubblica, prima e seconda, fino all'ultimissimo Renato Brunetta che ha depositato una mozione di sfiducia
al governo dopo aver dato la disponibilità di Forza Italia a votare quella dei cinque stelle, sfiducia alla sola Boschi. Costretto a
farlo, tenetevi forte, per la rilevanza del «conflitto d'interessi»
e nonostante avesse sin lì sostenuto che la sfiducia individuale è
«un atto aberrante, non previsto
dalla Costituzione». La questione è un'altra: qual è il criterio?
Quando ci si dimette e quando
no al tempo di Matteo Renzi?
Una discontinuità col passato si era già vista, e questo giornale l'aveva segnalata: in ognuno dei casi in questione, Renzi
non aveva accennato alla magistratura, all'avviso di garanzia,
alla portata del reato e infatti i
partigiani di Lupi trasecolavano: «Ma come? Non è nemmeno
indagato...». La polìtica si è ripresa una sua autonomia, cerca
di non subire gli eventi ma di affrontarli e con metri che non sono quelli rigidi delle procure, di
cui il palazzo è rimasto prigioniero per lustri, ma quelli esclusivi, elastici e utilitaristici della
politica. Era scontato in un leader che qualcosa di Machiavelli
conosce, sa che la coerenza e la
sincerità sono qualità secondarie, che il principe deve farsi
volpe per scansare le trappole e
farsi leone per spaventare i lupi
(iniziale minuscola), deve cioè
esercitare scaltrezza e forza
per non soccombere. Renzi si è
liberato di Lupi (maiuscolo) e di
De Girolamo perché erano ministri tutto sommato laterali,
difenderli e trattenerli avrebbe
procurato più danni di quanti
vantaggi ha procurato mandarli via. Poi ha chiamato il suo gesto virtù, anche se virtù non
era. Adesso si innalza a protezione di Boschi, dopo essersi
fatto volpe si fa leone: se cade
lei, che gestisce le Riforme, cioè
l'unica vera ragione sociale di
questo governo, cade tutto e si
torna al voto. Il criterio ormai è
l'atto di forza, che va al di là dei
numeri in Parlamento. La domanda non è se Renzi usi due
pesi e due misure, ma quanta
forza abbia per farlo.
Il progetto
Vigilanza, lariformapiù difficile
Consob chiede di poter vietare
la vendita di bond subordinati
BmxeUes?;Bce, authority: molti i paletti darispettaree le competenze da
coordlpare. Via a un piano di educazione finanziaria per scuole e tv
ROMA. L'EUSptOT/S-pieroSto, l'equilibrio tra
poteri. Seflr^J^èrtoo IJèéziavesse davvero la
ton^ziohpdfjftsniteeja vigilanza, la strada farebbe B^j^'tn'SaJita A cominciare
dal fatto c^ti^Jfòni&fpècarB sul serio il si
sterga seniia-tì^BprBfofttadi Bruxelles o meglio di F r ^ g p É r a ^ k i n q u e della Bce. madre di o^'rykm^^Q\ìgist(^
non significa
che I^aJ^^^Kwfrflìtc^rezzi l'idea di un
rariÌmenck»a»^.)Swrfàe, seppur non a breve
Per dare tat^giihtjpitt^ftrmiatori truffati
oimpauruj«^^j^upe^Éurequel clima di Fi
ducè Jnt^fT<JW^to {fe^tcp* delle quattro
banche e àeàfte^^pWMOTfIsti azzerati
Cornice cSawyoftaria a parte - per cui gli
spazi dì rttfbBÓ^-à-dftTll.talJa vengono consideraci arvo^jj^^cfinia in Consob, Bankita
Ha e Isvap è ftljttò sàtnmqto tranquillo «C'è
più sintonfe&gwcjre appare sui giornali».
si ripete A rà/j&aOCfaTe i toni le apprezzate
dlchterazii^lfeP^atriistro Padoan che an
dteìeri ha JKfet^fit&uri concetto chiave: che
nella vicenda tutte le authority «hanno svol
to i loro compiti con efficacia» Un nuovo at
testato di fiducia, dopo martedì Se il ministro fa quadrato. Palazzo Chigi è più iirequjeto E la filli are l'intenzione di intervenire pur colmai e buchi e cai enze. «Ma noi una
i ifornia della vigilanza ce l'abbiamo ed è la
legge sul risparmio 2005». si fa notale
«Non e possibile che ogni legislatura ne inventi una» Se dunque rammendo dev'essere, che sia nel senso di dare più poteri Con
soh ora vorrebbe poter vietare alle banche
di piazzai e band subordinati. Come Bari kit a
lia. che ora chiede una legge ad hot «Colma
ic lo Licinie, dare poteii. creare più smer
gie». chiedono le authority. Poteri anche di
rimuovere dirigenti inadeguati E sinergie
ora inesistenti persino nel flusso informativo se e vero che Consob, su Banca Marche,
autorizzo un bond senza conoscere la lette-
ra di Bankitalia sullo stato pietoso dell ìstitu
io «Ma attenti al dosaggio, o il mercato scappa Ci mette un istante e si fa beffe delle norme più stringenti. Con l'esterovestizione si
va in Lussemburgo e in Irlanda e si vende
poi in Italia Mentre noi perdiamo teiTeno»
Intanto la maggioranza corre ai ripari per
dotare l'Italia «entro sei mesi» di una «stra
tegia nazionale per l'educazione finanzia
ria», con linee guida e misure organizzative
Oggi alla Camera il Pd presenta un
allegato alla Stabilità per una
"strategia nazionale
di alfabetizzazione al risparmio"
che dovrebbero rendere il Tesoro la nuova
cabina di regia per azioni decise di alfabetizzazione, che rendano gli italiani più esperti
negli investimenti. L'iniziativa, che presenterà oggi alla Camera il Pd Marco Causi con
un ordine del giorno collegato alla Stabilità,
dovrebbe «coordinare i diversi soggetti che
hanno assunto iniziative in materia, fra cui
Banca d'Italia, Consob, Abi». Il governo - come sugli arbitrati per i rimborsi aisubordinati delle quattro banche - sembra volere le redini, perché, riporta il testo dell'Odg, «l'assenza di una coordinata strategia rischia di
non raggiungere sufficiente massa critica»,
poi per ragioni di «terzietà», e per i possibili
intrecci con «attività svolte dal sistema nazionale dell'istruzione».
L'Italia è uno dei paesi dov'è più ampia la
forbice trai 3.500 miliardi di ricchezza privata ( più di Usa e Germania ) e la cultura degli
investimenti. Un rapporto Ocse ha eviden :
ziato come siamo l'unico paese Uè privo di
unastrategia nazionale di educazione finanziaria. Un ddl sul tema era già depositato dal
senatore Pd Mauro Marino, ma ora l'iniziativa è urgente: tanto che Causi voleva farne
un emendamento alla Stabilità. «Ma dopo
che il salva-banche è confluito nella Stabilità, dati i tempi stretti abbiamo preferito un
Odg, al voto subito dopo la legge di spesa, come impegno politico per gli atti conseguenti». Come istituire al Mef «un'unità organizzativa», che realizzi «un sito web dedicato»,
e predisporre «materiale divulgativo per
scuole, università, radio e tv», sulla stregua
del Money advice service britannico.
L'EVFERVENTO. MORANDO; PBESTO AITO Di INDIRIZZO
"Onorabilità perduta
per chi ha mal gestito"
«Gli ex amministratori delle quattro banche oggetto
del decreto del 22 novembre hanno perso i requisiti di onorabilità: questo era e resta chiaro, ovvio e lapalissiano», scandisce il viceministro dell'Economia Enrico Morando. Ma per
uscire dall'ambiguità politica e forse anche normativa di questi giorni, annuncia che il Mef è pronto a sfornare a breve un
atto di indirizzo per chiarire cos'è l'onorabilità di un banchiere. «Il documento è in avanzatissimo stato di preparazione e
sarà una sorta di regola generale che traduce operativamente il principio. Ovvero specificherà meglio le caratteristiche
che bisogna possedere per rispettare il requisito di onorabilità». Fine delle polemiche, dunque.
Partite dal gruppo alla Camera di Alternativa libera-Possibile ( ex grillini e civatiani ), con tanto di proposta rigettata di
sub-emendamenti al Salva-Banche, il decreto del governo
che ha disposto la risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, Carìfe e GariChieti. Questo decreto, per Luca Pastorino
(primo firmatario), «ha una serie di lacune, in quanto non
prevede la decadenza o sospensione dei requisiti di onorabilità per gli organi amministrativi e di controllo delle banche in
risoluzione, dal momento che la disciplina vigente sull'onorabilità è contenuta in un vecchio decreto del ministero del Tesorodel 1988,il 161, che non contempla la risoluzione».
Di qui il timore che gli ex amministratori degli istituti commissariati, contrariamente al caso di liquidazione coatta amministrativa, potessero farla franca e tornare al timone di altre banche. Ivi compreso il papà della Boschi, ex vicedirettore
di Etruria. «Ma il caso personale non c'entra. La nostra è una
preoccupazione generale», spiega Pastorino. Come quella
sull'azione di responsabilità. «Nel Salva-banche c'è scritto
che senza il placet dei commissari, del comitato di sorveglianza e dì Bankitalia non si potrà esercitare la rivalsa, escludendo il diritto di soci e obbligazionisti. Non va bene». L'atto di indirizzo in arrivo dal Mef chiarisce almeno la prima questione.
Ma di certo non scrive nero su bianco, come voleva Alternativa libera-Possibile, che quanti hanno amministrato le quattro banche risolte «perdono i requisiti di professionalità e onorabilità». Per il governo però basta e avanza. ( v.co.)
ROMA,
Tutte le spine del vertice di Bruxelles
\< I l ! \ DI
M \lì( ( ) / MI I !JI\
Uno sherpa ammette che nella due giorni
di vertice Uè che si apre oggi a Bruxelles
«c'è così tanto contenzioso politico da
poter andare avanti sino a domenica».
Finiranno invece domani pomeriggio e, al
solito, ci si attende un compromesso
capace di tenere sino al prossimo conclave.
I leader cominceranno con le migrazioni,
le frontiere da blindare e la
redistribuzione che non va. La cena
porterà il referendum britannico del 2016,
confronto ancora vago con rinvio a
febbraio. Domani l'economia e le
schermaglie sul fondo di garanzia dei
depositi che Berlino ostacola e Roma
auspica. Si chiude con l'Energia, la Russia,
poi Siria e terrorismo. E la certezza che
fra due mesi si potrà tentare di far meglio.
se da fare». Abbiamo aperto
un hotspot su sei e altri due
dovrebbe decollare a giorni.
Abbiamo salvato migliaia di
persone, però una volta portate a terra, non le abbiamo registrate e, spesso, le abbiamo
lasciati andare dove credevamo. Atene ha fatto peggio. Di
qui l'irritazione di molte capitali, fra cui Berlino.
La mossa dovrebbe essere
bilanciata dal piano di ricollocamento, 160 mila migranti
pescati in Grecia e Italia (quasi 40 mila da noi) e ridistribuiti altrove. Un fallimento, sinora. Sono stati trasferiti in meno di duecento. Cos'è successo? «Nessuno li chiede», assicura una fonte governativa,
per la quale gli altri stati «vo-
La redistribuzione dei migranti
Pochi eritrei e siriani, ecco perché
i profughi restano tutti in Italia
D
uello in vista alla voce
«Migranti». I bookmaker brussellesi prevedono che stasera Francia e
Germania, ma non solo, si esibiscano in un pressing vigoroso per convincere Grecia e Italia a completare il sistema dei
centri hotspot in cui controllare, schedare e detenere i profughi arrivati sul suolo nazionale. Gli stessi allibratori assicurano che Matteo Renzi non
starà fermo ad ascoltare. Il
premier pensa che, se si «comunitarizzano» la vigilanza e
la gestione delle frontiere
esterne, bisogna «comunitarizzare» anche l'accoglienza.
E dunque che se a Roma si
chiede di prendere le impronte a tutti, Roma ha diritto di
auspicare che gli altri accolgano i rifugiati che spettano loro.
Il presidente della Commissione Uè, Jean-Claude
Juncker, dice che «la situazione in Grecia e in Italia è migliorata, ma restano molte co-
gliono coppie con figli, mentre
i ventenni single non sono richiesti». E ancora: «Non abbiamo i siriani e gli eritrei sono pochi, più che altri contiamo illegali da rimpatriare».
È un modo per dire che le situazione è sbilanciata ed è
un'ammissione di colpa. Al 14 dicembre risultavano entrati in
Italia 38.550 eritrei e 7.200 siriani. Posto che possono essere ricollocati gli arrivati dopo il 24
marzo, è normale chiedersi dove
siano finiti. Bruxelles si attendeva che fossero trattenuti perché
«rilocation e rimpatri senza i
centri di detenzione non funzionano». La bozza di conclusioni
del vertice invita a «rispondere
alle mancanze degli hotspot» e
«ad allargare la base» dei ridistribuibili. È una sfida ma anche
un inizio di accomodamento.
Sempre che si parli tutti la stessa lingua. E che tutti facciano sino in fondo il loro dovere.
Sanzioni a Mosca e gasdotti
H premier all'attacco sulla Russia
Ma i vertici Uè: tema non in agenda
A
ngela Merkel è stata la
voce più sonora a dire
che «l'abolizione delle
sanzioni alla Russia per le violazione in Crimea non è all'ordine del giorno» del summit
europeo. A Bruxelles, le fonti
diplomatiche hanno pure reiterato la convinzione di «non
attendersi dibattito» sull'embargo imposto al Cremlino, così
si è molto parlato dell'Italia che
invece aveva lasciato intendere
di auspicarlo. Nei giorni scorsi
Roma ha congelato l'approvazione automatica delle misure
contro Mosca e chiesto un confronto a Ventotto. Molte delegazioni hanno collegato lo stop
con l'irritazione di Renzi per il
raddoppio del gasdotto Nord
Stream fra Germania e Russia
che avanza indiscusso dall'Ue,
dopo che l'Ue stessa ha invece
bocciato il South Stream che
Eni, Edf e Gazprom avevano
immaginato per rifornire la nostra penisola e i Balcani
Il maestro di cerimonie del
summit, il presidente del Consiglio Uè Donald Tusk, non
vuole che si affronti il nodo delle sanzioni e ha già convocato
gli ambasciatori per domani coi
mandato di allungare per sei
mesi il regime antirusso. «Tutti
sono d'accordo», assicurano
più fonti. Vero. Però, ha ribadito il premier Renzi ieri, «credo
che finalmente sia prevalsa la
nostra linea sul tornare a discutere con la Russia» per cui «si
andrà a rivedere, nei prossimi
mesi, il pacchetto di sanzioni».
