i doveri dell`uomo politico - i nostri tempi supplementari

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i doveri dell`uomo politico - i nostri tempi supplementari
I doveri dell’uomo politico
De officiis, I, 85-86
In questo brano del trattato De officiis, Cicerone delinea i principali doveri che
spettano a chi si occupa di politica. Traendo spunto dalla Repubblica di Platone,
egli pone in primo piano l’esigenza di rinunciare agli interessi egoistici, privati o
di ceto, per ricercare il bene comune dell’intero corpo civico. In questo ritratto
del governante ideale è facile scorgere il riflesso del programma politico
ciceroniano, imperniato sulla concordia ordinum, ossia sulla mediazione tra gli
interessi dei diversi ceti sociali (anche se nei fatti egli operò a favore di
un’alleanza che coinvolgesse solo aristocrazia senatoria e cavalieri). Secondo le
modalità con cui l’autore è solito accostarsi alle questioni teoriche, il discorso è
costellato di riferimenti a fatti e situazioni reali: esempi storici (le discordie che
hanno lacerato la società ateniese e quella romana) e richiami alla situazione
politica contemporanea con la contrapposizione tra populares ed optimates.
85. In generale, quelli che si dispongono a governare lo Stato, tengano ben
presenti questi due precetti di Platone: primo, curare l'utile dei cittadini in
modo da adeguare ad esso ogni loro azione, dimentichi e incuranti dei propri
interessi; secondo, provvedere a tutto l'organismo dello Stato, affinché,
mentre ne curano una parte, non abbiano a trascurare le altre. Come la tutela
di un pupillo, così il governo dello Stato deve esercitarsi a vantaggio non dei
Governanti, ma dei governati. D'altra parte, quelli che provvedono a una parte
dei cittadini e ne trascurano un'altra, introducono nello Stato il più funesto dei
malanni: la discordia e la sedizione; onde avviene che alcuni appaiono amici
del popolo, altri fautori degli ottimati; ben pochi sono devoti al bene di tutti.
86. Di qui nacquero in Atene grandi discordie; di qui scoppiarono nella nostra
repubblica, non solo sedizioni, ma anche rovinose guerre civili; mali, questi,
che un cittadino austero e forte, degno di primeggiar nello Stato, fuggirà con
orrore: consacrandosi interamente allo Stato, senza cercar per sé né ricchezze
né potenza, egli lo custodirà e lo proteggerà tutto quanto, in modo da
provvedere al bene di tutti i cittadini. Inoltre, con false accuse, egli non
susciterà né odio né disprezzo contro alcuno; anzi si atterrà così strettamente
alla giustizia e all'onestà che, pur di mantenerle ferme e salde, affronterà i più
gravi insuccessi e incontrerà anche la morte, piuttosto che tradire quelle norme
che ho detto.