Note biografiche artisti in mostra - Città Metropolitana di Milano Città

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Note biografiche artisti in mostra - Città Metropolitana di Milano Città
Note biografiche artisti in mostra
Gianantonio Abate nasce a Como. La sua attività espositiva inizia precocemente nel 1983 con una mostra
personale alla galleria Diagramma di Milano. In quella occasione presenta una serie di lavori titolati "
Pittografle" che traducono su supporti in legno curvato una sorta di energia ambientale, in strutture
dinamiche e vorticose, riprendendo la lezione del Futurismo storico. A partire dal 1984, il lavoro di Abate si
configura in una poetica ispirata al mondo urbano, artificiale, mass-mediale. L'artista inizia a usare materie
plastiche, fabbricando manufatti ambientali che indagano sul rapporto fra il bidimensionale e il
tridimensionale, con una modalità che mischiava la sensualità coloristica solare con un fare lento, sintetico e
mentale, in opposizione alla allora moda dominante della pittura neo espressionista. Nel 1987 Abate presenta
una nuova serie di lavori che mostrano nuovi interessi da parte dell'artista: mosaico, puzzle, collage,
montaggi, sovrapposizioni, riciclaggio, frammentazione, campionamenti.
Da qualche anno l'artista predilige una dimensione più raccolta, recuperando il fare antico e la procedura
alchemica di una pittura “bella”, precisa, solare.
Abate ha esposto in varie manifestazioni pubbliche tra le quali ricordiamo:
Groninger Museum, Groningen - Rotonda della Besana, Milano - Frankfurter Kunstverein, Francoforte Hannover Kunstverein, Hannover - Bregenz Kunstverein, Bregenz - Wien Kunstverein, Vienna Castello di Rivara - Galleria d'arte moderna di Bologna, Biennale di Venezia Quadriennale di Roma - Istituto Italiano di cultura, Madrid - Istituto italiano di cultura, Barcellona Pinacoteca comunale, Ravenna - Palazzo Guasco, Alessandria – Castello di Volpaia Palazzo della Ragione, Padova - XVIII Triennale di Milano - Palazzo delle Esposizioni, Roma XXXII Biennale di Milano - Palazzo delle Albere, Trento - Museo Depero, Rovereto Museo d'arte moderna, San Marino - Museo d'arte urbana Campidoglio, Torino - Galleria Nazionale d'arte
moderna, Torino.
Andrea Crosa nasce a Buenos Aires il 3 novembre 1949 da genitori italiani.
Nei primi Anni Sessanta era vivissimo il fermento artistico nella capitale argentina anche grazie al “Museo
de Arte Moderna” e all’ “Instituto Di Tella”, fondazione privata dedita all’arte contemporanea in tutte le sue
manifestazioni (performance, happening, teatro sperimentale e mostre) in collegamento diretto con i più
importanti musei e gallerie di New York e Los Angeles. Gli artisti dell’area Pop americana e inglese
presentati in queste sedi hanno una grossa influenza sulla formazione di Crosa, in modo particolare le
sculture “morbide” di Oldemburg e i dipinti di Hockney, Wayne Thiebaud e Alan D’Arcangelo. Con la
dittatura militare sopravviene un black out culturale che influisce negativamente su almeno un paio
di generazioni a venire.
Nel 1975 Crosa consegue la laurea in architettura e si trasferisce con la famiglia a Genova.
Nei primi Anni Ottanta comincia la collaborazione con la Galleria Diagramma Luciano Inga Pin che darà
come risultato la mostra collettiva “Home sweet home“ (1983), che viene considerata come punto di
partenza per la creazione del “Nuovo Futurismo“, presentato ufficialmente all’ “Arte Fiera” di Bologna nel
1984.
Negli anni successivi, Crosa si interesserà sempre più all’aspetto progettuale del proprio lavoro muovendosi
indifferentemente tra opere a muro, installazioni tridimensionali e video, enfatizzando il concetto di un
mondo spazio temporale parallelo caro a Philip Dick e che darà origine all’attuale corpus di opere
denominate “Tempo fuori di sesto”.