È una frase che trova analisti
concordi, sebbene nessun leader lo abbia ancora in chiaro. Il
polacco Tusk spera non succeda adesso.
S'immagina allora che domani si parlerà diTutin in diagonale, nel dibattito sull'Unione
energetica. La bozza di conclusioni del vertice evoca Nord
Stream laddove recita che «tutte le nuove infrastrutture devo-
no interamente rispettare il
Terzo pacchetto energia e gli
obiettivi dell'unione dell'energia, quali la riduzione della dipendenza e la diversificazione
di fornitori, fonti e rotte». Dieci
paesi hanno chiesto chiarezza a
Bruxelles. Con Italia e Spagna,
sono dodici. Insieme sfidano la
Germania, che ha già due tubi
nel Baltico e ne sta costruendo
altri due per avere accesso diretto à Gazprom e metano a
basso costo, col rischio di dare a
Mosca lo strumento che - in caso di litigio - può tagliare il metano a Kiev senza danneggiare
gli europei. Metteteci il dubbio
romano sul South Stream e la
miscela è pronta per una match
teso che avrà mesi di tempi supplementari.
Banche, Renzi blinda la Boschi
Bersani: "Moralisti a fasi alterne"
Domani la sfiducia sul ministro. Il premier: "Non prendiamo lezioni da nessuno"
L'ex segretario: "Voteremo no ma basta arroganza, bisogna chiarire". FI si asterrà
TOMMASO CIRIACO
GIUSEPPE ALBERTO FALÒ
questa storia come un cavallo di
Troia...».
ROMA. La mozione di sfiducia a
Maria Elena Boschi è pronta.
Messa nero su bianco dal Movimento cinque stelle, approderà
già domattina nell'Aula di Montecitorio. Uno scenario che ufficialmente non turba Matteo Renzi, pronto anzi a rilanciare la carta dell'indagine parlamentare
sul caos bancario: «La commissione d'inchiesta - scandisce il premier - chiarirà le responsabilità
degli ultimi dieci anni. Noi abbiamo deciso meno poltrone e meno
cda, non guardiamo in faccia nessuno e non accettiamo lezioni di
trasparenza».
Rassicurazioni
che non convincono però fino in
fondo la minoranza, al punto da
spingere Pierluigi Bersani ad
aprire una crepa nel fronte unitario della maggioranza: «Consiglio a Renzi e Boschi di non ricorrere a toni muscolari. In giro c'è
turbamento, bisogna rispondere
con trasparenza, senza arroganza».
L'affondo dell'ex segretario arriva a poche ore di distanza da
quella di Enrico Letta. Bersani
premette al Corriere Tv che non
sosterrà la sfiducia al ministro:
«Non ci sono ragioni di conflitto
d'interesse». Poi avverte: «Consiglierei alla Boschi un tono più
umile». Ma è il parallelo con scandali passati a fare il resto: «C'è
una fase alterna di moralismi.
Quella di Lupi era una fattispecie
paragonabile a questa. Il figlio
ha preso un rolex, figli, padri... E
ancora Josefa Idem, Cancellieri,
De Girolamo: uno può dire che
erano accusati personalmente,
però in quei casi si è stati un po'
sbrigativi». Esempi scomodi, che
allarmano il quartier generale
del premier. E colpiscono anche i
parlamentari della minoranza
più dialoganti, come Dario Ginefra: «Sarebbe un errore utilizzare
Non è piaciuto alla
minoranza l'sins dei
capigruppo. "A Porta a
Porta la linea dei dem"
A guidare la controffensiva
renziana sono i pezzi da novanta
dell'esecutivo. Il premier, innanzitutto: «Noi non c'eravamo,
mentre ci sono partiti che si sono
fatte le banche. Chi ha truffato
pagherà, ma bisognerebbe fare
un monumento a chi ha pensato
al decreto» E anche il ministro
dell'Economia: «Noti si comprende-scandisce Pier Carlo Padoan in cosa sarebbe sussistente il conflitto d'interesse».
Eppure qualcosa è in movimento. II cordone sanitario delle
prime ore appare meno solido. E
per paradosso anche i dettagli
complicano il clima interno al Pd.
Come il banale sms, inviato due
sere fa dai capigruppo dem di Camera e Senato ai parlamentari
dem. «Questa sera a Porta a Porta - scrivono Luigi Zanda ed Ettore Rosato la posizione del segretario su banche, stabilità e situazione internazionale». L'opposi
zinne interna non gradisce, sibi
la la dalemianissima Velina Rossa. Pierluigi Bersani neanche. E il
suo braccio destro Davide Zoggia spiega perché: «Da tempo
chiediamo a Matteo di confrontarci. Naturalmente voteremo
contro la sfiducia, colpire il ministro è come colpire il Pd. Ma una
reazione così granitica, come
quella di Renzi e della Boschi, significa due cose: o sei certo che
non c'è nulla, oppure non vuoi
fornire risposte. Ecco, basterebbe un po' di arroganza in meno».
Ma c'è dell'altro. Nella mino-
ranza c'è chi sottovoce evoca scenari burrascosi dell'inchiesta su
Banca Etruria. Da qui, sussurrano, i primi smarcamenti. La risposta dei renziani sta tutta nell'accelerazione impressa al voto sulla mozione grillina contro la Boschi, dalla quale si sfila però Silvio Berlusconi: «Non voteremo la
sfiducia, ci asteniamo». L'obiettivo di Palazzo Chigi resta quello di
chiudere al più presto il primo
tempo della partita. Il secondo è
previsto dopo la pausa natalizia,
quando è in calendario a Montecitorio una nuova mozione di sfiducia di FI, Lega e Fratelli d'Italia.
Stavolta contro il governo.
LO SCONTRO IN AULA
Renato Brunetta, a
sinistra, mentre in aula
attacca il premier Matteo
Renzi, che nella replica io
ha definito "Caro ex
ministro delia Funzione
pubblica..."
CONFLITTO D'INTERESSI
:
Le inchieste sulla
Banca Etruria hanno
già ipotizzato che
alcuni amministratori dell'istituto
ftnrto in dissesto
abbiano concesso
prestiti a se stessi,
agendo in conflitto
d'interessi
INDAGATI
Sono stati già iscritti
f » registro degli
Indagati gli ex
presidenti Lorenzo
Rósi e Giuseppe
Fbrnasari, oltre all'ex
dg Luca Bronchi.
Ma la lista degli
inquisiti è destinata
ad allungarsi
CONSULENZE FACILI
Hb»ennio 2013-2014
èstato analizzato
dagli ispettori di
Sanca d'Italia: nel
loro dossier viene
evidenziata tra
l'altro la "disinvolta"
attribuzione di
consulenze, pagate
in totale 15 milioni
'mchiesta
Areico
Dopo gli esposti dei risparmiatori, configurato un
nuovo reato. Le attività di controllo sotto esame:
il dubbio è che ci siano state omissioni. Nel dossier
di Via Nazionale la pioggia di consulenze milionarie
Etruria, il pm alza il tiro
ipotesi truffa sui bond
Verifiche allargate
a Consob e Bankitalia
DAL NOSTRO INVIATO
FABIO TONACA
AREZZO-.Nella storia recente di
Banca Etruria c'è un anno, il
2013, che èpiù importante degli
altri. Perché in quei dodici mesi
accadono due cose, l'aumento di
capitale per 100 milioni di euro e
l'emissione di circa 120 milioni
di euro di obbligazioni subordinate, che stanno portando ia procura di Arezzo a valutare il ruolo
di chi quelle operazioni doveva
controllare e vigilare. Bankitalia
e Consob. Non solo. Se l'esposto
di Federconsumatori porterà, come ogni evidenza lascia presumere, all'apertura di una quarta
indagine, U reato da cui sì partirà è quello di truffa ai danni dei
clienti della banca. Un passo indietro.
Tra le carte del procuratore ca-
po Roberto Rossi c'è una denuncia per "omessa vigilanza della
Banca d'Italia e di altri soggetti
che hanno provocato un danno
Il procuratore di Arezzo,
Roberto Rossi,
consulente del governo.
11 caso al vaglio del Csm
enorme, bruciando il risparmio
di migliaia di persone". E' firmata da Elio Lannutti dì Adusbef e
Rosario Trafiletti di Federconsumatori. Viene definita "interessante" da un punto divista investigativo, perché messa in relazione, appunto, a quello che è
successo nel 2013. Sull'aumento
patrimoniale di 100 milioni, effettuato a luglio e rivelatosi poi
insufficiente, vengono citati nella denuncia due passaggi del prospetto di Bankitalia emesso allora: "al momento gli esiti dell'ispezione non sono noti e prevedibili", e quindi "ove la qualità del
portafoglio creditizio e delle garanzie a mitigazione del relativo
rischio dovessero essere considerate non pienamente soddisfacenti, i requisiti aggiuntivi richiesti da Banca d'Italia potrebbero essere innalzati'.
Eppure in quel periodo gli
ispettori di Bankitalia sono una
presenza fissa nell'istituto aretino, nel dicembre 2012 è iniziata
l'ispezione settoriale, diventata
poi ispezione generale e conclusasi il 6 settembre 2013. Era stata anticipata da una lettera inviata a Banca Etruria del governatore Ignazio Visco, datata 24 luglio
2012, che spiegava che "la qualità degli impieghi scadenti e in
progressivo peggioramento sulla quale influisce un consistente
stock di partite anomale; la fragile situazione di liquidità che nel
prossimi mesi risentirà dell'esigenza di fare parte del rimborso
dell'ammontare delle obbligazioni in scadenza; l'insufficienza
di redditività" spingerebbero a
inserire "nell'organismo amministrativo esponenti connotati
da rilevata professionalità e da
un rafforzamento della componente manageriale"
A dicembre dei 2013 il capo
del pool ispettivo, Emanuele Gat-
L'ispezione di Palazzo
Kochrivelò:affidate
consulenze esterne
per 15 milioni di euro
ti, viene sentito come testimone
informato dei fatti dal procuratore Rossi: parla chiaramente di
ostacolo alla sua opera di vigilanza da parte dei vertici (l'allora
presidente Giuseppe Fornasari,
l'ex direttore generale Luca
Bronchi e il dirigente centrale
David Canestri, tutti indagati e
prossimi al rinvio a giudizio) e
definisce la vendita del patrimonio immobiliare della Banca (l'operazione Palazzo della Fonte)
"fasulla", usata solo per gonfiare
i bilanci. Il dubbio della procura
è, dunque, perché a fronte a tutti questi elementi non sia stata
posta maggior attenzione da parte degli organi centrali di Banca
d'Italia su ciò che stava avvenendo nell'istituto aretino. Gatti
quindi viene risentito a gennaio
di quest'anno, e dà questa spiegazione: se non avessero nascosto il livello di deterioramento
dei crediti, la richiesta di aumento del patrimonio sarebbe stata
molto superiore ai 100 milioni di
euro autorizzati da Palazzo Koch.
Se la procura di Arezzo troverà riscontri sull'ipotesi di "omessa vigilanza", manderà tutta la
documentazione alla procura di
Roma per competenza territoriale. E lo stesso nel caso in cui emergano controlli carenti da parte
della Consob. Banca Etruria è infatti una spa quotata in borsa, e
l'agenzìa doveva monitorare la
massiccia emissione di obbligazioni subordinate nel 2013.
Proprio sulle modalità di come sono stati fatti sottoscrivere
quei titoli, il procuratore sta
aspettando denunce specìfiche
dei singoli risparmiatori. Federconsumatori ha già trovato otto
persone disposte a farlo. Appena
ne arriva una, si apre il procedimento per "truffa", che potenzialmente può essere devastante per i manager delia banca: prima verranno accertate le responsabilità dei funzionari e dei diret-
tori di filiale, poi sì valuterà se ci
sia stata una specifica indicazione del Cda a piazzare il più possibile le obbligazioni.
Repubblica è venuta in posses
so anche del verbale di ispezione
Bankitalia del febbraio 2015, da
cui è scaturito il commissariamento della banca Etruria e la
terza inchiesta della procura di
Arezzo, quella sulla mancata comunicazione di conflitti di interesse per cui sono indagati l'ex
presidente Lorenzo Rosi e l'ex
membro del Cda Luciano Nataloni.
Si parla di "consulenze esterne ascese ad oltre 15 milioni di
euro nel biennio 2013-2014", un
premio di produzione da 2,1 milioni di euro diviso tra i dipendenti delia banca nonostante ìe difficoltà finanziare, e una liquidazione dell'ex: direttore generale da
900 mila euro.
Intanto il procuratore dì Arezzo è intervenuto sul caso della
consulenza con il governo, nello
specifico con il Dipartimento affari giuridici e legislativi. "E' un
incarico meramente tecnico, e
non politico - spiega - ce l'ho fin
dal 2013 quando il governo era
retto da Enrico Letta, e capo del
Dagl c'era Carlo Deodato. L'incarico scadrà alla fine dì quest'anno come scadenza naturale ed è
dei tutto gratuito, non prendo
soldi".
DLCASO/L'A»»IBWESASANPAtìLOMESSmA
"Ma adesso bisogna contare di più in Europa"
ROSARIA AMATO
ROMA, All' Italia serve «una classe dirigente che
possa assumere posti di responsabilità in Europa,
dove si giocano le vere partite per il futuro, persone
che guardino certo all'interesse generale
dell'Unione, ma con un occhio per il proprio Paese».
