Internazionalità dell`Art Nouveau La poetica e il linguaggio

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Internazionalità dell`Art Nouveau La poetica e il linguaggio
L’ART NOUVEAU E LE SUE DECLINAZIONI
Internazionalità dell’Art Nouveau
Nel 1893 a Bruxelles, Victor Horta, il grande architetto allora trentenne, terminò la casa
Tassel, in rue de Turin. L’edificio non mostrava all’esterno particolari novità, se non una
più accentuata ondulazione della facciata, ma all’interno la fluidità dello spazio, l’uso del
ferro e soprattutto la decorazione affidata a linee sinuose e flessibili come tranci, simili a
pentagrammi scolpiti, fecero della casa Tassel uno dei primi e più originali esempi di Art
Nouveau.
L’Art Nouveau fu un movimento che interessò prevalentemente l’architettura e le arti
minori e si diffuse in tutta Europa a partire dagli anni Ottanta.
Pur avendo caratteristiche parzialmente affini in ogni paese e configurandosi quasi come
una koinè, una unità linguistica che amalgamò le problematiche compositive europee, il
movimento assunse nomi diversi. In Belgio e in Francia venne chiamato Art Nouveau (dal
nome di un negozio parigino che, dopo aver venduto oggetti orientali, si dedica al
commercio dei prodotti del "nuovo stile"); in Inghilterra Modern Style; in Spagna
Modernismo; in Germania prese il nome di Jugendstil dalla rivista monacense "Jugend", che
difese l’estetica del gruppo; in Italia venne detto Liberty (dal nome di una ditta di
arredamenti moderni Liberty & Liberty Co. attiva a Londra nel 1875), o Stile Floreale, in
Austria Sezessiostil.
La poetica e il linguaggio
Un’idea di modernità di novità, di giovinezza, è comune a queste definizioni. Ed
effettivamente l’Art Nouveau reagisce all’eclettismo architettonico e all’imitazione di stili
del passato, sforzandosi di creare un nuovo linguaggio (pur ispirandosi a volte alla storia,
per esempio all’arte giapponese o celtica). Caratteristica dominante della tendenza è l’uso
insistito della linea, intesa come energia dinamica – la linea è una forza come ogni altra forza
della natura- sostenne il famoso architetto belga Van de Velde; e come valore
ornamentale.
Geometrica o vegetale, la linea crea continue asimmetrie che accentuano la fluidità e la
continuità di spazi e superfici. Se l’uso della linea curva è l’aspetto più rilevante e
riconoscibile dell’Art Nouveau, non è però l’unico. Parallela al decorativismo, e in certi
casi alla sua esasperazione, percorse l’Art Nouveau una tendenza più controllata e
"razionale" che si diffuse nell’area anglotedesca e si intensificò nei primi anni del ‘900
fino a determinare un punto di crisi del movimento stesso.
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Progetto ideato e curato da Andrea Speziali
Tipica dell’Art Nouveau è anche l’integrazione di tutte le arti: pittura, architettura, arti
minori furono considerati momenti di una identica volontà espressiva, senza gerarchie.
Del resto, i primi esiti dell’Art Nouveau riguardano le arti decorative e solo in seguito si
allargano all’architettura. Anche la differenza tra struttura e decorazione viene ridiscussa.
Il nuovo stile negò la tradizionale subordinazione dell’ornamento, e anzi si ispirò a
quest’ultimo: esaltando i valori della superficie e della bidimensionalità, l’uso di materiali
"cedevoli" come porcellana, vetro, ferro battuto, terracotta.
Alla rivalutazione del "decor" corrispose una rivalutazione della manualità e
dell’artigianato, dell’"artisticità" dell’oggetto, che si accompagnò all’ostilità nei confronti
della macchina e della produzione industriale in serie.
Le influenze che agirono più direttamente sulla formazione dell’Art Nouveau si possono
individuare nella cultura inglese (dalla pittura preraffaellita, alle Arts and Crafts e a tutta
l’opera di Morris, alla grafica di Mackmurdo e Berdsley), nella diffusione della pittura
simbolista, nelle arti applicate, nell’arte giapponese e nella teorizzazione dell’uso del ferro
in architettura .
L’Art Nouveau in Belgio
Victor Horta, Paul Hangar e Henri Van de Velde sono gli artisti più significativi che
realizzeranno delle opere fondamentali per il nuovo stile. Victor Horta costruì Casa
Horta (1898), casa Solvay (1895-1900), la Casa del Popolo (1901) ora distrutta. In questi
edifici la tensione dinamica è affidata non tanto al ritmo avvolgente della decorazione,
quanto all’animazione dei volumi: le facciate con ampie vetrate sostenute da ferro si
articolano in prospettive multiple con sporgenze e rientranze.
