voti augurali - Gran Loggia d`Italia

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Perduta e' ogni traccia dell'uomo.
Voce non suona se ascolto.
Ogni duolo umano m'abbandona.
Non ho più nome.
E sento che il mio volto
S'indora nell'oro meridiano".
G. D'Annunzio
Carissimi,
siamo giunti di nuovo al Solstizio d'Estate, a quel momento che, secondo gli antichi, rappresentava
l'unione del Sole con la Luna, dell'acqua col fuoco.
Questo giorno e' così denso di simbolismo e di arcane metafore che qualunque studio pur serio e
approfondito risulterebbe inadeguato ad illustrarne i significati. D'altra parte non vi e' cultura o
popolo, civiltà o etnia che non abbia sacralizzato il giorno più lungo dell'anno e la vittoria della
luce sulle tenebre.
Fra i tanti percorsi di riflessione evocati dal Solstizio particolarmente interessante e' quello che
conduce al Battista e a Giano, il suo paredro nel mondo classico. Se Giovanni fu il precursore del
"Verbo", il Testimone, la voce della Verità, Giano fu il custode del tempo, il guardiano della soglia,
il signore delle "Calende".
Questo nume, al quale si confa' la chiave e lo scettro, sembra emergere da una sacralità ancestrale,
precedente agli dei olimpici, come testimonia il Canto dei Salii che recita: "Tu sei di gran lunga il
migliore fra i re divini [...] cantate in onore di Giano, il padre degli dei, sacrificate al dio degli
inizi". Siffatto aspetto non sfuggi' a poeti come Orazio che nei Fasti considera l'antica divinità una
sorta di demiurgo che regge e regola il mondo degli uomini: "Io solo custodisco il vostro universo e
il diritto di volgerlo sui cardini e' tutto in mio potere".
Secondo Guenon egli era il protettore dei Collegia fabrorum i cui membri lo avrebbero festeggiato
proprio il 24 di Giugno, in corrispondenza al Solstizio d'Estate. Niente conferma l'asserzione del
Francese che probabilmente dette più importanza al concetto di "tradizione primigenia" che alle
testimonianze storiche. Ciò non toglie che Giano fosse una divinità particolarmente venerata da
alcune confraternite, caratterizzate da una struttura ritualizzata e organizzata per livelli di
conoscenza.
Come Aditi, la dea indiana dai due volti e forse Ati, caro all'Etruria, il nume romano era bifrons, per
indicare il passaggio da un livello ad un altro, un cambiamento di stato, le debut di un processo ...
l'iniziazione insomma.
Dieci giorni prima del Solstizio d'Estate nell'Urbe era celebrata la solennità dei Matralia, dedicata
alla dea Mater Matuta: l'aurora. Con questa festa liturgica le bonae matres, chiamate al culto, non
solo celebravano la nascita quotidiana del Sole, ma esorcizzavano quell'oscurità informe,
quell'ostilità senza nome, quella negatività indefinita che sembra insidiare l'uomo.
Il Solstizio d'Estate rappresenta il successo dell'iniziazione, la vittoria delle forze positive, la
raccolta delle messi che furono seminate con saggezza e sagacia. Ogni successo pero' risulterà
provvisorio, effimero, frammentario, se non sapremo rivivere l'iniziazione stessa con i suoi
messaggi, i suoi valori, i suoi moniti e fra questi, in primis, la capacita' di allontanare da noi le
scorie che impediscono allo spirito di volare in alto. Se non sapremo ascoltare la voce interiore, se
non saremo "puri nella vita, onesti nelle azioni, fedeli a noi stessi, giusti verso le altre creature", la
rosa rossa a cinque petali non fiorirà e il trionfo della Luce si risolverà in mera apparenza.
Per i Romani questo atto di purificazione era rappresentato dai Matralia, per noi e' simboleggiato
dall'incenerirsi nel fuoco di San Giovanni della pergamena solstiziale, icona del "fardello del
passato, con errori, sconfitte, sofferenze e amarezze". Il giorno del Sol Invictus ci invita ad
immergerci di nuovo nel Lete, a rinnovare il giuramento che prestammo quando varcammo la porta
del Tempio, a ritrovare nelle acque del Cancro la purezza originale. Solo così' sapremo liberarci di
tutto ciò che può allontanare, separare, dividere, contrapporre ed ostacolare il buono che l'uomo sa
offrire al suo prossimo.
Carissimi Fratelli e Sorelle, che la pergamena bruciando nelle fiamme solstiziali diventi un athanor
di perfezione, capace di mutare le ombre di ieri nella luce di domani. Insieme a questo auspicio,
formulo per tutti Voi e per chi Vi e' caro gli auguri di una splendida estate, ancor più' felice ed
appagante di quanto avreste potuto sognare nelle oscure notti d'inverno, quando l'oro delle messi e
lo sfavillare dell'Astro pareva una lontana chimera.
L'occasione ci e' grata per inviarVi il nostro carissimo, triplice fraterno abbraccio.
Luigi Pruneti

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