Lo ha detto Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo,
agii studenti che hanno partecipato alla sua
premiazione come Alumnus Luìss 2015. Un auspicio
subito calato nell'attualità finanziaria: «Se guardate
al meccanismo del bail-in, è perfetto per le banche
che lavorano prevalentemente con investitori
istituzionali, va meno bene per le banche che invece
lavorano con la clientela retail». Certo, il salvataggio
delle quattro banche ha permesso di mantenere la
fiducia della clientela, ma Messina sottolinea che
«noi paghiamo 450 milioni per quello che è stato
fattoin altre banche che nonsono stategestite
correttamente». Mentre Intesa Sanpaolo, rivendica,
«da cinque anni non colloca subordinati alla clientela
retai!. Presso il retail abbiamo meno dello 0,5% di
subordinati, è ù modo in cui si fa bene la banca».
E tuttavia, insiste, il sistema bancario italianoè
sano, anche i 200 miliardi di sofferenze non sono
frutto di cattiva gestione, «abbiamo sostenuto
l'economia reale di questo Paese». Adesso sarebbe
«una follia» mettere pressione alle banche per far
vendere subito i prestiti incagliati, afferma: «Così si
rischia di far fare buoni affari solo ai private equity»,
mentre tra due anni, «con te transazioni in crescita»,
il problema si risolverà senza ricorrere alia bad bank.
I snidici
Ecco cosa cambierà
dentro la Consulta
su Italicum e Severino
Modificati gli equilibri dentro la Corte. 1 rapporti di
forza si misureranno soprattutto sulla legge elettorale
LE PROSSIME DECISIONI
UGGE SEVERINO
PROCREAZIONE E PENSIONI
ITALICUM Sì 0 NO
La Consulta ha già
"promosso" la legge
Severino per il caso De
Magistris, ma dovrà
rioccuparsene a breve
perché si è rivolto alla
Corte anche Vincenzo De
Luca
Due temi "caldi" già in
calendario, a partire da
marzo, sono l'uso a fini
scientìfici degli embrioni
scartati e il prelievo sulle
pensioni a scopo
equitativo, temi che
hanno già diviso la Corte
Per via degli eventuali
ricorsi sollevati dal
gruppo Besostno per
l'ordinario controllo
previsto su una legge
elettorale, l'Italicum sarà
esaminato a fine anno
dalla Consulta
LIANA MILELU
KOMA. Finalmente, alla Consulta, i giudici potranno stare a casa per un raffreddore. Finisce
l'incubo della presenza obbligatoria che ha impensierito per mesi il presidente Alessandro Criscuoio, creando più di un pettegolezzo sulla salute delle alte toghe. Ricostituito il plenum, si
guarda con meno preoccupazione alle questioni già in programma per i prossimi mesi, dalla legge Severino che torna per il governatore De Luca, alle pensioni, alla sorte degli embrioni scartati, per finire con la questione
più importante, il test sulla costituzionalità dell'Italicum. Sia che
Felice Besostri convinca qualche
tribunale a spedirlo alla Corte
nei prossimi mesi, sia che giunga per l'ordinaria e prevista verifica alla sua entrata in vigore a fine anno, la nuova legge elettorale sarà la cartina dei nuovi equilibri alla Consulta.
Ma eletti i nuovi giudici, la Corte è diventata più di sinistra o, come lamenta Berlusconi, non ha
neppure un rappresentante della destra? Innanzitutto un fatto
è certo, un giudice designato dalla destra, proprio dall'allora Pdl,
c'è, edèl'awocatodiBrescia Giu-
seppe Frigo, il famoso legale del
sequestro Soffiantini. Come certamente fa capo alla destra Nicolò Zanon, costituzionalista milanese scelto da Napolitano l'anno
scorso, appena uscito dal Csm,
dove a mandarlo era stato il Pdl.
Lo descrivono in sintonia con gli
alfaniani, e certo Zanon, nelle
sue uscite pubbliche, non ha mai
nascosto le sue idee conservatrici.
Corte di destra o di sinistra allora? Innanzitutto una Corte
che, fino all'autunno del 2017 resterà uguale a se stessa. Perché
solo tra ottobre e novembre del
2017 sono previste le uscite del
presidente Criscuolo, magistrato eletto dalla Cassazione, area
Unicost, e di Frigo. Dunque èpossibile incrociare i nomi dei giudici con le questioni più rilevanti
da decidere per capire se il premier Renzi, come in passato ha
tuonato Berlusconi, deve temere le mosse della Corte. Proprio
la necessità di mandare li uomini fidati in vista dello scontro
sulTItalicum ha bloccato per mesi le tre nomine, ha portato il Pd
a fare quadrato sul costituzionalista Augusto Barbera, che ha difeso la riforma Boschi e la legge
elettorale e viene considerato
l'uomo che prenderà posizione a
favore del governo contro chi,
all'opposto, si prefigge di affondare Italicum e riforma costituzionale. Ma Barbera dovrà certamente vedersela con Giuliano
Amato, il dottor Sottile che certo, dopo lo stop di Renzi per il Colle, non è animato da buoni sentimenti verso il premier. Tant'è
che gli viene attribuita la regia
che, a maggio scorso, ha portato
ia Corte a schierarsi contro il governo sulle pensioni, mettendo
Padoan e lo stesso Renzi in grave
difficoltà. Peraltro, a firmare la
sentenza è stata la giuslavorista
Silvana Sciarra, votata proprio
dalPd.
Ad oggi, all'area di sinistra, si
può accreditare, con la Sciarra,
anche il giudice Daria de Pretis
( sua la sentenza che ha promosso la legge Severino), moglie
dell'ex deputato Pd e ora direttore generale delì'Olaf Gianni Kessler, nominata anche da lei da
Napolitano. La storia e gli scritti
del neo eletto Franco Modugno,
primo giudice che entra alla Corte per M5S, lasciano immaginare che certo le sue opzioni saranno progressiste. Come, all'opposto, saranno influenzate dall'ideologia cattolica quelle di Giulio Prosperetti, il professore che
ha lavorato con Leopoldo Elia e
Gino Giugni, ma è anche giudice
d'appello in Vaticano nonché
sensibile alla politica di Confìndustria.
Maggioranze e minoranze, ovviamente, saranno diverse sulle
singole questioni, ma c'è da giurare che Prosperetti, sugli embrioni, si farà portavoce delle tesi cattoliche. Sarà attento agli
equilibri «da contemperare», come ama dire, il presidente Criscuolo, com'è scontato che da
giudici come Paolo Grossi, un
conservatore liberale, l'ex Corte
dei conti Aldo Carosi, il consigliere di Cassazione Mario Morelli e
l'ex presidente del Consiglio di
Stato Giancarlo Coraggio, arriveranno interpretazioni centriste.
Al piccolo drappello della sinistra si può iscrivere il penalista
Giorgio Lattanzi, ex Cassazione,
mentre si muove con grande cautela Marta Cartabia, un'allieva
di Valerio Onida, portata da Napolitano, che potrebbe diventare in futuro la prima presidente
donna della Consulta.
L'UHERVlSrA/PA0SLQ ROMANI, CAPOGRUPPO FORZA ITALIA ALSOÌATO
"Disfatta su tutta la linea, colpa di Brunetta"
CARMELO LOPAPA
HOMA. «Quanta amarezza, no,
non ho voglia di parlare. So solo
che il risultato è questo qui, la disfatta su tutta la linea». Scuote la
testa, il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani. Salone Garibaldi, una pausa dei lavori a Palazzo
Madama. Il Pd ha appena ufficializzato l'asse con i Cinquestelle
per eleggere i giudici della Corte
Costituzionale, stracciando l'intesa con Fi. Guarda caso dopo ì'ennesimo scontro personale in aula
alla Camera tra il premier Renzi e
l'altro capogruppo forzista. Renato Brunetta, il pasdaran della linea dura filo leghista: fosse stato
per lui, Forza Italia avrebbe dovuto sostenere anche la mozione
personale contro il ministro Boschi.
Ce l'ha con Brunetta, senatore
Romani?
«Non faccio nomi, la situazione
è sotto gli occhi di tutti».
Col Pd ormai è guerra su ogni
fronte, dice che qualcuno ha offerto il destro?
«Dico che abbiamo sbagliato
strategia, che stiamo sbagliando
ancora una volta (mentre lo dice
allarga le braccia e poi le lascia cadere, ndr). Però a Renzi l'ho detto, non si fa così».
Cosa ha detto al premier?
«L'ho raggiunto poco fa, poco
prima che rifersse in aula sul Consiglio europeo, gli ho detto "sei
uno stronzo"».
Proprio così?
«Proprio così. E glìel'ho spiegato pure: "Hai approfittato di quello scontro in aula a Montecitorio
per fare in quattro e quattr'otto
un accordo coi grillini e metterci
fuori". Ma non si fa, non è corretto».
Lo sa, senatore, in politica la
correttezza...
«Io alla lealtà, soprattutto ai
massimi livelli istituzionali, ci credo ancora».
Lei la sfiducia alla Boschi si è
ostinata a non sostenerla. Lo
sa che i falchi forzisti e i leghisti la accusano di intelligenza
col nemico?
«Sciocchezze. La cortesia nei
rapporti personali non c'entra
nulla con la politica. Ma io rivendi-
co la mia posizione. Ero e resto
contrario a una mozione individuale di sfiducia nei confronti di
un singolo ministro».
Per altro Io ha ribadito anche
Berlusconi da Vespa.
«Appunto. Altra cosa è condurre una battaglia dal valore simbolico ma significativo contro il governo nel suo complesso. Quella è
sacrosanta e qui al gruppo al Senato siamo tutti d'accordo, senza
alcuna titubanza. Ma voglio dire
di più».
Lo dica.
«Io a questo governo non voglio consentire per nulla vita facile. E sto raccogliendo le firme per
promuovere una commissione dì
inchiesta sulla vicenda delle quattro banche, sulla quale ritengo
che si debba andare fino in fondo.
Tanto per cominciare con l'obiettivo di desecretare gli atti. Perché
sono coinvolti tutti. Governo, Bankitalia, Consob e tutto deve venire allo scoperto».
Pensate davvero di mettere in
difficoltà il governo su questa
storia?
«Il governo è già in difficoltà su
questa storia. Quel che alcuni, anche tra i nostri, forse non hanno
capito è che non si risolvono i problemi con le mozioni individuali
di sfiducia, che non portano da
nessun a parte ».
Ce l'ha con la Lega?
« Li ho visti io i leghi sti, pronti a
dare lezioni, a puntare l'indice
contro dì me, inseguire poi i grillini qui nei corridoi per concordare
con loro gli attacchi da portare al
governo. Sono loro a doversi chiarire le idee. Con chi stanno?»
64
IL PREMIER
Renzi è uno
str...ha
approfittato
dello
scontro in
aula. Ma noi
abbiamo
sbagliato
ancora una
volta
11
La Corte costituzionale
Eletti i tre nuovi giudici
dopo trentadue scrutini
il Pd scarica Forza Italia
accordo con i
Barbera, Modugno e Prosperetti alla Corte
Il candidato dei dem è stato il meno votato
SILVIO BUZZANCA
ROMA. Finalmente senatori e deputati ce l'hanno fatta: sono
riusciti ad eleggere i tre giudici della Corte costituzionale che
mancavano da tempo. I nuovi membri della Consulta sono;
Franco Modugno, indicato dai grillini ed eletto con 609 voti;
Giulio Prosperetti, scelto dai centristi con 585 voti; Augusto
Barbera, indicato dal Pd, nominato con 581 voti. Dieci in più del
quorum richiesto di 571. La grande novità di questo giro di
nomine è invece tutta politica: Matteo Renzi e il Pd, infatti,
hanno tagliato fuori dalla decisione Forza Italia e Silvio
Berlusconi e hanno stretto un accordo con il Movimento
Cinque Stelle. Una scelta che sembra il colpo definitivo al Patto
del Nazareno e a possibili convergenze fra democratici e
forzisti. La novità che avrebbe convinto Renzi a rompere gli
ormeggi e abbandonare Berlusconi al suo destino sarebbe
stato il violento scontro sulle scelte di politica estera che si è
verificato ieri mattina in aula con Renato Brunetta. Il
capogruppo forzista. infatti, ha attaccato duramente nel suo
intervento il premier, chiamandolo più di una volta in causa.
Renzi non ha gradito e nella replica ha reagito duramente. Lo
scenario si è ripetuto anche con i grillini. Ma dem e
pentastellati stavano tessendo un accordo che aveva come
base l'esclusione del candidato forzista Francesco Paolo Sisto,
ritenuto troppo legato alla stagione delle legge ad personam
berlusconiane. E quando l'area centrista, fino ad oggi divisa, ha
raggiunto un accordo sul nome di Giulio Prosperetti, tutte le
tessere sono andate al loro posto. Naturalmente l'esclusione di
Forza Italia non ha reso felice Berlusconi. «Dico solo che è molto
grave che la Consulta non abbia al suo interno nemmeno un
giudice che sia del centrodestra, che oggi tra gli elettori è la
componente più importante. Èuna cosa
Ma nella decisione di Renzi hanno
LA grave».
pesato anche le divisioni interne a Forza
GIOR Italia, incapace negli ultimi due anni di
IVA scegliere un candidato condiviso da tutto il
TA gruppo. Un clima di scontro interno che ha
bruciato un bel po' di candidati alla
sostituzione di Mazzella, l'ultimo giudice indicato da Forza
Italia. Un risultato devastante per i forzisti che adesso mettono
sotto accusa la conduzione del gruppo di Brunetta. Ci sono
volute comunque 32 votazioni per un giudice, 10 per i secondo
e 5 per il terzo. Un copione già visto in passato. Per esempio nel
2002, quando Marco Pannella condusse un lungo sciopero
della sete per convincere il Parlamento a scegliere un membro
della Consulta. E anche in questa occasione i radicali hanno
accompagnato le faticose nomine con le loro proteste.