Paul Hangar (1857-1901) progettò, nel 1898 a Bruxelles, la sua opera forse più
importante: la casa Kleyer. Sulla facciata, traforata da pannelli di vetro, si aprono due
gigantesche finestre ovali e innervate come foglie.
Van de Velde iniziò la sua attività artistica come pittore simbolista, ma già nelle prime
opere architettoniche è presente quell’esigenza semplificatrice che lo condurrà verso
l’architettura razionalista.
L’Art Nouveau in Francia
In Francia le personalità più importanti furono gli architetti Hector Guinard (1867-1942)
creatore degli ingressi alle stazioni della metropolitana parigina (1889-1904), dove lunghi
steli di ferro di una vegetazione immaginaria ingentiliscono le balaustre e le edicole,
cercando di conciliare natura e città, organicità e meccanicità.
La cosiddetta Scuola di Nancy, cui appartengono Gallé (1846-1904) e i fratelli Daum,
piegò il vetro e la ceramica alle più mobili evoluzioni, ricreando nei propri oggetti un
giardino o un bestiario estenuato e delicatissimo, intessuto di luci e di trasparenze.
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Il modernismo in Spagna
La figura di Antoni Gaudì (1852-1926), da alcuni considerato il maggior architetto del
nuovo stile, è in realtà difficilmente inquadrabile in un movimento ben definito. La sua
architettura è visionaria, barocca, intensamente religiosa e vitalistica, animata da una
decorazione brulicante e fantastica che non confina mai col puro estetismo. Scrive
Gaudì: "L’arte è bellezza, e la bellezza è vita che solo il colore può esprimere….La
decorazione è sempre stata policromatica…e gli edifici moderni dovrebbero forse
esprimere una freddezza repellente? Quando manca il colore naturale del tempo la
pittura e indispensabile". Così nel Parco Guell (1900-1914) porcellane e vetri policromi
incrostati in materiali grezzi, in frammenti colorati, creano un giardino lussureggiante tra
gioco e vivacità fantastica. La Casa Milà (1905-1910) con superfici dinamiche come
corrugamenti calcarei, esprime un’identica esigenza di libertà espressiva. Nella chiesa de
La Sagrada Familia, rimasta incompiuta, Gaudì lavorò fino alla fine. La struttura gotica,
nella tensione verticale delle potenti guglie, è resa più dinamica e viva dalle incrostazioni
ornamentali, dallo spazio fluido e continuo Un complesso simbolismo, spirato ad un
mistico disegno iconografico, collega idealmente scultura e architettura.
Il Modern Style in Gran Bretagna
Lo scozzese Charles Renne Mackintosh (1868-1928) fu l’animatore del movimento, il
cosiddetto "gruppo di Glasgow". Dal 1827 Mackintosh progettò edifici dove la
semplicità delle costruzioni preannunciava un’interpretazione personale del nuovo stile.
Alla linea curva si sostituisce un’ortogonalità regolare, che suddivide lo spazio in reticoli
di quadrati e di rettangoli, articolandoli con sensibilità, funzionalità ed essenzialità.
Stilizzazione e lirismo si fondono insieme, mentre le forme sia architettoniche che di
arredo tendono ad allungarsi e stringersi come steli semplificati.
La Secessione viennese
Nel 1897 a Vienna un gruppo di artisti, tra cui il pittore Gustav Klimt (1862-1918),
dichiarò di staccarsi dall’associazione ufficiale dei pittori e architetti e dettero vita alla
cosiddetta Secessione. Sullo sfondo della Vienna imperiale, dove già si preannunciavano i
segni dell’imminente crisi, mentre nasceva la psicoanalisi di Freud e la "nuova musica" di
Mahler e di Schonberg, l’ampio movimento fu animato dalla ricerca di un’opera d’arte
totale, che sapesse far coincidere arti maggiori e arti minori. Mentre in pittura, con Klimt,
la Secessione toccò i vertici di un decorativismo decadente e metafisico, di straordinaria
suggestione, nell’architettura l’esplorazione dell’ornamento (in contatto con Mackintosh)
si accompagnò ad una riflessione sul concetto di funzionalità che anticipò in molti esiti il
Movimento Moderno.
Otto Wagner (1841-1918) progetta le stazioni della metropolitana di Vienna e le case Linke
Wienzeile, la cui facciata liscia, geometrica, viene rivestita di piastrelle di maiolica con
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decorazioni floreali: la tendenza ornamentale tende però a conciliarsi con le esigenze
funzionali " funzionalità, costruzione e poesia" sono le sue parole d’ordine.
