Arrivederci maestro

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Arrivederci maestro
Stavo bevendo la solita tazza di caffèlatte, quando all’improvviso irrompe la voce del grande tenore. Il
TG1 delle 8,00 diffonde la notizia della scomparsa del grande maestro Luciano Pavarotti. Un brivido corre
lungo la schiena. Le note del “Nessun dorma” entrano ancora una volta nel profondo del cuore, toccano le
ossa. Mi veniva da piangere in quel momento. Lui, “Big Luciano”, come lo chiamavano in tanti...
Un artista non muore. Un artista resta. Ai posteri rimangono le sue incisioni, i suoi concerti, le immagini;
oggi i mezzi di cui gode la tecnologia rendono giustizia alla memoria. Luciano Pavarotti rimane non solo
negli archivi della musica, ma nei cuori di molti di noi.
Un sito che parla anche di musica non può non rendere omaggio a quella voce potente come la dinamite e
calda come il sole, una voce a cui non si poteva rimanere insensibili.
Pensando a Pavarotti inevitabilmente il ricordo scorre a mio padre, amante profondo della lirica e delle
opere, e ovviamente grande ammiratore di Pavarotti. La sua voce attraverso i dischi si diffondeva
generalmente la domenica mattina; le opere sono sempre circolate nella nostra casa. Da grande, con una
sensibilità musicale affinata dagli studi, potevo apprezzare di più le grandi doti del tenore modenese. Ma
il grande merito che posso attribuire a Pavarotti è quello di avermi fatto avvicinare al bel canto, alle arie
più famose e alle melodie che solo oggi sono di dominio pubblico, proprio grazie alle sue iniziative. E
come me anche molti altri giovani. Ci fu un certo scalpore quando Pavarotti duettò con Zucchero. Come
poteva un grande nome condividere il palco con un cantante di rythm & blues? E poi ancora: duetti con
Bono, Ligabue, Renato Zero, Lucio Dalla, Tracy Chapman, James Brown, BB King, Simon Le Bon…
addirittura con le Spice Girl! Ma intanto, tra un duetto e un altro, durante i “Pavarotti & friend”
apprezzavo e conoscevo alcune melodie famose, come la “Mattinata” di Leoncavallo. Pavarotti ha fatto
uscire, dalla nicchia in cui era prigioniera, la musica lirica, avvicinando i giovani alla musica vera, al
canto. E durante questi duetti alcuni cantanti facevano anche qualche brutta figura, mettendosi a
confronto con un mostro sacro della musica. Spesso fu criticato per questa invasione nel mondo del pop e
del rock, e invece Pavarotti ha saputo entrare nel cuore di diverse generazioni, esportando con il suo
carisma non solo di tenore, ma anche di uomo di spettacolo, una musica fino a qualche tempo fa
sconosciuta alle masse.
La voce di Pavarotti mi entra nel cuore ogni volta. Anche stasera, nella replica del concerto di Caracolla
del 1990, quella voce mi ha commosso, mi ha fatto tornare le lacrime. Adesso il grande maestro riposa, e
francamente tutti ci sentiamo un po’ più soli. L’ultima fase della sua vita è stata contraddistinta dal
dolore, dalla malattia, segno di una fragilità di ogni uomo, di qualunque ceto sociale. Pavarotti è stato
veramente un mito del nostro tempo.
Arrivederci Maestro. E grazie di cuore per averci regalato con la sua inconfondibile voce, emozioni
profonde.