L'INTERVLSTA/DAXILOTOIVEVELU <MSS)
"È un'intesa replicabile
se i dem accettano
diriformarele banche"
ANNALISA CUZZOCREA
ROMA. È
finita 46 a 16 alla Camera e 18 a 7 al Senato la votazione dei gruppi del
Movimento 5 stelle per decidere se dire si alla nuova terna di giudici per la Consulta. Se votare cioè Augusto Barbera, Franco Modugno e Giulio Prosperetti. Alla fine, ha vinto la linea della mediazione, portata avanti in queste settimane dal
deputato plenipotenziario sui temi costituzionali Danilo Tonmelli.
L'accordo di oggi è replicabile? Ad esempio sulle Unioni civili?
«Con questa maggioranza dubitiamo. Sulle unioni civili stiamo aspettando al
varco il Pd da mesi, abbiamo già dato 1 ' ok in commissione al testo Cirinnà. Sono loro che hanno paura di
venire da noi, temono di rompere l'asse con Alfano.
Se avessero avuto coraggio, la legge sarebbe già fatta».
Su cos'altro potreste dialogare?
«Oggi è fondamentale intervenire sulla separ azione tra banche commerciali e banche di investimento, perché non accada più che piccoli risparmiatori
perdano i loro soldi, usati dagli istituiti di credito per
sanare i buchi nei loro bilanci. Ne ho parlato con il vicepresidente della commissione Finanze, che è del
Pd: la nostra proposta c'è già, portino questa riforma
in aula e ci saremo ».
Danilo Toninelli,
Avete scoperto l'importanza della mediazione in
deputato M5S
politica?
«Noi siamo uguali al primo giorno. Le decisioni
»*
che riteniamo utili per il bene di tutti le prendiamo.
Un anno fa abbiamo votato alla Consulta Silvana
Non è u n
Sciarracon lo stesso spirito. Sono loro che sono stati
accordo al
obbligati ad accettare il nostro metodo, a fare i nomi
ri basso: dai
pubblicamente, piuttosto che continuare a inviarli
soldati di
all'ultimo minuto sui telefonini».
partito s i a m o
Come mai non avete fatto votare il blog?
«Sarebbe stato meglio, ma avevamo bisogno - e al passati a nomi
di tutt'altro
Pd lo avevamo detto - di almeno 48 ore di tempo.
calibro
Non ci sono state e non si può fare una votazione ve«*
loce senza una preparazione. Sarebbe offensivo».
Per questo avete riunito l'assemblea?
« La proposta è passata coni due terzi dei consensi
sia alla Camera che al Senato».
Vista la durezza con cui vi eravate espressi contro Barbera, si può dire che
avete accettato un compromesso?
«Per alcuni di noi, mandare alla Consulta qualcuno dichiaratamente a favore
delle riforme del governo come Barbera è stata dura da digerire. Ma siamo passati dai compromessi alTibasso, tipici del governo Renzi, a quello che considero
un accordo al rialzo, perché dall'avvocato di Berlusconi e dall'indagato Pitruzzella siamo passati a nomi di tutt'altro calibro. Altrimenti, ci sarebbe stata una nuova terna di soldati di partito. E si sarebbero continuati a buttare i soldi dei contribuenti: nelle 30 votazioni andate a vuoto sono stati sprecati 18 milioni di euro».
Sicuro che questo non sia un nuovo corso?
«Non abbiamo mai avuto paura di votare insieme agli altri le cose giuste. Piuttosto, noto nella maggioranza il timore di legittimarci come forza di governo».
Alla faccia del conflitto di interessi
La Boschi ha votato il salvapapà
II ministro era presente alla prima seduta del Consiglio, quando venne scrìtto il testo che mette al riparo
gli ex amministratori delle banchefallite, tra cui suo padre. Ora il premier deve cambiare quella norma
E il magistrato che indaga su Banca Etruria ammette: «Sono consulente del governo»
di MAURIZIO BELPIETRO
C'è un solo modo per dimostrare che il governo non ha fatto un decreto Salvabanchieri, ma uri provvedimento che interessa
tutti e ha come obiettivo la sola messa in
sicurezza di correntisti e dipendenti. E quel
modo consiste nella modifica del decreto e
nella cancellazione della norma che impedisce agli azionisti di proporre una causa
civile contro gli ex amministratori.
Lo abbiamo spiegato ieri: a differenza di
quanto sostiene il presidente del Consiglio,
il decreto con cui il 13 novembre l'Italia ha
recepito le nuove norme della Uè in materia dei fallimenti bancari contiene un passaggio che riguarda la tutela degli ex vertici
degli istituti di credito falliti, comma che
nella direttiva europea non è previsto. Dunque non solo è urgente capire quale manina abbia voluto inserire, e perché, uno scudo che l'Europa non aveva richiesto, ma
soprattutto è necessario cancellarlo, per restituire agli azionisti di Banca Etruria e delle altre casse coinvolte nel crac un loro diritto e allontanare dal governo il sospetto che
con il decreto, più che gli istituti di credito si
sia voluto salvare il papà del ministro Maria Elena Boschi. Del resto, nulla di più facile che emendarlo nella parte che più ha
suscitato scandalo, provvedendo con un
nuovo decreto.
Per altro la storia di quel decreto non è
così chiara come il governo vorrebbe che
apparisse, ma presenta parecchi punti
oscuri. Come è noto, al provvedimento si è
arrivati dopo alcuni passaggi, il primo dei
quali è rappresentato dalla legge che ha
modificato le norme delle vecchie Popolari, dando agli istituti 18 mesi di tempo per
trasformarsi in società per azioni. Dell'elenco di banche oggetto di quellariforma,(...)
segue a pagina 3
(...) un po' a sorpresa faceva
parte anche la Banca dell'Etruria, ossia l'istituto di cui
era vicepresidente il padre
del ministro, la quale dovrebbe occuparsi di riforme costituzionali non di quelle bancarie. Grazie al fatto di essere stata inserita nel mazzetto
di banche che avrebbe dovuto cambiarele regole del gioco e aprirsi al mercato, l'Etruria, nonostante fosse già un
istituto di credito borderline,
beneficiò di una fiammata
borsistica, con un aumento
delle quotazioni del 58 per
cento. Tuttavia^ appena finita agli onori delle cronache
come una delle banche destinate a fare un salto di qualità, ecco che la Popolare di
Arezzo è finita al centro dei
guai: commissariata dalla
Banca d'Italia per gravi irregolarità. Siamo all'inizio di
febbraio, ma già a settembre, appena rientrati dalle vacanze estive, il governo è al
lavoro per cambiare le regole sui fallimenti bancari.
L'Europa, come è noto, ha
dettato nuove regole, chiedendo agli Stati di adeguarsi
prima dell'inizio del 2016.
Il governo prepara un decreto che, guarda caso, arriva in Parlamento accompagnato da una nota di Maria
Elena Boschi. Perché a scrivere è il ministro delle Riforme e non quello dell'Economia? Forse perché la Boschi
ha la delega ai rapporti con il
Parlamento? Sta di fatto che
quel decreto è il famoso Sal-
vabanchieri, ossia la norma
che contiene una modifica
alla direttiva Uè, estendendo l'impossibilità di fare causa agli ex amministratori. Il
decreto passa da una commissione all'altra senza che
nessuno si avveda dello scudo offerto al vecchio Consiglio di amministrazione e
dunque non c'è anima che
ne chieda conto. Così arriviamo ai primi di novembre,
quando il provvedimento
potrebbe essere approvato
dal Consiglio dei ministri,
ma la misura inspiegabilmente - forse per le polemiche attorno al ruolo di Maria
Elena Boschi - viene momentaneamente accantonata. Si arriva al 13 novembre e
finalmente la direttiva Uè è
recepita, insieme allo scudo
per i vertici delle banche,
babbo Boschi compreso.
Era presente il ministro
delle Riforme quando fu votato il decreto? Ha alzato anche lei la manina per dirsi a
favore? E se non lo ha fatto, è
lecito sapere quale altra manina è intervenuta per legare le mani agli azionisti che
volessero fare causa ai consiglieri d'amministrazione? Ci
auguriamo che qualcuno risponda. Per ora registriamo
la notizia - riportata dal Fatto quotidiano e confermata
a Libero dall'interessato che il magistrato cui è affidata l'inchiesta su Banca Etru-
ria è anche consulente di Palazzo Chigi per alcuni problemi giuridici. Ma si può
dormire tranquilli perché
n o n risulta ci sia conflitto
d'interessi. Parola di Matteo
Renzi.
maurrzio [email protected]
©BelpietroTweet
Il doppio forno di Renzi: "Su alcuni
temi si dialoga con TM5S"
DL RETROSCENA
«OfKEOODEMMCMS
ROMA. Matteo Renzi ha preso atto della vittoria dei falchi sulle colombe dentro Forza Italia e la mozione di sfiducia al governo ha
certificato un dato di fatto. «Con
Berlusconi non si possono fare
più accordi. E' incapace di tenere
uniti i suoi. Se la loro linea è quella di scimmiottare Grillo e Salvini, allora tanto vale fare l'accordo con i Cinque Stelle», è stato il
ragionamento del premier. D minimo comun denominatore,
quando gli azzurri lo trovano, ricalca semmai la linea Brunetta,
cioè lo scontro frontale con il governo. Cosi è nato il cambio di rotta, che ironicamente il leader pd
definisce il «Risveglio della forza». Ne ha parlato con il capogruppo Ettore Rosato, regista
delle operazioni in Parlamento.
«All'ultima votazione il 20 per
cento dei deputati di Forza Italia
non si è nemmeno presentato in
aula - ha spiegato Renzi ai suoi
collaboratori -. Senza contare
quanti di loro hanno sabotato
l'intesa». Era impossibile non
mutare strategia Tanto più con
la benedizione di Sergio Mattarella, sempre più preoccupato
dallo stallo sull'elezione di ben
tre giudici costituzionali.
A quel punto Renzi ha persino
usato la mozione di sfiducia individuale presentata dai grillini
contro Maria Elena Boschi e ha
provato a girarla a suo favore.
«Secondo me, questo è il momento giusto per fare un accordo con
Grillo». Perchè i grillini avranno
sunto l'occasione di evitare la
trappola dell'inciucio. «Loro hanno la mozione su Maria Elena.
Possono fare casino li. Ma adesso
conta portare a casa i giudici».
Aproffitare dell'attimo, dunque, senza farsi illusioni su collaborazioni future. E' vero che l'ala
dialogante del Movimento Sstelle era la più soddisfatta dell'ac-
cordo e come notava un deputa- stesso Renzi ha definito «una fito del Movimento Luigi Di Maio gura di m...». Dice il leader della
in Transatlantico «camminava a minoranza Roberto Speranza:
un metro da terra». Ma il patto «Avrei preferito tenere dentro
della Consulta non avrà un segui- tutti. Con la Sciarra ci siamo riuto. Anzi, la prossima settimana sciti Ma va bene anche così. E
sarà di nuovo battaglia sul caso noi della sinistra non abbiamo
della Banca Etruria. Anche se a
mai fatto mancare i voti a a BarPalazzo Chigi contano di tornare
bera che non a caso è andato vicia parlare con il Movimento: sulle nissimo al quorum fermandosi a
unioni civili e sulla riforma delle
546 voti». I dubbi dei dissidenti
banche, ad esempio.
rimangono per la sovraesposizione del professore bolognese sulL'altissima quota di 570 voti
necessari a eleggere i futuri la legge elettorale che una parte
membri della Consulta aveva bi- del Pd non ha votato e che ha
sogno di un accordo blindato. L'i- creato lo strappo di alcuni fuoriusciti. Ma anche nel cerchio stretdeale sarebbe stato un patto con
tutti. Forza Italia compresa co- to dei renziani non sono emersi
me è avvenuto per la precedente dubbi sul comportamento in auelezione del giudice Sciarra. Ma la dei bersaniani. Alla fine Renzi
Berlusconi non ha più lo stesso non è stato obbligato a bruciare
controllo dei gruppi parlamenta- Barbera e il Pd ha ingoiato Moduri. «Siamo tornati allo schema ini- gno.
ziale», spiega Ettore Rosato. Due
Alla conferenza dei capigrupsettimane fa il Pd aveva propo- po si è deciso intanto di votare al
sto ai grillini il patto che va insce- più presto la mozione di sfiducia
na adesso: Augusto Barbera, contro la Boschi. Tre giorni dalla
Franco Modugno e un centrista. presentazione del testo 5stelle.
Grillo e Casaleggio risposero di Sabato sarebbe già il giorno giuno affidando ai "portavoce" un sto ma si andrà alla prossima setcoro di insulti per il professore timana, comunque prima di NaPd. In via riservata questo sche- tale. Una soluzione che va bene a
ma era stato presentato anche al Renzi, il quale è convinto che un
Quirinale. E Mattarella aveva «atto politico» allenterà la tensioespresso il suo totale gradimen- ne, al netto dell'inchiesta giudito per una soluzione simile. Dun- ziaria. E va bene ai presentatori
que si è tornati li.
grillini che avranno a brevissiCerto, salta l'elezione di tre mo la possibilità di tornare all'atgiudici favorevoli, in maniera pa- tacco dell'esecutivo.
lese e addirittura tifosa, all'ItaliSi apre invece una stagione dicum, la legge elettorale che pas- versa nei rapporti con Forza Itaserà al vaglio della Consulta Si- lia.Della quale si sente la eco nelsto, il candidato di Forzaltalia ta- la campagna per le amministragliato fuori ieri, aveva votato la tive. Berlusconi si è deciso a gionorma, era un sostenitore del carsela puntando forte' su Marpatto del Nazareno, fatto salvo il chini a Roma e su Del Debbio a
ripensamento condiviso con i Milano, candidati in grado di dasuoi colleghi dopo la rottura di re fastidio agli avversari del Pd.
Berlusconi. Insomma, l'idea di 3 E ' la linea dura scelta del Cavalievoti sicuri per l'Italicum nel Pa- re, un asse con Matteo Salvini e
lazzo della Consulta, è stata gio- Giorgia Meloni che servirà ad arcoforza accantonata. Ma rimane rivare compatti al voto comunavivo il nome di Barbera, che dei le sperando nelle divisioni a sinitre è sempre stato il sostenitore stra Com'è successo in Liguria
maggiore della legge elettorale. doveadesso siede il governatore
E si sblocca una situazione che lo Giovanni Toti.