Joseph Olbrich e Joseph Hoffmann furono allievi di Otto Wagner e realizzarono nel
1898 il Palazzo della Secessione dove il gusto ornamentale e aulico, ravvisabile soprattutto
nella grande cupola di foglie laminate d’oro, si accompagna ad una volontà di
semplificazione formale: "i muri devono apparire candidi e lucenti, casti e inviolabili".
LA BREVE STAGIONE DEL LIBERTY IN ITALIA
Il Liberty o Floreale in Italia ebbe sviluppi degni di nota soprattutto nel corso dei primi
anni del novecento, caratterizzati, nel nostro paese, da un intenso sviluppo economico
che avvicinò l’Italia alle più avanzate nazioni industriali,
Un campo dove il Liberty ebbe particolare influenza fu quello dell’architettura. Tra i
primi esempi ci furono i Padiglioni per l’Esposizione torinese del 1902, progettati da
Raimondo D’Aronco (1857-1932) in uno stile libero e disinvolto. Erano architetture
fantasiose, piene di allusioni esotiche, e continuamente movimentate dai ritmi fluenti,
arricchite da una decorazione floreale brulicante ma di sicura eleganza. A Milano il
Palazzo Castiglioni dell’architetto Giuseppe Sommaruga (1865-1927) è un eccellente
esempio di adesione ai modelli Art Nouveau, caratterizzata dal contrasto tra le stesure a
intonaco o in pietra e il gioco intricato dei ferri battuti; l’edificio massiccio e di
imponenti dimensioni, era tale da conferire al liberty milanese un’inclinazione verso il
monumentale. Anche in Sicilia negli stesi anni, fiorisce il liberty grazie all’opera di
Ernesto Basile (1857-1932) che seppe utilizzare il repertorio secessionista aggiungendo
tuttavia spunti nuovi frequentemente riferiti agli stili locali.
I limiti dell’architettura liberty
Il nuovo stile conquistò rapidamente soprattutto i ceti più abbienti e progressivamente
quello medio-borghese. Sembrava che finalmente la committenza e gli architetti (o
meglio gli ingegneri, ma i due ruoli tendevano a identificarsi, perché il rigore costruttivo
degli uni non era accettabile senza la sensibilità stilistica degli altri) fossero animati dalla
volontà di sostituire all’eclettismo una precisa riflessione ambientale. In realtà, nella
maggior parte dei casi, gli edifici del nostro Liberty si rivelarono depauperati dagli aspetti
di avanguardia: accolgono del modernismo gli accenti più esteriori, più appariscenti,
come l’eccesso di decorazione, e mostrano scarsa consapevolezza sul problema del
rapporto tra l’esterno e l’interno o la ricerca di una fusione dei vari apporti artigianali.
Inoltre il liberty italiano non seppe sottrarsi radicalmente a una mentalità eclettica, tanto
che non furono infrequenti i compromessi col classicismo. Non a caso anche gli
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architetti prima menzionali non seguiranno con coerenza le premesse. D’Aronco firmò
nel 1909 il Palazzo Comunale di Udine, di un eclettismo sei-settecentesco (tuttavia spiegato
con la volontà di ambientare l’edificio nel complesso storico della piazza). Un architetto
come Ulisse Stacchini (1871-1947) autore nei primi anni del secolo di alcune case private
milanesi pregevoli firmò il progetto per la Stazione Centrale milanese (realizzata dal 1931),
trionfo di un magniloquente eclettismo.
Le arti decorative, campo privilegiato del liberty
Il campo dove invece il liberty raggiunse esiti di maggiore originalità e durata fu quello
delle arti decorative. Per alcuni anni a partire deal 1902 l’arte della ceramica, l’ebanistica,
la grafica (e in special modo la cartellonistica), l’arte del ferro battuto ecc, raggiunsero
risultati spesso di alta qualità. L’ideologia modernista non legittimava la contrapposizione
tra arti maggiori e minori; addirittura, nel 1903, le arti decorative vennero ammesse nel
tempio dell’ufficialità, la Biennale di Venezia. Di particolare rilievo appare l’opera di
Galileo Chini (1873-1956), un tipico esponente del modernismo proprio per la sua
versatilità; fu uno straordinario ceramista, capace di adeguarsi precocemente a un
repertorio iconografico liberty con forti influenze orientali, e fu un decoratore
prolifico.Tra le moltissime opere si segnalano i pannelli per la sala "L’arte del sogno"
(Biennale del1907) e gli affreschi per la cupola della Biennale raffiguranti i periodi più
importanti della civiltà dell’arte (1909).
Fonte: http://www.turismo.provincia.venezia.it/turismoambientale/cd_1/itinerari/lido/lido.html#piantina
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