Dario Brevi nasce nel 1955 a Limbiate, in provincia di Milano, dove vive e lavora. Si è diplomato nel 1973
al Liceo Artistico di Brera e si è laureato in architettura al Politecnico di Milano. Viene subito segnalato fra
gli artisti più interessanti della sua generazione con esposizioni a carattere internazionale (personale nel
1982 a Basilea, CH).
Dario Brevi ha iniziato ad esporre giovanissimo negli Anni ‘70 e ha fatto parte, nei primi ’80, del
movimento artistico “Nuovo Futurismo”, formatosi presso la galleria Diagramma/Luciano Inga-Pin di
Milano e teorizzato dal critico bolognese Renato Barilli. Brevi lavora sul materiale, l’MDF (agglomerato
costituito da un impasto di fibre di legno finissime, di densità costante, disponibile in pannelli levigati,
utilizzato in sostituzione del legno massello nell’industria del mobile) alternando il vuoto al pieno, facendo
interagire le sue stilizzazioni con lo spazio e realizzando opere tridimensionali giocate con ironia tra pittura e
scultura, in linea con la tendenza alla contaminazione di immagini presente nella realtà dei mass-media.
La ricerca di una creatività a tutto campo, dalla pittura-scultura al design alla grafica, sulla scia del Futurismo
che aveva teorizzato la necessità di rivoluzionare i modi d’espressione e di vita in tutti i campi, lo porta ad
un’espressività originale che guarda con attenzione alla realtà e trae dalle immagini dei mass-media (giornali
e pubblicità, soprattutto) le suggestioni per una propria narrazione.
Ha tenuto mostre personali e collettive in Italia ed all’estero in gallerie private, spazi pubblici e musei.
Nel 1995 viene scelto per realizzare lo speciale contenitore in latta per Ballantine’s Scotch Whisky.
Nel 2003 disegna il logo di “CreaMusica” progetto della Provincia di Milano e del CPM di Franco Mussida.
Nel 2006 realizza per Swatch World Museum un multiplo dipinto a mano che accompagna in una
confezione speciale un orologio dell’ultima collezione Swatch.
Del suo lavoro si sono occupati numerosi critici d’arte con saggi e scritti pubblicati sui maggiori quotidiani e
periodici di settore e non, italiani e stranieri.
Luciano Palmieri, nato a San Martino in Rio (RE) il 22-10-1951, vive e lavora a Milano.
Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, inizia la sua attività artistica negli Anni Ottanta e
viene annoverato in quel periodo da Renato Barilli nel gruppo del “Nuovo Futurismo” per la sua tendenza a
proiettare il lavoro nella dimensione dell’artificio, nella simulazione, nella postmodernità elettronica; gruppo
che con il Futurismo originario condivide l’utopia celebrativa della tecnologia, la componente ludica e la
dimensione totalizzante dell’atto artistico, sfociando spesso in contaminazioni con il design.
Nei primi Anni Ottanta Palmieri dà alle sue sculture forme dai colori dolci e zuccherini (sembra voler creare
una specie di arte mangiabile) oppure crea oggetti dall’architettura levigata su lamiere piegate e verniciate
industrialmente.
Sono oggetti antropomorfi che si ispirano ad altri oggetti conosciuti, oggetti unici, dilatati, enfatizzati, dentro
ai quali si nascondono riferimenti e allusioni a cui si possono aggiungere sempre nuovi anelli di significato.
Nelle prime “Nature” realizzate a partire dalla seconda metà degli Anni Ottanta, Palmieri tratta temi oggi
fortemente attuali, come il connubio naturale-artificiale e una nuova rappresentazione della natura in
rapporto agli attuali sistemi di vita altamente tecnologizzati. Nelle sculture di quel periodo, realizzate ad
altezza umana e in metallo smaltato, Palmieri da forma ad una natura ibrida e mutante che si adatta al proprio
habitat e all’uomo.
Nelle sculture recenti si palesa un rigore operativo capace di restituire un oggetto-scultura raffinato, dove
l’esecuzione affidata alla macchina e all’artista-artigiano sono l’omologazione del fare arte. Le “Nature
immateriali” accuratamente rifinite e lucide, in acciaio inox, molte volte sospese negli spazi, manifestano con
chiarezza l’intento di suggerire all’osservatore l’idea di organismi in continuo sviluppo, forme che hanno
perso la loro gravità. Sono amorfe, non rimandano a nessun organismo esistente in natura. La loro sostanza è
l’energia che circonda i corpi, l’immaterialità che fluisce dentro e fuori le cose e che si tramuta in materia
visiva trasformandosi in strutture d’acciaio che si assottigliano fino a diventare filamenti invisibili.