IL QUIRINALE
Anche Mattarella ha
benedetto il patto tra
i dem e i pentastellati
per uscire da
un'impasse
insostenibile
PALAZZOCfflGI
Il premier irritato
dalla mozione di
sfiducia presentata
daiberlusconianie
dallo scontro avuto
ieri con Brunetta
LA BOSCHI
Il capo del governo:
"Il paradosso è che
la mozione grillina
contro la Boschi
rende possibile
l'intesa"
LA DECISIONE FED
La strada
3er la stabilità
ìnanziaria
è ancora lunga
di Carlo Bastasin
L
a presidente della Federai
Reserve, Janet Yellen, ha ceduto alla tentazione di celebrare ilrialzodiierideitassid'interesse come unritornoalla normalità: la chiusura di un'epoca eccezionale di sofferenze, cominciata
ottoannifaconloscoppiodellacrisifinanziariaglobale. La decisione
dellaFederal Reserve ècertamente storica: dal giugno 2006 la Banca
centrale americana aveva rinunciato ad aumenti nel costo del denaro. Dal dicembre 2008, itassisui
fondi federali erano addirittura rimasti incollati a zero. Inoltre in
questi anni sia l'espansione convenzionale della politica monetaria americana sia quella non-convenzionaledeibilanciodellaFedsi
sono trasmesse alle banche centrali di tutto il mondo. Solo in Europa l'allentamento delle quantità di
credito è avvenuto così in ritardo
da non aver avuto ancora il tempo
di tradursi in un completo recuperodelIarecessione.Eppure.inquesta normalizzazione c'è in realtà
benpoco di normale.
L'economiaamericanainquesti
anniècertamente migliorata, ma il
divario tra sviluppi finanziari violenti e il passo moderato della crescita economica non si è affatto ridotto. La disoccupazione è scesa
dal 10% dell'ottobre 2009 al 5%
dell'ottobre 2015. D reddito reale
sta crescendo un po'più del 2% e la
Banca centrale americana considera questo ritmo dj crescita adatto a creare ancora nuoviposti di lavoroeafarcrescereiprezzi. Tuttavia, le previsioni della Fed in materia di disoccupazione (al 4,7%) e di
stabilizzazione dell'inflazione al
2% non sono del tutto convincenti
elalorocoerenzasembrabasatasu
una relazione (la curva di Phillips)
che è come minimo mutevole.
Mantenere per circa seianniitassi
d'interesse al di sotto del tasso di
crescita dell'economia è servito a
superare la recessione e a tamponare gli squilibri, non a curare le
cause della crisi, né a rimediare al
declino della produttività, né a
scongiurare il calo dei salari, né in
ultima istanza a sanare lo squilibrio trafinanza ed economia reale.
Al contrario, in tutte le economie avanzate, tassi d'interesse azzerati continuano a provocare una
ricerca aggressiva dei rischi sui
mercati finanziari che contrasta
con una bassa propensione al rischio nell'economia reale. Non
può essere una condizione stabile.
Contìnua • pagina 3
• Continua da pagina 1
J epoca della crisi
finanziaria globale sarà
superata solo quando
questo rapporto tra rischi
nell'economiafinanziariae
nell'economia reale si sarà
invertito, o almeno allineato. È
molto probabile che ciò possa
avvenire solo con il rilancio
degli investimenti (per il quale
però non ci sono molti
margini di manovra nei
bilanci), oppure quando i tassi
d'interesse saranno tornati a
un livello abbastanza alto da
scoraggiare i rischi finanziari
e invece da incoraggiare la
ricerca di maggiore
produttività negli
investimenti reali e quindi
maggior (non minore)
crescita dell'economia nel
medio e lungo termine.
Yellen ha fatto capire ieri
che nel 2016 ci saranno altri
quattro graduali incrementi
dei tassi. Sarà da vedere se le
autorità monetarie avranno il
coraggio di proseguire sulla
strada della normalizzazione
finanziaria con gli elevati costi
politici che essa
L
comporterebbe (minore
crescita a breve termine e
minore libertà finanziaria) nel
corso di una lunga ed incerta
campagna presidenziale e poi
con la nuova
amministrazione. Ma questo
coraggio è da salutare e ieri
quanto meno il primo passo è
stato compiuto.
Quello che vale per gli Stati
Uniti non vale invece per
l'euro-area. Qui la fase
espansiva della politica
monetaria è ancora troppo
recente. Sono passati solo
nove mesi dal momento in cui
il livello dei tassi d'interesse
europei è scesó al di sotto del
tasso di crescita
dell'economia, agevolando il
processo diriduzionedei
debiti. Nel caso degli Stati
Uniti ci sono voluti tre anni
per vedere gli effetti dello
stimolo monetario. È difficile
dire quanti ne serviranno nei
paesi europei che hanno
condizioni dell'economia
molto differenziate tra di loro,
ma è probabile che ne servano
almeno un paio ancora.
Prima di celebrare la
"normalizzazione" bisognerà
dunque aspettare ancora a
lungo. Nel frattempo, le
economie di tutto Ù mondo comprese quelle emergenti restano esposte all'eccesso di
liquidità che da un quarto di
secolo ormai non ha smesso di
creare una crisi finanziaria
dopo l'altra.
A qualcosa è servito il
rafforzamento della
supervisione sui sistemi
finanziari. Prima della crisi,
negli Usa c'erano banche
troppo grandi "per poter
IEUR020NA
Qui la fase espansiva
della politica monetaria
è ancora troppo
recente. Per gli
effettisi dovrà aspettare
fallire" e un sistema
finanziario "ombra" che
sfuggiva ai radar dei
regolatori. Iniziative di
regolazione hanno limitato un
po' i rischi sistemici che
provengono da banche troppo
grandi e hanno gettato un po'
di luce nelle ombre delle nonbanche, ma,come ha
riconosciuto di recente il
numero due della Fed, Stanley
Fischer, tuttora non
disponiamo né delle
informazioni statistiche
adeguate sul complesso del
sistema finanziario, né di un
modello teorico che descriva
le connessioni tra gli attori del
sistema finanziario.
La strada per la
stabilizzazione dei sistemi
finanziari è ancora lunga. Lo
vediamo anche in Italia con la
difficoltà di tenere sotto
controllo perfino piccole
banche di provincia. Pensare
che le decisioni di
investimento di chi opera
nell'economia reale non siano
condizionate dall'instabilità
finanziaria è come minimo
ingenuo.
C RIPRODUZIONE RISERVATA
1
Svolta Fed, i tassi salgono dello 0,25%
j Primo rialzo in America dopo nove anni - Janet Yellen: «Con questa decisionefinisceun'era»
Le armi della Fed
L'ESPANSIONE DEL BILANCIO
Asset totali, in miliardi di $
I TASSI DI RIFERIMENTO
Fed Funds, in %
Erano esattamente sette anni,
dal 16 dicembre del 2008,
che i tassi di riferimento americani
non abbandonavano la soglia
minima a cui furono portati allora,
nel pieno della crisi seguita
al tracollo di Lehman Brothers:
una forchetta compresa tra 0 e
0,25%. Con quella mossa l'adora
banchiere centrale Ben eernanke
iniziava una terapia shock
che ha contribuito a risollevare
l'America dalla crisi
1° gennaio 2007
Dall'inizio della crisi il bilancio
della Fed è nettamente cresciuto,
da 869 milioni a quasi 4,5 miliardi
di dollari. Decisivi, in questa
espansione, tre cicli di Quantitative
easing, con massicci acquisti
di titoli dì Stato da parte della Fed
16 dicembre 2015
1° agosto 2007
9 dicembre 2015
i Fonte: Fed
0,50% 9s anni
Il nuovo tasso di riferimento
La forchetta dei Fed Funds è stata
alzata a 0,25-0,50%
3,50% 2%
Il tempo passato dall'ultimo rialzo Il prime rate delle banche
Alcuni istituti hanno portato
La precedente stretta risaliva al
i tassi dal 3,25 al3,50%
giugno 2006
il prime rate portandolo
dal 3,25% al 3,50%
NEW YORK
mm II dado è tratto: la Federai Re- La stretta decisa all'unanimità
serve ha fatto scattare ieri pomeriggio, al termine di due giorni di
corso senza scosse, altre quattro
riunione al vertice, il primo rialzo
mini-strette. A ruota è arrivata la
dei tassi di interesse americani in
decisione di Jp Morgan e Wells
quasi dieci anni. Una stretta d'un
Fargo di portare il prime rate dal
quarto di punto - allo
3,25 al 3,50 per cento.
o^5%-o,50% - decisa all'unanimiLa Fed ha notato «consideretà e che vale la fine di un'era, pervoli miglioramenti quest'anno
ché ha schiodato il costo del deneEe condizioni del mercato del
naro daminimi vicini a zero dove
lavoro e ha ragionevole fiducia
la Fed l'aveva portato nel dicemche l'inflazione aumenti, nel mebre 2008 in risposta alla grande
dio termine, verso l'obiettivo del
crisi finanziaria ed economica.
2%». I rischi «tenendo conto deNel corso dell'anno prossimo la
gli sviluppi interni e internazioBanca centrale ha fatto sapere di
nali appaiono equilibrati sia per
avere in programma, in un perl'outlook dell'attività economica
cheperilmercatodellavoro».Esi
IEBANCHESIADEGUANO
aspetta che «le condizioni evolWells Fargo e JP Morgan
vano in modo da garantire solo
graduali incrementi dei tassi», i
le prime a ritoccare
Marco Vatsania
Il target d'inflazione
L'obiettivo Fed è ancora lontano
i prezzi sono al di sotto dell'1%
quali dovrebbero comunque rimanere «per un certo tempo sotto ilivelliprevalenti nel lungo periodo». La previsione media dei
i7esponentiFed,invariatada settembre, è di quattro rialzi di un
quarto di punto nel 2016 che por-
/N
CHIAVI
Fed Funds
• Si tratta del tasso di interesse di
riferimento per il mercato
statunitense. Tecnicamente può
essere definito come il tasso
d'interesse a brevissimo termine
sul mercato statunitense dei
fondi federali, in cui si scambiano
le riserve in eccesso detenute
dagli istituti bancari presso la
banca centrale. La Fed, attraverso
il Fomc (comitato di politica
monetaria), ieri ha deciso di
alzare questo tasso di un quarto
di punto, in una forchetta
compresa tra 0,25% e 0,50%.
tino i tassi all'1,375 per cento.
«L'economia sta andando bene e ha soddisfatto i criteri per un
rialzo dei tassi», ha detto il presidente Janet Yellen durante la
successiva conferenza stampa,
aggiungendo di non temere l'avvento di nuovi rischi di recessione. La «modesta» stretta rappresenta piuttosto «la conclusione
diun'epocaeccezionale e riflette
la convinzione che l'economia
continuerà a rafforzarsi». Yellen
ha anche ricordato che «la politica monetaria resterà accomodante» e che la Fed monitorerà
attentamente i dati, la debole inflazione, attribuita anzitutto al
temporaneo calo dell'energia,
come anche le rimanenti fragilità
nel mercato del lavoro.
Ma se il cammino della Fed
verso la prima stretta, oggetto di
ripetutirinvii,non è stato facile, la
strada di una continua normalizzazionedipoliticamonetarianon
appare meno irta di incognite. La
Borsa ha reagito nell'immediato
con sollievo ad una scelta largamente anticipata, con gli indici
che hanno svettato dell'i,5 per
cento. «Cosafaràperò davvero la
Fed del 2016? E sta commettendo
un errore? Sono questi gliinterrogativi da porsi» dice John Bellows, gestore di Western Asset di
Legg Mason. L'iniziale rialzo tiene a battesimo questo nuovo dibattito nonostante le indicazioni
offerte da Yellen. «Prevedo almeno un'ulteriore stretta a marzo, ma in seguito la Fed potrebbe
dover riesaminare strategia e outlook», continuaBellows. «Halavorato troppo al varo del ciclo di
strette per invertire la rotta con
leggerezza» spiega. E i rischi di
errori restrittivi gli sembrano
scarsi: modesti rialzi «non minacciano effetti sproporzionati
sull'economia», la posizione accomodantedellaFedpuòcontare
anche su 4.500 miliardi di dollari
in titoli che manterrà in bilancio e
il deleveraging avvenuto in molti
settori attutirà eventuali stress. Il
gestore vede tuttavia l'economia
ancora afflitta in prospettiva da
eccessiva debolezza, tanto da
mettere allaprovalaflessibilitàdi
politica monetaria.
Joseph LaVorgna di Deutsche
Bank teme all'orizzonte pericolose incomprensioni tra la Fed e
Wall Street. «La distanza tra le
aspettative dei mercati e dei banchieri centrali rimane ampia. I
primi finora hanno scommesso
su due strette l'anno prossimo, i
secondi su quattro. E la composizione del vertice dellaBancacentrale sarà semmai meno accomodante nel 2016». Michael Lake di
Schroders ipotizza a sua volta lo
spettro di tensioni: «La strada
verso una vera normalizzazione
dei tassi potrebbe presentare più
volatilità di quella al momento
immaginata sia dalla Fed che dagli investitori». Che potrebbero
cadere vittima di una sottovalutazione di un nuovo rischio-tassi.
LO SCENARIO
Ilnewnormal
diJanet
di Mario Platero
a svolta della Fed, che ieri ha deciso un
modesto aumento dei tassi di interesse
per laprima volta in nove anni, afferma l'idea
di una nuova "normalità" in materia di politica monetaria: non è più* "normale" attendersi aumenti regolari e rapidi dei tassi, come è
sempreaccadutotraili97oeil20o6,nonèpiù
"normale" alzare i tassi per evitare surriscaldamenti dell'economia che potrebbero richiedere frenate recessive.
