Quelli che dimenticano l`italiano - Perchè il "gergo english" non ci

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Quelli che dimenticano l`italiano - Perchè il "gergo english" non ci
14/03/2012
LA STAMPA
Analisi
MARIA LUISA VILLA
UNIVERSITÀ' DI MILANO
Quelli che
dimenticano
Fitaliano
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usodell'inglese «globalizzato» è una
J pratica consolidata e ac,••
colta con favore dalla comunità scientifica, poiché
rende più fluidi gli scambi
di idee, persone e beni.
L'anglificazione dell'insegnamento è sembratala risposta più semplice alle raccomandazioni dell'Unione Europea
per la promozione della
mobilità degli studenti e
,
•
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per l'internazionalizza-
zione degli atenei. Hanno adottato l'insegnamento «tutto e solo in inglese» le più prestigiose
Università come Bocconi, Sapienza, Cattolica,
nonché i Politecnici di
Milano e di Torino.
I vantaggi immediati
sono evidenti: ranglificazione aiuta a scalare le
classifiche di merito, aumenta il prestigio, agevola i finanziamenti e facilita la creazione di una piccola élite di professionisti
cosmopoliti, capaci dì in-
serirsi nei circuitiinternazionali della tecnoscienza. Ma questi successi
non devono oscurare le
conseguenze a lungo termine dell'abbandono dell'italiano.
Gli studenti che frequentano corsi tutto-inglese non apprendono le
parolenecessarie per padroneggiare il sapere tecnico-scientifico in italiano
e non sapranno poi trasmettere loro allievi ciò
che non possiedono. In
breve tempo la lingua ita-
liana potrebbe ritrovarsi
arcaica come un dialetto
e ciò potrebbe avere rilevanti ricadute negative
sulla pubblica comprensione della scienza.
CONTINUAAPAGINAZe
Perché il "MW en;
non ci può bastare
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SEGUE DA PAGINA 25
come l'atomo, l'ambiente,
il genoma, le staminali embrio-
Temi
nali, pongono problemi che
vengono dibattuti sui quotidiani e sui
blog, dominando il dibattito politico e
trasformandosispesso in quesitì referendari. La lingua primaria, con le
sue modalità lessicali e argomentative familiari a chi ascolta, ha una superiore capacità di comunicazione ed è
incomparabilmente più adatta come
vaia
RUOLO: E- PROFESSORESSADI IMMUNOLOGIA
PRESSO IL DIPARTIMENTO DI SCIENZE
ETECNOLOGIEBIOMEDICHE
DELL' UNIVERSITÀ DI MILANO
veicolo della comprensione diffusa
della scienza.
Conservare un 20% di ore di didattica in italiano, con eventuale duplicazione di queste ore in inglese e in italiano e con l'obbligo per gli italiani di
frequentare la didattica italiana, potrebbe rivelarsi una buona soluzione.
L'onere aggiuntivo verrebbe ampiamente ripagato in duplice modo: si trasmetterebbe agli studenti l'italiano come lingua scientifica e si allenerebbe la
comunità dei ricercatori a tradurre o
trasferire tempestivamente i neologismi stranieri.
La precocità della traduzione è decisiva, perché le parole modulano il significato con il variare delle conoscenze e
la traduzione tardiva si scontra con la
mancata evoluzione della lingua di arrivo, le cui parole non hanno acquisito le
valenze necessarie per i nuovi contesti.
Il mouse, adottato dall'informatica, è
cresciuto insieme a Windows e Apple
ed è ormai diverso dal topo, che è rimasto il piccolo roditore invadente dei nostri solai.
La sede dove vengono proposte e
diffuse le innovazioni del linguaggio
scientifico sono le riviste specializzate,
dove l'inglese domina incontrastato.
Le pubblicazioni digitali, che stanno sostituendo le vecchie riviste cartacee,
potrebbero rivelarsi un grande alleato
per la difesa del multiliguismo, poiché
rendono possibile un accesso quasi illimitato al testo. La rete informatica offre già numerosi esempi che affiancano al testo base traduzioni multilingue,
come nella versione digitale di molti
quotidiani.
Una posizione innovativa è stata
adottata da riviste digitali di tipo
«open access». Una di queste ha pubblicato un editoriale dal titolo «Open
access for the non-English-speaking
world: overcoming the language barrier», con un riassunto disponibile in
più di 30 lingue, dall'arabo al vietnamita. La rivista suggerisce di inviare «abstracts» in più lingue oppure di consentire la possibilità di usare Wiki open
translation o, ancora, di formare dei comitati di traduttori internazionali nella
14/03/2012
LA STAMPA
redazione delle riviste scientifiche
(«Emerging Themes in Epidemiology»). Non è impensabile che anche le
pubblicazioni di massimo prestigio internazionale possano avvedersi delle
nuove potenzialità dell'era digitale.
Per concludere, dobbiamo chiederci se possiamo consegnare il dibattito
sui temi della scienza a un linguaggio
diverso da quello primario. Forse ab-
biamo il compito di preservare l'uso
dell'italiano per permettere un livello
di comprensione pubblica sufficiente,
perché tutti possano godere dei diritti,
ed esercitare i doveri, di un buon cittadino. La lingua è una realtà viva e, se
non viene utilizzata, il suo potere di significare si perde tanto più in fretta
quanto maggiore è la creatività del settore al quale si applica.
Non solo mancheranno «le parole
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Estratto da pag. 26
per dirlo», ma si farà fatica a trovare i
giusti modelli discorsivi e gli stili argomentativi appropriati. Conviene dedicare attenzione a questi problemi, perché certe scelte, che appaiono all'inizio
fortemente premianti, possono cambiare rapidamente di segno sotto la
spinta della storia e del progresso tecnologico.