Dal 1980 Palmieri ha esposto nelle principali città italiane ed estere (Milano, Bologna, Firenze, Amburgo,
Amsterdam, Anversa, Dusseldorf, Francoforte, Parigi, Madrid, Vienna) ed è presente in numerose collezioni
pubbliche e private. I Musei Civici di Reggio Emilia nel 1989 ed il Comune di San Martino in Rio nel 2009
hanno dedicato al suo lavoro importanti retrospettive.
Le sue sculture sono collocate in modo permanente davanti all’ Ospedale San Sebastiano di Correggio, sulla
facciata della Scuola Secondaria A. Allegri di San Martino in Rio (RE) e nel parco del Monastero Tel Apel di
Huis de Wedde, Groningen (NL).
Molti critici hanno scritto di lui, tra cui Sandro Parmiggiani, Flavio Caroli, Luisa Somaini, Renato Barilli,
Giovanni Maria Accame, Giorgio Cortenova, Miklos N. Varga, Marco Meneguzzo, Flaminio Gualdoni,
Marinella Paderni.
Battista Luraschi (Lurago Marinone, 1951) si diploma in scenografia a Milano presso l’Accademia di Belle
Arti di Brera, dove ha occasione di intrecciare alcune esperienze post-moderne dell’arte con quelle più
pratiche del design metropolitano.
Dal 1976 affianca all’attività didattica, una intensa produzione che lo porta, successivamente, a condividere
l’esperienza dei “Nuovi Futuristi” milanesi, ricalibrando la misura del proprio operare.
Disegna e autoproduce in questi anni alcuni oggetti e mobili con la manualità acquisita dal padre artigiano, in
sintonia con la “creatività diffusa” che si poteva riscontrare nella Milano degli anni ’80, fulcro del design
internazionale.
Riflessione teorica e confronti stilistici sviluppano in lui un autonomo mondo operativo, sospeso tra il rigore
compositivo e la leggerezza giocosa del fare.
Concentra le proprie attenzioni, nell’uso di oggetti quotidiani, ribaltandone gli ordini codificati, in una
successiva manipolazione che si colloca fra l’arte ed il design: da oggetto di serie a manufatto artistico.
Micro-artigianato in sinergia con le forme codificate del “fare”: è la chiave di lettura di un percorso artistico
complessivo, fra i più autentici e sinceri, vissuto con riservatezza e discrezione, tra idea e pratica costruttiva.
Umberto Postal nasce a Trento nel 1949. Autodidatta si avvicina alla musica e all’arte verso la metà degli
Anni Sessanta. Risiede in Olanda dal 1970 al 1974 dove si avvicina alle esperienze psichedeliche e
approfondisce il suo interesse per l’arte e prendendo i primi contatti con un ambiente artistico di livello
internazionale.
Tornato a Trento, si impegna nella ricerca fotografica e nell’arte multimediale, mantenendo vivi i contatti con
i fermenti più innovativi dell’arte e della fotografia in Olanda, Germania, Svizzera. Comincia l’attività
espositiva nel 1979. Dai primi Aanni Ottanta al 1985 lavora ripetutamente a New York. Partecipa al gruppo
dei Nuovi Futuristi che si raccoglie intorno a Renato Barilli.
Negli ultimi anni le sue opere hanno subito un processo di “raffreddamento” linguistico e sono approdate ad
una nuova concettualizzazione vicina alle più attuali esperienze americane.
Esposizioni personali: 1979, Psicodrammi visivi (performance, installazione multimediale), Firenze, Galleria
L'indiano – 1980, A telephone suite (performance, installazione multimediale), Milano, Galleria di Porta
Ticinese – 1981, Suite per Cancello e Cacciavite (performance, installazione multimediale), Ferrara. Palazzo
dei Diamanti, Sala polivalente – 1985, Amsterdam, Gallery Yak Komblit – 1987, Milano, Gallarla
Diagramma – 1988, Verona. Galleria Ponte Pietra Arte Contemporanea – 1992, Trento, Studio d'Arte
Raffaelli (catalogo a cura di Renato Barili) Casale Monferrato, Galleria Rino Costa Arte Contemporanea
Parma, Galleria Alfa Centauri.