L
• Continua da pagina 1
N
on è più "normale" aumentare i tassi magari di
50 punti base come capitava negli anni difficili per l'infiazÌone.Ilnuovo "normale" diJanet
Yellen, il presidente della Banca
Centrale americana, prevede che
i tassi sui Fed Funds (Interbancari) arrivino per lafinedel 2016 a
quota 1,375%, consoli quattro altri
aumenti di 25 punti base già annunciati per l'anno prossimo, dopo quello di ieri.
È questo l'elemento più importante emerso dal comunicato di ieri, che ha accompagnato
due giorni di riunioni del Federai
Open Market Committee, la
svolta verso aumenti preannunciati molto contenuti dei tassi. Di
più, la Yellen ci conferma che il
percorso di crescita dell'economia americana si è modificato
sul piano strutturale, insieme a
quello dell'inflazione. Anche
questo fa parte della nuova normalità in cui si trova il pianeta
America. L'economia è migliorata,comecihadettoil Presidente della Fed, siamo finalmente in
sicurezza dopo il rischio di una
depressione per la crisi del
2007/2009, l'inflazione arriverà
nel medio termine, cioè nel giro
di due o tre anni, agli obiettivi del
2%. Solo dopo vedremo se si tornerà al vecchio "normale" se
cioè, raggiunto il 2% per l'inflazione quell'obiettivo sarà superato costringendo ad aumenti
più forti dei tassi, superiori cioè a
quel 4% medio che economisti e
mercatistimanooggicome livello massimodaquiaiprossimi anni. La conferma è chiara: nel medio periodo avremo «solo graduali incrementi dei tassi che resteranno per un certo tempo
sotto i livelli che dovrebbero
prevalere nellungoperiodo» recita la Yellen.
Per questoimercatisono tranquilli nonostantefinoa un anno
fal'aumento del tassi fosse molto
temuto e continuasse a generare
incertezze e volatilità per gli indici di borsa. Per un anno e più,
conmolta chiarezza, la Yellen ha
detto esattamente cosa avrebbe
fatto, offrendo un percorso altrettanto chiaro anche prima del
comunicato di ieri. Ieri la Fed ci
ha anche detto che nell'insieme
tenendo conto degli sviluppi interni e internazionali osserva rischi equilibrati per l'outlook sia
per la crescita che per il mercato
del lavoro.
La Yellen in questi anni, e prima di lei Bernanke, sono stati
esposti a molte critiche, soprattutto in Europa e soprattutto fra
chi non condivideva il nuovo
"normale", non solo per la Fed,
ma per l'intera economia americana. Con la decisione di ieri si è
chiusaun'era"straordinaria" come ha detto la Yellen, con tassi
vicini allo zero per molti anni e in
cui la posizione vicina ai repubblicani di Bernanke e quella vicina ai democratici della Yellen,
che per molti anni è stata il numero due, hanno governato in-sieme in assoluta armonia. Insieme, quasi sempre con l'unariimità del consiglio, Bernanke e Yellen hanno capito quanto fosse
necessario sostenere la crescita
con ripetute manovre di quantative easing.Ls Fedha cominciato
subito ad affrontare la crisi, molto prima dell'Europa che tentennava, che non capiva le nuove dinamiche deflazionistiche soprattutto per via delle reticenze
tedesche. Con molte conferme:
la prima è che l'istituzione, pre-
vale sulla politica, soprattutto
nel momento del bisogno. Non è
un caso se irepubblicani inparticolare chiedonoun controllo più
serrato della Banca Centrale
americana. Ma l'introduzione di
questi controlli non avverrà: ancheipiùconservatorifrairepubblicani sanno che il contraccolpo per la fiducia nell'economia
americana sarebbe pericolosissimo. La seconda conferma riguarda il prevalere della flessibilità e l'indipendenza contro la rigidità. In Europa, dove sono prevalsi modelli di austerità e di
rigidità fiscale ci troviamo oggi
indietro rispetto ali"America.
Abbiamo perso almeno tre anni
tii crescita potenziale.
Sitrattadicapireorafìnoache
punto arriverà il nuovo "normale" dì cui oggi dobbiamo prendere atto anche in Europa, sia dal
punto di vistadeU'analisieconomica, sia da quello della politica.
Le problematiche sono ovviamente diverse. In America il
nuovo "normale" della Fed riflette sfide storiche,prima di tutto quella di una debolezza sconosciuta della classe media; del
gap fra tecnologia e addestramento o comunque di rapido
adeguamentodellaforzalavorò,
di una crisi strutturale della domandaecosivia, sfide"secolari"
per rischio di stagnazione come
ama ripetere Larry Summers,
l'economista democratico di
Bill Clinton e Barack Òbama che
nel momento peggiore della crisi fu chiamato a governare la
successione fra George W. Bush
e Barack Obama nella stanza dei
bottoni repubblicana e lavorando con Hank Paulson mise a
punto in tempo di record un piano di stimoli fiscali. Anche quello era "nuovo" normale.
Centrodestra. Berlusconi attacca Renzi ma conferma il «no» domani alla Camera alla mozione dei Sstelle
«Fi non vota contro Boschi»
tesse presentarsi in ordine sparso era tutt'altro che infondato, visto che anche una dura come DaMM Adesso è ufficiale. Domani niela Santanchè aveva fatto saalla Camera Fi non voterà la
pere che mai avrebbe votato una
mozione di sfiducia contro Masfiducia individuale. Del resto
ria Elena Boschi. Ad anticiparlo per timore di una spaccatura, ieri
è Silvio Berlusconi. L'ex pregli azzurri hanno preferito non
mier, intervenendo alla presenpartecipare al voto sulla Consultazione dell'ultimo libro di Bru- ta piuttosto che contarsi sul loro
no Vespa, ribadisce il «no» alle
candidato. Berlusconi è U primo
mozioni di sfiducia individuali. ad esserne consapevole anche
Anche perché sul presunto
perchè già nei giorni scorsi era
conflitto di interessi del minidovuto intervenire per sedare la
stro per le Riforme - spiega rivolta interna dei deputati con«noi non siamo così informati
tro Brunetta.
da poter dare una risposta».
Il Cavaliere spostacosì l'attenGli strali del Cavaliere si con- zione sul premier "pigliatutto"
centrano tutti su Renzi e il suo
che mette «i suoi uomini ovungoverno «illegittimo», perché
que», a partire dalla Consulta («è
privo del consenso elettorale,
molto grave che all'interno della
tanto che «se fossi Mattarella
Corte non ci neppure un giudice
scioglierei subito le Camere». Di espressione del centrodestra»).
qui la scelta della mozione di sfi- E attacca frontalmente Renzi anducia contro il premier e l'esecu- che sui "rimedi" per affrontare il
tivo, presentata assieme a Lega e crack delle 4 banche. L'ipotesi di
Fdi (ma per ora soloallaCamera) affidare ad un arbitrato la solucome era già stato confermato in zione delle controversie che
mattinata dalla nota congiunta di hanno coinvolto migliaia di picBerlusconi; Salvini e Meloni e
coli investitori è per Berlusconi
che sarà però votata solo alla ri- «malsana». L'unica risposta acpresa dei lavori dopo la pausa na- cettabile - ha detto il Cavaliere
talizia. Domani invece Fi - con- sottolineando che si tratta di obtrariamente a Lega e Fdi - al mo- bligazionisti e non di azionisti - è
mento del voto contro la Boschi
«risarcire integralmente i
voluto dal M5S, «uscirà dall'aula 3omilarisparmiatoricoinvolti».
osi asterrà».
Una scelta che serve anche ad
La linea dura contro il premier
però non convince del tutto gli
CENTRODESTRA
alleati del centrodestra. Lega e
Presentata a Montecitorio
Fdi sospettano che sotto sotto, Fi
mozione unitaria contro il
non voglia affondare il colpo più
governo ma nella Lega cresce di tanto. «Qualcuno continua a
fare sponda a Renzi e Boschi inil sospetto sulla «sponda»
vece di cacciarli», attacca il leazzurra al premier
ghista Stefano Candiani che
punta l'indice contro il capo^ uso interno per evitare che si pa- gruppo forzista a Palazzo Madalesino fratture all'interno degli ma Paolo Romani, che martedì si
azzurri. Molti tra i forzisti non era opposto alla immediata caavevano affatto apprezzato la li- lendarizzazione della mozione
nea del capogruppo alla Camera contro Boschi e che ancora non
Renato Brunetta che nei giorni ha presentato quella contro il
scorsi si era esposto a favore del- Governo.
la mozione grillina contro il miIn fibrillazione però è anche
nistro per le riforme. Il rischio la minoranza Pd. Pur non metche al momento del voto Fi po- tendo in discussione il sosteBarbara Fiammtii
ROMA
gno al ministro e al Governo ieri Pier Luigi Bersani ha invitato
«Renzi e Boschi a evitare toni
muscolari: serve trasparenza
non arroganza».
Wall Street non teme l'aumento
L'indice S&P 500 guadagna 11,45% - Salgono i tassi dei Treasury - Euro/dollaro in altalena
La fotografia
Dollari per un euro da inizio anno
EURO/DOLLARO
Ora per ora di ieri
1.22
1,103
IL CAMBIO
BQSSQ
ttfóffi
1,100
h. 20.00:
La Fed annuncia il
rialzo dei tassi Usa I
1,097
1,094
1,091
1,088
1.02
16/12/15
31/12/14
0;00
21:00
LE BORSE
Variazioni % di ieri e da inizio anno
Vbffc
Nasdaq
MswYoifc
S&P500
Pirigi
CacAO
Frencoferte
Dax
+0,22%
+o,18%
MjMtrM
Ibex35
Milano
Ftse Mib
+1,52%
~
+1,45%
u
-0,01%
-0,5
DA INIZIO ANNO
0,68°*
Maximìtiart Cellino
+8,24<
+6,77
« * La Federai Reserve mette
fine a sette anni di politica dei
-0,29%
[)A IMI/HI ANNO
+ 11,56'
«tassi zero» e ilmercato non fa
una piega, o quasi. Wall Street
anzi si invola, chiudendo con
un rialzo dell'x,45%, il cambio
euro/dollaro mostra si muove
con frenesia ma alla fine si limita a oscillare fra 1,09 e 1,10,
cioè attorno ai livelli della vigilia. Il tutto mentre i rendimenti dei titoli di Stato Usa
salgono come da copione: la
scadenza a due anni supera
l'i%, il 5 anni si attesta a all'i,75% e il Treasury decennale
sfiora il 2,30 per cento, l'oro infine si riprende e avanza di oltre l'i% a 1.073 dollari l'oncia.
La decisione di aumentare i
Fed Funds, il tasso di riferimento della Banca centrale Statunitense, di 25 punti base da
0-0,25% a o,25%-o,50% era in effetti l'esito più probabile della
riunione di ieri e gli investitori
non sono stati quindi colti di
sorpresa. Anche le previsioni
sul Uvellofuturo deirendimenti
da parte dei banchieri di
Washington non hanno subito
particolari variazioni rispetto
allo scorso settembre (anzi, sono leggermente più basse per il
2017 e 2018 nei valori mediani),
cosa che evidentemente non
guasta per gli investitori che sonò pronti sìa una «stretta» Fed,
ma che siaugurano anche possa
essere graduale nel tempo.
Proprio l'aver mantenuto la
parola «graduale» nel comunicato che ha accompagnato l'annuncio sui tassi, oltre al fatto
che la decisione sia stata presa
in modo unanime, è risultata
piuttosto gradita a Wall Street e
implica secondo Chris Beauchamp, Senior Market Analyst
di Ig, che «almeno per le prossime due settimane ci si possano
attendere ulteriori rialzi dai
mercati azionari».
Il problema, cioè l'incertezza, si riproporrà però nel 2016,
anche perché le decisioni dei
banchieri saranno ancora indissolubilmente legate ai dati macroeconomici che verranno via
via diffusi, come ha chiarito nella conferenza stampa successivail presidente JanetYellen.eci
sarà quindi verosimilmente da
mettere in conto ulteriore volatilità. «Da parte della Fed - sottolinea Harm Bandholz, capoeconomista Usa per UniCredit
Research - ci attendiamo tre
rialzi dei tassi nel 2016 e altret-
tanti l'anno successivo. Perciò,
UN OCCHIO AL 2016
La manovra di Washington
era ampiamente attesa
dal mercato, che ora si
concentrerà sul cammino
futuro dei tassi americani
Fed Funds
•Si tratta del tasso di i interesse di
riferimento per il nffercato
statunitense.Tecnicamente può
essere definito come il tasso
d'interesse a brevissimo termine
sul mercato statunitense deifondi
federali, in cui si scambiano te
riserve in eccesso detenute dagli
istituti di credito presso la banca
centrale. La Fed, attraverso il Fomc
(comitato di politica monetaria),
ieri ha deciso di aumentare questo
tasso per la prima volta negli ultimi
9 anni, portandolo a 0,25%-0,50%.
anche se la traiettoria dei rialzi
risulterà graduale, probabilmente non lo sarà tanto quanto
viene attualmente prezzato dai
mercati finanziari».
In precedenza anche la giornata sui mercati europei si era
giocata inevitabilmente tutta
sull'attesa della decisione di
Washington. Poco mossi i listini azionari, con Milano in calo
dello 0,29% rallentata dalle utility e dalle vendite sui titoli del
lusso e sul settore bancario.
Meglio altrove nel Vecchio
Continente, dove Parigi
(+0,22%) e Francoforte
(+0,18%) hanno mantenuto il
segno positivo, mentre Londra
è avanzata dello 0,72 per cento.
Lievi rialzi per i rendimenti dei
titoli di Stato, con il rendimento del BTp decennale al'1,69% e
lo spread col Bund in flessione
a 102 punti base.
