Rapporto Montagne Italia

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Rapporto Montagne Italia
RAPPORTO MONTAGNE ITALIA
La montagna come risorsa a cui attingere e come ambiente in cui
sperimentare nuovi modelli di vita e di lavoro: tutto quello che c’è da sapere
sul Rapporto Montagne Italia.
Il Rapporto Montagne Italia uscito nel mese di luglio di quest’anno, a cura della Fondazione
Montagne Italia diretta da Luca Lo Bianco, è un lavoro meritorio che comincia a colmare una
lacuna ormai pluridecennale sulla conoscenza della questione montana italiana. Conoscenza in
assenza della quale si è andati avanti tagliando, riformando e legiferando, come se il 58% del
territorio italiano e i 14,3 milioni di persone che vi risiedono fossero cosa di poco conto, se non
addirittura una seccatura per il manovratore politico. Senza accorgersi che, come viene sottolineato
nell’introduzione e nella premessa di Enrico Borghi, in questa lunga crisi la montagna sta
diventando un’importante risorsa a cui attingere e un ambiente in cui sperimentare nuovi modelli di
vita e di lavoro.
Il rapporto è diviso in due parti. Nella prima metà, affidata a Caire Urbanistica (dir. Ugo
Baldini) se ne dà un’immagine socio-economica territoriale, utilizzando le varie fonti disponibili,
soprattutto quelle statistiche censuarie, ma non solo. La seconda metà, curata da Eures (pres. Fabio
Piacentini), s’intitola “le voci della montagna”, che sono quelle di un campione stratificato di 440
sindaci e poi di un gruppo di “osservatori qualificati” intervistati in profondità.
Questa ”fotografia” mostra anzitutto che il titolo del rapporto è appropriato alla situazione italiana
in cui esistono tante montagne diverse. E le indicazioni esplicite su come indirizzare le politiche
vengono soprattutto dalle “voci” della seconda parte. Il malessere generale dimostrato dai dati è a
grandi linee confermato. Tuttavia la maggioranza dei sindaci pensano che i loro cittadini godano di
una buona qualità della vita dovuta a fattori identitari e ambientali, e che in ciò consista il punto di
forza della montagna, in particolare nella ricchezza del patrimonio naturale. A dispetto delle note
carenze infrastrutturali, delle ridotte risorse finanziarie e umane a disposizione delle
Amministrazioni locali, si affermano visioni e pratiche attive nella valorizzazione delle risorse
territoriali agro-pastorali e turistiche. Inoltre quasi i due terzi dei comuni montani producono
energia da fonti rinnovabili e un quarto di essi ne esportano. C’è una diffusa consapevolezza della
necessità di agire in forma associata, attraverso comunità montane, unioni, Gal ecc. Dalle
interviste in profondità vengono indicazioni per le politiche. Tra queste: riconoscere la specificità
delle potenzialità e delle esigenze delle terre alte, evitando di omologarne le politiche a quelle di
altre aree con problemi simili ma con caratteristiche diverse; conseguenti problemi di
classificazione dei comuni montani; governance inter- e sovra-comunale per la valorizzazione
condivisa delle risorse territoriali; sviluppo di forme di turismo “alternative” e diffuse; analisi
rivolte a calcolare entità e valore dei servizi eco-sistemici; infrastruttura telematica e formazione per
lo sviluppo dell’occupazione locale.