E’ morto a Trento lo scorso anno (2011).
Marco Lodola nasce a Dorno (Pavia) nel 1955. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze e di Milano,
e conclude gli studi discutendo una tesi sui Fauves, che con Matisse saranno un punto di riferimento per il
suo lavoro, come anche Fortunato Depero ed il Beato Angelico.
Nei primi Anni ’80 inizia ad esporre alla Galleria Diagramma di Luciano Inga Pin a Milano ed è tra i
fondatori del Nuovo Futurismo, movimento artistico che ha come maggior esponente teorico Renato Barilli.
Lodola si distingue per la capacità di mescolare l’arte con altre discipline: letteratura, musica, cinema e
design. Nelle prime opere su tela anticipa nei soggetti e nelle forme lo sviluppo del suo lavoro su materiali
plastici (perspex) che sagoma, ritaglia e colora con una tecnica personale utilizzando tinte acriliche.
Successivamente la ricerca lo porta ad inserire fisicamente la luce nei suoi lavori e nascono le sculture
luminose. Il soggetto costante nel corso degli anni è quello della danza e delle ballerine dei musical, ma
Lodola non esita a raffigurare automobili, rockstar, moto da corsa, sportivi e tutto quanto esprima energia e
movimento.
Nel 1994 è uno dei primi artisti europei ad esporre su invito della Repubblica Cinese nei locali degli ex
archivi della città imperiale di Pechino; partecipa alla XII Quadriennale di Roma (1995) e alla VI Biennale
della Scultura di Montecarlo mentre nel 1996 espone a Miami e New York. Nel 1999 disegna la collezione
«Tazzine ballerine» per Illy. Nel 2000 Lodola è stato incaricato dal Teatro Massimo di Palermo di realizzare
“Gli avidi lumi”, quattro totem luminosi alti sei metri, raffiguranti episodi significativi delle nove opere in
cartellone.
Sue sculture sono collocate in spazi all’aperto di numerose città del mondo: Montecarlo, Riccione, Faenza,
Bologna, Paestum, Pavia, San Paolo del Brasile e Cagliari.
Ha realizzato diverse scenografie per film, trasmissioni, concerti ed eventi di vario genere, dalla moda al
teatro, dalle Olimpiadi invernali di Torino del 2006 alla facciata dell'Ariston per il Festival di Sanremo 2008.
Nel 2009 ha allestito a Milano, in Piazza Duomo, il “Rock’n’Music Planet”, primo museo del rock d’Europa,
con venticinque sculture che rappresentano altrettanti miti della musica contemporanea. Sue sono anche le
illustrazioni di copertine di romanzi di Marco Lodoli e Claudio Apone.
Ha rivisitato il logo per il traforo del Monte Bianco. Ha disegnato l’immagine del manifesto di Umbria Jazz
2010, ha partecipato all’Expo Internazionale di Shangai ed ha realizzato una scultura-icona per il gruppo
Hotel Hilton.
Ha esposto nel 2010 al Padiglione Italia della 53ª Biennale di Venezia un'installazione luminosa, omaggio al
teatro di Fortunato Depero, intitolata "Balletto Plastico-Hangar".
Nel 2011 collabora con Citroen per un’installazione nel centro di Milano dal nome “Citroen Full Electric”;
realizza una serie di sculture per i 25 anni della casa di moda Giuliano Fujiwara e le scenografie per la sfilata
autunno-inverno 2012 uomo di Vivienne Westwood.
Per la 54° edizione della Biennale di Venezia l’artista ha presentato il progetto site specific dal titolo “Ca’
Lodola”, una mostra curata da Vittorio Sgarbi, “rivestendo” la Cà d’Oro di luce, riallacciandosi al progetto
originario che la voleva interamente rivestita di una rifinitura in oro, e affacciando dalle celebri logge del
palazzo le sculture luminose dell’artista. Silhouette ritagliate da un immaginario pop e fumettistico, creature
di un mondo festoso fatto di luci e colori care al repertorio dell’artista “ elettricista”, come Lodola ama
definirsi.