La mattina sull'azionario era
in realtà iniziata con il piede
giusto grazie anche agli indici
dei direttori degli acquisti delle
aziende (Pmi) di dicembre che
confermano sostanzialmente
la ripresa in atto nell'Eurozona
(54 punti da 54,2 punti l'indicatore composito) e allontanano
ancora una volta i dubbi legati
agli effetti del terrorismo circolatimi mese fa. Ci ha pensato
poi un nuovo ribasso del prezzo del petrolio (il Wti americano ha perso il 4,5% ed è tornato
sotto i 36 dollari a} barile, poco
sopra quota 37-il Brent) dopo il
dato delle scorte settimanali
Usa sopra le attese a smorzare
gli entusiasmi visti già alla vigilia, ma è chiaro che anche la
cautela pre-Fed ha avuto il sopravvento. Poco più che schermaglie, in fin dei.conti, da domani si tornerà davvero a fare
sul serio anche in Europa.
m. [email protected] com
«Vigilanza Bankitalìa efficace»
Padoan: nessuna alternativa alla risoluzione - Renzi: salvato un milione di risparmiatori
Davide Colombo
ROMA
mm Hi deve proprio all'azione
della vigilanza svolta dalla
Banca d'Italia - accertare il deterioramento della situazione
economica efinanziariae le responsabilità degli amministratori delle quattro banche entrate in crisi - che ha consentito
al Governo di adottare la soluzione migliore: l'avvio della risoluzione enonlaliquidazione
coatta, opzione che avrebbe
prodotto effetti disastrosi per
clienti e risprmarmiatori.
È ripartita con queste parole l'ennesima difesa del Governo all'operato di Via Nazionale, che «ha svolto i suoi
compiti con efficacia e intervenendo con tutti i poteri che
l'ordinamento le conferisce».
Lo dice con toni fermi il ministro dell'Economia, Pier Carlo
Padoan, rispondendo al question time alla Camera ai deputati M5S chèThiedevano le
dimissioni del governatore
Ignazio Visco e del presidente
della Consob, Giuseppe Vegas oltre ad «auspicare» quelle dello stesso ministro dell'Economia.
Poche ore prima del questiontime nel? Aula di Montecitorio aveva parlato Matteo
Renzi, protagonista di un duro
scontro verbale con gli esponenti della Lega e con il capogruppo di Fi, Renato Brunetta: «Questo governo non ha
paura della verità» ha affermato il premier «abbiamo salvato un milione di risparmiatori che senza quei soldi
avrebbero visto i propri risparmi andare in fumo».
Padoan ha ricostruito il decision making che ha portato
al varo del decreto del 22 novembre, un atto adottato senza alcun conflitto di interesse
e che ha consentito «la tempestiva costituzione delle bridge
bank» che hanno preso il posto delle vecchie Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti
e Carife. La strada alternativa,
ovvero una ricapitalizzazione
delle quattro banche attraverso il Fondo di tutela dei depositanti, non sarebbe stato
compatibile «conia disciplina
della risoluzione» ha poi aggiunto Padoan spiegando a
chiare lettere che l'emendamento sul Fondo di solidarietà, finanziato con il Fondo interbancario, servirà per interventi afavore deirisparmiatori «che sono cosa ben diversa
da quelli della ricapitalizzazione delle banche».
Fin qui la ricostruzione delle scelte fatte e la difesa della
vigilanza. Le banche entrate
nel meccanismo di risoluzione rappresentano l'i% del
mercato ma la loro liquidazione «avrebbe potuto avere
effetti sulla fiducia dei cittadini, con rischi di natura sistemica, senza considerare che il
fondo di garanzia dei depositanti avrebbe dovuto rimborsare i depositanti protetti con
oneri per oltre 12 miliardi di
euro». Insomma uno scenario insostenibile sotto ogni
punto di vista.
Ora si aspetta l'adozione degli atti che daranno vita al collegio arbitrale e alle procedure
perilriconoscimentodiunsollievo finanziario a parte dei risparmiatori più colpiti con valutazioni caso per caso. E si
aspetta la costituzione dell'annunciata commissione parlamentare d'inchiesta sull'intera
vicenda. Ma intanto il meccanismo della resolution va
avanti. «La procedura - è stata
la conclusione di Padoan - ha
permesso una profonda pulizia dei bilanci delle banche,
che le ha rese di nuovo solide e
pienamente operative. Faciliterà la loro rapida cessione e la.
restituzione, infine, a una gestione pienamente privata.
Anche i crediti-in sofferenza e
la bad bank potranno essere
cedute con maggiore facilità».
I l documento. Presentato il testo conclusivo delt'«inchiesta» sul sistema bancario
L'indagine sul credito del Senato:
stop vendita strumenti a rischio
• w l n vista del debutto dei
meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie, l'ormai famoso bail in, è urgente
introdurre sistemi di informazione «corretta, sintetica e
chiara» dei rischi assunti dai
risparmiatori nel decidere forme di investimento che «nel
previgente regime hanno tradizionalmente assunto carattere di scarsa rischiosità». È
una delle conclusioni messa
nero su bianco nel documento
conclusivo approvato ieri dalla Commissione sull'indagine
conoscitiva delsistema bancario italiano e firmata dal senatore Mauro Marino, presidente della Commissione Finanze
e Tesoro di Palazzo Madama.
La migliore informazione
sui rischi di investimento scrivono i senatori -vaposta in
relazione allasolidità finanziaria della singola banca (su tutti
i contratti di deposito) e bisogna intervenire a tutela dei risparmiatori «con una misura
di forte restrizione della possibilità di collocare strumenti finanziari particolarmente rischiosi da parte delle banche
con riferimento a determinate
fasce di clienti». Il testo, che è
stato depositato il 26 novembre scorso e approvato ieri con
piccole correzioni, rilancia la
richiesta fatta pochi giorni fa
dal direttore generale'della
Banca d'Italia, Salvatore Rossi,
per una norma che vieti la vendita al pubblico retail di obbligazioni subordinate.
La Commissione è giunta alla sue conclusioni al termine di
un'indagine durata un anno e
che si è sviluppata su un ampio
ventaglio di audizioni cui hanno partecipato rappresentanti
dei principali gruppi bancari
italiani, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, i vertici
di Bankitalia, Consob, Abi, Eba
nonché associazioni di categoria come Assonane, FedercasseeAssilea.
L'indagine era nata in contemporanea con la fase ascendente che ha portato al varo
della direttiva europea Brrd
ed ha preso in considerazione
tutti i progetti di legge presentati in materia di separazione
tra attività bancaria tradizionale e quella finanziaria sulla
base del rapporto stilato dal
gruppo di lavoro guidato dal
presidente della banca centrale finlandese Erkki LiikaVERSOLABAD BANK
Sostegno al Governo
nel confronto con l'Ile: va
ridotta la soglia dell'85%
sui valori di dismissione
dei crediti in sofferenza
nen. Ma ha anche seguito
l'analisi degli stress test bancari fino agli ultimi sviluppi
più recenti sulla regulation
bancaria europea e la pubblicazione del Libro verde sulla
Capital market Union.
Nel testo si sottolineano le
preoccupazioni che la nuova
regolamentazione europea e i
connessi «maggiori presidi di
capitale e liquidità richiesti»
possa determinare comportamenti eccessivamente prociclici in questa delicata fase
congiunturale «con il rischio
di frenare l'offerta dei prestiti
aumentando peraltro i rischi
di sostenibilità delle banche».
Mentre sul fronte delle sofferenze bancarie - pesante eredità lasciata al sistema dalla lunga recessione - viene salutata
con favore la semplificazione
introdotta con il decreto 83
(legge 132/2015) e le nuove misure in materia fallimentare,
civile e processuale che puntano a ridurre i tempi del proces-
so esecutivo per il recupero
dei crediti. Gli effetti di questa
riforma - si fa notare nel documento - saranno tanto più efficaci «se consentiranno di colmare il divario esistente tra valore di mercato e quello di libro
delle posizioni creditizie». È il
tema al centro del confronto
conle autorità di Bruxelles sulla costituzione della bad bank.
Scrive la Commissione sul
punto: «Non sfugge che la dismissione di crediti a valori inferiori a quelli stabiliti in sede
europea (almeno 85%) costituisce un parametro per identificare l'operazione come aiuto di Stato ma, al contempo, si
auspica una riduzione di questa percentuale».
La Commissione sostiene il
Governo nel confronto con
PUe sul tema band bank e la
garanzia pubblica di ultima
istanza che, se concessa «non
deve però innescare un azzardo morale, per cui la cessione
dei crediti potrebbe avvenire
sapendo che l'intervento pubblico azzera i rischi dell'acquirente».
Infine non manca un appello «a tutti i banchieri italiani»
ad agire nel nuovo contesto
regolatorio per facilitare il
credito all'economia reale, ai
cittadini e alle imprese. Una
notazione rafforzata dopo
aver appreso nel corso dell'indagine che talune banche italiane hanno utilizzato risorse
abassissimo costo delTLTRO
per rimborsare alla Bce «linee
di finanziamento precedenti
ottenute con costi superiori».
Scelte forse comprensibili in
un passato anche recente ma
che « nel nuovo contesto giuridico e tributario» non hanno
più giustificazioni.
D. Col.
)0 @columbus63
L'ANALISI
Quattro ostacoli da superare
di Morya Longo
N
ormalità. In questo mondo alla rovescia dei tassi a zero, la Fed ha mosso il
primopassoversounanormalitàormaidimenticata. Dopo aver tenuto i tassi a zero
per 7 anni, ieri sera li ha rialzati. Il punto è
capire se nei prossimi anni riuscirà davvero a camminare - seppur lentamente - verso la normalità. O se, invece, Janet Yellen
non stia in realtà aprendo un gigantesco
vaso di Pandora da dove usciranno tutte le
bolle gonfiate negli anni di denaro facile.
Continua • pagina 2
• Confinila da pagina l
ettiamo subito le cose
in chiaro: la positiva
reazione dei mercati di
ieri sera non ha alcun valore
segnaletico. Che la Fed alzasse i
tassi era ampiamente atteso, e i
mercati accolgono sempre di
buon occhio ciò che si
aspettano. E se anche la
reazione positiva dovesse
continuare nei prossimi giorni e
mesi, non avrebbe grande
significato ugualmente: un po'
perché mentre la Fed alza i tassi,
Bce e Bank ofJapan continuano
a stampare denaro; un po'
perché storicamente - secondo
uno studio di Cammack negli
ultimi 30 anni - mai un ciclo di
rialzi dei tassi Usa ha avuto un
impatto negativo su Wall
Street.
Il punto è capire se
veramente la Federai Reserve
(e la Bank of England che nel
2016 dovrebbe seguirne le
orme) riuscirà aportare il suo
mondo verso la normalità
nell'arco dei prossimi anni Vari
economisti pensano di
no: perché gli ostacoli o i freni
che potrebbero interrompere,
rallentare o invertire questo
cammino sono vari. Uno: in giro
per il globo ci sono molte
potenziali bolle speculative,
gonfiate proprio dai lunghi anni
di politica monetaria ultraespansiva. Due: l'eccesso di
debito, soprattutto tra famiglie
e imprese di Paesi emergenti
Tre: alcuni fenomeni
M
economici, come la bassa
inflazione, stanno diventando
sempre più strutturali Quattro:
l'economia americana non è
così solida come i dati
lascerebbero intendere.
Iniziamo dai primi due punti,
che sono legati l'uno
all'altro: bolle e debiti. Sul
mercato c'è grande dibattito sul
tema, con molti operatori
convinti che non ci siano vere
bolle speculative in giro perii
mondo. Può darsi: del resto una
bolla sirivelacome tale solo
quando scoppia. Ci sono però questo può dirsi - alcuni eccessi
D primo, il più grosso, si trova
nei Paesi emergenti, dove sono
finiti in buona parte i soldi
stampati dalla Fed. È per questo
- calcola Indipendent Strategy che il debito delle imprese dei
Paesi emergenti è passato
dall'85% del Pil nel 2008 al 105%
attuale. Il problema non sta solo
nell'ammontare, ma nel fatto
che questi debiti sono troppo
spesso denominati in dollari (le
aziende in Perù, Cile, Turchia,
Indonesia e Brasile hanno tra il
60% e P8o% del debito in valuta
estera): questo rappresenta un
rischio ora che la Fed alza i tassi
Usa, ora che il biglietto verde è
forte e che la liquidità in dollari
si riduce.
Ma gli eccessisi vedono
anche sul mercato immobiliare
inglese e di alcuni Paesi
scandinavi,finoa quello
dell'Australia, Da questa
lontana parte del mondo,
calcola Rbs, le famiglie hanno
un debito pari al 186% del loro
reddito: cifra enorme, che
supera il già abnorme 141% della
Gran Bretagna e il 106% degli
Stati Uniti E vero che la politica
della Fed non ha effetti diretti
qui, ma potrebbe averli
indiretti: se il rialzo dei tassi Usa
mettesse in difficoltà
l'indebitatissima Cina, a sua
volta soffrirebbe l'Australia la
cui economia dipende proprio
da quella della Repubblica
popolare. Le domande, dunque,
sono: questa immensa pila di
I QUATTRO NODI
Eccesso di debito,
bolle speculative,
bassa inflazione
economia vulnerabile:
ecco cosa frenerà la Fed
debiti globali resterà in piedi in
un mondo che si fa piano piano
più «normale»? Queste «bolle»
riusciranno a sgonfiarsi
lentamente senza creare
problemi?
C'è poi un altro grande
motivo per cui la «normalità»
potrebbe essere ancoramolto
lontana: rinflazione fatica a
risalire in tutto il mondo, anche
depurandola dall'effetto del
petrolio. I motivi sono tanti,
molti dei quali legati
all'incertezza. Ma ce ne sono
anche alcuni strutturali: da un
lato la digitalizzazione
dell'economia (che abbassa i
prezzi e dunque l'inflazione),
dall'altro l'invecchiamento
della popolazione. Questo
potrebbe ridurre la necessità di
rialzare i tassi da parte della Fed
in futuro e potrebbe favorire (il
che è positivo) un ritorno alla
normalità sufficientemente
graduale da evitare lo scoppio
delle bolle.
Anche perché qualche
problema c'è persino
nell'economia Usa. È vero che il
Pil cresce (la stessa Fed prevede
+2,1% nel 2015 e +24% nel 2016) e
che la disoccupazione cala. Ma
è anche vero che la
partecipazione al mercato del
lavoro è molto bassa (ci sono
tanti scoraggiati) e che tanti
anni di quantitative easing
hanno aumentato le
diseguaglianze sociali Tutto
questo rende il compito della
Fed ora, della Bank of England
nel 2016 e - prima o poi - delle
altre banche centrali molto
complesso: se negli ultimi 7
anni la sfida delle banche
centrali è stata quella di
combattere contro la grande
crisifinanziaria,nei prossimi 7
sarà quella diriportareil mondo
alla normalità. Qualunque sia il
significato di questa strana
parola.
[email protected]
I l ministro. «Occorre più ottimismo»
Padoan: ora serve
un'accelerazione
sugli investimenti
ROMA
«•* L'uscita dalla recessione
c'è ma il tono dell'economia
resta debole e con prospettive incerte, soprattutto se si
guarda al quadro macroeconomico internazionale. Pier
Carlo Padoan, ospite ieri in
Confindustria per la presentazione dei nuovi Scenari
economici messi a punto dal
Centro studi, lo riconosce
quasi in apertura del suo intervento, fino a far proprio il
vaticinio pessimista lanciato
un paio di anni fa dall'ex segretario di Stato Usa, Larry
Summers, che a sua volta citava la famosa tesi di un economista americano degli anni Trenta, Alvin Hansen: «Sono tra quelli - dice
Padoan - che ritiene che l'ipotesi di stagnazione secolare
non sia così peregrina». Per
questo le sfide che ha davanti
il Governo sono più difficili.
E per questo, ora più che mai,
serve un'accelerazione degli
investimenti, a partire da
quelli pubblici.
Il piano è noto - ha ricordato il ministro - e punta a centrare l'obiettivo posto con la
clausola di flessibilità sugli
investimenti, che vale tre
decimali di Pil in termini di
maggior indebitamento, 4,8
miliardi di spesa in conto capitale da effettuare nel 2016.
Padoan spiega alla platea degli imprenditori che ci si
concentrerà sul miglior uso
dei co-finanziamenti, mentre l'agevolazione alla miglior spesa per investimenti
di Regioni ed enti locali verrà con l'uscita dalle «inefficienze» del Patto di stabilità
interno. Ma a questa spesa
pubblica da sola non basta.
Se ne deve aggiungere un'al-
tra, privata, per ridare forza
strutturale alla ripresa. Di
qui l'invito di Padoan agli
imprenditori ad essere «più
ottimisti e più aggressivi in
senso buono del termine».
Occorre adottare concretamente «misure per la dimensione delle singole imprese,
considerare l'idea di investire fuori e non semplicemente dentro». Secondo Padoan
questo «è anche il modo per
inserirsi positivamente nelle catene globali del valore, è
il vero modo per internazionalizzarsi e sviluppare vantaggi comparati, essere più
presenti non solo sul territorio ma anche fuori».
Le nuove misure introdotte nella legge di stabilità per
sospingere la propensione a
investire sono importanti e
passano dal credito d'imposta sui beni strumentali al
pacchetto dei superammortamenti, con quella «misura
di cui si parla troppo poco»
ha detto Padoan, e che riguarda proprio le aggregazioni aziendali. L'anno prossimo per le operazioni assoggettate ad imposta sostitutiva del 16%, la deduzione del
maggior valore dell'avviamento e dei marchi d'impresa potrà essere effettuata in
misura non superiore ad un
quinto, dunque in cinque anni e non più in dieci anni come accade fino ad oggi.
L'elenco dei provvedimenti nuovi si lega con programmi già infase attuativa
come le agevolazioni per le
Pmi innovative e per i beni
immateriali (patent box) e si
coniuga, nella ricostruzione
del ministro, al programma
«finanza per la crescita», che
punta invece ad accrescere la
capacità di funding non bancario delle imprese, a partire
dai mini- bond.
È un cantiere di politiche
pubbliche in pieno corso, insomma, cui presto si aggiungeranno i decreti attuativi
della riforma della Pa, azioni
aggiunge Padoan quasi al
termine del suo discorso
«che potrebbero essere migliorate nella loro efficacia e
«STAGNAZIONE SECOLARE»
«C'è la ripresa, ma è debole.
Sono tra quelli
che ritiene che l'ipotesi
di stagnazione secolare
non sia così peregrina»
DIALOGO CON LE IMPRESE
«Le misure del governo
devono servire alle imprese
non allo Stato: perquesto
rinnovo l'invito a continuare
a dialogare»
l'atteggiamento del ministero è ascoltare oltre che proporre: le misure devono servire alle imprese, non allo
Stato. Per questo rinnovo alle imprese l'invito a continuare a dialogare».
Ilfocus tematico degli Scenari economici presentati ieri da Csc è dedicato all'evasione fiscale e il ministro coglie l'occasione per ricordare l'importanza dell'altra
riforma strutturale in piena
fase di attuazione: l'attuazione della delegafiscale.Diversi i temi affrontati dall'importanza della nuova compliance perché «riflette un
approccio non conflittuale
ma collaborativo tra ammi-
nistrazione e contribuenti»
fino alla ricognizione sulle
migliori pratiche adottabili
dalle agenzie fiscali, per le
quali sono «quasi pronti» i
due rapporti indipendenti e
simultanei che sono stati richiesti dal ministero dell'Economia a Ocse e Fmi. Un
nuovo rapporto tra fisco, cittadini e imprese è ciò che il
Governo intende costruire:
«produce più gettito, cosa di
nonsecondariaimportanza»
conclude Padoan citando i 4
miliardi di gettito prodotto
con la voluntary disclosure,
ma serve soprattutto a cambiare «contesto e comportamenti», un passaggio fondamentale insomma per allontanare il fantasma della stagnazione secolare.
D.Col.
ITIMI
Le prospettive
• «C'è la ripresa ma è debole, non
c'è accelerazione - ha speigato ieri
il ministro dell'Economia Pier
Carlo Padoan intervenendo al
seminario del Centro studi di
Confindustria -. Veniamo dalla
crisi finanziaria e dalla recessione.
Sono tra quelli cheritieneche
l'ipotesi di stagnazione secolare
non sia così peregrina. Dobbiamo
sostenere gli investimenti e il
governocerca di accelerarequelli
pubblici»
bisogna inserirsi nella catena
globale del valore»: èil messaggio
cheilministro harivoltoalla
platea di imprenditori
Contrasto all'evasione
• Quantoall'evasionefiscaleil
ministro haricordatol'importanza
di una riforma: l'attuazione della
delega fiscale. Diversi i temi
affrontati dall'importanza della
nuova comptianceperché«riflette
un approccio non conflittuale ma
collaborativo tra amministrazione
econtribuenriwfinoalla
ricognizione sulle migliori
L'invito alle imprese
* «Invitogli imprenditori a essere pratiche adottabili dalle agenzie
più ottimisti ed aggressivi, cercate fiscali, per le quali sono «quasi
pronti»! due rapporti
di fare cose per ampliare le
indipendenti e simultanei che
dimensioni delle imprese.
sono statirichiestidal ministero
Considerate l'idea di investire
dell'Economia a Ocse e Fmi
fuori e non solo dentro perché
Il «nero» sottrae al Fisco 122 miliardi l'anno
CsC: dimezzare l'evasione vale 3,1 punti di Pil - Crescita più lenta del previsto: nel 2015 +0,8%, nel 2016 +1,4%
I numeri del Centro studi Confindustria
l i PESO DELL'EVASIONE «SCALE E CONTRIMITIVA
Gettito evaso, 2015
VE NUOVE PREVISIONI PER L'ITALIA
Variazioni %
In minili e | l n % del Pil
201A f 2015
*©i6
Iva
39.819
2,4
Prodotto intemo tordo
-0,4
0,8
1,4
Contributi sociali
34,418
2,1
Investimenti fissi lordi
-3,5
0,6
2,5
Irpef
23.449
1.4
di cui: macchinari e mezzi di trasp. -1,9
11.402
0,7
dì cui: in costruzioni
Ires
5.188
0,3
Esportazioni di beni e servizi
34
4,0
3,6
Imposte locali
4.881
0,3
Occupazione totale (Uta)
03
Of
0,9
Irap
3.052
0,2
Tasso di disoccupazione in %
12,7
12,0
11,6
Evasionefiscalee contrito!*» 122.208
7.5
Prezzi al consumo
0,2
0,1
0^5. J |
Attre imposte indirette
FUORI LINEA IL CLUP ITALIANO
Industria in senso stretto, 2000=100
Variazione
2007M
145
Vat. 2000/07
2000
Var, 2007/14
-5,0
2,3
-1,0
3,7
1,3
LE RETRIBUZIONI CRESCONO PIÙ' DELL'INFLAZIONE
Italia, industria in senso stretto, indici 2005=100
2012/15
Italia
2014
2005
( Fonte; Elaborazioni e stime CSC su dati Agenzia delle Entrate, Inps, Istat e Eurostal
Rossella BocdarelU
ROMA
w» «Quest'estate l'economia itaEanainvecediacceleraieh&subito
a sorpresa un rallentamento progressivo che, per noi, rimane un
po' un mistero». A sottolinearlo,
ieri, è stato il direttore del Centro
Studi di Confindustria, Luca Paolazzì, presentando gli ultimi Scenari economici. I nuovi numeri
forniti dal Csc prendono atto di
Variazione
questa «sorpresa negativa» dei
mesi estivi e dell'inevitabile aumento dell'incertezza, legato agli
episodi terroristici di novembre.
Così, le previsioni parlano ora di
una crescita del prodotto pari allo
o,8% quest'anno (a settembre la
stima era +i%) e di un incremento
dell'14% per il 2016 (tre mesi fa si
sperava in un +1,5%) mentre nel
2017 l'economia si dovrebbe attestare a +1,3%. Il rapporto presenta-
toieri,tuttavia,applicalozoomsul
fenomeno dell'evasione fiscale e
segnala che se si riuscisse, con
un'efficace azione di contrasto, a
djmezzarerentitàdell'evasione fiscale e contributiva {oggi pari a 122
miliardie2o8 milioni di eurooweroil7,5percentodelPil) restituendo ai cittadinìquanto recuperato
sotto forma di minori aliquote, si
otterrebbero 3^ punti di crescita in
più e oltre 335mila nuovi occupati.
2016
rj rapporto di Csc sul fìsco evi- l'istatrivedemassicciamenteidati,
denzia come l'Italia sia il secondo credo che quando avremo numeri
paeseeuropeoperlivellodi evasio- piùsolidi, vedremo che il Pil italiane. 11 confronto, basato sul tax gap no cresce più di quello che adesso
per Uva, attesta che l'Italia viene siamocostrettiadirecheècresciusubitodopolaGreciaconungetrito to». Perii capoecoaowista di Conevaso del 33,6% di quello dovuto, findustria, in ogni caso, «in autuncontro il 16,5% della Spagna, fti.2% no sièverificata unaripresa dislandella Germania, r8,o%> della Fran- cìo» dell'economiaitahanaD'altra
ciaeil/p% dei Paesi Bassi. Csc sot- parte, negli ultimi mesi molti dati
tohnera anche «l'inadeguatezza esterni sono cambiati e nel quadro
dell'amministrazionefiscalenel- intemazionale si sono accentuate
l'effettuare i controlli, mirati a fare le tendenze di frenata degli emercassa e non alla deterrenza, tanto genti e degli scambi, caduta del
cheU99%deicotvtribuentìrischia- prezzo del petrolio, riduzione dei
no di subire un controllo ogni 33-50 tassi d'interesse e indebolimento
anni». E «le elevate quote fiscali e dell'euro. Come risultato nelle stil'onerosità degli adempimenti, che me di crescita internazionale del
è massima in termini dì numero di CsC iìRlglobaleriprendegradualpagamentie di tempo richiesto per mente vigore pur restandofrenato;
assolvere gli obblighi».
+14%, +2,5% e +3,0% scandiscono il
Tornando all'oggi e al modesto ritmo annuo, certo non brillante,
incremento del prodotto sul quale degli scambi globali previsti per il
in ogni caso possiamo contare, nel triennio 2015-2017. Come ha ossertrienmosararmocreatiósornilapo- vato ieri, nel corso del dibattito,
sti di lavoro che portano, secondo l'economista Fedele De Noveilis
Csc, a 8i5mila il totale, da quando del Ref, oggi siamo tutti, un po'
sonoricominciatiad aumentare. «nelle mani della Federai ReserPaolazzi ha tenuto aricordareche ve» e, se è possibtlefareaffidamenc'èsemprelapossibilitàdiuoasor- to per l'Italia su tassi di crescita popresa positiva, anche perché è già sitivi nel 2016, nel '17 per effetto di
accaduto che le statistiche del- una serie dirialzidei tassi, anche la
l'economia italiana fossero riviste, crescita italiana potrebbe avere
anche sensibilmente, verso l'alto. qualche problema.
«Siccome non è la prima volta che
Maperchélaripresadanoiècosì
gracile, nonostante l'esistenza di
potenti stimoli all'economia, come
una bolletta petrolifera che quest'anno risparmia 21 miliardi e 24
neteoió, o unariduzionedeglioneri per interessi di 5 miliardi nel 2015
eio neteoió? Per tanti motivi, haricordato Paolazzi: la crisi ha reso le
famiglie più prudenti, debbono esserericostituitiimarginieilrisparmio,ilcreditorestamoitoselettivo,
ilpotenziale di crescita dell'economia italiana è ulteriormente diminuito, le costruzioni sono ancora
ferme. Infine, il continuo aumento
del costo del lavoro per unità di
prodotto segnala un'ulteriore perdita di competitività. Per quel che
attiene, invece, ai conti dello Stato,
la finanza pubblica italiana appare
sotto controllo-, il Csc stima infatti
unindebitamentonettoal2,7%(dal
3% dei 2014) al 2,3% nel 2016 e allX7%neÌ2oi7.Previsioniche incorporano le misure della stabilità
2016 e ipotizzano che nel 2017 siano
annullate le clausole di salvaguardia^,! miliardi) attraverso tagli di
spesa corrente primaria dello stessoammontare. C'èunoscostamentorispettoal target delgovemoper
il20i7(cheèpariall'u%)edèdovuto al più basso incremento stimato
da CsC per il prodotto nominale.

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