Plumcake nasce nel 1983 nella galleria milanese di Luciano Inga Pin.
Composto oggi da Romolo Pallotta e Claudio Ragni, il gruppo ha un universo iconografico fatto di sculture
e bassorilievi, spesso monocromi, dai colori brillanti realizzati con materiali industriali come la vetroresina.
Amano definirsi “eroi dell’arte”, a volte chiamano le loro opere “similcose” Alcuni modelli e forme sono una
costante nella loro estetica come la forma di cuore, la forma del bambino, i grandi volti.
Le loro sculture sono presenti in musei europei, quali Groningen Museum, Mart, Maga e d altri.
Hanno esposto in tante gallerie un pò in tutta Europa (Belgio ,Francia, Spagna, Germania, Olanda)e mostre
importanti sono per esempio la Biennale di Venezia del 1990,la rassegna "Anni Ottanta" del 1985 a Castel
Sismondo Rimini, curata di R.Barilli.
Numerosi i lavori per la Swacht, come ad esempio un orologio chiamato "Pounding Heart" negli Anni
Novanta.
Gianni Cella (nato a Pavia il 4-03-1953), è un visionario della vita prolifico, polimorfico e caleidoscopico
che vive in un perenne isolamento adolescenziale.
Nel gennaio 2000 ha abbandonato il collettivo Plumcake per sentirsi più responsabile del suo mondo
creativo ed inizia un nuovo percorso individuale tra disegno, pittura e scultura.
Mostre personali: 2002 - Galleria “Maria Cilena” – Milano; 2003 - Galleria “Angelo Falzone” –
Manneheim; 2004 - Galleria “Maria Cilena” – Milano; 2005 - Studio Vigato – Alessandria; 2006 Manneheim Kunstuerein - con C. Bonomi - Manneheim; 2007 - Galleria Arte e altro - con Bonomi Gattinara (Vc) Galleria Costanzo - Casale Monferrato; 2008 - Foyer Teatro dell'Arte – Milano; 2009 Pinacoteca V. Belussi - Varallo Pombia (No); 2010 - Loft Gallery con Bolcato - Corigliano Calabro (Cz);
2011 - Galleria Lara e Rino Costa con A. Abate - Valenza (Al) Galleria Arrivada con L. Palmieri; 2012 Studio Vigato con C. Lamberti – Milano.
Clara Bonfiglio nasce nel 1959 a Milano.
Il primo amore a 6 anni, Piero della Francesca, l’ha conosciuto una domenica, con suo papà in una sala della
Pinacoteca di Brera: le mancò il fiato. E lui non l’ha mai tradita: tutte le volte che l’ha rivisto, ad Arezzo, a
Rimini, a Urbino, a Firenze a Milano più volte, sempre in Pinacoteca, per un attimo si ferma il tempo.
Quel che si dice “il primo amore non si scorda mai”.
A 12 anni incrocia negli studi Pablo Picasso, un senso unico conduce tutti a lui. Toccata e fuga.
Ha frequentato il liceo artistico e dai 15 anni in poi gli amori si alternano, si incrociano, si sovrappongono, si
riprendono....Jacopo Pontormo le ha rivelato la ‘magia’ delle bolle di sapone: la concretezza che si dissolve.
Tiziano che, solo al pensiero, la fa emozionare come la prima volta ai Frari... Georges Seurat, Marcel
Duchamp, Renè Magritte, Kasimir Malevich, Henri Matisse: 17 anni, è il momento dei GRANDI
interrogativi...
Nel 1977 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Brera e frequenta il corso di Storia dell'arte di Guido Ballo.
Lucio Fontana e Gianni Colombo sono gli amori dei suoi 20 anni.
Nel 1983 alla Galleria Diagramma di Luciano Inga Pin, con Renato Barilli, come teorico, si raggruppano
sette artisti: i Nuovi Futuristi.
Tutto il resto è storia recente. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2000 è nata la figlia Zoe: il
futuro.

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